IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

HONG KONG
LA MEMORIA FONTE DI SPERANZA
NECROLOGI dei MEMBRI del PIME di HONG KONG

a cura di P. Stefano Andreotti

"Interroga le generazioni passate, e rifletti sull'esperienza dei padri.
Noi infatti siamo di ieri e non sappiamo nulla.
I nostri giorni sulla terra non sono che un'ombra.
Ma essi certamente ti insegneranno, 
traendo le parole dal loro cuore"

(Giobbe 8: 8-10)

- 1 - - 2 - - 3 -

1861 - P. Paolo Reina
1862 - P. Antonio Riva
1863 - P. Andrea Fenaroli
1868 - P. Gaetano Origo

1868 - P. Gaetano Favini

1877 - P. Domenico Davanzo
1878 - P. Borgazzi Ignazio
1889 - P. Sasso Luigi
1892 - P. Burghignoli Giuseppe
1894 - Mons. Raimondi Timoleone
- 4 - - 5 - - 6 -

1901 - Mons. Scurati Giacomo
           - P. Viganò Bemardo
1902 - P. Bianchi Francesco Maria
1904 - Mons. Volonteri Simeone
        - Mons. Piazzoli Luigi Maria
1911 - P. Poletti Attilio
        - P. Salice Amasio Francesco
         


1916 - P. Andreoletti Celestino
1919 - P. Gabardi Pietro
1923 - P. De Maria Pietro
1924 - Mons. Pozzoni Domenico

 

 

 

1925 - P. Zamponi Giuseppe
1928 - P. Placzek Agostino
1930 - P. Banchi Antonio
1933 - P.Ferrario Angelo
1936 - P. Carabelli Giuseppe
1940 - P. Crippa Luigi
1941 - P. Garbelli Pietro
1942 - P. Teruzzi Emilio
1943 - P. Arvat Davide
1945 - P. Olivares Gioacchino
1948 - P. Robba Michele

- 7 - - 8 - - 9 -
1950 - P. Spada Giovanni Michele
1951 - Mons. Valtorta Enrico
1953 - P. Maglioni Raffaele
1956 - P. Frare Domenico Andrea
1957 - P. Grampa Angelo
1959 - P. Page Daniele
1960 - P. Zilioli Giacomo
1962 - P. De Maestri Francesco
           - P. Feroldi Alfredo
1963 - P. Bacchin Angelo
1965 - P. Riganti Antonio
1967 - P. Alessio Giusepe
1968 - P. Tragella Giovanni Battista
           - P. Pilenga Baldassare
1969 - Fr. Radice Adolfo
1972 - P. Della Nina Raffaele
           - P. Liberatore Ottavio
1973 - P. Bonaudo Lorenzo
            - P. Bonaldo Pietro
            - P. Poletti Ambrogio
1974 - P. Fraccaro Valeriano
1976 - P. Granelli Andrea
            - P. Galbiati Umberto
1977 - P. Tapella Enea
1978 - P. Cornetti Alessandro
1979 - P. Orlando Carmelo
1980 - P. Speziali Cirillo
           - P. Brookes Riccardo
           - P. Strizoli Giuseppe
1981 - P. Bruzzone Edmondo
           - P. Parodi Mario
1982 - Fr. Brambilla Luigino
1983 - Mons. Bianchi Lorenzo
           - P. Cantore Michele
1984 - Fr. Polo Vittorio
- 10 - - 11 - - 12 -
1988 - P. Beretta Enrico
           - Fr. Colleoni Mario
           - P. Cozzo lino Domenico
           - P. De Angelis Orazio
1989 - P. Maringelli Domenico
           - P. D'Ayala Valva Diego
1990 - P. Ricciardi Francesco
           - P. Viganò Giovanni
1991 - P. Bolis Luigi
           - P. Carrà Giuseppe
1993 - P. Tettamanzi Ferruccio
1994 - P. Calzini Ovidio
           - P. Ramacciotti Adolfo
1995 - P. Santinon Narciso
           - P. Numeroso Luciano
1996 - Fr. Polli Enrico
1997 - P. Gambaro Luigi
           - P. Pittavino Giovanni
1998 - P. Boerio Antimo
           - P. Girardi Giacomo
           - P. Pisani Osva1do
           - P. Bazzo Domenico
2000 - P. Aletta Luciano
2002 - P. Barbieri Amedeo
2003 - P. Einaudi Secondo
           - P. Lerda Francesco
2004 - P. Famiglietti Giuseppe
           - P. Caruso Giorgio
           - P. Crotti Amelio
2006 - P. Lambertoni Adelio
           - P. Maestrini Nicola
2007 - Fr.Causa Andrea
           - P. Mencarini Lido

1994

P. CALZINI OVIDIO  (1913-1994)

Necrologio (PP. Piero Zambarbieri e Luciano Numeroso, dal Vincolo N. 178, gen.-marzo 1994, p.42)

P. Ovidio Calzini, figlio di Rinaldo e di Ida Neri, nato a Ficulle (Temi) il 6 agosto 1913, entrò nell' Istituto nell' ottobre 1931 proveniente dal seminario diocesano di Orvieto. Ordinato sacerdote a Milano il 19 settembre 1936, fu destinato a Hong Kong dove arrivò il 14 ottobre 1947. Dal 1960 al 1964 lavorò nella regione Usa. Fu parroco a Chuk Yuen, Kowloon e Castle Peak, New Territories. Ritornò in Italia nel giugno 1992. Morì a Rancio il 9 febbraio 1994.

P. Calzini amava citare spesso le parole del salmo: "la nostra vita è di settanta anni e, se siamo robusti, di ottanta". Sebbene avesse una costituzione robusta, da qualche anno accusava ogni tanto disturbi di circolazione. Si teneva pronto e anelava all'incontro con il Signore dal momento che aveva il presentimento che sorella morte lo avrebbe portato via improvvisamente. E infatti così è stato. Subisce un ictus cerebrale con semiparalisi mentre cenava con i confratelli a Rancio. Aiutato e portato sul suo letto muore poco dopo, il nove febbraio 1994. Era nato a Ficulle, nella dolce e verde campagna umbra, nel 1913 e fin da ragazzo aveva risposto alla chiamata del Signore entrando nel seminario diocesano di Orvieto. Da qui passa al Pime nell' ottobre del 1931 e viene ordinato sacerdote a Milano il 19 settembre 1936 dal card. Schuster. Dal 1937 al 1941 è insegnante di latino, italiano e francese nella casa apostolica di Ducenta. P. Calzini ha conservato sino alla fine un dolce ricordo degli anni trascorsi a Ducenta a amava ricordare i suoi alunni divenuti missionari del Pime. Durante gli anni di guerra dal' 41 al '43 lavora come coadiutore nella parrochia di Tor Sapienza a Roma. Nel maggio '43 accetta l'invito del superiore generale di diventare cappellano militare del 49° reggimento, divisione Roma. Nel settembre dello stesso anno viene fatto prigioniero dai tedeschi e viene avviato al campo di concentramento a Deblin (Polonia) e nel marzo 1944 passa a quello di Treviri (Germania). Viene liberato dagli alleati il 26 marzo 1945 e arriva a Milano il16 agosto successivo.
Dopo due anni di lavoro nella parrocchia di Tor Sapienza, P. Calzini vede coronato il suo sogno di andare in missione e viene assegnato a Hong Kong dove arriva il 14 ottobre 1947. Dopo lo studio delle lingue presso la Chiesa del Rosario fa delle brevi esperienze pastorali a S. Margherita, Shamshuipo e Shaukiwan. Dal 1953 al '59 è parroco di N.S. del monte Carmelo in Wanchai, Hong Kong. Nel 1959 viene trasferito parroco di S. Pio X a Chuk Yeun, Kowloon. Dal 1960 al '64 lavora negli Stati Uniti come insegnante nel nostro seminario di Maryglade e quindi parroco di S. Giovanni Battista a Columbus (Ohio). Al suo ritorno in Hong Kong viene nominato rettore del distretto di Castle Peak, N.T., dove lavora per dieci anni. Sono gli anni in cui Castle Peak da un villaggio di pescatori si trasforma gradualmente in una grossa città satellite e prende il nome di Tuen Mun. Una nuova e capiente chiesa dedicata al SS. Salvatore con annessa una grande scuola elementare prende il posto della vecchia cappella e residenza del padre. Dal 1977 lavora per alcuni anni come cappellano nella casa di riposo gestita dalle Piccole sorelle dei poveri in Ngau Chi Wan, Kowloon. Dal '84 al '87 è vicario cooperatore a Rosary Church, Kowloon. Dal 1988 al '92 risiede alla casa regionale del Pime e nel giugno del 1992 parte per l'Italia per la morte della sorella. Dopo una breve sosta nelle case di Roma e Milano si trasferisce definitivamente a Rancio.
Sotto una scorza burbera e un carattere forte e combattivo, P. Calzini nascondeva un animo ricco di sentimenti che a volte esprimeva in poesie. È stato un uomo di fede e di convinzioni solide. Aveva conservato la fede di bambino, era scettico e sospettoso di una certa teologia contemporanea. Penso che abbia avuto qualche difficoltà nel recepire e assorbire alcuni insegnamenti del Vaticano II sulla chiesa e il ruolo di corresponsabilità e di partecipazione attiva del popolo di Dio in essa. Probabilmente la prematura morte della madre, quando lui era piccolo, e le sofferenze della guerra e della prigionia hanno lasciato un segno profondo nel suo carattere. Questo suo carattere forte, e una certa qual difficoltà a collaborare con gli altri, gli hanno procurato non poche sofferenze, croci e umiliazioni nel suo ministero. P. Ovidio, però non era capace di portare rancore verso chiunque e amava affidare se stesso e gli altri alla misericordia di Dio. Amava la compagnia dei confratelli più di quella delle persone estranee, ma sapeva intrattenere tutti con arguzia e facile parola. Donava tutto a quelli che riteneva più bisognosi di lui.
Ritornando in Italia dopo 45 anni di missione in Hong Kong, non ha portato con sé né denaro né oggetti preziosi, ma una piccola valigia con pochi panni vecchi ed una somma che la diocesi dà a chi va in vacanza, qualche mese dopo la rimandava per darla ad una famiglia bisognosa. Cultore dei classici, di cui si dilettava ancora nella sua avanzata età, si peritava di correggere la nuova versione latina del breviario che diceva piatta e priva di ogni vena poetica, per non parlare della versione italiana, un vero disastro per quanto riguardava la bellezza del vecchio breviario latino. Era devoto della Madonna, da moltissimi anni recitava quotidianamente il rosario intero e sempre in cappella davanti al Santissimo. Non amava la concelebrazione, ma fedelissimo alla celebrazione quotidiana della S. Messa; per la celebrazione portava sempre con sé un foglio su cui aveva scritto le intenzioni e le persone che voleva ricordare nella celebrazione.
Si dilettava di scrivere in versi, con buon esito, e non solo scrisse per varie circostanze dei confratelli, ma in una specie di autobiografia, sempre in versi, "Don Beppino va in Paradiso" descrive le peripezie della sua vita, gioie e dolori, e si può affermare che la sua esistenza terrena fu seminata da tante croci, su cui però manteneva un geloso riserbo. Orfano in giovanissimo età non conobbe mai la gioia, la serenità e la tranquillità della vita di famiglia, e penso che questo abbia influito non poco sul suo carattere. 11 suo ricordo è ancora vivo in Hong Kong e soprattutto alla Pime House, dove ha trascorso gli ultimi anni. Sono certo che egli dal cielo continuerà a pregare per la chiesa di Hong Kong perché sappia affrontare con coraggio e con fede le sfide di questi anni di profonda trasformazione nella fedeltà al Signore, da lui servito e amato con tenacia e con animo di fanciullo.

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P. RAMACCIOTTI ADOLFO  (1919-1994)

Necrologio ('Un confratello', dal Vincolo N. 180-181, ottobre-febbraio 1994-1995, p. 83)

P. Adolfo Ramacciotti terminava la sua esistenza il 5 ottobre 1994, in clinica a Lecco, per ipertensione e diabete ribelli ad ogni terapia, dopo anni di cura e sofferenze fisiche e psicologiche.

Nato a S. Pietro a Vico, Lucca, il6 ottobre 1919, dopo gli studi ginnasi ali entrò nel Pime a Monza per il liceo e filosofia il3 ottobre 1938, proveniente dal seminario diocesano di Lucca. Durante la guerra, a causa della "linea gotica", non potette raggiungere la Grugana per la teologia e con gravi rischi si recò al nostro seminario di A versa, ove rimase e studiò fino al sacerdozio. 11 primo luglio 1944 emise il giuramento perpetuo e fu ordinato sacerdote il 15 luglio 1945. 11 6 ottobre 1947 potè partire per la missione di Hong Kong, ove era stato destinato, subito dopo la guerra ed in quella missione spese le sue energie fino al 1965, anno in cui fu costretto a rientrare in patria a causa della malattia, che non gli permise più il rientro. Sempre parlando delle missioni, con una nostalgia per la sua missione, in Italia fu disponibile per tante opere di ministero, assistenza ai malati, anche collaboratore dei cappellani a Niguarda e nei pellegrinaggi a Lourdes ed aiuto ai parroci nelle visite alle famiglie.

Ricordo di...

P.Adolfo Ramacciotti era nato il 6 ottobre 1919 a San Pietro a Vico (una frazione del comune di Lucca) in una famiglia di agricoltori, profondamente cristiana. Fece gli studi ginnasi ali nel seminario diocesano di Lucca. L'esempio di grandi missionari lucchesi fece germogliare in lui la vocazione missionaria, e nell'ottobre 1938 egli fece il suo ingresso nell'Istituto, nella Casa Apostolica Mons. Marinoni di Monza per il liceo. Passò a Milano per la teologia; erano gli anni della guerra, e nel gennaio del 1943 il seminario teologico dovette sfollare alla Grugana. Ai primi di luglio del 1944 fu ammesso al giuramento perpetuo e ordinato suddiacono. Poi partì per le vacanze estive in famiglia. E, proprio in quei mesi, gli Alleati risalendo l'Italia si portarono fino alla "linea gotica", e Lucca, ormai liberata, venne a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte, con notevoli disagi per la popolazione. Già i tedeschi, nel ritirarsi, avevano sfogato tutta la loro rabbia sulla gente, con rastrellamenti e deportazioni ed anche massacri soprattutto di giovani. Per il nostro D. Adolfo il guaio peggiore fu però quello di essere tagliato fuori dal suo Seminario; ma non si perse di coraggio, ed affrontando tutti i disagi di un viaggio abbastanza avventuroso si presentò in tempo alle porte della nostra Casa di Ducenta per frequentarvi il IV ed ultimo anno del corso teologico. E nell'aprile del 1945 a Ducenta fu ordinato Diacono, e i115 luglio, ad A versa fu ordinato presbitero.
Se la guerra in Europa era ormai finita tuttavia le vie di comunicazione verso le missioni rimanevano ancora chiuse e, nell'attesa che si riaprissero, come tanti altri Padri del Nord Italia ordinati in quegli anni, ebbe incarichi anche fuori dell'Istituto. Verso la fine del marzo del 1947 il Superiore Generale potè comunicare le prime destinazioni per le missioni della Cina. P. Adolfo ricevette così la sua destinazione per Hong Kong, e nell' ottobre di quello stesso anno, con altri sei compagni partì per la sua destinazione. E appena arrivato, allora Hong Kong usava così, fu mandato a farsi le ossa nel territorio cinese di quella missione sotto la guida di un veterano. Ma meno di due anni dopo, Mao Tse Tung completò quella che ebbe l'impudenza di chiamare "liberazione" della Cina, e P. Adolfo fece ritorno nel territorio della colonia inglese, ricominciando daccapo gli studi sia dell'inglese sia del cantonese, ed incontrandovi notevoli difficoltà.
Rimase ad Hong Kong fino al 1965, con una pausa di un anno, per le vacanze canoni che nel 1958. E nel 1965 fu costretto al rientro in Italia, per malattia. Altri dovrebbero parlare di quei quasi vent' anni della sua vita. Le mie strade prima del 1965 non si sono incrociate con le sue. Solo dopo quell'anno. E quindi mi dovrò limitare al P. Adolfo in Italia. Ma è pur sempre di un periodo di ben 29 anni di cui posso parlare. E sono 29 anni segnati dalla malattia per cui dovette lasciare la missione. Una delle peggiori malattie, se non la peggiore. Ci sono infatti quelle che tutti vedono, e tu non puoi fare a meno di saperti malato; e allora nella fede impari anche ad accettarle ed a valorizzarle. Ma ce ne è anche di quelle di cui proprio chi ne è colpito è l'ultimo a capacitarsi, se pur ci arriva. E rifiutando l'etichetta di malato non si accettano le cure, ci si sente emarginati, si guarda a tutto e a tutti con sospetto, si tende a rinchiudersi in se stessi.
Eppure, nonostante tutto, mi piace ricordare in lui il missionario. Pieno di nostalgia per la missione che aveva dovuto lasciare, fino all'ultimo ha continuato a chiedere di potervi tornare. Inviato a Hong Kong per le celebrazioni del 1500 anniversario dell' erezione di Hong Kong a Prefettura Apostolica vi si recò colmo di speranze di potere convincere i superiori a non costringerlo al viaggio di ritorno. E quando riusciva ad avere qualche soldo da parte, subito lo destinava a qualche confratello in missione. E come si rammaricò quando l'Istituto pose fine alla propria esistenza in Toscana; e, mentre ricordava i missionari che la Toscana, e soprattutto Lucca, aveva dato anche all'Istituto chiedeva che ci si facesse avvocati di un ritorno dell'Istituto in Toscana. Anche nel suo ministero in Italia, quando andava ad aiutare qualche parroco nel periodo in cui si vanno a benedire le case, partiva da casa con la borsa piena di stampa missionaria che distribuiva, passando da appartamento ad appartamento, facendola così entrare anche in case dove altrimenti non sarebbe mai arrivata.
Era sacerdote di grande pietà, pienamente consapevole di non essere stato ordinato per sé ma per il servizio delle anime. Se richiesto non si rifiutava mai al ministero della riconciliazione; e se non erano i superiori ad offrirgliene l'occasione, era lui che andava a cercarsela. Sempre disponibile, anche per le occasioni in cui nelle parrocchie, soprattutto nella Brianza, c'erano da fare certe tirate da mattino a sera, se non fino a notte avanzata. E il suo pellegrinaggio annuale a Lourdes, con i treni dell'Unitalsi, non era solo per la sua devozione personale, ma era un mezzo per avvicinare le persone, soprattutto i malati, per essere spiritualmente di aiuto, e per pregare con loro per le missioni. Dopo la morte di Fr. Volontè il giardino (quel che ne rimane) sarebbe stato trascurato, se il nostro non se ne fosse preso cura lui. E quanta soddisfazione gli dava il potere arrivare nella cucina di Casa Madre o in quella del Centro Missionario con i frutti del suo lavoro, o anche, quando gli capitava di potere trascorrere qualche giorno in famiglia, con quello che gli davano i suoi.
Naturalmente anche per lui gli anni passavano; e con gli anni ecco gli inevitabili acciacchi dell' età. Gli fu diagnosticato un diabete, forse in ritardo, quando gli si erano aperte sulle gambe piaghe che si rivelarono ribelli ad ogni cura e sempre bisognose di medicazioni, e dovette accettare di trasferirsi a Rancio. Con la speranza di potere ritornare a Milano quando fosse guarito, ma i mesi divennero anni. Ultimamente i valori della pressione raggiunsero livelli troppo alti. Gli fu suggerito il ricovero in clinica per curarla. Consapevole che poteva essere un segnale che sorella morte gli annunciava il suo arrivo, chiese l'unzione degli infermi; e con l'abbandono fiducioso all'amore misericordioso del Signore volle prepararsi all'incontro con Dio e con la Madonna che aveva tanto amata e pregata.

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1995

P. SANTINON NARCISO  (1926-1995)

Necrologio (P. Sergio Ticozzi, dal Vincolo N. 182, settembre 1995, p. 195)

P. Narciso Santinon morì il 18 maggio 1995, per attacco cardiaco, alla Pime House di HK, ove si era ritirato per motivi di salute lo scorso febbraio. Era nato il 23 gennaio 1916, a Barcon di Vede lago, Treviso; entrato nel seminario di Treviso il 27 settembre 1927, emise il giuramento perpetuo il 24 marzo 1939 e fu ordinato sacerdote il 6 agosto 1939 dal Card. Schuster. Dal 1939 fu vicerettore, insegnante e propagandista a Treviso e nell' agosto del 1947 partì per la missione di Hanchung, Shensi, Cina. Dopo l' espulsione, dal 7 aprile 1952 ad Hong Kong curò i profughi presso la cattedrale e poi lavorò come vicario a S. Teresa e come rettore e parroco a Chuk Yuen, Diamond Hill. Dal 1957 al 1961 in Italia fu rettore a Treviso e di ritorno ad Hong Kong fu assistente a S. Lorenzo, rettore a Tai Po e Tailong, N.T. Dal 1988 cooperatore ai Santi Pietro e Paolo, ed infine dal 1991 al 1995 cappellano alla St. Joseph's home for the aged.

La scomparsa di P. Narciso Santinon la notte del 18 maggio scorso ha colto un po' tutti di sorpresa, e ha immerso non pochi in un'atmosfera di mesta preghiera. La veglia svoltasi a Tai Po e le sue esequie funebri del 23 maggio sono state occasioni di testimonianze commoventi dell' amore e della stima che si era guadagnato nei vari posti in cui aveva lavorato. Sono stati i suoi collaboratori e i cattolici più vicini che hanno fatto risaltare tratti della sua personalità, non tanto appariscenti agli occhi degli altri, come la sua bontà, il suo spirito di preghiera, la sua pazienza, la sua dedizione totale al bene dei fedeli e degli studenti... E questo lo hanno detto non solo a parole, ma anche con le lacrime, che hanno versato al momento della sepoltura del loro "padre".
A detta di P. L. Mencarini, che ha conosciuto P. Santinon fin dagli anni del seminario, le caratteristiche della vita di questi possono essere sintetizzate nelle seguenti: "grande impegno nel lavoro spirituale e materiale tra i rifugiati, costante ricerca di nascondimento e di umiltà, piena armonia tra lavoro apostolico e vita spirituale, obbedienza continua". "Ho chiesto di andare in Italia, in modo da potere essere ancora utile in qualche servizio pastorale, perché qui non posso fare nulla", confessava P. Santinon tre giorni prima di morire. Il suo zelo per l'apostolato era già noto a tutti, fin dai suoi primi giorni in Hong Kong. Lo si vedeva sempre dedicato al lavoro pastorale, con umiltà e serenità, mai in posti di preminenza... anche se, a volte, si lamentava di non vedere i frutti che si aspettava o si mostrava un po' deluso della poca corrispondenza di qualcuno. La sua apertura e ottimismo, inoltre, che lo rendevano sempre pronto a battute scherzose, e a... cantare (una delle sue passioni!), lo facevano un uomo con cui si stava volentieri insieme.
Nato a Barcon di Vedelago, Treviso, il 23 gennaio 1916, P. Santinon è entrato nel seminario di Piazza Rinaldi a Treviso nel 1927, dove intraprese gli studi che lo portarono al sacerdozio nel 1939, conferitogli dal Card. Schuster. Dopo un anno di vicerettore nella teologia, dato che le spedizioni in missione erano sospese a causa della guerra, fu destinato al seminario di Treviso, dove condivise per sette anni, come insegnante, vice-rettore, e propagandista, le traversie e i pericoli di quel "periodo eroico": ricordava spesso le paure dei frequenti bombardamenti, la distruzione della sua stanza e le innumerevoli peripezie compiute per provvedere il sostentamento ai seminaristi. Nell'agosto 1947, partì in nave da Genova con la prima grande spedizione del dopo guerra per la missione di Hanchung, a cui era destinato con altri cinque confratelli. Dopo la lunga traversata dell'Atlantico e del Pacifico, arrivò finalmente alla destinazione all'inizio di novembre. Ma anche qui lo attendevano tempi non facili. Non potendo recarsi a Kaifeng per lo studio del cinese, dovette arrangiarsi un po' da solo e, solo dopo pochi mesi, fu mandato nel distretto di P.V. Fraccaro a Paocheng, "a custodire la porta di un fabbricato ricevuto dalla missione qualche anno addietro", come ha scritto lui stesso in una memoria. "Non sapevo parlare; gli unici cristiani erano due fratelli immigrati da un' altra provincia. La gente mi faceva notare la mia impreparazione quando mi diceva 'Come fai a fare propaganda, quando non sai parlare?' Con P. Fraccaro c'erano poche occasioni di bisticciarci poiché egli abitava in un'altra residenza lontana circa 40 chilometri. Poiché la mia residenza era composta di sei stanze, venivo spesso richiesto di alloggiare soldati nazionalisti di passaggio. Venuti poi i comunisti, senza consultarmi, si impossessarono di quattro stanze e lasciarono a me e al mio servo due stanze. N ella mia stanza studiavo, mangiavo, dormivo e celebravo la S. Messa...".
Sono stati anni duri, che hanno lasciato un profondo solco nell' animo di P. Santinon: ne parlava spesso, anche ripetendosi a volte. Ricordava con commozione il suo servo, che ha voluto restargli sempre al suo fianco e condividere con lui il lavoro di raccogliere sterpaglie e quel poco di cibo che potevano trovare. Ricordava con una certa arguzia la settimana di prigione, "fatta al posto di P. Fraccaro", perché la missione non poteva pagare le esorbitanti tasse imposte su un dispensario, o l'invito ricevuto da un benintenzionato cinese a prendersi una moglie del luogo e a stabilirsi in Cina... A volte, si notava un certo rammarico nelle sue parole per non avere avuto la possibilità di imparare bene la lingua: "Ma erano i tempi...". Dato che le circostanze in Cina non offrivano nessuna prospettiva, i superiori lo consigliarono di chiedere di essere rimpatriato e così, nell'aprile 1952 giungeva a Hong Kong, dove fu richiesto di fermarsi, per i primi tre anni, come "imprestato" e poi come "incardinato".
Il suo primo impegno in Hong Kong è stato di aiutare P. A. Crotti, nell'apostolato tra i rifugiati, che si affollavano attorno alla cattedrale: non solo si impegnò pienamente nella distribuzione dei soccorsi, di cui avevano estremamente bisogno, ma si preoccupava anche della loro istruzione. Questa sarà sempre una costante del suo apostolato: la cura per l'educazione dei bambini. In un'aula, imprestatagli dalle Suore Canossiane, ha iniziato una scuoletta, la 'St.Tarcisius School', per i figli dei rifugiati. Dopo tre anni nel 1955, quando gli fu assegnato il distretto di Chuk Yuen, si diede subito da fare per aprire la 'Ling To Primary School'. E anche a Tai Po, dove è stato mandato nel 1962, dopo un servizio in Italia come rettore del Seminario di Treviso (dal 1957 al 1961) e un anno come assistente nella parrocchia di S. Lorenzo, Lei Cheng Uk, ha dapprima iniziato con l'aiuto di una suora cinese una scuola elementare, la 'Immaculate Heart of Mary Primary School', e poi, data la crescita della popolazione e dei bisogni educativi, il 'Valtorta College'.
Ma il suo lavoro pastorale non poteva limitarsi alla chiesa e alla scuola di Tai Po: il distretto comprendeva una decina di villaggi, sparsi attorno al Tolo Harbour, con altre 4 o 5 chiese e scuole proprie. P. Santinon doveva frequentemente mettersi in barca e percorrere su e giù sentieri montagnosi per andare a trovare i cattolici e prendersi cura dei vari problemi di quelle scuole. Tai Po ha assorbito il meglio delle sue energie e i suoi 25 anni più fruttuosi: P. Santinon con la sua bontà, il suo zelo, la sua semplicità, la sua apertura e la sua pazienza ha vinto l'animo di tutti coloro che lo hanno avvicinato. Quando lo sviluppo di Tai Po richiese una nuova sistemazione pastorale, P. Santinon scelse di andare a Yuen Long, N.T., come assistente, dove rimase per quattro anni. Nel 1991 fu nominato cappellano della 'St. Joseph's home for the Aged', Ngau Chi Wan, Kowloon dove si dedicò amorevolmente alla cura spirituale degli anziani per altri quattro anni.
Ma anche la sua salute gli cominciava a dare seri disturbi: un cancro all'intestino lo costrinse a subire un' operazione ma con risultati scarsi. La malattia lo convinse a ritirarsi alla Pime House; ma qui, trovandosi senza possibilità di lavoro apostolico, decise di chiedere di ritornare in Italia, dove sperava avrebbe potuto fare ancora qualche servizio. Ed è stato in questo desiderio di apostolato che il Signore lo ha chiamato al premio eterno. "Vieni, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto: prendi parte alla gioia del tuo padrone!"

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P. NUMEROSO LUCIANO  (1940-1995)

Necrologio (P. Pasquale Simone, dal Vincolo N. 182, settembre 1995, p. 201)

P. Luciano Numeroso morì il 5 agosto 1995, improvvisamente, di massivo attacco cardiaco, mentre si recava alla Grigna, nei pressi del rifugio ex-capanna Monza; inutile il trasporto in elicottero all'ospedale di Lecco. Stava trascorrendo alcuni giorni di riposo presso la Casa di Esino Lario, dopo avere partecipato ai lavori dell' Assemblea Generale ad Ariccia.

Nacque a Ducenta, Caserta, il 7 gennaio 1940; entrato nell'Istituto nel seminario di Ducenta 1'8 ottobre 1950, emise il giuramento perpetuo il 23 marzo 1963 e fu ordinato presbitero il 14 marzo 1964. Ottenne la licenza in teologia e il dottorato in filosofia alla Università Gregoriana di Roma e dal 1968 fu padre spirituale nel seminario di filosofia del Pime di Firenze. Destinato alla missione di Hong Kong nel 1970, fu assegnato alla parrocchia di Santa Croce e nel 1972 richiesto di insegnare filosofia nel seminario diocesano. Dal 1981 al 1983 fu padre spirituale del locale seminario; svolse ministero in Santa Margherita e fu parroco nella parrocchia di Santo Spirito fino al 1987. Fu richiamato per un servizio in Italia a Napoli, come direttore di Venga il Tuo Regno per un triennio. Rientrato ad Hong Kong dal 199° al 1993 fu parroco nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria ed anche vicario per la zona Kowloon-est. Il 13 maggio 1994 era entrato in carica come Superiore Regionale della regione Pime di Hong Kong.

P. Luciano Numeroso

Quel 5 agosto mi trovavo in ferie quando fui informato della morte di P .Luciano Numeroso, mio compagno di seminario e di ordinazione. Alla mia sorpresa mista a dispiacere furono date poche spiegazioni sui particolari dell'accaduto. P. Luciano con il P. Piero Belcredi stava facendo un'escursione lungo un sentiero della Grigna settentrionale. Si trovava presso il rifugio Bogani (1816 m.) quando si è sentito male. A poco è servito il tempestivo intervento dell'elicottero: P. Luciano è giunto cadavere all' ospedale di Lecco, dove accerteranno che si era trattato di un infarto. Padre Luciano era andato a riposarsi nella nostra casa di Esino, dopo i lavori impegnativi dell'Assemblea Generale del Pime, a cui aveva partecipato come superiore regionale di Hong Kong. A questa gloriosa missione, affidata al Pime fin dal 1858, P. Luciano ha dato 22 anni di apostolato. Con i 42 missionari del Pime si stava preparando al 1997, anno in cui la colonia di Hong Kong ritornerà sotto l'amministrazione della Cina. Così scriveva recentemente: "La comunità missionaria del Pime ha deciso di rimanere ad Hong Kong, per camminare assieme alla gente nella consapevolezza di essere segno della chiesa universale e favorire la dimensione missionaria nella chiesa locale". E aggiungeva: "La presenza dei missionari del Pime è un segno di speranza per i cattolici di Hong Kong".
Nato a Trentola (CE) il 7 gennaio 1940, entrò nel seminario di Ducenta 1'8 ottobre 1950, dove P. Paolo Manna, con l'ultimo libro "Le nostre 'Chiese' e la propagazione del Vangelo", ritenuto dal P. Tragella "il testamento missionario", sollecitava l' episcopato italiano ad interessarsi più direttamente delle missioni. Erano i tempi dei missionari espulsi dalla Cina, che ritornavano carichi di esperienza e di sofferenze affrontate nelle carceri; erano i tempi in cui i missionari, e tra questi c'erano i nostri superiori, partivano per tutta la vita. In seminario si respirava tanto entusiasmo che faceva scegliere la consacrazione a vita per la missione. Fummo compagni di seminario a Ducenta, A versa, Villa Grugana e Gaeta, dove fummo ordinati il 14 marzo 1964. P .Luciano mandato a Roma per approfondire gli studi, nel giugno 1965 conseguì la licenza in teologia presso la Pontificia Università S. Tommaso (Angelicum) e il 27 maggio 1968, presso la stessa università di laureò in filosofia, difendendo la tesi "Il primato della metafisica nel pensiero di Mons. Francesco Olgiati".
Nel 1968-69 svolse il compito di direttore spirituale nel seminario di Ducenta, e l'anno dopo venne inviato al seminario liceale Pime di Firenze per svolgervi lo stesso impegno. Erano gli anni della contestazione giovanile e P. Luciano, così mi confidò allora, dovette soffrire molto. Il 29 settembre 1970 partì per Hong Kong: nel 1972 fece il coadiutore nella parrocchia Holy Cross, Sau Ki Wan e insegnò filosofia nel seminario diocesano, Aberdeen. Questi gli altri impegni in cronologia: 1975, continuando a insegnare filosofia in seminario, fu vicario cooperatore a S. Margherita; 1977 parroco a Holy Cross; 1981 ancora direttore spirituale nel seminario diocesano; 1983 parroco a Holy Spirit Parish, Ho Man Tin, Kowloon.
Dal 1987 al 1990 si trova in Italia, dove dirige Venga il tuo Regno. Evidenziava due caratteristiche: attenzione alla chiesa missionaria in Italia e nel mondo, un invito continuo alla redazione di lavorare in equipe. Allo scadere dell'impegno volle subito partire per Hong Kong, dove aveva lasciato il cuore di un missionario mai sazio di donarsi per annunziare Cristo con modestia ed entusiasmo, reso più vero dal sorriso che lo voleva amico di tutti. Nella terra di adozione lo attendono altri impegni: l giugno 1990 è 'acting moderator' della parrocchia di S. Stefano a Ha Kwai Chung; l ottobre 1990 parroco a Sau Mau Ping, Kowloon, parrocchia Cuore Immacolato di Maria; 19 marzo 1993 nominato Dean della zona di Kwun Tong; 20 aprile 1994 eletto superiore regionale di Hong Kong.
Il 9 agosto sono stati celebrati i solenni funerali nella chiesa parrocchiale di Trentola. I 40 concelebranti erano formati dai confratelli del Pime arrivati da Ducenta, Gaeta, Mascalucia e Napoli; i sacerdoti di Trentola e Ducenta al completo, e tanti altri amici del clero diocesano. Mons, Lorenzo Chiarinelli, vescovo di A versa, inviò un messaggio di circostanza, letto da d. Raffaele Tammaro. La direzione generale del Pime si rese presente con un scritto del segretario generale P. Gino Goduto. P. Vito del Prete, superiore della regione meridionale del Pime in Italia, ha tenuto l'omelia. Dopo avere ricordato che siamo nell' ora della testimonianza e del martirio, ha detto che P. Luciano non faceva pesare la sua preparazione e cercava le soluzioni nel dialogo. Nel lungo periodo trascorso ad Hong Kong, in atteggiamento di servizio comunicava la pace interiore: fu un pastore che ispirava fiducia. Cercava l' essenziale nella nostra vita e voleva che si tenesse la comunione con tutti.
Ricorderemo P. Luciano Numeroso come il missionario buono, sempre pronto al dialogo reso piacevole da un volto sorridente. Amava il Pime e lo dimostrava anche ricordando a memoria tutti i missionari dell'Istituto: riusciva infatti ad elencare i confratelli, missione per missione e comunità per comunità.. A conclusione di queste note per ricordare P. Luciano Numeroso, voglio citare una sua riflessione sull' accoglienza dei terzo mondiali, problema tanto attuale che costituisce una sfida per noi missionari: "Da parte nostra non c'è disponibilità all'incontro e al dialogo con costoro, ma diffidenza, paura, insofferenza o indifferenza. La solidarietà va dunque conquistata e concretizzata a partire dai gesti quotidiani e dagli ambiti familiari per il superamento di emarginazione, solitudine e razzismo. La famiglia è uno degli ambienti principali dove la solidarietà dovrebbe essere appresa, vissuta e coltivata.
Grazie, P. Luciano, per quanto ci hai lasciato. Seguiremo il tuo esempio perché il nostro Istituto continui ad essere un'umile famiglia messa al servizio dei fratelli di tutto il mondo.

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1996

FR. POLLI ENRICO  (1937-1996)

Necrologio (P. Angelo Rusconi, dal Vincolo N. 186, aprile 1997, p. 52)

Fr. Enrico Polli morì all'ospedale di Lecco il 26 marzo 1996. Nato ad Alessandria d'Egitto il 2 agosto 1937, compiuti gli studi di ragioneria in Egitto, entrò nell'Istituto a Busto Arsizio il primo ottobre 1969 a Milano per la preparazione a fratello; partì per la missione di Hong Kong il 20 novembre 1971 con promessa temporanea, rientrò 1'11 maggio 1974 a causa malattia a Rancio.

Ho parlato con tante persone che a Rancio hanno incontrato, conosciuto, amato Fratel Enrico Polli e patito con lui e per lui nei venti anni passati in questa provvidenziale casa, che nel lecchese traduce nei fatti una parola delle nostre costituzioni: siamo "una famiglia di apostoli" e diventa così un segno eloquentissimo. La risposta è stata unanime, ripetitiva, quasi scontata: quanto ha sofferto! Certo fisicamente, forse ancora più interiormente. Sentiva la sua situazione come umiliante, 1 'ha vissuta con umiltà. Nato in Alessandria di Egitto da papà italiano e mamma egiziana, frequenta la scuola primaria presso il collegio S. Marco dei Fratelli delle Scuole Cristiane, gli studi secondari al Collegio Commerciale della Missione Americana e trova lavoro, sempre in Alessandria, nella Agenzia Bancaria Helvetia. In seguito alle leggi restrittive per gli stranieri, in vigore dopo gli avvenimenti del 1956, deve lasciare il paese. Viaggia per l'Italia con il piroscafo Ausonia e finalmente si stabilisce a Busto Arsizio con la mamma.
Nel settembre 1969, rimasto solo, entra nella nostra casa di formazione per i missionari laici. Emesso il giuramento temporaneo, destinato ad Hong Kong, parte nel 1971. Appena il tempo per lo studio della lingua, nel 1974 un enfisema polmonare lo costringe al rimpatrio. La provvidenza lo fa incontrare con padre Bartolomeo Campodonico, rettore in casa madre e poi, proprio a Rancio, ivi residente fino alla morte. Nasce un'amicizia profonda, trova l'aiuto che cercava. Nonostante gli alti e bassi in salute, il 16 luglio 1978, contento, emette il giuramento perpetuo. Mi è facile pensare cosa P. Campodonico gli possa avere detto: "La tua vocazione missionaria, come per Santa Teresa di Lisieux, si realizzerà in un monastero". E il suo monastero sarà Rancio di Lecco. Nei primi tempi anche rischiando forte. Per mesi, ad esempio, ha portato all'ospedale padre Carlo Radice, assistendolo nelle lunghe ore di dialisi. Disponibile ai lavori di sacrestia con fratel Viano; alle urgenze feriali della comunità; alle molteplici, e magari troppo facili, richieste dei confratelli: "Sì, metto la giacca e vado". E via con quel suo motorino, ormai conosciuto in tutti i negozi di Lecco. Credo si era fatto un punto di onore sostituire costantemente e puntualmente il personale in portineria per il pranzo e la cena.
Non mancano fioretti francescani: la sua passione per i canarini arrivava a dare l'ora d'aria libera, aprendo la gabbia e lasciandoli volare; diventava ansioso, se poi non ritornavano in tempo. Ha coltivato a lungo anche la pesca e il pesce migliore era sempre fatto cuocere per il rettore. Il personale della casa poteva essere sicuro di ricevere un regalino in occasione dell' onomastico e del compleanno; e i confratelli, le suore, ritornati in missione, qualcosa del suo modesto assegno. Consapevole del suo stato di salute sentiva il peso delle ore di solitudine, gustava quindi veramente il tempo che si passava con lui e l'amicizia dei confratelli: quella di P. Campodonico, appunto, che gli è stato vicino fin dal suo rimpatrio; di P. Ambrogio Beretta; e in questi anni quella di Mons. Aristide Pirovano, di cui aveva un'ammirazione grandiosa; di P. Francesco Locatelli. "Tu farai il mio segretario, gli aveva detto arrivando come economo a Rancio; sono nuovo, devo imparare, guidami nei diversi uffici e dai forni tori della casa". Parole venute dal cuore e che per Polli sono valse più di una cura ricostituente.
All'aggravarsi all'improvviso del suo stato di salute, portato all'ospedale civile di Lecco, moriva il 26 marzo 1996, lasciando in dono le sue cornee. Sicuramente e maternamente assistito dalla Madonna, che senza sfronzoli, ma intensamente, aveva amato e pregato tanto: "I passi del mio vagare - giorni e notti nei lunghi corridoi della casa
- tu li hai contati; le mie lacrime - nascoste - nell'otre tuo raccolte". Alle nonne e mamme che gli confidavano la tristezza per figli e nipoti che si erano allontanati dalla fede, raccontava dell'ispezione che il Padre Eterno fa in paradiso ogni giorno e come spesso gli capita di trovare gente a cui Pietro non ha aperto la porta ma che la Madonna ha fatto entrare per una porta secondaria che solo lei conosce. E a tutti ripeteva quanto gli aveva detto padre Beretta: "Gesù ci fa camminare, la Madonna ci fa volare". E, ridendo, consolava.
Quando arrivavi a Rancio eri così abituato ad incontrarlo subito in portineria, con la sua sigaretta accesa, pronto al saluto, che adesso senti un senso di vuoto, ne senti l'assenza. Ti viene spontaneo chiedere: "Non c'è fratel Polli?". Sai che non scenderà a riceverti, ma ti senti costretto a sostare e a riflettere e ti ritorna l'interrogativo pesante che ti accompagnava, ti tormentava dentro, di fronte a un uomo che ha conosciuto il dolore, dai tanti sogni cullati e irrealizzati, con tante sofferenze fisiche e morali profonde sopportate. Senti lo sfogo di Giobbe: "A me sono toccati mesi di illusione e notti di dolore mi sono state assegnate". Allora pensi a quelle parole del Concilio: "Solamente nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo".

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1997

P. GAMBARO LUIGI  (1924-1997)

Necrologio (dal Vincolo N. 187, agosto 1997, p. 114)

P. Luigi Gambaro morì a Hong Kong il16 aprile 1997. Nacque a Scorzè, Venezia, entrò nell'Istituto fine settembre 1938 a Piazza Rinaldi, Treviso. Il 25 giugno 1950 a Milano venne ordinato presbitero dal Cardo Schuster. Restò in Italia come insegnante e vice rettore a S.Ilario, Genova, fino al 1953 quando il 30 settembre partì per Hong Kong. Studiò la lingua e fece il coadiutore a S. Giuda, North Point. Dal 1958 al 1968 fu direttore spirituale nel seminario diocesano. Dal 1968 al 1988 fu prima coadiutore e poi parroco a S.Margherita, Happy Valley. Dal 1988 fino alla morte fu coadiutore alla cattedrale di Hong Kong.

TESTAMENTO spirituale di P. Luigi Gambaro.

Io sottoscritto, P. Luigi Gambaro, figlio di Gambaro Angelo e di Marcon Angela, con piena libertà ed uso delle mie facoltà mentali dichiaro quanto segue: la mia professione di fede.
1. Credo fermamente nel mistero della SS.Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.
2. Credo fermamente nella chiesa istituita da Gesù Cristo, che è una, santa, cattolica ed apostolica.
3. Professo la mia assoluta obbedienza e sottomissione al Papa, Vicario di Cristo in terra, legittimo successore di S.Pietro nella sede di Roma, e capo visibile della chiesa fondata da Gesù Cristo stesso.
4. Professo obbedienza al mio Vescovo in terra di missione, al Superiore Generale dell'Istituto ed al Superiore Regionale del Pime in Hong Kong.
5. Dichiaro di volere morire nel seno della Chiesa cattolica come ogni cristiano e sacerdote deve fare.
6. Se in seguito a malattia, maltrattamento o perdita della libertà dovessi dire o scrivere parole o formule che vanno contro o negano questa mia professione di fede, io apertamente le rigetto e non le riconosco come valide fin da questo momento.
7. Chiedo perdono a Dio per i miei molti peccati; Lo ringrazio sentitamente per i doni molteplici che mi ha fatto, in particolare del dono della vita, della fede, della vocazione sacerdotale e missionaria. Dichiaro che sono sempre stato contento di essermi fatto prete e missionario, nonostante i momenti critici e difficili che ho incontrato nella mia vita.
8. Chiedo anche perdono a chiunque avessi offeso, trattato male, causato scandalo o dispiacere. A tutti assicuro il mio cordiale perdono ed il desiderio grande della riconciliazione e della pace.
9. Assicuro e chiedo a tutti una preghiera. Arrivederci in Paradiso.
10. I miei funerali siano semplici, decorosi, ma senza elogi funebri. Se ho fatto un po' di bene, rendiamo grazie a Dio: era mio dovere e mia responsabilità. Se non ho corrisposto come avrei dovuto chiedo perdono, misericordia e compassione.
11. Saluti alla mia famiglia, parenti e amici, sia in Italia che in Hong Kong. A tutti chiedo fedeltà alla propria fede, amore a Dio e alla Chiesa, ed una fervida devozione a Maria. Questo mio testamento spirituale è stato scritto e firmato da me personalmente. In fede di ciò,

P. Luigi Gambaro, Hong Kong, 12/11/'93

 

Un santo sacerdote (di P. Melchiorre Amoldi)

Il curato d' Ars diceva: "Dove passa un santo, passa Dio". La gente che ha il senso di Dio si era accorta da tempo che questa frase del Curato d'Ars si applicava bene a P. Luigi Gambaro. E ancora prima della sua scomparsa c'erano diversi che lo chiamano "il santo padre Gambaro", o "il santo vivente". La sua grandezza non è consistita nel fare cose grandi o nel tenere posizioni prestigiose in diocesi o nel Pime. Non è mai stato supervisore di scuole, o membro di commissioni diocesane o membro della DR. Dopo un periodo passato come padre spirituale in seminario è sempre stato occupato nel lavoro parrocchiale, non distinguendosi neppure qui per attività vistose. Senza accorgersi è stato il "bonus odor Christi" in tutti gli ambienti in cui si è trovato ad operare, rendendo straordinarie le cose ordinarie della vita, per lo spirito che ci metteva dentro: grande fede, grande umiltà, grande amore per Dio e per le anime. E la gente, che lo ha conosciuto da vicino ha notato che P. Luigi Gambaro non era un prete come gli altri. Penso che le caratteristiche della sua santità si possano riassumere brevemente così: era l'uomo che aveva fatto della preghiera il respiro della sua giornata.
La presenza continua di Dio era diventata abituale per lui. Quante volte la gente lo aveva visto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, o tenendo in mano la corona e recitando il rosario prima e dopo le funzioni religiose, o recitando il breviario a voce sommessa tutto raccolto in Chiesa. Anche sul letto di morte, in preda ai dolori lancinanti del cancro, celebrava la S. Messa e recitava il brevi ari o con tutto l'impegno possibile, destando la meraviglia di chi lo guardava. La preghiera era per lui la cosa più importante e il sostegno della sua attività. Alle cinque del mattino si alzava e scendeva in chiesa per le pratiche di pietà e vi restava fino a che le funzioni erano finite, a disposizione dei fedeli fino all 'ultimo. Diversi giovani lo avevano scelto come confessore fisso perché l'avevano visto sempre in chiesa a disposizione di tutti e facilmente contattabile. Il regime di vita che aveva raccomandato ai seminaristi era quello a cui si atteneva ogni giorno egli stesso.
I chierichetti riferiscono che in seminario dovevano riempire ogni giorno un formulario di ben dodici voci riguardanti i loro doveri di pietà e di studio. Questo testimonia la serietà con cui\curava la formazione ascetica delle persone da lui dirette. La sua pietà si ispirava a quella di Pio X, suo conterraneo e protettore speciale. Novene a S. Pio X furono fatte per la sua guarigione dai fedeli che conoscevano come questo santo fosse l'ispiratore della sua vita e suo patrono speciale. Scrupoloso nell'adempimento perfetto dei suoi doveri sacerdotali, mettendosi a disposizione della gente, sia nelle lunghe ore di ufficio, sia in confessionale e sia nelle visite agli ospedali. Il suo tempo era soprattutto speso in questi tre tipi di attività. In ufficio, quando era libero da visite, preparava le prediche e le conferenze per le diverse associazioni, consultando libri, trascrivendo passi e battendo poi tutto a macchina, per poi tradurre in cinese.
Uomo tutto dedito alla preghiera e al servizio dei fratelli, si era proposto di stare ad Hong Kong e di morirvi al servizio dei cinesi fino all'ultimo. Il servire per lui era diventato un ideale, come per Gesù. "Non sono venuto per essere servito, ma per servire". Ricordo che in un'occasione in cui lo avevo messo in posizione imbarazzante rispetto al clero cinese, mi disse: "Non importa di quello che dicono di me. Se posso aiutarli ancora lo faccio volentieri".
Per concludere vorrei citare alcune sue parole che mi disse alla Pime House nei mesi prima che entrasse in ospedale. Esse dimostrano il suo stato d'animo di fronte alla morte, a cui era rassegnatissimo. "Ho fatto recentemente dei sogni strani che mi fanno capire che la mia attività in questo mondo è finita". Era proprio cominciata quaggiù per cominciare lassù, dove il Signore l'attendeva. "Euge serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, super multa te constituam, intra in gaudium Domini tui" (Mt. 25:23).

Alcune testimonianze

Nel 1968 è assegnato alla parrocchia di S .Margherita come vicario cooperatore, e nel 1969 ne diventa parroco, mantenendo questo incarico per ben diciannove anni, fino al 1988. A riguardo di questo periodo, ecco alcune testimonianze di alcuni parrocchiani, pubblicate in Hong Kong in occasione della sua morte.

Kwok Wai Cheung:

"P. Gambaro si alzava ogni mattina alle ore 5; scendeva in Chiesa a pregare... Eccetto per i pasti e il tempo per dormire, era sempre impegnato nel lavoro e nella preghiera. Il suo lavoro quotidiano comprendeva la preparazione della predica domenicale, letture, visite agli ammalati in ospedale. Di sera, occupato a partecipare a raduni delle associazioni cattoliche. Il resto del tempo lo impegnava nella recita del rosario. Il suo tempo libero era ridotto solo a quello dei pasti e del sonno. Se c'erano ammalati che volevano i sacramenti, P. Gambaro rinunciava anche al tempo del dormire. Per tutta la vita fu alla scuola di Cristo, impegnato fino all 'ultimo nell' estensione del regno di Dio. Perciò se dico che è stato un santo vivente, penso che nessuno mi possa contraddire." (da "St.Margaret's Parish News", maggio 1997, p. 2).

So Fung Sin: "Ricordo di avere conosciuto P. L.Gambaro agli inizi del 1977. Ero allora una studentessa della scuola secondaria. Ogni volta che mi incontravo con questo parroco in chiesa avevo un po' di timore per il suo contegno serio e di poche parole. Per motivi vari, divenne il direttore spirituale del nostro presidio Junior della Legione di Maria, ma noi giovani non sapevamo come fare a colloquiare con lui: avevamo sempre timore che ci rimproverasse per non avere fatto abbastanza bene. Siccome io ero la presidente del presidio, per forza di cose dovetti entrare in contatto con lui per gli affari del presidio. Fu allora che scoprii che questo sacerdote era estremamente dolce e che era un padre spirituale buono al cento per cento. Ci incoraggiava a dare importanza allo studio e ci diceva di non perdere tempo anche in chiesa, pensando di essere delle brave persone. Bisognava adempiere bene i doveri scolastici per diventare bravi figli di Dio " (da "St.Margaret's Parish News", maggio 1997).

Ng Yue Shuk Chan: "A quel tempo le condizioni non erano ideali come oggi. P. Gambaro, ogni volta che doveva andare in ufficio doveva fare una scalinata di 80 gradini. Una volta che portava una quantità di libri mi offrii di aiutarlo. Mi disse: "Tu non sei più tanto giovane. Va pure su piano, piano!". La sua faccia abbozzò un sorriso. Era una persona seria che raramente sorrideva, ma il suo cuore traboccava di bontà. A riguardo dei cattolici di Lai Tak Chuen (un'area dove abitava gente povera) se ne interessava molto; visitava anche frequentemente gli ospedali, in particolare il Tang Siu Kin, il Yeung Wo, il San Paolo e il Tung Wah Tung, per consolare i malati e prendersi cura delle loro anime. I cattolici della parrocchia erano in aumento, ma lo spazio per le associazioni e le attività religiose non era sufficiente; allora, dopo avere discusso la questione con il consiglio parrocchiale e ottenuti i debiti permessi dal governo, si decise di abbattere il vecchio edificio e di costruire il nuovo centro parrocchiale.
Durante il periodo della costruzione, i sacerdoti si trasferirono temporaneamente alla scuola elementare di San Paolo, mentre vicino alla chiesa furono sistemati due containers che fungevano da ufficio parrocchiale temporaneo. Quando faceva caldo si soffocava e si doveva avere una grande pazienza; quando faceva freddo, si sentiva il vento passare nelle ossa; la polvere poi arrivava a vortici. P. Gambaro non si lamentava mai. Alle nove del mattino andava in ufficio e vi rimaneva fino alle cinque del pomeriggio. Eccetto che per le visite agli ospedali, usciva di raro. La sua talare era nera d'inverno e bianca d'estate: non se la toglieva nemmeno quando si andava in pellegrinaggio. Era semplice, sobrio, osservante delle norme e dava molto buon esempio ai fedeli. Questa è l'immagine di P. Gambaro... Dopo molti sacrifici e sforzi, il nuovo centro parrocchiale fu ultimato. Egli, però, non lo godette. Fu trasferito alla cattedrale come vicario cooperatore ad aiutare P.G.B.Tsang in silenzio, umiltà, rispetto e amore per i fedeli, svolgendo il suo dovere con spirito di grande fedeltà, al punto di attirarsi il rispetto di tutti. Fu realmente un buon sacerdote!" (dal "Kung Kao Pao", 2/5/97).

A riguardo del lavoro di P.Gambaro come vicario cooperatore nella cattedrale, dal 1988 al 1997, ecco altre testimonianze.

Siu Fong: "P.Luigi Gambaro, vicario cooperatore della cattedrale di Hong Kong, era considerato da tutti come una persona di eminente santità... È stato vicario della cattedrale per otto anni, lavorando per la gente e, per questo fu rimpianto sinceramente da tutti". (dal "Kung Kao Pao", 2/5/97).

Ng Yue Shuk Chan: "Ricordo ancora una volta, mentre conversavo con lui, gli chiesi se non avesse fatto come altri, che avevano fatto rientro definitivo in patria. Mi rispose decisamente che lui sarebbe rimasto a Hong Kong per servire i cinesi fino alla fine" (dal "Kung Kao Pao", 2/5/97).

Nel 1996 gli è stato scoperto un tumore ai polmoni. Ecco altre testimonianze a riguardo del comportamento di P .Gambaro nella sofferenza:

So Fung Sin: "Da quando P. Gambaro lo scorso anno venne a sapere della sua pericolosa malattia, ha dimostrato grande fede, speranza e carità. Ogni volta che lo vedevo, mi diceva sempre: 'Non preoccuparti. Quando il Signore vuole prendermi, io partirò. Ti raccomando di cuore di non dimenticarti di pregare"'... (da "StMargaret's Parish News", maggio 1997, p. 3).

Lai Ping Chi: "Sul letto del dolore fissava continuamente il crocefisso e per incoraggiarsi diceva: 'P. Gambaro, pazienza, pazienza. Porta la croce con il Signore!' Ripeteva anche: 'Ringrazio il Signore, lodo il cielo e la terra e tutte le creature. Questo ci ricorda che nei momenti di successo e di gioia non dobbiamo montare in superbia e dimenticare di ringraziare il Signore'. Diceva anche: 'Padre Gambaro, ora non sei più capace di fare nulla, solo di pregare'. Ma con la sua preghiera faceva sì che le persone afflitte trovassero conforto, gli scoraggiati fiducia in se stessi, gli emarginati l'accoglienza, gli ammalati la forza di sopportare il dolore, i peccatori trovassero la pace nel fare ritorno alla casa del Padre. In\ breve, ognuno che aveva problemi si rivolgeva a P. Gambaro perché pregasse per lui... (da "St. Margaret'sParish News", maggio 1997, p. 4).

Chau Yeuk Lan: "Caro P. Gambaro,... mi risuona ancora all'orecchio la frase che lei ripeteva spesso: 'Pazienza, pazienza nel soffrire, pazienza...' La ripeteva di frequente. Gli insegnamenti di uno che sta per morire non si possono dimenticare, vanno conservati in fondo al cuore e messi in pratica nella vita quotidiana. Lei diceva: "Bisogna perdonare agli altri, fare le cose per amore di Dio, ricevere la S. Comunione con assiduità, osservare gli insegnamenti della Chiesa"... I giorni della sua penosa malattia non sono stati pochi. Sebbene grande fosse la sofferenza, Lei non lo faceva notare, non emetteva nessun lamento, il Suo volto mostrava serenità, pace e gioia; offriva il dolore al Signore e sperava di andare presto in Paradiso..." (da "Kung Kao Pao", 9/5/97).

N.B. Le testimonianze dei cattolici nei riguardi della figura di P. Gambaro, sono state raccolte in un libro, tradotte e distribuite per iniziativa dei PP. M. Arno1di e F. Conte.

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P. PITTAVINO GIOVANNI  (1914-1997)

Necrologjo (dal Vincolo N. 188, dicembre 1997, p. 181)

P. Giovanni Pittavino morì a Sotto il Monte il 25 ottobre 1997. Nato a None (Torino) il 9 maggio 1914. Ordinato presbitero il 24 settembre 1938 nel duomo di Milano. Partì per Hong Kong nel 1939. Dal 1940 al 1972 fu assegnato alla parrocchia di St Margaret, prima come vicario, poi come parroco. Contemporaneamente nel 1965 e nel 1968 viene nominato primo consigliere regionale. Nel 1970 è nominato rettore della casa regionale del Pime. Dal 1973 al 1976 è rettore del distretto di Fanling. Dal 1976 al 1987 fu assegnato come coadiutore alla cattedrale di Hong Kong. Dal 1987 al 1989 fu parroco presso la parrocchia di St Anne. Nel 1996 rientra definitivamente in Italia.

Omelia (di P. Secondo Einaudi)

Ciò che ha caratterizzato la sua vita di uomo, di sacerdote, di missionario si può riassumere in due parole: semplicità e fedeltà.

Semplicità.

Semplicità nel parlare, semplicità nell'agire, semplicità nella sua vita pubblica, semplicità nella sua vita privata, semplicità nei suoi rapporti con Dio, semplicità nei suoi rapporti con gli uomini, con la gente. Nulla di affettato, nulla di contorto, nulla di devio nei suoi atteggiamenti, nei suoi comportamenti. Non ha mai cercato di farsi strada, per non dire carriera, di occupare spazio nei giornali, sulla TV, nelle riviste o di farsi bello agli occhi dei superiori o a spese degli altri. Ha camminato con semplicità alla presenza di Dio; ha cercato la sua volontà, la sua gloria, il suo regno. La sua ambizione: essere un buon missionario; conoscere, amare, servire il Signore e farlo conoscere, amare e servire dal più grande numero possibile di persone. Non aveva altri interessi. Non aveva altri desideri. Non faceva distinzione di persone. Sempre uguale, semplice, sincero, lineare, rispettoso e gioviale con tutti, qualunque fosse la carica che copriva: parroco, vice-parroco, vice-regionale, cappellano delle carceri, di ospedale. Ma se mi chiedessero con chi si trovava meglio, più a suo agio, senza alcuna esitazione direi: con la gente ordinaria, semplice, comune. Di lui si può dire ciò che Gesù disse di Natanaele: "homo in quo dolus non est" (Gv. 1,47). E non è poco.

Fedeltà

La fedeltà è una delle virtù più grandi e più importanti nella vita di tutti, ma più ancora nella vita di un sacerdote. È una gemma preziosa e piuttosto rara. Proprio perché è preziosa e rara, costa. Non è una strada facile da percorrere. VuoI dire mettere da parte, sacrificare i propri comodi, i propri interessi, i propri gusti, le proprie preferenze e inclinazioni per rimanere fedeli alle esigenze del dovere, alle proprie scelte, ai propri impegni, alla parola data. P. Pittavino per oltre un mezzo secolo, cioè per ben 59 anni di vita sacerdotale, giorno dopo giorno, anno dopo anno, è rimasto fedele alla sua vocazione missionaria, ai suoi impegni sacerdotali, ai compiti affidati gli dalla Chiesa, dai suoi superiori; giorno dopo giorno, anno dopo anno, è rimasto fedele ai suoi momenti di preghiera personale, alla preghiera dell 'Ufficio Divino; alla meditazione della parola e alla coscienziosa preparazione per proclamarla; fedele nel seguire il cammino dei catecumeni, nel visitare i carcerati, gli ammalati; fedele nella celebrazione dell'Eucaristia; fedele al confessionale, nell' amministrare i sacramenti, nel darsi alla gente. Ha celebrato fedelmente l' Eucaristia e si è fatto eucaristia lui stesso, pane spezzato per gli altri. Ha tanto amato la chiesa che è in Cina, ha tanto amato il popolo cinese da dare ad essi e per essi, ad imitazione di Gesù suo Maestro e Signore, tutta la sua vita, tutto se stesso.

Un santo in più.

Così è vissuto; così si è dato; così è stato P. Giovanni o semplicemente "Giuanin" come usavamo chiamarlo. Questo l'uomo, questo il missionario che ho conosciuto durante i 31 anni trascorsi ad Hong Kong; anni in cui ho condiviso con lui ansie e speranze, fatiche e gioie della vita missionaria. Un uomo buono, piccolo di statura, ma grande di animo, di cuore. Con uno come lui non si può non andare d' accordo, non si può non volergli bene. Di fatto, i confratelli del Pime, anziani e giovani, i sacerdoti cinesi, i fedeli, avevano grande stima di lui e gli volevano un mondo di bene. Alla notizia della sua morte, sono certo, non saranno pochi quelli che lo piangeranno. Nulla di straordinario, nulla di spettacolare in ciò che è stato, in ciò che ha fatto. Vero, ma tutto in modo ordinato, tutto vissuto e fatto con la semplicità di un bambino, con la tenacia di un montanaro, con il cuore e la fede di un santo; tutto per l'avvento del Regno di Dio senza mai arrendersi alle difficoltà, alla stanchezza, senza mai fermarsi... fino alla fine. Venuta l'ora di passare all'altra sponda, in linea con il suo stile di vita, se ne è andato in punta di piedi e in compagnia di Gesù... aveva infatti ricevuto la Comunione pochi minuti prima. Siamo certi che ha potuto presentarsi al Padre dicendo con e come Gesù: "Padre, ho compiuto l'opera che tu mi hai dato da fare" (Gv.17,4)... "Ora nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc. 25,21). E il Padre a lui: "Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto, entra nel gaudio del tuo Signore" (Mt. 25,21). Da quel momento, la Chiesa che è in Cina, la diocesi di Hong Kong, i suoi parenti, i suoi amici, tutti noi qui presenti abbiamo in cielo un Santo in più che veglia, prega e intercede per noi.

Carissimi confratelli del Pime,

Parenti di P. Giovanni Pittavino e Parrocchiani di None,
Non potendo partecipare di persona ai funerali del caro P. Giovanni vi faccio pervenire l' espressione della mia partecipazione al vostro lutto per la perdita di un così grande e santo missionario. Egli è una gloria per il vostro paese che pure ha dato alla chiesa il venerabile servo di Dio P. Pittavino Angelico da None, della sua stessa benedetta famiglia. Egli è pure un onore per tutta la chiesa di Torino, che l'ha generato alla fede, e per il Pontificio Istituto per le Missioni Estere di Milano dove egli ha realizzato la sua vocazione missionaria. Ho avuto la gioia di conoscerlo a Hong Kong dove egli ha lavorato per ben 58 anni e mi ha colpito il suo sguardo raggiante, pieno di gioia. Egli ha dato testimonianza di una vocazione felice e lo ripeteva spesso: "Mi sono trovato sempre felice e contento della mia vocazione". Ricordava pure l'origine della sua vocazione missionaria: aveva percepito chiaramente la chiamata del Signore dopo la lettura provvidenziale di una preghiera del beato Padre Giovanni Mazzucconi, pure missionario del Pime e morto martire in Papua Nuova Guinea. Eppure le prove non gli erano mancate in quei lunghi 58 anni, anche soltanto la nostalgia della patria nei primi anni quando si impegnò faticosamente a imparare la lingua cinese. Divenne un cinese con i cinesi e diceva: "Amo tanto i cinesi e per loro sono disposto a dare la vita". E donò veramente per loro la sua vita, non tutta in una volta con il martirio come il Beato Mazzucconi, ma consumando la giorno dopo giorno per 58 anni. Anche dopo il suo rientro in Italia, il 25 settembre dell'anno scorso, offriva tutte le sue sofferenze per la salvezza del grande popolo cinese e per la sua conversione a Cristo. Di fronte all'esempio di questa vocazione generosa e felice prego per voi cari compaesani di Padre Pittavino, perché cerchiate sempre la realizzazione della vostra vita nell'amore al Signore e sappiate "dire" agli altri la vostra felicità di essere cristiani. Mi auguro che ci siano ancora da None vocazioni sacerdotali e missionarie come quella di Padre Giovanni che ora dal cielo prega per voi. Non piangiamo dunque per lui, vivo in mezzo a noi, ma imitiamo le virtù che 1 'hanno portato alla gloria e raccomandiamoci alla sua fraterna intercessione per noi. Vi benedico tutti di vero cuore. Con affetto,

+ Giovanni Cardo Saldarini, Arcivescovo di Torino

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1998

P. BOERIO ANTIMO  (1911-1998)

Necrologio (dal Vincolo N. 189, aprile 1998, p. 53)

P. Antimo Boerio morì a Rancio di Lecco il 20 febbraio 1998. Nato a S. Arpino, Caserta, il 16 ottobre 1911. Ordinato presbitero il 22 settembre 1934 a Milano, l'anno seguente fu destinato in Cina, missione di Nan Yang, provincia dello Honan, dove lavorò per 13 anni. A causa dello scoppio della guerra cino-giapponese e della seconda guerra mondiale, assieme ad altri missionari italiani, subì l' esperienza del campo di concentramento dal 1942 al 1945. Con l'avvento del potere dei comunisti, fu costretto a lasciare la Cina e rifugiarsi a Hong Kong dove dal 1948 al 1950 lavorò nel Catholic Centre. Nel 1950 ritornò in Italia e nel 1952 fu destinato agli Stati Uniti dove rimase fino al 1957 collaborando alla fondazione del Pime in questo paese. Nel 1957 ritornò in Italia per partecipare al capitolo generale. Negli anni 1957-1965 fu assistente generale della nuova direzione dell'Istituto. Dal 1965 al 1971 continuò a ricoprire l'incarico di segretario generale, e dal 1965 al 1972 anche quelli di rettore ed economo della casa generalizia e annesso collegio internazionale. A parte una breve permanenza di due anni a Gaeta, dal 1988 al 1990 rimase sempre a Roma. Nel maggio del 1997, per problemi di salute, si trasferì a Lecco, dove morì per edema polmonare.

Ricordando P. Boerio (P. Nicola Maestrini)

Ho conosciuto P. Boerio per corrispondenza negli ultimi anni del 1930. Lui lavorava nella missione di Nanyang e si interessava di diffondere la letteratura cinese pubblicata dalla Catholic Truth Society (società per la buona stampa) di Hong Kong che io avevo organizzato e che io dirigevo. Riprendemmo le relazioni più intensamente dopo la guerra mondiale e, quando parve chiaro che la Cina sarebbe caduta in mano ai comunisti, lui si offerse di venire a lavorare con me in Hong Kong. lo lo accolsi a braccia aperte come collaboratore nella pubblicazione dei nostri libri e opuscoli religiosi che allora erano molto richiesti in Cina. Lavoravamo bene assieme perché io rispettavo le sue doti di precisione, di seria ricerca e una laboriosità impegnativa e ininterrotta, mentre lui condivideva le mie scelte per l'avanzamento del nostro lavoro. Sempre allegro, servizievole e gentile con tutti si fece benvolere in breve tempo e non ebbe mai alcun contrasto con il personale del centro che allora contava circa 25 persone di diversa nazionalità. Ci separammo quando alla fine del 1950 io fui prima inviato in Giappone per l'apertura di quelle missioni e poi negli Stati Uniti per un lavoro temporaneo.
Quando però la direzione generale decise di attuare il voto del capitolo del 1947 (iniziare il processo di internazionalizzazione del Pime) e il lavoro del dipartimento della stampa del Catholic Centre di Hong Kong era terminato, P .Boerio rientrò in Italia. Mi scrisse offrendosi di venire a collaborare con me in Usa dove allora avevamo un estremo bisogno di personale. Appena arrivato, mentre studiava per migliorare il suo inglese, lo pregai di lavorare nel settore formativo dei nostri fratelli laici (come si chiamavano allora!) con il pomposo titolo di rettore della casa dei fratelli sebbene avessimo tre o quattro candidati appena. Però mi accorsi subito che era più indicato per il settore pastorale, e dopo un breve periodo di lavoro come animatore missionario nell'area di New York, trovò il suo nido come parroco nella nostra comunità italiana nella diocesi di Columbus, Ohio, dove fece molto bene e fece molte amicizie.
Nel 1957 fu nominato delegato al capitolo generale della nostra piccola comunità e andammo a Roma assieme. Al capitolo lui fu eletto segretario generale del Pime e così finì la nostra associazione nel lavoro per il Pime. Però continuammo ad essere legati da una vera e profonda amicizia che durò sino all' ultimo. Ci rivedemmo per l'ultima volta lo scorso settembre '97 quando venni in Italia e andai apposta a Rancio per rivederlo. Capii bene che quello era l'ultimo addio. La nostra è stata davvero una lunga e sentita amicizia e fraterna collaborazione per oltre quarant'anni, 1947-1997 che continuò ininterrotta e feconda anche quando il nostro ripetitivo lavoro ci chiamò a svolgere attività in campi diversi.
La figura spirituale di Padre Antimo Boerio è quella di un missionario dell' antico stampo nel senso migliore della parola, cioè quella di un uomo completamente dedito al suo lavoro sia nei sacrifici eroici dei giorni di Cina, nell'assiduità richiesta dal suo lavoro di ufficio in Hong Kong, nella dedizione totale al lavoro come segretario generale del Pime e come persona sempre pronta ad aiutare tutti quelli che passavano per Roma. La sua spiritualità era semplice, ma sentita e profonda. Quando asserisco che fu un missionario di antico stampo, voglio significare proprio questo, fu un uomo soprattutto spirituale che seguì la scia dei primi membri del Pime alla sua origine. Era fedelissimo alle pratiche di pietà della vita comune, ma non si accontentava solo di quelle e passava spesso molto tempo davanti al SS. Sacramento. Ma la vera prova della sua pietà fu lo spirito di rendersi servizievole a tutti, a tutte le ore, in tutte le cose. Per me questa è la caratteristica speciale del Vangelo che lui visse in pieno sino ai suoi ultimi giorni quando la debolezza lo rese incapace di lavorare. Conservatore di natura, ma di mentalità aperta ha accettato i grandi cambiamenti sociali e religiosi degli ultimi 40 anni con saggezza, coerenza e spirito di sacrificio. RIP!

Dal suo TESTAMENTO spirituale

"La vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (GaI. 2,20). Ringrazio il Signore per tutte le grazie che mi ha fatto nella mia lunga vita sacerdotale-missionaria, mi abbandono fiduciosamente alla sua infinita misericordia per ottenere, per intercessione di Maria SS. ma, il perdono di tutte le mie infedeltà. Un abbraccio fraterno a tutti i miei parenti, nipoti, pronipoti, confratelli del Pime, amici, anime consacrate, che ho incontrato nella mia vita. Chiedo perdono se ad alcuno sono stato causa di scandalo. Ricordo con affetto i buoni cristiani cinesi in mezzo ai quali ho passato quindici anni del mio apostolato. Ricordo a tutti i miei nipoti di non dimenticare il ceppo familiare dal quale provengono, l'educazione religiosa ricevuta e di trasmetterla ai loro figli. Devono sentirsi orgogliosi di avere nella famiglia Boerio tre fratelli sacerdoti. Ciò deve essere di sprone a vivere cristianamente la loro vita.
La mia riconoscenza al Pime che mi ha accolto da piccolo, mi ha educato, istruito, assistito in tutto il tempo della mia vita. A tutti chiedo un ricordo nelle preghiere affinché il Signore mi liberi presto dal purgatorio. La mia salma sia trasportata al cimitero di S. Arpino (CE), nella cappella del mio nipote Gasparre, dove sono sepolti gli altri due fratelli sacerdoti. Vi lascio con queste ultime parole: siate uniti a Dio. V ogliatevi bene, aiutatevi e perdonatevi a vicenda. Arrivederci in Paradiso.

Roma, 10 gennaio 1994

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P. GIRARDI GIACOMO (1930-1998)

Necrologio (dal Vincolo N. 189, aprile 1998, p. 56)

P. Giacomo Girardi morì a Rancio di Lecco il 24 febbraio 1998. Nato a Ormelle, Treviso, il 31 luglio 1930. Ordinato presbitero il 28 giugno 1956 a Milano, rimase fino al 1966 in Italia come animatore di vocazioni missionarie. Partì per Hong Kong nel 1966 dove fu incaricato dell'aposto1ato dei laici e dove svolse il suo ministero in due parrocchie: Aberdeen e San Po Kong. Nel marzo 1973 fu richiamato a Milano come direttore del Centro Missionario del Pime. Nel 1984, e una seconda volta nel 1988, venne eletto Superiore Regionale ITS. Nel 1992 partì per le Filippine, ma nel 1994 venne richiamato in Italia come segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria del clero e dei religiosi (PUM), incarico che ricoprì fino alla sua scomparsa.

Omelia (di P. Piero Gheddo, Milano, 26 febbraio 1998)

Siamo qui riuniti per dare l'estremo saluto al nostro fratello Padre Giacomo Girardi, nell' Auditorium del Centro Missionario del Pime. Abbiamo pensato di celebrare questa cerimonia funebre proprio dove Padre Giacomo ha speso gli anni migliori della sua vita. In questo momento sacro e solenne, lasciatemi dire che non sento in me e attorno a me il senso di tristezza che normalmente accompagna la scomparsa di una persona cara. Dolore sì, tristezza no. Noi siamo coscienti, care sorelle e cari fratelli, che noi abbiamo tanto voluto bene a Padre Girardi, che il nostro fratello Giacomo era maturo per andare incontro al Padre. È in buone mani, ha ricevuto il premio della sua vita piena di fede e di passione per Gesù, la Chiesa, le missioni; il premio anche per le grandi sofferenze, sensibile come era, che hanno segnato tutta la sua esistenza. Padre Giacomo ha segnato un' epoca dell' animazione missionaria in Italia. Credo sia impossibile, negli ultimi trenta-quaranta anni, trovare nel nostro paese un missionario creativo e suscitatore di energie e di vocazioni come lui. Lo dico con piena coscienza perché ho fatto con Padre Giacomo un lungo cammino di quaranta e più anni, ma non solo io. Ci sono qui padre Amelio Crotti, Padre Mauro, Padre Domenico Colombo, Padre Angelo Lazzarotto e altri che sono stati con lui dalla metà degli anni cinquanta ad oggi in tante avventure di animazione missionaria.

Nato ad Ormelle (Treviso) nel 1930, ordinato sacerdote nel Pime nel 1956, i primi dieci anni di sacerdozio, Giacomo li ha passati con noi a Milano, come animatore di vocazioni missionarie. Era un carismatico, un trascinatore. Le vocazioni che ha saputo suscitare e portare al Pime non si contano, sono parecchie decine. Ma anche missionari di altri Istituti e molte suore, Missionarie dell'Immacolata e di altre congregazioni, hanno incontrato all'inizio della loro vocazione Padre Girardi. Quante volte, visitando le missioni del Pime e non del Pime mi sono sentito dire: "Sa, la mia vocazione è nata da Padre Giacomo Girardi...". Il segreto del suo fascino veniva, oltre che dalla grazia di Dio e dalle doti naturali di cui Dio lo aveva arricchito, dal suo grande entusiasmo per le missioni. Ricordo che diceva spesso: nessun ragazzo o ragazza si fanno missionari (sacerdoti, fratelli, suore, volontari laici) perché mossi dalla cultura o dall'informazione o da ragionamenti o da teologie convincenti: ma solo quando il loro cuore è toccato dalla grazia di Dio, dalla commozione per le testimonianze di missionari che hanno consacrato la vita a Gesù Cristo e al prossimo più povero e abbandonato. Il suo entusiasmo era travolgente, sapeva suscitare commozione con la vita e con la parola, ma anche con tante iniziative sempre nuove e originali.

Ecco la fondazione dei GMG (Gruppi missionari giovanili), le visite dello "Zio missionario" a scuole, collegi, oratori, gruppi e associazioni giovanili; le centinaia di abbonamenti che riusciva a fare ad Italia Missionaria, che è aumentata negli anni sessanta fino a 32.000 abbonati paganti; le "feste dei giovani", i campi scuola estivi, lo scarrozzare i missionari reduci o in vacanza per mezza Italia, per presentarli e farli parlare... Che anni grandiosi abbiamo trascorso insieme, caro Padre Giacomo! E poi, la passione per costruire il nuovo centro missionario di via Mosè Bianchi, con Padre Crotti che ci guidava e ispirava tanti amici del Pime che ci aiutavano, perché allora eravamo davvero poveri! Giacomo è stato un girovago, andava, visitava, bussava a tutte le porte, insofferente delle regole e delle burocrazie, ma animato da una forte fede e passione missionaria. Giorgio Torelli ieri mi ha detto: " Ecco, potrei definirlo così: "un prete credente", un prete che ci credeva davvero". Ma come, gli altri preti non ci credono? "No, continua, ci credono tutti, ma non lo mostrano con la cordialità, l'entusiasmo, la passione di Padre Girardi. Sapeva trasmettere la fede".

Nel 1966 padre Girardi parte per Hong Kong, dove si impegna ad imparare l'inglese e il cinese ed è incaricato dell'apostolato dei laici nella diocesi alle porte della Cina, svolgendo il suo ministero in due parrocchie: Aberdeen e San Po Kong. Ricordo che sono andato ad Hong Kong nel dicembre 1967, aveva la stanza tappezzata di bigliettini con i caratteri cinesi, in modo da vederli e ripassarli continuamente. Mi diceva: "Sapessi che fatica, a quasi quarant'anni, mettersi a studiare il cinese! È come imparare a memoria l'elenco degli abbonati al telefono di Milano!"

Richiamato a Milano nel marzo 1973 come direttore del centro Missionario del Pime, si è imposto all'attenzione della chiesa italiana per varie iniziative che hanno poi avuto ampia diffusione nel nostro paese. In tempi in cui i cattolici tendevano a nascondersi o almeno ad abbandonare la scena pubblica, Padre Giacomo inventa le "Veglie missionarie" di preghiera e di testimonianza; le grandi manifestazioni negli stadi e nei centri cittadini (grandiosa la "Celebrazione per la vita" nello stadio San Siro strapieno, con tutti i Vescovi della Lombardia e Madre Teresa: era il 1977); l'Ufficio stampa del Centro Missionario Pime per portare alla ribalta in radio-televisioni le notizie e le storie dei missionari; la "Scuola di animazione missionaria" diocesana al Centro Pastorale Paolo VI; le raccolte di offerte per le missioni fuori delle chiese, in occasione della Giornata missionaria mondiale e della festa della Santa Infanzia: è facile raccogliere offerte in Chiesa, bisogna andare fuori delle Chiese, diceva Padre Giacomo: ecco allora centinaia di ragazzi e ragazze, con la fascia al braccio e tutti i permessi necessari, che si piazzavano ai caselli delle autostrade, all'uscita dello Stadio e anche all'interno nell'intervallo della partita di calcio, nelle vie del centro, in cinema, teatri, ecc. Per una decina di anni Padre Girardi è stato il referente in Italia di Madre Teresa, per le sue venute nel nostro paese. Uomo di fede, dotato di una grande carica umana, P. Girardi ha agito anche nel campo delle campagne di opinione pubblica: quella per raccogliere in Italia i profughi del Vietnam e Cambogia (1979-1980), lanciata dal centro missionario Pime di Milano, coinvolse Caritas, parrocchie e associazioni cattoliche italiane, muovendo poi il governo Andreotti ad inviare tre navi militari a raccogliere in mare i "boat people". La sua funzione in Diocesi di Milano, negli anni tremendi della "contestazione" e della divisione nelle file cattoliche, è stata di avere saputo inventare iniziative di massa e di essere riuscito a coagulare attorno ad esse rappresentanti di tutto il vasto panorama delle associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali.

Era un vero genio organizzativo, un animatore e suscitatore di energie. A Milano non vedremo più quella sfilata dei 100.000 giovani per via Dante, dal Castello al Duomo, così interminabile che quando il Cardinal Colombo incominciò a parlare in Piazza Duomo, c'erano ancora schiere di giovani che lasciavano il parco e piazza Castello per andare in Via Dante e al Duomo. Erano gli anni di piombo, gli anni in cui le vie del centro cittadino erano attraversate da schiere di giovani incappucciati, urlanti, che spaccavano tutto, da poliziotti in tenuta da guerra che lanciavano fumogeni. Al sabato era proibito andare in centro a Milano, perché incontravi sempre questi cortei che si davano convegno per fare la rivoluzione. Invece, quel sabato sera, vigilia della Giornata missionaria mondiale del 1975, Milano vide uno spettacolo inusuale: 100.000 giovani che non minacciavano nessuno, non gridavano insulti né minacce, ma procedevano pregando e tenendosi per mano, sfilando sotto gli striscioni che riproducevano le Beatitudini: "Beati i poveri, beati i miti, beati i perseguitati per la giustizia, beati i puri di cuore, beati quelli che soffrono...".. Di padre Giacomo si potrebbe dire solo questo e basterebbe. Organizzare in centro a Milano, in quegli anni tremendi in cui tutti avevano paura, organizzare queste veglie e marce missionarie che facevano respirare la città, che davano un segno di fede e di gioia e di speranza, ecco è stato un qualcosa di indescrivibile, che oggi non si può nemmeno immaginare.

Ma va ricordata l'accoglienza a Marcello Candia: quante serate, quanti incontri, conferenze. E tornare a casa nella notte con le scatole delle scarpe piene di soldi, "il bollettino dei poveri", da contare il giorno dopo. Girardi aveva un grande cuore e una grande testa, pensava in grande, progettava in grande. N on si preoccupava dei soldi, non contava mai i soldi, si fidava della Provvidenza e del suo fiuto di animatore. Ci sono stati anni in cui Giacomo aveva in mano tutta la città di Milano, telefonava a chiunque e aveva le porte aperte, otteneva le cose più difficili. Come, ad esempio, ancora per raccogliere fondi per Marcello Candia, quando riuscì ad organizzare il concerto alla Scala, in anni in cui i cattolici ne erano rigorosamente esclusi. L'idea pareva impossibile, assurda, a quel tempo non pareva immaginabile che la Chiesa entrasse alla Scala. Giacomo è andato dal Sindaco, dal direttore del coro della Scala, da altre personalità, ed è riuscito a fare celebrare la "Petite Misse solennelle" di Giacomo Rossini diretta dal maestro Gandolfi, direttore del coro della Scala. Fatto inaudito. I giornali ne parlarono con un misto di incredulità e di ammirazione. Eletto superiore regionale del Pime a Milano nel 1984 e una seconda volta nel 1988, di quegli anni voglio ricordare due cose. Primo, il suo correre dietro ai preti in difficoltà, in crisi. Andava a trovarli, li aiutava, trovava loro un lavoro, andava a riprenderli per portarli a casa...

Quanti casi potrei raccontare! La sua carica umana lo rendeva gradito a tutti, non si risparmiava nei casi in cui il suo intervento era utile. E poi l'amore che aveva per gli anziani della casa di riposo di Rancio di Lecco. Andava a visitarli, li ringraziava, controllava che la casa e il servizio fossero efficienti. Vi portò anche Davide Turoldo nei suoi ultimi anni di vita e di sofferenza. Nel 1992 riparte per Hong Kong ma viene richiamato in Italia nel 1994 come segretario nazionale della Pontificia unione missionaria del clero e dei religiosi, l'associazione fondata da P. Paolo Manna. Padre Girardi era l'uomo adatto a questo scopo, trasmetteva al clero l'amore e l'entusiasmo per le missioni che ha caratterizzato tutta la sua vita. La morte improvvisa ha bloccato Giacomo in piena attività. Era maturo per il Regno dei Cieli. Lo salutiamo con amore, lo affidiamo alle braccia del Padre, lo preghiamo perché assista dal cielo l'animazione missionaria e vocazionale della nostra chiesa italiana. Amen.

 

P. PISANI OSVALDO  (1922-1998)

Necrologio (dal Vincolo N. 189, aprile 1998, p. 61)

P. Osvaldo Pisani morì a Rancio di Lecco il 4 marzo 1998. Nato il 30 gennaio 1922 a Busto Arsizio, Varese. A 12 anni entrò nel seminario minore del Pime a Treviso. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1946 a Cemusco Lombardone, alla fine dello stesso anno arrivò a Roma dove frequentò la facoltà di Diritto Canonico all'Università Gregoriana di Roma. Nel 1950 conseguì il dottorato con una tesi sul "Martirio nelle cause di beatificazione e canonizzazione". Negli anni trascorsi a Roma svolse il suo apostolato come cappellano presso la Scuola delle Suore Dorotee. Alla fine del 1950 partì per Hong Kong dove rimase fino al 1968, ricoprendo vari incarichi. Nel 1952 fu nominato vice-cancelliere della curia diocesana, e contemporaneamente notaio del Tribunale ecclesiastico. Alla fine del 1955 fu assegnato come vicario cooperatore della nuova parrocchia di S. Francesco a Sham Shui Po. Nel 11961 fu nominato assistente diocesano delle Associazioni di Azione Cattolica e nel 1964 delegato vescovile per l' apostolato dei laici. Nel 1968 venne richiamato in Italia per assumere la direzione del Centro Missionario a Milano, carica che tenne fino al 1973. Nell'estate 1973 ripartì per Hong Kong. Nel 1994 rientrò definitivamente in Italia.

Ricordo di P. Osvaldo Pisani (P. Angelo S. Lazzarotto)

Padre Osvaldo Pisani nacque il 30 gennaio 1922 (aveva compiuto proprio due mesi fa 76 anni) a Busto Arsizio. A 12 anni entrò nel seminario minore del Pime a Treviso. Amava ricordare che il suo temperamento da Capitan Burrasca gli fece rischiare più di una volta di essere rimandato a casa, ma la sincerità che lo caratterizzava era altrettanto evidente. La sua era una vocazione sbocciata nell'ambito dell'oratorio della Chiesa Madre di Busto, la parrocchia di S. Giovanni, che per decenni fu una fucina di vita cristiana e di vocazioni apostoliche. Ci incontrammo per la prima volta nel 1940 nella casa del Pime a S. Ilario, Genova, durante il corso liceale. Uno dei primi ricordi che mi restano di Osvaldo è l'impegno e la competenza con cui accudiva all'incarico di infermiere della comunità. Era iniziata già la grande guerra. Passammo poi assieme anche gli anni di teologia, a Villa Grugana. La sua ordinazione sacerdotale avvenne nella chiesa di Cernusco di Lombardone il 29 giugno 1946. Ci ritrovammo anche a Roma, dove egli era stato mandato a studiare diritto canonico all'Università Gregoriana, ma dove trovò spazio per un impegnativo apostolato come cappellano presso la Scuola delle Suore Dorotee in via S. Filippo Martire. Tanti di quei bambini, divenuti adulti, hanno continuato a scrivergli ancora dopo anni che si trovava ad Hong Kong, confermandogli che i semi di impegno cristiano da lui seminati stavano portando buon frutto. Si laureò nell' estate dell' Anno Santo 1950 con una tesi sul "Martirio nelle cause di beatificazione e canonizzazione".
Erano i mesi in cui si stava concludendo il processo di beatificazione del nostro martire, il Beato Alberico Crescitelli. E proprio in quei mesi il vecchio vescovo di Hong Kong, Mons. Enrico Valtorta, venuto a Roma per il Giubileo, mise gli occhi sul P. Pisani, chiedendo che fosse assegnato alla sua diocesi. Infatti, giunto in quella missione all'inizio del 1951, dopo un anno di studio della lingua cinese, fu nominato vice-cancelliere e notaio del Tribunale ecclesiastico, dove trovò un maestro di eccezione in P. Bruzzone. Ma il richiamo dell'apostolato diretto era sempre forte. Alla fine del 1955 il Vescovo Mons. Lorenzo Bianchi lo assegnava come vicario cooperatore nella nuova parrocchia di S. Francesco a Sham Shui Po, dove era parroco un altro grande missionario, P. De Angelis, una parrocchia dove si affollavano tra l'altro decine di migliaia di baraccati, fuggiti dalla Cina. Lo ricordo entusiasta, quando venne con la sua Vespa ad incontrare all'aeroporto il nostro gruppetto di nuovi arrivati, nel dicembre 1956. P. Osvaldo considerava quegli anni a S. Francesco come i più felici della sua vita missionaria.
Nel 1961 fu nominato assistente diocesano dell'Associazione di Azione Cattolica. Poi nel nuovo clima che il Concilio stava suscitando anche ad Hong Kong, nel 1964 fu nominato delegato vescovile per l'apostolato dei laici. In quella veste partecipò anche al congresso mondiale tenutosi a Roma nel 1967. Alla fine del 1968 fu dai superiori richiamato in Italia per assumere la direzione del centro missionario a Milano, succedendo a P. Amelio Crotti, incarico che egli tenne fino al 1973. Non erano anni facili, quelli per l'animazione missionaria in Italia, mentre la contestazione si manifestava in tutti gli ambiti e si sentiva il bisogno di tentare nuove vie anche nel campo dell'apostolato. La particolare sensibilità di P. Pisani per le competenze dei laici lo portò ad allargare lo spazio loro offerto anche nelle tante attività che si stavano sviluppando al centro di via Mosè Bianchi. Aveva un grande cuore, che non sapeva dire di no di fronte alle necessità più svariate. Amava affermare di avere più volte constatato la verità dell' affermazione evangelica, secondo cui è dando che si riceve. Il P. Osvaldo incoraggiava i confratelli che lavoravano nel centro missionario a prendersi un "day off', il lunedì, e organizzava magari qualche escursione assieme. Fu ancora lui a chiedere che ci fosse un particolare impegno per rispondere alle più svariate richieste che provenivano dalle nostre missioni. Nasceva così, 30 anni fa, quello che è ancora oggi l'Ufficio Aiuto Missioni gestito dal P. Mauro.
Ripartito per Hong Kong nell'estate 1973, il Vescovo cinese Mons. Peter Lei affidava al P. Osvaldo un impegno pastorale nella parrocchia di S. Lorenzo a Lei Cheng Uk. Due anni dopo, la diocesi di Hong Kong aveva ancora un nuovo vescovo, l'attuale Cardo Giovanni Battista Wu, che all'inizio del 1978 lo nominava cancelliere della curia. P. Pisani ricoprì quell'incarico per sette anni. Nella primavera del 1985 divenne vicario cooperatore e poi parroco nella parrocchia della Natività di Maria, pur continuando a collaborare nel Tribunale Ecclesiastico e in curia, dove Mons. Wu, che ne aveva una grande stima, lo volle come Special Advisor.
Era proverbiale la cura, la precisione che metteva nel suo lavoro, insofferente come era del pressapochismo e della faciloneria. Ci teneva a far fare bella figura al Pime, diceva, in una Hong Kong, città cosmopolita, dove non mancavano fior di Gesuiti e di altri religiosi. Ma già all'inizio degli anni '90 avevano cominciato a manifestarsi i sintomi della sua malattia, con una labirintite che lo rendeva insicuro, con amnesie che gli bruciavano l'anima e rendevano a volte chiuso e scostante quell'uomo brillante ed estroverso.
P. Osvaldo era deciso a morire in missione. Ma ad un certo punto dovette essere ricoverato presso la 'St. Joseph's Home for the Aged' in Aberdeen. Fu poi accompagnato in Italia nel 1994. Il clima di famiglia di sincera amicizia che trovò qui, nella casa del Pime a Rancio di Lecco, sembrò farlo rifiorire. È stato bello vederlo dare anche egli la sua testimonianza in un breve documentario sui missionari del Pime girato proprio qui a Rancio. Ma la malattia progrediva, consumandolo e spegnendolo inesorabilmente. Il mistero della vita e della morte conserva tutta la sua luminosità se vissuto contemplando Lui, che ci ha amato per primo, oltre ogni misura, fino all'annullamento sulla croce. È guardando a Gesù, il missionario per eccellenza, e alla Sua apparente sconfitta, che troviamo la gioia di rinnovare l'offerta del dono totale di noi stessi al Padre. Gesù crocifisso e abbandonato sulla croce ci dona la certezza che, al di là di tutti i nostri limiti e contraddizioni, ci attende l'abbraccio misericordioso del Padre che, dopo averci fatti suoi figli nel battesimo, si è degnato di chiamarci ad essere annunciatori del Vangelo di salvezza per il mondo intero, promettendo anche di farci partecipi del suo regno eterno. È questa fede che ci permette di dire con serenità e con gioia: "Arrivederci, Osvaldo. Ci ritroveremo ancora insieme, nella casa del Padre!"

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P. BAZZO DOMENICO  (1906-1998)

Necrologio (dal Vincolo N. 191, dicembre 1998, p. 188)

P. Domenico Bazzo morì a Rancio di Lecco il 16 agosto 1998. Nato il 19 ottobre 1906 a Bibano di Godega di Sant'Urbano, Treviso (diocesi di Vittorio Veneto). A 20 anni entrò nel Pime nella casa di S. Ilario. Il 24 settembre 1932 fu ordinato presbitero a Milano e l'anno seguente partì per Hong Kong. Negli anni 1944-45, a causa della guerra, si rifugiò a Macao, dove fu insegnante di religione. Ritornato ad Hong Kong, nel 1946 diventò parroco della cattedrale. Nel 1964 assunse l'incarico di rettore del seminario minore. Dal 1976 al 1978 fu in Italia con l'incarico di padre spirituale a Preganziol. Nel 1978 ritornò di nuovo ad Hong Kong dove rimase fino al 1988, quando a causa dell'età rientrò definitivamente in Italia.

P. Domenico Bazzo: valoroso missionario in Cina (P. Angelo S. Lazzarotto).

Padre Domenico Bazzo se ne è andato in punta di piedi, a 92 anni di età, nella casa di riposo per i missionari anziani del Pime, a Lecco. È ritornato alla casa del Padre la notte dell' Assunta, lui che era così devoto della Madonna. Dopo essersi prodigato per ben 53 anni nella missione di Hong Kong alle porte della Cina, aveva chiesto di ritornare in Italia dieci anni fa, "per non dare fastidio a nessuno", come usava dire con quella sua schiettezza tipica. E forse nello stesso spirito volle preparare egli stesso una rievocazione della sua esperienza, una specie di necrologio anticipato, perché fosse utilizzato per la sua Messa funebre, "per evitare castronerie sul mio conto", scherzava. Vi traspare tutto il suo animo, la compassione che aveva imparato a sue spese fin da bambino nella nativa Bibano, vedendo i sacrifici che i suoi facevano in quei primi anni del secolo e la poca comprensione mostrata alle volte dal clero (" mai una parola di conforto per le mamme povere, stanche e cariche di bambini!"). Poi c'era stata la traumatica esperienza della grande guerra e dell'invasione fino al Piave, che coinvolse direttamente anche il suo paese: "Quanti spaventi, e quanta carità per i sofferenti, rifugiati ospiti in famiglia: prigionieri e disertori italiani e austriaci e russi; nascosti in casa, tutti affamati. Per tutti un boccone, se c'era!". Dopo avere fatto il ginnasio nel seminario diocesano di Vittorio Veneto, a 20 anni entrò nel Pime, dove fu ordinato sacerdote nel 1932.
L'anno seguente il suo sogno missionario si avverava: "Quieto, quieto, per non addolorare troppo i miei vecchi genitori, partii da Venezia, destinato ad Hong Kong. E non li vidi più!" Erano anni in cui partire era veramente dono definitivo e totale. Ritornò per la prima volta in Italia solo 24 anni dopo, perché eletto a rappresentare la sua missione all'assemblea generale dell'Istituto. P. Domenico, dopo avere studiato la lingua cantonese e l'inglese, era stato mandato in un distretto missionario lungo la costa meridionale della Cina, dove per 3 o 4 anni dovette combattere anche contro la malaria a forza di chinino. Poi era venuta la seconda guerra mondiale, con la crudele occupazione di Hong Kong da parte dei Giapponesi; fortunatamente parecchi missionari italiani poterono trovare rifugio nella vicina colonia portoghese di Macao. Alla fine del 1945 P. Bazzo ritornò a Hong Kong e fu nominato parroco della cattedrale di Hong Kong. Nei 17 anni in cui tenne quell 'ufficio, lavorò con passione a rinnovarvi la vita pastorale e liturgica, abbellendo il culto anche col canto gregoriano ("io, limitato in musica", osserverà). Divennero celebri i programmi di Radio Hong Kong trasmessi dalla cattedrale cattolica nei vari periodi dell'anno liturgico e in speciali occasioni.
Dopo che Mao Ze Dong prese il potere in Cina, centinaia di migliaia di profughi invasero la colonia inglese. Una delle scene che più mi rimasero impresse quando arrivai anche io ad Hong Kong nel 1956, è l'ampio refettorio della residenza centrale che fungeva anche da episcopio, accanto alla cattedrale, che la sera, subito dopo cena, si riempiva di persone di ogni tipo che venivano per corsi di catechismo in preparazione al battesimo. Ogni anno, nelle cappelle dei campi per i rifugiati e anche presso la cattedrale, i neofiti si contavano ogni anno a migliaia. Poi vennero gli anni esaltanti del Concilio, seguiti nella Cina comunista da un decennio di esasperata politicizzazione con la famosa "rivoluzione culturale" ed anche ad Hong Kong, nota P. Domenico, "il patriottismo cinese si fece sentire"
Il P. Domenico, a cui il vescovo Mons. Lorenzo Bianchi aveva chiesto di prendere la responsabilità del seminario diocesano, trovò particolarmente impegnativo il compito di rettore che svolse per 7 anni, convinto come era del valore primario di una "vita di ordine, disciplina, preghiera". Nell'ambito del suo Istituto fu per alcuni anni rappresentante del superiore per la comunità di Hong Kong. Rientrato per una breve vacanza in Italia, accettò di passare due anni come direttore spirituale nel seminario minore che il Pime aveva a Treviso. Ma insistette poi di tornare alla sua missione, dove si dedicò con tanto impegno all'assistenza spirituale nel grande ospedale che la Caritas Hong Kong vi gestisce, e in cui aveva la possibilità di incontrare migliaia di malati, per lo più non cristiani.
Nel 1977 passò ancora un breve periodo in Italia per una lieve paresi, e di nuovo il richiamo in missione prevalse. Laboriosi e silenziosi gli ultimi dieci anni spesi ad Hong Kong come aiutante del giovane parroco cinese nella cattedrale, sempre disponibile per le visite agli ammalati, per le confessioni, per ascoltare e confortare chiunque si presentasse. I cristiani vollero celebrare con solennità il suo cinquantesimo di sacerdozio, ed egli annota: grande festa; umiliazione per me. Mi sarei nascosto!' P. Domenico era un uomo tutto d'un pezzo. Ha lasciato scritto: "Il mio contatto continuo con i sofferenti creò in me una specie di noia e ripulsa per ritrovi vani e allegri". Viveva il suo sacerdozio missionario in semplicità, con impegno totalitario, con abbandono assoluto nelle mani del Padre. E ancora: "La mia vita in missione fu sobria e anche attiva. Cercavo di non perdere tempo. Il versetto di S. Paolo 'Guai a me se non evangelizzo' mi era fisso in mente. Sembravo pacifico, ma dentro di me c'era la lotta continua contro l'uomo vecchio e peccatore" . Vedendo i bisogni profondi della missione, proprio per non "dar fastidio" come diceva spesso, accettò di ritornare definitivamente in patria dieci anni fa.
Aveva 82 anni e fece fatica ad adattarsi ad una società tanto cambiata. Lo aiutò il contatto con la comunità ecclesiale della sua nativa Bibano e specialmente col suo parroco don Battista Barbaresco, "per me fratello generoso e assai delicato. Se non c'era lui, in Italia non sarei tornato". Uno degli ultimi ricordi che volle lasciare ai suoi cristiani di Hong Kong fu una piccola grotta di Lourdes con una splendida statua della Vergine accanto alla cattedrale, dove molti si fermano a dire una preghiera prima di correre al lavoro. Col passare degli anni, molti non ricorderanno l'origine di quel simbolo. Ma il nome di P. Domenico Bazzo rimane scritto tra coloro che hanno contribuito, con la testimonianza prima ancora che con la parola, a costituire una bella comunità cristiana in quel lembo della Cina, che conta ancora oltre un miliardo di anime in attesa dell' annuncio di salvezza.

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