Ebrei Cristiani Musulmani
  PICCOLI GRANDI LIBRI coesistenza possibile
Daniel Sibony - Pierre Lambert - Dalil Boubakeur

EMI 2008

Presentazione
edizione italiana: Ismael, Dio ascolta di Luigi Sapio -
edizione francese: Yhwh Dio Allah di François Celier

Breve lessico del Giudaismo

Breve lessico del Cristianesimo

Breve lessico dell'Islam

I. Bibbia e Corano
(Daniel Sibony)

II. L'Islam al crocevia dei cammini
(Dalil Boubakeur)

III. I rischi del monoteismo
(Pierre Lambert, o.p.)

E se non fosse lo stesso Dio?
Le difficoltà del dialogo
Sottomissione o ricerca?
Un po' di verità
Esigenze attuali
Conclusione
Appendice: La parabola del furto dell' essere
 

Le tre sfide dell'Islam contemporaneo
Nascita dell'Islam, storia e contesto
Fondamenti dell'Islam
Il giusto cammino degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani, oggi
L'Europa contro l'antisemitismo: per un'unione nella diversità
Per concludere

Le vie della conoscenza
Un pensiero capace dell'infinito
Colui che entra in relazione con l'uomo
La presenza e l'intervento dell'Unico
«Ci sarà il Signore soltanto...»
L'unità dell'amore
Appendice 1: Monoteismo e tolleranza
2: Dichiarazione sulla libertà religiosa

Presentazione dell' edizione italiana
Luigi Sapio*

ISMAEL, DIO ASCOLTA

Il volume, collocato nella collana "Religioni in dialogo", affronta una problematica che diventa sempre più strategica per la sopravvivenza stessa dell'umanità.
Infatti, in virtù del progresso tecnologico, soprattutto nei settori dei trasporti e delle telecomunicazioni, e dell'intensificarsi dei flussi demografici, le distanze tra i popoli
- e quindi tra le relative culture e religioni - si accorciano sempre più e l'altro, fino a pochi anni fa così esotico perché remoto, diventa improvvisamente il nostro "inquietante" vicino. Società come la nostra, finora tendenzialmente monoculturali e monoconfessionali, si trovano a dover affrontare una crisi di spaesamento. In chi non è culturalmente "attrezzato" tale vertigine determina una crisi di rigetto i cui anticorpi si possono manifestare in comportamenti di tipo razzista.
Questa nuova strutturazione delle nostre società ci impone una conoscenza sempre più approfondita del bagaglio che l'altro porta con sé, come presupposto per un incontro fecondo. Ecco, dunque, che la conoscenza della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra religione, non bastano più. L'altro entra nella nostra vita, la sua prossimità impone alle nostre coscienze l'onere di conoscere il suo universo di esperienze, di credenze e di valori. La risposta può però essere diversa, in funzione della sensibilità e del substrato culturale e ideologico che ci caratterizzano. Così se, da una parte, questo incontro può determinare una grande interazione, un profondo scambio, in un contesto di accoglienza, dall' altra, la reazione può essere di indifferenza o, peggio ancora, di ostile rifiuto.
Un procedimento speculare riguarda ovviamente anche
l'altro, che, con interventi a ciò mirati, da parte delle istituzioni e delle formazioni intermedie della società civile, deve essere messo nelle condizioni di conoscere le coordinate lato sensu culturali del paese di accoglienza.
La conseguenza non può che essere un arricchimento reciproco. Si viene in fondo a scoprire che quelle che sembravano differenze invalicabili non sono altro che diverse declinazioni di una stessa umanità.
Timori di smarrire la propria identità vengono paventati da più parti. Tuttavia, la stessa identità non è poi così granitica come si crede. Essa è in continuo movimento ed è la risultante non solo di quanto ereditiamo dal contesto sociale e familiare di provenienza, .ma anche dell' ambiente in cui viviamo e delle esperienze che ogni giorno affrontiamo, tenuto conto delle diverse sensibilità che ci portano a interagire in modo diverso. Le stesse tradizioni, che si credono statiche quasi per definizione, costituiscono, a ben riflettere, qualcosa di cui si può leggere in filigrana un incessante riposizionamento dinamico: esse procedono, infatti, col procedere dell'umanità; per constatare il fenomeno basta solo osservare in modo adeguato e senza ipocriti preconcetti ideologici!
L'identità è dunque qualcosa di dinamico che evolve continuamente. Tentare di cristallizzarla, magari con solenni riconoscimenti ufficiali, non può che essere un patetico tentativo di imbalsamare una storia in cui ci compiacciamo di riconoscerci con innegabile narcisismo.

Le nostre società sono indubbiamente già plurali, occorre dunque uno sforzo per farle diventare pluraliste, ponendo così termine a un evidente disagio derivante da questo "scollamento". Resta ovviamente da individuare un insieme di valori comuni condivisi da rinegoziare con un confronto di natura politica, dove per "politica"s'intende il senso più nobile del termine. Impresa difficile, ma non impossibile, che richiede una buona dose di umiltà e di buona volontà.
Il confronto assiologico presuppone inoltre la buona fede di chi è disposto a restare in ascolto delle ragioni dell'
altro, per volerle comprendere, fino ad amarle e forse riuscire, almeno in parte, a condividerle. Solo la generosità reciproca può salvarci dall'inferno dell'incomprensione!
Questa ricerca di valori condivisi non va ovviamente confusa con la supina e, forse per alcuni, non convinta, accettazione dei valori cosiddetti "universali". Lungi dal rifiutarli a priori, questi vanno comunque ripensati collegialmente e con pari dignità da parte degli interlocutori, alla luce delle diversità culturali e religiose, non dedotte in astratto, ma così come queste sono in concreto incarnate dagli uomini, in funzione di quelle evoluzioni che possono essere determinate, nelle sensibilità dei singoli, anche dalla circolazione di nuove idee.
Per conseguire questo obiettivo, la laicità delle istituzioni rappresenta una garanzia irrinunciabile, senza la quale non si può neanche ipotizzare una società multiculturale. La laicità, che può tra l'altro conoscere diverse declinazioni (sulla scelta del modello di laicità da adottare il dibattito deve coinvolgere ovviamente gli attori sociali appartenenti alle diverse esperienze culturali e religiose), dovrebbe essere intesa come dimensione di libertà protetta per tutte le espressioni del pensiero umano che non costituiscano minacce concrete per l'altro. Impegno quindi, per i pubblici poteri, a non privilegiare, nello spazio pubblico, un'opzione culturale o religiosa rispetto alle altre, pur lasciando all'individuo, anche quando attraversa la scena pubblica (si pensi, ad esempio all' affaire del velo in Francia), la libertà di vivere e manifestarsi in conformità coi propri legittimi principi.

Il libro che presentiamo si pone domande sulla natura delle tre religioni abramitiche, senza comunque cedere terreno al facile buonismo consistente nell'ignorare i fattori di divisione. Data tale impostazione, non possiamo che apprezzare i tre contributi che contiene, tipologicamente eterogenei tra loro, ma proprio per questo ciascuno con un suo apporto diverso che fornisce al lettore un' ampia gamma di problematiche con cui confrontarsi.
Nei tre saggi risulta evidente la diversa sensibilità dell'ebreo, del cristiano e del musulmano e la loro diversa concezione della natura stessa di Dio. Ci conforta comunque l'idea che il Dio di ciascuno non è uguale o diverso (vedi il contributo di Daniel Sibony) solo perché l'uomo lo vuole in un modo o nell' altro. li problema riguarda prima di tutto la percezione che l'uomo ha di Dio, non la Sua supposta vera natura (perché non interpretare le diverse manifestazioni, ispiratrici o rivelatrici, di Dio come epifanie di un solo Dio
- l'Essere unico assoluto cui accenna Pierre Lambert - ma nello stesso tempo plurale, perché è Egli stesso totalità, nella Sua non finitezza?) .
Pertinente all'edificazione di un dialogo costruttivo anche la riflessione di Dalil Boubakeur (altro grande medico umanista, come il nostro Amos Luzzatto) sulle sue tre condizioni preliminari: laicità, modernità e ripudio del fondamentalismo. Egli ne parla con riferimento all'Islam, ma io credo che certe riflessioni sarebbe opportuno riferirle anche ad altre esperienze religiose! Lo stesso Boubakeur, dopo un accorato appello all'Europa perché abbandoni ogni atteggiamento infantilmente antisemita (egli ci ricorda, a tal proposito, la significativa affermazione di Pio XI: "Spiritualmente, siamo tutti semiti! "), conclude ricordando le belle parole del gran rabbino René Sirat: "non esiste la guerra santa, solo la pace è santa". Parole spesso purtroppo inascoltate, ma che dovrebbero costituire un'importante lezione per tutta l'umanità!

Il problema dell'intangibilità dei testi sacri, anche se apparentemente sembrerebbe costituire un ostacolo insormontabile, si rivela tuttavia un problema superabile con l'uso di due facoltà di cui l'uomo è dotato: l'intelletto e la volontà. La stessa dottrina islamica, che sembrerebbe, a un' analisi superficiale, caratterizzata da un elevato tasso di staticità, consente molte più soluzioni a questioni che ci appaiono irrisolvibili. Per non entrare nel dettaglio, ci limitiamo a ricordare come nello stesso Corano i riferimenti alle prescrizioni che il fedele è tenuto ad osservare siano meno numerosi rispetto a quelli relativi all'uso della ragione! Vi è dunque la possibilità di considerare lo stesso "sforzo interpretativo" (l'igtihad, termine che ha come radice g h d - significante "sforzarsi" -, cioè la stessa radice di gihad)' qualcosa di essenziale per una corretta applicazione della sari'ah, che sia coerente con le esigenze tipiche di una società multiculturale.
Solo un gihad consistente nell'aprirsi all'altro da noi può costituire un obiettivo da perseguire conforme allo spirito dei diversi testi sacri, così come i testi stessi sono cresciuti, anche grazie al contributo di quegli studiosi che hanno speso più energie per analizzarli in profondità, nel comune sentire e quindi in noi stessi. L'ispirazione che anima gli uomini di buona volontà in questa direzione è qualcosa che ha natura divina e che certamente fa parte del grande disegno divino. Legarsi a una lettera, di cui si presume di conoscere il senso, può essere fuorviante e, in certi casi, se vi è mala fede, anche azione malvagia!
Credere in un Dio "provinciale", che vuole l'annientamento di una parte dell'umanità, è una contraddizione inaccettabile. La sovranità terrena non dovrebbe mai essere legata a una particolare sensibilità religiosa escludente le altre! Uno Stato, in una società in cui c'è posto per tutti, perché tutti ci siamo nati, non può essere legato a una confessione religiosa più che a un' altra, ma tutte devono avere gli stessi diritti di cittadinanza.

In una società plurale e pluralista, le diversità identitarie pongono inoltre problemi di armonizzazione dei diversi valori veicolati dalle diverse comunità di appartenenza. Vorremmo però ricordare che anche all'interno della stessa comunità si riscontrano tante identità quanti sono gli individui e che anche uno stesso individuo può essere attraversato, per diversi motivi, da più identità, in tempi successivi, e talvolta anche . contemporaneamente. L'alchimia dell'uomo non è sempre così facilmente leggibile, come fingiamo di credere!
La ricognizione dei valori comuni da condividere col resto della società deve essere attività di un laboratorio costituito dal consorzio delle donne e degli uomini, che incessantemente si interroga su sé stesso, sempre pronto a rimettersi in discussione, e con la massima cura per l'altro. Solo un' etica universale costituita da tali valori comuni può costituire il !!nocciolo duro" intorno al quale articolare l'organizzazione' delle diverse società, senza che, tuttavia, per questo motivo, ciascuna rinunci al proprio patrimonio culturale ed etico di massima, nel rispetto dell' arcobaleno di sensibilità presente in una società plurale e pluralista.
Sostiene Hans Küng, nell'introduzione al suo saggio sull'Islam, che "non c'è pace tra le nazioni, senza pace tra le religioni. Non c'è pace tra le religioni, senza dialogo tra le religioni. Non c'è dialogo tra le religioni, senza una ricerca sui fondamenti delle religioni". Conclude, nell' epilogo dello stesso che "non c'è pace tra le nazioni, senza pace tra le religioni! Non c'è pace tra le religioni, senza dialogo tra le religioni! Non c'è dialogo tra le religioni, senza valori etici globali! ", indicando in tal modo quale dovrebbe essere la finalità del nostro agire per garantire le condizioni essenziali alla coesistenza.
Tutti noi, uomini di buona volontà, dobbiamo quindi sentirei impegnati ad adoperarci, non per distruggere l'altro, ma per costruire con lui quel mondo nuovo che, a mio avviso, è la vera Terra promessa. Solo allora, finalmente, non potremo più parlare di scontro, ma di
incontro delle religioni.

* Luigi Sapio, ricercatore presso la Scuola Superiore Sant'Anna e docente di Diritto musulmano e dei paesi islamici presso l'Università di Pisa.

 

Presentazione dell' edizione francese
François Celier *

YHWH - DIO - ALLAH

Nel 1972 sono stato colpito in pieno da un improvviso shock spirituale, nel bel mezzo di un ateismo apertamente rivendicato. Dio è comparso bruscamente nella mia vita, in un modo assolutamente inaspettato. In seguito a ciò la mia visione del mondo si è modificata e ho sentito la necessità di vivere secondo un' etica più rigorosa.
Da trent'anni a questa parte ho visitato più di cento paesi come conferenziere cristiano di obbedienza evangelica. Continuo ancora oggi a emozionarmi per i mille modi diversi di vivere delle culture che ho incontrato, talvolta molto distanti le une dalle altre per le singolari pratiche religiose, per le varie forme di espressione e per il genio creativo dei popoli e degli individui.
Tutte queste diversità nell'ambito di un'unica aspirazione a una vita migliore e più fraterna, tutta questa speranza di salvezza in un Dio creatore o questa intima nostalgia di un paradiso perduto mi sembrano particolarmente emozionanti e degne di stima. E questo mi spinge ad essere più tollerante e rispettoso nei confronti di ognuno.

Tre anni fa avevo in animo di organizzare una Controversia religiosa del III millennio, con l'obiettivo di fare il punto della situazione sulle tre religioni monoteistiche, per chiarire gli antichi malintesi che sopravvivono ancora oggi. Mi sembra che questo atteggiamento sia assolutamente necessario se si vuole porre rimedio alle drammatiche conseguenze presenti da molti secoli e che hanno permesso di manipolare il sentimento religioso, sviato dalla sua natura originaria. Nonostante le buone intenzioni, nessun sistema può sfuggire agli smarrimenti e alla tentazione di un totalitarismo universalista...
Considerata l'ampiezza dell'attuale scontro religioso, sempre più sanguinoso, com' è possibile contribuire, anche umilmente, per placare gli spiriti?
Come fare per mettere in luce l'origine dei malintesi secolari che contrappongono le tre grandi religioni e che tendono a esacerbarsi e a coinvolgere tutte le nazioni?
In questo contesto di confusioni allarmiste e di paure, come distinguere una via possibile di coesistenza?

Ben sapendo che la conoscenza libera dalla schiavitù che deriva da ogni tipo di chiusura, tradizionalista o integralista, ho deciso di adoperarmi, come altri, per chiarire i rapporti discordanti fra i tre monoteismi. È così che ha preso forma Lo scontro delle religioni. Mi sono rivolto a tre grandi testimoni del Giudaismo, del Cristianesimo e dell'Islam, abituati al dialogo interreligioso e specializzati nello studio del monoteismo: il dottor Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi, lo psicanalista Daniel Sibony e padre Pierre Lambert, sacerdote cattolico e domenicano. Hanno scritto in completa libertà, senza una concertazione preliminare e con la più grande sincerità: di questo li ringrazio vivamente.
Essendo un autodidatta, avrei potuto sentirmi intimidito quando ho incontrato per la prima volta Daniel Sibony, dottore in matematica, filosofia e psicanalisi. Non è stato così e, nel valutare la sua personalità ricca ed erudita, sono stato rassicurato non solo dalla sua umanità densa di amore, ma anche dalle sue conoscenze linguistiche (ebraico e arabo) e dalle opere approfondite che ha pubblicato
- tra cui il recente Proche-Orient, psychanalyse d'un conflit (1), che offre una brillante analisi dell'inconscio e dell'immaginario radicato nel cuore del dramma israeliano e palestinese. In poche frasi, l'autore mostra un punto di vista difficile da ammettere da parte dei musulmani tradizionalisti, e ancora di più dagli integralisti:
«Allah, che detta il Corano (per mezzo dell'angelo Gabriele), riprende essenzialmente le storie della Bibbia; sembra che prosegua l'opera del Dio biblico, o che sia quasi lo stesso Dio della Bibbia: rifiuta i cristiani perché sono idolatri e gli ebrei perché hanno tradito il suo messaggio. Non ne vuole più sapere, rifiuta l'Alleanza con il popolo della Bibbia, perché questo popolo l'ha tradita con menzogne e perversioni. Questo rifiuto degli ebrei (e dei cristiani) non viene semplicemente espresso in alcuni versetti, ma è un rifiuto strutturale: siccome sono indegni del messaggio divino, si è rivelato necessario privarli di questo per affidarlo all'ultimo Profeta, Maometto che, grazie ad esso, fonderà la comunità dei veri credenti, cioè delle genti "sottomesse" a Dio».
Senza compiacimento, Daniel Sibony smonta alcuni meccanismi conflittuali monoteistici, esortando saggiamente i protagonisti ad «ammettere il Dio dell' altro» e a rispettarsi vicendevolmente.
Al di là delle grandi distinzioni tra il Dio del Corano e quello della Bibbia, gli ebrei e i cristiani sono invitati a comprendere che «Allah è la parola araba per indicare Dio, il Dio biblico, quindi quello di Mosè e di Gesù, che del resto nel testo ebraico si chiama JHWH o Elohim, e che la radice di questo nome (El, Elah) è vicina ad Allah, perché l'ebraico e l'arabo sono lingue sorelle - senza peraltro che sia possibile stabilire quale delle due è la madre, né se ce n'è una».
L'autore riesce a far intravedere ai credenti monoteisti, cavillosi dal punto di vista teologico, una via di coesistenza. La sua analisi, basata essenzialmente sui tre libri sacri delle tre religioni, viene proposta senza concessioni, sotto un aspetto che talvolta crea turbamento, completando quelle di padre Lambert, del rettore Dalil Boubakeur, e rafforzando le mie stesse affermazioni.

Poco dopo il mio incontro con Daniel Sibony, prendevo un caffè con Pierre Lambert e il mio editore, che mi aveva permesso di conoscerlo, in un convento parigino dei padri domenicani. Vedendolo così gioviale e sereno, ho fatto questa riflessione: cosa succede quando un globe-trotter della religione, come si definisce Pierre Lambert, incontra un avventuriero dello spirito come me? Si crea nientemeno che una fraterna intesa spirituale.
Qualche tempo dopo mi è arrivato il suo manoscritto, tutto impregnato di una mistica dinamica.
Tracciando una luminosa via della conoscenza, il testo di Pierre Lambert è costellato di perle scintillanti. Grazie alla sua profonda erudizione cita indifferentemente i maestri del Medioevo: «Non esiste nulla, nell'intelletto, che non sia esistito prima nei sensi», o maestri della scienza contemporanea, come Albert Einstein che conclude i suoi lavori scrivendo: «Ciò che è incomprensibile è che il mondo sia comprensibile», intimandoci in questo modo di proseguire nell' esplorazione dell'universo della conoscenza e anche di «quello che è al di là di tutto», cioè il soggetto stesso delle nostre comuni riflessioni.
Così, quando Pierre Lambert analizza il concetto dell'unità, sulla base delle lingue semite che conosce perfettamente, arriva, in breve, al risultato che il Dio Unico può assumere sensi diversi a seconda dei contesti e delle epoche. Esaminando in questo modo le vie attraverso le quali l'uomo scopre un qualcosa oltre se stesso, sembra che solo il ragionamento matematico permetta di scoprire (per analogia) una possibilità per l'intelletto di pensare l'infinito, senza il supporto di una figurazione o di una rappresentazione.
La percezione dell'unicità dell'Essere supremo, quindi, riguarda essenzialmente la ragione umana, senza il bisogno di una rivelazione, qualunque sia la forma di quest'ultima. L'apostolo Paolo lo spiegava nella Lettera ai Romani: «Poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità» (Lettera ai Romani 1,19-20).
Affermando che l'Essere unico è una Persona creatrice dell'universo e fonte di una Parola rivolta agli uomini, la credenza religiosa permette di aprire la mente umana su una realtà radicalmente diversa, senza legame con il ragionamento logico.
Secondo Pierre Lambert, esistono due componenti del termine «monoteismo»: la prima si riferisce a una percezione razionale accessibile a tutti, quella dell'unicità dell'Essere assoluto, mentre la seconda riporta a un incontro soggettivo con una Persona chiamata Dio.
In altri termini, il pensiero filosofico ci fa scoprire l'Infinito razionale, mentre il messaggio profetico ci fa scoprire l'Infinito irrazionale. Introducendo nel dato iniziale una riflessione razionale, la scienza teologica modifica profondamente tutto quello che può esserci di irrazionale nella scoperta di «Colui che è al di là e che tuttavia entra in relazione con me».
A partire dalla persona di Abramo, la relazione vissuta con questo Dio Protettore, che si è impegnato in un rapporto di alleanza con lui, è all'origine dei tre monoteismi: il Giudaismo, il Cristianesimo e l'Islam.
Infine, Pierre Lambert sviluppa l'attributo primordiale del divino: l'amore dell'uomo nei confronti di Dio si basa sul senso di meraviglia che prova quando prende coscienza di essere amato da Dio. Addirittura prima di rivolgersi al suo Creatore, quando l'uomo scopre che Dio era già rivolto verso di lui, è come se fosse stata varcata una soglia.
Tutta la storia umana e divina che ci trasmette la Bibbia può essere intesa come un lungo percorso compiuto dall'umanità per comprendere cosa sia questo amore di Yahweh - YHWH è infatti l'anagramma dell'Essere coniugato nei tre tempi: passato, presente e futuro - nei confronti degli uomini; e reciprocamente, nonostante le incomprensioni, i rifiuti e gli errori di questi ultimi, come l'infinita pazienza di Dio nell'esprimere il suo amore e la sua tenerezza.
Il fatto che Yahweh sia all'origine di una relazione di amore e che voglia suscitarne nell'uomo un' altra della stessa natura ci fa intravedere quello che sarà l'oggetto ultimo della sua manifestazione: è lui stesso Amore. Viene quindi proposto agli uomini un cammino, per entrare in una comunione d'amore con l'Unico.
Questa conclusione di Pierre Lambert è una meravigliosa lezione di speranza per tutti quelli che si interrogano, tergiversano o si spaventano di tanto assoluto. Perché aver paura, visto che Dio è Amore?

Nel gennaio del 2004 ho incontrato il dottor Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi e presidente del Consiglio francese del culto musulmano. Nel suo ufficio, davanti a un buon tè alla menta, il nostro colloquio si è presto trasformato in uno scambio comprensivo e fraterno. Avevo davanti a me un uomo affabile, colto e amante della pace.
Gli uomini come lui sono rari ai giorni nostri, in un'epoca piena di violenze represse o sul punto di esplodere. Negli animi cresce la paura che si impadronisce di intere popolazioni in tutto il pianeta. Gli uomini di pace non sono mai stati così preziosi. Proprio come me, Dalil Boubakeur sente un gran bisogno di coesistenza pacifica.
In occasione del nostro secondo incontro, mi ha letto e spiegato una delle sue allocuzioni ufficiali che aveva come tema «L'Europa contro l'antisemitismo». Evocava meticolosamente il male derivato dall'incomunicabilità tra le diverse re
ligioni e suggeriva un'unica soluzione: il dialogo tra culture e religioni.
In questo discorso arrivò a proporre una teologia della Pace, nel rispetto reciproco dei valori spirituali di ognuno. Questo implica che attraverso il dialogo auto critico ci si met
ta al posto dell'altro per riuscire a comprenderlo e ad accettarlo, per arrivare a una stima reciproca.
Nel corso del nostro incontro ho potuto apprezzare altre sue opinioni: «il giusto vede la rettitudine nel rifiuto della violenza. In questo contesto, nella vita del credente, l'amore, la carità e la solidarietà assumono la funzione di una contropotenza che si oppone alla violenza e all'intolleranza. Teologicamente, la pace serve come fondamento etico per i diritti e i doveri dell'individuo nella sua relazione con se stesso, con gli altri e con Dio».
Alla domanda: «Chi può dire di essere veramente nella fede?», mi ha risposto che alla sua epoca il Profeta dell'islamismo dichiarò: «È nella fede colui che applica la giustizia, che diffonde la pace e condivide il poco che possiede». È la stessa cosa che affermava prima di lui Michea, profeta della Bibbia: «Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio» (Michea 6,8).
Il rettore proseguì spiegandomi che, relativamente alla tolleranza monoteista, fondamento della coesistenza, sta scritto: «Vi è stato detto: "Siate ebrei o cristiani e sarete sulla buona strada". Dite: "Siamo piuttosto della religione di Abramo, vero credente che non apparteneva al gruppo degli idolatri". Dite: "Noi crediamo in Dio e in tutto ciò che è disceso [attraverso la Rivelazione] da Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, e dalle dodici tribù. Crediamo ai Libri sacri che sono stati rivelati a Mosè e a Gesù, e ai Libri consegnati dal Signore ai profeti. Non facciamo nessuna differenza tra i profeti e ci abbandoniamo a Dio"» (Il, 135-136).
Dalil Boubakeur finì di spiegarmi la sua allocuzione con parole cariche di speranza: «Ebrei, cristiani e musulmani, in quanto uomini di fede e di buona volontà, possiedono, nell'ambito abramico delle loro convinzioni religiose, un messaggio pacifico e fraterno da far passare attraverso il dialogo... auto critico - facendo attenzione, però, ad accogliere ognuno i valori dell' altro, andando incontro alle sue riflessioni. Siamo quindi chiamati a trasformare i nostri preconcetti e partiti presi facendo nascere da noi stessi nuovi interrogativi sulle nostre origini, e nuove letture dei nostri testi di riferimento».
Eravamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda, con gli stessi intenti di chiarezza e di lealtà nei confronti dei testi fondatori.

Il postulato dell'Islam si basa sulla filiazione di Abramo. Siccome Sara è sterile, Abramo ha un figlio dalla serva Agar: Ismaele. Quando Sara, moglie legittima del patriarca, aspetta finalmente il suo primo figlio, Agar viene cacciata nel deserto. È sul punto di morire di sete e prega Dio. L'Onnipotente le indica quindi un pozzo e le promette che il figlio Ismaele darà vita ad un grande popolo. Essendo figlio di una schiava egiziana, e secondo il diritto consuetudinario, Ismaele fu cacciato da Abramo perché non poteva beneficiare della stessa parte di eredità del figlio legittimo di una donna libera.
In base a quest'ottica biblica, Ismaele è il capostipite di un popolo sottomesso a Dio, mentre, per il Giudaismo, Israele è il
popolo libero in Dio
- che però ha la temibile e vincolante responsabilità di dover rispettare e trasmettere la sua Legge.
A partire da questo scenario originario, si mette in movimento il processo di una tragedia conflittuale inevitabile che nulla può fermare, se non la volontà unanime della maggio
ranza dei fedeli che agiscono in ogni parte del mondo...
Ai giorni nostri, a che punto sono i rinnovatori dell'Islam? Fanno progressi? Sono consapevoli del loro ruolo di
interlocutori nei confronti di milioni di - musulmani? Alcuni sono conosciuti, come Abdul Karim Soroush, il filosofo iraniano, i sud africani Farid Esack e Abdul Karim Toyob, l'egiziano Nasr Hamed Abou-Zeid, Abdullahi An-Na'im, i tunisini Abdelmajid Charfi e Mohammed Talbi, i kuwaitiani Abou El Fadl, Amina Wadud e Fatima Mernissi e lo storico francese Mohammed Arkoun.
Un hadith dell'Islam esorta i fedeli: «Ricercate la cono
scenza ovunque, è uno dei pilastri della religione, una guida per l'uomo, un compagno nella solitudine, un amico nell'esilio e un legame; nella società, l'istruzione permette di provvedere ai bisogni e vi guida sulla retta via».
Nel XVI secolo, Al-Ghazali, grande storico di Baghdad, scriveva: «Chi acquisisce la scienza ne trae profitto per sé e per gli altri, ed è come il sole che brilla per se stesso e per gli altri».
Alla soglia del XXI secolo, nessuno ignora che la miseria, l'ignoranza e l'ingiustizia generano un oscurantismo barbaro e regressivo. Di conseguenza, gli studiosi musulmani hanno una grande responsabilità quando studiano i rapporti tra la religione e lo Stato islamico, la coabitazione della shari'a con il diritto delle società moderne (diritti umani, emancipazione delle donne), in vista dello sviluppo di un'esegesi adeguata all'evoluzione della società moderna.
Questo necessario esame critico dell'Islam dovrà tener conto della sociologia, dell' antropologia, della linguistica. Quindi gli 'ulama' canonisti tradizionali saranno portati a considerare la loro dottrina e la loro autorità clericale con più modestia, ma anche a riconsiderare i loro privilegi, con la speranza che non si impegnino per mantenerli o amplificarli. Certamente questa nuova ondata di rinnovatori sarebbe una grande benedizione per l'Islam contemporaneo.
Mi sembra che il modo migliore per favorire la coesistenza dei tre monoteismi nei loro rapporti sarebbe di essere ebreo e laico, cristiano e laico, musulmano e laico. Forse però sto generalizzando...

Al fine di non interpretare ingiustamente la fede dei credenti e di non ferire nessuno per ignoranza o inavvertenza, sarebbe più giusto imparare a conoscere meglio le convinzioni di coloro che credono nell'unicità di Dio, secondo le forme e le espressioni proprie ad ognuno.
Questo mi porta a tornare ancora una volta alle origini del malinteso iniziale. In quanto religione madre, annunciata dalla voce dei profeti, Israele resta il guardiano accigliato e vigilante delle promesse originarie e redentrici di Dio.
Tuttavia, gli eredi dei tre monoteismi dovrebbero riconoscere che l'ebraismo patriarcale sarebbe il più adatto per riunire tutte le nazioni della terra. Questa è solo un'ipotesi prudente, che riguarda un' antica via rinnovata, con la speranza che in futuro sapienti qualificati si azzardino a esplorarla.
Sono molti coloro che, in un' epoca di smarrimento come la nostra, si aspettano molto da una possibile fraternità spirituale che potrebbe derivare da una tolleranza teologica applicata - che non sarebbe per nulla ecumenica, tutt'altro!
Nel gennaio del 2004 cinquanta alti responsabili ebrei e cattolici si sono incontrati a New York. In questo nuovo tipo di dialoghi, la sostanza dei loro lavori si può riassumere con le parole pronunciate dal cardinale Lustiger al suo ritorno: «Ci siamo chiesti quando potremo fare la stessa cosa con l'Islam. Alcuni ebrei hanno detto: "Voi, cristiani, siete maggiormente in grado, per la vostra posizione, di essere i nostri mediatori"
.
Questo è stato espresso come una speranza» (2).
Una speranza che condivido pienamente.
Ecco perché, riguardo alla preoccupazione rappresentata dall'Islam e dalla folla dei suoi fedeli, azzardo un'osservazione, proponendo un'analogia con il Giappone... In effetti, a partire dalla fine della terribile seconda guerra mondiale, sulle rovine dell'Impero del Sol Levante, i giapponesi sono riusciti poco a poco a integrare la modernità economica e tecnologica, mantenendo comunque la loro particolare cultura ancestrale. Con alcuni adattamenti, anche il mondo arabo potrebbe agire nello stesso modo.

In Spagna, Mosè Maimonide, teologo, filosofo e medico ebreo del XII secolo, elogia Averroè, filosofo arabo che sviluppò gli aspetti materialisti e razionalisti nei suoi commenti di Aristotele. La Guida degli smarriti, che Mosè Maimonide scrisse in arabo, fu in seguito tradotta in ebraico. In quell'epoca, si creò uno spazio comune tra scienza, religione e politica. In questa parte del mondo, sulla base di questo settore di conoscenze si costruì l'evoluzione delle società medievali.
Una religione che cerca di dominare la politica, la gestione degli affari civili e dello Stato, si trasforma in totalitarismo, come hanno dimostrato tristi esempi del passato. Eppure un pensiero politico che ignori l'etica - derivata dalla religione offre solo disincanto.
Disincantato, materialista, lucidamente realista, non religiosus, il cittadino del nostro tempo può diventare, più facilmente che nel passato, un uomo aperto al dialogo con il suo Creatore?
Può imparare a fare familiarizzare il suo intelletto con quella premonizione della scintilla di eternità che si trova nascosta nel suo intimo più profondo?
Non sono le pratiche religiose che creano e costruiscono l'uomo di fede, ma gli atti di giustizia e di compassione nei confronti del suo prossimo.
Gli onesti servitori di Dio sanno che Egli è non solo una risposta allo smarrimento umano, ma anche un Padre amorevole, giusto e onnipotente. Personalmente, questo mi emoziona e mi riempie di gioia.
Riusciremo ad arrivare a un nuovo modo di pensare Dio, di parlare con Lui e di vivere sotto il suo sguardo, consapevoli della sua presenza benevola?
Giungeremo a una fede più tollerante, in grado di comprendere le nostre differenze?
Gli uomini del terzo millennio pronunceranno parole capaci di identificare le ferite e i rimedi per guarire il mondo che dovevano preservare e che invece hanno devastato?
Inventeranno un modo di parlare e di pregare in verità?
Un modo di agire con giustizia e compassione?
Considerando i pericoli che si addensano all' orizzonte delle società umane, non abbiamo molta scelta. O cominciamo ad applicare l'etica ebraica, cristiana e musulmana con ortoprassi (3), o il marasma delle discordie si amplificherà fino allo scoppio di guerre fratricide sempre più numerose e sempre più devastatrici.
Lo scontro delle religioni che si organizza nell' ombra delle scuole coraniche e dei minareti non avrà luogo... a condizione che i suoi istigatori cessino intrallazzi e minacce. Rammentino che la rivelazione del Dio unico, sviluppatasi poco a poco a partire da Abramo e sulla quale i monoteismi fondano la loro legittimità, non aveva come scopo la creazione di tre sistemi religiosi antagonisti, rivali e competitivi.
Per il Signore dell'universo, riverito con i nomi di Yahweh, Dio e Allah, questo immenso malinteso rappresenta un triste atto blasfemo.

 

* François Celier, pastore protestante, pubblicista, ha ideato e diretto quest'opera.

[1]
Seuil, 2003.
[2] Fonte: Middle East Media Research Institute.
[3] Ortoprassi: giustizia dell'azione compiuta, in coerenza con le convinzioni della fede di ognuno.

Breve lessico del Giudaismo

Bar-mitzvah: cerimonia che celebra la maturità religiosa dei ragazzi, a tredici anni. Per la prima volta leggono la Torah in pubblico.

Bat-mitzvah: cerimonia che celebra la maturità religiosa delle ragazze, a dodici anni.

Calendario e principali feste religiose: il giorno ebraico inizia al calar della notte. Tutte le feste, quindi, cominciano il giorno prima del giorno indicato, al tramonto. Siccome il calendario si apre con Rosh Ha-Shanah, l'anno ebraico si sviluppa su due anni civili. Ecco il calendario delle feste per l'anno 2008, cioè l'anno ebraico 5769:

Rosh Ha-Shanah: è il nuovo anno. È l'anniversario della creazione del mondo e il giudizio di tutte le creature. 30 settembre 2008.
Yom Kippur:
è il giorno del Grande Perdono. Digiuno e preghiere precedono la confessione delle colpe e la purificazione. 9 ottobre 2008.
Hanukkah:
è la festa delle luci. Durante il rituale, nel corso degli otto giorni di festa, vengono accese delle candele. Celebra la vittoria del popolo ebraico contro i re d'Egitto e la riconquista del tempio di Gerusalemme nel 165 a.c. Questa festa ricorda il Natale cristiano, per i regali che ricevono i bambini. 22 dicembre 2008.
Purim:
significa «tirato a sorte». Questa festa ricorda la salvezza degli ebrei minacciati di sterminio nell'Impero Persiano. 21 marzo 2008.
Pesach:
è la Pasqua ebraica. Celebra la nascita del popolo ebraico che è liberato dalla schiavitù in Egitto.
20-27 aprile 2008.
Shavuot: rappresenta la festa del dono della Torah. Dio ha salvato dalla miseria il popolo ebraico per donargli la Torah. 9 giugno 2008.
Sukkot:
la festa dei Tabernacoli, simboleggia le primizie del raccolto e ricorda la marcia degli ebrei nel deserto. Gli ebrei, l'unico popolo che celebra questa festa, costruiscono una capanna (sukkah), in cui vivono nel periodo della festa. Questa celebrazione ha luogo ogni anno tra settembre ed ottobre. Per una settimana, gli ebrei pregano per il bene dell'umanità.

Kasher: significa «permesso». Dalla fabbricazione alla consumazione, gli alimenti kasher devono essere controllati dal rabbino. .

Kippah: piccolo copricapo che gli uomini portano sulla testa. Simbolo di pietà e di umiltà nella relazione tra l'uomo e Dio.

Kashrut: insieme delle regole che definiscono l'alimentazione degli ebrei in base ai comandamenti della Torah. Sono autorizzati solo gli alimenti kasher.

Mezuzà: piccola pergamena che contiene alcuni passaggi della Torah. Arrotolata in un astuccio, viene fissata a destra della porta d'ingresso della casa e delle stanze principali.

Shabbat: significa «cessare». Dal venerdì al crepuscolo fino alla notte del sabato è vietato qualsiasi atto di creazione o di fabbricazione. La festa ricorda che Dio creò il mondo in sei giorni e che si riposò il settimo. Questo giorno è dedicato alla preghiera.

Sinagoga: luogo di studio e di culto.

Torah: deriva dell' ebraico Yaroh, che significa «guidare». La Torah scritta costituiva la carta politica, sociale e religiosa dell' antico Israele.

Yahweh: nome che gli ebrei danno a Dio.

Breve lessico del Cristianesimo

Bibbia: l'insieme dei testi sacri del Giudaismo e del Cristianesimo. L'Antico Testamento è essenzialmente la Bibbia ebraica. Le Chiese protestanti non riconoscono alcuni libri, chiamati deuterocanonici, ammessi invece da cattolici e ortodossi.

Calendario e principali feste religiose: le date delle feste sono stabilite partendo dal calendario solare.

Epifania: manifestazione nascosta di Dio agli uomini. I Re Magi, guidati da una stella, vengono ad adorare il bambino Gesù. 6 gennaio.
Pasqua:
celebra la resurrezione di Gesù.
Ascensione: salita al cielo di Gesù, davanti a migliaia di discepoli, dopo la sua resurrezione. Quaranta giorni dopo Pasqua, sempre di giovedì.
Pentecoste:
dopo Pasqua, dono dello Spirito Santo agli undici apostoli, che trasmetteranno la buona notizia della resurrezione di Gesù. Cinquanta giorni dopo Pasqua, sempre di domenica.
Assunzione (cattolici):
commemorazione dell' elevazione di Maria al cielo con il suo corpo, alla fine della sua vita terrena. Chiamata «dormizione» dagli ortodossi. 15 agosto.
Ognissanti (cattolici):
celebrazione di tutti i santi. 10 novembre.
Natale:
festa della Natività, celebrazione della nascita di Cristo. 25 dicembre.
Festa della riforma (protestanti):
celebra il giorno in cui Lutero ha iniziato ad attivarsi pubblicamente per riformare la Chiesa, nel 1517. La domenica più vicina al 31
ottobre.

Nuovo Testamento: seconda parte della Bibbia, propria dei cristiani, a partire dalla nascita di Cristo. È composto da ventisette libri: i quattro Vangeli, scritti dopo la morte di Gesù Cristo, gli Atti degli Apostoli e le Lettere di alcuni apostoli (tra cui Paolo, Giovanni e Pietro). I Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono testimonianze diverse sulla vita e sull'insegnamento di Gesù Cristo.

Ecumenismo: lavoro di riavvicinamento teologico e spirituale delle tre grandi correnti del Cristianesimo: la Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa e le Chiese derivate dal protestantesimo (riformata, evangelica, ecc.).

Riforma: movimento di opposizione alla Chiesa cattolica romana. Si basa su un ritorno alle origini bibliche e ha determinato la nascita del protestantesimo nel XVI secolo.

Sacramenti (Cattolicesimo): sono sette. Rappresentano la grazia di Dio che opera e che, per mezzo di segni tangibili, viene in aiuto dei fedeli.

Battesimo: è l'entrata nella Chiesa e il primo dei Sacramenti. Ricevuto alla nascita, il battesimo viene dato per infusione (acqua versata sulla testa), immersione o aspersione. Il sacerdote durante il battesimo pronuncia la frase: «Ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Anche adulti e adolescenti possono chiedere di essere battezzati; in questo caso vengono chiamati catecumeni.
Eucaristia:
chiamata più comunemente messa, l'eucaristia permette ai cristiani di condividere il corpo e il sangue di Cristo. Il pane e il vino sono il corpo di Cristo. Bisogna essere battezzati per partecipare all' eucaristia. La Prima Comunione si riceve per tradizione intorno ai dieci anni d'età. Gli ortodossi la chiamano «divina liturgia» .
Cresima: con il padrino e la madrina, i cresimandi esprimono liberamente la loro professione di fede. È la conferma del battesimo ricevuto alla nascita.
Matrimonio: impegnandosi davanti a Dio, gli sposi si uniscono per sempre. La tradizione vuole che Dio abbia affidato all'uomo e alla donna la missione di partecipare alla sua opera di creazione. È l'unico sacramento non dato da un sacerdote, ma dagli stessi sposi.
Ordine: esistono tre gradi di ordini: il diaconato per i diaconi, il sacerdozio per i sacerdoti e l'episcopato per i vescovi. Sono consacrati al servizio di Dio.
Riconciliazione e penitenza: più conosciuto con il nome di «confessione», il sacramento del perdono è donato da Dio attraverso il sacerdote e lava il penitente dai suoi peccati. Il perdono è dato individualmente.
Unzione degli infermi: riservata alle persone sofferenti che chiedono «coraggio e speranza». È anche il sacramento per mezzo del quale la comunità dei fedeli si associa con la preghiera alla sofferenza del suo prossimo.

Sacramenti (Protestantesimo): i protestanti riconoscono due sacramenti, conferendo loro un senso leggermente diverso dai cattolici e dagli ortodossi.

Battesimo: non esiste una reale differenza con il battesimo cattolico;. rappresenta l'ingresso (e l'iniziazione) nella vita cristiana.
Cena: non è la ripetizione del sacrificio di Cristo, ma un atto di memoria nel corso del quale viene riconosciuta la presenza spirituale di Cristo. Durante la cena, pane e vino vengono distribuiti a tutti i fedeli.

 

Breve lessico dell'lslam

Allah: il nome del Dio unico, in arabo.

Ansar: sostenitori medinesi del profeta Maometto (Muhammad).

Arkan: i pilastri che rappresentano i cinque obblighi del culto.

Bid'a: innovazioni che riguardano la religione. Pratica religiosa che non è presente nella Sunna o nel Corano.

Calendario e principali feste religiose: il calendario musulmano è basato sul ciclo lunare che avanza di dieci-dodici giorni ogni anno. Quindi le date del calendario 2008 sono approssimative.

'Id al-Kabir o 'Id al-Adha: la Grande Festa. Ricorda il sacrificio di Abramo, pronto ad immolare il figlio per dimostrare la sua fede. 7 dicembre 2008.
Au al-Muharram:
il primo giorno del nuovo anno, che corrisponde al giorno dell'egira. 9 gennaio 2008.
Al Mawlid:
celebra la nascita del profeta Maometto alla Mecca, alla fine del VI secolo. 19 marzo 2008.
Ramadan:
nono mese dell'anno lunare, dedicato alla purificazione spirituale. Dall' alba al tramonto sono vietati i pasti, le bevande, il fumo e i rapporti sessuali. Dal31 agosto al30 settembre 2008.
'Id al-Saghir o 'Id al-Fitr: la Piccola Festa. Segna la fine del Ramadan nella gioia, a un mese circa dall'inizio. 30 settembre 2008.

Da'wa: sermone educativo; chi pronuncia la da'wa è un da'i.

Diwan: consiglio.

Fard: obbligo religioso. Plurale:fara'id, obblighi religiosi che comprendono, in primo luogo, i cinque pilastri dell'Islam.

Fatwa: decreto religioso.

Fiqh: diritto islamico.

Fitna: termine coranico che fa riferimento alla lotta tra musulmani. Il Profeta denuncia questo dissenso. Disordine interno, separazione.

Fuqaha': i giuristi teologi che interpretano il modo in cui conviene applicare la legge nella pratica.

Hadith: parole del Profeta riferite dai suoi compagni.

Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca, che è uno dei cinque pilastri dell'Islam.

Hakimiyya: periodo ideale per i credenti, l'epoca del Profeta.

Haram: ciò che è vietato nella shar'ia.

Hijra: l'egira, l'emigrazione del Profeta dalla Mecca a Medina.

Ijma': pensiero su cui concordano i sapienti religiosi.

Ijtihad: lo sforzo personale di interpretazione dei precetti religiosi.

Imam: guida che conosce il senso nascosto del Corano, e che quindi continua la missione di Maometto. È la persona che dirige la preghiera in una moschea. Non è un sacerdote.

Jahiliyya: epoca dell'ignoranza; tutti i periodi, tranne l'hakimiyya.

Jihad: significa «lavoro quotidiano su se stessi», sforzo per controllare le proprie passioni e risposta militare ad un attacco, sotto forma di guerra santa.

Kafir: infedele, non credente.

La Mecca: luogo di pellegrinaggio in cui si recano migliaia di musulmani provenienti da tutto il mondo. È il primo luogo santo dell'Islam.

Madhhab: scuola di pensiero nella giurisprudenza islamica. I quattro principali riti dell'Islam sunnita sono l'hanafita, il malikita, lo shafeita e l'hanbalita.

Mihrab: una nicchia nel muro della moschea. Indica la direzione della Mecca. Quindi i fedeli pregano rivolti verso di essa.

Minareto: torre della moschea, dall' alto della quale il muezzin chiama alla preghiera.

Muèzzin: funzionario religioso musulmano addetto ad una moschea, che dal minareto chiama i fedeli alla preghiera.

Mu'amalat: le regole della vita in società.

Nabi: «profeta», in arabo.

Profeta (il): colui che parla in nome di Dio, l'«inviato» di Dio. Maometto è il profeta di Allah.

Qibla: direzione verso cui devono rivolgersi i musulmani per la preghiera.

Sahih: ciò che è corretto, giusto, il livello più alto di autenticità nella classificazione degli hadith.

Salaf: persone pie nei primi tempi dell'Islam. Gli antenati devoti che praticano l'Islam originario.

Shahada: professione di fede che rende musulmano chi la pronuncia.

Shahid: martire per la causa di Allah. Plurale: Shuhada'.

Shar'ia: la via da seguire, che corrisponde alla legge islamica.

Shaykh: titolo usato per le persone dotte.

Sunna: la tradizione del Profeta; questi racconti riportano le parole e le azioni dei Maometto, forniti come esempio.

Tafsir: commento o interpretazione del Corano.

Takwa: la paura di Allah, devozione, pietà verso Allah.

'Ulama': plurale di 'Alim, i sapienti.

Umma: la comunità dei fedeli musulmani.

Zaka: elemosina obbligatoria che ogni musulmano deve versare per aiutare i bisognosi.