PICCOLI GRANDI LIBRI  JEAN DANIÉLOU
GIOVANNI BATTISTA
TESTIMONE DELL'AGNELLO

MORCELLIANA 1965
Titolo originale dell'opera: Jean Baptiste témoin de l'Agneau, by Éditions du Seuil 1964
Trad. di Velleda Minelli Meneghetti

Cap. I - LA VOCAZIONE
La vocazione come missione
La vocazione come elezione
Vocazione e comunione
Cap. V - IL BATTISTA
La predicazione
L'imminenza della Parusia
Il battesimo di Giovanni
Cap. IX - L'AMICO DELLO SPOSO
Gli stati del verbo incarnato
L'annientamento di Giovanni davanti a Gesù.
La gioia spirituale
Cap. II - LA SANTIFICAZIONE
La visita
La consacrazione.
La gioia dei poveri .
Cap. VI - GESÙ BATTEZZATO DA GIOVANNI
La successione dei tempi
Cap. X - LA PROVA DELL'AMORE
La notte della fede.
Ogni cosa ha il suo tempo.
Cap. III - LE CRESCITE
La comunità tradizionale
Gli Esseni
Il deserto
Cap. VII - LA TRINITÀ
Precursore e testimone
La colomba ed il tuono.
Trinità e incarnazione
L'inaugurazione della missione.
Battesimo di acqua e battesimo di spirito.
Cap. XI - LA MORTE
Erode Antipa .
Giovanni ed Erodiade
Il martirio
Cap. IV - L'AVVENTO
Il profeta.
Il precursore
Il predicatore
Cap. VIII - LA TESTIMONIANZA
La testimonianza di Giovanni nell'Evangelo Giovanneo
La teologia della testimonianza
Il testimone della luce.
La testimonianza della vita.
Cap. XII - PRESENZA DI GIOVANNI BATTISTA
Il ricordo.
La gloria.
Il ministero

CAPITOLO DODICESIMO
PRESENZA DI GIOVANNI BATTISTA

Studierò in quest'ultimo capitolo la vita postuma di Giovanni Battista, cioè la presenza costante del precursore nella vita spirituale dell'umanità. Affronterò tre tipi di argomenti. Prima, la persistenza del messaggio di Giovanni Battista fuori dal Cristianesimo. Poi, la presenza della sua persona, poiché, per noi cristiani, per i quali l'esistenza non si esaurisce con l'esistenza terrestre, Giovanni continua ad essere presente nel mistero della Chiesa. La Chiesa d'Oriente, in particolare, gli dà un posto eccezionale; sopra tutte le iconostasi, la vergine Maria e Giovanni Battista sono i due personaggi principali. Infine, mostreremo come la missione di Giovanni si prolunghi nel tempo preparando le vie del Signore, al momento delle sue diverse venute.

Il ricordo

Giovanni Battista ha fondato un movimento. Qui possiamo porci una prima domanda: sono diventati tutti cristiani i suoi discepoli? Hanno riconosciuto il Cristo? San Paolo incontra ad Efeso dei discepoli del Battista che non avevano mai sentito parlare del battesimo cristiano (Att. 19, 2). Il movimento nato da Giovanni ha dunque persistito nel tempo. Fra i suoi seguaci, alcuni hanno riconosciuto il Cristo e si sono uniti a Lui - in particolare è il caso degli apostoli Giovanni e Pietro - altri sono rimasti discepoli del Battista. Non è possibile, tuttavia, seguire per molto tempo la storia di questo movimento. Attualmente non si può dire se qualche cosa di esso sia rimasto. Le sue ultime derivazioni si sono alla fine innestate nel cristianesimo, o nello islamismo, o nel giudaismo.
Qual è la posizione degli Ebrei nei riguardi dì Giovanni Battista? Lo incontriamo nella loro tradizione e vi è nei suoi riguardi un atteggiamento positivo? Qui la testimonianza
di Giuseppe è molto interessante; per lui Giovanni Battista è un profeta ed un giusto che si è urtato con Erode perché questi vedeva in lui l'espressione di una corrente messianica ohe gli pareva sospetta. Per Giuseppe, Giovanni Battista è una grande figura religiosa del giudaismo del suo tempo. Al contrario, non fa che una brevissima allusione al Cristo e non dimostra verso di Lui lo stesso atteggiamento positivo. Giovanni Battista è dunque, per i suoi contemporanei Ebrei, un grande profeta. D'altra parte, nel Vangelo leggiamo che molti Farisei e sadducei, vengono a farsi battezzare da lui.
Ma egli fu poi quasi completamente cancellato dalla tradizione ebrea posteriore, a causa delle sue relazioni con il Cristo. A partire dal secondo secolo, vi è stata una reazione anticristiana estremamente violenta. Nelle tradizioni talmudiche, Gesù viene presentato come il figlio di un soldato e di una cortigiana. Questa reazione è caduta dì rimbalzo sulla figura di Giovanni Battista che la tradizione talmudica ha completamente ignorato. Il giudaismo moderno, invece, vuole integrare tutte le ricchezze della propria tradizione - e questo soprattutto dopo la ricostituzione dello Stato d'Israele. In questa prospettiva, Giovanni Battista appare una grande figura ebrea e le moderne Vite di Gesù sono caratterizzate da un atteggiamento favorevole nei suoi riguardi. Ci troviamo qui di fronte ad una pagina della storia ebraica che il giudaismo ha voluto ignorare per diciotto secoli e che sta ora riscoprendo (1).
A mio parere questo confronto che i giovani Israeliani d'oggi, fanno con !'intero passato della Palestina, costituisce un problema appassionante. Considerata la distensione che esiste fra cristiani ed ebrei, considerato lo sforzo, nella Chiesa, di eliminare tutto quanto sussisteva di antisemitico, considerato che anche lo Stato d'Israele libera gli Ebrei da un complesso di dispersione e permette loro di affrontare i problemi con maggiore serenità, la questione dell'atteggiamento di fronte agli avvenimenti narrati dal Vangelo, è modificata. Per gli studenti di teologia rabbinica di Gerusalemme, l'insegnamento del Vangelo fa parte di. una cultura universitaria completa, essendo i Vangeli molto importanti per la conoscenza di tutto un periodo della storia della Palestina.
Il posto che Giovanni Battista occupa nel Corano è importante. Gli sono consacrate numerose sure e l'islamismo lo venera profondamente e riconosce in lui un grandissimo profeta. È questo un aspetto di quanto noi scordiamo troppo spesso e cioè la presenza, nell'islamismo, di elementi che provengono dal cristianesimo e la preoccupazione che ha avuto Maometto di collocarsi nella linea di un profetismo in cui Abramo, Giovanni Battista e Gesù rappresentano 'le pietre miliari. In questo senso, l'islamismo si colloca nella prospettiva della religione giudeo-cristiana, ma riduce il messaggio biblico ad una testimonianza profetica resa al monoteismo.
Il Corano parla soltanto della nascita miracolosa di Giovanni Battista, che chiama Yahya. La tradizione musulmana posteriore lo rappresenta come un asceta. Egli si nutre di erbe e di foglie d'alberi; è soprattutto caratterizzato dal dono delle lacrime. Questo
carisma è legata in lui al costante pensiero. del Paradiso. e dell'Inferno. L'iconografia musulmana lo rappresenta con la testa reclina e piangente, mentre Gesù appare sorridente grazie alla sua fiducia in Dio. Giovanni ha inoltre il dono della profezia e chiama gli uomini all'adorazione di Allah. Così, ciò che l'islamismo ha conservato di Giovanni, è soprattutto il suo straordinario ascetismo e la sua eccezionale santità. È considerato un uomo che non ha mai peccato. Il racconto della sua morte è ancora circondato da circostanze meravigliose (2). La Moschea degli Omàyyadi a Damasco, ritiene di possedere la tomba di Giovanni Battista.
C'è un casa assai curiosa che bisogna ricordare: quello di una religione che ancora esiste, della quale Giovanni Battista è il grande profeta. Religione molta misteriosa che oggi è rappresentata soltanto da qualche gruppo. nell'Iraq. Essa è stata oggetto di studi approfonditi da cinquant'anni a questa parte, perché pone ogni genere di problemi riguardanti le origini cristiane. Si tratta del mandeismo. I mandei sono tribù battiste. Il loro rito principale è il battesimo e la loro iniziale residenza sono state le sponde del Giordana. Nel mandeismo abbiamo dunque certamente la prosecuzione di un battesimo giordaniano, cioè
l'eredità di tribù arabe transgiordane, il cui rito principale era il battesimo nel Giordana. E questo in un tempo precedente a Giovanni Battista ed a Gesù. I riti battesimali di queste tribù consistevano in bagni con immersione completa in un fiume o in un corso d'acqua. Il Giordano rappresentava per loro una specie di fiume sacro. Abbiamo i libri sacri dei Mandei, specialmente il Ginza. In essi, si trovano delle tradizioni antiche che risalgano certamente ad un battesimo. anteriore al Nuovo Testamento, ma ulteriormente arricchite da influenze cristiane e musulmane.
Il problema che interessa è se Giovanni Battista abbia avuto una funzione nelle origini di questa religione, che lo considera il grande profeta. In realtà, gli specialisti odierni, in particolare Kurt Rudalf nel suo notevole volume intitolato Die Mandäer, pensano che Giovanni Battista non abbia niente a che vedere con la fondazione di questa setta, ma che i Mandei ne abbiano fatto il loro profeta fondatore a causa del rito essenziale che egli compiva: il battesimo nel Giordano. Non sembra si possa affermare che essi siano un ramo di discepoli del Battista durato fino ad oggi. Tuttavia, la cosa molto interessante è che vi sono nel mandeismo delle tradizioni sul Battista provenienti dal Nuovo Testamento e testimonianti che il ricordo di Giovanni era rimasto straordinariamente vivo sulle sponde del Giordana.

La gloria

In un secondo punto, studieremo la vita postuma di Giovanni Battista, non più nelle sue sopravvivenze storiche, ma nella sua realtà presente. In effetti, per noi, la vita - tanto quella del Cristo che quella dei santi - non è limitata all'esistenza terrestre, ma continua oltre la morte. Giovanni Battista interessa quindi anche nella sua realtà attuale. Qui, noi passiamo dai dati storici alla riflessione teologica. La chiesa cristiana nella quale Giovanni Battista ha maggior importanza mistica, è l'ortodossa. Lo studio del posto che Giovanni Battista occupa nella Chiesa orientale, e principalmente nell'ortodossia, sarebbe assai interessante.
Ciò è vero innanzi tutto per l'iconografia. Si ritrova Giovanni Battista fra i personaggi dell'iconostasi. La dignità del precursore trova una conferma diretta nel posto che questi occupa nella gerarchia illustrata nelle iconostasi. Al centro sta il Salvatore. Ai lati, la Madre divina, ed il precursore. Dunque, il precursore è sullo stesso piano di Maria. Poi vengono gli angeli e quindi, i santi. Questa composizione rispecchia una visione teologica fondamentale. Non si tratta di una concezione particolare, ma di una rappresentazione comune poiché essa è espressa nell'iconostasi stessa, cioè nella liturgia ufficiale. In, tale liturgia, che è come la rappresentazione del
cielo, l'icona è qualche cosa di completamente diverso dalle nostre statue: per noi le statue o i quadri sono ornamenti, mentre !'icona orientale è una specie di sacramento e fa parte della celebrazione liturgica. Ecco perché si venerano le icone. L'icona è quasi una presenza ed aiuta a passare dal mondo sensibile a quello invisibile: rende presente il Cielo nella liturgia. Vi si trova una visione contemplativa mirabile, che è uno dei motivi del fascino delle liturgie orientali, nelle quali tutti i segni introducono nel mondo del mistero.
Il medesimo posto che Giovanni Battista occupa nell'iconologia orientale, lo occupa anche nella liturgia orientale. Da questo punto di vista, il maggior libro su Giovanni Battista è opera di Sergej Bulgakov, s'intitola L'amico dello Sposo e fa parte di una trilogia mirabile, non ancora tradotta in francese né in italiano: La Scala di Giacobbe (angelologia), Il Roveto ardente (mariologia), L'amico dello Sposo (joannologia) (3). Bulgakov avvicina, come fa l'iconologia, le tre sfere del vertice della gerarchia. È sicuramente la riflèssione teologica più spinta che vi sia su Giovanni Battista. Il primo di questi temi è quello della santificazione di Giovanni Battista fin dal seno di sua madre, ciò che Bulgakov accosta all'Immacolata Concezione. Eg1i ritiene che il Battista appartenga ad un ordine di grazia assolutamente differente da quello dell'umanità comune. E poiché, d'altra parte, gli ortodossi non credono all'Immacolata Concezione, nel senso che noi le attribuiamo, ma pensano soltanto che la Vergine sia stata preservata dal commettere peccato alcuno e che Ella è Santissima, non vi è dunque, per la teologia orientale, differenza di natura fra il privilegio di Maria ed il privilegio di Giovanni. Questo spiega come, nell'iconologia, si possa porli sullo stesso piano. In effetti, essi presentano, l'uno e l'altro, la caratteristica di essere stati santificati fin dalla loro origine e di non essere mai stati sfiorati dal peccato Ma questo, per gli Orientali, non ha lo stesso significato di ciò che la teologia occidentale ha chiamato esenzione dal peccato originale.
Una seconda caratteristica ci introduce in misteri0se speculazioni. Si tratta della relazione fra Giovanni Battista ed il mondo degli angeli. Il Vangelo applica a Giovanni la frase di Malachia: «È di lui che è stato detto: io invierò il mio anghelos prima di me » (3, 23). Questo termine greco può significare angelo o messaggero. Molto presto, nella tradizione patristica, è esistita !'idea di una certa relazione fra Giovanni ed il mondo degli angeli. Origene si chiedeva se Giovanni Battista non fosse un angelo e se non vi fosse stata una
incarnazione di Giovanni Battista parallela all'incarnazione del Verbo; se cioè Giovanni Battista non fosse un angelo incarnato che precedeva il Verbo incarnato. Nei Padri vi sono lunghissime discussioni sull'argomento. Bulgakov conserva qualche cosa di questa misteriosa relazione di Giovanni Battista con il mondo degli angeli.
Ecco che cosa dice Zander: «Nell'iconologia orientale la caratteristica più diffusa del precursore sono le ali. Questa figurazione alata indica innanzi tutto il modo angelico con il quale visse e grazie al quale gli inni della Chiesa lo chiamano angelo. Tuttavia si lodano anche i venerabili asceti, per aver vissuto una vita simile a quella degli angeli, ma non per questo vengono rappresentati con le ali. Perciò, in Giovanni vi è qualche cosa di più. Al pari degli angeli egli sta davanti alla luce eterna, come una luce riflessa. È in lui e attraverso di lui che la natura angelica è, per così dire, inclusa nell'opera di Incarnazione. L'apostolo Paolo lo conferma: il Cristo, partecipando nella sua incarnazione al sangue ed alla carne, ha sposato la causa non degli angeli ma della discendenza di Abramo. Ma, nel precursore, la natura angelica e la natura umana si trovano congiunte in virtù della incarnazione di Dio: questa infatti, una volta realizzata in tutta la sua pienezza, accoglie in sé tutto ciò che è creato, in particolare il mondo degli angeli.
Tale è il nuovo aspetto della partecipazione del precursore alla Incarnazione divina e non
soltanto come battista ma anche come angelo, a causa dell'unione che vi è in lui della natura umana e del mondo angelico» (4). Questo non è interamente convincente ma certo vi è, nella teologia orientale, una linea di riflessione che sarebbe interessante approfondire. Che l'intero universo ed il cosmo della spirito, in particolare, sia integrato nel mistero di Cristo, mi pare infatti certo, perché il mistero di Cristo è un mistero cosmico, non soltanto umano. Per mezzo dell'Incarnazione, il Verbo di Dio riprende tutte le cose per riportarle al Padre. Ma qual è il compito di Giovanni? In quale misura si può dire che per mezzo suo il mondo degli angeli venga integrato nel mistero della salvezza? Forse ciò avviene perché Giovanni riunisce al Cristo tutto ciò che non è visibilmente incorporato nella Chiesa; egli viene, per così dire, a raccogliere ciò che è marginale.

Il ministero

Vi è una persistenza di Giovanni Battista dal punta di vista del suo carisma storico. Abbiamo visto or ora, d'altra parte, il posto che Giovanni Battista occupa nella gerarchia della liturgia celeste. Da ultima, dobbiamo precisare la persistenza della sua funzione nell'edificazione del corpo mistico. Infatti, una legge dell'ordine della grazia, è che i ministeri sono permanenti. Ed è quanto costituisce, vicino alla cristologia, quella che si può chiamare mariologia, joannologia, josefologia, petrologia. Quella che Maria, Giuseppe, Pietro sono stati nel Nuovo Testamento, deve proseguire in un modo o nell'altro, nella Chiesa. Questa legge è molto importante. Vi è dunque continuità nel ministero di Giovanni, questa ministero della preparazione (5). Tre sono le grandi preparazioni.
Prima di tutto Giovanni precede Gesù nella sua vita terrena e nel sua ministero pubblico. Questa l'abbiamo vista. Seconda, Giovanni precede Gesù agli inferi. Discende prima di lui nel mondo dei morti, il mondo nel quale Adamo, Enoch, Abramo, David, questa immenso mondo dell'Avvento, attendevano la liberazione. Giovanni Battista discende nel mondo dei morti poiché il Paradiso non è ancora aperto; ma discende da precursore, ed annunzia ai santi dell'Antico Testamento che l'ora della liberazione è imminente. Lo sguardo contemplativo scopre degli abissi là dove i nostri sguardi limitati si fermano alla superficie. L'universo delle anime è di una ricchezza della quale noi non sospettiamo quasi nulla, perché
in questo ordine la nostra cecità è quasi totale. Certo, non bisogna cedere ai trasporti dell'immaginazione, ma tuttavia bisogna ammettere delle dimensioni dell'essere diverse da quell'universo miseramente angusto che finisce con il costruire certo positivismo moderno. Bisogna dare al cosmo le sue profondità spirituali. Se Giovanni ha avuto una missione in quell'universo dei morti, in quell'universo di anime che è sommamente reale nel Corpo di Cristo, non vi è da stupirsene (6).
Giovanni è anche colui che prepara negli
animi le vie del Signore. Questo è il suo aspetto missionario, il suo aspetto d'Avvento. Invero, l'incontro con il Cristo deve essere preparato. Bisogna che ogni collina venga abbassata, ogni avvallamento colmato, che i vuoti di speranza siano colmati e le punte di orgoglio abbassate. Disperazione ed orgoglio sono infatti i due ostacoli fondamentali alla fede; vi sono persone troppo piene di sé, e questo chiude loro l'ingresso del Cristo, ve ne sono altre che non hanno sufficiente speranza e questo impedisce loro di raggiungere il Cristo. È necessario dunque abbassare le montagne, ed esaltare le valli, chiudere i vuoti e demolire i muri. È quanto fa Giovanni Battista.
Giovanni prepara inoltre la Parusia. Qui ci si confonde un po' fra Giovanni Battista ed Elia. Gli Ebrei chiedevano se Giovanni Battista era ritornato - Gesù stesso aveva detto che Giovanni Battista era Elia -. Fra Giovanni Battista ed Elia vi sono continue analogie. Tutta una spiritualità del deserto parte da Elia, passa attraverso Giovanni Battista, va in Egitto e prosegue nel Carmelo. Il precursore dell'ultima Parusia è dunque Elia o Giovanni Battista? Non lo si può dire con certezza. Saranno forse l'uno e l'altro insieme, ma è certo che quest'ultima venuta è preparata anche da Giovanni Battista. È qui che noi scorgiamo la persistenza di un ministero misterioso di Giovanni Battista attraverso la storia della Chiesa; in tal modo noi non ci limitiamo ad un ritorno nel passato, ma ci troviamo in contatto con un'influenza viva.

[1] Vedi D. FLUSSER, Johannes der Täufer, Leyde, 1964. D. Flusser è docente di esegesi del Nuovo Testamento all'Università ebraica di Gerusalemme.
[2] Vedi i testi raccolti da MICHEL HAYEK, Le Christ et l'Islam, Le Seuil, Paris, 1959, pp. 49-61.
[3] Quest'ultima opera è riassunta in un articolo di LÉON ZANDER, Le Précurseur selon le P. Boulgakof in « Dieu vivant », 7 (1946), pp. 89-117.
[4] L. ZANDER, art. ci t., pp. 113-114.
[5] Vedi ORIGENE, Com. Joh., 11, 37; IPPOLlTO, De Antichristo, 43-46.
[6] Vedi per es. SIRARPIE DER NERSESSIAN, A Homily on the Raising of Lazarus and the Harrowing of Hell, in « Biblical and Patristic Studies in Memary af Rabert Pierce Casey», Berlin, 1963 pp. 224-227.