PICCOLI GRANDI LIBRI  Raoul Follereau
IL DOMANI SIETE VOI
Giovani, siate seminatori d’Amore,
il mondo Vi attende e Vi reclama.
Il domani siete Voi.

Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau - Bologna ottobre 1987
Traduzione: Prof. Gianni Gualanduzzi - Titolo originale: «Demain, c'est vous» Association Suisse Raoul Follereau Lausanne

Raoul Follereau, Pellegrino dell'impossibile 1973 - 1977 

1961 - Il mondo ha fame di grano e di tenerezza
1962 - Amarsi o scomparire
1964 - Un giorno di guerra per la Pace
1965 - Nessuno ha il diritto di essere felice da solo
1966 - Ogni amore seminato presto o tardi fiorirà
1967 - Disarmate per poter amare

Viva la vita! 
L'ultimo messaggio ai giovani amici italiani 
Preludio
1977
Nomino mio erede universale 
La mia ricompensa siete voi 

1968 - 1972 Alcune tappe fondamentali della vita di Follereau

1968 - Rifiutate di mettere la vostra vita in garage 
1969 - Fame degli uomini, fame del mondo 
1970 - Gettate dei ponti fra gli uomini
1971 - Riconquistare il tempo di amare
1972 - Costruite! 

Un giorno di guerra per la Pace 
Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau 

1973 - Viva la vita!

Pioveva.
Presi un libro. Lo aprii e lessi:
«Il padre ha paura dei figli. Il figlio si crede pari a suo padre
e non ha, per i genitori, né rispetto, né timore.
«Egli vuole solo essere libero».
«Il professore ha paura dei suoi alunni. Gli alunni coprono di
insulti il professore. I giovani vogliono subito il posto degli anziani; gli anziani, per non sembrare retrogradi o dispotici, si rassegnano ad essere messi da parte. E per completare il quadro, abbiamo l'emancipazione del sesso...».
Ecco, pensai, alcuni aspetti sconcertanti della nostra epoca, denunciati in poche righe e per sempre.
Inchiniamoci alla franchezza ed al coraggio dell'autore.
L'autore?
Platone, che scrisse questa pagine 2.350 anni fa («La Repubblica» - Libro VIII).

*** 

Allora smettiamola di lamentarci ripetendo a sazietà: «Non si sono mai viste cose simili!».
In questo campo si è già visto tutto, tante volte e da tanto tempo.
Efebi o hippies, vestiti da scaricatori o damerini, è sempre la
stessa gioventù, rumorosa e ribelle, che ostenta con compiacimento, in modo stravagante, le primizie di una personalità impaziente di affermarsi... Sono sempre gli stessi adolescenti che consumano i loro anni migliori a saltare ed a folleggiare, timorosi che la società li imbrigli e che l'usura dei giorni faccia di tanti di loro, ahimé!, delle povere bestie da soma...
Allora, non è cambiato proprio nulla?
Sì, il mondo che li circonda. Il nostro mondo che dovrebbe proteggerli e che si prepara, come al solito, ad impegnarli, ad ingabbiarli.
Il mondo e la sua catena di montaggio, il mondo e la sua bomba atomica, il mondo ipertrofico, alienato dal progresso, il mondo senza cuore, disabituato all'amore. Il mondo che la speranza sembra avere scomunicato.
Ed è perché trovo che è mille volte meglio sopportare l'urto delle sue esigenze aggressive piuttosto che vederla affondare in una quiete avvilente, e perché credo nella sua primavera di fuoco, che voglio parlare ancora a questa gioventù.

***

I disfattisti per vocazione, quelli che non fanno altro che impedire, deludere, disgustare, non mancheranno di borbottare: «Lei? Quest'anno? Ha scelto proprio bene!».
Lo so.
Vi diranno che ho compiuto adesso i 70 anni.
Non credeteci.
La verità è che, da 50 anni, ho sempre vent'anni.
Anzi...
Quando passo davanti ad un cinema che espone la scritta Vietato ai minori di 18 anni accelero il passo, come chi è preso in fallo. Allora vedete bene!
Da 50 anni ho sempre vent'anni. Vale a dire che non vi ho mai
lasciati.
Per L'Ora dei Poveri, per la Battaglia contro tutte le lebbre, per Un giorno di guerra per la Pace, che cosa avrei potuto fare senza di voi? Ma voi non mi siete mai mancati.
Come potrei cessare di essere giovane, dal momento che voi non
avete cessato di amarmi?
Allora, al diavolo i Gran Sacerdoti del calendario: continuiamo a servire la primavera.

***

Un amico filosofo ed un po' poeta, mi ha raccontato questa storia.
Un passante si fermò un giorno davanti ad una cava dove lavoravano tre uomini.
Egli chiese al primo: «Che cosa fai, amico?».
Quello rispose senza alzare la testa: «Mi guadagno il pane». Chiese al secondo: «Che cosa fai, amico?».
E l'operaio, accarezzando l'oggetto delle sue cure, spiegò: «Vedete? Taglio una bella pietra...».
Chiese all'ultimo: «Che cosa fai, amico?».
E l'uomo, alzando verso di lui degli occhi pieni di gioia, esclamò: «Costruiamo una cattedrale!».
Tutti e tre compivano lo stesso lavoro.
Il primo si accontentava di ricavarne da vivere; il secondo gli aveva già dato un senso; ma solo il terzo gli conferiva la sua grandezza e la sua dignità.
Giovani dei quali sono, per sempre, fratello, costruite anche voi la vostra cattedrale! Col vostro sforzo di tutti i giorni. Perché ogni
lavoro è nobile quando è appeso ad una stella.
Il segreto della felicità è di fare tutto con amore.
Che il vostro cuore, come una cattedrale, offra rifugio a tutto ciò che c'è nel mondo di bello, di chiaro, di puro, di grande, di fraterno.
La nostra civiltà, martirizzata dal progresso, ha ancora nei suoi
labirinti un cammino che si apre verso il sole.
Esiste, per risolvere tanti problemi, un'unica soluzione.
In mezzo alle vociferazioni del fanatismo ed alle tiritere della
demagogia, si fa sentire una voce, così forte e dolce che gli odii motorizzati trattengono talvolta il fiato. È quello che dice: «Voi siete tutti fratelli».
All'immensa moltitudine dei vostri compagni riuniti a Firenze
dicevo:
L'ingiustizia sociale, l'egoismo, il fanatismo: ecco i vostri nemici.
Francesco d'Assisi, Vincenzo de' Paoli, Schweitzer, Dunant: ecco
i vostri generali.
Gandhi, Luther King, Massimiliano Kolbe: ecco i vostri eroi. Voi non siete di questa statura? Come potete saperlo?
Per conoscere la propria misura, bisogna incominciare col superarsi.
Romain Rolland diceva: «Un eroe è colui che fa ciò che può».

***

Davanti a questa scienza abulica che si rassegna miseramente a presentare i propri omaggi al caso, davanti al progresso folgorante, divorante, ma tanto malato, davanti all' onnipotente marciume del denaro, restate in piedi! Non lasciatevi, né istupidire, né avvilire.
Ripudiate questa anti-civiltà che costringe gli uomini ad ingrassarsi, ad ammassarsi, a rinunciare.
Il dubbio? Il suo muso giallo non dovrà mai sfiorare i vostri
cuori.
Credete all'impossibile.
Liberate la speranza.
Fate fiorire la felicità.
Goethe proclamava: «Una vita inutile è una morte anticipata». Vivete! ...

***

Da 50 anni, ho sempre vent' anni.
Forse la grande lezione della Battaglia che ho ingaggiato contro la lebbra e contro tutte le lebbre, non sarà tanto nei malati guariti, nelle vite salvate, negli uomini liberati, quanto piuttosto in questa verità che ho ripetuto spesso: senza l'amore, nulla è possibile; con l'amore, nulla è impossibile...
E questa testimonianza: un uomo, anche solo, se dà ogni giorno il suo colpo di piccone nella stessa direzione, senza lasciarsi distrarre o distogliere, se ogni giorno insiste nel suo sforzo, ogni giorno, senza mancare una sola volta, cogli occhi fissi ad un'unica stella, se dà ogni giorno il suo colpo di piccone, anche se il terreno è di roccia o di argilla, finisce sempre con l'aprire una strada...
È questo il ricordo che vorrei lasciarvi...

***

In amicizia con Dio,
al servizio dei nostri fratelli 
Viva la vita!

 

1976 - Prima dell'anno 2000 fiorirà una nuova primavera

Mi rivolgo a tutti voi.
Ho 73 anni.
Sono cinquant'anni che mi batto.
Contro la lebbra.
E contro tutte quelle altre lebbre che sono l'egoismo, il fanatismo, la viltà.
Per l'aiuto ed il servizio delle più dolenti minoranze oppresse
del mondo.
Ho fatto trentadue volte il giro della terra.
Ho visto un universo inimmaginabile di orrore, di dolore, di disperazione.
Ma nonostante tutto vi dico:
Prima dell'anno 2000
 
fiorirà una nuova primavera.

Bisogna risvegliare la speranza
In balìa del materialismo, sottomesso alla sua dittatura avvilente, il progresso è diventato un'immensa macchina per assassinare.
L' onnipotente corruzione del denaro ha prodotto dei deserti di anime.
Abbiamo buttato Mozart nella fossa comune, abbiamo messo
il Vangelo in archivio ed il Buon Dio in frigorifero.
Abbiamo creato la civiltà del disgusto e della disperazione. Tuttavia rimane in ciascuno di noi la fiammella, a volte tremolante, ma sempre viva, della speranza.
Questa fiamma, bisogna rianimarla. Perché ci riscaldi e ci illumini.
Sperare, significa mettersi in ascolto di Dio.

Siamo sempre liberi di amare
Dai tabù, dai divieti, dalle schiavitù degradanti, da tutti questi fili spinati che feriscono la nostra condizione di uomini liberi, noi
possiamo evadere per i cammini della fratellanza.
E seppellire, a forza d'amore, la storia inumana dell'umanità. Non esiste altra gerarchia che quella determinata dalla capacità di servire e dalla forza di amare.
Vedere in ogni essere umano un uomo, e, in ogni uomo, un fratello, questa è la nostra legge.

Amare non significa dare, ma condividere
Non si tratta di concedere al povero un po' del nostro superfluo, ma di fargli posto nella nostra vita.
Non accontentarsi di buttargli la moneta del nostro portafoglio, ma vivere la sua sofferenza, la sua collera, la sua speranza o la sua gioia, questo è vero amore.

Non immolare l'uomo al sociale
L'anonimato, la fuga dalle responsabilità, ecco il nemico. Rifugio vergognoso della viltà, in lui il mondo si va disumanizzando.
Nell'ingenua ambizione di offrire a tutti un destino standard, una felicità a prezzo unico, si rischia di perdere l'uomo nella foresta degli uomini e di immolare l'umano al sociale.

Perché la vita? Per servire
Quando esclamate: «Tutto va male! », tutto va davvero peggio, per causa vostra. Non cedete al pessimismo paralizzante, al solito «a che pro?» troppo comodo e che nasconde tanti tradimenti.
La vita è bella, ricca, esaltante. E giovane per l'eternità. Essa
dà la nausea solo a quelli che sono già marci.

Ho fiducia in voi, giovani
Non importa molto se in mezzo a voi qualcuno è un po' eccentrico, esagerato e turbolento.
Siete voi che accelerate la sconfitta della menzogna ed il fallimento del denaro.
Siate intransigenti sul dovere di amare. Non cedete, non scendete a compromessi. Non indietreggiate.
Ridete in faccia agli egoisti sempre pieni di se stessi, agli ipocriti gonfi delle loro virtù ben lucidate, a quelli che nella vita si interessano solo alla propria vita, persuasi che il Buon Dio offrirà loro in Paradiso dei posti numerati. A quelli che pensavano già alla pensione quando succhiavano ancora il latte.
Rifiutate di mettere in garage il vostro avvenire. Lottate a viso scoperto, denunciate ad alta voce, non permettete che si bari intorno a voi.
Ripetete bene a voi stessi che la peggior disgrazia che possa capitarvi è di non essere utili a nessuno, che la vostra vita non serva a nulla.

Denunciate la violenza, quest'arma dei vili
Infame chi tenta di imporre la propria legge coi pugni o le minacce.
Chi picchia è un fuggiasco. Anche quando riesce a strappare
qualcosa, è sempre un vinto.
Perché ha perduto il suo volto d'uomo.
Non seguite i mascalzoni dell'intelligenza.
Secchi e sterili, vi condurranno su dei sentieri senza fiori che
portano al nulla.
Colui che avrà sempre ragione, colui al quale appartiene il domani, colui che sarà il vincitore finale, sarà colui che avrà maggiore
capacità d'amare.

Siate i seminatori di questo amore
Dall'intelligenza che tradisce, dalla macchina che rende schiavi, dal denaro che corrompe, salvate l'amore.
Portate in voi il fermento rivoluzionario e misterioso del Vangelo.
Capite bene che l'importante non è ciò che si raccoglie, ma ciò
che si semina. Non è ciò che si è, ma ciò che si offre.
Fare ciascuno quello che si può, sapendo che è la Provvidenza
che fa tutto. E che essa ci ama con un amore senza fine.
Siate i seminatori di questo amore. Rendetelo contagioso, radioattivo. E che esso contamini il mondo.
Il domani porterà l'aurora... Siete pronti?

Prima dell'anno 2000,
fiorirà una nuova primavera.

 

1976 - L'ultimo messaggio ai giovani amici italiani (1)

Un grande poeta francese, Lamartine, aveva l'abitudine di dire: «Fintanto che i giovani mi ameranno, io non invecchierò mai».
Me ne sono persuaso quando, nel 1972, scappato dalla clinica dove ero stato appena operato, andavo a ritrovare quelle decine di migliaia di amici, riuniti a Firenze.
E voi me lo confermate di nuovo oggi. Per voi, dimentico questo crepuscolo inesorabile e dolce verso il quale mi avvio, camminando a fatica, con un cuore sempre nuovo, un cuore che si ostina a non invecchiare.
Grazie quindi di avermi invitato a questo appuntamento fraterno. Voi siete venuti qui numerosi, con le mani piene e tese.
Le cifre definiscono ed esaltano i risultati materiali della vostra campagna, frutti di tanti sforzi, di entusiasmo e di dedizione. Esse sono eloquenti. lo le saluto.
Ma lasciate che vi ridica ciò che ripeto, qui o là, in ogni occasione.
Non lasciatevi ipnotizzare dalle somme, sedurre da queste sirene moderne che sono le statistiche. I milioni che voi avete raccolto e messi al servizio dei nostri poveri amici rappresentano certamente delle belle vittorie, non tanto per il loro valore monetario, ma piuttosto perché sono la testimonianza dell'amore che le vostre campagne, in occasione della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e
durante tutto l'anno, hanno svegliato nei cuori di innumerevoli brave persone, sempre generose, spesso commoventi, talvolta eroiche, delle quali noi siamo qui i mandatari ed i messaggeri.
Ben poco, senza dubbio, potrebbe essere fatto senza il denaro. Ma il denaro non farebbe nulla senza l'amore, se non saccheggiare, sterilizzare, distruggere. Che l'ipertrofia dei vostri tesori - se un giorno, per miracolo, si producesse! - non riduca mai il posto del vostro cuore. Né attenti al suo primato. Voi siete un movimento, uno slancio nato nella generosità, irrobustito ogni giorno dall'amicizia. Non diventate un ministero. I raccolti sono magnifici. Avete il diritto di esserne fieri. Non quello di accontentarvene.
Socialmente, e dico socialmente, salvo rare e misere eccezioni, la Battaglia della lebbra è vinta. Questo successo deve incitarci a lottare, domani, contro altre disgrazie, altri mali.
Questa lebbra che, per combatterla meglio e per portarla all' estinzione, ho denunciato durante tanti anni e con tante ardenti collere, questa lebbra che fu, per milioni di uomini, martirio e maledizione, essa dovrà in un futuro che credo assai vicino, cessare di essere una maledizione. E trovare un posto indifferente nel catalogo nero delle miserie umane. Non come una ragazza vergognosa o un parente tarato, tollerato in un angolo oscuro o disprezzato, ma il posto di una malattia banale, meno contagiosa di molte altre, più facilmente curabile che molte altre, alla quale, durante tanti secoli, era stata fatta una stupida, una atroce pubblicità.
Essa rinuncerà ad essere una vedette.
Ma la Battaglia che l'ha messa in sacco rimarrà per sempre un
esempio ed una testimonianza: Senza l'amore, nulla è possibile. Con l'amore, nulla è impossibile.
Nel 1968, in occasione della XV Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra vi dicevo:
«La Battaglia della lebbra non è che un capitolo, il primo capitolo di questa lotta che tutti, chiunque noi siamo, da qualsiasi parte veniamo, dobbiamo ingaggiare contro quelle vere lebbre, ben più contagiose, ahimé, della lebbra, e che sono la miseria, la fame, l'egoismo, il fanatismo, la vigliaccheria.
«Queste lebbre, abbiamo imparato, al servizio dei malati di lebbra, come attaccarle, combatterle, vincerle».
«Se abbiamo potuto contribuire già alla liberazione di tanti uomini decaduti, maledetti, disperati, perché non potremmo noi, domani, ispirare altre lotte che abbiano le dimensioni della sofferenza universale?».
Leviamoci contro queste immense miserie che la scienza potrebbe
vincere, se l'amore lo esigesse.
Giovanni Papini diceva: «Ogni generazione ha un messaggio divino da portare alla città degli uomini, ed ogni giovane è in questo senso un angelo, anche se è ribelle o decaduto».
Senza dubbio, né voi, né io siamo degli angeli, nel senso stretto del nostro catechismo. Ma voi siete tutti dei giovani, o di stato civile o di cuore. Ed è a voi, senza dubbio, che egli pensava, poiché siete voi che dovete portare questo fardello e questa speranza.
Più la mia vita si avvicina alla fine e più sento il bisogno ed il dovere di dire senza sosta: «È amando, che noi salveremo il mon do».
Ho ricevuto questa lettera da una ragazza di 16 anni. «Signore,
voglio, prima di tutto, ringraziarla: Lei mi ha fatto rinascere ero sola, mio sentivo inutile, avevo perduto la Fede e, un giorno, ho letto il suo libro, allora tutto si è capovolto. Ora mi sono confidata a Dio e cerco di far partecipare agli altri la mia felicità. Dio mi ha dato la parola per qualche cosa e voglio servirmene per lottare pacificamente contro l'ingiustizia.
Ah! Glielo dico ancora una volta: grazie! Non voglio più morire, non voglio più drogarmi, voglio vivere ancora un po' per aiutare gli altri».
Possa, questa confessione essere per tutti, per voi come me, illuminazione, forza e gioia.
Nel 1949, fra poco saranno trent'anni, scrivevo il mio appello Bomba atomica o carità? I miei amici più anziani se ne ricordano
e possono testimoniare della risonanza che ebbe a quell'epoca.
Dicevo:
...Oggi bisogna scegliere,
 
subito, 
e per sempre.
O gli uomini impareranno ad amarsi,
a capirsi, a riconoscersi,
o l'uomo, finalmente, vivrà per l'uomo,
o gli uomini scompariranno,
tutti,
e tutti insieme.
...
La Carità, l'Amore contro la bomba atomica: 
ecco la guerra che incomincia.
Ed è una lotta suprema.
... Bomba atomica o carità? 
Catena d'amore o catena di morte? 
Bisogna scegliere.
Subito.
E per sempre.
...
... Allora una crociata?
E perché no?
Vi illudete di salvare il mondo con i discorsi degli uomini di stato o con i voti delle Assemblee?
Perché si tratta di salvare il mondo.
Un mondo che non osa più credere in nulla,
perché gli hanno insegnato a rinnegare tutto, che non si aspetta più nulla, perché gli avevano promesso tutto.
Salvare il mondo.
Insegnarli di nuovo a guardare la vita dal punto di vista di una gioiosa e vigilante fraternità.
E concludevo ripetendo:
Catena d'amore o catena di morte?
Bisogna scegliere,
subito,
e per sempre.
La domanda rimane, e sempre più tragicamente ogni giorno. Il mondo non ha che due possibili destini: amarsi o scomparire. Noi, abbiamo scelto l'amore. Non un amore che si accontenti di piagnucolare sui mali degli altri, ma un amore combattimento, un amore rivolta. Per il suo avvento, poi il suo regno, noi lotteremo senza posa e senza sosta.
Bisogna aiutare il giorno a spuntare.
Voi giovani siete l'immensa maggioranza in questa sala, voi rappresentate la più bella forza che ci sia al mondo: la vita.
Il mondo sarà ciò che voi volete, avrà il vostro viso e voi ne formerete il destino.
Alla scuola di questa miseria umana alla quale gli Amici dei Lebbrosi mi hanno invitato con tanta generosità, voi manterrete il vostro cuore nuovo a tutte le miserie del mondo.
Quando ho iniziato questo strano destino di vagabondo avevo
appena superato la vostra età, e san passati 51 anni.
51 anni per scoprire, per amare, per aiutare i più sfortunati degli uomini. Mia moglie ed io, abbiamo fatto 32 volte il giro del mondo ed eccomi davanti a voi. Sono diventato un vecchio che ha fatto per un mezzo secolo il giro del mondo e adesso non può fare cinquanta metri a piedi.
Sono diventato un vecchio ammalato e quindi vi dico: guardatemi, guardatemi bene, perché forse non mi rivedrete più, quasi sicuramente. Avete davanti a voi il viso di un uomo che è stato per tutta la sua vita perfettamente felice e mia moglie che aveva, 51 anni fa, dei bei capelli neri ed ora sono tutti bianchi, non mi ha mai lasciato, ha condiviso il mio destino e posso dire che è stata, anche lei, perfettamente felice.
È questo esempio, questo ricordo che vi lascio.
Non avrete bisogno di girare il mondo senza sosta per trovare
la vostra felicità. La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete intorno a voi, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato.
Certo la vita quotidiana è difficile, ma essa è giovane e bella per l'eternità. E poi quando avrete delle difficoltà, dei contrasti, ricordatevi che l'importante non è ciò che si raccoglie, ma ciò che si semina, l'importante non è ciò che si è, ma ciò che si soffre.
Siate seminatori d'amore, il mondo vi attende e vi reclama.
Organizzate l'epidemia del bene e che essa contamini il mondo. Che importano la stanchezza del giorno, l'incertezza del giorno dopo.
Colui che combatte per un ideale, anche se vinto, è invincibile. Il mondo ha fame di grano e di tenerezza.
Lavoriamo.

 

[1] Dall'1 al3 novembre del1976 l'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau organizzò a Bologna l'VIII Convegno Nazionale sul tema: Lebbra, sottosviluppo e promozione umana. Invitato d'onore fu proprio Raoul Follereau. Il testo che qui riproduciamo è l'appello appassionato che Follereau lanciò ai numerosi amici e collaboratori convenuti. Fu l'ultima volta che Follereau venne in Italia (mori infatti l'anno dopo, a Parigi) e questo messaggio resta, per noi, un po' il suo testamento particolare.

 

1976 - Preludio

Queste pagine, le ho cominciate un giorno dei miei 73 anni. Lo stesso anno in cui ho pubblicato il mio messaggio Prima dell'anno 2000 fiorirà una nuova primavera.
Il mio ultimo messaggio perché, quando questi testi saranno pubblicati, io sarò morto. Conoscerò la verità ed avrò ritrovato l'Amore.

***

Mi trovo a Gardone, nella stessa stanza, davanti allo stesso tavolo dove, per 50 anni, ho scritto tutti i miei libri. Ora qui, in questo medesimo luogo, trascrivo questi pensieri, queste ultime volontà, che saranno rese note solo dopo la mia morte.
Nulla è cambiato qui. Né il lago con le sue misteriose armonie,
né gli alberelli fioriti, né i fiori delle aiuole.
E guardo questo paesaggio e questo orizzonte con una meraviglia che, in mezzo secolo, non si è ancora attenuata.
È l'ora della siesta. Le persone terribilmente felici sono crollate nelle loro poltrone, i bambini giocano, gridano o cantano. Il sole, ben presto, scenderà all' orizzonte. Sicuro di sé. Sicuro di ritornare domani.
Sicuro. Lo ero anch'io una volta. Con la mia sicurezza di bambino, poi di giovanotto, umile e che volevo splendida.
Oggi...
Ho detto per molto tempo - fu dapprima una certezza, poi una sfida -: «Sono così veloce ed ho il cuore così pronto che mai, né la fatica, né l'età riusciranno a raggiungermi».
Mai?
È ormai finita, invece!
E non provo più né amarezza, né collera.
Appena qualche rimpianto.
Mi alzerò domani?
O mi addormenterò fra le Vostre braccia, Signore, dolente, se
Voi lo vorrete, ma senza rimorsi?
So ora che era uno sciocco e futile orgoglio immaginare che avrei
compiuto da solo tutta la mia missione.
Ma domani ci sarà il cambio della guardia.
E conosco già molti di quelli che riprenderanno la fiaccola. E
quelli che non conosco, so però che ci sono. Allora posso morire.
Più la mia vita si avvicina alla fine e più sento il bisogno ed il dovere - di ripeterlo senza posa: «solo con l'amore salveremo
il mondo».
Non vivrò l'anno 2000, ma molti di voi lo vivranno.
Possano allora avere il diritto di ricordarsi di me ed il diritto
di affermare: «Papà Raoul aveva ragione».
Non mi è mai piaciuto giocare a fare il profeta: sarebbe ridicolo e vano.
Solo perché scrivevo: «Amare non significa dare, ma condividere», non credo con questo di avere inventato l'economia della partecipazione.
Né presumo di avere inventato chissà che cosa solo perché nel 1948 reclamavo la creazione di un servizio sociale capace di sostituire, un giorno, le servitù della condizione militare.

*** 

«La sola verità è amarsi. Nessuno ha il diritto di essere felice da solo».
Furono i primi balbettii del mio cuore. Mi sarà resa la giustizia
di riconoscere che vi sono stato fedele.
E se qualche volta ho potuto dare l'impressione di anticipare
i tempi, è perché l'amore è di tutti i tempi.
Il mio ruolo, oggi, è esaurito. Ma prima che scenda la notte, voglio essere sicuro che domani, senza di me, ma sempre con me, spunterà un nuovo giorno.

***

Nomino mio erede universale la gioventù del mondo.
Tutta la gioventù del mondo.
Di destra, di sinistra, del centro, di sopra... che importa! In realtà
non esiste nulla di tutto questo.
Ho sempre alzato le spalle davanti a questa mania infantile di
definire, etichettare, classificare, imprigionare il cuore degli uomini.
Destra-sinistra, destra-sinistra. Tutto questo non ha mai fatto
avanzare nessuno, eccetto quelli che in caserma - o nella vita sono costretti a marciare al passo.
Marciare al passo, pensare come tutti gli altri, come quelli che la gioventù d'oggi rifiuta. Essa si sente libera. Ed è persuasa che non potrà mai sopportare il loro gioco.
Verrà anche troppo presto il momento in cui scoprirà che è un'illusione.
... Ma un'illusione per la difesa della quale tanti di noi hanno dovuto o dovranno morire (Sinistra-destra. Sinistra-destra) merita rispetto.

*** 

Forse, alcune di queste affermazioni sorprenderanno, scandalizzeranno qualcuno di voi.
Vi chiedo, se non di accettarle, almeno di considerarle con quella
simpatia che si deve alla sincerità.
Non mi reputo certo detentore di ogni verità. Infallibile nei giudizi. Ma credo a ciò che scrivo. E lo scrivo come lo credo.
Non impongo a nessuno di aderire al mio pensiero, né di diffondere i miei messaggi. Ma non autorizzo nessuno a mutilarli. Né a strumentalizzarli per soddisfare qualche interesse o qualche ambizione.
La mia opera appartiene a tutti. Ciascuno può, onestamente, farvi riferimento e diffonderla. Ma nessuno ha il diritto di monopolizzarla.
Invidia, gelosia, cupidigia non hanno mai posto nei nostri cuori. Chi non ama, chi non aiuta il suo fratello, non è mio figlio. Quando mi leggerete, avrò ritrovato l'amore.
Saprò quanto queste righe sono povere, se non addirittura indegne. Ma avrò ricevuto la grazia di spogliarmi di quell'intelligenza che si crede verità e di saper ormai soltanto amare.
Avrò ritrovato l'Amore. E sarò sicuro, allora, che non l'avevo
mai perduto.
È per voi, miei giovani fratelli, che scrivo queste ultime righe.
Se non ho il potere di decidere il giorno della mia morte, ho la libertà di fare, nell'ora che ho scelto, il bilancio della mia vita, questa vita che, senza l'Amore, sarebbe incomprensibile, addirittura priva di senso.
Eccomi alla sera di un'esistenza che ho riempito meglio che ho
potuto, ma che rimarrà incompiuta.
Il tesoro che vi lascio, è il bene che non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me.
Per le vostre primavere, esistere significa agire.
Che domani possiate dire: esistere significa servire. Questa è l'ultima ambizione della mia vita, e l'oggetto di questo testamento che vorrebbe insegnarvi ad amare.
Per parte mia, nel silenzio, e se Dio lo vorrà, nella prova, rimarrò vostro tutti i giorni e per sempre, fino a quella sera in cui questa penna mi cadrà dalle mani ed in cui i miei occhi, finalmente, si apriranno...

 

(1) Raoul Follereau ci aveva parlato di un'opera postuma. Purtroppo, non ha avuto il tempo di scriverla. Abbiamo trovato solanto questo Preludio, che doveva costituire l'introduzione, ed alcune poesie che abbiamo pubblicato in Canterò dopo la mia morte.
Pensiamo che Preludio debba figurare anche in questa raccolta, malgrado qual
che ripetizione che si ritroverà in Nomino mio erede universale...
Preludio contiene lo spirito che lo animava e che egli desiderava comunicare
ai suoi amici conosciuti, sconosciuti e futuri.

 

1977 - Nomino mio erede universale...

Giovani di tutti i paesi,
la guerra o la pace
sono per voi.
Scrivevo venticinque anni fa:
«o gli uomini impareranno ad amarsi,
o l'uomo vivrà finalmente per l'uomo,
o gli uomini periranno.
Tutti
e tutti insieme».
Al nostro mondo non rimane più che questa alternativa: amarsi o scomparire.
Bisogna scegliere. Subito. E per sempre.
Ieri l'allarme.
Domani l'inferno.
I Grandi - questi giganti che hanno cessato di essere uomini - possiedono, nelle loro turpi collezioni di morte, 20.000 bombe all'idrogeno, di cui una sola è sufficiente per trasformare una metropoli in un immenso cimitero. Ed essi continuano la loro mostruosa industria producendo tre bombe ogni 24 ore.
L'Apocalisse è all'angolo della strada.
Ragazzi e ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire no al suicidio dell'umanità.
Signore, vorrei tanto aiutare gli altri a vivere. Questa fu la mia preghiera di adolescente. Credo di esservi rimasto, per tutta la vita, fedele...
Ed eccomi al crepuscolo di un' esistenza che ho condotto meglio che ho potuto, ma che rimane incompiuta.
Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei
voluto fare e che voi farete dopo di me.
Possa almeno questa testimonianza aiutarvi ad amare. Questa è l'ultima ambizione della mia vita,
e l'oggetto di questo testamento.

***

Nomino mio erede universale la gioventù del mondo.
Tutta la gioventù di tutto il mondo: di destra, di sinistra, del
centro, di sopra... che importa!
Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. Non c'è che un solo cielo per tutti.
Più la mia vita si avvicina alla fine, più sento il dovere di ripetervelo: «solo con l'amore salveremo l'umanità».
E di ripetervi: «la peggiore disgrazia che possa accadervi è di
non essere utili a nessuno, è che la vostra vita non serva a nulla».

***

Amarsi o scomparire.
Ma non basta belare pace, pace, perché la Pace cessi di disertare la terra.
Bisogna agire. A forza d'amore. A colpi d'amore.
I pacifisti col manganello sono dei falsi combattenti. Tentando di conquistare, disertano. Il Cristo ha ripudiato la violenza accettando la Croce.
Allontanatevi dai mascalzoni dell'intelligenza, come dai venditori di fumo: vi condurranno su strade senza fiori e che portano al nulla.
Diffidate di queste tecniche divinizzate che già San. Paolo denunciava. Sappiate distinguere ciò che serve da ciò che rende schiavi.
Rinunciate alle parole che sono tanto più altisonanti quanto più
sono vuote.
Non guarirete il mondo con dei punti esclamativi.
Ciò che occorre è liberarlo da certi progressi e dalle loro malattie, dal denaro e dalla sua maledizione.
Allontanatevi da coloro per i quali tutto si compendia, si spiega e si valuta in biglietti di banca. Anche se sono intelligenti, sono i più stupidi di tutti gli uomini.
Non si fa un trampolino con una cassaforte.
Bisognerà che dominiate il potere del denaro, senza il quale quasi
nulla di umano è possibile, ma con il quale tutto marcisce.
Da corruttore, esso diventi servitore.
Voi, siate ricchi della felicità degli altri.

***

Rimanete voi stessi. E non un altro. Una persona qualsiasi non è nessuno. Fuggite le facili vigliaccherie dell'anonimato.
Ogni essere ha un destino unico. Realizzate il vostro, con gli occhi aperti, esigenti e leali. Nulla può mai raggiungere la dimensione dell'uomo. Se manca qualche cosa alla vostra vita, è perché non avete guardato abbastanza in alto.
Tutti identici? No. Ma tutti uguali e tutti insieme.

***

Allora sarete degli uomini. Degli uomini liberi. Ma attenzione! La libertà non è una cameriera tuttofare da sfruttare impunemente. Né un paravento sbalorditivo dietro al quale si gonfiano fetide ambizioni.
La libertà è patrimonio comune di tutta l'umanità. Chi non è
capace di apprezzarla negli altri è indegno di possederla.
Non trasformate il vostro cuore in un ripostiglio; diventerebbe
ben presto una pattumiera.
Lavorate. Una delle disgrazie del nostro tempo è che si considera il lavoro come una maledizione, mentre invece è redenzione.
Meritate la felicità di amare il vostro dovere.
E poi credete nella bontà, nell'umile e sublime bontà.
Ci sono nel cuore di ogni uomo dei tesori d'amore. Spetta a voi
scoprirli.
La sola verità è amarsi.
Amarsi gli uni gli altri, amarsi tutti. Non ad orari fissi, ma per
tutta la vita. Amare i poveri, amare le persone felici (che spesso non sono altro che dei poveri diavoli), amare lo sconosciuto, amare lo straniero che vive vicino a voi. Amare.
Voi porterete la pace al mondo solo se arricchirete il suo cuore.

***

Testimoni troppo spesso impotenti del marciume di questo secolo (che in certi momenti è stato così bello), spaventati da questa gigantesca corsa alla morte di coloro che confiscano i nostri destini, asfissiati da un progresso folgorante, divorante, ma squilibrato, con il cuore frantumato da questo grido «ho fame!» che si alza incessante dai due terzi dell'umanità, rimane solo questo supremo e sublime rimedio: essere veramente fratelli.

***

Allora... domani? Il domani siete voi.

 

1977 - La mia ricompensa siete voi (1)

Grazie a tutti, perché sono io che esco arricchito da questi incontri.
L'affetto della gioventù di tutto il mondo mi ha sostenuto e mi sostiene ogni giorno di più mentre mi trovo al crepuscolo della vita e alla fine delle mie forze.
Durante la vita ho fatto quello che ho potuto, semplicemente...
ecco! Da cinquant'anni, ormai.
Ho fatto 32 volte il giro del mondo in condizioni che non assomigliano nemmeno ai viaggi di oggi, condizionati, asettici, avvolti nel cellofan pubblicitario.
Chiaramente, i nostri viaggi sono stati altrettante avventure e spesso altrettante prove. Allora, ecco che cosa rimane dopo cinquant'anni...
Ho fatto 32 volte il giro del mondo, ma non potrei fare 200 metri a piedi. È il prezzo che mi tocca pagare, credo.
Ma la ricompensa siete voi.
Allora, grazie (...).

***

Voi vi trovate in un momento difficile della storia dell'umanità. Anche in passato, ovviamente, ci sono state delle guerre. Si faceva la guerra, ma non c'erano i mezzi per suicidare l'umanità.
Ora, oggi, c'è nel mondo, ammassata dai grandi, dai potenti, dai troppo grandi, dai troppo potenti, dai troppo ricchi, èè una scorta di bombe atomiche (ed è l'istituto per la ricerca della pace di Stoccolma che lo afferma) c'è una scorta di bombe atomiche sufficiente per far scomparire 40 volte tutta la specie umana. Capite... 40 volte! Questo vi dà la misura di quanto c'è di diabolico, di demoniaco in questa scoperta e nell'uso che se ne fa.
Noi, abbiamo ora nei nostri cuori la possibilità di fare 40 milioni di volte la pace e la felicità degli uomini.
Voi non andrete a curare i malati di lebbra.
Voi curerete altre lebbre inondando il mondo col vostro amore,
ciascuno per la parte che gli spetta.
Non ditemi: «che cosa posso fare io? È così poco!». Anche una goccia d'acqua fa aumentare l'oceano.
Siate questa goccia d'acqua.
Siate contagiosi, radioattivi e che l'amore possa così conquistare il mondo.

***

Ormai sono soltanto un povero vecchio. Guardatemi. Probabilmente non ci rivedremo mai più; guardatemi bene. Avete davanti a voi il viso di un uomo che è stato sempre perfettamente felice. Non che siano mancati i momenti difficili. Potete ben immaginare: una vita così ha avuto parecchie difficoltà. Abbiamo avuto degli incidenti, delle soste forzate, delle malattie, delle seccature di ogni genere, ma non ci siamo mai addormentati senza pensare - e forse è un'illusione che la Provvidenza ci ha concesso - senza pensare che grazie a noi qualche viso aveva sorriso, qualche lacrima era stata asciugata.
È questo, vedete, il segreto della felicità. Allora, cercate di ricordarvene, portatelo nella vostra vita e dite bene a voi stessi - ed è stato il nostro slogan, il nostro motto, la nostra consegna - dite
a voi stessi che finché ci sarà sulla terra una carestia evitabile, o un imprigionamento arbitrario, il grande messaggio d'amore non sarà compiuto, la cristianità non potrà rallentare il proprio cammino e né voi e né io avremo il diritto di tacere o di riposare.

 

[1] Poco prima di morire, quando già era molto sofferente, Raoul Follereau fece lo sforzo di andare a parlare ai giovani svizzeri. Attraverso di essi, si rivolgeva alla gioventù di tutto il mondo.