PICCOLI GRANDI LIBRI  Chiara Lubich
IL SÌ DELL'UOMO A DIO

Abramo di Péter Prokop.

città nuova editrice 1995

L'ADESIONE A DIO NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO LA VOLONTÀ DI DIO NELLA SPIRITUALITÀ DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - I IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II
Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito»
La volontà di Dio e il dolore
Ciò che Dio vuole o permette.
I frutti in coloro che fanno la volontà di Dio.
Maria e la volontà di Dio
Come fare la volontà di Dio
Importanza del fare la volontà di Dio.
Fare la volontà di Dio ci fa uno con Dio e uno fra noi.
 

LA VOLONTÀ DI DIO IN ALFONSO MARIA DE' LIGUORI DOTTORE DELLA CHIESA.

IL SÌ A DIO NELLA CHIESA - II

Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito»

All'inizio, dunque, distinguevamo fra la volontà di Dio «significata» e quella «di beneplacito», intendendo che la prima è quella che si conosce, espressa dalla parola di Gesù, dai comandamenti, dai doveri del proprio stato, ecc., e la seconda, quella che si manifesta attraverso le circostanze e quindi sopravviene imprevista.
Il grande santo e dottore della Chiesa, Francesco di Sales, nel libro VIII del Teotimo, distingue fra volontà di Dio significata e volontà di Dio di beneplacito. Riguardo alla prima, spiega che la nostra adesione alla volontà di Dio significata si manifesta con la fedeltà ai comandamenti, la docilità ai consigli evangelici e alle ispirazioni, l'obbedienza alla Chiesa e ai
superiori (104).
Nel libro IX, parla della seconda, cioè della volontà divina di beneplacito: la nostra unione a questa volontà si manifesta con l'accettare le tribolazioni che Dio permette, ma più ancora con «la santissima indifferenza» (105), avendo cioè una totale disponibilità a qualsiasi volontà di Dio.

C'è una poesia di Teresa d'Avila che documenta molto bene col suo ritornello: «Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore», questa «indifferenza» o, meglio, questo abbandono assoluto al volere di Dio.
Eccone qualche strofa:

Sono nata per Te, per Te è il mio cuore. 
Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

Vita o morte, trionfo oppur infamia, 
infermità o salute,
sia che in pace Tu mi voglia o in orride
pene continue e acute
tutto accetta e gradisce questo cuore: 

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

Dammi ricchezza o in povertade astringimi, 
inferno dammi o cielo,
vita sepolta fra più dense tenebre
o senza velo:
a tutto mi sommetto, o dolce Amore: 

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

L'alma, se vuoi, di gioia inalterabile 
oppur d'assenzio inonda;
divozione, orazione, ratti ed estasi
o siccità profonda:
nel tuo volere trova pace il cuore: 

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

...

Sono nata per Te, per Te è il mio cuore. 
Dimmi che vuoi da me, dimmi Signore!
(106).

Parlando della volontà di Dio di beneplacito, sant'Agostino non esclude che l'uomo debba fare la sua parte per ridurre il fastidio dei malanni o anche per uscirne, ma ripete che le disposizioni della volontà divina rappresentano il vero bene dell'uomo.
«Se accadrà - dice - l'opposto di quanto chiediamo, sopportando pazientemente e ringraziando Dio in ogni caso, non dobbiamo avere il minimo dubbio che era più opportuno ciò che ha voluto Dio... L'esempio ce l'ha dato il divino Mediatore quando disse: Padre, se è possibile, si allontani da me questo calice. Ma poi, modificando la volontà umana..., soggiunse subito: Tuttavia [sia fatto] non ciò che voglio io, o Padre, ma ciò che vuoi tu (Mt 26,39)
» (107).
«... Anteponendo 'la volontà divina alla volontà umana, l'uomo si eleva dall'umano al divino» (108).

Certamente noi aspiriamo sempre alla pace, alla salute, alla possibilità di lavorare. Invece ciò che conta è la volontà di Dio. Ed è soprattutto facendo questa che si porta avanti la Chiesa.
Sempre, e in molti toni, i santi spiegano che comunque, anche se fa patire, la volontà di Dio è il nostro miglior bene. Dice ancora Agostino: «Che cosa vuole da te Dio, o che cosa
esige, se non ciò che ti giova?» (109).
E in altro passo aggiunge: «Retti di cuore sono coloro che seguono in questa vita la volontà di Dio. La volontà di Dio è che a volte tu sia sano, a volte ammalato; se, quando sei sano, ti è dolce la volontà di Dio e ti è invece amara quando sei ammalato, non sei retto di cuore. Perché? Perché ti rifiuti di uniformare la tua volontà al volere di Dio, ma vuoi piegare la volontà di Dio alla tua» (110).

La volontà di Dio e il dolore

I santi sono così compresi del valore del patire in questa vita e hanno così ben sperimentato che Dio «corregge» e «sferza» quelli che ama (111) da non vedere altro nel dolore che la volontà di Dio.
Teresa d'Avila spiega così: «Voglio ora dichiararvi o, meglio, ricordarvi in che consiste la volontà di Dio.
Non crediate che sia nel darvi piaceri, ricchezze, onori e tutti gli altri beni della terra. Vi ama troppo per darvi queste cose!... Volete sapere come si comporta con chi lo prega sinceramente di compire in lui il suo volere? Domandatelo al suo glorioso Figliuolo, che nell' orto degli olivi gli rivolse la medesima preghiera con decisione e sincerità, e vedrete in che modo lo abbia esaudito».
E parla della sua morte in croce.
«Questo - continua è quello che il Padre
ha dato a Colui che amava più di tutti, e in questo appunto è il suo divino volere.
Finché siamo quaggiù, i suoi doni sono questi. Ce li dà a seconda dell' amore che ci porta: ne dà di più a chi ama di più, di meno a chi ama di meno»
(112).
Per Paolo della Croce: «Chi vuol essere santo ama di seguire le orme divine di Gesù... Suo cibo è fare in tutto la ss.ma volontà di Dio; e, siccome questa più si fa nel patire che nel godere,perché nel godimento sempre vi si attacca la volontà propria, così il vero servo di Dio ama il nudo patire, ricevendolo direttamente dalla purissima volontà del Signore» (113).
Giovanni Bosco considera l'obbedienza e il
sopportare il freddo, il caldo, il vento e tutto il patire quotidiano come la penitenza che Dio ci offre per andare in Paradiso.
Racconta questo colloquio fatto con Domenico Savio. «Una volta lo incontrai tutto afflitto, che andava esclamando:
- Povero me!... Il Salvatore dice che, se non fo penitenza, non andrò in paradiso; ed a me è proibito di fame: quale dunque sarà il mio paradiso?
- La penitenza, che il Signore vuole da te, gli dissi, è l'ubbidienza. Ubbidisci, e a te basta. - Non potrebbe permettermi qualche altra penitenza?
- Sì: ti si permettono le penitenze di sopportare pazientemente le ingiurie qualora te ne venissero fatte; tollerare con rassegnazione il caldo, il freddo, il vento, la pioggia, la stanchezza e tutti gli incomodi di salute che a Dio piacerà di mandarti.
- Ma questo si soffre per necessità.
- Ciò che dovresti soffrire per necessità offrilo a Dio, e diventa virtù e merito per l'anima tua» (114).

Come comportarsi in mezzo ai dolori?
Scrive Elisabetta della Trinità: «... Ogni anima che vuol vivere a contatto con lui, ...deve lasciarsi immolare da tutte le volontà di Dio ad immagine del suo Cristo...» (115). «Che la sua volontà sia la spada che la immola ad ogni istante» (116).
E il fondatore dell'«Opus Dei»: «- Soffri... e non vorresti lamentarti. Non importa se ti lamenti - è la reazione naturale della nostra povera carne -, purché la tua volontà voglia, ora e sempre, quello che vuole Dio» (117).

Ciò che Dio vuole o permette

L'idea che tutto ciò che avviene è per il bene è stata fondamentale nella costruzione dell'Opera che Dio ci aveva affidato. Tutto era convogliato alla nostra santificazione: non solo ciò che Dio voleva, ma ciò che permetteva. Cosicché gli stessi nostri sbagli furono sfruttati per il Regno di Dio.
La frase di Caterina che ci ha illuminato è stata precisamente questa: «Colui che perfettamente ama, fedelmente serve, e con fede viva. E crede in verità che ciò che Dio dà e permette, il dà per .sua santificazione» (118).

I frutti in coloro che fanno la volontà di Dio

Vediamo ora quali frutti procura, secondo i santi, il fare la volontà di Dio. 
Per Caterina da Siena, essi sono la pace e la quiete. «Volete voi avere pace e quiete? To
glietevi la volontà. Poiché ogni pena procede dalla propria volontà» (119).
Per Escriva de Balaguer, fare la volontà di Dio produce felicità.
«L'accettazione piena della volontà di Dio porta necessariamente la gioia e la pace: la felicità nella Croce. Si vede allora che il giogo di Cristo è soave e che il suo peso è leggero» (120).
«Mio Dio, preferisco compiere la tua volontà che raggiungere Senza compierla - se tale sproposito fosse possibile - la stessa gloria» (121).
Nel libro delle Fondazioni, Teresa d'Avila racconta un episodio da cui risulta come, facendo la volontà di Dio, le persone progrediscono assai.
«Tale è il caso di una persona [che]..., per quindici anni circa, l'obbedienza aveva talmente occupata... che in tutto quel tempo non si ricordava d'aver avuto un giorno solo per sé... Il Signore l'ha ricompensata... perché, senza saperne la maniera, si è trovata con quella preziosa e tanto cara libertà di spirito che si riscontra nei perfetti e nella quale, veramente, si gode tutta la felicità che si può desiderare in questa vita. Chi ne è favorito non vuole nulla, e possiede tutto; non teme niente e niente desidera; non si sgomenta per le prove, né si esalta per le delizie...
Altrettanto è avvenuto... anche a varie altre [persone] di mia conoscenza. Alcune non le
vedevo da qualche anno... Domandando loro in che modo avessero trascorso quel tempo, apprendevo che erano state occupate in continue opere di obbedienza ~ carità. Ma le scorgevo così innanzi nelle vie dello spirito che ne rimanevo stupita» (122).
Per Vincenzo de' Paoli, il frutto è una festa perenne. «Qual maggior consolazione di fare la volontà di Dio? Lo sapete, voi che ne avete l'abitudine, è una festa perenne» (123).
Anche lui nota un notevole progresso in chi avanza nella volontà di Dio. Questo cristiano «può dire - sono sue parole - con il profeta: "Tu hai preso per mano la mia destra e col tuo consiglio mi hai guidato" (Sal
72, 24). Dio lo sostiene... e... lo vedrete domani, dopo domani, tutta la settimana, tutto l'anno e, infine, tutta la vita, in pace e tranquillità... Se lo paragonate a coloro che seguono le proprie inclinazioni vedrete le sue opere tutte risplendenti di luce e sempre feconde di frutti; si osserva un notevole progresso nella sua persona, una forza ed energia in tutte le sue parole; Dio dà una benedizione particolare a tutte le sue imprese» (124).
E impressionante come questo santo insista su l'unione e l'abbandono alla volontà di Dio come la via migliore, la via della santità.
Tante volte non si sa come dare gloria a Dio e
che cosa significhi. Ecco quello che pensa lo stesso Vincenzo de' Paoli:
«...Dio è più glorificato nella pratica della sua volontà che in tutti gli altri [esercizi]» (125).
Il motivo - egli spiega - è questo: «Col fare la sua volontà... date gloria a Dio, rendendogli la sottomissione che una creatura deve al suo Creatore, e, più ancora, gli date gioia...: sì, date gioia a Dio; in essa Egli si compiace... Date gioia agli angeli, i quali si rallegrano della gioia che Dio trae dall'obbedienza...; date gioia ai santi, i quali partecipano alla gioia di Dio» (126),
Scrive Paolo della Croce: «In ordine a qualunque travaglio di aridità, di desolazione, abbandoni, tentazioni o altro, la via corta per guarirne è una vera rassegnazione pacifica nella divina volontà» (127).
«Poi le darò per medicamento il "sanatotum", che è il totale abbandono nella ss.ma volontà di Dio, prendendo "sine medio" [= direttamente] ogni evento dalla sua mano amorosa» (128).
«Cominciare fin da oggi - raccomanda Francesca Cabrini - a cercare di conformarvi colla santa volontà di Dio; ...comincerete a possedere una beatitudine ineffabile anche su questa mirabile terra e godrete di una pace, tranquillità e letizia veramente celeste» (129).
Luisa de Marillac, fondatrice con Vincenzo de' Paoli delle «Figlie della Carità», trova che la
stessa salute fisica ne guadagna in chi fa la volontà di Dio. «Alla nostra stessa salute fisica gioverà molto la pace e la tranquillità di spirito, come pure l'abbandono completo alla divina provvidenza e l'amore della santissima volontà di Dio che è una delle pratiche più necessarie che io conosca per giungere alla perfezione» (130).

Altri frutti, secondo Teresa d'Avila, sono grandissimi favori divini, anche mistici.
«Il Signore più vede che il dono della nostra volontà si manifesta... con fervore di opere, più a sé ci attira e, innalzando l'anima al di sopra di se stessa e di tutte le cose terrene, la prepara a ricevere grandissimi favori. Stima tanto quel dono che non cessa di ricompensarlo fin da questa vita: l'anima non saprà. più che domandargli ed Egli continuerà sempre a donare. E, non contento di unirla a se stesso... comincerà a scoprirle i suoi segreti, a farle comprendere il molto che ha guadagnato e intravedere la felicità che le tiene preparata. Poi, per levarle d'attorno ogni ostacolo, le sospenderà a poco a poco anche i sensi esteriori ed ella si troverà in quello stato che si chiama di rapimento. Allora Dio comincerà a trattarla con maggiore amicizia, ritornandole non solo la volontà che ella gli ha dato, ma dandole insieme la sua. E queste due volontà andranno
molto d'accordo; perché, vedendo Iddio che l'anima fa quello che Egli vuole, anch'Egli farà quello che ella desidera, per cui, come suoI dirsi, ella comanderà ed Egli obbedirà...» (131).

Maria e la volontà di Dio

Sin dai primi tempi, noi del Movimento vedevamo in Maria un modello eccezionale nel compiere la volontà di Dio.
Agostino spiegava la vera grandezza di Maria e la vera parentela con Gesù.
«Quando... fu annunciato a Gesù, il quale stava parlando con i suoi discepoli, che c'erano fuori la madre e i fratelli suoi, egli disse: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano verso i suoi discepoli: disse: Ecco i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio è mio fratello e sorella e madre (Mt 12,48-50), Quindi anche Maria era madre, in quanto fece la volontà del Padre. È questo che il Signore volle esaltare in lei: di aver fatto la volontà del Padre, non di aver generato dalla sua carne la carne del Verbo...» (132).
Un innamorato di Maria, Massimiliano Kolbe, così scrive in una lettera: «Puoi usare tranquillamente le espressioni: "desidero compiere la volontà dell'Immacolata", "sia fatta la volontà
dell'Immacolata" ,... poiché ella vuole ciò che Gesù vuole, ed egli ciò che il Padre vuole. Certamente, richiamandoti senza alcuna riserva alla sua volontà [di Maria], con ciò stesso dichiari di amare la volontà di Dio e confessi altresì la verità che la sua volontà è così perfetta che non differisce in nulla dalla volontà di Dio e dai gloria a Dio, Padre e Figlio, per aver creato una creatura così perfetta e per averla resa sua Madre» (133) .

Come fare la volontà di Dio

Ma come si fa la volontà di Dio? '
Per Caterina da Siena, «La [nostra] volontà si deve uccidere non a metà, ma tutta» (134).
«Quando - come afferma Paolo della Croce si sente insorgere qualche desiderio... di fare quello che per allora non è in nostro potere, bisogna subito farlo morire nella ss.ma volontà di Dio» (135).
«I suoi desideri - scrive ad un coniugato - li coltivi col ridurli ad uno solo, che è di fare in ogni cosa la ss.ma volontà di Dio;... senza trascurare un puntino gli obblighi del suo stato, essendo questa la volontà di Dio: che lei sia perfetto nello stato del santo matrimo
nio» (136).
Per il papa attuale, Giovanni Paolo II, occorre arrendersi alla volontà di Dio. Spiegava nel '79 ai sacerdoti americani: «Arrendersi alla chiamata di Dio dev'essere compiuto con estrema fiducia e senza riserve. La nostra resa alla volontà di Dio dev'essere totale: il detto una volta per sempre modellandosi sul detto da Gesù stesso. Come ci dice san Paolo: lo dichiaro che la mia parola verso di voi non è ora "sì" e ora "no". Gesù Cristo... non "sì" e "no", ma in Lui c'è stato il "sì" (2 Cor 1, 1819)» (137).
Secondo molti santi, occorre abbandonarsi alla volontà di Dio.
Sentiamo Elisabetta della Trinità: «Sì,... viviamo d'amore,... sempre nel più completo abbandono, immolandoci di momento in momento nel fare la volontà di Dio senza ricercare cose straordinarie» (138).

Noi da anni avvertiamo che è utile, per compiere bene la volontà di Dio, offrirgli azione per azione con un «per Te».
E questo, sembra proprio che sia stato lo Spirito Santo a suggerircelo. Lo abbiamo visto dalla universale rispondenza delle persone del Movimento, e ora ci viene confermato da un santo, Vincenzo de' Paoli: «Ognuno si abitui ad offrire a Dio tutto quello che fa o che soffre,
dicendogli: ...lo voglio, Signore,... Bisogna abituarsi a rinnovare spesso l'intenzione [dirGli "Per Te"] specialmente la mattina, alzandosi... Infine, bisogna procurare di elevarsi a Lui nelle azioni principali, per consacrargliele interamente e per compierle in conformità alla sua volontà... Con tal mezzo acquisteremo nuovi titoli di amore e l'amore ci farà perseverare e progredire in questa santa pratica. È necessaria... la pratica di quanto vi ho detto per ben adempiere la volontà di Dio» (139).

Importanza del fare la volontà di Dio

Avvertendo l'importanza del fare la volontà di Dio i santi inoltre si sono premurati di aiutarsi con vari espedienti.
Luisa de Marillac scrive: «Il giorno di san Sebastiano mi sentii spinta a darmi a Dio per fare sempre per tutta la vita la sua santissima volontà. E gli offrii il pensiero, che egli mi ispirava, di fare un voto, quando ne avessi avuto il permesso» (140).
E ancora: «Santa volontà del mio Dio, com' è ragionevole che siate perfettamente compiuta! Voi siete il cibo del Figlio di Dio sulla terra e quindi il sostegno dell' anima mia nell' essere che ha ricevuto da Dio» (141).
Questa santa della carità aveva fatto insieme alle sue figlie il patto di compierla sempre. «Dobbiamo conformarci in tutto, voi ed io, alla santissima volontà di Dio: secondo il patto, che abbiamo stabilito insieme, di non trovar mai nulla da ridire sulla condotta della divina provvidenza» (142).
Chi è convinto dell'importanza della volontà di Dio, afferma con decisione Massimiliano Kolbe, «non si affeziona né al lavoro, né al luogo e neppure alle pratiche di pietà, ma solamente ed esclusivamente alla volontà di Dio, a Dio attra
verso l'Immacolata» (143).
Veronica Giuliani racconta quanto fosse fondamentale per lei, anche nelle esperienze mistiche, fare la volontà di Dio.
«Il Signore mi fece vedere due corone, una di spine e l'altra di gemme. Parevami che mi invitasse a dire quale delle due volevo. Anelavo a quella di spine, con tutto ciò mi rimisi al suo santo volere. Il Signore mi contentò e di sua mano me la posò sul capo; e quella di gemme la porse alla B. Vergine che era ivi presente.
Gesù stava con quel giglio e con quella palma e mi diceva che io pigliassi uno di essi. Nel giglio vi era scritto "Gioie e contenti"; nella palma vi erano queste precise parole: "Vittorie e combattimenti"... Bramavo la palma, ma non ebbi ardire di chiederla; solo mi rimisi al suo
divino volere. Egli mi porse la palma. Quando fu nelle mie mani, non era più palma, ma diventò croce» (144).
Nelle 22.000 pagine che questa santa clarissa cappuccina scrisse per obbedienza, in 34 anni, la dichiarazione di voler fare la volontà di Dio torna centinaia e centinaia di volte anche nelle esperienze mistiche più elevate e come frutto di esse.
Francesco di Sales consiglia di non badare alle cose in se stesse ma al fatto che sono volontà di Dio.
«Non tenete nessun conto della sostanza delle cose che fate, ma pensate solo all' onore che hanno, per quanto siano misere, d'essere volute dalla volontà di Dio... Abbiate cura... di rendervi ogni giorno più pura di cuore. Ma, per possedere questa purezza, occorre valutare e pesare tutte le cose col peso del santuario, che non è altro che la volontà di Dio» (145).
«Abbassatevi volentieri a quegli atti che, esternamente, sono meno degni, quando saprete che Dio lo vuole, perché non ha importanza che gli atti che compiamo siano grandi o piccoli, purché si compia la volontà di Dio. Aspirate spesso all'unione della vostra volontà con quella di nostro Signore» (146).
E Giovanni Bosco aggiunge: «Davanti a Dio fa molto chi nel poco fa la sua volontà» (147).
È incoraggiante quello che scrive il Curato d'Ars riecheggiando Teresa d'Avila: «Gesù Cristo si mostra pronto a fare la nostra volontà, se noi cominciamo a fare la sua» (148).
E, se qualcuno dirà che è difficile fare la volontà di Dio, Teresa di Lisieux risponde che Dio dà la grazia di adempiere la sua volontà.
«Per fortuna io non ho domandato la sofferenza perché, se l'avessi chiesta, temerei di non aver la pazienza di sopportarla, ma, visto che mi viene dalla pura volontà del buon Dio, Egli non mi può rifiutare la pazienza e la grazia necessaria per sopportarla» (149).

Suggestivo ed efficace quanto scrive sulla volontà di Dio papa Giovanni: «Dunque, io non vivo che per obbedire ai cenni di Dio. Non posso muovere una mano, un dito, un occhio, non devo guardare innanzi o indietro senza il volere di Dio. Dinanzi a lui io mi sto ritto, immobile, come il più piccolo soldato sull' attenti davanti al suo superiore, pronto ad ogni cosa, magari a gittarmi nel fuoco» (150).

Il Concilio afferma che, quando ci si trova davanti a tante cose da fare, la prima che deve essere fatta è la volontà di Dio:
«Al mondo d'oggi, essendo tanti i compiti che devono affrontare gli uomini..., essi si trovano in condizioni tali che è facile che si disperdano in tante cose diverse. Anche i presbiteri... possono domandarsi con vera angoscia come fare ad armonizzare la vita interiore con l'azione esterna. ...L'unità di vita può essere raggiunta... seguendo... l'esempio di Cristo Signore, il cui cibo era il compimento della volontà di colui che lo aveva inviato a realizzare la sua opera (d. Gv 4, 34)» (151).
Paolo VI chiarisce: «Tutto quanto è necessario, obbligato e immutabile in noi ci induce a riconoscere ed affermare: qui è la volontà di Dio. I;uno sarà infermo, l'altro povero, altri ancora si troverà nella tribolazione, in condizioni difficili. Allora si curva la fronte e si esclama in maniera convinta: tutto è disposto dal Signore! E di qui si avvia un reale colloquio con Lui» (152).
E splendido quanto ha lasciato scritto questo papa nel suo «Pensiero alla morte»: «E poi un atto, finalmente, di buona volontà: non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente il dovere risultante dalle circostanze in cui mi trovo, come Tua volontà.
Fare presto. Fare tutto. Fare bene. Fare lietamente: ciò che ora Tu vuoi da me, anche se su
pera immensamente le mie forze e se mi chiede la vita. Finalmente, a quest'ultima ora» (153).
In una lettera di Elisabetta della Trinità troviamo: «Nostro Signore... ci dice: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato" (Gv 4,34). Si attacchi perciò... alla volontà di questo Maestro adorabile, consideri ogni sofferenza e ogni gioia come derivante immediatamente da lui e allora la sua vita sarà come una comunione continua. Ogni cosa sarà come un sacramento che le darà Dio. Ciò significa restare nella realtà, perché Dio non si divide e la sua volontà è tutto il suo essere» (154).

Sì, occorre far bene la volontà di Dio.
Tutto il creato la compie. Ai primordi della Chiesa, scriveva papa Clemente Romano: «I cieli, mossi dalla sua volontà, gli stanno sotto
messi in pace. Il giorno e la notte percorrono il corso da lui prescritto, senza ostacolarsi a vicenda. Il sole, la luna e i cori delle stelle girano come egli ha ordinato, in armonia, e senza deviare dalle orbite da lui segnate; la terra, fertile per suo volere, produce... frutti abbondanti, in nutrimento per gli uomini, per le fiere e per tutti gli animali che si muovono sopra di essa, e ciò senza mai ribellarsi, e senza mai allontanarsi dalle leggi che egli pose. Dalle stesse leggi vengono rette le regioni insondabili degli abissi
e le inscrutabili profondità sotterranee. L'immenso mare ricurvo, che, per l'opera sua creatrice, si raccolse nei suoi alvei, non oltrepassa mai i confini che gli pose intorno, ma continua in quello stato che gli fu imposto» (155).
Così, se tutto ciò che ci circonda fa la volontà di Dio, anche noi dobbiamo compierla.
A questo invita anche Pietro Crisologo: «"Sia fatta la sua volontà come in cielo così in terra" (cf. Mt 6, 10). Come in cielo anche sulla terra. Allora tutto sarà cielo; ...allora tutti [saranno] in Cristo e Cristo [sarà] in tutti, quando tutti gusteranno e compiranno la volontà di Dio solo. Allora tutti saranno una cosa sola, anzi uno solo [Cristo] tutti, quando in tutti vivrà l'unico Spirito di Dio» (156).

Fare la volontà di Dio ci fa uno con Dio e uno fra noi

E per concludere, sarà utile rileggere un brano di una nostra letterina dei primi tempi, del Natale' 46: è una piccola nostra eco del «sì» dell'uomo a Dio. «Sì sì sì virile, fortissimo, totalitario, attivissimo alla volontà di Dio: Vogliamo arrivare al presepio ricolme di doni.
Diciamo con tutto l'ardore del nostro cuore sì! sempre alla volontà di Dio.
Perché siamo ancora così imperfette? Perché ancora tanti peccati? Perché non tutte fuse in una sola unità, che darebbe come fiore splendido la piena gioia e. come frutti...: opere per il cielo?
Perché facciamo ancora la nostra volontà!
Se tutte faremo la volontà di Dio, saremo prestissimo quella perfetta unità che Gesù vuole in terra come nel cielo!
Sorelline vicine e lontane, che una sola splendida idea trascina, raccogliamoci tutte alla mezzanotte di Natale dinanzi al Bambino e'gridiamo col cuore raccolto in profonda preghiera: SÌ!
Vi assicuro che, se lo diremo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze: Gesù rivivrà in noi e noi tutte saremo Lui, Lui che ripassa sulla terra "facendo il bene"».
E questo non è il nostro sogno? «Se poi tutta la nostra vita, nell' attimo presente, sarà questo sì ripetuto con eguale intensità, vedremo veramente avverato quello che abbiamo chiesto e tanto desiderato come dono di Natale:
Essere Gesù.
Questo vi invito a fare, tutte. Perché su tutte Iddio ha posto una magnifica stella, la sua particolare volontà su ciascuna di noi, seguendo la quale arriveremo unite al Paradiso e vedremo dietro la nostra luce camminare molte stelle!...».
Non abbiamo dunque che da rinnovare i propositi di allora. Che l'idea della «volontà di Dio» rimanga in tutti i nostri cuori come un sigillo.

[104] S. Francesco di Sales, Teotimo..., cit., VIII; II; Colloqui spirituali, III.
[105] S. Francesco di Sales, Teotimo..., cit., IX, 4; II, p. 124; Colloqui spirituali, III.
[106] S. Teresa di Gesù, Poesie, in Opere, cit., pp. 1523-1525.
[107] Agostino, Epistolae, 130,26 (PL 33, 505).
[108] Agostino, In Io. Evang. tract., 52, 3 (PL 35,1770). 
[109] Agostino, Enarr. in Ps., 36, d. 2,13 (PL 36, 371). 
[110] Ibid., 35, 16 (PL 36,353).
[111]  Cf. Eb 12,6; Prov 3,11-12; Gb 5,17; Ap 3,19.
[112] S. Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, in Opere, cit., pp. 700-701.
[113] Lettere di san Paolo della Croce, cit., I, pp. 616-617. 
[114] Giovanni Bosco, Scritti spirituali/l, a cura di J. Aubry, Roma 1976, p. 151.
[115] Suor Elisabetta della Trinità, Come si può trovare il cielo sulla terra (ritiro), in Scritti, cit., pp. 612-613.
[116] Id., Lettera 238, in Scritti, cit., p. 416. 
[117] J. Escriva de Balaguer, Cammino, Milano 1975, p. 187. 
[118] S. Caterina da Siena, Epistolario, cit., II, p. 378. 
[119] L 75, in Il messaggio di santa Caterina da Siena dottore della Chiesa, a cura di un missionario vincenziano, Roma 1970, p. 717.
[120] J. Escriva de Balaguer, op. cit., p. 196.
[121] Ibid., p. 197.
[122] S. Teresa di Gesù, Fondazioni, in Opere, cit., pp. 1122-1123.
[123] S 90, in Perfezione evangelica. Tutto il pensiero di S. Vincenzo de' Paoli esposto con le Sue parole, a cura di un prete della missione, Roma 1967, p.107.
[124] S 28, in Perfezione evangelica, cit., pp. 106-107.
[125] M 198, in Perfezione evangelica, cit., p. 104.
[126] S 48, in Perfezione evangelica, cit., p. 105.
[127] Lettere di san Paolo della Croce, cit., II, p. 264.
[128] Lettere di san Paolo della Croce, V, a cura di p. C. Chiari, Roma 1977, p. 191.
[129] Lettera 260, in Lettere di santa Francesca Saverio Cabrini, cit., p. 563.
[130] L 643, in Nella chiesa al servizio dei poveri. Tutto il pensiero di santa Luisa de Marillac esposto con le sue parole, a cura di un prete della missione, Roma 1978, p. 459.
[131] S. Teresa di Gesù, Cammino di pe!lezione, in Opere, cit., pp. 703-704. 
[132] Agostino, In Io. Evang. tract., 10,3 (PL 35,1468). 
[133] P. Massimiliano, Kolbe, Materiale, Ty Jej, in G. Domanski, Il pensiero mariano di p. Massimiliano Kolbe, «Quaderni della Milizia dell'Immacolata», 4, Roma 1971,p. 79.
[134] L 340, in Il messaggio di Santa Caterina da Siena, cit., p. 714.
[135] Lettere di san Paolo della Croce, I, cit., p. 49.
[135] Ibid., p. 611.
[137] Insegnamenti di Giovanni Paolo II, cit., II/2, 1979, p.600.
[138] Suor Elisabetta della Trinità, Lettera 48, in Scritti, cit., p. 266. 
[139] M 199, in Perfezione evangelica, cit., pp.125-126. 
[140] E 895, in Nella Chiesa al servizio dei poveri, cit., p. 143.
[141] E 896, in op. cit., p. 143.
[142] L 144, in op. cit., p. 139.
[143] P. Massimiliano Kolbe, Solo l'amore crea, in Scritti, a cura di G. Barra, Torino 1972, p. 49.
[144] S. Veronica Giuliani, Il mio calvario. Autobiografia, cit., p. 196.
[145] S. Francesco di Sales, Tutte le lettere, I, Roma 1967, p.662.
[146] Ibid., p. 789.
[147] Giovanni Bosco, Scritti spirituali/2, cit., p. 111.
[148] Curato d'Ars, Scritti scelti, cit., p. 76.
[149] Teresa di Lisieux, «Entro nella vita» - Ultimi colloqui, cit., p. 250.
[150] Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, cit., p. 104. 
[151] PO 14.
[152] Insegnamenti di Paolo VI, cit., VI, 1968, p. 1155. 
[153] Paolo VI, Pensiero alla morte, in Preghiere di Paolo VI, Milano 1982, p. 36.
[154] Suor Elisabetta della Trinità, Lettera 225, in Scritti, cit., p. 397.
[155] Prima lettera di san Clemente ai Corinti, 20, in I Padri apostolici, Roma 1966, p. 61. 
[156] Pietro Crisologo, Serm. 72 (PL 52,406).