PICCOLI GRANDI LIBRI  Silvano Fausti
Lettera a Sila

Quale futuro per il cristianesimo?

PIEMME - 1991

Prefazione

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

Vita apostolica: partecipazione piena alla vita del Figlio, inviato dal Padre

«Fece dodici»: la comunità punto di partenza e d'arrivo della missione

«Per essere con lui»: la comunità apostolica ha come fine, mezzo e principio la comunione con lui

Essere con lui con il cuore: la preghiera

Essere con lui con gli orecchi e gli occhi: lettura e contemplazione della Parola

Essere con lui con i piedi: seguirlo in una vita conforme alla sua

Essere con lui con le mani: toccarlo e unirsi a lui

«E per inviarli»: unione con lui sorgente della missione

«Ad annunciare»: l'annuncio mezzo specifico della missione

«E avere potere sui demoni»: parola come esorcismo fondamentale

PARTE SECONDA Questioni pratiche

Inculturazione
Inculturazione e povertà
Inculturazione e identità: preghiera, Parola e aiuto a cercare Dio
Inculturazione e valori religiosi: la croce
Inculturazione e potere
Inculturazione e riappropriazioni varie
Cristianesimo e modernità
Unità e diversità
Impermeabilità delle grandi religioni
Fede: esperienza personale e diretta di Dio
Catechesi: non ideologica, ma storico-narrativa
Matrimonio e verginità: espressioni diverse dell'unico amore
Desiderio di comandare
Apostolo e pastore: differenza da non sottovalutare
Carità: essere poveri ed educare la domanda del vero pane
Carità e altri carismi
«Beati i poveri»
Evangelizzazione e promozione umana: ambiguità
Carità intelligente
Rapporti col povero
Il vero male
Eresie teoriche: verità parziali
Eresie pratiche: scelte mondane
Sette e divisioni
Discernimento

CONCLUSIONE

Ai numerosi amici
Che mi hanno insegnato
Cos’è la missione

 

PREFAZIONE

Quale futuro per il Cristianesimo?

Questa domanda ansiosa ha sostituito per noi quella dei discepoli il giorno dell' Ascensione: «E questo il tempo in cui ricostruirai il Regno?» (At 1,6).

La risposta di Gesù è un richiamo alla nostra responsabilità: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1,8).

Il futuro, non solo del Cristianesimo ma del mondo intero, è legato alla nostra testimonianza da portare fino agli estremi confini della terra.

L'unico dei dieci lebbrosi guariti, che torna per ringraziare, è rimandato agli altri che ancora non sono lì con lui: «E gli altri nove?» gli chiede Gesù (Lc 17 ~ 17).

La missione non è appannaggio di pochi eletti. E dovere di ogni credente, che è inviato a chi ancora non ha riconosciuto il Signore, fonte di salvezza per tutti.

Questo lavoro propone delle prospettive fondamentali per una testimonianza cristiana nel mondo d'oggi, sulla linea della recente enciclica «Redemptoris missio».

Non si tratta di uno studio nato a tavolino. Sono delle riflessioni che mi sono sorte spontaneamente durante i miei numerosi viaggi in varie parti del mondo, dove ho avuto modo di vedere le comunità cristiane più diverse e di accostare un grande numero di operatori pastorali. Sono rimasto impressionato dalla loro dedizione senza riserve, dal loro lavoro instancabile e dal loro zelo encomiabile, anche se in verità non sempre illuminato. Ciò che ho visto mi ha edificato e istruito, sia in positivo che in negativo.

Queste pagine vogliono essere un piccolo segno di riconoscenza per ciò che ho ricevuto da tutti quelli che ho incontrato. Mi sdebito facendo partecipi anche altri del dono ricevuto. E il miglior modo di ringraziare.

Di queste considerazioni non mi ritengo l'autore. Mi sono state offerte da coloro che mi hanno detto con la loro vita quanto qui ho cercato di trascrivere con parole. Non pretendo quindi di insegnare a nessuno; voglio solo comunicare ciò che ho appreso da molti.

Il tono, familiare e diretto, di una lettera mi sembrava il più adeguato.

L'attribuzione a Paolo, l'apostolo per antonomasia, era di dovere. Sila, o Silvano, al quale scrisse, fu discepolo della prima ora, compagno suo e di Pietro (1 Ts 1,1; 2 Ts 1, 1; 1 Pt 5,12; At 15,22 ss.; 17,4 ss.; 18,5). Queste parole, più che ad altri, le ritengo rivolte a me, che ho lo stesso nome. Sono una confessione ad alta voce.

Dopo l'introduzione col saluto iniziale, il rendimento di grazie e la dichiarazione del motivo, come di solito nelle lettere paoline, c'è una parte dogmatica e una parenetica. La prima sviluppa una teologia della missione sotto forma di commento a Mc 3, 14, utilizzando ampiamente i vari dati del Nuovo Testamento, soprattutto, ovviamente, di Paolo. La seconda tocca, con bonomia e con quel tanto di cattiveria necessaria - spero non di più - i principali problemi scottanti della missione, e riporta le regole fondamentali per discernere e scegliere.

La lettera conclude lasciando risuonare i temi dominanti, con un saluto finale.

Spero che, come fu utile per me richiamare alla memoria ciò di cui ho potuto far tesoro dell' esperienza altrui, non sarà dannoso per altri ascoltare questi ricordi che mi ripeto per non dimenticarli.

Penso anche che queste pagine possano offrire un contributo all' attuale dibattito sulla missione che occupa la Chiesa italiana. La quale, tra l'altro, non potrà ignorare a lungo di dover essa stessa affrontare al suo interno l'impresa di una rievangelizzazione.

Chi ritiene che la nostra epoca non abbia futuro, o perché ha adempiuto o perché ha tradito ogni promessa, dice che siamo alla fine del secondo millennio. Personalmente ritengo invece che siamo alle soglie del terzo millennio. Si annuncia certamente un mondo diverso, ignoto per le sue potenzialità, insieme allettanti e minacciose. L'ambiguità sta a noi dirimerla, indirizzandola verso il fine desiderato invece che verso la fine temuta. Per questo è dovere imprescindibile per noi, e affare di vitale importanza per questo mondo amato da Dio, far penetrare e radicare in esso la buona notizia capace di rigenerarlo dal di dentro e portarlo alla pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose (Ef 1, 23). Infatti da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen (Rm 11,36).

A chi con trepidazione ti chiede se è forse questo il momento del tuo ritorno, tu, Signore, rispondi inviandolo ai suoi fratelli più lontani (At 1,6-8). Alla tua prima venuta fosti da tutti disatteso. Ora attendi d'essere da tutti atteso e accolto, per la salvezza nostra che è la gioia tua. E ci chiedi di guardare con occhio di simpatia e di attenzione questo mondo. La tua opera infatti non è fare «qualcosa» che stia dentro o fuori di esso, ma fare di esso, nella sua concreta contraddittorietà, la storia della tua salvezza. Tu ci fai cogliere ne! rantolo di ciò che finisce il vagito di ciò che comincia. E un travaglio di morte e di vita, in cui udiamo il gemito della creatura nuova che nasce, a tua perfetta immagine, sotto il segno della croce e della gloria.

Tu inviti ciascuno di noi e tutta la Chiesa ad essere responsabili davanti al Padre dell' annuncio ai fratelli e davanti ai fratelli dell'annuncio del Padre comune. Fa' che ascoltiamo la tua chiamata e che ci presentiamo al mondo allo stesso modo in cui tu, per primo, ti sei presentato - seguito in questo da quelli che tu hai inviato subito dopo di te a continuare la tua opera.

Così saremo, primizia dell'umanità intera, ciò che siamo: figli. Figli con te e come te.

 

INTRODUZIONE

Saluto

Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio (1 Cor 1, 1), al diletto figlio Sila, mio compagno d'armi (Fm 1,2), chiamato alla stessa o;>era: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo.

Rendimento di grazie

Rendo grazie a Dio per il dono che ti è stato fatto di portare il glorioso Vangelo dove ancora non è giunto il nome di Cristo. lo stesso, prima di te, me ne sono fatto un punto d'onore (Rm 15,20). E questo non per puntiglio personale, ma per una urgenza interiore dello Spirito di Gesù, che vuole che tutti i fratelli conoscano il Padre. Egli infatti vuole che tutti gli uomini siano salvati, e giungano alla conoscenza della verità (1 Tm 2, 4).

Non solo ti è stato donato di lasciare il tuo paese, la tua patria e la casa di tuo padre, come ad Abramo (Gn 12,1). Ti è stato anche concesso di lasciare moglie, figli, fratelli, sorelle e perfino la tua stessa vita (Le 14,26), e vivere così la pienezza di quell' amore che ti rende un discepolo in tutto simile al Maestro, in grado di seguirlo dovunque va (Lc 9,57; Ap 14,4).

Motivo della lettera: istruzione sulla vita apostolica

A te, che mi chiedi istruzioni sulla vita apostolica, posso semplicemente dire: ciò che hai imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che devi fare. Sii imitatore mio, come anch'io lo sono di Cristo (1 Cor 4, 16; 11, 1). E il Dio della pace sarà con te (Fil 4,9).

Gioisci sempre nel Signore (Fil 4, 4); e per prima cosa tieni fisso davanti ai tuoi occhi il dono che ti è stato fatto, e ravvivalo nello Spirito di forza, di amore e di saggezza (2 Tm 1,6 s.).

Quando sarai nelle difficoltà, ricordati che è fedele colui che ti ha chiamato alla compagnia di suo Figlio (1 Cor 1,9). Egli, come ha suscitato in te il volere, ti darà anche di operare secondo i suoi disegni (Fil2, 13), e porterà a compimento l'operazione (Sal 138, 8). Infatti sono persuaso che colui che l'ha iniziata, la perfezionerà, fino al giorno di Cristo Gesù (Fil 1,6).