IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

HONG KONG
LA MEMORIA FONTE DI SPERANZA
NECROLOGI dei MEMBRI del PIME di HONG KONG

a cura di P. Stefano Andreotti

"Interroga le generazioni passate, e rifletti sull'esperienza dei padri.
Noi infatti siamo di ieri e non sappiamo nulla.
I nostri giorni sulla terra non sono che un'ombra.
Ma essi certamente ti insegneranno, 
traendo le parole dal loro cuore"

(Giobbe 8: 8-10)

- 1 - - 2 - - 3 -

1861 - P. Paolo Reina
1862 - P. Antonio Riva
1863 - P. Andrea Fenaroli
1868 - P. Gaetano Origo

1868 - P. Gaetano Favini

1877 - P. Domenico Davanzo
1878 - P. Borgazzi Ignazio
1889 - P. Sasso Luigi
1892 - P. Burghignoli Giuseppe
1894 - Mons. Raimondi Timoleone
- 4 - - 5 - - 6 -

1901 - Mons. Scurati Giacomo
           - P. Viganò Bemardo
1902 - P. Bianchi Francesco Maria
1904 - Mons. Volonteri Simeone
        - Mons. Piazzoli Luigi Maria
1911 - P. Poletti Attilio
        - P. Salice Amasio Francesco
         


1916 - P. Andreoletti Celestino
1919 - P. Gabardi Pietro
1923 - P. De Maria Pietro
1924 - Mons. Pozzoni Domenico

 

 

 

1925 - P. Zamponi Giuseppe
1928 - P. Placzek Agostino
1930 - P. Banchi Antonio
1933 - P.Ferrario Angelo
1936 - P. Carabelli Giuseppe
1940 - P. Crippa Luigi
1941 - P. Garbelli Pietro
1942 - P. Teruzzi Emilio
1943 - P. Arvat Davide
1945 - P. Olivares Gioacchino
1948 - P. Robba Michele

- 7 - - 8 - - 9 -
1950 - P. Spada Giovanni Michele
1951 - Mons. Valtorta Enrico
1953 - P. Maglioni Raffaele
1956 - P. Frare Domenico Andrea
1957 - P. Grampa Angelo
1959 - P. Page Daniele
1960 - P. Zilioli Giacomo
1962 - P. De Maestri Francesco
           - P. Feroldi Alfredo
1963 - P. Bacchin Angelo
1965 - P. Riganti Antonio
1967 - P. Alessio Giusepe
1968 - P. Tragella Giovanni Battista
           - P. Pilenga Baldassare
1969 - Fr. Radice Adolfo
1972 - P. Della Nina Raffaele
           - P. Liberatore Ottavio
1973 - P. Bonaudo Lorenzo
            - P. Bonaldo Pietro
            - P. Poletti Ambrogio
1974 - P. Fraccaro Valeriano
1976 - P. Granelli Andrea
            - P. Galbiati Umberto
1977 - P. Tapella Enea
1978 - P. Cornetti Alessandro
1979 - P. Orlando Carmelo
1980 - P. Speziali Cirillo
           - P. Brookes Riccardo
           - P. Strizoli Giuseppe
1981 - P. Bruzzone Edmondo
           - P. Parodi Mario
1982 - Fr. Brambilla Luigino
1983 - Mons. Bianchi Lorenzo
           - P. Cantore Michele
1984 - Fr. Polo Vittorio
- 10 - - 11 - - 12 -
1988 - P. Beretta Enrico
           - Fr. Colleoni Mario
           - P. Cozzo lino Domenico
           - P. De Angelis Orazio
1989 - P. Maringelli Domenico
           - P. D'Ayala Valva Diego
1990 - P. Ricciardi Francesco
           - P. Viganò Giovanni
1991 - P. Bolis Luigi
           - P. Carrà Giuseppe
1993 - P. Tettamanzi Ferruccio
1994 - P. Calzini Ovidio
           - P. Ramacciotti Adolfo
1995 - P. Santinon Narciso
           - P. Numeroso Luciano
1996 - Fr. Polli Enrico
1997 - P. Gambaro Luigi
           - P. Pittavino Giovanni
1998 - P. Boerio Antimo
           - P. Girardi Giacomo
           - P. Pisani Osva1do
           - P. Bazzo Domenico
2000 - P. Aletta Luciano
2002 - P. Barbieri Amedeo
2003 - P. Einaudi Secondo
           - P. Lerda Francesco
2004 - P. Famiglietti Giuseppe
           - P. Caruso Giorgio
           - P. Crotti Amelio
2006 - P. Lambertoni Adelio
           - P. Maestrini Nicola
2007 - Fr.Causa Andrea
           - P. Mencarini Lido

1916

P. ANDREOLETTI CELESTINO  (1887-1916)

"P. Celestino Andreoletti, delle Missioni Estere di Milano, Missionario ad Hong Kong" (P. G. Zamponi, dalle Missioni Cattoliche, 1916, p. 326)

"La mattina del 3 corrente abbiamo ricevuto da Mons. Pozzoni, Vic. Ap. di Hong-Kong, un' infausta e dolorosa notizia, Il P. Andreoletti, morto di tifo. Se il triste annunzio ha gettato noi nella costernazione, quanto maggiore non sarà il lutto ed il dolore della Missione avendo perduto un giovane Apostolo, pieno di ardore e zelo per la salute delle anime e promettente un avvenire di buone e sante opere. Adoriamo anche qui gli imperscrutabili giudizi di Dio e rassegnati diciamo il nostro Fiat.
Nacque egli a Vertova (Bergamo) il 21 marzo 1887. D'ingegno svegliato e di carattere vivo ed ardente, entrò giovanissimo nel Seminario Diocesano, ove si distinse per la sua pietà, ingegno, e spirito di ordine. Finito appena il corso filosofico, a 19 anni, chiese ed ottenne d'entrare nel nostro Seminario, ove attese le ottime referenze, fu subito accettato, il 22 dicembre 1906. Nei 4 anni che egli fu tra noi attese oltre allo studio della Teologia, a formare anche il suo spirito a soda virtù. per rendersi buon operaio nella vigna del Signore.
Nel giugno del 1910 fu destinato per la Missione di Hong-Kong ed il 26 settembre successivo pieno di entusiasmo partiva per il nuovo campo assegnatogli dalla Provvidenza approdando in Hong-Kong il29 Ottobre del medesimo anno.
Quindi appena giunto si diè con tutto impegno ed ardore allo studio della lingua Cinese nel dialetto degli Hakkà e a questo fine, per addestrarsi quanto prima in così difficile idioma, non istava mai fermo in un medesimo luogo esercitandosi a favellare con tutti i cristiani delle diverse Cristianità utilizzando così il tempo, visitando cioè luoghi, prendendo pratica di essi e dei diversi costumi, amministrando Sacramenti, e facendosi sempre più famigliare il difficile dialetto. Dopo un anno di tale preparazione, Mons. Vescovo credette bene affidare alle Sue cure un piccolo Distretto, che per mancanza di titolare era stato un poco abbandonato. Anche qui rimase per poco tempo, un anno circa, ma subito diè a conoscere il suo gran zelo, e la sua straordinaria attività. Egli si faceva tutto a tutti, si sacrificava per tutti. Oltre alla cura che aveva per i catecumeni. egli andava in cerca dei cristiani più freddi e più deboli, e quante cure non si prendeva per loro. Quante sollecitudini, usando mille industrie, per ravvivare in loro lo spirito di fede e per averli ottimi e ferventi Cristiani!
Ma dove più spiccò il suo zelo, la sua attività fu nel vastissimo Distretto del Wai Yeung (antico Kwai-shin) dove per volontà dei suoi Superiori fu mandato a metà anno del 1913, in quel medesimo dove sotto la direzione di un provetto Missionario aveva fatto il suo anno di tirocinio. I Cristiani che già lo conoscevano lo accolsero con giubilo grande, sicuri di avere più che un Padre un amico, ed egli non venne meno alle speranze fatte su lui e fedelmente vi corrispose. Li conosceva tutti personalmente i suoi figli, e di tutti si interessava anche dei loro personali interessi. Il suo zelo per la salute delle anime era indefesso. Era sempre lì a stimolarli alla pratica del bene, ed all'osservanza dei Comandamenti di Dio.
Di soda pietà e tenerissimo verso la SS. Eucarestia fece molto per inculcarne la divozione e la frequenza verso si gran Sacramento. Curò ed accrebbe scuole e catechisti. In Ap-ciai-pu, una regione del suo vasto distretto, ebbe la consolazione di accogliere molti nuovi Cristiani, un buon numero dei quali poté battezzare nell'occasione dell'apertura della nuova Chiesa da lui pure, edificata in onore di S. Francesco Saverio. Volle presente anche Mons. Vescovo ed alcuni RR. Padri in tal circostanza, i quali rimasero edificati del suo zelo. Il nostro buon Padre vi riedificò anche un altra Chiesa antica e cadente in Pak-Iai-tong e curò l'apertura di altri nuovi oratori in maniera da far meravigliare come nella sua povertà potesse curare tante cose.
La sua attività poi non venne meno nell'evangelizzare gli infedeli. Usava ogni industria pur di intromettersi e farsi conoscere come Missionario e quindi capo e Maestro della Vera Religione. Per attirarli a sé si addossava tutti i loro fastidi e questioni, e nulla risparmiava per difenderli presso le autorità dai soprusi e noie ai quali erano soggetti. Non fa dunque meraviglia se i Cinesi, vedendo tanta carità ed attività, lo amavano come un Padre, e tutti correvano a Lui. Da questo il numero non indifferente dei Cattolici e catecumeni del suo Distretto... Non potendo più arrivare in tanti luoghi così lontani fra loro, aveva chiesto con insistenza un Confratello in aiuto e l'aveva ottenuto il Novembre dello scorso anno.
Dopo tante speranze di un più bello avvenire, dopo sì brevi giorni di fruttuoso lavoro ecco che il Signore ce lo toglie, lo toglie alla fiorente missione di Hong-Kong già tanto provata in questi ultimi anni colla morte di tre altri giovani missionari! Ci sorride però la speranza di averlo protettore in Cielo!"

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Pubblicheremo i particolari della sua dipartita tosto che ci giungeranno da Hong-Kong. Intanto invitiamo tutti i lettori ad unirsi con noi nei suffragi per il riposo eterno di questo instancabile Operaio evangelico del quale si può ben dire che consummatus in brevi, explevit tempora multa.
Il P. Andreoletti è la quarta vittima della spedizione di Missionari del 1910!

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1919

P. GABARDI PIETRO  (1866-1919)

Necrologio (dalle Missioni Cattoliche, 1919, p. 377)

Nella Casa di salute di Solbiate Comasco, amorosamente assistito dai Confratelli e dai Parenti, SI spegneva il dì 5 dicembre, poco dopo la mezzanotte, il P. Pietro Gabardi.
Nato a Busto Arsizio nel 1866, sentì ben presto la chiamata di Dio che lo voleva sacerdote e missionario. Ordinato nel 1890, partiva l'anno stesso per la Missione di Hong-Kong, nonostante la costituzione gracile e delicata che aveva sortito da natura. Mons. Raimondi, Vicario apostolico in quel tempo, vedendolo meno fatto per i disagi e le fatiche delle Missioni nell'interno ed intuendo i tesori di ingegno, delicatezza e tatto che si celavano sotto quelle fragili apparenze, lo ritenne con sé nella città di Hong-Kong e lo applicò allo studio del portoghese onde prepararlo all'ufficio di Parroco della Cattedrale, i cui fedeli erano in maggioranza oriundi della Colonia portoghese di Macao.
Succeduto, dopo soli due anni di tirocinio, in quell'ufficio al P. Romeo Peroni, mostrò quanto la scelta del Vescovo fosse indovinata. Col suo carattere savio e mite, colla finezza del tratto, coll'assiduità scrupolosa al confessionale e sul pergamo, colla inesausta carità verso i più bisognosi, ben presto s'ebbe guadagnato il cuore di tutti. E che questo non sia un pio eufemismo, lo mostrarono le feste dai fedeli organizzate in occasione del suo XXV di sacerdozio e per la spontaneità delle dimostrazioni e per il concorso dei fedeli e per lo splendore dei doni fattigli.
Convinto della necessità di ben conoscere il suo gregge, non risparmiava pena e fatica per visitare metodicamente tutti i suoi parrocchiani onde portare a tutti quella buona parola che, per essere meglio adattata ai bisogni spirituali dei singoli, è di assai maggior efficacia di quella, forzatamente più generale, che pur con frequenza e zelo, rivolgeva dal pergamo. Missionario di pietà profondamente sentita, nulla tralasciò di quanto potesse rendere più viva quella delle anime affidategli, ed a questo scopo promosse specialmente la devozione al Cuore Eucaristico di Gesù e l'Apostolato della Preghiera: opere che presero, per impulso suo, uno sviluppo straordinario provocando un vero risveglio spirituale in tutti. Parallelo al suo zelo nell'intensificare la vita interiore, fu la sollecitudine scrupolosa, costante per il decoro della Casa di Dio, lo splendore delle sacre funzioni, la meticolosa nettezza di quanto avesse relazione al culto.
La fanciullezza e la gioventù ebbero speciali attrattive per quella pia e semplice anima. Ed era bello vedere con che amore spezzasse loro il pane della divina parola, ora in Cattedrale, ora nei vari Istituti maschili e femminili della città; con quanto impegno preparasse i fanciulli alla Prima Comunione con Quegli che disse: Lasciate che i pargoli vengano a Me.
A questo si aggiunga l'assiduità al ministero delle Confessioni in Cattedrale, all'Italian Convent, al St. Joseph 's College ed altrove e si capirà come un lavoro così pesante e diuturno minasse lentamente, ma inesorabilmente, la sua fibra delicata e specialmente tenuto conto del clima umido, snervante ed opprimente di quella isola.
Dovette quindi recarsi successivamente alle Filippine, al Giappone, in Italia per riacquistare la salute necessaria onde continuare il suo lavoro. Invano gli si faceva premura perché lasciasse definitivamente la Missione, il suo cuore non sapeva staccarsene. Chi scrive ricorda di averlo udito esclamare: Ho promesso alla Madonna il mio calice del XXV di Sacerdozio, se mi fa grazia di ritornare a Hong-Kong... Ed era già, in quel tempo ridotto a non poter quasi più muoversi, a non poter più fare nemmeno il segno della Croce! Tanto era, il suo amore per le anime da Dio affidategli! I suoi discorsi erano sempre sulla sua Hong-Kong e sul tempo in cui vi sarebbe ritornato. La malattia però non lasciava, purtroppo, adito a speranze.
Dal 1916, anno in cui era ritornato in Italia, sembrava che man mano morisse sempre maggior parte
di lui, senza che venisse meno la sua calma, la sua pazienza, la sua rassegnazione. Trasportato in una Casa di salute onde potesse avere più abili, se non più affettuose, cure di quelle che aveva dai suoi Confratelli qui in Milano, andò sempre peggiorando. In punto di morte volle, nella sua profonda umiltà, incaricare il confratello che l'assisteva di chiedere per lui ai confratelli tutti perdono del cattivo esempio che potesse aver dato. Povera e santa anima! Dio voglia che nessuno di noi ne dia mai di peggiori e che tutti apprendiamo da te la fedeltà alla nostra vocazione!
La salma fu trasportata al Cimitero dell'Istituto, alla Grugana. Solennissime esequie gli furono fatte a Busto, sua patria, ed a Milano nella Chiesa della Casa Madre. E non minori ne avrà dai suoi portoghesi di Hong-Kong quando apprenderanno la notizia della sua morte. R.I.P.

1923

P. DE MARIA PIETRO  (1866-1923)

"La Morte del Rev.mo Padre PIETRO DE MARIA, delle M. E. di Milano, Pro-Vicario di Hong-Kong (P. Gerardo Brambilla, dalle Missioni Cattoliche, 1923, p. 159)

Una gravissima ed inaspettata perdita ha fatto il nostro Istituto nella persona del Rev.mo P. Pietro De Maria, per 35 anni missionario in Hong-Kong (Cina).
Nacque il nostro compianto Confratello il 7 Febbraio 1866 da onesta ed agiata famiglia a Pontestura, in provincia d'Alessandria. Suo padre Giovanni e la madre Rosa Novance fin dai più teneri anni seppero istillare nel cuore del loro unico figlio una soda pietà, che non si smentì mai anche in mezzo alle più svariate occupazioni della sua lunga vita di Missionario. A dodici anni entrò nel Seminario diocesano di Casale Monferrato e vi stette per dieci anni, sempre caro a tutti e per la sua pietà ed ingegno non comune e per il suo carattere vivo, sì, ma schietto ed amabile. Di cuore generoso, aveva letto con intimo dolore della sorte infelice di tanti milioni di poveri infedeli, che non hanno la grazia di conoscere il buon Dio. Ben maturata la cosa innanzi a Gesù in Sacramento, la primavera del 1888 entrava, già diacono, nel nostro Seminario. Il 22 Settembre del medesimo anno veniva ordinato prete da Monsignore L. Nicora, Vescovo di Como. Le ottime testimonianze del suo vescovo, Monsignor Pulciano, e più ancora la sua virtuosa vita persuasero il Venerato Monsignor Marinoni, direttore dell'Istituto, di abbreviare la solita prova e nel novembre dello stesso anno partiva alla volta di Hong-Kong.
Come in Seminario a Casale e nell'Istituto qui a Milano, così in Hong-Kong si rese subito caro ai suoi Superiori e confratelli. Mons. Raimondi prima, e Mons. Piazzoli dopo, ne apprezzarono altamente lo zelo e l'abilità specialmente in materia scolastica, tanto importante in quella Colonia Inglese, ove sono rappresentate quasi tutte le razze e le religioni. Nel 1905 Mons. Pozzoni, attuale vicario apostolico con universale soddisfazione dei missionari, lo nominava suo Vicario generale, e la S. Sede lo faceva Procuratore di Propaganda Fide per le Missioni d'Estremo Oriente. Nell'atto di nomina l'Em.mo Cardo Gotti motivava questa scelta dicendo di aver avuto certa notizia della prudenza, pietà e tatto finissimo del P. De Maria.
Durante questi ultimi 18 anni, nei quali più da vicino collaborò col suo Vescovo nell' amministrazione della Missione, rifulsero più che mai le sue belle qualità e il suo zelo. Conservando sempre la calma e padronanza di sé, lavorava indefessamente senza quasi farsene accorgere e si rese caro alle numerose Case religiose di educazione di quella Colonia cosmopolita. La sua competenza poi in materia scolastica era universalmente riconosciuta, e il suo parere era richiesto anche dallo stesso Governo protestante della Colonia: per cui fu rispettato e venerato ispettore di tutti gli Istituti cattolici di educazione, che a lui devono molto del loro grande sviluppo.
Era poi profondamente religioso e d'una grande purità d'intenzione nelle sue opere. Purché si facesse del bene ai corpi e alle anime del prossimo, egli era contento. Di non comune avvedutezza negli affari, sosteneva nel consiglio della Missione con abilità ed anche con certa vivacità il suo modo
di vedere, che spesso diveniva anche quello degli altri; ma quando prevaleva il parere contrario al suo, si consolava dicendo: «Ho fatto il mio dovere», e di gran cuore aiutava nell'attuazione di quanto, dapprima, non aveva avuto il suo suffragio.
Trentacinque anni di indefesso lavoro e il mal sano clima intertropicale di Hong-Kong ne avevano logorato la pur robusta fibra. Sollecitato dai medici inglesi a ritornare in patria per un ben necessario riposo, che gli desse nuove forze, mai seppe risolversi a lasciare il campo delle sue fatiche. Finalmente verso la fine del Febbraio scorso, quasi costretto dai medici, dalle amorose insistenze del Ven. suo Vescovo e dei cari Confratelli, s'imbarcava sul Persia per tornare in Italia, ma era ormai troppo tardi. La lunga traversata invece di giovargli finì per esaurirne completamente le forze, e il 17 Aprile arrivava a Venezia talmente sfinito, che dovette mettersi a letto.
Appena avutane notizia, lo scrivente, per ordine dei Superiori, corse a Venezia. Al vedere l'unico compagno di corso, che sopravviveva; il povero malato parve ripigliarsi alquanto, e il giorno dopo sostenne abbastanza bene il viaggio da Venezia a Milano. I primi due giorni passati a Milano in mezzo ai suoi Confratelli furono discretamente buoni, e col suo fare piacevole quasi nascose la gravità del suo male, tanto da illudere alquanto e Confratelli e medici; ma l'illusione fu breve. L'esaurimento si pronunciò in tutta la sua cruda realtà e in meno di otto giorni il nostro caro Confratello soccombette vittima delle sue grandi fatiche apostoliche. Ricevuti con esemplare divozione i SS. Sacramenti e munito d'una speciale benedizione di S. Eminenza il nostro Cardinale, che disse invidiarne la sorte, rendeva la sua bell'anima al Creatore alle 14,40 del 28 aprile. La mattina del 29 nella Chiesa dell'Istituto gli si fecero divoti e solenni suffragi dai doloranti Confratelli e dal pubblico commosso al sentire della morte d'un altro oscuro Eroe della Croce. Il 30 c. m. alcuni Confratelli ed Allievi lo accompagnarono alla sua ultima dimora nel piccolo Cimitero dell'Istituto vicino alla Grugana.
Possa il suo esempio suscitare nuovi e generosi apostoli al nostro Istituto. I buoni lettori vogliano anche loro unirsi al nostro dolore e suffragarne l'Anima bella colle loro preghiere.

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Riceviamo ora il Rock, mensile cattolico di Hong-Kong, del marzo scorso, dove leggiamo della partenza del Rev.mo P. De Maria dalla sua missione. Pochi giorni prima di imbarcarsi egli aveva avuta la consolazione di assistere alla posa della prima pietra di una nuova chiesa, in sostituzione alla decrepita e ormai insufficiente chiesa di S. Francesco Saverio a Wanchai (una delle località che dà il nome anche alla parrocchia). La funzione fu tenuta da S. Ecc. Mons. Pozzoni con tutta la solennità, ed il P. De Maria tenne ai fedeli il discorso d'occasione spiegando il significato e l'importanza della sacra cerimonia. Terminò il discorso dicendo "arrivederci" a tutti perché egli sarebbe ritornato il più presto possibile tra loro. Il P. De Maria, infatti, avrebbe dovuto, al suo ritorno, assumere la cura di quella parrocchia cinese. Il Signore volle diversamente! Egli s'imbarcò il 27 febbraio: per l'occasione si erano dato convegno tutti i missionari della città e diversi anche dei distretti, e tutti, col Vescovo, lo accompagnarono al bastimento dove non lo lasciarono finché questo non si mosse: il Vescovo era in lagrime. Con lui fece il viaggio anche la Rev. Suor Teresa Martinoia, Vice Superiora delle Canossiane di Hong-Kong, che ci diede queste informazioni. R. L P.

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1924

Mons. POZZONI DOMENICO,  Terzo Vicario apostolico di Hong Kong (1861-1924)

Gli ultimi giorni di Mons. Pozzoni, Vicario Apostolico di Hong-Kong (P. G. Spada, dalle Missioni Cattoliche, 1924, p. 138)

Aspettavamo con ansia i particolari della morte del compianto nostro Mons. Pozzoni. Con un inesplicabile ritardo postale soltanto da qualche settimana è giunta al Rev.mo P. Gilardi, Vicario dell' Istituto, una lettera del Rev. P. Spada, Pro-Vicario di Hong-Kong, che riferiamo integralmente. Insieme colla lettera egli inviava i necrologi che di Mons. Pozzoni scrissero i principali giornali di Hong-Kong.
Non sappiamo, ora, se da Hong-Kong ci si manderà, più tardi, oltre questo cenno necrologico, un profilo della vita missionaria di Mons. Pozzoni; ad ogni modo, se esso tarderà o non verrà, vedremo di supplire noi, perché è tal figura apostolica, che sarebbe imperdonabile colpa il non additarla più lungamente alla ammirazione e all'esempio dei nostri lettori e dei nostri giovani aspiranti.
Ecco ora quanto scrive il Rev. P. Spada in data 22 febbraio u. s.

Rev.mo Padre Superiore,
Ieri notte le abbiamo telegrafato annunziandole la morte subitaneamente avvenuta del nostro desideratissimo e santo Vescovo Mons. Pozzoni.
Egli, prima di Natale, nella visita pastorale che fece al Distretto di Si-kung, che è tutto montuoso, si affaticò immensamente e là contrasse la malattia cardiaca che in tanto breve tempo l 'ha portato alla tomba.
Dopo Natale ebbe un piccolo attacco al cuore, ma egli non ne fece caso, essendo dotato d' una robustissima salute, e continuò quindi a lavorare come al solito intrepidamente. La notte dal 16 al 17 Gennaio ebbe un attacco cardiaco così forte, che si credette fosse allora arrivata la sua ultima ora, e ricevette con la più edificante pietà i Sacramenti.
A poco a poco si riebbe da questo terribile colpo e, trasportato all'Ospedale delle Suore Francesi di S. Paolo di Chartres, si rimise talmente in forze, da farci sperare una guarigione completa, considerata la sua fibra tenace e forte. Celebrò la S. Messa per dieci giorni consecutivi; il giorno 20 corrente ultimo della sua vita, celebrò da solo e si sentì così migliorato e forte che si preparava per ritornare alla Cattedrale. Passò la giornata molto allegro, ricevendo visite e leggendo. Ma verso le Il di sera, dopo d'aver dormito circa due ore, ebbe un violentissimo attacco cardiaco; poté ancora chiamare l'infermiera, che subito chiamò il Dottore curante, Signor E. Vadon, ed altre infermiere, che con tutta sollecitudine gli somministrarono tutto ciò che l'arte medica suggerisce, ma tutto invano. Monsignore non poté resistere alla violenza del male e dopo alcuni minuti spirava dolcemente nel Signore. Un padre missionario del Seminario di Maryknoll era pure ricoverato all'Ospedale ed ebbe il tempo di dare a Monsignore un 'ultima assoluzione prima che perdesse la cognizione.
Ieri mattina fu fatto il trasporto del feretro dall'Ospedale alla Cattedrale, ove la cara Salma in mezzo a fiori e candele, fu esposta durante la giornata di ieri alla venerazione dei fedeli. Migliaia e migliaia di essi si succedettero ininterrottamente a contemplare per l'ultima volta le amate sembianze del loro Padre carissimo e pregare per il riposo dell'anima sua. Stamane poi alle 9, S. E. Rev.ma Mons. Josè da Costa Nufies, Vescovo di Macao, pontificò nella Messa di deposizione. Il canto fu diretto dai padri Riganti e Banchio. La Cattedrale era stipata. Il funerale di Mons. Pozioni fu un vero trionfo. Iddio esalta gli umili! Monsignore fu essenzialmente umile ed il Signore l'esaltò.
Durante la sua malattia tutte le autorità civili, militari, giudiziarie, il Senato dell'Università, i Vescovi vicini, tutti, grandi e piccoli s'interessarono sull'andamento della malattia, e in occasione del funerale il concorso di gente, e lo spontaneo omaggio di stima e di devòzione fu tale, che non si vide mai cosa eguale. Vi presero parte, infatti, S. E. il Governatore della Colonia, S. E. il Generale, S. A. il lO Giudice, S. E. il Segretario della Colonia, il Presidente dell 'Università, i membri del Consiglio legislativo, i consoli tutti della Colonia, i Padri francesi, spagnuoli, americani, inglesi, il Vescovo coi ministri anglicani, le rappresentanze del
Capitolo di Macao, e il Rettore del Seminario della stessa città, le Suore Canossiane con le loro educande e orfane, le Suore di S. Paolo di Chartres colle loro educande ed orfane, il Collegio di S. Giuseppe, gli alunni di tutte le nostre scuole e migliaia di persone del popolo: circa 10.000 persone accompagnarono la cara Salma dalla Cattedrale al Cimitero.
Nella rada di Hong-Kong vi è l'incrociatore «Calabria» della R. Marina Italiana ed il Comandante fu così gentile che mandò guardie armate d'onore al catafalco durante il Pontificale e due plotoni armati per rendere gli onori: e la Salma fu portata al Cimitero dai Marinai del «Calabria» e i cordoni retti dai rappresentanti delle varie associazioni religiose. Tutti gli ufficiali con a capo il loro Comandante in alta tenuta, furono presenti al Pontificale ed accompagnarono pure la salma al Cimitero.
Il Vescovo di Macao, nostro speciale amico, celebrerà pure nella sua città un pontificale pel riposo dell' anima del caro estinto, e due nostri padri si recheranno colà a rappresentarci.
Il giorno 21 di marzo celebreremo il Pontificale del giorno di trigesima a cui officerà il vescovo di Canton, oppure un altro Vescovo.
Abbiamo perduto l' amatissimo Padre, che ci ha dato i più fulgidi esempi di una vita santa, umile, zelante ed attivissima per la propria santificazione e pel bene delle anime. Che il suo esempio ci giovi, ci guidi e ci sproni a seguirlo sempre! Egli dal Cielo non mancherà di proteggerei e di aiutarci sempre!
Ora noi preghiamo il Signore a darci un degno successore dei suoi esempi e delle sue virtù.

Fin qui il P. Spada. Vogliamo aggiungere ora due righe che troviamo in una lettera privata di un nostro caro confratello di Hong-Kong. Esse sono il miglior monumento alla gloria della santità di Mons. Pozzoni. Scrive dunque questo Padre:

«Quello che i giornali o le lettere ufficiali non diranno è il dolore ed il pianto dei missionari alla scomparsa di quel carissimo Padre ed Amico. D'amare Mons. Pozzoni noi lo sentivamo, ma di amarlo fino a far voto della nostri vita perché il Signore conservasse quella preziosa del nostro Vescovo, fu cosa che ingenuamente ci confessammo a vicenda dopo la sua scomparsa. La maggior parte di noi, e forse tutti, all'insaputa uno dell'altro avevamo offerta parte della nostra vita per il prolungamento di quella carissima di Mons. Pozzoni». R. L P.

Mons. Domenico Pozzoni, Vicario Apostolico di Hong-Kong (P. Gerardo Brambilla , dalle Missioni Cattolice, 1924, p. 201. 215)

L'arrivo dei giornali cattolici e protestanti di Hong-Kong coi più minuti particolari della immatura dipartita dell'ottimo Mons. Pozzoni, coi cenni biografici e colla descrizione dei trionfali funerali che lo hanno accompagnato all'ultima dimora, hanno rinnovato ed aumentato nell'animo nostro l'acerbo dolore della sua perdita col rivelarci sempre meglio la grandezza delle virtù private e pastorali del defunto Vescovo, uomo apostolico in tutta l'ampiezza della parola.
Ma il dolore, la commozione, la nostalgia della sua amabile figura non mi danno pace e voglio scrivere di lui, che mai scrisse di sé, per lenire l'intimo dolore ed illudermi di vivere ancora qualche istante coll'amico, che certo mi sorride di lassù con quel suo sorriso abituale, ingenuo, innocente, che tanto faceva bene al cuore di chi aveva la fortuna di parlare con lui. Possano queste povere righe accendere, specialmente nelle anime chiamate all' apostolato, quello spirito di sacrificio che sempre informò la sua vita.
I pii lettori del «Le Missioni Cattoliche» ricorderanno certamente che Mons. Pozzoni era nato a Paderno d' Adda il 22 Dicembre 1861 da pii ed onesti genitori. Fin dai primi anni sentì forte l' inclinazione al santuario. Nei Seminari diocesani fu sempre 'caro egualmente ai Superiori che ai
compagni, per quel suo perenne sorriso, per quel viso sempre allegro, vero specchio dell' animo suo bello. Alla più soda pietà univa un bell'ingegno e una forte applicazione.

1. Discepolo del S. Padre
Nel Seminario maggiore di Milano ebbe a professore anche l'attuale Sommo Pontefice Pio XI, che non dimenticò più le belle doti dell' antico discepolo. Quando nel 1922 il Santo Padre mandava Mons. Costantini Delegato Apostolico in Cina, nell'udienza di congedo del 4 Agosto, Sua Santità ricordò a Mons. Costantini che quel giorno era la festa di S. Domenico, onomastico del suo antico e carissimo discepolo Mons. Pozzoni, Vescovo d'Hong-Kong, e gli consegnò una bellissima artistica medaglia perché la consegnasse a Lui, assicurandolo che lo ricordava sempre nelle Sue preghiere e che avrebbe sempre fatto tutto il possibile per aiutarlo nel suo lavoro di Vescovo missionario.
Anzi, chi scrive sentì dalla bocca dello stesso Mons. Costantini, a bordo del «Venezia» laggiù nel porto di Brindisi, come Sua Santità avevagli detto che prima d'inoltrarsi più in su nella Cina a lui nuova si fermasse alquanto tempo presso l'antico suo discepolo Mons. Pozzoni, che, colla sua lunga esperienza e consumata prudenza, l'avrebbe aiutato non poco a formarsi un esatto concetto delle cose di Cina. E l' ottimo Delegato, ossequente ai desideri del Santo Padre, si fermò quanto più potè con Mons. Pozzoni e presa a stimarlo ed amarlo come uomo prudente e santo.

2. Il giudizio di Mons. Costantini
Al sentirne la morte, Sua Eccellenza esprimeva in questi termini i sensi del più profondo dolore: «Sento che ho perso un amico franco e fedele mi ha aiutato cola sua consumata prudenza e lunga esperienza. Confesso che debbo molto alle sue preghiere. Sì, era un uomo di grande attività, ma il fervore del suo zelo gli veniva dal fervore delle sue preghiere. L'Istituto delle Missioni Estere di Milano ha perso uno nei suoi migliori membri. Possa la memoria dei suoi esempi sopravvivere nel cuore dei suoi missionari. lo 1 'ho ammirato e l'ammiro per la sua sincera pietà e infaticabile zelo, sempre pronto a trovare nuovi mezzi per dilatare il Regno di Dio. Veramente amava la Chiesa molto più della sua stessa vita».
Ma vedo che l'amore e il dolore mi hanno fatto deviare alquanto, e ritorno al filo del mio parlare.
Il suo cuore tenero, e pio fu presto guadagnato alla causa delle missioni. Ordinato sacerdote il primo marzo 1885, lo vedemmo partire felice e contento per Hong-Kong il lO novembre dello stesso anno. Solo un grosso volume potrebbe raccontarci la storia dei suoi vent'anni di duro lavoro in mezzo ai Cinesi del continente.
Dotato di una ferrea costituzione e di non ordinario coraggio e pertinacia di propositi, pareva non sapesse cosa voglia dire fatica, pericolo, insuccesso: unica sua guida era un desiderio ardentissimo di salvare il più grande numero possibile di anime. Il fare due o tre giorni di cammino per amministrare un ammalato era per lui la cosa più naturale del mondo. Qualche volta, per tema di non arrivare in tempo facendo la via di terra, prendeva un'accorciatoia per via di mare, di notte e su d'una misera barchetta, che avresti detto spinta più dal prepotente desiderio suo che dalle braccia del barcaiolo, che non finiva di esaltare il coraggio del Shi-shen-fu. Né il suo era un coraggio impulsivo, temerario: si esponeva ai più gravi pericoli, perché convinto che l'amministrare un ammalato grave era più che sufficiente motivo per esporsi anche al pericolo di perdere la vita.

3. Zelo e coraggio apostolico
In Hong- Kong tutti ricordano un caso famoso nel quale la sua santa astuzia fu pari al suù coraggio. In un villaggio pagano giaceva gravissimo un cristiano Quei della famiglia, pagani fanatici, per esser più sicuri contro ogni tentativo del missionario, portarono l'ammalato in una stanza pubblica e vi montarono la guardia, pronti a uccidere il missionario, che avesse osato entrare. Il P. Pozzoni si nascose nelle vicinanze e, quando s' avvide che la proverbiale inerzia cinese aveva lasciato la porta senza guardia, lesto vi entrò, amministrò l'ammalato e se n'andò lasciando felice il morente e furibondi i pagani, che se ne
erano accorti troppo tardi.
Forse più arrischiata ancora fu un'altra sua visita ai cristiani della città, di Wai-chow. Si era in pieno boxerismo, e l'ammazzare un missionario non era cosa né rara né pericolosa. Ben sapeva egli del grave rischio che correva, ma, lo confessava ingenuamente lui stesso, proprio non seppe resistere alla grande voglia di vedere e confortare i suoi cristiani. Nessun catechista osò andare con lui e partì solo. Arrivato alle porte della città una turba di pagani gli fu attorno; gli uni meravigliati del suo coraggio, gli altri furibondi e sitibondi di sangue cristiano. Mentre si grida: «Sha-yang-gui-zi!» (Morte al diavolo europeo!) lui calmo e sorridente domanda la parola e grida: «lo sono il Padre Shi, non mi conoscete?.. non ho io sempre cercato di fare del bene a voi tutti?. Chi dunque di voi mi vuoI uccidere?» E voltandosi ad uno lì vicino: «Sei tu che mi vuoi ammazzare?» e quello, meravigliato, rispondere: «Io, no certamente» E così passa ad un secondo e poi ad un terzo, che alla medesima domanda diedero la stessa risposta.
«Ebbene, concluse P. Pozzoni, allora io sono qua sicuro e tranquillo in mezzo ai miei vecchi amici». Tutti risero ed ammirarono il suo sangue freddo e lui contento se n'andò dai suoi cristiani, che, se si può dire, lo adoravano.
E ne avevan ben donde. Padre Pozzoni viveva esclusivamente per loro, s'era completamente incinesato (praeter cor) e viveva come il più povero dei suoi cristiani, che certo non erano ricchi. Tutto, assolutamente tutto il danaro che gli veniva alle mani, era speso per i catechisti, le scuole, le cappelle, i poveri, gli ammalati. L'elemosina stessa della Messa, che era pur misera cosa ed insufficiente ad una onesta sostentazione, andava per la maggior parte a finire in opere di propaganda. Gli Inglesi che per caso lo trovavano fuori in Distretto, erano altamente meravigliati della poverissima vita che conduceva in mezzo a un lavoro duro e continuo di tutti i giorni, di tutti i momenti.
E il Signore visibilmente benediceva alle fatiche del suo servo buona e fedele; le conversioni abbondavano e le poche migliaia di cristiani che trovò al suo entrare in missione erano saliti alla bella cifra di 14 mila quando piacque alla Divina Provvidenza domandargli il più grande sacrificio che abbia fatto in vita sua, quello cioè di fargli lasciare i suoi cristiani del continente per andare ad Hong-Kong, come Vescovo Missionario.

4. Vescovo Missionario
Alla morte di Mons. Piazzoli una tema, com' è l'uso, venne proposta alla Santità di nostro Signore Pio X per la nomina del successore. Sua Santità domandò: «Quale dei tre fu sempre coi Cinesi?» «P. Pozzoni», gli si rispose: «Ebbene, riprese il Papa, voglio Pozzoni Vescovo di Hong-Kong». La sua consacrazione, fatta dall'amico Mons. Menicatti, fu un vero trionfo. I suoi cristiani avevano, letteralmente invaso la residenza e la vasta Cattedrale per assistere alla consacrazione del venerato loro Shi-shen-fu.
Quale era stato come missionario in terraferma per venti anni, tale fu come Vescovo all'Isola per i suoi 18 anni d'episcopato. Lo stesso fervore di pietà e di zelo, lo stesso amore alla povertà e semplicità di vita, una dolcezza a tutta prova. Unico suo distintivo ossia privilegio era quello di lavorare più di tutti. Chi scrive queste linee ebbe occasione di vederlo al lavoro suo quotidiano e meravigliandosi della fenomenale sua attività con un comune amico, questi mi disse queste precise parole: «Quattro di noi non arrivano a fare quello che Monsignore fa da solo», risposta enfatica che giustifica quello che ebbi già a scrivere e che è la pura verità: Mons. Pozzoni era sempre primo al lavoro, ultimo al riposo.
Per 18 anni, quando non era occupato altrimenti, passava tutta la mattinata e molte ore del pomeriggio o nel confessionale o innanzi al Santissimo Sacramento. La divozione all'Eucaristia era la sua divozione prediletta e chi scrive non una sola volta restò meravigliato del come potesse durarla sì a lungo in ginocchio col viso fisso al tabernacolo. E questa sua divozione la comunicò ai cristiani del Continente e dell'Isola, e non credo far torto a nessuno se dico che il suo esempio ha reso molto più spirituale la vita del suo gregge, specie in Hong-Kong.
Ogni anno visitava parte della missione, e quella che in sé era una vera prova di resistenza, era per lui uno svago dal monotono lavoro della grande Babilonia ch'è Hong-Kong. Le sue visite erano una grande festa per le varie cristianità, che potevano avere per loro sole e goderselo proprio tutto il buon Padre delle anime loro. E, purtroppo, pare che le fatiche veramente eccessive dell'ultima sua visita fatta lo scorso novembre, abbiano accelerato la sua fine. Generalmente a piedi, passò e ripassò quei monti con un tempo piuttosto freddo, e tutti notarono che l'energie del Vescovo non erano più quelle d'una volta; e difatti un giorno venne meno e cadde a terra. A giudizio dei dottori la sua morte fu dovuta a dilatazione di cuore, causata dalla eccessiva fatica dell'ultima visita.
E per noi, in mezzo al dolore dell'immensa irreparabile perdita, è di grande sollievo e conforto il pensiero che questa bella figura di apostolo cadde sulla breccia dopo 39 anni d'una vita apostolica piena di meriti e di virtù, e ci auguriamo e preghiamo che il buon Dio conceda alle nostre missioni, alle missioni tutte, molti di questi Vescovi che veramente edificarono la Chiesa di Dio e si fecero ammirare anche da coloro che ci sono avversari.
Abbiamo accennato alle sue lunghe visite al SS. Sacramento, alla sua assiduità al tribunale di penitenza. I giornali di Hong-Kong e le lettere dei confratelli ci parlano ora del penoso vuoto che tutti sentono nella Cattedrale non vedendo l'amato Vescovo al confessionale o al suo posto in ginocchio innanzi al SS. Sacramento.
Pare che la Cattedrale abbia perso qualche cosa, manchi di qualche cosa; uno esce di chiesa con un senso, di malessere spirituale... il santo Vescovo non è più là... Sì, santo vescovo. In una lettera del 7 Maggio di P. Banchi leggiamo: «Qui la gente tiene il defunto Vescovo come un Santo, e si raccomandano a lui per grazie, che affermano anzi già ricevute».
Ed anche un santo allegro. Egli infatti seppe congiungere, si direbbe senza sforzo, naturalmente,
due qualità poca facili a trovarsi riunite nella medesima persona, voglio dire una grande giovialità, un' allegria spesso rumorosa con una grande serietà di propositi e austerità di vita. Chi ebbe il privilegio di passare anche i lunghi anni con lui, non ricorda d'averlo mai visto mesto, pensieroso alle volte sì, ma mai mesto, Si direbbe che l'innocenza del suo bel cuore, la quasi ingenua dirittura del suo spirito per la quale non cercava che Dio e le anime, l'avessero talmente unito colla superna fonte d'ogni vera felicità che anche qua in questo brutto mondo l'anima suo pregustasse qualche cosa delle gioie del paradiso. Siccome poi in lui il carattere lombarda" anzi brianzolo, ha trovato un massimo esponente, così la sua alle grezza di spirito si effondeva all'esterno e la sua allegria era espansiva, ripeto, alle volte rumorosa. Ma mai che sia sceso a qualche, non dirò trivialità, ma nemmeno a quelle piccole libertà di parola o di tratto che nessuno saprebbe condannare di colpa ma che pure non ci piacciono specialmente nelle persone consacrate a Dio. Ripeto, buono, allegro, ma sempre con quel riserbo naturale che, mentre non toglie al nostro spirito l' amore, la venerazione, la confidenza, non ci permette di pensare a certe famigliarità. . .

5. Giudizi della stampa protestante
Tutti i giornali protestanti di Hong-Kong, senza nessuna eccezione, hanno fatto i più lusinghieri elogi del defunto Vescovo. Il South China Morning Post scriveva: «Non solo pei cattolici ma per tutti noi di Hong Kong la morte del Vescovo Pozzoni è stato un gran colpo... La sua innata gentilezza, le incantevoli sue maniere, il suo spirito di sacrificio per gli altri gli avevano guadagnato in ogni campo qualche cosa di più del semplice rispetto, e la sua morte ha causata qualche cosa che non è il solito cordoglio ma un acuto e sentito dolore del cuore. Tutti ne sentono profondamente la perdita: Hong Kong e il mondo hanno perso un uomo buono. Migliaia e migliaia hanno perso per sempre un Padre amatissimo».
L'Hong-Kong Telegraph scrive: «Sotto nessun altro Vescovo le associazioni ed istituzioni cattoliche furono tanto promosse come sotto del Vescovo Pozzoni. Egli era patrono di tutte queste associazioni, scuole, ecc. ed era puntualissimo nell'assistere a tutte le relative funzioni, sedute, ecc. Sua Eccellenza, senza pretendere di essere uno specialista in fatto di educazione scolastica, era molto attivo anche in questo campo: le scuole cattoliche della colonia negli ultimi vent'anni ebbero un grande sviluppo specialmente per opera del suo braccio destro ed amico, il compianto Padre De Maria. Il
Vescovo era di diritto membro dell'Università di Hong Kong, ed era esemplarmente fedele e attivo nell' adempimento dei suoi relativi doveri... La sua vita di dure fatiche al continente, la sua estrema semplicità ed affabilità assieme al suo sincero interesse pel bene del prossimo l'avevano reso caro a tutti».
In questo senso parlarono anche gli altri giornali.
Insomma è pura verità il dire che il lutto della Missione fu il lutto di tutta Hong-Kong, cattolica, protestante, pagana. Sua Eccellenza il Governatore Stubbs scriveva significando il sincero suo dolore per la perdita di tanto uomo e assicurando che per lui come per tutti era un lutto domestico. A lui si unirono tutti i grandi ufficiali civili, militari e consolari della Colonia. Lo stesso Vescovo protestante Duppy scriveva dicendo d'aver perso un caro amico, che aveva speso tutta la vita a far del bene; e i protestanti di Hong-Kong, come corpo, inviarono le più sincere condoglianze alla Missione Cattolica.
Il funerale poi fu un vero trionfo del defunto e di nostra santa Religione, che sola sa elevare a tanta virtù i suoi figli fedeli. Tutta Hong-Kong civile, politica, militare, navale, religiosa eravi rappresentata non solo dalle più alte autorità e dalle più spiccate personalità, ma e più da un'onda interminabile di popolo anche non cristiano, che sentiva il bisogno di rendere l'estremo tributo all'Uomo buono, che era passato in mezzo a loro non facendo che del bene.

6. Gli onori dell'Italia
Ma quello che ha fatto tanto bene al mio cuore d'Italiano, è la parte che la patria lontana ha preso, in queste solenni onoranze funebri a un suo degnissimo figlio. Per una fortunata coincidenza il nostro incrociatore Calabria si trovava ancorato nella bella rada di Hong-Kong. L'ottimo Comandante Carrara dispose per gli estremi onori militari al defunto, che oltre esser Vescovo, era anche Commendatore della Corona d'Italia. Nella Cattedrale ai quattro angoli del catafalco stavano irrigiditi quattro marinai colle armi rovesciate, quasi a rappresentare la patria addolorata per la perdita di sì degno figlio. Giù per la navata centrale in doppia fila eranvi quaranta marinai armati al comando dei loro ufficiali. Al corteo funebre un distaccamento armato di marinai prestava servizio d'onore, e per tutto il lungo tragitto dalla Cattedrale al cimitero, il carro funebre fu tirato a braccia dai nostri bravi marinai, mentre altri marinai portavano una bellissima enorme corona di fiori seguita da un gruppo d'ufficiali.
Il Vicario del defunto Vescovo, Padre Spada, si fece un dovere di ringraziare il Comandante Carrara, i suoi ufficiali e uomini per la loro spontanea e gentile partecipazione alle onoranze funebri del compianto Vescovo, e ne riceveva questa risposta che qui vogliamo riprodurre ad onore della nostra marina e sicuri di fare cosa grata ai nostri lettori.
«Reverendissimo Padre, RingraziandoLa della Sua cara lettera del 26 febbraio mi faccio un onore di riassicurarLa in nome mio e dei miei ufficiali e uomini della Regia Nave Calabria che noi siamo convinti di non aver fatto che il nostro dovere come Italiani verso un nobile Missionario nostro compatriota e come cristiani verso il compianto Vescovo.
Nell'impossibilità di fare, come avremmo desiderato, una bara col legno delle nostre montagne italiane, noi ci siamo fatto un onore di circondare delle nostre persane il Venerato Defunto; e alle lagrime dei poveri da lui beneficati, che davanti a Dio erano certamente una solenne e commovente preghiera, noi abbiamo voluto aggiungere quegli onori che, in questo lontano paese, potessero far conoscere l' indissolubile vincolo che nei nostri cuori unisce la Religione e la Patria»....

Un'ultima parola.
Quando Padre Pozzoni fu fatto Vescovo, ci racconta P. Valtorta, che ne tessé l'elogio nella Cattedrale, ad un amico che si congratulava con lui, rispose con la più sincera umiltà queste parole «lo sono spaventato: pregate per me, ché non abbia a riuscir male».
I Santi son tutti così, diffidano sinceramente di se stessi, e il Signore li aiuta a fare grandi cose. E noi finiremo queste nostre parole pregando l'anima santa del defunto Vescovo che colla sua intercessione ottenga alla sua Missione un Vescovo che ne imiti le virtù e lo zelo per la conversione delle anime.
Fiat, fiat.

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