PICCOLI GRANDI LIBRI  PRIMO MAZZOLARI

LA SAMARITANA

PIA SOCIETÀ SAN PAOLO – 1943

A un piccolo grande cuore, che nell’unica sete, ha tutte le seti.

tra i bassifondi del vangelo

benedicite, maria et flumina, domino

et nutantia corda, tu, dirigas

crocevia, fonti, paesi dell'anima

il giudeo

su questo monte o in gerusalemme

quaerens me, sedisti lassus

se tu conoscessi

viene l'ora

benedicite, lux et tenebrae, domino

che vuol dire grandezza?

il veniente

benedicite, fontes, domino

fons vincit sitientem

testimonianze

 

su questo monte o in Gerusalemme?

« La danna gli disse: - Signore, lo vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare ».

Invece di sottrarsi all'umiliante rivelazione del suo passato, la Samaritana riconosce in Colui che le parla con tanta fermezza un profeta.

Per molti un profeta è poco più di un indovino: ma il vedere i fatti che saranno domani, è solo un aspetto della missione che Dio affida al profeta, un dono divino per dargli udienza e autorità.

II profeta è la voce di Dio, nelle ore dello smarrimento e dell'abiezione, quando i richiami ordinari non bastano più a sollevare il popolo e a ricondurlo sulle vie del bene. Egli viene mandato come giudice dei re e dei sacerdoti, difensore dei poveri e degli oppressi, nunzio di giustizia e di bontà.

Nessuna scuola lo prepara. Dio lo sceglie da ogni tribù e lo conduce per qualsiasi strada verso una missione che quasi sempre si chiude con l'esilio, il carcere, il patibolo.

« Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati... verrà su di te il sangue giusto sparso sulla terra... ».

Ma « chi riceve un profeta - dice il Vangelo - come profeta, riceverà premio di profeta ».

La Samaritana che accoglie Gesù come un profeta, incomincia subito a ricevere ricompensa di profeta. Infatti, sulle labbra di questa povera donna viene posta inaspettatamente una domanda d'importanza capitale per la spiritualità religiosa dell'uomo di ogni tempo e di ogni religione: « I nostri padri hanno adorato... ».

Si crede, in generale, che l'alta speculazione religiosa non convenga che alle anime moralmente salde, e che il guardare più in là nei misteri, quando non si è moralmente a posto, sia come un tentativo di sottrarsi alla morsa morale. Ma se pensiamo che per certe costose revisioni interiori occorre anche vedere, questi nostri giudizi, un po' troppo unilaterali e sbrigativi, non si accordano né con la giustizia né con l'esempio del Signore.

Credo che nessuno sia dispensato dal rispondere alla propria fede con la scusa dell'indegnità morale della persona che ci pone il problema.

C'è un rapporto tra il « fare la verità » e il « venire alla luce», ma il mistero della Fede nelle anime ha proporzioni ben più profonde e più vaste.

Non posso dire, senza mancare di giustizia e di carità: - Tu sei lontano perché non sei buono. Vi sono uomini retti e nobilissimi senza la Grazia della Fede: ve ne sono di ignobili e disonesti che pur si dichiarano credenti.

Uno può trovare una scusa al proprio impegno morale nelle oscurità del Credo, ma le difficoltà del credere ci sono e con una loro concretezza, indipendentemente dalla moralità di questo o di quello.

Non va dimenticato che, se il ben vivere è un'introduzione al ben credere, è pur vero che certe rinunce d'ordine morale vogliono, alla loro volta, essere introdotte e sorrette da certezze di fede.

Perciò, « lo scriba bene istruito nelle cose del Regno dei Cieli », mentre prende in mano il cuore del lontano, ne illumina anche la mente, sull'esempio di Gesù che discopre alla povera Samaritana le ferite del cuore e le rivela la più alta regola della vita spirituale.

Sono i suoi padri che hanno adorato sul Garizim, e, più che a una sua personale convinzione, la Donna s'appella alla forza della Tradizione.

Anche la Religione, come tutte le grandi forze che sorreggono e arricchiscono l'uomo, non incomincia con me.

Se mi rifiutassi di attingere all'esperienza religiosa dell'umanità, pretendendo di fare il cammino verso Dio con le sole mie forze, sarei il più stolto degli uomini.

Non s'improvvisa nulla neanche nel mondo dello spirito.

« Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti: io sono venuto non per abolire, ma per compire ».

Cristo s'innesta nella Tradizione come s'incarna nell'umanità e porta l'una e l'altra verso la perenne novità dello spirito.

La parola può uccidere lo spirito, come può dargli impeto per una elevazione più alta e più sicura.

Chiunque non ha dietro di sé né un cimitero né un focolare né un altare, è un uomo che fa paura. Non è certo da queste anime sradicate che ci verrà una parola nuova.

Gerusalemme, come il Garizim, può anche arrestare il cammino di due popoli verso Dio, ma può anche essere una breve e necessaria sosta per capire « che Dio è spirito e che quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità ».

La contesa rituale tra Samaritani e Giudei, per noi è vuota di senso, ma tutti i grandi problemi dello spirito vengono espressi dagli uomini in termini contingenti e quindi superabili. L'uomo pensa e soffre in eternità, ma parla e lotta con parole e motivi temporali.

Una volta risolto il motivo occasionale del conflitto, soluzione di cui s'incarica più il tempo della logica, gli uomini superficiali credono d'aver risolto anche il problema spirituale che ne è il fondamento. Esso invece, essendo connaturato col nostro destino umano, ci accompagna sempre e si ripresenta all'uomo ad ogni svolta importante del suo cammino, con volto nuovo e gravità immutata.

Chi non sa leggere la storia, oltre a non capire né avvenimenti né uomini, è tentato di giudicare come sciocche le generazioni che si son battute, fino a perdere la tranquillità, su pretesti, che, a noi, venuti dopo, sembrano bizantinismi o astrattezze.

La Samaritana, a causa di una divergenza rituale di poco conto, pone a Cristo il problema dell'adorazione: dove e come possiamo metterci in rapporto con Dio.

I Giudei s'erano chiusi nel Tempio, i Samaritani s'erano fissati sul Garizim. Dei due chi ha ragione: colui che adora sul Monte, o colui che adora nel Tempio?

Se ci badate, la Donna non chiede, ponendo il problema, chi dei due abbia ragione, né fa capire di tenere per i suoi contro il giudeo che ha di fronte. Benché adorasse Dio in Gerusalemme in vece che sul Garizim, egli portava tali contrassegni di superiore spiritualità, da rendere la donna istintivamente cauta nel suo giudizio.

Non si può condannare in maniera assoluta una religione o un modo di praticarla quando conta fra i suoi seguaci, figure spirituali altissime.

Certe in tolleranze disumane nascono quasi sempre da confronti puramente concettuali. Qualcosa di buono devono avere anche le altre religioni, se la Provvidenza se n'è servita e se ne serve per sorreggere tante creature.

La nostra carità, nei loro riguardi, non deve nascere da una fede poco salda o da un poco sano criterio di valutazione dottrinale, ma dalla certezza che un po' di verità e un po' di bontà ci sono dovunque.

Il che non vuol dire che una religione valga l'altra, ma che l'unica e vera religione può sopportare, senza diminuirsi, anche le presentazioni meno complete e meno degne di quella Realtà che rimane ineffabile anche nella pienezza della rivelazione cristiana.

Infatti, Gesù non giudica né la maniera giudaica né la maniera samaritana di adorare Dio; non esclude né il Monte né il Tempio: annuncia che è venuta l'ora di qualche cosa di nuovo.

Ogni altare, sia esso il picco di un monte o un blocco levigato, posto sotto la volta di un tempio, è un invito ad accostarci al Mistero.

Il torto è di scambiare il simbolo con la Realtà e l'altare con Dio, ed inserire nel simbolo elementi che non convengono alla santità e alla maestà dell'Eterno.

Parecchi movimenti irreligiosi non sono vere negazioni di Dio, ma il rifiuto di accettarne una raffigurazione in contrasto con i suoi attributi di giustizia, di pietà, di santità.

Così accade spesso che venga dichiarato ateo non chi nega Dio, ma chi non riesce ad accettare il mio Dio, in quanto è un Dio reazionario, borghese, partigiano, crudele...

Anche il cristiano, che pur possiede la Verità, non è sempre vero nella sua vita.

Chi mi condanna, invece di condannare la mia fede, può intendere di condannare la mia indegnità di fede.

Il sale può essere buttato via e calpestato come sale, ma lo può essere anche come sale fatuo.

« Voi siete il sale della terra: ora, se il sale diviene insipido, con che si salerà? Non è più buono a nulla, se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini ».

Il sale fatuo non ha diritto di lamentarsi di una sorte prevista e approvata dal Vangelo.