PICCOLI GRANDI LIBRI  DIONIGI CARD. TETTAMANZI
Arcivescovo di Milano
L'AMORE DI DIO
È IN MEZZO A NOI

La missione della famiglia a servizio del Vangelo

FAMIGLIA DIVENTA ANIMA DEL MONDO
Anno pastorale 2008-2009
CENTRO AMBROSIANO 

Introduzione  Capitolo Primo Capitolo Secondo Capitolo Terzo Capitolo Quarto Capitolo Quinto
 

FAMIGLIA, SOCIETA' E CHIESA
Luci e ombre nel modo di pensare la famiglia oggi
La famiglia, comunità "originaria e singolare"
La famiglia nella grazia della fede: relazioni nuove plasmate dalla carità
Famiglia, comunità cristiana e società
Riproporre il valore della famiglia nella cultura di oggi: una sfida impossibile?

 Capitolo Primo

FAMIGLIA, SOCIETÀ E CHIESA

Luci e ombre nel modo di pensare la famiglia oggi

7. Nel contesto della vita di oggi la famiglia è insieme molto amata e molto discussa.
È molto amata perché nell'esperienza della famiglia si riconosce la propria esperienza affettiva fondamentale. Anche tra gli adolescenti e i giovani - che sono per molti aspetti critici con il mondo adulto e con le strutture sociali - troviamo un ampio apprezzamento della famiglia: è sentita come l'ambiente di riferimento, dove ci si sente accolti e amati, il rifugio sempre possibile nelle fatiche e nelle sconfitte.
L'apprezzamento è frutto, a volte, anche di una certa idealizzazione un po' semplicistica, per cui la famiglia viene immaginata e descritta come un' oasi di relazioni affettive autentiche dentro il deserto di una società anonima e fredda.
Vi è infine una considerazione positiva del ruolo educativo e assistenziale svolto in modo ampio e capillare dalle famiglie: un bambino, un giovane, un anziano, un ammalato difficilmente troveranno cura più amorevole e tenace che nella propria famiglia.
Da molte parti tuttavia nascono critiche radicali alla fisionomia e alla vita della famiglia. Si contesta il modello della cosiddetta famiglia tradizionale, ritenuto un modello sociale che si concentra sul ruolo degli adulti e degli anziani, a scapito dei giovani o che viene giudicato discriminante nei confronti di chi non intende vivere il matrimonio.
Anche il modello della famiglia nucleare, che si è progressivamente imposto nel dopoguerra ed è stato il protagonista del "boom" economico e demografico degli anni '60, viene ora considerato superato. Il calo dei matrimoni religiosi e, poi, anche civili, a partire dagli anni '80, e l'esplosione delle convivenze negli ultimi 10-15 anni manifestano con chiarezza la crisi di questo modello.
Una critica alla famiglia viene anche da chi la ritiene responsabile di impedire la libertà dei singoli che vogliono essere sciolti da legami relazionali vincolanti. Anche i legami familiari - si dice - sono divenuti irrimediabilmente fragili, liquidi, precari: non è più precario solo il lavoro, ma anche gli affetti sono in balia della precarietà.

Di fronte a questo scenario, ci è chiesto innanzitutto di saper osservare e verificare la realtà in cui viviamo. È particolarmente urgente una riflessione sapiente e coraggiosa per leggere nelle differenti situazioni le cause che possono scoraggiare e le motivazioni che ancora oggi, nonostante tutto, possono favorire la scelta di amare in modo unico e incondizionato per tutta la vita.
Il primo passo da compiere è quello di comprendere il senso e di spiegare le ragioni per cui la famiglia deve ritenersi ancora fondata sull'unione stabile di un uomo e di una donna che decidono di amarsi per sempre e di aprirsi alla vita. E bisogna far vedere che ciò continua ad essere plausibile, anzi altamente significativo anche nell'attuale contesto sociale e culturale. Si tratta non di difendere un modello "tradizionale" di famiglia, ma di annunciare la possibilità di una vita familiare "autentica" che sia davvero all' altezza della capacità di amore di un uomo e di una donna e che divenga sorgente di vita e di educazione, ponendosi così al servizio del bene di tutti e del futuro dell'umanità.
Solo a partire da una riflessione razionale approfondita e condivisa e da un assiduo e sempre rinnovato ascolto della parola di Dio possiamo acquisire quello sguardo perennemente nuovo che è in grado di vedere nella giusta luce, senza enfatizzazioni o riduttività, tutta la comune e straordinaria ricchezza presente nel vissuto familiare di oggi.
Non è sufficiente, però, il solo sguardo della ragione, anche se illuminata e purificata dalla fede, per arrivare a cogliere e a far cogliere il senso profondo della famiglia e la sua perenne validità. In un contesto come quello attuale, così poco razionale e fortemente legato alle emozioni e alle sensazioni, è del tutto necessario e decisivo offrire esperienze concrete e umanamente persuasive di vita familiare riuscita.
La Chiesa, nel suo essere insieme "madre e maestra", ci guida e ci sostiene nel cogliere la verità e la bellezza e, insieme, i compiti irrinunciabili della famiglia secondo il disegno sapiente e amoroso di Dio, da lui impresso nelle aspirazioni più profonde del cuore dell'uomo e della donna. E un magistero che per noi costituisce una grande grazia e una grave responsabilità, diventando un prezioso punto di riferimento in una stagione sociale e culturale come quella attuale, così spesso confusa circa il vero volto del matrimonio e della famiglia.

La famiglia, comunità "originaria e singolare"

8. Dobbiamo allora, come rinnovato servizio alla persona umana, impegnarci con la riflessione, la proposta e la testimonianza a restituire alla famiglia la sua immagine vera e autentica anche nel contesto della società di oggi.
La famiglia, infatti, non deve essere idealizzata né considerata luogo in cui l'amore agirebbe di per sé, in forza di una pura spontaneità. Voi - sposi, genitori, figli - sapete bene che anche nella famiglia r amore agisce dove c'è la pratica del dono di se stessi, dove si affrontano fatiche e sacrifici per donarsi reciprocamente, dove si traduce in concretezza di servizio quotidiano il sentimento che lega gli uni agli altri. Ma, d'altra parte, la famiglia non può neppure essere sminuita, considerandola al pari di una qualsiasi aggregazione sociale, istituita allo scopo di dare ordine e solidità alle diverse istituzioni esistenti e operanti nella società.

Per apprezzare fino in fondo la realtà familiare occorre invece riconoscerla come comunità "originaria", cioè primo luogo in cui la società stessa sorge, si sviluppa e si rigenera di continuo. In questo senso nella famiglia gli affetti personali e i legami sociali si uniscono e si compongono tra loro. E proprio in famiglia che si impara a non contrapporre mai gli aspetti comunitari, personali e affettivi, a quelli istituzionali che ci fanno entrare in relazione con la società al di là degli affetti e dei legami di sangue, perché di entrambi ha bisogno la vita dell'uomo. In tal senso la famiglia viene definita a ragione primo "soggetto sociale".
La famiglia, quindi, esiste prima di qualsiasi suo riconoscimento sociale perché scaturisce dalla" esigenza profonda" dell'amore dell'uomo e della donna: un amore che desidera essere autentico e totale, che trova la sua pienezza nel donarsi reciprocamente in modo definitivo, stabile e pubblico, quando cioè si offre alla persona amata non una parte di se stessi e della propria esistenza, ma una comunione di vita che abbraccia tutte le dimensioni del proprio esistere, anche quelle pratiche del vivere quotidiano, quelle pubbliche del collocarsi in una società e quelle che attraversano il tempo in una dedizione che vuole abbracciare anche il futuro.
Per questo il legame matrimoniale che unisce l'uomo e la donna, costituendoli "coppia" in forza della loro differenza, reciprocità e complementarietà, è del tutto
"singolare" e non può essere assimilato a nessun'altra esperienza di relazioni tra le persone: né l'amicizia, né altre forme di unione affettiva possono essere equiparate all'intensità e profondità, alla fedeltà e comunanza di vita, di intenti, di decisioni che si possono realizzare tra due sposi.
Un amore così, da cui nasce la comunità familiare, segna in modo indelebile coloro che ne entrano a far parte. La vita dei membri di una famiglia trova la propria identità in questo legame d'amore per cui ciascuno sa di esistere grazie a questa stessa esperienza di amore. Essere sposo, genitore, figlio, fratello non è un caso, una convenzione sociale, un ruolo o una funzione temporanea. È piuttosto la propria originaria identità, che niente potrà cancellare.
Sono i legami di amore inscritti in noi a renderci consapevoli di noi stessi. E da questi legami originari noi possiamo partire all' avventura della vita come capaci di relazione con altri, di presenza attiva nel mondo, di protagonismo nella società.
Già in quanto comunità interpersonale "originaria e singolare", la famiglia si manifesta realmente
come nativa, unica e insostituibile anima del mondo.

La famiglia nella grazia della fede: relazioni nuove plasmate dalla carità

9. Ma dalla parola di Dio e dalla grazia della fede la famiglia riceve una luce tutta nuova e viene ad essere come una città posta sul monte e come una casa costruita sulla roccia (cfr Matteo 5,14; 7,25). E così l'ascolto della parola del Signore ci aiuta a ritrovare il giusto approccio nei riguardi della famiglia e del suo significato per la comunità cristiana, come pure per il vasto mondo delle relazioni sociali.
In particolare, san Paolo ci offre una pagina molto suggestiva, una delle cosiddette"
tavole dome
stiche", che presenta una serie di esortazioni riguardanti il vissuto familiare. L'apostolo fa riferimento ad un linguaggio in uso al suo tempo, innestandovi però la novità della prospettiva cristiana, che dà a quelle stesse relazioni familiari le motivazioni, la luce, il calore, il significato, il contenuto propri della carità cristiana. Così un' esperienza umana a tutti nota e da tutti condivisa come quella familiare assume nella grazia della fede caratteristiche nuove.
Ecco quanto scrive 1'apostolo nella lettera ai cristiani di Colossi: «Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!
La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.
Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi
con esse.
Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.
Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino» (Colossesi 3 ,12-21; cfr anche Efesini 4,12.32; 5,21-6,4).

In questo testo, il sorprendente incontro tra i linguaggi umani e la parola di Dio diviene un aspetto qualificante e decisivo per la novità cristiana: questa non si sovrappone esteriormente a ciò che già esiste nel vissuto, ma lo plasma e lo rinnova interiormente così da renderlo sale e luce per il mondo. La famiglia può allora costituire, ben più che un semplice nucleo affettivo, la più grande ed immediata risorsa interpersonale e sociale: per se stessa, per la comunità cristiana, per la società tutta. Una vera, insostituibile riserva di amore per l'intera umanità: riflesso vivo e reale dell'amore universale di Dio Creatore e Padre.

Famiglia, comunità cristiana e società

10. Il riconoscimento di ciò che costituisce il contenuto essenziale del vissuto familiare ci dà la possibilità non solo di dare piena valorizzazione alla famiglia, ma anche di cogliere la relazione reciproca che esiste tra la famiglia, la comunità cristiana e la società.
La famiglia, infatti, è al tempo stesso soggetto ecclesiale e sociale; è ambito privilegiato in cui la Chiesa e la società si incontrano, si esprimono e si realizzano. L'una e 1'altra, in famiglia e attraverso la famiglia, possono crescere e svilupparsi insieme. E questo perché la famiglia è la prima scuola viva in cui si impara a stare insieme e perché ha molto da dire e da testi
moniare circa la qualità delle relazioni tra le persone; come pure perché la famiglia stessa impara a ricevere e a portare al di fuori - in particolare nella società e nella Chiesa - la ricchezza e la bellezza delle relazioni che in essa nascono, senza però esaurirsi al suo interno.

La famiglia, anzitutto, offre un apporto decisivo alle relazioni ecclesiali. Dalla famiglia la comunità cristiana può attingere quello stile di accoglienza e ascolto, di prossimità e solidarietà, che è caratteristico del vissuto familiare. A loro volta le famiglie sono chiamate a vivere e ad apprendere dal vissuto della comunità cristiana altre e sempre nuove forme espressive della fede, che la famiglia da se stessa non può realizzare. Così la famiglia e tutte le forme di vita ecclesiale - comunità, associazioni, movimenti, gruppi, ecc. - sono sollecitate a questa stessa importante reciprocità: una vera e propria "alleanza", In questo senso la famiglia è detta "piccola Chiesa domestica" e la comunità cristiana viene talvolta chiamata "famiglia di famiglie".
Numerose e molto positive potrebbero essere le implicazioni per una pastorale di Chiesa che si facesse carico della prospettiva familiare in tutti i suoi aspetti, assumendo i ritmi, i tempi, le modalità relazionali di una famiglia come criterio ordinario del proprio vivere e operare (cfr Direttorio di Pastorale familiare
per la Chiesa in Italia, n. 97). Credo che da qui possa davvero scaturire un autentico ripensamento della nostra pastorale, innanzitutto a partire dalle nostre parrocchie. Una pastorale "a misura di famiglia" si rivelerebbe infatti una pastorale concretissima, capace di incontrare il reale vissuto della gente e si arricchirebbe dell' apporto originale e unico delle persone, tutte riconosciute autentici soggetti attivi "protagonisti" nella comunità ecclesiale.
Si tratta dunque di assumere seriamente le ricchezze e di promuovere le responsabilità possibili nell'ambito dell'intero popolo di Dio e in particolare delle famiglie. La modalità della celebrazione dell'Eucaristia e degli altri sacramenti, l'annuncio della Parola e la catechesi, le responsabilità nei confronti degli oratori e della pastorale giovanile, i gruppi parrocchiali, i rapporti con il territorio e con le altre realtà civili e sociali possono essere ampiamente ripensati tenendo realmente conto di una generosa e responsabile partecipazione familiare. La pastorale parrocchiale nei suoi vari ambiti potrebbe venire modificata e rinnovata nell' ottica della famiglia, stimata e amata nella sua piena soggettività, nel suo essere «viva immagine e storica ripresentazione del mistero stesso della Chiesa» (Familiaris consortio, n. 49).
Così la famiglia potrà essere «il soggetto centrale della vita ecclesiale, grembo vitale di educazione alla fede e cellula fondante e ineguagliabile della vita sociale. Ciò richiede un' attenzione pastorale privilegiata per la sua formazione umana e spirituale, insieme al rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze»(Nota pastorale dopo il IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona "Rigenerati per una speranza viva", n. 12).

Una rinnovata considerazione della famiglia, che il Concilio definisce «prima e vitale cellula della società» (Apostolicam actuositatem, n. 11), potrebbe inoltre costituire una grande forza rinnovatrice per tutto il tessuto sociale. Una più forte centratura sulla famiglia rifluirebbe beneficamente sulla società che, da un lato, potrebbe fruire di legami forti, solidi e autentici, e che, dall' altro lato, riceverebbe un forte impulso al superamento delle solitudini, dei particolarismi e delle emarginazioni che in molti modi affliggono la nostra vita sociale.
Senza indulgere in alcun modo ad una sorta di familismo, ovvero di assolutizzazione della famiglia, occorre ribadire che, nel contesto delle attuali difficoltà a ricreare un tessuto di solidarietà sociale, la famiglia può rappresentare non soltanto una risorsa, ma un modello sempre nuovo e fecondo al quale ispirarsi: è l'umanesimo familiare. La vita familiare può realmente guarire da quel ripiegamento su se stessi che troppe volte minaccia la vita dell'uomo d'oggi, e può restituire a ciascuno un' apertura serena agli altri e al mondo, e ancor più a Dio e al suo amore.
Scrivevo lo scorso anno che «nel soggetto familiare è agevolmente riconoscibile il primo anello di congiunzione tra la persona e la società, la prima delle realtà basilari di ogni tessuto sociale» (Famiglia comunica la tua fede, n. 41).
Ciò significa che non dobbiamo parlare - come abitualmente avviene - solo di persona e di società, ma sempre di persona, famiglia e vita sociale. In questo senso diventa importante il riferimento alla persona non solo in quanto tale ma anche in quanto persona cristiana, con le implicazioni sociali che ne derivano. Così, pur sapendo che anche la famiglia non è
realtà "ultima" perché è relativa al regno di Dio, essa tuttavia è chiamata a vivere un "anticipo" del Regno nella comunità umana dei discepoli del Vangelo che "fanno la volontà del Padre", attraverso quei legami tra "fratello, sorella e madre" (Matteo 12,50) che vengono generati non dalla carne e dal sangue, ma da Dio stesso (cfr Giovanni 1,13). Per questa via, le famiglie cristiane possono presentare all'interno della nostra società la testimonianza di un' autentica "umanità" attraverso la "novità" che viene dal Vangelo: è quella novità che vivifica e sostiene uno stile di vita umana ispirato alle beatitudini di Cristo e pertanto" alternativo" alla proposta culturale del "mondo".
Il magistero della Chiesa ha sottolineato la singolare ricchezza che le relazioni proprie della famiglia possono apportare al bene della società. A titolo d'esempio, basti una citazione tratta dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa, là dove si afferma che «La famiglia, comunità naturale in cui si sperimenta la socialità umana, contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società. La comunità familiare, infatti, nasce dalla comunione delle persone... Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell' attenzione in quanto fine e mai come mezzo. È del tutto evidente che il bene delle persone e il buon funzionamento della società sono strettamente connessi" con una felice collocazione della comunità coniugale e familiare" (Gaudium et spes, n. 47). Senza famiglie forti nella comunione e stabili nell'impegno, i popoli si indeboliscono. Nella famiglia vengono inculcati fin dai primi anni di vita i valori morali, si trasmette il patrimonio spirituale della comunità religiosa e quello culturale della nazione. In essa si fa l'apprendistato delle responsabilità sociali e della solidarietà» (n. 213).

Riproporre il valore della famiglia nella cultura di oggi: una sfida impossibile?

11. Dopo aver richiamato le caratteristiche essenziali della famiglia come soggetto ecclesiale e sociale, viene spontaneo domandarci: c'è ancora posto nella nostra attuale società per una famiglia così intesa?
L'ascolto delle famiglie nella prima tappa del Percorso pastorale, le frequenti occasioni di conoscenza di tante situazioni difficili e faticose - conoscenza che mi ha spinto, tra l'altro, a scrivere la Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione - mi portano a dire che sì, il contesto culturale di oggi, la mentalità corrente, l'attuale esperienza di tante persone sembrano rendere quasi impossibile la riproposta del valore originario della famiglia.
D'altra parte ci sono ancora, anche se forse non sono più maggioritarie, esperienze di famiglie che, pur con i loro limiti e le loro fatiche, possiamo considerare riuscite sotto il profilo umano e cristiano.
Nonostante tutto, la vita della società del nostro tempo così convulsa, frenetica e complessa, ci dischiude allora delle possibilità, ci affida anzi un compito: riproporre il vangelo della famiglia, nel suo contenuto umano che è condivisibile anche da chi non ha una visione di fede, non alla maniera però di semplici ripetitori ma di testimoni efficaci, capaci di rendere ragione della speranza che è in noi (cfr 1 Pietro 3,15).
In questo senso, rivolgo anche quest' anno uno sguardo carico di fiducia e di speranza a tutte le famiglie, in particolare a quelle che vorranno affrontare insieme a molte altre questo cammino, meglio questa "missione" esaltante e irrinunciabile per il bene di ogni famiglia e dell'intera società: divenire anima del mondo, di questo mondo da amare con sempre nuovo vigore, perché da sempre immensamente amato da Dio stesso, in Gesù: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Giovanni 3,16).
La famiglia, che ispira espressame11te alla fede cristiana il proprio vissuto, non vive in maniera dissociata o semplicemente giustapposta il proprio essere nel mondo; piuttosto, proprio dalla sua fede, attinge le motivazioni, la luce e le risorse di evangelicità e di grazia più belle e profonde per svolgere la propria missione. Il riconoscersi sempre più come soggetto ecclesiale, come "chiesa domestica", non rinchiude la famiglia credente entro lo spazio esclusivo della Chiesa, ma le fa scoprire, all'interno della propria vocazione cristiana, un servizio peculiare rivolto al mondo in cui portare frutti di giustizia, di verità, di libertà, di carità a partire dai propri ambienti di vita e dai quotidiani contesti professionali. E tutto ciò nel segno non della privatezza o dell'isolamento, ma dell'apertura e del dialogo con tutte le famiglie, anche non cristiane e persino lontane dalla religione, ma desiderose di vivere e di proporre alla società i valori che sono propri della famiglia.
Si tratta di valori che sono già stati indicati nei loro elementi originari e fondamentali e che ora si cercherà di declinare in rapporto ad alcuni ambiti che caratterizzano la vita delle famiglie nel loro riferimento alla società.
Quanto andrò presentando vale per le famiglie che, per grazia del Signore, vivono una situazione di coerenza con l'ideale familiare, ma anche per quelle realtà familiari cui ho rivolto la mia lettera che sopra ho ricordato. Non si sentano escluse, nonostante il "cuore ferito", da un impegno di animazione della società e di assunzione delle necessarie responsabilità. Lo ripeto anche per altre situazioni di fatica e di difficoltà che pesano sul vissuto di molte famiglie.
Nessuna famiglia rimanga fuori da questo impegno. Ogni famiglia, a suo modo, può" diventare" anima del mondo, perché secondo il disegno efficace di Dio "è" anima del mondo!