PICCOLI GRANDI LIBRI  Chiara Lubich
IL SÌ DELL'UOMO A DIO

Abramo di Péter Prokop.

città nuova editrice 1995

L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II
«Non chi dice: Signore, Signore...».
Stato di perfezione e perfezione.
Una via di santità per tutti.
Una divina avventura.
Gesù: modello nostro nel fare la volontà del Padre.
Imitare i santi.
Come si manifesta la volontà di Dio.
Il Vangelo: il «comandamento nuovo»
Il decalogo, ecc. .
Ascoltare «quella voce» .
L’attimo presente.
Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito» .
Camminare sempre sul raggio della volontà di Dio
Tutto ciò che Dio vuole o permette è per il nostro bene.
Nuova comprensione di Maria.
Il disegno di Dio sul nostro gruppo:
una Opera nuova nella Chiesa

LA VOLONTÀ DI DIO IN ALFONSO MARIA DE' LIGUORI DOTTORE DELLA CHIESA.

LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI

Dobbiamo veramente ringraziare il Signore perché su questo punto così importante della vita cristiana Egli, soprattutto all'inizio del Movimento, ha promosso circostanze particolari, ci ha suggerito esempi semplici ed efficaci, non ha risparmiato lumi.
Perché tutto questo possa essere patrimonio di ogni membro del Movimento, sarà bene che torniamo a quei primi tempi, memori delle parole della Scrittura: «Richiamate alla memoria quei giorni nei quali, dopo essere stati illuminati...» (35).

«Non chi dice: Signore, Signore...»

Avevamo dunque scelto Dio, che si era manifestato per quello che è: Amore.
Ci siamo chieste allora: come si fa ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze? E ci siamo ricordate della parola
della Scrittura: «Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio...» (36). Abbiamo capito che, per amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze, dovevamo fare la sua volontà con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze. Era dunque chiaro che amare Dio non consisteva in un sentimento, ma nell'adempiere il suo volere.
Fare la volontà di Dio fu allora l'espressione pratica del nostro amore a Lui.
Ci siamo ricordate di possedere un grande dono: la libertà, e abbiamo avvertito che nulla poteva esservi di più ragionevole per una creatura, figlia di Dio, che l'atto di cederla liberamente a Colui che gliel'ha data. Così ci siamo proposte di fare, da quel momento, non la nostra, ma la volontà di Dio.
Abbiamo cercato di uniformare immediatamente la nostra volontà a quella di Dio: volevamo la volontà di Dio. Unica nostra volontà era la volontà di Dio. Così avremmo veramente amato Dio.

Stato di perfezione e perfezione

In quel tempo, una,mia esperienza ci fornì una chiarificazione assai importante.
Nel dicembre 1943 il Signore mi aveva chiamata a consacrarmi a Lui nella castità.
Nel Natale del medesimo anno, durante la Messa di mezzanotte, avvertii nel mio cuore la richiesta di Gesù a darGli tutto. Per «tutto» non potevo non intendere se non quello che allora ordinariamente si pensava: oltre la verginità, il dono della mia volontà con l'obbedienza; di tutto quanto poteva essere mio con la povertà; della mia famiglia, di quanto c'era di bello nel mondo, con la clausura e la più stretta. Dissi di sì a Dio, pur fra le lacrime e nello strazio per un qualcosa che si ribellava dentro di me.
Il giorno dopo andai dal mio confessore e questi, conoscendo quello che stava fiorendo attorno a me, le mie prime compagne, disse decisamente: no, questa non è per te la volontà di Dio.
In quel momento si distinsero nella mia mente due concetti che fin allora coincidevano: lo stato di perfezione e la perfezione.
Capii che, certamente, vi erano stati di vita più o meno perfetti, ma che la perfezione si raggiunge solo facendo la volontà di Dio.

Una via di santità per tutti

Ricordo che prima di allora avevo l'impressione che un alto muro m'impedisse l'accesso alla santità. Come trovare un varco? Pensavo: se si tratta di far penitenza tutto il giorno, mettiamoci il cilizio tutto il giorno, battiamoci a sangue tutto il giorno; se si tratta di pregare, preghiamo tutto il giorno... Ma come si deve fare per farsi santi? Non capivo. E fu soprattutto nella suddetta circostanza che Dio mi illuminò: per farsi santi, basta fare la volontà di Dio.
E stata una scoperta estremamente utile e meravigliosa.
Ecco - dissi - una via buona per tutti: per uomini e donne, dotti e indotti, intellettuali ed
operai, mamme e consacrate, laici e sacerdoti, giovani e anziani, governanti e cittadini... Ecco la via aperta alla santità per ogni essere umano. Mi sembrava di avere in mano la carta d'accesso alla perfezione non soltanto per un'élite di persone - quelle chiamate al convento o al sacerdozio -, ma per le folle!

Una divina avventura

E vedevo di fronte alla mia vita, e alla vita di tutti, un bivio: si poteva camminare secondo la propria volontà, o secondo quella di Dio.
Facendo la nostra volontà, la nostra sorte sarebbe stata simile a quella di quasi tutte le persone del mondo. Ogni giorno moltissimi muoiono e
c'è tanto dolore: lacrime e fiori. Ma poi, dopo la seconda generazione, in genere, chi si ricorda di loro?
Se invece ci fossimo incamminate per la strada della volontà di Dio, Dio ci avrebbe guidato attimo dopo attimo lungo sentieri pensati dal suo amore, inventati dalla sua fantasia, suggeriti dalla sua provvidenza, che si cura dei singoli e della collettività. Egli ci avrebbe trascinate in una meravigliosa divina avventura, a noi sconosciuta. E la nostra vita quale sorte avrebbe avuto? Non sarebbe finita nel silenzio, ma sarebbe rimasta a illuminare tanti, come quella dei santi.
Ed
eravamo così convinte della bontà, del valore, dell'utilità, della bellezza di questa scelta, che si giudicava strano quell'atteggiamento di molti che si limitano a rassegnarsi alla volontà di Dio. Si diceva: Come? rassegnarsi?! Dovremmo piuttosto rassegnarci a fare la nostra volontà insipida, poco fruttuosa" e poco costruttiva! Occorre volerla la volontà di Dio perché è il meglio che possiamo desiderare. Non è il caso di dire: «devo fare» la volontà di Dio, ma «posso fare!» la volontà di Dio!
Cadevano così tutti i nostri progetti e ci si abbandonava completamente a Dio.
Sapevamo che la volontà di Dio era la volontà di un Padre. Potevamo senza timore rimetterci
a Lui. Egli senz'altro avrebbe voluto qualsiasi cosa per il nostro bene.
Noi credevamo all'amore.
E questo abbandono non era quietismo, ché anzi, vista la volontà di Dio, la facevamo nostra e l'adempivamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze, sforzandoci di essere il più possibile coerenti con essa, anche se continuamente mutevole.
Quando non si capiva la volontà di Dio, ci si comportava come meglio si pensava, pregando
Dio di rimetterci, qualora la nostra scelta fosse stata sbagliata, sul binario giusto.
E ben presto si è acquistata una grande elasticità nel comprenderla.
Eravamo consce di comporre con la nostra vita così vissuta un divino disegno, di cui non conoscevamo nulla, se non che ce lo proponeva Dio, un Padre, e che tutte le circostanze erano voci del suo amore per noi.

Gesù: modello nostro nel fare la volontà del Padre

Così vivendo, ci vennero in luce, in quel tempo, molte parole delta Scrittura:
«Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (37), aveva detto Gesù, e noi volevamo ripetere altrettanto.
«Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha manda
to» (38).
«Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (39).
«Io faccio sempre le cose che gli sono gradite» (40).
«Ecco, lo vengo... per fare, o Dio, la tua volontà» (41). Noi guardavamo Gesù.
Lo imitavamo non in modo esteriore (come nella flagellazione, o nell' «andar senza bisaccia», ecc.), ma nel fatto che, come Lui, si voleva fare la volontà di Dio.
«L'anima deve mirare - si scriveva nel 1946 ad essere al più presto un altro Gesù. Far "da
Gesù" su a terra...
Prestare a Dio la nostra umanità affinché la usi per farvi rivivere il Figlio suo diletto.
Per questo far come Gesù: solo la volontà del Padre. Poter aver sempre sulla bocca quelle parole che Gesù diceva di sé...
Quando l'anima impersonerà il Cristo nella sua decisa totale obbedienza al Padre, allora in
lei sarà l'unità».

Imitare i santi

Anche i santi erano visti da noi in questa prospettiva. Non si dovevano imitare pedestremente, ma nel fare, come essi hanno fatto, la volontà di Dio.
Quanto erano diversi l'uno dall'altro, ma quanto identici nell'aver fatto tutti la volontà di Dio! Per noi, in quei tempi, fare la volontà di Dio era tutto il nostro Ideale!
La consacrazione a Dio con i voti, per esempio, era importante, ma più importava la volontà di Dio.
Ricordo che sentivo mia sorella, chiamata al matrimonio, fortunata come me, uguale, uguale a me.
Le dicevo: tu ti sposi e fai la volontà di Dio ed io resto vergine, ma siamo uguali perché l'importante è la volontà di Dio.
Fare la volontà di Dio era la norma che ci legava tutti in fraternità fra noi, con Gesù e in figliolanza col Padre.

Come si manifesta la volontà di Dio

E chi ci manifestava la volontà di Dio?
Noi la trovavamo soprattutto nella spiritualità che stava nascendo. Dio era il nostro Ideale. E per vivere conforme ad esso, dovevamo attuare quel comando che Gesù dice suo, il comandamento nuovo.

Il Vangelo: il «comandamento nuovo»

È stato per adempiere bene questo imperativo che abbiamo fatto un patto. Anche l'amore a Gesù Abbandonato (cioè a Gesù nel suo massimo dolore, quando grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?») era in funzione di esso. Era questo comando vissuto che provocava l'unità voluta da Gesù e faceva «mettere» Gesù in mezzo a noi. Era anche per attuare bene questo comando che si vivevano tutte le altre parole del Vangelo.
Dio ci aveva concentrato su quello. E con ciò oggi ce ne rendiamo conto sempre di più Dio ci ha svelato il cuore del cristianesimo.

Il decalogo, ecc.

Anche i «comandamenti» ci manifestavano la volontà di Dio. Essa ci era espressa pure dai precetti della Chiesa, dai superiori, dai doveri del nostro stato. Le stesse leggi civili erano volontà di Dio per noi. Così le circostanze gioiose, dolorose o indifferenti.

Ascoltare «quella voce»

Avevamo una bussola per centrare la volontà di Dio: era «la voce» dentro di noi, la voce dello Spirito (42). «Ascolta quella voce!» era una nostra esortazione. E in quei tempi parlare di «voce» interiore significava rischiare di passar per eretici, così come non era facile a dei laici parlare del Vangelo o di amore. Ci si abituò ad ascoltare «quella voce» per conoscere la volontà di Dio.
Più tardi, si capì uno dei motivi per cui Dio ha creato il Focolare. È la presenza di Gesù in mezzo a noi che, come l'altoparlante, ampliava, facendola sentire più chiaramente, la voce di Dio dentro ciascuno di noi. In focolare - diciamo noi - siamo tra due fuochi: Dio in noi e Dio in mezzo a noi. Lì, in quella fornace divina, ci formiamo e ci alleniamo ad ascoltare e seguire Gesù.
E non è forse pensiero di san Paolo che, per capire la volontà di Dio, è bene essere inseriti in una comunità cristiana dove Cristo vive (43)?

L'attimo presente

Durante i primi tempi del Movimento, la vita poteva mancarci da un momento all' altro, perché non eravamo ben riparate dai bombardamenti. Essendoci allora chieste: quando dobbiamo amare Dio facendo la sua volontà? abbiamo subito capito: ora, adesso, perché non sappiamo se avremo il dopo.
L'unico tempo che avevamo nelle nostre mani era il momento presente. Il passato era già passato, il futuro non sapevamo se ci sarebbe stato. Si diceva: il passato non è più, mettiamolo nella misericordia di Dio. Il futuro non è ancora. Vivendo il presente, si vivrà bene anche il futuro quando diverrà presente.
Com' è sciocco - si commentava - vivere nel passato, che non torna, o in un futuro che non sarà mai ed è per ora imprevedibile!
Si faceva l'esempio del treno. Come un viaggiatore per arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro nel treno, ma sta seduto al suo posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da sé.
E presente dopo presente saremmo arrivate al momento dal quale dipende l'eternità.
Amando la volontà di Dio nel presente con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze avremmo potuto adempiere, per tutta la nostra esistenza, il comando di amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze.

Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito»

Inoltre, secondo una distinzione che si faceva allora, noi distinguevamo la volontà di Dio significata e quella di beneplacito. Per volontà di Dio significata si intendeva quanto si sapeva di dover osservare: la parola di Dio, i comandamenti, i precetti, i doveri del proprio stato, ecc. Per volontà di beneplacito si intendeva quanto poteva capitare e non era previsto: un incontro, una disgrazia, una fortuna, una circostanza, ecc.
Nostro studio era compiere alla perfezione la volontà di Dio significata, ma con l'elasticità di chi sa cambiare rotta non appena Dio manifesta il suo volere diverso.
Si osservavano, nel primo gruppo di persone che seguivano il Movimento, quelli che erano più propensi ad adempiere l'uno o l'altro tipo di volontà di Dio, e se ne costatavano pregi e difetti.
Chi era più propenso a seguire la volontà di Dio significata, trascurando quella di beneplacito, era portato a non vedere nelle circostanze il nuovo volere di Dio, a vivere quindi con poca intimità con Lui, a non darsi a Dio con tutto il cuore, cosicché, pur credendosi attaccato ai propri doveri, lo era in pratica a se stesso.
Chi più volentieri seguiva la volontà di Dio di beneplacito, conosceva meglio la poesia del
Vangelo e sapeva più agevolmente scoprire la linea d'oro della provvidenziale mano di Dio in tutte le cose; ma a volte, aiutato dalla fantasia, credeva di vedere Dio dappertutto e presentava la vita evangelica in modo troppo avventuroso o romantico, togliendole ciò che vi è di più bello: la normalità di una vita soprannaturale, semplice, non artificiale né eccessiva, pura e armoniosa, come è la natura, come è Maria.
Ecco allora tutto uno studio per essere veramente quel che Dio voleva nell'attimo presente, per cogliere momento per momento il disegno di Dio su ciascuno di noi.

Camminare sempre sul raggio della volontà di Dio

Per rappresentarci il nostro Ideale avevamo sempre dinanzi la figura del sole con i suoi raggi. Ognuno di noi camminava nella vita, negli attimi che si susseguivano, su un raggio, distinto dal raggio del fratello, ma pur sempre su un raggio di sole, cioè nella volontà di Dio. Tutti dunque facevamo una sola volontà, quella di Dio, ma per ognuno essa era diversa: così ognuno si sentiva - per l'unica volontà che ci legava tra noi, a Gesù e al Padre - uno col fratello, con Gesù, col Padre.
E come i raggi sono di sole, sono uno, col sole, così la volontà di Dio e Dio coincidevano: amando la sua volontà si amava Dio.
Bisognava camminare sempre in quel raggio, essere sempre illuminati da esso, rimanere costantemente nella volontà di Dio. E per riuscirci occorreva a volte violenza: far tacere la nostra volontà e «rapire» la sua, che è poi .il suo amore a nostro riguardo.
Una volta stabilite per parecchi attimi successivi nella divina volontà, era leggero e soave il suo giogo.
Così, nella nostra vita tutto mutava. Ad esempio i rapporti. Prima andavamo da chi piaceva a noi ed amavamo quelli che garbavano a noi. Ora si avvicinavano tutti quelli che la volontà di Dio voleva e restavamo con essi finché era volontà di Dio.
L'essere tutti proiettati nella divina volontà di quell'attimo portava di conseguenza il distacco da tutte le cose e dal nostro io, distacco non tanto cercato di proposito, perché si cercava Dio solo, ma trovato di fatto, perché dove era una cosa non poteva starcene un' altra e dov' era la divina volontà non poteva starci la nostra. Nell'attimo presente non potevamo fare due cose, ma una sola: lavoravamo quindi non tanto per togliere da noi la nostra volontà, quanto per mettervi la volontà di Dio.
E, quando ci accorgevamo di aver trascorso qualche attimo nella volontà nostra, «fuori del raggio», dicevamo noi, nelle tenebre, lasciando vivere l'uomo vecchio, unico modo per migliorarci era metterci a fare la divina volontà di quell'attimo perché, dato che non avevamo amato il Signore nei momenti precedenti, era bene lo amassimo almeno allora.
Si andava così tessendo giorno per giorno un magnifico ricamo. Gli attimi in cui si era vissuto «fuori del raggio» erano recuperati dalla misericordia di Dio; nel rovescio del ricamo, a noi apparivano come tanti nodi, ma questa era solo la visione umana delle cose; convinte che la misericordia di Dio riempie ogni vuoto ed aggiusta ogni strappo, si era sicure che il ricamo al diritto, cioè come è visto da Dio, sarebbe risultato perfetto. E la nostra vita sarebbe apparsa in cielo come una delle meravigliose storie di un figlio di Dio.
Ci piaceva quello che avevamo letto di Francesco di Sales, il quale, guardando al futuro, si era espresso press'a poco così: «I veri cristiani porteranno un nome nuovo, scolpito in cuore: "lo sono la volontà di Dio su di me"» (44),

Tutto ciò che Dio vuole o permette è per il nostro bene

Tutto ciò che Dio voleva da noi era amore. Era sempre Lui che veniva ogni attimo nella sua volontà; questa poteva apparire triste o bella, ma in realtà era Lui, era il suo amore. E ciò che Lui permetteva? I nostri sbagli, le nostre debolezze?
Ci venne in aiuto fin dai primi tempi Caterina da Siena: «Tutto ciò che Dio vuole o permette è per la nostra santificazione» (45).
Bisognava dunque non fermarsi mai. Si sbaglia? Pazienza. Il tutto, messo nella misericordia di Dio, non solo non è più inutile e dannoso, ma può servire all'umiltà, base della santità. Non stava anche scritto che tutto coopera al bene per coloro che amano Dio (46)? Volevamo amare Dio, e la Scrittura ci chiariva che tutto finisce col servire al progresso personale.
In questa tensione a vivere la volontà di Dio, lo Spirito ben presto ci ha fatto capire che era bene fare il bene che Dio voleva; era male fare il bene che Dio non voleva. E ciò ha dato maggiore elasticità alla nostra nuova vita.
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La volontà di Dio, fatta con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, portava tanta pace e gioia grande. Pace e gioia che il mondo non sa dare. Era la pace che sa elargire solo Dio.
Fuori della volontà di Dio era tormento, assenza di luce, di amore, di pace.
Ci si abituava a distinguere così la vita naturale dalla vita soprannaturale.
Anche prima di allora c'era in noi la vita soprannaturale, la grazia di Dio, però non si faceva fruttare abbastanza questa vita divina; pur essendo battezzati, vivevamo praticamente come non lo fossimo, avendo il. cuore e la mente attaccati a tante cose anziché a Dio solo.

Nuova comprensione di Maria

Vivendo la volontà di Dio abbiamo compreso meglio anche Maria. In lei abbiamo ammirato la creatura più perfetta che sia vissuta in terra, perché ha fatto solo la volontà di Dio.
Così, se per noi fare la volontà di Dio era «vivere Gesù», era anche vivere come Maria: era il miglior modo di essere devoti di Maria e figli suoi.
Divennero nostre le sue parole: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (47).

Il disegno di Dio sul nostro gruppo: un'Opera nuova nella Chiesa

Ma che cosa ha portato in noi lo sforzo di fare sempre, momento per momento, la volontà di Dio?
Giacché compiendola, si ama Dio, Egli si è manifestato. A chi ama Dio, Egli si manifesta (48).
E a grado a grado sin dall'inizio e su su durante gli anni, e avanti fino al presente, lo Spirito ci ha svelato lo splendido disegno che Dio aveva su ciascuno di noi e sul nostro gruppo. Ne è venuta un'Opera nuova della Chiesa, bella oltre ogni dire, sacra come tutto ciò che è divino e umano insieme, viva come il Corpo di Cristo di cui è un' espressione, ricca, infinitamente ricca come tutto ciò che è tessuto dal Cielo, proiettata a risolvere, assieme ad altre Opere sorte nella cristianità, i problemi più attuali dell'umanità. E la Chiesa, dopo averla studiata, l'ha benedetta e l'ha approvata. L'ha confermata quale volontà di Dio per tutti quanti ne fanno parte e per quanti Dio chiamerà a comporla.

 

[35] Eb 10, 32.
[36] Mt7,21, 
[37] Gv 4,34. 
[38] Gv 6, 38.
[39] Lc 22,42.
[40] Gv 8, 29.
[41] Eb 10,7.
[42] Per la documentazione, vedi capitolo seguente.
[43] Cf. Fil 1,9-10.
[44] Cf. S. Francesco di Sales, Teotimo, ossia Trattato dell'amor di Dio, VIII, 7; II, Roma 1958, p. 81.
[45] Cf. S. Caterina da Siena, Epistolario, II, Alba 1966, p.220.
[46] Cf. Rm 8, 28.
[47] Lc 1, 38.
[48] Cf. Gv 14,21.