Paolo Brunacci ![]()
APOSTOLI nel QUOTIDIANO
L'avventura straordinaria di sette missionari laici del Pime
EMI - 2006
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Prefazione (Gian
Battista Zanchi) |
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Riflessioni conclusive |
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Centro Formazione Missionari Laici PIME - Via
Lega Lombarda 20 21052 BUSTO ARSIZIO (VA)
PER CONOSCERE MEGLIO LA VOCAZIONE MISSIONARIA LAICALE SCRIVI A: info@pime.org
RIFLESSIONI CONCLUSIVE
Storie di vita
Questi sette ritratti non volevano tanto
raccontare la "storia", quanto la
"vita" di missionari che avrebbero potuto essere i nostri vicini di
casa. Nessuno di loro è nato in condizioni particolarmente privilegiate, anzi,
alcuni di loro potevano anche lamentarsi e considerarsi sfortunati. Si sono
trovati nelle identiche condizioni di tanti milioni di persone comuni. Tuttavia
hanno saputo cogliere una chiamata personale di Dio che è arrivata in forme e
modi semplici e normali. A volte tanto semplici da sembrare quasi ingenui e
umanamente insignificanti.
Ma una chiamata a portare il Vangelo in Paesi
e tra popolazioni che ancora non lo conoscevano non è mai insignificante. Hanno
risposto concretamente a questa chiamata con la loro vita e con il loro lavoro:
sono stati muratori, insegnanti, architetti, infermieri, ma hanno vissuto queste
professioni comuni alla luce della missione che erano chiamati a compiere.
Hanno poi realizzato questa chiamata come
impegno radicale e prioritario verso gli altri, che ritenevano loro fratelli e
sorelle, anche se non li avevano scelti loro o facevano parte della loro
famiglia terrena. Soprattutto condividendo la loro vita con gli esclusi e i più
deboli, senza distinzione di razza, cultura e religione.
Sono storie di persone che hanno speso nel
silenzio le loro capacità e competenze per mettere in pratica l'amore verso i
fratelli e le sorelle del mondo intero.
Testimoni del Vangelo nel quotidiano
Hanno vissuto, lavorato, sofferto e gioito a
fianco di altri sconosciuti. Quante persone avrebbero
potuto fare le stesse cose, ma si sa che certi ideali
richiedono un prezzo molto alto da pagare in termini di
impegno e coerenza.
La loro grandezza sta proprio nel fatto che hanno vissuto i valori del Vangelo
nella vita quotidiana e ordinaria di tutti, quasi
confondendosi con la gente semplice. Come tutti, hanno dovuto affrontare anche
momenti di incomprensione e di crisi. Ma la loro forza è stata quella di non
rinunciare ad un impegno di fedeltà, magari dopo cadute e
ripensamenti. La loro "forza" non era tanto
nelle capacità personali, che pure c'erano, ma nel legame
che hanno saputo mantenere con Dio, nella preghiera
silenziosa e semplice del lavoratore al termine
dell'impegno quotidiano. Le loro vite sono state una testimonianza
di attenzione e amore concreto nella condizione di vita ordinaria di moltissime
persone. Sono riusciti a dare un senso positivo alla loro
esistenza "spendendola fino in fondo per gli
altri". Altri che non avevano scelto loro, ma che
hanno incrociato sulle strade di molti Paesi a loro sconosciuti. Quali
pellegrini e portatori della Buona Novella, si sono fermati a condividere anni e
decenni della loro esistenza con persone a volte escluse e
disprezzate. In questo impegno hanno perfino saputo
trovare la gioia della loro vita. E l'applicazione della legge evangelica del "trovare
più gioia nel donare che nel ricevere".
È quanto ogni cristiano potrebbe e dovrebbe fare se prende
sul serio il messaggio del Vangelo.
Assieme in una famiglia di apostoli
Spesso la cronaca ci informa di persone che fanno cose straordinarie per loro propria convinzione e decisione. È molto importante, invece, sottolineare la capacità di collaborare e coordinarsi con altri. Spesso molti trascurano e sottovalutano il fatto di sentirsi parte di una "grande famiglia" che condivida gli stessi valori e metodi di presenza. Questo infatti permette a tutti di integrarsi in un "cammino comune", di cui ciascuno realizza un tratto. Certo non è un cammino senza ostacoli. Gli individualismi e le originalità personali diventano spesso fonti di frizioni e incomprensioni. Tuttavia, anche se con le difficoltà dovute ai tempi e alle situazioni storiche del recente passato, i nostri sette personaggi hanno sentito, e non sempre con facilità, di far parte di una famiglia più grande che, anche se in alcuni momenti non li ha capiti e sostenuti, ha certamente assicurato una continuità di presenza e impegno nel futuro. Per questo diventa importante saper vivere la missione non come "navigatori solitari", ma lavorando assieme, uniti da un ideale comune.
Verso il terzo millennio
Forse si può pensare che quanto descritto in
queste pagine appartenga esclusivamente al passato. Ciò è vero solo per il
fatto che molti non sanno che "spendere la vita per il Vangelo è un
dovere e un diritto di ogni cristiano oggi". Questo impegno continua
anche per tutti noi. Certamente le condizioni e le esigenze sono cambiate e
domandano nuove modalità. Il tentativo di queste poche pagine è stato quello
di sottolineare per ognuna delle figure descritte alcune caratteristiche
personali, sia come capacità, che come servizio e dedizione. Questi elementi e
queste sensibilità sono presenti in molti di noi.
Anche se non sono numerosi, i missionari laici
continuano ad essere presenti nelle situazioni e tra le popolazioni che ancora
non conoscono il Gesù di Nazareth, dando particolare priorità a quegli ambiti,
anche nuovi, in cui "il Vangelo non può essere presente se non per
mezzo loro", come ci viene suggerito dalla Chiesa nei suoi documenti.
C'è posto per altri
Questo impegno non è terminato con i primi
due millenni della storia cristiana, ma resta un dovere per tutte quelle persone
che hanno incontrato sulla loro strada una chiamata speciale di Dio. Quella
della missione come laici.
Come per il passato, c'è sempre bisogno di
persone che intendano spendere con radicalità la loro vita per valori che non
perdono di importanza con il tempo. Nella storia dell'umanità e della Chiesa ci
sono state personalità che hanno illuminato un particolare periodo storico. Non
è forse il caso di questi sette missionari che hanno vissuto in Asia e in
Brasile, ma non è nel riconoscimento da parte degli uomini che si deve trovare
una risposta al valore della persona, ma bensì nel giudizio di Dio. Come già
accennato altrove anche oggi il mondo ha bisogno di "testimoni" che
vivano fino in fondo i valori di fratellanza e solidarietà, proprio là dove
altri fuggono per paura e sconforto.
Nuove possibilità e modalità
Finora si è posto l'accento sull'impegno missionario "a vita" in quanto elemento caratteristico che unisce i sette personaggi descritti. È doveroso aggiungere che dal Concilio Vaticano II si è sviluppata anche una modalità di impegno "a tempo determinato" che ha avuto due forme diverse di attuazione: illaicato missionario e il volontariato internazionale di ispirazione cristiana. Entrambe queste forme hanno permesso a numerose persone, sia singole che in coppia (spesso anche con figli), di prestare servizio in missione per un periodo di tempo limitato, generalmente qualche anno. In questi ultimi anni queste espressioni di impegno missionario hanno subito evoluzioni e miglioramenti dovuti alla necessità di adeguarsi alle nuove situazioni ambientali in cui si sono orientate ad operare. Peraltro l'esempio di molti laici missionari e volontari cristiani è stato l' occasione per valutare ed avviare nuove opportunità di presenza. Il rinnovamento dello slancio missionario passa anche attraverso l'attenzione a nuove realtà, nuovi interlocutori e anche strategie diverse da quelle del passato. Se da una parte non ci deve essere rottura tra l'esperienza e l'eredità di chi ci ha preceduto, dall'altra le nuove sfide che il mondo contemporaneo ci presenta domandano risposte adeguate, anche diverse da quelle già consolidate.
Le sfide missionarie di oggi e di domani
Se c'è un messaggio che deve scaturire dalla
lettura dei profili di questi sette personaggi, è che come loro hanno saputo
accogliere e vivere l'impegno missionario come laici, inseriti radicalmente nel
contesto del loro tempo e del loro ambiente, così è
indispensabile che altri missionari di oggi e di domani sappiano capire e vivere
dove li orienterà lo Spirito. Non si tratta di una visione angelica, fideista o
teorica, ma di una capacità di lettura della realtà odierna e futura per
individuare, oltre che la continuità e il consolidamento di una presenza già
avviata, nuovi ambiti e orizzonti in cui è necessario e opportuno testimoniare
il Vangelo.
Dal Concilio Vaticano II ad oggi diversi
documenti ecclesiali hanno fornito criteri e orientamenti per una riflessione
missionaria nel contesto attuale. Quello che è certo è il "diritto e
dovere" dei cristiani laici di impegnarsi per la missione, in particolare "in
quelle situazioni in cui gli uomini non possono ascoltare il Vangelo e conoscere
Cristo se non per mezzo loro" (Conc. Vat. II, Decreto sull'Apostolato dei
laici 6,13).
Come i sette personaggi raccontati nel libro,
anche gli attuali e futuri missionari laici baseranno il loro impegno su quella
che è la loro particolare vocazione a "cercare il Regno di
Dio trattando le cose temporali e orientandole secondo Dio" (Conc. Vat. II,
Lumen Gentium 31).
La vivacità e l'estrosità nel saper captare
le problematiche e affrontarle in modo adeguato al singolo contesto ambientale
concreto sono state la caratteristica positiva di molti missionari. Si possono,
e in alcuni casi' si devono, superare molte forme di presenza missionaria, ma si
dovranno necessariamente mantenere i valori e i criteri che sono alla base delle
scelte.
Non si deve infine dimenticare che molto
dipende dalla generosità e dall' entusiasmo con cui viene
data una risposta positiva alla vocazione e alla proposta
missionaria laicale.
Come si è già accennato sopra non sono tanto gli ambiti, le situazioni
e le opportunità che mancano, quanto piuttosto le persone
che sappiano rispondere con continuità e fedeltà in un
impegno radicale e positivo.
L'augurio, quindi, è proprio quello di poter
vedere nuove forze all'interno della Chiesa che sappiano attualizzare i metodi a
seconda dei diversi contesti ambientali e assicurare una continuità di spirito
missionario alla gloriosa tradizione di tanti missionari laici che, nella
quotidianità hanno vissuto con radicale dedizione la loro vocazione
missionaria.
PREGHIERA DEL XIV SEC.
Cristo non ha mani
Ha solo le nostre mani
Per fare il suo lavoro oggi
Cristo non ha piedi
Ha solo i nostri piedi
Per guidare gli uomini
Lungo la strada
Cristo non ha labbra
Ha solo le nostre labbra
Per parlare agli uomini d'oggi
Cristo non ha mezzi
Ha solo il nostro aiuto
Per condurre gli uomini con sé
Noi siamo la vera Bibbia
Che gli uomini possono
Ancora leggere oggi
Noi siamo l'ultimo messaggio di Dio Scritto in parole ed opere
Per gli uomini che lo hanno dimenticato Oggi...
LE BEATITUDINI DEL MISSIONARIO
Beato il missionario che ogni mattina dice: "Padre nostro" portando nel suo cuore ogni razza, popolo e lingua, perché non si adegua ad una vita meschina.
Beato il missionario che non ha nulla e che spende ciò che possiede al servizio dei suoi fratelli, perché Cristo sarà tutta la sua ricchezza.
Beato il missionario obbediente, perché sa posare l'orecchio sul cuore di Dio, per ascoltare i suoi desideri, perché lo Spirito lo aiuterà a discernere gli avvenimenti.
Beato il missionario che ha tempo per rendere felici gli altri, che trova tempo per gli amici, la lettura, ed anche lo svago, perché ha compreso il comandamento dell'amore e si riconosce anche lui bisognoso.