Antonio Riboldi
La carità integrale
Testimonianza di un vescovo
L'inevitabile impegno del credente
nella "polis"
Portalupi Editore
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Una nota di chiarezza |
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Il centro della buona politica: il servizio alla «persona integrale» |
Introduzione
di MONS. LUCIANO P ACOMIO
Invitato a introdurre il
volumetto del caro e illustre Vescovo Mons. Antonio Riboldi, subito ho dato
1'assenso perché ho riconosciuto tre motivazioni fondamentali che sono anche la
successione delle riflessioni proponibili affinché la lettura possa essere
gustosa e, spero di cuore, fruttuosa.
1. Innanzitutto, dal
titolo si evince che non si tratta di una proposta opzionale; ma è una sfida
inevitabile.
Quando si riflette sulla «carità»
(agàpe, amore cristiano) non ci si può limitare al livello del sentire e del
desiderare, pur essendo già questa una esperienza altamente umana, molto però
riduttiva. La «carità» è dono divino che ci qualifica e interpella mente, cuore,
rapporti e mani. O è integrale, o non è carità.
E tutti sappiamo che,
senza amore, la vita cessa d'avere il suo senso; e non c'è un discepolo di Gesù
o cristiano, senza questo imprescindibile segno di riconoscimento (cfr. Giovanni
13,35).
Per questa ragione il vero
impegno politico scaturisce e si sorregge cammin facendo grazie alla sola «carità»:
l'amore con cui Dio ama e per il quale ci abilita ad amare.
2. È poi significativo che
il discorso del Vescovo Riboldi assuma il tono e la testimonianza di una
biografia.
Scrive, infatti, l'Autore
ricitando un' omelia contestualizzata: «Vi esorto ad ascoltare la Parola di Dio,
che è l'unico giudice dei nostri comportamenti l'unica verità possibile per
l'uomo... che può assicurare una civiltà di uomini liberi...» (p. 30).
Lo scrive - e lo ha prima
proclamato - un Vescovo il cui ministero è «preghiera e servizio della Parola» (Atti
degli Apostoli 6,4), e pertanto nella sua storia personale e nella sua «carne»
rende visibile e attesta l'efficacia della Parola e della relazione vitale con
Dio, vissuta a nome e a favore dei fratelli.
Monsignor Riboldi è stato
dalle circostanze «tirato per i capelli» a coinvolgersi da credente e da Vescovo
in impegni e in collaborazioni che potevano essere interpretate non direttamente
di sua competenza.
3. Questo volumetto, tra
il biografico, il pedagogico e l'orientativo progettuale, ci porta a prendere
sul serio l'impegno politico e a viverlo con gioia anche tra i guai.
Siamo di fronte a una proposta veramente cristiana, di amore totale e quindi di
«carità integrale».
Non si rimane credenti e
testimoni dell'amore del Padre nel segreto della coscienza e nella comprensione
- anche profonda - delle situazioni, ma si emerge coinvolti e coinvolgenti a
livello di rapporti, decisioni e azioni.
Le tappe della vita, e per
così dire le vicissitudini di un Vescovo, rivelano la potenza di amore di Dio,
la disponibilità di un uomo, le urgenze dei poveri e del bisogno umano.
Vale la pena rileggere in
un testo profetico di tutt' altro contesto storico (siamo nel VI secolo a.c.) e
di tutt'altra personalità (Ciro, re pagano di Persia) che non ha nulla dell'
ecclesiastico e del credente praticante, per cogliere il concreto disegno
d'amore di Dio e il serio impegno politico nella storia:
«Dice il Signore del suo
eletto, di Ciro:
"Io l'ho preso per la destra...
per aprire davanti a lui i
battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso...
io ti ho chiamato per nome,
sebbene tu non mi
conosca...
io, il Signore, compio tutto questo"»
(Isaia 45/1. 4. 7c).
Monsignor Riboldi, nel riandare alla sua storia personale ci ripropone la portata della profezia che, anche attraverso questo prezioso e lineare volumetto, ci sollecita a non esimerci dall'impegno quotidiano, e a volte straordinario, richiesto dalla fede e dai reali problemi di tanti; impegno che non può non essere anche «politico», rivelatore della «carità integrale».
+ Luciano Pacomio Vescovo di Mondovì
Una nota di chiarezza
Chiamato a offrire una valutazione
e una proposta sull'importanza dell'impegno dei cristiani in politica e nella
vita sociale, credo sia bello e necessario fare una premessa, che ci viene
incontro dalla saggezza espressa tante volte dalla Chiesa, definita da Paolo VI
- in un discorso durante il Concilio Ecumenico Vaticano II - «esperta in umanità».
D'altra parte, viviamo in un tempo
in cui sembra regni tanta confusione sia nella concretezza dell'esercizio della
politica, sia negli stessi cittadini, che come soggetti politici sono attenti
alle esigenze emergenti nella vita quotidiana ed esprimono l'interesse
necessario per il bene comune.
Ricordo che un giorno l'allora
Presidente della Russia onorevole Gorbaciov, parlando in Campidoglio, disse -
riflettendo sulla crisi della politica -: «Una politica senza anima è una
politica senza vita, è la morte della politica».
E, avendo io chiesto, un giorno, a
un Ministro della Pubblica Istruzione, incontrato in un Convegno di giovani a
Cassino, come andava la scuola italiana affermò: «La scuola italiana manca di
anima».
Mentre scrivo, i mass-media
battono senza sosta notizie sulla guerra tra una parte del mondo e l'Iraq, che,
secondo i potenti, rappresenta «l'altra parte del mondo» - insieme alle
dittature senza pietà - che calpesta la stessa politica. Eppure, fatto
incredibile ma altamente benefico, si è levata la voce dei popoli a urlare il no
senza «se» e senza «ma» ad ogni forma di guerra.
Si evidenzia dunque un dato
allarmante: quello cioè in cui la politica dei governanti di un Paese dimentica
il suo carattere di servizio e di ascolto alla voce del popolo che li ha eletti
rappresentanti. La voce del popolo viene calpestata dalle istituzioni e,
inevitabilmente, esse perdono il diritto di essere voce e servizio della
comunità che presiedono. Una grave lacerazione che porta alla morte della
democrazia!
E si moltiplicano sempre di più
gli atti che, per mezzo delle leggi o della tecnologia, distruggono i «fondamentali»
diritti dell'uomo e dell'umanità. Ne sono prova la quasi programmazione della
limitazione delle nascite, attraverso l'aborto o l'incitamento all'aborto con
prodotti farmaceutici, impedendo così il diritto alla nascita, «diritto
inalienabile» ed intoccabile di tutti; o attraverso le varie inseminazioni
artificiali eterologhe, che annullano la verità della nascita originata
dall'amore dei coniugi nel matrimonio: arrivando addirittura alla aberrante
possibilità di inseminare coppie gay; fino alla aberrazione, che qualcuno
vorrebbe tentare, della clonazione.
Si è arrivati a minacciare di
fatto la stessa famiglia - quella nata dal matrimonio che noi cristiani
affermiamo con forza -, chiamando «famiglia» le coppie di fatto o le coppie gay.
È di questi giorni il dibattito
sulla nuova costituzione europea, che intende ignorare le radici profonde
dell'Europa, incise ovunque nell'arte, nella letteratura e nelle stesse
espressioni profonde di questa civiltà, ossia le nostre radici cristiane. Come
se, creando la nuova Europa, si intendesse scrivere da capo la storia, ignorando
il saggio principio che «senza la memoria del passato non è possibile disegnare
un futuro».
Di fronte a questi accenni di
disagio, che sono i sentimenti emergenti dalla coscienza comune, la Chiesa ha
posto principi fondamentali intoccabili se si vuole considerare la persona il
centro di ogni politica, e non l'economia o il progresso o altro.
Senza il rispetto della persona,
centro e origine di ogni politica, potremmo tranquillamente parlare di amoralità
della politica stessa.
Nella Gaudium et Spes si legge: «È
pienamente conforme alla natura umana che si trovino strutture
politiche-giuridiche, che sempre meglio offrano a tutti i cittadini, senza
alcuna discriminazione, la possibilità di
partecipare liberamente e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti
giuridici della comunità politica, sia al governo della cosa pubblica, sia alla
determinazione del campo di azione e dei limiti dei differenti organismi, sia
alla elezione dei governanti...
La Chiesa stima degna di lode e di
considerazione l'opera di coloro che, per servire gli uomini, si dedicano al
bene della cosa pubblica, e assumono il peso delle relative responsabilità» (n.
75).
Anche nella nota della
Congregazione della Fede circa l'Impegno dei cattolici nella vita politica si
precisa: «Con il suo intervento in questo ambito, il magistero della Chiesa non
vuole esercitare un potere politico né eliminare la libertà di opinione dei
cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece - come è suo proprio
compito - istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di quanti
si dedicano all'impegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre al
servizio della promozione integrale della persona e del bene comune.
L'insegnamento sociale della
Chiesa non è una intromissione nel governo dei singoli paesi. Pone certamente un
dovere morale di coscienza per i fedeli laici, interiore alla loro coscienza,
che è unica e unitaria. "Nella loro esistenza non possono esserci due vite
parallele: la vita cosiddetta 'spirituale' con i suoi valori e con le sue
esigenze; e dall'altra, la cosiddetta vita 'secolare', ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei
rapporti sociali, dell'impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato
nella vite, che è Gesù, porta i suoi frutti in ogni settore della attività e
della esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel
disegno di Dio, che li vuole come 'luogo storico' del rivelarsi e realizzarsi
dell'amore di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli, ogni
attività, ogni situazione, ogni impegno concreto - come ad esempio la competenza
e la solidarietà nel lavoro, l'amore e la dedizione nella famiglia e nella
educazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta della verità
nella cultura sono occasioni provvidenziali per un continuo esercizio della fede,
della speranza e della carità" (Christifideles laici, n. 59)» (n. 6).