Carlo Maria Martini
vita di Mosč
vita di Gesł - esistenza pasquale
a cura di Pino Stancari
Borla 1984
| Prima meditazione | Seconda meditazione | Terza meditazione | Quarta meditazione |
Le tre tappe della vita di Mosč 1. Dio prepara Mosč per una vocazione speciale 2. Un periodo di generositą e di scacco 3. L'irruzione di Dio nella vita di Mosč |
Mosč e il roveto
ardente 1. Che cosa fa Mosč? 2. Che cosa ascolta Mosč? 3. Che cosa intende Mosč? |
Mosč, il faraone e
noi 1. Chi č il faraone in noi? 2. Chi č Mosč in noi? 3. L'indurimento del faraone |
Il passaggio del Mar
Rosso 1. La notte del terrore 2. Che cosa farą Mosč? 3. Il passaggio del Mar Rosso 4. Il canto pasquale dei battezzati |
| Quinta meditazione | Sesta meditazione | Settima meditazione | Ottava meditazione |
| Mosč: servo di Dio 1. I servizi resi da Mosč 2. La vita cristiana č vita di servizio 3. I momenti e i gradi dell'esistenza diaconale |
Mosč: «Propheta traditus» 1. Le sofferenze di Mosč 2. Gesł: il servo sofferente |
Morte di Mosč e morte di Gesł Pasqua di Maria e Pasqua del cristiano 1. La morte di Mosč 2. La morte di Gesł 3. La Pasqua di Maria 4. Le Pasque del cristiano |
Mosč e il popolo 1. Mosč: l'uomo dei grandi numeri 2. Gesł e la Maddalena 3. La parola si fa piccola 4. Gesł risorto |
Prefazione
Come gią il volumetto del P. Martini precedentemente
pubblicato in questa collana, dal titolo Il Vangelo secondo Giovanni nell'
esperienza degli Esercizi Spirituali, anche il presente lavoro deriva
dall'intenzione di realizzare una lettura della Parola di Dio che corrisponda
all'itinerario spirituale degli Esercizi ignaziani. In ogni caso, il testo che
qui si presenta, per quanto energicamente potato e riordinato, risente ancora
del tono discorsivo e di certi riferimenti linguistici, che rievocano
immediatamente l'occasione viva da cui esso ha tratto origine.
Non desidero ripetere qui le considerazioni svolte a
prefazione del volumetto dedicato al Vangelo secondo Giovanni, in merito alla
lettura della S. Scrittura nel quadro degli Esercizi Spirituali. Mi sembra
piuttosto interessante notare che, a distanza di alcuni anni dal corso di
Esercizi che stava all'origine dello scritto sul quarto Vangelo, il P. Martini č
andato maturando una metodologia di «lettura» ancor pił distesa, pił fluida e
soprattutto pił coerentemente «biblica», nel senso che essa č tanto pił aderente
al testo scritturistico nelle sue movenze interne, quanto pił si fa sciolta e
libera nell'invenzione spirituale.
Vorrei ora semplicemente dichiarare quelle che a me paiono le note di fondo pił significative di questo nuovo
volumetto del P. Martini.
Innanzi tutto bisogna segnalare il fatto che abbiamo tra le
mani un corso di Esercizi Spirituali tutto dedicato all'ascolto di pagine
dell'Antico Testamento. Una simile attenzione agli scritti della prima alleanza
sarebbe sembrata molto strana fino a non molti anni fa. Č innegabile, d'altra
parte, che questa Vita di Mosč svolge appieno tutto l'itinerario della
conversione cristiana. Il P. Martini ci dą qui una dimostrazione coraggiosa ed
esemplare di come l'ascolto dell'Antico Testamento, ricevuto dal seno e nel
seno della tradizione cristiana, č gią in grado di maturare frutti rigorosamente
evangelici.
Ritengo importante constatare, poi, come questa Vita di
Mosč segua con estremo rispetto l'andamento del testo biblico,
caratterizzandosi meglio come vera e propria «lettura biblica» che non come una
lettura per temi, funzionali ad un quadro teologico-parenetico a sé stante: nel
nostro caso il grande piano degli Esercizi Spirituali. Eppure, sembra proprio
che questa maggiore disinvoltura dell'autore nell'uso della S. Scrittura
valorizzi, ben pił di quanto apparentemente non trascuri, la sapienza e la
struttura del metodo ignaziano. Val la pena di ricordare, tra l'altro, che
proprio la libertą d'ascolto nell'approccio al testo biblico aveva probabilmente
suggerito al P. Martini di consegnare a specifici «momenti ignaziani» quelle
considerazioni particolari che dovevano aiutare il quotidiano lavoro degli
esercitanti (l). Le pagine dedicate a tali «momenti ignaziani », riportate nel testo originario, sono
state integralmente espunte nella presente stesura, lasciando cosi che la
lettura biblica si svolga nella sua compatta unitą interna.
Il P. Martini fa sovente riferimento alle tradizioni del
midrash ebraico, come pure alle letture patristiche della S. Scrittura, in
particolare a san Gregario Nisseno, autore di una famosa Vita di Mosč;
egli ricorda pure, in passaggi non pił reperibili in questo volumetto, esempi
recenti di lettura biblica da cui egli stesso ha tratto stimolo e spunto di
approfondimento spirituale. Č appunto nel solco della tradizione spirituale che
lega i fedeli al testo sacro, che anche questa Vita di Mosč, fatte le debite proporzioni, si
inserisce. Anch'essa, infatti, non č altro che un momento di quella grande
conversazione sulla Parola che č la tradizione del Popolo di Dio: tradizione che passa attraverso i grandi commentatori
d'Israele e della Chiesa antica e moderna, ma anche tradizione che vive
nell'ascolto fervoroso e fedele di tutti i semplici credenti che si alimentano
con una quotidiana lectio divina alle fonti della rivelazione.
1 novembre 1980 Comunione dei Santi del cielo e della terra
PINO STANCARI s.j.
[1] Questo volumetto č nato come rielaborazione di un testo primitivo, gią stampato a cura del « Centro ignaziano di spiritualitą », che fu a sua volta ricavato dalla registrazione su nastro di un corso di Esercizi Spirituali, dato dal P. Carlo M. Martini ad un gruppo di confratelli gesuiti nell'agosto del 1978.
Introduzione
Vorrei cominciare questo ritiro nella calma; perciņ tenteremo
di entrarvi insieme a piccoli passi.
In questo nostro primo incontro vorrei accennare brevemente
al tema di cui ci occuperemo in questi Esercizi Spirituali, e al perché di
questo tema; inoltre vorrei suggerire qualche lettura spirituale utile a tutti
noi, perché assumiamo progressivamente un ritmo di vita che serva alla ricerca
spirituale di questi giorni.
Mosč e noi nella vita della Chiesa
Dico subito qualcosa sul nostro tema: «la vita di Mosč ».
Perché la vita di Mosč? Mi sono detto: gli Esercizi spirituali di sant'Ignazio
sono caratterizzati da meditazioni sulla Storia della Salvezza. Ho pensato: Mosč
č un uomo che ha vissuto una storia di salvezza, percorrendo egli stesso un
certo itinerario e facendolo percorrere alla sua gente. Siamo quindi nella linea
dell'«itinerario», che č l'intuizione fondamentale degli Esercizi: si tratta
di partire da un certo punto per arrivare ad un altro.
Mosč č il simbolo di quell'itinerario in cui la Chiesa pone il momento centrale della sua memoria battesimale,
l'itinerario che tutti ripercorriamo nella notte di Pasqua, che č la notte della
Chiesa, la notte del cristiano, la notte in cui passiamo il Mar Rosso: quella del nostro battesimo, della nostra conversione, del
nostro primo passo avanti verso il Signore. Contemplando Mosč, noi meditiamo
sulla memoria battesimale della Chiesa, sull'origine di tutta la liturgia, che
risale appunto alla notte di Pasqua e che si svilupperą fino all'eucaristia; e
in questa celebrazione memoriale del passaggio del Mar Rosso leggiamo il
passaggio di Cristo dal sepolcro alla resurrezione e quello nostro dalla morte
alla vita.
La centralitą di questo personaggio č indicata anche dal
Nuovo Testamento. Mosč vi č citato ben 80 volte: segno che egli era presente
nella mente degli antichi scrittori, soprattutto in vista del rapporto di
esemplaritą tra Mosč e Gesł. Nell'unica manifestazione gloriosa che Gesł fa di
sé nella vita pubblica, Mosč appare insieme con Elia (e quest'ultimo č
menzionato 30 volte nel Nuovo Testamento). Quindi Mosč č una figura chiave;
insieme con Elia č il punto di partenza per capire Gesł.
Oltre al Nuovo Testamento, poi, c'č la Chiesa primitiva; ci
sono i Padri; c'č la Sinagoga, la cui liturgia č un formidabile bacino di
riserva per la memoria del popolo di Dio, al quale anche oggi noi possiamo
attingere con frutto.
Vediamo per ora, a grandissime linee, come la Chiesa
primitiva ha parlato di Mosč. Accenno piuttosto in fretta alle citazioni di
Giustino nell'Apologetico e nel Dialogo, e alla Lettera di
Barnaba, che spesso parla di Mosč. Soprattutto cito il grande Gregorio
Nisseno, con il suo De Vita Moysis, un intero libro sulla vita di Mosč.
Gregorio č uno dei classici della letteratura patristica, tanto classico
Mosč e la tradizione giudaica
Gregorio Nisseno aveva avuto un illustre predecessore nel
giudaismo: Filone. Questi, tra le altre opere, ha scritto una vita di Mosč dove,
raccogliendo tutte le tradizioni, presenta per i greci (ad Graecos) Mosč
come il pił grande filosofo che visse prima di Platone, anzi prima di Omero,
come l'uomo che passa imperterrito attraverso le bufere della vita.
Anche la tradizione rabbinica ha molto parlato di Mosč,
specialmente a partire da Gesł. Mosč č diventato sempre pił il rappresentante
del rabbinismo sopravvissuto alla distruzione del Tempio.
Tutta la tradizione moderna ebraica vive di Mosč. Ci sono,
poi, delle bellissime reinterpretazioni midrashiche, che si sono occupate di
Mosč con grande
Mosč ci aiuta a capire meglio Gesł
Ed ora veniamo al titolo da dare a questi Esercizi Spirituali.
Sarą questo:« Vita di Mosč. Vita di Gesł. Esistenza pasquale
». Sono i tre piani della nostra riflessione. Noi non spasimiamo per la vita di
Mosč come tale, ma la vita di Mosč ci interessa per capire meglio la vita di
Gesł e per capire meglio l'esistenza pasquale del cristiano. Questa frase" ve ne
ricorderą certamente un'altra, che si trova negli Esercizi di Sant'Ignazio nella
Meditazione del Regno: «La contemplazione di un re temporale giova a
contemplare la vita del Re eterno» (ES, n. 91). Nel nostro caso, sarą la
contemplazione della vita di Mosč che ci aiuta a contemplare la vita del Re
eterno, che
Meditando le parole rivelate
Il nostro metodo sarą molto semplice: vi proporrņ delle
semplici riflessioni, delle lectiones divinae su qualche pagina,
soprattutto dell'Esodo e dei Numeri, letta alla luce del Nuovo Testamento, per
capire meglio la vita di Gesł e la vita pasquale del cristiano. Il testo
fondamentale, che va tenuto presente qui e che ci conforta in questa nostra
impresa, č 1 Cor 10, 1ss.: «Non voglio infatti che ignoriate, fratelli,
che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare,
tutti furono battezzati in rapporto a Mosč nella nuvola e nel mare ». Si tratta,
quindi, di rivivere quella storia di salvezza attraverso cui tutti gią siamo
passati: infatti, con i nostri padri c'eravamo anche noi, come dice il
ritornello dell'aggadą di Pasqua, che risuona nella cerimonia ebraica del
banchetto pasquale. Lģ al Mar Rosso c'ero anch'io; anche io l'ho attraversato; e
se sono qui oggi a celebrare questa Pasqua č perché anch'io ero con Mosč.
Č con questo spirito che leggeremo i nostri testi, perché
prima meditazione
Prima di dare inizio a questa meditazione voglio suggerirvi una domanda, che ognuno deve fare a se stesso: Perché sono venuto qui e partecipo a questo corso di Esercizi Spirituali? Credo che ognuno potrą dare una risposta: ognuno troverą le proprie motivazioni. In fondo questa domanda, che sottostą alla meditazione che vi esporrņ, si puņ esprimere anche cosģ: Dove sono, in quale situazione mi trovo, e che cosa caratterizza la mia situazione presente? Č questa la domanda che dovrebbe scaturire dalla lettura dei brani che ora vi propongo.
Una divisione che si trova gią nelle Scritture
Vorrei prendere il via da una pagina degli Atti degli
Apostoli, in cui si trovano enunciate ed individuate le cosiddette « tre tappe»
della vita di Mosč (cfr. At. 7,20-43).
La tradizione d'Israele gią precedentemente aveva suddiviso
la vita di Mosč in tre tappe di quarant'anni ciascuna. Appare qui quel tipico
gioco del simbolo, che č proprio della Scrittura. L'idea č quella di tre grandi
periodi completi. Č un'idea che sarą comunemente ripresa in quella memoria vivente d'Israele che č
la tradizione rabbinica.
La citazione che vi leggo č presa da un midrash a
proposito di Deut. 34, 7. Questo passo dice che Mosč aveva circa 120 anni
quando morģ, e il commento č il seguente: «Egli fu uno dei quattro che vissero
120 anni. Essi sono: Hillel l'anziano, Rabban Johnatan Ben Zakai e Rabbi Akiba ».
Il quarto č Mosč. Poi il testo rabbinico continua: «Mosč passņ 40 anni in
Egitto, passņ 40 anni in Madian e servģ Israele per 40 anni. Hillel l'anziano
venne da Babilonia all'etą di 40 anni, serv1 i saggi per 40 anni e serv1 Israele
per 40 anni. Rabban Johnatan Ben Zakai si occupņ di affari di questo mondo per
40 anni, servģ i saggi per 40 anni e servģ Israele per 40 anni. Rabbi Akiba
cominciņ a imparare la Torah all'etą di 40 anni, servģ i saggi per 40 anni e
servģ Israele per 40 anni ».
Vedete dunque il tipico e schematico modo di dividere la
vita di questi quattro grandi uomini in periodi di 40 anni ciascuno. Č quel che
troviamo pure negli Atti degli Apostoli (7,20 ss.), quando Stefano nel suo
discorso vuole sintetizzare la vita di Mosč. Il nostro schema appare col v. 23:
«Quando furono compiuti 40 anni, salģ nel suo cuore l'idea di visitare i
fratelli, che erano i figli di Israele ». Poi al v. 30 dice: «Compiuti altri 40
anni, gli apparve nel deserto del Sinai un angelo in fiamma di fuoco ». Ecco
quindi i tre periodi di Mosč: nei primi 40 anni Mosč sta alla scuola del
faraone; nel secondo periodo di 40 anni Mosč decide di visitare i fratelli e
fugge nel deserto; il terzo periodo di 40 anni comincia con il roveto ardente e
va fino alla fine della sua vita. Questo č il quadro complessivo della vita di
Mosč.
Cerchiamo ora di dare uno sguardo globale a que
1. Dio prepara Mosč per una vocazione speciale
Qual č la caratteristica del primo periodo della vita di
Mosč, come viene descritto sinteticamente negli Atti degli Apostoli e un po' pił
ampiamente nel cap. 2 dell'Esodo? Seguendo le indicazioni del brano citato,
caratterizzerei questo periodo cosģ: 1) Mosč č oggetto di una speciale provvidenza di Dio; 2) Mosč
č sottoposto ad un'educazione raffinata. Questo il senso di ciņ che viene detto
in questi versetti.
Mosč č oggetto di una speciale provvidenza di Dio che lo
salva: ecco il significato della storia di Mosč bambino. Mosč č in pericolo di
vita, doveva essere ucciso, sarebbe stato travolto dalle acque del fiume, e
invece viene salvato. Mosč č sottoposto ad un'educazione raffinata: «Venne
istruito in tutta la sapienza degli Egiziani », cioč, secondo il testo greco
(epaideuthe), fu sottoposto alla paideia egiziana, quella iniziazione e istruzione progressiva e ragionata che
formava il modello dell'educazione del tempo.
Per caricare la dose il testo aggiunge:
Potente in parole e in opere
Eccoci quindi come Mosč. E qual č il risultato? Č che Mosč
(secondo quanto sta scritto in At. 7, 22b) en de dynatos en logois kai
ergois, «era potente in parole ed in opere ». Mosč sapeva parlare bene,
sapeva agire bene, ed era anche molto conscio di queste sue possibilitą. Sapeva
di sapere; sapeva di aver avuto un'educazione di qualitą. Da notare qui il
parziale riferimento cristologico: anche Gesł sarą poi descritto, in Lc.
24, 19, come «potente in opere e parole ». Mosč č invece potente «in parole e in
opere »; al primo posto ci sono le parole...: sapeva parlare Mosč, e poi sapeva anche
operare!
Come interpretare tutto questo per la nostra vita? Credo ci
sia per ognuno un tempo di formazione e preparazione: quello che chiamerei «il
tempo dei metodi »; allora ognuno impara a far qualcosa: impara a studiare, a esprimersi, a svolgere il proprio lavoro
professionale, impara a meditare, a pregare. E cosģ ci facciamo una certa idea
di come le cose vanno fatte. Questo appare evidente dalle critiche che facciamo
agli altri: loro non hanno saputo fare, ma noi non faremmo cosģ in quella
situazione, perché metteremmo in pratica i nostri metodi, sappiamo come si fa,
ecc.
Tutti noi, pił o meno, siamo passati per questo tempo dei
metodi, nel quale si pensa di aver imparato molte cose (per esempio, riguardo al
modo di avvicinare le persone, i gruppi, le differenti categorie di uomini e di
donne, e di trattare certi casi
2. Un periodo di generositą e di scacco
Ed ecco il secondo momento della vita di Mosč. Se il primo
l'ho chiamato il «tempo dei metodi », il secondo quarantennio lo definirei « generositą e scacco »,
oppure « il tempo dello sforzo e delle, frustrazioni ». «Generositą e scacco»
vuol dire che Mosč č pieno di buona volontą, pieno di generositą, e s'impegna
fino in fondo magnificamente. «Quando stava per compiere i 40 anni, gli salģ nel
cuore di far visita ai suoi fratelli, i figli d'Israele, e vedendone uno
frustato ingiustamente ne prese le difese e vendicņ l'oppresso uccidendo
l'egiziano. Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava
loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. Il giorno dopo si presentņ
in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperņ per metterli d'accordo
dicendo: siete fratelli, perché vi insultate l'un l'altro? Ma quello che
maltrattava il vicino lo respinse dicendo: chi ti ha nominato capo e
giudice sopra di noi, vuoi forse uccidermi come hai ucciso ieri l'egiziano?
Fuggi via Mosč a queste parole e andņ ad abitare nella terra di Madian dove ebbe
due figli» (At. 7, 23-29).
Ecco il secondo periodo della vita di Mosč, che ho chiamato della generositą e dello scacco, il tempo dello
sforzo e delle frustrazioni. Ho detto «generositą» e «sforzo», perché Mosč č
pieno di grandi idee e vuol fare qualche cosa di grande, qualcosa di generoso.
Infatti quello che fa č veramente grande, perché, invece di godere dei privilegi
che gli dava l'appartenere alla casa dei faraoni, si lancia coraggiosamente
verso i fratelli; č questo un magnifico risultato della sua educazione: il
coraggio di lottare per la giustizia. Mosč non puņ soffrire l'ingiustizia
e si espone fino a compromettersi, fino ad uccidere l'egiziano; Notiamo che il
suo lottare per la giustizia non č un lottare ingenuo: il suo sforzo č sotteso
da motivi molto lucidi e validi.
Mosč non č un anarchico rivoluzionario, perché ha
uno scopo ben preciso: ricostruire l'unitą dei fratelli, fare
dei suoi fratelli schiavi un popolo libero, un popolo che abbia una sua dignitą.
Č quel che dice subito, appena li vede litigare: siete fratelli, seguitemi; vi
porterņ a un'esperienza meravigliosa che mai avete fatto, quella di essere
uomini coscienti e degni della vostra razza; io so cosa vuol dire essere liberi,
amarsi. Č splendido questo Mosč animato a tal punto da un grande ideale: l'amore
del suo popolo e il desiderio della riconciliazione. La sua non č una lotta per
la giustizia puramente distruttiva: si tratta,anzi, di una costruzione che Mosč
ha in mente.
Perņ c'č un "ma"...
Perņ c'č un « ma» e la Scrittura lo esprime molto bene nel v.
25: enomizen de, « ma pensava », s'illudeva, si faceva un'idea
semplicistica della realtą, un'idea secondo i propri schemi, le proprie
ideologie. Lo schema era molto semplice: io, Mosč, sono stato educato nella
libertą, io so che cosa significa la libertą; vado dunque dai miei fratelli,
propongo loro questa libertą, pago il prezzo di questa libertą, e i miei
fratelli capiranno che cos'č la libertą, mi acclameranno loro capo, noi
marceremo tutti insieme. Ma tutto questo č soltanto un progetto, un
pensiero.
Che cosa non ha funzionato in questo progetto? Mosč non si
č fatto un'idea reale della resistenza dei suoi fratelli nel volere la libertą;
non ci ha pensato, non entrava nel suo schema logico: ed eccolo allora nello
scacco. I vv. 27-29 descrivono meravigliosamente il crollo totale di Mosč, di un
uomo che con generositą immensa aveva rinunciato a tutti i privilegi per farsi povero con i poveri, per farsi oppresso con
gli oppressi. La Bibbia ci descrive in maniera finissima come Mosč fa fiasco con
i suoi fratelli, i quali non lo riconoscono, anzi gli dicono: «Chi ti ha
detto di occuparti di noi? Non ci interessi! ». E cosi viene respinto proprio da
coloro ai quali pensava di dover insegnare qualcosa, di portare la dottrina
giusta.
Scacco anche nei confronti del faraone, col quale ha tagliato
i ponti e ha paura di essere da lui ricercato. Scacco perfino con se stesso:
Mosč non č pił nessuno. Il v. 29 č veramente drammatico: «Fuggi Mosč all'udire
questa parola e divenne straniero nella terra di Madian» (egeneto paroikos,
dice il testo greco). Ecco Mosč, il coraggioso, divenuto pauroso; l'uomo che
aveva saputo esporsi senza alcun ritegno cerca di salvare la pelle; ha davvero
perso la testa: gli preme solo scappare il pił in fretta possibile. L'uomo che č
stato prototipo! dell'impegno per gli altri, si preoccupa ora solo di sé.
«Divenne straniero»: noi sappiamo che cosa questo voleva dire per il mondo
antico-orientale, e ancora oggi che cosa vuol dire per l'oriente. Vuol dire
perdere tutti i diritti di uomo, perché lo straniero, non essendo tra gente che
ha con lui legami familiari, non ha nessuno che lo vendichi, č alla mercčdi
chiunque, non ha pił nessun diritto.
Mosč, partito da una posizione di privilegio, alla quale
aveva rinunciato volentieri pur di entrare nel vivo dell'esistenza del suo
popolo, ora viene scacciato: il suo stesso popolo lo respinge. Ormai Mosč non č
altro che un poveretto impaurito, che nella notte e nel deserto ogni stormire di
fronda fa trasalire. Ecco cosa ne č del coraggioso, di colui che sapeva, che
conosceva i metodi, perché era potente in parole e in opere.
L'ultimo
versetto ci dą un tratto molto interessante: «Mosč si rifugiņ in Madian, dove
ebbe due figli ». Qui potremmo chiederei cosa c'entra che « ebbe due figli ».
Come mai gli Atti, che riportano elementi ben attinenti alla scena, aggiungono
questo fatto, che ebbe due figli? Ho l'impressione che qui il testo voglia dire
che Mosč si č seduto e ha detto: basta con le grandi idee e le grandi imprese,
basta con la politica; tutti i miei sogni di liberatore sono finiti; ho diritto
anch'io alla mia vita. Mosč ha voluto cercare un piccolo luogo tranquillo per
dimenticare il passato e quelle amare esperienze che mai avrebbe immaginato di
incontrare. Ecco il secondo periodo della vita di Mosč.
3. L'irruzione di Dio nella vita di Mosč
La terza tappa della vita di Mosč comincia con il v. 30:
«Passati 40 anni, gli apparve nel deserto del Monte Sinai un angelo in mezzo
alla fiamma di un roveto ardente ». E qui ci fermiamo, perché davanti a questo
roveto dovremo rimanere a lungo con la prossima meditazione.
Che cosa caratterizza questo terzo periodo della vita di
Mosč? Lo definirei cosģ: il momento della scoperta dell'iniziativa divina nella
sua vita. Mosč č giunto alla soglia della veritą. Calco la parola « scoperta »,
che ci ricorda le parole evangeliche: scoprire nel campo il tesoro
nascosto, che c'era, sebbene non lo si vedesse; scoprire la perla
preziosa che improvvisamente appare tra le altre, e scoprila nella propria vita,
non nella vita di un altro: qui dove sono c'era questo tesoro, e io sono vissuto
tanti anni senza accorgermene. Ecco descritto il momento di Mosč.
Cerchiamo di vederlo pił da vicino questo momento, chiedendoci
quale sia stata la preparazione dispositiva che il Signore ha operato
gradualmente in Mosč, durante questi 40 anni nel deserto di Madian. E poiché
Mosč ci č diventato pił familiare, pił vicino alla nostra esperienza, possiamo
chiedere a lui che cosa abbia fatto in quei 40 anni nel deserto, come passava il
tempo, la notte quando non dormiva cosa pensava, perché si č rifugiato nel
deserto invece di darsi al commercio e ai viaggi.
A queste domande risponde Gregorio Nisseno. Sappiamo dalla
Bibbia (cfr. Es. 2, 16-20) che quando Mosč arriva nella terra di Madian
si incontra con le figlie di Jetro e le aiuta
Quando c'č un vuoto nella vita
Qui apro una parentesi. Č noto che esiste una differenza tra isolamento e solitudine. L'isolamento come tale ha un carattere negativo: č l'uomo che vive disperatamente solo, magari in mezzo alla gente, ove comunque si sente non compreso e fallito; al
contrario, la solitudine per ogni uomo, anche per l'uomo moderno, č un valore fondamentale. Ciņ vuol dire che c'č un momento in cui l'uomo giunge a riconoscere che niente lo soddisfa davvero, che tutti i suoi metodi, tutte le sue esperienze, tutte le sue speranze lo hanno soddisfatto solo fino a un certo punto: rimane ancora un vuoto, un vuoto che soltanto Dio puņ colmare. Č un'esperienza che non si fa quando ancora le cose si accavallano una sull'altra e si continua a sperare che ciascuna di esse riempia quel vuoto. Ma quando sopravviene lo scacco, allora ci si viene a trovare in quello stato di attesa e di vigilanza che fu lo stato di Mosč per 40 anni. Si tratta di imparare ad aspettare Dio: «I miei tentativi non hanno avuto successo; il Signore farą! ». Mosč non spera pił in se stesso, nei suoi metodi, nelle sue capacitą, né nelle capacitą di risposta dei suoi fratelli. Forse in un primo tempo Mosč li avrą ricoperti di improperi, li avrą lapidati in tutti i modi. Ma poi, riflettendo, avrą dovuto concludere: «Abbiamo sbagliato tutti quanti; anche io ho fatto degli sbagli, sono stato troppo pretenzioso; ho lasciato il faraone, perņ speravo di diventare anch'io un capo; non č del tutto ingiusto che le cose siano andate cosģ, perché in fondo volevo ottenere la mia gloria e il mio popolo sarebbe stato il mio monumento»In quale di queste tre tappe mi trovo io?
Ci fermiamo qui con la nostra meditazione. Suggerirei a ciascuno di farsi la domanda cui accennavo all'inizio: Dove sono, in quale tappa deI1a vita di Mosč mi trovo, in quale quarantennio? Qual č l'elemento caratteristico della mia esperienza attuale: la gioia, l'euforia, l'entusiasmo, oppure l'amarezza e la stanchezza, oppure la rassegnazione, rassegnazione buona o rassegnazione d'impotenza?
Che cosa ha capito Mosč? Direi che Mosč ha capito l'iniziativa divina nella sua vita; ha capito che non č lui interessato a Dio, ma č Dio che č interessato a lui: questo č il principio fondamentale della buona novella del Vangelo. Non siamo stati noi a cercare Dio, ma č Dio che cerca noi. Di conseguenza, non č Mosč che ha compassione del popolo, bensģ č Dio che ha compassione e dą a Mosč come dono di partecipare a questa sua compassione. Si tratta di una vera e propria Pasqua per Mosč, che ne conoscerą ancora altre nella sua vita; questo č veramente un passaggio radicale: dal tempo in cui Mosč cerca Dio al tempo in cui Dio cerca Mosč. Da questo momento puņ cominciare la vera missione di Mosč.