Chiara Lubich
IL SÌ DELL'UOMO A DIO
città nuova editrice 1995
| L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO | LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI | IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I | IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II | |||
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LA VOLONTÀ DI DIO IN ALFONSO MARIA DE' LIGUORI DOTTORE DELLA CHIESA. |
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LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI
Dobbiamo veramente ringraziare il Signore perché su questo
punto così importante della vita cristiana Egli, soprattutto all'inizio del
Movimento, ha promosso circostanze particolari, ci ha suggerito esempi semplici
ed efficaci, non ha risparmiato lumi.
Perché tutto questo possa essere patrimonio di ogni membro
del Movimento, sarà bene che torniamo a quei primi tempi, memori delle parole
della Scrittura: «Richiamate alla memoria quei giorni nei quali, dopo essere
stati illuminati...» (35).
«Non chi dice: Signore, Signore...»
Avevamo dunque scelto Dio, che si era manifestato per quello
che è: Amore.
Ci siamo chieste allora: come si fa ad amare Dio con tutto il
cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze? E ci siamo ricordate della parola
della Scrittura: «Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel
regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio...» (36). Abbiamo capito che,
per amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze, dovevamo fare
la sua volontà con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze. Era
dunque chiaro che amare Dio non consisteva in un sentimento, ma nell'adempiere
il suo volere.
Fare la volontà di Dio fu allora l'espressione pratica del
nostro amore a Lui.
Ci siamo ricordate di possedere un grande dono: la libertà, e
abbiamo avvertito che nulla poteva esservi di più ragionevole per una creatura,
figlia di Dio, che l'atto di cederla liberamente a Colui che gliel'ha data. Così
ci siamo proposte di fare, da quel momento, non la nostra, ma la volontà di Dio.
Abbiamo cercato di uniformare immediatamente la nostra
volontà a quella di Dio: volevamo la volontà di Dio. Unica nostra volontà era
la volontà di Dio. Così avremmo veramente amato Dio.
Stato di perfezione e perfezione
In quel tempo, una,mia esperienza ci fornì una
chiarificazione assai importante.
Nel dicembre 1943 il Signore mi aveva chiamata a consacrarmi
a Lui nella castità.
Nel Natale del medesimo anno, durante la Messa di mezzanotte,
avvertii nel mio cuore la richiesta di Gesù a darGli tutto. Per «tutto»
non potevo non intendere se non quello che allora ordinariamente si pensava:
oltre la verginità, il dono della mia volontà con l'obbedienza; di tutto quanto poteva essere mio con la povertà; della mia
famiglia, di quanto c'era di bello nel mondo, con la clausura e la più stretta.
Dissi di sì a Dio, pur fra le lacrime e nello strazio per un qualcosa che si
ribellava dentro di me.
Il giorno dopo andai dal mio confessore e questi, conoscendo
quello che stava fiorendo attorno a me, le mie prime compagne, disse
decisamente: no, questa non è per te la volontà di Dio.
In quel momento si distinsero nella mia mente due concetti
che fin allora coincidevano: lo stato di perfezione e la perfezione.
Capii che, certamente, vi erano stati di vita più o meno
perfetti, ma che la perfezione si raggiunge solo facendo la volontà di Dio.
Una via di santità per tutti
Ricordo che prima di allora avevo l'impressione che un alto
muro m'impedisse l'accesso alla santità. Come trovare un varco? Pensavo: se si tratta di far
penitenza tutto il giorno, mettiamoci il cilizio tutto il giorno, battiamoci a
sangue tutto il giorno; se si tratta di pregare, preghiamo tutto il giorno... Ma come si deve fare
per farsi santi? Non capivo. E fu soprattutto
nella suddetta circostanza che Dio mi illuminò: per farsi santi, basta fare la volontà di Dio.
E stata una scoperta estremamente utile e meravigliosa.
Ecco - dissi - una via buona per tutti: per uomini e donne, dotti e indotti, intellettuali ed
operai, mamme e consacrate, laici e sacerdoti,
giovani e anziani, governanti e cittadini... Ecco
la via aperta alla santità per ogni essere umano. Mi sembrava
di avere in mano la carta d'accesso alla perfezione non soltanto per un'élite di
persone - quelle chiamate al convento o al sacerdozio -, ma per le folle!
Una divina avventura
E vedevo di fronte alla mia vita, e alla vita di
tutti, un bivio: si poteva camminare secondo la propria
volontà, o secondo quella di Dio.
Facendo la nostra volontà, la nostra sorte sarebbe stata
simile a quella di quasi tutte le persone del mondo. Ogni giorno moltissimi
muoiono e c'è tanto dolore: lacrime e fiori. Ma poi, dopo la seconda
generazione, in genere, chi si ricorda di loro?
Se invece ci fossimo incamminate per la strada della volontà
di Dio, Dio ci avrebbe guidato attimo dopo attimo lungo sentieri pensati dal suo
amore, inventati dalla sua fantasia, suggeriti dalla sua provvidenza, che si
cura dei singoli e della collettività. Egli ci avrebbe trascinate in una
meravigliosa divina avventura, a noi sconosciuta. E la nostra vita quale sorte
avrebbe avuto? Non sarebbe finita nel silenzio, ma sarebbe rimasta a illuminare
tanti, come quella dei santi.
Ed eravamo così convinte della bontà, del valore,
dell'utilità, della bellezza di questa scelta, che si giudicava strano quell'atteggiamento di molti che si limitano a rassegnarsi alla volontà di Dio. Si
diceva: Come? rassegnarsi?! Dovremmo piuttosto rassegnarci a fare la nostra
volontà insipida, poco fruttuosa" e poco costruttiva! Occorre volerla la
volontà di Dio perché è il meglio che possiamo desiderare. Non è il caso di
dire: «devo fare» la volontà di Dio, ma «posso fare!» la volontà di Dio!
Cadevano così tutti i nostri progetti e ci si abbandonava
completamente a Dio.
Sapevamo che la volontà di Dio era la volontà di un Padre.
Potevamo senza timore rimetterci a Lui. Egli senz'altro avrebbe voluto qualsiasi cosa per il
nostro bene.
Noi credevamo all'amore.
E questo abbandono non era quietismo, ché anzi, vista la
volontà di Dio, la facevamo nostra e l'adempivamo con tutto il cuore, con tutta
l'anima, con tutte le forze, sforzandoci di essere il più possibile coerenti con
essa, anche se continuamente mutevole.
Quando non si capiva la volontà di Dio, ci si comportava come
meglio si pensava, pregando Dio di rimetterci, qualora la nostra
scelta fosse stata sbagliata, sul binario giusto.
E ben presto si è acquistata una grande elasticità nel
comprenderla.
Eravamo consce di comporre con la nostra vita così vissuta un
divino disegno, di cui non conoscevamo nulla, se non che ce lo proponeva Dio, un
Padre, e che tutte le circostanze erano voci del suo amore per noi.
Gesù: modello nostro nel fare la volontà del Padre
Così vivendo, ci vennero in luce, in quel tempo, molte parole
delta Scrittura:
«Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (37),
aveva detto Gesù, e noi volevamo ripetere altrettanto.
«Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato»
(38).
«Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà»
(39).
«Io faccio sempre le cose che gli sono gradite»
(40).
«Ecco, lo vengo... per fare, o Dio, la tua volontà» (41). Noi
guardavamo Gesù.
Lo imitavamo non in modo esteriore (come nella flagellazione, o
nell' «andar senza bisaccia», ecc.), ma nel fatto che, come Lui, si voleva fare
la volontà di Dio.
«L'anima deve mirare - si scriveva nel 1946 ad essere al più
presto un altro Gesù. Far "da Gesù" su a terra...
Prestare a Dio la nostra umanità affinché la usi per farvi
rivivere il Figlio suo diletto.
Per questo far come Gesù: solo la volontà del Padre. Poter aver
sempre sulla bocca quelle parole che Gesù diceva di sé...
Quando l'anima impersonerà il Cristo nella sua decisa totale
obbedienza al Padre, allora in lei sarà l'unità».
Imitare i santi
Anche i santi erano visti da noi in questa prospettiva. Non
si dovevano imitare pedestremente, ma nel fare, come essi hanno fatto, la volontà di Dio.
Quanto erano diversi l'uno dall'altro, ma quanto identici
nell'aver fatto tutti la volontà di Dio! Per noi, in quei tempi, fare la volontà
di Dio era tutto il nostro Ideale!
La consacrazione a Dio con i voti, per esempio, era importante,
ma più importava la volontà di Dio.
Ricordo che sentivo mia sorella, chiamata al matrimonio,
fortunata come me, uguale, uguale a me.
Le dicevo: tu ti sposi e fai la volontà di Dio ed io resto
vergine, ma siamo uguali perché l'importante è la volontà di Dio.
Fare la volontà di Dio era la norma che ci legava tutti in
fraternità fra noi, con Gesù e in figliolanza col Padre.
Come si manifesta la volontà di Dio
E chi ci manifestava la volontà di Dio?
Noi la trovavamo soprattutto nella spiritualità che stava
nascendo. Dio era il nostro Ideale. E per vivere conforme ad esso, dovevamo
attuare quel comando che Gesù dice suo, il comandamento nuovo.
Il Vangelo: il «comandamento nuovo»
È stato per adempiere bene questo imperativo
che abbiamo fatto un patto. Anche l'amore a Gesù Abbandonato
(cioè a Gesù nel suo massimo dolore, quando grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?») era in funzione di esso. Era questo comando vissuto che
provocava l'unità voluta da Gesù e faceva «mettere» Gesù in mezzo a noi. Era
anche per attuare bene questo comando che si vivevano tutte le altre parole del
Vangelo.
Dio ci aveva concentrato su quello. E con ciò oggi ce ne
rendiamo conto sempre di più Dio ci ha svelato il cuore del cristianesimo.
Il decalogo, ecc.
Anche i «comandamenti» ci manifestavano la volontà di Dio. Essa ci era espressa pure dai precetti della Chiesa, dai superiori, dai doveri del nostro stato. Le stesse leggi civili erano volontà di Dio per noi. Così le circostanze gioiose, dolorose o indifferenti.
Ascoltare «quella voce»
Avevamo una bussola per centrare la volontà di Dio: era «la
voce» dentro di noi, la voce dello Spirito (42). «Ascolta quella voce!» era una
nostra esortazione. E in quei tempi parlare di «voce» interiore significava
rischiare di passar per eretici, così come non era facile a dei laici parlare
del Vangelo o di amore. Ci si abituò ad ascoltare «quella voce» per conoscere la
volontà di Dio.
Più tardi, si capì uno dei motivi per cui Dio ha creato il
Focolare. È la presenza di Gesù in mezzo a noi che, come l'altoparlante,
ampliava, facendola sentire più chiaramente, la voce di Dio
dentro ciascuno di noi. In focolare - diciamo noi - siamo tra due fuochi:
Dio in noi e Dio in mezzo a noi. Lì, in quella fornace divina, ci formiamo e ci
alleniamo ad ascoltare e seguire Gesù.
E non è forse pensiero di san Paolo che, per capire la
volontà di Dio, è bene essere inseriti in una comunità cristiana dove Cristo
vive (43)?
L'attimo presente
Durante i primi tempi del Movimento, la vita poteva mancarci
da un momento all' altro, perché non eravamo ben riparate dai bombardamenti. Essendoci
allora chieste: quando dobbiamo amare Dio facendo la sua volontà? abbiamo subito
capito: ora, adesso, perché non sappiamo se avremo il dopo.
L'unico tempo che avevamo nelle nostre mani era il momento
presente. Il passato era già passato, il futuro non sapevamo se ci sarebbe stato. Si diceva: il passato non è più,
mettiamolo nella
misericordia di Dio. Il futuro non è ancora. Vivendo il presente, si vivrà bene
anche il futuro quando diverrà presente.
Com' è sciocco - si commentava - vivere nel passato, che non
torna, o in un futuro che non sarà mai ed è per ora imprevedibile!
Si faceva l'esempio del treno. Come un viaggiatore per
arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro nel treno, ma sta seduto al suo
posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da
sé.
E presente dopo presente saremmo arrivate al momento dal
quale dipende l'eternità.
Amando la volontà di Dio nel presente con tutto il cuore,
tutta l'anima, tutte le forze avremmo potuto adempiere, per tutta la nostra
esistenza, il comando di amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le
forze.
Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito»
Inoltre, secondo una distinzione che si faceva allora, noi
distinguevamo la volontà di Dio significata e quella di beneplacito. Per
volontà di Dio significata si intendeva quanto si sapeva di dover osservare: la
parola di Dio, i comandamenti, i precetti, i doveri del proprio stato, ecc. Per
volontà di beneplacito si intendeva quanto poteva capitare e non era previsto:
un incontro, una disgrazia, una fortuna, una circostanza, ecc.
Nostro studio era compiere alla perfezione la volontà di Dio
significata, ma con l'elasticità di chi sa cambiare rotta non appena Dio
manifesta il suo volere diverso.
Si osservavano, nel primo gruppo di persone che seguivano il
Movimento, quelli che erano più propensi ad adempiere l'uno o l'altro tipo di
volontà di Dio, e se ne costatavano pregi e difetti.
Chi era più propenso a seguire la volontà di Dio significata,
trascurando quella di beneplacito, era portato a non vedere nelle circostanze il
nuovo volere di Dio, a vivere quindi con poca intimità con Lui, a non darsi a
Dio con tutto il cuore, cosicché, pur credendosi attaccato ai propri doveri, lo
era in pratica a se stesso.
Chi più volentieri seguiva la volontà di Dio di beneplacito,
conosceva meglio la poesia del Vangelo e sapeva più agevolmente scoprire la linea d'oro
della provvidenziale mano di Dio in tutte le cose; ma a volte, aiutato dalla
fantasia, credeva di vedere Dio dappertutto e presentava la vita evangelica in
modo troppo avventuroso o romantico, togliendole ciò che vi è di più bello: la
normalità di una vita soprannaturale, semplice, non artificiale né eccessiva,
pura e armoniosa, come è la natura, come è Maria.
Ecco allora tutto uno studio per essere veramente quel che
Dio voleva nell'attimo presente, per cogliere momento per momento il disegno di
Dio su ciascuno di noi.
Camminare sempre sul raggio della volontà di Dio
Per rappresentarci il nostro Ideale avevamo sempre dinanzi la
figura del sole con i suoi raggi. Ognuno di noi camminava nella vita, negli
attimi che si susseguivano, su un raggio, distinto dal raggio del fratello, ma
pur sempre su un raggio di sole, cioè nella volontà di Dio. Tutti dunque
facevamo una sola volontà, quella di Dio, ma per ognuno essa era diversa: così
ognuno si sentiva - per l'unica volontà che ci legava tra
noi, a Gesù e al Padre - uno col fratello, con Gesù, col Padre.
E come i raggi sono di sole, sono uno, col sole, così
la volontà di Dio e Dio coincidevano: amando la sua volontà si amava Dio.
Bisognava camminare sempre in quel raggio, essere sempre
illuminati da esso, rimanere costantemente nella volontà di Dio. E per
riuscirci occorreva a volte violenza: far tacere la nostra volontà e «rapire» la
sua, che è poi .il suo amore a nostro riguardo.
Una volta stabilite per parecchi attimi successivi nella
divina volontà, era leggero e soave il suo giogo.
Così, nella nostra vita tutto mutava. Ad esempio i rapporti.
Prima andavamo da chi piaceva a noi ed amavamo quelli che garbavano a noi. Ora
si avvicinavano tutti quelli che la volontà di Dio voleva e restavamo con essi
finché era volontà di Dio.
L'essere tutti proiettati nella divina volontà di quell'attimo portava di conseguenza il distacco da tutte le cose e dal nostro io,
distacco non tanto cercato di proposito, perché si cercava Dio solo, ma trovato
di fatto, perché dove era una cosa non poteva starcene un' altra e dov' era la
divina volontà non poteva starci la nostra. Nell'attimo presente non potevamo
fare due cose, ma una sola: lavoravamo quindi non tanto per togliere da noi la
nostra volontà, quanto per mettervi la volontà di Dio.
E, quando ci accorgevamo di aver trascorso qualche
attimo nella volontà nostra, «fuori del raggio», dicevamo noi, nelle tenebre,
lasciando vivere l'uomo vecchio, unico modo per migliorarci era metterci a fare
la divina volontà di quell'attimo perché, dato che non avevamo amato il Signore
nei momenti precedenti, era bene lo amassimo almeno allora.
Si andava così tessendo giorno per giorno un magnifico
ricamo. Gli attimi in cui si era vissuto «fuori del raggio» erano recuperati
dalla misericordia di Dio; nel rovescio del ricamo, a noi apparivano come tanti
nodi, ma questa era solo la visione umana delle cose; convinte che la
misericordia di Dio riempie ogni vuoto ed aggiusta ogni strappo, si era sicure
che il ricamo al diritto, cioè come è visto da Dio, sarebbe risultato perfetto.
E la nostra vita sarebbe apparsa in cielo come una delle meravigliose storie di
un figlio di Dio.
Ci piaceva quello che avevamo letto di Francesco di Sales, il
quale, guardando al futuro, si era espresso press'a poco così: «I veri cristiani
porteranno un nome nuovo, scolpito in cuore: "lo sono la volontà di Dio su di
me"» (44),
Tutto ciò che Dio vuole o permette è per il nostro bene
Tutto ciò che Dio voleva da noi era amore. Era sempre Lui che
veniva ogni attimo nella sua volontà; questa poteva apparire triste o bella, ma
in realtà era Lui, era il suo amore. E ciò che Lui permetteva? I nostri sbagli,
le nostre debolezze?
Ci venne in aiuto fin dai primi tempi Caterina da Siena: «Tutto
ciò che Dio vuole o permette è per la nostra santificazione» (45).
Bisognava dunque non fermarsi mai. Si sbaglia? Pazienza. Il
tutto, messo nella misericordia di Dio, non solo non è più inutile e dannoso, ma
può servire all'umiltà, base della santità. Non stava anche scritto che tutto
coopera al bene per coloro che amano Dio (46)? Volevamo amare Dio, e la Scrittura
ci chiariva che tutto finisce col servire al progresso personale.
In questa tensione a vivere la volontà di Dio, lo Spirito ben
presto ci ha fatto capire che era bene fare il bene che Dio voleva; era male
fare il bene che Dio non voleva. E ciò ha dato maggiore elasticità alla nostra
nuova vita. .
La volontà di Dio, fatta con tutto il cuore, tutta la mente e
tutte le forze, portava tanta pace e gioia grande. Pace e gioia che il mondo non sa dare. Era la pace che sa elargire solo Dio.
Fuori della volontà di Dio era tormento, assenza di luce, di
amore, di pace.
Ci si abituava a distinguere così la vita naturale dalla vita
soprannaturale.
Anche prima di allora c'era in noi la vita soprannaturale, la
grazia di Dio, però non si faceva fruttare abbastanza questa vita divina; pur
essendo battezzati, vivevamo praticamente come non lo fossimo, avendo il. cuore
e la mente attaccati a tante cose anziché a Dio solo.
Nuova comprensione di Maria
Vivendo la volontà di Dio abbiamo compreso meglio anche
Maria. In lei abbiamo ammirato la creatura più perfetta che sia vissuta in
terra, perché ha fatto solo la volontà di Dio.
Così, se per noi fare la volontà di Dio era «vivere Gesù»,
era anche vivere come Maria: era il miglior modo di essere devoti di Maria e
figli suoi.
Divennero nostre le sue parole: «Eccomi, sono la serva del
Signore, avvenga di me quello che hai detto» (47).
Il disegno di Dio sul nostro gruppo: un'Opera nuova nella Chiesa
Ma che cosa ha portato in noi lo sforzo di fare
sempre, momento per momento, la volontà di
Dio?
Giacché compiendola, si ama Dio, Egli si è manifestato. A chi
ama Dio, Egli si manifesta (48).
E a grado a grado sin dall'inizio e su su durante gli anni, e
avanti fino al presente, lo Spirito ci ha svelato lo splendido disegno che Dio
aveva su ciascuno di noi e sul nostro gruppo. Ne è venuta un'Opera nuova della
Chiesa, bella oltre ogni dire, sacra come tutto ciò che è divino e umano
insieme, viva come il Corpo di Cristo di cui è un' espressione, ricca,
infinitamente ricca come tutto ciò che è tessuto dal Cielo, proiettata a
risolvere, assieme ad altre Opere sorte nella cristianità, i problemi più
attuali dell'umanità. E la Chiesa, dopo averla studiata, l'ha benedetta e l'ha
approvata. L'ha confermata quale volontà di Dio per tutti quanti ne fanno parte
e per quanti Dio chiamerà a comporla.
[35] Eb 10, 32.
[36] Mt7,21,
[37] Gv 4,34.
[38] Gv 6, 38.
[39] Lc 22,42.
[40] Gv 8, 29.
[41] Eb 10,7.
[42] Per la documentazione, vedi capitolo seguente.
[43] Cf. Fil 1,9-10.
[44] Cf. S. Francesco di Sales, Teotimo, ossia Trattato dell'amor di
Dio, VIII, 7; II, Roma 1958, p. 81.
[45] Cf. S. Caterina da Siena, Epistolario, II, Alba 1966, p.220.
[46] Cf. Rm 8, 28.
[47] Lc 1, 38.
[48] Cf. Gv 14,21.