PICCOLI GRANDI LIBRI   Michele Mazzeo
COME E PERCHE
LEGGERE LA BIBBIA

Il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio

Paoline 2008

La Scrittura nella mano,
nella mente,
nel cuore,
sulle labbra

Giovanni XXIII

I. «La Scrittura nella mano,
nella mente, nel cuore, sulle labbra»
1. Centralità di Cristo:
«Uno solo è il vostro maestro, voi siete tutti fratelli »
2. La scelta di un metodo di lettura ecclesiale
a) Incontrare Dio con la Scrittura in un gruppo biblico o gruppo di ascolto (GdA)
b) Suggerimenti pratici
per un progetto parrocchiale e diocesano
II. Gli animatori biblici:
identità, formazione e mandato

1. Identità dell'animatore biblico e
conduzione di un gruppo: le dinamiche
2. Alcune indicazioni per incoraggiare,
promuovere e far crescere il dialogo
3. Ritrovare la gestualità biblica del corpo,
senza separarla dalla Parola
4. Perché un Sinodo generale sulla Parola di Dio?

Introduzione

LEGGERE E VIVERE LA PAROLA DI DIO:
UN PROGETTO ECCLESIALE

Gesù vuole che costruiamo sulla roccia della sua Parola la nostra vita: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7,24-26). La casa è la nostra vita, la roccia è la Parola di Dio. E come dice Pietro: «La parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato» (1Pt 1,25). «La Parola di Dio è efficace» (Eb 4,12), perché « la parola della sua grazia, ha il potere di edificare (oikodomeo, «costruire »)... tutti» (At 20,32).
Il concilio Vaticano II ha chiesto di « aprire più largamente i tesori della Bibbia... al popolo» (Sacrosanctum Concilium 51); perché «è necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura» (Dei Verbum 22). La Chiesa è cosciente che «nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa è saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale» (Dei Verbum 21).

Quale ruolo ha la Bibbia nella Chiesa?

A quarantatré anni dalla Dei Verbum (1), dal 5 al 26 ottobre si celebrerà il XII Sinodo generale dei vescovi sul tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Nei Lineamenta, il documento preparatorio (2), si afferma: «Lo scopo del Sinodo è eminentemente pastorale: approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell'esperienza, proponendo per questo ai cristiani e a ogni persona di buona volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con lui» (Introduzione 5). I.:evento sinodale sembra giungere in un momento opportuno e decisivo di un cammino che pone una unità tra due dimensioni della vita e della missione della Chiesa. Ricorda ai credenti che non c'è autenticità di vita ecclesiale che possa fare a meno della missione, né la missione si può pensare come semplice azione ad extra che non coinvolga anzitutto l'esperienza vitale della Chiesa nella sua totalità.
Nei Lineamenta in preparazione al Sinodo ci sono delle domande; ne riprendiamo due:
1) Sulla conoscenza della Parola di Dio: «Tra i fedeli (parrocchie, comunità religiose, movimenti) quale idea si ha di Rivelazione, Parola di Dio, Bibbia, Tradizione, Magistero? Si percepiscono i diversi livelli di senso di Parola di Dio? Gesù Cristo è inteso al centro della Parola di Dio? Quale è la relazione tra Parola di Dio e Bibbia? Quali sono gli aspetti meno compresi? Per quali ragioni?» (Ibid. 1,1);
2) Sul rapporto tra Parola di Dio e vita del credente: «Quale è l'impatto della Sacra Scrittura sulla vita spirituale del popolo di Dio? Sul clero? Sulle persone consacrate? Sui fedeli laici?... Perché la ricerca dei beni materiali inceppa l'ascolto della Parola di Dio? La Parola di Dio dell'Eucaristia e delle altre celebrazioni liturgiche appaiono momenti forti o deboli della comunicazione di fede? Perché diversi cristiani si sentono indifferenti e freddi a riguardo della Bibbia? La lectio divina è praticata? Sotto quali forme? Quali fattori la favoriscono e quali la ostacolano?» (Ibid. 2,6).
Il cardinale Joseph Ratzinger (3) chiarisce bene come «lo studio della Bibbia... non è mai finito; ogni epoca deve di nuovo, a modo suo, cercare di capire i Libri Sacri... La parola biblica ha la sua origine in un passato che è reale, ma non soltanto in un passato; viene anche dall'eternità di Dio. Ci conduce nell'eternità di Dio, passando però attraverso il tempo, che comprende il passato, il presente e il futuro ». Il rapporto tra parola e persona è interminabile: una volta iniziato non finisce mai. Globalmente il primo uso della Bibbia è dato dalla sua capacità di diventare spiritualità, vita interiore, motivazione, mentalità, cultura cristiana, cammino cristiano in chi l'accosta.
Monsignor Giuseppe Betori, biblista e segretario generale della CEI, afferma: «L’apostolato biblico deve estendersi sempre più nelle nostre comunità e il popolo di Dio deve scoprire la Bibbia come libro di vita; deve averne una copia in casa, abituarsi ad averla in mano, a sfogliarne le pagine, a leggerla come Parola di Dio... Diffondere delle buone Bibbie a prezzo minimo, magari nel contesto dell'iniziazione cristiana, la quale è anche iniziazione alla Bibbia. Diffondere Bibbie sì, ma insieme insegnare a leggerle da cristiani, nell'orizzonte della fede della Chiesa » (4).

Qual è il compito dei credenti nei confronti della Scrittura?

Tutti siamo chiamati alla riscoperta della Scrittura come popolo di Dio per divenire suoi testimoni. Bisogna prenderla, conoscerla, imparare a pregare usando la Scrittura. Avere questo libro, aprirlo, leggerlo e ri-leggerlo con semplicità e gioia: leggere nel senso profondo, nel senso di « entrare» nel cuore di un Altro, nel cuore di Dio, perché lui entri nella nostra esistenza. La Scrittura è il libro di Dio e il libro della nostra vita, della nostra storia: «La Scrittura nella mano, nella mente, nel cuore, sulle labbra» (Giovanni XXIII) .
«Lo Spirito è anche dato certamente, ai cristiani individualmente, cosicché i loro cuori possano diventare "ardenti" (cfr. Le 24,32), quando pregano e fanno uno studio orante delle Scritture nel contesto della loro vita personale. Questa è la ragione per cui il concilio Vaticano II ha chiesto con insistenza che l'accesso alle Scritture sia facilitato in tutti i modi possibili (Dei Verbum 22; 25) ..., perché il credente legge e interpreta sempre la Scrittura nella fede della Chiesa e porta poi alla comunità il frutto della sua lettura, allo scopo di arricchire la fede comune » (5).
Questo progetto/itinerario ha due scopi:
1) La nascita, l'accompagnamento e la crescita di gruppi biblici o di ascolto della Parola, parrocchiali e familiari.
2) La formazione di animatori biblici.

In questo modo la famiglia e la parrocchia si intrecciano: le famiglie che partecipano al gruppo biblico si porranno in modo creativo, e si verificherà quello che è successo con il ministero di Gesù, che è partito dalla sinagoga e dalla vita delle persone che ha incontrato (metodo pastorale di Gesù). La formazione degli animatori biblici è cruciale, ma parte dal gruppo biblico stesso, così la nascita di un gruppo di famiglie, è la forza della Parola che mette in moto un processo di evangelizzazione. La cellula di partenza è sempre la parrocchia e la famiglia (gruppo di giovani, anziani, bambini, ognuno con la sua specificità, e creatività) .
La necessità di una scelta pastorale è ormai convinzione di tutti nella Chiesa, dai vescovi ai presbiteri, dai catechisti ai fedeli, le iniziative che fioriscono sono un segno tangibile della «grazia» di Dio e della maturazione globale della Chiesa, che investe la «formazione» dei credenti.
Questa è una via che aiuta a realizzare nella nostra vita, nelle nostre comunità ciò che la Dei Verbum 22 dice con coraggio: «È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura». «Affinché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia» (Sacrosanctum Concilium 51). La Parola non è una « cosa», la Parola è una Persona, Gesù Cristo, perché «la Parola (o logos) si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). La Parola di Dio, come l'Eucarestia, non è una cosa, ma una Persona, perciò è memoria e testimonianza di una Presenza. Bisogna trovare la strada per fare crescere nell'esperienza del mistero che «la Parola si fece carne» (Gv 1,14) e arrivare a venerare la Parola come « il corpo stesso del Signore» (Dei Verbum 21).
La Scrittura è presenza reale di Cristo ed è da porre allo stesso livello dell'Eucaristia: « La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa, sia della Parola di Dio sia del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (Dei Verbum 21). Girolamo presenta questa unità di esperienza cristiana, nei secoli andata persa, che la Parola è vero cibo e vera bevanda come l'Eucaristia: «Poiché la carne del Signore è vero cibo e il suo sangue vera bevanda, è quello il vero bene che ci è riservato nella vita presente, nutrirsi della sua carne e bere il suo sangue, non solo nell'Eucaristia ma anche nella lettura della sacra Scrittura. È, infatti, vero cibo e vera bevanda la Parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture » (6).
L’incontro con la Scrittura non è un'esperienza neutra: la Parola di Dio non ci lascia così come siamo, ci scuote, ci coinvolge, ci inquieta, ci cambia, ci illumina. Se leggiamo un testo scientifico, ad esempio di medicina alimentare, poi sappiamo che cosa ci fa male e cosa ci fa bene, cosa ci aiuta davvero; così «la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio... essa penetra... l'anima... scruta i sentimenti e i pensieri del cuore... tutto è nudo e scoperto ai suoi occhi» (Eb 4,12-13). Alimentare la fede con la Parola significa attingere alla stessa luce e forza che ha illuminato Abramo, Sara... Amos... Maria, Gesù, Pietro, Paolo, Francesco di Assisi, Teresa del Bambino Gesù, Giacomo Alberione, Chiara Lubich (7).
Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Federazione Biblica Cattolica, afferma: « La Bibbia dovrebbe diventare il libro della preghiera quotidiana del cristiano. Si prega leggendo la Bibbia. Ma i preti devono spiegarla... Bisogna convincersi che la Bibbia parla al cuore dell'uomo e sollecita cambiamenti nel comportamento... Dire che la Bibbia è il libro della Chiesa... vuol dire che leggerla insieme costruisce la Chiesa... Credo si debba arrivare a una nuova "devozione" per la Bibbia: ogni cristiano deve avere la sua e leggerla da solo e insieme in comunità. Se si fa così la Bibbia diventerà il libro del futuro delle nostre società » (8).

I
«LA SCRITTURA NELLA MANO,
NELLA MENTE, NEL CUORE, SULLE LABBRA»

Giovanni XXIII, da patriarca di Venezia, ha usato una espressione che mi sembra possa sintetizzare tutto l'itinerario dei credenti in rapporto alla Parola di Dio: « La Scrittura nella mano, nella mente, nel cuore, sulle labbra». Quattro le indicazioni globali della persona: mano-mente-cuore-labbra. In sintesi, ci sembra che voglia affermare quattro passaggi con al centro la Scrittura e la persona con l'unità del suo corpo:
1) Le mani: l'invito a prendere la Bibbia, portarla cominciando con le mani (come facciamo con il cibo) nella nostra vita, nel nostro corpo: leggere la parola per farla arrivare nella mente.
«È motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire alla sua interpretazione e alla sua attualizzazione una luce più penetrante, dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa (Mt 11,25) » (9).
2) La mente: meditare la Scrittura per comprenderla, lasciandosi amare da Dio, facendo l'esperienza della Parola-rivelazione di Dio, per farla arrivare nel cuore. « Le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre, perché pratichiamo tutte le parole... e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni... e ti convertirai al Signore tuo Dio e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l'anima» (Dt 29,28-30). È necessario però che «il Signore « doni una mente per comprendere» (Dt 29,3).
3) Il cuore: cioè il centro, l'interiorità della nostra vita affettiva. Il cuore è il primo organo umano ad attivarsi e l'ultimo a spegnersi. Il primo a formarsi intorno alla quarta settimana di vita, ed è l'ultimo movimento prima della morte: nel corso della vita batte tre miliardi di volte. Nella Scrittura il cuore è quello che oggi ha scoperto la moderna psicologia un organo misterioso legato indissolubilmente alla persona come centro affettivo con il quale la persona ha un legame profondo: se stesso, con gli altri, con il mondo e con Dio. La Scrittura bisogna portarla nel cuore, nell'intimità. La Parola di Dio «non è troppo alta per te, né troppo lontana da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercela e farcela udire e la possiamo eseguire? N on è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercela e farcela udire e la possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (Dt 30,11-14).
4) Sulle labbra: la Scrittura che ha subito un processo, «dalla mano, alla mente, al cuore è arrivata sulle labbra », partecipando a un itinerario simile all'incarnazione. È l'annunzio di quella parola che partita da Dio si è fatta carne: dalla Scrittura (fatta di «carta») nell'identico Spirito arriva alle labbra, cioè diventa «carne» della nostra carne. È l'esperienza profetica della «Parola del Signore». Siamo tutti evangelizzati ed evangelizzatori: «Nella Chiesa ogni credente è, per la sua parte, responsabile della Parola di Dio. Ognuno riceve lo Spirito Santo per annunziarla fino all'estremità della terra. A tal fine, lo Spirito Santo dispensa a ciascuno grazie, carismi e uffici, secondo la posizione che occupa nella Chiesa» (Rinnovamento della catechesi 12). È l'esperienza biblica: «Il mio cuore dirà sagge parole e le mie labbra parleranno chiaramente» (Gb 33,3). Come il salmista: «Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato. Non ho nascosto la tua grazia e la tua fedeltà» (Sal 40,10-11).
Questo breve testo di Giovanni XXIII pensiamo abbia le sue radici nella tradizione biblica e patristica. Il profeta Ezechiele deve assimilare quel che gli viene presentato dalla mano divina in forma di linguaggio umano: «"Apri la bocca e mangia ciò che io ti do".,. Una mano tesa verso di me teneva un rotolo... Mi disse: "Figlio dell'uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele". lo aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: "Figlio dell'uomo, nutri sci il ventre e riempi le viscere. . .". Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: "Figlio dell'uomo, va', recati dagli israeliti e riferisci loro le mie parole"» (2,8 - 3,1-4). Il testo profetico ha lo schema dell'interiorizzazione della Parola: dall'ascolto all'annunzio. Alla fine, Dio dice letteralmente, in ebraico, «parla con le mie parole », usando cioè le parole divine. Il messaggero di JHWH ha un mezzo potente per influire sugli uditori, il dinamismo quasi sacramentale della Parola trascendente: «Ascoltino o non ascoltino» (Ez 3,11): una parola viva, esistenziale, corrispondente alle scelte libere dell'uomo.
Ruperto di Deutz ricorda che abbiamo fra le mani il Cristo: «Che cos'è la sacra Scrittura, se non la Parola di Dio? Certo sono molte le parole che i profeti hanno scritto con la loro penna; ma la Scrittura nel suo insieme è l'unica Parola di Dio... trasmessa a noi perché ne prendessimo conoscenza... Perciò, quando leggiamo la sacra Scrittura, noi abbiamo nelle nostre mani il Verbo di Dio... il Figlio del Padre » (10).
Bernardo di Chiaravalle commentando la risposta di Maria all'annunciazione implora la stessa via di accoglienza incarnata della Parola: «Maria disse: "Si compia in me la tua Parola", Il Verbo, che era in principio presso Dio si faccia carne della mia carne, secondo la tua Parola. Si faccia in me il Verbo, non come una parola che appena pronunziata passa, ma concepita perché rimanga, rivestita di carne, non di aria. Si faccia in me, questa Parola, non solo udibile alle orecchie, ma anche visibile agli occhi, palpabile con le mani e che si possa portare in braccio. Né sia una parola scritta e muta, ma incarnata e viva.,. per opera dello Spirito Santo... io chiedo che a me la Parola si faccia anche nel mio grembo. Non mi accontento che sia predicata e declamata, né che sia espressa in figure o immaginata in sogno; ma che sia silenziosamente ispirata, personalmente incarnata, corporalmente inviscerata » (11). Per Giovanni Crisostomo la Parola deve raggiungere il cuore: « Le Scritture non ci sono state date perché le conservassimo solo scritte nei libri, ma perché le scolpissimo nel cuore... La legge in principio... ci è stata data. .. scritta sulle tavole del nostro cuore. Dico questo non per proibire di comprare libri, che anzi lodo che lo si faccia, ma vorrei che la lettera e il senso delle Scritture fossero impressi nell'anima nostra così che essa ne fosse purificata » (12).
Teresa del Bambino Gesù rivela la sua esperienza della presenza reale di Cristo nelle Scritture, come lei ha fatto a portare Gesù nel cuore: « Custodire la Parola di Gesù, ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro amore per lui. Ma che cos'è dunque questa parola? Credo che la parola di Gesù, è lui stesso... lui Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!... Noi sappiamo dunque qual è la Parola che dobbiamo custodire... Noi custodiamo Gesù nel nostro cuore!»(Lettera a Celina, 7 luglio).

1.
CENTRALITÀ DI CRISTO:
« UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO,
VOI SIETE TUTTI FRATELLI »

Gesù aiuta i discepoli di ogni tempo con parole chiare a capire che il Maestro nella Chiesa è uno solo: « Voi non fatevi chiamare "rabbi", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli... E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo. Il più grande fra voi sia il vostro servo» (Mt 23,8-11). L'affermazione si trova all'interno del discorso di Gesù sul modo di servire la comunità evidenziando che cosa non bisogna fare e come bisogna comportarsi (cfr. Mt 23,1-12). La cornice è perciò fortemente ecclesiale. Le due immagini sono prese da due settori diversi: maestro-discepolo è un'immagine ripresa dalla scuola; padrone-servo è ripresa dal settore domestico. Il modo di comportarsi di Gesù è quello tipico di un maestro, così Nicodemo, membro del sinedrio, dice a Gesù: «Rabbi, noi sappiamo che tu sei venuto da Dio come Maestro» (Gv 3,2).
Il termine rabbi deriva da rab, « grande» è un titolo onorifico e significa letteralmente « mio grande, mio signore »; era il titolo dato ai «maestri » o dottori della Legge (nelle lingue moderne è usato il termine rabbino). « Uno solo, infatti, è il vostro Maestro (didaskalos) e voi siete tutti fratelli », con una voluta dissimmetria linguistica, perché ci aspetteremmo: «Voi siete tutti discepoli », invece Gesù dice: « Voi siete tutti fratelli ».
L’uso del termine rabbi per i seguaci di Gesù è impedito da due motivi convergenti: l'unica autorità d'insegnamento compete al Messia e la comune è condizione di fraternità. La comunità ha un solo maestro e capo, Cristo! Perciò essa è una comunità di fratelli, alla cui base sta una comune dignità dei figli, i quali hanno e riconoscono un solo Padre, quello del cielo. C'è qui una comprensione cristiana particolare del ministero: il più grande deve diventare il servo del più piccolo. L’autorità autentica si dimostra nel servizio alla comunità: solo questo rivela l'adesione a Gesù Cristo, riconosciuto come l'unico Maestro della comunità. La sua Parola è la forma essenziale della comunità. Essa obbliga ognuno al servizio, soprattutto coloro che hanno assunto una carica. Lo sguardo è puntato sulla comunità: la vera autorità vincola all'autorità dello stesso Gesù, unico Maestro. I discepoli non chiamano mai Gesù fratello, ma Maestro (l3).
Pietro dimostra di avere capito molto bene questa parola di Gesù sulla Chiesa, perché nella sua prima lettera definisce - unica volta in tutto il Nuovo Testamento! - il popolo di Dio, la comunità cristiana una fraternità: «Amate la fraternità» (ten adelphoteta agapate) (14). Il termine adelphotes, «fraternità» è un vocabolo coniato da Pietro per definire la natura della Chiesa: indica collettivamente tutti i cristiani ed è costruito sul termine concreto «fratello, figlio del medesimo o dei medesimi genitori ». I credenti sono una «fraternità» costruita dalla Parola di Dio, una comunità di fratelli.
La centralità di Cristo è un dato genetico del cristianesimo: «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo» (1 Cor 3,11). « Il vostro edificio ha per fondamento gli apostoli e i profeti, mentre Cristo Gesù stesso è la pietra angolare» (Ef 2,20). Davanti alla Parola siamo tutti fratelli e discepoli, secondo la rivelazione di Gesù: « Uno solo è il vostro Maestro, voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8), perciò sant'Agostino ha colto bene questa realtà e ribadisce che i pastori sono condiscepoli: « È vero che vi custodiamo in forza dell'ufficio affidatoci, ma vogliamo essere custoditi dall'alto insieme con voi. Nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore siamo pecore come voi. Considerando il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell'unico Maestro siamo vostri condiscepoli alla sua scuola » (15).
Anche nel IV vangelo Gesù si definisce «il Maestro e il Signore ». Gesù è l'unico maestro dell'umanità e il suo insegnamento in questo caso è ineguagliabile, perché siamo all'interno della lavanda dei piedi: «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io... ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» (Gv 13,13-14). Gesù ricorda che i discepoli lo chiamano Maestro e Signore e conferma che è giusto usare nei suoi confronti questi allocutivi da parte loro. Nel IV vangelo, è davvero molto efficace, perché parte da un fatto concreto, dal gesto compiuto sui piedi dei discepoli. L’argomento posto da Gesù è a fortiori: se il Maestro si è abbassato a tanto, a maggiore ragione lo devono fare i discepoli gli uni gli altri. Il verbo tradotto con «dovete» (usato prima di «lavarvi i piedi ») in greco è opheilete (da opheileo, «essere debitore», v. 14): esso indica un obbligo morale (« anche voi siete obbligati »). Il fatto poi che i due verbi (« obbligare» e «lavare »), siano al tempo presente lo rende una norma generale e con ciò si sottolinea non la materialità dell'atto, ma la necessità dell'atteggiamento interiore, senza il quale anche il lavare i piedi potrebbe essere un atto di ipocrisia: siamo sempre discepoli, Gesù è e resta l'unico Maestro!
San Girolamo, scrivendo al presbitero Paolino per incoraggiarlo, precisa che non vuole fare da maestro, ma solo da compagno: «Ora, ti domando, fratello carissimo, se non ti pare di abitare, già su questa terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra questi testi, quando li si medita, quando non si conosce o non si cerca nessun'altra cosa. Non vorrei che ti fosse di danno, nella Sacra Scrittura, la semplicità e - vorrei dire - la banalità delle parole... Da parte mia, non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che tutte queste cose le conosce… Confesso però che ne ho desiderio e che ho pure voglia di mettercela tutta. Se rifiuto di farti da maestro, t'assicuro però che puoi avermi come compagno. A chi chiede si dà, a chi bussa si apre, chi cerca trova » (16).
Pietro e Paolo hanno vissuto intensamente la centralità di Cristo e della Parola di Dio e l'hanno testimoniata con il loro ministero e la loro vita (martirio) e i loro scritti (lettere paoline e petrine).
L’anno paolino che si celebra e il sinodo generale sulla Parola di Dio sono doni provvidenziali di Dio, come direbbe Paolo stesso: «Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi» (Rm 12,6); una vera «grazia a noi destinata », direbbe Pietro (1Ft 1,10).

2.
LA SCELTA DI UN METODO DI LETTURA ECCLESIALE

Una guida e un metodo per leggere la Scrittura sono necessari, almeno inizialmente, per cominciare. Basti ricordare l'esempio narrato dagli Atti degli apostoli, l'esperienza concreta di una persona che legge, ma da sola non capisce: «Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: "Capisci quello che stai leggendo?". Quegli rispose: "E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?". E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui» (At 8,30-31). Un uomo sta leggendo mentre percorre il proprio cammino. Capisce le parole, conosce il sistema dei segni che si trova davanti durante la sua lettura, coglie la coerenza del testo biblico, eppure esso gli sfugge, non sa che cosa voglia dire realmente ciò che legge. Ha bisogno di una guida, di un interprete, di qualcuno o qualcosa che lo aiuti a capire. Quando davanti a un testo il lettore non ne comprende il significato, è necessario allora aiutare la comprensione con una spiegazione.
«Siamo convinti che lo Spirito del Signore chiama ogni comunità a realizzare una rinnovata, ampia e penetrante presenza della Bibbia in ogni ambito pastorale. Segnatamente, lo Spirito chiama a promuovere un diretto incontro con il libro sacro» (La Bibbia nella vita della Chiesa 24).
Il metodo che proponiamo riflette l'esperienza di quindici anni di animazione biblica fra la gente e in diverse diocesi. Perciò lo stile dello strumento è semplice e l'intento è pratico:
1) Vuole favorire l'incontro con il Signore a partire dal testo della Parola di Dio e la crescita ecclesiale dei credenti.
2) Propone una metodologia ecclesiale collaudata in diverse comunità di diverse diocesi.
I testi biblici non hanno un'efficacia automatica per questo c'è un modo per mettersi alla scuola della Parola, un processo di crescita che ci fa progredire nella comprensione. Vi sono molti modi per « leggere» la Scrittura, nel senso profondo, cioè di entrare nel cuore di un altro, entrare nel cuore di Dio: l'ascolto e la preghiera sul messaggio biblico nel contesto delle celebrazioni liturgiche; la predicazione sotto forma di commento di passi biblici; l'analisi scientifica dei testi biblici; la lectio divina; la ricerca di una guida nella meditazione biblica personale; la scelta di testi utili alla dimostrazione di una tesi dottrinale o a scopi sociopolitici; il racconto e la rappresentazione drammatica; la meditazione biblica con impiego di arti visive; le improvvisazioni e il mimo; la trasformazione di passi biblici in film, le diapositive, le canzoni, le preghiere e le celebrazioni liturgiche; il dialogo ecumenico nel quale la Parola di Dio interpella la disunione delle Chiese e la mancanza di fede, infondendo coraggio per il rinnovamento e la missione comune.

a) Incontrare Dio con la Scrittura in un gruppo biblico o gruppo di ascolto (GdA)

È pastoralmente necessario per la nostra gente avere, conoscere la Bibbia; costituire gruppi biblici; istituire settimane bibliche; pensare e pubblicare sussidi e creare diverse opportunità in cui leggere-ascoltare la Parola di Dio. L’ascolto della Parola comporta che tutti siano disposti a essere guidati, interrogati, corretti dal messaggio biblico nelle loro situazioni particolari. Si tratta di una educazione e un esercizio continui a un'azione, un culto e un pensiero biblicamente formati nelle situazioni attuali, spesso senza precedenti.
A causa di questa relazione essenziale tra il mondo attuale e la Parola di Dio, lo studio biblico (ecumenico se possibile) diviene compito dell'intero popolo di Dio: ma va condotto in una doppia direzione/ dimensione di apprendimento/insegnamento. Tutti hanno contributi da offrire. Il contesto migliore per un approccio di questo tipo è costituito da Piccoli gruppi. Proprio nei piccoli gruppi diviene possibile la partecipazione di tutti; si possono sollevare con franchezza dubbi e questioni critiche e lo studio della Bibbia può condurre alla crescita, alla preghiera, all'impegno comunitario e a un'azione ecclesiale biblicamente ispirata. Una ricerca comunitaria sulla Parola di Dio così compiuta conduce dunque a una crescita globale della comunità ecclesiale: si fonda nell'incontro con la stessa persona di Cristo.
È necessario anche che la lettura comunitaria sia prolungata e fecondata, preceduta e seguita da una lettura personale della Parola di Dio. San Cipriano trasmette la sua grande passione per la Scrittura e da vero maestro della lectio divina la formula così: «Attendi con assiduità alla preghiera e alla lectio divina. Quando preghi parli con Dio, quando leggi è Dio che parla con te» (A Donato 15).

Indicazioni pratiche

Sette tappe sono proposte e inizialmente possono essere segnate su un cartellone grande a parte per essere chiare e visibili a tutti, oppure scritte su un foglio con una preghiera per la fine dell'incontro; poi, dopo alcuni incontri, le diverse tappe diventano familiari. Le sette tappe sono semplici e possono avvicinarci molto a Dio e agli uomini (17):

1) Invitare il Signore a venire in mezzo a noi.

2) Leggere il testo.

3) Soffermarsi sul testo.

4) Fare silenzio: si rilegge ancora una volta lentamente tutto il brano.

5) Dire ciò che ci ha colpiti.

6) Discutere su ciò che il Signore vuole da noi.

7) Pregare.

1) Invitare il Signore a venire in mezzo a noi. Quando tutti i partecipanti hanno occupato il loro posto, colui che presiede chiede a uno del gruppo di «invitare il Signore» a «venire» in mezzo a noi, a parlarci, vederci, toccarci, illuminarci con la forza della sua Parola. Con questo esplicito invito il gruppo intende aprirsi alla sua presenza: la fede in lui rappresenta per noi il presupposto e la base della meditazione e comprensione della Parola di Dio. Come ha scritto il cardinale Joseph Ratzinger: «La fede è veramente quello spirito in cui è nata la Scrittura, ed (...) è dunque anche l'unica porta per penetrare nel suo interno» (18).
È molto efficace fare 2-3 minuti di silenzio, poi invitare il Signore a venire in mezzo a noi per guidarci nella comprensione della parola. Questo invito ci ricorda la parola di Gesù: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Ricordo l'esperienza del primo incontro di un gruppo biblico. Domandai: «Se Gesù arrivasse qui, adesso, fisicamente fra noi, voi che cosa fareste? ». Gli occhi di tutti brillarono e molti risposero: «Ci getteremmo ai suoi piedi e lo baceremmo, lo ascolteremmo, saremmo felici come non mai ». «Bene », dissi, «Gesù è qui perché ha promesso: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"» (Mt 18,20).

2) Leggere il testo. L’animatore invita un membro del gruppo a leggere il testo: una lettura calma e attenta, meditata e chiara. È necessaria un'atmosfera di tranquillità, che si può ottenere con piccoli accorgimenti, ma che può anche essere facilmente disturbata. Se, ad esempio, uno si mettesse alla ricerca del testo durante la lettura già incominciata, disturberebbe l'atmosfera di preghiera. Per questo suggerisco, almeno inizialmente, di fare la fotocopia del testo e darlo a tutti i partecipanti.

3) Soffermarsi sul testo. Dopo che il testo è stato letto, la guida prosegue e dice: «Ci soffermiamo sul testo. Quali parole sono importanti per noi? ». «C'è qualcosa che ci ha colpito? Che cosa? ». Quindi i partecipanti leggono ad alta voce una frase del testo, senza commentarla, solo le parole della Scrittura così come sono. In questo modo si ri-legge ancora una volta tutto il testo. La cosa più importante è che dopo ogni parola/frase ripetuta si faccia un po' di silenzio. Non si leggono versetti interi, ma solo poche parole. Nel silenzio i partecipanti, ripetono mentalmente due-tre volte queste parole, affinché penetrino in profondità. In tal modo anche le parole comuni acquistano peso. Ad esempio: «Gesù sedette », «Uno solo è il vostro Maestro », «Voi siete tutti fratelli », «Se vuoi puoi guarirmi ». Se dopo questa « parola» si fa una pausa sufficientemente lunga, vediamo Gesù in mezzo a noi: «Egli si siede accanto a noi! ». È sorprendente come, anche senza un commento e senza tante chiacchiere umane, la parola della Scrittura incominci a vivere, ri-vivere. Gesù parla, agisce. Si fa spazio nella nostra vita. Ci troviamo così già in piena meditazione. Per una lettura precisa possono essere utili alcune domande: Chi agisce? Che cosa fa? Perché? Dove? Quando?

4) Fare silenzio: si rilegge ancora una volta lentamente tutto il brano. Dopo essersi «soffermati» sulle singole parole del testo, si riascolta lentamente tutto il brano. Poi la guida annunzia un momento di silenzio. Indica anche quanto tempo debba durare il silenzio (ad esempio tre minuti). L’accorgimento di indicare la durata della riflessione silenziosa si è rivelato nella dinamica di gruppo molto importante (19). In tal modo si promuove l'atmosfera di pace, senza che alcuno si innervosisca, non sapendo come le cose procederanno. Consigliamo di passare questo tempo davvero vicino al Signore. Ci apriamo a lui. Ci lasciamo amare da Dio. Lasciamo che lui ci guardi. Un modo fecondo di trascorrere questo tempo di silenzio, è quello di ripetere interiormente spesso una determinata parola che ci ha colpiti, come ad esempio: «lo sono la via, la verità e la vita», «Se vuoi, puoi guarirmi ». Quando viene riletto il brano si realizza una ri-scrittura del testo, che diventa vivo e, soprattutto, diventa nostro, della comunità che lo ha ascoltato, spezzato, accolto, ruminato: si comprende così dal vivo come sono nati i Vangeli!

5) Dire ciò che ci ha colpiti. In uno scambio di opinioni i partecipanti riferiscono ciò che del messaggio del testo appare loro importante, e dicono anche le ragioni per cui una determinata parola sembra loro motivo di attenzione. Durante il discorso bisogna stare attenti a restare fedeli al testo biblico e alla situazione presente in un clima di preghiera. La guida può eventualmente ricondurre il colloquio al testo biblico e ai più importanti problemi esistenziali. Durante questa tappa spesso vengono fatte delle domande per chiarire il testo.
Il gruppo deve tentare di trovare delle risposte comuni a queste domande. Così, per aiutare, la domanda posta da uno dei partecipanti può essere riproposta a tutto il gruppo da parte della guida. In un simile dialogo ci si scambiano idee riguardanti la fede e l'orientamento della vita. Si cresce insieme e si forma una comunità di fede. Molti cristiani fanno fatica a comunicare, ad aprirsi agli altri, a parlare con altri delle loro esperienze con Dio. N on ci sono abituati. Ci si può esercitare a un colloquio del genere, venendo incontro alle affermazioni degli altri partecipanti, ponendo domande oppure spiegando perché una parola appare importante. Quando i partecipanti all'incontro si conoscono meglio, lo scambio è facilitato. So per esperienza diretta, che dopo 2-3 incontri tutto diventa armonioso, anche le persone anziane trovano normale comunicare e condividere il loro cammino di fede.

6) Discutere su ciò che il Signore vuole da noi. Alcune domande concrete possono aiutare nella riflessione: Come dovrà essere messa in pratica la Parola di Dio nel nostro tempo? Che cosa mi invita a fare oggi? Meglio: Che cosa mi chiede con questo testo il Signore? Mi chiede qualcosa? Che cosa? Ora è giunto il momento di osservare la nostra vita alla luce del vangelo. Esistono nella mia vita esperienze analoghe a quelle raccontate dalla Bibbia? Il testo mi dà indicazioni per risolvere i miei problemi? A quale situazione della mia vita si riferisce questa parola? A questo punto si possono discutere i problemi della vita quotidiana: C'è chi ha bisogno nel vicinato... che cosa possiamo fare insieme per il luogo e le persone in cui viviamo...? Tutto viene discusso nell'atmosfera creata dalla vicinanza di Dio, dalla luce e dalla forza della sua Parola. Le persone, le cose, gli eventi, assumono un volto nuovo, diverso quando si è consapevoli della presenza di Dio!

7) Pregare. A questo punto la guida invita tutti a pregare. Nella preghiera diamo la nostra risposta alla Parola di Dio che abbiamo ascoltato. La forma di preghiera può cambiare: si può invitare a pregare nel silenzio 2-3 minuti, e poi, chi se la sente, a esprimere delle intenzioni di lode, di ringraziamento, di supplica, pregando per tutti. È preferibile - almeno inizialmente - prima invitare a pregare nel silenzio e poi concludere tutti con una preghiera comune, ad esempio una preghiera scelta nei testi dei padri della Chiesa, una di un autore moderno che riassuma il tema trattato, o una preghiera ebraica, un salmo. L’alternanza aiuta, finché poi sarà la comunità stessa a preparare la preghiera. La cosa migliore è che ci sia una preghiera finale che parta dal testo biblico stesso posto al centro della riflessione, ma per arrivare a ciò è necessario un lungo cammino.
In tutto, l'incontro non deve superare l'ora (meglio 45 minuti) un tempo sufficiente per vivere insieme l'incontro con Dio, con Cristo e lo Spirito alla scuola della Parola.

Concludere poi con la benedizione di Cristo-Parola (usando la Bibbia), oppure di Cristo-Maestro (L'icona) .

b) Suggerimenti pratici per un progetto parrocchiale e diocesano

La Parola è indirizzata ai credenti, bisogna trovare delle vie concrete per portare i cristiani a crescere nella fede mediante la Parola. Come hanno fatto la Chiesa protoapostolica e anche la tradizione ebraica, sia biblica che rabbinica: portare la Parola fra la gente, con umiltà. La nota della CEI (La Bibbia nella vita della Chiesa. «La Parola del Signore si diffonda e sia glorificata» [215 3,11, al n. 10) riconosce: «Confessando che "la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio... penetra... l'anima... scruta i sentimenti e i pensieri del cuore" (Eb 4,12-13), dobbiamo umilmente ammettere (come pastori e come credenti del Terzo millennio) di non essere sempre all'altezza del dono che Dio ci fa con la Sacra Scrittura. La Bibbia è statisticamente fra i libri più diffusi nel nostro paese e nel mondo, ma è anche forse fra i meno letti. I cristiani sono ancora poco stimolati a incontrare la Bibbia e poco aiutati a leggerla come Parola di Dio. Ci sono persone che vogliono conoscere la Bibbia, ma spesso non c'è chi spezza loro il pane della Parola. L’incontro diretto è ancora di pochi... Il libro sacro non sembra essere a disposizione di ogni cristiano, secondo le sue capacità. .. Anche i presbiteri e i diaconi, ministri della predicazione della Parola, non sempre si mostrano adeguati al compito. Né si può dire che i nostri catechisti e animatori pastorali siano sufficientemente preparati per una buona comunicazione della Bibbia».
La Parola è nata in una comunità, accolta da una comunità, perciò può rivelare il suo vero significato nella comunità ecclesiale. Si tratta di aiutare i cristiani a fare un incontro personale/ diretto e continuativo con la Parola (formazione), pensando a percorsi concreti che si possano inserire/integrare felicemente nel cammino ecclesiale delle comunità. Alcune proposte:

1) Indire un anno diocesano/parrocchiale della Parola di Dio, in cui proporre un percorso diocesano/parrocchiale di incontri biblici con un duplice taglio: a) lettura dei testi e condivisione della Parola, per favorire una esperienza di Dio diretta dei credenti; b) proposta formativa di lettura di un libro biblico preciso, in un contesto di preghiera. Un foglio mensile di base comune potrebbe aiutare a camminare meglio insieme in una traccia ecclesiale. La proposta di un pellegrinaggio in Terra Santa dopo un cammino di preparazione si è rivelata molto stimolante e per alcuni credenti sorprendente.

2) Coinvolgere parroci e catechisti, perché primi responsabili della catechesi, e aiutarli a scegliere delle coppie-guida da preparare per la catechesi alle famiglie. Trovare un tempo comune per la Conferenza episcopale regionale (diocesi/parrocchie/ comunità) in cui si faccia una due giorni sulla Scrittura, meglio sarebbe alternare la sede, ma sempre con un duplice scopo: l'esperienza della Parola (celebrazione) e la formazione a leggere la Scrittura.

3) Curare la formazione di animatori biblici sia nelle parrocchie sia nei gruppi ecclesiali. La sfida è mantenere la Parola di Dio accessibile a tutti: questo è il punto cruciale.

4) Arrivare a costituire un centro biblico ecumenico regionale. La strada dell'esperienza dei discepoli di Gesù, della loro crescita, come Pietro e Paolo, ci aiuta molto.

Pietro dice che siamo «rigenerati non da un seme corruttibile, ma mediante la Parola vivente di Dio» (1Pt 1,23), «per una speranza vivente» (1Pt 1,3).
Gesù dona una traccia precisa per l'esperienza della Parola, conoscere la verità e sperimentare la libertà: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32) . Benedetto XVI ricorda nella sua enciclica come l'amore nasce dall'ascolto della Parola: «L'israelita credente prega ogni giorno con le parole del libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: "Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio... Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore.. ." (Dt 6,4-5) . .. Siccome Dio ci ha amati per primo, l'amore adesso non è più solo un "comandamento", ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro» (Deus caritas est 1).
Soltanto insieme, come Chiesa, con umiltà e ispirati dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo, noi possiamo leggere-comprendere-vivere questa Parola. Siccome la Scrittura è di origine divina, non è opera della sola volontà della persona umana, anche la sua lettura, interpretazione, comprensione e attuazione non possono essere soltanto opera dell'uomo, ma opera comune di Dio e delle persone che possiedono lo Spirito. Pietro perciò invita «a essere attenti alla Parola come a lampada che brilla in un luogo tenebroso... Guidati dallo Spirito Santo, degli uomini parlarono da parte di Dio» (2Pt 1,19-20).
La Parola di Dio è qualcosa che ci supera da ogni parte, ci avvolge: noi siamo nella Parola di Dio. Incontrando questa parola incontriamo davvero il Signore e incontriamo noi stessi, il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro, le nostre contraddizioni e le nostre fatiche, nostri fratelli/ sorelle nella luce vivente di Cristo. «La Parola di Dio infatti è vivente ed efficace» (Eb 4,12). «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare..., perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2Tm 3,16-17).
Raccogliamo l'invito di Gesù: «Imparate da me» (Mt 11), su come leggere-comprendere-compiere la Parola (Lc 24). Gesù è e resta «l'unico Maestro », noi siamo e restiamo «tutti fratelli» (Mt 23,8) e proprio il Maestro ci dice: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32). Lui, il Maestro, ci rivela e promette che la parola è portatrice di una storia, di un mistero, di un seme che cresce da sé, tra un fallimento ripetuto e un successo clamoroso: « Cade sulla strada... fra le pietre... le spine... sulla terra buona...» (Mc 4). Noi siamo il terreno, come dice in modo chiaro Paolo: «Siamo collaboratori di Dio e voi siete il campo di Dio... lo ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere» (1Cor 3,6.9).

 

NOTE

[1] Costituzione dogmatica del concilio Vaticano Il sulla divina rivelazione, approvata nel corso dell'ultima sessione (il 18 novembre 1965), dopo un lungo cammino maturato durante tutto il processo conciliare. La Dei Verbum segna una svolta. Seppure largamente si occupi di Sacra Scrittura e questa ne costituisca per certi aspetti il centro, il documento non ha come oggetto la Scrittura stessa, cioè il Libro sacro, ma la Parola di Dio, cioè l'evento di grazia che la Scrittura attesta e di cui è peraltro parte integrante. La Scrittura, infatti, in forza della sua ispirazione, è documento essenziale per la conoscenza della Parola di Dio, nel suo contenuto e nella sua correttezza. Si comprende allora come la Dei Verbum che si occupa della Parola di Dio dedichi alla Sacra Scrittura ben quattro dei suoi sei capitoli.

[2] Sul sito www.vatican.va si può consultare.

[3] In Prefazione al documento della Pontificia Commissione Biblica, [;interpretazione della Bibbia nella Chiesa, LEV, Città del Vaticano 1993, pp. 21-23.

[4] G. Betori, Leggere la Bibbia nella Chiesa. Dalla Dei Verbum ad oggi, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2008, p. 31.

[5] Pontificia Commissione Biblica, I.:interpretazione della Bibbia nella Chiesa, p. 91.

[6] Girolamo, Commentarius in Ecclesiasten 313.

[7] «È tensione della mia vita vivere la Parola, essere la Parola, la Parola di Dio... Se mi chiedessero: "Ma tu chi sei?", vorrei rispondere: "Parola di Dio"» (C. Lubich, Essere tua Parola, Città Nuova, Roma 2008, p. 15).

[8] L’affermazione è contenuta nell'inserto: La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) VIII-IX. Si tratta dell'analisi dei risultati dell'inchiesta speciale fatta per capire il rapporto dei credenti con la Parola di Dio, in vista della celebrazione del XII Sinodo generale dei vescovi (dal 5 al 26 ottobre) sul tema: La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Su questi dati rimandiamo al capitolo: Perché un Sinodo generale sulla Parola di Dio?

[9] Pontificia Commissione Biblica, [;interpretazione della Bibbia nella Chiesa, p. 116.

[10] Ruperto di Deutz, De operibus Spiritus sancti 1,6,

[11] Bernardo di Chiaravalle, Homilia super «Missus est» 4,11.

[12] Giovanni Crisostomo, Omelia sul Vangelo di Giovanni 32,16.

[13] Il titolo didaskale, maestro, ricorre nel Nuovo Testamento 59 volte, per lo più nei vangeli (12 volte ciascuno in Matteo e Marco; 17 in Luca; 9 in Giovanni).
[14] Cfr. 1Pt 2,17; cfr. 3,8; 5,9.11.

[15] Agostino, Commento al Salmo 126,3.

[16] Girolamo, Epistulae 53,10.

[17] Su questa parte, rinviamo al piccolo strumento: M. Mazzeo, Parola di Dio e vita dei credenti. Un sussidio dinamico per incontrare Dio nella Scrittura, EDB, Bologna 2004.

[18] Questa dichiarazione è l'ultima frase di una conferenza tenuta dal cardinale J. Ratzinger e poi pubblicata (J. Ratzinger, [;interpretazione biblica in conflitto, in 1. de la Potterie - R. Guardini - J. Ratzinger - G. Colombo - E. Bianchi, [;esegesi cristiana oggi, Asti 20003, Piemme, Casale Monferrato [AL], p. 125).

[19] Sulla conduzione del gruppo rimandiamo ai due capitoletti sull'animatore biblico: 1. Identità dell'animatore biblico e conduzione di un gruppo: le dinamiche. 2. Alcune indicazioni per incoraggiare, promuovere e far crescere il dialogo.