IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

HONG KONG
LA MEMORIA FONTE DI SPERANZA
NECROLOGI dei MEMBRI del PIME di HONG KONG

a cura di P. Stefano Andreotti

"Interroga le generazioni passate, e rifletti sull'esperienza dei padri.
Noi infatti siamo di ieri e non sappiamo nulla.
I nostri giorni sulla terra non sono che un'ombra.
Ma essi certamente ti insegneranno, 
traendo le parole dal loro cuore"

(Giobbe 8: 8-10)

- 1 - - 2 - - 3 -

1861 - P. Paolo Reina
1862 - P. Antonio Riva
1863 - P. Andrea Fenaroli
1868 - P. Gaetano Origo

1868 - P. Gaetano Favini

1877 - P. Domenico Davanzo
1878 - P. Borgazzi Ignazio
1889 - P. Sasso Luigi
1892 - P. Burghignoli Giuseppe
1894 - Mons. Raimondi Timoleone
- 4 - - 5 - - 6 -

1901 - Mons. Scurati Giacomo
           - P. Viganò Bemardo
1902 - P. Bianchi Francesco Maria
1904 - Mons. Volonteri Simeone
        - Mons. Piazzoli Luigi Maria
1911 - P. Poletti Attilio
        - P. Salice Amasio Francesco
         


1916 - P. Andreoletti Celestino
1919 - P. Gabardi Pietro
1923 - P. De Maria Pietro
1924 - Mons. Pozzoni Domenico

 

 

 

1925 - P. Zamponi Giuseppe
1928 - P. Placzek Agostino
1930 - P. Banchi Antonio
1933 - P.Ferrario Angelo
1936 - P. Carabelli Giuseppe
1940 - P. Crippa Luigi
1941 - P. Garbelli Pietro
1942 - P. Teruzzi Emilio
1943 - P. Arvat Davide
1945 - P. Olivares Gioacchino
1948 - P. Robba Michele

- 7 - - 8 - - 9 -
1950 - P. Spada Giovanni Michele
1951 - Mons. Valtorta Enrico
1953 - P. Maglioni Raffaele
1956 - P. Frare Domenico Andrea
1957 - P. Grampa Angelo
1959 - P. Page Daniele
1960 - P. Zilioli Giacomo
1962 - P. De Maestri Francesco
           - P. Feroldi Alfredo
1963 - P. Bacchin Angelo
1965 - P. Riganti Antonio
1967 - P. Alessio Giusepe
1968 - P. Tragella Giovanni Battista
           - P. Pilenga Baldassare
1969 - Fr. Radice Adolfo
1972 - P. Della Nina Raffaele
           - P. Liberatore Ottavio
1973 - P. Bonaudo Lorenzo
            - P. Bonaldo Pietro
            - P. Poletti Ambrogio
1974 - P. Fraccaro Valeriano
1976 - P. Granelli Andrea
            - P. Galbiati Umberto
1977 - P. Tapella Enea
1978 - P. Cornetti Alessandro
1979 - P. Orlando Carmelo
1980 - P. Speziali Cirillo
           - P. Brookes Riccardo
           - P. Strizoli Giuseppe
1981 - P. Bruzzone Edmondo
           - P. Parodi Mario
1982 - Fr. Brambilla Luigino
1983 - Mons. Bianchi Lorenzo
           - P. Cantore Michele
1984 - Fr. Polo Vittorio
- 10 - - 11 - - 12 -
1988 - P. Beretta Enrico
           - Fr. Colleoni Mario
           - P. Cozzo lino Domenico
           - P. De Angelis Orazio
1989 - P. Maringelli Domenico
           - P. D'Ayala Valva Diego
1990 - P. Ricciardi Francesco
           - P. Viganò Giovanni
1991 - P. Bolis Luigi
           - P. Carrà Giuseppe
1993 - P. Tettamanzi Ferruccio
1994 - P. Calzini Ovidio
           - P. Ramacciotti Adolfo
1995 - P. Santinon Narciso
           - P. Numeroso Luciano
1996 - Fr. Polli Enrico
1997 - P. Gambaro Luigi
           - P. Pittavino Giovanni
1998 - P. Boerio Antimo
           - P. Girardi Giacomo
           - P. Pisani Osva1do
           - P. Bazzo Domenico
2000 - P. Aletta Luciano
2002 - P. Barbieri Amedeo
2003 - P. Einaudi Secondo
           - P. Lerda Francesco
2004 - P. Famiglietti Giuseppe
           - P. Caruso Giorgio
           - P. Crotti Amelio
2006 - P. Lambertoni Adelio
           - P. Maestrini Nicola
2007 - Fr.Causa Andrea
           - P. Mencarini Lido

1877

P. DAVANZO DOMENICO  (1838-1877)

Necrologio (P. Giaocmo Scurati, dalle Missioni Cattoliche 1877, pp. 477-479)

La mattina del giorno 27 settembre 1877, alle ore otto di poco passate, il Seminario delle Missioni Estere di Milano, perdette nel M.R. Sac. Domenico Davanzo, già missionario a Hong Kong, nella Cina, il suo secondo procuratore.
Nato a Tempio, nella diocesi di Ceneda, Treviso nel Veneto, da Bartolomeo e Angelica Padovani, il
10 di maggio dell'anno 1838, veniva cresciuto al santuario, e il giorno 31 di settembre del 1861 ebbe l' unzione sacerdotale. Giovine prete aggregossi all'oratorio di Ceneda, e già aspirava alle missioni tra gli infedeli; ma non poté soddisfare a' suoi desiderii che più anni dopo. Passato dai Filippini della diocesi natale a quelli di Padova, entrava nel Seminario di San Calocero il 25 di giugno del 1867. Qui si sottopose alla prova di regola, ripassò gli studii teologici, e diede anche opera ad apprendere le lingue francese ed inglese e un po' di disegno. Ritemprò lo spirito nei santi esercizii spirituali e negli altri ritiri d'uso, s'esercitò nel catechizzare i poveri nei dì festivi, finché giudicato atto al grande ministero, veniva scelto per la missione di Hong Kong, insieme col M.R. sacerdote D. Vincenzo Longo, e col catechista Marcello Puricelli. Il 26 d'ottobre del 1868, ritiravasi alla Certosa delle Grazie presso Pavia, ai santi spirituali esercizii di preparamento prossimo alla dipartita per la Cina, fissata al dì 9 del vicino dicembre. Quel giorno, tosto dopo le belle e care feste di sant'Ambrogio e dell'Immacolata, tornava lietissimo al seminario di San Calocero per il quattordicesimo invio di missionarii, i quali erano in bel numero diretti all'India e alla Cina con religiose, Suore e Figlie della Carità. Sua Ecc. R.ma Mons. Luigi Nazari, conte di Calabiana, arcivescovo di Milano, celebrava la solenne e commovente cerimonia. Benedetto e dato il crocefisso ai nuovi nunzii del Vangelo, con tenero discorso ricordò il Cenacolo donde gli Apostoli, composto il Simbolo, si diffusero per tutta la terra portando il gran dono della fede.
Disse al popolo affollato i sommi prodigi di questo lume divino, conforto e indirizzo della vita cristiana. Ammirò la Provvidenza di Dio che perpetua nella Chiesa l'opera e l'eroismo degli Apostoli. Poi, effuso il cuore co' nuovi Missionarii e fatte loro tenere esortazioni, conchiuse commentando il passo di S. Paolo: Ho combattuto un buon combattimento, ho compita la mia corsa, ho conservata la fede; e ora mi sta preparata la giusta corona. Gli rispondeva D. Domenico Davanzo, con parole di ringraziamento e con affettuoso invito ai fedeli di pregare per i Missionarii, a far anch' essi da missionari qui in Patria, e dando loro come luogo di convegno il cielo.
Le benevole ed incoraggianti parole di Vostra Eccellenza, - diceva con voce ferma D. Domenico Davanzo, - ci riescono di molto conforto in questo istante; sì, la vostra benedizione ci rinfranca nel gran passo che stiamo per fare. Ora forse, più che in qualsiasi altro momento, noi sentiamo quanto forti siano i vincoli che ci stringono alle nostre famiglie, alla terra natia, ai cari amici, a questo santo Istituto, da cui attingemmo solidi ammaestramenti per l'avvenire che ci attende. Il nostro cuore, o fratelli, palpita come il vostro, né ci dite snaturati, se tutto noi abbandoniamo. La presente nostra commozione vi dice quanto siamo ora sensibili alla voce della natura; ah! ma un'altra voce ben più forte grida al nostro cuore: Euntes docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris, et Filii et Spiritu Sancti. Fra queste due voci, o fratelli, la nostra scelta non può essere dubbia, dinanzi a questo sublime comando che mira a sollevare dalla più obbrobriosa abiezione, tante anime dei nostri fratelli, anch' esse vivificate dal quel soffio potente che Iddio spirò in faccia ad Adamo, anch'esse comprese in quel gran prezzo che Gesù Cristo sborsò sul Golgota alla divina Giustizia per scioglierci dalle catene di morte, e farle consce della loro dignità, dell' alto loro destino; innanzi a questo comando, dico, che tende a formar dell 'universo una sola famiglia, sotto un sol Padre; a questa chiamata di Dio noi non possiamo che rispondere: "Sì, eccoci, o Signore, pronti ai tuoi cenni! Sostenuti dalla tua Grazia, sorretti dal tuo braccio potente, noi voleremo ora fra quelle barbare genti, sulla cui fronte ancora non brilla l'aureola dei figli di Dio. A costoro noi parleremo della tua bontà, della tua giustizia; noi porgeremo loro una mano caritatevole... e lavando le loro fronti mostreremo il cielo. Per quello voi pure foste creati; colassù voi pure avete un padre affettuoso. Diremo loro. Essi, essi saranno d'ora innanzi nostra madre, nostri fratelli, nostre sorelle (Mt XII, 27).
Chi siamo però noi che ci vantiamo di battere l'ardua e sublime carriera dell'apostolato? O mio
Dio, quanto siamo noi inetti e miserabili! Dinanzi a questo altare, né per ostentazione di umiltà, né per umani riguardi si può mentire. Ah! fratelli, noi siamo molto al di sotto dell'alta nostra vocazione, giammai come in questo istante, ci si affaccia la nostra pochezza, la nostra insufficienza. La vista però della nostra nullità non ci sgomenta, ben sapendo che voi, o Signore, solete trarre la vostra gloria dall' umana debolezza; sì, Voi eleggeste, come dice l'apostolo, cose piccole e deboli, e ne deste fra tanti un saggio luminosissimo nella fondazione della vostra chiesa. Di fatti, o fratelli, se vi ebbe mai alcuna opera umana sublime per altezza di fine, grandiosa per ampiezza di disegno, stupenda per numero e qualità di effetti, elI' è certamente la religione che Gesù Cristo, or sono diciannove secoli, fondò nel cuore del paganesimo; religione onde l'intera sembianza del mondo va continuamente tramutandosi. Si trattava allora, come si tratta adesso, non solo d'incivilire popoli barbari, raffrenando la loro ferocia, togliendo le loro materiali superstizioni; ma eziandio miravasi e si mira tuttora con questa religione a rigenerar l' uomo, tutto quanto è, a purificarne le idee intorno alla divinità, e colla riforma del cuore a troncare il male dalle sue radici, a romper guerra a tutti gli errori e le passioni, a creare insomma nazioni fedeli di mezzo a nazioni idolatre. A questa grand'opera non chiamò Iddio allora, come adesso, dei potenti conquistatori che, colla spada alla mano, non lasciassero e non lascino ai popoli altra alternativa che, o di abbracciare la nuova legge o di essere trucidati; né si giovò o si giova tuttora di filosofi, dei sapienti, dei grandi del mondo; no, no, nulla di tutto questo; pochi giudei, pochi oscuri e rozzi pescatori di un lago della Galilea, che nulla possedevano, che nulla sapevano, indirizzati da Pietro, così pusillanime che un motto, una parola di fantesca aveva già fatto arretrare. Tale fu allora, o fratelli, l'esercito di Cristo, tali furono in quell'epoca gli strumenti scelti alla grand'opera. Or bene, questa divina economia di operare grandi cose con fiacchi istrumenti non venne mai meno nella propagazione della sua Chiesa. Scorretene gli annali, vi si affaccerà ad ogni tratto lo spettacolo di un pugno di uomini che mancanti d'ogni umano aiuto, spogli di tutto, colla sola croce in mano, fanno rinunziare ai popoli idolatri i loro culti, quei culti consecrati dalla memoria dei loro antenati, ed identificati coi vizii dell' anima e colle più dolci, come colle più violenti inclinazioni della natura. Sì, colla semplicità loro riescono a strappare quegl'idoli e quei vizii, non solamente dai loro templi e dai loro altari, ma dalle abitudini della vita, dal fondo dei cuori, dalle viscere dell' anima; li fanno rigettare, aborrire per ricevere in loro luogo virtù rigide, austere ripugnanti al senso: la verginità, il perdono delle ingiurie, l'amore della povertà, la penitenza, la carità, la mansuetudine, l'umiltà, l'abnegazione; vale a dire il contrario di tutto ciò ch'esisteva, il sovvertimento di tutte le idee fin' allora ricevute. Ora eccovi, o fratelli, quello che noi pure, per divino consiglio, siam chiamati ad operare: apporre i nostri deboli sforzi alla sublime impresa d'illuminare popoli sedenti ancora fra le ombre di morte, e sollevarli alla dignità di cristiani, aggrupparli sotto lo stendardo della croce. Riusciremo noi ad operare questo stupendo prodigio di mutare i cuori di coloro ai quali siamo indirizzati? Il superstizioso e voluttoso indiano, il superbo e sofista cinese umilieranno il loro intelletto, ammoliranno i loro cuori a' pie' della croce, alle nostre parole? Ah! fratelli, noi confidiamo che Iddio non voglia alterare quella mirabile economia che, ne' suoi imperscrutabili consigli, seguì fino ai dì nostri; se si valse sempre di deboli strumenti alla propagazione della sua Chiesa, la nostra oscurità e rozzezza, la nostra ignoranza e povertà, la nostra stessa fiacchezza ci saranno caparra delle grazie con cui Dio benedirà i nostri sforzi. Ma in voi ancora, Eccellenza R.ma, che con tanta bontà siete venuto per confortarci e benedirci in questo solenne istante, in voi, :tratelli carissimi, che ci circondate con tanto affetto, confidiamo. Deh! voi colle vostre preghiere, ottenete ci da Dio una scintilla di quel fuoco di cui investì gli apostoli, pregatelo a diffondere nei nostri cuori i doni di quello Spirito che formò i Bonifazii, i Patrizii, i Saverii; a porre sulle nostre labbra parole di vita che feriscano i cuori e li conquistino a Gesù Cristo ed alla sua croce. Oh! noi fortunati se ciò si avvera. I sacrifizii ed i patimenti che per avventura egli ci apparecchierà non saranno che nuove ragioni di ravvivare le nostre speranze. Quest'imagine benedetta che voi, Eccellenza R.ma, ci consegnaste come conforto ai nostri travagli, c'insegna che solo col sacrifizio si mantiene e si accresce il suo impero. Sì, o fratelli, lo sapete anche voi che il propagar della fede costa lotte e sacrifizii, ma non ne costa forse meno il conservarla, specialmente in tempi così burrascosi come i nostri, in cui le idee e lo spirito del paganesimo tentano di nuovo, benché sotto altre sembianze, introdursi e regnare nella socità? Perciò in questa terra la lotta dev'essere continua, incessante, universale. Noi ci portiamo ora a sostenerla all'estremità della terra; noi andiamo a combattere Satana nel suo regno istesso; e voi, o fratelli, dovete qui lavorare. Noi, missionarii,tra stranieri genti, voi, in patria.
Sì, voi pure siate missionarii, col conservare sempre viva la fede nei vostri cuori, nel seno delle vostre famiglie, in questa città; quella fede che vi fu predicata da un discepolo stesso di Gesù Cristo, che si ebbe per difensore un Ambrogio, e che fu con sublimi esempii praticata da un Borromeo! Grande, nobile e piena di meriti sarà anche questa missione. Una mutua ed incessante preghiera avvalori i nostri sforzi e leghi sempre i nostri cuori; e siccome i soldati di uno stesso esercito hanno fra loro la parola d' ordine, prendiamola anche noi, e questa sia "la speranza del paradiso!". Paradiso! oh, sovveniamoci sempre del paradiso!" parliamone qualche fiata nelle nostre tribolazioni. Esso dev'essere la corona del nostro breve combattimento, ed esso sia pure il nostro primo ed ultimo luogo di convegno. - Al paradiso!
Da Milano recavasi a Venezia dove imbarcarsi. Il Veneto Cattolico narrò le accoglienze fatte a lui e a tutto il drappello di missionarii e religiose da Sua Em. il Cardo Patriarca, il quale informatosi della speciale destinazione di ciascuno in particolare parole di conforto; indi con facile ed animata eloquenza tenne loro un discorso, che "infuse nuova esca all' ardentissima carità di quei cuori magnanimi, ed invocati sopra di essi tutti i celesti carismi del divino spirito, impartì loro con effusione di animo visibilmente commosso la santa benedizione." Il viaggio per l'Adriatico, l'Istmo di Suez, il Mar Rosso, l' Oceano Indiano, il Mare della Cina gli fu prospero, e felicemente approdava all'isola desiderata, accolto dai c onfratelli desiderosissimi di nuovi missionarii, specialmente dopo la morte del compianto D. Gaetano Favini, da poco avvenuta, che lasciava un gran vuoto nella missione. Davanzo fu destinato a prendere il posto di lui e ad aver cura della popolazione portoghese, la quale ben presto gli si affezionò. In mezzo a questa porzioncella del gregge di Cristo adunato ad Hong Kong, operava con zelo il suo bene: predicazione, istruzione catechistica, assistenza ai malati, ministero delle confessioni, battesimi, matrimonii; tutto quello che un buon parroco fa nella sua cura. L'affetto che que' suoi figli spirituali gli portavano si continuò lungamente, anche dopo che la Provvidenza dispose del suo ritorno in Europa. Fin questi ultimi mesi, al tempo del Giubileo episcopale di Sua Santità Pio IX, ebbe visita da alcuni tra i principali suoi portoghesi venuti a Roma, per le splendide feste di quel santo giorno. Nell'agosto del 1872 ritornava a Milano, e dopo un viaggio in Spagna ed in Portogallo, già stava per imbarcarsi di nuovo
a Marsiglia alla volta dell'isola anglo-cinese, quando fu astretto a fennarsi, e ad assumere la procura del Seminario che rimaneva vacante per la morte del compianto Sac. D. Alessandro Ripamonti, uno dei membri che univansi, la sera del 3° di luglio del 185O, a fondare l'Istituto; morte avvenuta il15 d'ottobre del 1872.
Facile a rendere servigi, pronto di penna e di opera, affabile, era caro a molti vicini e lontani, nobili e poveri, ai quali tutti tornava utile. Sostenne il peso del nuovo ufficio, non trascurando all'occasione di prestarsi al ministero del Sacramento della penitenza e della parola di Dio, la quale gli veniva dal cuore facile, spontanea, calda d'affetto. Sul declino del 1876 probabilmente, incontrava il male che manifestò netti i suoi sintomi nell'inverno passato, e lo ridusse al sepolcro. Un'insolazione presa nell'andare a predisporre il bisognevole alla vacanza dei giovani alunni, ne accelerò grandemente la fine. Circa due mesi prima di morire, presentendo la sua fine, volle fare una confessione generale di preparamento al suo ultimo giorno. Nella prima metà d'agosto non potendo più celebrare il divin sacrifizio nonostante la sua volontà e i suoi sforzi, ebbe come grazia singolare della Madonna l'esser riuscito a dir messa il dì dell' Assunta. Fu l'ultima messa: dopo comunicossi più volte. La mattina del giorno 21 di settembre ebbe il santo Viatico, la sera del giorno dopo volle l'Estrema Unzione, per riceverla con pieni sensi. La ebbe e ne fu consolatissimo. La vigilia della morte comunicossi nuovamente: tra i dolori delle ultime ore pregava ad invocargli la pazienza. La mattina del giorno 27 di settembre, ascrittosi allo scapolare, dopo pochi momenti, spirava tra le preghiere della Chiesa e il dolore de'confratelli, nel bacio del Signore.
Molta pietà e pazienza mostrò nel tempo della lunga malattia. La morte non lo atterriva, e il suo passaggio all'eternità, fu il passaggio calmo e sereno del giusto. Speriamo che il Signore l'abbia accolto nella sua gloria. Sulla esanime salma pregarono pace i confratelli e i molti che sentirono dolorosamente questa perdita. Il mattino del dì 29 di settembre, gli furono resi gli onori funebri, con bel concorso di sacerdoti, e celebrando la Messa solenne di suffragio Mons. Marinoni, direttore del Seminario. Sulla porta della Chiesa stava questa iscrizione:

All'Anima 
del Sac. Domenico Davanzo di Tempio 
già aggregato all'oratorio di Ceneda 
sua diocesi natale 
per quasi quattro anni 
zelante missionario apostolico 
vicario dei portoghesi ad Hong Kong, 
secondo procuratore di questo seminario

Pio, benevolo, virtuoso, 
passato a vita migliore 
dopo lungo male santamente tollerato, 
munito di tutti i conforti religiosi, 
la mattina del 27 settembre 1877 
in età d'anni 39, mesi 4, giorni 17, 
pregate, o devoti, 
pace e riposo dal Signore, 
pronta la sospirata gloria del cielo

La sua spoglia, condotta su carro mortuario al cimitero di Porta Magenta, riposa presso le ossa dei confratelli che ve lo precedettero D. Paolo Reina, D. Carlo Salerio e D. Alessandro Ripamonti. Possiamo un giorno trovarci tutti insieme dove il Signore è vita, premio e gaudio imperituro a' suoi figli diletti.

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1878

P. BORGAZZI IGNAZIO  (1829-1878)

Necrologio (dalle Missioni Cattoliche 1878 p. 564, 598-599)

Il R.P. Ignazio Borgazzi, del Seminario di San Calocero, Missionario apostolico di Hong Kong, moriva a Manila, il 2 di ottobre, 1878; ed oggi se ne celebrano i suffragi dal Seminario delle Missioni Estere di Milano. Se ne parlerà di nuovo: ecco intanto una rapida notizia del degno operaio evangelico.

Nato in Milano il 30 d'agosto del 1829, ordinato sacerdote il 6 di giugno nel 1852, entrava nel Seminario di S. Calocero 1'11 del seguente luglio, d'onde moveva a Roma il 19 di febbraio del 1855, colla seconda spedizione del nascente Istituto, e di là, per Civitavecchia e Cadice, il14 d'agosto del 1857, giungeva a Labuan, città al nord dell'isola di Borneo, nelle Filippine, dove il R.mo Prefetto apostolico Cuarteron doveva fondare una missione. Riuscendo pressoché vani gli sforzi del buon Padre spagnuolo, il P. Borgazzi venne aggregato alla Prefettura, ora Vicariato apostolico di Hong-Kong, e vi giunse il 9 di settembre del 1860. Logorato dai travagli della vita apostolica ritornò in Europa a cercare nuovo vigore, e qui si provò alle religioni dei Certosini e dei Barnabiti; ma le forze erano stremate e il cuore nelle missioni: in servigio pertanto della sua Hong-Kong, con salute affranta, peregrinò due volte l'America predicando, confessando e raccogliendo sussidii pel Vicariato suo. Da poco ritornato all'isola assegnatagli dal Signore, per campo delle sue fatiche, volgevasi a cercare un po' di salute a rinomate acque minerali nelle Filippine, quando il Signore lo chiamò a sé prima che potesse giungere alle fonti salutari. Moriva assistito da amorevole sacerdote e dalle Suore della Carità. Integro di costumi, pio, zelante, affezionato alla S. Sede, di modi benigni e insinuanti, di bello e colto ingegno, molto versato nelle lingue moderne, predicava in esse con molta spontaneità ed unzione, sapeva cattivarsi i cuori e condurli a quel Dio che vogliam sperare gli abbia concessa la corona della beata immortalità.

Hong-Kong (Cina). Il cimitero cattolico di Hong Kong aprivasi, si può dire, ad uno dei Padri che le tante volte vi aveva pregato sui defunti, accompagnandoli per gli ultimi riti della Chiesa in loro suffragio, sebbene la salma sua riposa tuttora a Manila. Il Catholic Register di Hong-Kong, del giorno 21 d'ottobre, dopo avere schizzata la vita del P. Ignazio Borgazzi, del Seminario di S. Calocero, missionario apostolico di Hong-Kong, del quale abbiamo già parlato, così conchiude:
"Nel tempo che stette fra noi si guadagnò la benevolenza e stima di tutti coloro che lo conobbero, e per lo zelo, la pazienza, la mitezza e carità sua poté fare un gran bene nella nostra popolazione cattolica, sia residente che di passaggio.
"Per molti anni cappellano militare, si prese sollecita cura dei soldati con discorsi e letture. Dopo diresse il collegio del Santo Salvatore, fondato, si può dire, da lui, avendo procurato di che costruire il vasto fabbricato, e moltissimi collegiali da Manila. Sotto la sua direzione, il collegio prosperò e fu applaudito.
"Quando, nel 1877, il P. Borgazzi tornò ad Hong-Kong non godeva buona salute, e ritornò quì contro il parere di molti amici. Nel marzo, forti dolori reumatici l'obbligarono a trasferirsi a Manila, dove presto si riebbe, e stava per recarsi ai Laghi, per una cura di bagni solfurei, quando un insulto apoplettico l'avvisò che la morte avvicinavasi. Ritornò tosto a Manila, in cura delle Suore della Carità, e preparassi alla morte. Poté però alzarsi sempre a celebrare la santa Messa, fino al giorno 2 d'ottobre, nel qual giorno pure celebrò e comunicò parecchie Suore, poi, come al solito, ritirossi in camera verso il mezzogiorno.
"Quasi subito dopo, fu colto una seconda volta da apoplessia, e morì prima di sera, ricevendo l' estrema unzione, assistito dal R.P. Bertrand della Compagnia di Gesù. Conservò fino all'ultimo una
perfetta cognizione, sebbene non potesse parlare".
Quel foglio non parla dei suffragi, dei quali verranno certo notizie posteriori. A Milano, i parenti nella loro parrocchia e il Seminario delle Missioni Estere, nel divoto santuario di S. Calocero, oltre a molte Messe gli celebrarono solenni funerali. In S. Calocero, Mons. Marinoni cantava la Santa Messa, egli che dettava pure questa iscrizione, apposta alla porta della chiesa:

Affrettate o pietosi 
con preci congiunte 
all'ostia salutare 
la pace ed il gaudio celeste
all'anima eletta 
del Sac.Mil(anese) Ignazio Borgazzi 
alunno del Seminario di S. Calocero 
di gran mente e di gran cuore 
morto in Manila il 2 ottobre 
nell'anno 50° di età 
vittima di lunghe peregrinazioni 
stenti e travagli sostenuti 
per il bene delle sue amate missioni.

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1889

P. SASSO LUIGI  (1853-1889)

Necrologio (dalle Missioni Cattoliche 1889, p. 552)

La mattina del giorno 12 novembre, nel Santuario della Madonna di S. Calocero si celebravano i funebri suffragi per riposo in Dio dell'anima del Missionario Apostolico Sac. Luigi Sasso, passato, dopo dodici anni di sudori e travagli sostenuti per la dilatazione della fede, alla corona sperata. Il Vescovo suo Vicario Apostolico non era che da circa un mese ritornato, da una diuturna peregrinazione in Oceania e in America, ai propri figli e confratelli ad Hong-Kong, quand'ebbe il dolore di perdere quell'ottimo Missionario, e di partecipare alla mesta notizia al Seminario di S. Calocero.
"Morì, - scriveva egli dall'isola di Hong-Kong, all'8 d'ottobre 1889, - il 26 di settembre, nel distretto di Hoifung, che gli era stato affidato da evangelizzare. Fu assistito in morte da un Padre cinese che stava in poca distanza, e vi era stato mandato da qualche tempo fa, perché non fosse solo. Non ho ancora notizie circostanziate. Pare che sia morto di tifo in pochi giorni. Il Padre cinese ebbe tempo d' amministrargli i santi sacramenti. Ai funerali intervennero anche i Missionarii del Seminario di Parigi, i Domenicani Spagnuoli che si trovavano qui in Hong-Kong, e un prete portoghese di Macao."
La dolorosa notizia giungeva a Milano la sera del dì 9 novembre, e subito si suffragò con preghiere e Messe numerose il pio confratello, caduto sul campo de'suoi combattimenti per la fede. Ne cantò la Messa solenne il Procuratore dell'Istituto, il Sac. Tancredi Conti, tra una ragguardevole accolta di giovani aspiranti, cui l'esempio dei lauri colti è sprone al meglio. Sulla porta della chiesa leggevasi quest'iscrizione:

Con fervorose supplicazioni 
affrettate o fedeli il gaudio eterno 
all'anima candida pia colta 
del Sac. Luigi Sasso, 
esemplare missionario apostolico
tra i cinesi di terra ferma a Hong-Kong, 
nato nella diocesi di Ventimiglia il dì 18 febbraio 1853 
partitosi da questo santuario per l'Estremo Oriente 
il dì 24 ottobre 1877, 
da breve morbo offerto alla corona dell' apostolo 
dopo prove eroiche fatiche assidue pazienti 
in Hoifung il dì 26 settembre di questo 1889. 
Dalla gloria ve le ricambierà riconoscente.

Più tardi daremo del caro defunto col ritratto una notizia alquanto più copio sa. Per ora basti ricordare le persecuzioni con gravi pericoli della vita patite ne' suoi primi anni di ministero da parte dei cinesi sostenuti dal governatore, e l'incontro coi pirati, ch'egli descriveva in una lunga lettera, tutta pace e fede, viva espressione del candore del suo cuore. Il R.mo P. Piazzoli così compendiava quel gravissimo cimento: "Cademmo nei pirati, e certo per una special protezione della Beatissima Vergine ne scampai vivo. Giovedì notte due giunche ci assalirono e combatterono lungamente, facendo i barcaiuoli della mia povera stanzina un fortino. Due volte assalirono la nostra giunca, e due volte furono respinte, più, mi penso, per grazia della Beatissima Vergine che per umano aiuto". Sicché di lui scriveva Mons. Raimondi, il dì 20 dicembre del 1878: "Le vicende del buon P.Sasso suppongo che le avrà sapute da lui stesso. Davvero si portò da valoroso, e merita il brevetto di veterano".

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1892

P. BURGHIGNOLI GIUSEPPE  (1833-1892)

Necrologio (dalle Missioni Cattoliche 1892, p. 24, 245-246,363)

Dobbiamo annunciare un nuovo e grave lutto del Seminario delle Missioni Estere di Milano. Un telegramma in data del giorno 2 di quest'anno 1892, da Hong-Kong, diceva: Burghignoli morto. Quest' ottimo missionario, della diocesi di Bologna, erasi partito da Milano fino dal 23 di febbraio del 1860, e aveva faticato indefessamente, per tutti questi trentadue anni, sul campo assegnatogli dalla Provvidenza, con ammirabile zelo e saviezza, caro a Dio ed agli uomini. Il R.P. Bernardo Viganò, dava la prima nuova dell'infermità che aveva colpito l'amato confratello, essendo Sua Ecc. Mons. Raimondi occupatissimo pel sinodo. Questi poi, ai 17 di novembre 1891, ci scriveva: "Il P. Burghignoli va meglio, ed è guaribile se non viene fuori qualche altra complicazione. Ha malattia di reni, ha le gambe gonfie, debolezza di cuore, e un attacco di polmone. Quest'ultimo è migliorato." Ed ai 25 dello stesso novembre, continuava: "Burghignoli sta meglio; ma non è ancora guarito; ed anche guarito sarà un invalido. Pazienza! sempre ci aiuterà co' suoi consigli, e qualche piccolo lavoro potrà sempre fare." Egli era vicario generale di Mons. Raimondi. Aveva fatto voto nelle mani del Direttore dell'Istituto delle Missioni di non ritornare in Italia; e l'aveva da poco rinnovato nelle mani del Successore di Mons. Marinoni. Gli vennero fatti subito suffragi dal Seminario di S. Calocero, e funebri solenni gli saranno celebrati subito finita l'ottava dell' Epifania.

Hong-Kong (Cina). Il R.P. Pietro Gabardi, del Seminario di S.Calocero, ci scrive, in una lettera del 30 di marzo da Hong Kong, questi ragguagli sulla morte del compianto Padre Giuseppe Burghignoli, Procuratore di Propaganda, in quell'isola remota:
"E'propriamente vero che come si vive tale si muore. Il R.mo P.Burghignoli visse da santo, e così pure morì: nella sua ultima malattia, che, se non fu molto lunga, fu però assai dolorosa, egli diede a'
confratelli e a tutti quanti l'assistevano esempii di pazienza e rassegnazione alla divina volontà.
"Molti lo consigliarono a ritornare per alquanto tempo in Italia affine di ricuperare le forze perdute, ma il buon Padre a questi consigli rispondeva con un savio silenzio: in Cina aveva lavorato per molti anni, e in Cina giustamente voleva morire.
"Infatti a nulla giovarono le premurose cure prestategli: il Signore voleva premiarlo con pronto guiderdone, e la sera del dì 2 gennaio lo chiamava a sé. Morì munito di tutti i conforti religiosi, anzi esalava l'ultimo respiro subito dopo aver ricevuto un'ultima volta l'assoluzione di tutte le sue colpe.
"Appena si sparse la voce che il P. Burghignoli era morto, fu un compianto generale di tutti i cattolici di Hong-Kong, che veramente lo amavano qual Padre; non mancò anche tra i protestanti qualcuno che sentì molto dolore di questa perdita, per averne ammirato la saviezza e lo zelo disinteressato. Quella sera stessa il corpo del R.P. Burghignoli fu vestito dei paramenti sacerdotali, e davvero che non pareva morto, ma sembrava che stesse in profondo raccoglimento a meditare il divin sacrifizio; fu poi posto in luogo adatto perché tutti potessero contemplare ancora una volta le dolci sembianze di colui che tanto bene aveva fatto ad ogni ceto di persone, e al quale meno indegnamente si ponno applicare le sacre parole pertransit benefadendo. Non havvi povero in Hong Kong che non abbia sentito gli effetti della sua mano benefica; non havvi cattolico che non abbia avuto a sperimentare i frutti de' suoi savi consigli.
"La mattina del seguente dì 3, il cadavere del Padre fu levato a mano da varii sacerdoti e portato in Chiesa; così si poterono celebrare alcune Messe da Requiem in suffragio della sua anima. Tutto quel dì fu un concorso straordinario di persone di ogni classe alla chiesa, per contemplare le spoglie del defunto, ad intercedergli dal Signore l'eterna pace.
"Verso le tre pomeridiane dello stesso giorno, ora stabilita per i funerali, la spaziosa cattedrale di Hong Kong presentava l'aspetto come nelle principali solennità dell'anno, tanta era la moltitudine delle persone accorse a tributare gli ultimi onori al R.P. Burghignoli. Strappava le lagrime il vedere molti fedeli affollarsi intorno al feretro pochi momenti prima che se ne togliesse il corpo agli sguardi di tutti, e pareva volessero dire che non glielo rapissero, perché recava conforto anche il contemplare le sole sembianze di chi tanto era amato. Qualche pia persona volle che si prendesse il ritratto del cadavere, affine di conservarlo nelle case a perpetuo ricordo, e come esempio per imitarne le virtù.
"Ma ecco che la mesta processione già si avvia pel camposanto; sfilano innanzi tutte le fanciulle e le Suore del convento francese; poi le orfane, le educande e le Suore italiane; quindi i giovani del Collegio di San Giuseppe con tutti i Fratelli della Dottrina Cristiana, nonché alcuni rappresentanti di altri collegi. Precedono il feretro i chierici del seminario di Hong Kong, un buon numero di sacerdoti francesi, il Procuratore e Vice-procuratore delle Missioni Estere di Parigi, il Procuratore e Vice-procuratore delle Missioni Domenicane. D'attorno al feretro si trovavano alcune primarie persone, così portoghesi come inglesi. Segue poi in esemplare silenzio un gran numero di cattolici, e anche alcuni protestanti.
"Mons. Vescovo pure accompagnò per un buon tratto di strada il divoto corteo, poscia lo precedette per essere pronto a riceverlo nel camposanto. Davvero che non si vide mai tanta gente per un funerale quanta per quello del R.mo P. Burghignoli: le vie erano gremite, la processione numerosa, ed il cimitero già rigurgitava di persone che aspettavano il mesto convoglio. Alla porta del camposanto si trovava in abiti pontificali Mons. Raimondi, dal cui volto traspariva il dolore di aver perduto un sì caro confratello, che senza dubbio gli era il braccio destro. Il cadavere venne benedetto da Monsignore, poi portato alla fossa da varii sacerdoti, mentre cantavansi i canti liturgici. Data l'ultima assoluzione, il corpo del P. Burghignoli veniva calato nella tomba, mentre una lagrima si vedeva bagnare le ciglia di non poche persone.
"Ed ora egli, che senza dubbio vive nel cielo, voglia pregare pei confratelli missionarii, affinché mai non si stanchino di lavorare nella vigna del Signore; preghi pure per tutti i cattolici di questa missione, perché si conservino sempre fedeli al Signore; preghi infine per gli infedeli, affinché possano pervenire alla cognizione di Colui che è la via, la verità e la vita.
Hong-Kong (Cina). - La Rev.da Madre Stella, superiora delle Canossiane di Hong-Kong,ci scrive in data del 6 giugno 1892:

"Le spedisco la fotografia del nostro buon Pastore D. Giuseppe Burghignoli di santa memoria, che la R.V. troverà forse modo di usare. La perdita di quel padre, credami la R.V.,ci fu molto dolorosa. Questa casa perdè il Pastore, il Padre, l'amico, l'aiuto dei poveri e degli abbandonati. Tutti tengono la sua perdita come una calamità per questo paese; e di più io che, appoggiata a tal santa persona, percorsi tutti questi anni, nel disimpegno de' miei doveri, sicura di compire il voler di Dio, in un colle mie Sorelle. Egli sapeva colla sua bontà e benignità tenere uniti i cuori dei Sudditi ai Superiori, e viceversa, ed imporre osservanza e sottomissione quando lo esigeva il bisogno. Egli ottenne che l'Istituto diminuisse o tenesse lontano certe miserie e debolezze a cui povere donne, se non ben dirette, potevano soggiacere. Quindi la carità e l'unione scambievole regnò sempre tra noi, ed ognuna di noi aveva posto in lui tutta la confidenza, e fede nelle sue parole. La preghiera era il rimedio che voleva si applicasse ad ogni male, ad ogni necessità, e ne avevano in lui l'esempio. Sempre se aveva da aspettare qualche momento, o perché non pronte le fanciulle o le Sorelle alla Confessione, si ritirava in Cappella e là pregava; alletto delle ammalate e moribonde, non una parola inutile usciva dal suo labbro, ma pregava,e faceva pregare. Ci fu detto che sempre si alzò alle quattro del mattino, onde prima di cominciare le opere del suo ministero, che fu laborioso, aveva già pregato e pregato molto, ed a sera tarda lo trovavano a pregare.
"La sua parola d'ordine tra noi era: Orazione e Azione. Sì, dicevaci, non risparmiatevi in nulla, lavorate pel Signore e per le anime, affrontate anche la morte per Lui, e con Lui, e sarete contente in morte, e nell' eternità.

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1894

Mons. RAIMONDI GIOVANNI TIMOLEONE  l° vicario apostolico di Hong Kong (1827-1894)

Necrologio (dalle Missioni Cattoliche 1894, p. 480; 1895, pp. 83-84)

Nel discorsetto di commiato, il Direttore del Seminario di S. Calocero annunciava ai Missionarii di partenza la perdita di Sua Ecc. Mons. Raimondi, vescovo vicario apostolico di Hong-Kong, giunta allora allora da quell'isola con questo telegramma: MYL Hong Kong O 4 2/40: - PM - Scurati Milano Raimondi dead.

Il dì 30 settembre, ricevevasi lettera del venerato defunto, in data del 29 d'agosto, in cui egli dicevasi occupato nel preparare i conti della Missione, dava ragguagli a lui chiesti, non accennando a malessere. Il dì primo d'ottobre, nella chiesa del Seminario, non consentendo il rito di celebrarsi prima, si fecero al defunto prelato solenni suffragi. Dopo l'officio in canto da morto, il Direttore del Seminario cantò la Santa Messa, ministrando un diacono e un suddiacono ordinati pochi giorni avanti. Sulla porta del Santuario leggevasi questa iscrizione:

Affrettate o devoti l'ambìto paradiso 
contemplato in un suo ultimo scritto inedito 
all'anima mite piissima del Vescovo titolare d'Acanto 
Vicario apostolico di Hong-Kong 
Mons. Timoleone Raimondi, 
da telegramma giunto il 27 settembre, 
andato a Dio di 67 anni, 42 di ministero apostolico
fedelmente esercitato 
nell'inospitale Woodlark d'Oceania e in Hong-Kong, 
estremo superstite del primo invio di questo Seminario 
ad evangelizzare i selvaggi.

Sua Ecc. Mons. Timoleone Raimondi era nato in Milano, sotto la Preposi tura di S. Maria della Passione, il dì 5 maggio 1827. Ordinato sacerdote il dì 25 maggio del 1850, entrava nel nascente Seminario delle Missioni Estere, in Saronno, il dì 7 d'ottobre dello stesso anno. Partitosi da noi il dì 16 marzo del 1852 per l'Oceania, col primo invio del Seminario fondato il3lluglio del 1850, ebbe per suo campo di evangelizzazione l'isola di Woodlark, e per compagni il Sac. D. Carlo Salerio e il catechista Luigi Tacchini. Dopo gl'incredibili patimenti ivi tollerati, ritornava a Sydney, dond'era partito per la sua destinazione. Di là recavasi a Borneo, indi ad Hong-Kong, dove molto fece. Venne una volta in Europa, nel 1874, quando fu eletto vescovo titolare di Acanto e vicario apostolico della sua Missione; e ai 22 di novembre di quell'anno venne consacrato a Roma. Indi ritornato ad Hong-Kong, fece più viaggi per trovar sussidii, e in questi ultimi anni, affranto dalle fatiche reggeva in pace il vicariato. Morì sul campo de' suoi sudori, da buon campione delle battaglie del Signore, amato da' Missionarii e dal popolo che di cuore l'avranno,come noi, in benedizione, e lo suffragheranno.

Intorno al compianto Mons. Timoleone Raimondi, Vicario apostolico di Hong-Kong.
"Una parola per chi lo conobbe": Sotto questo titolo riceviamo da un Missionario del defunto Mons. Raimondi quest'interessante notizia, in data del 18 dicembre 1894.

Volendo dire qualche cosa della vita di Sua Ecc. il compianto Mons. Raimondi, sarebbe mancare alla verità, se si tacesse del suo zelo e dell'attività consumata per questa Comunanza di Hong-Kong, alla quale si era dato per intero, e per la quale senza posa lavorò con ogni industria per rialzare lo stato cadente delle famiglie e dei singoli componenti. Per ben tre volte visitò le Filippine, due volte gli Stati Uniti e il Messico, logorando la sua vita, pur di aiutare la sua diletta Comunanza e la sua Chiesa. Ultimamente (nel 1886) al primo grave attacco della malattia che lo afflisse per tanti anni e lo condusse prematuramente alla tomba, fu, per ordine medico, mandato in Tasmania, dove anche qualche amico gli aveva promesso cortese assistenza ed ogni conforto. Una crisi generale tolse a lui l'amico e i conforti sperati e Mons. Raimondi, malfermo com' era di salute, anziché darsi vinto interpretò l'inaspettata mancanza, come una chiamata a più belle imprese, e quasi facendosi Coadiutore dell'arcivescovo di Sidney, percorse instancabile quella vasta diocesi, visitando tutte le molte istituzioni cattoliche, assumendovi nuovi e grandiosi concetti, che certamente avrebbe effettuati, se l'avessero seguito le dovizie dell' Australia. L'infaticabile di lui opera nell' amministrazione della santa Cresima in quelle remote contrade fu notata da quei cattolici siccome un prodigio. Fu un eccesso per l'infermo suo corpo, ma non aveva esaurito il suo zelo; e perciò soddisfatti quei fedeli d'Australia, ma vieppiù affranto dalle fatiche, i medici gli ordinarono un cambiamento di aria per sottrarlo all'immane lavoro, ed egli volò al Messico sempre nel felice pensiero di restaurare il benessere materiale della sua Missione.
Colà quanto bene facesse ci fu rivelato da un'immensa corrispondenza di quegli ecclesiastici, dai quali fu trascinato in ogni angolo, e per tutte le funzioni, specialmente per l'amministrazione della Cresima. Dalla Cina, e specialmente dal suo Vicariato, gli giungevano le più tristi notizie a raffreddarlo, ma il suo concetto era: Che bisognava e si doveva provvedere, e si sarebbe provveduto. Chi non si ricorda dell'entusiasmo col quale eccitò e provvide alla Missione le Canossiane per educare, allevare e diremo resuscitare l'onore, la pace ed il bene delle famiglie, formando una nuova generazione educata cristianamente? E i frutti di tanto lavoro non gli mancarono, anzi, furono abbondanti, nei quali egli consolavasi e benediceva il Signore. Le famiglie si riunivano e ricostituivano con entusiasmo quei cespi che erano qui oramai sconosciuti o sbiaditi dall'ignoranza, dall'inerzia e dalla goffa vanità orientale. Fra il ceto femminile era 'rara avis' quella donna che si prendesse cura dei figli, dei fratelli, e delle altre
persone della propria famiglia. Serve ed inservienti erano gli unici custodi dell'infanzia; gli sposi erano veri mancipii e le spose, senza figli o madri, in generale si limitavano alle festose comparse, visite e festini, accompagnate dai vortici di fumo dell'immancabile sigaretto. La conocchia e l'ago, l'attenzione alla famiglia, ai figli, ai servi, non fu mai loro pensiero. Piegare al lavoro questa falange d'oziosi fu la cura e l'opera continua del Monsignore,che per primo suggerì la Società delle Madri di Famiglia, inducendole all' annuale ritiro. Di questa sua attiva e sempre nuova industria resterà a monumento in questi suoi figli l'oculata e costante vigilanza ch' egli esercitava sopra tutti, la facondia del di lui consiglio e l'assistenza morale e materiale prestata a tutti indistintamente, anche ai recalcitranti ed agli insolenti.
Dove c'era un disordine, una sciagura, un errore là giungeva per primo Mons. Raimondi colla sua mano provvida, e, ricevendo pure rabbuffi e villanie, egli tentava tutto vincere. In questo ultimo tempo i Portoghesi non gli resero quella dovuta gratitudine, che giustamente poteva desiderare, ma è innegabile che Monsignore, nelle afflizioni e nelle disgrazie dei suoi, era sempre il primo ed il più commosso. Soffriva sugli sciagurati, mentre essi si manifestavano indifferenti e burloni fin nelle loro private calamità. Delle sue opere, della sua resistenza ad ogni male, del suo entusiasmo nel zelare il bene della sua Chiesa e di tutti senza distinzione, niuno potrebbe serbare silenzio. Basti ricordare che dalle vicine province, a stormi giungevano a lui indirizzati i miseri di tutte le specie, né si richiedeva introduzione. Per tanto tempo gli stabilimenti riunivano immigrati d'origine sconosciuta. Avrebbe dovuto possedere illimitate ricchezze per dar principio alle opere da lui immaginate. Fattosi pezzente, egli volava sulla fede della Provvidenza alla quale aveva affidata l'intera sorte dell'avvenire.
Vero Pastore buono, mite per attirare ogni pecorella smarrita, diventava leone quando si avvicinava un lupo. L'onore della Chiesa e quello della Comunanza di Hong-Kong egli ebbe sempre sommamente a cuore, e quando s'attentò ai diritti ed al rispetto della Chiesa e della Congregazione, fu inesorabile nello smascherare le trame, nel rimproverare i maligni e nello sventarne le arti. Tale fu l' azione sua nel caso delle leggi sul Matrimonio Civile, il quale se fu sanzionato per queste multiformi credenze, pure ottenne che per ufficiale civile quanto ai cattolici servisse il Sacerdote stesso amministrante. Nella parte educativa lo dicano le scuole di tutti gli angoli del Vicariato, e gli stabilimenti aperti. Pei bisogni di tutte le età, condizioni ed anche per le eventualità del momento, voleva che vi fosse un pronto rimedio, consumandosi in cuore quando non poteva giungere a rimediare. Nel concetto di Monsignore i molti stabilimenti, qui ed ovunque nel Vicariato, dovevano già esistere da quando li concepiva, ed il non arrivare al perfetto loro compimento non gli era mai di scoraggiamento, bensì di sprone a moltiplicarsi.
A ciò si deve il lento, grave e penoso martirio che lo consumò avanti nel tempo. Ben nove anni trascinò il suo male con una pazienza di Giobbe, e quasi sdegnando i pietosi offici di chi glieli offriva. Era evidente il suo male, ma non se ne doveva parlare, perché doveva passare come un nonnulla. Chi lo ha conosciuto, sa di quali mezzi fisici poteva disporre, ed egli ricordava nei suoi quarantadue anni di missione una febbre sofferta nella Micronesia ed un raffreddore sofferto in Irlanda nella sua peregrinazione per l'Europa (1862). Così rispondeva alle giuste apprensioni di tutti e le sventava, non tollerando neppure che se ne parlasse nella residenza. Nel 1886, per suggerimento del medico curante, mi provai a persuaderlo del suo male e della necessità di una insignificante operazione chirurgica, la quale si dovette fare ne' suoi ultimi giorni, per allungargli la vita di poche ore, e destarlo dalla sonnolenza prodotta dall'acqua iniettantesi nel cerebro. Ogni offerta di rimedio era salutata con un: E perché?
Ai 14 del settembre ultimo scorso (1894) dimorando l'infermo sulla montagna, il giorno dopo una caduta dal letto, la quale non poteva occultare per essersi ferito in volto, mi feci dovere d'incoraggiarlo a ritornare alla residenza. Lo trovai in tale stato da farmi temere una catastrofe anche senz'altra caduta, e, se si decise a lasciare quel romitaggio, fu perché richiedevasi una generale riparazione all' edifizio, non perché credesse ai timori di tutti. I medici contano che facilmente sarebbesi potuto salvarlo, e con poco, nei primordii della malattia; ma è la solita canzone, perché per morire una qualche ragione ci vuole. Dio lo volle con sé, e riposi la benedetta anima sua nel seno del Signore, ove spero di raggiungerlo in un non lontano
futuro.

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