PICCOLI GRANDI LIBRI   JEAN DANIÉLOU
IL MISTERO DELLA SALVEZZA DELLE NAZIONI

Titolo originale dell'opera: LE MISTÈRE DU SALUT DES NATIONS (Edition du Seuil - Paris)
Traduzione dal francese DOMENICO TENDERINI

MORCELLIANA
1954

Prefazione
Cap. I - L'importanza attuale della questione missionaria
Cap. II - La missione del Verbo
Cap. III - Ciò che deve vivere e ciò che deve morire
Cap. IV - Incarnazione e trasfigurazione
Cap. V - Missione e parusia
L'escatologia ortodossa e protestante
Il significato escatologico della conversione degli Ebrei
Cap. VI - La missione dello Spirito Santo
Il peccato contro lo Spirito Santo
Cap. VII - La gloria di Dio

Ai membri del Circolo S. Giovanni Battista
« ... qui diligunt adventum eius ».
II Tim. IV. 8.

PREFAZIONE

Il gruppo di cui questo volume esprime lo spirito non si pone nel campo delle realizzazioni missionarie, le quali dipendono dai diversi movimenti a cui è attribuito quel compito. Non si pone neppure sul piano d'una spiritualità d'azione cattolica, che peraltro non manca.
Corrisponde invece al bisogno d'una spiritualità propriamente missionaria, cioè alla preghiera di Cristo per i popoli ancora chiusi al Vangelo. Cosi esso contribuisce insieme ad un allargamento e ad un approfondimento.
Anzitutto ad un allargamento, perchè risponde al bisogno d'estendere la nostra preghiera a tutto il mondo, anche se la cerchia del nostro apostolato è ridotta all'ambiente immediato, conformemente a quell'efficacia infinita del desiderio di cui parla Caterina da Siena. Poi ad un approfondimento, perchè ci insegna a vivere la vita missionaria prima di tutto interiormente, come un mistero nascosto.
La parola «mistero» esprime bene tutto questo. La missione è il mistero, il segreto nascosto in Dio prima della creazione del mondo, di raccogliere tutte le genti nell'unità del Corpo Mistico. Questo mistero si compie 'secondo un'economia divina: preparato con la vocazione del popolo ebreo, sostanzialmente attuato dalla missione del Verbo che, con la sua ammirabile Ascensione, introduce per sempre la natura umana nella sfera della vita trinitaria, è ricevuto successivamente dai diversi popoli nel tempo che va dalla Pente. coste alla Parusia.
Ma come Cristo ha già compiuto e prefigurato in Sé la salvezza di tutta l'umanità, casi noi possiamo a nostra volta invisibilmente compiere, perfezionare e preparare la salvezza universale, assumendo interiormente con la preghiera i popoli che sono ancora estranei al Vangelo, in modo che esista già, ma nascosto, il mistero della lode perfetta che si manifesterà alla fine dei tempi.
Oggetto proprio, unico, di questo studio è l'intelligenza di tale mistero. Pertanto domanderemo alla Vergine Maria di raccoglierci in quel centro dell'anima, in quel centro del mondo dove la preghiera di Cristo compie la sua opera di unità.

CAPITOLO PRIMO
L'IMPORTANZA ATTUALE DELLA QUESTIONE MISSIONARIA

Potrebbe sembrare che la questione missionaria passi oggi in seconda linea, urgendo altri problemi. La ricostruzione spirituale e temporale della Francia sembra essere un compito di tale importanza e comportare tali esigenze da giustificare l'impiego di tutte le nostre forze. lo vorrei tuttavia dimostrare come, in punti essenzialissimi, la spiritualità missionaria corrisponda ad alcune delle più gravi preoccupazioni attuali.

Diciamo subito due cose: la prima, che la spiritualità missionaria non è altro che 1a spiritualità cristiana considerata in tutta la sua ampiezza, è il cristianesimo vissuto sul piano cosmico, secondo un detto ora in voga, ma che qui s'adatta perfettamente. C'è un modo di vivere il nostro cristianesimo restringendolo entro i limiti angusti della comunità di cui facciamo parte, si tratti della famiglia o anche della patria. Vedere il cristianesimo sotto questa luce non è vederlo nelle sue vere prospettive. Il cristianesimo è cattolico per definizione, vale a dire che per definizione abbraccia il mondo; ed una spiritualità cristiana che non sia radicalmente orientata all'edificazione del corpo mistico totale non è una spiritualità cattolica. Una delle ragioni del complesso di inferiorità che talora provano certi cristiani di fronte ad altri movimenti (e in questo momento penso in particolare al comunismo), è un certo sentimento che gli altri abbiano una maggiore ampiezza di visuale. Ciò è dovuto al fatto che essi hanno del cristianesimo un concetto troppo ristretto.

Molto spesso noi viviamo accettando come perfettamente normale che il cristianesimo sia la religione della Francia, dell'Italia, della Spagna, dell'America del Sud, e non proviamo nessuna meraviglia che non sia la religione dell'India e della Cina. Ci adagiamo dunque nell'idea che il nostro cattolicesimo sia la religione particolare di un certo numero di paesi. Questo diminuisce molto la nostra efficacia. E' necessario che il nostro cattolicesimo abbracci il mondo e che, sia nella nostra preghiera come nell'orientamento delle nostre curiosità, rispetto a questo argomento abbiamo per limiti i confini del mondo. Se ci comportiamo cosi, il cristianesimo sarà veramente quell'atmosfera respirabile, quell'aria aperta che deve essere.

C'è una seconda ragione che rende per noi molto più urgente il problema missionario. Non si deve credere che la missione consista oggi soltanto nel fatto di prender contatto in lontani paesi con delle civiltà differentissime dalla nostra. Mi spiego: il problema missionario lo incontriamo nelle nostre case, è alle nostre porte. E quando dico questo, non parlo del problema missionario in senso larghissimo come quando, per esempio, si chiama la Francia paese di missione e si dice che il nostro primo dovere è quello di convertire i pagani di Francia; parlo del problema missionario in senso stretto, cioè del problema dell'evangelizzazione dei pagani. Questo problema è alle nostre porte, è un problema di casa sotto un doppio punto di vista:

1 - Perchè quelle civiltà non è più necessario andarle a trovare nelle Indie o in Cina mentre esse rifluiscono da noi. Mi riferisco Specialmente al buddismo e all'induismo. E' assolutamente inutile ora andare in India o nel Tibet per incontrarli. E' un problema che in Francia desta preoccupazioni in molti spiriti e che, in certi ambienti, presenta un carattere molto acuto. Ritornerò su questa questione, ma è uno dei punti di cui ci dobbiamo preoccupare.

2 - Inversamente, non è da credere che, se andassimo anche in Cina o in India, i problemi che vi troveremmo siano diversi da quelli che troviamo in mezzo a noi. Mi riferisco specialmente al comunismo. E' certo che esso costituisce attualmente un problema mondiale e, per un paese come la Cina, tanto importante quanto quello del buddismo. La Cina, e a fortiori la Russia, non presentano soltanto il problema dell'ortodossia o del buddismo, ma l'una e l'altra pongono quello del comunismo.

Vediamo ormai come spariscono le barriere nel mondo in cui viviamo e come ci troviamo meno in presenza di civiltà localmente separate . le une dalle altre, che in presenza di un certo numero di correnti universalistiche che attraversano il mondo intero. Lo spettacolo offertoci dal mondo attuale è precisamente il conflitto di alcune grandi correnti spirituali, le quali hanno tutte la pretesa di offrire la soluzione dei problemi dell'umanità malata.

Queste grandi correnti sono principalmente il comunismo, l'islamismo, il buddismo con tutto ciò che gravita nella sua sfera, e il cristianesimo. Per conseguenza, quando si parla di problemi missionari, non si tratta pili. affatto d'evocare civiltà eccentriche e diversissime dalla nostra, come disgraziatamente si va ancora molto spesso raccontando in certe riviste o ritengono certi spiriti, si tratta invece di ciò che è vitale per la storia dell'umanità presente. A noi s'impone il dovere di vivere conformemente a quelle realtà.

Vorrei sviluppare quest'ultimo punto mostrando che due questioni incontriamo ora frequentemente, questioni gravi la cui incidenza missionaria è direttissima.

La prima è quella del sincretismo. Voi sapete che il sincretismo è il concetto di una religione universale che dovrebbe trascendere le religioni particolari. Tutte queste posseggono una parte di verità, cosi l'induismo come l'islamismo, il giudaismo, il cattolicesimo, il protestantesimo. Si tratterebbe di far sparire le opposizioni superandole in una religione superiore che abbraccerebbe tutte le altre. Il giorno in cui si pone il quesito del valore del proprio cattolicesimo, ogni anima deve incontrare nel suo cammino questo problema e chiedersi: Perchè sono io cattolico invece che buddista o mussulmano? Non basta rispondere: Perchè vi sono nato. E' una risposta assolutamente insufficiente. E' come dire: Se io fossi nato altrove, sarei un'altra cosa. E' come porre tutte le religioni sullo stesso piano.

Il secondo problema da prospettarci, e che è un problema di civiltà pili che di spiritualità, è quello dell'unità della civiltà umana. Fino al presente, ciò che ha formato la civiltà occidentale e, all'ingrosso, la civiltà umana, è il cristianesimo. Si tratta ora di sapere se attualmente il cristianesimo è ancora capace - problema che si pongono molti spiriti - di assicurare l'unità della civiltà. A questo punto incontriamo il comunismo il quale ci viene a dire: fino al presente il cristianesimo ha servito aduna funzione, é riuscito a costruire l'unità umana, ma pensiamo che ora ha esaurito la sua capacità, è invecchiato, è una concezione sorpassata, e noi ci presentiamo come suoi eredi conservando di esso quanto ci sembra buono e nello stesso tempo superandolo.

Affrontiamo la prima questione: quella del sincretismo. Ci sono attualmente molte famiglie che sentono un bisogno vivissimo di spiritualità e che, bisogna riconoscerlo, non lo trovano sempre soddisfatto in quel cattolicesimo che loro si offre. Donde il pensiero, sbocciato in certi spiriti, di cercare una nuova spiritualità che corrisponda meglio alle esigenze dell'anima. E dove trovare questa spiritualità? Molti sono tentati d'andarla a cercare nei paesi d'Oriente e in particolare presso le religioni dell'India. Ci troviamo di fronte a tutta una corrente, che coinvolge presone fra le più interessanti, coloro cioè che aspirano ad una vita spirituale, corrente che li distaccherà dal cattolicesimo per volgerli verso l'induismo e a nuovi metodi spirituali.

A questo proposito non citerò che qualche fatto. Tutti han letto il libro di Lanza del Vasto: Ritorno alle sorgenti. Vi troviamo un europeo che si sottrae a quanto la nostra civiltà occidentale presenta d'agitato, di meccanico, di materialistico, e va a cercar, nelle Indie le sorgenti a cui dissetarsi. Una delle grandi differenze tra il mondo europeo e il mondo orientale consiste nel fatto che nel mondo europeo la spiritualità esiste, ma in giardini chiusi, nei chiostri, presso comunità ristrette; è invece del tutto assente dalla pubblica piazza, non la si incontra per la via. Nella via non incontrate che l'agitazione, la dissipazione. Se invece andate in India ciò che colpisce è che, al contrario, la spiritualità è nella strada. La gerarchia dei valori mette i valori di saggezza al disopra dei valori di scienza e sopratutto di conquista. Ne viene che si respira un'atmosfera molto più spirituale. Questo non significa che la spiritualità indu sia superiore alla nostra spiritualità, ma che la civiltà indu attuale è più permeata di spiritualità che non la nostra civiltà occidentale. Penso anche ad altri libri, come l'Empérience intérieure di Bataille, il quale costituisce un tentativo di creare una spiritualità naturale indipendente da ogni dogmatismo e arrivare ad apprezzare S. Giovanni della Croce e Santa Teresa senza credere né a Cristo, né alla SS. Trinità, né alla Chiesa.

Tutto ciò denuncia un'inquietudine di cui dobbiamo evidentemente tener conto. Ora, dove arrivano quelle anime inquiete? All'idea che forse non è necessario aderire ad un credo particolare per avere una spiritualità; che ci può essere fuori e sopra ogni credo una sapienza universale in cui gli uomini potrebbero camminare e di cui Budda, Maometto, Gesù sarebbero i grandi iniziatori, ciascuno di essi avrebbe rivelato un aspetto della sapienza totale, e nessuno tuttavia avrebbe il monopolio della Verità assoluta.

Questo sincretismo non è peraltro una trovata dei nostri tempi. E' vecchio quanto il cristianesimo, alle cui origini incontriamo delle correnti analoghe. Le prime eresie del tempo degli Apostoli, e particolarmente la gnosi, erano un compromesso tra il cristianesimo, il giudaismo e le religioni contemporanee. I gnostici pensavano che, oltre le religioni particolari, ci fosse una regione superiore alla quale potevano elevarsi i veri iniziati.

Che cosa c'è di vero in questo movimento? Perché bisogna dire che in ogni errore c'è una particella di verità senza la quale esso non potrebbe avere efficacia. Sta di fatto che in tutte le religioni c'è almeno una porzione di verità; e noi cristiani siamo i primi a riconoscerlo, nel senso che sappiamo che l'umanità pagana non è stata abbandonata da Dio e che, se non ha il beneficio eminente della Rivelazione per accedere alla verità, una certa conoscenza naturale di Dio, sia pure profondamente falsata, deformata, sviata, vi sussiste tuttavia anche sotto il rozzo idolo che adora il negro del Senegal.

Di vero c'è anche che il cristianesimo s'è arricchito di molti elementi esteriori nel corso del suo sviluppo; per esempio, quando penetrò nel mondo ellenistico adottò certe forme cultuali che erano proprie di quel mondo, si servi della filosofia greca e dell'ordine romano per esprimere il suo messaggio.

Allo stesso modo, nella misura in cui il cristianesimo penetrerà nell'India, dovrà assumere ciò che di meglio si trova nella civiltà di quel paese: utilizzare, per esempio, i suoi metodi di spiritualità e di raccoglimento, utilizzare anche il suo grandissimo senso di Dio. E' dunque vero che la vera religione è quella che abbraccia tutte le ricchezze spirituali del mondo.

Da ultimo, è vero ancora che in quella inquietudine molto vaga d'una spiritualità veramente vitale si .scopre un'esigenza eccellente, alla quale, troppo spesso, bisogna riconoscerlo, il nostro cattolicesimo, almeno come noi lo presentiamo, non dà risposta. Anche noi dovremmo moltiplicare le scuole di sapienza, insegnare meglio a coloro che ci circondano che la prima cosa necessaria è sa. per dominare se stessi, saper ordinare una vera gerarchia dei valori, sapersi raccogliere e fare silenzio in sé prima di agire. Tentiamo di farlo con ritiri ed esercizi spirituali, ma chi prende parte ai ritiri, agli esercizi? Qual moltitudine, pur a contatto di tali iniziative, ignora completamente il vantaggio della vita interiore! La vita interiore è una perla rara nel nostro mondo e alla quale solo poche anime hanno accesso. Si dovrebbe renderla accessibile a molti di più dovrebbe essere un tesoro largamente diffuso, e allora le anime troverebbero nel cristianesimo un alimento che le nutrirebbe veramente.

Nel sincretismo ci sono dunque degli elementi non privi di valore. Ma resta vero ch'esso è una caricatura, una deformazione della vera cattolicità, e che accettarlo significa rinnegare ciò che costituisce l'essenza stessa del cristianesimo, vale a dire la cattolicità, equivalendo a mettere il cattolicesimo sullo stesso piano delle altre religioni, mentre la cattolicità vuole precisamente che il cattolicesimo sia la vera religione e la religione di tutti gli uomini. Religione che non esclude altre spiritualità, che anzi se ne impossessa, le adotta, ma per trasformarle.

Perchè questo? Con quale diritto possiamo affermarlo? Precisamente con questo diritto, che il cattolicesimo è la religione istituita da Dio stesso. Questa è la risposta, l'unica risposta, ma assolutamente decisiva, ad ogni tentativo di sincretismo. C'è un segno - ed è la grande prova del cattolicesimo e uno dei fatti più sorprendenti che ci presenta lo studio obiettivo del mondo – un disegno di Dio nella storia. Dio vi interviene per compiervi un certo disegno. Questo disegno lo vediamo quando Egli stringe una prima alleanza con Abramo e fonda con essa appunto quella che sarà la religione giudeo-cristiana.

A questa decisione di Dio segue una nuova serie di nuovi interventi. Dio rinnova l'alleanza con Mosè e gli rivela i principi della vera morale nel Decalogo. La rinnova coi profeti, prepara il popolo giudeo a farsi missionario della Rivelazione; e in seguito, nella pienezza dei tempi, come dice S. Paolo, il Verbo stesso di Dio, che fino ad allora aveva parlato per mezzo dei Profeti, si fa uomo e viene nel mondo. Egli è ormai la pietra angolare sulla quale sarà fondata la vera Chiesa, che sarà la casa di tutta l'umanità e in cui saranno ammessi tutti i popoli. E questa Chiesa, di cui egli è il fondatore e il capo, Cristo affiderà ai suoi apostoli affinché attraverso i tempi l'edifichino, ed essa abbracci tutti i popoli.

La differenza essenziale, dunque, tra il cattolicesimo e tutte le altre religioni è che le altre partono dall'uomo e sono un tentativo commovente, e talvolta bellissimo, di elevarsi alla ricerca di Dio; ma soltanto nel cattolicesimo avviene il movimento inverso: la discesa di Dio verso il mondo per portargli la comunicazione della sua vita. La risposta all'aspirazione dell'universo intero si trova nella religione giudeo-cristiana. La vera religione, la religione cattolica, è quella costituita da questi due elementi, quella in cui alla chiamata dell'uomo ha risposto la grazia di Dio. Altrove non c'è la grazia, non c'è Cristo, non c'è il dono di Dio. La vanità del sincretismo, la sua illusione sta nel credere che l'universalità sia un denominatore comune tra tutte le religioni.

Ma questo è falso: la vera unità non c'è che nel cristianesimo, è la Gerusalemme celeste che discende dall'Alto come la Sposa preparata per il suo Sposo.

La Gerusalemme celeste viene dall'alto, viene da Dio, discende dal seno stesso della Trinità. La Chiesa è un'emanazione di tutta la Trinità, viene dall'amore del Padre, si compie per mezzo del Verbo ed è animata dallo Spirito; per questo essa ha un fondamento divino, una struttura divina. C'è nella Chiesa un'incomparabile vita che è la vita stessa di Dio. Tutto questo le religioni umane non possono darlo; ed ecco la ragione per cui sono infinitamente povere di fronte alla ricchezza del cattolicesimo.

La seconda questione che dobbiamo affrontare potremmo formularla così: comunismo e unità. L'idea di occuparmi di questo problema m'è venuta incidentalmente in seguito ad una conversazione con un amico. Parlavamo della situazione attuale. Egli mi diceva: Il vero problema oggi è quello della unione delle Chiese. Confesso che ebbi a tutta prima un sussulto. Mi sembrava e in questo l'amico era pili cristiano di me che il problema attuale pili urgente fosse piuttosto quello della pace, quello della ripresa del lavoro in Francia, quei problemi, insomma, che sono il nostro pungolo quotidiano. Ed egli continuava: Io penso sia il problema dell'unione delle Chiese perchè oggi si tratta di sapere se il cristianesimo sarà abbastanza forte per ricostruire la sua unità e, di conseguenza, per servire di base ad un'unica civiltà. E' evidente che un cristianesimo diviso, smembrato, si trova in uno stato d'impotenza per rifare l'unità della civiltà. Perciò si tratta di sapere se, in presenza di correnti come il comunismo, il cristianesimo sia abbastanza forte, se ci sia in esso ancora tanta vitalità da essere principio di unità.

E' certo che uno dei grandi problemi ai quali ci troviamo ora di fronte è quello dell'unità della civiltà. Gli uomini vengono sempre pili in contatto gli uni con gli altri; tutto ha, per conseguenza, una risonanza cosmica, universale; e si fa sempre pili viva l'aspirazione a una società che abbracci l'umanità intera. Quest'aspirazione è specialmente incarnata nel comunismo.

E' stato detto benissimo che c'è nel comunismo un'escatologia, un messianismo, un elemento religioso. Questa escatologia, questo messianismo sono il mito della società senza classi, cioè d'un mondo nel quale tutte le barriere che separano gli uomini - barriere di razza, di nazioni, di classe - saranno frantumate. L'aspirazione a un mondo unito, nel quale non ci sarebbero pili tra gli uomini le barriere create dal denaro o dalla nascita e in cui, entro una giusta gerarchia, correrebbe uno spirito molto pili fraterno, è veramente grande. E' la proiezione nel temporale d'una realtà spirituale, è la laicizzazione della Gerusalemme celeste. Ciò che in fondo costituisce la forza del comunismo è ciò che del cristianesimo conserva; è il fatto di proporre -agli uomini lo stesso ideale cristiano, vale a dire l'ideale della comunione dei santi, l'ideale del corpo mistico, d'una società in cui tutti gli uomini saranno uniti; ma nel medesimo tempo - ed è ciò che soddisfa l'orgoglio umano - dando all'uomo il senso che tocca a lui attuare tale unità e che non deve attenderla da Dio. E' un ritorno a Babele rinunciando a Gerusalemme. E' fare l'uomo creatore di quella società nella quale tutta l'umanità sarà unita.

Di fronte a tutto questo che forza ha la nostra pretesa cristiana di costruire l'unità dell'umanità? Ecco il problema che dobbiamo porci. Non abbiamo forse quasi rinunciato a questa pretesa? E questo scacco della Redenzione non ha in qualche modo finito per farci accettare, come uno stato di fatto, che ci siano dei cattolici, dei protestanti e degli ortodossi? che il cristianesimo, cioè, sia diviso e che d'altronde lo sia la realtà dell'Europa e d'una parte dell'America? Il cattolicesimo perde la sua efficacia sulle anime nella misura in cui cessa di presentare come un affare urgente, che si deve concludere il più presto possibile, la unità degli uomini in una medesima religione.

Qui ci imbattiamo in due gravissimi problemi: il primo è quello della divisione del cristianesimo. E' questo un aspetto del problema missionario, perchè il problema missionario non riguarda soltanto le civiltà orientali, ma anche i paesi cristiani separati. Abbiamo noi un senso veramente doloroso dello scandalo di questa separazione? Cominciando dall'ordine della preghiera, preghiamo frequentemente per la riunione dei fratelli separati? L'unica cosa a cui dobbiamo aspirare, se siamo veramente cristiani, è l'edificazione totale del corpo mistico, perchè questa è l'opera di Dio. Non dovremmo tralasciare neppure un giorno di pregare secondo questa intenzione. Se è già doloroso che vi siano degli uomini fuori dalla Chiesa, c'è qualcosa di più doloroso ancora nel fatto che, tra quelli che si protestano di Cristo, esistano divisioni e non ci sia quella unità che Cristo aveva dato come l'insegna stessa della sua Chiesa: «Che essi siano uno come noi siamo uno ».

Come si risolverà tutto questo? E' un grande mistero. Da che andiamo trattando dello sviluppo del cristianesimo attraverso la storia, urtiamo ad ogni passo nel mistero; abbiamo l'impressione che le vie di Dio non sono le nostre e che Egli conduce gli avvenimenti in un modo sconcertante per la nostra immaginazione.

Assolutamente sconcertante è già la storia del popolo giudeo. Che quel popolo, il quale per secoli aveva preparato la venuta di Cristo, si sia trovato reietto quando Cristo apparve, è un grande mistero sul quale getta qualche luce S. Paolo nell'epistola ai Romani, mostrando che. in quel fatto c'era una specie di necessità affinché i Gentili potessero entrare in massa nella Chiesa.

Il problema dell'unità delle Chiese è egualmente misterioso. Più si viene a contatto coi fratelli separati, più si è nel mistero, nel dominio della pura fede. Si sente che la preghiera sola qui è efficace. Si poteva pensare - dico questo perché è l'aspetto più attuale del problema, ed ,era forse un cattivo pensiero - che il comunismo perseguitando l'ortodossia in Russia aprisse la strada al cattolicesimo, perchè realmente l'ortodossia era solidale con lo zarismo. Era completamente una religione di stato. Si poteva dire: nella misura in cui questo vecchio mondo va affondando, l'ortodossia affonda con l'ordine sociale nel 'quale era incorporata.

Ma il comunismo, dopo aver lavorato a distruggere l'ortodossia solidale con lo zarismo, la accetta ora più facilmente (1); e lo si nota specialmente dopo la guerra e per il fatto che i cristiani ortodossi sono stati fra i migliori soldati. E' evidente che un governo come quello di Stalin ha dovuto ricredersi da mo1te prevenzioni a proposito di uomini che si sono mostrati i suoi migliori servitori. Come dopo la guerra del 1914 fu impossibile cacciare dalla Francia i religiosi perchè erano stati tra i soldati migliori, cosi dopo la guerra del 1940 sarà impossibile in Russia perseguitare l'ortodossia perchè gli ortodossi si sono mostrati tra i migliori difensori della Russia.

Infine, come è evidente che l'influenza russa sta estendendosi nel mondo poiché la Russia è diventata uno dei paesi più potenti, l'ortodossia si troverà beneficiata dalla potenza che sta assumendo la Russia. Per conseguenza andiamo incontro a un problema a cui prima si accennava appena: il problema della missione ortodossa. C'erano missioni protestanti, missioni cattoliche, ma missioni ortodosse quasi non ce n'erano. Ce ne saranno in proporzione di quanto s'estenderà la Russia portando con sé ciò che resta del suo passato, in particolare la religione ortodossa.

Bisogna aggiungere che l'ortodossia ha a suo vantaggio una potenza liturgica straordinaria che esercita una grandissima seduzione sulle anime moderne. C'è nell'ortodossia una tradizione di preghiera come non si trova nella nostra tradizione romana. Quando pensiamo che in certe chiese si arriva a messe di venti minuti! Ciò è grave perchè cosi non può formarsi un clima di preghiera. Invece non si ha l'impressione che si annoino in certe interminabili cerimonie russe in cui le anime si immergono nella preghiera e in cui si crea un clima liturgico fortissimo e pieno di suggestione.

Dobbiamo dunque dire che avremo nell'ortodossia una corrente mo1to potente. Di fronte a questo fatto rimaniamo sconcertati, perchè l'unità, invece di avvicinarsi, ha tutta l'aria di allontanarsi, a meno che non s'avvicini per vie che non sono affatto le nostre. Sotto quest'aspetto i disegni di Dio sorpassano le nostre previsioni. Quel che dobbiamo fare noi è, innanzitutto, pregare e poi vigilare ed essere spassionati, saper riconoscere il buono che c'è presso gli altri e vedere come forse il nostro cattolicesimo debba saper tener conto di certe esigenze per poter soddisfare ai bisogni delle anime.

E' certo che gli ortodossi non rientreranno in seno alla Chiesa cattolica se non nella misura in cui vi troveranno la soddisfazione di quelle aspirazioni, specialmente liturgiche, che sono cosi belle.

Per il protestantesimo ci sarebbero mo1te questioni analoghe da proporre. I protestanti, a un certo momento, s'erano orientati verso quello che si chiamava il protestantesimo liberale, cioè verso un protestantesimo che si riduceva sopratutto a una morale e in cui il lato dogmatico era ridottissimo. Mo1ti protestanti non credevano alla divinità di Gesù Cristo; ammettevano in Cristo il maestro di un ideale elevatissimo, ma rifiutavano tutto ciò che è dogma della divinità di Cristo e della SS. Trinità. Ora c'è un rinnovamento dogmatico mo1to forte nel protestantesimo, e i giovani protestanti sono uomini che credono profondamente. Il loro maestro, il grande teologo calvinista Carlo Barth, che è una delle più belle personalità dell'Europa contemporanea e che da Basilea ha scritto pagine incomparabili sul nazismo, è stato come l'incarnazione stessa della resistenza spirituale.

Così, ecco un protestantesimo che si avvicina al cattolicesimo, ma che diventa per questo più attivo, perchè avendo maggior copia di elementi cattolici e una maggior parte di verità, - è d'altra parte un grande omaggio che rende al cattolicesimo - "ha pure una maggiore efficacia ed è più adatto a soddisfare le esigenze delle anime. Ma è tuttavia una grande speranza, e noi dobbiamo essere lieti di vedere dei protestanti ritornare ad alcuni dogmi essenziali e cosi accostarsi molto a noi.

Seconda questione che tocca più direttamente il problema missionario: ha rinunciato il cattolicesimo a costruire l'unità dell'umanità? Si rassegna a urtarsi con civiltà che gli restano impermeabili mentre vengono sempre più penetrate dal comunismo? Che il comunismo stia per diventare più universale del cattolicesimo stesso? Il problema è estremamente grave. Di fronte all'universalismo comunista il problema dell'universalismo cattolico s'impone in maniera acutissima. C'è una testimonianza cristiana da portare dappertutto; per conseguenza c'è una fede da avere in Cristo il quale disse ai suoi Apostoli: Andate, insegnate a tutti i popoli, omnes gentes. E' assolutamente necessario che ci decidiamo a capirlo.

Di qui l'importanza del problema missionario. Se vogliamo rispondere al comunismo dobbiamo innanzitutto camminare nel senso dell'universalismo; e risponderemo meglio al comunismo lavorando per l'espansione del cattolicesimo nei paesi non cristiani che discutendo nei nostri paesi sulla ripartizione delle ricchezze o - sulla produzione. N on è questo l'essenziale: l'essenziale è il problema spirituale. La lotta s'impone principalmente sul piano" spirituale. Come dice S. Paolo, si deve combattere contro i principi di questo mondo. La prospettiva missionaria abbraccia il mondo, che è il campo di battaglia sul quale si urtano le grandi correnti attualmente in contrasto.

[1] Bisogna però aggiungere che l'utilizza e che qui si nasconde il pericolo d'un ritorno all'asservimento della Chiesa allo stato.