PICCOLI GRANDI LIBRI  Chiara Lubich
IL SÌ DELL'UOMO A DIO

Abramo di Péter Prokop.

città nuova editrice 1995

L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II
La volontà di Dio nei santi, nei Padri, nei Papi, nel Concilio Vaticano II .
Confronto.
La volontà nostra e quella di Dio devono coincidere.
Volontà di Dio e santità.
Divino disegno su di noi
Rassegnazione alla volontà di Dio.
Come conoscere la volontà di Dio.
Gesù modello di chi fa la volontà di Dio.
I santi, uguali e diversi nel compiere la volontà di Dio
Dove si trova espressa la volontà di Dio
Ascoltare «quella voce» .
L’attimo presente.

LA VOLONTÀ DI DIO IN ALFONSO MARIA DE' LIGUORI DOTTORE DELLA CHIESA.

IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I

LA VOLONTÀ DI DIO NEI SANTI, 
NEI PADRI, NEI PAPI, NEL CONCILIO VATICANO II

La volontà di Dio va dunque fatta. I santi esortano i credenti a questo.
Scegliamo per tutti Massimiliano Kolbe. Egli, così scrive alla madre: «Non ti augurerò, cara mamma, né la salute né la prosperità. Perché? Perché vorrei augurarti qualcosa di meglio, qualcosa di talmente buono che il Signore stesso non saprebbe augurarti niente di più: che in ogni cosa la volontà di questo buon Padre sia fatta in te, mamma, e che in ogni cosa tu sappia fare la volontà di Dio» (49).

Confronto

Confrontiamo ora punto per punto la nostra esperienza col pensiero dei Padri, dei santi, dei papi e del Concilio Vaticano II.

La volontà nostra e quella di Dio devono coincidere

Il Signore ci ha fatto capire come la nostra volontà deve coincidere con la volontà di Dio.
Scrive Francesco di Sales: «...l'anima che ama Iddio è tanto trasformata nella divina volontà da meritare d'esser chiamata "Volontà stessa di
Dio" anziché obbediente e soggetta al divino volere...» (50).
«Una grazia preziosa» ricevuta da Caterina da Siena «fu la stabilizzazione e come l'assorbimento della sua volontà in quella di Dio» (51). Questa trasformazione della volontà in Caterina fu così perfetta che ella non esitava a scrivere anche ai pontefici: «Così voi compirete la volontà di Dio e la mia» (52).

Volontà di Dio e santità

Nel Movimento era chiaro, sin dall'inizio, che la santità si poteva raggiungere facendo la volontà di Dio. Anche per i santi, la perfezione sta proprio qui. ..
Caterina da Siena è convinta che chi imbrocca questa strada correrà veloce di virtù in virtù: «O dolcissimo amore Gesù, fa' che sempre s'adempia in noi la volontà tua, come sempre
si fa in cielo dagli angeli e santi tuoi... (53). ,Allora l'anima... corre, come cavallo sfrenato, di grazia in grazia, velocissimamente e di virtù in virtù; ché non ha più alcun freno che la trattenga dal correre, perché ha tagliato da sé ogni disordinato appetito e desiderio della propria volontà, i quali sono freni e legami che non lasciano correre le anime degli uomini spirituali» (54).
Dello stesso pensiero è Teresa d'Avila, la cui via per arrivare a Dio è peraltro l'orazione; ella non dubita che nel fare la volontà di Dici sta tutta la perfezione, e che chi più la fa, più grazie riceve: «L'unica brama di chi vuol darsi all' orazione - non dimenticatelo mai, perché è importantissimo - dev'essere di fare il possibile per risolversi... a conformare la sua volontà a quella di Dio. In questo..., sta la più grande perfezione che si possa bramare. Più questa conformità sarà perfetta, maggiori grazie si riceveranno da Dio e maggiore sarà pure il progresso nel cammino» (55).
Ecco come la stessa santa corregge quanti pensano che la perfezione consista nei fenomeni mistici: «Chiaro è che la somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del nostro volere a quello di Dio» (56).
E ne dà un esempio personale.
«Mentre pensavo se non avessero ragione di vedermi di malocchio uscir di clausura per fondare monasteri e se non fosse meglio darmi con maggior impegno all' orazione, intesi queste parole: "Finché si è sulla terra, il profitto non consiste nel procurare di maggiormente godermi, ma di fare la mia volontà"» (57).
Per Paolo della Croce, «l'altissima perfezione consiste in essere perfettissimamente unito alla ss.ma volontà di Dio» (58).
Giovanni XXIII affermava: «La mia vera grandezza consiste nel fare totalmente e con perfezione la volontà di Dio» (59).
Che cosa sia la santità lo dice anche Paolo VI: «Questa santità, alla quale siamo chiamati, risulta da due fattori..., dei quali il primo... è la grazia stessa dello Spirito Santo... Essere in grazia di Dio è tutto per noi. La nostra perfezione è il possesso della Carità divina. Non resta altro da fare? No, occorre un altro fattore..., se non vogliamo cadere nel quietismo o nell'indifferenza morale; ed è il nostro sì; è la nostra disponibilità allo Spirito e l'accettare il volere anzi la volontà di Dio...» (60).

Divino disegno su di noi

E quanto a noi, fin dagli inizi abbiamo sempre pensato che, se avessimo compiuto la volontà di Dio e non la nostra, avremmo tracciato con la nostra esistenza un divino disegno.
Ricordando l'esempio di san Giuseppe, che ha avuto un destino così straordinario perché sempre in fedele e costante ascolto dell'Onnipotente, Paolo VI commenta: «I grandi disegni di Dio, le provvide imprese che il Signore propone ai destini umani possono coesistere, adagiarsi sopra le condizioni più comuni della vita...
Far coincidere la nostra volontà capricciosa, indocile, spesso errante, talvolta perfino ribelle; far coincidere questa piccola, ma pur sublime volontà... con il volere di Dio... è il segreto della grande vita. È l'innestare se stessi sopra i pensieri del Signore ed entrare nei piani della sua onniveggenza e misericordia ed anche della sua magnanimità» (61).

Rassegnazione alla volontà di Dio

Abbiamo già visto come per noi, nei primi tempi, la frase «Sia fatta la volontà di Dio» non fosse assolutamente espressione di sola rassegnazione. Fare la volontà di Dio era la nostra maggior gioia, la nostra maggior gloria!
Nel suo volume Cammino, Josemaria Escriva de Balaguer, fondatore dell' «Opus Dei», così scrive: «Rassegnazione?... Conformità?... Amare la volontà di Dio» (62).
Ed egli vede nel modo di agire dei cristiani quattro «gradini», che sono appunto: «rassegnarsi alla volontà di Dio; volere la volontà di Dio; amare la volontà di Dio» (63).
Per Paolo della Croce «è gran perfezione il rassegnarsi in tutto al divino volere; maggior perfezione è il vivere abbandonato, con grande indifferenza, nel divin beneplacito; massima, altissima perfezione è il cibarsi, in puro spirito di fede e d'amore, della divina volontà» (64).

Come conoscere la volontà di Dio

Tornando alla nostra esperienza, già dai primi tempi - come abbiamo già detto (cf. pp. 31 ss.) - si voleva conoscere la volontà di Dio e la si cercava. Di fronte a dei dubbi, poi, su quella da compiere nel presente, si decideva di agire in una data maniera, pregando Dio di rimetterci, qualora non lo fossimo, sul binario giusto.
Bello quanto dice Giovanni della Croce: l'uomo spirituale, può esser guidato da due luci:
«la ragione naturale e la legge e dottrina evangelica» (65).
Elisabetta della Trinità ci ricorda che la volontà di Dio è anche contenuta negli Statuti che la Chiesa ci ha dato: «La Regola è là, dal mattino alla sera, per esprimerci istante per istante la volontà del buon Dio. Se sapesse come amo questa Regola che è la forma nella quale egli mi vuole santa» (66).

Gesù modello di chi fa la volontà di Dio

Fin dai primi giorni di questa nuova vita, lo Spirito ci ha messo davanti la figura di Gesù come quella di colui che ha compiuto perfettamente la volontà di Dio.
Sentiamo in proposito 'papa Paolo VI: «Se la rottura del rapporto vivificante fra Dio e l'umanità avviene per colpa di un atto di ribellione da parte dell'uomo, avido éli una sua fatale indipendenza, al grido: "lo non servirò" (67), la riparazione non poteva avvenire che mediante un atteggiamento contrario, quello assunto da Gesù, il Salvatore, al quale, nella lettera agli Ebrei (68), sono attribuite queste parole: "Entrando nel mondo Egli disse: ...ecco io vengo... per compiere, o Dio, la tua volontà..."» (69).
«... Non si può comprendere e ricostruire qualche cosa della figura di Cristo, senza avvertire l'essenziale rilievo che in Lui assume il compimento della volontà del Padre...» (70).
Gesù dunque, se ha fatto tutto quanto ha fatto per obbedire al Padre, è il nostro modello. Ed Egli s'è comportato in maniera tale da poter essere imitato.

Scrive Agostino, commentando il Salmo 32: «Padre - ha detto ;-, se è possibile, passi da me questo calice. Questa era la volontà umana che voleva qualcosa di proprio... Ma... ha soggiunto: Non però ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi, Padre (Mt 26,39)» ... (71). «Ecco - continua il grande dottore e vescovo che tu possa volere qualcosa di proprio, diverso da ciò che vuole Dio, è permesso all'umana fragilità...: è difficile che non ti capiti di volere qualcosa di particolare; ma subito rifletti a chi è sopra di te. Egli è sopra di te, tu sei sotto di Lui; egli è il Creatore, tu la creatura; egli è il Signore, tu il servo...; per questo ti corregge, ti sottomette alla sua volontà, dicendo per te: - Non però ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi, Padre» (72).
Splendido il pensiero di Giovanni della Croce a questo riguardo. Confrontando l'età dell' Antico Testamento con l'era della grazia e della legge Evangelica, egli mette in guardia dal desiderare
di ricevere rivelazioni straordinarie e oracolari della volontà di Dio, accompagnate da locuzioni e visioni... «Tale modo di conoscere la volontà di Dio, se era legittimo nell' antica alleanza, ancora imperfetta, non lo è più ora... Essendo - dice il santo - promulgata la legge evangelica..., non vi è più ragione di interrogare Dio in quella maniera, né che Egli parli e risponda come allora. Perché nel darei, come ha fatto, il suo divin Figlio... ei ha detto tutto...» (73).

Gesù dunque è tutto quanto ci ha detto il Padre. In Lui, nella sua vita e nel suo insegnamento, troviamo quanto dobbiamo fare.
Nel III secolo, così si esprime Cipriano: «Ora la volontà di Dio è eiò che Cristo ha fatto e insegnato: l'umiltà nella condotta, la fermezza nella fede, la modestia nelle parole, la giustizia nell' agire, la misericordia nelle opere, la rettitudine nei costumi, e neppur sapere cos'è un'ingiuria agli altri, e tollerare l'offesa, mantenere la pace coi fratelli, amare Dio con tutto il cuore, amarlo come. padre e temerlo come Dio, tutto posporre a Cristo poiché lui ogni cosa pospose a noi, stare uniti inseparabilmente al suo amore, tenersi stretti alla sua croce... e, quando è tempo di lottare per il suo nome..., essere apertamente fermi nel confessarlo e fiduciosi nella tortura e pazienti nella morte per la quale rice
viamo la corona. Questo... è adempiere la volontà del Padre» (74).

I santi, uguali e diversi nel compiere la volontà di Dio

Vedevamo i santi come persone tanto diverse da apparire ognuna un capolavoro a sé, originalissimo; diversi perché formati dalla fantasia di Dio, e al tempo stesso tutti uguali per aver compiuto ognuno la volontà di Dio.
Le testimonianze a questo riguardo sarebbero naturalmente senza fine.
Ascoltiamo Teresa di Lisieux, per la quale compiere la volontà di Dio era come un Leitmotiv: «... io non ho che un desiderio, quello di fare la sua volontà» (75), «Mio Dio, scelgo tutto -, diceva -, Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, non temo che una cosa: conservare la mia volontà; prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete...» (76).
Nei mesi precedenti la sua morte: «Il cuore mio è pieno della volontà di Dio; se versano qualcosa in esso, questo non penetra, è un nulla che scivola facilmente come l'olio che non si mescola con l'acqua» (77), Durante i dolori del1'agonia, una testimone racconta che Madre Maria di Gonzaga ad un certo punto le chiese:
«E se la volontà del Buon Dio fosse di lasciarti così a lungo sulla croce, lo accetteresti?».
«Con un accento di straordinario eroismo
continua la testimone - [Teresa] rispose: "Io lo voglio davvero! "» (78).
Perciò, alla fine della vita, ella potrà dire una frase straordinaria: «Bisognerà che il Signore faccia tutte le volontà mie in cielo, perché io non ho fatto mai la volontà mia sulla terra» (79).

Dove si trova espressa la volontà di Dio

Ma dove si trova espressa la volontà di Dio? Chi ce la manifesta?
Abbiamo visto che la trovavamo fondamentalmente in Gesù: Egli è il modello per eccellenza del comportamento cristiano, ma anche la rivelazione della volontà di Dio sull'umanità. Ci dice ciò che Dio vuole da noi.
Il Concilio Vaticano II ricorda che il «Salvatore e Dio nostro... vuole [questa è dunque volontà di Gesù] che tutti gli uomini si salvino ed arrivino alla conoscenza della verità (1 Tm 2, 1.4)» (80).
Il Concilio vede la volontà di Dio pure nel solo popolo che gli uomini sono chiamati a formare.
«Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno ed unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano dispersi (cf. Gv 11,52)» (81).
Un'altra volontà di Dio espressa nel Vangelo è che si veda e si ami Gesù in tutti. Sarà su questo punto l'esame finale. Il Concilio afferma chiaramente: «Il Padre vuole che noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello in tutti gli uomini» (82).
Dio vuole inoltre l'unità con tutti i fratelli cristiani. Dice Giovanni Paolo II: «La volontà di Cristo ci stimola a lavorare seriamente e costantemente per l'unità con tutti i nostri Fratelli cristiani...» (83).

La volontà di Dio ci si manifestava anche nelle circostanze di ogni giorno, nei doveri e condizioni della nostra vita.
«Tutti i fedeli
- dice il Concilio - saranno ogni giorno più santificati nelle loro condizioni di vita, nei loro doveri o circostanze e per mezzo di tutte queste cose, se tutte le prendono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontà divina» (84).
I cristiani debbono leggere la volontà di Dio anche nei «segni dei tempi»: è questa un' espressione usata per la prima volta da papa Giovanni
XXIII, e poi largamente dal Concilio, per indicare quegli avvenimenti nei quali il cristiano, illuminato dalla fede, discerne la volontà di Dio nel cammino della storia.
«Il Popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni... del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio» (85).

La volontà di Dio la trovavamo espressa nei suoi comandamenti, contenuti nella parola di Gesù.
La volontà di Dio infine era manifestata dai superiori. I credenti devono vedere espressa la volontà di Dio nelle parole dei Vescovi perché rappresentanti di Cristo.
Si legge, in proposito, nella Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II: «Nella persona... dei Vescovi... è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo... I Vescovi, in modo eminente e visibile, sostengono le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice...» (86).
Secondo l'insegnamento di Paolo VI, l'autorità nella Chiesa non si è costituita da sola, ma
è stata costituita da Cristo: «Chi ascolta voi, ascolta me» (87).
Parlando poi dei religiosi, il Concilio dice: «...i religiosi, in spirito di fede e di amore verso la volontà di Dio, secondo quanto prescrivono la regola e le costituzioni, prestino umile ossequio ai loro superiori... nell' esecuzione degli ordini e nel compimento degli uffici loro assegnati... l'obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la fa pervenire al suo pieno sviluppo, avendo ampliata la libertà dei figli di Dio» (88).

Per i santi, la parola del padre spirituale o del confessore è la volontà di Dio.
Leggiamo nel Diario di Veronica Giuliani: «lo, quando mi pareva che il Signore mi comandasse qualche cosa e parevami che dicesse che così voleva e che da sua parte lo dicessi a chi stava in suo luogo, delle volte e quasi sempre, quando dicevo ciò ai confessori, tutti mi contraddicevano...: ma questo mi teneva in pace e mi pareva di conoscere più la volontà di Dio in quello che mi comandava il confessore che non in quello che avevo avuto nell' orazione» (89).

Ascoltare «quella voce»

La bussola che ci diceva la volontà di Dio era «quella voce», la voce interiore, la voce dello Spirito. Dio ha scritto infatti la sua legge, che è la sua volontà, nel cuore dell'uomo. Nella lettera ai Romani, dice Paolo che sono chiamati «figli di Dio» «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio...» (90). E in altro luogo esorta a camminare «secondo lo Spirito» (91).
Naturalmente, lo Spirito si fa sentire. Ha un suo modo di parlare nel cuore dell'uomo.

A questo punto può sorgere un problema: come può capire la volontà di Dio chi non è cristiano?
In proposito, il Vaticano II afferma che, oltre alla Rivelazione, un luogo privilegiato della percezione della volontà di Dio è la coscienza dell'uomo:
«Nell'intimo della coscienza, l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa' questo, fuggi quest'altro. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore... (cf. Rm 2, 14
16)» (92).
Circa questa
«voce», Paolo VI così si esprimeva: «Esiste un dovere, indipendentemente dagli obblighi derivanti dalla legislazione sociale? Sì, esiste; e sorge interiormente; è una voce della coscienza; la sentiamo tutti... e dice: tu devi!... Ma è un impulso soltanto immanente, nella nostra struttura psicologica, o deriva da un principio superiore, da una volontà trascendente, che si ripercuote dentro di noi e interpreta e guida il nostro essere in conformità ad un pensiero divino? che ci vuole come Lui, Dio, ci ha pensati e vuole che siamo, per realizzare al tempo stesso la nostra vera natura, libera e progrediente, orientata alla pienezza nostra e all'incontro col suo disegno sapiente e amoroso? Così è» (93).

L'attimo presente

li Signore ci ha insegnato a vivere l'attimo presente. li Vangelo, in pratica, vuole che si viva il presente. Fa chiedere il pane al Padre solo per «oggi» e ricorda che basta l'affanno di «ogni giorno». Ed è ancora il Vangelo che ammonisce: «Nessuno che ha messo mano all' aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (94).
Anche i santi invitavano a vivere il momento presente. Caterina da Siena diceva: «La fatica
che è passata; noi non l'abbiamo, però ch'è fuggito il tempo; quella ch'è a venire, non l'abbiamo, però che non siamo sicuri di avere il tempo» (95).
Viene in rilievo qui un santo del III secolo, Antonio Abate.
Uno dei principali punti della sua dottrina era: ricominciare «oggi» di nuovo, nella purezza di cuore e nell' obbedienza alla volontà di Dio. Nella sua Vita, scritta da Atanasio di Alessandria, si legge:
«Egli stesso non si ricordava del tempo trascorso, ma giorno dopo giorno, come un principiante nell'ascesi, si sforzava maggiormente per progredire, ripetendosi continuamente il detto di san Paolo: "Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta" (Fil 3, 13-14). Egli si ricordava anche della parola di Elia: "Vive il Signore, davanti al quale io mi tengo oggi" (1 Re 18, 15)
» (96).
Maestra del vivere il presente è Teresa di Lisieux.
«Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all' attimo che passa. Un attimo è un tesoro...» (97).
«La mia vita è un baleno, un' ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi!» (98).
«Di minuto in minuto si può sopportare
molto» (99).
«Non ho che la sofferenza. del momento. Se pensiamo al passato o all' avvenire, perdiamo il coraggio, e ci disperiamo» (100).
«Non è come le persone che soffrono del passato o che soffrono dell' avvenire. lo soffro nell'attimo presente. Perciò non è gran cosa» (101).
Bello anche quanto scrive in una lettera Francesca Saverio Cabrini: «Adesso quel che è andato è andato, non cercare il passato, ma sta' col presente e guarda sempre avanti per vedere le virtù che devi praticare per divenir santa, presto santa e gran santa» (102),

E, come i santi, i papi.
Giovanni XXIII viveva questa norma: «lo dèvo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, eseguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare bene quell'azione e al buon esito di essa sia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo o al prima» (103).

[49] M. Winowska, Massimiliano Kolbe, Catania 1971, p. 42.
[50] S. Francesco di Sales, Teotimo..., cit., VIII, 7; II, p. 66.
[51] J. Perrin, Contemplazione e azione in santa Caterina da Siena, Roma 1966, p. 166.
[52] Ibid., p. 167.
[53] Cf. Mt 6,10. 
[54] S. Caterina da Siena, Epistolario, cit., II, p. 489.
[55] S. Teresa di Gesù, Castello interiore, in Opere, Roma 1958, p. 791.
[56] Id., Fondazioni, in op. cit., p.1124.
[57] Id., Relazioni spirituali, in op. cit, p. 500.
[58] Lettere di san Paolo della Croce, a cura di p. Amedeo della Madre del Buon Pastore, I, Roma 1924, p. 292.
[59] Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, Roma 1965, p.140.
[60] Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia Poliglotta Vaticana, X, 1972, pp. 635-636.
[61] Insegnamenti di Paolo VI, cit., VI, 1968, pp. 1154-1155. 
[62] Josemaria Escriva de Balaguer, Cammino, Milano 1975, p. 196.
[63] Ibid., p. 198.
[64] Lettere di san Paolo della Croce, cit., I, p. 491.
[65] S. Giovanni della Croce, Salita del monte Carmelo, II, 21, 4, in Opere, Roma 1959, p. 175.
[66] Suor Elisabetta della Trinità, Lettera 141, in Scritti, Roma 1967, p. 255.
[67] Ger 2,20.
[68] Eb 10,5-7s.
[69] Insegnamenti di Paolo VI, cit., VII, 1969, p. 885.
[70] Insegnamenti di Paolo VI, cit., IX, 1971, p. 712.
[71] Agostino, Enarr. in Ps., 32, esp. II; d. 1,2 (PL 36, 278). 
[72] Ibid.
[73] S. Giovanni della Croce, Salita del monte Carmelo, II, 22, 3, in Opere, cit., p. 184.
[74] S. Cipriano, La preghiera del Signore, Roma 1967, p. 133.
[75] S. Teresa di Gesù Bambino, in Gli Scritti, Roma 1970, p. 650.
[76] Ibid., p. 70. 
[77] Ibid., p. 336.
[78] Teresa di Lisieux, «Entro nella vita» - Ultimi colloqui, Brescia 1974, p. 228.
[79] S. Teresa di Gesù Bambino, in Gli Scritti, cit., p. 334. 
[80] DH 14. 
[81] LG 13.
[82] GS 93.
[83] Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana, II/2, 1979, p. 639.
[84] LG 41.
[85] GS 11.
[86] LG 21.
[87] Cf. Insegnamenti di Paolo VI, cit., II, 1964, p. 980. 
[88] PC 14.
[89] S. Veronica Giuliani, Il mio calvario. Autobiografia, a cura di P. Pizzicaria, Città di Castello 1960, p. 126. 
[90] Rm 8, 14.
[91] Gal 5, 16.
[92] GS 16.
[93] Insegnamenti di Paolo VI, cit., X, 1972, pp. 797-798. 
[94] Lc 9,62.
[95] S. Caterina da Siena, Epistolario, II, cit., p. 97.
[96] S. Atanasio, Vita di Antonio, 7, in L. Bouyer, Spiritualità dei padri, Bologna 1968, pp. 226-227.
[97] S. Teresa di Gesù Bambino, Gli Scritti, cit., p. 486.
[98] Ibid., p. 818. 
[99] Ibid., p. 325. 
[100] Ibid., p. 362.
[101] Teresa di Lisieux, Pensieri, Roma 1977, pp. 194-195.
[102] Lettera 4, in Lettere di santa Francesca Saverio Cabrini, Milano 1968, p. 16. 
[103
] Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, cit., p. 122.