PAIDEIA EDITRICE BRESCIA
Premessa
| I. Virtus in infirmitate perficitur | VI. Legge dell'amore e libertà cristiana |
| II. La preghiera apostolica | VII. La redenzione mistero di amore del Padre e del Figlio |
| III. La preghiera al Padre: abbà, padre! | VIII. Il dono dello Spirito Santo ricevuto per mezzo della fede |
| IV. San Paolo e l'amore del prossimo | IX. La sapienza del cristiano e l'avvenire dell'universo |
| V. L'amore «teologale» del prossimo | X. Riflessioni paoline sulla storia |
VIII
IL DONO DELLO SPIRITO SANTO
RICEVUTO PER MEZZO DELLA FEDESecondo il disegno misterioso del suo amore, oggetto della
contemplazione e dell'azione di grazie di San Paolo, Dio non ha voluto soltanto che la nostra
umanità, presa come in blocco e nel suo insieme, partecipasse all'atto supremo
di amore e di obbedienza per cui Cristo «ritornò al Padre suo» compiendo la sua
«Pasqua» (Giov. 13,1), oppure - per usare i termini paolini - «divenne
Spirito vivificante» (1 Cor. 15,45 ). Dio vuole che
ciascuno di noi partecipi a questo atto supremo di amore e passi così, al
seguito di Cristo, dalla condizione «carnale» a quella «spirituale». A questo
scopo comunica a ogni cristiano il dono per eccellenza, il quale altro non è che
lo Spirito del Padre e del Figlio.
Nel Cristo anche voi, dopo aver inteso le parole di verità, la buona novella della vostra salvezza, in lui, dopo aver creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito della promessa, quello Spirito Santo che costituisce la caparra della nostra eredità, per il raggiungimento della redenzione piena con la quale Dio ci farà definitivamente suoi, in lode della sua gloria (Ef.
1,13-14).
S. Paolo aveva evocato discretamente fin dalle prime parole
«le benedizioni spirituali» con cui il Padre «ci aveva benedetti nel Cristo» (v.
3); ma ora con tutta chiarezza precisa quali erano le «benedizioni spirituali»
di cui intendeva parlare.
Nel Cristo: poiché il Cristo rimane sempre il mediatore,
colui che col Padre «manda lo Spirito», che noi riceviamo divenendo membri del
suo Corpo mediante la fede e il battesimo.
Anche voi, cioè i cristiani «pagani di nascita», ai quali
si rivolge l'Apostolo, «che una volta erano senza Cristo, senza diritto di
cittadinanza in Israele, estranei alle disposizioni della promessa, senza
speranza e senza Dio nel mondo» (Ef. 2,11-12).
Nel Cristo ormai tutte le divisioni che separavano gli
uomini si trovano superate, soppresse, sorpassate: divisioni religiose, sociali
e perfino quelle che lo stesso Creatore ha inserito nella natura dell'uomo: «non
c'è più né Giudeo, né Greco, non c'è più né schiavo né libero, non c'è più né
uomo né donna, non siete tutti che un solo vivente nel Cristo Gesù»
(Gal. 2,28), «eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rom.
8,17).
Il contrasto con la condizione di un tempo non
sottolinea solo la magnificenza del dono, ma ne manifesta
l'assoluta gratuità. Nessuno più di Paolo ha tenuto a rivendicarlo contro ogni
concezione in cui la salvezza poteva apparire come una conquista dell'uomo,
mentre non può essere che un dono di Dio. Bisogna però che l'uomo accolga questo
dono.
Per questo, quando l'opera redentrice è vista nell'uomo e non
più in Dio o nella persona di Cristo, l'Apostolo si premura di ricordare
esplicitamente un'attività dell'uomo: Dopo aver ascoltato la parola di
verità, la buona novella della vostra salvezza, dopo aver creduto...
Certamente tutto viene da Dio lui solo può operare in noi questa trasformazione
radicale che di un essere carnale farà un essere spirituale, tale che in lui lo
Spirito è divenuto il principio delle nostre azioni. Ma, siccome si tratta di
una trasformazione che deve compiersi nell'intimo della nostra libertà, è
necessario che questa vi intervenga. L'appello di Dio sarà sicuramente e sempre
il primo; l'uomo non può che rispondere, ed è ancora Dio che suscita in lui
questa risposta. Ma se l'uomo fosse dispensato dal rispondere sarebbe trattato
come una «cosa» e non sarebbe più come un essere libero. Ora, non è un puro caso
che per San Paolo, come del resto per San Giovanni, questa risposta consista
essenzialmente nell'atto di fede: dopo aver creduto, atto di fede che
presuppone la predicazione: dopo aver udito la parola di verità. Infatti
«come credere in qualcuno, se non se ne è inteso parlare?» (Rom. 10,14).
L'atto di fede, col quale io affermo sulla autorità di un
altro e non in virtù di un'evidenza, è uno degli atti più liberi -
Voi avete ricevuto il sigillo dello Spirito della promessa}
così chiamato perché nel dono dello Spirito erano comprese tutte le promesse divine. Per la fede e il battesimo, chiaramente usato dal termine «sigillo» (sphraghis), che del resto per San Paolo non va mai disgiunto dalla fede - perciò la tradizione cattolica lo chiamerà il sacramento della fede - viene comunicato a ogni cristiano fin da quaggiù lo Spirito proprio del Padre e del Figlio. Per questo fatto e finché si lascerà «muovere dallo Spirito» (cfr. Rom. 8,14), egli non è più «nella carne» ma «nello Spirito» (Rom. 8,9); in lui la carne e quelle passioni egoiste, che deve «mortificare senza tregua (Rom. 8,13), han cessato di essere il principio dell' agire per far posto alla persona dello Spirito Santo. Spirito del Figlio che ne forma in noi l'immagine, è lui, secondo San Paolo, quello che fa di noi altrettanti figli; lui solo può mettere sulle nostre labbra e nel nostro cuore la preghiera propria del Figlio unico: abbà, quella stessa che il Figlio pronunciava «nello Spirito». Essendo Spirito di amore, opera in noi ciò che operava in Cristo: l'amore. L'amore sarà dunque l'unica legge del cristiano, come fu l'unica legge di Cristo. L'antico oracolo di Geremia, precisato qualche anno dopo da Ezechiele, si è realizzato con una pienezza insospettata:Quello Spirito Santo che costituisce la caparra della nostra eredità.
Sembra che l'Apostolo abbia preferito a bello studio il termine caparra a quello di «pegno»: il possesso dello Spirito Santo non è solo una garanzia, un «pegno», di una eredità futura, ma è già una parte di questa eredità. «La grazia è la gloria iniziata», diranno i teologi. Possesso iniziale in attesa del possesso pieno con la totale spiritualizzazione del nostro essere, anima e corpo, nella parusia, quando l'opera redentrice sarà pervenuta alla sua consumazione, quando Dio attraverso il Cristo e nel Cristo ci avrà resi definitivamente suoi) o come dice Paolo in un altro passo e con un'immagine essa pure biblica, «quando il Cristo avrà riconsegnato il Regno al Padre suo, perché Dio sia tutto in tutti» (1Cor.15,28) in lode della sua gloria!
[1]. Rom. 1,5; 10,16; 16,26.
[2]. Commento a Rom. 4,5.
[3]. Cfr. Rom. 3,4 che cita la parola del Sal. 116,11.
[4]. Ef. 1,23; cfr. Col. 2,9.