PICCOLI GRANDI LIBRI  PRIMO MAZZOLARI

LA SAMARITANA

PIA SOCIETÀ SAN PAOLO – 1943

A un piccolo grande cuore, che nell’unica sete, ha tutte le seti.

tra i bassifondi del vangelo

benedicite, maria et flumina, domino

et nutantia corda, tu, dirigas

crocevia, fonti, paesi dell'anima

il giudeo

su questo monte o in gerusalemme

quaerens me, sedisti lassus

se tu conoscessi

viene l'ora

benedicite, lux et tenebrae, domino

che vuol dire grandezza?

il veniente

benedicite, fontes, domino

fons vincit sitientem

testimonianze

 

crocevia, fonti, paesi dell'anima

«Or doveva passare per la Samaria».

Anche nell'incontro con Zaccheo, narrato da Luca, si legge che Gesù «doveva passare per quella via ».

La carità ha le sue strade obbligate: le più ardue, le più folli strade... Quaggiù non conosco niente di più libero e di più vincolato dell'amore. La carità è una rivoluzione che continuamente si disciplina.

«Gesù lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea ».

Giudea, Galilea, Samaria... paesi dell'anima. Un'immagine che si transustanzia in anima.

Per andare dalla Giudea alla Galilea, bisogna passare per la Samaria: paese di transito, quasi una terra di nessuno, secondo il preconcetto dei Giudei. Gente in esilio, i Samaritani, nel suolo stesso del loro paese.

Avevano perduto l'unità per aver guardato il mistero dalle cime del Garizim più che dal pinnacolo del Tempio.

Di comune non avevano che il giogo straniero e le loro meschine controversie confessionali; l'odio reciproco e il disprezzo di tutti.

Ma Gesù ha una predilezione per i Samaritani. Nel suo cuore sono già ritrovati. Basta l'amore di un solo per vincere ogni orfanezza.

Il lebbroso, che torna a dir grazie al Signore appena s'accorge di essere guarito: è un Samaritano.

Samaritano è il viandante che soccorre l'uomo caduto in mano ai predoni.

Samaritana è la donna che Gesù attende presso il pozzo di Giacobbe.

Samaritano è il Cristo! «Non diciamo noi bene che sei un Samaritano? »

«Giunse a una città della Samaria, chiamata Sichar, vicina al podere che Giacobbe dette a Giuseppe, suo fìgliuolo... ».

Sichar è uno dei tanti crocevia tra il Nuovo e il Vecchio Testamento, poiché Gesù è venuto «a compiere, non a distruggere ».

La tradizione è una vita che continua, anche a costo di cancellare qualche pagina scritta unicamente dall'uomo.

Il capitolo trentatré del Genesi, che racconta il tradimento di Sichar verso Dina figliuola di Giacobbe, spietatamente e fraudolentemente vendicata da Simone e da Levi, non è una bella pagina. Il rito della circoncisione serve nelle mani dei fratelli per la vendetta.

Gesù ha scelto questo luogo profanato per proclamare la necessità dell'adorazione «in spirito e verità ».

«E quivi era la fonte».

Il male di Sichar come la vendetta di Simone e di Levi, non contano più.

Conta soltanto il pozzo voluto da Giacobbe «per sé, per i suoi figlioli, per il suo bestiame». Il bene rimane: solo il bene rimane... e talora un po' di riconoscenza per chi l'ha fatto.

Benedico Giacobbe per un pozzo che dà solo un po' d'acqua e bestemmio il Cristo che apre le vene delle acque salienti a vita eterna! Che le arsioni dell'anima non valgano quella di due labbra?

Una fon te dà freschezza e gioia. Vi sono palme e platani e salici per il riposo, acque per la sete.

Non c'è creatura che non abbia un po' di gioia, almeno sul mattino, come non c'è foglia che, sul mattino, non porti la sua goccia di rugiada. Il Signore è presente in ognuna e il mio chinarmi su di esse è secondo il suo di vino intendimento.

Qualcuno vorrebbe impedirmelo perché l'acqua di questa o di quella fonte non è di vita eterna. Ma ogni acqua è «saliente» purché io non mi chiuda nella sete ch'essa mi lascia. La terra è bella anche se non vi passeggiano gli angeli.

Questa vita è bella benché non sia ancora la Vita.

Basta rispettare le proporzioni e che, dove poni la mano o il labbro, tu t'accorga di Lui e Lo adori.

E' bello che Gesù si fermi ad una di queste fonti e si ponga in agguato ove più facilmente, se non fatalmente, le anime convergono.

Il nostro apostolato è spesso vuoto perché abbiamo paura di attendere là ove l'uomo converge, ai crocicchi obbligati delle nostre povere peregrinazioni, presso le fonti, le povere fonti ove la nostra sete s'illude di potersi spegnere.

Fermarsi può anche essere pericoloso, ma il rischio è l'unica avventura che ci avvicini a quelli che vogliamo salvare.

I perduti s'accorgono di noi solo quando ci incontrano sulla loro strada.

La salvezza è una mano che afferra un'altra mano: un passo che si arresta quando un altro si arresta: un passo che s'affretta se l'altro si affretta.

Se per salvarci, Dio si è fatto uomo e si è lasciato persino crocifiggere per salvarci, può anche far strada insieme con un ladro dopo a vedo fatto scendere da un albero: può lasciarsi baciare i piedi da una donna perduta e attenderne un'altra presso il fonte di Sichar.

Se hai paura di perdere il tuo decoro, se temi per la tua onorabilità e non vuoi sporcarti... rinuncia subito a tenere dietro a Cristo.