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LA PREGHIERA GIORNO DOPO GIORNO

Metropolitan Anthony arranged for Daily Reading, by H. Wybrew, Springfie1d 1988
TRADUZIONE: Riccardo Larini

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

III III III

La vera preghiera
Dio in noi
La nascita della preghiera
Preghiera come incontro
Incontro nella verità
Il Dio vero
Leggendo la Scrittura (1)
Leggendo la Scrittura (2)
Meditare con disciplina
Metodo di meditazione
Il contrasto fra preghiera e meditazione
Lo scopo della meditazione
Vivere in modo creativo
Profondità poco profonde
L'inizio della preghiera
La condizione per una vita di preghiera
Conversione
Pentimento
Il Dio noto e il Dio ignoto
Il silenzio di Dio

Il silenzio dell'uomo
Concentrarsi su Dio e nient'altro
Pregare nel regno
Dio al primo posto
Il mistero dell'essere
Preghiera piena di significato
Al di là degli umori
L'irrilevanza delle emozioni
Volontà e vita cristiana
Disciplina nella sequela
Disciplina e grazia
Preghiera e vita
Preghiera e impegno
Preghiera cristiana
Sia fatta la tua volontà
Il silenzio della sequela
Un corpo pacificato
Preghiera purificata
Preghiera spontanea
Preghiera di convinzione

Preghiera continua
Preghiera costante
Domanda
Sferruzzando davanti a Dio
Il senso della presenza di Dio
Contemplazione e intercessione
Preghiera senza risposta
Preghiera del perfetto silenzio
Comunione di santi e di peccatori
Preghiera per i morti
Preghiera ai morti
La vera umiltà
Santità
La santità di Dio in noi
La chiesa come luogo santo
Corpo e anima
Perdono
Croce e incarnazione
Morte e resurrezione
In adorazione del mistero


UP  IL SILENZIO DELL'UOMO

Il silenzio di Dio e la sua assenza, ma anche il silenzio e l'assenza dell'uomo. Un incontro non acquista spessore e pienezza finché le due parti che convergono non diventano capaci di tacere l'una con l'altra. Fino a quando abbiamo bisogno di parole e azioni, di prove tangibili, non abbiamo ancora raggiunto la profondità e la pienezza che cercavamo. Non abbiamo fatto esperienza di quel silenzio che avvolge due persone che condividono una certa intimità. Va molto in profondità, assai più di quello che credevamo, il silenzio interiore in cui incontriamo Dio, e con Dio e in Dio il nostro prossimo.

In questo stato di quiete non c'è bisogno di parole per sentirsi vicini al nostro compagno, per comunicare con lui nel nostro essere più profondo, al di là di noi stessi in qualcosa che ci unisce. E quando il silenzio si fa sufficientemente profondo, possiamo iniziare a parlare dalle sue profondità, pur con prudenza e cautela per non rovinarlo con il disordine rumoroso che sta nelle nostre parole. Allora, il nostro pensiero è contemplazione.

La mente, invece di cercare di distinguere fra forme molteplici, come è abituata a fare, cerca di fame emergere di semplici e radiose dagli abissi del cuore. La mente sta compiendo il suo vero lavoro. Serve colui che esprime qualcosa di più grande di lei. Scrutiamo profondità che ci trascendono e cerchiamo di esprimere qualche frammento di quel che abbiamo trovato con timore e rispetto. Parole di questo genere, quando non rendono volgare o cerebrale quest'esperienza nel suo insieme, non rompono il silenzio, ma lo esprimono.

 

 UP CONCENTRARSI SU DIO E NIENT'ALTRO

Dio deve restare sempre al centro della nostra attenzione, perché il nostro raccoglimento può essere falsificato in molti modi; quando preghiamo per qualcosa che ci preoccupa profondamente, ci sembra che tutto il nostro essere converga in un'unica preghiera e pensiamo di essere in uno stato di raccoglimento profondo, autentico, colmo di preghiera; ma non è vero: al centro dell'attenzione non c'era Dio, ma l'oggetto della nostra preghiera.

Quando siamo coinvolti emotivamente nessun pensiero alieno s'intromette, perché siamo completamente dediti all'oggetto della nostra preghiera; la nostra attenzione si dissolve repentinamente solo quando ci mettiamo a pregare per qualche altra persona o esigenza; questo indica che non era il pensiero di Dio, né l'avvertire la sua presenza a provocare la nostra concentrazione, bensì le nostre preoccupazioni umane.

Questo non vuol dire che la sollecitudine per ciò che è umano sia senza importanza, ma è indice del fatto che il pensiero di un amico può ben di più che il pensare a Dio, e questo è un fatto serio.

 

UP  PREGARE NEL REGNO

Per poter pregare, dobbiamo trovarci in quella situazione che definiamo "regno di Dio". Dobbiamo riconoscere che lui è Dio, che è re, dobbiamo arrenderci a lui. Dobbiamo quantomeno preoccuparci della sua volontà, anche se ancora non siamo in grado di compierla.

Se però non lo siamo, se trattiamo Dio come quel giovane ricco che non poteva seguire Cristo perché aveva troppe ricchezze, come possiamo incontrarlo? Il più delle volte quel che perseguiamo attraverso la preghiera, mediante quel profondo rapporto con Dio che tanto desideriamo, non è altro che un nuovo periodo di felicità; ma non siamo preparati a vendere tutti i nostri averi per comprare la perla di grande valore.

Ma come dovremmo pro,curarci, allora, questa perla di grande valore? E a essa che si rivolgono le nostre attese? Non avviene forse lo stesso nei rapporti umani: quando un uomo e una donna provano amore l'uno per 1'altra, gli altri non hanno più la stessa importanza di prima. Per dirla con una formula concisa del tempo antico: "Quando un uomo ha una donna al suo fianco, non è più circondato da uomini e donne, ma dalla gente". Non potrebbe essere, anzi, non dovrebbe essere così per ciò che concerne ogni nostra ricchezza quando volgiamo il nostro sguardo verso Dio?

 

 UP DIO AL PRIMO POSTO

L'amore e l'amicizia non crescono se non siamo disposti a sacrificare molte cose per coltivarli, e allo stesso modo dobbiamo esser pronti a mettere da parte tante realtà per assegnare a Dio il primo posto.

"Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente"(Lc 10,27). Sembra che questo sia un comando semplice, eppure sono parole che contengono molto di più di quello che si percepisce a prima vista. Noi tutti sappiamo cosa significhi amare qualcuno con tutto il cuore; sappiamo il piacere, non solo di incontrare ma perfino di richiamare alla mente la persona amata, con il caldo conforto che ne consegue. E in quel modo che dovremmo cercare di amare Dio, e ogni volta che il suo Nome viene menzionato, il nostro cuore e la nostra anima dovrebbero riempirsi di un calore infinito. Dio dovrebbe essere nella nostra mente in ogni istante, ma purtroppo noi pensiamo a lui solo di rado.

Possiamo amare Dio con tutte le forze solo se ci disfiamo deliberatamente di tutto ciò che non appartiene a Dio in noi; con uno sforzo di volontà dobbiamo volgere costantemente lo sguardo verso Dio, sia nella preghiera, il che è più semplice, perché in essa già siamo posti in Dio, che nell' azione, cosa che richiede un certo allenamento, poiché nel nostro agire siamo concentrati su obiettivi materiali e dobbiamo orientarli a Dio con uno sforzo speciale.

 

UP  IL MISTERO DELL'ESSERE

Qualunque cosa facciamo, quale che sia il nostro livello di conoscenza di Dio, per quanto gli siamo vicini (e ciò vale ancor più fra Dio e l'uomo che fra gli uomini), permane un mistero centrale che non è mai possibile dissipare. Nel libro dell' Apocalisse c'è un passo meraviglioso nel quale Giovanni dice che quanti entreranno nel regno riceveranno in consegna una pietra bianca nella quale è scritto un nome, e tale nome è noto soltanto a Dio e a ciascuno di essi.

Questo nome non è quello con il quale siamo etichettati e chiamati in questo mondo. Il nostro vero nome, il nostro nome eterno è plasmato con accuratezza per noi, calza perfettamente sul nostro essere. Ci definisce e ci esprime completamente. E noto solo a Dio, ed è lui a comunicarcelo. Nessun altro può conoscerlo, perché esprime il nostro legame unico con colui che ci ha creati.

Quante volte i nostri rapporti umani vanno in sfacelo perché una persona vuole rivelare se stessa al di là del possibile, oppure l'altro vuole indagare in un, territorio che è consacrato unicamente a Dio. E up desiderio vano e non può essere adempiuto. E come un bambino che cerca di risalire alle fonti di una sorgente, al punto dove ha origine il flusso d'acqua, quel punto prima del quale l'acqua non c'è. In questo modo si può solo distruggere, non si può scoprire.

 

UP  PREGHIERA PIENA DI SIGNIFICATO

A meno che la preghiera che intendi offrire a Dio non sia importante e piena di significato anzitutto per te, non sarai in grado di presentarla al Signore. Se non presti attenzione alle parole che proferisci, se il tuo cuore non risponde loro, o se la tua vita non è orientata in sintonia con la preghiera, questa non sarà protesa verso Dio.

Dunque devi per prima cosa scegliere una preghiera che puoi dire con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutta la volontà, una preghiera che non ha necessariamente bisogno di essere un modello di arte liturgica, ma che dev'essere autentica, qualcosa che non sia inadeguato a ciò che vuoi esprimere. Devi comprendere la tua preghiera, in tutta la ricchezza e la precisione che essa possiede.

Devi anche mettere tutto il tuo cuore nell' atto con cui adori, un atto con cui riconosci Dio, ti prendi cura di lui, e questo è il vero significato dell'amore, un'azione che ti coinvolge nella mente, nel cuore, un' azione totalmente adeguata a ciò che sei tu.

 

UP  AL DI LÀ DEGLI UMORI

Quando assumiamo il giusto quadro mentale, quando il cuore è colmo di adorazione, di sollecitudine per gli altri, quando, come dice Luca, le nostre labbra parlano dalla pienezza del cuore (Lc 6,45), non è un problema pregare; parliamo a Dio con libertà facendo uso delle parole a noi più familiari.

Ma se dovessimo abbandonare la nostra vita di preghiera alla mercé dei nostri stati d'animo, finiremmo probabilmente per pregare di quando in quando con fervore e sinceramente, ma perderemmo per lunghi tratti qualsiasi contatto orante con Dio. Grande è la tentazione di differire la preghiera fino al momento in cui ci sentiamo vivi innanzi a Dio, e di considerare privi di sincerità qualsiasi preghiera e ogni passo in direzione di Dio compiuti in tempi nei quali la sincerità è carente. Sappiamo tutti dall' esperienza che in noi abita tutta una serie di sentimenti che non emergono in ogni momento della nostra vita; la malattia o la stanchezza possono nasconderli alla nostra consapevolezza. Anche quando amiamo profondamente, vi sono dei momenti in cui non ce ne rendiamo conto e tuttavia sappiamo che l'amore è vivo dentro di noi.

Lo stesso rimane vero riguardo a Dio; ci sono cause interne ed esterne che rendono difficile a volte la percezione del fatto che crediamo, che abbiamo in noi la speranza, che davvero amiamo Dio. In quei momenti dobbiamo agire confidando non in ciò che sentiamo, ma in quello che sappiamo.

 

 UP  L'IRRILEVANZA DELLE EMOZIONI

Nel nostro sforzo per cercare di pregare le emozioni sono pressoché irrilevanti; quel che dobbiamo portare a Dio è la nostra determinazione piena e ferma a essergli fedeli e a sforzarci di farlo dimorare in noi. Dobbiamo ricordare che frutto della preghiera non è questo o quello stato emotivo, ma un cambiamento profondo nell'insieme della nostra personalità.

Noi aspiriamo a esser resi degni di stare davanti a Dio e di concentrarci sulla sua presenza, essendo tutti i nostri desideri rivolti verso Dio, e aspiriamo a ricevere la potenza, la forza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno perché la volontà di Dio si compia in noi. Che si compia in noi la sua volontà dovrebbe essere l'unico scopo della nostra preghiera, ed è anche il criterio per discernere se stiamo pregando in modo corretto. La buona preghiera non è data da una sensazione mistica o dalle nostre emozioni.

Teofane il Recluso dice: "Ti domandi: 'Oggi ho pregato?'. Non cercare di sondare la profondità delle tue emozioni, o quanto profonda sia la tua comprensione delle cose divine; chiediti piuttosto: 'Sto compiendo la volontà di Dio meglio di prima?'. Se è così, la preghiera ha dato i suoi frutti; se non è così, per quanta comprensione tu possa aver tratto dal tempo che hai trascorso in presenza del Signore, e quali che siano le emozioni che hai provato, la preghiera non ha dato i suoi frutti".

 

UP  VOLONTÀ E VITA CRISTIANA

La concentrazione, sia nella meditazione che nella preghiera, la si può raggiungere solo grazie a uno sforzo di volontà. La nostra vita spirituale si edifica a partire dalla fede e dalla determinazione, e qualsiasi gioia inerente a essa è un dono di Dio. Serafino di Sarov, a quanti gli domandavano cosa fa sì che alcuni rimangano peccatori senza mai progredire mentre altri diventino santi, viventi in Dio, era solito rispondere: "Null'altro che la determinazione" .

Le nostre attività devono essere determinate da un atto della volontà, il che, di solito, va in direzione opposta ai nostri desideri; questa volontà, fondata sulla fede, cozza sempre contro un' altra volontà, che viene dal nostro istinto. In noi risiedono due volontà, di cui una è quella cosciente, che si possiede in misura più o meno elevata, e che consiste nella capacità di costringere noi stessi ad agire in accordo con le nostre convinzioni. La seconda è qualcosa d'altro. Sono le voglie, le aspirazioni, i desideri di tutta la nostra natura, spesso contrari al primo tipo di volontà.

Paolo parla delle due leggi in lotta l'una con l'altra (Rm 7,23). Descrive il nuovo e l'antico Adamo che sono in noi, che si fanno guerra. Non basta puntare alla vittoria del bene contro il male; ciò che è perverso, ovvero i desideri della nostra natura decaduta, dev'essere assolutamente, anche se gradualmente, trasformato in un ardente desiderio, in sete di Dio. La lotta è dura e a tutto campo.

 

UP  DISCIPLINA NELLA SEQUELA

Fare la volontà di Dio è una disciplina nel senso più nobile del termine. E anche una verifica della nostra lealtà, della fedeltà che abbiamo verso Cristo. È agendo in ogni dettaglio, in ogni momento, con tutte le nostre forze, al limite delle nostre possibilità, con la più grande integrità morale, facendo uso della nostra intelligenza, dell'immaginazione, della volontà, dei carismi e dell' esperienza che possiamo gradatamente imparare a essere strettamente e onestamente obbedienti al Signore Dio.

Se non facciamo questo la nostra sequela è illusoria e tutta la nostra vita di disciplina, quando risulta essere un insieme di regole autoimposte nelle quali ci dilettiamo e che ci rendono orgogliosi e autogratificati, non ci porta da nessuna parte, perché la spinta essenziale della nostra sequela sta nella capacità di rinnegare noi stessi, permettendo a Cristo Signore di essere la nostra mente, la nostra volontà e il nostro cuore. A meno di rinunciare a noi stessi e di accettare la sua vita al posto della nostra, a meno di ambire a ciò che Paolo descrive dicendo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20), non saremo mai né disciplinati né discepoli.

 

UP  DISCIPLINA E GRAZIA

La disciplina spirituale è una strada, un cammino nel quale ci apriamo a Cristo, alla grazia di Dio. Questa è tutta la disciplina, tutto quel che possiamo fare. E Dio che, rispondendo al nostro sforzo ascetico, ci dà la sua grazia e porta a compimento i nostri sforzi.

Tendiamo a pensare che ciò a cui dobbiamo ambire è una vita mistica elevata e profonda. Non è a questo che dovremmo tendere. Una vita mistica è dono di Dio; in sé non è opera nostra e ancor meno l'espressione della nostra dedizione a Dio.

Ciò a cui dobbiamo mirare in risposta all' amore che Dio ha dichiarato e manifestato in Cristo, è diventare discepoli autentici offrendoci in sacrificio a Dio; da parte nostra è lo sforzo ascetico a costituire la vetta della nostra lealtà, della fedeltà e dell' amore. Dobbiamo offrire questo a Dio ed egli adempirà ogni promessa che ci ha fatto. "Figlio, dammi il tuo cuore: esaudirò ogni cosa" .

 

UP  PREGHIERA E VITA

Finché continuiamo a occuparci profondamente di tutte le trivialità della vita, non possiamo sperare di pregare con tutto il cuore; queste finiranno sempre per colorare il treno dei nostri pensieri. Lo stesso vale per i nostri rapporti quotidiani con la gente, rapporti che non dovrebbero consistere soltanto nel pettegolezzo ma che dovrebbero essere basati su ciò che in ciascuno di noi è essenziale; in caso contrario, potremmo trovarci incapaci di raggiungere un livello differente quando volgiamo la nostra attenzione a Dio.

Dobbiamo estirpare ogni cosa priva di significato e volgare che dimora in noi e nei nostri rapporti con gli altri, per concentrarci su quelle cose che saremo in grado di portare con noi nell'eternità.

Non è possibile diventare un' altra persona nel momento in cui iniziamo a pregare, ma vigilando sui propri pensieri si impara gradualmente a differenziare il loro valore. E nella vita quotidiana che coltiviamo i pensieri che irrimediabilmente vengono a galla nell' ora della preghiera. La preghiera, a sua volta, muterà e arricchirà la nostra vita di tutti i giorni, divenendo il fondamento di un rapporto nuovo e reale con Dio e con quanti ci circondano.

 

UP  PREGHIERA E IMPEGNO

Le parole della preghiera possiedono la caratteristica di essere sempre parole che impegnano. Non puoi proferire parole di preghiera senza intendere implicitamente: "Se dico questo, allora è quanto mi accingo a compiere, non appena si presenterà l'occasione". Quando dici a Dio: "A qualsiasi prezzo, a qualsiasi prezzo, salvami, Signore", devi ricordarti che devi porre in ciò tutta la tua volontà, perché un giorno Dio dirà: "Ecco il prezzo da pagare".

Gli anziani scrivevano: "Dai il tuo sangue e Dio ti darà lo Spirito" (1). Questo è il prezzo da pagare. Abbandona tutto, riceverai il paradiso; abbandona la schiavitù, acquisirai la libertà. Così come la tua volontà è già coinvolta non solo nell' atto del pregare ma in ogni conseguenza della tua preghiera, allo stesso modo deve accadere per il corpo, perché un essere umano non è soltanto un'anima intrappolata provvisoriamente in un corpo. E un essere che è anima e corpo, un unico essere: l'uomo.

C'è uno sforzo fisico che si deve compiere nella preghiera, un' attenzione fisica, una maniera fisica di pregare. Il digiuno, se il cibo ti ha reso troppo pesante per la preghiera, fa parte di tale sforzo. Se fai queste cose, sarà per te come bussare a una porta.

«1» Longino 5, in Apophtegmata patrum, Serie alfabetica.

 

UP  PREGHIERA CRISTIANA

Caratteristica della preghiera cristiana è che si tratta della preghiera di Cristo, portata a suo Padre, di generazione in generazione in situazioni sempre nuove, da quanti sono, per grazia e partecipazione, la presenza di Cristo in questo mondo; è una preghiera continua e incessante a Dio, perché si compia la sua volontà, perché tutto avvenga secondo il suo disegno sapiente e pieno d'amore.

Questo significa che la nostra vita di preghiera è al tempo stesso una lotta contro tutto ciò che non è di Cristo. Prepariamo il terreno per la preghiera ogni volta che lasciamo perdere qualcosa che non appartiene a Cristo, che non è degna di lui, e solo la preghiera di chi, come Paolo, può dire "Io vivo, non io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20) è vera preghiera cristiana.

 

UP  SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ

Dato che la chiesa è un' estensione della presenza di Cristo nel tempo e nello spazio, in qualsiasi preghiera cristiana dovrebbe essere Cristo stesso che prega, sebbene questo implichi una purezza di cuore che noi non possediamo. Le orazioni della chiesa sono le preghiere di Cristo, particolarmente nella preghiera eucaristica, dove è Cristo che prega dall'inizio alla fine; ogni altra preghiera, però, nella quale chiediamo qualcosa che riguardi una situazione concreta è sempre preceduta da un "se".

Nella maggior parte dei casi non sappiamo per cosa avrebbe pregato Cristo in una simile situazione, e per questo introduciamo il "se", volendo significare che per quanto ci è dato di vedere, per quel che sappiamo della volontà di Dio, questo è quanto desideriamo avvenga perché si compia la sua volontà.

Ma il "se" significa anche: ripongo in queste parole il mio desiderio che avvenga la cosa migliore; per questo tu puoi mutare questa richiesta concreta in qualsiasi cosa di tuo gradimento, assumendo la mia intenzione, il desiderio che si compia la tua volontà, anche se io sono così stolto da esporre come mi piacerebbe che essa venga compiuta (Rm 8,26).

 

UP  IL SILENZIO DELLA SEQUELA

La sequela inizia con il silenzio e l'ascolto. Quando ascoltiamo qualcuno, pensiamo di essere in silenzio perché non parliamo; ma le nostre menti continuano a lavorare, le nostre emozioni reagiscono, la nostra volontà si schiera pro o contro quel che stiamo ascoltando; possiamo anche spingerei oltre, in pensieri e sentimenti che ronzano nella testa e che nulla hanno a che vedere con quello che viene detto. Questo non è il silenzio di cui la sequela ha bisogno.

Il vero silenzio al quale dobbiamo tendere come punto di partenza è un riposo totale della mente, del cuore e della volontà, il silenzio totale di tutto ciò che è in noi, compreso il nostro corpo, di modo che possiamo essere pienamente consapevoli delle parole che stiamo udendo, completamente all' erta e tuttavia nella quiete più totale.

Il silenzio di cui sto parlando è il silenzio della sentinella che monta la guardia in un momento critico: vigile, immobile, con lo sguardo fisso e tuttavia attenta a ogni suono, a ogni movimento. Questo silenzio di attesa è il primo requisito della sequela, e non lo si ottiene senza un certo sforzo. Richiede da parte nostra che alleniamo l'attenzione, il corpo, la mente e le emozioni, perché ogni cosa sia mantenuta completamente e perfettamente in ordine.

 

UP  UN CORPO PACIFICATO

Dobbiamo imparare ad acquisire un corpo pacificato. Quale che sia la nostra attività psicologica, il nostro corpo reagisce a essa, e il nostro stato corporeo determina in una certa misura il tipo o la qualità della nostra attività psicologica.

Teofane il Recluso, nei suoi consigli rivolti a chi desidera dedicarsi alla vita spirituale, afferma che una delle condizioni indispensabili per riuscire in essa è non permettersi mai la rilassatezza del corpo: "Siate come corde di violino, accordate secondo una nota ben precisa, senza rilassamento o tensione eccessiva, con il corpo eretto, le spalle dritte, un portamento agile della testa, le tensioni di ogni muscolo orientate verso il cuore".

Molto è stato scritto e detto sui modi in cui il corpo può essere sfruttato per aumentare la capacità di attenzione; ma a un livello accessibile a molti, il consiglio di Teofane suona semplice, preciso e pratico. Dobbiamo imparare a rilassarci e contemporaneamente a essere pronti. Dobbiamo dominare il nostro corpo in modo che non sia d'intralcio, ma renda più facile il raccoglimento.

 

UP  PREGHIERA PURIFICATA

A volte pensiamo che non siamo degni di pregare, e perfino che non ne abbiamo il diritto. E una tentazione. Ogni goccia d'acqua, da qualsiasi parte provenga, da una pozzanghera come dall'oceano, viene purificata mediante l'evaporazione; lo stesso è di ogni preghiera che sale a Dio.

Più ci sentiamo avviliti, e più abbiamo bisogno di pregare. E senz' altro quello che provò un giorno Ivan di Cronstadt quando, mentre pregava sotto lo sguardo di un demonio, questi gli borbottò: "Tu, ipocrita, come osi pregare con la tua mente sudicia, piena dei pensieri che vi ho letto?". Egli rispose: "E proprio perché la mia mente è colma di pensieri che mi disgustano e contro i quali combatto che sto pregando Dio".

 

UP  PREGHIERA SPONTANEA

La preghiera spontanea è possibile in due situazioni: essa ha luogo in momenti nei quali avvertiamo vivamente la presenza di Dio, quando questa consapevolezza ci chiede una risposta orante, gioiosa, quando richiama tutte le forme di risposta che siamo in grado di offrire, essendo noi stessi e presentandoci al Dio vivente; oppure quando, improvvisamente, ci accorgiamo del pericolo mortale nel quale ci troviamo venendo a Dio, momenti nei quali improvvisamente sale dalle nostre profondità un grido di disperazione e di scoramento, o anche dalla sensazione che non vi sia speranza di salvezza per noi a meno che sia Dio a salvarci.

La preghiera spontanea deve sgorgare dall' anima, non possiamo semplicemente girare un rubinetto e aspettarci che esca. Non è lì perché possiamo attingerla e usarla in ogni momento. Viene dalle profondità della nostra anima, dallo stupore o dall' angoscia, ma non viene dalla situazione media nella quale non siamo né sommersi dalla presenza divina né sopraffatti dalla percezione di chi siamo e dove ci troviamo. In quei momenti di grigiore, cercare di ricorrere alla preghiera spontanea è un esercizio completamente illusorio.

 

UP  PREGHIERA DI CONVINZIONE

Abbiamo bisogno di alcune forme di preghiera profondamente radicate nella convinzione, diverse dalla preghiera spontanea. Per trovare tali forme si può attingere a molte orazioni che sono a nostra disposizione. Possediamo infatti già un ricco armamentario di preghiere scritte negli spasmi della fede, dallo Spirito santo.

Abbiamo ad esempio i Salmi; possediamo un gran numero di preghiere lunghe e brevi nel tesoro liturgico di tutte le chiese, e a esse possiamo attingere. Quel che conta è imparare e conoscere un numero sufficiente di tali preghiere e avere, al momento giusto, la possibilità di trovare le parole giuste per pregare. E questione di apprendere a memoria un certo numero di passi significativi, dei Salmi come delle preghiere dei santi.

Imparate quei passi, perché nel giorno in cui sarete così demoralizzati, così profondamente disperati da non poter far emergere dalla vostra anima nessuna espressione spontanea, nessuna frase che sia vostra, scoprirete che queste parole emergono e si offrono a voi come un dono di Dio, un dono della chiesa, un dono della santità, che viene in soccorso alla nostra mancanza di forze. Allora sì che si ha bisogno delle preghiere che si sono imparate e che abbiamo reso una parte di noi.