PICCOLI GRANDI LIBRI  DIONIGI CARDINAL TETTAMANZI
Arcivescovo di Milano

L'AMORE DI DIO
È IN MEZZO A NOI

La missione della famiglia a servizio del Vangelo

FAMIGLIA COMUNICA LA TUA FEDE
Anno pastorale 2007 -2008

CENTRO AMBROSIANO

Introduzione
L'AMORE DI DIO È STATO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI
Iniziamo la seconda tappa del nostro Percorso
Con grande speranza tra problemi e opportunità
Nell'accoglienza, nell'ascolto e nella condivisione
-
La gloria di Gesù e la fede dei discepoli

Capitolo Primo Capitolo Secondo Capitolo Terzo
CREDETTE LUI
CON TUTTA LA SUA FAMIGLIA
CRESCEVA IN SAPIENZA E GRAZIA RIMANETE NEL MIO AMORE

LA FAMIGLIA E IL DONO DELLA FEDE
1. I suoi discepoli credettero in lui
Lo accolsero con gioia
Il frutto dell'ascolto della Parola
Vi era un funzionario del re che aveva un figlio
La preoccupazione per la fede dei figli
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive»
È possibile educare alla fede
Credette lui con tutta la sua famiglia
Il secondo miracolo di Cana
2. La fede, frutto dell'amore gratuito di Dio
La grazia della fede e del matrimonio cristiano
Un dono da ravvivare
La pastorale familiare
come servizio al dono della fede

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FAMIGLIA E LA TRASMISSIONE DELLA FEDE
1. Il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme
Il bambino cresceva e si fortificava
Una crescita armoniosa nella vita quotidiana
Si recavano tutti gli anni a Gerusalemme
La fede dei genitori
Quando Gesù ebbe dodici anni
Introdurre un figlio nella comunità
Gesù rimase a Gerusalemme
La libertà dei figli e
la sofferenza di genitori e nonni
E poi si misero a cercarlo
Il rispetto educativo e la vocazione
Tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore
La sapienza di Dio tra stupore e domande
Le cose del Padre
Verso un'obbedienza comune
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore
Il cammino educativo della fede
2. La famiglia soggetto missionario nella comunicazione della fede
Famiglia e comunità a servizio del Vangelo
La comunicazione della fede nella famiglia
La comunicazione della fede nella comunità
3. La famiglia introduce alla fede
Il dono del battesimo
La preparazione al battesimo
L'accompagnamento dopo il battesimo
L'introduzione alla fede degli adulti
La trasmissione della fede
e la responsabilità educativa

LA FAMIGLIA E L'EDUCAZIONE ALL'AMORE
1. Di tutte più grande è la carità
2. La famiglia fa crescere l'amore
Le famiglia scuola dell' amore e del dono di sé
L'età giovanile e le relazioni affettive
Verso il matrimonio cristiano
3. La famiglia è fedele nell'amore
Vivere l'amore e la testimonianza della fede
nelle situazioni difficili
La trasmissione della fede
e l'accoglienza delle famiglie in difficoltà
La testimonianza della famiglia nella società

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conclusione
L'ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE

Capitolo Terzo

RIMANETE NEL MIO AMORE

La famiglia e l'educazione all'amore

1. DI TUTTE PIÙ GRANDE È LA CARITÀ

33. Iniziare alla fede significa introdurre al mistero di Dio che è amore (cfr 1 Giovanni 4,8): il credere si realizza nell'amare. L'amore-carità, come ricorda l'apostolo Paolo, è ciò che resterà alla fine: «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!» (1 Corinzi 13,13).

La fede dà senso e pienezza all' anelito di amore iscritto in ogni persona, 'fin nella densità del suo corpo. Di conseguenza l'educazione all'amore non è un' aggiunta, ma il naturale compimento della trasmissione della fede: l'iniziazione cristiana raggiunge il suo scopo quando colui che crede nel Signore vive nell'amore di Dio e verso il prossimo. C'è dunque un intreccio profondo e vivo tra la traditio fidei e la traditio amoris. Se questo rapporto inscindibile tra fede e amore fosse maggiormente compreso e interiorizzato, anzitutto da parte dei genitori e degli educatori, anche gli adolescenti e i giovani non sentirebbero così fortemente il contrasto tra una fede "astratta" e la concretezza del loro desiderio e bisogno di essere amati e di amare.

Se è vero che «l'uomo non può vivere senza amore», che «egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non si incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (Giovanni Paolo Il, Redemptor hominis, n. lO), si deve concludere che la famiglia) proprio in forza della sua stessa natura di «intima comunità di vita e d'amore coniugale» (Gaudium et spes, n. 48), è l'ambito primo e privilegiato per sperimentare l'amore e quindi per crescere in "umanità".

In modo del tutto speciale ciò deve potersi dire della famiglia cristiana. Infatti, secondo il disegno di Dio l'uomo e la donna che "si sposano nel Signore" sono chiamati a vivere ed esprimere in tutta la loro vita, non semplicemente il proprio amore umano, ma lo stesso amore che esiste tra Cristo e la Chiesa (cfr Efesini 5,22-33), lo stesso amore della Santissima Trinità. Come la gloria, che Gesù ha manifestato nel "segno" di Cana, è il mistero di amore di Dio che nello Spirito si effonde su di noi, così ogni servizio alla fede compiuto dalla famiglia cristiana chiede di sfociare nell' amore nuovo, nella carità. La carità è insieme inno di lode a Dio e vita di servizio e dedizione fraterna; essa può nascere solo dal custodire e "abitare" nell' amore di Dio, nell' amore del Padre presente nel Figlio, secondo le parole stesse di Gesù che troviamo nel vangelo di Giovanni:

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi; chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti; rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati
(15,7-12).

Il termine "rimanere", così intenso ed evocativo nel vangelo di Giovanni, indica la diffusa e continua comunione con Dio. Anche il matrimonio è luogo in cui "rimanere" nell'amore di Dio, abitare nel mistero della sua comunione e sperimentare così in pienezza la gioia della fede.

Ecco la missione degli sposi e della famiglia: essere nel mondo un segno visibile e sperimentabile dell) amore di Dio! Nella loro comunione, nel reciproco rispetto e perdono, nella disponibilità a donare e servire la vita nei figli, gli sposi cristiani, santificati dalla grazia del sacramento nuziale, diventano immagine viva e luminosa del mistero di Dio che è Comunione perfetta e Dono senza limite. È icona vivente del Dio-Trinità una comunità familiare che è unita e fedele a se stessa, il cui amore si riflette in ciascuno dei suoi componenti e che si apre a generare la vita, se ne prende cura, la avvia agli esigenti spazi della libertà.

Anche i genitori, che vivono situazioni matrimoniali e affettive problematiche, devono avere la consapevolezza che, pur con le contraddizioni e incongruenze che caratterizzano la loro esperienza ma a partire dagli elementi di autenticità umana ed evangelica che vi sono presenti, possono impegnarsi positivamente e con frutto nel compito. di comunicare la fede e di introdurre i figli al mistero dell' amore di Dio.

A loro vorrei dire, con particolare e affettuosa premura: qualunque sia il vostro passato e in parte anche il vostro presente, continuate a credere e a scommettere nell' amore infinito da cui trae origine ogni umano sentimento, nella sua forza rinnovatrice e nella sua disarmante gratuità. Lasciatevi incontrare in profondità dalla Parola che libera. La Chiesa, che ve la offre nella sua integralità perché possiamo insieme seguirla, rimane la famiglia di Dio e la vostra.

2. LA FAMIGLIA FA CRESCERE L'AMORE

La famiglia scuola dell' amore e del dono di sé

34. La famiglia, nel suo vissuto quotidiano, deve essere sempre più un' autentica scuola di amore. La ragione ci è indicata dal Concilio che scrive: «Come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e Sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa, così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale è assunto nell' amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva di Cristo e dall' azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nella sublime missione di padre e madre» (Gaudium et spes, n. 48).

Questa scuola di carità, che trova la sua radice nel dono di grazia dei sacramenti, inizia molto presto con la reciproca attenzione tra i coniugi e si sviluppa in continuità trovando la sua più autentica attuazione nell' educazione dei figli. Tra gli sposi ogni giorno si vive e si rafforza l'amore attraverso il desiderio e lo scambio del bene reciproco, la stima e l'aiuto vicendevole, la confidenza delle parole e dei sentimenti, la vigilanza nella gestione delle cose e dell'uso del tempo, la prontezza al dono di sé.

Questo dono di sé in alcune stagioni della vita si fa particolarmente esigente. Penso ai genitori che si prendono cura quotidianamente di figli ammalati o disabili; ai figli che accompagnano i genitori ormai infermi e non più autosufficienti; alle famiglie in cui entra la depressione, la malattia psichica o qualche forma di dipendenza o disagio sociale: tutte situazioni che richiedono un supplemento di pazienza e di carità, che in non pochi casi raggiungono la misura alta della santità cristiana.

È nel contesto di questo amore quotidiano che anche i figli vengono introdotti a pensieri e a comportamenti di amore, ossia di condivisione e di servizio reciproco, e imparano a superare con il dono di sé forme di egoismo, di ripiegamento e di strumentalizzazione dell' altro. Il buon esempio dei genitori, prima e più della loro parola, costruisce la famiglia come "scuola dell'amore e del dono di sé".

La famiglia che quotidianamente sa aprire le aule di questa "scuola" leva la sua voce di speranza in una società povera di amore, scossa e disgregata da tensioni e conflitti, appesantita da troppe forme di egoismo. In tal modo l'educazione all' amore come dono di sé rappresenta un prezioso contributo per costruire quella trama di solidarietà che è frutto insieme della giustizia e dell' amore. Come scrive il Concilio: «La famiglia è la prima scuola di virtù sociali, di cui hanno bisogno tutte le società» (Gravissimum educationis, n. 3). Oggi, in modo del tutto particolare, la nostra società ha forte necessità di riscoprire la famiglia come risorsa insostituibile e decisiva per il suo futuro. Le nostre famiglie, d'altra parte, ricordino che il vincolo di libertà e d'amore che le costituisce è loro donato non solo per se stesse ma per la vita del mondo.

L'età giovanile e le relazioni affettive

35. In età giovanile nascono l'esigenza e il desiderio di appropriarsi in maniera nuova della propria libertà e del proprio corpo come linguaggi privilegiati dell' amore. Fin dall'infanzia si impara un "alfabeto degli affetti" che è il punto di partenza di ogni relazione interpersonale. Il corpo acquista un'importanza tutta nuova: anche il cibo e il vestito servono per non smarrirsi nell' anonimato. I giovani vogliono entrare nella vita, apparire, essere qualcuno, e il corpo dà loro infinite modalità per esprimere incontro, desiderio, progettualità, gioia, identità. È con la gestione del sentimento corporeo che gli adolescenti e i giovani esprimono spesso bisogni nascosti e si incamminano verso i più significativi legami della vita.

La famiglia e il mondo degli adulti hanno una grande responsabilità nell' educazione affettiva e corporea dei giovani. Così l'hanno voluta sinteticamente esprimere i Vescovi italiani: «Comunicare il Vangelo dell' amore nella e attraverso l'esperienza umana degli affetti chiede di mostrare il volto materno della Chiesa, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell' insegnamento evangelico sull'amore, reagendo al diffuso "analfabetismo affettivo" con percorsi formativi adeguati e una vita familiare ed ecclesiale fondata su relazioni profonde e curate. La famiglia rappresenta il luogo fondamentale e privilegiato dell' esperienza affettiva» (CEI, Nota pastorale dopo il4° Convegno di Verona, 29 giugno 2007).

Nel contesto contemporaneo, in cui si consumano velocemente facili e intense relazioni e nelle quali spesso si nascondono molte solitudini, è necessario educare ad un' autentica esperienza di amore. Le condizioni di vita in cui oggi i giovani crescono, gli itinerari formativi che intraprendono e le forme precarie con le quali entrano nel mondo del lavoro li espongono ad un rapporto con la propria affettività e sessualità secondo modalità transitorie, ambigue e "consumistiche", distanti da quella logica di responsabilità per l'altro cui la sessualità dischiude, e nelle quali il bisogno di gratificazioni immediate e il rinvio delle scelte fondamentali e definitive costituiscono una tendenza sempre più diffusa e pervasiva.

L'apporto della famiglia in questo cammino educativo è insostituibile, ma da solo non basta: con essa devono concorrere le grandi agenzie educative che creano l'istruzione e il divertimento, la cultura dominante e il lavoro professionale delle nuove generazioni. Per educare ad un vero amore che raggiunga la sua pienezza nel matrimonio è necessario che tutti; famiglia, scuola, comunità ecclesiale e società civile, si sentano veramente impegnati a favorire e promuovere la costruzione di relazioni mature e responsabili tra le persone e un esercizio della libertà che conduca tutti realmente verso il bene vero e duraturo. In particolare, gli ambiti o "luoghi educativi" propri della comunità cristiana non possono sottrarsi a tale compito, in vista di una maturazione nella direzione del matrimonio cristiano: penso agli oratori, ai gruppi giovanili, alle scuole cattoliche, alle associazioni giovanili e ai movimenti - in particolare quelli caratterizzati da una forte connotazione educativa -, ai consultori familiari di ispirazione cristiana. Questi ultimi possono offrire, in collaborazione con le famiglie, un prezioso contributo sia agli adolescenti e ai giovani nei loro problemi psicologici, sia ai genitori che vivono situazioni familiari e affettive difficili.

36. Occorre riconoscere la complessità della questione affettiva così come si agita oggi nel mondo giovanile. Devono far molto pensare le riflessioni che si aprono circa la sessualità umana. Deve starci a cuore anche di interpretare e di dirigere verso esiti meno confusi la crescente tendenza che spinge i giovani a convivere anche a lungo, prima del matrimonio, spesso come ricerca di un periodo di "prova" per saggiare la reciproca capacità di sostenere un legame profondo e durevole, cui essi stessi aspirano ma per il quale non si sentono adeguati.

Consapevoli che solo amando come ha amato Gesù si trova la pienezza dell' amore e della vita, la famiglia e la comunità cristiana possono promuovere, con maggior investimento di energie, il loro impegno educativo nella Chiesa e nella società, perché i ragazzi e i giovani conoscano la bellezza dell' amore che Gesù ha portato nel mondo e che ha consacrato nel sacramento del matrimonio e nella professione di vita religiosa. È significativo che nell' età dell' adolescenza la crisi dell' affettività si presenti spesso insieme alla crisi della fede. Le due "crisi" si possono allora superare se i giovani sono aiutati a comprendere che aderire a Cristo in una rinnovata e personale scelta di fede, vuol dire anche trovare la strada per vivere autenticamente l'amore. Al riguardo è da valorizzare l'esperienza che conduce non pochi adolescenti a interpretare con generosità e sacrificio di sé alcuni ambiti della propria appartenenza alla comunità cristiana: penso in particolare al positivo tirocinio di educazione all' amore verso gli altri con l'impegno, ad esempio, di animatori negli oratori o in altre forme di volontariato.

Quello che ci sta innanzi è un cammino difficile ma nello stesso tempo affascinante per il vero bene e per l'autentica libertà e felicità delle nuove generazioni. Possiamo riascoltare alcune parole chiare e coraggiose che il Papa Benedetto XVI ha rivolto direttamente ai giovani sulla bellezza dell' amore: «Imparare ad amarsi come coppia è un cammino meraviglioso, che tuttavia richiede un tirocinio impegnativo. Il periodo del fidanzamento, fondamentale per costruire la coppia, è un tempo di attesa e di preparazione, che va vissuto nella castità dei gesti e delle parole. Ciò permette di maturare nell' amore, nella premura e nell'attenzione verso l'altro; aiuta ad esercitare il dominio di sé, a sviluppare il rispetto dell' altro, caratteristiche tutte del vero amore che non ricerca in primo luogo il proprio soddisfacimento né il. proprio benessere. Nella preghiera comune chiedete al Signore che custodisca ed incrementi il vostro amore e lo purifichi da ogni egoismo. Non esitate a rispondere generosamente alla chiamata del Signore, perché il matrimonio cristiano è una vera e propria vocazione nella Chiesa. Ugualmente, cari giovani e care ragazze, siate pronti a dire "sì", se Iddio vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio ministeriale o della vita consacrata. Il vostro esempio sarà di incoraggiamento per molti altri vostri coetanei, che sono alla ricerca della vera felicità...».

E ancora: «Cari giovani, vorrei invitarvi a "osare l'amore", a non desiderare cioè niente di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l'esistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fratelli, ad imitazione di Colui che mediante l'amore ha vinto per sempre l'odio e la morte (cfr Apocalisse 5,13). L'amore è la sola forza in grado di cambiare il cuore dell'uomo e l'umanità intera, rendendo proficue le relazioni tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà» (Messaggio per la XXII Giornata mondiale della Gioventù, 1 aprile 2007).

37. Come emerge dalle parole del Papa, accompagnare i giovani nel loro cammino di ricerca e di scoperta di un' autentica relazione affettiva esige anche la saggezza e il coraggio di proposte qualificate e impegnative, tra le quali desidero mettere in luce il valore profondo e bello della castità cristiana nei vari passaggi della vita. Si tratta di un'energia morale e spirituale che domanda anzitutto di essere chiarita nel suo vero contenuto e insieme vissuta con serenità e vivo senso di responsabilità. La castità «non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana: significa piuttosto energia spirituale, che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione» (Familiaris consortio, n. 33).

Molto significativo al riguardo è quanto scriveva il cardinale Martini: «Il discorso della castità cristiana è in qualche modo paradossale, rispetto a una concezione corrente e banale del vivere. Crea delle spinte e delle aperture che sono in ordine al modello evangelico di amore e di libertà. Per questo non sarà facilmente capito da tutti. Ma ai giovani non dispiace una coraggiosa proposta cristiana di castità: spesso la esigono dagli educatori, pur nella consapevolezza delle loro contraddizioni e dei facili compromessi. I giovani e gli adolescenti intuiscono, forse più degli adulti, che c'è in gioco l'amore vero e l'uso corretto dell'inestimabile patrimonio della sessualità. Temono anche di esaurire le risorse che la natura offre per aiutarli a fare scelte di amore. Chi non ha il coraggio di indicare ai giovani itinerari di castità per educarli all' amore, dimostra a sua volta di non saperli amare veramente» (Itinerari Educativi, Milano 1988, p. 106).

Sono molte le occasioni in cui la famiglia può e deve favorire un'educazione affettiva dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Sin dai primi anni di vita si possono educare i bambini a una giusta stima della bellezza e della santità del corpo, guidarli a un corretto rapporto con i desideri e i bisogni della corporeità e a riconoscere e rifiutare volgarità e banalizzazioni nel linguaggio, nei gesti e nelle immagini. Nell'età della preadolescenza e dell' adolescenza il dialogo si fa spesso difficile anche in famiglia; ma proprio la profonda conoscenza e la paziente vicinanza dei genitori rendono possibile una confidenza che nessun'altra istituzione può pretendere. Spesso i giovani sono lasciati più soli di quanto si possa pensare, mentre in realtà sono alla ricerca di chi sappia loro parlare con rispetto e amore disinteressato, e quindi con franchezza e serietà.

Da parte sua la comunità cristiana si senta chiamata a portare un costante e accessibile apporto formativo ai genitori, agli educatori, ai catechisti, che spesso lamentano inadeguatezza e persino smarrimento di fronte al compito di dover affrontare con sufficiente competenza le tematiche legate all' affettività e alla sessualità.

Verso il matrimonio cristiano

38. In questi ultimi anni, nella nostra società il cammino che precede immediatamente la celebrazione del sacramento del matrimonio o che conduce al matrimonio civile o ad una convivenza si è molto modificato. Il periodo del fidanzamento assume caratteristiche diverse rispetto al passato. Tutta la comunità cristiana è attenta a queste trasformazioni: a volte esse rappresentano una presa di coscienza più profonda delle scelte della propria vita da parte dei giovani, altre volte vengono avvertite da parte delle famiglie d'origine e di tutta la comunità con un senso di disagio e di sofferenza, come tendenze che mettono fortemente in discussione la pratica della fede e l'esperienza dell' amore cristiano.

Sentiamo tutti l'urgenza di una più ampia riflessione su questa linea di tendenza del comportamento giovanile che, se per alcuni aspetti mette in luce il desiderio da parte di non pochi giovani di assumere seriamente il proprio cammino di discernimento verso il matrimonio cristiano, per altri aspetti manifesta la difficoltà di accedere ad una unione stabile, duratura e istituzionalmente strutturata.

La richiesta del matrimonio cristiano diventa, perciò, sempre più un momento della vita in cui ci si interroga sulle proprie convinzioni di fede e sulla personale appartenenza alla Chiesa. In realtà, in questi anni si è già fatto molto per seguire il cammino verso il sacramento del matrimonio e per propiziare una ripresa della fede in occasione della scelta di "sposarsi nel Signore". Penso innanzitutto al grande impegno pastorale che ha luogo nelle parrocchie e nei decanati per accompagnare la preparazione immediata al matrimonio mediante i "Corsi per fidanzati", nei quali vengono presentate le dinamiche relazionali del vissuto matrimoniale e non meno gli elementi fondamentali della vita cristiana.

Tutto ciò ora non è più sufficiente. È necessario, infatti, che la preparazione al matrimonio prenda avvio da lontano attraverso proposte di educazione affettiva a partire dalla fanciullezza (cfr Mi sarete testimoni, n. 66), itinerari che non sono possibili senza la collaborazione di molte coppie di sposi, che a diverso titolo, con generosità e competenza, si prodighino per svolgere questo prezioso lavoro educativo. Occorre poi che le famiglie più sensibili e soprattutto giovani  penso a quelle che fanno parte di gruppi familiari -, si mettano a disposizione per un accompagnamento non solo dei nubendi, ma anche dei giovani sposi, che abbia come obiettivo la testimonianza della fede e l'introduzione sempre più intensa alla vita della comunitàcristiana, secondo modalità nuove e stimolanti.

3. LA FAMIGLIA È FEDELE NELL'AMORE

Vivere l'amore e la testimonianza della fede nelle situazioni difficili

39. Oggi molti sposi e molte famiglie vivono con gioia e con impegno il loro amore e la loro fedeltà e, anche quando si trovano ad attraversare momenti di incomprensione o di difficoltà, sono sempre sostenuti dalla consapevolezza che Dio non fa mai mancare la sua grazia. Infatti il matrimonio cristiano unisce in maniera unica, totale e indissolubile l'uomo e la donna, e trova la sua ultima verità nell' amore assolutamente fedele di Dio per l'uomo e di Cristo per la sua Chiesa ricevuto in dono nel sacramento: «Il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani, perché rimangano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni prova e difficoltà, in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore» (Familiaris consortio, n. 20).

Per grazia di Dio non mancano nella nostra comunità e nella nostra società esempi luminosi di coppie di sposi che testimoniano una fedeltà nell' amore duratura nel tempo e capace di sostenere insieme le stagioni difficili della prova. Guardiamo a questi fratelli e sorelle con gratitudine e affetto perché da loro riceviamo una grande testimonianza evangelica. Con la loro vita ci dicono infatti che è possibile coltivare anche oggi uno stile di vita nel segno della fedeltà che aiuta i coniugi ad affrontare le difficoltà con intelligenza, pazienza e ricerca di una comunicazione sincera. Nella comunione orante con il Signore e con il sostegno della sua grazia i coniugi imparano a perseverare nell' amore, a correggersi reciprocamente, a vincere la tentazione di credere che l'unica soluzione di fronte alle inevitabili durezze della vita sia la decisione di sciogliere il vincolo matrimoniale.

D'altra parte, la comunità cristiana deve essere sempre "accogliente" verso tutti i suoi figli e particolarmente "vicina" in modo cordiale e fraterno a quegli sposi che vivono una situazione di difficoltà. Un aiuto potrà venire da nuove forme di ministerialità, grazie alle quali coppie di sposi preparati e discreti offrano un accompagnamento e un sostegno per favorire un discernimento di verità. Il superamento delle difficoltà da parte dei coniugi può condurre ad una testimonianza di fede e di amore più autentica nei confronti dei figli, perché purificata dalla prova e pienamente aperta alla confidenza verso Dio di cui si èsperimentata la misericordia.

Quando poi le situazioni di crisi familiare non trovano soluzione o determinate scelte paiono ormai irreversibili, resta comunque l'impegno, che ho più volte ricordato, di cercare di vivere il più possibile i valori dell' amore evangelico e della testimonianza della fede, anche con il concreto sostegno della comunità cristiana (cfr quanto scrivevo lo scorso anno in Famiglia ascolta la parola di Dio, n. 41).

Talvolta la fedeltà dell' amore si misura con la dolorosa esperienza della sofferenza, della malattia e della morte. Sono momenti nei quali la vicinanza di persone care, della comunità e particolarmente dei sacerdoti può portare consolazione e aprire il cuore di chi soffre alla fede in Dio, al quale consegnarsi con fiducia come all' abbraccio di un padre. In questi casi la perseveranza nella fede e nell' amore, proprio perché messe a dura prova, diviene una testimonianza ancora più preziosa e convincente.

La trasmissione della fede e l'accoglienza delle famiglie in difficoltà

40. Oggi la vita quotidiana di molte persone è segnata dal peso e dall'affanno (cfr Matteo 6,34). Sono numerose le difficoltà di ogni genere che appesantiscono o sconvolgono il ménage di tante famiglie. Non possiamo rimanere lontani, estranei o indifferenti alle più varie situazioni di fragilità. L'accoglienza delle persone e delle famiglie in difficoltà richiede amore intelligente e concreto, discernimento e riflessione comune, responsabilità e coraggio di assumere anche decisioni radicali.

Queste difficoltà si incontrano tra gli amici e i compagni di scuola dei figli, nella vita personale, professionale e affettiva dei genitori, nella vicinanza e nell'assistenza di malati, anziani e persone disabili. Ci possono essere difficoltà di natura economica, a volte nascoste e a volte manifeste; implicite invocazioni di aiuto in vista della gestione delle cose ordinarie della vita di una famiglia in momenti di particolari cedimenti psichici o di confusione affettiva. In un certo senso non si possono contare le forme di fragilità, di precarietà, di povertà, di miseria da cui possono essere segnate le persone e le famiglie. Nei loro riguardi siamo chiamati a vivere una prossimità colma di rispetto, di amore, di interiore condivisione, di disponibilità a porre gesti concreti di aiuto, senza mai dimenticare che l'annuncio e la comunicazione della fede hanno come strada privilegiata quella della carità e delle sue opere.

Queste fragilità o "ferite", che di fatto colpiscono le nostre famiglie, se da un lato possono diventare un serio ostacolo allo svolgimento della loro missione di annunciare la buona notizia, quella che "l'amore di Dio è in mezzo a noi", dall' altro lato sono una sfida ad attingere con più fiducia - proprio nella situazione pesante che stanno vivendo - alla "riserva" di energie di fede e di amore, capaci di sostenerle nelle difficoltà. Se le famiglie nella prova hanno il diritto di attendersi un di più di accoglienza, di cura e di aiuto da parte della comunità cristiana, la nostra attività pastorale deve assumere, come suo punto prospettico privilegiato, quello delle famiglie segnate dalla fragilità. In tal senso, si fa più urgente una più stretta alleanza tra comunità e famiglie, tra famiglie e comunità.

Ringraziamo il Signore per il cammino pastorale in atto, più sollecito per la cura della famiglia in situazione di fragilità, e per il lodevole impegno di molte famiglie che, a volte singolarmente, altre volte riunite in gruppi ed associazioni, aprono la loro casa e mettono i loro mezzi economici e il loro amore a disposizione di esperienze più radicali di accoglienza, di accompagnamento, di sostegno. Sono esperienze preziose, da valorizzare e da far crescere.

A volte ci si trova di fronte a difficoltà morali molto serie, che attraversano e accompagnano la vita di molte persone anche per lunghi anni. Gli innumerevoli, possibili percorsi di accompagnamento siano ispirati a saggezza e gradualità e, in riferimento alle questioni più complesse, si avvalgano del contributo di persone qualificate nei diversi aspetti, da quello psicologico a quello morale e spirituale. I presbiteri si rendano particolarmente disponibili a svolgere il loro ruolo di guida spirituale dei singoli, delle coppie e delle famiglie che lo richiedono o ne sono bisognose, ma sappiano anche prontamente e opportunamente rinviare ad altre competenze professionali e, qualora la situazione lo esiga, ad interagire costruttivamente con esse.

La strada che la fede indica è quella del Signore Gesù, che la Chiesa, come madre e maestra, invita sempre a ritrovare e a seguire. Così si esprimeva il cardinale Giovanni Colombo: «Gesù Cristo in tutta la sua vita e missione ha sempre difeso e proposto, senza alcun cedimento o compromesso, la verità e la perfezione morale, mostrandosi nello stesso tempo accogliente e misericordioso verso tutti. Chiarezza e intransigenza nei principi intangibili e insieme comprensione e indulgenza verso la debolezza umana sono le due note che qualificano il comportamento di Cristo, da cui la Chiesa non può discostarsi. Lo spirito evangelico domanda ai credenti l'atteggiamento della comprensione umana, che rinuncia a giudicare e a condannare le persone e, ancora più, domanda una vera e propria sollecitudine pastorale verso questi fratelli. I discepoli di Gesù Cristo, chiamati a rivivere e a manifestare l'amore universale del Signore, non possono emarginare nessuna persona, soprattutto nessun battezzato che è fratello nella fede» (L'originalità cristiana della famiglia per l'evangelizzazione e la promozione umana. Piano pastorale diocesano 1976-1977, n. 60).

La testimonianza della famiglia nella società

41. Le famiglie cristiane sanno che la traditio fidei, la comunicazione della fede ai propri figli, e la traditio amoris, la testimonianza evangelica dell'educazione al vero amore, non possono avvenire soltanto in casa. È necessario, secondo l'immagine evangelica del sale della terra e del lievito nella pasta, non sottrarsi ad una presenza costruttiva nel mondo della scuola, della cultura e delle comunicazioni sociali, del lavoro e del tempo libero, e in tutti quegli ambienti di vita dove il bene educativo dei figli lo richieda. Oggi avvertiamo in modo ben più rilevante come la comunicazione della fede avvenga attraverso la mediazione della cultura, dei linguaggio delle forme del costume, del pensare e dell' agire. Non si tratta di puri strumenti o canali comunicativi, bensì di "luoghi" dove si costituiscono e si diffondono, rendendosi subito a tutti accessibili, i giudizi di valore, le persuasioni, i modi di vivere e di interpretare la realtà, anche relativamente alla famiglia,

Occorre saper sostenere in tutti questi ambiti un dialogo intelligente e schietto, leale e sereno, nella convinzione che il Vangelo non privilegia un'epoca storica rispetto ad un' altra, una cultura o una generazione particolare, ma offre all'uomo di ogni tempo 1'opportunità di crescere e di far crescere altri nel comune cammino verso la verità e il bene. Anche verso la verità e il bene dell' affettività e dell' amore umano.

Questa modalità di presenza assume quindi la forma del servizio nei più svariati contesti che si occupano della famiglia - anche sociali, comunicativi, ecc. - dal momento che essa è parte di un' esperienza umana universalmente riconosciuta e apprezzata. Nel soggetto familiare, infatti, è agevolmente riconoscibile il primo anello di congiunzione tra la persona e la società, la prima delle realtà basilari di ogni tessuto sociale. E come cristiani, attenti al bene dell'uomo che si esprime anzitutto nelle modalità primarie ed essenziali del suo esistere, non possiamo non mettere in evidenza la chiamata di tutti - dai singoli cittadini, alle famiglie, ai responsabili della cosa pubblica - a ricercare con fiducia, determinazione ed assiduità tutto ciò che riguarda il vero bene dell'istituto matrimoniale e familiare.

Si tratta di temi che avremo modo di approfondire nella terza tappa del Percorso pastorale che stiamo vivendo in questo triennio: essa, come ricordavo lo scorso anno, avrà lo scopo di "promuovere e accompagnare una presenza delle famiglie nella storia e nella società quali artefici di una nuova civiltà: una civiltà veramente umana e umanizzante, centrata sull'inviolabile dignità della persona". Per tale motivo il titolo della terza tappa sarà: "Famiglia, diventa anima del mondo!" (cfr Famiglia ascolta la parola di Dio, n. 5).