René Voillaume
PREGARE PER VIVERE

CITTADELLA EDITRICE ASSISI

IL CLIMA DELLA PREGHIERA

I FONDAMENTI UMANI DELLA PREGHIERA

PERMANENTI IN PREGHIERA

L'AMICIZIA CON GESÙ

LE TAPPE DEL CAMMINO DELLA PREGHIERA

LA PREGHIERA DELLA POVERA GENTE

L'INTIMITÀ CON IL CRISTO

IL CAMMINO DELLA PREGHIERA

IL RITMO DELLA VITA DI PREGHIERA

   

CON GESÙ NEL DESERTO

 

LE TAPPE DEL CAMMINO DELLA PREGHIERA

Vi sono due tappe nel cammino della preghiera, separate dal deserto di una grande povertà. 
Durante la prima, la nostra preghiera ci sembra
essenzialmente un'opera personale. La nostra fede, appoggiata sulla meditazione, nutrita dai sentimenti, si sforza di imporre ai sensi, all'immaginazione, allo spirito, un atteggiamento di figli di Dio, atteggiamento che non è per noi né spontaneo, né naturale. Ancora vincolati in tutto ciò che è sensibile, appesantiti dai nostri istinti naturali, sentiamo il bisogno di appoggiarci su qualcosa di esterno.
Abbiamo necessità di essere socialmente aiutati dai nostri fratelli, dagli insegnamenti dei santi; facciamo nostre le loro preghiere, i loro sentimenti verso Dio, poiché non siamo ancora noi stessi dinanzi a lui. Siamo come in fase di
« muta» spirituale È il tempo in cui la meditazione domina tra i mezzi a nostra disposizione, per concentrarci in Dio.
Poi, viene il tempo dell'impoverimento dello
spirito durante la preghiera, cioè il distacco dalle cose, la perdita di sé, la lenta maturazione dello spirito oltre il sensibile.
La passione di Gesù deve attraversare la nostra
vita, e la nostra preghiera ne è il segno. Diventiamo poveri davanti a Dio, perché abbiamo imparato a essere, dinanzi a lui, ciò che realmente siamo. A poco a poco, ci abituiamo a ricevere nella preghiera, senza sentire ciò che riceviamo, invece di sforzarci di dare, consci di ciò che diamo. Il nostro essere, nella sua povertà, impara a offrirsi e ad abbandonarsi a Dio, non a sentimenti o a parole, ma nella verità dolorosa: nasciamo alla croce. Ed è allora che inizia la seconda tappa, alla quale si applica principalmente ciò che ho scritto sulla «preghiera della povera gente ».
Non vi è opposizione tra queste due forme di
preghiera, né intendo inseguire due diverse strade, ma due tappe di uno stesso cammino. Naturalmente, non esistono frontiere ben distinte tra questi due tratti di strada e, forse, era necessario che «la preghiera della povera gente» fosse scritta per prima, onde illuminare, con la sua povertà, lo svolgersi necessariamente più riflessivo e più elaborato della prima tappa, durante la quale dobbiamo mettere più del nostro, consolidare la nostra fede ed esercitare la volontà nel lavoro dell'amore, così da essere, poi, in grado di venir semplificati attraverso un impoverimento che non sia prematuro, né anteriore all'azione di distacco che Dio opera in noi. Soltanto il possedere la ricchezza di Dio può renderci poveri, altrimenti rischiamo di perdere la nostra vita, ma senza poterla poi ritrovare.