DON TONINO BELLO

PICCOLI GRANDI LIBRI ANTONIO BELLO

Ti voglio bene

LUCE & VITA

Presentazione

Voglio guarire, soprattutto per voi

Introdurre Maria nei propri affari.

Domicilio di Cristo

Una croce con le ali, una croce senza peso
Violenze subdole

Cari sacerdoti

U n pieno di gioia

Come linfa vitale
Un Dio che sconcerta
Fare spreco di generosità
La stagione degli uomini liberi

il Calvario fontana di carità, di speranza e di fede
Torchio e spirito
Non contristatevi
Auguri

 

 

VOGLIO GUARIRE, SOPRATTUTTO PER VOI
Lettera inviata a «Luce e Vita» in data 1 febbraio 1993 dopo una assenza dalla diocesi durata un mese.

Carissimi,

vi scrivo da Alessano, mio paese natale. Ma è come se vi scrivessi dall' esilio. Lontano da voi, mi sento al confino. Sono obbligato, comunque, a fermarmi qui per non aggravare i compiti di assistenza a chi mi sta accanto, e anche perché è pensabile che, lontano dai problemi pastorali quotidiani, la ripresa fisica sarà più facile.

D'altra parte, anche stando a Molfetta, non sarei in grado di far nulla di valido.

Convivo con un dolore sordo, persistente, che non mi dà tregua neppure di notte. Sono, però, contento di offrire queste sofferenze per voi.

La mia situazione attuale è la seguente.

Dopo che ho fatto tre cicli di chemioterapia, mi sono recato a Parigi per una visita presso l'ospedale «Gustave Russie». Lì mi hanno sospeso la chemioterapia, troppo devastante per le condizioni di debolezza in cui mi trovo, e mi hanno prescritto un ciclo di radioterapia che, penso, sarà piuttosto lungo. Tra qualche giorno andrò a Roma, al Gemelli, per concordare tempi e modalità per questo nuovo trattamento.

Si infittiscono così i viaggi della speranza: dalla quale non demordo. Ce la sto mettendo tutta per non lasciarmi abbattere. Domenica 7 febbraio celebriamo la Giornata della Vita: credo che questa celebrazione ci impegna non solo a rispettare la vita che nasce e che si spegne, ma anche a conservare finché è possibile la vita in difficoltà.

Vado avanti con fiducia. Voglio guarire, soprattutto per voi, per non farvi soffrire pastoralmente: le assenze dalla diocesi mi stanno pesando come macigni. Spero di riscattarmi dopo, con un supplemento di impegno.

Voglio ringraziarvi per i messaggi, le lettere, i telegrammi, le telefonate. Come vorrei poter rispondere a tutti! Ma non ce la faccio, perché mi pesa anche scrivere. Però, vi dico, che le vostre attestazioni di affetto mi hanno tanto sollevato. Vi ringrazio anche per le tante preghiere che state innalzando al Signore per me.

Non voglio andare oltre. Vi faccio tanti auguri. Per la vostra vita, per i vostri progetti, per la vostra crescita interiore.

Seguite sempre la legge del Signore e attenetevi alle indicazioni della comunità, ascoltando i vostri sacerdoti che, in questi mesi, stanno egregiamente supplendo alla mia assenza, non facendo vela quasi sentire. Li voglio ringraziare, assicurandoli del moltiplicarsi del .mio affetto per loro.

Un saluto cordiale ai giovani. Mi viene tanta nostalgia quando penso che gli anni passati, a partire da questo periodo fino a Pasqua, andavo per le scuole a presenziare alle assemblee e a rivolgere parole di speranza e di coraggio agli studenti. Non fa nulla. Riprenderemo un giorno, ne sono certo.

Un saluto particolare agli ammalati: coraggio, ce la faremo. Il Signore ci ama e non si dimentica di nessuno.

Tanti auguri a quanti portano il nome di Biagio e ai Corrado. Quest' anno per la festa non ci sarò. Ma vi sarò ugualmente vicino con la preghiera e col pensiero. I patroni delle nostre città, insieme con la Madonna dei Martiri (la comune madre che veneriamo anche con i titoli di Madonna delle Grazie, di Corsignano e di Sovereto) vi custodiscano e vi proteggano, come singoli e come comunità.

Vi abbraccio con affetto.
Vostro

+ don TONINO, Vescovo

 

UNA CROCE CON LE ALI, UNA CROCE SENZA PESO
Messaggio scritto per «Luce e Vita»'il 17 febbraio 1993, al rientro in diocesi.

Carissimi,

eccomi finalmente tornato a casa!

Mi avevano mandato nel mio paese natale per un po' di riposo, che avrei dovuto esprimere con passeggiate sul mare e vita all' aria aperta. Ma quando mi sono accorto che non c'era nulla di tutto questo, perché soffrivo molto a causa dei dolori, mi son detto: «Tanto vale andare a Molfetta». Un vescovo deve soffrire e morire tra i suoi figli dove il Signore lo ha collocato.

Sono contento di questo, e farò di tutto per non rendere pastoralmente inutile questo periodo di difficoltà. Anzi, ho intenzione di inventare qualcosa; magari collegando mi con tutti gli ammalati della diocesi e, con me a capo, organizzare corali di implorazione per la crescita del regno di Dio.

Non vi voglio stancare, ma ieri un mio amico sacerdote, Don Ottorino Cacciatore, mi ha detto: «Certo lo stemma te lo sei indovinato: una croce senza peso perché sorretta dalle ali». Non ci avevo pensato mai, anche perché quello è lo stemma del mio paese e io non sapevo cosa scegliere quando sono stato ordinato Vescovo.

Una croce con le ali, una croce senza peso. Non vi sembra una promessa ed un colpo di speranza con cui il Signore ci invita, nonostante tutti i dolori della terra e nonostante le stroncature dei nostri programmi, ad avere fiducia nella sua misericordia?

Un affettuoso saluto.

+ don TONINO, Vescovo

 

VIOLENZE SUBDOLE
Messaggio registrato inviato il 19 febbraio 1993 ai partecipanti al corso «Nonviolenza come educazione ai rapporti» tenutosi in tale data presso la Parrocchia Madonna della Pace in Molfetta. (La trascrizione della registrazione, pubblicata su «Luce e Vita» fu rivista dallo stesso Vescovo).

Carissimi amici,

non posso essere presente tra voi, per adesso. Spero che tra qualche mese le condizioni di salute mi permettano di riprendere con lo slancio di prima un po' tutti gli impegni. Comunque sono felice che questa sera concludete a buon porto un corso molto impegnativo sulla nonviolenza, sulla pace, sulla difesa popolare nonviolenta: temi, questi, che oggi stanno agitando l'umanità, ma che ancora non sono entrati nell'immaginario pubblico della gente, specialmente dei credenti.

lo penso che è ora che si cominci proprio dalle parrocchie, dalle nostre piccole comunità, a capire davvero il significato profetico-evangelico della nonviolenza attiva: come la pensava Gesù a riguardo. Come egli la pensava a proposito dei cannoni che non c'erano ma che erano sostituiti, a quel tempo, da tante altre violenze subdole: le violenze alle quali noi forse non poniamo attenzione oggi.

Perché, non c'è solo la violenza delle armi. C'è la violenza del linguaggio quando, per esempio, si risponde male ad una persona anche se si ha ragione. Quello è linguaggio violento.

Quando si vuol coartare, piegare la volontà degli altri alla propria, quello è un atteggiamento di egemonia, di superbia. E un atteggiamento violento.

Quando educatori, genitori, maestri, più che modellare l'animo dei discepoli o dei figli in funzione della loro autentica crescita umana, la modellano secondo progetti anche splendidi, però caparbiamente modellati sulle proprie vedute, allora corrono il rischio della violenza.

Quando vantiamo un prestigio forse anche meritato, per cui chi ci vede magari ha paura di noi: anche questa è violenza.

Bisogna stare attenti nell' allacciare rapporti umani più credibili, più veri. Basati sulla contemplazione del volto. Basati sulla stretta di mano che non contenga nascosta la lama di un coltello. Rapporti umani basati sull'etica del volto, dello sguardo. Dobbiamo sviluppare l'etica dell' altro, arricchirci della presenza dell'altro.

Prima si teorizzava sull' essere. I filosofi del primo millennio ne hanno sviluppato le implicanze. Poi sono venuti quelli del secondo millennio e hanno impostato tutto sulla categoria dell'io. Adesso speriamo, e ci sono dei segni molto promettenti, che ci si poggi sulla categoria dell' altro. In principio era «l'altro» e non «l'io». In principio era l'altro. L'altro intronizzato, messo al centro della propria attenzione.

Lo so che possono sembrare affermazioni fumose, dette in tal modo da un delirante. Però vi dico che queste sono le idee vincenti del domani perché sono state seminate già parecchio tempo fa e non sempre da pensatori cristiani, ma anche da uomini di pensiero pagani. Ormai c'è un entroterra culturale che va diventando sempre più serio, sempre più vasto, sempre più scientifico.

Vi faccio tanti auguri. Buona prosecuzione di lavoro e arrivederci a presto.

 

 

CARI SACERDOTI
Testo trascritto da una registrazione del 19 febbraio 1993 fatta pervenire ai sacerdoti riuniti per il ritiro mensile. (La trascrizione, inedita, è stata rivista da Mons. Bello).

Cari sacerdoti,

voglio stare in mezzo a voi con la mia parola.

Non sono presente col corpo perché mi trovo a letto, ho la febbre e mi sento così debole che non sono in grado di mantenermi in piedi. Però il fatto stesso che possiate almeno ascoltarmi mi rende tanto felice.

Vi voglio porgere il mio saluto affettuoso, cordiale, fraterno: prima di tutto perché siete raccolti attorno alla Parola del Signore che oggi si esprimerà attraverso le voci della bellezza e dell' arte. Inoltre vi voglio salutare e ringraziare perché so (me ne accorgo anche da lontano) che state costruendo una comunità diocesana e sacerdotale che è molto bella e autentica. lo di questo sono felice.

Sono tornato perché mi sembra giusto stare tra voi, in mezzo al popolo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, non soltanto quando si sta bene ma anche quando non si sta bene. E quel poco di scompenso in termini di fastidio che posso produrre, cercherò di compensarlo in tanti modi.

Spero di sentirmi meglio. Ieri, vi dico anche una cosa molto bella, mi hanno condotto a Bari dove mi hanno fatto un intervento sui centri del dolore per cui me li hanno bloccati, nella speranza che non ritorni, perché c'è anche questa eventualità. I dolori che soffrivo fino all' altro ieri erano veramente indicibili ed insopportabili. Ma, grazie a Dio, speriamo che possa andare tutto bene e spero in un effettivo sollievo.

Vi faccio tanti auguri. Tanti auguri perché il ritiro di oggi rappresenti una tappa fondamentale per la vostra vita spirituale.

Sono contentissimo che don Pietro Amato sia venuto in mezzo a noi e gli sono grato che abbia accolto il mio invito. Questo accoglimento vuole essere, io immagino, l'omaggio di un figlio di questa terra, di un fratello del nostro presbiterio a tutti i confratelli. Ma poi è anche un dono della sua eccezionale cultura che egli vuol fare oggi a tutti noi confratelli.

Attraverso la bellezza si raggiunge Dio, anzi non c'è strada più privilegiata, non c'è asfalto più liscio sul quale si possa correre per incontrare il Signore.

Tanti tanti auguri.

A tutti voi, carissimi confratelli, un abbraccio forte, più forte di quello che me lo permettono le energie fisiche.

 

UN PIENO DI GIOIA
22 febbraio 1993. Messaggio dettato per essere pubblicato su «Luce e Vita» in occasione dell'inizio della Quaresima.

Carissimi,

incomincia il periodo dell' anno più ricco di grazia, che dal Mercoledì delle Ceneri ci porta alla Pasqua della Resurrezione. Dovrebbe essere l'identikit del nostro itinerario cristiano.

Si parte con l'anima piena di rimorsi, di peccati e di stanchezza e si giunge nell' estuario della luce e della speranza.

Perché tutti sappiamo che il dolore, la morte, la malattia non sono stagioni permanenti della vita, ma sono passaggi che ci introducono nella gioia che non ha tramonti.

La mia esortazione quindi, di amico e di vescovo, è che affrontiate sin dall'inizio, con animo deciso al cambiamento, questo tempo di salvezza. Perché non progettate un po' di digiuno, un po' di preghiera in più, semplice e autentica che vi metta in rapporto vero con Dio?

Gli altri atteggiamenti penitenziali propri della quaresima potrebbero esprimersi rinnovando i rapporti con le persone, riscoprendone il volto, facendo la pace.

Tutto il resto è chiacchiera.

Un capitale grossissimo da investire sul versante della nostra crescita comunitaria è quello che ci viene offerto dai nostri sofferenti.

Sabato prossimo celebreremo la giornata diocesana dell' ammalato.

E io mi rivolgo a voi, protagonisti del mistero della sofferenza, perché facciate un grande offertorio della vostra povertà. Siamo in tanti.

Stavolta ci sono in mezzo anch'io e guiderò il popolo della sofferenza davanti al Signore perché Egli dia prosperità e pace alla nostra città.

E ora desidero rivolgermi ai giovani.

Ogni anno in quaresima abbiamo vissuto nelle nostre cattedrali incontri carichi di forza e di entusiasmo.

Anche quest'anno, nonostante la mia non presenza fisica, v'incontrerete ugualmente guidati da persone che hanno fatto esperienza di Cristo.

Sono certo che il bisogno di vedere il volto di Dio e ascoltarne il messaggio, prevalga su tutte le altre gratificazioni di amicizia, d'incontro, di tenerezza, di festa che permeano questi nostri raduni settimanali.

Comunque, cari giovani, un affettuosissimo saluto ed un augurio per tutte le cose belle, i progetti, gli affetti che coltivate nel cuore.

Per tutti voi, carissimi fedeli, il Signore faccia il pieno già in anticipo della gioia che si sprigionerà dagli otri della Pasqua.

Vostro

+ don TONINO, Vescovo