PICCOLI GRANDI LIBRI  Carlo Maria Martini

LE VIRTÙ

Prudenza Giustizia Fortezza Temperanza
Fede Speranza Carità

LA GIUSTIZIA

Premessa

Riflettere sulle virtù equivale a riflettere sull'immagine di uomo e di donna che emerge dal Vangelo, in consonanza con la retta ragione. È dunque un modo di entrare nei problemi dell'etica a partire non dai singoli casi della vita, bensì dalla determinazione dei comportamenti fondamentali che rendono morale l'esistenza umana.
Le nostre conversazioni si collegano, dunque, strettamente a quelle che ho tenuto alla televisione nello scorso mese di gennaio, dal titolo: "V 0cabolario dell'etica". La differenza consiste nel fatto che allora affrontavo i problemi dell'etica soprattutto dal punto di vista della ragione, del buon senso, comune a credenti e a non credenti; adesso, invece, cerco di affrontarli basandomi sulla Scrittura. C'è comunque piena continuità tra la retta immagine dell'uomo elaborata dalla ragione umana e il progetto di uomo e donna che ci viene rivelato dal Vangelo.
Di tale progetto consideriamo oggi un'altra virtù cardine: la giustizia.

La giustizia umana

Secondo sant' Ambrogio, "la giustizia si riferisce alla società e comunità del genere umano", è qualcosa che regola i rapporti tra le persone. Noi tutti ci accorgiamo dell'importanza di questa virtù, per la quale si può addirittura morire: basta pensare a magistrati come Falcone e Borsellino, per avvertire tutta la drammaticità del tema della giustizia.
Se il termine "prudenza" - come abbiamo visto - occorre raramente nella Bibbia, il termine "giustizia" è uno dei più usati nell' Antico e nel Nuovo
Testamento. Tra i tanti possibili passi biblici ne cito qualcuno:

* "Non commetterete ingiustizia in giudizio: non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia" (Lev 19, 15).

* "Beato l'uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti. Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta. Onore e ricchezza nella sua casa, la sua giustizia rimane per sempre. Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e giusto. Felice l'uomo che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vacillerà in eterno: il giusto sarà sempre ricordato [...] Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza s'innalza nella gloria. L'empio vede e si adira, digrigna i denti e si consuma. Ma il desiderio degli empi fallisce" (Sal 112). Nell' Antico Testamento la giustizia è il fondamento della vita comunitaria, è la virtù che promuove l'ordine positivo, costruttivo, benefico, dei rapporti degli uomini tra loro e con Dio: dire "giusto" equivale a dire "buono", "santo", "perfetto".

Il Nuovo Testamento eredita questo vocabolario:
* "Voi padroni date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo" (Col 4, 1).
* Ancora ricordiamo il versetto di Luca, in cui i genitori di Giovanni Battista vengono indicati come "giusti davanti a Dio" (1, 6): era la più grande lode che si potesse fare.
* L'evangelista Matteo sottolinea che Giuseppe era "uomo giusto" (Mt 1, 19) perché era perfetto in tutti i rapporti, con Dio e con gli altri.

Sollecitati dunque della lettura dei brani biblici, ci domandiamo: come virtù morale, umana, che cos'è la giustizia? e su che cosa si fonda?

* Conosciamo bene la definizione classica tramandata dall'antichità greca e latina: giustizia è dare a ciascuno ciò che gli appartiene. È allora quel valore sociale per cui si riconoscono i diritti di ogni persona, così come si vuole che siano riconosciuti e rispettati i propri. In certo modo, la giustizia ha a che fare con i diritti di ciascuno.

* Si tratta allora di capire - ed è il punto più importante di tutta la riflessione - perché qualcuno ha un diritto. Parliamo dei diritti personali, inalienabili, che non possono mai essere calpestati, per nessun motivo, per nessun guadagno, per nessun interesse.
Ogni uomo e ogni donna hanno, fin dal primo istante della loro esistenza, dei diritti nativi inconculcabili, perché ciascuno - di qualunque razza, colore, cultura, educazione, censo, età - è stato creato da Dio. E Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza, quindi con dignità e diritti propri, che si fondano nella stessa forza della creazione.
Il fondamento della giustizia umana è la creazione divina. E dal momento che Dio ci ha amati, voluti, creati come soggetti di diritto inalienabile, chi offende tale diritto offende Dio stesso.
La giustizia ha quindi una dimensione divina e per questo è presa in considerazione anche da coloro che non sanno rendere ragione della sua fonte ultima. Nei secoli scorsi si è tentato di definire la giustizia prescindendo da Dio, fondandola magari su un contratto umano: io non compio questa azione nei tuoi riguardi affinché tu non la compia nei miei. Tuttavia, se non si ricorre al fondamento divino, non si riesce a definire chiaramente l'inalienabilità dei diritti.

La giustizia divina

Vogliamo ora chiederci che cosa la Bibbia aggiunge al concetto umano - potremmo dire filosofico - di giustizia. Abbiamo già sottolineato che la Scrittura ne parla nel senso comune umano; tuttavia essa la considera anche in un senso molto più largo.
Aggiunge al significato del termine "giusto", "giustizia", qualcosa di più positivo, di più creativo, che è incluso nel concetto di "giustizia di Dio", qualità per la quale Dio è fedele all'alleanza. Dio non solo rispetta i nostri diritti, ma salva noi suoi alleati allorché siamo ingiustamente oppressi, allorché il suo popolo è impoverito, ridotto in schiavitù. Il Signore ègiusto perché ristabilisce i diritti di coloro che gli sono alleati. Anzi - ed è qui dove la giustizia di Dio mostra la sua trascendenza rispetto a ogni giustizia umana - egli perdona e riabilita per amore, ricostruisce cioè nella pienezza della dignità anche chi avesse offeso i diritti divini.
Mentre dunque la giustizia umana insegna a rispettare i diritti altrui, a
restituire i diritti lesi, quella divina, che viene da Dio e che Dio infonde nel nostro cuore, è più ampia, è salvifica, misericordiosa, perdona il peccatore, lo rialza, lo giustifica (come scrive san Paolo), lo fa ritornare giusto. L'amore divino fa giustizia al di là del dovuto e lo fa con misericordia.

Il Nuovo Testamento insiste molto su questa giustizia più grande:
* "Se la vostra giustizia non sarà più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" , come ho sopra citato (Mt 5, 20). * È una giustizia che si esprime nell'amore: "Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge" (Rm 13, 8).
* È una giustizia che si esprime nel perdono: "Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano" (Mt 5, 44).

Questa è la mirabile costruzione umano-divina della giustizia, che cogliamo dalle parole di Gesù.

Comunicare la Parola

Mi sembra utile soffermarmi un po' a lungo sulle riflessioni che nascono da quanto abbiamo evocato a proposito della giustizia e che esprimo sotto forma di domande.

1. Nel Vangelo secondo Luca, Gesù afferma: "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio" (20, 25).
Che cosa significa dare a Dio ciò che gli è dovuto? come e quando darglielo?
La giustizia verso Dio è chiamata "virtù di religione", proprio per indicare che c'è una giustizia da esercitare verso Dio. Non però nel senso che possiamo davvero rendere a Dio in proporzione del nostro debito; infatti, essendo noi creature, tutto è suo, tutto dobbiamo a lui. La religione è una giustizia che sa di dover rendere a Dio - al di là dell'obbedienza pura e semplice - adorazione, lode, amore, fiducia, culto. La religione è un atto di giustizia che, non potendo colmare il suo debito, si esprime in atteggiamenti profondi, veri, come appunto la lode, il silenzio del cuore, l'ascolto, il ringraziamento.

* Provate a chiedervi: nelle preghiere quotidiane, ho coscienza di quanto debbo a Dio? ho coscienza di quanto sono ingiusto verso di lui quando lo dimentico? Perché ogni peccato, ogni dimenticanza di Dio è in qualche modo un'ingiustizia. Nelle mie preghiere, lo adoro, lo lodo, lo benedico, gli professo umiltà e amore? do tempo a Dio nella mia giornata?

* Ancora: do tempo a Dio nella mia settimana? partecipo alla Messa domenicale come un atto di giustizia verso Dio? Non dobbiamo credere che il nostro andare a Messa o il nostro pregare siano un piacere, una gentilezza che facciamo a Dio. Noi gli siamo debitori di tutto e, con alcuni atti di culto, riconosciamo la nostra creaturalità, i nostri sentimenti di gratitudine.

* Le comunità religiose dovrebbero in proposito ricordare che tutto questo si esprime per loro nella preghiera quotidiana, nella meditazione assidua, nel silenzio, nell'esercizio della lectio divina, nel modo con cui si assiste e si vive la liturgia quotidiana: rendendo lode, onore e gloria a Dio anche per coloro che non lo fanno.

2. Riprendiamo la prima parte del versetto lucano per chiederci: che cosa significa dare al prossimo ciò che gli è dovuto? quali gli ostacoli, i mezzi, lo stile? Abbiamo davanti un campo immenso, perché la giustizia tra gli uomini giunge a coprire tutte le nostre relazioni sociali. Chi è il prossimo di cui sono tenuto a rispettare i diritti? a chi debbo giustizia?
Evidenzio quattro cerchi concentrici, cominciando dal più ristretto.

* Il prossimo sono i genitori ai quali devo onore, riverenza, rispetto, obbedienza; sono i familiari ai quali devo fraternità, affetto, amore; sono coloro con i quali ho rapporti di incontro, di conversazione, di amicizia. Per questo cerchio, in realtà, non si può parlare di giustizia nel senso stretto, in quanto non è giustizia di scambio, bensì di risposta amorosa, fraterna. Tuttavia è fondamentale per l'esistenza.

* Nella vita sociale, il prossimo sono tutti coloro con cui ho rapporti di scambio: di contratto, di lavoro, di commercio, di associazione, di compravendita, di prestazioni reciproche.
Come rendo giustizia in questo tipo di rapporti?

* Un cerchio ancora più grande è quello della giustizia nella vita politica. Tale giustizia riguarda quanti hanno una responsabilità amministrativa, sociale, politica: amministratori, funzionari di enti privati e pubblici, responsabili di qualche realtà sociale, tutti i politici. Dalle deviazioni drammatiche che emergono in questi mesi, ci accorgiamo come sia importante questo campo della giustizia e come le deviazioni rompano il tessuto della società, quel tessuto base di fiducia sul quale si instaura la capacità di vivere insieme.

* C'è un quarto cerchio, dove il prossimo sono coloro verso cui ho una responsabilità più remota, perché sono lontani; e però si tratta di una responsabilità reale: i paesi del Terzo mondo, per esempio, rispetto ai quali i paesi del Nord devono fare giustizia. E poi ciascuno di noi, ogni gruppo sociale, ha una responsabilità verso l'ambiente, perché il problema tocca le generazioni presenti, ma anche quelle future, di cui siamo responsabili.

Dunque, il campo delle nostre responsabilità è largo: va dai luoghi dove la giustizia è più facilmente determinabile con criteri minuziosi, ai luoghi dove la giustizia ci responsabilizza per gli altri, per l'umanità intera, per il futuro dell'umanità.

Al riguardo vi suggerisco di rileggere le indicazioni offerte nella mia Lettera pastorale Sto alla porta, ai nn. 25-28.39-40.

Conclusione

Ricordiamoci sempre che la radice della giustizia è nella creazione voluta da Dio. È lui il garante ultimo di ogni giustizia; è lui che anzitutto fa giustizia a noi devianti, poveri, peccatori; è lui che ci perdona, ci riabilita, ci ama; e, in grazia della sua giustizia salvifica, siamo messi in grado di esprimere anche noi giustizia, bontà, amore, perdono verso tutti gli altri, siamo messi in grado di vivere qualcosa di quella giustizia del Regno che chiediamo ogni giorno nel Padre nostro: "Venga il tuo Regno!".