PICCOLI GRANDI LIBRI  Paolo Brunacci  Centro Formazione Missionari Laici PIME
APOSTOLI nel QUOTIDIANO

L'avventura straordinaria di sette missionari laici del Pime

EMI - 2006

Prefazione (Gian Battista Zanchi)
Le caratteristiche del nostro essere missionari

L'operaio della prima ora 

Una vita lungo il fiume

Un maestro nella foresta

Dalle scarpe ai pennelli

Il coraggio del muratore

Lebbroso come loro

Genio e Vangelo

Riflessioni conclusive

 

Centro Formazione Missionari Laici PIME - Via Lega Lombarda 20 21052 BUSTO ARSIZIO (VA)
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RINGRAZIAMENTI

Questo libro è frutto dell'impegno e della collaborazione di molte persone che hanno raccolto e selezionato il materiale utile alla conoscenza e alla comprensione di questi sette missionari laici.
Vogliamo ringraziare innanzitutto il prof. Ermanno Ripamonti che per primo ha selezionato queste figure storiche e ha permesso di avviare una ricerca sulla loro vita.
Essenziale è stato il contributo dato dall'Ufficio Storico e dall'Archivio Generale del PIME attraverso l'opera di p. Bubani, p. Gheddo, p. Colombo e p. Mezzadonna che hanno consigliato e messo a disposizione i documenti storici.
Ringraziamo poi quelle persone, tra cui molti missionari, che hanno sollecitato un approfondimento della vita di questi nostri "fratelli". Senza il loro incoraggiamento non sarebbe stato possibile pubblicare questo libro.
Infine ringraziamo tutti i lettori che avranno la pazienza di arrivare al termine di queste pagine. A loro auguriamo di poter cogliere non solo quanto di bello hanno fatto i sette missionari descritti nel libro, ma di poterli imitare, per quanto possibile, nella loro vita.

Prefazione

Tra i sette missionari che partirono per la prima missione in Oceania il 10 aprile 1852 vi erano due missionari laici, a quel tempo chiamati "catechisti", Giuseppe Corti e Luigi Tacchini. Neppure 3 anni dopo, il 17 marzo 1855, Corti muore a causa di febbri tropicali. È il primo di una lunga lista di missionari che negli oltre 150 anni di storia del PIME daranno la propria vita per il Regno di Dio attraverso un servizio missionario.
La storia del PIME è la storia di uomini che sono stati chiamati a spendere la loro vita per la missione. Fin dall'inizio sacerdoti e laici hanno vissuto assieme esperienze di vita rude, hanno accettato sacrifici anche eroici, con risultati a volte deludenti e scoraggianti, ma tutto questo lo hanno vissuto per amore di Dio e dei fratelli.
Se questa è la peculiarità di ogni missionario, i missionari laici si distinguono anche per altre caratteristiche: il loro impegno nel quotidiano che, spesso, li porta ad essere ignorati, quasi degli sconosciuti. E di lavoro e iniziative ne hanno fatte molte!
Lo studio che il prof. Paolo Brunacci, quale amico del PIME da diversi anni, ha accettato di realizzare vuole aiutare innanzi tutto gli stessi missionari, e poi tutti i cristiani, a prendere coscienza di queste presenze significative, ma a volte poco appariscenti. In queste pagine ci vengono proposti dei semplici ritratti storici di sette missionari laici del PIME scelti, tra un folto numero di "personaggi", solo per una
ragione di diversificazione storica e geografica. Ci auguriamo tutti che ci possano essere, in un futuro prossimo, altre iniziative simili che facciano conoscere l'operato di queste persone semplici, a volte con una solida esperienza di lavoro, a volte con una istruzione e un ingegno fuori dal comune, che si sono distinti per dedizione, coraggio, costanza e semplicità.

Dal 1850, anno in cui il PIME è stato fondato, la vocazione missionaria laicale è stata vissuta in modo diverso a seconda della coscienza ecclesiale del tempo. Uno slancio particolare lo si è avuto con il Concilio Vaticano II, che ha riconosciuto la specificità dell'impegno missionario dei laici. Grazie a queste pagine è possibile ripercorrere, anche se sinteticamente, i passaggi più interessanti di questo cammino, poco conosciuto e apprezzato.
Anche questa è una ricchezza che l'Istituto deve valorizzare non tanto per celebrare un passato eroico, quanto piuttosto per capire dove orientare il nostro futuro. Infatti è questo l'interrogativo che si impone a noi e al mondo missionario oggi: quale potrebbe, o dovrebbe, essere l'impegno dei missionari laici nel terzo millennio?

Logicamente il mondo missionario del PIME è, per sua caratteristica, abituato ad una varietà di modalità che stupiscono per la vitalità e il coraggio. È ormai diventato un dato "quasi storico" l'affermazione che "i missionari del PIME sono pronti ad andare al martirio, ma non in fila". Questa dichiarazione scherzosa indica con una certa verità la disposizione dei nostri missionari a vivere con serenità situazioni estreme, che possono anche far rischiare il martirio, ma questo per una scelta un po' ardita sostenuta da una forte convinzione di fede. Il PIME però non ha "solo" diciassette martiri che hanno dato la loro vita in modo tragico, custodisce anche l'esempio e l'eredità di centinaia di missionari che hanno speso la loro esistenza per testimoniare la loro fede nella vita quotidiana utilizzando tutte le forze e le capacità a loro disposizione. Anche questa forma deve essere considerata una vita eroica, proprio perché vissuta nella normalità del quotidiano.

Molto spesso la costanza nascosta è più eroica di brevi gesti gloriosi.

Nel numero delle persone che hanno speso la loro vita, con costanza e nel nascondimento, ci sono certamente molti missionari laici che hanno vissuto per decenni nei luoghi più sperduti dell'Asia, dell'Africa o delle Americhe. Come potrete leggere nelle pagine seguenti la vita dei sette "personaggi" che viene presentata sinteticamente è ciascuna un'avventura straordinaria.

Ma probabilmente nessuno ne farà un romanzo o un film. Per noi sono e rimangono un esempio di vita e una testimonianza di servizio agli altri. Vorremmo che la storia di questi missionari laici potesse accendere l'entusiasmo per motivare qualche giovane a seguirne l'esempio. Ancor oggi c'è un bisogno immenso di cristiani che testimonino con la loro vita e il loro lavoro quotidiano, immerso in una realtà condivisa con tutte le persone comuni, la fede in Cristo. Logicamente i tempi sono cambiati, ma, come in passato, vorremmo poter vedere delle persone talmente mature dal punto di vista umano, professionale e cristiano da sapere adeguare le proprie scelte in un ambiente contemporaneo spesso refrattario alla presenza missionaria. Sono queste le persone che possono rinnovare l'impegno dei missionari laici alla luce delle esigenze e delle problematiche dell'umanità del nostro tempo.

In questi ultimi anni, e in diverse occasioni, il PIME si è interrogato sul "come" si potrebbe rilanciare l'impegno missionario con una specificità laicale. A questo interrogativo sono state date risposte a volte altalenanti, frutto di riflessioni non sempre approfondite in modo adeguato. Tuttavia anche questi momenti di indecisione sono stati occasioni per un ripensamento e un rinnovamento. Tra le opportunità che sono emerse in occasione della XII Assemblea Generale del 2001 alcune orientano il percorso verso" quelle situazioni in cui il Vangelo non può essere annunciato se non attraverso i fedeli laici", come indica chiaramente la Redemptoris Missio. Leggendo, nelle pagine successive di questo libro, ciò che hanno realizzato alcuni dei missionari laici è facile riconoscere quanto il loro operare fosse profetico e quindi ancora attuale. Nelle loro scelte non si sono mai accontentati di impegni che altri potevano assumere, ma sono andati a ricercare quegli ambiti e modalità da cui altri rifuggivano. In passato questi ambiti potevano essere i malati di lebbra, oggi potrebbero essere le persone affette da AIDS. Anni fa gli ambienti più abbandonati potevano essere i villaggi sperduti nella foresta della Birmania, oggi le persone più bisognose potrebbero risiedere nelle periferie delle grandi città del Sud del Mondo. In passato la modalità più opportuna era quella della carità vissuta in modo radicale, oggi potrebbe essere la condivisione di stati di vita di persone emarginate. Qualche anno fa l'attenzione era focalizzata sulle etnie minoritarie, oggi potrebbe essere sulle popolazioni vittime di conflitti. Il problema però non è tanto cambiare, quanto piuttosto essere attenti ai segni dei tempi che domandano un rinnovamento del nostro carisma. Cambiano le condizioni, ma l'esigenza resta sempre la stessa: adeguare la nostra scelta missionaria in un mondo che cambia rapidamente "purché Cristo sia predicato ovunque".

L'augurio che faccio a questo testo è quello di diventare una sorgente di interrogativi e orientamenti per i lettori. La storia, le esperienze e le riflessioni riportate dal prof. Paolo Brunacci, che ringrazio sentitamente per la qualità del lavoro fatto, sono uno spunto per ognuno di noi, sia per capire meglio la vocazione missionaria laicale, sia per promuoverla con un rinnovato entusiasmo.

La speranza è che nei prossimi anni altri missionari laici, del calibro di quelli menzionati nel testo, divengano esempio e testimonianza per il nostro tempo come in passato lo sono stati per il loro. È con questa certezza che auguro a tutti buona e proficua lettura.

Roma, dicembre 2005

P. GIAN BATTISTA ZANCHI Superiore Generale PIME

 

LE CARATTERISTICHE
DEL NOSTRO ESSERE MISSIONARI
Da "Virtù apostoliche" (III ed. 1964) del Beato p. Paolo Manna, Sup. Gen.

 

"I nostri missionari, anche dal punto di vista umano, sono stati uomini superiori: fra essi alcuni sono stati eminenti per dottrina e conoscenza delle lingue, altri per la loro particolare avvedutezza e tatto nell'assimilarsi e nel trattare con i vari popoli da essi evangelizzati; molti furono veri strateghi dell'apostolato nell'occupare sempre nuove posizioni; tutti furono coraggiosi e rotti ad ogni fatica, pronti ad ogni ardimento.
Ma né ingegno, né prudenza, né coraggio li hanno fatti
grandi agli occhi nostri e a quelli di Dio: seno stati grandi, hanno salvato molte anime, hanno fondato Chiese, principalmente
perché sono stati uomini santi, uomini cioè di vita interiore: questo è stato il segreto, l'anima del loro zelo, della loro perseveranza e dei loro successi... " (p. 13, cap. II, 2)

"Siamo Missionari, esecutori dei disegni della misericordia di Dio in questo misero mondo, realizzatori della sua gloria. Il missionario perciò è un uomo che non può conoscere mediocrità e mezze misure". (p. 41, cap. III, 9)

"Può sembrare pazzia così sperare, eppure questa è la filosofia dell'apostolato, questa è la politica di Dio. Se noi sappia mo comprender/a, se vivendo da santi missionari sappiamo cooperarvi, avremo per noi la vittoria finale, che non è necessario abbiamo a vedere con i nostri occhi in questa vita". (p. 143, cap. VIII, 3)

"Se fra tante pene una cosa ci ha edificato e sostenuto, è stato lo spirito forte e generoso col quale i nostri missionari hanno sofferto e soffrono. Potrei scriver belle cose in loro onore, ma non credo si debba per nostra edificazione offendere la loro modestia. Basti qualche tratto della lettera che il Cardinale Prefetto di Propaganda Fide indirizzava a mons. Balconi (Superiore Generale), per esprimere il suo alto compiacimento per il mirabile comportamento dei missionari di quella martoriata missione (della Cina):
'... Può con ragione dirsi di codesti missionari che sono stati un esempio davanti al mondo, agli angeli e agli uomini. Fame, guerra ed epidemie han devastato come una grandine il campo ricco di messi che era costato tanti sudori ai solerti agricoltori. Ma è nella tribolazione e nel pericolo che risaltano le virtù e la forza dei missionari. Dio vi ha provato come con il fuoco della fornace. E invero esempi luminosi di fermezza, di fede, di carità hanno dato i suoi missionari in questi tristissimi mesi (della persecuzione)... In mezzo a tanto squallore, l'esempio della eroica fortezza dei suoi missionari.
.. Mentre costituisce vera gloria per la S. Chiesa, non può restare senza compenso da parte del Signore"'. (p. 147, cap. VIII, 4)

"Questo è certo lo spirito del Figlio Suo effuso nei cuori dei fondatori e dei nostri primi missionari, spirito solido e veramente apostolico che fondava lo zelo non tanto sull'azione esteriore e nella molteplicità delle opere, quanto soprattutto nella personale santificazione, fatta di verace amore di Dio, e quindi di grande spirito di sacrificio e abnegazione.

Da qui quella speciale preferenza che essi ebbero per le missioni più ardue, più povere, e meno desiderabili. Su questa sovrana idea del sacrificio, più che su una grande base organizzata e su molti mezzi umani, si fondarono l'Istituto e le nostre missioni. Poche teorie, poche regole, pochi superiori, ma in compenso chiaro principio che, per essere apostoli, bisogna amare la croce, non solo idealmente, ma con tutto il suo corteggio di sofferenze, di privazioni, di immolazioni e che così e solo così si salvano le anime, come le ha salvate Gesù Cristo per la sua santa croce". (p. 239, cap. XII, 4 - c)

COME I VELIERI...

Non essere come quelle navi che arrugginiscono nel porto, 
per paura che le correnti troppo forti non le portino lontano. 
Per questo non vogliono mai rischiare una vela 
in mare aperto...

Non essere come quelle navi che dimenticano di partire. 
Hanno paura del mare a forza di invecchiare 
e le onde non le hanno mai travolte. 
Il loro viaggio è terminato prima di iniziare...
Non essere come quelle navi talmente incatenate 
da crearsi l'illusione di sapere come liberarsi. 
Conosco delle navi che restano a ondeggiare nel porto 
per essere veramente sicure di non essere rovesciate
dalle onde.
Sii come quelle navi che non hanno mai finito 
di ripartire di nuovo ogni giorno della loro vita. 
E non temono di lanciarsi in avanti, fianco a fianco 
con il rischio di affondare...
Sii come quelle navi che ritornano al porto lacerate 
da tutte le parti, ma più esperte e più forti che mai... 
Conosco delle navi strapiene di sole dopo aver condiviso 
degli anni di meraviglie...
Sii come quelle navi che ritornano sempre 
dopo aver navigato, 
fino alloro ultimo giorno... 

Sempre pronte a spiegare le loro ali di giganti
poiché hanno il cuore grande come l'oceano...

(Libero adattamento di una canzone di Jaques Brel)