PICCOLI GRANDI LIBRI  PRIMO MAZZOLARI

LA SAMARITANA

PIA SOCIETÀ SAN PAOLO – 1943

A un piccolo grande cuore, che nell’unica sete, ha tutte le seti.

tra i bassifondi del vangelo

benedicite, maria et flumina, domino

et nutantia corda, tu, dirigas

crocevia, fonti, paesi dell'anima

il giudeo

su questo monte o in gerusalemme

quaerens me, sedisti lassus

se tu conoscessi

viene l'ora

benedicite, lux et tenebrae, domino

che vuol dire grandezza?

il veniente

benedicite, fontes, domino

fons vincit sitientem

testimonianze

 

fons vincit sitientem

« Donde hai tu dunque codest'acqua viva? »

Anche una povera donna samaritana poteva credersi, senza peccare di orgoglio, meglio attrezzata per attingere acqua di un inerme e assetato profeta.

Che può darci uno che non ha niente? Dove prende codest'acqua?

Sul piano umano Cristo è un vinto. Non ha potenza di nome, di danaro, di seguaci. Vien proprio la tentazione di voltargli le spalle.

Non soltanto ha una parola dura, ma è così povero!

Il tradimento di Giuda e l'abbandono degli altri non può essere incominciato diversamente.

« Ecco noi abbiamo lasciato la casa e le reti, e tu che ci darai? »

La risposta del Maestro: « Vi costituirò giudici sulle dodici tribù d'Israele », non poteva soddisfare gente pratica come quella. Se uno non sa che è un rispondere sopra un altro piano, può pensarlo un ripiego per evadere.

Ma il Signore non si preoccupa di persuadere: non forza la mano a nessuno (« volete andarvene anche voi? »), né si provvede delle cose che potrebbero servirgli (« riponi la tua spada nel fodero »): anzi, comanda ai suoi di « andare ovunque, senza danari, senza bastone, senza bisaccia, senza calzari come pecore in mezzo ai lupi... E a chi vi percuote sulla destra porgetegli anche la guancia sinistra ».

Tutto ciò non vi pare un segno sicuro che il Signore è di là dall'uomo e che veda un'altra forza agire quaggiù, lo spirito che gli obbedisce come i venti e le tempeste?

Sulla Croce si lascia deridere e sfidare:

« Se tu sei il Piglio di Dio, scendi dalla Croce e ti crederemo ».

E' più vicino a Dio chi, potendo discendere, rimane inchiodato.

Se uno non avverte nulla al di là del mondo materiale, deve certamente trovare assurda una ricerca che pare fatta per disamorarci delle fonti che abbiamo a portata di mano.

Sotto questo aspetto, il mestiere del cristiano non rende molto. La religione ci fa il cuore troppo esigente e la coscienza troppo timorata .

« Gli animali si comprendono l'un l'altro, si ritrovano fra loro e ne restano paghi. Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio, noi non si finisce mai d'essere pronti » (Rilke).

Se Colui, che, attraverso un'inquietudine ineffabile, ci fa scontenti di ogni fonte di piccola felicità, non avesse l'acqua per questa nostra sete da Lui stesso riaccesa, bisognerebbe «sradicarlo dalla terra dei vivi» al grido: Tolle eum! Tolle eum!

Signore, tu mi ascolti ragionare e invece di offendertene, mi rispondi calmo:

« Se qualcuno ha sete venga a me e beva ».

Signore, io non voglio sapere donde hai codest'acqua: a me basta sapere che Tu, Tu solo, hai « l'Acqua ».

« Gesù rispose e le disse: - Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo: ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete ».

Le domande della donna racchiudono i tremendi interrogativi che la coscienza umana pone alla religione, che ci viene incontro con promesse di cose eterne. Certe credenziali vanno chieste soprattutto all'Eterno.

I piccoli credenti se ne offendono, stimandolo un segno di sfiducia, mentre è un atto di doverosa ragionevolezza che onora l'uomo e la religione. Prima d'avventurarci verso l'Eterno, dato che la ricerca suppone una rinuncia preliminare a tante cose care, non importa se brevi e fragili, il cuore ha diritto di una certa garanzia.

E' vero che, in affari di minor conto e verso persone di nessun affidamento, ci lasciamo facilmente condurre. Mentre deploriamo questo nostro portamento credulo, non possiamo deplorare se, in argomento religioso, ci facciamo cauti e guardinghi.

Invece d'allarmarci della resistenza dei lontani, vediamo come il Signore lascia dire alla Samaritana anche le cose più assurde e le meno onorevoli insinuazioni, e come adesso le risponda con bontà, svolgendo sullo stesso piano dei fatti le sue logiche opposizioni.

Il pozzo non era un'immaginazione: stava tra i due e bastava un secchio per attingervi.

La religione non nega né dispregia le brevi gioie della strada. Essa le trova come al principio il Creatore trovava ogni cosa, quae erant valde bona.

Qui, al pozzo di Giacobbe, il suo Unigenito, procedendo nella carità del Padre, non dice come qualsiasi predicatore che ha fretta di disamorarci: - quest'acqua non è buona. - E neanche dice: - quest'acqua non dà refrigerio alcuno.

Non si serve bene la verità, esagerandola. Niente di meno e niente di più del vero c'è nel Vangelo. Per questo è così incantevole e afferrante la Parola, e così piana.

Il Signore non dice neppure: « Non bevete di quest'acqua ».

Ogni creatura ha un servizio da rendere, un suo bene e una sua lode da dare, e nell'ordine di tale servizio possiamo usarla tranquillamente. Non è certo un sentimento filiale, né giova alla nostra spirituale difesa, la paura delle creature.

Dio ci ha contornati di cose belle, e tali sono rimaste anche dopo il peccato, poiché la nostra concupiscenza, se le può usare male, non le può spogliare della loro divina bellezza.

Il Signore s'accontenta di dirci: « Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo », disvelando un fatto e un rapporto deficitario tra la nostra sete e l'acqua dei pozzi umani. E senza colpa di nessuno, perché questa grande inestinguibile Sete ce l'ha data il Signore, e le acque di quaggiù dissetano le crea ture secondo un ordine stabilito pure dal Signore.

Oseremo forse muoverne rimprovero a Chi ci ha fatto il cuore più largo e più profondo di tutte le creature messe insieme? Se non avessimo sete di nuovo dopo aver attinto a tutti i pozzi di quaggiù, ci sarebbe posto per Lui dentro di noi? .

Questa mia sete è una condizione che può portarmi verso le strade dei Regno dei Cieli, vale a dire mi dispone alla ricerca di un'acqua « che scaturisce in vita eterna ».

Adesso capisco anche la mia continua sete lungo l'interminabile strada del mio costoso e vuoto attingete a tanti pozzi. Se no, come avrei potuto gridare verso la Fonte che vince il siziente: «dammi di codest'acqua »?

E non io soltanto, ma tutti. « Chiunque beve di codest'acqua ha sete di nuovo ».

Per la sete dell'uomo non c'è che una acqua, quella che scaturisce dal Cuore aperto del Signore.

«L'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce a vita eterna ».

Nel Signore il desiderio di dare è più forte del nostro desiderio di ricevere.

In tale sproporzione c'è la sua agonia e la nostra salvezza, che si congiungono nel momento più ineffabile della divina carità quando il suo stesso desiderio si fa sete in noi, sete inestinguibile.

Il Signore ha sete in me. Egli è l'Assetato in ognuno di noi; una sete che adesso s'accosta ed eguaglia il suo desiderio al mio, come due vasi che possono finalmente comunicare.

Anch' Egli è comandato dalla carità e si fa sorgente d'acqua per ognuno che ha sete. « Avevo sete e tu mi hai dato da bere ».

Ancora una volta, Cristo ci dà l'esempio affinché noi facciamo come vediamo fare a Lui.

Non aver più sete: è davvero grande cosa, ma non è che un preliminare della vita della Grazia, come il non aver peccati.

La Grazia, più che un possesso, è una fecondità. Infatti, una vita che non si comunica, che non sale, è una vita mancata.

L'egoismo non fa legge di vita né per il corpo né per l'anima. Ci si salva quando si diventa una fonte che scaturisce in vita eterna per gli altri.

La prova che io sono in comunione con Dio è nel fatto che anch'io sono una fonte di vita per i miei fratelli.

Così anche l'ultimo che crede in Lui, può divenire strada e porta del Cielo ed io posso amarlo su di un piano di carità quasi divina perché uno solo è il comandamento: «Amerai Iddio tuo con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso ».

« Signore, dammi di codest'acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più sin qui ad attingere ».

La Samaritana crede nel miracolo, nel miracolo più che nella felicità, come tutte le donne.

Per questo, solo le donne sanno attendere, sperare e forzar la mano del Signore con parole e slanci che costituiscono una delle meraviglie del Vangelo.

« Se io riesco a toccare anche solo un lembo della sua veste!...»

« Di' che questi miei due figliuoli seggano uno alla tua destra, e l'altro alla tua sinistra del tuo regno ».

« Dici bene, Signore; eppure, anche i cagnolini mangiano dei minuzzoli che cadono dalla tavola dei loro padroni... ».

E prima fra tutte, la Benedetta: « Ecco l'ancella del Signore! »

Poi le donne del sepolcro, a cui gli angioli trasmettono il più dolce messaggio: « Voi non temete, perché io so che cercate Gesù che e stato crocifisso... E quelle, andatesene prestamente dal sepolcro, con spavento e allegrezza grande, corsero ad annunziar la cosa ai suoi discepoli »

Forse è per questa fretta e per questo correre che fu loro concesso di vederlo per primo. « Ed ecco Gesù farsi loro incontro e dire: Vi saluto. Ed esse, accostatesi, gli strinsero i piedi e l'adorarono ».

Lo stesso slancio come nel grido della, Samaritana: « Signore, dammi di codest' acqua... »: perché la donna che crede, crede nel miracolo.

Sono tentato di chiedermi se le anime che si sentono al sicuro sono capaci di tali abbandoni.

Il peccato disperde la nostra ricchezza sovrannaturale, ma non esaurisce l'impeto del cuore che si fa preghiera.

Una strana preghiera, come è strana la fiducia che all'improvviso le dà questo giudeo.

Se uno crede nel miracolo, il volto del nemico (pensate a Eva davanti al serpente) viene subito cancellato. Non può essere suo nemico chi sa leggerle così chiaramente nel cuore. Qualcosa di buono può avere in serbo per una povera donna anche un giudeo, anche un ortolano.

« Se tu l'hai portato via, gli dice piangendo la Maddalena; dimmi dove l'hai posto ed io lo prenderò ».

Anche se gli uomini riuscissero a strapparci Dio dal cuore, la preghiera rimarrebbe come rimane l'orbita vuota dopo che è stato strappato l'occhio. Rimarrebbe per poter gridare verso Qualcuno, più che per domandare.

Sa forse la Donna com'è fatta codest’acqua?

Ella crede che ci possa essere qualcosa che porti via la sete e la fatica dell'attingere, due cose sue e così vere. Neanche il malato sa leggere la ricetta che il medico gli suggerisce ma il suo male è così certo che qualunque ricetta è già un sollievo.

Nella preghiera non c'è mai l'assurdo, anche se tutto pare un assurdo, perché la sua giustificazione non consiste nella ragionevolezza delle cose che si chiedono, ma nella fiducia di colui che chiede.

Per nostra fortuna non fu ancora stabilita la censura sulle preghiere. ed io penso che in Cielo ci dev'essere un ufficio che legge bene anche le preghiere che gli uomini non trovano convenienti.

« Perché s'è fatta questa perdita di olio? »

« Ma Gesù disse: - Lasciatela stare. Perché le date noia? Ella ha fatto un'azione buona, inverso di me ».

Cos'ha fatto?

Ha pregato.

Ciò che per noi è grazia, dono, amore, presenza..., sulla bocca della donna è una piccola sensibile realtà: un po' di acqua, di cui le fu appena parlato dallo sconosciuto che ha di fronte, ma che già le fa gola, perché spera che le porti via la sete e la sollevi dalla fatica di continuamente attingere.

La religione non è mai abbastanza spirituale: però, non dobbiamo spingere le nostre elevazioni fino a distaccarla interamente dall'umano, rischiando di spegnere, col pretesto della perfezione, i primi accordi religiosi delle anime che s'avviano.

« Non spegnete lo spirito » ci raccomanda S. Paolo.

Se per coloro che sono illuminati dalla Grazia riesce facile tradurre la propria sete in termini esatti, per una povera donna, come la Samaritana, è già molto protendersi col cuore verso una acqua che veramente disseti. Ma sui primi è sospeso il pericolo di poter dimenticarsi della strada percorsa e di quanto sia lunga e aspra per chi deve ancora camminarci.

Donde, se non ci sorvegliamo, un parlare incauto e indisponente, che fiacca e disamora i migliori quando s'avvedono di non poter camminare nella maniera spedita e diritta dei nostri itinerari.

A nostro conforto, è buona cosa ricordare che come si può amare Dio senza sapere di amarlo, e adorarlo e servirlo senza conoscerlo bene, così si può essere uomini spirituali anche su strade non del tutto spirituali, purché l'animo abbia accettato la piena devozione alla causa.

La spiritualità non ci viene solo dalla causa che si serve, ma anche dal modo con cui la si serve. Un cristiano può essere, nonostante la bardatura spirituale del suo linguaggio, il più gretto materialista, mentre un senza-dio può essere spirituale nella sua aberrazione.

Più tardi, se Dio gli darà Grazia, rettificherà passo, linguaggio e conoscenza. Adesso, accontentiamoci che ci sia un cuore che cerchi sinceramente e che sinceramente si protenda verso un superamento.

« ...Affinché non abbia più sete e non venga più sin qua ad attingere ».

I motivi della Samaritana sono buoni, ma il primo è espresso in modo sbagliato, il secondo in modo incompleto.

Dio, è vero, acqueta e vince la nostra sete, ma non la spegne: non vuole spegnerla, essendo una nota sostanziale della nostra spiritualità.

Come non ci toglie la croce, così non ci toglie la sete. Senza croce cesseremmo di progredire e di assomigliarGli: senza sete non lo cercheremmo più. « Come il cervo cerca le fonti, così l'anima mia, cerca Te, o Signore ».

Egli leva alla mia sete il tormento, ma me la lascia. Nell'acqua viva che Egli mi dà, c'è anche di più di quanto la mia sete richieda: io però vi attingo di continuo per un bisogno, che, cessando di essere un tormento, è divenuto il mio gaudio: « La mia anima ha sete di Te, Dio forte e vivo ». E allora la mia sete diviene il documento della sua carità, che mi si rivela e mi si comunica in un modo inesausto, come inesausto è il mio desiderio di Lui.

Il fuoco ha da ardere, secondo una sua grande parola, per cui la mia gioia è nella mia più grande sete. Più sete e più acqua, senza quella sazietà che mi toglierebbe il diritto alla Beatitudine, collocandomi fra i satolli.

La grandezza del cristiano va misurata su questa sete crescente che gli toglie di poter ripetere con Pietro sul monte della Trasfigurazione: « Signore, egli è bene che stiamo qui ».

Molti pretenderebbero di ridurre la religione ad una forma assicurativa di quiete. Non mi pare che il Signore possa essere soddisfatto di gente che arrivi a Lui con animo dimissionario e di pensionato. Che la stanchezza delle cose vane ci porti sulla sua strada, è nell'ordine della salvezza, come umano è il bisogno di riposo. « Venite a me quanti siete stanchi e oppressi ed io vi riposerò ». Anche la domenica è un riposo, anche la Comunione, ma per riprendere subito una strada più lunga. Molti convertiti finirono di essere esemplari quando, al di là del porto, non scorsero più l'impegno di continuare il viaggio.

Ora non dico che un tale sentimento non sia religioso, dico solo che l'adorazione in spirito e verità, voluta dal Vangelo, c'impegna di più dopo che prima dell'arrivo.

Anche la grazia di arrivare in porto non è di esclusivo godimento di colui che arriva. Ogni possesso è un dono in funzione di carità, perché anche gli altri abbiano e in maniera anche più abbondante di noi stessi. Oltre la mia sete c'è la sete dei fratelli: oltre la mia stanchezza, la loro stanchezza.