PICCOLI GRANDI LIBRI   Michele Mazzeo
COME E PERCHE
LEGGERE LA BIBBIA

Il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio

Paoline 2008

La Scrittura nella mano,
nella mente,
nel cuore,
sulle labbra

Giovanni XXIII

I. «La Scrittura nella mano,
nella mente, nel cuore, sulle labbra»

1. Centralità di Cristo:
«Uno solo è il vostro maestro, voi siete tutti fratelli »
2. La scelta di un metodo di lettura ecclesiale
a) Incontrare Dio con la Scrittura in un gruppo biblico o gruppo di ascolto (GdA)
b) Suggerimenti pratici
per un progetto parrocchiale e diocesano
II. Gli animatori biblici:
identità, formazione e mandato
1. Identità dell'animatore biblico e
conduzione di un gruppo: le dinamiche
2. Alcune indicazioni per incoraggiare,
promuovere e far crescere il dialogo
3. Ritrovare la gestualità biblica del corpo,
senza separarla dalla Parola
4. Perché un Sinodo generale sulla Parola di Dio?

 

II
GLI ANIMATORI BIBLICI:
IDENTITÀ, FORMAZIONE E MANDATO

Gli animatori biblici non sono chiamati a essere dei biblisti in senso stretto, ma degli « animatori », cioè persone che hanno la responsabilità e la gioia di guidare un gruppo di ascolto della Parola. Così i partecipanti al gruppo di ascolto, non sono degli studenti, meglio, non devono sentirsi studenti, ma fratelli davanti al medesimo mistero della Parola fatta carne. È Gesù che ha voluto così, perciò bisogna ricordare sempre la centralità di Cristo: « Uno solo è il vostro maestro, voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8), cioè discepoli di Cristo, l'unica Parola del Padre e tutti figli del medesimo Padre.
Una guida e un metodo nell'approccio alla Scrittura - come detto in precedenza - sono necessari, perciò vogliamo ricordare l'esempio narrato da Atti degli apostoli, l'esperienza di una persona che legge, ma da solo non capisce: « Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: "Capisci quello che stai leggendo?". Quegli rispose: "E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?". E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui» (At 8,30-31). Una persona sta leggendo mentre percorre il proprio cammino. Capisce le parole, conosce il sistema di segni che si trova davanti nella sua lettura, coglie la coerenza del testo biblico, eppure esso gli sfugge, non sa che cosa voglia dire realmente ciò che legge. Ha bisogno di una guida, di un interprete, di qualcuno o qualcosa che lo aiuti a capire.
Anche i discepoli di Emmaus sono nella medesima situazione (Lc 24,13-35, testo prezioso che inaugura l'era dei discepoli che non hanno avuto e non avranno il privilegio della presenza fisica di Gesù). I due pellegrini camminano verso Emmaus, sono figura della comunità cristiana che cambia volto e cammino, quando nella duplice mensa della Parola e dell'Eucaristia esperimenta il Vivente. Gesù si avvicina ai due e apre la comprensione del mistero del Messia a partire dalle Scritture: «Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti... Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,25-27). Gesù è l'ermeneuta della Scrittura: egli agisce come fonte e modello di ciò che diverrà l'uso cristiano della Scrittura. Al momento del pasto «si spalancarono i loro occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31): il Pane realizza quanto la Parola promette, perciò Parola e Pane formano un unico sacramento. L’intero racconto mira al riconoscimento del Risorto. Prima di aprire i loro occhi, Gesù ha aperto la Scrittura: preparazione adeguata all'incontro personale nella fede. Questo testo insegna che Gesù in persona ci apre la Scrittura e ci spalanca gli occhi: la Parola e il Pane con cui Gesù resta nella nostra vita sono l'alimento della Chiesa fino alla fine dei tempi. La persona umana diventa la Parola che ascolta e vive del Pane che mangia. La parola e il corpo del Figlio ci assimilano a lui, donandoci il suo stesso Spirito, che è la forza, la potenza dall'alto per vivere da figli del Padre e da fratelli fra noi, come i due di Emmaus.

1.
IDENTITÀ DELL' ANIMATORE BIBLICO
E CONDUZIONE DI UN GRUPPO: LE DINAMICHE

La guida per un incontro biblico di base è una persona che possiede due competenze:
1) È capace di guidare, controllare e favorire la dinamica di un gruppo a partire dalla Parola di Dio.
2) Ha un buona familiarità con le edizioni bibliche esistenti nel suo mondo linguistico-culturale, conosce le loro risorse e le sa suggerire a nuovi lettori.
L’animatore di un gruppo (20) (da« animare »: colui che anima): è, in generale, chi in un gruppo ha la funzione di agevolare lo svolgimento del compito e il raggiungimento degli obiettivi del gruppo stesso. Nel caso specifico dell'animatore biblico è la persona che provvede ad animare, a favorire la partecipazione attiva, a promuovere l'incontro con il Signore, partendo da un testo preciso della Parola di Dio, per passare dalla Parola alla vita e dalla vita alla Parola. Egli contribuisce a costruire l'itinerario globale suggerito da Giovanni XXIII: «La Scrittura nella mano, nella mente, nel cuore, sulle labbra», attraverso le tappe condivise con altri fratelli e sorelle:

1) Invitare il Signore a venire in mezzo a noi.

2) Leggere il testo.

3) Soffermarsi sul testo.

4) Fare silenzio: si rilegge ancora una volta lentamente tutto il brano.

5) Dire ciò che ci ha colpiti.

6) Discutere su ciò che il Signore vuole da noi.

7) Pregare.

Che cosa significa animare un gruppo di ascolto della Parola, un gruppo biblico o una scuola della Parola? La parola «animare» parla di vita e di anima. Animare non è dominare, né imporre, né lasciar fare. Animare significa mettersi al servizio della vita di fede delle persone e del loro incontro con colui che è la Vita.
Quattro verbi possono sintetizzare l'opera dell'animatore:

1) Preparare. Prima della riunione è necessario preparare l'ambiente (la sala, le sedie, una icona, la Scrittura), il materiale, l'argomento, il testo per tutti. In particolare, il luogo e il testo devono essere pronti per evitare fin dall'inizio un'agitazione inutile.

2) Parlare e fare parlare. L’animatore non deve impadronirsi della parola: ricordare che la parola è di tutti e per tutti! Lo schema graduale nelle tappe proposte è una guida pratica molto utile. Aiutare ad ascoltare, condividere,. leggere un testo biblico, vedere un video, fare un gesto simbolico, pregare, cantare, sono altrettante maniere di interiorizzare. Più sono diversificate queste fasi più ciascuno ha la possibilità di trovare quelle che più gli si confanno.

3) Valorizzare. Ogni persona arriva nel gruppo con le proprie esperienze, i suoi doni e le sue aspettative. l:animatore trae molti vantaggi a rivelare, a canalizzare e a sviluppare queste possibilità. In tal modo permette che l'incontro sia occasione per riuscire, per crescere, e per aprirsi anche nel mettere i propri talenti al servizio degli altri. La benevolenza e l'incoraggiamento sono costantemente d'obbligo, soprattutto ai primi incontri.

4) Adattarsi e adattare l'incontro. È forse la parola chiave del percorso, come ogni compito educativo. l:animatore deve adattarsi come ha fatto Gesù con le persone che ha incontrato; tutte le scene dei quattro vangeli mostrano il Maestro che si adatta e adatta il suo messaggio alle persone che incontra o lo vogliono incontrare (credenti e non credenti, giudei e pagani). l:animatore deve adattarsi alle generazioni che si succedono, alle circostanze di tempo e di luogo, alla personalità e all'evoluzione dei partecipanti, ai loro ambienti. Il reale svolgersi di un incontro biblico corrisponde raramente a ciò che è stato previsto, lo so per l'esperienza di molti anni. Adattarsi esige molto all'inizio: ma si sa che la vita e l'annunzio del vangelo richiedono questo piccolo sacrificio, in compenso c'è la bellezza della creatività e della novità di Dio. Basti pensare a Pietro e a Paolo.

2.
ALCUNE INDICAZIONI PER INCORAGGIARE,
PROMUOVERE E FAR CRESCERE IL DIALOGO

L’animatore deve intervenire in maniera misurata, ricordando il ruolo ecclesiale che svolge e la presenza di Cristo. Bisogna ricordare sempre la dinamica di gruppo: ogni intervento dell'animatore, dicono gli esperti, provoca in proporzione, un abbassamento della partecipazione collettiva. L’animatore deve perciò sapersi decentrare, per aiutare nel dialogo a entrare in profondità. L'animatore deve essere attento, quando invita al dialogo: evitare con cura di interrompere una persona che sta parlando. Siccome in un gruppo biblico ci si incontra per fare un cammino di fede, bisogna avere la pazienza di guidare, far capire e aiutare a rispettare i tempi e i modi di crescita di tutti. Al centro deve restare sempre la Parola di Dio.
A volte si innescano meccanismi che non aiutano:
1) La presenza di persone che hanno facilità di parola e che tendono a intervenire più volte. Questo contiene un duplice rischio: minimizza i contributi positivi propri e toglie spazio alle persone meno aperte e più timide.
2) La presenza di persone che sono lì solo per affermare dogmaticamente i loro principi, tendono a imporre le proprie idee. Il rischio è sempre duplice: chiusura alla novità provocante della Parola e mancanza di docilità allo Spirito che chiede sempre di aprire il cuore non solo alla Parola, ma anche ai fratelli e alle sorelle.
3) La presenza di persone che hanno serie difficoltà a esprimere un pensiero proprio e che preferiscono seguire quello degli altri. Esse non aprono il loro cuore spesso per paura del giudizio altrui, perché non si sentono all'altezza o si sentono giudicate. Anche qui il rischio è almeno duplice: viene a mancare la ricchezza di un apporto originale e si priva la crescita di una persona nella fede.
4) La presenza di persone che intervengono, ma per un bisogno di approvazione, si esprimono e dicono sulla Parola, quanto gli altri si aspettano o vogliono sentire dire e non ciò che si sente davvero nel «cuore».
In tutti questi casi, l'animatore è chiamato a farsi mediatore che facilita l'armonia del gruppo attraverso il dialogo, lasciando che la Parola provochi l'edificazione vicendevole. È la Parola la vera animatrice del gruppo! È essa la «lampada per i passi, la luce sul cammino da fare », come afferma il salmista: «Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105).
Anche Paolo afferma che la Scrittura è «Parola di Dio che opera in voi che credete» (1 Ts 2,13). Ma già la parabola del seminatore ci rivela la potenza della Parola (Mc 4,1-9): c'è sempre una parte di seme che porta frutto, perciò la parabola è un potente invito rivolto agli annunziatori della Parola perché abbiano fiducia nell'azione misteriosa di Dio e del «seme-Parola ». Paolo dirà giustamente: «Siamo collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio... lo ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere» (1 Cor 3,6.9).
Su tutto il percorso di animazione biblica è necessario, perciò, uno sforzo di verità, di autenticità. La guida può aiutare a riflettere su alcune parole o espressioni che sono più importanti o più oscure, o qualche aspetto dell'ambiente culturale originario. La tentazione iniziale della guida è quella di dare molte informazioni: bisogna scegliere pochi punti permanenti importanti per chi inizia la comprensione. Suggeriamo, se necessario, che si indichino solo due o tre aspetti originali di una pagina biblica (i personaggi, le loro azioni, le parole o le espressioni centrali) (21).
Un itinerario formativo (22) per un animatore biblico, ma vale anche per lo stesso gruppo di ascolto, lo riassume bene san Basilio: «Parlare conoscendo l'argomento; interrogare senza voglia di litigare; rispondere senza arroganza; non interrompere chi parla se dice cose utili; non intervenire per ostentazione; essere misurati nel parlare e nell'ascoltare; imparare senza vergognarsene; insegnare senza prefiggersi alcun interesse; non nascondere ciò che si è imparato dagli altri » (23).

3.
RITROVARE LA GESTUALITÀ BIBLICA DEL CORPO,
SENZA SEPARARLA DALLA PAROLA

Un itinerario alla scuola della Parola consente di ritrovare il fondamento biblico-profetico del corpo, dei gesti simbolici che spesso compiamo senza separarli dalla Parola, cioè dal messaggio che incarnano (intelligibilità, credibilità dei nostri segni, celebrazioni, atti ecclesiali e pastorali). Tutta la gestualità biblica è fondata sulla Parola: i gesti incarnano un messaggio, senza perdere la trascendenza di quella rivelazione. Basti pensare ai profeti (Geremia, Ezechiele); fino a Gesù, dove troviamo il vertice della rivelazione, il pane diventa suo corpo, mediante le sue parole.
Valorizzare la corporeità a partire dalla stessa Scrittura significa che la comunicazione gestuale è simbolica. Il corpo, il gesto, la mano, gli occhi, il cuore… Un gesto simbolico da fare aiuta tutti i partecipanti a «entrare» nella dinamica interna del simbolo stesso e nel piano di Dio, rivelato dalla Scrittura.
Lo schema segno-parola-azione mostra la dinamica stessa della rivelazione di Dio: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso... Con questa rivelazione Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici... per invitarli alla comunione con Sé. Questa... rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi, in modo tale che le opere compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e il mistero in esse contenuto» (Dei Verbum 2). La rivelazione è sì Parola di Dio, ma anche e inseparabilmente avvenimento, manifestazione del disegno di Dio in una storia. La parola autentica è mistero, perché ha nell'essere la sua sorgente.
Il gesto simbolico ha una grande importanza nella cultura biblica, più di quanto ne abbia nella nostra cultura occidentale. Pilato ha potuto fare il gesto di «lavarsi le mani davanti alla folla» (Mt 27,24) senza cadere nel ridicolo; l'emorroissa ha ritenuto sufficiente «toccare il mantello» (Mc 5,28) di Gesù per essere guarita; Gesù stesso ha potuto «mettere le dita nelle orecchie e con la saliva toccare la lingua» del sordomuto (Mc 7,33), senza essere preso per pazzo. Tutto ciò perché la tradizione biblica, soprattutto quella profetica, ha imparato a trasmettere il messaggio attraverso azioni simboliche che coinvolgono il corpo.
Il punto di partenza deve sempre essere e restare lo stesso testo della Scrittura, espresso in una buona traduzione. Poi sono utili anche altri sussidi: gli itinerari biblici per le diverse età e occasioni; le guide alla lettura programmata della Bibbia, facendo magari riferimento al Lezionario liturgico; la raccolta di passi biblici scelti; i commenti biblici alla liturgia della Parola; le riviste divulgative e facilmente accessibili per la conoscenza della Bibbia e del suo messaggio; strumenti informatici a disposizione, che oggi sono tanti: CD sulla Terra Santa, percorsi di ascolti personalizzati; l'uso della musica con frequenze che aiutino l'assimilazione; anche la posizione del corpo nell'ascolto è importante. Gesù ha messo al centro del mistero della salvezza il suo corpo: «Prendete e mangiate questo è il mio corpo» (Mt 26,26).
È importante ricuperare la prospettiva positiva biblica della corporeità in una cultura in cui il corpo è al centro di tanta attenzione. In Gesù di Nazareth «il Verbo/Parola si fece carne» (Gv 1,14). Questo divenire carne di Dio in Gesù è il «mistero» centrale della fede cristiana, ed è anche, a rigore di termini, l'unico « sacramento » della Chiesa, il sacramento fondamentale. La sacramentaria rientra in modo evidente nell'ordine corporale, o più esattamente dalla corporeità della fede. Soprattutto il battesimo e il pasto eucaristico, ma anche i gesti come l'imposizione delle mani, l'assoluzione, l'unzione con l'olio, fanno penetrare la Parola divina nelle articolazioni del corpo. I segni che riguardano le mani, i piedi, come pure le immersioni nell'acqua del battesimo e la cena eucaristica mirano alla totalità del corpo umano, alla sua interezza. La metafora paolina della Chiesa come «corpo» che si articola in ciascuna delle sue membra, anche le più umili, attesta l'unità e il mistero della vita cristiana, che non è quello di essere salvati da soli, ma incorporati in un corpo, la Chiesa, in un popolo di Dio, anticipazione della riunificazione finale del genere umano in Cristo.
Inizialmente molti gesti, ora liturgici, erano gesti non religiosi, come quelli profetici. Tenere insieme nello stesso tempo due poli: il corpo senza separarlo dalla ragione. Ritrovare la gestualità senza mai separarla dalla Parola. Valorizzare, poi, la musica è una strada ormai sperimentata in diversi gruppi e ambiti.
Proprio l'importanza della Scrittura impone di rifiutare le improvvisazioni e di offrire prodotti rigorosi e rispettosi della natura del testo sacro. Da questo punto di vista in Italia, come riconosce giustamente la CEI (cfr. La Bibbia nella vita della Chiesa 40), rimangono ancora da riempire certi vuoti, specialmente in rapporto alla comunicazione didattica, e soprattutto appare necessaria la produzione di strumenti più mirata e armonica, con obiettivi pastorali che hanno al centro di tutto la Parola di Dio.

4.
PERCHÉ UN SINODO GENERALE
SULLA PAROLA DI DIO?

Dal 5 al 26 ottobre si celebrerà il XII Sinodo generale dei vescovi sul tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Perché la Chiesa ha deciso di ri-mettere al centro del vissuto della comunità cristiana la Parola di Dio? Perché si è resa conto che c'è ancora una distanza, uno scollamento tra la vita di fede e quello che viene proposto nella Parola (24). Noi nella Parola non abbiamo solo Dio che parla/si rivela, ma abbiamo un vissuto dell'uomo che ascolta e agisce in base a quello che gli dice il Signore, sia nell'Antico sia nel Nuovo Testamento.
Dai Lineamenta in preparazione al sinodo riprendiamo quelle domande che riguardano il rapporto tra la Parola di Dio, liturgia e preghiera: «Come i fedeli si accostano alla Sacra Scrittura nella preghiera liturgica e in quella personale? Quale nesso viene percepito tra liturgia della Parola e liturgia eucaristica, tra la Parola celebrata nell'Eucaristia e la vita quotidiana dei cristiani? L'omelia è risonanza genuina della Parola di Dio? Quali bisogni manifesta? Il sacramento della riconciliazione è accompagnato dall'ascolto della Parola di Dio? L’Ufficio delle Ore è celebrato come ascolto e dialogo con la Parola di Dio? Viene estesa tale pratica anche al popolo di Dio? Si può dire che il popolo di Dio abbia sufficienti possibilità di contatto con la Bibbia?» (Ibid. 1,3).
È anche in vista del Sinodo che è stato fatto un sondaggio i cui risultati sono stati presentati il 27 aprile 2008 nella Sala Stampa Vaticana (25). L'indagine è stata promossa da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Federazione Biblica Cattolica, sotto la guida del sociologo Luca Diotallevi, che ha coordinato il gruppo di lavoro. Il titolo della ricerca è stato: La lettura della Scrittura in alcuni paesi (26), sulla diffusione della Scrittura fra i maggiori paesi del mondo.
Si tratta di un'analisi mai tentata prima: 13.000 interviste in nove paesi, di cui otto europei (27), più gli Stati Uniti. Ma sta andando avanti in Argentina, nelle Filippine, in Africa e in Australia, così sapremo che cosa dice il mondo intero sulla Bibbia. Il dato statistico che subito ha sorpreso è che il paese dove si legge di più la Bibbia è gli Stati Uniti: il 75%, mentre in Italia si scende al 27%.
Il fatto più importante dell'indagine è che per tutti la Bibbia resta un libro difficile. Per il sociologo Luca Diotallevi, coordinatore dell'indagine: «Questo è il principale risultato della ricerca. E qui vengono chiamate in causa le Chiese, ma anche la scuola e i media. Per la Chiesa cattolica è una bella sfida, perché la gente non chiede ai preti di convincerla circa il valore delle pagine bibliche, ma di essere aiutata a cogliere il significato del testo, soprattutto per la propria vita, e poi vuole anche sapere come ciò che insegna la Bibbia può servire al bene comune » (28).
Iniziative all'interno della Chiesa non mancano, le molte scuole della Parola, i gruppi biblici, il rinnovamento della catechesi, l'importanza della Parola nelle omelie (29) nell'insegnamento della scuola (30), eccetera.
In Italia la ricerca ha interessato le città di Milano, Roma, Napoli e la regione Umbria (31). Le domande fatte alle persone sono diverse e aiutano a entrare nel cuore della ricerca fatta sul rapporto dei credenti con la Parola di Dio: « Quando si parla di Sacre Scritture, secondo lei che cosa si intende? (32). Nelle scuole si dovrebbe studiare la Bibbia? In casa ha/avete una Bibbia? Negli ultimi dodici mesi, le è capitato di leggere un brano della Bibbia? Che lei sappia, i Vangeli sono una parte della Bibbia? Le è mai capitato di regalare una Bibbia? Per quanto ricorda, chi tra Paolo e Mosè è un personaggio dell'Antico Testamento? Secondo lei, Gesù ha scritto qualche libro della Bibbia? Quando prega in che modo lo fa? ».
Importanti anche i motivi di queste domande fatte ai credenti. Ad esempio, è stato chiesto al curatore della ricerca, il sociologo Luca Diotallevi, perché è stata posta ai credenti la domanda apparentemente strana: Le è mai capitato di regalare una Bibbia?
La risposta del curatore dell'indagine è: «Volevamo misurare il rapporto con la Bibbia come oggetto fisico. In America la si regala molto, da noi poco. E forse anche questo deve far riflettere » (33). Come Giovanni XXIII diceva: «La Scrittura nella mano, nella mente, nel cuore, sulle labbra »: come oggetto fisico, come scritto!
Da un lato la Bibbia resta un libro da guinness dei primati (tradotta in 2454 lingue (34) e sono state vendute 26 milioni di copie nel solo 2006), dall'altro è ancora poco utilizzata dai credenti. Bastino alcuni numeri. Nell'anno 2007 ha letto almeno un brano della Bibbia il 20% della popolazione spagnola, il 27% di quella italiana, il 36% di quella inglese; la punta massima si ha negli Stati Uniti, dove il 75% della popolazione ha letto un testo della Scrittura. Il dato più importante è l'uso della Bibbia nella preghiera, perché se ne fa un uso ancora modesto: in Italia solo il 9%, in Spagna il 6%, in Germania il 13%.
Il 40% degli intervistati pensa che Paolo di Tarso abbia scritto un vangelo (35); il 31% ritiene che lo abbia fatto Pietro.
Riguardo all'Italia in particolare risaltano alcuni dati: il 53% degli italiani quando si parla delle Sacre Scritture intende la Bibbia, il 16% pensa si tratti solo dell'AT, il 18% solo dei Vangeli. Il 52% pensa che la Bibbia sia «ispirata da Dio »; il 23% che si tratti di « parola diretta di Dio » e il 18% la ritiene un «libro di leggende, fatti storici e insegnamenti scritti dall'uomo ».
In merito al contenuto della Bibbia, il 64% lo giudica «reale », il 62% «difficile »,1'86% «interessante» e «vero». Il 58% sa che i Vangeli sono una parte della Bibbia; il 26% pensa che non lo siano.
Il cardinale Carlo Maria Martini sostiene: «la Bibbia è il grande libro per il futuro dell'Europa, non solo per le Chiese cristiane europee, ma perché è in grado di dare fondamento e nerbo a un dialogo interreligioso profondo e sincero » (36).
Il filosofo Massimo Cacciari ha recentemente affermato: «la Bibbia non è il libro di testo per l'insegnamento della religione, come credono molti cattolici e anche molti laici... è il libro delle radici della nostra società e non solo della fede » (37).
Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Federazione Biblica Cattolica, che ha commissionato la ricerca in vista del Sinodo dei vescovi, afferma: «L’inchiesta conferma che il concilio Vaticano II ha fatto bene a mettere la Bibbia fra le mani dei fedeli. Ma dice anche che sul piano pastorale dobbiamo fare ancora molto... La Bibbia è un libro difficile e dalla ricerca ciò appare con chiarezza. Noi dobbiamo trovare la maniera di spiegarla in modo facile e affascinante, usando molti strumenti (38)... C'è in giro una sete di conoscenza che la Chiesa deve sapere intercettare. Ma bisogna rispondere con linguaggi e idee adatte alla cultura di oggi. Altrimenti ci si annoia... Giovanni XXIII in una lettera pastorale del 1956, quando era patriarca di Venezia, scrisse che il Libro e il Calice sono l'alfa e l'omega, cioè racchiudono in sé tutto l'alfabeto della vita cristiana. Fu un'intuizione folgorante... Oggi bisogna tornare all'intuizione di papa Giovanni e rilanciarla tra i fedeli, ma anche fra i preti » (39).

CONCLUSIONE

Bisogna riservare un tempo preciso all'esperienza della Parola di Dio mediante una riflessione collettiva, ecclesiale sulla Scrittura contrassegnata da tre dimensioni: la creatività, che apre a nuovi approcci e rende più profonda la comprensione e l'obbedienza nella missione da parte dei credenti e della Chiesa intera; la formazione biblica è il nostro centro vitale; la nostra disponibilità a farcene carico è un indicatore della nostra crescente maturità in Cristo. Certo per tutti i credenti leggere la Scrittura costituisce una grazia e una sfida. Prendere la decisione di fare della Parola di Dio, presenza di Cristo, costituisce il centro dell'attività pastorale: diffondere la Bibbia significa passare da un « debole impegno per una pastorale biblica parrocchiale» (La Bibbia nella vita della Chiesa 13) a una pastorale in grado di offrire a tutti la possibilità di porsi alla scuola della Parola. Pensare a una settimana biblica parrocchiale, a un seminario biblico, a un gruppo biblico: «piantare... irrigare... Dio farà crescere» (Paolo, 1Cor 3,6-9). Imitare Dio e diventare seminatori della Parola verso tutti (Gesù, Mc 4), trovando il coraggio di spezzare il pane della Parola, facendo diventare la Bibbia un libro « a disposizione di ogni cristiano, secondo le sue capacità» (La Bibbia nella vita della Chiesa 10).
« La preoccupazione di una lettura regolare, anche quotidiana, della Scrittura corrisponde a una pratica antica della Chiesa... L’insistenza sulla lectio divina sotto il suo duplice aspetto, comunitario e individuale, è quindi diventato nuovamente attuale. Lo scopo inteso è quello di suscitare e alimentare "un amore effettivo e costante" per la Sacra Scrittura, fonte di vita interiore e di fecondità apostolica e di favorire anche una migliore comprensione della liturgia e di assicurare alla Bibbia un posto più importante negli studi teologici e nella preghiera » (40).
La scuola della Parola tiene conto di due idee cardine di tutto il vangelo: la rivelazione progressiva del mistero della persona e della missione di Gesù e il cammino formativo che i discepoli di oggi sono chiamati a percorrere per aderire alla sua persona e al suo annunzio. Il progetto di questa «scuola della Parola», pensato, progettato e attuato e verificato sul campo con persone esperte (biblisti e docenti di teologia), da un gruppo di animatori (religiosi e laici), sempre attenti alla dimensione metodologica e pedagogica, è una concreta realizzazione del passaggio da una catechesi come trasmissione di conoscenza a una catechesi come correlazione di esperienze: quelle fondanti cristiane e quelle delle persone che provano, accettano di fare un cammino di fede a partire dalla Parola. La forza della scuola della Parola sta nell'inserirsi nel più complesso cammino formativo della comunità ecclesiale, correlandosi con le altre componenti (liturgica, catechetica, etica, culturale) e con il progetto pastorale della diocesi, come strumento di promozione e sviluppo di una corretta dinamica ecclesiale. La scuola della Parola è, così, un itinerario di formazione integrale della persona nel suo essere e nel suo divenire adulta attraverso la Parola dentro un tessuto e un orizzonte ecclesiale; è un'esperienza di fede autentica. È la forza « della parola »: la Parola costituisce l'oggetto di riferimento fondante dell'itinerario. È la Parola stessa che « fa scuola ». Lo scopo è imparare, apprendere, fare l'esperienza, favorire un corretto approccio con la Parola scritta, rispettando la codifica scientifica del testo stesso, attraverso una iniziazione alla lettura di esso. Gesù si rivolge ai suoi in disparte e dice: « Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono» (Le 10,2322). Vedere e ascoltare: verbi dell'esperienza e veicolo della salvezza. L’esperienza di « udire con i vostri orecchi» (Le 4,21) conduce alla salvezza. Proprio la Parola che si è fatta carne ci dice che lo stile corretto di rapporto con la Parola è quello del divenire discepoli capaci di realizzare l'incontro con Gesù Cristo, quale Verbo di Dio.
Maria è modello di accoglienza della Parola per il credente: « Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio, Maria di Nazareth, a partire dall'evento dell'annunciazione, rimane la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive (cfr. Le 1,38; 2,19.51; At 17,11). Maria infatti ascoltava e meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco della Stella: "Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch' è detto in generale della vergine madre Chiesa, s'intende singolarmente della vergine madre Maria... Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell'amore dell'anima fedele per l'eternità"» (Lineamenta 12).
Bisogna consentire l'incontro personale e diretto con la Parola in un contesto ecclesiale. Gesù è il centro e il fine della Scrittura. La celebrazione eucaristica domenicale da sola non basta più per fondare, nutrire e far crescere la fede dei cristiani. In tal modo, i cristiani diventano dei testimoni: «In religioso ascolto della Parola di Dio..., affinché per l'annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami» (Dei Verbum 1).

 

 

NOTE

[20] Sulla figura dell'animatore biblico è utile consultare il testo di C. Bissoli (a cura di), L'animatore biblico. Identità, competenze, formazione, LDC, Torino 2000.

[21] È bene che la guida porti con sé due edizioni della Bibbia, contenenti due traduzioni diverse, fornite di introduzioni, note, rimandi, appendici, che all'occorrenza possano essere utilizzate con libertà e saggezza, senza appesantire l'incontro.

[22] La formazione degli animatori e l'elaborazione di strumenti e sussidi sono esigenze pastorali tanto elevate che richiedono uno specifico impegno da parte di diversi operatori e una specifica attenzione alloro percorso formativo. Accanto alla preparazione delle persone, bisogna arrivare all'elaborazione di strumenti e sussidi opportuni per un efficace incontro alla Bibbia.

[23] Basilio il Grande, Epistole 1,2,5.

[24] Monsignor Nikola Eteroviè, segretario generale del sinodo dei vescovi, in un suo intervento (Il significato della XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa) a un convegno sulla Parola di Dio, vita spirituale e francescanesimo, al Pontificio Ateneo Antonianum, 1'8 aprile 2008, ha affermato: «C'è una dicotomia tra fede creduta e fede vissuta, questa è la sfida che la Chiesa è tenuta a raccogliere nel nostro tempo ».

[25] I risultati sono stati pubblicati in una inchiesta, specialeinserto, dal titolo: La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) I-XII.

[26] Fatta da Gfk-Eurisko e patrocinata dalla Federazione Biblica Cattolica.

[27] Regno Unito, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia, Russia europea.

[28] La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) III-Iv. Poi il curatore della ricerca precisa che «in Italia, Spagna e Germania non la si utilizza (la Bibbia) come libro di preghiera, a differenza degli Stati Uniti e della Polonia. Ma non significa che gli italiani pregano poco. Perché la preghiera personale è un atteggiamento più diffuso di quanto in genere si pensi. Il risultato, tuttavia, è incoraggiante, perché dimostra che si può innestare la Bibbia nella preghiera personale che già c'è» (La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 [2008] V).

[29] Dall'indagine fatta emerge che il 25% ha apprezzato molto l'ultima omelia che ha ascoltato durante l'ultima celebrazione; il 47% «abbastanza».

[30] Il 28% degli intervistati è totalmente d'accordo con l'affermazione che nelle scuole si dovrebbe studiare la Bibbia; il 34% lo è «abbastanza »; il 26% è in disaccordo (abbastanza o totalmente).

[31] In ciascun paese e in ciascuna città è stato preso in considerazione un campione di 650 casi rappresentativo della popolazione adulta (dai 18 anni in su) e un campione di 150 praticanti adulti.

[32] L’ 89% dichiara di credere in Dio, il 34% a una vita dopo la morte, il 70% che esistono i peccati, il 44% crede nel paradiso, il 34% nell'inferno e il 41% nei miracoli.

[33] La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) V. Un'altra sorpresa, come risultato della ricerca, viene dalla Russia. Dopo settantaquattro anni di comunismo il rapporto dei russi con la Bibbia è molto buono: la amano moltissimo. Questo può sorprendere noi, ma non una persona che i russi li conosce abbastanza, suor Ioseph Marella, delle Figlie di san Paolo, che da una decina d'anni gestisce una libreria a Mosca e testimonia che per molto tempo non riuscivano a stare dietro alle richieste di testi della Sacra Scrittura. Va anche precisato che una Bibbia in Russia costa poco: 100 rubli (3 euro una Bibbia protestante) e 150 rubli (5 euro quella cattolica).

[34] Anche se viviamo nell'era della globalizzazione, al mondo vi sono circa 6.700 lingue e solo in 2.335 è stata tradotta tutta o in parte la Bibbia. Da qui gli sforzi della Chiesa e delle tante organizzazioni laiche o confessionali per portare la Parola di Dio agli uomini. L’ultima grande impresa è la stata la Bibbia in cinese.

[35] Alla domanda: «Secondo lei, Gesù ha scritto qualche libro della Bibbia? », il 65% risponde no; ma il 16% risponde sì.

[36] La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) I.

[37] La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) XII.

[38] La Bibbia nella rete, cioè su internet è una realtà: ottanta siti biblici, una quindicina con il testo integrale della Bibbia. Due sono i tipi di visitatori prevalenti. L’uno è di tipo specialistico, composto di sacerdoti o di persone impegnate nella catechesi, che cercano un supporto nel loro ministero. L’altro è composto da una fascia di persone che cercano aiuto per capire meglio i testi. In genere cercano aiuto nell'interpretazione: sul senso del peccato, sul perché la Bibbia non parla dei santi, sulle differenze di interpretazione tra Antico e Nuovo Testamento.

[39] La Bibbia. Un tesoro dimenticato, in Famiglia Cristiana 18 (2008) VI-VII.

[40] Pontificia Commissione Biblica, L:interpretazione della Bibbia nella Chiesa, pp. 112-113.