PRECEDENTE  ANTHONY BLOOM  PREGHIERE
LA PREGHIERA GIORNO DOPO GIORNO

Metropolitan Anthony arranged for Daily Reading, by H. Wybrew, Springfie1d 1988
TRADUZIONE: Riccardo Larini

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

III III III

La vera preghiera
Dio in noi
La nascita della preghiera
Preghiera come incontro
Incontro nella verità
Il Dio vero
Leggendo la Scrittura (1)
Leggendo la Scrittura (2)
Meditare con disciplina
Metodo di meditazione
Il contrasto fra preghiera e meditazione
Lo scopo della meditazione
Vivere in modo creativo
Profondità poco profonde
L'inizio della preghiera
La condizione per una vita di preghiera
Conversione
Pentimento
Il Dio noto e il Dio ignoto
Il silenzio di Dio

Il silenzio dell'uomo
Concentrarsi su Dio e nient'altro
Pregare nel regno
Dio al primo posto
Il mistero dell' essere
Preghiera piena di significato
Al di là degli umori
L'irrilevanza delle emozioni
Volontà e vita cristiana
Disciplina nella sequela
Disciplina e grazia
Preghiera e vita
Preghiera e impegno
Preghiera cristiana
Sia fatta la tua volontà
Il silenzio della sequela
Un corpo pacificato
Preghiera purificata
Preghiera spontanea
Preghiera di convinzione

Preghiera continua
Preghiera costante
Domanda
Sferruzzando davanti a Dio
Il senso della presenza di Dio
Contemplazione e intercessione
Preghiera senza risposta
Preghiera del perfetto silenzio
Comunione di santi e di peccatori
Preghiera per i morti
Preghiera ai morti
La vera umiltà
Santità
La santità di Dio in noi
La chiesa come luogo santo
Corpo e anima
Perdono
Croce e incarnazione
Morte e resurrezione
In adorazione del mistero

 

 UP PREGHIERA CONTINUA

Un ultimo modo per pregare è l'utilizzo, più o meno ininterrotto, di preghiere vocali che fungano da sottofondo, da bastone da passeggio, lungo tutto l'arco della giornata e per tutta la vita.

Penso a qualcosa che si riferisce in modo specifico alla tradizione ortodossa. E quella che chiamiamo la "preghiera di Gesù", una preghiera incentrata sul nome di Gesù. "Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore". Questa preghiera è usata non solo da monaci e monache ma anche da semplici cristiani.

È la preghiera della stabilità, perché non è un' orazione discorsiva - non ci muoviamo da un pensiero a un altro pensiero - è una preghiera che ci pone faccia a faccia con Dio mediante una professione di fede in lui, e definisce una situazione che riguarda noi stessi. È una professione di fede che, secondo il pensiero di molti asceti e mistici ortodossi, riassume in sé tutto l'evangelo.

 

UP  PREGHIERA COSTANTE

È difficile pregare per un giorno intero. A volte proviamo a immaginare come potrebbe essere. Pensiamo alla vita liturgica dei monaci contemplativi oppure alla vita di preghiera di un anacoreta. Non ci capita spesso di pensare a una vita di preghiera che abbia luogo in una vita ordinaria, nella quale tutto diventi preghiera o occasione di preghiera. Ma questo è un modo facile per pregare, sebbene sia ovviamente molto esigente.

Alziamoci al mattino e offriamoci a Dio. Ci siamo risvegliati da un sonno che ci separa dalla giornata precedente. Il risveglio ci offre una nuova realtà, un giorno mai esistito prima, un tempo e uno spazio sconosciuti si spiegano davanti a noi come una campo di neve intatta. Chiediamo al Signore di benedire questa giornata, e di benedire noi in essa.

Quando abbiamo fatto questo, prendiamo sul serio la nostra richiesta, così come la risposta silenziosa che ci è stata data. Siamo benedetti da Dio, la sua benedizione sarà sempre con noi, in ogni nostra azione perché questa sia capace di accogliere tale benedizione. La perderemo solo quando volgeremo lo sguardo lontano da Dio. E Dio sarà con noi anche allora, pronto a venire in nostro aiuto, disposto a renderci la grazia che abbiamo respinto.

 

UP  DOMANDA

Molte delle nostre preghiere sono preghiere di domanda, e sembra che la gente pensi alla domanda come alla forma più bassa della preghiera; più in alto c'è la gratitudine, in cima la lode.

Ma in realtà sono la gratitudine e la lode a essere espressione di un rapporto inferiore. Al nostro livello mediocre di fede è più facile cantare inni di lode o rendere grazie a Dio piuttosto che fargli fiducia in misura sufficiente da chiedergli qualcosa con fede. Anche persone che credono tiepidamente possono volgersi a ringraziare Dio quando qualcosa di piacevole capita nella loro vita; e ci sono momenti di esaltazione in cui tutti sono capaci di cantare a Dio.

Ma è ben più difficile avere una tale fede indivisa da rivolgere una domanda con tutto il cuore e con tutta la mente, nella fiducia più totale. Nessuno dovrebbe guardare con sussiego alla preghiera di domanda, perché la capacità di dire tali preghiere è una verifica dell' autenticità della nostra fede.

 

 UP SFERRUZZANDO DAVANTI A DIO

Ricordo che una delle prime persone che venne a chiedermi consigli dopo che ero stato ordinato presbitero fu una vecchia signora che disse: "Padre, ho pregato quasi incessantemente per quattordici anni, e non ho mai avvertito la presenza di Dio". Allora le dissi: "Gli ha dato una chance di proferire anche solo una parola?". "Oh no" mi disse, "ho parlato io per tutto il tempo, non è forse questa la preghiera?". Le dissi: "No, non penso che lo sia, e quel che le suggerisco è di mettere da parte quindici minuti ogni giorno, restando seduta a sferruzzare davanti al volto di Dio".

E così fece. Con quale risultato? Presto venne da me e disse: "E straordinario, quando prego Dio, in altre parole quando gli parlo, non sento nulla, ma quando mi siedo nella calma, faccia a faccia con lui, allora mi sento avvolta dalla sua presenza.

Non sarai mai in grado di pregare Dio realmente e con tutto il tuo cuore se non impari a tacere e a gioire a causa del miracolo della sua presenza, o se preferisci, del tuo stare faccia a faccia con lui anche se non lo vedi.

 

 UP IL SENSO DELLA PRESENZA DI DIO

Se impari a far uso di una preghiera che hai scelto nei momenti in cui puoi dedicare tutta la tua attenzione alla presenza divina e offri a Dio questa preghiera, quello che accade poco alla volta è che la consapevolezza di Dio cresce in te a tal punto che sia che tu stia in mezzo alla gente, ascoltando e parlando, sia che te ne stia solo a lavorare, questa consapevolezza è così forte che anche se sei con delle persone riuscirai ancora a pregare.

Quando piove su di noi una grande gioia, un grande dolore o un grande dispiacere, non li dimentichiamo nel corso della giornata. Ascoltiamo la gente, svolgiamo la nostra attività lavorativa, leggiamo, facciamo quel che dobbiamo fare, e il dolore per quel che abbiamo perso, o la consapevolezza della nostra gioia, della notizia esilarante, rimane incessantemente con noi. Lo stesso dovrebbe accadere con il senso della presenza di Dio.

E se il senso della presenza di Dio è così chiaro, allora si può pregare mentre si è occupati in altre faccende. Si può pregare mentre si fa un lavoro fisico, ma anche quando si sta con la gente, in ascolto o anche impegnati in qualche forma di conversazione o di relazione. Non è comunque questa la prima cosa che ci succede, e dobbiamo educare noi stessi anzitutto ad acquisire un atteggiamento di attenzione adorante e un cuore contrito, in condizioni che permettono di sviluppare questi atteggiamenti, perché è facile distrarsi, scivolando nella preghiera dalla vigilanza al sogno.

 

UP  CONTEMPLAZIONE E INTERCESSIONE

Il fatto che siamo presenti in una situazione la cambia profondamente perché Dio si rende allora presente con noi, mediante la nostra fede. Ovunque siamo, a casa con la nostra famiglia, con gli amici quando sta per scoppiare una lite, al lavoro o semplicemente in metropolitana, per la strada, in treno, possiamo raccoglierei e dire: "Signore, io credo in te, vieni in mezzo a noi".

E grazie a questo atto di fede, in una preghiera contemplativa che non ha bisogno di vedere, possiamo intercedere presso Dio che ha promesso di essere presente quando noi lo invochiamo. A volte ci mancano le parole, altre volte non sappiamo come comportarci in modo sensato, ma possiamo sempre chiedere a Dio di venire e di rendersi presente. E ci accorgeremo che muterà spesso l'atmosfera, avranno fine le liti, verrà la pace.

Questo non è un modo meno importante di intercedere, quantunque sia meno spettacolare di un grande sacrificio. In esso vediamo ancora una volta come contemplazione e azione siano inseparabili, e come l'azione cristiana sia impossibile senza la contemplazione. Vediamo pure come la contemplazione non sia allora una visione di Dio e basta, ma una visione profonda di ogni realtà che ci mette in condizione di coglierne il significato eterno. La contemplazione non è la visione di Dio e nient' altro, ma del mondo in lui.

 

UP  PREGHIERA SENZA RISPOSTA

"Chiedete e vi sarà dato"(Mt 7,7). Queste parole sono una spina nel fianco per la coscienza dei cristiani, e non possono essere accolte né essere respinte. Rifiutarle vorrebbe dire un rifiuto dell'infinita gentilezza di Dio, e tuttavia non siamo ancora abbastanza cristiani da accettarle.

Sappiamo che il Padre non darà pietre a chi chiede pane (Mt 7,9), ma non pensiamo a noi stessi come a bambini che non sanno quali sono i loro veri bisogni e ciò che è bene e male per le loro vite. Tuttavia sta qui la risposta a molte preghiere inesaudite.

Possiamo trovare risposta anche nelle parole di Giovanni Crisostomo: "Non siate angosciati se non ricevete subito quanto avete domandato: Dio vuole farvi un bene maggiore attraverso la vostra perseveranza e la vostra preghiera".

 

UP  PREGHIERA DEL PERFETTO SILENZIO

Vi sono delle occasioni nelle quali non abbiamo bisogno di alcuna parola di preghiera, né delle nostre né di quelle di qualunque altra persona; allora preghiamo in perfetto silenzio. Questo silenzio è la preghiera ideale, sempre che, s'intende, sia un silenzio reale e non sia un sognare a occhi aperti.

Abbiamo ben poca esperienza di cosa significhino un silenzio profondo del corpo e dell'anima, quando una completa serenità riempie l'anima, e una pace totale penetra in tutto il corpo; quando scompare ogni tumulto e agitazione e ci troviamo davanti a Dio, completamente disponibili in un atto di adorazione. Ci possono essere delle volte in cui ci sentiamo fisicamente e mentalmente rilassati, stanchi di parlare perché abbiamo già usato tante parole; non vogliamo smuovere le acque e ci sentiamo felici in questo fragile equilibrio; siamo veramente sul confine da cui si può scivolare in un sogno a occhi aperti.

Il silenzio interiore è assenza di qualsiasi genere di movimento di pensieri o di emozioni nell'intimo, ma è un perfetto stato di veglia, di apertura a Dio. Dobbiamo custodire il silenzio quando ci è possibile, senza mai lasciare che questo degeneri in semplice appagamento. Per evitare che questo avvenga i grandi scrittori dell'ortodossia ci ammoniscono di non abbandonare mai le forme usuali dell' orazione, perché anche coloro che hanno raggiunto questo silenzio contemplativo hanno trovato necessario, ogni volta che hanno rischiato di cadere nella fiacchezza spirituale, reintrodurre parole di preghiera fino a giungere nuovamente a rinnovare il silenzio con la preghiera stessa.

 

UP  COMUNIONE DI SANTI E DI PECCATORI

La chiesa non fa distinzione fra i vivi e i morti. Dio non è il Dio dei morti, ma è il Dio dei viventi. Per lui tutti gli uomini sono in vita, e così è pure per la chiesa.

In questa prospettiva escatologica possiamo vedere la morte come la grande speranza e attendere con gioia il giudizio e la venuta di Cristo. Possiamo dire con lo Spirito della chiesa: "Vieni presto, Signore Gesù" (Ap 22,20). Storia ed eternità sono una cosa sola, nell'éscathon come nell'eucaristia.

La preghiera della chiesa include non solo i membri della chiesa ma per mezzo di loro e grazie a loro il mondo intero. Essa percepisce la globalità del mondo come chiesa potenziale, quella chiesa totale per la quale spera. E nella chiesa, in questa prospettiva escatologica, tutte le cose hanno già raggiunto il compimento e contemporaneamente vanno ancora dispiegandosi nel tempo. Abbiamo un rapporto vivo con tutti i morti e tutti i viventi nella comunione dei santi e dei peccatori.

 

UP  PREGHIERA PER I MORTI

Se credete che le orazioni per i vivi siano loro di aiuto, perché non pregare per i morti? La vita è una, perché Luca dice: "Egli non è il Dio dei morti ma dei vivi" (Lc 20,38). La morte non è la fine, ma una tappa nel destino dell'uomo, e questo destino non viene pietrificato nell' ora della morte.

L'amore espresso dalle nostre preghiere non è sprecato; se 1'amore avesse potere sulla terra e non ne avesse dopo la morte finirebbe tragicamente per contraddire la parola della Scrittura secondo cui l'amore è forte come la morte (Ct 8,6), e l'esperienza della chiesa, secondo cui l'amore è più forte della morte, perché Cristo ha vinto la morte nel suo amore per l'umanità.

 

UP  PREGHIERA AI MORTI

Non preghiamo solo per certe persone ma anche rivolti a delle persone. Preghiamo Maria e i santi. Non ci rivolgiamo a loro però per allontanare da noi il giudizio severo di Dio grazie alla loro dolcezza. Sappiamo che la loro volontà coincide con quella di Dio e questa armonia ingloba nella carità tutti i vivi e i morti. Se è vero che il nostro Dio non è il Dio dei morti ma dei viventi, non è forse naturale il nostro pregare rivolti a coloro che sono per noi esempi così luminosi?

Ciascuno di noi può trovare fra i santi una figura che lo attrae in modo particolare. Noi non operiamo tuttavia distinzioni radicali fra chi è santo e chi non lo è. Certi santi sono stati messi da parte da Dio come esempio per tutti i cristiani. Questo non significa che altri non lo siano stati. Ed è decisamente giusto che si preghi rivolgendosi ai genitori e agli amici defunti, senza che questo costituisca una bestemmia.

 

UP  LA VERA UMILTÀ

L'umiltà non consiste nel cercare sempre di umiliarsi e di rinunciare alla dignità che Dio ci assegna e pretende da noi, perché siamo suoi figli e non suoi schiavi. L'umiltà come la cogliamo nei santi non nasce solamente dalla loro consapevolezza di essere dei peccatori, perché perfino un peccatore può portare a Dio un cuore spezzato e contrito, e una parola di perdono è sufficiente a cancellare tutto il male presente e passato.

L'umiltà dei santi viene dalla loro visione della gloria, della maestà, della bellezza di Dio. Non è nemmeno la percezione di un contrasto che dà origine alla loro umiltà, ma la consapevolezza che Dio è così santo, una tale rivelazione di bellezza perfetta, di un amore che colpisce in maniera tale che la sola cosa che essi possono fare al suo cospetto è prostrarsi davanti a lui in adorazione, nella gioia e nello stupore.

Quando Teresa provò la grande esperienza dell'amore straripante che Dio ha per noi, essa cadde in ginocchio, piangendo di gioia e di meraviglia; quando si alzò era una persona nuova, nella quale la presa di coscienza dell' amore di Dio lasciò "una sensazione di impagabile riconoscenza". Questa è umiltà, non l'umiliazione.

 

UP  SANTITÀ

È molto importante per la comprensione della santità capire che essa ha due poli: Dio e il mondo. La sorgente, il fulcro e il suo contenuto è Dio; ma il punto di applicazione, il luogo in cui nasce, si sviluppa e viene espressa poi in termini di salvezza cristiana, è il mondo, questo ambiguo mondo che da una parte fu creato da Dio ed è oggetto di un tale amore che il Padre ha dato per la sua salvezza il suo Figlio unigenito, e dall' altra è caduto nella schiavitù del peccato.

Questo polo della santità che riguarda il mondo ha perciò due aspetti: una visione del mondo come è stato pensato e amato da Dio, e al tempo stesso un ascetismo che ci chiede di liberarci dal mondo e di liberare il mondo dalla presa di Satana.

Questo secondo elemento, questa lotta che è la nostra vocazione, è parte integrante della santità. I padri del deserto, gli asceti delle origini, non fuggivano il mondo nel senso in cui a volte gli uomini moderni cercano di sfuggire alla sua morsa per trovare un porto sicuro in cui ripararsi; essi partivano per vincere il nemico in battaglia. Con la grazia di Dio, nella forza dello Spirito, si dedicavano al combattimento.

 

UP  LA SANTITÀ DI DIO IN NOI

Tutta la santità è santità di Dio in noi: è una santità che è partecipazione e, in un certo modo, più che partecipazione, perché col partecipare a ciò che riceviamo da Dio diventiamo rivelazione di ciò che ci trascende. Luci limitate, riveliamo la luce.

Ma dovremmo ricordare anche che in questa vita nella quale ci sforziamo di raggiungere la santità, la nostra spiritualità andrebbe definita in termini molto oggettivi e puntuali. Quando leggiamo libri di spiritualità o ci dedichiamo allo studio di questa materia, vediamo che essa, esplicitamente o implicitamente, è costantemente definita come un atteggiamento, uno stato dell' anima, una condizione interiore, un tipo d'interiorità, e così via.

In realtà, se cerchiamo la definizione ultima e cerchiamo di scoprire il nucleo intimo della spiritualità, troviamo che essa non consiste negli stati dell' anima a noi familiari, ma nella presenza e nell' azione dello Spirito in noi, attraverso di noi e per mezzo di noi nel mondo. Non vi è altra santità all'infuori di quella di Dio; è come membra del corpo di Cristo che ci è possibile partecipare alla sua santità, in Cristo e nello Spirito.

 

UP  LA CHIESA COME LUOGO SANTO

Quando costruiamo una chiesa o isoliamo un luogo di culto facciamo qualcosa che va ben al di là del significato immediato di quello che stiamo costruendo. Il mondo intero che Dio ha creato è divenuto luogo nel quale l'uomo ha peccato; il divisore è all'opera, un combattimento procede incessantemente; non c'è luogo sulla terra che non sia stato sporcato dal sangue, dalla sofferenza o dal peccato.

Quando scegliamo una piccola porzione di mondo, invocando il potere stesso di Dio in riti che trasmettono la sua grazia, per benedire tale porzione, quando la purifichiamo dalla presenza dello spirito del male e la separiamo affinché diventi punto di appoggio di Dio sulla terra, riconquistiamo a Dio una piccola fetta di questo mondo sconsacrato.

Possiamo dire che questo è un luogo in cui il regno di Dio si rivela e si manifesta con potenza. Quando veniamo in chiesa dovremmo essere consapevoli del fatto che stiamo entrando in terra santa, in un luogo che appartiene a Dio, e dovremmo comportarci di conseguenza.

 

UP  CORPO E ANIMA

Il corpo è stato preparato per la sepoltura; esso non è un logoro pezzo di stoffa, come pare piaccia pensare a certi devoti, gettato via affinché l'anima sia libera. Un corpo è molto più di questo per un cristiano; non vi è nulla che accada all' anima a cui anche il corpo non prenda parte. Riceviamo delle impressioni da questo mondo come pure da quello divino, anche attraverso il corpo.

Ogni sacramento è dono di Dio, conferito all'anima per mezzo di azioni fisiche; le acque del battesimo, l'olio del crisma, il pane e il vino della mensa eucaristica sono tutti presi dal mondo materiale. Non possiamo compiere né il bene né il male senza operare in unione col nostro corpo.

Il corpo non esiste solamente per far sì che l'anima nasca, maturi e poi se ne vada, abbandonandolo; il corpo, dal primo all'ultimo giorno, ha cooperato con l'anima in ogni cosa ed è, assieme all' anima, l'uomo totale. Rimane segnato per sempre dall'impronta dell'anima e dalla vita che insieme hanno condiviso. Legato all' anima, il corpo è anche unito, mediante i sacramenti, allo stesso Gesù Cristo. Noi comunichiamo al suo corpo e al suo sangue, e il corpo viene quindi unito a pieno titolo al mondo divino con il quale entra in contatto.

 

UP  PERDONO

Il giudizio non porterebbe a noi null' altro che terrore se non avessimo la speranza certa del perdono. E il dono stesso del perdono è contenuto implicitamente nell' amore di Dio e in quello degli uomini. Tuttavia non basta che sia garantito il perdono, dobbiamo essere pronti ad accoglierlo, ad accettarlo.

Dobbiamo acconsentire a essere perdonati con un atto di fede coraggiosa e di generosa speranza, dobbiamo dare umilmente il benvenuto al dono ricevuto, come a un miracolo che solo l'amore, amore umano e divino, può operare, restando riconoscenti in ogni tempo per la sua gratuità, il suo potere di restaurare, di guarire, la sua forza rigenerante.

Non dobbiamo mai confondere il perdonare col dimenticare, o immaginare che queste cose procedano insieme. Esse non solo non si accompagnano l'una all'altra, ma si escludono a vicenda. Cancellare il passato ha ben poco a che vedere con un perdono costruttivo, ricco d'immaginazione, pieno di frutti; la sola cosa che deve andarsene, che dev'essere cancellata dal passato, è il veleno; l'amarezza, il risentimento, l'allontanamento; ma non la memoria.

 

UP  CROCE E INCARNAZIONE

Per comprendere il significato della morte redentrice di Cristo, dobbiamo cogliere il senso dell'incarnazione. Ognuno di noi è nato nel tempo, dal non-essere. Entriamo in una vita precaria e fugace, per crescere nella stabilità della vita senza fine. Chiamati dal nulla dalla Parola di Dio entriamo nel tempo, ma nel tempo possiamo trovare l'eternità, perché l'eternità non è un flusso di tempo che, non ha mai fine. L'eternità non è qualcosa. E Qualcuno. L'eternità è Dio stesso, che è possibile incontrare nel fluire effimero del tempo e attraverso quest'incontro, tramite la comunione che Dio ci offre per grazia e amore nella libertà reciproca, possiamo accedere all' eternità e condividere la vita stessa di Dio, diventare, nelle parole audaci di Pietro: "Partecipi della natura divina" (2Pt 1,4).

La nascita del Figlio di Dio è diversa dalla nostra. Egli non entra nel tempo dal nulla. La sua nascita non è l'inizio di una vita, di una vita destinata a crescere per sempre; è la limitazione di una pienezza che esisteva prima che il mondo avesse inizio. Colui che possedeva la gloria eterna con il Padre, prima di tutti i secoli, entra nel nostro mondo, nel mondo creato, nel quale l'uomo ha portato il peccato, la sofferenza, la morte. La nascita di Cristo è per lui non l'inizio della vita, bensì l'inizio della morte. Egli accetta tutto ciò che appartiene alla nostra condizione e il primo giorno della sua vita sulla terra è il primo giorno della sua ascesa verso la croce.

 

UP  MORTE E RESURREZIONE

La gioia della resurrezione è qualcosa che anche noi dobbiamo apprendere dall' esperienza, ma possiamo sperimentarla soltanto se prima impariamo la tragedia della croce. Per sorgere nuovamente, dobbiamo morire. Morire al nostro egoismo che ci ostacola, morire alle nostre paure, morire a tutto ciò che rende il mondo così angusto, così freddo, così piccolo, così crudele. Morire perché le nostre anime possano vivere, possano esultare, possano scoprire dove ha origine la vita. Se facciamo questo allora la resurrezione di Cristo sarà scesa anche su di noi.

Ma senza la morte in croce non c'è resurrezione, resurrezione che è gioia, gioia di una vita ritrovata, gioia della vita che nessuno potrà mai più rapirci! La gioia di una vita sovrabbondante, che come un torrente scende dai colli portando con sé il cielo stesso riflesso nello scintillio delle acque.

La resurrezione di Cristo è una realtà storica come fu reale la sua morte in croce, ed è in quanto appartiene alla storia che noi vi crediamo. Non è solo coi nostri cuori, bensì con la totalità della nostra esperienza che conosciamo il Cristo risorto. Possiamo conoscerlo giorno dopo giorno come gli apostoli. Non il Cristo della carne, ma il Cristo che vive per sempre. Il Cristo dello spirito di cui parla Paolo, il Cristo risorto che appartiene al tempo e all'eternità perché morto una sola volta sulla croce, ora vive per sempre.

 

 UP IN ADORAZIONE DEL MISTERO

Dobbiamo essere pronti a scoprire che l'ultimo passo del nostro rapporto con Dio è un atto di pura adorazione, faccia a faccia con un mistero nel quale non è possibile entrare.

Cresciamo nella conoscenza di Dio gradualmente, di anno in anno, fino alla fine della nostra vita, e continueremo a farlo lungo tutta l'eternità, senza mai giungere al punto di poter dire di sapere ormai tutto quel che è conoscibile in Dio. Questo processo di graduale svelamento di Dio ci porta in ogni momento a essere con alle spalle la nostra esperienza passata e innanzi a noi il mistero di Dio, conoscibile e ancora sconosciuto.

Quel poco che sappiamo di Dio ci rende difficile imparare di più, perché il di più non può essere aggiunto semplicemente al poco, dato che ogni incontro porta un tale mutamento di prospettiva che quel che era noto in precedenza diviene quasi non vero alla luce di quello che si apprenderà più tardi.