Carlo Maria Martini
LA SCUOLA DELLA PAROLA
RIFLESSIONI SUL SALMO "MISERERE"
OSCAR MONDADORI - 1985
| 1. Il punto di partenza | 2. Il riconoscimento della situazione | 3. Il dolore dei peccati | 4. La supplica |
|
La scelta del tema |
Verso la verità di noi stessi |
Il giudizio su di sé |
L'epic1esi dello Spirito |
|
Il Miserere |
Il dialogo con il Tu | La parte lesa | Una nuova creazione |
|
L'iniziativa divina |
Domande per noi | Il pianto di Pietro | La gioia cristiana |
|
Chi è Dio |
Domande per noi | La certezza del perdono | |
|
Domande per noi |
Domande per noi |
| 5. La confessione dei peccati | 6. La penitenza | 7. Testimoniare la misericordia |
| Il contenuto della confessione | Risonanze politiche del Salmo | L'esperienza del salmista |
| L'atmosfera della confessione: la «todà» | La penitenza | L'esperienza della Samaritana |
| Il valore del perdono | L'uomo Zaccheo | Proclamare la misericordia |
| Domande per noi | Gioia e proposta della penitenza | Incarnare la misericordia |
| Domande per noi | Implorare la misericordia | |
| Conclusione |
6
La penitenza
Dal Vangelo secondo Luca: 19, 1-10
Entrato in Gerico, attraversava la
città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di
vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era
piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di
là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo
e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua ». In
fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È
andato ad alloggiare da un peccatore! ». Ma
Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do
la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato
qualcuno, restituisco quattro volte tanto ». Gesù gli
rispose: « Oggi la salvezza è entrata in questa casa,
perché anch'egli è figlio di Abramo, il Figlio dell'uomo infatti è venuto a
cercare e a salvare ciò che era perduto ».
Allora gradirai i sacrifici
prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
Questa sera vogliamo cercare il
volto del Signore meditando su alcune delle parole finali del Salmo 50 là dove
dice: « Allora gradirai i sacrifici prescritti, l'olocausto e l'intera oblazione
» (v. 21).
In realtà, gli esegeti si pongono
il problema se questi ultimi versetti, a partire dal v. 17, e soprattutto il v.
20, appartengano o no al Salmo. Alcuni li ritengono un'appendice liturgica, di
carattere nazionale, che a questo punto si aggiunge per trasformare un canto di
supplica individuale in un canto collettivo.
Si paria, infatti, di Sion, di
Gerusalemme, delle sue mura e dei sacrifici: tutte
realtà che riguardano il culto del tempio e la stessa vita civica. Nei versetti
precedenti, invece, c'è una persona che dialoga con Dio in un crescente cammino
di riconciliazione.
Risonanze politiche del Salmo
Ci troviamo dunque di fronte ad
una visuale ampia, allargata, nella quale il cammino individuale va a sfociare
nella vita liturgica dell'intera comunità di Israele, anzi dell'intera città.
Potremmo dire che siamo chiamati a
meditare sulle risonanze sociali e politiche del Salmo penitenziale e del
cammino di riconciliazione che esso ci propone. Ritornano, in un certo senso,
le parole con cui abbiamo cominciato i nostri incontri. Allora, riferendomi al
Sinodo mondiale dei Vescovi, sottolineavo che uno dei punti di convergenza
dell'assemblea sinodale era stata la convinzione che non c'è riconciliazione
sociale, civile, politica senza la conversione dei cuore. E viceversa che non
c'è conversione del cuore senza ripercussione sulla collettività.
È su questo sfondo che
desideriamo approfondire questa sera il momento del Sacramento della
Riconciliazione che è chiamato appunto la «penitenza» o « soddisfazione ». Si
tratta cioè di quei gesti, preghiere, azioni che il sacerdote confessore ci
chiede di compiere quale segno, frutto ed espressione della nostra conversione.
La penitenza
Quando io, come ministro del
Sacramento, quindi come confessore, penso alla « penitenza », sento certamente
emergere qualche disagio: è forse uno dei momenti che maggiormente mettono in
difficoltà il sacerdote.
Egli, infatti, si domanda:
Quale penitenza è veramente
adeguata al cammino di questa persona che ho davanti? Come posso, in un tempo
così breve, individuare la penitenza che per questa persona sia frutto di una
specifica conversione, un suo momento di grazia? Che cosa le è veramente
utile per esprimere, in modo specifico, il suo cammino storico?
Ecco che allora il confessore
spesso sfugge a questa difficoltà proponendo genericamente una preghiera o un
atto di culto: cose molto belle, importanti, che tuttavia non sembrano avere
sempre una rispondenza immediata al cammino che la persona sta compiendo.
Questo è il disagio concreto del
momento specificamente penitenziale del Sacramento, quando si vuole uscire dalla
routine, dall'abitudine, dalla formalità e adattarsi alla persona.
D'altra parte sono convinto - e lo
siamo tutti - che quello è uno dei momenti in cui la Chiesa è più vicina, in
forma concreta, a colui che compie un itinerario di penitenza. È vero che gli è
vicina in ogni tappa del Sacramento: nell'esame di coscienza aiutando con le
domande; nel momento del « dolore» suggerendo le parole; invitando al proposito
con l'esempio dei santi; soprattutto facendosi trasparenza di Cristo
misericordioso quando accoglie e assolve in nome del Signore.
Nel momento di suggerire la «
penitenza », però, la Chiesa vuole adattarsi in maniera tutta particolare,
facendosi -vicina al camIl1ino di ciascuna persona nella sua irripetibile
individualità.
Dovrebbe quindi farsi maestra di
itinerario penitenziale perché la persona esprima, secondo la parola di Giovanni
Battista, «frutti. degni di penitenza », segno di un cuore che si vuole
rinnovare.
Abbiamo così individuato il
problema emergente dalla lettura degli ultimi versetti del Salmo.
L'uomo Zaccheo
Tenendo ora presente la
difficoltà che la « penitenza» pone al sacerdote che amministra il Sacramento,
vi invito a meditare il brano
evangelico che parla di Zaccheo (Le. 19, 1-10).
Possiamo definirlo, infatti, un
brano di incontro penitenziale tra l'uomo e Gesù: è un racconto storico
singolare perché esprime una realtà permanente.
In questo incontro, l'uomo Zaccheo
compie delle azioni successive, interne ed esterne, che sono, alcune, la
premessa e, altre, la conseguenza della parola di perdono di Gesù.
a) L'azione interna che Zaccheo compie è il suo desiderio di vedere Gesù. È un desiderio forte, intenso, che potremmo quasi chiamare « estatico »,che fà usci're cioè Zaccheo fuori di sé. Non è infatti spiegabile che sia la semplice curiosità a farlo correre per vedere Gesù, ad imporgli di fare le cose che sta facendo! È un profondo desiderio che lo muove dal 'di dentro e che è già amore, un amore incoativo, incipiente per Gesù, che lo spinge a compiere un'azione esterna.
b) L'azione esterna che compie
Zaccheo è quella di mettersi a correre e di salire su un albero. Stupisce che un
uomo come lui, un impiegato, si metta a correre per la strada, e salga poi su un
albero, cosa che non avrebbe fatto in un momento ordinario. È una persona che
sta vivendo un attimo di amore così forte da dimenticare le abitudini, le
convenienze, il suo nome, il suo prestigio, la sua boria.
Su questo amore intenso di Zaccheo
ecco allora che cade la parola di amicizia di Gesù: «Oggi vengo a casa tua ». È
una parola bellissima che a me è stato dato di ripetere e di esprimere a coloro
con i quali ho potuto comunicare durante le trasmissioni televisive della
Quaresima, proprio partendo dall'espressione: Oggi vengo a casa tua e vorrei che
tu mi invitassi a cena.
Questa parola di familiarità
sorprende Zaccheo e suscita in lui alcune nuove azioni che non sono più di
premessa ma di conversione.
a) L'azione esterna è che Zaccheo
accoglie Gesù, pieno di gioia.
b) L'azione interna è che Zaccheo
decide e comunica di voler dare ai poveri la metà di quello che ha e di riparare
i torti in misura straordinaria.
La parola di Zaccheo: «Signore, do
la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro
volte tanto» è la risultanza penitenziale, sociale, civile, comunitaria del
cammino di Zaccheo. È il frutto di « penitenza» della sua riconciliazione.
Gioia e proposta della penitenza
"Tuttavia ci sono ancora due sottolineature da fare in questo cammino di Zaccheo.
Innanzitutto la gioia con cui
compie le sue azioni, una gioia che lo rende straordinariamente, quasi, diremmo,
sconsideratamente generoso, al di là di ogni calcolo. Gli si potrebbe fare
osservare che se dà la metà dei suoi beni ai poveri, l'altra metà non gli basta
per restituire il quadruplo! In realtà, Zaccheo ha, per così dire, perso il
senso della misura, è stato trasformato dall'amicizia e dalla riconciliazione
con Gesù e per questo ciò che gli importa è di lasciar risuonare intorno a sé la
gioia con abbondanza, quale segno della sua conversione.
Il primo frutto dell'incontro
penitenziale è dunque la gioia, una gioia che deborda, trabocca intorno a noi e
che ci fa compiere con facilità azioni anche difficili a cui non ci saremmo mai decisi
prima di aver ascoltato la parola di Gesù.
La seconda sottolinea tura del
cammino di Zaccheo è che lui stesso propone a Gesù la «penitenza» che vuoi fare
e Gesù l'approva. Zaccheo propone ciò che è più adatto per un uomo avido,
imbroglione, desideroso di possedere come è lui.
Ha saputo cogliere il proprio
punto debole e su questo si rinnova. Per lui il
frutto di « penitenza» è la generosità verso i poveri, la prontezza nel riparare
i torti che ha arrecato agli altri (non lunghe formule di preghiera, non
pellegrinaggi, non gesti esteriori che non toccano). È la sua personale, storica,
precisa penitenza.. Gesù l'approva e gli dice: « Oggi la salvezza è entrata in
questa casa ».
Possiamo ritornare alla nostra
domanda iniziale: Quale penitenza adeguata al cammino di chi ho davanti posso
dare come sacerdote che amministra il Sacramento della Riconciliazione? Come
posso aiutare a fare frutti degni di penitenza?
La risposta suggeritaci dal brano
evangelico è molto semplice. Forse è il penitente che può aiutare me confessore,
forse è colui che ha instaurato con me un dialogo penitenziale che può
suggerirmi come aiutarlo a fare frutti degni di penitenza. Invece di chiedere a
me stesso, a me sacerdote: « che cosa devo dare come penitenza? », posso chiedere a
questa persona, a questa sorella, a questo fratello che è venuto da me: « quale
penitenza credi che ti sarebbe utile? quale opera di giustizia, di pietà, di
misericordia corrisponde in questo momento al tuo cammino? ».
Ciascuno, quindi, è in grado di
aiutare il confessore nello stabilire una penitenza che sia segno ed espressione
di un autentico itinerario penitenziale.
Anziché lamentarci che la «penitenza»
è poco adatta, che è esteriore, form~le, che è sempre la stessa, noi potremmo,
in un dialogo più disteso e più aperto; suggerire qualche volta che cosa
riteniamo importante come segno della conversione che abbiamo chiesto a Dio,
come frutto dello Spirito Santo di purificazione, invocandolo nei nostri
incontri con le parole del Salmo: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in
me uno spirito saldo... non privarmi del tuo Santo Spirito, rendi mi la gioia di
essere salvato... ».
Domande per noi
Vorrei allora proporre due domande per la vostra riflessione silenziosa.
- La gioia di Zaccheo
accompagna in me il Sacramento della Riconciliazione? E se non lo accompagna
abitualmente, qual è la causa? Parlo evidentemente di una gioia profonda, non
superficiale, di una gioia che potrà anche essere tenue nella sua risonanza
sensibile e che però al fondo ci deve essere e deve muovere lo spirito alla
generosità.
Se non c'è questa gioia di fondo,
il motivo va forse ricercato in qualche modo sbagliato di vivere il cammino di
riconciliazione, a cui abbiamo accennato nel primo dei nostri incontri. Un'idea
sbagliata di Dio, della sua misericordia, della sua iniziativa di amore; oppure un non affidarsi abbastanza
alla Chiesa nel nostro cammino; o un dolore che non parte da un vero dialogo con
Gesù, da una contemplazione interiore del Padre.
Sono diversi motivi che ciascuno
può evocare per comprendere come mai la gioia non
accompagna abitualmente il Sacramento della Riconciliazione.
- La seconda domanda richiede una
riflessione silenziosa più lunga: se io dovessi suggerire al sacerdote
confessore una penitenza adatta per me, in questo momento della mia vita, che
cosa direi?
Questa è una domanda esigente
perché ci impegna ad individuare non solo le nostre mancanze, i peccati ma anche
le inclinazioni negative, ad individuare quegli atti e quei gesti che possono
colpire alla radice il male che c'è in me. Gesti di penitenza quindi che sono un
frutto degno della conversione personale.
Se mi accorgo, ad esempio, che i
miei peccati, le mie mancanze derivano dall'egoismo, affiorerà come penitenza
adeguata un atto di generosità autentico, che mi costa davvero. Se mi accorgo
che alcuni miei peccati derivano da pigrizia, emergerà come penitenza una
vittoria sulla mia pigrizia, sulla golosità, sulla curiosità, sulla morbosità,
su tutto ciò che rende la mia vita pigra,":pesante, neghittosa. Se mi accorgo
che le mie mancanze derivano da antipatie; dalla non accettazione . di alcune
persone, allora emergerà come penitenza un gesto di attenzione per queste
persone, un gesto semplice ma che mi coinvolga davvero.
Preghiamo il Signore dicendo:
« Signore, noi vogliamo offrir ti
frutti degni di penitenza non solo per noi ma per la Chiesa intera, per tutta
l'umanità, per tutta questa città, perché ci sentiamo corresponsabili del
cammino di conversione dell'umanità intera.
Sciogli, o Signore, i nostri cuori,
la nostra lingua, le nostre mani perché possiamo conoscere ciò che veramente è
segno di un cammino nuovo, ciò che è un passo avanti deciso verso di Te! Non permettere che cadiamo nell'abitudine,
nella pigrizia, nella monotonia: rendici santamente inquieti perché mediante un
cammino serio ed autentico verso di Te possiamo ritrovare in noi la sorgente
della gioia. Te lo chiediamo per noi e te lo chiediamo per ciascun uomo e per
ciascuna donna che nella nostra città, nella nostra diocesi, vive ed opera ».