PICCOLI GRANDI LIBRI  Chiara Lubich
IL SÌ DELL'UOMO A DIO

Abramo di Péter Prokop.

città nuova editrice 1995

L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II
Il rapporto essenziale fra Dio e l'uomo
Rapporto esistenziale
L’uomo di Dio
Il «no» dell'uomo
Giudizio e misericordia di Dio.
Il «sì» dell' uomo.
Il disegno di Dio sull'umanità.
Il decalogo.
Conformarsi «all'immagine del Figlio suo»
Far la volontà di Dio realizza l'uomo.
Gesù manifesta tutta la volontà di Dio.
Gesù è venuto per compiere la Legge.
Gesù prende il posto della Legge
Gesù è l'Ideale da seguire
Realizzazione dell'uomo: la sua divinizzazione
Per la Chiesa primitiva Gesù è la Legge.
La Legge è posta da Dio nel cuore dell'uomo.
Ricercare la volontà di Dio.
I comandamenti e la volontà di Dio

LA VOLONTÀ DI DIO IN ALFONSO MARIA DE' LIGUORI DOTTORE DELLA CHIESA.

PREMESSA

«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». La presenza di tale invocazione nella preghiera per eccellenza, il «Padre Nostro», e il fatto che il cristiano sia tenuto a pregare così: dice il valore supremo di questa «volontà», e come essa sia collegata col regno stesso di Dio, che avrà il suo compimento solo quando detta volontà sarà fatta anche in terra come in cielo.
Su questo importante punto dell'economia della salvezza si snoda la riflessione dell'Autrice in quattro conversazioni tenute nel
1981 al Movimento dei Focolari, che costituiscono fondamentalmente il presente volume.
La volontà di Dio, vista come progetto di Dio sull' uomo fondato sul fatto della creazione, viene esaminata da prima nell'Antico quindi nel Nuovo Testamento sotto il profilo dell'adesione a Dio dell' uomo, il quale trova in ciò la sua realizzazione. «Compiere la volontà di Dio, cioè obbedire a Dio, aderire alla sua volontà aiuta lo sviluppo dell'uomo... fa scaturire la sua identità personale»
(p. 17).
Ampio spazio poi è dato dall'Autrice all' esperienza sua personale e del Movimento del «fare la volontà di Dio», con tutti i frutti che ne sono conseguiti. Infine, come già in analoghe pubblicazioni Chiara Lubich apporta una larga messe di testi dei Padri e di Santi (soprattutto degli ultimi secoli e contemporanei), nonché di Papi e del Concilio Vaticano II che parlano nei modi più vari della volontà di Dio, della sua natura, necessità, imprescindibilità per stabilire un autentico rapporto con Dio.
Nel complesso, una originale e agile sintesi su uno dei cardini della vita spirituale, che si aggiunge alle precedenti già pubblicate in questa collana, tra cui:
l'Eucaristia, Parola di vita, Gesù nel fratello.

L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO

Quest'anno vogliamo affrontare un punto della nostra spiritualità non ancora approfondito: la volontà di Dio.
Cercheremo di vedere come ne parla la Bibbia; vorremmo ricordare quanto è emerso a questo riguardo nella vita del Movimento dei Focolari; consulteremo il pensiero di qualche Padre della Chiesa, di alcuni santi, degli ultimi papi, del Concilio Vaticano II.
Pieni di interesse e - perché no? - di sana o santa curiosità per un argomento così importante, consideriamo oggi alcuni passi fondamentali dell' Antico e del Nuovo Testamento.
Che cosa sappiamo dai sacri libri sulla volontà ,
di Dio?

Il rapporto essenziale fra Dio e l'uomo

Per comprenderlo, è necessario rivedere un po' qual è il rapporto fra Dio e l'uomo innanzitutto nell' Antico Testamento.
Dio ha creato l'uomo, quindi l'uomo in quanto creatura dipende da Dio completamente. È questo il rapporto basilare, il primo che va tenuto presente. Tutto quanto l'uomo è e fa, lo è e lo fa come creatura. Però Dio, creandolo, lo ha fatto diverso. dalle altre creature; lo ha creato, come sappiamo, a sua «immagine e somiglianza» (1). Che vuol dire questo? Significa che l'uomo è creato come un «tu» che sta di fronte a Dio. Ha la capacità di un rapporto personale, diretto con Dio: un rapporto di conoscenza, di amore, di amicizia, di comunione.
Per il teologo Westermann: «La proprietà, la caratteristica essenziale dell'uomo, è vista nello star di fronte a Dio. Il rapporto con Dio non è qualcosa che si aggiunga all' essere-uomo; anzi, l'uomo è creato in modo che il suo essere uomo è inteso nel rapporto con Dio» (2).
Questo rapporto è dunque costitutivo dell'uomo, l'uomo è fatto così.

Rapporto esistenziale

Ora, se la caratteristica essenziale dell'uomo sta nella sua relazione con Dio sul piano dell' essere (se l'uomo è uomo perché è immagine di Dio), per realizzarsi pienamente egli deve vivere, sviluppare tale rapporto anche sul piano dell'esistere; poiché è stato creato in rapporto con Dio, deve pure realizzarsi nel rapporto con Dio.
Più il rapporto con Dio, essenziale alla natura dell'uomo, si approfondisce, viene vissuto e si
arricchisce, più l'uomo stesso si realizza, più egli è felice. Aderendo a ciò che Dio vuole da lui, aderendo al disegno di Dio su di lui, conformando la sua volontà a quella di Dio, l'uomo si realizza pienamente come uomo.

L'uomo di Dio

Dio infatti non esaurisce l'attenzione che ha verso l'uomo creandolo; Egli continua a seguire l'uomo. Possiamo costatare questo nell'Antico Testamento dove si pone la domanda: «Che cosa è l'uomo?». Dice il salmo: «... Che cosa è l'uomo che te ne ricordi, il figlio dell'uomo che te ne curi [nel senso di: che tu lo visiti]?» (3) .
L'uomo si comprende quindi come uno che è ricordato da Dio, che è visitato benignamente da Lui. «Signore, che cosa è l'uomo perché te ne curi [cioè perché tu lo conosca]? Il figlio dell'uomo perché te ne dia pensiero? L'uomo è come un soffio, e i suoi giorni sono ombra che passa» (4).
L'uomo è un essere caduco, ma Dio se ne cura, lo «conosce», lo ascolta; è segnato dalla morte, ma appartiene a Lui.
Per la Bibbia, l'uomo è sempre e in ogni caso l'uomo di Dio. Non c'è possibilità per lui di sfuggire davanti a Dio dal quale proviene e davanti al quale soltanto si decide la sua sorte.
Mentre alcuni cercano la dignità dell'uomo in altro, ad esempio nel suo essere spirituale, la Bibbia sa che essa consiste nel fatto che Dio lo guarda, lo visita, lo incontra e lo riscatta nella sua storia, e l'uomo ha una speranza e un futuro proprio per questo incontro. Ecco dunque il rapporto di Dio con l'uomo, il «sì» di Dio all'uomo.

Il «no» dell'uomo

E qual è il rapporto dell'uomo con Dio?
Il «sì» di Dio all'uomo, quando lo ha creato, è stato un «sì» definitivo, che non è venuto meno neanche col «no» dell'uomo.
La Genesi mostra come Dio voglia bene all'uomo, come lo circondi della sua benevolenza, lo metta in un giardino di delizie (gli dia gli animali...). Anche il comando di non mangiare «dell' albero della conoscenza del bene e del male» può essere visto in questa serie di benefici. Infatti Dio lo mette in guardia dicendogli: «perché quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (5).
Ma l'uomo trasgredisce il comando di Dio. Invece che conformarsi al suo volere, di accettare il suo essere creatura, vuole affermare se stesso, diventare come Dio prescindendo da Dio, anzi contro di Lui. Tenta di passare oltre il suo limite, aspira a possedere prerogative che competono a Dio solo.
Creato in modo da essere in rapporto con Dio,
chiamato a rispondere col suo «sì» al «sì» di Dio, l'uomo risponde invece, fin da principio, con il rifiuto, il peccato, il «no».

Giudizio e misericordia di Dio

Naturalmente, la reazione di Dio al peccato non può essere che un giudizio di condanna, perché il peccato è cosa grave. Però Dio non abbandona l'uomo. Lo punisce, ma lo risparmia e lo sostiene. Egli caccia l'uomo e la donna dal giardino, ma lascia loro la vita; caccia Caino dalla terra fertile, ma con in fronte un segno di protezione; manda il diluvio, ma salva una famiglia capostipite di una nuova umanità a cui è promessa la stabilità dell' ordine naturale.
La grazia di Dio supera dunque il giudizio.

Il «sì» dell'uomo

Poi Dio sceglie Abramo e con lui finalmente l'uomo dice il suo «sì» a Dio.
«Il Signore disse ad Abram: "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò..."» (6).
E Abramo obbedisce: «Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore...» (7)
.
In Abramo, Dio non sceglie solo il popolo d'Israele, ma in lui egli vede tutti i popoli: «in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (8).

Il disegno di Dio sull'umanità

Con l'adesione dell'uomo alla chiamata di Dio, inizia una rivoluzione. L'uomo è guidato da Dio. Non cammina più secondo i suoi pensieri, ma secondo il piano di Dio e così si snoda il disegno di Dio sull'uomo, sull'umanità.
Abramo, infatti, accettando, deve seguire gli ordini di Dio, il quale dà inizio ad un'avventura che non gli lascia tregua e lo chiama continuamente a mète nuove e sempre più alte.
La Genesi presenta Abramo nella sua grandezza e anche nella sua debolezza, ma, nonostante
i suoi limiti, il suo «sì» dà a Dio la possibilità di compiere i suoi disegni.
Questa esperienza permette ad Abramo e quindi all'uomo di incamminarsi su una via di ascesa religiosa, morale, spirituale, sociale sempre più nobile. Seguendo Dio, Abramo ha un futuro impensato. Dio glielo garantisce con la sua fedeltà.
Quindi l'entrata di Dio nella vita di Abramo è come un nuovo inizio della storia dell'uomo che proietta tutta la storia verso un fine: l'avvento definitivo del Regno d! Dio mediante Gesù.

Il decalogo

Ma, poiché il Dio d'Israele è un Dio eminentemente personale - che tale' si manifesta nel suo nome «lo sono colui che sono!» (9) e nel suo volere di alleanza con l'uomo in tutto l'Antico Testamento -, Egli si rivolge al popolo d'Israele e ad ogni uomo esigendo una risposta pure personale.
Così, Dio rivela a Mosè sul monte Sinai la propria volontà nel decalogo. Dio, che si presenta come Colui che per primo ha fatto la sua parte salvando Israele dalla schiavitù dell'Egitto, ora chiede l'osservanza della Legge come risposta dell'uomo alla sua opera. Questa rivelazione è
per Israele la conferma della sua elezione a popolo di Dio e viene da esso celebrata come un grandissimo evento.
Nella prima parte del decalogo sono esposte le «leggi» più importanti per la comunità d'Israele, quelle che riguardano il suo rapporto con Dio.
Nella seconda parte, vi è un riassunto dei diritti-doveri fondamentali dell'uomo: il diritto alla vita, alla famiglia, ecc.
Per l'esistenza quindi del popolo d'Israele, come comunità, sono essenziali due dimensioni: quella «verticale»: il suo rapporto con JHWH, suo Dio, e quella «orizzontale»: il rapporto con l'uomo, che prende nuovo valore perché, essendo comandamento di Dio, è messo in relazione con Dio. Il decalogo perciò, in pratica, veglia, anche se in modo molto elementare, sull' essere- uomo dell'uomo.

Conformarsi «all'immagine del Figlio suo»

Passiamo al Nuovo Testamento.
Abbiamo visto che, se Dio ha creato l'uomo a sua «immagine e somiglianza», vivere secondo l'immagine e la somiglianza di Dio è per l'uomo il suo dover essere, ciò che lo realizza pienamente.
Nel Nuovo Testamento, poiché Dio ha mandato il Figlio in Gesù, che è Dio sì, ma fatto uomo, conformarsi a Dio, all'immagine di Dio, è per l'uomo conformarsi a Gesù o, come dirà Paolo, «essere conformi all'immagine del Figlio suo» (10). L'uomo si realizza nel Figlio come figlio del Padre, fino alla perfetta somiglianza con Dio nella gloria.

Far la volontà di Dio realizza l'uomo

Da quanto si è detto fin qui si comprende che compiere la volontà di Dio libera l'uomo, lo fa essere sempre più se stesso. Compiere la volontà di Dio, cioè obbedire a Dio, aderire alla sua volontà aiuta lo sviluppo dell'uomo, sbriglia la sua creatività, fa scaturire la sua identità personale.
Fare la volontà di Dio non è, quindi, una sovrastruttura artificiale e tanto meno un'alienazione; non è rassegnarsi ad una sorte più o meno buona; non è neppure subire una fatalità, quasi si pensasse: così è stabilito, così ,deve essere, è inevitabile.
Fare la volontà di Dio è tutta un'altra cosa: è quanto di meglio si possa pensare per l'uomo. L'uomo è stato creato per questo.
Facendo la volontà di Dio l'uomo coopera a far emergere il disegno che Dio ha su di lui e il
grande disegno di Dio - disegno di salvezza, di glorificazione - sull'umanità.

Gesù manifesta tutta la volontà di Dio

I comandamenti dell' Antico Testamento esprimono la volontà di Dio sull'uomo. Sono espressione dell' amore di Dio verso di lui: Dio li ha dati perché ama l'uomo, per il suo bene.
Essi però non esprimono tutta la volontà di Dio. Questa è più complessa, molteplice, supera immensamente la lettera della Legge intesa anche nel senso più ampio.
Nella pienezza dei tempi Gesù è venuto a manifestare tutta la volontà di Dio. E l'ha manifestata in modo pieno, sia con il suo insegnamento che con la sua vita. Il suo comportamento - particolarmente la sua donazione sulla croce, dove si vede cosa significa l'amore da Lui insegnato - è divenuto la norma e il criterio del comportamento del cristiano: una norma che non può essere completamente codificata perché è vita, è amore.
Per il cristiano, fare la volontà di Dio significa «vivere come Gesù», cioè vivere quel rapporto d'amore di figlio col Padre che si attua nel fare la volontà sua.

Gesù è venuto per compiere la Legge

Il popolo giudaico, in modo particolare dopo l'esilio, per essere il più possibile come Dio lo voleva, pensava di dover conoscere ed osservare alla lettera tutti i precetti e i divieti della Legge. Non di rado, però, quest'osservanza era talmente scrupolosa da far dimenticare il fondamento della Legge stessa, cioè il rapporto di amore che l'uomo deve vivere con Dio. Gesù, come i profeti, insorge contro questa deformazione.
Egli non vuole annullare la Scrittura perché anche per Lui essa è tutta parola di Dio, però dice che è venuto a «compierla» (11).
Cerca di far capire, anche col suo modo di comportarsi, come andavano intesi alcuni precetti della Legge antica. Così, per esempio, Egli opera guarigioni di sabato - e sembra violare il precetto - per spiegare che: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato» (12). Gesù vuol dire che l'uomo non deve tormentarsi con mille cavilli per l'osservanza del sabato, perché Dio ha dato l'obbligo del sabato per amore dell'uomo. E mette al giusto posto il riposo festivo.
Riguardo alla «tradizione degli antichi», ad alcuni farisei e scribi, che gli domandano perché i suoi discepoli non l'osservano, Gesù ricorda
che loro hanno subordinato la volontà di Dio alla propria tradizione e rimette in primo piano il comandamento di Dio: «Onora il padre e la madre» (13). Essi infatti asserivano che chi offriva a Dio il denaro col quale avrebbe dovuto aiutare i genitori, non era più tenuto a soccorrerli (14).
Gesù dunque si comporta come chi sa di conoscere direttamente, autenticamente la volontà di Dio espressa nella Legge. E mostra, in tal modo, di essere il vero interprete della Legge.
Manifesta poi con chiarezza questa interpretazione nel discorso della montagna (15). Richiamati alcuni comandamenti e usanze, va alla radice e dà ad essi quella forma nuova e quella pienezza verso cui era avviata la stessa Legge.
Non basta non uccidere, si deve evitare l'ira contro i fratelli; non si può commettere adulterio, ma neppure desiderare la donna d'altri. Non solo non si deve spergiurare, bisogna non giurare affatto. Non «occhio per occhio e dente per dente», ma «se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra» (16). Non «amerai il prossimo tuo ed odierai il tuo nemico», bensì «amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori»
(17).
Gesù vuole ottenere che l'osservanza dei comandamenti di Dio non sia ridotta ad atti solo esteriori, ma che sia il cuore dell'uomo a cambiare. «Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo» (18): essenziale è dunque il rapporto personale dell'uomo con Dio. E questo è confermato da quanto Gesù dice a proposito degli atti di culto e di carità: devono esser fatti non «per essere lodati dagli uomini», ma come espressione d'amore verso Dio (19).
Quindi la volontà di Dio presentata all'uomo da Gesù non annulla la Legge. Egli rivela un contenuto più profondo e più ampio della Legge.

Gesù prende il posto della Legge

Ma ecco che nella pienezza dei tempi la Legge non basta più ad esprimere tutta la volontà di Dio.
E qual è allora la volontà di Dio manifestata da Gesù? Annunciando che il Regno di Dio è vicino, Gesù avverte che bisogna convertirsi per entrare in esso. «Convertirsi» significa lasciar tutto, vendere tutto per possedere Dio, per entrare nel Regno di Dio. E qui, può essere utile ricordare le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa per acquistare i quali l'uomo
vende tutti i suoi averi (20). li cristiano deve dunque amare Dio più del padre, della madre, della moglie, dei campi, perfino della propria vita (21). Tutto va posposto - materialmente o come reale disposizione dell' anima - a Dio. Gesù invita l'uomo alla scelta totale di Dio.
Egli domanda quindi più di quanto chiedeva la Legge (questo la Legge non lo chiedeva); anzi, quando dice: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il vangelo» (22), sembra andare contro la Legge che imponeva: «Onora tuo padre e tua madre».
Gesù prende il posto della Legge.

Gesù è l'Ideale da seguire

Per i cristiani, Gesù è l'Ideale da seguire.
E seguire Gesù vuol dire compiere la volontà del Padre in modo perfetto, come l'ha compiuta Lui. Lui che l'ha sintetizzata nell' attuazione del comandamento: «Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri...» (23).
Questa volontà di Dio dei tempi nuovi Gesù non l'ha solo annunciata: l'ha vissuta fino in fondo. Questo amore totale a Dio e agli uomini, che Egli richiede agli altri, lo ha vissuto Lui prima di tutti. Il suo comportamento, il suo far la volontà di Dio, è stato dare la vita per gli altri. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (24), è la Legge nuova nella quale dobbiamo camminare tutti noi.

Realizzazione dell'uomo: la sua divinizzazione

Inoltre, Gesù non ci domanda solo d'imitarlo nel compiere la volontà del Padre: ci propone di più, molto di più.
Avendo infuso in noi l'amore, per mezzo dello Spirito Santo (25), Egli può introdurci nel suo stesso rapporto col Padre - come dice nel suo testamento -, nei rapporti stessi della Trinità; e desidera che questa realtà si comunichi ai rapporti tra gli uomini. È la realizzazione massima dell'uomo, dell'umanità, la sua «divinizzazione». Dio si è fatto uomo per fare l'uomo Dio, come dicono i Padri.

Per la Chiesa primitiva Gesù è la Legge

Possiamo dire che le parole dette da Gesù sono state comprese più profondamente dalla Chiesa primitiva dopo la sua morte e Risurrezione anche perché spiegate dalla sua vita.
Per questa Chiesa, per Paolo in particolare, la vita nuova del cristiano ha, come punto di riferimento, Cristo: Lui è l'incarnazione di ciò che è la volontà di Dio per il credente. Scrive l'Apostolo: «Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi» (26); «Camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e dato se stesso per noi» (27); «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (28).
Sinteticamente Paolo parla di «legge di Cristo» (29), cioè di Cristo come legge del cristiano.

La Legge è posta da Dio nel cuore dell'uomo

Nell'osservanza della Legge vi erano alcuni pericoli: quello di sentire i comandamenti come costrizione esteriore, con la conseguenza di stabilire un rapporto servile verso Dio e «legale»con la sua parola; e il pericolo di rafforzare la fiducia in se stessi e l'orgoglio per la propria capacità di osservare i comandamenti della Legge.
Nella nuova vita, la parola di Gesù non potrà essere sentita come volontà imposta, non causerà un rapporto servile verso Dio, né sarà un'occasione per vantarsi: Dio stesso, mediante lo Spirito, ha messo nel cuore dell'uomo l'amore, che è il «pieno compimento della legge» (30). In questo modo, ciò che Dio vuole diventa ciò che ognuno vuole nel più profondo del cuore.

Ricercare la volontà di Dio

Comunque, l'unica volontà di Dio che il cristiano sa di dover fare è amare. Come amare poi, nelle circostanze concrete della vita, è lui che lo deve scoprire. Deve dunque saper cercare e discernere la volontà di Dio. A tale proposito, l'Apostolo raccomanda: «Non conformatevi alla volontà di questo secolo, ma trasformatevi..., per poter discernere la volontà di Dio» (31).
Essa si scopre momento per momento con l'ascolto e la docilità alla voce dello Spirito dentro di noi: «Camminate secondo [cioè sotto l'impulso del]lo Spirito», scrive ancora l'Apostolo
(32).
Perciò è necessario affinare la sensibilità soprannaturale, l'istinto evangelico che lo Spirito ci ha dato e che si sviluppa solo esercitandolo.
Per ottenere questa sensibilità alla voce dello Spirito, Paolo ritiene necessarie ancora due cose. La prima è l'inserimento e il progresso nella vita di reciproco amore di una comunità: «Prego [Dio] che la vostra carità [= amore cristiano vissuto nella comunità] si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio» (33).
La seconda è la preghiera, perché la conoscenza della volontà di Dio è anche un dono: «Non
cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate una piena conoscenza della sua volontà...» (34).

I comandamenti e la volontà di Dio

A questo punto verrebbe da chiederei: dato che il cristiano porta la legge dello Spirito nel suo cuore, che funzione hanno i comandamenti, le regole di condotta per il compimento, da parte nostra, della volontà di Dio?
Non si può certo dire che queste norme siano inutili, perché la legge del credente è l'amore e l'amore è difficile da codificare. Sappiamo come è facile confondere le proprie opinioni, i propri desideri con la voce dello Spirito in noi, come è facile perciò cadere nell' arbitrario e nel soggettivo.
L'amore, data la nostra condizione umana e terrena, ha bisogno di essere spiegato e guidato da norme oggettive, che gli diano un volto concreto e siano punti di riferimento sicuri.
I comandamenti diventano così un aiuto ad amare Dio e gli uomini. E il credente, convinto di questo, cercherà di capire il perché di ogni norma, il motivo che sta all' origine di essa, per conformarsi all'intenzione di chi l'ha formulata. La Legge scritta diventa un mezzo prezioso
messo a servizio dell'uomo. Essa però non è il fine della sua vita.
La volontà di Dio infatti non è osservare un codice di comandamenti, ma è amare Dio e i fratelli: questa è la pienezza della Legge.

 

[1] Gn 1, 26.
[2] C. Westermann, «Genesis», 1 Teilband Genesis 1-11, in «Biblischer Kommentar Altes Testament», I, pp. 217-218.
[3] Sal 8, 5.
[4]  Sal 144, 3-5.
[5]  Gn 2, 17. Cf. anche 2,15-16.
[6] Gn 12, 1-2.
[7]  Gn 12,4.
[8]  Gn 12,3.
[9]  Es 3, 14.
[10]  Rm 8, 29.
[11]  Cf. Mt 5,17.
[12]  Mc 2,27.
[13]  Es 20, 12.
[14]  Cf. Mt 15, 1-9.
[15] Cf.Mt 5,21-48.
[16] Mt 5,38.39.
[17] Mt 5,43.44.
[18]  Mc. 7,15.
[19] Cf. Mt 6, 1-17.
[20] Cf. Mt 13,44-46.
[21] Cf. Mt 19,29; Lc 14, 26.
[22] Lc 9,60.
[23] Gv 13,34; 15, 12.
[24] Gv 15, 13.
[25] Cf. Rm 5, 5.
[26] Rm 15,7.
[27] Ef 5,2.
[28] Fil 2,5. 
[29] Gal 6, 2. 
[30] Rm 13, 10. 
[31] Rm 12,2. 
[32] Ga15,16. 
[33] Fil 1,9-10. 
[34] Col 1,9.