Carlo Maria Martini
Non sprecate parole

Esercizi spirituali con il Padre Nostro

Portalupi Editore

Premessa

Introduzione

Il fondamento (omelia)

I meditazione.

II meditazione.

(omelia)

I contesti evangelici del Padre Nostro

«Padre Nostro che sei nei cieli»

Spirito e Parola

Il Padre Nostro nel vangelo di Luca
Il Padre Nostro nel vangelo di Matteo
Qualche osservazione esegetica
Indicazioni per la preghiera

Padre Nostro e «Esercizi» ignaziani
Colui che Gesù chiama Padre
Per la preghiera

La dolcezza nel credere
La forza della Parola

III meditazione.

IV meditazione.

(omelia)

«Sia santificato il tuo nome»

«Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»

«Per questo sono stato mandato»

«"Santo" è il tuo nome»
Una suggestiva polivalenza di significati
I nostri atteggiamenti

Il contesto degli esercizi
Domanda di perdono
Perdono gratuito
Essere perfetti come il Padre
Pregare in verità

È Dio che irriga e fa crescere
Un ministero libero e coraggioso

V meditazione.

VI meditazione.

(omelia)

«Non ci indurre in tentazione»

«Ma liberaci dal male»

Fiducia illimitata nella Parola

Peccato, disordine, mondanità
Perché parlare di tentazione?
Cinque tipi di tentazioni
Fuggire le occasioni

«Strappaci» dalla peccaminosità
Gli inganni del Maligno
Resistere al Maligno

Una testimonianza personale
«Tutto è vostro»

VII meditazione.

VIII meditazione.

(omelia)

«Venga il tuo Regno»

«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»

Nella libertà dello Spirito

Che cos'è il Regno?
Come lievito e seme
Il venire del Regno
In speranza e pace

Premessa
La volontà di Dio
in Gesù e nei discepoli
La volontà di Dio in noi
Perché venga la Gerusalemme celeste

Un modello di pastore
La legge dell' amore
«Il mio giudice è il Signore»

IX meditazione.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»

Quale pane?
Chi prega così?
Umiltà, fiducia filiale, solidarietà

Conclusione

 

VIII MEDITAZIONE

«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»

All'inizio di questa meditazione rileggo con voi alcune parole del Testamento spirituale di papa Giovanni XXIII, là dove dice: «Nell' ora dell' addio, o meglio dell' arrivederci, ancora richiamo a tutti ciò che vale nella vita: Gesù Cristo benedetto, la sua santa Chiesa, il suo Vangelo, e nel Vangelo soprattutto il Pater noster, nello spirito e nel cuore di Gesù e del Vangelo».

Mi colpiscono le sue parole, perché oggi è il primo venerdì del mese, dedicato tradizionalmente al Cuore di Gesù. Noi in questi giorni stiamo proprio cercando di entrare nel suo cuore, nella sua preghiera, nella preghiera che ci ha insegnato e che certamente corrisponde a quanto c'era di più profondo nella sua coscienza intima.

Abbiamo ricordato nella meditazione precedente che nel più profondo della coscienza di Gesù albergava il desiderio del Regno e ci siamo accorti di come sia difficile definirlo, perché il Regno è lui, nella sua vita, Passione, morte, risurrezione e ascensione, e dovremmo perciò avere in noi i suoi stessi sentimenti.

Ti chiediamo perciò, Signore Gesù, la grazia di poter compiere l'esperienza di cui parla Paolo quando ci esorta: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil2,5); ti chiediamo la grazia di conoscerti intimamente attraverso la meditazione sulla preghiera del Padre Nostro nella quale hai messo tutto il tuo cuore. Oggi è la memoria liturgica di san Gregorio Magno, un santo che ho sempre amato molto, e affidiamo alla sua intercessione il nostro desiderio di comprenderla appieno.

L'invocazione sulla quale vogliamo riflettere oggi, «sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra», è riportata solo da Matteo, non da Luca. Ci si domanda se è Luca che l'ha tolta o se è Matteo che l'ha aggiunta. Sembra difficile che Luca l'abbia tralasciata, se faceva parte della preghiera originaria; e d'altra parte corrisponde pienamente, e lo vedremo, al senso e allo spirito del cuore di Cristo. Quindi questa parola, che non sarebbe strettamente necessaria, perché nella richiesta del Regno è già compreso tutto, è però molto utile e Matteo ha voluto accoglierla, a dire che il Regno si realizza concretamente nel compimento della volontà di Dio.

In questi giorni ci proponiamo appunto come scopo di cercare la volontà di Dio nella nostra vita. Come dice sant'Ignazio nella prima Annotazione, gli esercizi spirituali si fanno per «preparare e disporre l'anima a togliere da sé tutti i legami disordinati e, dopo averli tolti, a cercare e trovare la volontà divina nell'organizzazione della propria vita per la salvezza dell' anima» (n. 1):

Teniamo presenti quale sfondo i versetti drammatici di Matteo 26. Mostrano come Gesù, che pure ha desiderato tanto la venuta del Regno perché la volontà del Padre si compia, fa fatica ad accettarla: «E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!"» (v. 39). E finalmente: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà» (v. 42). Quindi l'invocazione del Padre Nostro è espressa da Gesù nel momento più oscuro della sua vita.

Domandiamo alla Madonna, che ha sempre fatto il beneplacito di Dio e a esso si è consacrata dopo l'annuncio dell'angelo, di poter capire che cos'è questa volontà che ci auguriamo si compia «come in cielo così in terra».

Su questo tema, dopo una premessa, svolgerò due riflessioni: la volontà di Dio in Gesù e nei discepoli; la volontà di Dio in noi. Per concludere con qualche considerazione sulle parole «come in cielo così in terra».

Premessa

La volontà di Dio può essere intesa in due modi: c'è quella trascendentale e quella categoriale.

- Potremmo definire la volontà di Dio trascendentale come il suo piano globale, il suo disegno sull'universo, quel piano globale, quel disegno che è la salvezza di tutti ed è esposto forse nella maniera più bella e sintetica dall' evangelista Giovanni: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (3,16-17). Questa è la volontà di Dio trascendentale, che abbraccia tutto, che spiega tutte le situazioni, che penetra in tutte le vicende della storia.

Tale volontà universale è cantata da Paolo nello stupendo inno della lettera agli Efesini, soprattutto al capitolo 1, vv. 9-10: «Poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà / secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito / per realizzarlo nella pienezza dei tempi: / il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, / quelle del cielo come quelle della terra».

E ancora in Col 1,15-20 Paolo spiega: «Cristo è immagine del Dio invisibile / (...). Tutte le cose sono state create / per mezzo di lui e in vista di lui / (...). Perché piacque a Dio / di fare abitare in lui ogni pienezza / e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, / rappacificando con il sangue della sua croce, / cioè per mezzo di lui, / le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli». Qui la volontà trascendentale già diventa, col riferimento alla croce, in qualche modo categoriale, cioè più concreta.

Nella prima lettera a Timoteo poi l'Apostolo invita a pregare per tutti, perché «questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (2,3-4). È il piano globale di Dio, è la sua volontà, il suo disegno di salvezza che riguarda tutti gli uomini; ed è per noi conforto sapere che ciò che Dio vuole si effettuerà.

- La volontà di Dio che chiamiamo categoriale si concretizza invece nel tempo, è quella che riguarda l'oggi, il «qui e ora», e non va mai separata dalla volontà trascendentale.

In particolare si esprime nei comandamenti, nel Decalogo; questa è la volontà di Dio per il nostro tempo, specialmente il grande comandamento della giustizia.

Gesù risponde al giovane ricco: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Ed egli chiese: "Quali?". Gesù rispose: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso"» (Mt 19, 17-19).

Splendida anche la risposta di Gesù sul comandamento dell'amore: «Un dottore della legge lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?"», cioè la volontà di Dio più importante. «Gli rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo

è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti"» (Mt 22,35-40).

La volontà di Dio si concretizza in precetti, comandi, azioni che vengono richieste per essere come Lui vuole, per essere suoi figli, per vivere davvero lo spirito filiale.

Troviamo nel Nuovo Testamento altre espressioni della volontà di Dio concreta, per esempio: «Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18,14). Un altro passo importante è nella epistola ai Romani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (12,1-2).

Abbiamo inoltre un esempio molto bello di conformità alla volontà divina categoriale negli Atti degli Apostoli, là dove si dice di Davide: «Dio suscitò per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore. Egli adempirà tutti i miei voleri"» (13,22).

Il volere categoriale di Dio è quello che, quando lo compiamo, ci rende davvero suoi figli, ci fa essere «secondo il suo cuore».

Giungiamo in questo modo al punto che ci prende più da vicino: come conosco io la volontà di Dio, ciò che è a lui gradito, ciò che è buono, ciò che è perfetto?

Vediamo di arrivarci per gradi.

La volontà di Dio
in Gesù e nei discepoli

- Anzitutto, i vangeli mostrano Gesù tutto immerso nella volontà del Padre. Quando esclama: «Sia fatta la tua volontà» esprime la sua più profonda intenzione quotidiana: il Regno si compie facendo la volontà di Dio.

Cito qualche brano dell' evangelista Giovanni. Gv 6,38: «Sono disceso dal cielo non per fare la

mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato»; v. 40: «Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna». Di nuovo, 8,29: «Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». E questo ci ricorda quell'altro brano così bello in cui Gesù, presso il pozzo di Samaria, ai discepoli che lo pregano di mangiare, risponde: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (4,34).

Possiamo contemplare Gesù immerso, trasfigurato, identificato nella volontà di Dio.

- L'adesione a tale volontà caratterizza pure i discepoli. Ricordo almeno un passo di Matteo e uno di Marco.

Alla fine del Discorso della montagna leggiamo: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (M t 7,21). Dunque su questo Gesù pone l'accento: non ripetere «Signore, Signore», ma fare la volontà del Padre.

E ancora più teneramente e affettuosamente, affettivamente, Gesù si esprime nel testo di Marco: «Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre"» (3,34-35). Facendo la volontà di Dio acquistiamo un' intimità unica con Gesù, che supera tutti i legami familiari e affettivi di questo mondo, perché è la volontà di Colui che ci ha creato, che ci ama, che ha dato per noi la sua vita, che è tutto per noi. E noi diventiamo tutto per lui: «Il mio diletto è per me e io per lui», secondo la formula del Cantico dei cantici (2,16).

La volontà di Dio in noi

Qual è la volontà di Dio in me, in noi, nella Chiesa, nel mondo?

* Certamente essa si esprime in modo molto chiaro nei comandamenti e nei precetti della Chiesa, e anche nelle disposizioni del Diritto canonico, pur se con valore obbligante diverso a seconda del contenuto.

Tale volontà di Dio si esprime pure con gli obblighi assunti liberamente verso Dio e verso gli altri. A questo proposito ricordo che, avendo seguito come vescovo di una grande diocesi con migliaia di preti alcuni casi di crisi sacerdotale, mi colpiva negativamente il fatto che, anche nelle crisi più sincere, ci si chiedeva: ma che cosa vuole Dio da me? Si dimenticavano completamente gli obblighi assunti verso la Chiesa, verso i fedeli, verso la società, cioè una realtà fondamentale per vivere la volontà di Dio: rispettare i patti, gli impegni presi, mantenere le promesse. Anche questa è volontà di Dio. Naturalmente ci possono essere situazioni di eccezione, e la Chiesa infatti giunge talora alla dispensa. Tuttavia quando uno ha assunto un obbligo verso una comunità concreta, soprattutto se lo ha fatto pubblicamente, solennemente, non può dispensarsene quasi non esistesse e come se l'unica cosa a contare fosse la propria esistenza personale di fronte a Dio. Si è invece legato ufficialmente di fronte a una comunità e deve tener conto degli obblighi, delle conseguenze dei suoi gesti di fronte a essa.

* Comunque, al di là di queste precise indicazioni della volontà di Dio, rimangono ancora molti spazi nei quali il Signore immediatamente ci può fare delle richieste. È lo spazio dell'immediatezza dello Spirito, quello per il quale abbiamo detto all' inizio che gli esercizi sono una forza, una dinamica, un ministero dello Spirito e un ministero dell'immediatezza, in quanto riguardano, oltre a ciò che Dio ci domanda coi suoi comandamenti e precetti, richieste che non si trovano in nessun comandamento o precetto o Codice di diritto canonico, perché sono la storia di Dio con me, la sua immediata parola che mi tocca.

Rientra in questa prospettiva per esempio la vocazione. Nessuno è stato obbligato dal Codice di diritto canonico, dalla Chiesa ad assumerla. È la storia di Dio con me, è la mia risposta alla sua parola.

E nell' ambito della vocazione, ci sono pure delle scelte che sono affidate alla immediatezza del contatto quotidiano con Dio e sono quindi oggetto di discernimento quotidiano. Penso ai tempi e ai modi della preghiera; ai tempi e ai modi del lavoro e del riposo; al modo di regolare le amicizie, a tutto quanto riguarda il campo dello zelo apostolico, dove le nostre scelte o le nostre iniziative non sono obbligate, ma vanno confrontate con la volontà di Dio, sono appunto oggetto di discernimento.

Conoscere la volontà di Dio è importante per la mia pace, per la mia verità, per l'autenticità della mia vita che si gioca sulla parola di Gesù comunicatami attraverso lo Spirito. Tuttavia non è cosa facile. Quante volte ci chiediamo, anche magari con qualche ansietà: sto davvero facendo la volontà di Dio? Le imprese in cui mi sono imbarcato, la scelta che ho compiuto piace davvero a Dio? Talora la domanda è angosciosa e qualche volta l'incertezza può tormentarci per un tempo lungo.

All'interrogativo di come arriviamo a conoscere la volontà di Dio, una domanda che anche noi preti ci sentiamo porre sovente dalla gente - Dio vorrà davvero questo da me? Forse vuole qualcosa di più che non ho ancora capito? - non c'è risposta matematica. Anzi io credo che il Signore ci mette in uno stato di qualche inquietudine, proprio perché attraverso la ricerca noi ci purifichiamo, ci liberiamo dalle nostre voglie disordinate o semplicemente fragili, fantasiose, e cerchiamo davvero ciò che il Signore vuole per noi.

Per aiutarci nel difficile impegno del discernimento, possiamo ricorrere ad alcune «regole», che desidero ora richiamare, perché vi potranno essere utili in questi giorni di esercizi e pure in seguito, nella vita normale.

Per spiegare la prima, forse la più sicura, vorrei servirmi dell' icona di Mosè sul monte: «Mosè disse a Dio: "Mostrami la tua Gloria!". Rispose: "Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò avere misericordia". Soggiunse: "Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo". Aggiunse il Signore: "Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere"» (Es 33,18-23).

Mosè chiede di vedere il volto di Dio – che significa conoscere chiaramente la sua volontà - ma non lo vedrà. Però una volta che Dio sarà passato, da dietro lo vedrà.

Comprendiamo da questa immagine che la volontà di Dio è palese soprattutto quando noi perseveriamo nella pace. Quando cioè perseveriamo in qualche decisione presa, magari non facile, anche nelle prove, anche nell' aridità, con una qualche profonda pace interiore, è segno che la stiamo compiendo. Dunque, la si riconosce non di rado a posteriori; e ogni scelta è un rischio. Ricordo un' esperienza vissuta a Milano, quando ho proposto ai giovani l'iniziativa del cosiddetto Gruppo Samuele, dicendo loro che, se desideravano conoscere la volontà di Dio e mettere la propria vita a sua disposizione a 360°, potevano compiere con me il cammino di un anno. Alle centinaia di giovani che con grande generosità avevano accettato la proposta tenevo un incontro mensile, dopo il quale davo per così dire dei compiti a casa e spiegavo le Regole del discernimento degli spiriti secondo sant'Ignazio.

Rimasi colpito dal fatto che la domanda più ansiosa postami da quei giovani e da quelle ragazze, che pur vivevano l'itinerario con molta intensità, era: ma sono davvero sicuro di trovare la volontà di Dio? lo sceglierei la vita consacrata, la vita sacerdotale, ma se fossi sicuro al cento per cento che Dio lo vuole. E io rispondevo: se volete essere sicuri, non deciderete mai. La vita è un rischio e le scelte, specialmente quelle riguardanti il nostro esistenziale, vanno rischiate. Dovranno essere oggetto di discernimento, attraverso la preghiera, il consiglio, la riflessione; tuttavia non avremo mai la certezza matematica che la nostra scelta corrisponde alla volontà di Dio. È una certezza che avremo solo col tempo e perseverando nella pace.

Vi consiglio di leggere due testi del libro di Isaia, dove si parla appunto del sostegno di Dio che ci accompagna nella nostra fragilità colmandoci di pace: «Poiché dice il Signore Dio, / il Santo di Israele: / "Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, / nell' abbandono confidente sta la vostra forza"» (30,15); «Non lo sai forse? / Non lo hai udito? / Dio eterno è il Signore, / creatore di tutta la terra. / Egli non si affatica né si stanca, / la sua intelligenza è inscrutabile. / Egli dà forza allo stanco / e moltiplica il vigore allo spossato. / Anche i giovani faticano e si stancano, / gli adulti inciampano e cadono; / ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, / mettono ali come di aquile, / corrono senza affannarsi, / camminano senza stancarsi» (40, 28-31).

La perseveranza nella pace è davvero un segno della volontà del Signore.

Ci sono poi altri modi per discernere e sant'Ignazio li descrive ampiamente. Mi limito a richiamare almeno il brano che descrive in generale i tempi per fare una buona scelta.

- Il primo tempo «è quando Dio stimola e attira tanto la volontà che l'anima fedele, senza dubitare né poter dubitare, segue quello che le viene mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo quando seguirono Cristo nostro Signore» (n. 175).

È un modo di discernimento quasi carismatico, potremmo dire, e però non è così raro. Ci sono scelte sicure, tranquille, scelte nelle quali non abbiamo nessun dubbio (Dio me lo chiede e io mi butto). Personalmente ho sempre detto che la mia scelta di andare a Gerusalemme non ha nessuna ragione logica, è una scelta carismatica. E in questo mi sento consolato e sorretto dalle parole di Paolo nel Discorso di Mileto, là dove dice: «Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà» (At 20, 22). La scelta carismatica non comporta la valutazione di pro e contro, non è nemmeno la ricerca di qualche particolare missione, è piuttosto un influsso dello Spirito. E almeno fino ad oggi non ho avuto il minimo dubbio sulla mia scelta, che mi pare confermata.

- Il secondo tempo «è quando, attraverso l'esperienza delle consolazioni e delle desolazioni e attraverso quella del discernimento degli spiriti, si raggiunge una grande chiarezza di idee» (n. 176) - non chiarezza assoluta. È l'applicazione delle Regole del discernimento che ho già ricordato: ci incliniamo soprattutto verso ciò a cui siamo mossi dallo Spirito considerando dove ci fa rimanere con gioia e dove al contrario suscita in noi amarezza, disgusto, valutando cioè il pro e il contro delle consolazioni e delle desolazioni.

Così troviamo a poco a poco la volontà di Dio. Tante vocazioni sono nate in questo modo: da un certo disgusto, dal rilevare l'insufficienza per noi di un' attività mondana, di un' affettività, di una situazione. Ci sentiamo allora chiamati a fare di più, per opera dello Spirito che ci attrae.

- Il terzo: «È di tranquillità: quando cioè una persona, tenendo presente perché l'uomo è nato, cioè per lodare Dio nostro Signore e per salvare la propria anima» - la volontà di Dio trascendentale «e volendo ottenere ciò, sceglie come mezzo un genere o stato di vita nell' ambito della Chiesa per essere aiutata nel servizio del Signore e nella salvezza della propria anima. Ho parlato di tempo tranquillo, quando, cioè, l'anima non è agitata da vari spiriti e usa le proprie potenze naturali liberamente e tranquillamente» (n. 177).

È il tempo della razionalità, sempre ispirata dalla fede e dal Vangelo, in cui però si valutano gli argomenti a favore e quelli contrari. Così accade per molte decisioni pastorali: non nascono semplicemente da un impulso carismatico, ma perché, avendo passato in rassegna i pro e i contro alla luce della dottrina della Chiesa, della psicologia e della sociologia, scegliamo questo o quel modo di agire.

 

Perché venga la Gerusalemme celeste

Resta da commentare - e non è facile - l'ultima parte della domanda del Padre Nostro: «come in cielo così in terra».

È vero che la corrispondenza cielo-terra appare più volte nel vangelo di Matteo.

Nella meditazione su «Padre nostro che sei nei cieli» ho già citato la promessa fatta a Pietro: «Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (16,19), nella sua ripresa in 18,18: «Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo»; e ho ricordato le parole: «In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (v. 19).

Questa corrispondenza è dunque abbastanza usuale per l'evangelista Matteo.

Ho riflettuto molto su che cosa può significare nel suo insieme l'espressione «sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». E mi sembra di dover forse anzitutto sottolineare il fatto che non si tratta di un proposito - pur se ci siamo soffermati a lungo sulla nostra ricerca per conoscere e compiere ciò che Dio vuole -, ma di un'invocazione. Chiediamo che Dio agisca, che la sua volontà si compia, sia quella trascendentale sia quella categoriale.

Considerando questo, mi pare che «come in cielo così in terra» si può tradurre: si compia la tua volontà, la tua giustizia, la tua verità, la tua pace, con quella prontezza, eleganza, gioia, decisione, precisione, con cui si compie in cielo.

Se il regno di Dio è la Gerusalemme celeste che inizia, il nostro desiderio è che finalmente venga la Gerusalemme celeste dove non c'è più pianto né dolore, dove le cose di prima sono passate, dove regna stabile la giustizia; venga nel compiersi delle particolari volontà di Dio, che tocca a noi compiere con certezza, pace, gioia, facilità. La nostra domanda è che l'insieme della terra faccia risplendere la pace e la luce proprie della dimora di Dio, della pienezza della Gerusalemme celeste.

Signore, tu sai quello che vuoi da noi. Spesso noi non lo sappiamo bene e magari perdiamo tempo girando e rigirando su strade sbagliate. Donaci la luce e la chiarezza per comprendere ciò che ti aspetti da noi e la forza di metterlo in pratica con serenità, con scioltezza e ardo re, così come contempliamo compiersi in cielo la tua volontà.