PICCOLI GRANDI LIBRI  PRIMO MAZZOLARI

LA SAMARITANA

PIA SOCIETÀ SAN PAOLO – 1943

A un piccolo grande cuore, che nell’unica sete, ha tutte le seti.

tra i bassifondi del vangelo

benedicite, maria et flumina, domino

et nutantia corda, tu, dirigas

crocevia, fonti, paesi dell'anima

il giudeo

su questo monte o in gerusalemme

quaerens me, sedisti lassus

se tu conoscessi

viene l'ora

benedicite, lux et tenebrae, domino

che vuol dire grandezza?

il veniente

benedicite, fontes, domino

fons vincit sitientem

testimonianze

 

il giudeo

«La donna samaritana gli disse: - Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me che sono Una donna samaritana? »

La prima parola della Samaritana è ostile.

Sul muretto del pozzo di Sichar, come sul principio del mondo, si delinea il distacco tra la crea tura e il Creatore.

Ma nel Paradiso terrestre, Adamo era in cerca di qualche cosa che gli mancava e la veniva cercando per vie diverse da quelle indica te da Colui che, con l'esistenza, lo aveva meravigliosamente dotato.

C'è un'attenuante per Adamo. Dopo tanta larghezza, egli poteva pensare che quel fermarsi della divina generosità che lo faceva all'improvviso scontento, fosse quasi un arbitrio. Più che alla divina carità, l'uomo si ribellava all'onnipotenza: un atto folle, non sprovvisto però di una certa fierezza. Chi osa, anche nel gesto più insano, conserva alcunché di sopportabile, il segno di una dignità malintesa.

Qui la donna non rischia nulla. Di fronte, non ha che un mendicante, il quale le chiede un sorso d'acqua.

Il pozzo era di Giacobbe, cioè di tutti, come di tutti sono o sarebbe bene che fossero il sole, l'aria, l'acqua, la terra... e tanti altri doni del Signore. Alla donna sarebbe costato poco avvicinare il secchia alle labbra arse del pellegrino: gioia di dare e di veder sorridere un volto stanco. Poiché il senso dell'umano è una nota cordiale, si è doppiamente colpiti che proprio una donna chiuda il cuore all'assetato.

Una donna senza cuore sgomenta.

Conosco uomini perduti che fremono al solo pensiero che la donna venga travolta dalle passioni, cui essi non sanno o non vogliono rinunziare. Le sorgenti devono rimanere chiare. Chi ci riposerà se tutto è stanco? Chi ci disseterà se tutto è arido? Chi ci farà nascere di nuovo, se perfino i seni materni sono stati corrosi dalle tristezze di un mondo che si distrugge nell'odio?

Le asprezze del cammino ci induriscono e ci fanno spietati: ma noi vogliamo che le nostre donne rimangano creature di pietà per noi e per i nostri nemici.

Vogliamo sentirle parlare dolcemente nel frastuono delle nostre contese. Non le vogliamo all'unisono nel nostro coro di odio e di vendetta.

Vogliamo che esse ci di scoprano, attraverso le loro lacrime, la nostra ferocia: che ci trattengano la mano pronta a colpire senza discrimine e senza pietà: che si pongano tra le trincee opposte col loro cuore straziato.

Esse devono custodire quella umanità, che prima di divenire una forma di convivenza, dev'essere un sentimento dell'anima. Se no, non ritroveremo più la strada per risalire dalla, barbarie alla civiltà, dall'orda motorizzata all'ordine nuovo.

Senza pietà, qualsiasi ordine è un inferno.

Noi non chiediamo che la vita ci risparmi: ci basta un cuore dove posare il capo.

Noi non pretendiamo la felicità da nessun nuovo congegno sociale: domandiamo solo un po' di pietà al cielo e alla terra per bocca delle nostre donne che vogliamo salutare come salutiamo la Madonna: «o clemente, o pia, o dolce Vergine, Maria ».

La Samaritana non solo non è disposta a dare un po' d'acqua all'assetato, ma si meraviglia che Lui, « un giudeo, osi chiedere da bere a una donna samaritana ».

Ogni senso di umanità è scomparso. Al suo posto c'è un pregiudizio, un partito, un odio che ha tutto cancellato.

I miei occhi, che sono quelli della Samaritana, non vedono più l'uomo che ha sete, che è stanco; l'uomo come uno della mia famiglia: mio padre, mio fratello; un uomo come me.

Egli. ha un volto indistinto che la leggenda o la storia, la cronaca vera o manovrata gli hanno composto: una maschera che porta le sue colpe reali e quelle che ci conviene di addossargli.

Più che il peccatore, egli è il peccato: la lebbra più che il lebbroso, l'opulenza ladra, l'oro strangolatore, la contaminazione da cui ci si deve guardare ad ogni costo.

Non è giusto quindi che io accosti il secchio, che deve servire per la mia gente, alle sue labbra contaminate. Egli può morire di sete, deve morire di sete, perché tale è la fine che gli si addice quale essere inferiore.

Così o presso a poco, i ragionamenti della Samaritana che si tiene dal lato opposto del pozzo e non si accosta al forestiero per paura di sporcarsi. Il problema cruciale delle ore più torbide della storia umana non potrebbe essere più crudamente rappresentato.

L'uomo è scomparso: la donna è scomparsa. Al loro posto c'è il Giudeo e la Samaritana, un surrogato che prepara e alimenta la maggior parte dei conflitti che hanno insanguinato la storia vecchia e nuova. Troppi timbri furono posti e troppi prelevamenti sull'uomo! Troppe occupazioni in terra d'uomo!

Ma se la tentazione di smarrirci come uomini è superiore alle nostre forze, il Vangelo ha il suo comandamento inequivocabile.

«Se il tuo occhio ti scandalizza cavatelo... ».

Niente è più prezioso dell'occhio, ma se ci fa perdere l'anima è bene cavarselo.

La giustizia e la carità hanno, come l'anima, le loro esigenze: però lo spazio vitale dell'uomo non può essere circoscritto dalle nostre vedute particolari ancorché buone e care al nostro piccolo cuore.

Molti temono che se la religione non si affianca ai motivi particolari che appassionano gli uomini, finisca per restar tagliata fuori dal loro cammino come un ingombro.

Effettivamente, nel passato i fatti penosi non mancano. Ma se i disagi spirituali del nostro Risorgimento non sono ancora dimenticati, l'esempio tuttavia non calza perché l'opposizione di molti cattolici all'unità nazionale era determinata da relativismi che poi furono travolti.

Occorre sorvegliare il pericolo che si nasconde in ogni ideale particolaristico e che spesso pretende di arrestare la marcia dell'umanità.

Un ideale particolare, innalzato a vertice dell'ascensione umana, finisce sempre in un fratricidio.

«Infatti i Giudei non hanno rapporti cm Samaritan ».

Non m'interessa la storia dell'inimicizia fra Giudei e Samaritani. M'interessa piuttosto di conoscere come nasca l'inimicizia perché questo sentimento si fa storia ogni giorno e storia tutt'altro che edificante.

Il nemico nasce in me. Sono io che lo genero in uno di quei momenti diabolici assai più frequenti di quanto si creda e che possono invadere e possedere chiunque, se non ci si sorveglia. Di mio gli conferisco l'inamabile, l'atteggiamento che mi è proprio quando lo metto al mondo.

Gesù disse: - Non vi chiamerò più servi, ma amici - e creò l'amicizia che neanche il tradimento di Giuda può cancellare.

Io dico: - Non vi chiamerò più amici, ma servi - e creo l'inimicizia che neanche un gesto sublime di devozione può cancellare.

Cristo non ha nemici.

Se il mio occhio vede il nemico, se mi sento nemico di qualcuno, non sono più dalla parte di Cristo.

Se con tale animo mi appresso all'altare, Egli mi dice: « Lascia qui la tua offerta e va prima a riconciliarti col fratello» perché chi vede il fratello, vede il Signore, ma chi non ha il cuore puro, non vede più il Signore.

Nasce il nemico

appena penso che qualcuno mi sia ostile. Il vero male ha la sua fucina in me, nel mio cuore

«donde vengono i cattivi pensieri e ogni forma di tristezza».

Se non mi demolisco da me, nessuno mi può demolire: nessuno mi perde se io non mi perdo.

Gli uomini possono uccidermi, ma sta scritto:

«Non temete coloro che vi possono togliere la vita dal corpo, ma che l'anima non vi possono togliere».

Sono anche così povero che non mi potete rubare nulla. «Volete la tunica? Vi do anche il mantello». Sarò più povero dopo: quindi più beato.

Mi rubate una gioia? Mi restano le lacrime, beate anch'esse come gli occhi che piangono.

Mi piegate le spalle sotto pesi che voi non volete muovere con un dito? Ebbene, a compenso, vengo inscritto fra i mansueti, che erediteranno la terra.

Se mi fa te guerra, ed io non rispondo, il pacifico sono io e il titolo di figliuolo di Dio me lo fate guadagnare con poco merito.

Se mi oltraggiate e mi perseguitate, il Regno dei Cieli, che è il domani, voi che credete di raggiungerlo facendo morire chi vi sospira meglio di voi e più di voi, lo mettete nelle mani di chi muore.

Nasce il nemico

da un male che immagino mi abbiano fatto. Mi sento vittima, un defraudato. E nessuno mi ha portato via niente di ciò che vale davvero e che va difeso a qualsiasi costo.

Di quanti valori fittizi ci siamo circondati!

Ognuno è cresciuto a dismisura, almeno nella fantasia, e tutti ci sentiamo oppressi appena un altro muove un dito.

Ognuno crede di essere solo al mondo, e appena si accorge che anche gli altri respirano e mangiano e hanno bisogno di aria, di tetra, di mare, come noi, li incolpa di volergli male.

Nasce il nemico

da ciò che si dice o che fu detto. Calunniate e qualcosa resterà. E' rimasto infatti il mio malanimo verso questo o verso quello: un rancore faticosamente contenuto, che poi scoppierà.

La parola ha paurose possibilità. Ce la prendiamo tanto con le piccole maldicenze e lasciamo accreditarsi le diaboliche menzogne della storia che fissano quelle della diplomazia e dei giornali. Anche i letterati, anche i poeti hanno la loro parte di colpa se i popoli e le nazioni non s'intendono.

Dopo la dura lezione della presente guerra, bisognerebbe che ciascuno si facesse una coscienza di ciò che dice perché l'amore è un bene troppo grande per lasciarlo alla mercè del primo gazzettiere che ci trova gusto a inventare leggende o ad esagerare i torti di questi e di quelli. I torti ci sono, ma, provvidenzialmente, sono reciproci perché sia più facile il vicendevole perdono.

Nasce il nemico

da un mio desiderio di veder soffrire.

Ragionando pare assurdo che il male di un altro possa farmi piacere. Ma l'assurdo, purtroppo esiste e più spesso di quanto si crede. Ci dev'essere in ognuno di noi qualcosa di pervertito o di pervertibile che va tenuto al guinzaglio. La ferocia sonnecchia in me, almeno quanto la mansuetudine, e ogni sentimento più santo ha il suo miserabile rovescio.

Il piacere che dà l'altrui sofferenza non dura, ma intanto il male è scatenato e il frenarlo è di pochi.

Nasce il nemico

anche dal sogno. Come Giuseppe l'Ebreo, abbiamo sognato covoni che si piega vano, stelle che ci adora vano: ma quando ci siamo accorti che né i covoni si piega vano, né le stelle ci adora vano, ne abbiamo incolpato tutti, e tutto ci è divenuto nemico, anche le foglioline dei salici, perché si lasciano accarezzare dal vento: anche le gocce di rugiada, perché si lasciano bagnare dal sole.

Il nemico lo si può anche eredi tare e allora la vendetta prende il posto di sentimenti quasi sacri. Un pane iracondo, non consumato avanti il cader del sole, viene scontato da innocenti.

La storia è piena di queste stragi; e come Betlem, il mondo di oggi è un pianto che non può essere consolato.