PICCOLI GRANDI LIBRI  FRANçOIS XAVIER NGUYEN VAN THUAN

CINQUE PANI E DUE PESCI

Dalla sofferenza del carcere una gioiosa testimonianza di fede

SAN PAOLO
Disegni di
Dario Rivarossa

1. Primo pane: vivere il momento presente

5. Quinto pane: amare fino all'unità, il testamento di Gesù

Preghiera - In prigione, per Cristo

Preghiera - Consacrazione »

2. Secondo pane: discernere tra Dio e le opere di Dio

Preghiera - Dio e la sua opera »

 

3. Terzo pane: un punto fermo, la preghiera

6. Primo pesce: Maria Immacolata, il mio primo amore

Preghiera - Brevi preghiere evangeliche»

Preghiera - Maria, mia Madre

4. Quarto pane: la mia sola forza, l'eucaristia

7. Secondo pesce: ho scelto Gesù

Preghiera - Presente e passato »

Preghiera - «Ho scelto Gesù»

PREFAZIONE

Carissimi giovani,
contemplare un bellissimo panorama, le colline verdi e il mare azzurro con le onde bianche, mi fa pensare a Gesù in mezzo alla moltitudine. Guardandovi in faccia, con gli occhi di Gesù, vi dico con tutto il mio cuore: «Giovani, vi amo! I love you! ».
Voglio ispirarmi al Vangelo di san Giovanni, capitolo 6, per parlarvi oggi. Alzatevi, ascoltate la parola di Gesù:

«Gesù, alzati gli occhi e vista molta gente venire a sé, dice a Filippo: "Da dove potremo comperare pane per sfamare costoro?". Questo lo diceva per metterlo alla prova; egli infatti ben sapeva quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non bastano per dame un pezzetto a ciascuno". Gli dice uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simone Pietro: "C'è qui un ragazzetto che ha cinque pani d'orzo e due pesci. Ma che cos'è questo per così tanta gente?". Disse Gesù: "Fateli sedere!". L'erba in quel luogo era abbondante. Si sedettero dunque gli uomini, all'incirca cinquemila. Gesù prese allora i pani e, rese grazie, li distribuì a coloro che erano seduti; ugualmente fece dei pesci, quanti ne vollero» (Gv 6,5-11)

Nel cammino verso il Giubileo del 2000, cerchiamo chi è Gesù, perché lo amiamo, come lasciarci amare da Gesù, fino a seguirlo nel radicalismo delle nostre scelte, senza pensare alla lunghezza del percorso, alla stanchezza della marcia sotto il sole d'estate, alla lontananza di ogni conforto?
Il Santo Padre ha scritto: «In comunione con tutto il popolo di Dio che cammina verso il grande Giubileo dell'anno 2000, vorrei invitarvi quest' anno a fissare lo sguardo su Gesù, Maestro e Signore della nostra vita, mediante le parole registrate nel vangelo di Giovanni: "Maestro, dove abiti?" "Venite e vedrete" (Gv 1,38-39)» (Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997).
Come giovane, prete, vescovo, ho già percorso una parte del cammino, a volte nella gioia, a volte nella sofferenza, in prigione, ma sempre portando in cuore una speranza traboccante.
Ero imbarazzato quando mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza della sequela di Gesù. Non è bello parlare di se stessi. Ma ricordo che, in un suo scritto, il compianto cardinale Suenens, ha chiesto a Veronica: «Lei mi lascia parlare della sua vita solo oggi, perché prima non l'ha accettato? ». «Perché adesso capisco che la mia vita non appartiene a me, ma tutta a Dio; Dio può disporne come vuole per il bene delle anime ». Giovanni Paolo II ha condensato bene questo pensiero nel titolo della sua autobiografia: Dono e mistero, come Maria lo ha fatto nel Magnificat.
Allora, carissimi giovani, faccio come nel brano del Vangelo, dove Gesù offre cinque pani e due pesci: è niente davanti a una folla di migliaia di persone, ma è tutto suo, e Gesù fa anche tutto, è dono e mistero. Come il ragazzo del brano evangelico, riassumo la ,mia esperienza in sette punti: 5 pani e 2 pesci. E niente, ma è tutto ciò che ho. Gesù farà il resto.
Più volte soffro interiormente perché i mass media vogliono farmi raccontare cose sensazionali, accusare, denunciare, eccitare la lotta, la vendetta... Questo non è il mio scopo. Il mio più grande desiderio è di trasmettervi il mio messaggio dell' Amore, nella serenità e nella verità, nel perdono e nella riconciliazione. Voglio condividervi le mie esperienze: come ho incontrato Gesù in ogni momento della mia esistenza quotidiana, nel discernimento tra Dio e le opere di Dio, nella preghiera, nell' eucaristia, nei miei fratelli e nelle mie sorelle, nella Vergine Maria, guida del mio cammino. Insieme a voi voglio gridare: «Viviamo il testamento di Gesù! V archi amo la soglia della speranza! ».

Roma, 2 febbraio 1997 Festa della Purificazione di Maria

Vietnam: Popolazione: 75.000.000
Cattolici: 6.000.000
3 Arcidiocesi e 22 diocesi

François-Xavier Nguyen Van Thuan, vescovo a Nhatrang dal 1967 al 1975, arcivescovo coadiutore a Saigon dal 1975, fu arrestato a Saigon il 15 agosto 1975 e detenuto nelle carceri di: Saigon, Nhatrang, Saigon, Haipong ldicembre 1976), Vinh Phu (dicembre 1976), Hanoi (1977-1988). È stato liberato il21 novembre 1988.

1
PRIMO PANE:

VIVERE IL MOMENTO PRESENTE

« È lungo i sentieri dell'esistenza quotidiana
che potete incontrare il Signore!...
Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro:
non si ha a che fare con qualcosa,
ma con Qualcuno, con il "Vivente" »

(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 1)

Mi chiamo Francesco Nguyen Van Thuan e sono vietnamita, ma in Tanzania e in Nigeria i giovani mi chiamano Uncle Francis; così è più semplice chiamarmi zio Francesco, o meglio solo Francesco.
Fino al 23 aprile 1975 sono stato, per 8 anni, vescovo di Nhatrang, nel centro del Viet Nam, la prima diocesi che mi è stata affidata, dove mi sentivo felice, e verso la quale conservo sempre la mia predilezione. Il 23 aprile 1975 Paolo VI mi ha promosso arcivescovo coadiutore di Saigon. Quando i comunisti sono arrivati a Saigon, mi hanno detto che questa nomina era frutto di un complotto tra il Vaticano e gli imperialisti, per organizzare la lotta contro il regime comunista. Tre mesi dopo, sono stato chiamato al Palazzo presidenziale per esservi arrestato: era il giorno dell' Assunzione della Beata Vergine, 15 agosto 1975.
Quella notte, su una strada lunga 450 km che porta al luogo della mia residenza obbligatoria, tanti pensieri confusi vengono alla mia mente: tristezza, abbandono, stanchezza, dopo 3 mesi di tensioni. .. Ma nella mia mente sorge chiara una parola che disperde tutto il buio, la parola che monsignor
John Walsh, vescovo missionario in Cina, pronunciò quando fu liberato dopo 12 anni di prigionia: «Ho passato la metà della mia vita ad aspettare ». E verissimo: tutti i prigionieri, incluso io stesso, aspettano ogni minuto la liberazione. Ma poi ho deciso: « Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore ».
Non è una ispirazione improvvisa, ma una convinzione che ho maturato in tutta la vita. Se io passo il mio tempo ad aspettare, forse le cose che aspetto non arriveranno mai. La sola cosa che sicuramente arriverà è la morte.

Nel villaggio di Cày Vong, dove sono stato assegnato con residenza obbligatoria, sotto la sorveglianza aperta e nascosta della polizia « confusa» tra il popolo, giorno e notte mi sentivo ossessionato dal pensiero: Popolo mio! Popolo mio che amo tanto: gregge senza pastore! Come posso entrare in contatto con il mio popolo, proprio nel momento in cui hanno più bisogno del loro pastore? Le librerie cattoliche sono state confiscate, chiuse le scuole; le suore, i religiosi insegnanti vanno a lavorare nei campi di riso. La separazione è uno shock che distrugge il mio cuore.
« Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore; ma come? ».

Una notte, viene una luce: «Francesco, è molto semplice, fai come san Paolo quando era in prigione: scriveva lettere a varie comunità ». La mattina seguente, nell'ottobre 1975, ho fatto segno a un ragazzo di 7 anni, Quang, che ritornava dalla Messa alle 5, ancora nel buio: «Di' a tua mamma di comprare per me vecchi blocchi di calendari ». Nella tarda sera, di nuovo al buio, Quang mi ha portato i calendari, e tutte le notti di ottobre e di novembre del 1975 ho scritto al mio popolo il mio messaggio dalla cattività. Ogni mattina, il ragazzo veniva a raccogliere i fogli per portarli a casa e far ricopiare il messaggio dai suoi fratelli e dalle sue sorelle. Ecco come è stato scritto il libro Il cammino della speranza, pubblicato in 8 lingue: vietnamita, inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, coreano, cinese.
La grazia di Dio mi ha dato l'energia per lavorare e per continuare, anche nei momenti più disperati. Ho scritto il libro di notte, in un mese e mezzo, perché avevo paura di non poterlo terminare: temevo di essere trasferito in un al
tro luogo. Quando sono arrivato al numero 1001 ho deciso di fermarmi: sono come le «mille e una notte »...

Nel 1980, in residenza obbligatoria a Giangxa, nel Viet Nam del Nord, ho scritto, sempre di notte e in segreto, il mio secondo libro, Il cammino della speranza alla luce della Parola di Dio e del Concilio Vaticano II, poi il mio terzo libro, I pellegrini del cammino della speranza:
« Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore ».
Gli apostoli avrebbero voluto scegliere la via facile: « Signore, lascia andare la folla, così che possa procurarsi il cibo... ». Ma Gesù vuole agire nel momento presente: «Date loro da mangiare voi stessi» (Lc 9,13). Sulla croce, quando il ladrone gli ha detto: «Gesù, ricordati di me, quando verrai nel tuo regno », egli ha risposto: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,42-43). Nella parola« oggi» sentiamo tutto il perdono, tutto l'amore di Gesù.
Padre Massimiliano Kolbe viveva questo radicalismo quando ripeteva ai suoi novizi: « Tutto, assolutamente, senza condizione ». Ho sentito Dom Helder Camara dire: «La vita è imparare ad amare ». Una volta, Madre Teresa di Calcutta mi ha scritto: «L'importante non è il numero di azioni che facciamo, ma l'intensità di amore che mettiamo in ogni azione ».
Come attingere questa intensità di amore nel
momento presente? Penso che devo vivere ogni giorno, ogni minuto come l'ultimo della mia vita. Lasciare tutto ciò che è accessorio, concentrarmi soltanto sull'essenziale. Ciascuna parola, ciascun gesto, ciascuna telefonata, ciascuna decisione è la cosa più bella della mia vita, riservo a tutti il mio amore, il mio sorriso; ho paura di perdere un secondo, vivendo senza senso...
Ho scritto nel libro Il cammino della speranza: «Per te, il momento più bello è il momento presente (cfr. Mt 6,34; Gc 4,13-15). Vivilo appieno nell' amore di Dio. La tua vita sarà meravigliosamente bella se sarà come un cristallo formato da milioni di tali momenti. Vedi come è facile?» (CS, n. 997).
Carissimi giovani, nel momento presente Gesù ha bisogno di voi. Giovanni Paolo II vi chiama, insistente, ad affrontare le sfide del mondo di oggi: « Viviamo in un' epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo e nel pianeta si vanno ridisegnando confini e frontiere. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata (Mt 9,36), ma la parola di Dio non tramonta; percorre la storia e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa (Mt 24,35). La fede della Chiesa è fondata su Gesù Cristo, unico salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13,8)» (Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 2).

Preghiera

IN PRIGIONE, PER CRISTO

Gesù,
ieri pomeriggio, festa di Maria Assunta,
sono stato arrestato.
Trasportato durante la notte da Saigon fino a Nhatrang
quattrocentocinquanta chilometri di distanza
in mezzo a due poliziotti,
ho cominciato l'esperienza di una vita di carcerato.
Tanti sentimenti confusi nella mia testa: tristezza, paura, tensione,
il mio cuore lacerato
per essere allontanato dal mio popolo.
Umiliato, ricordo le parole della Sacra Scrittura:
«E stato annoverato tra i malfattori
- et cum iniquis deputatus est» (Lc 22,37).
Ho attraversato in macchina le mie tre diocesi, Saigon, Phanthiet, Nhatrang:
con tanto amore verso i miei fedeli,
ma nessuno di loro sa che il loro Pastore
sta passando,
la prima tappa della sua Via crucis.
Ma in questo mare di estrema amarezza,
mi sento più che mai libero. Non ho niente con me,
neanche un soldo, eccetto il mio rosario
e la compagnia di Gesù e Maria.
Sulla strada della prigionia ho pregato:
«Tu sei il mio Dio e il mio tutto
».

Gesù,
ormai posso dire come san Paolo:
«Io Francesco, a causa di Cristo, ora sono in prigione
- ego Franciscus, vinctus Jesu Christi pro vobis» (Ef 3,1).
Nel buio della notte
in mezzo a questo oceano di ansietà, d'incubo,
piano piano mi risveglio:
«Devo affrontare la realtà
».
«Sono in prigione,
se aspetto il momento opportuno
per fare qualcosa di veramente grande,
quante volte nella vita mi si presenteranno
simili occasioni?
No, afferro le occasioni che si presentano ogni giorno,
per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario
».

Gesù,
io non aspetterò, vivo il momento presente, colmandolo di amore.
La linea retta
è fatta di milioni di piccoli punti uniti uno all'altro.
Anche la mia vita è fatta di milioni di secondi e di minuti uniti uno all'altro.
Dispongo perfettamente ogni singolo punto
e la linea sarà retta.
Vivo con perfezione ogni minuto
e la vita sarà santa.
Il cammino della speranza è lastricato di piccoli passi di speranza.
La vita di speranza è fatta di brevi minuti di speranza.
Come tu, Gesù, che hai fatto sempre ciò che piace al Padre tuo.
Ogni minuto voglio dirti:
Gesù, ti amo,
la mia vita è sempre una «nuova ed eterna alleanza» con te.
Ogni minuto voglio cantare con tutta la Chiesa:
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...

Residenza obbligatoria
a Cây-Vông (Nhatrang, Centro Viet Nam),
16 agosto 1975,
all'indomani dell'Assunzione di Maria