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A cura di: Dermot Ryan, LC |
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Gioia
dell'incontro con Gesù
L'incontro con Cristo nella vita Chi è il Cristo che mi viene incontro? E noi abbiamo creduto al suo amore Un menù dolce: I difetti di Gesù |
La gioia del
dono dell'Eucaristia
1. La mia esperienza personale 2. La celebrazione eucaristica ci santifica a) in persona Christi b) sorgente della nuova evangelizzazione c) l'eucaristia è forza di trasformazione |
Gioia di
essere con Cristo padri e pastori
1. Caratteristiche dell'amore a) l'intimità b) la dedizione c) l'evangelizzazione d) l'unità 2. Gesù, buon pastore 3. il sacerdote, buon pastore |
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| Gioia del dono di Maria |
Gioia del
dono di una Chiesa di comunione
1. I sacerdoti per la comunione 2. Le difficoltà sul cammino della comunione 3. Imparare a vivere la comunione |
Gioia
dell'entusiasmo apostolico 1. Riprendiamo dall'essenziale: Dio resta e solo Lui basta 2. Leggere i segni del tempo: La nuova evangelizzazione Evangelizzazione della cultura Mezzi di comunicazione sociale Le sette 3. Dove Dio piange |
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Gioia dell'entusiasmo apostolico
Quando non c'è comunione è molto difficile fare evangelizzazione, non soltanto per il clero diocesano ma anche per le comunità claustrali. Solo con la comunione possiamo andare avanti per la nuova evangelizzazione. Anche una nave non può prendere il largo se i marinai non sono bene affiatati.
1. Riprendiamo dall'essenziale: Dio resta e solo Lui basta
Quando ero in prigione, ho vissuto talvolta momenti di disperazione, di rivolta, chiedendomi perché Dio mi avesse abbandonato dal momento che avevo consacrato la mia vita solo al suo servizio, per costruire chiese, scuole, strutture pastorali, guidare vocazioni, seguire movimenti ed esperienze spirituali, sviluppare il dialogo con le altre religioni, aiutare la ricostruzione del mio Paese dopo la guerra, ecc. Mi chiedevo perché Dio si fosse dimenticato di me e di tutte le opere intraprese nel suo nome. Spesso non riuscivo a dormire ed ero preso dall'angoscia.
Una notte
sentii dentro di me una voce che mi diceva: "tutte quelle cose sono opere
di Dio ma non sono Dio". Dovevo scegliere Dio e non le sue opere. Forse un
giorno, se Dio lo avesse voluto, avrei potuto riprenderle ma dovevo lasciare a
Lui la scelta che avrebbe fatto meglio di me.
A partire da quel momento, ho sentito una pace profonda nel
mio cuore e, malgrado tutte le prove, ho ripetuto sempre a me stesso: "Dio
e non le opere di Dio". Ciò che conta è vivere secondo il Vangelo,
unicamente di questo e per questo, come ha detto san Paolo: "Faccio tutto
per il Vangelo" (1 Cor 10, 23).
Bisogna vivere dell'essenziale in ogni cosa, ma soprattutto
nello slancio missionario della nostra vita di pastori, partire dall'essenziale.
Avere l'essenziale nel cuore. Quando abbiamo l'essenziale
dentro di noi, non sentiamo più bisogno di niente. Anche nella nostra vita
sacerdotale dobbiamo avere l'essenziale in noi, cioè Dio e la sua volontà. Se
hai Dio hai tutto, se non hai Dio nel tuo cuore, manchi di tutto.
Per questo, quando ero in prigione, ogni giorno prima di
celebrare la santa Messa pensavo alle promesse che avevo fatto al momento della
mia ordinazione episcopale. Con esse, mi ero impegnato ad avere sempre
Dio, per custodire l'essenziale nella mia vita: Lui e la sua volontà. Le
promesse che sono state fatte al momento dell'ordinazione debbono però essere
rinnovate continuamente poiché esse sono un programma di santità e, se le
manteniamo, siamo santi. Quelle promesse ci interpellano ogni giorno. Ci
domandano una fedeltà che non è la semplice ripetizione del passato ma la
novità sempre rinnovata del dono del nostro cuore a Dio e alla Chiesa. È
l'accoglienza della grazia del suo spirito che fa ringiovanire in noi l'impegno
e ci rende testimoni di un'esperienza, ogni giorno nuova, dell'amore del
Signore.
Questo intendo dire quando parlo dell'esigenza di ripartire
sempre dall'essenziale: Tutto è relativo, tutto passa. Per questa ragione ho
voluto scrivere sul mio anello episcopale: "todo pasa" (Santa Teresa di Gesù, Nada te turbe
). Solo
Dio resta e solo Lui basta. Non dimentichiamolo mai. L'essenziale non si può
perdere che con il peccato e, se ci sforziamo di essere fedeli, lo custodiremo
nel cuore e ciò ci darà la gioia di cominciare ogni giorno daccapo con nuovo
slancio ed entusiasmo.
Ricordo la prima volta che sono andato in Canada, nel 1959.
Dopo aver finito la mia tesi a Roma sono andato a visitare l'America. In Canada
molti fedeli sono venuti a chiedermi: "Da voi i preti pregano?". lo ho
risposto: "I preti pregano sempre". E loro: "Ma da noi non
pregano più".
Di ciò vediamo ora il risultato, a distanza di tempo. Una
malattia ha un periodo di incubazione, ha bisogno di molti anni per svilupparsi.
Per esempio la lebbra scende nel sangue ma è latente, ha bisogno di 20 anni per
svilupparsi.
Ricordo un'altra esperienza in Estremo Oriente. Un giorno ho parlato al Padre Provinciale di una grande Congregazione della crisi del sacerdozio. Egli mi ha detto: "Abbiamo mandato una lettera a tutti i confratelli che hanno lasciato il sacerdozio per chiedere il motivo del loro abbandono: Tutti hanno risposto. Dalle loro risposte è emerso che lasciavano il sacerdozio non per problemi sentimentali, ma perché non pregavano. Alcuni hanno detto di aver abbandonato la preghiera da molti anni. Vivevano in comunità ma non pregavano profondamente; anzi, non pregavano più. Lavoravano molto, insegnavano nelle Università, organizzavano tante cose, ma non pregavano più".
2. Leggere i segni dei tempi: La nuova evangelizzazione
Papa Giovanni XXIII ha riscoperto !'importanza dei segni dei tempi e ci ha invitato ad interpretarli. Egli amava ripetere: "Se la Chiesa non va al mondo, il mondo non andrà alla Chiesa". Ciò che il Papa buono voleva significare è che spesso la situazione di un mondo senza Vangelo non è che la conseguenza di un Vangelo senza mondo. Solo chi parla il linguaggio del tempo può essere compreso dalla gente. Imparare questo linguaggio non significa tradire il Vangelo. Significa interpretarlo perché il suo annuncio raggiunga effettivamente le donne e gli uomini a cui siamo inviati, con tutta la fedeltà richiesta dal deposito della fede, ma anche con tutta la rilevanza necessaria che un linguaggio comprensibile può dare al nostro annuncio.
Ho girato il pianeta e ho potuto capire come !'incontro con Cristo ci urga dentro e ci spinga a evangelizzare tutte le genti: Cristo risorto, prima della sua ascensione al cielo, invitò gli apostoli ad annunciare il Vangelo al mondo intero (Mc 16, 15), conferendo loro i poteri necessari per realizzare tale missione. È significativo che, prima di affidare l'ultimo mandato missionario, Gesù faccia riferimento al potere universale ricevuto dal Padre (Mt 28, 18). In effetti, Cristo ha trasmesso agli apostoli la missione ricevuta dal Padre (Gv 20,21) e li ha resi così partecipi dei suoi poteri. Noi siamo veramente degli inviati e la nostra identità più profonda è inseparabile dal nostro impegno missionario che va esercitato a tempo e fuori tempo in tutti i contesti e di fronte alle sfide più diverse. Mi limiterò a dare soltanto qualche esempio di questa destinazione universale della nostra vocazione apostolica, leggendo qualcuno dei segni del nostro tempo.
Evangelizzazione della cultura
La prima sfida missionaria a cui vorrei accennare è quella
dell'evangelizzazione della cultura.
Abbiamo festeggiato i quattrocento anni della nascita del
gesuita Matteo Ricci che ha efficacemente predicato il Vangelo in Cina. Dopo,
sfortunatamente, molti missionari non lo hanno seguito e per questo finora la
Cina non è evangelizzata bene. Altrimenti adesso, se avessero seguito l'esempio
di Ricci, la Cina sarebbe diversa.
L'importanza di questo argomento è espressa dalla famosa
frase di Paolo VI nell'Evangelii Nuntiandi: "la rottura tra Vangelo
e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca" (Evangelii Nuntiandi n. 20).
La nuova evangelizzazione rispetto alla cultura richiede uno
sforzo lucido, serio e ordinato. Si tratta di realizzare la legge
dell'incarnazione per la quale il Figlio assunse la natura umana per salvare gli
uomini. Perciò è necessario fare in modo che il Vangelo sia annunciato nel
linguaggio e nella cultura di quanti lo ascoltano. L'evangelizzazione della
cultura passa innanzi tutto attraverso l'evangelizzazione dei centri educativi.
Il mondo dell'educazione è un campo privilegiato per promuovere l'inculturazione
del Vangelo. Dobbiamo avere un'attenzione privilegiata a tutto l'ambito
dell'educazione perché è lì che si formano i giovani e si prepara anche il
futuro della storia. Senza risparmio di energie, siamo chiamati a fare giungere
il Vangelo alle nuove generazioni specialmente attraverso i canali della scuola
e delle università.
È molto importante ma talora ci sono provocazioni.
Ricorderete che, con la FUCI, gli studenti universitari si erano riuniti a
Palermo per un Convegno presieduto dal cardinale Luciani di Venezia. Tra le
proposte avanzate, vi era anche quella di abolire i Cappellani
militari, di togliere i segni religiosi dalle scuole, ritenendo che un tipo di
cultura diverso sarebbe stata migliore. La reazione del cardinale Luciani che
divenne poi Papa durante trentadue giorni, il "Papa del sorriso", fu
molto dura ed energica poiché sospese la seduta, vietando ogni discussione. E
salvò la situazione.
Mezzi di comunicazione sociale
Parimenti di grande importanza sono i mezzi di comunicazione
sociale. Da una parte unificano il pianeta nel cosiddetto villaggio globale.
Dall'altra, possono essere utilizzati per la trasmissione di ogni messaggio.
In
maniera corretta e competente, si può portare a
compimento un'autentica inculturazione del Vangelo. La globalizzazione, è cosa
buona ma anche perversa, per cui bisogna tenerla saldamente in mano. Se la
globalizzazione è usata da persone cattive, procurerà tanti disagi per la
Chiesa e per la società.
Ricordo che quando parlai nella Plaza de Toros, il più grande stadio di Città del Messico, a cinquantamila giovani, uno di essi, alla fine della conferenza saltò sul palco per offrirmi un berretto dicendomi di teneri o come ricordo del Messico; evangelizzazione e ricordo del Messico. Mentre tutti applaudivano lessi, all'interno del berretto, che era stato fabbricato in Vietnam: un ricordo del Messico che veniva dal Vietnam! La globalizzazione!
Pochi giorni fa, è venuto a trovarmi un sacerdote americano che aveva potuto insegnare, senza farsi riconoscere, in un'Università cinese e anche ricevere in casa dei seminaristi. Mi ha parlato delle sue esperienze nelle carceri comuniste e mi ha detto che in Cina gli era stato suggerito di venire da me. Alla mia reazione di sorpresa, mi ha precisato che la gente della Chiesa sotterranea gli aveva consigliato di incontrarmi quando fosse venuto a Roma. La globalizzazione!
Alcuni mi hanno chiesto quando ritornerò in Vietnam. Di solito non rispondo chiaramente a tale domanda. Da noi i vescovi non possono parlare alla televisione o alla radio. Ciascuno può predicare solo nella propria diocesi e deve avere un'autorizzazione per potere andare in un'altra diocesi a celebrare e a fare un'omelia. Sono assente dal Paese eppure, in virtù della globalizzazione, sono presente perché posso parlare tramite internet, o alla radio a tutto il popolo più degli altri vescovi che risiedono lì, ed è per questo che non ritorno.
Quando ho predicato al Papa gli esercizi spirituali, ho ricevuto subito, per e-mail, deimessaggi da parte di persone che potevano seguire tali esercizi con internet. La globalizzazione!
Dobbiamo lavorare con questi mezzi e controllarli perché sono molto importanti.
Le sette
Senza alcun dubbio, l'attività di proselitismo che le sette
e nuovi gruppi religiosi sviluppano in molti Paesi costituisce un grave ostacolo
per l'impegno evangelico. La vera risposta a questa sfida sta nel rinnovato
slancio dell'evangelizzazione, nello stile autentico del Vangelo che rispetta il
santuario della coscienza di ciascun individuo nel quale si sviluppa un dialogo
decisivo, assolutamente personale tra la grazia e la libertà dell'uomo.
Perché le sette conquistano tanta gente e noi, con diplomi e
lauree, non conquistiamo? Vi sono vescovi
che affermano di perdere cinquemila fedeli ogni giorno. Come
si costituiscono le sette? Ci sono molti miliardari che li sovvenzionano.
Per realizzare questo tipo di evangelizzazione occorre da
parte di tutti i battezzati, specialmente dei pastori, la testimonianza
credibile della vita e la dedizione completa per fare giungere la parola del
Vangelo in maniera diretta e personalizzata a ciascuno.
1°: la testimonianza. Se non vi è testimonianza, non possiamo vincere le sette.
2°: unione costante di azione e di contemplazione.
3°: le parole devono trasmettere l'esperienza del dono ricevuto e la grazia della conversione del cuore che si irradiano attraverso gesti di carità e di giustizia comprensibili da tutti.
Anche la sfida delle sette porta così a riscoprire la qualità della tensione missionaria della vita ecclesiale. La missione ad gentes non è un'attività marginale perché le sette la praticano con successo; si aggiunge alle altre, ma è l'espressione concreta di una passione per il Vangelo che arde al punto da provocare scelte radicali di vita e di dono di sé.
Vorrei confermare quest'ultima considerazione con un'esperienza della mia vita di pastore, quando ero sulla nave, in catene, per essere trasportato con altri millecinquecento detenuti dal sud verso il nord del Vietnam, a millesettecento chilometri dalla mia diocesi.
Un giorno, il 1° dicembre 1976, ebbi come un incubo nel quale
vidi allontanarsi la luce della mia diocesi che stavo lasciando e mi trovai nel
buio totale, fisico e mentale, nel fondo della nave, con i miei compagni di
tragedia tristi fino alla morte, senza sapere quale fosse la nostra
destinazione. Il mattino seguente, alla luce del giorno, molti mi riconobbero.
La maggior parte non erano cattolici, ma sapevano che ero un vescovo e mi
dissero che la presenza di un vescovo dava loro fiducia e mi fecero tante
domande. In quel momento cominciai a sentire nel mio cuore che stava avvenendo
una svolta nel cammino della mia vita. Come san Paolo in catene sulla nave che
andava a Roma, capitale dell'impero, io andavo prigioniero su una nave diretta
verso la capitale del Vietnam, Hanol. Come san Paolo comprese che il Signore gli
affidava una nuova missione, quella di raggiungere il centro dell'impero per
cambiarlo dal di dentro, così io capii che ero chiamato a portare il Vangelo in
un campo nuovo. Iniziai a considerare la nave e poi la prigione come la mia più
bella cattedrale. Una nave lunga con millecinquecento prigionieri: questa è la mia più
bella cattedrale dove devo annunciare il Vangelo con la parola e con la vita.
Tutti quei prigionieri, buddisti, confuciani, cattolici, protestanti erano il
nuovo popolo affidatomi da Dio, e non solo loro, ma anche i carcerieri
comunisti.
Allora mi si schiuse una nuova visione e dissi a Gesù:
"eccomi, Signore, sono pronto ad andare per te fuori dalle mura, extra
muros. Non nella mia diocesi, ma in un altro luogo. Tu sei morto per me
fuori dalle mura di Gerusalemme perché il Vangelo raggiungesse ogni
creatura" .
Io continuo da allora a vivere questa missione, rivolta
specialmente ai piccoli, ai poveri, ai pagani non in una sola diocesi ma nel
mondo intero.
Così vorrei augurare ad ognuno di voi una passione per il
Vangelo che trascenda ogni limite, ogni confine e che, partendo dall'essenziale,
si irradi in tutti i campi della missione che Dio affida a ciascuno di voi senza
escludere nessuna nuova possibilità. Abbiamo sempre possibilità di fare
l'evangelizzazione.
3. Dove Dio piange
Il nostro secolo è caratterizzato dalla globalizzazione, una realtà che non possiamo disconoscere e di cui bisogna sviluppare gli aspetti positivi e vigilare su quelli negativi.
Parto da una lettura recente di un articolo di giornale, fatta in aereo da Roma a Washington, che aveva per oggetto la nuova Trinità. Mi ha subito incuriosito perché non l'avevo studiata in seminario. Scopro così che il padre sarebbe la Casa Bianca da cui vengono le direttive e gli impulsi ad agire, tutte le idee per conquistare il mondo e americanizzarlo; il figlio sarebbe la CNN, la rete televisiva globale, che porta nel mondo la parola del padre diffusa nell'universo; lo Spirito Santo è il consumismo che fa desiderare ciò che vogliono il padre e il figlio. Se la testa del mondo adesso pensa così, questa immagine può sembrare blasfema ma fotografa molti aspetti della situazione attuale, perciò Dio piange.
Possiamo chiederci allora dove vada il mondo se le cose stanno
così.
Un autore francese distingue tre tappe del processo in atto a
livello mondiale:
-> La prima tappa è lo sfruttamento dei poveri. Si è passati dalla schiavitù e dalla colonizzazione alle forme della nuova schiavitù e del neocolonialismo.
-> La seconda tappa è l'esclusione: soltanto quelli del G8 decidono tutto. Gli altri Paesi sono esclusi e devono subire. Tutto è nelle mani di pochi, quelli del G8, gli altri non possono decidere niente.
-> La terza tappa è l'eliminazione. Alcuni popoli sono considerati come superflui. Gli africani: superflui, al punto da ritenere che sia meglio eliminarli o facilitare la loro estinzione mediante la guerra, la povertà, la fame, l'AIDS, la tubercolosi, la malaria, la lebbra. Adesso la longevità della popolazione africana, invece di progredire come anni fa, è discesa in quindici anni da quarantasette anni di vita a quaranta.
In queste tre tappe, possiamo dire che Cristo è nuovamente
crocefisso e che Dio piange.
Avrete sentito parlare molto della Cambogia distrutta per le
persecuzioni del regime di Pol-Pott. C'era un vescovo cambogiano, Monsignor
Sala, ordinato solo tre giorni prima dell'arrivo dei comunisti che non ha mai
potuto esercitare il suo ministero di vescovo ma ha voluto rimanere con il suo
popolo, andare in prigione con lui per potere parlare o almeno farsi vedere
dalla sua gente. Ed è rimasto in carcere fino alla morte. Ha subito torture,
lavori forzati, ogni patimento per essere in mezzo al suo popolo. L'evangelizzazione a modo suo.
Quando morì, la sua mamma disse che conservava la sua croce, nascosta nel
pollaio di casa perché se l'avessero scoperta, le avrebbero tagliato la testa.
La mamma vigila sul pollaio perché vi è la croce del figlio e il popolo guarda
a Quel luogo come se il vescovo fosse ancora vivo.
Potremo sintetizzare Queste interpretazioni con le parole del testamento di Paolo VI che non poteva non aggiungervi la visione della speranza cristiana "Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica invocando ancora una volta su di essa la bontà divina".
Viviamo ogni giorno in Questo mondo dove dobbiamo
evangelizzare e dove le generazioni stanno camminando. Il Quadro tracciato non
deve indurci al pessimismo ma spingerci a guardare con occhi ancora più pieni
di fiducia al Dio della vita e della storia che, attraverso il suo figlio Gesù,
continua a dirci "Prendi il largo" "Duc in altum" (Lc 5, 4).
È l'invito che il Santo Padre ha voluto fare risuonare per
tutti noi nel Novo Millennio Ineunte, testo
Maria, Stella della nuova evangelizzazione, ci invita a cantare con Lei il suo Magnificat, e ci sostiene nella certezza che l'ultima parola della vita e della storia non potrà essere quella del male che trionfa, ma dell'amore che salva. A Lei affidiamo il nostro ministero di vescovi e sacerdoti al servizio della nuova evangelizzazione. Con Lei proclamiamo le meraviglie dell'Altissimo, che ha guidato i passi della Chiesa nel tempo e della nostra vita, e ci conduce nella gioia al porto della sua casa, la Gerusalemme celeste, quando Dio sarà tutto in tutti e il mondo intero sarà la patria di Dio.
Sia lodato Gesù Cristo!