PICCOLI GRANDI LIBRI   Alexandre Jollien
Il mestiere di uomo

Prefazione di Guido Dotti
2003 EDIZIONI QIQAJON COMUNITÀ DI BOSE

I. Una lotta gioiosa
Stare in piedi, innanzitutto, poi la letteratura!
II. Unicità dell'uomo
Tutti dei "casi sociali"?
III. La sofferenza
Il tragico come sorgente
Una gratuità insignificante
(o il gioioso profitto prima di tutto)
IV. Il corpo
Cosa insegna il corpo
V. Ciò che deforma VI. Il mio simile che mi vuole diverso
  VII. Il mestiere di uomo  

VII. Il mestiere di uomo

Gran bel mestiere di uomo! Gioioso e austero, esige un rischioso investimento a ogni istante. Non posso esaurirlo in poche righe. Un simile tentativo manifesterebbe una bella ingenuità. Tuttavia ho cercato a tentoni di trovare le armi di una lotta.
La mia incompetenza mi ha obbligato a trattare sobriamente un argomento pur così vitale, così urgente. La difficoltà richiede una mobilitazione generale: l'esistenza e i suoi rovesci non aspettano. Mentre termino l'opera, la complessità del mestiere mi appare con una chiarezza vertiginosa. Come non essere travolto?

La lotta e la gioia che sgorgano da una ferita assunta nel quotidiano invitano a ricominciare incessantemente, a rinnovare lo sforzo, a rimettersi in marcia e a costruire sulla propria debolezza. Molte volte si spera che sia vinta. Si vorrebbe affrettarsi e voltare pagina. Ma le piaghe riappaiono e attraversano l'esistenza. E devo battermi contro lo spirito di pesantezza. Questa cancrena interiore vorrebbe seguire dei modelli... aggrapparsi alle false certezze, pretendere di padroneggiare tutto per evitare il timore che questa eterna lotta ispira.
Gran bel mestiere d'uomo: devo essere capace di combattere gioiosamente senza mai perdere di vista la mia vulnerabilità né l'estrema precarietà della mia condizione. Devo inventare ciascuno dei miei passi e, forte della mia debolezza, fare di tutto per trovare le risorse per una lotta che, lo intuisco bene, mi supera senza per questo annientarmi.
"Gli animi valgono per quel che esigono. Valgo ciò che voglio!": Paul Valéry accorre qui in aiuto ricordando l'importanza della volontà. La volontà tiene la rotta, dà la forza per mettere a punto nuove strategie, in breve: impedisce di abdicare. Senza di lei, né battaglia né vittoria: questo è poco ma sicuro! Eppure, le difficoltà non scompaiono affatto, anzi. Le ferite accumulate sfiancano e mi trovano spesso smarrito e disarmato. Sollecitata all'estremo, la volontà langue, rischia di morire. Vorace com'è, senza nutrimento cessa di essere motrice. Esigenza temibile, faticosa routine: bisogna lottare, sempre.
Il tragico dell'esistenza ricorda che bisogna celebrare le occasioni di rallegrarsi e di rallegrare. Offrire la gioia là dove d'istinto si impongono pietà e tristezza. Lottare per la vita, non macerarsi nel disprezzo. Appoggiarsi sulle mille piccole gioie della nostra condizione. Il mestiere di uomo, argomento serio, a volte austero, richiede quindi un impegno costante, una leggerezza che vuole gettare uno sguardo nuovo sul mondo. Sguardo spogliato di qualsiasi artificio, di ogni regola, salvo, forse, il precetto di Nicolas de Chamfort: "La più persa di tutte le giornate è quella in cui non si è riso". Il riso diventa qui, assieme alla gioia, l'arma che viene opposta allo scoraggiamento. A differenza dello scherno, il riso raccoglie, riunisce, rende più forti.
Audacia ultima, il riso spezza la routine e allontana la prova. In istituto, l'assenza pesava, le interrogazioni anche. Le giornate portavano con sé mille difficoltà. Ma nessuna, secondo il criterio di Chamfort, era persa. Anzi! La vita diventa dolce grazie all'umorismo. Ridere e combattere salvavano le nostre vite. E se le due cose andassero insieme, se non potessero fare a meno l'una dell' altra?
Di fronte allo sforzo, quando tutto richiede una fatica insensata, resta allora una sola certezza: contro tutto, con umorismo, la chiamata del mestiere di uomo si fa insistente. Alla battaglia, dunque, perché tutto è da costruire con leggerezza e gioia!

Alla memoria di mio padre