PICCOLI GRANDI LIBRI   Salvatore Carzedda  SEGUENTE
Un martire del dialogo
Oltre la paura la speranza

P. SALVATORE CARZEDDA (1943-1992), Missionario del Pime e Martire nelle Filippine!

Renzo e Rean Mazzone editori Italo-Latino-Americana Palma 1993

RICORDO DI PADRE SALVATORE

Non è il silenzio che spaventa il credente. Egli sa che tutto è custodito nel cuore del Padre e che ogni momento d'amore, foss'anche il più nascosto o il più frainteso, ogni accoglienza del fratello, ogni ritorno fra le braccia della misericordia s'immergono e vivono nell'infinito dialogo d'amore della Trinità.

Così è della vita e della morte di P. Salvatore Carzedda, «martire del dialogo interreligioso», missionario del Pime ucciso a Zamboanga (Filippine) il 20 maggio 1992.
Il suo sangue, unito a quello di tanti martiri sconosciuti di ogni tempo e di ogni luogo, si è mescolato a quello di Cristo, e «grida» silenziosamente al Padre,fino alla fine del tempo, un'implorazione di perdono per tanta violenza insensata e di pietà per tanta sofferenza che strazia uomini e donne.
«Tutto è compiuto» nella vita di P. Salvatore.
Ci accostiamo ai suoi scritti, alle sue lettere spontanee e piene di entusiasmo, di fede, di attenzioni, non per tentare disperatamente di prolungare la sua vita stroncata dai violenti
- come se la nostra memoria amica potesse vincere quei terribili colpi di pistola -
ci accostiamo, piuttosto, per lodare e ringraziare Dio di averci dato P. Salvatore, per essere partecipi del suo amore e della sua voglia di bene, per credere che vale la pena di vivere come lui è vissuto.
P. Salvatore era un amico carissimo, con il quale avevo condiviso gli studi e la comunità in seminario, e un confratello stimato.
Le sue lettere sono per me la gioiosa conferma della sua limpidezza di missionario e di prete; mi fanno sentire profondamente la bellezza della missione vissuta oggi da chi sa essere se stesso, pienamente uomo e intimamente unito a Cristo.
Con la loro freschezza daranno ai suoi amici ancora un poco del sorriso di «Battore», rinnovandoli nella voglia di non lasciarsi ingoiare dalla piattezza e dallo scoraggiamento, ma di lottare con il Signore per i nostri fratelli.

A questi amici, che le hanno raccolte e le pubblicano, il mio grazie cordiale.

Roma, Pasqua di Resurrezione 1993
P. Franco Cagnasso
Superiore Generale del Pime

PRESENTAZIONE

È con grande commozione che presento la prima raccolta di lettere di P. Salvatore Carzedda e alcune testimonianze di amici.
La mattina del 20 maggio
'92, data del suo martirio, avvenuto a Zamboanga City, Filippine, lui aveva presentato, ad un gruppo di musulmani e cristiani riuniti per un corso estivo, il tema: «Missione, dialogo e liberazione». Sembra una strana coincidenza, però mi sento di dire che questo tema racchiude gli ideali per cui è vissuto ed è morto P. Salvatore.
Dieci minuti prima della sua morte lo avevo salutato: «arrivederci a domani!». Certamente c'è un domani, che solo Dio conosce, in cui, sia io che tanti amici che lo hanno conosciuto, lo incontreremo nella casa del Padre. Adesso però Salvatore ha da dire qualcosa, non soltanto a parenti ed amici, ma anche ad altri che leggeranno questi scritti perché col suo martirio è diventato l'«amico» di tutti e il «martire del dialogo» e così può darci quel coraggio e quella forza spirituale di cui abbiamo bisogno nel nostro cammino.
L'iniziativa di questa raccolta di lettere e testimonianze è stata promossa dai nostri amici di Monreale che negli anni '70, periodo in cui P. Salvatore, P. Antimo Villano ed io abbiamo iniziato l'attività del Pime a Mascalucia, hanno trovato nella nostra comunità missionaria una spinta a vivere con più impegno la loro vita cristiana. P. Salvatore ha continuato a seguire il gruppo dalla missione, con quell'entusiasmo e amicizia che traspare dalle sue lettere.
L'iniziativa del gruppo di Monreale ha trovato interesse presso altri amici che hanno collaborato per arricchire questa raccolta.
Selezionando il materiale ho visto che i contributi arrivati erano soprattutto dalla Sicilia, per cui ho consigliato di pubblicare le lettere e le testimonianze arrivate dalla Sicilia, riservandoci, in seguito, di pubblicare altri contributi di lettere e testimonianze che vengono da altre regioni d'Italia e dall' estero.
Presa questa decisione ho lasciato al gruppo di Monreale la responsabilità di finalizzare il lavoro e di pubblicare la raccolta in occasione del primo anniversario del martirio di P. Salvatore.
Questa scelta quindi ha tutti i limiti di una raccolta incompleta e messa insieme un po' in fretta. C'è però la spontaneità di amici che hanno il desiderio di comunicare agli altri che P. Salvatore e il suo messaggio sono ancora vivi nel loro cuore. È in questa prospettiva che vanno lette queste pagine.
Sono sicuro che questo lavoro susciterà il desiderio di continuare a comunicare agli altri chi era P. Salvatore per loro, per il loro gruppo e che significato ha adesso il suo martirio.
Prevedo che nell'arco di tre anni noi possiamo mettere in luce tanti aspetti della sua vita e missione per presentare a tutti un modello di martire che ha amato la vita, ha sognato, ha sofferto ed è morto per un ideale di pace e di dialogo di cui il mondo ha tanto bisogno oggi.
Le «Comunità Dialogo» che stanno sorgendo in Italia, approfondendo l'impegno spirituale del dialogo e il significato del martirio di P. Salvatore, s'impegneranno a vivere e comunicare il «carisma del Dialogo» come un impegno di fede che li aiuterà ad aprirsi alla realtà ed esperienza di un Dio che è in dialogo con noi e che, anche attraverso noi, vuole continuare a dialogare con tutti: uomini e donne di ogni razza, cultura e religione.
P. Salvatore Carzedda deve diventare per noi un esempio di martire che ha creduto ai valori dell' amicizia, sincerità, dialogo, missione e liberazione; per aiutarci a superare il nostro egoismo e le nostre paure.
Subito dopo la morte, per una settimana, giorno e notte, a centinaia, cristiani e musulmani sono venuti a pregare accanto alla bara di P. Salvatore e molti, con le lacrime agli occhi, si sono avvicinati a me dicendomi, con espressioni diverse: «Salvatore era l'amico di tutti... Era un uomo di pace... Viveva con entusiasmo la sua vocazione missionaria... Sentiamo la sua mancanza... È vivo nei nostri cuori... Il seme del suo martirio continuerà a darci coraggio nella difficile missione del dialogo...».
Sì, sono queste le cose che ho sentito con le mie orecchie e soprattutto con il mio cuore. Sono tutte espressioni che ho sperimentato per più di vent' anni come amico carissimo.
Molti si sono meravigliati in questi anni come mai Salvatore ed io potevamo essere così amici dal momento che eravamo così diversi. Ebbene, il segreto sta nel fatto che tutti e due sapevamo accettare i limiti ed i pregi che avevamo, cercando di ascoltare nel profondo, al di là delle parole, le «vibrazioni» dell' altro nei vari momenti di gioia, sofferenza, paura e speranza.
Questa amicizia ci ha portato ad essere tolleranti tra di noi e con gli altri, aiutandoci a vicenda per camminare col passo degli altri, senza però perdere la meta che ci eravamo prefissi.
Raramente dicevamo di essere amici tra noi due e con P. Antimo. Gli altri però se ne accorgevano subito e questo è stato all' origine di un certo «successo» che abbiamo avuto nei nostri impegni missionari sia a Mascalucia che nelle Filippine.
È proprio vero quello che dice Gesù: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì ci sono io».
V'invito a leggere le pagine di questa raccolta cercando di «sentire» la presenza di P. Salvatore che col suo sorriso ci incoraggia ad andare avanti.
P. Salvatore è stato scelto dal Signore per aiutarci a camminare insieme come Pellegrini in Dialogo per scoprire le meraviglie di un Dio in dialogo con tutta la creazione e le Sue creature.

P. Sebastiano D'Ambra, Pime

OLTRE LA PAURA LA SPERANZA

L'incontrarsi era una gioia, lo stare insieme una festa
perché la presenza e il messaggio di P. Salvatore invitava tutti alla comunione e al dialogo.

Padre Salvatore Carzedda è stato ucciso nelle Filippine il 20 maggio 1992. È stato un uomo nel dialogo e la sua morte viene attribuita proprio al suo impegno nel dialogo con i musulmani.
A questa ultima tappa del suo breve cammino è approdato molto giovane e dopo avere incontrato tanti altri giovani la cui vita è stata spesso segnata, e in positivo, dall'incontro con quest'uomo di Dio.
«Gridava» sempre, ovunque e a qualunque ora, la liberazione dall'egoismo che come un cerchio di morte attanaglia ogni uomo impedendogli la comunione e il dialogo con gli altri suoi simili.
Di carattere aperto e molto disponibile faceva amicizia con chiunque incontrava.
In Sardegna, dove è nato, dove è stato ordinato sacerdote e dove spesso tornava; in Sicilia dove passò i primi anni del suo sacerdozio dedicato ai gruppi giovanili; a Chicago dove passò due anni per lo studio della cultura islamica; nelle Filippine dove lavorò - insieme a Padre D'Ambra - nel «Silsilah» (La Catena) per il dialogo con i musulmani, dialogo che gli procurò un «Premio per la pace» dall'allora presidente delle Filippine Cory Aquino, e che poi lo portò a tale morte; tutti, non solo sentono viva la sua presenza, ma ritengono la sua perdita un vuoto incolmabile.
Poiché siamo in possesso di tante lettere che lui inviava ad amici e soprattutto ad un gruppo che aveva incontrato all'inizio del suo cammino sacerdotale (gruppo che continuava a seguire anche da lontano),
pensiamo di rendere pubbliche queste lettere perché ci sembra un patrimonio che non va disperso in quanto lo riteniamo utile non solo come «memoria» a quanti hanno conosciuto Padre Salvatore, ma anche ad altri che attraverso i suoi scritti potranno ricevere un messaggio di liberazione.
Riteniamo che questa raccolta di lettere abbia bisogno di un chiarimento, sia per essere collocata nel tempo in cui le lettere sono state scritte che per il linguaggio in esse usato, il quale può creare interrogativi a chi non ha seguito con continuità lo svolgersi degli eventi.
La maggior parte di queste lettere sono indirizzate ad un gruppo di Monreale, come dice P. D'Ambra nella sua presentazione, perché di questo gruppo facevano parte anche ragazzi che per motivi di studio risiedevano allora a Monreale. Era un «gruppo missionario giovanile» sotto la guida dell'allora Don Gino Bommarito, oggi Arcivescovo di Catania.
Per quanto riguarda la cronaca del tempo a cui si riferiscono, va detto che le lettere hanno inizio dal 1974, quando, alla fine dei campi estivi fatti al Pime di Mascalucia, P. Salvatore partiva per l'Inghilterra per imparare l'inglese e prepararsi così alla sua missione fuori dall'Italia.
In
questi scritti compare ad un certo punto la località Thailandia come destinazione della Missione dove sarebbe andato con P. D'Ambra e P. Antimo; ma in seguito non è stato così perché, per difficoltà varie, lui e gli altri padri sono stati destinati alle Filippine, come si può seguire dalle sue lettere stesse.
Il nome «Battore», con il quale firmava spesso le sue lettere, era il nome con il quale tutti lo chiamavamo anche se sapevamo che corrispondeva al nome di Salvatore.

In un primo tempo la corrispondenza era intensissima; poi, com' è naturale, il moltiplicarsi degli impegni, riduceva le lettere. Ma sempre P. Salvatore mandava messaggi alle persone singole e al gruppo, in un dialogo mai interrotto, invitando tutti a continuare il cammino iniziato insieme.
Anche il linguaggio usato segue questo percorso: all'inizio vi si trova quasi puro annuncio della Parola di Dio e continuazione di una catechesi iniziata. In seguito, man mano che si inoltrava nella realtà dei popoli con
i quali condivideva la vita, il linguaggio diventava più concreto e la parola di Dio veniva incarnata nelle realtà sociali e politiche che andava vivendo.
Ma il rapporto di amicizia è rimasto sempre attento e affettuoso, come dimostrano le lettere che abbiamo ricevuto fino a quando l'odio di religione e di casta non l'hanno fatto tacere.

Il gruppo che ha curato la pubblicazione

I. LE LETTERE DI PADRE SALVATORE

Watford 4/11/74

Carissima Sarina e tutti,
ho ricevuto stamane la vostra bella lettera mentre ero ancora a letto: le 7. L'ho letta e riletta con molta emozione.
Quando si è lontani il senso dell'amicizia si fa più profondo e sensibile.
Mi sono ritrovato insieme a voi a pregare e cantare le meraviglie di Dio. Le vostre parole mi hanno dato molto coraggio.
Non importa chi queste parole le abbia annunziate, ma importa solo la convinzione con cui le dite e la disponibilità con cui vengono accettate...
Mi trovo a volte veramente come Abramo, solo e inconsapevole di ciò che sarà la mia vita. Sono ancora all'inizio della mia chiamata ed anche la difficoltà nell'apprendere l'inglese mi crea una certa impazienza e molto dubbio su me stesso. Sono veramente a «mani vuote».
Le parole di S. Paolo ieri sera mi hanno messo molto nella realtà che sto vivendo: siamo chiamati da Dio per essere veramente delle persone strane e mentre possediamo una parola di salvezza viviamo una vita da «insensati» agli occhi del mondo (I Cor. 4,9-13).
Per il momento io devo tacere, ma voi, fratelli miei, gridate forte. Leggendo le lettere ai Tessalonicesi, mi sono rivisto ora nella persona di Paolo che annunzia e poi «parte», ora nella persona dei fratelli, quindi nella vostra che prova difficoltà nell'accettazione piena dello «scandalo» di Cristo che muore e risorge...
Lo Spirito ci dia la forza di credere costantemente che è solo Lui ad operare in noi la liberazione.
Anche voi siete come gli apostoli che sono tornati per raccontare le meraviglie di Dio... È sempre vero, Dio opera con la povertà per confondere i sapienti (e... molti fanno parte di questa categoria di sapienti!...).
Non è necessario richiamarvi alla povertà nei nostri viaggi missionari: lo sapete e lo sperimentate continuamente che siete e siamo dei veri «poveri disgraziati»; una realtà che il mondo oggi non accetta, e perisce!
Ricordatemi sempre, ho molto bisogno di voi e delle vostre preghiere perché il nostro Dio è sempre l'inafferrabile e l'imprevedibile.
Sono molto sereno, anche se alle volte le tenebre che sono in me prendono il sopravvento sulla luce; però Cristo è risorto e mi è vicino...
...Vi ringrazio per i pensieri espressi di affetto e di ricordo.
Vi ho tutti presenti: ho qui davanti a me tutte le vostre firme e i vostri volti. A tutti il mio grazie e spero risentirvi presto.
Vi abbraccio.

Battore

Watford 6/11/74 h. 23,30

Carissima Rosanna,
grazie per la tua bella lettera e per il rimprovero finale, anche se non del tutto giustificato...
Sei una carissima amica e non ti dimentico così facilmente. Anche io mi sento molto vicino a te e agli altri perché insieme abbiamo scoperto e sperimentato la vita. Credimi, qui sento molto la vostra mancanza. (I miss you very much).
Mi sento svuotare giorno per giorno e penso con nostalgia ai momenti di grazia vissuti insieme. Sto vivendo il mio «deserto»... È una parola questa che io e voi ormai conosciamo molto bene... Però in mezzo a questa realtà c'è sempre la Sua Promessa, alla quale rimane fedele. La parola di vita, G. Xisto, rimane dentro di me e ancora non l'ho pronunziata. Questa sera ci siamo incontrati tra noi (siamo sei padri giovani, tutti in partenza per le missioni), per la prima volta fra l'altro si è
deciso di dare più spazio alla Eucarestia con riflessioni personali. Spero che questo ci porti a sentirci più in comunione e vivere questa «quarantena» nella fede.
Lo studio dell'inglese, per quanto intenso, non dà molte soddisfazioni. Io sono impaziente di poter parlare, ma ci vuole tempo perché si possa capire e parlare con facilità... vado a scuola tutti i giorni...
È una grande sfacchinata... mi auguro però che tutto possa servire per il Regno di Dio dentro di me.
Sono contento che abbiate superato la «prova del fuoco», il Signore è sempre lo stesso, si serve dei deboli, delle «cose che non sono per ridurre a nulla le cose che sono» (trova il passo in Paolo)... Se si servisse dei grandi «come noi» potremmo rendere gloria a Dio e capire che è Lui che agisce e non noi? Ci credi adesso che anch'io sono un povero disgraziato, anzi un po' più di te? Spero che il Signore ci confonda sempre di più, proprio mediante queste esperienze di annunzio della Sua Parola. Rimaniamo nella preghiera e continuiamo a volerci bene...

Aff.mo Battore

Watford 19/11/74

Carissimi,
grazie di cuore della lettera e per avermi accolto come uomo libero. In realtà non lo sono. Proprio qui a Londra sperimento tutta la mia meschinità... e, se sono un po' su di morale lo devo in parte anche a voi che mi siete così vicini con l'affetto e con la preghiera, e soprattutto, ricordandomi quelle cose che io stesso ho annunziato a voi, che so essere vere perché provenienti da «Scienza certa», la scienza di Dio; e io non posso fare a meno di prenderle sul serio, soprattutto ora che mi sento solo, privato di tutto il lavoro di cui ero capace e di tutto il cammino comunitario fatto a Catania e con voi. Sento molto la vostra mancanza... eravate voi a darmi tanta forza di gridare alto il nome di G. Cristo perché insieme sperimentavamo che solo Lui è la verità.
La vostra perseveranza nell'amore e nella preghiera è per me motivo di gioia, anche in mezzo a questo mondo nuovo e incomprensibile in cui mi trovo... Se non fosse per Lui!... Per grazia sua siete ora voi che me lo ricordate, ed io credo a quello che mi dite perché proviene da Lui che abita in voi, quindi dalla Chiesa, da quella vera, anche se ancora in fase di crescita...
...Vi ho tutti presenti, ma se dovessi scrivere tutti i vostri nomi non ci sarebbe spazio abbastanza. Saluti cari

Battore

Watford 3/12/74

Carissimi tutti,
come al solito ho ricevuto la vostra lettera, sempre attesa, con immensa gioia. Il ricordo di voi spezza quasi la monotonia e la pesantezza di vivere fuori dal proprio ambiente. La vostra gioia, che traspare viva nella lettera, mi ha contagiato e anch'io sono contento.
...Anche per voi è venuta l'ora di Dio: contemplate ogni giorno le sue meraviglie. Certo non siamo alla «terra promessa» siamo ancora nel deserto, guidati però dalla potenza di Dio che ha fatto risorgere Cristo dai morti, per fare in noi nuove tutte le cose...
Grazie per la proposta di venire in Italia a Natale, ma non posso sospendere in questo momento l'inglese.
Saremo ugualmente uniti nell' amore e nella preghiera.
Tutti vi abbraccio con sincero e commosso affetto.

Battore

Watford 21/12/74

Carissimi,
ho qui, davanti a me, le vostre lettere. Rispondo cumulativamente...
L'esperienza che state vivendo è stupenda. Il buon Dio vi sta aprendo gli occhi con potenza e questo dà forza anche a me...
Il Signore vi ha uniti, continuate nell'azione di grazia e nella lode al suo nome, perché solo in Lui e davanti a Lui ogni potenza si piega e la morte è vinta.
Dico queste cose a me stesso come annuncio di speranza che il Signore mi rivolge soprattutto in questo periodo di attesa della sua venuta. lo qui non ho nessuno che mi ricordi questo...
Però che meraviglia! Ora siete voi che mi sostenete nella lotta, e trovo gioia e speranza per quanto mi comunicate circa il vostro impegno nell'ascolto della Sua Parola e nella testimonianza della Sua liberazione per i nostri fratelli... Continuiamo in questo vicendevole dono d'amore e di comunione: io sono qui al posto vostro e in nome vostro, ma insieme dobbiamo annunziare la «luce che è venuta nel mondo». Il fatto che siete vivi non mi fa arrossire nel ripetere che Gesù Cristo cammina sulle acque per voi. Ieri sera abbiamo festeggiato il Natale a Londra insieme alle nostre Suore. Era anche il mio compleanno ed ho presieduto io l'Eucarestia. Ho ricordato a me e a loro che nel nostro deserto Lui è l'Emmanuele, il «Dio con noi» che ci invita ad un nuovo cammino. È stato molto bello!...
Oggi ho ricevuto il vostro libro,dono del compleanno.
Cercherò di leggerlo quanto prima. Grazie di cuore grazie soprattutto per tutte le vostre premure e il vostro affetto, veramente commovente. Vi porto tutti nel cuore. Vi abbraccio.

Battore

Watford 11/1/75

Carissimi,
ho qui sul tavolo la lettera dal gruppo.
Do una risposta cumulativa perché mi sembra importante la comunione anche su qualche problema particolare a cui tutto il gruppo è interessato. Innanzitutto grazie di cuore a tutti indistintamente e personalmente, i nomi e i volti sono tutti nel mio cuore e nella mia mente, per gli auguri e le espressioni di affetto e di compartecipazione alla realtà che io sto vivendo a Londra, dura realtà che a volte rasenta il pessimismo, anche perché la salute non va molto bene...
Mi auguro che il convegno abbia portato i suoi frutti, ne ho già sentito gli echi... Non so se la mia lettera sia arrivata in tempo a tutti i
convegnisti. Comunque non ha importanza. Ho goduto anch'io della vostra stessa gioia che traspare traboccante dalla vostra ultima, in seguito alle belle esperienze, fatte in comunità; esperienze di preghiera, di testimonianze e di impegno con i fratelli.
A questo punto vorrei dirvi qualcosa: forse non tutti nel gruppo vanno allo stesso passo e questo può creare dei disagi e delle remore di prudenza a chi magari ha delle esigenze «sprint».
Potrebbero così sorgere delle incomprensioni che, se da un lato hanno un aspetto positivo in quanto vi costringono ad una verifica del vostro cammino e del vostro impegno con i fratelli, dall'altro lato possono creare sofferenza e disagi. lo, che sono l'ultimo fra tutti, anche perché sono lontano e non posso valutare ogni cosa con esattezza, direi questo: non fate violenza allo Spirito, tentando di attenuarne la forza con dei «ma» o con dei «però»...
La cosa importante è che col vostro zelo ci sia una verifica continua nel gruppo alla luce della Parola... Se questa poi, vi travolge, fatevi travolgere, aspettandovi incomprensioni, sofferenze, persecuzioni dalle forze del male che sono nell'uomo, insieme a quelle dello Spirito, anch'Esso presente in ogni uomo.
Cercate di vedere così l'esperienza degli altri...
Però è necessario dire di «Sì» al piano di Dio che si è realizzato in Gesù Cristo. Ora vi lascio e vi abbraccio tutti di vero cuore, invitando me e voi alla perseveranza nella Fede che ci è stata donata.
Vi abbraccio.

Battore

Watford 19/1/75

Carissima Rosanna,
...quello che il gruppo sta vivendo è solo la realtà del deserto: incomprensione, malintesi, paura l'uno dell'altro; non siete ancora nella terra promessa ai nostri Padri.
Avete visto da lontano questa terra «stillante latte e miele» ma non è ancora conquistata... ci sono ancora molti nemici da affrontare; solo con la potenza di Javeh potranno cadere sotto i vostri piedi; e cadranno perché Gesù Cristo è il Signore ed ha posto i suoi nemici sotto i suoi piedi, compresa la morte...
Quindi, non guardate alla vostra realtà, ma nella contemplazione di voi stessi, guardate a Lui che cammina sulle acque e ha ricevuto dal Padre un nome nuovo per donarlo anche a noi... Vorreste forse che tutto subito si piegasse davanti a voi e che anche il più imbecille potesse dire: guarda come è brava Rosanna, guarda che bel gruppo! E voi ne ricevereste la gloria, ingannando magari voi stessi, attribuendone a voi il merito... Ma la gloria è solo per Lui... Ed è per questo che dovete ancora sperimentare l'amarezza e l'incomprensione, sperimentare la vostra incapacità perché non siate vittime della tentazione e la gloria di quello che Lui farà in voi e con voi sia solo per Lui. lo ho la speranza di questa vittoria, la più difficile a conquistare, ma che avverrà perché avete ricevuto l'annunzio della sua parola, che ora sta lavorando con potenza nel vostro sottobosco spirituale, Rosanna, ti prego, fai leggere questi miei pensieri nel gruppo...
Io vi scriverò fra qualche giorno, perché voglio darvi notizie della mia salute. Ora sono in attesa dei risultati clinici dell'H. e non so se dopo avrò la forza di parlarvi con la stessa speranza. Ma quello che vi dico è vero.
Credimi, anch'io mi trovo ad aver contemplato e gustato la gioia della liberazione, ma ancora lontano da essa...
Pregate per me e pregate per voi perché la comunione venga ristabilita fra voi.
Ciao ti abbraccio.

Battore

Watford 21/1/75

Carissimi,
credo che la crisi che il gruppo sta vivendo sia per tutti voi una mazzata in testa, dopo i successi «apostolici» avuti per opera sua e non per merito vostro. Voi siete solo capaci di vivere, nonostante le belle parole solo così... nella «morte».
Le mazzate servono per restituire la gloria a Lui e per non alienare e cullarci sulle posizioni acquisite.
Continuate con rinnovato impegno per la conquista della liberazione, che insieme abbiamo già pregustato, ma che ancora non è piena.
Pertanto in atteggiamento di povertà e di comunione, guardando a Lui, ristabilite la pace e la comunione che è una realtà dello Spirito, dove è totalmente superato l'individualismo, la distrazione, l'assenteismo per tradursi e trasformarsi in tensione verso i fratelli che hanno bisogno di voi per non sentirsi soli.
Conservate la Fede che il Signore ci ha donato e perseverate in essa, perché in nessun altro c'è la salvezza se non nel nome di Lui che ha messo tutto sotto i suoi piedi... anche la morte.
Se i vostri peccati, cioè il vostro egoismo e la vostra poca Fede, avessero la forza di distruggervi, Gesù Cristo allora sarebbe morto invano... Lui è il Signore che dà la vita e la speranza ai poveri, a voi, a noi che siamo poveri, ma che abbiamo posto in Lui i nostri limiti...
Che ne direste se pensaste un po' di più ad impegnarvi concretamente ed a discutere un po' meno?
Gioisco comunque con voi perché sono certo che la Parola di Dio sta lavorando nonostante i nostri rifiuti... Non distruggiamo quello che Dio sta costruendo.
Grazie a tutti per i pensieri gentili e sempre tanto cari.
A tutti un bacione.
Vi abbraccio.

Battore

Watford 6/2/75

Carissimi,
ho riletto, un momento fa, le lettere di alcuni di voi.
Scusatemi se questa volta non posso rispondervi individualmente, ma credo di poterlo fare rispondendo cumulativamente, perché tutti più o meno, mi rivelate lo stesso problema che interessa l'andamento di tutto il gruppo. In più ho un sacco di lettere da scrivere perché, grazie a Dio, in questo deserto di Londra, non sono solo, ma con me ci sono moltissimi amici di tutte le parti d'Italia che mi seguono con tanto affetto.
Guardate, ce lo siamo detto tante volte: la vita di ogni comunità cristiana è bella e, nella pazienza, è necessario attendere continuamente il passaggio di Dio che viene a liberarci.
Se Dio è impegnato nella nostra liberazione, che non avrà mai un compimento su questa terra in modo totale, è chiaro che noi siamo sempre soggetti ad alti e bassi... Intravediamo come Mosè la terra promessa, ma come Lui non c'entriamo.
Le gioie però che Dio ci dona sono per darci forza nei momenti della prova e della stanchezza perché alla luce della Sua parola possiamo andare fino in fondo nelle nostre esperienze. Tanto Lui ci attende sulla strada... E molte volte proprio le cattive esperienze ci fanno ritrovare la speranza in Lui dopo le inevitabili delusioni.
Quindi coraggio a tutti! Nella pazienza e nella costanza guadagneremo noi stessi! Se noi continuiamo nel nostro «Si», la strada sarà chiarita nella piena libertà.
Per favore, non allarmatevi degli ostacoli che troverete nel vostro cammino, sia che provengano dall'interno del gruppo che dall'esterno... Ci sono. e ci saranno... forse anche più gravi...
Ma se noi siamo in Lui, tutti i nemici saranno posti sotto ai suoi piedi. Capito?... Certo, mi rendo conto della difficoltà di intendere bene la sua volontà e dirigerci verso la strada che Lui vuole... Ma non pensate troppo al domani: ad ogni giorno la sua pena... Viviamo di Fede e nel gruppo verifichiamo noi stessi.
Vi seguo con la preghiera e con tanto tanto affetto.
Grazie per la vostra vicinanza che sento quasi sensibilmente. Penso che il discorso sia stato chiaro anche per le novità che si sono verificate nel gruppo.
Tutti vi abbraccio con affetto. A presto.

Aff.mo Battore

Watford 12/2/75

Carissimi,
Voi state frequentando la Catechesi, sono veramente contento... Ma
cercate di cogliere solo la verità dell'annunzio, senza troppe infatuazioni o estremismi... perché di questi ce ne sono tanti. L'altro giorno, si è presentato alla comunità di Londra un mio confratello prete, ma non ha potuto partecipare all'Eucarestia perché non era della comunità.
Comunque, andate... poi parleremo a voce anche di questa esperienza che è meravigliosa se fatta con povertà e un po' di intelligenza, ma sempre col cuore aperto a tutti i fratelli sparsi nel mondo... soprattutto a quelli più poveri...
È bellissima l'espressione di una di voi: «Anche chi non vive la realtà dell' annuncio, ma crede di aver capito qualcosa, può portare agli altri l'amore del Padre. Se è così, anch'io posso farlo».
Vi ringrazio e vi saluto tutti. Fra poco abbiamo l'Eucarestia, oggi, mercoledì delle ceneri, presenterò al Padre la mia e la vostra povertà, fatta continuamente di ricerca.
A presto. Vi abbraccio.

Battore

Watford 28/2/75

Carissimi,
godo con voi per la bella esperienza di Fede che state facendo.
Ripeto, è un'esperienza bellissima, dono dell'amore del Padre, però prendetela come «una esperienza», non come «l'esperienza» unica della vita e della ricchezza cristiana... rischiereste di annullarne tutto il meraviglioso contenuto che essa annunzia.
È vero, solo in Lui c'è la vittoria sulla morte.
Io la morte l'esperimento tutti i giorni, ma in Lui trovo la pace e la forza di donarmi, perché noi doniamo, solo in quanto Cristo è presente ed opera, non in quanto abbiamo noi qualcosa... perché noi siamo nella morte, costantemente schiacciati, ma non vinti, dai nostri limiti.
Invito me e voi a guardare Lui... ne sono certo: solo in Lui la nostra speranza diventa certezza e non delude.
Sto abbastanza bene. Deciso: verrò a Pasqua in Italia.
Comunque rimaniamo sempre uniti nella preghiera, nella Fede e nell'amore.
Vi auguro ogni bene ed estendo i saluti a tutti con l'augurio di pace. Prepariamoci tutti alla Pasqua nella coscienza della povertà. A tutti un bacione.

Aff.mo Battore

Watford 5/3/75

Carissimi,
«dopo la morte la Resurrezione!»
Le vostre lettere si sono fatte un po' aspettare per colpa, ho saputo, del grande ordine che esiste nel nostro «bel paese», ma poi sono arrivate insieme. Ne ho qui due davanti a me.
Mi parlate della vostra esperienza catecumenale. Credo di conoscerla un po' a fondo e credo anche che, insieme allo Spirito di Dio, agisca con potenza... «la morte» (presunzione, magia, gusto della parola, attenzione esagerata nel creare l'ambiente adatto perché possa passare per vero ed autentico quello che è solo frutto di psicologia)... Nonostante questo però credo che l'annuncio di Cristo morto e Risorto sia veramente dono del Padre per noi che viviamo nel deserto. Prendete questo e ... se vi riesce non date molto peso alla realtà del peccato che è necessariamente, presente in ogni realtà di chiesa. Non esiste Chiesa di Gesù Cristo già purificata... (campo di grano che cresce con la zizzania). Questo vale anche per la comunità di Mompileri. Credo di essere stato chiaro...
Finalmente posso comunicarvi che l' 1 o il 2 aprile sarò da voi. Vi comunicherò più in là il giorno preciso.
Un abbraccio.

Battore

Watford 15/3/75

Carissimi,
vi ringrazio per le vostre lettere e mi rallegro per tanta disponibilità di Fede, che infonde anche a me tanta Speranza.
La vostra disponibilità all'Amore del Padre è per me un segno e una grazia della presenza di Cristo in mezzo a voi.
Mi informate che non avete partecipato alla convivenza catecumenale... Non so cosa dirvi... Spero di parlarne a viva voce con voi appena vengo (dal 2 al 5 aprile).
Anche il problema della casa spero si risolva nel modo più opportuno per continuare insieme il vostro cammino di conversione e liberazione. Da lontano non posso che seguire le vostre trepidazioni e pregare perché possiate vedere il segno di Dio in ogni circostanza. Credo che il momento sia difficile per tutti.
Ma per tutti c'è la Speranza: Cristo è veramente risorto dai morti e ha posto tutte le realtà sotto i suoi piedi perché i poveri trovassero in Lui un nuovo modo di vivere e di sperare. La Pasqua è questo passaggio dalla morte alla vita: la celebrazione della vittoria che Cristo ha riportato sulla morte, sulla nostra morte...
A tutti i miei auguri di pace, e per tutti la preghiera perché Lui ci renda compartecipi della sua Resurrezione.
Un carissimo abbraccio a tutti.

Aff.mo Battore

Watford 27/4/75

Carissima Sarina e tutti,
molto bella la tua lettera che ho letto e riletto con vero piacere.
Vedo con gioia che il buon Dio ti dà sempre tanta luce, anche quando pensi, ed è logico, di non averla. È l'esperienza della morte che non uccide, ma che combatte contro la Speranza e la «promessa».
Capisco le difficoltà del gruppo... se fossi Paolo a volte avrei usato la ...sferza, o, al limite vi avrei chiamato... «insensati Galati»... Lo dico con forza a tutti: se condividete di vivere insieme, se avvertite che nel gruppo, in questo gruppo si può vivere e sperimentare la liberazione, continuate pure, ma sempre intenti alla comunione e alla richiesta della Speranza a Colui che ve la può dare... diversamente ognuno cerchi il suo posto nella Chiesa. Invoco dal Padre per voi che gli interessi individuali non prevalgano sulla comunione e condivisione vicendevole.
Se avete Fede e lo credete, il peccato non può nulla di fronte alla potenza di Gesù Cristo, ma... forse manca la Fede, il coraggio del compromesso, la forza della Speranza pronta a vincere il male, a riconoscere la propria realtà e mettersi in povertà. Ognuno pensi e rifletta...
Grazie infinite per le attenzioni usatemi durante la mia ultima visita a Monreale.
Vi comunico che partirò presto per la Thailandia... in fondo alla pagina troverete la data...
Partirò insieme a D'Ambra e dopo un anno ci raggiungerà Antimo per ricomporre la nostra bella e cara comunità... e forse verrà anche qualcuno di voi... Non avremo neanche un cristiano: solo D'Ambra ed io, inizialmente, e anche noi molto traballanti nella Fede... Ci sarà data carta bianca per fare solo quello che lo Spirito vuole e comanda.
Non avremo strutture... Ci inseriremo nel mondo Thai, se i comunisti non arrivano prima di noi, solo per testimoniare... e forse dovremo solo seminare senza avere la gioia di mietere (battezzare).
Sarà un lavoro duro, lungo, ma bellissimo... ...Mantenetevi su, coraggio...

Aff.mo Battore

Stanmore 23/5/75

Carissimi,
ho qui le vostre lettere, tutte belle, simpatiche e sempre affettuose. Per ora rispondo a Sarina, espressione del gruppo... poi devo partire per la Scozia, per tre giorni, e al ritorno dovrò... studiare e sbrigare un sacco di corrispondenza. E forse arriverò a tutti.
Sono contento che il Convegno sia stato un vero incontro con lo Spirito. Almeno vi ha fatto toccare con mano che lo Spirito esiste ed opera, ma sempre come piace a Lui e non secondo i nostri schemi, per cui, Sarina, tieniti ben forte e ...ascolta bene: può darsi, non lo so, ma forse la tua fine sarà quella di aiutare gli altri a raggiungere la liberazione e tu la guarderai solo da lontano, proprio come Mosè... È inutile che batti i piedi: «Voglio la comunità, voglio un presbitero»... voglio, voglio
e voglio... la terra, la terra, la terra... Non essere troppo siciliana, come Mazzarò...
Oggi va di moda la Teologia dell'attesa, e questo vale per tutti, avete capito? Abbiamo capito?
Certo queste cose sono belle a dirsi, ma non a farsi!...
Io continuo il mio deserto qui a Stanmore.
...Continuiamo sempre a volerci bene, a parlare così, a viso aperto, a rimanere fedeli al messaggio di liberazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Vi lascio perché devo prima andare a scuola e poi partire per la Scozia. A tutti un bacione. Ho fatto vedere la vostra bella cartolina di Monreale e ho spiegato il significato teologico della colonna. Bellissimo... Bacioni.

Battore

Watford 30/6/75

Carissimi,
sento l'eco delle vostre lamentele, delle vostre imprecazioni, dei vostri insulti, delle vostre parolacce: «ma quel disgraziato perché non scrive?» Basta, basta, ho capito... vi vedo tutti attorno al mio tavolo sempre premurosi e pieni di tanto affetto per me. Scusatemi questo silenzio così prolungato, ma non avevo la serenità e il tempo per scrivervi. Però vi ho pensato, ho pregato e sempre, vi assicuro, siete nella mia vita. Non potrebbe essere diversamente. Se ancora mi rimane la forza di sperare è perché ho visto con voi la Sua presenza, presenza che oggi mi è più difficile vedere... e allora tomo, come te Sarina, ai giorni del Sinai, mentre il deserto appare infinito... «E Dio li condusse per la strada più lunga...».
Credetemi, sono contento che, nonostante i vostri e nostri peccati, continuiamo a camminare.
Molto forte è stato per me il saluto finale di Pasquale nella vostra ultima: «Statti bene e persevera!»
Ieri ho gridato in St. Albano: «Le porte dell'inferno non prevarranno!» Cioè la forza del male che è dentro di noi, non distruggerà la nostra Speranza, perché Lui è più grande.
...È stata bella ieri la risposta di un chierichetto alla domanda di un mio collega: «Cosa ne pensi della predica?» Il bambino ha risposto tappandosi le orecchie...
Continuiamo a volerci bene e a vivere così uniti nella speranza e nell'amore.
...Ora vi saluto e vi abbraccio tutti con grande affetto.

Battore

Watford 14/7/75

Carissimi tutti,
ho letto con vera gioia dello spirito la vostra ultima. Che devo dirvi? State crescendo. Lo Spirito vi ha visitati e vi sta liberando. Ognuno di voi ha un compito, non ce n'è uno più in alto né uno più in basso. Siete tutti e siamo tutti, perché anch'io sono uno di voi, dei poveri disgraziati amati dal Padre. E questa è la nostra gioia e la nostra forza nella realtà della nostra «morte». La fase di ateismo in un cammino di Fede, penso sia essenziale. Deve in noi «morire» un certo Dio, fatto con le mani dell'uomo per fare spazio al Dio personale che si è donato a noi nello Spirito in G. Cristo. Lui sta venendo!
Carmine, Livio, Sergio,Pasquale, tutti, il Padre ci ama e ci ha donato il Suo Spirito, non perché noi abbiamo a vantarci (... perderemmo tutto!) «... io mi glorio solo della mia debolezza... quando sono debole è allora che sono forte!».
Tutti state diventando comunità... solo state soffrendo le «doglie del parto». Ma Lui nascerà e sarà l'Emmanuele in mezzo a noi, e la morte sarà distrutta e i nemici saranno sconfitti...
Questa è opera meravigliosa delle sue mani.
Quando leggo le vostre lettere, credetemi, mi rincresce solo di essere così lontano perché mi impedisce di capire a fondo la ricchezza della vostra esperienza nello Spirito. E non vorrei che la morte o l'anticristo prevalessero su di voi. Siete tutti meravigliosi. Cercate l'unità, non
l'inutile polemica o la divisione perché Cristo è uno e uno è il Suo Spirito.
La divisione nasce dal maligno... e questo è presente anche nei «carismatici».
Sarina, non capisco perché ti dai da fare così tanto nel leggere tutto sui movimenti carismatici... non ti sembra ridicolo?
Lo Spirito è già dentro di noi... Preoccupati di più di... «pulire la stanza!». Lui sta bussando... perché non gli apri?
Sarà solo lo Spirito che darà la vita a te e ai tuoi fratelli.
Voglio a tutti un gran bene.
Nel vostro programma estivo manca solo un piccolo salto nel deserto di Watford.
Bacioni a tutti.

Battore

Watford 14/7/75

Rosanna carissima,
attendo e leggo sempre le tue lettere con vero piacere e gioia dello spirito. Mi fa molto piacere questa tua profonda ricerca personale, che poi è tensione autentica per dare una risposta di fede al Signore che sta alle porte e desidera un posto «pulito» per Lui. La tua angoscia, Rosanna, è di non poter fare nulla per addobbare la stanza per Lui... ma non devi preoccuparti per favore..., «please» non esaurirti, non serviranno a niente i tuoi sforzi; devi solo accettarti come sei. Se guardi Gesù Cristo appeso al legno non è diverso dalla realtà che ti opprime dentro... È abbattuto, schiacciato, solo... proprio come te... ed in quella situazione si affida al Padre: «Nelle tue mani metto il mio spirito»... E il Padre Lo risorge dalla «morte»... Esattamente quello che il padre vuole fare e fa con te; devi solo accettarti per quella che sei col tuo egoismo, con la tua debolezza, con i tuoi tradimenti, che sono già stati pagati col sangue del giusto.
Credo che la tua angoscia non sia il fatto che sei «tiepida» ma è dovuta al fatto che sperimenti la debolezza nella tua carne... e questo ti scoccia! È chiaro, non si tratta solo di debolezza sensuale o affettiva; nel significato di S. Paolo «carne» è tutta la realtà umana di peccato non vissuta e domata dallo «spirito». Rosanna, vivi la tua realtà e non confrontarti con gli altri. Ognuno di noi vive una debolezza interiore ed èsolo lo Spirito a farci camminare, quando camminiamo, nonostante la morte.
Rosanna, ho una convinzione interna, il Signore Gesù ti vuole un gran bene ed è per questo che ti pone dentro la «guerra»; «sono venuto a portare la guerra, non la pace...».
Sono contento per questa grande, aperta, affettuosa amicizia che ci lega, anche questo è un dono del Padre per un vicendevole aiuto e confronto spirituale. Sono contento che vai a Taizè e poi al campo... vorrei essere con voi... ma...
Ti voglio bene.

Battore

Watford 19/10/75

Carissimi,
oggi è venuto ad Oxford Sebastiano e insieme decidiamo di rispondere alla vostra bella lettera. È molto bello sentirvi sempre uniti nel grande dono della fede che il Signore Gesù ci ha donato.
Continuiamo insieme a sperare il dono della liberazione nelle vie che Lui ci indica.
Scoprire queste vie è molto difficile ed enigmatico. Per noi sembrava così chiaro il dover partire in Thailandia... ma arrivano notizie che un nostro confratello di lavoro laggiù non ha avuto il rinnovo del visto dal governo. Ora attende tempi migliori ad Hong Kong. Riusciremo noi ad entrare in questa terra promessa? Le previsioni umane sono negative ma il buon Dio è al di sopra di tutto... Ora viviamo proprio come Abramo... andremo in una terra che noi non conosciamo... non conosciamo neanche il nome di questa terra: Thailandia, Africa, Giappone, Filippine, Hong Kong...? Ora non voglio neanche saperlo... Quando arriveremo vi manderemo una cartolina con l'indirizzo.
Una cosa è certa: l'esperienza fatta insieme sarà sempre per noi un segno della Sua forza in mezzo a noi...
Attendo notizie di tutti perché tutti vi ricordo e vi porto nel cuore...
Pace a tutti in Gesù Cristo.

Battore

Watford 30/10/75

Carissimi,
come vedete la lettera di «Sebastiano», così è chiamato qui, è in data del 26, ma la mia è solo di quest'oggi... I superiori hanno sempre poco tempo! Che volete? Oltre agli impegni scolastici devo ora pensare a ... nutrire i preti di santa romana Chiesa... È molto importante trattarli bene... così tutto va bene... e in questa condizione si può anche parlare dei «poverini» che sono lontani dalla Chiesa. Siamo comunque abbastanza sereni tutti e soprattutto noi della «Tailandia», in questo momento siamo tre qui, vogliamo non fare nessun programma per il futuro perché lo Spirito non l'abbiamo neanche noi... o se l'abbiamo rimane molto nascosto.
Vivremo alla giornata... quando qualche «pesce», secondo il detto di Sarina, ci ingoierà, attenderemo nel ventre il parto e poi ci guarderemo attorno per capire in quale terra lui ci ha scaraventato... Tutto questo è bello, ma momentaneamente avremmo desiderato più chiarezza per il nostro futuro.
Nessuno scappa dall'amore del Padre ed è molto bello scambiarsi, nella comunione e nella povertà non nella sicurezza, l'esperienza che Dio ci fa fare per condurci tutti alla sua casa.
Mi ha molto impressionato l'incidente di Filippo.
Qualche giorno prima che avvenisse mandando i suoi saluti, come al solito, ha scritto: «Battore, non andare in Tailandia!»
Rileggendo queste sue poche parole dopo l'accaduto mi ha commosso e ho pensato molto ai meravigliosi momenti passati insieme a casa sua con tutti voi.
Che grande mistero è la vita! Eppure Lui è presente in tutto questo scombussolamento di mondo. Penso che almeno Lui sappia dove ci sta conducendo.
...Ora vi saluto tutti in Colui che ci dà la vita, assicurandovi la mia preghiera e tanto tanto affetto.
Nella comune ricerca, vi abbraccio.

Aff.mo Battore

Watford 16/12/75

Carissimi Sarina e tutti, come è difficile la vita!
Un continuo incontrarsi, conoscersi, lasciarsi e sperare ancora, mentre le forze della morte sembrano avere il sopravvento... Così è il vostro nostro gruppo. Però noi abbiamo una certezza: sta per venire a salvarci il nostro Salvatore, dono del Padre per tutti i poveri che sanno di essere poveri.
Le realtà che state vivendo fanno parte della vostra Fede, anzi direi che sono l'espressione della vostra Fede, ed è un dono di Dio che si rivela, perché solo così potrete rimanere nella povertà e dare lode a Dio per quello che Lui fa.
È questo un tempo per rinnovarsi nel suo nome e rinnovare la vostra comunione.
Sono contento che parteciperete al convegno.
Noi siamo stati invitati da Cannone, ma purtroppo non possiamo fermarci. Il 3 gennaio abbiamo l'aereo da Milano.
Attendo la vostra telefonata a Bitti il giorno di Natale.
Vi auguro ogni bene e ricevete tutto il mio affetto e la piena compartecipazione alla vostra vita.
...Vi abbraccio tutti e fatevi vivi.
Augurissimi.

Battore

Watford 5/1/76

Carissimi,
ricevo sempre con piacere vostre notizie e così mi sento compartecipe delle vostre attività e del vostro difficile, ma bello, cammino di Fede che le acque tentano ogni giorno di sommergere.
L'importante è che stiate uniti, che le vostre differenze non vi annullino come gruppo e come comunità cristiana, che il vostro peccato non prevalga. Se poi le cose vanno un po' a stento è più che normale.
Guardate anche come va a stento la Chiesa ufficiale, sulle cui rovine immagino che il Signore Gesù pianga, come ha fatto di fronte allo splendore di Gerusalemme...
...Ha fatto Gesù Cristo il suo tempo? Ma Lui è quello di sempre!
Vi scrivo queste cose perché so che mi capite e per invitarvi a confrontarci a vicenda sull'unica parola liberante che è quella di Gesù Cristo, ancora una volta Via, Verità, Vita. Cerchiamo di convertirci e tanti problemi, inerenti alla nostra paura e insicurezza, saranno risolti.
Aspetto notizie da tutti, e tutti, vi ricordo con immenso affetto e amore.
...Vi abbraccio tutti e pregate per me. Ancora nessuna notizia dalla Thailandia, e alcune brutte notizie dalle Filippine: hanno spedito, su due piedi, due missionari miei amici che lavoravano con i più poveri... Ora basta.
Bacioni.

Battore

Watford 23/1/76

Carissima Sarina e tutti,
eccomi di nuovo a voi per ringraziarvi di tutto il vostro affetto e amicizia che mi rendono sempre presente in mezzo a voi, come uno di voi, nonostante le distanze.
Grazie di cuore per l'agenda che è già arrivata e di tutti i pensieri affettuosi di cui l'avete colmata.
Gioisco immensamente per il buon esito del convegno: sono arrivati qui anche altri echi e tutti entusiasti...
Come vedi è sempre vero quello che ci dicevamo gli anni scorsi: è Lui e solo Lui ad operare in mezzo alla povertà e Lui vince sempre la battaglia in mezzo alla debolezza dei dati statistici (leggi... burocrati... sociologi... uomini di cultura...).
Quanto più camminiamo alla luce della parola, in atteggiamento di ascolto, tanto più sperimentiamo non solo il Suo Amore, ma soprattutto il senso del limite dato dalla nostra costante ribellione e volontà di prostituzione in cui tutto sembra più comodo e più bello, perché più conforme alle esigenze dell'uomo. «Ma, beato chi avrà perseverato e creduto fino alla fine».
La liberazione è un processo lento, ma continuo, in cui 1'esperienza del peccato è un continuo allarme per cercare continuamente in Lui la vittoria sulla morte.
...Vi abbraccio tutti con affetto e rimango in attesa di 1eggervi. Bacioni.

Battore

Watford 26/3/76

Carissima Rosanna,
la tua è una bellissima lettera che mi fa tanto pensare e mi dona coraggio perché nella verità di quanto esprimi ti scopro amica e sorella nella difficile scoperta del mistero di Dio. Certo il nostro è un Dio strano, ma tutto proteso per donarci quella serenità vera che non viene annullata né dalla morte né dalla nostra povertà o debolezza.
Anch'io mi trovo a vivere la tua stessa situazione ed è forse per questo che mi sento profondamente legato a te in un vincolo profondo di amicizia.
Invito te e me a non guardare a quello che noi potremmo fare... ma solo a quello che Lui può operare se gli diamo tempo e spazio nella nostra vita.
Sono contento per la nuova esperienza di vita che stai compiendo con
Claudio e per le tue nuove scoperte di fede che stai maturando pregando con lui. Mi dici che il tuo è un rapporto strano... ma solo attraverso le stranezze noi riusciamo a capire tante cose... L'importante è rimanere in atteggiamento di ricerca, di libertà interiore e di attenzione a tutto quanto il Buon Dio vuol dirci pur lasciandoci vivere in mezzo ai dubbi e all'insicurezza.
Per quanto riguarda me, Rosanna, anch'io vivo il mistero dell'attesa e del futuro in maniera del tutto oscura...
Forse dopo Pasqua saprò qualcosa al rientro di Sebastiano dalla Italia...

Battore

Watford 24/4/76

Carissimi tutti,
come al solito rispondo comunitariamente a tutti voi, cercando di tener presente il pensiero di tutti.
Vi ringrazio per le vostre parole di speranza... ne ho veramente bisogno in questo momento di confusione e di attesa... o per usare l'espressione di Pasquale: «nel crocicchio dell'attesa».
Anch'io non so più cosa pensare o fare... e il problema fondamentale, quello di lasciar fare al buon Dio... non è poi così facile.
A volte sento il richiamo vostro, e di Sarina in particolare, che forse il piano di Dio su di me o su di noi è quello di ritornare alla nostra terra. Come non pensare a questo quando le strutture sembrano chiuse ad ogni apertura?
Attendiamo ora una risposta dalle Filippine, dalle quali due mesi fa sono stati espulsi due mie confratelli perché sovversivi nel disordine e nell'ingiustizia dichiarata dal dittatore Marcos...
Vorrei che presto si chiarisse questa nostra situazione e finisse questo mistero... Non penserò seriamente di ritornare in Sicilia finché non mi sarà chiara l'impossibilità di andare in Asia. Solo in questo caso mi unirò a voi, che siete parte vitale della mia vita, e allora potremo pensare ad un Concilio dei giovani per la Sicilia e a continuare insieme un cammino di liberazione e di povertà, lasciando spazio allo Spirito nell'abolizione di ghetti, strutture e meschinità umane... perché solo il Suo nome venga glorificato.
...Coraggio a me e a voi e rimaniamo uniti nell'amore e nella speranza di Cristo Risorto.
Vi abbraccio.

Battore