PICCOLI GRANDI LIBRI   TAGORE
NOIBEDDO
(OFFERTA)
Traduzione di P. MARINO RIGON S. X.
Edizioni ESCA - Vicenza 1975

1. Davanti a Te
2. Questa mia casa
3. Testimone
4. Nel tempio della vita
5. Non tornare indietro
6. La natura incanta l'animo
7. Padrone della vita
8. Legherò lo spirito
9. Non ho capito
10. Tu sei più vicino
11. Se c'è fiducia...
12. Immerso in Te
13. Lascerò tutti gli onori
14. Lontano da Te
15. Apri tutte le porte
16. Offerta
17. Ho così poco...
18. L'angelo della morte
19. Ogni giorno canterò
20. Lasciami libero
21. La mia barca
22. Tu sei solo!
23. Pace d'autunno
24. Ho perduto il giorno
25. I miei canti
26. Vita
27. Terra
28. Vieni, o Padrone!
29. Tu solo
30. Libertà
31. Colpisci le corde
32. Tu parlavi al mio cuore
33. Ho potuto sentire
34. Quando vieni Tu...
35. In mezzo alle stelle
36. Ai tuoi piedi
37. Guarderò a Te
38. All'aurora
39. Il tuo tempo
40. Non ho potuto capire
41. Piccoli grani di sabbia
42. Appuntamento
43. Oceano
44. Ultimo significato
45. Devozione
46. Nel seno della natura
47. Fammi libero
48. Allontana tutte le paure
49. Per vederti
50. Pupazzi di gioco
51. Salire in alto
52. Dov'è la via?
53. Tuo, eternamente
54. La tua gloria
55. Verso di Te
56. La verità si spegnerà?
57. Coraggio
58. Al tuo canto
59. Dove siamo noi?
60. C'è solo Lui
61. Figli dell'eternità
62. Non ho lasciato la speranza
63. India
64. Interessi
65. Interesse
66. Occidente
67. Ai suoi Piedi
68. Patria
69. Io adoro Lui
70. Giustizia
71. Solo tu
72. Senza paura
73. Pace serena
74. Il tuo sorriso
75. Il tuo trono

76. La sua gloria
77. Tesori
78. Tu sei sopra tutto
79. Sempre in Te
80. Himalaia
81. Bellezza
82. Mi hai fatto beato
83. Vicinissimo
84. Solo la tua obbedienza
85. Giorni tristi
86. I miei orizzonti
87. Il vento
88. Non posso conoscere
89. Alle porte della vita
90. La morte
91. Desideri e ... desideri
92. Orgoglio e avarizia
93. Indiano
94. L'India insegnò
95. Tabernacolo interiore
96. Bramino
97. Il tuo universo
98. Tristezza... stanchezza
99. Ultima preghiera
100. Porta aperta

PRESENTAZIONE

 Tagore compose il Noibeddo in quattro mesi (dal dicembre 1900 all' aprile 1901). È il tempo della com­posizione di Cirocumar, di Nostonir, di Ciocher Bali. Nel 1900 era stato pubblicato il Conica.
Il Noibeddo è stato composto dal Poeta in mezzo a tante preoccupazioni, nelle pene e nelle critiche, nelle incertezze delle lotte quotidiane. Una prima pubblica­zione di un gruppo di dodici poesie si ebbe nel maggio del 1907; tutte le poesie furono pubblicate poi nel lu­glio dello stesso anno.
Appena il libro fu pubblicato, Tagore scrisse: «Non vedo il libro del Noibeddo come gli altri miei libri. Se la gente dice che non capisce, che non va bene questo o quello, non mi tocca per niente. Se questo libro sarà accettato da Colui cui è stato offerto, io non aspetto certo lodi o critiche da nessuno ».

Le idee ispiratrici di Noibeddo vengono dagli an­tichi Upanissad, trattati spirituali che risalgono ad al­cuni secoli prima di Cristo. Altra fonte ispiratrice fu il pensiero del famoso poeta sanscrito Kalidas.

Sotto l'influenza degli ideali del passato Tagore si arricchisce e compone le poesie del Noibeddo con ar­dore, nella semplicità e nella chiarezza. Vi possiamo di­stinguere tre rivi:
- l'espressione dei suoi sentimenti a Dio: una preghiera che è dono solenne, coraggioso e sicuro;
- una preghiera a Dio perché liberi l'India dal pericolo di non accettare la vera grandezza umana e la vera re­ligione libera da ogni superstizione;
- dolore per la guerra e pena per la patria oltraggiata.

***

La prima parte, la più ampia, è una piena coscienza di Dio. Il Poeta offre la sua preghiera a Dio, perché lo confermi nella verità, perché gli dia fermezza nel dolore e nell'indigenza, perché lo renda deciso nel dovere e nella giustizia. Queste prime poesie sono canti al Pa­drone della Vita e poi quasi tutte si sciolgono in fer­vorosa preghiera.
Tagore esprime con rinnovato slancio la propria do­ nazione a Dio a costo di abbandonare tutti gli orgogli:

« Lascerò tutti gli onori
ma non l'onore di servire Te»
(n. 13).

Attraverso una devozione semplice il Poeta avanza nella sua esperienza e in questo cammino si avvicina sempre più alla Pienezza. È un cammino che non è sciolto dai legami della terra, come dirà Tagore stesso in Attapori:
« La natura con le sue forme, colori, profumi, net­tare; l'uomo con la sua intelligenza, con il suo amore ed affetto mi hanno estasiato. Io ho creduto a questo in­cantesimo e non posso biasimare questa magia. Queste cose non mi hanno legato; mi hanno fatto libero, mi hanno fatto espandere fuori: la corda che tira la barca non lega, ma la fa andare avanti. Qualcuno corre velo­cemente ed è cosciente del suo andare. Qualche altro cammina per una strada falsa e pensa di essersi impri­gionato in qualche luogo. Ma di fatto tutti camminia­mo, tutti sotto l'attrazione del mondo e della terra, tutti i giorni, chi più, chi meno, dalla propria direzione tratti alla direzione dell'Essere Supremo. Come noi pos­siamo pensare, i nostri fratelli, i nostri cari, i nostri fi­gli non ci legano fermi in un luogo. La luce non ci fa vedere soltanto ciò che cerchiamo, ma illumina tutte le cose: l'amore supera l'oggetto dell'amore. Iddio ci at­tira attraverso la bellezza della creazione, attraverso le gentilezze dei nostri cari; non c'è nessun altro al di fuori di Lui che ci possa attirare. Attraverso il vero amore delle cose veniamo all'esperienza della perfetta gioia dell'estasi. Attraverso le forme visibili della terra noi possiamo sentire queste cose invisibili. lo chiamo ciò adorazione della libertà. lo sono in estasi in mezzo al mondo: in questa esaltazione io gusto la libertà ».
Tagore tuttavia non è soddisfatto di sentire Dio dentro le forme del finito, nei simboli; egli desidera sperimentarLo nell'infinito:

« O Senza Limiti,
verso questo inaccessibile,
questo impensabile,
notte e giorno
io terrò aperta la porta del mio spirito»
(n. 80).

Per incontrarsi con la gloria di Dio occorre una dedizione totale alla verità, alla giustizia, alla grandezza: «Giacché per abbassarsi davanti a Te bisogna salire in alto ».

***

Il secondo tema del Noibeddo è l'India. Questa ter­ra è caduta dai puri ideali dell'umana grandezza ed è affondata negli ultimi stadi di decadenza, perché non ha accolto la vera religione libera da ogni superstizione.
L'India deve lasciare tutte le divisioni, tutte le se­parazioni, tutte le piccolezze, i nazionalismi per dare esempio di unità. « La capacità di andare in mezzo agli altri e di accogliere gli altri tutti come propri, è una magia propria del genio. Noi vediamo che l'India ha questo genio. L'India senza esitazione è andata agli altri. Ha accolto la gente incivile e l'ha ispirata con i propri sentimenti. L'India non ha disprezzato alcuno e tutti ha accolto in seno come suoi ».
Il Poeta pensa che l'India sia la terra dell'unione di tutti gli uomini. La formula magica di questa unione sarà un'intelligenza libera da ogni superstizione.

***

Il terzo tema di Noibeddo è il dolore per la Patria offesa ed umiliata dalla dominazione inglese. In questa sofferenza sono comprese tutte le sofferenze dell'uma­nità. Tagore scrive in Somajbad: «L'invidia e le bra­me dell'Europa hanno oltraggiato la pace. In Africa hanno portato il fuoco, in Cina hanno passato anche le misure dei bruti, e le preghiere di giustizia sono sta­te dimenticate ».
Il principale oggetto del Noibeddo è l'amore di Dio; si rivela, però, anche l'ansia per il bene di tutti gli uomini. Egli non può vedere il mondo diviso; perciò, come pena per la sua Patria, così soffre per l'ingiustizia degli altri paesi.

Tutti questi motivi rendono la raccolta di poesie del Noibeddo viva, toccante, ricca di valori universali, che trascendono nazionalismi, 'credo' religiosi o parti­colarismi.
Incontrarsi con Tagore attraverso queste poesie significa mettersi in contatto con Dio in ogni situazione della vita, in ogni aspetto della natura. Dio è sempre presente, dentro e fuori, vicino e lontano, ed il Poeta sa vederLo, sa incontrarsi con Lui e soprattutto sa farci incontrare con Lui.

ANNUNZIATA RIGON

 

Al mio’clan’
che sempre

a me è stato vicino

MARINO RIGON


    1

Ogni giorno, o Padrone della vita,
    starò davanti a Te.
A mani giunte, o Dio della terra,
    starò davanti a Te.

Sotto il tuo cielo senza rive,
    in silenzio, nascosto,
con cuore umile, con lacrime agli occhi,
    starò davanti a Te.

In questo mondo vario,
    in riva al mare del lavoro,
in mezzo agli uomini della terra,
    starò davanti a Te.

Quando in questo mondo
    la mia opera sarà compiuta,
o Re dei re, solo, in silenzio,
    starò davanti a Te.

 

 

 

 

  2

Fa' tua questa mia casa
    ed accendivi la tua lampada.
Riempila della tua luce:
    prenderanno valore anche i dolori.

Siano dissipate le tenebre
    dagli angoli più segreti,
e, stabilita la tua luce benedetta,
    ami le persone che ho da amare.
Fa' tua questa mia casa
    ed accendi vi la tua lampada.

La tua lampada trasformante
    ha una fiamma immobile,
in un momento trasforma in luce
    tutte le mie ombre.
Fa' tua questa mia casa
    ed accendivi la tua lampada. 

Io accendo lumi, ma bruciano solo,
    danno solo fumo.
Manda i raggi della tua luce
    sulla soglia della mia casa.
Fa' tua questa mia casa
    ed accendivi la tua lampada.

 

   


  3

O Testimonio dell'animo,
    nel riposo notturno fisso in mente:
« Al mattino, al primo aprire degli occhi,
    io guarderò a Te,
    o Testimonio dell'animo ».

Risvegliato alla viva luce,
    mi abbasso tremante ai tuoi piedi,
penso dentro di me: «Padrone, ti dono
    il lavoro della giornata,
    o Testimonio dell'animo »,

Un lavoro dopo l'altro,
    ogni momento penso tra di me:
« Al tramonto, alla fine del lavoro,
    verrò a sedermi davanti al tuo trono ».

Al tramonto in casa penso:
    « O Testimone dell'animo,
le pene e le preoccupazioni dell'animo stanco
    scendono in silenzio
    nel mare tranquillo della tua notte ».


 

  4

Nel tempio della vita pare
    risuonino sempre i tuoi canti.
Nel loto del cuore pare
    regni sempre il tuo trono.

Ritorno dal tuo bel mondo
    pieno di gioia:
pare che la polvere dei tuoi piedi
    sia adatta a coprire il mio corpo.
Nel tempio della vita pare
    risuonino i tuoi canti.

Alla tua parola di pace
    si sperde ogni invidia,
le rime dei tuoi canti manifestano
    la dolcezza del cuore della terra.

Vedo per tutto il cielo
    il tuo sorriso puro e silenzioso.
Davanti alla tua magnificenza pare
    che tutto l'orgoglio scompaia.
Nel tempio della vita pare
    risuonino sempre i tuoi canti.

 

   

  5

Se qualche volta trovi chiusa
    la porta del mio cuore,
sfondala ed entra nel mio animo,
    non tornare indietro, o Signore.

Se qualche giorno le corde del flauto
    non fanno risuonare il tuo caro nome,
per pietà, aspetta un poco,
    non tornare indietro, o Signore.

Se qualche volta la tua voce
    non rompe il mio sonno profondo,
risvegliami con i colpi del tuo tuono,
    non tornare indietro, o Signore.

Se qualche giorno faccio sedere
    altri sul tuo trono,
o Re di tutti i giorni della mia vita,
    non tornare indietro, o Signore.

 

 


  6

È quando la natura incanta l'animo
    e lo spirito non è più desto,
o Signore, che mi prostro davanti a Te
    e canto i tuoi canti.

O intimo Testimone, perdona
    i futili doni della mia mente vuota,
le adorazioni senza fiori,
    le aspirazioni senza devozione:
quando la natura incanta l'animo
    e lo spirito non è più desto.

Se scende nello spirito
   l'acqua dolce di puro amore,
Ti chiamo ad alta voce,
    ardentemente spero.

In un momento, senza fatica,
    puoi riempire tutto del tuo nettare:
è questa speranza che mi fa offrire
    ai tuoi piedi il mio cuore vuoto:
quando la natura incanta l'animo
    e lo spirito non è più desto.

 

   


  7

In mezzo a tutte le gioie
    che, giorno e notte,
ho ricevuto nella mia vita,
    oggi mi ricordo di Te,
    o Padrone della vita.

Il giorno che, contemplando la terra,
    il mio spirito si levò esaltato,
Tu, attraverso i miei occhi,
    hai guardato il mondo.
In mezzo a tutte le gioie
    mi ricorderò di Te,
    o Padrone della vita.

Più e più volte con la tua mano,
    attraverso il sapore, il profumo,
attraverso i canti esterni della terra,
    mi hai toccato dentro il cuore.

Tu sei mio padre, mia madre,
    mio fratello, mia famiglia,
mio amico, mio figlio;
entrato in cuore insieme a tutti,
   Tu sei mio compagno.
In mezzo a tutte le gioie
    mi ricorderò di Te,
    o Padrone della vita.

 

  8

Tutte le parole della poesia
   sono legate dal verso;
così nella contemplazione
    legherò lo spirito a Te.

Trema la limitatezza del mio cuore,
    splende la tua magnificenza illimitata,
la vita apparirà
    con sempre nuova gioia:
tutte le parole della poesia
    sono legate dal verso.

Tu darai splendore al lavoro
    dei miei giorni spregevoli,
ogni parte del mio corpo
    è tua immagine.

In mezzo alle delizie dell'amore
    Ti darò il trono del cuore:
resterà in casa mia,
    in mezzo al tuo mondo infinito.
Tutte le parole della poesia
    sono legate dal verso.

 


 

   


  9

Pur non capendo, ho capito
    che non ho capito nulla di Te.
Pur non trovando l'ultimo valore,
    ho capito la tua parola.

Non so chi porta il tuo messaggio
    a tutto il corpo, a tutta la mente,
attraverso i miei respiri,
    i batter d'occhi, la vita,
    le pene, le ansie, i colpi.
Pur non capendo, ho capito
    che non ho capito nulla di Te.

Il tuo regno si estende di spazio in spazio,
    in un batter d'occhio ho ricevuto questa notizia,
quando ho perduto il tuo universale dominio
    dentro il cuore.
Pur non capendo, ho capito
    che non ho capito nulla di Te.

Nel silenzio profondo dell'animo,
    dove Ti ho potuto conoscere,
tutte le parole si fermano
    in tacita sconfitta.
Pur non capendo, ho capito
    che non ho capito nulla di Te.

 

  10

Chi mi è accanto stia pur vicino;
    non possono sapere essi
che Tu sei più vicino di loro
    dentro il mio cuore.

Chi vuol parlare parli,
    non chiuderò loro gli orecchi;
essi non sanno che il mio animo
    è pieno delle tue parole segrete.
Te ne stai sempre in silenzio,
    dentro il mio cuore, in silenzio.

Non dirò mai a nessuno, o Signore,
    di lasciare la strada che conduce a Te.
Tutti gli amori mi porteranno
    verso di Te.
Il tuo amore sta nel1'amore di tutti,
    nel mio cuore.

La mia preghiera è di poter sempre vedere
    i vincoli che Ti legano a tutti,
in spirito possa portare, insieme a tutti,
    la tua adorazione.
Si risvegli in cuor mio
    l'unione nell'unione di tutti.

 
   


  11

Innumerevoli dubbi dentro le tenebre
    avvolgono l'universo
ma, in mezzo ad esse, oltre il dubbio
    abita la speranza.

Tempesta di parole, esplosione di drammi
    impauriscono l'intelligenza limitata;
ma se c'è fiducia,
    non c'è d'aver paura.

Mille pericoli sulle vie del mondo
    vagano con la forza dell'uragano,
ma in mezzo c'è la tranquillità della terra,
    l'eterna vitalità della natura.

Maldicenza, perdite, separazioni di morte,
    quante amarezze passano ogni giorno!
Nella continua contemplazione, eterna gioia:
    in essa non c'è morte.

 

 

  12

Facilmente il loto senza macchia,
    fiorito in seno all'acqua,
    resterà nella gioia:
non si getterà nella polvere
    per cercarvi dimora.

Così facilmente, preso dalla gioia,
    io resterò con l'animo immerso in Te.
            Il fior di loto dell'adorazione
    fiorirà da sé,
    disperderà ogni dubbio.

Non cercherò la via per venire a Te,
    né la domanderò ad alcun pellegrino.
In Te, io pellegrino, camminerò
    avanti e indietro.

Camminerò per la tua casa, il cielo:
    i flutti della tua gioia toccheranno il mio corpo;
la tua brezza, come affetto d'amante,
arriverà dentro il mio petto.

 

   


  13

Lascerò tutti gli onori,
    ma non l'onore di servire Te.
Chiamerò tutti
    il giorno in cui potrò trovare
    un granello della polvere dei tuoi piedi.

Non potrò nascondere
    le parole della tua chiamata.
In tutte le parole, in tutte le azioni
    proclamerò la tua adorazione.
Lascerò tutti gli onori,
    ma non l'onore di servire Te.

Gli onori che ho ricevuto nel lavoro
    se ne andranno tutti lontano.
Solo il tuo onore, ad una voce, risuonerà
    nel mio corpo, nel mio spirito.

Quando me ne starò, distratto,
    alla finestra del mondo,
anche il viandante della strada
    vedrà nel mio volto la tua parola.
Lascerò tutti gli onori,
    ma non l'onore di servire Te.

 

  14

Prendendo dal tuo infinito
    vita ed intelligenza,
per quanto lontano vada,
    in qualsiasi luogo,
non troverò né dolore,
    né separazione, né morte.

La morte prende solo forme di morte
    e il dolore solo un abisso di dolore
quando, lontano da Te, indipendente,
    guardo solo a me stesso.

O Pienezza, quello che è ai tuoi piedi
    questo solo è e sarà:
non c'è dubbio, solo questo è mio,
    tutto questo mi commuove.

Ahimè, se potessi mettere
    le mie debolezze e preoccupazioni
tutte in un momento
    dentro la vita del tuo essere!

 

 

   


  15

Apri tutte le porte, o animo,
    e spegni; oggi spegni
tutte le luci della notte,
    accese allo scendere delle tenebre.

Non so quando un raggio di sole
    oggi abbia fatto aurora.
Non c'è più bisogno di lampade di terra,
    sono polvere e rimangono nella polvere.
Apri tutte le porte, o animo,
    e spegni le luci della notte.

Taci, taci: non unire la tua voce
    alle corde spezzate dell'arpa.
O animo, in silenzio, fermati fuori,
    davanti alla tua porta.

Questa mattina ascolta come
    il cielo, l'aria, la luce
    per te cantano a gran voce.
Apri tutte le porte, o animo,
    e spegni le luci della notte.


 


  16

Il devoto ha fatto offerta della vita
    ai piedi del Signore.
O misero, a mani giunte
    osserva questa visione.

Si stanno sciogliendo i legami dell'unione,
    arrivano flussi d'ambrosia:
metti il capo nella polvere
    e ricevi questa pioggia di benedizione.
Il devoto ha fatto offerta della vita
    ai piedi del Signore.

Sull'ampia fronte
    è caduto un fascio di luce:
scenda sul tuo capo
    almeno un raggio di tale splendore.

Il suo oceano di pace,
    immobile, in ogni parte
    riempie l'universo.
Fermati un momento sulla sua riva
    e calma il tuo spirito.
Il devoto ha fatto offerta della vita
    ai piedi del Signore.

 

   


  17

Ho così poco, che basta un nulla
    per perdere molto.
Se perdo solo un granello,
    l'animo sospira: «Ahimè! ».

Come un banco di sabbia,
    invano cerco di trattenere la corrente della vita:
le sue onde, dando un colpo dopo l'altro,
    sempre fluiscono.
Ho così poco, che basta un nulla
    per perdere molto.

Se ti offro tutto quello che va
    e tutto quello che rimane,
non ci sarà perdita: fruttificherà
    tutto nella tua grande gloria.

In Te quanti soli e quante lune,
    eppure non si perde un atomo mai!
Forse anche le mie piccole perdite
    resteranno ai tuoi piedi.
Ho così poco, che basta un nulla
    per perdere molto.

 


  18

Oggi hai mandato l'angelo della morte
    alla porta di casa mia;
portando la tua chiamata,
    è venuto da quella a questa parte.

Nelle dense tenebre di questa notte,
    con il mio cuore spaventato,
con la tua lampada in mano,
    gli aprirò la porta e l'accoglierò.
Oggi hai mandato l'angelo della morte
    alla porta di casa mia.

Mi prostrerò, con le mani giunte,
    con le lacrime agli occhi, davanti a lui:
mi prostrerò dandogli
    i tesori del mio spirito.

Egli, obbediente al tuo comando,
    mi porterà all'aurora delle mie tenebre,
ed io, in mezzo al mondo vuoto,
    offrirò a Te me stesso.
Oggi hai mandato l'angelo della morte
    alla mia porta.

 
   

  19

Ogni giorno, dolcemente,
     canterò i tuoi versi:
Tu dammi le parole,
    dammi il tono.

Se Tu rimani nella mia mente aperta,
    trovo come un loto fiorito;
se Tu riempi la vita
    del tuo amore,
ogni giorno, dolcemente,
    canterò i tuoi versi.

Se Tu ascolterai i miei canti
    tutto davanti a me,
se i tuoi occhi benigni
    daranno ambrosia,

se Tu poni la tua mano delicata
    sopra le mie pene,
se Tu allontanerai dalle gioie
    tutti gli orgogli:
ogni giorno, dolcemente,
    canterò i tuoi versi.

 

 

 

 

 


  20

A chi offri di portare la tua bandiera,
    dai pure la forza di portarla.
Dai devozione per sopportare
    il grande impegno del tuo servizio.

Io voglio proprio questo, l'animo pieno,
    insieme al dolore, la redenzione dal dolore;
non voglio la libertà che si sottrae
    al dono delle sofferenze della tua mano.
Se insieme dai devozione, il dolore
    diventerà perla sulla mia fronte.

Dammi lavoro quanto vuoi,
    purché non mi faccia dimenticare Te,
purché non involga il mio interno
    nelle reti dell'immondezza.

A tuo piacere avvincimi con tutte le tue arti,
    però lasciami libero davanti a Te;
tienimi pure nella polvere,
    nella polvere della tua polvere.
Pur dimentico in mezzo al mondo,
    non fare che io dimentichi Te.

Pellegrinerò sulla strada che Tu mi hai segnato,
    purché possa arrivare ai tuoi piedi.
Possa compiere tutti i miei doveri portandomi avanti,
    disprezzando tutte le fatiche.

Impraticabile via è questo impenetrabile mondo;
    quante rinunce, pene, separazioni e afflizioni!
Accettando la morte nella vita,
    trovi nella morte la vita.
Alla fine del giorno desidero un nido
    ai piedi del rifugio dell'universo.

 

   


  21

Seduto distratto sulla riva
    passa il tempo favorevole.
lo non spiegherò le vele a questo vento
    se non porterà verso di Te.

Ahimè, il giorno se ne va,
    la luce scompare.
Non guardo alla strada,
    verso il lontano orizzonte,
    i campi grigi coperti dalla polvere.

Non conosco ancora l'indirizzo di casa mia,
    tuttavia l'animo vuol partire.
O stella polare, non conosco la strada
    nella direzione dove tu appari.

Per la via in cui ho spinto avanti
    la mia barca tutti questi giorni,
navigando con la paura di affondare
    ogni momento,
    non ho trovato alcuna speranza.

La mia barca è legata alla riva
    con mille ormeggi.
    Quando si strapperanno tutte queste corde?
Se potrò mettere la barca in mare,
    l'animo rivivrà.

Dov'è l'aria libera che riempie il petto,
    dove l'aria aperta dell'oceano?
Dov'è il canto che soddisfa l'orecchio,
    dove il grande canto dell'oceano?

 

  22

Nel pieno giorno, nel cuore della città,
quando nelle strade e vie il fervore del lavoro
invade ogni piccolo e grande angolo,
il centro della città si riscalda, si gonfia,
salta e danza sulle sue fondamenta di pietra;
da ogni parte gente premurosa va e viene,
passano via veloci i carri,
si alza la polvere arida.

Improvvisamente, ad occhi chiusi,
vedo in mezzo all'immensa moltitudine
il tuo trono tutto solo:
in mezzo ai frastuoni il tuo raduno,
senza rumori, regna nella tranquillità.
In tutti i dolori, in tutte le gioie,
di porta in porta, in ogni luogo,
sopra tutti i pensieri, sopra tutti gli sforzi,
In ogni essere,
sin dove arriva l'occhio,
soltanto si vede,
o Dio senza compagno,
che Tu sei solo!

 

 

 

 


 

   

 

  23

Oggi la pace d'autunno
si è diffusa dappertutto!

Nell'infuocato meriggio,
in mezzo al campo deserto,
una calma profonda regna
senza rumori e senza moto
su tutto lo stanco orizzonte
con ali distese
di color oro opaco.
La stretta fascia del fiume
non ha canti oggi,
né scritti sulle rive di sabbia.
Qua e là, lontani,
tutti i villaggi
stanchi e pigri, nel sonno,
con gli occhi chiusi,
si godono il sole.

In questa calma
sento in ogni filo d'erba,
in ogni granello di sabbia,
in ogni parte delle mie membra,
da una parte all'altra della terra,
nei pianeti, nel sole e nelle stelle,
da tutta l'eternità
il ritmo della danza
degli atomi e delle molecole:
attorno al tuo trono
infinito fervore!

 

  24

Di tanto in tanto, quanto mi preoccupo!
Oggi, senza lavoro,
ho perduto il tempo, ho perduto il giorno.

No, o Signore, tutti quei momenti
non sono stati perduti:
Tu li hai raccolti tutti,
o Dio, testimone interiore.
Al tempo opportuno,
invisibile, nascosto, dentro
hai fatto rivivere
il seme in boccio.
Hai colorato le gemme fiorite,
hai tramutato il fiore in frutto
pieno di dolce linfa:
embrione ricambiato ancora in seme.
Io, addormentato in confortevole letto,
abbattuto dalla stanchezza, pensavo:
tutto il lavoro è rimasto da fare!

Al risveglio del mattino,
aperti gli occhi, ho visto
il mio giardino pieno di fiori.

 

 

 

 

   

 

  25

Rimetti ancora
nelle mie mani il liuto;
ritornino ancora
tutti i canti perduti.

Inaspettatamente, per un rigido freddo,
nelle acque dell'intelligenza
le schiere dei loto stanno morendo:
gruppi a gruppi i cigni,
legando si in stormo, volano
verso il lontano meridione
dalle alghe fiorite
sulle rive deserte del fiume.
Ritorneranno a primavera
portando, con il chiasso,
cinguettii di gioia.

 

Così tutti i miei canti,
volati via, ritornino ancora,
in silenzio, a riempire
questo animo in tumulto.
Facciano essi sentire questa volta
i toni delle rive dell'oceano,
tutte le meravigliose parole
di un regno impenetrabile
di un re sconosciuto:
notizie meravigliose
di una solitudine
senza limiti.