PICCOLI GRANDI LIBRI  David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI
traduzione poetica e commento

OSCAR CLASSICI MONDADORI

I libro: Sa 1-41 (dossologia finale: Sal 41,14)

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

21

22

23

24

25

26

27

28

29

30

31

32

33

34

35

36

37

38

39

40

41

II libro: Sal 42-72 (dossologia finale: Sal 72,18-19)

42

43

44

45

46

47

48

49

50

51

52

53

54

55

56

57

58

59

60

61

62

63

64

65

66

67

68

69

70

71

72

III libro: Sal 73-89 (dossologia finale: Sal 89,53)

73

74

75

76

77

78

79

80

81

82

83

84

85

86

87

88

89

IV libro: Sal 90-106 (dossologia finale: Sal 106,48)

90

91

92

93

94

95

96

97

98

99

100

101

102

103

104

105

106

V libro: Sal 107-150 (dossologia finale: Salmi 146-150, che fungono da conclusione non solo del V libro, ma dell'intero Salterio)

107

108

109

110

111

112

113

114

115

116

117

118

119

120

121

122

123

124

125

126

127

128

129

130

131

132

133

134

135

136

137

138

139

140

141

142

143

144

145

146

147

148

149

150

 

Salmo 81 (80)
CANTO DEL PLENILUNIO

«Dolce e chiara è la notte e senza vento e quieta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna...» (G. Leopardi). Anima mia, da' lode anche per la notte. È la notte il tempo della coscienza, tempo del vedersi dentro,. quando i ricordi si ornano di vesti sacre. Notte, tempo di contemplazione e di rimpianto. Tempo di gemiti per la sempre nuova conferma di come lo stesso Iddio geme nella sua notte di amante tradito. «O Israele, se tu mi avessi ascoltato!». «Se tu mi ascoltassi, o uomo, chiunque tu sia». 
Perché non è Dio che abbandona. Ne Dio ne noi possiamo stare da soli. In queste reciproche altissime solitudini anche Dio è senza gioia. E anche l'uomo è senza gioia. Nonostante questi giardini incantati e questi tuoi amori, o uomo.

 

2 In Dio, nostra fortezza, esultate,
Dio di Giacobbe acclamate nel canto.

3 Suonate l'arpa soave e la cetra,

4 tamburi e cembali e trombe suonate
nel plenilunio, il giorno di danza.

5 Per Israele è questa la legge,
così ha voluto il Dio di Giacobbe:

6 è un comando che impose a Giuseppe
già quando scese a combatter l'Egitto.
Ora un linguaggio arcano io sento:

7 «Dalle sue spalle gli presi il fardello,
io gli staccai le mani dai forni:

8 come gridasti a me dall' angoscia
io scesi a rompere ceppi e catene,
così risposi dall'antro del tuono.
Ti misi a prova alle acque in Meriba;

9 Popolo mio, ascolta il mio monito!
O Israele, se tu mi ascoltassi!

10 In mezzo a te non ci sia altro Dio,
tu non prostrarti a un dio straniero !

11 Sono io solo il Signore tuo Dio,
che dal paese d'Egitto ti trassi:
apri la bocca e io la riempio1

12 Ma non mi diede ascolto il mio popolo,
no, Israele non volle obbedirmi,

13 lo l'ho lasciato al duro suo cuore,
che segua pure i suoi storti consigli!

14 Se mi ascoltasse il popolo mio,
se le mie vie seguisse Israele!

15 Piegherei subito i suoi nemici
e stenderei su di loro la mano:

16 fatti i nemici di Dio suoi schiavi,
e la loro sorte sarebbe segnata!

17 E darei loro fior di frumento,
li sazierei con miele di roccia».

 

«Suonate l'arpa, la cetra, tamburi, cembali e trombe nel plenilunio, il giorno della danza»: questo invito dei vv. 3-4 ci fa pensare che il Salmo 81 fosse originariamente destinato ad una festa ebraica segnata, come sempre nel calendario orientale, dalla luna (capodanno, nuovo mese, solennità autunnale delle Capanne, Pasqua?). 
Il movimento del carme riflette appunto un andamento liturgico: dopo un invitatorio alla lode (vv. 1-6), si apre una solenne omelia oracolare (vv. 7-17) che si sviluppa attorno al primo comandamento, «il non prostrarsi a un dio straniero», Il culto biblico non è mai un freddo rituale ornamentale, è sempre un impegno etico della coscienza. Nel primo comandamento si riassume tutto il Decalogo con le sue esigenze religiose e sociali. Lo sviluppo di questa omelia poetica può essere così rappresentato. Prima tappa: «Popolo mio, ascolta... se tu ascoltassi!». Si proclama e si esalta il primo comandamento (vv. 9-11). Seconda tappa: «Non mi diede ascolto il mio popolo». Il primo comandamento è stato da Israele violato (vv. 12-13). Terza tappa: «Se mi ascoltasse il mio popolo!». Il primo comandamento osservato diventa fonte di benedizione, simboleggiata nel frumento e nel miele che scaturisce dalla roccia arida (vv. 14-17).

Dossologia

La tua città non ti faccia più piangere,
un'altra Gerusalemme è fiorita:
un nuovo popolo nato dal sangue,
libera chiesa da tutta la terra
come suo sposo ora, Cristo, ti canta.

Preghiera

Padre, non sappiamo più ascoltare,
Padre, nessuno più ascolta nessuno:
nessuno sa fare più silenzio!
Abbiamo perso il senso della contemplazione,
perciò siamo così soli e vuoti,
così rumorosi e insensati;
e inevitabilmente idolatri!
Padre, anche se il tuo popolo tradiva il tuo amore
e si prostrava davanti agli idoli del Nulla,
donaci di comprendere che tu solo sei il nostro Dio
e liberaci da tutti gli dèi
e da tutti i signori.
Amen.

 

POTEVO ALMENO

Potevo almeno d'un'umile
pieve sentirmi signore,
dirti col gregge, a sera,
lungo il crinale dei colli
le preci. Col sole,
con le pietre, con questo
tuo popolo santo
ripetere l'offerta.

Segnare le porte sull'alba
aperte; la festa
ricomporre il messaggio
con parole odoranti
avena e miele, quando
il sagrato continua il racconto
delle biade delle mucche del tempo
immutabile.

Potevo allora obbedire alla Legge
impossibile, come,
nel ricordo, il lago
immobile.