Ebrei Cristiani Musulmani
EMI 2008
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I. Bibbia e Corano |
II. L'Islam al crocevia dei
cammini |
III. I rischi del monoteismo
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E se non fosse lo stesso Dio? |
Le tre sfide
dell'Islam contemporaneo |
Le vie della conoscenza |
Presentazione dell' edizione italiana
ISMAEL, DIO ASCOLTA
Il volume, collocato nella collana "Religioni in
dialogo", affronta una problematica che diventa sempre più strategica per la
sopravvivenza stessa dell'umanità.
Infatti, in virtù del progresso tecnologico, soprattutto nei
settori dei trasporti e delle telecomunicazioni, e dell'intensificarsi dei
flussi demografici, le distanze tra i popoli
Le nostre società sono indubbiamente già plurali, occorre
dunque uno sforzo per farle diventare pluraliste, ponendo così termine a un
evidente disagio derivante da questo "scollamento". Resta ovviamente da
individuare un insieme di valori comuni condivisi da rinegoziare con un
confronto di natura politica, dove per "politica"s'intende il senso più nobile
del termine. Impresa difficile, ma non impossibile, che richiede una buona dose
di umiltà e di buona volontà.
Il confronto assiologico presuppone inoltre la buona fede di
chi è disposto a restare in ascolto delle ragioni dell'
Il libro che presentiamo si pone domande sulla natura delle
tre religioni abramitiche, senza comunque cedere terreno al facile buonismo
consistente nell'ignorare i fattori di divisione. Data tale impostazione, non
possiamo che apprezzare i tre contributi che contiene, tipologicamente
eterogenei tra loro, ma proprio per questo ciascuno con un suo apporto diverso
che fornisce al lettore un' ampia gamma di problematiche con cui confrontarsi.
Nei tre saggi risulta evidente la diversa sensibilità
dell'ebreo, del cristiano e del musulmano e la loro diversa concezione della
natura stessa di Dio. Ci conforta comunque l'idea che il Dio di ciascuno non è
uguale o diverso (vedi il contributo di Daniel Sibony) solo perché l'uomo lo
vuole in un modo o nell' altro. li problema riguarda prima di tutto la
percezione che l'uomo ha di Dio, non la Sua supposta vera natura (perché non
interpretare le diverse manifestazioni, ispiratrici o rivelatrici, di Dio come
epifanie di un solo Dio
Il problema dell'intangibilità dei testi sacri, anche se apparentemente sembrerebbe costituire un ostacolo insormontabile, si rivela tuttavia un problema superabile con l'uso di due facoltà di cui l'uomo è dotato: l'intelletto e la volontà. La stessa dottrina islamica, che sembrerebbe, a un' analisi superficiale, caratterizzata da un elevato tasso di staticità, consente molte più soluzioni a questioni che ci appaiono irrisolvibili. Per non entrare nel dettaglio, ci limitiamo a ricordare come nello stesso Corano i riferimenti alle prescrizioni che il fedele è tenuto ad osservare siano meno numerosi rispetto a quelli relativi all'uso della ragione! Vi è dunque la possibilità di considerare lo stesso "sforzo interpretativo" (l'igtihad, termine che ha come radice
g h d - significante "sforzarsi" -, cioè la stessa radice di gihad)' qualcosa di essenziale per una corretta applicazione della sari'ah, che sia coerente con le esigenze tipiche di una società multiculturale.In una società plurale e pluralista, le diversità identitarie pongono inoltre problemi di armonizzazione dei diversi valori veicolati dalle diverse comunità di appartenenza. Vorremmo però ricordare che anche all'interno della stessa comunità si riscontrano tante identità quanti sono gli individui e che anche uno stesso individuo può essere attraversato, per diversi motivi, da più identità, in tempi successivi, e talvolta anche
. contemporaneamente. L'alchimia dell'uomo non è sempre così facilmente leggibile, come fingiamo di credere!* Luigi Sapio, ricercatore presso la Scuola Superiore Sant'Anna e docente di Diritto musulmano e dei paesi islamici presso l'Università di Pisa.
Presentazione dell' edizione francese
YHWH - DIO - ALLAH
Nel
1972 sono stato colpito in pieno da un improvviso shock spirituale, nel bel mezzo di un ateismo apertamente rivendicato. Dio è comparso bruscamente nella mia vita, in un modo assolutamente inaspettato. In seguito a ciò la mia visione del mondo si è modificata e ho sentito la necessità di vivere secondo un' etica più rigorosa.Tre anni fa avevo in animo di organizzare una Controversia
religiosa del III millennio, con l'obiettivo di fare il punto della
situazione sulle tre religioni monoteistiche, per chiarire gli antichi malintesi
che sopravvivono ancora oggi. Mi sembra che questo atteggiamento sia
assolutamente necessario se si vuole porre rimedio alle drammatiche conseguenze
presenti da molti secoli e che hanno permesso di manipolare il sentimento
religioso, sviato dalla sua natura originaria. Nonostante le buone intenzioni,
nessun sistema può sfuggire agli
smarrimenti e alla tentazione di un totalitarismo
universalista...
Considerata l'ampiezza dell'attuale scontro religioso, sempre
più sanguinoso, com' è possibile contribuire, anche umilmente, per placare gli
spiriti?
Come fare per mettere in luce l'origine dei malintesi secolari
che contrappongono le tre grandi religioni e che tendono a esacerbarsi e a
coinvolgere tutte le nazioni?
In questo contesto di confusioni allarmiste e di paure, come
distinguere una via possibile di coesistenza?
Ben sapendo che la conoscenza libera dalla schiavitù che
deriva da ogni tipo di chiusura, tradizionalista o integralista, ho deciso di
adoperarmi, come altri, per chiarire i rapporti discordanti fra i tre
monoteismi. È così che ha preso forma Lo scontro delle religioni. Mi sono
rivolto a tre grandi testimoni del Giudaismo, del Cristianesimo e dell'Islam,
abituati al dialogo interreligioso e specializzati nello studio del monoteismo:
il dottor Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi, lo
psicanalista Daniel Sibony e padre Pierre Lambert, sacerdote cattolico e
domenicano. Hanno scritto in completa libertà, senza una concertazione
preliminare e con la più grande sincerità: di questo li ringrazio vivamente.
Poco dopo il mio incontro con Daniel Sibony, prendevo un
caffè con Pierre Lambert e il mio editore, che mi aveva permesso di conoscerlo,
in un convento parigino dei padri domenicani. Vedendolo così gioviale e sereno,
ho fatto questa riflessione: cosa succede quando un globe-trotter della
religione, come si definisce Pierre Lambert, incontra un avventuriero dello
spirito come me? Si crea nientemeno che una fraterna intesa spirituale.
Qualche tempo dopo mi è arrivato il suo manoscritto, tutto
impregnato di una mistica dinamica.
Tracciando una luminosa via della conoscenza, il testo
di Pierre Lambert è costellato di perle scintillanti. Grazie alla sua profonda
erudizione cita indifferentemente i maestri del Medioevo: «Non esiste nulla,
nell'intelletto, che non sia esistito prima nei sensi», o maestri della scienza
contemporanea, come Albert Einstein che conclude i suoi lavori scrivendo: «Ciò
che è incomprensibile è che il mondo sia comprensibile», intimandoci in questo
modo di proseguire nell' esplorazione dell'universo della conoscenza e anche di
«quello che è al di là di tutto», cioè il soggetto stesso delle nostre comuni
riflessioni.
Così, quando Pierre Lambert analizza il concetto dell'unità,
sulla base delle lingue semite che conosce perfettamente, arriva, in breve, al
risultato che il Dio Unico può assumere sensi diversi a seconda dei contesti e
delle epoche. Esaminando in questo modo le vie attraverso le quali l'uomo scopre
un qualcosa oltre se stesso, sembra che solo il ragionamento matematico permetta
di scoprire (per analogia) una possibilità per l'intelletto di pensare
l'infinito, senza il supporto di una figurazione o di una rappresentazione.
La percezione dell'unicità dell'Essere supremo, quindi,
riguarda essenzialmente la ragione umana, senza il bisogno di una rivelazione,
qualunque sia la forma di quest'ultima. L'apostolo Paolo lo spiegava nella
Lettera ai Romani: «Poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio
stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate
con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e
divinità» (Lettera ai Romani 1,19-20).
Affermando che l'Essere unico è una Persona creatrice
dell'universo e fonte di una Parola rivolta agli uomini, la credenza religiosa
permette di aprire la mente umana su una realtà radicalmente diversa, senza
legame con il ragionamento logico.
Secondo Pierre Lambert, esistono due componenti del termine
«monoteismo»: la prima si riferisce a una percezione razionale accessibile a
tutti, quella dell'unicità dell'Essere assoluto, mentre la seconda riporta a un
incontro soggettivo con una Persona chiamata Dio.
In altri termini, il pensiero filosofico ci fa scoprire
l'Infinito razionale, mentre il messaggio profetico ci fa scoprire l'Infinito
irrazionale. Introducendo nel dato iniziale una riflessione razionale, la
scienza teologica modifica profondamente tutto quello che può esserci di
irrazionale nella scoperta di «Colui che è al di là e che tuttavia entra in
relazione con me».
A partire dalla persona di Abramo, la relazione vissuta con
questo Dio Protettore, che si è impegnato in un rapporto di alleanza con lui, è
all'origine dei tre monoteismi: il Giudaismo, il Cristianesimo e l'Islam.
Infine, Pierre Lambert sviluppa l'attributo primordiale del
divino: l'amore dell'uomo nei confronti di Dio si basa sul senso di meraviglia
che prova quando prende coscienza di essere amato da Dio. Addirittura prima di
rivolgersi al suo Creatore, quando l'uomo scopre che Dio era già rivolto verso
di lui, è come se fosse stata varcata una soglia.
Tutta la storia umana e divina che ci trasmette la Bibbia può
essere intesa come un lungo percorso compiuto dall'umanità per comprendere cosa
sia questo amore di Yahweh - YHWH è infatti l'anagramma dell'Essere coniugato
nei tre tempi: passato, presente e futuro - nei confronti degli uomini; e
reciprocamente, nonostante le incomprensioni, i rifiuti e gli errori di questi
ultimi, come l'infinita pazienza di Dio nell'esprimere il suo amore e la sua
tenerezza.
Il fatto che Yahweh sia all'origine di una relazione di amore
e che voglia suscitarne nell'uomo un' altra della stessa natura ci fa
intravedere quello che sarà l'oggetto ultimo della sua manifestazione: è lui
stesso Amore. Viene quindi proposto agli uomini un cammino, per entrare in una comunione d'amore con l'Unico.
Questa conclusione di Pierre Lambert è una meravigliosa lezione di speranza per tutti quelli che si interrogano,
tergiversano o si spaventano di tanto assoluto. Perché aver paura, visto che Dio
è Amore?
Nel gennaio del 2004 ho incontrato il dottor Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi e presidente del Consiglio francese del culto musulmano. Nel suo ufficio, davanti a un buon tè alla menta, il nostro colloquio si è
presto trasformato in uno scambio comprensivo e fraterno. Avevo davanti a me un
uomo affabile, colto e amante della pace.
Gli uomini come lui sono rari ai giorni nostri, in un'epoca piena di violenze represse o sul punto di esplodere. Negli
animi cresce la paura che si impadronisce di intere popolazioni
in tutto il pianeta. Gli uomini di pace non sono mai stati così preziosi.
Proprio come me, Dalil Boubakeur sente un gran bisogno di coesistenza pacifica.
In occasione del nostro secondo incontro, mi ha letto e spiegato una delle sue allocuzioni ufficiali che aveva come
tema «L'Europa contro l'antisemitismo». Evocava meticolosamente il male derivato dall'incomunicabilità tra le diverse
religioni e suggeriva un'unica soluzione: il dialogo tra
culture e religioni.
In questo discorso arrivò a proporre una teologia della Pace, nel rispetto reciproco dei valori spirituali di ognuno. Questo implica che attraverso il dialogo auto critico ci si
metta al posto dell'altro per riuscire a comprenderlo e ad accettarlo, per arrivare a una stima reciproca.
Nel corso del nostro incontro ho potuto apprezzare altre sue opinioni: «il giusto vede la rettitudine
nel rifiuto
della violenza. In questo contesto, nella vita del credente,
l'amore, la carità e la solidarietà assumono la funzione di una contropotenza
che si oppone alla violenza e all'intolleranza. Teologicamente, la pace serve
come fondamento etico per i diritti e i doveri dell'individuo nella sua
relazione con se stesso, con gli altri e con Dio».
Alla domanda: «Chi può dire di essere veramente nella fede?»,
mi ha risposto che alla sua epoca il Profeta dell'islamismo dichiarò: «È nella
fede colui che applica la giustizia, che diffonde la pace e condivide il poco
che possiede». È la stessa cosa che affermava prima di lui Michea, profeta della
Bibbia: «Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono: praticare la giustizia,
amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio» (Michea 6,8).
Il rettore proseguì spiegandomi che, relativamente alla
tolleranza monoteista, fondamento della coesistenza, sta scritto: «Vi è stato
detto: "Siate ebrei o cristiani e sarete sulla buona strada". Dite: "Siamo
piuttosto della religione di Abramo, vero credente che non apparteneva al gruppo
degli idolatri". Dite: "Noi crediamo in Dio e in tutto ciò che è disceso
[attraverso la Rivelazione] da Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, e dalle dodici
tribù. Crediamo ai Libri sacri che sono stati rivelati a Mosè e a Gesù, e ai
Libri consegnati dal Signore ai profeti. Non facciamo nessuna differenza tra i
profeti e ci abbandoniamo a Dio"» (Il, 135-136).
Dalil Boubakeur finì di spiegarmi la sua allocuzione con
parole cariche di speranza: «Ebrei, cristiani e musulmani, in quanto uomini di
fede e di buona volontà, possiedono, nell'ambito abramico delle loro convinzioni
religiose, un messaggio pacifico e fraterno da far passare attraverso il
dialogo... auto critico - facendo attenzione, però, ad accogliere ognuno i
valori dell' altro, andando incontro alle sue riflessioni. Siamo quindi chiamati
a trasformare i nostri preconcetti e partiti presi facendo nascere da noi stessi
nuovi interrogativi sulle nostre origini, e nuove letture dei nostri testi di
riferimento».
Il postulato dell'Islam si basa sulla filiazione
di Abramo. Siccome Sara è sterile, Abramo ha un figlio dalla serva Agar:
Ismaele. Quando Sara, moglie legittima del patriarca, aspetta finalmente il suo
primo figlio, Agar viene cacciata nel deserto. È sul punto di morire di sete e prega Dio. L'Onnipotente le indica quindi un pozzo e le promette che il figlio Ismaele darà vita ad un grande popolo. Essendo figlio di una schiava egiziana, e secondo il diritto consuetudinario, Ismaele fu
cacciato da Abramo perché non poteva beneficiare della stessa parte di eredità del figlio legittimo di una donna libera.
In base a quest'ottica biblica, Ismaele è il capostipite di un popolo
sottomesso a Dio, mentre, per il Giudaismo,
Israele è il popolo libero in Dio
Al fine di non interpretare ingiustamente la fede dei
credenti e di non ferire nessuno per ignoranza o inavvertenza, sarebbe più
giusto imparare a conoscere meglio le convinzioni di coloro che credono
nell'unicità di Dio, secondo le forme e le espressioni proprie ad ognuno.
Questo mi porta a tornare ancora una volta alle origini del
malinteso iniziale. In quanto religione madre, annunciata dalla voce dei
profeti, Israele resta il guardiano accigliato e vigilante delle promesse
originarie e redentrici di Dio.
Tuttavia, gli eredi dei tre monoteismi dovrebbero riconoscere
che l'ebraismo patriarcale sarebbe il più adatto per riunire tutte le nazioni della terra. Questa è solo un'ipotesi
prudente, che riguarda un' antica via rinnovata, con la speranza che in futuro sapienti qualificati si azzardino a esplorarla.
Sono molti coloro che, in un' epoca di smarrimento come la nostra, si aspettano molto da una possibile fraternità
spirituale che potrebbe derivare da una tolleranza teologica applicata - che non sarebbe per nulla ecumenica, tutt'altro!
Nel gennaio del 2004 cinquanta alti responsabili ebrei e cattolici si sono incontrati a New York. In questo nuovo tipo di dialoghi, la sostanza dei loro lavori si può riassumere
con le parole pronunciate dal cardinale Lustiger al suo ritorno: «Ci siamo chiesti quando potremo fare la stessa cosa con l'Islam. Alcuni ebrei hanno detto: "Voi, cristiani, siete maggiormente in grado, per la vostra posizione, di essere i nostri
mediatori"
In Spagna, Mosè Maimonide, teologo, filosofo e medico ebreo del XII secolo, elogia Averroè, filosofo arabo che sviluppò gli aspetti materialisti e razionalisti nei suoi commenti di Aristotele. La
Guida degli smarriti, che Mosè Maimonide scrisse in arabo, fu in seguito tradotta in ebraico. In quell'epoca, si creò uno spazio comune tra scienza, religione e politica. In questa parte del mondo, sulla base di questo settore di conoscenze si costruì l'evoluzione delle società medievali.
* François Celier, pastore protestante, pubblicista, ha
ideato e diretto quest'opera.
[1] Seuil, 2003.
[2] Fonte: Middle East Media Research Institute.
[3] Ortoprassi: giustizia dell'azione compiuta, in coerenza
con le convinzioni della fede di ognuno.
Breve lessico del Giudaismo
Bar-mitzvah: cerimonia che celebra la maturità religiosa dei ragazzi, a tredici anni. Per la prima volta leggono la Torah in pubblico.
Bat-mitzvah: cerimonia che celebra la maturità religiosa delle ragazze, a dodici anni.
Calendario e principali feste religiose: il giorno ebraico inizia al calar della notte. Tutte le feste, quindi, cominciano il giorno prima del giorno indicato, al tramonto. Siccome il calendario si apre con Rosh Ha-Shanah, l'anno ebraico si sviluppa su due anni civili. Ecco il calendario delle feste per l'anno 2008, cioè l'anno ebraico 5769:
Rosh Ha-Shanah: è il
nuovo anno. È l'anniversario della creazione del mondo e il giudizio di tutte le
creature. 30 settembre 2008.
Yom Kippur: è il
giorno del Grande Perdono. Digiuno e preghiere precedono la confessione delle
colpe e la purificazione. 9 ottobre 2008.
Hanukkah: è la festa
delle luci. Durante il rituale, nel corso degli otto giorni di festa, vengono
accese delle candele. Celebra la vittoria del popolo ebraico contro i re
d'Egitto e la riconquista del tempio di Gerusalemme nel 165 a.c. Questa festa
ricorda il Natale cristiano, per i regali che ricevono i bambini. 22
dicembre 2008.
Purim: significa «tirato
a sorte». Questa festa ricorda la salvezza degli ebrei minacciati di sterminio
nell'Impero Persiano. 21 marzo 2008.
Pesach: è la Pasqua
ebraica. Celebra la nascita del popolo ebraico che è liberato dalla schiavitù in
Egitto.
Kasher: significa «permesso». Dalla fabbricazione alla consumazione, gli alimenti kasher devono essere controllati dal rabbino. .
Kippah: piccolo copricapo che gli uomini portano sulla testa. Simbolo di pietà e di umiltà nella relazione tra l'uomo e Dio.
Kashrut: insieme delle regole che definiscono l'alimentazione degli ebrei in base ai comandamenti della Torah. Sono autorizzati solo gli alimenti kasher.
Mezuzà: piccola pergamena che contiene alcuni passaggi della Torah. Arrotolata in un astuccio, viene fissata a destra della porta d'ingresso della casa e delle stanze principali.
Shabbat: significa «cessare». Dal venerdì al crepuscolo fino alla notte del sabato è vietato qualsiasi atto di creazione o di fabbricazione. La festa ricorda che Dio creò il mondo in sei giorni e che si riposò il settimo. Questo giorno è dedicato alla preghiera.
Sinagoga: luogo di studio e di culto.
Torah: deriva dell' ebraico Yaroh, che significa «guidare». La Torah scritta costituiva la carta politica, sociale e religiosa dell' antico Israele.
Yahweh: nome che gli ebrei danno a Dio.
Breve
lessico del CristianesimoBibbia: l'insieme dei testi sacri del Giudaismo e del Cristianesimo. L'Antico Testamento è essenzialmente la Bibbia ebraica. Le Chiese protestanti non riconoscono alcuni libri, chiamati deuterocanonici, ammessi invece da cattolici e ortodossi.
Calendario e principali feste religiose: le date delle feste sono stabilite partendo dal calendario solare.
Epifania:
manifestazione nascosta di Dio agli uomini. I Re Magi, guidati da una stella,
vengono ad adorare il bambino Gesù. 6 gennaio.
Pasqua: celebra la
resurrezione di Gesù.
Ascensione: salita al
cielo di Gesù, davanti a migliaia di discepoli, dopo la sua resurrezione.
Quaranta giorni dopo Pasqua, sempre di giovedì.
Pentecoste: dopo
Pasqua, dono dello Spirito Santo agli undici apostoli, che trasmetteranno la
buona notizia della resurrezione di Gesù. Cinquanta
giorni dopo Pasqua, sempre di domenica.
Assunzione (cattolici):
commemorazione dell' elevazione di Maria al cielo con il suo
corpo, alla fine della sua vita terrena. Chiamata «dormizione» dagli ortodossi.
15 agosto.
Ognissanti (cattolici):
celebrazione di tutti i santi. 10
novembre.
Natale: festa della
Natività, celebrazione della nascita di Cristo. 25
dicembre.
Festa della riforma (protestanti):
celebra il giorno in cui Lutero ha iniziato ad attivarsi
pubblicamente per riformare la Chiesa, nel 1517. La domenica più vicina al
31
Nuovo Testamento: seconda parte della Bibbia, propria dei cristiani, a partire dalla nascita di Cristo. È composto da ventisette libri: i quattro Vangeli, scritti dopo la morte di Gesù Cristo, gli Atti degli Apostoli e le Lettere di alcuni apostoli (tra cui Paolo, Giovanni e Pietro). I Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono testimonianze diverse sulla vita e sull'insegnamento di Gesù Cristo.
Ecumenismo: lavoro di riavvicinamento teologico e spirituale delle tre grandi correnti del Cristianesimo: la Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa e le Chiese derivate dal protestantesimo (riformata, evangelica, ecc.).
Riforma: movimento di opposizione alla Chiesa cattolica romana. Si basa su un ritorno alle origini bibliche e ha determinato la nascita del protestantesimo nel XVI secolo.
Sacramenti (Cattolicesimo): sono sette. Rappresentano la grazia di Dio che opera e che, per mezzo di segni tangibili, viene in aiuto dei fedeli.
Battesimo: è
l'entrata nella Chiesa e il primo dei Sacramenti. Ricevuto alla nascita, il
battesimo viene dato per infusione (acqua versata sulla testa), immersione o
aspersione. Il sacerdote durante il battesimo pronuncia la frase: «Ti battezzo
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Anche adulti e
adolescenti possono chiedere di essere battezzati; in questo caso vengono
chiamati catecumeni.
Eucaristia: chiamata
più comunemente messa, l'eucaristia permette ai cristiani di condividere il
corpo e il sangue di Cristo. Il pane e il vino sono il corpo di Cristo. Bisogna
essere battezzati per partecipare all' eucaristia. La Prima Comunione si riceve
per tradizione intorno ai dieci anni d'età. Gli ortodossi la chiamano «divina
liturgia» .
Cresima: con il
padrino e la madrina, i cresimandi esprimono liberamente la loro professione di
fede. È la conferma del battesimo ricevuto alla nascita.
Matrimonio:
impegnandosi davanti a Dio, gli sposi si uniscono per sempre. La tradizione
vuole che Dio abbia affidato all'uomo e alla donna la missione di partecipare
alla sua opera di creazione. È l'unico sacramento non dato da un sacerdote, ma
dagli stessi sposi.
Ordine: esistono tre
gradi di ordini: il diaconato per i diaconi, il sacerdozio per i sacerdoti e
l'episcopato per i vescovi. Sono consacrati al servizio di Dio.
Riconciliazione e penitenza:
più conosciuto con il nome di «confessione», il sacramento del
perdono è donato da Dio attraverso il sacerdote e lava il penitente dai suoi
peccati. Il perdono è dato individualmente.
Unzione degli infermi:
riservata alle persone sofferenti che chiedono «coraggio e
speranza». È anche il sacramento per mezzo del quale la comunità dei fedeli si
associa con la preghiera alla sofferenza del suo prossimo.
Sacramenti (Protestantesimo): i protestanti riconoscono due sacramenti, conferendo loro un senso leggermente diverso dai cattolici e dagli ortodossi.
Battesimo: non
esiste una reale differenza con il battesimo cattolico;. rappresenta l'ingresso
(e l'iniziazione) nella vita cristiana.
Cena: non è la
ripetizione del sacrificio di Cristo, ma un atto di memoria nel corso del quale
viene riconosciuta la presenza spirituale di Cristo. Durante la cena, pane e
vino vengono distribuiti a tutti i fedeli.
Breve lessico dell'lslam
Allah: il nome del Dio unico, in arabo.
Ansar: sostenitori medinesi del profeta Maometto (Muhammad).
Arkan: i pilastri che rappresentano i cinque obblighi del culto.
Bid'a: innovazioni che riguardano la religione. Pratica religiosa che non è presente nella Sunna o nel Corano.
Calendario
e principali feste religiose: il calendario musulmano è basato sul ciclo lunare che avanza di dieci-dodici giorni ogni anno. Quindi le date del calendario 2008 sono approssimative.'Id al-Kabir o 'Id al-Adha:
la Grande Festa. Ricorda il sacrificio di Abramo, pronto ad
immolare il figlio per dimostrare la sua fede. 7
dicembre 2008.
Au al-Muharram: il
primo giorno del nuovo anno, che corrisponde al giorno dell'egira. 9
gennaio 2008.
Al Mawlid: celebra
la nascita del profeta Maometto alla Mecca, alla fine del VI secolo. 19
marzo 2008.
Ramadan: nono
mese dell'anno lunare, dedicato alla purificazione spirituale. Dall' alba al
tramonto sono vietati i pasti, le bevande, il fumo e i rapporti sessuali.
Dal31 agosto al30 settembre 2008.
Da'wa: sermone educativo; chi pronuncia la da'wa è un da'i.
Diwan: consiglio.
Fard: obbligo religioso. Plurale:fara'id, obblighi religiosi che comprendono, in primo luogo, i cinque pilastri dell'Islam.
Fatwa: decreto religioso.
Fiqh: diritto islamico.
Fitna: termine coranico che fa riferimento alla lotta tra musulmani. Il Profeta denuncia questo dissenso. Disordine interno, separazione.
Fuqaha': i giuristi teologi che interpretano il modo in cui conviene applicare la legge nella pratica.
Hadith: parole del Profeta riferite dai suoi compagni.
Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca, che è uno dei cinque pilastri dell'Islam.
Hakimiyya: periodo ideale per i credenti, l'epoca del Profeta.
Haram: ciò che è vietato nella shar'ia.
Hijra: l'egira, l'emigrazione del Profeta dalla Mecca a Medina.
Ijma': pensiero su cui concordano i sapienti religiosi.
Ijtihad: lo sforzo personale di interpretazione dei precetti religiosi.
Imam: guida che conosce il senso nascosto del Corano, e che quindi continua la missione di Maometto. È la persona che dirige la preghiera in una moschea. Non è un sacerdote.
Jahiliyya: epoca dell'ignoranza; tutti i periodi, tranne l'hakimiyya.
Jihad: significa «lavoro quotidiano su se stessi», sforzo per controllare le proprie passioni e risposta militare ad un attacco, sotto forma di guerra santa.
Kafir: infedele, non credente.
La Mecca: luogo di pellegrinaggio in cui si recano migliaia di musulmani provenienti da tutto il mondo. È il primo luogo santo dell'Islam.
Madhhab: scuola di pensiero nella giurisprudenza islamica. I quattro principali riti dell'Islam sunnita sono l'hanafita, il malikita, lo shafeita e l'hanbalita.
Mihrab: una nicchia nel muro della moschea. Indica la direzione della Mecca. Quindi i fedeli pregano rivolti verso di essa.
Minareto: torre della moschea, dall' alto della quale il muezzin chiama alla preghiera.
Muèzzin: funzionario religioso musulmano addetto ad una moschea, che dal minareto chiama i fedeli alla preghiera.
Mu'amalat: le regole della vita in società.
Nabi: «profeta», in arabo.
Profeta (il): colui che parla in nome di Dio, l'«inviato» di Dio. Maometto è il profeta di Allah.
Qibla: direzione verso cui devono rivolgersi i musulmani per la preghiera.
Sahih: ciò che è corretto, giusto, il livello più alto di autenticità nella classificazione degli hadith.
Salaf: persone pie nei primi tempi dell'Islam. Gli antenati devoti che praticano l'Islam originario.
Shahada: professione di fede che rende musulmano chi la pronuncia.
Shahid: martire per la causa di Allah. Plurale: Shuhada'.
Shar'ia: la via da seguire, che corrisponde alla legge islamica.
Shaykh: titolo usato per le persone dotte.
Sunna: la tradizione del Profeta; questi racconti riportano le parole e le azioni dei Maometto, forniti come esempio.
Tafsir: commento o interpretazione del Corano.
Takwa: la paura di Allah, devozione, pietà verso Allah.
'Ulama': plurale di 'Alim, i sapienti.
Umma: la comunità dei fedeli musulmani.
Zaka: elemosina obbligatoria che ogni musulmano deve versare per aiutare i bisognosi.