IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

HONG KONG
LA MEMORIA FONTE DI SPERANZA
NECROLOGI dei MEMBRI del PIME di HONG KONG

a cura di P. Stefano Andreotti

"Interroga le generazioni passate, e rifletti sull'esperienza dei padri.
Noi infatti siamo di ieri e non sappiamo nulla.
I nostri giorni sulla terra non sono che un'ombra.
Ma essi certamente ti insegneranno, 
traendo le parole dal loro cuore"

(Giobbe 8: 8-10)

- 1 - - 2 - - 3 -

1861 - P. Paolo Reina
1862 - P. Antonio Riva
1863 - P. Andrea Fenaroli
1868 - P. Gaetano Origo

1868 - P. Gaetano Favini

1877 - P. Domenico Davanzo
1878 - P. Borgazzi Ignazio
1889 - P. Sasso Luigi
1892 - P. Burghignoli Giuseppe
1894 - Mons. Raimondi Timoleone
- 4 - - 5 - - 6 -

1901 - Mons. Scurati Giacomo
           - P. Viganò Bemardo
1902 - P. Bianchi Francesco Maria
1904 - Mons. Volonteri Simeone
        - Mons. Piazzoli Luigi Maria
1911 - P. Poletti Attilio
        - P. Salice Amasio Francesco
         


1916 - P. Andreoletti Celestino
1919 - P. Gabardi Pietro
1923 - P. De Maria Pietro
1924 - Mons. Pozzoni Domenico

 

 

 

1925 - P. Zamponi Giuseppe
1928 - P. Placzek Agostino
1930 - P. Banchi Antonio
1933 - P.Ferrario Angelo
1936 - P. Carabelli Giuseppe
1940 - P. Crippa Luigi
1941 - P. Garbelli Pietro
1942 - P. Teruzzi Emilio
1943 - P. Arvat Davide
1945 - P. Olivares Gioacchino
1948 - P. Robba Michele

- 7 - - 8 - - 9 -
1950 - P. Spada Giovanni Michele
1951 - Mons. Valtorta Enrico
1953 - P. Maglioni Raffaele
1956 - P. Frare Domenico Andrea
1957 - P. Grampa Angelo
1959 - P. Page Daniele
1960 - P. Zilioli Giacomo
1962 - P. De Maestri Francesco
           - P. Feroldi Alfredo
1963 - P. Bacchin Angelo
1965 - P. Riganti Antonio
1967 - P. Alessio Giusepe
1968 - P. Tragella Giovanni Battista
           - P. Pilenga Baldassare
1969 - Fr. Radice Adolfo
1972 - P. Della Nina Raffaele
           - P. Liberatore Ottavio
1973 - P. Bonaudo Lorenzo
            - P. Bonaldo Pietro
            - P. Poletti Ambrogio
1974 - P. Fraccaro Valeriano
1976 - P. Granelli Andrea
            - P. Galbiati Umberto
1977 - P. Tapella Enea
1978 - P. Cornetti Alessandro
1979 - P. Orlando Carmelo
1980 - P. Speziali Cirillo
           - P. Brookes Riccardo
           - P. Strizoli Giuseppe
1981 - P. Bruzzone Edmondo
           - P. Parodi Mario
1982 - Fr. Brambilla Luigino
1983 - Mons. Bianchi Lorenzo
           - P. Cantore Michele
1984 - Fr. Polo Vittorio
- 10 - - 11 - - 12 -
1988 - P. Beretta Enrico
           - Fr. Colleoni Mario
           - P. Cozzo lino Domenico
           - P. De Angelis Orazio
1989 - P. Maringelli Domenico
           - P. D'Ayala Valva Diego
1990 - P. Ricciardi Francesco
           - P. Viganò Giovanni
1991 - P. Bolis Luigi
           - P. Carrà Giuseppe
1993 - P. Tettamanzi Ferruccio
1994 - P. Calzini Ovidio
           - P. Ramacciotti Adolfo
1995 - P. Santinon Narciso
           - P. Numeroso Luciano
1996 - Fr. Polli Enrico
1997 - P. Gambaro Luigi
           - P. Pittavino Giovanni
1998 - P. Boerio Antimo
           - P. Girardi Giacomo
           - P. Pisani Osva1do
           - P. Bazzo Domenico
2000 - P. Aletta Luciano
2002 - P. Barbieri Amedeo
2003 - P. Einaudi Secondo
           - P. Lerda Francesco
2004 - P. Famiglietti Giuseppe
           - P. Caruso Giorgio
           - P. Crotti Amelio
2006 - P. Lambertoni Adelio
           - P. Maestrini Nicola
2007 - Fr.Causa Andrea
           - P. Mencarini Lido

1925

P. ZAMPONI GIUSEPPE  (1870-1925)

Un lutto dell'istituto delle Missioni Estere, La morte del Rev.mo P. Giuseppe Zamponi (P. Antonio Banchi, dalle Missioni Cattoliche, 1925, p. 285).

P. Zamponi non è più! Egli ci aveva lasciato ai primi di Agosto per tornarsene al paese nativo per vedere di riacquistare, in seno alla famiglia che l'adorava, quelle forze che ogni dì più gli venivano mancando. Era partito ilare come sempre e pieno di speranze. Da casa faceva scrivere al Superiore dell' Istituto che il viaggio era stato ottimo e che egli si sentiva assai sollevato.
Una settimana più tardi, in un'altra lettera senza dar notizie allarmanti, ma pur quasi presagendo la fine imminente, egli dettava alcune disposizioni in caso di morte.
Il 19 mattino un telegramma della sorella da Macerata diceva: «P. Zamponi aggravatissimo»: e poche ore dopo un altro telegramma annunziava la morte del caro padre, gettando nel costernazione i confratelli e tante buone anime che in P. Zamponi venivano a perdere l'amico buono, il consigliere esperto, il padre amoroso. Con lui scomparve una magnifica figura di sacerdote e di apostolo, che sarà ricordata con affetto e venerazione da quanti l' hanno avvicinato e specialmente dai suoi confratelli, che egli fraternamente amava.
Nato a Pausula, in diocesi di Fermo il l Aprile del 1870 veniva ammesso ancor giovanetto nel Seminario diocesano, dove compì gli studi ginnasiali e liceali meritando si per la sua serietà di venire scelto a prefetto di camerata. Al termine degli studi liceali, sentendosi chiamato irresistibilmente alla missione, fece domanda di essere ricevuto nell'Istituto delle Missioni Estere di Milano, più conosciuto allora sotto il nome di Seminario di S. Calocero. La sua domanda venne accettata dall'allora superiore di S. Calocero Mons. Scurati ed il giovane levita faceva il suo ingresso nell'Istituto il giorno 16 settembre 1891. Nel partir dalla sua casa alla mamma che si lamentava rispondeva: «E' tutta colpa vostra, o mamma, perché è da voi che ho appreso ad amare il Signore e a fare la sua volontà». E la buona donna sorrideva rassegnata alla partenza del figlio.
La sua vocazione alla missione datava dai suoi teneri anni ed era stata cagionata, come egli mi diceva pochi mesi or sono, dalla lettura di un racconto delle Letture Cattoliche di D. Bosco intitolato «Guglielmo». A Milano il giovane chierico si distinse subito per una soda pietà, un vivo amore allo studio ed una grande giovialità. L'obbligo di leva venne però ben presto ad interrompere i suoi studi, egli dovette lasciar l'abito chiericale per prestar servizio militare; ebbe però la fortuna di poterlo compiere parte in Milano e parte nelle adiacenze. Anche da soldato si conservò sempre fedele ai doveri di un buon chierico compiendo colla più scrupolosa esattezza gli esercizi di pietà e continuando, nei tempi liberi, lo studio delle scienze sacre.
Compiuto il servizio militare, rientrò senz'altro nel seminario delle missioni senza neppur recarsi a riveder la famiglia che pur tanto amava. Ricevuti gli ordini sacri il 9 marzo 1895, celebrava la sua prima messa nella Chiesa di S. Calocero. Nel giorno di S. Giacomo riceveva la sua destinazione alla missione di Hong-Kong per la quale partiva il 27 settembre dello stesso anno. Dopo circa un mese di viaggio, arrivava in Hong-Kong accolto amorosamente dal Vescovo Mons. Piazzoli e dai confratelli. Veniva subito destinato a Si-kung per impararvi il cinese e formarsi alla vita di missionario sotto la guida dell' ottimo P. Pozzoni, che doveva poi succedere a Mons. Piazzoli quale Vicario Apostolico di Hong-Kong.
A quel tempo Si-kung era come il centro di quasi tutta la parte continentale della missione e vi facevano capo quasi tutti i missionari che lavoravano nell'interno. P. Zamponi seppe presto cattivarsi le simpatie di tutti i confratelli col suo carattere schietto ed allegro. Appena seppe balbettare qualche parola di cinese volle subito condividere coi confratelli le fatiche dell'apostolato prestandosi a visitare le più lontane cristianità; e, più tardi, acquistata maggior facilità nella lingua, volle essere dei più arditi nel portare sempre più avanti l'opera di evangelizzazione in mezzo a popolazioni che mai avevano visto il missionario, né avevano sentito parlare della nostra santa religione. Passò così i primi tre anni, durante i quali, per incarico di P. Pozzoni, costruiva in due diversi centri due cappelline che stanno ancora a testimoniare del suo buon gusto artistico.
Intanto colla nuova divisione delle missioni in distretti compiuta da Mons. Piazzoli, P. Zamponi veniva destinato a Tham-Tong, piccola cristianità nel centro dell'immenso distretto del Kui-shen, ove oltre un milione di abitanti erano ancora da evangelizzare. Il giovane missionario si mise al lavoro con tutto lo slancio del suo cuore ardente per dissodare questo terreno ancora vergine. Dopo un anno di fatiche, di stenti, di sacrifici, incominciava a prodursi qua e là un salutare movimento di conversioni, quando il buon padre, in seguito agli strapazzi, cadeva gravemente infermo, per cui fu necessario trasportarlo subito in Hong-Kong per esservi curato. Riavutosi dalla malattia, rimase tuttavia così debole e malandato, che Mons. Piazzoli giudicò imprudente il rimandarlo per allora al suo distretto e lo destinò temporaneamente ad un piccolo distretto di vecchi cristiani, vicino ad Hong-Kong. Ivi rimase per ben due anni: la sua salute ne guadagnò, ma il suo morale soffriva grandemente in vedersi costretto pressoché all' inazione, mentre la sua esuberante energia lo spingeva a più grandi conquiste. Egli scherzevolmente amava poi in seguita definire il tempo passato in quel distrettino «gli ozi di Capua».
Finalmente ottenne di poter ritornare al suo antico distretto e ciò avvenne precisamente al principio del 1901, subito dopo la bufera dei Boxers. lo, giunto appena allora dall 'Italia, ricordo con ammirazione la gioia con cui ricevette la lettera colla quale Mons. Piazzoli lo invitava a tornare in quel distretto, dove il suo zelo per i Gentili avrebbe trovato un campo immenso e ben disposto a ricevere la semente evangelica. In poco più di due anni, che vi passò, ebbe la consolazione di poter amministrare parecchie centinaia di battesimi, vi costruì due belle chiesine, si formò parecchi ottimi catechisti, e lasciò il distretto così bene organizzato, che io, che gli succedetti nella cura del distretto, nei dieci anni che vi passai non trovai di meglio che seguire fedelmente le sue orme e uniformarmi al suo sistema di evangelizzazione, che sperimentai veramente efficace e fecondo di santi e consolanti frutti.
Egli viveva tutto del suo distretto e pel suo distretto; stava assaporando, direi tutta l'ebbrezza della vita missionaria, intrecciata di sacrifizii e di martirii, quando d'improvviso gli venne la notizia del suo trasferimento ad altro distretto. Nel turbolento distretto di Hoi-Fung, ove già vi erano quasi duemila cristiani, era morto il P. Bianchi dopo appena tre anni di missione, ed era necessario un missionario della tempra di P. Zamponi per prenderne degnamente il posto. Questo trasferimento repentino fu per lui come una stilettata al cuore, e ci volle tutto l'eroismo dell' obbedienza perché egli si rassegnasse a lasciare quel Kui-shen, a cui aveva dato tutto il suo cuore, tutto se stesso.
Ma nel nuovo distretto egli doveva trovare un campo anche più adatto per svolgervi le sue magnifiche energie e la sua instancabile attività. A decine si contano i villaggi da lui convertiti, numerosissime le cappelle, le scuole costruite tra cui una bella chiesina presso la residenza principale ed un convento per la S. Infanzia tenuto dalle Suore Canossiane che vi raccolgono ogni anno centinaia di bambine abbandonate. Rimase in quel distretto per undici anni, dopo di che veniva chiamato in Hong-Kong alla direzione di quel fiorente orfanotrofio. Ma in questo nuovo posto non doveva restare a lungo perché subito dopo veniva chiamato dalla fiducia del vescovo e dei confratelli a coprire l' importante carica di delegato della missione di Hong-Kong in seno al Consiglio direttivo dell'Istituto. Era così costretto a lasciar la missione dopo aver passato vent'anni prodigando tutto se stesso ed io che ero unito a lui da vincoli di fraterna amicizia, ben so quanto gli sia costato questo sacrificio.
A Milano gli venne assegnato l'ufficio di assistente alla chiesa pubblica e fu in tale ufficio che le sue ammirabili doti di confessore e direttore spirituale si manifestarono, attirando a lui numerosi i penitenti e le persone devote, sicché era costretto a passare ogni giorno le lunghe ore in confessionale.
Ma anche in mezzo alle cure dei suoi nuovi uffici il suo cuore era rimasto unito alla diletta missione ed egli anelava di potervi ritornare. Spirato il quadriennio del suo incarico egli domandò a vescovo ed ai confratelli di lasciarlo libero, e, appena ricevutane l'autorizzazione, ripartiva subito per l: cara missione celebrando sul piroscafo il suo giubileo sacerdotale. Giunto a Hong-Kong ottenne da vescovo di poter tornare a lavorare nel suo caro Hoi-Fung, ma purtroppo la sua fibra era ormai indebolit: e dopo pochi mesi fu ridotto a così mal partito da far temere imminente una catastrofe. Restò qualche mese nell' ospedale delle suore, poi per ordine preciso dei medici dovette rassegnarsi al rimpatrio.
In Italia la sua salute guadagnò un pochino e dopo un anno di cura si riebbe tanto da poter esser destinato all'importante e delicato ufficio di procuratore generale dell'Istituto presso la S. Sede in Roma Il clima di Roma sembrava essergli propizio e di fatti egli vi poté rimanere due anni lavorando COI alacrità, ma nell' estate dello scorso anno egli si trovò di nuovo malandato in salute e quando venne: Milano per la riunione del Capitolo generale dell'Istituto venne esonerato dal suo ufficio in Roma { destinato alla casa madre in Milano quale confessore degli alunni di teologia.
Passò così questo ultimo anno tra i confratelli e i giovani della casa di Milano, edificando tutti coll~ esemplare pietà, colla sua esattezza a tutte le pratiche di comunità a cui volle prendere parte fino alI ultimo, quantunque la sua malattia ed i suoi acciacchi fossero più che sufficiente ragione peJ dispensarvela. Il Signore voleva purificare sempre più quell'anima tutta sua e permise che all'umiliaziom di una forzata inattività agli affanni, alle pene del suo male si venisse ad aggiunger la molestia della quasi totale perdita della vista. In mezzo a tanti mali, il buon padre rimase sempre rassegnato e gioviale. Ancora pochi giorni prima di partire per il paese natio, quando già il morbo che lo minava aveva fatto enormi progressi, lo si vedeva la sera seduto in ricreazione cogli alunni a tenerli allegri col racconto di qualche aneddoto di missione.
Questa calma, questa padronanza di sé, questa serenità in mezzo ai dolori, alle sofferenze della vita di missione furono sempre una sua prerogativa. Durante i suoi anni di missione si trovò a dover fronteggiare situazioni terribili, ebbe dispiaceri, prove dolorosissime, fu minacciato più volte della vita, anche una volta fu battuto a sangue da una sbirraglia di un mandarino per aver voluto difendere un cristiano perseguitato, ma egli sempre sopportò tutto con ilarità e rassegnato. Questa rassegnazione, questa giovialità lo accompagnarono anche sul letto di morte. Dopo d'aver ricevuto gli ultimi Sacramenti, a qualcuno che gli parlava ancora di speranza, di miglioramento rispondeva sorridendo: «Ci vorrebbe anche questa che, adesso che alla morte mi sono preparato, Nostro Signore non mi facesse morire!». Ma la morte non si fece aspettare: egli era ormai maturo per cielo.
La sua dipartita lasciò un gran vuoto nel nostro Istituto. Questo Istituto, insieme colla sua missione di Hong-Kong erano tutto il suo amore, viveva per l'Istituto e per la sua missione. Pochi giorni prima di lasciarci mi parlava ancora con desiderio nostalgico di Hong-Kong, del suo caro distretto di Hoi-Fung: mi manifestava il desiderio ardente che sentiva di tornarsene a finir i suoi giorni nella diletta missione in mezzo ai confratelli tanto amati, tra i suoi cari cristiani che egli aveva generato a Cristo. Quantunque più non si reggeva in piedi e sentiva prepotente il bisogno di ritirarsi al paese natio nella speranza di riprendere le forze perdute, volle tuttavia restare a Milano fino al 31 Luglio per poter prendere parte al pellegrinaggio di tutto l'istituto a Saronno nel 75° anniversario della sua fondazione. Quel giorno lo vedemmo piangere di consolazione e di gioia.
Morì a Macerata, assistito amorevolmente dai suoi famigliari, edificando tutti: la catastrofe fu così repentina che due dei suoi confratelli, partiti da Milano all'annunzio del suo aggravarsi, non fecero più in tempo a vederlo, e non poterono che presenziare ai funerali in Macerata. Il giorno seguente la cara salma fu portata a Pausula, il paese nativo, per essere seppellita nella tomba di famiglia. Tutta la popolazione seguì il feretro al cimitero, dove il sindaco del paese ed il vice-parroco lessero commoventi parole piene d'ammirazione per il missionario defunto. Possa il caro Padre, dal cielo, dove lo speriamo, intercedere per tutti noi, pel suo Istituto, per la sua missione di Hong-Kong.

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1928

P. PLACZEK AGOSTINO  (1874-1928)

Necrologio (dal Vincolo n. 1, aprile 1929, p. 8)

Colla morte del P. Placzek - comunemente chiamato senz'altro P. Agostino - la missione e la colonia di Hong Kong perdono una delle figure più note e più caratteristiche. La malattia del buon Padre non fu lunga, essa durò solo una settimana: ricoverato all'ospedale francese, tenuto dalle suore di S. Paolo di Chartres, si comprese subito che, nonostante la forte costituzione, egli non avrebbe resistito al male. Fin dal giovedì 29 settembre infatti il suo stato si fece assai grave, sicché chiese e ricevette gli ultimi sacramenti: la mattina del 26 alle 10, nonostante le cure dei medici e le delicate attenzioni delle buone suore egli spirava, lasciando nel cordoglio confratelli e fedeli.
Il P. Agostino era ancora in buona età, essendo nato a Bytkow, in Polonia il 21 agosto 1874. Passato in Italia, egli era entrato nell'Istituto delle Missioni Estere nel 1895. Ordinato sacerdote nel 1898, fu destinato alla missione di Hong Kong, dove giunse quello stesso anno. Per molti anni egli diresse ed insegnò nel seminario indigeno, sicché si può dire che quasi tutti i preti indigeni del vicariato sono stati suoi allievi. Contemporaneamente egli fu eletto rettore della Chiesa di S. Giuseppe in città e cappellano militare della colonia. Per la conoscenza perfetta delle principali lingue europee egli poté rendere prezioso e fecondo il suo ministero.
Durante il suo rettorato egli fece di S. Giuseppe la chiesa militare, che ogni domenica accoglieva regolarmente i militari cattolici di terra e di mare e la Polizia. Si deve a lui, in quel tempo, la fondazione, sempre a S. Giuseppe, del Club di S. Patrizio dove i militari avevano modo di passare le ore libere in un onesto divertimento e dove trovavano sempre il volto ed il cuore amico del P. Agostino che li sollevava, li incoraggiava, li ammoniva, li aiutava anche in tutti i modi. E non soltanto i soldati cattolici, ma pure i protestanti trovavano in lui un cuore aperto e sinceramente desideroso del loro bene. Ci sono tuttora molti vecchi residenti, non cattolici, i quali sono sempre rimasti riconoscenti al P. Agostino del bene ricevuto, quantunque fosse uomo dal fare franco e chiaro, nessuno mai si tenne offeso della sua sincerità, perché ne conoscevano e ne sentivano la carità e la rettitudine. Lasciando la colonia, essi continuavano la corrispondenza col P. Agostino, che aveva perciò un gran numero di amici in Inghilterra, Irlanda ed altrove all'estero. In 30 anni di missione il P. Agostino si assentò temporaneamente, solo due volte, la prima nel 1911-12 recandosi in Australia, per motivi di salute e l'altra dopo la guerra nel 1923 per
riposarsi alquanto e rivedere la sua vecchia madre, - tuttora vivente in età di 92 anni! - tornando poi subito a Hong Kong.
Ultimamente, costruitasi la nuova Chiesa di S. Margherita Alacoque, nel centro quasi cosmopolita di Happy Valley, egli ne fu eletto rettore, e dimostrò come già in S. Giuseppe, tutto il suo amore pel decoro della Chiesa di Dio e il suo gusto artistico, provvedendo la Chiesa di un bellissimo organo e le finestre di magnifici vetri colorati: la cura della chiesa era la sua ambizione. Quanto sia stata da tutti sentita la perdita del P. Agostino lo dimostrò il concorso di gente che si recarono a vedere la salma esposta nella chiesa di S. Margherita e la folla immensa che assistette ai funerali, ai quali erano presenti tutte le istituzioni della colonia, il vicario apostolico Mons. Valtorta, coi padri della missione, e i rappresentanti degli Ordini religiosi, che hanno la procura ed altre opere in Hong Kong. Parteciparono pure il console francese, il console italiano e molte altre distinte personalità della colonia. Tra le numerose corone inviate una ve n'era con una semplice commovente iscrizione
"From his old mother to her dear Augustine H. Era la corona che da uno sperduto paesello della eroica Polonia, la madre nonagenaria del missionario aveva fatto collocare pel "suo caro Agostino!"

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1930

P. BANCHI ANTONIO  (1878-1930)

Necrologio (dal Vincolo, n. 6, gennaio 1931, p. 5):

Era nato a Chivasso il 2 giugno 1878 e, benché figlio unico, seguendo i generosi impulsi del suo cuore, rispose alla divina chiamata entrando nel nostro Istituto nel 1897.
Partito per la Missione di Hong Kong nell'ottobre 1910, fu dapprima zelante missionario sulla terra ferma per oltre 10 anni, lasciando nel campo affidatogli larghe tracce del suo zelo, della sua attività, de suo spirito di iniziativa. Nel 1913 il suo vescovo Mons. Pozzoni che molto lo apprezzava, lo volle vicino a sé nella città di Hong Kong quale procuratore e suo cooperatore per le Opere del centro. Ed anche qui i padre Banchi, per lo spazio di circa Il anni, lavorò indefessamente per il bene materiale e spirituale della missione. Benché assorbito dalle più svariate occupazioni, il caro Padre non lasciò mai di prodigarsi COI sacrificio per le opere di ministero e di zelo.
Eletto nel Capitolo del 1924 membro della Direzione dell'Istituto e affidatagli pure la carica d Economo Generale, si staccò generosamente dalla Missione che tanto amava e si recò al suo nuovo poste di lavoro dedicandosi per 6 anni continui alle sue nuove attribuzioni. Affranto dal lavoro e da un male che lentamente ma inesorabilmente andava minando la sua fibra, questo caro Padre ci lasciava la sera de 13 novembre, dopo mesi di grandi sofferenze e dopo essersi santificato ed averci edificato con un' ammirabile pazienza ed una rassegnazione piena di abbandono nelle braccia amorose della Divina Provvidenza. Fatti per lui solenni funerali nella Chiesa dell'Istituto il giorno 15 novembre, la cara salma veniva trasportata nel nostro cimitero della Grugana, dove riposa accanto a quelle di altri fedeli operai di Gesù Cristo.

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1933

P. FERRARIO ANGELO  (1876 -1933)

Necrologio (dal Vincolo, n. 13, novembre 1933, p. 51):

Il P. Angelo F errario era nato a Inzago (Milano) il 13 marzo 1876 e, dopo aver compiuto i suoi studi letterari parte nel Seminario di S. Pietro Martire e parte nel Collegio Vida di Cremona, entrò nel 1896 nel nostro Istituto per compiervi quelli Teologici. Ordinato nel 1899, partì per la Missione di Hong Kong l'anno seguente. Appena appresa la lingua, fu subito messo alla direzione del Distretto di Sai Kung sul continente, dove spese, si può dire, tutta la sua vita missionaria. I buoni successi ottenuti, le chiese edificate o riparate, specialmente dopo i terribili cicloni del 1906, le conversioni ottenute e l'accurata formazione dei suoi cristiani stanno a testimoniare lo zelo e l'operosità del P. Ferrario in quegli anni. Nel 1910, malandato di salute, dovette venire una prima volta in Italia; ma l'anno seguente era già di ritorno al suo posto di lavoro. Poté però durarla poco perché la sua salute andava sempre più deperendo. Lasciò definitivamente la Cina verso la fine del 1914.
In Italia il P. Ferrario cercò ancora di rendersi utile alle missioni tenendo per parecchi anni l' Ufficio di amministratore delle nostre riviste; nello stesso tempo non lasciava di dedicarsi al ministero delle anime. Da qualche tempo però aveva dovuto smettere anche questo lavoro perché le sue forze andavano affievolendosi sempre più. Dalla Domenica della Palme di quest'anno dovette pure smettere la celebrazione della S. Messa perché troppo estenuato di forze. Per poterlo riavere meglio, il P. Superiore volle fosse ricoverato nella Casa di Salute di via Quadronno, ma pochi giorni dopo che vi si era recato il caro Padre si aggravò improvvisamente e il 17 giugno spirava placidamente, dopo aver ricevuti gli ultimi Sacramenti. Il 19 nella chiesa dell'Istituto ebbero luogo i funerali, presente cadavere, e la salma fu trasportata alla Grugana dove riposa nel nostro Cimitero.

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1936

P. CARABELLI GIUSEPPE  (1874-1936)

Necrologio (dal Vincolo, n. 18, gennaio 1937, p. 19):

Nato a Carnago (diocesi di Milano) entrò nell'Istituto nel novembre 1895 e, ordinato sacerdote nel settembre 1896 partì l'anno seguente per Hong Kong dove ebbe maestro P. Pozzoni poi suo vescovo. Da lui apprese lo zelo che non dà requie e un grande amore ai poveri cinesi, che gli acquistarono il cuore dei fedeli e la stima dei pagani. Fabbricò o riparò molte chiese e cappelle: fece che si potessero stabilire le Suore Canossiane nel capoluogo del suo distretto, Nam Tau, intensificando così le opere di beneficenza che favorirono lo svilupparsi di numerose conversioni. Il pubblico seppe così bene apprezzare l'opera del missionario e delle Suore che durante la terribile vampata bolscevica del 1927 respinse sdegnosamente le infami viete calunnie che i rossi tentarono di risollevare contro la chiesa. Fu poi direttore dell'Orfanotrofio S. Luigi in Hong Kong fino a quando fu nominato Delegato del Capitolo Generale del 1924.
Ritornato in Missione, fu direttore del Catecumenato e Rettore del Seminario. Nel 1930 dovette con dolore lasciare di nuovo la missione per andare in Portogallo come direttore spirituale nel nuovo Seminario delle Missioni Estere. Ammalatosi entrò in Italia, donde ristabilitosi in salute, tornò alla sua diletta Missione, dove lo attendeva pure il lavoro delicato della direzione spirituale per cui era molto ricercato. Gli ultimi anni suoi, affranto ormai fisicamente, li passò nell'ospedale di S. Francesco, dove però continuò a lavorare assistendo moralmente e spiritualmente con l'opera e col ministero i poveri e le cieche. Celebrò fino al 22 giugno; il 25 rendeva a Dio l'anima sua bella e adorna di meriti. Riposa in pace!

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1940

P. CRIPPA LUIGI  (1883-1940)

Necrologio (dal Vincolo, n. 26, gennaio 1941, p. 23):

Era nato a Milano il 7 dicembre 1883. Da fanciullo frequentò quell'oratorio di S. Carlo, dal quali per la sapiente guida di Mons. Giuseppe Magri, poi uscirono tante vocazioni sacerdotali. Questa di nostro Luigi non si manifestò subito: egli imparò l'arte del fabbro ferraio tanto bene che divenn capo-fabbro a servizio del Municipio di Milano. Ma Iddio lo chiamava al suo immediato servizio, e eccolo quotidianamente, cessato il lavoro, impiegare buona parte della notte nello studio per prepararsi a entrare in seminario. Ci voleva una volontà ferrea come la sua; e di fatti tale fu la sua costanza che a 2 anni, nel 1906 iniziava gli studi teologici nel seminario di S. Calocero. Due anni dopo, nel 1908, partiv ancora chierico per la missione di Hong Kong, dove il vescovo Mons. Pozzoni lo ordinava sacerdote il 1 ottobre 1910 nella cattedrale con affluenza di un pubblico scelto e numeroso. Fu subito mandato a, aiutare il R.P. Banchi nel vasto territorio di Wai Chow che oggi comprende vari territori con 12 sacerdoti. Ancor oggi ricordano quei buoni cristiani il "Li shenfu", che, con la sua giovialità, si accaparrava 1 simpatia, la confidenza, l'amore di tutti.
Imperversando la rivoluzione del 1911, il suo distretto fu tribolato dal brigantaggio che g procurò la poco gradita avventura del 6 dicembre 1911: catturato, spogliato delle vesti, privato del poco denaro che portava, solo per un miracolo ebbe salva la vita. Le sue relazioni col Vescovo e il Superior Generale circa quell'incontro rivelano la generosità del suo cuore e l'unico desiderio di rimettersi al suo lavoro con maggiore ardore di prima. Difatti per molti anni ancora egli continua a prodigarsi 'dove come vuole l'obbedienza'. Ma nel 1919 la sua salute parve così scossa che gli fu imposto un rimpatrio. l Italia i confratelli l'ebbero assai caro per l'amabilità verso tutti; e i Superiori l'ebbero preziose vedendolo pronto ad ogni ufficio. Difatti fu il primo rettore della comunità dei Fratelli; dopo tre ann dovette passare ad Arezzo a dirigere la nuova casa apostolica.
Mons. Ghezzi, Vescovo di San Sepolcro, che lo conosceva e stimava, lo volle avere in aiuto nell sua diocesi come parroco di Gricignano. Però chiedeva di poter tornare alla sua Missione di Hong Kong ma i Superiori, considerando il forte indebolimento di vista sopravvenutogli, gli affidarono l'ufficio d direttore spirituale prima a Monza poi a Treviso. Ultimamente aveva accusato sofferenze dovute a UJ attacco di appendicite. Ma l'operazione che sembrava cosa semplice rivelò un ascesso in profondità per i quale venne operato il giorno 4 luglio. Sembrava potersi bene sperare; ma per l'insufficienza cardiaca i caro Padre cessava di vivere all'ospedale del Perdono il giorno 6 luglio. Come egli aveva desiderato, L sua salma riposa nella solenne e cara quiete della Grugana.

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1941

P. GARBELLI PIETRO  (1875-1941)

Necrologio (dal Vincolo No. 28, gennaio 1942, pp. 25-26)

Era nato a Pozzuolo Martesana, Milano, i125 novembre 1875; fece gli studi nel seminario di Lod dove, come prefetto, ebbe affidati alle sue cure i suoi futuri colleghi di missione, i PP. Dante Magri ( Virginio Cornalba. Trasferitasi di nuovo la famiglia a Milano il nostro diacono fu ordinato sacerdote da Cardo Ferrari che lo destinò coadiutore nella nuova parrocchia di S. Luigi, dove con ardore giovanile fece del suo oratorio un centro di vita ferventemente cristiana. Nel 1903 gli moriva la mamma, ed allora poteva finalmente effettuare il suo antico desiderio di essere missionario ed ottenne di entrare in S Calocero.
Però dovette molto soffrire per l'inaspettata opposizione del babbo, che venne a morire appem prima che egli partisse per Hyderabad. Arrivato sul campo, fu coadiutore di P. Rolla a Nandigama che allora dava pochi frutti immediati, ma prometteva speranze di influsso su gente più elevata; costruì casa e cappella e fondò una scuola. Intanto si imponeva la necessità di dare maggiore sviluppo al lavoro di distretto, mentre egli era impossibilitato ai lunghi viaggi per una doppia ernia che lo affliggeva; così nel 1908 venne addetto a un nuovo campo di apostolato, la scuola, che doveva assorbire le migliori sue energie per 16 anni. Egli si diede tutto al suo "Collegio d'Ognissanti" in Hyderabad, sforzandosi di possedere sempre meglio l'inglese, far pratica dell'ordine didattico di scuole pareggiate, dirigere convittori ed organi europei anglo-indiani ed indigeni, vigilare su un corpo eterogeneo di insegnanti... Con la sua volontà entusiasticamente fattiva portò il collegio ad un alto elevato di floridezza e gli acquistò stima universale. Specialmente si occupò della formazione morale degli alunni, che si sentivano da lui tanto amati da dimostrargli in ogni occasione la loro riconoscenza affettuosa.
Ma egli era sofferente: nel 1924 dovette rimpatriare, mandato come rappresentante della missione al capitolo generale di quell'anno. I superiori lo trattennero in Italia, e fu professore di inglese e altre materie ai nostri giovani e predicatore ricercato al popolo e comunità religiose. Nel 1933, benché sessantenne, invitato ad assumere la direzione di una scuola superiore ad Hong Kong, non seppe resistere e partì, fidente solo in Dio e nella speranza di fare ancora un po' di bene in missione. Arrivato, fu invece assistente spirituale e insegnante di religione al Collegio S. Giuseppe, felice di avere tra i giovani molte conversioni; si prestava anche per ministero in numerosi conventi della città e associazioni delle diverse parrocchie, avvalorando la sua attività con una vita esemplare. Nel giugno 1940 dovette rimpatriare: uno strano malore alle gambe lo affliggeva; parve si riavesse col riposo e qualche cura, ma presto si rivelò il terribile male che forse egli ignorò, il cancro alla gola. Negli ultimi mesi egli scriveva a P. Pagani: "lo sono soltanto un crocifisso di Gesù... io lavoro nel mio silenzio... Fiat! Fiat!"
Infatti nella malattia fu sempre di grandissimo esempio, sempre contento di tutto, riconoscentissimo per quanto si faceva per lui, senza mai un lamento per tanto soffrire. Il 21 luglio mattina mentre preparatasi a scendere per la celebrazione della Santa Messa, fu trovato bocconi sul pavimento della sua camera: raccolto, stremato, assistito dai confratelli e dall'Ecc.mo Mons. Superiore, dolcemente spirava. In lui i Fratelli hanno perduto una guida illuminata e amorosa, tutti noi un modello di spirito apostolico, l'Istituto un rappresentante degnissimo, che in missione e in patria con energia instancabile, con l'eloquenza grandiosa e suggestiva e finalmente nella sofferenza e nel silenzio ha fatto di sé grato sacrificio a Dio per le anime.

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1942

P. TERUZZI EMILIO  (1887-1942)

Necrologio (dal Vincolo, n. 30, gennaio 1943, p. 23):

Era nato a Lesmo in Brianza il17 agosto 1887; il 29 giugno 1912 veniva ordinato sacerdote e il2 novembre dello stesso anno partiva per la missione di Hong Kong. Nell'ardore dei suoi primi entusiasmi veniva destinato subito al distretto di Sai Kung, a fianco dell'anziano P. Angelo Ferrario, perché potesse ambientarsi alla novella vita missionaria. Quando questi dovette rimpatriare, rimase solo alla cura del distretto; impiegò il suo zelo nella conquista alla fede dei vicini villaggi, si adoperò animosamente per la costruzione di cappelle e di residenze, divenne il forgiatore e la sapiente guida dei giovani padri che venivano presso di lui dopo l'arrivo dall'Italia per assuefarsi ben presto alla dura prosa missionaria. Si rivelava per la signorilità e amabilità di tratto, per il buon umore nelle conversazioni, e soprattutto per un affetto pieno di santo ottimismo per i suoi cari cinesi. Dotato di buona salute, spinto dallo zelo operoso, faceva volentieri lunghi viaggi a piedi per esplorare zone sconosciute, desiderava vivamente che le cristianità già formate da qualche generazione fossero rette da sacerdoti indigeni, perché ai missionari europei fosse esclusivamente riservato il compito di pionieri nel terreno ancor vergine. Mentre stava pe] attuare la fondazione di varie cristianità nel 1926 al defunto Mons. Pozzoni succedeva Mons. Valtorta.
Il nuovo vicario apostolico si accorse subito della necessità di avere a lato un perito in materie canoniche e liturgiche, che avesse insieme pratica dell'ambiente, e a tale ufficio designò P. Teruzzi, i quale perciò venne nominato cancelliere e archivi sta della missione. Egli attese ad organizzare la curia con tutte le mansioni richieste dal nuovo codice e dal concilio di Sciangai; catalogò i documenti e le corrispondenze del vicariato, raccolse relazioni e statistiche dei vari distretti urbani e rurali, ordinò. registri e le collezioni necessarie al funzionamento della curia e della segreteria. Fuori dalle ore di ufficio lasciavasi guidare dal suo animo sempre giovanile ed ardente e volentieri accettava mansioni che gl davano modo di impiegare utilmente il suo tempo e le sue energie nella salvezza delle anime. Fu così cappellano delle carceri coloniali, cappellano degli ospedali civili della città, rettore della cattedrale, cappellano degli esploratori cattolici.
Dopo venticinque anni di ininterrotto lavoro, ritornava in Italia nel 1937 per un meritato riposo: frattanto ricorrevano le sue nozze d'argento sacerdotali. Durante questa permanenza in patria fu successivamente rettore delle nostre case apostoliche alla villa Grugana e a Treviso. Siccome però il sue vescovo lo richiedeva insistentemente ad Hong Kong, vi ritornò nel 1939 e subito riprendeva l' allenamento alla vita orientale, rioccupava le varie cariche di un tempo, si preparava a dividere coi confratelli le ansie della guerra, lontana prima, poi alle porte stesse della residenza episcopale. Dal tempo dell'occupazione giapponese ad Hong Kong, sulla fine del 1941, nessuna notizia ci pervenne di lui. L' ultima che ci fu inviata a mezzo della Delegazione apostolica di Tokio, lo scorso dicembre, così diceva: 'P. Teruzzi ucciso con due sacerdoti cinesi a Sai Kung'.
Anche la missione di Hong Kong ha così offerto il suo tributo di sangue: Iddio ha permesso che una settima vittima fosse immolata nel territorio cinese affidato al nostro Istituto, per mano di quegli stessi ai quali si dirige l'amore dei nostri missionari: ed ha scelto P. Emilio Teruzzi, nobile figura di apostolo, intrepido araldo della fede di Cristo.

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1943

P. ARVAT DAVIDE  (1866-1943)

Necrologio (dal Vincolo, n. 33, luglio 1944, p. 17):

Dopo 52 anni di lavoro e di sofferenze, prima per la conversione dei pagani, poi per la santificazione dei fedeli nella missione di Hong Kong, questo caro confratello ha pronunziato il suo Consummatum est. Il telegramma da Hong Kong, via Tokio-Portogallo, non ci ha comunicato la data precisa di sua morte, che forse risale alla fine del '43. Nato a Carena (prov. di Torino, diocesi di Ivrea) il 16 settembre 1866, entrò già diacono a S. Calocero nel gennaio del 1892, dopo gli studi fatti in diocesi. Ordinato sacerdote l' 11 giugno, partì con P. Spada nell' ottobre dello stesso anno per Hong Kong. Lì i Padri erano pochissimi, assorbiti quasi tutti dall' assistenza spirituale alle comunità religiose ivi stabilite e alle nascenti comunità cristiane. Il nostro Padre "Hwa" (fiore) fu subito dato in aiuto al Padre De Maria, nel Hoifung, distretto difficile per gli odi accaniti che tra le diverse tribù alimentano lotte sanguinose e vendette interminabili. Quasi subito restò solo, con un prete indigeno, poiché anche l'aiuto di P. Francesco Maria Bianchi durò poco, essendo quel santo giovane morto dopo solo un anno. E continuò così, nel territorio immenso, in una fatica che gli logorò la salute, finché lo poté sostituire P. Zamponi nel 1905.
Gli venne assegnato un lavoro meno pesante tra i fedeli dei sobborghi di Hong Kong e le diverse comunità religiose ivi dislocate. Nel 1912 veniva mandato delegato della Missione all'Assemblea
Generale, dopo la quale, invece di protrarre il suo soggiorno in patria, per rifarsi in salute, si affrettò a tornare in Missione, prevedendo che la guerra (che già da lontano si annunziava) avrebbe impedito la spedizione di nuove reclute. Per IO anni fu cappellano e direttore spirituale nel collegio S. Giuseppe, affidato ai Fratelli delle Scuole Cristiane, e cooperò efficacemente all'istruzione e formazione religiosa della gioventù. Ma, sempre sofferente, non poté continuare; per cui, tornato alla residenza centrale, fu destinato a sostituire il defunto Mons. Pozzoni nell'ufficio di penitenziere della cattedrale. Di buon mattino era assiduo al suo confessionale, pronto a qualunque chiamata.
La sua attività spirituale fu estesa e intensificata con la scelta biblioteca di opere asceti che, che per ogni categoria di persone e per ogni forma di spiritualità e ogni grado di perfezione egli aveva
raccolto e messo a disposizione dei fedeli. Poco più tardi il deperimento fisico, la necessità di dieta speciale e il bisogno di tranquillità, gli imposero il sacrificio di ritirarsi affatto dal ministero. Allora, anziché venire nella Casa Madre di Milano, il suo amore per la vocazione gli suggerì di chiudersi nell' ospedale di "S. Francesco", di Wanchai, ove avrebbe continuato ad aiutare la Missione nella direzione spirituale e nell'interessamento per il suo antico distretto di Hoifung, aiutandone l'opera dei catechisti, i battesimi dei bambini della S. Infanzia, la costruzione di nuove cappelle.
L'ideale che egli aveva vagheggiato lungamente, il sorgere d'un Carmelo a Hong Kong, quasi una riserva centrale di spirituale energia da distribuirsi su tutto il personale e le opere della Missione, si realizzò finalmente il 6 giugno 1937 quando Mons. Valtorta portò il Santissimo Sacramento dalla cattedrale di Hong Kong a Stanley, ove la nuova comunità di carmelitane si stabiliva. In quel giorno quanto dovette godere nella solitudine di Wanchai chi per tanti anni, silenziosamente, nella direzione spirituale, aveva preparato delle anime che apprezzassero l'opera per sostenerla e l'amassero fino ad abbracciarla e farla propria!
Poteva dire ormai il suo "Nunc dimittis!" Si alzava solo per celebrare, nella cappella che nella chiesa è riservata ai sacerdoti degenti. Ma il tremoli o che lo colpì in tutta la persona gli tolse anche questa consolazione. Il giubileo sacerdotale, che due anni or sono i fedeli e i conffatelli vollero festeggiargli, non servì che a fargli rinnovare l'offerta quotidiana del suo proprio sacrificio, la forzata inattività.
Qualcuno dei giovani, alla notizia di questa morte ha detto: "Non l'avevo mai sentito nominare!" forse perché l'ama nesciri del Kempis fu sempre la norma del P. Arvat: nei gruppi fotografici del personale della Missione difficilmente lo si trova, perché è nascosto dietro qualcuno o non c'è affatto! Anche nelle "Missioni Cattoliche" non si fece mai vivo; forse non dubitò neppure che il suo lavoro potesse in qualche modo interessare il prossimo! Ma il Padre celeste, qui videt in abscondito, ha divinamente ricompensato l'instancabile e sovrannaturale operosità di tutta una vita nascosta cum Christo in Deo. R.I.P.

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1945

P. OLIVARES GIOACCHINO  (1876-1945)

Necrologio (dal Vincolo, n. 34, luglio 1945, p. 24):

Nato a Corbetta il 5 maggio 1876. Entrò nei Seminari diocesani ove per regolarità di vita e impegno negli studi fu sempre tra i primi. Di condotta esemplare come ai compagni di studi, così sempre ai confratelli in missione. Entrato a S. Calocero 1'8 settembre 1896 vi compì gli studi teologici. Sacerdote il 25 febbraio 1899 partì per Hong Kong il 22 settembre, ma dopo nove mesi rimpatriava colpito dal bery-bery che lo faceva soffrire specialmente alla gamba sinistra. Sembrava disperato il caso, ma le cure assidue caritatevolmente prodigategli lo ristabilirono alquanto. Con la morte di Mons. Scurati, P. Cazzaniga dovette assumere interinalmente la direzione dell'Istituto e lasciò a P. Olivares la cattedra di dogmatica alla quale questi portò la serietà d'applicazione che metteva in ogni cosa. Dopo quattro anni di insegnamento, essendosi abbastanza ristabilito (benché la gamba sinistra rimanesse allora e sempre sofferente) partiva per Weihwei nel settembre 1905.
Destinato tra i vecchi cristiani di T'ienkiatsing, vi imparò la lingua cinese ed esercitò il ministero. Dopo tre anni diventò coadiutore di P. Carbonari nel vasto e fiorente distretto di Wu'an, ausiliario intelligente e diligentissimo in ogni mansione, in residenza, nelle scuole e orfanotrofi e fuori tra pagani e cristiani. Dopo cinque anni fatto Provicario P. Carbonari, gli successe benché riluttante. Di fatto, quel carico di grande responsabilità lo accettò solo per non disubbidire al Vescovo, fidando nell'aiuto di Dio e dedicandosi alla cura del distretto, con generosa e umile abnegazione, ricorrendo sempre per consiglio al predecessore, specialmente lasciando a lui gli imbrogli di affari con l'autorità civile e militare. Però la sua salute compromessa, anche per la gamba malata, non gli permetteva i viaggi continui richiesti dalla cura del distretto, ma il Vescovo lo incoraggiava a proseguire.
Nel 1918 fu mandato ad aiutare P. Corti nel seminario indigeno ove allora si iniziavano i corsi teologici. La sua nomina era garanzia di serietà per gli studi sacri e presto si avrebbe avuto un bel gruppo di preti indigeni. P. Olivares accettò con entusiasmo: si sentiva sollevato: certo lì si trovava meglio, con le sue inclinazioni allo studio, regolarità e metodo. Fu incaricato della Dogmatica, Morale, S. Scrittura e Diritto Canonico. Entusiasmo degli alunni che tutti felicemente compirono il corso e la Pentecoste 1923 venivano ordinati sacerdoti. Fu un trionfo anche per P. Olivares. Cinque anni dopo altri cinque frutto delle sue fatiche. Aperto il Seminario regionale, P. Olivares si mise a disposizione del Vescovo per insegnare latino in ginnasio; attese anche alla direzione delle Suore indigene e delle Missionarie del S. Cuore della B. Cabrini, che a Weihwei avevano fondato un collegio.
Uomo di profondo spirito di fede, continua preghiera e scienza ascetica, anche dai confratelli era ricercato per consiglio e direzione. Questi ultimi dieci anni risentì anche lui le ripercussioni delle vicende politiche e condivise le ansie e i dolori della missione. Così si purificava la sua anima bella. Moriva il 3 marzo 1945. Modello di missionario per l'incondizionato amore alla vocazione missionaria e la costanza con cui ad essa corrispose.

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1948

P. ROBBA MICHELE  (1878-1948)

Necrologio (dal Vincolo, n. 42, febbraio 1949, p. 28):

P. Michele Robba fu Domenico e Pozzi Maddalena, nato a Garzeno di Dongo (Como) il 29 settembre 1878, ordinato sacerdote il 29 giugno 1904 a Como, entrato nell 'Istituto a Milano il primo settembre 1912, partito per Hong Kong il16 settembre 1913. Morto il 29 settembre 1948 a Hong Kong. Fu sacerdote in Diocesi di Como per 12 anni e Parroco a Valmadre in Valtellina.
Partito per Hong Kong fu destinato alla Missione dell'interno, fra i Hok-lao del Distretto di Hoifung. Almeno il 50 per cento di quei cristiani sono frutto del suo zelo. Fece sua l'ansia di S. Paolo "Vae mihi si non evangelizavero!". Sempre in moto e sempre a piedi, passava pochissimo tempo nelle residenze centrali. Amava ripetere: "Non sono qui per fare il Parroco, ma il Missionario." La sua passione era predicare ai pagani e catechizzare i bambini. Nel campo di concentramento era bello vedere quel paziente vecchietto attorniato da ragazzi, cantare per ore le domande e le risposte del Catechismo, ripetute in coro dai suoi scolaretti. Liberato, dopo 3 anni, volle essere libero dalla cura del Distretto per
dedicarsi all'apostolato fra i pagani. :
Senza pretese e senza teatralità, sedeva all'ombra dei magnifici alberi della pagoda che ogni villaggio possiede in Cina, e predicava a quanti facevano crocchio attorno a lui colla sua potente. voce, che si faceva sentire ben lontano. Sempre pieno di coraggio, nei momenti più dolorosi l'invocazione "Mamma mia", e il pensiero della Madonna lo rimetteva in forza. Spinse la sua audacia sino a scappare dalla prigione, dove nel dicembre 1927 assieme al P.L. Bianchi e 7 suore l'avevano chiuso i "rossi" per andare a prendere il suo altarino da campo depositato presso i Cristiani. E accolse il Vescovo, andato a liberarlo con una nave da guerra inglese, con un: "Ma perché è venuto a rubarci un'occasione così bella." Desiderava il martirio, ed invece dovette accontentarsi di assistere a quello dei suoi Cristiani.
Fu un grande apportatore di pace e di giustizia, e il buon padre di tutti i bisognosi. In sé ricopiò la povertà del vero apostolo: aveva una sola veste! Una vali getta conteneva tutto il suo vestiario. Fu in Italia, per malattia, nel 1935, ma 9 mesi dopo era già di ritorno alla sua Missione. Rimase sulla breccia fino agli ultimi giorni della sua vita. Consumato dalle fatiche e ridotto ad un'ombra dalle febbri malariche e da disturbi intestinali, il 24 settembre si lasciò a malincuore persuadere a partirne, continuando per altro il suo apostolato sullo stesso vaporino che da Swabue lo portava ad Hong Kong. Fu l'unico dei nostri che ebbe la fortuna di spirare in Missione tra le braccia del Rev.mo Superiore Generale, arrivato un'ora prima. Era il giorno del suo onomastico, S. Michele, e del suo compleanno, il settantesimo.

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