PICCOLI GRANDI LIBRI  Carlo Maria Martini

LE VIRTÙ

Prudenza Giustizia Fortezza Temperanza
Fede Speranza Carità

PRESENTAZIONE

Nell'anno in cui l'invito della lettera per il piano pastorale ci guidava ad attendere con vigilanza colui che sta alla porta della nostra vita ogni giorno, e dunque a guardare all'oltre, ci soffermiamo nella catechesi quaresimale a riflettere e a pregare sul tema delle virtù.
Esse sono compagne quotidiane della vita delle creature umane e dei battezzati; dunque in apparenza non vi è uno stretto collegamento con il futuro promesso dal Signore nel suo morire e risorgere per noi.
Parlare del futuro da credenti comporta la scoperta che è indispensabile ad una vita cristiana coerente sviluppare delle abitudini buone; l'al di là infatti è già cominciato, come ci ha promesso con chiarissime parole il Signore prima di risuscitare Lazzaro (Gv 11, 23-27). E dunque colui che vuoI vivere da discepolo deve badare alla limpidità del suo cuore, allenare la sua intelligenza a comprendere se stesso, operare per acquisire quegli atteggiamenti che diventano spontanei per dono di Dio e per libera accettazione dell'uomo. Le virtù consentono la facilità dei giudizi, la chiarezza dei sentimenti, l'immediatezza delle scelte.
Una fede che aliena, quella cristiana? Qualcuno l'ha detto, qualche volta in quanto cristiani abbiamo meritato l'accusa, alcuni ripetono il giudizio senza molta attenzione ai fatti. Ad essere conseguenti rispetto all'esempio che il Signore Gesù ci ha dato, ci troviamo a smentire coi fatti queste ingiustificate prevenzioni circa un'attesa cristiana del futuro che ci farebbe cittadini di questa terra svagati, disattenti, senza decisione.
Ecco perché nell'anno del 'vegliate perché non sapete né il giorno né l'ora in cui ritorna lo Sposo ' (Mt 25, 13), siamo stati invitati a riflettere sulle virtù. Impariamo che, mentre è indispensabile che i cristiani ascoltino, contemplino, preghino le promesse di Dio circa la vita eterna, è altrettanto essenziale che siano attenti e spiritualmente laboriosi circa il 10ro presente.
L'oggi diviene allora il tempo che il Signore ci concede perché si prepari il futuro; e giacché ci fidiamo di Lui e delle sue promesse, è indispensabile che percorriamo il presente come veri figli di Dio, che sanno di avere una patria altrove, e proprio per questo vivono nella patria terrena con la capacità di distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo.
E le virtù sono per i cristiani l'aiuto quotidiano a compiere con immediatezza e semplicità le scelte giuste, che dichiarano nei fatti ciò che costruisce per l'eterno.
A tutti i cristiani che vogliono essere persone che hanno tempo per Dio, per gli altri, per se stessi, sono dedicate queste pagine che parlano delle virtù. E chi, avendole ascoltate e pregate imparerà a praticarle, sarà beato, come ha promesso il Signore, come dice la Buona Novella.

+ Giovanni Giudici

 

LA PRUDENZA

Premessa

Vorrei iniziare questa nuova serie di catechesi quaresimali via-radio con un pensiero da una tra le tante lettere ricevute lo scorso anno, che mi testimoniavano come molti ascoltatori e ascoltatrici hanno veramente vissuto una profonda comunione nella fede tra loro e con il vescovo: "Abbiamo avuto la netta percezione che la parola di Dio ci raggiunge sempre con novità, ma che richiede uno sforzo non indifferente di ricerca".
Possiamo dunque invocare l'aiuto di Dio nella preghiera:
'Ti ringraziamo, Signore, perché anche in questo anno 1993 la tua Parola ci vuole raggiungere con novità e con forza. Rendici capaci dello sforzo non indifferente di ricerca, che cominciamo oggi'.
Anzitutto desidero spiegare brevemente il tema che ci siamo proposti: Le virtù del cristiano che vigila. Che senso ha parlare delle virtù? Che cosa significa dire: le virtù del cristiano che vigila?

* "La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete" (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1803).
Con il termine 'virtù' intendiamo dunque degli atteggiamenti abituali, non occasionali, che nel loro insieme descrivono un'immagine di uomo o di donna redenti da Gesù e operanti con efficacia nella storia.
Sarebbe lungo fare la storia di questo termine, ma è interessante notare che non compare quasi mai nell' Antico Testamento ebraico. La parola virtù viene dal mondo greco. Infatti la troviamo in quei libri della Bibbia che sono stati scritti in greco, come per esempio il libro della Sapienza:

"Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza" (8, 7). È l'unica occorrenza delle quattro virtù cardinali nelle Sacre Scritture, virtù che invece Platone e Aristotele avevano reso celeberrime perché indicano una visione armonica di tutte le qualità umane, la visione dell'uomo ideale secondo la mentalità filosofica dei greci.

Noi rifletteremo sulle virtù cardinali come atteggiamenti fondamentali che definiscono un progetto cristiano di uomo e di donna; esse, a partire soprattutto da sant' Ambrogio e in seguito da sant' Agostino e da san Tommaso, delineano la persona che agisce conformemente al Vangelo. Ma insieme a queste quattro virtù chiamate anche umane, considereremo pure le tre virtù cosiddette soprannaturali, divine: fede, speranza e carità. Tutte e sette insieme ci danno la perfetta figura dell'uomo santificato da Cristo Gesù, dell'uomo pienamente redento.

* L'espressione "virtù del cristiano che vigila" richiama, un po' estrinsecamente, il programma pastorale proposto nella Lettera Sto alla porta, dedicato al vigilare. Non si tratta però di un fatto occasionale. Noi consideriamo quelle sette virtù come proprie del cristiano vigilante, perché la pienezza umana a cui tendono è quella che ciascuno di noi raggiungerà nell'eternità di Dio, nella risurrezione della carne, nella visione beatifica, dove le nostre virtualità avranno una completa espansione.

Tutte le virtù che esercitiamo sulla terra sono in tensione verso l'eternità: qui vigiliamo nell'attesa che il Signore ci colmi dei suoi doni e cominciamo a vivere quegli atteggiamenti di fede, speranza, carità, di prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, che rappresentano l'anticipo della vita futura. Per questo sulla terra le virtù sono in cammino, in progresso, in crescita verso la pienezza della visione beatifica e, quando le verifichiamo presenti in noi, ci avvertono che ci troviamo nella giusta via per la patria eterna.

* Comprendiamo allora che una riflessione sulle virtù non ci aiuta semplicemente ad approfondire la nostra conoscenza catechetica o teologica, bensì ci permette di vivere meglio, di impegnar ci a essere più buoni, più giusti, più veri, perché ci appassionano al meraviglioso disegno che Dio ha su ciascuno di noi, disegno di espansione umana e divina.

Non a caso il Catechismo della Chiesa cattolica tratta delle virtù nella parte dedicata a "La vocazione dell'uomo"; esse devono appassionarci e farci innamorare di questa vocazione. "Il fine di una vita virtuosa" - scrive san Gregorio di Nissa - "consiste nel divenire simili a Dio".

* C'è un secondo vantaggio a riflettere sulle virtù. Non solo esse ci appassionano al disegno di Dio su di noi, ma ci aiutano a mettere ordine nella nostra vita, per chiarire ciò che è bene (virtù) e ciò che è male (vizio). I grandi atteggiamenti della vita secondo Cristo ci fanno distinguere - nella quotidianità personale, familiare, sociale, ecclesiale - i comportamenti positivi dai negativi, ci fanno discernere il meglio dal mediocre (non solo il bene dal male), l'autentico dal falso, dallo spurio, dal non genuino. L'operazione non è sempre facile, ed è proprio una buona dottrina sulle virtù quella che insegna a dire per esempio: questi giovani che stiamo educando sono su una strada autentica; oppure: questi ragazzi non vanno bene e dobbiamo cambiare metodo.

La virtù della prudenza

Parlando delle virtù come aiuto per il discernimento, siamo già entrati nella riflessione sulla prima delle quattro fondamentali virtù umane: la prudenza.

Lascio a voi la lettura e la meditazione di alcuni passi biblici:
Sap
7, 21-23; 9, 1-6.9-11; Mt 11, 25-27; 1Cor 2, 1-7.13-16; Gc 1, 5; 3, 13-17.

Alla luce di quei testi, io cercherò di rispondere a tre domande:
- che cos' è la prudenza?
- da dove deriva?
- quali frutti genera?

1. Che cos'è la prudenza?

In realtà, questa parola non suona tanto bene nel mondo attuale. Prudenza per noi significa essere cauti nella guida della macchina, osservare le regole stradali, stare attenti a non mangiare e a non bere troppo, ecc. Nella tradizione greca e patristica, e in quella biblica in cui è riflessa con altri nomi, la prudenza significa molto di più.

* Anzitutto evoca la sapienza, cioè la capacità di vedere alla luce di Dio i fatti e le azioni umane da compiere. Leggiamo, per esempio, nel Libro della Sapienza: "Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, poiché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose" (7, 21). E, nella prima Lettera ai Corinzi, Paolo dice: "Tra i perfetti parliamo sì di sapienza, ma di una sapienza che non viene da questo mondo" (2, 6). E ancora: "Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare" (Gc 1, 5).
Prudenza è l'equivalente di sapienza: saper comprendere gli avvenimenti e le scelte umane da fare, alla luce del Signore.

* Prudenza vuol dire anche discernimento, capacità di distinguere, tra le azioni da programmare, ciò che porta a Dio e ciò che ce ne allontana, ciò che è secondo lo Spirito di Gesù e ciò che è contro tale Spirito. "L'uomo spirituale giudica ogni cosa" (1 Cor 2, 16). Il discernimento proprio di chi ha lo spirito della sapienza di Dio, distingue nei comportamenti quelli che rispondono al Vangelo da quelli che sono lontani da esso.

* Inoltre, prudenza significa senso di responsabilità, cioè agire facendosi carico delle conseguenze delle proprie azioni.

* Infine, la prudenza (che la Bibbia -lo ripeto - chiama spesso sapienza) esprime, nella tradizione biblico-patristica, un altro concetto che sarà ripreso da san Tommaso: quello del decidere con realismo e concretezza, del non tentennare, del non aver paura di osare. È ben diverso dal nostro concetto di prudenza che invita a esitare, a essere cauti!

Riassumendo: la prudenza, per la Bibbia e la tradizione, è sapienza che contempla alla luce di Dio gli eventi umani; discernimento che distingue tra ciò che porta a Dio e ciò che da Dio allontana; senso di responsabilità che si fa carico degli effetti delle proprie azioni; capacità di decidere ragionevolmente e coraggiosamente, senza paura di eventuali conseguenze negative a proprio danno. Infatti, e lo vedremo in seguito, la prudenza è congiunta con la fortezza e con il coraggio.
Potremo dunque anche chiamare la prudenza con un termine familiare al nostro cammino pastorale: vigilanza, stato di veglia dell'intelletto che
decide con assennatezza, concretezza e coraggio sulle azioni da compiere per servire Dio e per vivere il Vangelo.

2. Da dove deriva la prudenza?

* Così intesa, la virtù della prudenza viene dallo Spirito santo: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti" (cioè ai prudenti secondo il mondo) "e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25). È lo Spirito che ci rivela la prudenza cristiana. Mi piace ricordare in proposito una bellissima preghiera del Cardinale J .H. Newman per ottenere il dono della prudenza o della sapienza: "Guidami, dolce Luce; attraverso le tenebre che mi avvolgono guidami Tu, sempre più avanti! Nera è la notte, lontana è la casa: guidami Tu, sempre più avanti! Reggi i miei passi: cose lontane non voglio vedere; mi basta un passo per volta. Così non sempre sono stato né sempre ti pregai affinché Tu mi conducessi sempre più avanti. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami Tu, sempre più avanti! Guidami, dolce Luce, guidami Tu, sempre più avanti!".

* La virtù della prudenza viene anche dall'esercizio del discernimento, dall'esercitarci a giudicare con oggettività secondo Dio. Porto un esempio: noi oggi siamo circondati dai mass-media (radio, televisione, giornali), e la prudenza è appunto quell'istinto che ci guida ad accendere o a spegnere la televisione, a guardare o a non guardare, a leggere o a tralasciare di leggere. Ci aiuta quindi a decidere in modo da non essere soffocati o aggrovigliati dai media. Inoltre la prudenza ci insegna a non accettare tutto, a vagliare le notizie, a esigere i riscontri, le fonti, ad aspettare le conferme. Ci guida, insomma, nel retto giudizio.

* Infine, la prudenza che ci è data dallo Spirito santo e dall'esercizio del discernimento, viene pure da una certa abitudine al silenzio, alla calma, evitando la precipitazione nei giudizi e nelle azioni. Spesso, soprattutto nel parlare, siamo molto imprudenti, molto insipienti e dissennati - che è tutto il contrario della prudenza -, perché non facciamo precedere alle parole un momento di silenzio, di sosta, di riflessione.

3. Quali frutti genera la prudenza cristiana?

Da quanto ho cercato di spiegare, dovremmo già intuire quali sono i frutti che fioriscono dalla prudenza cristiana.
Chi la vive, chi è sapiente nel senso evangelico, è sempre in pace con se stesso, riconciliato con la realtà; non facendosi illusioni, non resta mai deluso, perché sa valutare ogni cosa con realismo e con concretezza, sa prevedere e pensare prima di agire.
La prudenza genera dunque saggezza di vita, armonia, tranquillità d'animo e serenità, ordine, chiarezza, pace interiore e ci rende capaci di guardare a ciò che è essenziale.

Comunicare la parola

Vi affido alcune domande alle quali potrete rispondere rimeditando, nei prossimi giorni, su questa riflessione comune:

* Tra le sette virtù che abbiamo nominato, quale oggi mi appare più importante e perché?

* Per la mia vita personale, familiare, professionale, quali virtù considero più necessarie?

* Quali sono ai nostri giorni i difetti più vistosi contro la prudenza nel parlare, nel pensare e nell'agire? dove ci ha portato, per esempio, l'imprudenza nella gestione delle realtà sociali, civili, politiche? e quali circostanze, invece, favoriscono la prudenza? in quale modo possiamo educarci di più a esse?

* Come vivere un'etica della vigilanza, etica da me indicata in Sto alla porta (n. 22), dove affermo che la vigilanza fonda appunto un'etica del discernimento?

Conclusione

Infine, vi invito a cercare, in questa settimana, gli esempi di prudenza nella Sacra Scrittura, esempi di saggezza e di discernimento. Per aiutarvi, vi suggerisco la figura di Pietro così come è descritta nei capitoli 10-11 degli Atti. Pietro, prima di battezzare il pagano Cornelio, si impegna in una scelta difficile, perché deve entrare in casa di un pagano (la legge non glielo permette), preparandosi quindi ad affrontare il giudizio di chi la pensa diversamente. I capitoli 10-11 degli Atti descrivono bene i diversi momenti attraverso cui Pietro giunge a un giudizio prudenziale e coraggioso sul da farsi e osa: osa abbandonare la sua casa, seguire i soldati, superare la soglia della casa del centurione, predicare e battezzare. Egli ha esercitato la virtù della prudenza e del discernimento ascoltando lo Spirito santo che lo ispira mediante una visione, osservando la coincidenza di alcuni fatti umani e ricordandosi di alcuni episodi della vita di Gesù. Potremo allora imparare anche noi a vivere la virtù della prudenza.