PICCOLI GRANDI LIBRI   JEAN DANIÉLOU
IL MISTERO DELLA SALVEZZA DELLE NAZIONI

Titolo originale dell'opera: LE MISTÈRE DU SALUT DES NATIONS (Edition du Seuil - Paris)
Traduzione dal francese DOMENICO TENDERINI

MORCELLIANA
1954

Prefazione
Cap. I - L'importanza attuale della questione missionaria
Cap. II - La missione del Verbo
Cap. III - Ciò che deve vivere e ciò che deve morire
Cap. IV - Incarnazione e trasfigurazione
Cap. V - Missione e parusia
L'escatologia ortodossa e protestante
Il significato escatologico della conversione degli Ebrei
Cap. VI - La missione dello Spirito Santo
Il peccato contro lo Spirito Santo
Cap. VII - La gloria di Dio

CAPITOLO SESTO
LA MISSIONE DELLO SPIRITO SANTO

La missione, cioè l'evangelizzazione di tutti i popoli, è il mistero attuale della Chiesa.

Tra l'Ascensione del Signore al Cielo da una parte e il suo ritorno alla fine dei tempi per prendere il definitivo possesso del suo regno, essa è la grande realtà che riempie la storia del mondo attraverso tutte le fluttuazioni esteriori. Quando l'evangelizzazione sarà terminata e l'opera degli Apostoli compiuta, Cristo ritornerà.

L'evangelizzazione del mondo comincia alla Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo. « La salute, leggiamo nell'Epistola di S. Pietro, fu l'oggetto delle investigazioni e delle meditazioni dei profeti i quali predissero la grazia che è destinata a voi. Essi indagarono qual tempo e quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro e che prediceva i patimenti riservati a Cristo e le glorie susseguenti. Fu loro rivelato che non per sé ma per voi erano dispensatori di quelle cose che ora vi sono state annunciate da coloro i quali, per lo Spirito Santo mandato dal Cielo, vi hanno predicato il Vangelo. Profondo mistero nel quale gli Angeli bramano di penetrare con lo sguardo (1) ».

La scena della Pentecoste, che inaugura questo «profondo mistero », ce ne addita il significato missionario. E' degno di attenzione il fatto che la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli opera l'effetto di farli parlare «in altre lingue ». Difatti «si raduna la folla e ognuno li sentiva parlare nella sua propria lingua, e si meravigliavano dicendo: Come mai li sentiamo ciascuno di noi parlare nella nostra lingua materna? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, abitanti della Libia cirenaica (2) ». Di qualsivoglia natura sia stato questo miracolo delle lingue, è certo che ha un significato importantissimo: la venuta dello Spirito Santo coincide con l'inizio dell'evangelizzazione di tutte le genti; significa - ed è il significato essenziale della Pentecoste - che l'economia durata fino ad allora e che era stata riservata al popolo giudeo, viene distrutta dalla parola di Dio e che a partire da quel momento comincia l'universalismo della Chiesa.

Non possiamo fare a meno di avvicinare alla scena della Pentecoste una scena che ha un evidente rapporto con quella, ed è la scena della torre di Babele. L'accostamento è peraltro già stato fatto e s'impone. Vediamo alla torre di Babele gli uomini, che fino ad allora formavano una sola famiglia, in seguito alloro peccato separarsi per la confusione e la divisione delle lingue. Il peccato quindi porta alla divisione, e segno della divisione è l'incomprensione che si genera tra gli uomini. La Pentecoste restaura ciò ch'era stato infranto; uomini di tutte le nazioni comunicano di nuovo nell'unità dello Spirito, per la quale viene come restituito un linguaggio comune. Cosi il mistero della Pentecoste inaugura l'economia in cui viviamo attualmente, i cui due principali caratteri sono da una parte l'universalismo, cioè l'evangelizzazione di tutte le genti e la loro raccolta nell'unità della Chiesa, dall'altra la presenza dello Spirito Santo.

Detto questo, cerchiamo di vedere come la venuta dello Spirito Santo, che è il principio di ogni missione, si sia compiuta innanzitutto nella persona di Nostro Signore che per primo ha attuato in Sé la vocazione missionaria, e come in seguito alla Pentecoste, risalito il Signore nella gloria del Padre, comunichi lo Spirito alla sua Chiesa. Questo aspetto della persona di Nostro Signore è uno di quelli a cui si presta meno spesso attenzione (e perciò v'insisterò). Si parla molto delle relazioni di Cristo col Padre; si parla meno delle relazioni di Cristo con lo Spirito Santo. Tuttavia vediamo in tutto il Vangelo un legame strettissimo tra Nostro Signore e lo Spirito Santo, legame che si riallaccia a quell'aspetto particolare della sua persona, che io chiamerò il suo ministero profetico. Ci sono in Nostro Signore tre grandi ministeri i quali continuano le grandi realtà dell' Antico Testamento e si prolungano poi nella Chiesa. C'è un ministero regale, per il quale Egli è il Signore di tutti i popoli e che si manifesta specialmente nell' Ascensione, quando Egli prende possesso della sua sovranità elevandosi sopra tutti i cieli e regnando sull'intero universo.

C'è poi il ministero sacerdotale per il quale Egli offre al Padre il sacrificio perfetto della sua Passione. Infine c'è il ministero pro/etico per il quale Egli annuncia il mistero, cioè le realtà della vita divina e la nostra partecipazione a quella vita.

Possiamo osservare che il ministero profetico di Nostro Signore, che continua nella Chiesa, è prefigurato nell' Antico Testamento. In questo, come in molte altre cose, Nostro Signore continua quanto era stato cominciato nell' Antico Testamento e prepara ciò che sarà compiuto nella Chiesa. Dalle origini dell'alleanza vediamo infatti degli uomini che sono mossi dallo Spirito per compiere delle missioni. Sono coloro che vengono chiamati Messia, gli unti: «Spiritus unxit me - Lo Spirito mi ha unto per evangelizzare i poveri ». E' un detto di Isaia che Nostro Signore applicherà a se stesso. Il legame dello Spirito con la profezia è richiamato anche nel Credo.

Precisiamo che cosa s'intende qui per profezia. Quando si parla di ministero profetico di Cristo o quando S. Paolo parla del dono di profezia elargito dallo Spirito Santo, non si. tratta essenzialmènte della facoltà di annunciare gli avvenimenti futuri, si tratta del profeta che parla in nome di Dio per rivelare il mistero. E qual'è questo mistero? E' il piano divino, secondo il quale il Padre, per tappe progressive, ci adotta nel suo Figlio per introdurci definitivamente un giorno nel vero regno. Questo piano è l'oggetto della profezia. In questo senso esso riguarda sempre l'avvenire perchè è in via di compimento, perciò il profeta è sempre orientato verso un avvenimento futuro che è la piena attuazione del disegno di Dio; i profeti sono coloro che annunciano questo disegno, che lo descrivono in anticipo, che aiutano gli uomini a orientarsi nella sua direzione. Ecco la differenza tra un profeta e un saggio o un filosofo: questi due ultimi sono uomini che ci rivelano verità eterne, mentre il profeta è un uomo che annuncia un avvenimento futuro. Questo ci ricorda una volta ancora che il cristianesimo è essenzialmente una storia, quella dello Spirito Santo che opera nel mondo per trasformarlo.

Se osserviamo la vita di Nostro Signore, in qual momento lo vediamo ricevere quell'unzione profetica? In qual momento lo Spirito è Sceso su di Lui per impadronirsene e fare di Lui un profeta? E' nella scena straordinaria del battesimo, sulla soglia della vita pubblica, alla quale noi non annettiamo tutta l'importanza che veramente ha. Fino a quel momento, infatti, Nostro Signore aveva vissuto una vita nascosta durante la quale Dio lo preparava misteriosamente alla sua missione; e nel segno del Battesimo vediamo che viene, per cosi dire, unto dallo Spirito che scende su di Lui, inviato dal Padre, per inaugurare cosi il suo ministero pubblico (3).

In un libro sul Verbo incarnato nel quale studia i vari ministeri di Cristo, il teologo russo Bulghakov insiste sul fatto che all'inizio di ciascuno di quei ministeri appare una discesa dello Spirito e una manifestazione speciale di Dio. Anche lui riallaccia il ministero profetico di Cristo alla manifestazione della Trinità nel battesimo, e osserva che nel Vangelo c'è una seconda manifestazione chiarissima della Trinità intorno alla persona di Nostro Signore: è la Trasfigurazione. Ora, voi sapete che a partire da quel giorno il Signore arresta quasi il suo ministero profetico e tutta la sua attività si volge alla preparazione della Pasqua. E' una seconda manifestazione della Trinità che inaugura il ministero sacerdotale il cui culmine è la Passione. Esiste un parallelismo tra queste due teofanie trinitarie e i due ministeri, profetico e sacerdotale, veramente notevole.

Ora insisteremo solamente sul battesimo, perché col battesimo s'inaugura il ministero profetico. Lo Spirito Santo discende su Nostro Signore. Lo vediamo poi condurre Cristo nel deserto; poi Cristo ritorna dal deserto mosso dallo Spirito e Va a predicare in Galilea. Nostro Signore stesso, nella prima riunione alla Sinagoga, fa allusione a quella effusione dello Spirito Santo sulla sua persona: «Venne a Nazareth, ove era stato allevato, ed entrò, secondo l'usanza, il sabato nella sinagoga e si alzò per fare la lettura. Gli fu dato il libro del profeta Isaia e, spiegato il libro, trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri. Mi ha mandato ad annunciare agli schiavi la liberazione, ai ciechi la vista, e a rimettere in libertà gli oppressi. Oggi questa scrittura s'è adempiuta davanti a voi (4)».

Possiamo meravigliarci di vedere applicato a Nostro Signore il titolo di Profeta, e infatti non ci è probabilmente famigliare. Tuttavia si deve osservare che nel Nuovo Testamento è uno dei titoli che gli si danno. Uno dei passi più notevoli a questo proposito è quello dei discepoli di Emmaus. I discepoli, non sapendo di parlare col Signore, raccontavano gli avvenimenti che erano accaduti: «Tu sei il solo a Gerusalemme che non sappia ciò che è successo in questi giorni. - E che cosa? - Intorno a Gesti di Nazareth, che fu un Profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo (5) ».

Per precisare ulteriormente quanto si riallaccia al ministero profetico, bisogna notare ch'esso si manifesta in due facoltà: in primo luogo nella facoltà di parola. Il profeta è essenzialmente colui che annuncia il mistero e la cui parola ha un'efficacia che converte. E' la proprietà della parola profetica, cioè d'una parola il cui principio non è umano, ma lo Spirito Santo stesso. Qui sta la differenza tra la parola profetica, la parola del predicatore cristiano e la parola del conferenziere o di colui che esprime una sapienza umana. Essa è dotata d'una efficacia misteriosa che tocca i cuori e li trasforma. Il vero apostolo cristiano, il vero missionario, possiede la parola animata da una virtù divina che le dà quella misteriosa efficacia che la parola umana non può dare, e che non è, si noti bene, la potenza del ragionamento. S. Paolo insiste molto su questo negli Atti degli Apostoli: non in virtù d'una sapienza umana deve parlare l'apostolo; al contrario, egli deve liberarsi da tutti gli artifici umani.

S. Paolo aveva provato a servirsi della sapienza umana ad Atene dove, trovandosi in un ambiente intellettuale, aveva tentato di fare anche lui l'intellettuale. Ma comprese che non era quello il modo di portare la parola di Dio, la quale aveva la sua efficacia dalla virtù dello Spirito Santo, e che l'apostolo deve parlare nella virtù dello Spirito Santo. Questo non vuol dire però che l'apostolo non debba farsi tutto a tutti, che non debba presentare il messaggio di Cristo in modo da corrispondere alla mentalità, allo spirito degli uditori, che non debba specialmente tener conto, nei diversi paesi, di tutti gli elementi d'incarnazione; ma la sua parola deve essere essenzialmente appoggiata sulla forza di Dio. Ricordate quello che il Signore diceva ai discepoli: di non preoccuparsi di quello che dovranno dire quando saranno davanti ai tribunali, perchè lo Spirito Santo suggerirà loro che cosa rispondere. La parola di Dio è un evento. è un fatto che avviene. Non è una realtà puramente intellettuale. Carlo Barth ha detto sull'argomento delle cose bellissime (6). La condizione del predicatore cristiano è la condizione di un uomo il quale sa di non essere che un uomo, e insieme sa di dover parlare di Dio. Ora, come osserva acutamente Barth, nessuno parla di Dio. Dio solo parla di Dio, l'uomo è impotente a parlarne; ed è questa la condizione tragica del predicatore: dover parlare di Dio mentre sa che solo lo Spirito Santo lo può fare. Se non c'è lo Spirito Santo che tocca i cuori e li illumina, egli perde il tempo, è un cembalo risonante.

Cosa di capitale importanza per la missione. Lo vediamo al principio degli Atti degli Apostoli. Gli Apostoli parlavano nella forza dello Spirito e le loro parole avevano una meravigliosa efficacia per convertire i cuori. Perchè oggi la nostra parola non converte pili? Forse perchè non sappiamo presentare le cose? Ma se, dopo S. Pietro e 8. Paolo, abbiamo trovato degli ammirabili ragionamenti per spiegare e giustificare la religione! Non è per mancanza di buoni argomenti. Noi abbiamo molto migliori ragioni per credere di quel che n'avessero S. Pietro e S. Paolo. I teologi ne hanno trovate moltissime, e tuttavia la parola di Dio non è pili efficace. Non si tratta, quindi, di trovare buone ragioni, si tratta invece dell'efficacia dello Spirito; noi non abbiamo abbastanza fede, non confessiamo abbastanza Cristo e non ci appoggiamo alla forza dello Spirito.

In secondo luogo, il ministero profetico, a fianco dell'efficacia della parola, comprende l'efficacia delle opere. Questo è un aspetto fondamentale e, nel medesimo tempo, misteriosissimo del ministero profetico di Cristo, del ministero profetico dei Profeti e del ministero profetico dei primi Apostoli. Infatti il loro messaggio si appoggia ad opere straordinarie, a mirabilia, ai miracoli. C'è uno stretto legame tra il miracolo e la profezia.

Nostro Signore l'ha fatto notare spesso nel Vangelo: il miracolo è la testimonianza che gli rende il Padre. Le grandi opere che compie manifestano che il suo regno è giunto. Nell' Antico Testamento troviamo il profeta Eliseo il quale pure attesta l'autenticità del suo ministero per mezzo delle opere straordinarie che compie. Ma si ha l'impressione che stenti molto di più di Nostro Signore a compiere miracoli. Per resuscitare un morto Eliseo deve stendersi su di lui due volte prima che il morto si decida a risorgere, mentre Nostro Signore - e questo prova il divario esistente tra l'Antico e il Nuovo Testamento - dice alla fanciulla morta: «Fanciulla, alzati ». E la fanciulla si alza. La sua parola basta per compiere miracoli. Ma desta meraviglia vedere come già nell' Antico Testamento il miracolo fosse strettamente connesso col ministero pubblico; e nel Vangelo, quei miracoli di cui noi stentiamo talora a comprendere il profondo significato, sono uno degli aspetti del ministero profetico di Nostro Signore; ed attestano la presenza in Lui dello Spirito Santo, per la quale Egli compie opere straordinarie. Dopo la Pentecoste, anche gli Apostoli compiranno dei miracoli che attesteranno la presenza in loro dello Spirito Santo. Dobbiamo sempre tenerlo presente. Dopo gli Apostoli i miracoli diventano sempre più rari. Tuttavia ancora oggi il miracolo resta una realtà, e vediamo i grandi santi del secolo XIX, per esempio un curato d'Ars, un don Bosco, accompagnare la predicazione con fatti straordinari. La potenza dello Spirito Santo non è diminuita. Il Profeta è sempre qualcuno potente in parole ed in opere.

C'è un ultimo punto importante in cui vediamo Nostro Signore continuare e insieme superare il ministero profetico. E' questo: il ministero profetico è sempre accompagnato dalla persecuzione. Il Signore ritorna spesso nel Vangelo su quest'idea: «Come i vostri padri hanno perseguitato i Profeti, cosi voi perseguitate me ». Che Nostro Signore sia perseguitato non è quindi una cosa nuova. Sotto questo aspetto la sua Passione s'inserisce nella catena di persecuzioni dei Profeti cominciata alle origini dell' Antico Testamento e continuata in Lui. Nostro Signore afferma che l'Antico Testamento ha annunciato la sua Passione, e se noi non sappiamo dove trovare questa profezia, è perchè essa in realtà è semplicemente figurata nella persecuzione con cui i Giudei avevano sempre perseguitato i Profeti, che sono la figura di Cristo. La morte di Cristo, la quale, come sacrificio, si riallaccia al suo ministero sacerdotale, come martirio si riallaccia al suo ministero profetico.

Il martirio è essenzialmente testimonianza. Il martirio di Cristo continua quella testimonianza che avevano sempre reso i Profeti e di cui la sua Passione manifesta la realtà esemplare, che sarà a sua volta il modello per gli Apostoli, i quali pure dovranno rendere testimonianza e renderla fino al martirio, vale a dire fino al dono della vita, per render testimonianza alla verità delle loro parole.

Tutte queste realtà sembrano più chiare quando si vede che non sono nuove, ma si riallacciano a quella continuità di cui sono soltanto il compimento. Ma c'è una frattura. Nel battesimo di Gesù c'è qualcosa di nuovo che comincia. Infatti, a partire da quel momento, tutta l'antica profezia resta come trascurata e lo Spirito Santo, che s'era distribuito sui diversi Profeti, si concentra ormai tutto nella persona di Nostro Signore. Avviene un fatto analogo a quello del Tempio. D'altronde Sono due temi vicinissimi. Come a partire dalla venuta del Signore e specialmente a partire dalla Passione, il tempio di Gerusalemme perde il suo valore e l'abitazione di Dio è nella persona di Nostro Signore, cosi a partire da quel momento i Profeti perdono la loro importanza e tutto lo spirito di profezia passa in Nostro Signore. La manifestazione visibile di tale decadenza è la vita di S. Giovanni Battista, il quale viene messo da parte essendo finita la sua missione. Quando comincia il ministero pubblico di Nostro Signore tutti i discepoli stanno per abbandonare il Battista e passare a Nostro Signore; lui stesso, d'altra parte, poiché era iniziato al mistero e lo Spirito Santo lo aveva interiormente illuminato, accoglie il piano di Dio e pronuncia le incomparabili parole: «E' necessario che Egli cresca e io diminuisca» - «L'amico dello Sposo gioisce quando sente la voce dello Sposo ».

E' importante inquadrare questo fatto nella prospettiva della profezia: S. Giovanni che battezza Cristo è l'ultimo dei grandi profeti dell'Antico Testamento; egli raccoglie in sé tutto lo spirito profetico che l'aveva preceduto, e attesta la fine della profezia dell'Antico Testamento ritirandosi per far posto a Colui che è l'erede di tutte quelle tradizioni, e che è Nostro Signore. S. Giustino, nel Dialogo con Trifone, ha questo passo notevole per indicare che lo Spirito Santo, che. era nei Profeti, è passato ora in Nostro Signore: «I vostri profeti, dice, ricevettero da Dio l'uno o l'altro di quei poteri; e agirono come sappiamo dalle Scritture. Salomone ebbe lo spirito di sapienza, Daniele quello di intelligenza e di consiglio, Mosè quello di fortezza e di pietà, Elia lo spirito di timore, Isaia quello di scienza. Ciascuno ebbe una potenza o, alternativamente, l'una e l'altra. Geremia ne ebbe dodici; cosi Davide e altri profeti. Lo Spirito Santo si riposò, cioè cessò quando venne Colui dopo il quale tutte quelle cose dovevano scomparire da voi, quando tra gli uomini cominciò la sua economia; ma dovevano di nuovo prodursi in Lui e ritornare, secondo la profezia, quei doni che, mediante la grazia della potenza di quello Spirito, Egli accorda a coloro che credono in Lui. Una profezia annunciava che questo sarebbe accaduto per opera di Lui dopo la sua ascensione al Cielo. L'ho già detto e lo ripeto: «Egli è salito in alto, Egli ha condotto con sé la turba degli schiavi... ». E' detto in un'altra profezia: «Avverrà poi che io spanderò il mio Spirito sui miei servi e sulle mie serve ». Giustino continua, ed è interessante per noi: « Si possono vedere in mezzo a noi uomini e donne che hanno ricevuto i carismi dello Spirito Santo; quindi non è perchè mancasse della potenza dello Spirito che fu profetizzato che le potenze sarebbero venute su di Lui, ma perchè esse non ci sarebbero più state in seguito (7) ». Dunque S. Giustino vide uomini e donne che avevano ricevuto i carismi dello Spirito, avverando cosi la profezia. Questo c'introduce nel tempo in cui siamo, cioè nella effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa. Questa effusione, che è come concentrata nella persona di Nostro Signore, Gesù la possiede per espanderla sulla sua Chiesa; ed è ciò che osserviamo nella Pentecoste.

Il giorno della Pentecoste s'avvera la profezia così bella a cui allude S. Giustino e che è pure citata al principio degli Atti degli Apostoli, la Profezia di Gioele: «Avverrà negli ultimi giorni... » Notate quel « ultimi giorni» che ancora una volta indica il carattere escatologico della realtà missionaria, vale a dire che noi siamo veramente nell'ultimo tempo. Tempo che può durare a lungo, ma che è l'ultimo, poiché è quello dopo il qual" verrà la fine, la parusia. «Avverrà, dice Gioele, che io spanderò il mio Spirito su ogni carne, e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno (8) ».

Per conseguenza, vedete che il ministero profetico degli antichi Profeti, che è il ministero di Cristo, è anche il ministero dei cristiani; che c'è un ministero profetico nella Chiesa nella misura in cui «lo Spirito Santo è diffuso sui vostri figli e sulle vostre figlie ». « E i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi dei sogni. Si, in quel tempo io diffonderò il mio Spirito sui miei servi e sulle mie serve ed essi profetizzeranno, e io farò apparire dei prodigi nell'alto dei cieli e dei segni sulla terra: sangue, fuoco e fumo di eruzioni; il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue prima che venga il Signore nel giorno grande e splendente ».

E' importantissimo osservare che in tutti questi passi troviamo sempre la successione: discesa dello Spirito Santo ed evangelizzazione di ogni carne, poi i segni precorritori: il sole che si cambia in tenebre, la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, cioè la parusia. lo vorrei far notare lo stretto nesso che corre tra quelle realtà nella prospettiva che è precisamente quella degli antichi cristiani. E' sempre l'idea del carattere escatologico del dovere missionario. Tutte le cose in quella prospettiva diventano d'una straordinaria semplicità; la successione degli avvenimenti, lo sviluppo del mistero, si fanno limpidi. Per tentare di comprenderli noi dobbiamo solamente penetrarvi con la preghiera e per mezzo dello Spirito.

Come si manifesta nella Chiesa quella effusione dello Spirito sugli Apostoli? Essa presenta due aspetti fondamentali già nell' Antico Testamento, ma sopratutto nel Nuovo.

Infatti ha un doppio fine: il primo, di cui non vogliamo ora trattare, è quello di santificarci producendo in noi la vita divina; è lo Spirito Santo che riceviamo nel Battesimo e che a poco a poco ci trasforma, come principio di vita, sviluppando in noi l'intelligenza delle cose di Dio mediante la fede, sviluppando in noi l'amore di Dio e del prossimo mediante la carità, accrescendo in noi la speranza la quale ci fa aderire alle realtà divine, dandoci i suoi doni per i quali siamo come forniti di antenne che ci rendono vicine le cose divine cosi che noi diventiamo capaci di captare, per cosi dire, le pulsazioni divine, capaci di essere istruiti e guidati dallo Spirito. I frutti dello Spirito Santo sono allora quella delicatissima e meravigliosa psicologia dell'anima cristiana per la quale, sotto l'azione dello Spirito Santo, si sviluppano in noi tutte le virtù perfette di longanimità, di purezza, di santità, di bontà.

Questa è dunque una prima azione dello Spirito che agisce in Ciascuno di noi e ci trasforma. Ma c'è una seconda azione dello Spirito direttamente orientata alla missione, quella per la quale lo Spirito ci abilita, ci fa capaci di rendere testimonianza e, per conseguenza, di evangelizzazione, donandoci quelli che si dicono carismi e che i teologi definiscono: un dono di Dio fatto ad extra, cioè in vista di opere esteriori, dono, in certa misura, non legato alla santità personale, benché la sua pienezza e il suo sviluppo ne dipendano, ma legato invece alla sua stessa funzione.

Merita molta attenzione il fatto che, se leggiamo il libro degli Atti degli Apostoli - .a cui si è potuto dare il titolo di Vangelo dello Spirito Santo - ci accorgiamo che tutta l'opera missionaria è attribuita allo Spirito Santo operante negli Apostoli. Bisognerebbe citare a questo proposito innumerevoli passi nei quali gli Atti ci presentano lo Spirito Santo che guida i primi Apostoli. Ne prendo qualcuno a caso. Subito dopo la Pentecoste, nei primi tempi di Gerusalemme, il tribunale dei Giudei cita a comparire Pietro, Giacomo e Giovanni; e il testo dice: « Allora Pietro, pieno di Spirito Santo... (9)» Poco dopo, negli Atti ancora: «Scegliete dunque tra voi, o fratelli, sette uomini di buona fama pieni di Spirito e di sapienza, a cui noi affideremo tali uffici (10) ». Ancora più caratteristica è la scena in cui vediamo Filippo battezzare l'Etiope, ministro della regina Candace: «Va avanti e accostati a quel cocchio, disse lo Spirito a Filippo. Accorso Filippo senti che egli leggeva il Profeta Isaia. Cammin facendo disse l'eunuco: Ecco dell'acqua, che cosa mi impedisce d'essere battezzato? Fermarono il cocchio e discesero nell'acqua e Filippo lo battezzò... (11) ». Ancora negli Atti degli Apostoli vediamo lo Spirito condurre S. Paolo, dirigendolo là dove deve compiere la sua missione.

Questa azione dello Spirito si manifesta per mezzo dei carismi. Ce ne parla sopratutto S. Paolo, per esempio nella prima Epistola ai Corinti: «Riguardo poi ai doni spirituali, non voglio che voi, o fratelli, siate nell'ignoranza... C'è distinzione di doni, ma un medesimo Spirito; diversità di ministero, ma un medesimo Signore; diversità di operazioni, ma è il medesimo Dio che fa in tutti tutte le cose. A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utilità comune. Infatti all'uno è dato, per mezzo dello Spirito, il linguaggio della sapienza, all'altro il linguaggio della scienza secondo il medesimo Spirito; a un altro la fede per il medesimo Spirito; a un altro il dono della guarigione per il medesimo Spirito; a un altro l'operazione dei miracoli; a un altro la profezia; a un altro il discernimento degli spiriti; a un altro ogni genere di lingua; a un altro il dono di interpretarle (12) ». In questo passo troviamo descritti tutti gli aspetti che abbiamo successivamente indicati come caratteristici dello Spirito di profezia. Vi troviamo prima la profezia, poi il potere di far miracoli. Vi troviamo il linguaggio di scienza, la potenza in parole dopo la potenza in opere; e vi troviamo pure alla fine il dono delle lingue la cui relazione con la Pentecoste è così misteriosa.

Sarebbe necessario completare la descrizione dei diversi carismi che rendono in grado gli Apostoli di compiere il loro ministero profetico, e perciò di evangelizzare tutti i' popoli, con tutti quei passi nei quali S. Paolo descrive i doni interiori che fanno si che lo Spirito fortifichi gli Apostoli per renderli capaci di compiere la loro missione. Sembra di potervi distinguere innanzi tutto tre grandi linee: da una parte, la magnanimità, la fortezza, l'abitudine di trionfare delle difficoltà straordinarie con una certa facilità e di affrontarle con la potenza dello Spirito di Dio. In secondo luogo la sapienza e l'intelligenza delle .cose divine con le quali lo Spirito Santo, il quale solo, dice S. Paolo, scruta le profondità di Dio, illumina l'intelligenza degli Apostoli e li rende .capaci di conoscere le cose di Dio e di comunicarle. Infine l'unità assolutamente necessaria .agli Apostoli, poiché ,è un medesimo Spirito che opera in loro, la quale unità deve impedire che si desti tra di loro alcuna rivalità o contestazione, e raccogliere quasi in un fascio le diversità dei carismi in vista del compimento d'una medesima opera.

Quei carismi che S. Giustino diceva esser divisi nell'Antico Testamento, l'uno su Isaia, l'altro su Davide, l'altro su Daniele, che poi abbiamo visto adunati insieme nella persona di Cristo, sono di nuovo distribuiti tra diversi membri del Cristo, portando ciascuno la sua grazia particolare per assolvere il compito che gli è proprio, e si perpetuano nella Chiesa nella diversità delle famiglie spirituali e nella varietà delle vocazioni, di cui .ciascuna è l'erede di uno dei carismi. Ed è ciò che giustifica profondamente la varietà in seno alla Chiesa di Dio, non potendo l'apostolo dire al contemplativo o il contemplativo all'apostolo: «Io posseggo la parte migliore », ma ciascuno avendo un carisma speciale e cercando di usarlo nella carità.

Per finire con un ultimo accenno missionario, possiamo dire che se il nostro tempo è il tempo della rivelazione dello Spirito nel senso che è il tempo in cui lo Spirito ci suggerisce tutto ciò che ci ha detto Cristo, secondo la parola stessa del Signore, è anche il tempo della rivelazione dello Spirito, nel senso che è il tempo in cui noi stessi scopriamo lo Spirito. Conosciamo Cristo dal Vangelo per la sua venuta e conosciamo cosi tutto ciò che si deve conoscere di Cristo, poiché il mistero di Cristo s'è compiuto nell' Ascensione. Al contrario, il mistero dello Spirito Santo non è ancora compiuto interamente. Perciò dobbiamo ancora scoprire lo Spirito Santo. E non lo conosceremo completamente se non quando tutti i popoli saranno evangelizzati.

Possiamo riallacciare a quanto s'è detto l'idea che le razze orientali, e specialmente l'India che forse sarà l'ultimo dei popoli evangelizzati, hanno una specialissima relazione con lo Spirito Santo. Perchè? Precisamente perchè il fondo stesso della dottrina dell'India è Dio concepito come spirito immanente in ogni cosa. L'India interpreta falsamente tale immanenza, nel senso che vede in questo spirito la sostanza stessa delle cose. Questo non è vero, ma dispone l'India a comprendere l'affermazione: Spiritus Domini replevit orbem terrarum.

Di tutti i detti della Scrittura è questo che può toccare maggiormente l'anima dell'India: Spiritus Domini replevit orbem terrarum - Lo Spirito Santo riempie ogni cosa. Si tratterà di sostituire Spiritus a l'atman...; e in questo atman vedere non Dio immanente, ma la terza persona della Ss. Trinità, poiché infatti è proprio dello Spirito Santo l'essere ,in Dio il dono. Il Padre è colui che comunica, è la fonte di tutto, il Figlio è colui per mezzo del quale tutto è comunicato ed è in qualche modo l'esemplare e la formulazione e la definizione, ed è per questo che l'Occidente, il quale ama ciò che è definito, è stato particolarmente disposto a comprendere il mistero del Verbo; ma lo Spirito Santo, al contrario, che è essenzialmente Dio come pervadente l'universo, come santificatore del cosmo, è adattissimo alla mentalità indiana. Possiamo allora pensare che noi pure, secondo un'idea che ci è cara, avremo la definitiva teologia dello Spirito Santo precisamente il giorno. in cui questa teologia. sarà espressa nel pensiero dell'India, e che è la vocazione stessa del pensiero dell'India, cosi come la vocazione propria del pensiero greco è stata quella di esprimere il dogma dell'Uomo-Dio (13).

La teologia terminerà il giorno in cui sarà finita l'evangelizzazione, il giorno in cui tutte le nazioni conosceranno Cristo, il giorno in cui tutto il mondo avrà udita la parola, il giorno in cui Cristo potrà venire a prender possesso d'un dominio che gli sarà stato interamente preparato, e in cui tutti i popoli avranno cosi potuto rendere la loro testimonianza. lo credo che in questa direzione possiamo ritrovare sotto un ultimo aspetto quel particolarissimo legame che esiste tra questa dottrina dello Spirito Santo e la vocazione missionaria non solo in generale, ma specialmente la particolare vocazione dell'India. E sia questa un'occasione di più per desiderare la conversione dei popoli orientali. Noi sospiriamo non solo la pienezza della carità, ma anche la pienezza della luce.

 

Nota complementare

IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO

Lo si è interpretato secondo le successive economie della Rivelazione. Il peccato contro Cristo consisterebbe nel rigettare Nostro Signore prima della venuta dello Spirito Santo; il peccato contro lo Spirito Santo sarebbe invece il rifiuto di accettare lo Spirito dopo la Pentecoste. Il peccato dei Giudei che hanno rifiutato lo Spirito dopo la Pentecoste è più grave del peccato dei Giudei che mandarono Cristo alla morte.

Un'altra spiegazione si riconnette questa: in Cristo c'è insieme Dio e l'uomo, e il peccato contro Cristo non è necessariamente un peccato contro Dio. Sta il fatto di non aver riconosciuto Dio nell'Uomo Gesti, ma questo può riferirsi all'umanità di Nostro Signore e non essere direttamente un peccato contro Dio, mentre il peccato contro lo Spirito sarebbe direttamente il rifiuto di Dio, la bestemmia contro Dio.

Ciò che vale per Cristo vale in un certo senso anche per la Chiesa. Molti uomini non vedono che il lato umano della Chiesa e la respingono per questo: il loro peccato non è il peccato contro lo Spirito e possiamo credere che sarà perdonato. Peccato contro lo Spirito sarà quello di coloro i quali conoscendo la natura divina della Chiesa per orgoglio rifiutano di riconoscerla.

 

[1] 1 Petr., I, 10-12.
[2] Atti Ap., II, 5-8.
[3] Si noti esattamente il significato di questa unzione profetica al battesimo di Cristo. I Padri parlano d'una duplice unzione di Cristo: la prima avvenne all'incarnazione, allorché lo Spirito Santo prese possesso dell'umanità di Cristo e la santificò unendola alla divinità nella persona del Verbo. Questa unzione sostanziale ha accompagnato l'umanità di Cristo dal principio della sua vita, rendendola strumento perfetto della divinità: capace di parlare di Dio e a nome di Dio (profeta), capace di operare opere divine (taumaturgo), capace di vivere e di manifestare la santità di Dio (santo). Ma le singole funzioni dovevano essere attuate da Gesù Cristo ciascuna alla «sua ora », e qualcuna di esse è stata preceduta come da una specie di investitura solenne da parte del Padre: questo è il significato dell'unzione profetica ricevuta da Cristo al Battesimo. E' stata la manifestazione visibile della consacrazione alla sua missione di rivelatore del Padre (N. d. T.).
[4] Luc. IV, 16-21.
[5] Luc. XXIV, 19.
[6] K. Barth. Parole de Dieu parole humaine, trad. francese (Ed. Je sers).
[7] Giustino, Dialogo con Trifone, LXXXVII, 4 - 8; LXXXIII, 1.
[8] Gioele, III, 1-5, citato in Atti Ap., II, 17-21.
[9] Atti, IV, 6-8.
[10] Atti, VI, 3.
[11] Atti, VIII. 29-36.
[12] I Cor. XII, 4-8.
[13] Si veda Monchanin, Le Saint-Esprit et l'Inde, Cahiers Dieu vivant, III (Ed. du Seuil).