Carlo Maria Martini
LA SCUOLA DELLA PAROLA
RIFLESSIONI SUL SALMO "MISERERE"
OSCAR MONDADORI - 1985
| 1. Il punto di partenza | 2. Il riconoscimento della situazione | 3. Il dolore dei peccati | 4. La supplica |
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La scelta del tema |
Verso la verità di noi stessi |
Il giudizio su di sé |
L'epic1esi dello Spirito |
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Il Miserere |
Il dialogo con il Tu | La parte lesa | Una nuova creazione |
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L'iniziativa divina |
Domande per noi | Il pianto di Pietro | La gioia cristiana |
|
Chi è Dio |
Domande per noi | La certezza del perdono | |
|
Domande per noi |
Domande per noi |
| 5. La confessione dei peccati | 6. La penitenza | 7. Testimoniare la misericordia |
| Il contenuto della confessione | Risonanze politiche del Salmo | L'esperienza del salmista |
| L'atmosfera della confessione: la «todà» | La penitenza | L'esperienza della Samaritana |
| Il valore del perdono | L'uomo Zaccheo | Proclamare la misericordia |
| Domande per noi | Gioia e proposta della penitenza | Incarnare la misericordia |
| Domande per noi | Implorare la misericordia | |
| Conclusione |
4
La supplica
Dal Vangelo secondo Giovanni: 8, 1-11
Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? ». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: « Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei ». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Allora Gesù, alzatosi, le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? ». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore ». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più ».
Crea in me, o Dio, un cuore
puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.
Le parole costitutive della
seconda parte del Salmo sono una supplica, una invocazione, una grande preghiera.
Ne meditiamo solo alcune perché esprimono l'autentico grido di chi conosce Dio e
impara a conoscere se stesso e vogliamo chiedere al Signore la grazia di poter
condividere questo autentico grido.
Sono le parole che troviamo alla
fine della seconda parte: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno
spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo
spirito. Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso»
.
L'epiclesi dello Spirito
Cominciamo da una particolarità
linguistica che non appare nella versione italiana: siamo di fronte a tre
invocazioni di richiesta dello Spirito Santo; da parte dell'uomo. Il versetto
tradotto con « sostieni in me un animo generoso », infatti, nel testo ebraico si
legge: «rafforzami col tuo Spirito
generoso », oppure: « Poni in me uno Spirito generoso ».
La supplica domanda lo spirito
saldo, lo Spirito santo, lo spirito generoso ed è una
vera e propria epiclesi.
L'epiclesi liturgica è la
preghiera che nella celebrazione eucaristica si fa, al
momento della consacrazione, allo Spirito Santo perché scenda in maniera creativa sul pane e sul vino,
rendendoli Corpo e Sangue di Cristo.
La liturgia, oltre a questa
invocazione eucaristica dello Spirito, ha, in alcune
preghiere del canone, un'altra epiclesi comunitaria in cui si
chiede che lo Spirito scenda sulla comunità e ne faccia
una cosa sola in Cristo.
Qui siamo di fronte ad una
epiclesi penitenziale, ad una invocazione dello Spirito
perché scenda sulla persona che prega e la trasformi. È
quindi il momento culminante del Salmo, come la
Consacrazione è il momento culminante dell'Eucaristia.
Una nuova creazione
Proviamo ora a riflettere su due
domande parallele di cui una: «Crea in me, o Dio, un cuore puro» è all'inizio dell'epiclesi dello
Spirito e l'altra: «Rendimi la gioia di essere salvato» è nel
contesto dell'epiclesi stessa.
Qual è la domanda fondamentale?
Crea in me.
Il verbo creare è il primo della
Scrittura: « In principio Dio creò il cielo e la
terra» (Gn. 1, 1). È parola che la Bibbia riserva per Dio
solo: non è mai usata per un'azione umana, è esclusiva
dell'azione divina che dal nulla pone in essere, dell'azione divina che fa qualcosa di nuovo.
La domanda è quindi di un' azione
creatrice, di una novità che Dio solo può porre nell'uomo.
E la parola « crea in me » è
parallela con l'altra: « rendi mi la gioia ». Nell'ebraico si legge: « Fa' ritornare, fa' risorgere in me la gioia
». Non si chiede qualcosa di assolutamente nuovo ma si chiede di far ritornare
quel momento creativo originario che è il Battesimo.
Il Sacramento della
Riconciliazione è la richiesta di essere reimmersi nella forza creativa dello
Spirito battesimale, è una nuova esperienza del Battesimo, che per nostra colpa
abbiamo perduta.
Per questo il Sacramento della
Riconciliazione non può avere il suo pieno effetto se non abbiamo vissuto
profondamente l'esperienza dell'annuncio evangelico, la forza del kerygma.
Come si può restituire ciò che non
c'è mai stato o che c'è stato in maniera fiacca,
slavata e generica?
Come è possibile ritrovare la
forza del Battesimo se non è mai stata percepita in un atto di impegno personale
e autentico?
Il cammino di conversione penitenziale deve essere un cammino che ci permetta di
ritrovare quella forza sorgiva del Battesimo che forse
alcuni non hanno mai esperimentato perché non hanno espresso, in modo personale e
coerente, la loro donazione a Dio. Quella donazione che siamo chiamati ad
esprimere nel Sacramento dell'Eucaristia, nel Sacramento della Confermazione,
nella professione di fede, in un corso di Esercizi Spirituali che ci faccia
comprendere la forza del messaggio salvifico di Dio.
Senza questa prima esperienza, la
Confessione è privata del mordente che dovrebbe avere come nuova azione di Dio
che riconduce l'uomo nella pienezza dell'immersione nello Spirito Santo, propria
della grazia. del Battesimo e della Cresima.
La gioia cristiana
Qual è l'oggetto dell'atto
creativo e restitutivo che si chiede a Dio di compiere? È un cuore puro, è la
gioia.
La Scrittura indica la gioia come
l'esperienza fondamentale del cristiano, esperienza che corrisponde ad un cuore
puro, pulito, ad un cuore che non si accusa perché è stato immerso
nell'accoglienza del Padre, perché ha visto Dio Padre buono
che lo ha accolto e rifatto completamente.
La gioia è l'esperienza
fondamentale che dovremmo recepire in noi. Eppure tante
volte, ripensando alla nostra esperienza cristiana,
dobbiamo leggerla come esperienza che si trascina
stancamente. Non perché la gioia non sia dentro di noi - in
noi, infatti, c'è la forza dello Spirito Santo e tutti
l'abbiamo - ma perché non la esprimiamo, non le apriamo la via e così resta
nascosta, quasi impercettibile.
Lo spazio alla gioia è il momento
della preghiera, dell'adorazione, del silenzio, del canto, del dialogo sul Vangelo; è il momento del
sacrificio, del dono di sé, della rinuncia; è il momento del
canto interiore. In questi momenti la gioia, che non è
nostra bensì dono gratuito di Dio, scoppia dentro di noi fino a sorprenderci.
« Crea in me, o Dio, un cuore puro...
rendimi la gioia di essere salvato.. » È la
gioia della salvezza di Dio che mi accoglie, mi ama e mi
salva.
È la gioia della donna adultera di
cui parla il Vangelo di Giovanni (8, 1-11). Questo brano non si trova in molti
manoscritti dei Vangeli, pur essendo antichissimo e pur facendo parte
della primitiva catechesi cristiana. Non vi si trova perché, probabilmente, è
stato ritenuto pericoloso, dal momento che non mette abbastanza in luce lo
sforzo penitenziale della donna adultera! Sembra un brano che
faciliti la colpa, il peccato, la deviazione morale. Tuttavia chi lo ha letto in
questo senso e lo ha poi tolto da molti manoscritti e codici delle Scritture,
non ha capito il perdono creativo di Dio, la forza rinnovatrice del suo Spirito nel cuore dell'uomo,
la capacità che Dio ha di
fare un uomo diverso, non semplicemente come risultato dello sforzo della buona
volontà umana ma per il potere creativo dello Spirito.
La gioia, che la donna quasi non
esprime a parole, è l'immagine di ciascuno di noi, salvato da una parola di
perdono di Cristo.
La certezza del perdono
Il proposito che possiamo fare non
è semplicemente una scommessa sul futuro, non è
una previsione di ciò che saremo perché nessuno è
profeta su di sé, non è la certezza di riuscire a dominarsi pienamente.
Il proposito è la certezza della
forza che emerge dal condono di Dio.
Se Dio mi ama, se Dio mi perdona,
io posso chiedergli: Signore, fammi essere diverso! Desidero, e tu lo sai,
essere altro da ciò che sono stato!
Il proposito è in questa supplica
che a poco a poco lascia spazio alla gioia e alla
forza dello Spirito dentro di me. È l'esperienza di S.
Agostino:
Ma tu, o Signore, guardasti
all'abisso della mia morte e, nel profondo del mio cuore, distruggesti l'abisso
della corruzione... Come subito mi apparve soave l'essere privo di quelle
false dolcezze che prima avevo paura di perdere ed ora invece mi era gioia
il lasciarle!
Eri tu che le allontanavi da me,
tu, o dolcezza vera e somma; le allontanavi e penetravi tu al loro posto, tu più dolce di ogni voluttà ma non per
la carne ed il sangue; tu più luminoso di ogni luce ma intimo più di ogni
segreto; tu sublime più di ogni grandezza, non per quelli però che sono alti
di se stessi.
Ormai il mio spirito era libero
dalle dolorose preoccupazioni dell'ambizione e del guadagno e della lebbra di
passioni inquiete e libidinose. Balbettavo le prime parole a te, mia lucé,
ricchezza e salvezza, o Signore Dio mio (Dalle Confessioni, IX, 1).
Domande per noi
Propongo tre domande per la riflessione:
- Ho fiducia che Dio possa
creare in me un cuore nuovo? Oppure vivo rassegnato alla mia debolezza,
dicendomi che non c'è niente da fare perché sono fatto così?
Ho fiducia nella forza battesimale
dello Spirito che è in me e che il Sacramento della Riconciliazione ricrea, con
atto creativo, dentro di me? Qui possiamo pregare: « Signore, accresci la mia
fede. È poca ed è per questo che sono sempre lo stesso. Mi rassegno troppo
facilmente ad essere ciò che sono mentre Tu mi chiami ad accettare di essere
molto amato da Te, chiamato da Te a qualcosa che io desidero dal più profondo di
me stesso ».
- Ho fiducia che Dio possa
creare cuori nuovi?
Questa domanda concerne il modo con cui guardo gli altri. Spesso li guardo
come incorreggibili e le loro azioni come ormai inevitabili e non faccio niente
per aiutarli perché non ho fiducia nella forza creativa dello Spirito.
Spesso mi lamento degli altri, non
prego per loro, ritengo di aver subito dei torti e penso che, mentre io posso convertirmi, per loro non
ci può essere il dono della conversione.
- Do spazio alla gioia della mia
salvezza? Le permetto di esprimersi? In che cosa potrebbe esprimersi in me?
Forse in un momento di riflessione
silenziosa e quotidiana su una pagina del Vangelo; forse in un sacrificio
affrontato con decisione; forse in una parola di perdono e di amicizia concessa
francamente e senza reticenze.
Preghiamo gli uni per gli altri perché il nostro cuore si apra alla gioia della salvezza che viene dal Signore, alla gioia di ciò che Dio opera in noi. Preghiamo perché il nostro cuore sappia credere alla forza divina di salvezza e possa avere la pazienza e l'amore di essere, se il Signore lo vuole, strumento di questa forza di salvezza.