PICCOLI GRANDI LIBRI  PRIMO MAZZOLARI

LA SAMARITANA

PIA SOCIETÀ SAN PAOLO – 1943

A un piccolo grande cuore, che nell’unica sete, ha tutte le seti.

tra i bassifondi del vangelo

benedicite, maria et flumina, domino

et nutantia corda, tu, dirigas

crocevia, fonti, paesi dell'anima

il giudeo

su questo monte o in gerusalemme

quaerens me, sedisti lassus

se tu conoscessi

viene l'ora

benedicite, lux et tenebrae, domino

che vuol dire grandezza?

il veniente

benedicite, fontes, domino

fons vincit sitientem

testimonianze

 

testimonianze

«In quel mentre giunsero i suoi discepoli... e la donna lasciò la suo secchia e se ne andò in città e disse alla gente: - Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto: non sarebbe egli il Cristo? »

L'arrivo dei discepoli c'impedisce di misurare l'effetto della dichiarazione del Signore: « Io che parlo sono il Cristo ».

Il Vangelo non dice se la Samaritana abbia creduto che Gesù fosse il Cristo o se sia rimasta soltanto turbata. Le luci improvvise abbagliano più che illuminare così che la divina carità ne fa uso assai parco. Ma quando ne usa, non sono grazie perdute anche se i loro effetti immediati non appaiono quali ce li figuriamo.

Lungo la strada di Damasco il fulgore della repentina visione acceca Paolo, ma il senso di quell'afferramento rimarrà nella vita di lui il motivo fondamentale d'ogni sua certezza. La novità era incominciata così.

Passa questa differenza tra i doni di Dio e quelli degli uomini: mentre questi si perdono nel comunicarli, i primi divengono veramente nostri e aumentano, col farne partecipi gli altri.

Che cosa va a dire alla gente di Sichem, la Samaritana?

« Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarebbe Egli il Cristo? »

Gesù non le aveva commesso nessun incarico, eppure nessuno di noi oserebbe pensare che non si sia comportata esattamente come doveva.

Chi è entrato nello spirito del Vangelo, sa come il Signore scelga i suoi collaboratori, né oserebbe sollevare la questione della loro indegnità morale per criticarne la scelta.

Tra gli Apostoli e tra le donne che accompagnano il Signore non tutte le figure sono ineccepibili, per usare una espressione corrente. Ciò che importa al Cristo non è il nostro passato, ma ciò che noi possiamo divenire sotto l'azione della Grazia. Egli fa credito a tutti per il domani, che è il giorno della salvezza. Il passato lo si redime nella fedeltà a Colui che ci fa nuova creatura.

Questo criterio sta al principio e sempre dell'evangelizzazione e costituisce la più impressionante originalità della storia cristiana e la prova più evidente che a Cristo non interessano i procedimenti della nostra ordinaria saviezza.

Una smentita ai nostri calcoli di ragionieri dell'eterno, non è poi una cosa che faccia dispiacere, quando sentiamo che un po' di divina follia ci potrebbe salvare .

Pareva una scelta infelice e subito si rimane sorpresi del come la Samaritana rende testimonianza a Cristo.

A differenza delle Donne che tornano dal Sepolcro nel mattino del primo giorno dopo la Pasqua, ella sa contenersi. Ogni eccitazione nell'annunziare una Verità religiosa, fa pensare che si tratti più di un'esaltazione che di una convinzione. Bisogna fare il bene non soltanto in carità, ma anche con calma, che è poi ancora nient'altro che carità.

La Samaritana sa di essere una povera creatura per niente raccomandabile agli occhi dei suoi, quindi si guarda dal ripetere loro le grandi parole che le erano state rivelate dal Cristo. Ma se una cosa può testimoniare, è appunto la rivelazione della sua vita poco edificante: « mi ha detto tutto quello che ho fatto ».

Si umilia nel portare il messaggio, confessa senza falsi pudori, acquistandosi il diritto di essere creduta; perché nessuno va a dire a cuore leggero verità che stanno contro il proprio interesse.

Una donna che riesce a vincersi nella parte più delicata della sua sensibilità, è certamente sotto l'influenza della Grazia. Ella crede che chi così le ha parlato sia il Cristo, ma non dice: ho visto il Cristo: il Cristo m'ha parlato.

Le avrebbero riso in faccia i suoi concittadini, qualora lo avesse osato. S'accontenta d'insinuare un interrogativo, di sollevare un dubbio, di svegliare un'inquietudine: maestra più che ammirevole ai molti apologisti che incominciano i loro discorsi con affermazioni che non convengono allo stato d'animo dei lontani.

La Samaritana ha la certezza della sua fede, ma non intende usare di questo dono personale, che non può avere buona accoglienza da chi non è, né vuol essere disposto a ricevere, belle e fatte, le credenze e le opinioni altrui preferendo vedere coi propri occhi, specialmente quando si tratti di verità impegnative, come le religiose.

L'uomo non può dare la fede: può prenderci per mano e portarci da Colui che solo ce la può dare e avviare il colloquio.

Non bisogna mai camminare davanti a Dio, né dimenticare che la maturità dei cuori e delle intelligenze, all'assenso delle verità di fede, è un mistero che va rispettato, come vanno rispettati tutti i misteri di Dio.

Quante volte, per voler dare o più presto o di più, abbiamo pregiudicato una sicura accoglienza in tempore opportuno!

Cristo viene, anche per ogni anima, nella pienezza dei tempi.

Venite a vedere. L'olio della lampada non lo si può dare. Possiamo aiutare a preparare la lampada (aptate vestras lampadas), indicare ove l'olio può essere comperato, invitare; smuovere da una pigrizia o da una inappetenza spirituale, accostare, introdurre; poi, dobbiamo fermarci. Se anche ci chiudono l'uscio in. faccia, non possiamo né giudicare né condannare.

« La gente usciva dalla città e veniva a Lui ».

Vanno a vedere. E' il miracolo della Samaritana.

Quando vengono i Magi dell'Oriente a chiedere del « Messia che doveva essere nato », dopo un passeggero turbamento, nessuno dei cittadini di Gerusalemme si mosse a cercarlo. E siamo nella città santa, la città del Tempio, dei Dottori della Legge, dei Sacerdoti, dei Leviti, dei Farisei...

« Ti ascolteremo un'altra volta » rispondono gli Ateniesi a San Paolo.

Sichem, invece, piccola città di eretici e di fuori legge, dietro la voce di una perduta, esce dalla città e va da Lui.

« Guai a te, Corozain! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state compiute le opere potenti compiute fra voi; già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere! E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio, la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzato fino al Cielo? No, tu scenderai fino al profondo. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino a oggi. E però io lo dichiaro: nel giorno del giudizio, la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua » (Mt., 11, 21-24).

Il nostro Occidente cristiano (chi gli ha aggiudicato tal titolo?), così sicuro e tronfio della sua civiltà carnale, è più vicino alla sorte di Corozain, Betsaida, Capernaum, che non a quella di Tiro, Sidone e Sodoma: come sono, a volte più vicini al regno i pubblicani e i peccatori.

« Or molti dei Samaritani di quella città credettero in Lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: - Egli mi ha detto tutte le cose che ho fatto ».

La Samaritana rende testimonianza a Cristo, come gliela rendono gli Apostoli, come gliela deve rendere ogni cristiano.

Voi mi sarete testimoni. Come gli ha reso testimonianza? Presentandolo come profeta. Infatti, Lui, il Forestiero, le ha saputo dire il suo passato meglio di uno di Sichem.

Riflettendoci, mi pare che la testimonianza della Samaritana vada più avanti, e acquisti forza, più che dal fatto profetico, dalle disposizioni che le parole del Signore hanno destato nel suo animo.

Se questa donna ha il coraggio di dichiararsi pubblicamente com'è e con tanta semplicità, vuol dire che in lei c'è qualcosa di più della sorpresa di vedersi letta. Colui che l'ha guardata con l'animo non è un indovino né un nabi, se riesce a farle accettare una pubblica confessione di una vita poco edificante.

Mi pare che questo sia l'aspetto più personale e persuasivo, poiché se il dovere della testimonianza è comune, la maniera di far testimonianza deve corrispondere all'animo, alle circostanze, al momento d'ognuno.

Chi ripete il «Credo», rende testimonianza alla parola della Fede: chi paga con qualche cosa di suo il credo, rende testimonianza alla vita della Fede. E la Fede è una vita, cioè una parola ch'è seme. Semen est Verbum Dei.

Dell'incontro di Gesù coi Samaritani di Sichem, nessuna descrizione.

Nella preghiera che gli rivolgono di fermarsi da «loro», ogni pregiudizio etnico e religioso è già superato.

Il Signore, che « si trattiene quivi due giorni », non è più un Giudeo tra Samaritani, ma un uomo tra altri uomini, il Figlio dell'Uomo tra i figliuoli degli uomini. Più tardi i suoi accusatori lo chiameranno, credendo di insultarlo, samaritano. Sì, Egli è samaritano com'è giudeo, romano com'è barbaro, italiano com'è cinese. L'attributo non gl'importa: e quando nella parabola se lo dovrà appropriare, lo completa con la parola buono, « il buon samaritano». Ove Egli è, diventa buono anche il particolare, poiché Egli sta con ognuno per essere meglio in tutti.

Certi accaparramenti sono bestemmie. La storia può conoscere un Occidente e un Oriente; la carità non conosce che un mondo da salvare nel nome di Colui che è l'unico Salvatore del mondo.

Cos'ha fatto Gesù nel suo breve soggiorno in Sichem?

Non si dice che abbia operato miracoli: deve aver parlato, se poi dicevano alla Donna: « Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che noi crediamo: perché abbiamo udito da noi e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo »

La testimonianza dispone alla Fede: ma la Fede rimane un fatto misterioso, personale, ove qualche cosa di nostro ha bisogno di vedere, di ascoltare, di toccare.

Come l'Evangelista Giovanni, i Samaritani di Sichem, possono introdursi nella loro breve lettera ai lontani di ogni tempo: « Di quel che abbiamo udito, di quel che abbiamo veduto con gli occhi nostri, di quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita, noi rendiamo testimonianza ». Per questo la loro Fede raggiunge il più alto splendore spirituale.

Il nome del Messia, che può dar luogo a interpretazioni particolaristiche, è sostituito da quello Veramente universale di Salvatore del mondo.

« Ti ringrazio, o Padre, che hai taciuto queste cose ai sapienti e le hai manifestate agli umili ».

«Passati quei due giorni, Gesù partì di là ».

Così finisce la storia della Donna Samaritana, secondo il Vangelo di S. Giovanni, il solo dei Quattro che ce l'abbia conservata.

Oltre il capitolo quarto, nessun cenno più.

Tra le donne che seguono il Signore sul Calvario e al Sepolcro, la Samaritana non è nominata. Neanche la leggenda - poco anche l'arte - si è occupata di lei. Nel Martirologio e nel Calendario nessuna menzione.

Una convertita, che rimane, ove la Provvidenza l'ha posta, e che, invece di fare grandi cose, bada a far bene le cose che deve fare.

Ci si può ritirare in una trappa, come rimanere in un cantiere: rifugiarsi in un Carmelo, come stare in una cinecittà, senza per questo venir meno alla vita cristiana.

L'ambiente può rendere difficile l'essere nuova creatura: ma non è l'otre nuovo che fa il vino nuovo, come l'otre vecchio non può impedire che il vino sia nuovo.

Un tempo si era meno attenti sul valore interiore della con versione, di cui si stimava soprattutto il carattere esteriore di fuga dal mondo. Oggi, si capisce meglio che si deve rimanere ove la Grazia ci sorprende, per far leva sul nostro mondo.

C'è un trapianto fuori dell'ambiente, che dà quello che dà, poiché non tutti i convertiti sono atti a missioni eccezionali.

C'è un trapianto nell'ambiente, che può veramente promuovere e aiutare le con versioni, condizione indispensabile, alla ricostruzione della cristianità.

In Sichem, molti avevano creduto in Cristo perché l'avevano veduto ed ascoltato: ma la Donna rimaneva per tutti una testimonianza unica.

D'altronde non aveva qualche cosa da riparare in Sichem e nella sua stessa casa? Il male commesso ha effetti e responsabilità che non possono essere leggermente dimenticati, ma solo riparati con l'esempio, la penitenza e la preghiera.

L'Innominato non si fa frate né il Cardinal Federigo pensa di suggerirglielo. Nel suo nido d'aquila e tra i suoi bravi, ossia nella cornice del suo truce passato, la chiarità del nuovo giorno sarebbe stata più luminosa e benefica.

La grandezza del cristiano non ha rapporto con l'importanza dei suoi fatti, né con la lunghezza della strada che percorre.

Sulla Croce, Cristo non cammina, eppure quei piedi inchiodati da noi perché più non camminino, sono i soli che nessuno riuscirà mai a fermare.

La Samaritana rimane fra i suoi, come Gesù torna fra i suoi. Egli risale verso il Tempio, come la Donna risale verso il Garizim: ma per l'uno come per l'altra non sono più luoghi chiusi.

Cristo ha spalancato alla Samaritana il Regno dello Spirito perché potesse servirlo dovunque e dovunque trovare la parola universale dell'adorazione. La Chiesa di Sichem è sorta vicino alla casa di una povera donna. Non so se in quel paese ci sia ancora una chiesa e il pozzo dell'incontro: so che dappertutto questa donna è presente e rende testimonianza a chiunque ha sete.

Natale 1943