Raoul Follereau
IL DOMANI SIETE VOI
Giovani, siate seminatori d’Amore,
il mondo Vi attende e Vi reclama.
Il domani siete Voi.
Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau
-
Bologna ottobre 1987
Traduzione: Prof. Gianni Gualanduzzi -
Titolo originale: «Demain, c'est vous» Association Suisse Raoul Follereau
Lausanne
| Raoul Follereau, Pellegrino dell'impossibile | 1973 - 1977 |
|
1961 - Il mondo ha fame di grano e di
tenerezza |
Viva la vita! |
| 1968 - 1972 | Alcune tappe fondamentali della vita di Follereau |
|
1968 - Rifiutate di mettere la vostra vita in garage |
Un giorno di guerra per la Pace |
1968 - Rifiutate di mettere la vostra vita in garage
Due milioni! Siete due milioni voi che, con me, avete chiesto Un
giorno di guerra per la Pace. A voi si deve se oggi l'O.N.U. ne è al corrente
in maniera ufficiale. Dietro l'esempio del Parlamento italiano, 13 Capi di Stato
hanno chiesto l'iscrizione della vostra richiesta all'ordine del giorno della
sua prossima Assemblea. Altri 19 Governi ci hanno assicurato il loro appoggio e
fatto auguri di successo.
Ciascuna Nazione, adesso, dovrà assumersi le proprie
responsabilità. Che accetti o si rifiuti di dare Un giorno di guerra per la
Pace, tutti i popoli - penso specialmente ai più poveri - lo sapranno. E
nessuno sfuggirà alloro giudizio. Un giorno di spese delle forze armate di
tutto il mondo. Vuol dire un minimo di 500 milioni di dollari, che ogni anno,
saranno destinati agli affamati, ai malati, ai bisognosi.
Un reddito annuale di 500 milioni di dollari per i poveri: siete voi, giovani del mondo, che glieli avete regalati!...
Due milioni! Siete due milioni voi che mi avete risposto, che vi siete fidati di me, che mi avete seguito.
Senza dubbio ben pochi uomini, arrivati alla loro vecchiaia,
hanno conosciuto questa fierezza d'avere due milioni di cuori giovanili che li
amano e che continueranno la loro opera.
Non esiste felicità uguale a questa...
Mi avete conferito il mandato di parlare in vostro nome. Esso mi
conferisce anche il diritto - e il dovere - di rivolgere la mia parola anche a voi.
Illuminarvi e difendervi è meritare la vostra fiducia.
Che il mondo stia cambiando radicalmente nessuno l'ignora.
Neppure quelli che fingono di non accorgersene. Il ruolo
esorbitante assunto dalla tecnica, questa lupa non mai sazia, minaccia di
condurre l'uomo sotto un nuovo genere di schiavitù. Egli ha bisogno, più che
mai, di quel supplemento d'anima di cui parlava Bergsòn... quando io avevo
vent'anni.
Che i giovani lo sentano più degli adulti è evidente, è
normale. Che essi siano impazienti di accelerare i tempi di questa evoluzione,
è solo conforme alla loro natura e alla loro vocazione. Ma non nel disordine,
nella violenza, nell'arbitrarietà.
Tentare di distruggere le vecchie strutture sociali - stantie
finché si voglia - come fa il bambino con i giocattoli di cui si è stancato,
questo non è segno di spirito maturo, non è la prova d'essere già diventato
uomo.
Rifiutatevi di diventare preda di teppisti intellettualoidi: vi
condurranno su sentieri deserti, che sboccano nel nulla.
Diffidate delle ideologie e tenetevi lontano dalle sette.
Non lasciatevi irretire dai ciarlatani del sofisma e dai maniaci del rifiuto.
Vi lasceranno vuoti, con l'intelligenza tradita e
nel cuore un pugno di cenere.
La vostra giovinezza deve essere creazione, elevazione, servizio e gioia.
Non riformerete il mondo se non arricchendo lo. A tale scopo vi
sarà necessario mettere la museruola alla macchina che minaccia di divorare
l'uomo, imbrigliare la fretta da cui si sta lasciando portar via, riconquistare
il tempo d'amare.
«Datemi un punto d'appoggio - diceva Archimede - ed io solleverò il mondo».
Il vostro punto d'appoggio è l'amore.
Non un amore burrascoso, che si esaurisce nel piagnucolare sulle sventure altrui, ma un amore-fuoco, un amore-rivolta contro
l'ingiustizia sociale, contro l'asservimento dei poveri, accettati passivamente
da coloro che io ho definito i volontari della sordità, i muti per vocazione,
da quelle brave persone che si mettono in smoking per rifare il mondo e che
evocano la grande fame dei paesi sottosviluppati mentre sbocconcellano
pasticcini durante una canasta...
Sì, protestate. Ribellatevi quando udite che una portaerei atomica rappresenta il valore di tre milioni di
tonnellate di
frumento, che con il costo di un missile si potrebbe distribuire ai poveri
centomila tonnellate di zucchero, che un sottomarino in più significa cinquantamila tonnellate di carne in meno per gli affamati.
La rivoluzione? Sì a favore di quelli che, questa sera,
andranno a dormire - forse sulla nuda terra - a stomaco vuoto; quei duemila
milioni di uomini di cui il 60070 hanno meno di vent'anni.
È ora di porre la parola Fine alla storia inumana
dell'umanità. Le ricchezze del mondo appartengono a tutti gli uomini. Ecco la
verità che dovete conquistare, che dovete imporre.
Lo ripeto: il vostro punto d'appoggio è l'amore.
È l'unica parola abbastanza grande da contenere la felicità.
Ma la felicità è, prima di tutto, quella degli altri. È il
rifiuto, è il disgusto d'essere felici da soli. All'opera, dunque, miei
giovani amici!
Mentre i Grandi preparano il suicidio dell'umanità o si
divertono a giocare a bocce nello spazio cosmico, la meravigliosa moltitudine
dei Poveri si sforza di sopravvivere mediante l'amore.
Cercate uno scopo alla vostra vita?
Occorrono per il mondo attuale tre milioni di medici: diventate medici.
Più di un miliardo di esseri umani sono analfabeti: diventate maestri.
Due milioni su tre non riescono a saziare la loro fame: fatevi agricoltori e dalle terre incolte fate spuntare i raccolti che
li sfameranno.
I vostri fratelli hanno bisogno di voi: semplicemente,
nobilmente, diventate operai in una qualunque attività.
Ogni lavoro è nobiltà quando lo si appende ad una stella.
Diventate qualcuno per fare qualche cosa.
Rifiutatevi di mettere la vostra vita al riparo.
Ma rifiutate anche l'avventura, dove l'orgoglio trova più posto che il servizio.
Denunciate, ma per innalzare.
Contestate, ma per costruire.
Che la vostra rivolta, con tutta la vostra collera, sia amore. I
forti sono coloro che credono e vogliono costruire. Costruite dunque la felicità degli altri.
Domani avrà il vostro volto.
Il mondo va disumanizzandosi: siate uomini.
1969 - Fame degli uomini, fame del mondo
A 350.000 chilometri dalla Terra. Apollo 8, attento e preciso,
prosegue lungo la sua rotta, così come ha voluto il genio degli
uomini.
Frank Borman ed il suo equipaggio volgono lo sguardo sul nostro
pianeta, boccia enorme e, nel cosmo, tanto piccola. È laggiù che batte il cuore
di chi li attende.
Un canto simile sale allora alle labbra degli evasi dalla Terra.
Simile a quello che altri esseri amati cantano sommessamente e un po'
timidamente nelle loro case, che, questa Notte, sembrano loro così vuote.
Perché sulla terra, è Natale.
Gli abeti, le statuine, presepi, le feste scandalose dei ben
pasciuti, le gioie di fede dei credenti, la speranza rincantucciata in fondo ai
loro cuori.
Ed è allora che Borman pronuncia alcune parole...
Al suo ritorno racconterà quale fu il suo stupore al sentirsi
salire dal cuore, uscire dalle sue labbra, quelle parole che gli sembrarono
dettate da una forza infinita, di una dolcezza infinita.
Che cosa dice Borman? Che cosa insegna questa voce che, attraverso lui, ci viene dall'infinito e dall'eternità dei mondi?
«Dacci, o Dio, la vista capace di vedere il tuo amore nel mondo, nonostante il fallimento degli uomini.
«Dacci la fede necessaria ad aver fiducia nella bontà,
nonostante la nostra ignoranza e debolezza.
«Dacci la conoscenza, così che possiamo continuare a pregare
con cuore consapevole, e mostraci quello che ciascuno di noi può fare per
avvicinare la venuta del giorno della pace universale».
***
Per sempre, la preghiera di Frank Borman rimane sospesa tra le stelle, rischiarata da milioni di anni-luce che giungono sino a noi, da altri milioni che non hanno ancora penetrato la nostra cecità. Felice l'impresa che si tramuta in messaggio d'amore e ne proclama la potenza e la priorità.
***
L'avvento della pace universale, miei giovani amici, voi
l'avete richiamato con tutte le vostre forze nuove quando voi lanciaste con me
lo slogan:
Disarmate per poter amare.
***
Il 1° settembre scorso, erano cinque anni - già cinque anni
che io avevo inviato a U Thant una lettera in cui domandavo Un giorno di guerra
per la Pace.
«Che tutte le Nazioni aderenti all'ONU decidano che ogni anno,
in occasione di una Giornata Mondiale della Pace, esse preleveranno dai
rispettivi bilanci per la difesa ciò che costa un giorno di armamenti, e lo
metteranno in comune per combattere le carestie, i tuguri e le grandi malattie
che decimano l'umanità».
Non si trattava allora che della mia lettera, perché ero solo.
Ma subito, siete accorsi voi. Tre mesi dopo, il 5 dicembre 1964, 94.200 di voi,
appartenenti a 55 nazioni diverse, avevano già inviato la loro firma all'ONU
per appoggiare la mia richiesta.
Il 15 gennaio 1965, eravate più di 400.000. Il 10 luglio, più
di 650.000.
Il 10 novembre, toccavate il milione, con provenienza da 120 paesi.
Oggi facendo vostra quella lettera rimasta per cinque anni senza
risposta, voi siete tre milioni. Sì, essa è diventata veramente la vostra
lettera ed è a voi che ormai l'ONU dovrà rispondere.
Sarete voi ad esigere questa risposta. Chi dunque, con tre milioni di voci che si levano all'unisono, oserà dire: non voglio
ascoltarli?
I più grandi tra i miei firmatari hanno ora 25 anni.
Essi fanno già parte della vita politica e sociale del loro
paese.
Saranno domani tra i dirigenti. Non dimenticheranno l'impegno
della loro gioventù.
Quelli che raggiungono oggi l'età per firmare avevano 9 anni
quando io scrissi quella lettera. Tre milioni di loro giovani coetanei hanno
loro aperto il cammino; non mancheranno al loro dovere.
* * *
Quando questo Messaggio vi raggiungerà, l'ONU, per la seconda
volta, sarà colpita dalla mia proposta al servizio della quale tre milioni di
voi si sono spontaneamente mobilitati per facilitare l'avvento della Pace
universale.
Se l'ONU accetta, noi ne gioiremo; se l'ONU non risponde, anche questa volta, noi continueremo.
In questo mondo soffocato dal proprio egoismo e dal proprio odio, sarete voi a tenere aperte le porte alla speranza.
Perché l'ONU dovrà dire: sì o no. So bene che alcuni vorrebbero dire né sì né no. Che vi rinuncino!
Se tre milioni di voci non bastano a smuoverli, tra sei mesi,
tra un anno, tra cinque anni, noi saremo quattro, cinque, dieci
milioni. Avremo i mezzi per farlo perché abbiamo la fede che occorre. Nulla ci
arresterà. Nessuno ci farà tacere.
In ogni sessione, l'ONU si trascinerà dietro questa palla al
piede, sempre più grossa, sempre più pesante.
Non se ne libererà se non con una risposta umanitaria a questo
appello, il più giusto, il più fraterno di cui non abbia mai sentito parlare.
* * *
Scrivevo nel 1949: «Se presto, molto presto, un immenso slancio d'amore non scuote la coscienza universale, la fame degli
uomini affretterà la fine del mondo».
Vent'anni più tardi, il !O maggio 1969, U Thant ammetteva
davanti alle Nazioni Unite: «Ci rimangono forse dieci anni per risolvere i
problemi che minacciano la sopravvivenza dell'umanità».
***
Fame degli uomini, fine del mondo.
Ci rimangono dieci anni...
È grazie a voi, Giovani, che si giungerà a quella Pace
Universale invocata da Frank Borman in mezzo alle stelle.
Giovani, sarete voi a salvare il mondo.
Gioventù, ricordati delle sofferenze
che i tuoi padri hanno sopportato
per conquistare quella libertà di cui
tu godi in quest'ora.
(Emile Zola)
1970 - Gettate dei ponti fra gli uomini
Fra trent'anni, l'anno 2000. Che cosa sarà? Constatazione di
fallimento? Trampolino di lancio? Le due cose assieme.
La storia ricorda il grande terrore dell'armo mille. Il suo
primo giorno doveva essere la fine del mondo. Quel giorno passò. E non successe
nulla. Ciò nonostante ecco che al termine del secondo millennio, la paura si
impadronisce nuovamente del cuore degli uomini. Non la stessa paura
superstiziosa e ingenua, ma una specie di angoscia sorda che martella il fondo
dell' anima.
L'orizzonte dell'anno 2000 è pesante di nubi basse e
minacciose, ma attraversato da folgoranti speranze.
Nel 1920 - cinquant'anni fa - usciva il Libro d'amore. Il suo
autore aveva 17 anni. Ero io quel giovane. Contro il settarismo imbecille,
contro la sfiducia dagli occhi di talpa, contro l'egoismo che fa della vita un
deserto, mi sono battuto.
Per difendere la mia stessa giovinezza. Per aprire la strada a
coloro che mi hanno seguito. Per aiutare voi, giovani della gioventù d'oggi.
Ma sì, ma sì io vi assomigliavo, cinquant'anni fa. E anche
oggi, malgrado le mie energie logorate, sono certo di rassomigliarvi
ancora.
Allora, ascoltatemi.
Voi non volete più essere né ben educati, né ben pensanti? E sia. Freneticamente voi vi sforzate di calpestare le strutture
nelle quali si pavoneggia una società spesso egoista, talvolta marcia?
D'accordo. Ma a condizione che non venga sabotato l'edificio.
Che non venga mutilato il Messaggio troppo spesso tacciato di impotenza da quelli che l'avevano confiscato a loro vantaggio,
poi sfigurato.
Distruggere per distruggere è la condizione di uno spirito
debole. È una fuga davanti alla vita. Quella vita che voi dovete oggi difendere
e proteggere.
L'anno 2000: che cosa vuol dire?
L'uomo esiste, lo si sa bene, da centinaia di migliaia, forse di milioni di anni.
Allora, l'anno 2000 di che cosa?
D'una Parola che sembra nata con il mondo, tanto è evidente che senza di essa non vi è che fallimento e marciume.
D'una Parola incarnata in un Povero semplice e solo. All'ultimo: abbandonato.
E che morì perché voleva amare gli uomini.
Gandhi diceva: «Far passare tra la folla l'insegnamento del
Discorso sul monte e farlo accettare nella pratica della vita è tutto il nostro
compito».
E voi? Che ne dite, voi?
Sento bene i pigri che mormorano: «Certo, era un bell'ideale.
Ma non ha cambiato nulla di veramente profondo nel cuore degli uomini. È
passato il suo momento...».
Allora, io rispondo con Chesterton:
«Gli uomini non sono stanchi del Cristianesimo. Non l'anno mai incontrato abbastanza per esserne stanchi...».
L'anno 2000, constatazione di fallimento?
Bisogna ben riconoscerlo. Il XXmo secolo finisce male. Nel disordine e la violenza di tutti gli istinti scatenati. 50 milioni
di uomini sacrificati durante la seconda guerra mondiale. Il 60% del bilancio
nazionale di ciascun paese inghiottito nell'assurda tormenta. Si diceva: è
l'ultima... L'ultima? Da allora, dal 1945 al 1970, il mondo ha visto 55 guerre!
E, per occupare il tempo che gli resta da vivere, prepara con ardore la prossima
ultima.
Il Corriere dell'UNESCO prevede che il bilancio mondiale per gli
armamenti, esteso ai prossimi dieci anni, sarà superiore ai quattro mila
miliardi di dollari.
Si capisce così perché i poveri hanno fame...
Se l'avvenire fa paura, il presente è una vergogna. Poco tempo
fa, alcuni specialisti hanno dichiarato: «Tra dieci anni, al ritmo a cui vanno le cose, la condizione umana sul pianeta sarà
disperata. Noi avremo distrutto tutte le fonti di vita sul piano animale,
vegetale e anche (causa la rarefazione dell'acqua dolce) minerale». Dieci anni
Al ritmo a cui vanno le cose non è più questione di sapere ciò che farà
l'uomo nel 2000. Ma di sapere se egli ancora esisterà...
Avremo noi raggiunto, come si dice oggi, il limite di non
ritorno? Non credo.
Perché, al tempo stesso, qualche cosa si muove nel mondo. Come
se i cuori degli uomini si mettessero a battere... A battere veramente. Come un
solo cuore. Una presa di coscienza, al tempo stesso lucida e appassionata...
Collere, tentativi, speranze. Rivolte che, anche quando sono ingiuste o
eccessive, testimoniano d'un salutare desiderio di liberazione.
La gioventù non accetta più la guerra, la miseria, la fame
come altrettante fatalità.
Essa vi vede una macchia per il proprio onore.
Un'ombra sulla propria felicità.
L'anno 2000, trampolino di lancio?
Noi, da oggi, osiamo profetarlo.
La vita, minacciata, sarà salvata.
Da voi.
Nell'anno 2000, giovani di 20 anni, saranno i vostri figli ad
avere 20 anni. Per loro, fin d'ora, bisogna che vi battiate.
Contro tutto ciò che opprime e deprime l'uomo.
Contro tutto ciò che insozza e degrada la vita.
E prima di tutto l'automazione e il denaro.
La macchina doveva essere al nostro servizio: essa invece ci ha ridotti in schiavitù.
Il denaro doveva essere per noi un mezzo: esso invece ci ha resi venali.
Relegate nel loro posto di schiavi questi tristi stregoni. E
date libertà all'amore.
L'amore che non è una parola sdolcinata che volteggia su labbra
profumate, ma espressione di travaglio, di lacrime. Talvolta di sangue.
Guardatevi dall'ingrossare le file miti che di coloro che se ne vanno
blaterando: «amiamoci, amiamoci». E ne prendono pretesto per esaltare le più
sordide bassezze. Ripudiate queste mostruose libertà che vi incatenano.
Si tratta di costruire e di seminare.
Diffidate delle parole che sono altrettanto sonanti quanto vuote. Non basta scriverle con la maiuscola perché riflettano il
volto di Dio. Voi non guarirete il mondo con dei punti esclamativi.
Newton denunciava, già allora, «Noi abbiamo costruito troppe
muraglie e non abbastanza ponti». Che direbbe oggi che, dietro queste muraglie,
s'elevano tante prigioni?
Gettate ponti tra gli uomini. Essi non domandano che di amarsi.
Gettate ponti verso l'avvenire. Scavalcate gagliardamente il materialismo
fangoso, le pozze stagnanti dell'inerzia, l'egoismo e i suoi pantani
nauseabondi. Siate l'aurora dell'anno 2000.
Rifiutate questo suicidio collettivo: la guerra.
Battetevi per difendere l'uomo e per salvare la vita. Senza
odio, ma senza viltà.
Venire a compromessi, è abdicare. Rinunciare. Tradire.
Il domani sarà per tutti più bello, più fraterno se,
dominando la macchina e dominando il denaro, voi saprete essere molto
semplicemente, molto nobilmente, uomini.
Avete proclamato che la ragione da
sola bastava per regolare la condotta
della vita. Avete interrotto una
vecchia canzone che cullava la
miseria umana. E la miseria umana
si risveglia con dei crimini.
(Jean Jaurès)
1971 - Riconquistare il tempo di amare
Chi l'ha ucciso?
Sono pochi oggi quelli che ricordano - le notizie si divorano tra loro così presto! - del suicidio atroce di
quell'adolescente.
Vicino al suo cadavere, queste righe: «Poiché non vi è nulla
prima della vita, nulla dopo: perché la vita?».
Chi tra noi non ha sentito sulla propria coscienza il peso terrificante di questo piccolo cadavere?
***
Scrivevo nel 1955: «Con lo strappare Dio al destino umano,
noi abbiamo creato la civiltà del disgusto e della disperazione».
Nulla prima. Nulla dopo. E allora tutto, subito. E non importa
come. Quando poi, una volta pasciuti, sazi, ripieni di queste povere felicità a
prezzo unico, non si sollecitano, come un ultimo rifugio, quelle Provvidenze
fasulle che vengono distillate da veggenti, maghi e altri venditori di
paccottiglia.
Lui, se ne è andato.
Ma chi l'ha ucciso?
Dietro al ragazzo assassinato dal suo secolo, la triste corte di coloro che hanno già fatto atto di rinuncia.
Quelli che si degradano al punto di ricercare, in mezzo a vili artificiosità, la scusa, l'evasione o la dimenticanza.
A questi io dico:
Prima di dirvi disgustati della vita, aspettate di aver vissuto.
E di aver meritato di vivere.
Beethoven, Michelangelo, Mozart, Francesco di Assisi, Vincenzo
de' Paoli, Don Bosco, Einstein, se avessero fatto come voi, il mondo non sarebbe ora privo di qualche cosa?
Voi non siete di queste dimensioni? Che ne sapete voi?
E poi che importa! L'essenziale non è ciò che si è ma ciò che si offre.
Le vostre mani vuote, magari sporche, offritele.
Questa sera, mentre voi sarete tentati di fuggire verso il
vostro vergognoso paradiso, un altro giovane, della vostra stessa età,
vi griderà dall'altro capo del mondo: Riso, Pane! Perché, lui, non avrà
mangiato.
La metà della gioventù del mondo ha fame: che aspettate a soccorrerla?
Perché la vita!
Per servire.
Prima di tutto, miei giovani fratelli, imprigionati in questa
falsa civiltà che sente di marciume e di cenere, a voi il cui animo esita tra
la rivolta e l'abbandono, io dico: «Se qualche cosa manca alla vostra vita, è
che non avete guardato abbastanza in alto».
Prendete da oggi le vostre responsabilità di uomini. Con
fierezza. Quello che noi sappiamo con maggior certezza quaggiù, è che gli
altri hanno bisogno di noi. Sfuggite le evasioni, che sono altrettanti atti di
rinuncia.
Ripudiate quelle felicità che non servono a nulla. Perché la
vita!
Per proteggere,
per difendere,
per amare.
***
Malgrado la Notte, malgrado la Bestia, perché dubitare? Noi
abbiamo tanto cielo al di sopra di noi...
Di fronte a questa civiltà di scorie, incapace perfino di
liberarsi dai propri rifiuti, conservate il dono di meravigliarvi.
Sappiate riconquistare il tempo di amare.
Alla chiamata dell'amore: risuscitate!
È troppo tardi? È troppo duro? Andiamo!
Tutto è miracolo quando si sa che, anche se isolati, non si è
soli.
No, voi non sarete mai del tutto soli.
Qualcuno vi ama.
E vi parla nell'intimo se solo lo volete ascoltare.
Qualcuno che è giovane fin dall'inizio del mondo. Qualcuno che
ha vent'anni da tutta l'eternità.
Egli è sempre disponibile, sempre pronto ad accogliervi, ad
illuminarvi, a consolarvi.
Ed è la vostra energia e la vostra tenerezza. E non vi domanda nulla, eccetto che di lasciarvi amare.
In modo che possa ispirare ad amare gli altri.
Come Lui li ama. Come Lui vi ama.
In modo che un giorno la potenza, la ricchezza, e perfino la
giustizia secondo gli uomini, siano divorati dall'amore.
***
L'intelligenza atea vi mente.
Essa è incapace di dare un senso alla vostra vita.
Vi tradisce, vi rinchiude, vi menoma, vi distrugge.
La macchina vi mente.
Essa si afferma al vostro servizio: invece vi sfrutta e vi
asservisce. Il denaro vi mente.
Esso pretende di bastare a tutto e di farvi liberi: invece vi
incatena e vi umilia.
Voltate la schiena a queste tristi magie.
Ridate al mondo la coscienza di Dio.
E la gioia di amare.
1972 - Costruite!
Confusa nell'insieme dei fatti quotidiani più diversi, questa
notizia insolita:
«Per tre anni, tre alunni di un collegio di Parigi hanno
trascorso le loro domeniche ad educare giovani coetanei minorati
mentali».
È tutto. Ed è poco. Certo, avremmo voluto saperne di più...
Ahimé! Non concedono spazio i mercanti di notizie. I crimini e gli scandali fanno ressa alle porte delle redazioni. Gli
assassini innanzitutto! Quello che marcisce non può aspettare...
Tre anni, è un periodo lungo quando se ne hanno venti. Tre righe di giornale. Non è un omaggio: è un'elemosina.
Questi giovani, voi li avete certamente incontrati. Ma li avete riconosciuti?
Con i loro capelli lunghi (troppo lunghi, dicono i calvi), i
loro abbigliamenti bizzarri (ma dove sono gli abiti a doppio petto di un
tempo?); sono coloro che raccolgono carta straccia, portano dolci ai bambini, e
fiori agli anziani. Sempre disponibili. Infaticabili e contenti.
Infaticabilmente contenti. Essi vi sembrano cinici, aggressivi, qualche volta
insolenti? Sono gli sbalzi della loro primavera. Ma i loro cuori valgono di più
delle loro camicie; e la loro generosità, non nasce dall'abbondanza di denaro,
nasce dal loro desiderio di amare.
Pertanto, se in un'epoca di rincorsa al denaro, i cuori di
ventenni si mettono a credere alla primavera, dove stiamo andando?
Dove stiamo andando noi se, cito un esempio tra tanti, varcata
appena la soglia dell'adolescenza, 120.000 ragazzi e ragazze sono riusciti a
raccogliere, loro stessi e con i loro sforzi personali qualcosa come 125 milioni
di vecchi franchi che, in cinquanta paesi, hanno per 5.000 volte fatto sgorgare
l'acqua, costruito case, equipaggiato dispensari, portato il frumento, il riso,
la gioia, la speranza?
Dove stiamo andando? Verso una civiltà di fratellanza. Verso
una nuova teologia dell'amore.
Spesso il Cristo spogliato ha trovato rifugio nei loro cuori angosciati, indignati.
E la fede, una fede vergine, è fiorita.
Ripudiando una certa forma di religione continuamente adattata alle proprie esigenze, tesa esclusivamente ad evitarci
amare sorprese nell'altro mondo e preoccupata innanzitutto di appagare quaggiù
le nostri piccole stupide paure, essi si sono impegnati al servizio di un
Cristianesimo che non tenta di raggirare il Buon Dio, di un Cristianesimo
costruttivo e conquistatore.
Ed essi lo servono nella soffitta, nell'autorimessa, in
un'officina così come in un ospedale.
Ozanam ha sempre vent'anni.
Vedere, in ogni essere umano, un uomo e in ogni uomo, un fratello: gioventù del mondo, ecco la vostra legge.
***
L'Organizzazione Mondiale della Sanità comunicava
recentemente che, nei paesi che si dichiarano civili, quasi tre milioni di
uomini tentano ogni anno, il suicidio.
Fame? Freddo? Miseria?
No. Saturazione, nausea e poiché essi hanno dimenticato Dio, quel vuoto nero che essi chiamano avvenire.
Non sono i poveri a voler morire. I poveri fanno già abbastanza fatica a vivere.
Sono quelli a cui non si rifiuta nulla, a cui non manca nulla.
Ben provvisti, sazi, essi hanno avuto tutto, essi hanno sciupato tutto: e si uccidono.
Questi cuori malati, se cessano di battere, è perché non hanno
mai battuto.
***
Per liberarli dalla civiltà del disgusto e della
disperazione, accorrete, uomini al servizio dell'uomo.
Dalla rinuncia del nostro tempo, nasce la missione della
vostra vita.
Non perdete il vostro tempo a giudicare: costruite.
Costruite una città a dimensione d'uomo, tale che all'uomo
serva senza opprimerlo.
Costruite una vita cristiana libera, priva di superstizioni,
falsificazioni, vigliaccherie. Una vita leale verso Dio.
«Quello che occorre - mi diceva un giorno Pio XII - è insegnare di nuovo agli uomini ad amarsi».
***
Voi non farete tutto? Certo no.
Voi non vedrete la fine della lotta?
Che importa! L'importante, non è raccogliere, ma seminare. Le
difficoltà sono già in agguato sulla via del vostro destino? Affrontatele in
piedi.
Nel benessere, siate fratelli.
Nella sofferenza, siate uomini.
E guardate più in alto, sempre più in alto.
Per asciugare le lacrime, nulla è meglio che fissare una
stella. Di fronte ai fossili dal taglio d'oro, ai funamboli dello spirito i cui
fantasmi in carta da parati vi vogliono rubare la luce, siate dei cavalieri.
Disprezzate l'espediente. Credete nell'epopea. È Don Chisciotte
che ha ragione.
***
Testimoni incatenati del marciume di questo secolo (che fu
per brevi istanti tanto bello!), spaventati dalla gigantesca corsa alla morte di
coloro che si appropriano del nostro futuro, asfissiati da un progresso inumano
che spesso non è che un'immensa macchina per uccidere, il cuore stritolato dal
grido:
«Ho fame!» che si leva senza posa dai due terzi del mondo. Ci
resta solo quel meraviglioso riflesso del volto di Dio: la Speranza.
Allora... domani?
Il domani, siete voi.