IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

A servizio della Missione di Hong Kong (1858-1867)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali 
del PIME in Hong Kong
Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

Indice Analitico (persone ed enti)

 I

  A SERVIZIO  DELLA MISSIONE DI HONG KONG (1858-1867)  

L’ invio e l’arrivo (1858)  

Il piccolo gruppo dei confratelli sopravvissuti all’abbandono forzato della missione della Melanesia e Micronesia dopo l’uccisione di p. Giovanni Mazzucconi [1] nel settembre 1855, si imbarcavano il 25 febbraio 1858 sul brigantino “Pacifico” di Don Carlos Cuarteron [2] ,  prefetto apostolico di Labuan e Borneo, da questo porto allora inglese, con lo scopo di ricominciare di nuovo la sfortunata missione dell’Oceania. Erano guidati da p. Paolo Reina che aveva sempre nutrito la speranza di ritornarvi presto e gli erano pesati i lunghi soggiorni imprevisti a Sydney in Australia, a Manila nelle Filippine e a Labuan [3] . Lo accompagnavano p. Giovanni Timoleone Raimondi e il catechista Luigi Tacchini, a cui si era aggiunto anche Giovanni Puarer [4] , l’indigeno dell’isola di Rook  testimone del massacro de “La Gazelle”.  Intendevano passare prima da Singapore e da Hong Kong.

Durante il viaggio, i missionari, oltre a ricordare le tristi vicende del passato, hanno parlato certamente anche di Hong Kong: Don Cuarteron  vi aveva fatto delle visite e mantenuto della corrispondenza con i prefetti apostolici del luogo, mentre p. Reina aveva sentito il nome di Hong Kong  fin dal 1851, proposto dalla stessa Sacra Congregazione della Propagazione della Fede (SCPF o Propaganda Fide [5] ), come un eventuale territorio da affidare al Seminario delle Missioni Estere di Milano (MEM). Ora avrebbero raggiunto questa ‘Hong Kong’, e sfruttato le sue facilità di quel centro di comunicazioni per poter ritornare alla loro amata missione. Ma tutti i loro piani ed aspettative stavano per subire un forte contraccolpo. Infatti, durante la sosta a Singapore, dov’erano giunti il 6 marzo, ricevettero notizie inattese da Roma: Don Cuarteron era esonerato dall’aiutare a riaprire la missione della Melanesia perché i membri del Seminario delle MEM  erano assegnati a Hong Kong.

Che cosa era successo? Propaganda Fide aveva preso la decisione finale di mettere i membri del Seminario delle MEM a servizio della Missione di Hong Kong. Il 9 gennaio 1858, infatti, il card. Alessandro Barnabò [6] ,  prefetto della Congregazione, aveva mandato una lettera al suo procuratore in Hong Kong, mons. Luigi Ambrosi [7] ,  per annunciargli la destinazione e l’arrivo dei primi membri del Seminario delle MEM, con l’intento di dare un inizio a una “durevole sistemazione” della Missione di Hong Kong. Gli consigliava di  farsi aiutare da p. Reina nel lavoro di procura come vice-prefetto e degli altri membri per i vari ministeri apostolici [8] .

Il 10 aprile seguente, mons. Ambrosi poteva così accogliere e conoscere p. Reina, che arrivava da Singapore  sul vapore di guerra francese “Catinat”, mentre doveva aspettare il 15 maggio per dare il benvenuto a p. Raimondi, al catechista Tacchini e a Puarer.

   I nuovi arrivati provenivano dalle esperienze dolorose del fallimento della missione nell’Oceania, oltre che della cooperazione temporanea e non troppo chiara con Don Cuarteron. Entravano per la prima volta, figli del loro tempo e senza nessuna preparazione esplicita, in un angolo speciale del vasto impero cinese, in un mondo socio-politico complesso che si vantava di una storia millenaria e di una ricca cultura, di cui avevano sentito parlare e magari sognato, ma  ancora quasi del tutto sconosciuto.  

La situazione e lo sviluppo iniziale della Missione di Hong Kong (1841 – 1847)  

La consolazione di mons. Ambrosi andò alle stelle a vedere che Propaganda Fide era finalmente ben disposta “ad iniziare una ben intesa e durevole sistemazione di questa Prefettura apostolica e coadiuvarmi ancora nell’incarico della Procura” [9] . Questa soddisfazione scaturiva dalla risposta alla sua ansia per la prospettiva futura dell’apostolato nella Missione, la cui incertezza e precarietà lo aveva sempre angustiato a causa della provvisorietà del personale e dei provvedimenti presi fino allora: “Se questa Missione è rovinata, non sono gli interim che l’hanno messa in questo stato?” [10] .

La sua soddisfazione si basava anche sulle buone prospettive, date dall’arrivo già attuato dei nuovi operai e dalla speranza della venuta di “altri degni soggetti del Seminario di Milano” perché, nelle sue stesse parole, la Missione di Hong Kong era “una povera vigna ancora tutta da disboscare” [11] .  Tale giudizio pessimista si era formato in lui non solo per il fatto che la società di Hong Kong era, secondo l’opinione più comune, solo “pietre, piastre (denaro) e  peccati” [12] , ma anche per la constatazione che il lavoro apostolico era stato saltuario, senza una pianificazione adeguata e, soprattutto, senza la continuità del personale.  

Di fatto, però, la Missione vi aveva registrato indubbiamente anche dei discreti progressi. La storia della Chiesa cattolica di Hong Kong, in cui i membri del Seminario delle MEM stavano per incominciare a lavorare e diventarne parte integrante, risaliva agli inizi della presenza britannica stessa nell’isola [13] . La  Prefettura apostolica di Hong Kong, che comprendeva  “l’isola di Hong Kong e il territorio di sei leghe circostanti” era stata fondata, infatti, con il decreto pontificio del 22 aprile 1841, appena tre mesi dopo la convenzione di Quanpi (21 gennaio 1841) stipulata tra i rappresentanti inglese e cinese, che metteva fine alla Prima Guerra dell’Oppio, e dopo la presa di possesso dell’isola di Hong Kong da parte delle truppe inglesi (25 gennaio) [14] . Era un’isola rocciosa, i cui abitanti vivevano in una ventina di villaggi di diverse etnie, Puntei (indigeni o Cantonesi) e Hakka (“ospiti”), o sulle barche (Tanka), [15] un’isola del gruppo che i portoghesi chiamavano “Isole Ladrone”,  perché le sue numerose insenature naturali e delle sue coste frastagliate offrivano nascondiglio a pirati e ladri. Hong Kong non era sfuggita all’attenzione inglese proprio a causa del suo lungo porto ben protetto.

Ne era stato nominato Prefetto apostolico mons. Teodoro Joset, un sacerdote svizzero che lavorava come procuratore della SCPF a Macao dal 1935, con la responsabilità della cura delle Missioni in Cina che erano sotto la diretta dipendenza della Congregazione stessa. Costui l’aveva tenuta ben informata sull’evoluzione della situazione politica della regione e soprattutto di Hong Kong, sollecitandola a stabilirvi una Prefettura che fosse indipendente dal Padroado portoghese, da cui derivava grosse difficoltà. L’occasione fu offerta dall’occupazione britannica di Hong Kong, dove soldati irlandesi cattolici richiedevano l’assistenza spirituale. Il primo sacerdote che stabilì la residenza sull’isola è stato il francescano minore spagnolo p. Michele Navarro, nominato da mons. Joset suo vice-prefetto. I due sacerdoti si erano recati a Hong Kong il 22 gennaio 1842 per i primi provvedimenti necessari, cioè trovare il terreno ed edificarvi dei locali. Dopo avervi fatto costruire una cappella e una residenza in bambù e paglia, p. Navarro vi ritornava e intraprendeva l’impegno allora prioritario della cura dei soldati irlandesi cattolici. Per la prima messa domenicale, il 20 febbraio, la cappella si dimostrava già del tutto insufficiente a contenere tutti i partecipanti [16] . 

Il 3 marzo, raggiunsero Hong Kong su una barca anche mons. Joset con tutti i suoi dipendenti, cioè il padre francescano italiano p. Antonio Feliciani, suo assistente nella procura, e i due sacerdoti cinesi,  Luca Pan e Giuseppe Chung, oltre a una ventina di seminaristi, tutti banditi dal governo di Macao, indispettito perché la fondazione della nuova prefettura sottraeva Hong Kong ai diritti di Padroado del Portogallo. Le autorità governative ed ecclesiastiche portoghesi rifiutavano di riconoscere la decisione della SCPF, per cui scacciarono tutte le persone coinvolte. Mons. Joset e il seguito, giunti a Hong Kong, si sistemarono in due capanne di legno aggiunte alle costruzioni precedenti, e, insieme, si rimboccarono subito le maniche per mettere in atto i progetti previsti dal prefetto, cioè la costruzione di una residenza, della procura, della chiesa, del cimitero, del seminario, ed, eventualmente, di una casa per bambini abbandonati e di scuole.  Il 14 marzo si dava inizio agli scavi per la costruzione della residenza e il 2 aprile si otteneva un appezzamento di terreno per il cimitero dove seppellire i morti che in quei giorni abbondavano soprattutto tra le file dei soldati. Inoltre, l’8 aprile si incominciava la costruzione della chiesa, mentre la posa della prima pietra era fatta il 7 giugno. Il prefetto, però, già gravemente ammalato, non poté partecipare alla cerimonia e, il mese seguente moriva stremato di forze (5 agosto) [17] . A quella data, in Hong Kong c’’erano 300 cattolici, di cui 12 adulti e 8 bambini che erano stati battezzati da p. Navarro [18] .  

Sul letto di morte, mons. Joset aveva affidato la prefettura a p. Navarro come pro-prefetto e messo il suo assistente il Francescano p. Antonio Feliciani in carica della procura: queste misure durarono fin quando quest’ultimo non ricevette da Propaganda Fide il 19 marzo 1843 la nomina a procuratore e prefetto apostolico interinale (11 dicembre 1842). La nomina era esplicitamente ad interim e Propaganda Fide ne spiegava la ragione adducendo che p. Feliciani era membro di un ordine religioso. Avrebbe dovuto preparare il sacerdote secolare di Genova arrivato nel frattempo  a Hong Kong, don Francesco Buffa, per fargli assumere eventualmente la carica. In seguito, però, p. Feliciani non trovò questi adatto al lavoro di procuratore e, dopo la partenza definitiva di p. Navarro [19] nel 1843, nominò Buffa solo vice-prefetto in carica del ministero apostolico.

P. Feliciani, data la natura temporanea del suo ufficio, non si mostrò troppo propenso a sviluppare gli impegni apostolici della Prefettura e chiedeva insistentemente di tornare alla sua missione originaria dello Shanxi, in Cina. Non rimaneva passivo però: si diede da fare, soprattutto nel trovare i finanziamenti e nel fare investimenti [20] . Nonostante le difficoltà burocratiche per l’acquisto o la permuta di terreni, intraprese la costruzione delle “Pie Opere” a Wanchai, vicino al cimitero, cioè alcuni locali per raccogliere bambini abbandonati, oltre che per una cappella ed, eventualmente, un ospedaletto. Ma, oltre alle difficoltà burocratiche a smorzare un po’ l’entusiasmo, contribuivano anche le contraddizioni che gli creavano i portoghesi cattolici provenienti da Macao in cerca di lavoro: sobillati dalle autorità di Macao, non riconoscevano la giurisdizione ecclesiastica dei sacerdoti di Hong Kong, giungendo a chiamarli “i pirati del Papa” e a voler persino costruirsi una propria chiesa [21] . Nonostante questo, nel frattempo, gli altri sacerdoti rimasti dopo la morte di p. Luca Pan [22] e  il trasferimento nel Huguang di p. Giuseppe Chung, cioè  i padri. Francesco Buffa, Gerolamo Mangieri (arrivato nel 1843) e Francesco Leong (arrivato nel 1844), continuavano il lavoro apostolico nelle caserme dei soldati, negli ospedali e nei villaggi cinesi, soprattutto a Stanley, come anche nelle prigioni..

Il numero dei cattolici, che nel 1843 era salito a 925, di cui 800 soldati irlandesi, 25 portoghesi di Macao e 100 cinesi, nel 1844, dati i frequenti spostamenti,  era sceso a 700,  con una chiesa in Victoria e una cappella con residenza a Stanley, aperta nello stesso anno. Nel 1845, però, il numero era di nuovo salito a 1.260 [23] .      

Intervallo francese  (1847 - 1850)  

Un’ulteriore evoluzione della situazione, anch’essa però temporanea, si verificò nel 1847 quando il vicario apostolico delle isole Ryukyu (Giappone), mons. Agostino Forcade [24] delle Missioni Estere di Parigi (MEP), impossibilitato a recarvisi per la politica xenofoba del governo giapponese, accettò dalla SCPF anche la nomina di pro-prefetto di Hong Kong (5 ottobre 1847); la responsabilità della procura rimaneva però nelle mani di p. Feliciani.

Mons. Forcade chiamò ad aiutarlo altri membri delle MEP, nominando suo vice-prefetto p. Napoleon Libois [25] , responsabile della procura del suo istituto che nel frattempo l’aveva trasferita da Macao. Nel 1848, mons. Forcade fece venire nella colonia anche le Suore di S. Paolo di Chartres [26] , di cui la superiora era la sua sorella di sangue, sr. Alfonsina. Queste si misero subito a raccogliere i bambini abbandonati e ad aprire un asilo per l’infanzia nei locali delle “Pie Opere”. Mentre i pp. Buffa nel 1846 e Mangieri nel 1848 si trasferivano volenti o nolenti a Shanghai, i padri delle MEP, coadiuvati dai sacerdoti cinesi, si diedero da fare per continuare l’apostolato tra i soldati, tra i prigionieri, in città e anche nei villaggi cinesi. P. Prudenzio Girard, per favorire il lavoro nelle prigioni, ne ottenne il permesso ufficiale come cappellano (26 giugno 1850) [27] .  P. Giovanni Fenouil [28] riuscì ad avere dal governo un appezzamento di terreno ad Aberdeen e nel 1849 vi costruì la cappella di S. Giuseppe con una residenza. p. Chung, ritornato dal Huguang nel 1848, a sua volta, iniziava una comunità sul continente a Tsuen Wan. P. Feliciani, da parte sua, dato che il cimitero di Wanchai era ormai pieno, otteneva dal governo un altro appezzamento nella valle di Wong Nai Chung (7 gennaio 1848).

La visuale lungimirante e ampia di mons. Forcade lo spinse a organizzare la Missione con tutte le cariche giuridiche richieste, a celebrare liturgie solenni e, persino, a proporre alla S. Sede di indire a Hong Kong un Concilio per tutti gli ordinari della Cina e delle regioni circostanti. Roma dapprima accondiscese al progetto e ne indisse l’attuazione entro due anni, ma poi le difficoltà pratiche consigliarono di ridursi a mandare solo un visitatore apostolico in Cina [29] .

Mons. Forcade, a causa delle diversità di opinioni con p. Feliciani soprattutto a riguardo della divisione dei finanziamenti tra Missione e Procura, dopo neppure due anni di lavoro, sembrò perdere interesse in Hong Kong e, alla fine del 1849,  diede le dimissioni [30] . La  Propaganda Fide le accettò col decreto del 24 agosto 1850 e di nuovo rimise nell’ufficio, sempre ad interim, p. Feliciani. Questi richiamò da Shanghai i pp. G. Mangieri e F. Buffa, nominando il primo come suo vice-prefetto in carica dell’apostolato, mentre i missionari francesi, a loro volta, lasciarono Hong Kong. P. Mangieri iniziò la costruzione dell’ospedale di S. Francesco a Wanchai, che poté aprire nel 1852, versando però sempre in difficoltà finanziarie. Il 3 settembre 1851 moriva p. Chung [31] , ma nello stesso anno era arrivato p. Matteo Lien a continuare il suo lavoro nei villaggi cinesi. Nel 1852 costui costruiva una cappella e apriva una scuoletta a Tsuen Wan, prendendosene cura fino a che la salute glielo permise [32] . Dal 1854 questa stazione missionaria era visitata sporadicamente da pp. Francesco  Leong e Gioachino Lo [33] .  

Le opere caritative e lo sviluppo della Missione (1846 – 1858)  

Per favorire il lavoro caritativo delle Suore di S. Paolo, p. Feliciani concedeva loro in affitto i due lotti marini della Missione con i tre fabbricati costruitivi sopra, che aveva comprato nel 1846 in una bella posizione sul mare (detta Giardino della Sorgente o di Primavera), a Wanchai. Ma i rapporti in questa trattativa non erano stati chiari. Le Suore, allora ancora un’associazione laicale sotto la protezione del vescovo di Chartres, una volta che mons. Forcade se ne fu andato via, si consideravano sotto  la giurisdizione del vescovo francese di Canton (attuale Guangzhou). Il 28 luglio 1853, dal momento che p. Feliciani aveva bisogno di denaro, firmò con loro un contratto di cessione del terreno e dei locali, dietro un compenso di seimila scudi da pagare in quattro rate annuali. Il documento era controfirmato dalla superiora sr. Marcelle a nome dell’Opera della S. Infanzia di Parigi, che doveva provvedere i soldi [34] . Ma il consiglio direttivo dell’Opera non voleva pagare il prezzo, se non a condizione che l’assoluta proprietà di tutto diventasse dell’Asilo della S. Infanzia e che questo fosse posto sotto l’amministrazione dei missionari francesi di Canton, come pure la cura temporale e spirituale delle Suore stesse. Anzi, una volta eletta la nuova superiora, lo stesso consiglio dell’Opera della S. Infanzia, senza ancora pagare i soldi pattuiti, fece trasferire il diritto di proprietà del terreno a mons. Filippo Guillemin [35] di Canton. P. Feliciani protestò e si appellò a Roma, e si iniziò così uno dei conflitti più gravi e scandalosi del primo periodo della vita della Chiesa cattolica di Hong Kong. Il problema della giurisdizione spirituale fu risolto da Roma nel 1855, con la dichiarazione che le suore dovevano sottomettersi al prefetto apostolico di Hong Kong. Il conflitto economico, invece, non fu risolto così in fretta e il grattacapo fu lasciato da sbrigare a mons. Ambrosi.

A riguardo dei risultati dell’apostolato, i cattolici nel 1851 erano saliti a 1.230, e nel 1853 a 1.502,  di cui 472 portoghesi, 500 soldati inglesi, 480 cinesi e 50 europei [36] .  

P. Feliciani rimase prefetto e procuratore per cinque anni, fin quando furono accettate le sue dimissioni dalla SCPF e mons. Ambrosi fu nominato alle due cariche (20 giugno 1855). Questi,  dapprima incerto sull’accettarle, acconsentì nel 1856, permettendo così a p. Feliciani di partire in ottobre per il continente cinese [37] . Rimanevano a lavorare con il nuovo prefetto i pp. Mangieri, come vice-prefetto e responsabile del ministero apostolico,  Buffa e F. Leong. C’era anche un altro francescano, p. Angelo Vaudagna, che era arrivato a Hong Kong verso la fine del 1856 ma destinato all’Hubei: impossibilitato a recarvisi, fu incaricato della cura spirituale della comunità portoghese [38] .  Nel dicembre 1857, p. Buffa partiva per Manila, ritornando nel novembre 1858 ma per rimpatriare definitivamente per l’Italia nel gennaio seguente [39] .  Nell’aprile 1858 veniva ordinato sacerdote p. Giovanni Yang, un nativo di Shanghai ma che aveva fatto gli studi nel seminario locale. Nel frattempo, come si è visto, a consolazione di mons. Ambrosi erano arrivati i primi membri del Seminario di Milano, come soluzione più stabile del personale della missione.  

Le motivazioni e i precedenti dell’invio di membri del Seminario delle MEM

Perché Propaganda Fide tardò così a lungo a provvedere una sistemazione definitiva alla questione del personale della Procura e della Missione di Hong Kong?

Fin quasi dall’inizio della Missione di Hong Kong, la Sacra Congregazione si trovò in condizioni che rendevano estremamente difficile raggiungere una soluzione appropriata e stabile. Già a riguardo alla stessa scelta del titolare, si trovò subito in imbarazzo a causa della morte improvvisa del primo prefetto e procuratore, mons. Joset, a soli pochi mesi dall’istituzione della Prefettura. Essendo Hong Kong allora un’isola quasi disabitata e occupata soprattutto da truppe militari, era la Procura che preoccupava maggiormente Propaganda, dal momento che questo ufficio non rappresentava una semplice amministrazione, ma un affare molto più complesso riguardante tutte le Missioni della Cina che erano sotto la sua diretta giurisdizione. Il suo titolare doveva essere autonomo, libero da qualsiasi legame oppressivo, come quello con il Padroado portoghese di Macao, o limitativo come l’appartenenza ad un ordine religioso, ed essere  una  persona di completa fiducia della Congregazione. Da qui, si comprende la preoccupazione che Propaganda Fide annetteva alla scelta del successore di mons. Joset. Ad aiutare questi, aveva già mandato un altro sacerdote secolare, il genovese Francesco Buffa,  arrivato però solo dopo la morte di lui, per cui dovette ricorrere a nominare “ad interim” un religioso che già vi lavorava, p. Feliciani. C’era inoltre un’altra fonte di preoccupazione, che derivava dall’incertezza del futuro della presenza inglese in Hong Kong, per cui, nell’affidare la procura e la missione a p. Feliciani, la Congregazione gli consigliò di procedere con prudenza “non intraprendendo investimenti od altre fabbriche finché non si rassodasse il dominio inglese” [40] .

Propaganda Fide non poteva, quindi, fare piani a lunga scadenza ma rimaneva attenta allo sviluppo di Hong Kong e ad eventuali soluzioni che potevano apparire attuabili di giorno in giorno. Di conseguenza, la Prefettura apostolica di Hong Kong, dall’inizio del lavoro apostolico nel gennaio 1842 fino al 1858, aveva dato la priorità  al lavoro della Procura più che a quello della Missione. Per gli impegni apostolici e per l’evangelizzazione si era servita di missionari su base temporanea, mandati o richiesti direttamente da Propaganda, cioè in particolare, di alcuni sacerdoti diocesani europei, di alcuni padri dell’Ordine dei Francescani Minori, di alcuni sacerdoti cinesi, che avevano studiato o al Collegio Urbano a Roma o al Collegio della Sacra Famiglia a Napoli o nel seminario locale di Hong Kong, e di alcuni membri delle Missioni Estere di Parigi. Non pochi di loro vi rimasero a lavorare perché non potevano recarsi subito al posto assegnato loro sul continente cinese. La situazione, quindi, rimaneva molto instabile, lasciata un po’ alla contingenza degli avvenimenti.

Nell’evolversi delle circostanze, parecchie sono state le soluzioni suggerite da varie persone, che, per una ragione o l’altra, erano preoccupate per gli effetti negativi della provvisorietà e dell’instabilità di tale situazione. Una proposta era stata di affidare la prefettura a uno dei vescovi dei Vicariati in Cina sotto la giurisdizione di Propaganda Fide, come mons. Ludovico De Besi (1833-1871)  o mons. Giuseppe Rizzolati (1799-1862), che, in un periodo o in un altro, erano stati costretti a risiedere in Hong Kong o in Italia perché impediti di ritornare alle loro sedi e dove tenevano, a seconda delle necessità, un seminario proprio. Un’altra proposta era stata di chiamare i padri gesuiti inglesi a cui affidare, in particolare, l’insegnamento, e, una terza, infine, di affidare prefettura e procura alle MEP, che aveva personale e possibilità [41] .

Don Buffa, essendo un sacerdote diocesano di Genova, propose di affidare la missione di Hong Kong alla sua diocesi, che poteva provvedere il personale e i finanziamenti necessari. Don Ambrosi, proveniente da Verona, suggerì a sua volta di contattare questa sua diocesi per lo stesso scopo [42] . La proposta di p. Feliciani di affidare la Prefettura di Hong Kong a membri delle MEP, e Propaganda sembrò accettare quando nominò pro-prefetto mons. Forcade. Sebbene quest’ultimo vi chiamò a lavorare altri membri delle MEP e le Suore di S. Paolo di Chartres, costringendo in un certo modo gli altri missionari ad allontanarsene contro il parere di Roma [43] , la sistemazione evidentemente non era  definitiva, essendo mons. Forcade già legato a un’altra missione in Giappone. Proprio in quel periodo fu avanzata anche la proposta di affidarla definitivamente alle MEP, o indipendentemente o congiunta alla Missione del Guangdong e del Guanxi, che era stata staccata dal Padroado portoghese nel 1848 e stabilita appunto come tale nel 1850 con p. Libois,  la mano destra di mons. Forcade, come suo primo superiore. Ma le dimissioni di quest’ultimo rese questa soluzione non attuabile e, non essendoci in vista altre possibili proposte, p. Feliciani fu nominato di nuovo prefetto ad interim.

“Il Santo Padre, - comunicava Propaganda a questi il 30 settembre 1850, - ha accettate le dimissioni di mons. Forcade, ‘disponendo insieme che la S.C., a suo tempo, proceda alla scelta di un nuovo prefetto apostolico, scelto tra i missionari italiani, cui darà le occorrenti istruzioni’. Nel frattempo p. Feliciani doveva riprendere la direzione della missione fino a nuova disposizione, valendosi della collaborazione di Don L. Ambrosi” [44] .

Chi si intendeva con l’espressione “missionari italiani”? Le ipotesi sono varie, ma molto probabilmente si intendevano sacerdoti diocesani alla diretta dipendenza di Propaganda perché, sulla fine del novembre 1850, la Congregazione pensava a don Luigi Sturla, un sacerdote genovese alle sue dipendenze che lavorava ad Aden, ma che poteva rendersi disponibile [45] .  Nel 1855, si aspettava anche una risposta dal canonico Ortalda di Torino [46] .

   Ma tra gli “italiani” c’erano anche i membri del Seminario delle MEM, a cui Propaganda aveva già proposto parecchie volte Hong Kong come eventuale campo delle loro fatiche missionarie. L’impossibilità di prendere una decisione definitiva sembra spiegare anche perché la proposta di affidare Hong Kong al Seminario delle MEM fosse stata ripetuta più volte, ma sempre intesa per “tempi futuri”.

Il nome di Hong Kong era risuonato per la prima volta nella storia del Seminario, prima ancora della sua fondazione. L’aveva sentito menzionare lo stesso fondatore p. Angelo Ramazzotti (1800-1861) [47] dal card. Filippo Fransoni [48] , allora prefetto di Propaganda, durante la sua permanenza a Roma nel giugno 1850. Vi si era recato sui primi di giugno non solo per essere ordinato vescovo di Pavia dalle mani dello stesso cardinale, ma anche per risolvere alcuni affari relativi al Seminario che stava per aprire, tra cui la scelta di colui che avrebbe dovuto dirigerlo, ed, eventualmente, anche la designazione del campo da affidare ai nuovi missionari. “La Sacra Congregazione non si pronunciò sull’assegnazione della missione della Melanesia, indicata come quella che più infiammava lo zelo dei primi aspiranti e rimandò la cosa ad altra epoca. Per conto suo, invece, essa faceva già al nascituro istituto l’onore di chiedergli presto uno o anche due soggetti adatti per assumere la gestione della sua procura di Hong Kong, uno dei quali sarebbe poi dovuto essere anche il superiore della missione stessa” [49] .

In seguito, la proposta fu ripetuta anche ai pp. Paolo Reina e Carlo Salerio quando si recarono a Roma nell’agosto 1851 [50] , nonché ai gruppi destinati ad Hyderabad, al Bengala e a  Labuan,  durante un incontro con Propaganda prima della loro partenza dall’Italia alla fine del febbraio 1855 [51] .

    La proposta fu poi reiterata di nuovo nel maggio 1856 durante la visita a Roma dei missionari destinata ad Agra, India, a cui era seguita, in luglio, una lettera del procuratore di Propaganda al Direttore del Seminario delle MEM,  mons. Giuseppe Marinoni [52] , che lo invitava a preparare due o tre soggetti per quella procura. Ma la Congregazione non s’era fatta più viva. Solo verso la fine del 1857, le trattative si rinnovarono, e questa volta con carattere consistente, in seguito alla lettera del 9 dicembre dello stesso procuratore di Propaganda, che magnificava la posizione e l’importanza di Hong Kong, oltre che il vantaggio e il prestigio che ne sarebbe venuto al seminario. L’istituto accettava l’offerta [53] .

La decisione definitiva di assegnare a Hong Kong i membri del Seminario delle MEM, reduci della missione della Melanesia e Micronesia, è stata ufficializzata nella lettera del card. Barnabò a mons. Ambrosi del 9 gennaio 1858, citata sopra. In essa, il prefetto raccomandava al destinatario “di predisporre le cose in modo che non abbiano i Missionari di Milano ad essere l’oggetto delle note suscettibilità degli altri; cosicché terrà nella dovuta riserbatezza lo scopo della loro missione, finché possa effettuarsi tranquillamente e senza danno della Prefettura la partenza di quelli, che sono stati esortati a differirla” [54] . In seguito, lo stesso cardinale precisava meglio l’ufficio dei nuovi operai evangelici: “I detti missionari dovranno considerarsi quali semplici operai evangelici, in tutto e per tutto dipendenti da V.S. come loro Superiore. A suo tempo quindi secondo l’esperimento ch’Ella ne avrà fatto, a secondo che V.S. giudicherà più espediente, potranno effettuarsi le divisate provvidenze” [55] .

La sistemazione permanente era ormai pianificata e iniziata ma non decisa definitivamente: Propaganda, prudentemente, aspettava la prova dei fatti.  

Contesto socio-politico della missione di Hong Kong nel 1858  

I primi membri del Seminario delle MEM, arrivati ad Hong Kong solo con una buona esperienza di sofferenze e di fatiche missionarie esperimentate in vari posti ma con una conoscenza minima del mondo cinese in cui entravano, si rendono conto ben presto, che devono inserirsi prima di tutto nel contesto coloniale britannico di Hong Kong e nella comunità europea locale. Tanto più che, all’interno della comunità cattolica, i portoghesi con le loro virtù e difetti, avevano già assunto una porzione dominante. La loro aspirazione però è di lavorare in un ambiente e nei villaggi cinesi. Verso il mondo non cristiano, i nuovi missionari condividono inconsciamente tutto il senso di superiorità – politica, economica, culturale e religiosa - tipico del loro tempo. Mantengono, in genere, gli stessi atteggiamenti degli altri europei verso l’Impero cinese: ne auspicano l’apertura completa ai rapporti con l’occidente e alla propagazione della religione cristiana, con la fine di ogni tipo di persecuzioni e di limitazioni, in modo che possa finalmente accogliere una “civiltà superiore” e la “vera religione”.

L’Impero cinese si trovava allora in una situazione critica di staticità e di declino, sotto il governo ormai indebolito della dinastia mancese Qing. Uno dei fattori del declino era l’interferenza delle potenze straniere, che creava continuamente malintesi e tensioni. Il regno di Daoguang (1821-1851) fu assorbito principalmente dai conflitti soprattutto con la Gran Bretagna, che sfociarono nella Prima Guerra dell'Oppio (1839-42, terminata col Trattato di Nanchino,  agosto 1842, in cui l’isola di Hong Kong era ceduta all'Inghilterra e cinque porti cinesi aperti  al commercio estero). I rapporti con gli Stati Uniti e con la Francia furono accordati nel 1844 rispettivamente con i Trattati di Wangxia (o Mongha) e di Huangpu (o Whampoa). Quest’ultimo trattato con la Francia stipulava, tra il resto, la libertà di predicare il Vangelo e di costruire chiese, ospedali e cimiteri  nei cinque porti aperti, iniziando così la  ‘protezione’ francese sulle Missioni cattoliche. L’evangelizzazione all’interno della Cina procedeva con alti e bassi, con momenti di apertura e momenti di persecuzione: il clero cinese con prudenza girava costantemente da un luogo all’altro per sostenere la fede dei fedeli, mentre i missionari stranieri cercavano di entrare in Cina e di operare segretamente o apertamente a seconda delle circostanze.  

Il regno di Xianfeng (1851-62) fu sconvolto sia da  rivolte interne, di cui la principale è stata la ribellione dei Taipings  (che stabilirono il Regno celeste della Grande Pace) di ispirazione cristiana (1850-64) [56] sia  da ulteriori conflitti  con  potenze europee, cioè la  Guerra  della  Freccia (1856-58, nota anche come Seconda Guerra dell’Oppio o prima spedizione anglo-francese), conclusa col  Trattato di Tianjin, 1858, che sanciva, tra il resto, il libero ingresso per i missionari stranieri anche nelle regioni interne della Cina, la libertà di predicare la religione cristiana e di convertirsi al Cristianesimo. 

E’ in questo contesto politico di tensioni e di conflitti che i primi membri del Seminario del MEM entrano a Hong Kong e nel mondo cinese. Due anni dopo, nel 1860, la Gran Bretagna e la Francia intraprendono la loro seconda spedizione congiunta, che conquisterà Pechino (incendio del Palazzo d'estate), e si concluderà  con la  Convenzione  di Pechino (1860).  Con quest’ultima, la Francia ottiene per i suoi missionari (sono considerati tali tutti coloro che hanno il passaporto francese anche se di altra nazionalità) il diritto di possedere immobili e di riavere quelli confiscati durante le precedenti persecuzioni. Da qui, si consolida ufficialmente la “protezione” francese sulle Missioni cattoliche in Cina, a discapito dell’indebolito Padroado portoghese, anche se riluttante.

    In Hong Kong, dove la presenza inglese ha attirato molti cinesi in cerca di rifugio e di lavoro, soprattutto dalle vicine province del Guangdong e del Fujian, oltre a commercianti di altre nazionalità. La popolazione cinese è cresciuta dai 5.650 con circa 150 stranieri del primo censimento nel maggio 1842 agli 85.330 cinesi e 1.611 stranieri del 1858 [57] . Oltre alla ventina di villaggi sparsi sull’isola, la città occidentale di Victoria ha già preso forma, con ampie strade, edifici governativi e privati ornati da portici in stile coloniale, che s’innalzano lunghe le vie e sui pendii, insieme a caserme, teatri, ospedali, chiese e templi. File di case e di botteghe in mattoni e paglia formano l’agglomerato cinese di Tai Ping Shan, ad ovest della città inglese. Un forte su un isolotto, a oriente, custodisce il porto. I costumi, dato il tipo di gente e la promiscuità soprattutto nella zona urbana, non sono buoni:

“Lo dicono le frequenti case di prostituzione, numerate a grandi cifre che stanno sulla porta, le ubriachezze, i furti, la pirateria, la trascuratezza nell’allevare la prole, le unioni illegittime, l’abbandono dei bambini, l’ignoranza più crassa nelle cose di Dio, la dimenticanza dei doveri religiosi e morali...” [58] .  

 Situazione dell’apostolato e delle istituzioni cattoliche nel 1858

In che situazione si trovava l’apostolato in Hong Kong quando vi giunsero i primi membri del Seminario delle MEM? L’assistenza spirituale ai soldati cattolici irlandesi era stata la prima motivazione per la fondazione della Prefettura e il primo impegno del suo clero. Nel 1858, i militari erano stazionati in tre caserme. I sacerdoti cattolici li visitavano settimanalmente per la messa domenicale e li assistevano soprattutto negli ospedali. Sebbene il lavoro procedeva regolarmente fin dall’inizio, era stato solo nel 1848 che la Missione cattolica, anche per avere una fonte fissa di introiti, aveva sottoposto una richiesta formale al governo per ottenere la cappellania militare ufficiale: la nomina a cappellano militare era stata data a p. Mangeri il 24 giugno 1848 [59] .  

I cattolici da 300 nel 1842 erano saliti nel 1858 a circa 3.000 [60] . Le istituzioni ecclesiastiche e le stazioni missionarie comprendevano, allora, una chiesa nella città di Victoria e quattro cappelle fuori, cioè a Wanchai, Stanley, Aberdeen e Tsuen Wan (dove sorgeva anche una scuoletta); c’era anche la casa centrale della Missione con il seminario, la procura, la tipografia, oltre al cimitero di S. Michele a Wong Nai Chung. La chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, che era stata iniziata nel 1842 e benedetta nel 1843, andava deteriorandosi e necessitava di continue riparazioni, per cui mons. Ambrosi aveva lanciato nel 1857 un appello per raccogliere fondi in modo da construirne una nuova.  L’ospedale a Wanchai, ultimato e aperto da p. Mangieri solo nel 1852, per la mancanza di finanziamenti, era in procinto di essere chiuso. Le Suore di S. Paolo, dal 1851, avevano trasferito nei tre fabbricati sui due lotti presso il Giardino della Sorgente (o di Primavera), l’Asilo della S. Infanzia  per i bambini abbandonati, il noviziato e una scuola privata, ma il cui diritto di  proprietà era causa di un forte conflitto con il prefetto apostolico.

Dunque, nel 1858, all’arrivo dei primi membri del Seminario di Milano, oltre alla problematica relativa all’apostolato, all’incertezza sull’avvenire e alla mancanza di stabilità del personale, persistevano altre due questioni complesse che angustiavano il prefetto Ambrosi, cioè la preoccupazione dei rapporti con la comunità portoghese con il suo diritto di Padroado, e il conflitto con le Suore di San Paolo.

Molti della comunità cattolica portoghese, soprattutto quelli provenienti da Macao, istigati dalle autorità civili e religiose portoghesi, si consideravano giuridicamente ancora sotto la diocesi di Macao, non riconoscendo neppure il diritto di esistenza della prefettura di Hong Kong. Altri, però, approfittavano dei servizi spirituali e assistenziali provvisti dal clero di Hong Kong. Una situazione parallela si registrava contemporaneamente anche in India, anzi in grado più severo, con lo “scisma di Goa”. La S. Sede, per risolvere questi problemi, aveva stipulato un Concordato con il governo del Portogallo nel 1857.  Ma con pochi risultati positivi. A riguardo poi di Hong Kong, pur facendo riconoscere la giurisdizione della prefettura anche da parte dei portoghesi, il testo rimaneva ancora vago e preoccupante, dal momento che parlava solo “dell’isola di Hong Kong” [61] . Per cui, se messo in pratica alla lettera, tutto il territorio non appartenente alla colonia britannica, poteva ancora essere preteso dal Padroado portoghese. [62]  

Il conflitto con le Suore di San Paolo era un cruccio grave per mons. Ambrosi. Pur essendo stato risolto il problema della giurisdizione spirituale, rimaneva il pagamento non ancora effettuato e si sospettava che l’Opera della S. Infanzia in combutta con mons. Guillemin di Canton volesse giocare  un brutto scherzo a Hong Kong. Roma fu sollecitata di nuovo a risolvere il caso. E nel settembre 1857, la SCPF informava il prefetto Ambrosi che mons. Guillemin aveva rinunciato ai diritti di proprietà del terreno e di giurisdizione spirituale sulla comunità delle Suore francesi. Il problema poteva così essere completamente risolto, ma, a causa dell’inadempienza del pagamento voluta dai responsabili dell’Opera della S. Infanzia, il conflitto doveva ancora continuare per qualche anno.

Ad ogni modo, nonostante la priorità data al lavoro della Procura e la seria problematica che affliggeva la Missione di Hong Kong, non si può negare che, pur con le dimensioni discrete delle sue istituzioni, se ne era già posta  una buona base strutturale. Anche il lavoro missionario, soprattutto sull’isola, era ben avviato e tutto sembrava pronto per un ulteriore balzo in avanti.  

L’inizio degli impegni  dei membri del Seminario delle MEM  (1858)  

I primi membri del Seminario delle MEM, una volta in Hong Kong, cercano di capire in che ambiente si sono inseriti. L’atmosfera della società locale non dà adito a troppo ottimismo. Anzi è forte l’impressione di un basso livello del comportamento morale della popolazione, soprattutto per la molteplicità delle razze, per la mobilità della gente e per il crescente numero di persone che venivano attirate ad Hong Kong solo in vista del commercio e di un rapido arricchimento. L’immoralità è diffusa sotto tutte le forme, in modo particolare furti, frodi e imbrogli nelle transazioni commerciali. Si deve aggiungere l’indifferenza religiosa in molti europei, anche portoghesi, e la mancanza di interesse per la religione da parte dei cinesi, generalmente senza famiglia, preoccupati solo di far soldi.

I nuovi missionari si mettono a disposizione per l’apostolato sotto le direttive di mons. Ambrosi o meglio alla dipendenza immediata di p. Mangieri, il vice-prefetto in carica del lavoro missionario. I loro impegni seguono le linee già intraprese: la cura della comunità cattoliche portoghese ed euro-asiatica, l’assistenza ai militari, agli ammalati e ai prigionieri; ma lo slancio apostolico che li anima guarda oltre questi orizzonti, verso il popolo cinese che vive nei villaggi di Hong Kong e sul continente che si estende davanti all’isola.

P. Reina comincia a esercitare il suo ministero tra i soldati cattolici, a studiare il portoghese per la cura di questa comunità, e a visitare i malati negli ospedali; p. Raimondi intraprende lo studio del cinese a fianco dei pp. Francesco Leong e di Giovanni Yang, mentre il catechista Tacchini e Puarer vengono assegnati all’ospedale diretto da p. Mangieri, il primo come sovrintendente e il secondo come inserviente, fino alla sua chiusura [63] .

Il 12 settembre 1858, p. Mangieri, comprendendo la logica del recente provvedimento relativo al personale, lasciò Hong Kong per ritornare definitivamente in Italia [64] . P. Reina ne ereditò il titolo di vice-prefetto, ma mons. Ambrosi stimò opportuno di non dare pubblicità al caso, per evitare che p. Reina diventasse anche direttore dell’ospedale. Fu una mossa prudente, dal momento che allora le azioni dell’ospedale erano molto in ribasso, tanto che presto lo si dovette chiudere. P. Reina, tuttavia, non poté esimersi dal coinvolgersi nel conflitto con le Suore di San Paolo.  

Soluzione del conflitto con le Suore di S. Paolo (1858 – 1863)  

La missione  aveva allora estremamente bisogno di finanziamenti per portare a termine la costruzione della nuova chiesa. Visto che le Suore di S. Paolo non pagavano il denaro contrattato, il 17 ottobre 1858 mons. Ambrosi offriva la proprietà al vice-console francese,  per 18.000 scudi. A peggiorare la situazione finanziaria, proprio quando i lavori della chiesa già volgevano al termine, nella notte del 19 ottobre, scoppiò un incendio che la distrusse interamente, insieme ad altre proprietà della Missione: la tipografia, il mobilio, l’organo, le tappezzerie, ecc. Mons. Ambrosi mandò p. Raimondi a Manila per raccogliere fondi e, all’inizio del 1859, affittò i locali dell’ospedale a Wanchai come residenze per le famiglie dei militari. Ma il prefetto voleva anche realizzare dal terreno e dai locali occupati dalle Suore francesi. E l’11 novembre, a nome della SCPF, chiedeva alla superiora, di riconsegnargli i documenti di proprietà del terreno e di firmare un nuovo contratto. Sr. Benjiamin rifiutò con la scusa di dover consultare i responsabili dell’Opera della S. Infanzia, a cui si sentiva più obbligata dal momento che da essi riceveva i soldi. Le cose andarono per le lunghe. Mons. Ambrosi, esasperato e ormai deciso di ricuperare la proprietà e di fare a meno  delle Suore francesi, nel dicembre 1859 ricorse all’interdetto sulla superiora, costringendo tutta la comunità a rifugiarsi a Macao. Ma poiché alcune di loro erano ritornate a Hong Kong, impose l’interdetto su tutta la comunità (gennaio 1860). I rapporti peggiorarono; p. Reina in qualità di vice-prefetto cercava di intermediare un po’, ovviamente sostenendo la posizione del prefetto: lo fece nei limiti permessi dalla sua salute che stava oltremodo peggiorando. Per risolvere il conflitto e riprendere la proprietà, mons. Ambrosi ricorse alla fine alla pratica legale e il caso, dopo vari rinvii, doveva essere  giudicato dal tribunale civile nell’estate 1861. Ambrosi si affrettò a mandare in Italia p. Raimondi, che aveva nominato vice-prefetto al posto di p. Reina rimpatriato, a perorare la causa presso la SCPF e per altri affari della missione. Nel frattempo, entrambi le parti sollecitavano la soluzione da Roma. Questa arrivò all’inizio di luglio e risultò molto semplice: le Suore francesi conservavano la proprietà, ma dovevano pagare il prezzo accordato nel contratto con gli interessi accumulati. “Roma locuta est, causa finita est”. Ma in questo caso non fu così, perché mons. Ambrosi aveva già trattato la proprietà con il vice-console francese, per cui voleva indietro questa e non più i soldi. Quindi, anche se il caso giudiziario con le Suore poteva dirsi concluso, mons. Ambrosi era citato in corte dal vice-console francese. Anche questo caso richiese il suo tempo, e si risolse fortunatamente con le sole spese del processo nel 1863. Tutto il conflitto poteva così considerarsi finalmente terminato, ma gli strascichi psicologici e le diffidenze in entrambe le parti continuarono a impedire per parecchio tempo uno sviluppo positivo dei rapporti e degli impegni pastorali delle Suore di S. Paolo in Hong Kong [65] .  

Arrivi e perdite  (1859 – 1860)  

Nel frattempo, a riguardo della ricostruzione della chiesa, alla generosità dei benefattori fa seguito  un intenso impegno dei costruttori che, in cinque mesi, riedificano il luogo di culto, che viene inaugurato il 18 marzo 1860.  Inoltre, durante questi mesi, mons. Ambrosi ha modo di vedere come lavoravano i primi membri del Seminario delle MEM e, sentendosi soddisfatto, sollecita p. Reina a chiedere altri rinforzi al Direttore mons. Giuseppe Marinoni. P. Reina, confinato in camera dalla malattia, si impegna in una fitta corrispondenza con mons. Marinoni  e con mons. Angelo Ramazzotti: suggerisce nomi di confratelli da destinare a Hong Kong, precisandone le doti richieste per il lavoro missionario e propone anche l’invio di suore dall’Italia [66] .  Mons. Ambrosi, disgustato dal conflitto con le Suore francesi, acconsente più che volentieri di sostituirle con quelle italiane [67] . Intanto, dall’Italia giungono nuovi rinforzi: i pp. Gaetano Favini, Simeone Volonteri e Giacomo Scurati (7 febbraio 1860).

I tre nuovi arrivati trovano subito occupazione: a Favini viene assegnata la responsabilità del seminario, la visita alle carceri e lo studio del portoghese; Scurati è incaricato dell’insegnamento della filosofia ai chierici, di coadiuvare il prefetto nella procura e di perfezionarsi nell’inglese, Volonteri di visitare gli ospedali e di studiare il cinese. Il 12 aprile 1860, giunge a Hong Kong anche p. Burghignoli Giuseppe con le prime 6 suore Canossiane [68] . Il padre si mette subito a studiare il cinese e a esercitare il ministero tra i soldati, non solo in Hong Kong ma anche tra quelli che si sono appena stazionati sulla punta di Kowloon [69] , mentre le suore cominciano immediatamente a insegnare alle ragazze e a prendersi cura dei bambini abbandonati, in una casa donata loro da un signore portoghese in Caine Road.

Ma si verificano anche perdite impreviste. A causa della malattia, p. Reina, il 22 giugno 1860, riparte per l’Italia, dove muore il 14 marzo seguente [70] . La seconda perdita è quella di p. Scurati che parte per accompagnare mons. Celestino Spelta, nella visita apostolica delle missioni in Cina (22 giugno 1860), che prese il posto dell’attuazione del prospettato Concilio [71] .  Un’ulteriore perdita è la partenza di p. Francesco Leong, che si ritira a Canton [72] , sostituito da p. Giovanni Yang nel suo lavoro nei villaggi cinesi. Queste perdite sono ricompensate dall’arrivo dei pp. Riva Antonio e Ignazio Borgazzi, il 9 settembre dello stesso 1860. Propaganda Fide, favorendo la linea operativa di raccogliere insieme i membri del Seminario di Milano, li ha trasferiti da Labuan (Borneo). P. Riva è incaricato di studiare il portoghese e di occuparsi delle costruzioni: il convento delle Suore Canossiane, l’altare maggiore nella nuova chiesa, la Procura dei Domenicani spagnoli - trasferita da Manila nell’ottobre 1860 -, il progetto della  nuova casa della Missione [73] .  P. Borgazzi, invece, si occupa del ministero tra i soldati e si interessa del settore scolastico, cercando di raccogliere fondi. Nello stesso mese di settembre, l’intraprendente p. Volonteri si trasferisce ad Aberdeen, dove già esisteva una piccola comunità cristiana.  

Allargamento dei confini (1860)  

Verso la fine del 1860 erano sette i membri del Seminario delle MEM che lavoravano sotto mons. Ambrosi: costui se ne dichiarava soddisfatto e ne ringraziava  mons. Marinoni. Il numero degli operai evangelici in Hong Kong non era mai stato così alto, il che faceva guardare ad orizzonti più ampi e favorire il desiderio di espandersi sul continente. In dicembre, p. Raimondi fece il primo giro di ispezione sulla terraferma [74] . Poiché la punta della penisola di Kowloon e l’isola  “Stonecutters” sono state cedute alla Gran Bretagna con la Convenzione di Pechino (20 ottobre 1860, ma già in affitto dal marzo 1860), il prefetto Ambrosi  conduce trattative con mons. Filippo Guillemin di Canton per ottenere un ampliamento dei confini della prefettura apostolica, “dacché il Signore mi benedice e degnasi di inviarmi altre religiose e due altri missionari,  e tra un anno avrò due preti cinesi” [75] . Grazie alla generosità di mons. Guillemin, dalle originali “isola di Hong Kong e sei leghe circostanti”, la prefettura di Hong Kong viene ora  estesa a tutto il distretto del San On. Anche quest’area è abitata principalmente da Cantonesi (Puntei), che si concentrano in genere nelle pianure fertili vivendo di agricoltura, e da gente Hakka, che si è insediata verso la fine del XVII secolo in piccoli villaggi sulle coste frastagliate e sui pendii montuosi, dediti alla pesca e alla pastorizia. Vi è presente pure il terzo gruppo etnico dei Tanka, i nomadi del mare. Ma i primi e i più disponibili ad accettare la religione cristiana sono i villaggi Hakka.  

Situazione in città e inizi sul continente (1861 – 1863)  

Si è già accennato che il prefetto Ambrosi, alla partenza di p. Reina, aveva nominato p. Raimondi a vice-prefetto, affidandogli la responsabilità del ministero apostolico. Dotato di un forte carattere, costui si mise  subito di buona lena. Nell’estate 1861,  p. Raimondi si reca in Europa per trattare alcuni affari della Missione e ritorna nell’ottobre 1862 con due altre Suore Canossiane e un prete boemo [76] . Come frutto del seminario locale, nel frattempo, sono ordinati sacerdoti p. Marco Leong (31 ottobre 1861) che andrà ad aiutare p. Volonteri ad Aberdeen, e, l’anno seguente, il suo nipote p. Andrea Leong (4 aprile 1862). Nel febbraio 1862 rientra in Hong Kong dalla Cina p. Scurati, gravemente ammalato. Si riprende un po’, anche grazie all’assistenza di p. Riva, ma poi peggiora nuovamente e il 15 ottobre deve lasciare definitivamente Hong Kong [77] .  Nel frattempo, lo stesso p. Riva  soccombe alla malattia (27 maggio 1862) [78] .

L’apostolato in città è ora sotto la cura del vice-prefetto Raimondi, che, sentendosi sempre più conscio del suo ruolo di superiore, soprattutto al ritorno dal suo viaggio in Europa, comincia a far pesare la sua autorità e la sua forte personalità, soprattutto sul prefetto Ambrosi, che ne soffre profondamente, come anche su alcuni dei sacerdoti cinesi, in particolare su p. Giovanni Yang [79] .

Nell’aprile 1863, giungeva a Hong Kong p. Andrea Fenaroli, che però muore annegato pochi mesi dopo, il 10 settembre dello stesso anno [80] . Il 12 luglio 1863 p. Favini fonda la Conferenza di S. Vincenzo, per prendersi cura dei poveri. Nel frattempo, in Hong Kong, il 1° marzo 1863 si è aperto il Riformatorio in una casa a West Point con 12 giovani da rieducare ed è iniziata la costruzione del Collegio S. Salvatore vicino alla casa della missione e alla chiesa [81] . P. Borgazzi, nel 1863  e nel 1864, si reca a Manila per raccogliere fondi e alunni. Il Collegio può così essere aperto con p. Borgazzi come primo direttore. Si inizia anche la costruzione di un edificio proprio per il Riformatorio, su un terreno dato dal governo. Anche le Suore Canossiane intraprendono presto l’allargamento del loro complesso in Caine Road, aumentano gli impegni educativi nella scuola femminile e nell’orfanotrofio, e moltiplicano le attività religiose e sociali  (servizi alle donne portoghesi e cinesi, visite agli ospedali, ecc.) [82] .Nel 1864 a Wanchai, per i cattolici cinesi che vi si accalcano nella vecchia cappella, si fabbrica una nuova chiesa dedicata a S. Francesco Saverio. L’apostolato che fino allora era concentrato nella chiesa dell’Immacolata, si divideva così in due centri [83] .

Nel gennaio 1861 p. Burghignoli si trasferisce a Tsuen Wan, dove, come si è visto, esistevano già una scuola e una cappella. Da qui il padre si sposta per vari giri apostolici, tra cui quello con p. Raimondi in aprile dello stesso anno fino a Nam Tau, la capitale distrettuale del San On. Visita anche Wun Yiu, dove c’era un primo nucleo di cattolici, ed, essendo cappellano militare, continua a mantenere contatti anche con i soldati stazionati sulla punta della penisola di Kowloon. Vi rimane fino ad agosto quando è inviato da mons. Ambrosi a Tianjin dove è richiesto un cappellano militare per l’esercito inglese [84] . A sostituirlo viene assegnato p. Gaetano Origo. Questi, arrivato a Hong Kong il 2 aprile 1861 con altre tre Suore Canossiane, si mette subito a studiare le lingue. Il 12 maggio, festa dell’Ascensione, fa la sua prima predica in inglese ai militari di Kowloon. i dedica, inoltre,  a visitare i carcerati. Prima della fine dello stesso anno, p. Volonteri lascia Aberdeen e passa anche lui sul continente, a Tai Wo, villaggio hakka nell’entroterra cinese [85] , dove gli hanno chiesto di aprirvi una scuola: riesce in questa impresa con l’aiuto del sacerdote  Andrea Leong. Ad Aberdeen rimane a lavorare p. Marco Leong.  

Ulteriore estensione e sviluppo della Missione (1863 – 1867)  

Per favorire il lavoro missionario sulla terraferma, verso la fine del 1862 il Prefetto Ambrosi chiede di nuovo a mons. Guillemin di Canton un ulteriore ampliamento dei confini della prefettura: in data 14 gennaio 1863, il vescovo  cedeva “la parte che desiderate nel distretto del  Kwai-shin, cioè i villaggi Wang-Kong, Ping-San e Tam-Shui” [86] .

All’inizio del 1863, p. Burghignoli può ritornare a Hong Kong da Tianjin, dove è rimasto fino al ritiro dell’esercito inglese dopo la firma del Trattato di Pechino (agosto 1861 – maggio 1862), e da Shanghai [87] , dove ha assistito i soldati cattolici in un periodo di grande mortalità (maggio – fine 1862), perché sostituito dal prete boemo portato da p. Raimondi dall’Europa. P. Burghignoli riprende la residenza a Wun Yiu,  nei pressi del mercato di Tai Po. Riguardo al lavoro in terraferma, però, esistono ancora delle remore. Il problema delle relazioni don il Padroado portoghese, come risolto dal Concordato del 1857 tra la S. Sede e il Portogallo, affiora di tanto in tanto anche in questi anni. “Secondo quanto dicono i portoghesi, sono certi di entrare nella missione di Canton e quindi anche nella nostra... La sola isola è sicuro ci resterà, non il continente. Per modo che penserei, finché le cose non sono chiare e definite, che non convenga aumentare il numero dei missionari al continente”, così scrive Raimondi al superiore, suggerendogli persino di chiedere a Roma un’altra missione in Cina, nel caso di “invasione” portoghese [88] .

Ciò nonostante, i pp. Burghignoli, Volonteri e A. Leong continuano i loro giri apostolici da villaggio in villaggio, quasi senza sosta [89] . Frutto delle peregrinazioni di Volonteri e di A. Leong è stata una mappa molto accurata del distretto del San On, pubblicata nel 1866 a Lipsia, in Germania, dal Prof. Cristoforo Negri, amico di p. Volonteri: era bilingue con i nomi cinesi provvisti da p. A. Leong. Risulterà in seguito di grande utilità per molti anni, non solo ai missionari ma  anche alle autorità civili [90] . Dopo qualche mese, p. Volonteri deve abbandonare Tai Wo perché minacciato dalla gente  del luogo che lo accusa di aver rovinato il fengshui (cioè l’equilibrio ecologico delle forze ambientali) per aver aperto una finestra di un locale. Trovò rifugio a Ting Kok, dove gli abitanti gli chiedono di aprire una scuola. Nella primavera del 1864 anche p. Origo è inviato là. Nella primavera seguente, però, p. Origo sposta la sua residenza a Sai Kung, dato che questo villaggio Hakka promette bene. Infatti, vi costruisce una chiesetta e nella festa di Pentecoste del 1866 battezza il primo gruppo di 19 cattolici. A Natale dello stesso anno, altri 30 vengono battezzati in un villaggio di un’isola di fronte, Yim Tin Tsai. Nel frattempo si allargano le visite e i contatti con altri villaggi vicini, soprattutto a Chek Keng e a Tai Long.  

Morte di mons. Ambrosi (1867)  

In città, mons. Ambrosi continuava a curare il lavoro della Procura, nei limiti permessi dalla sua salute che andava peggiorando, mentre p. Raimondi seguiva l’apostolato. Si registravano nuovi avvenimenti. Si erano aggiunti, innanzitutto, anche i pp. Giovanni Valentini e Bernardo Viganò, arrivati in Hong Kong nel marzo 1865. Il primo si era dedicato allo studio e al lavoro con la comunità portoghese e divenne prefetto di disciplina nel collegio S. Salvatore. P. Viganò, invece, data la grande difficoltà nell’imparare le lingue e la salute debole, si impegnò come cappellano militare e si diede ad aiutare soprattutto nel Riformatorio e nella direzione delle costruzioni. Nel 1866, inoltre, venivano ordinati sacerdoti p. Stefano Chu, che era venuto da Shanghai con mons. Spelta nel 1856, e p. Giacomo Leong: il primo andò ad assistere la comunità cinese a Wanchai, mentre il secondo era mandato ad aiutare sul continente. 

Nel febbraio 1867 la malattia costringeva p. Borgazzi a lasciare temporaneamente Hong Kong [91] . Il 10 marzo seguente la Missione perdeva lo stesso prefetto, mons. Ambrosi, a soli 48 anni [92] .  La personalità di questi aveva sempre spiccato per un atteggiamento di gentilezza e di paziente comprensione. Oltre alla diligenza nei suoi doveri, mons. Ambrosi dimostrò sempre una grande preoccupazione per il progresso del lavoro apostolico in Hong Kong. Compì ogni sforzo per risolvere in modo soddisfacente la situazione di provvisorietà e di instabilità della Missione. Questo sembra essere stato il suo merito maggiore. Verso i membri delle MEM  cercò sempre di cooperare con pazienza e liberalità.             Alla data della sua morte, lavoravano in Hong Kong  i pp. Raimondi, Viganò, Valentini e Favini (quest’ultimo sebbene fosse il confessore di mons. Ambrosi, non aveva potuto assisterlo sul letto di morte perché si trovava in cura a Manila), mentre i pp. Burghignoli, Volonteri e Origo, operavano sul continente soprattutto tra i villaggi Hakka. Lavoravano insieme a loro anche i sacerdoti cinesi, i pp. Giovanni Yang, Marco Leong, Andrea Leong, Stefano Chu e Giacomo Leong.

 



[1] Beato Giovanni Mazzucconi (1826-1855), nato a Rancio di Lecco (Milano), fu uno dei primi membri del Seminario delle MEM. Partito nella prima spedizione per la Melanesia nel 1852, venne ucciso nel settembre 1855 al largo dell’isola di Woodlark sulla nave “La Gazelle”, insieme a tutto l’equipaggio. E’ stato beatificato nel 1984 [Bibl.: G. SCURATI, Cenni del Sac.Giovanni Mazzuccconi, Milano, 1857; SUIGO, C., Sangue su “La Gazelle”, IV edizione, Milano, 1964; P. GHEDDO, Mazzucconi di Woodlark: un martire per il nostro tempo, EMI, Bologna 1983; W.B. CALLAHAN, No greater love, PIME, Detroit, 1962; N. MAESTRINI, Mazzucconi of Woodlark, Priest and Martyr, PIME, Detroit, 1983].

[2] Don Carlos Cuarteron (o Cuarteroni y Fernandez, 1816-1880) nacque a Cadice nel 1816 da matrimonio misto spagnolo-italiano. Si dette fin da molto giovane alla vita marinara e diventò presto (nel 1842) ‘capitano di mare’, navigando sulle rotte commerciali tra Cadice, Manila, e le aree circostanti. La storia della Chiesa in queste regioni parla di un suo voto, fatto durante un naufragio, di dedicare la sua vita alla salvezza delle popolazioni locali, mentre altre fonti, lo chiamano “il prete pirata” e parlano di una sua conversione, dopo la quale si prodigò in tutti i modi ad evangelizzare la regione di Labuan. Nel 1846, arricchitosi in seguito alla scoperta di un tesoro  su una nave affondata, si recò dapprima in Europa, per poi  riprendere le vie del mare, viaggiando tra le Filippine, Singapore, Indonesia, Molucche, Hong Kong (qui aveva investito in proprietà, affidandone l’amministrazione al procuratore di Propaganda Fide: HK-CDA, III-21-1). Nel corso della sua vita avventurosa, Don Cuarteron si impegnò sempre a liberare gli schiavi cristiani  e a favorire il lavoro apostolico. Giunto a Roma nel 1852, informò Propaganda Fide sulla situazione di quegli arcipelaghi e paesi, sollecitandola a fondare nuove missioni. Dopo tre anni di studi teologici fu ordinato sacerdote e gli fu affidata la fondazione della missione di Labuan e Borneo con l’aiuto dei pp. Antonio Riva e Ignazio Borgazzi  (decreto del 27 agosto 1855) e, nello stesso tempo, di aiutare a ristabilire la missione della Melanesia e Micronesia. Don Cuarteron con i membri delle MEM  giunsero a Labuan il 14 aprile 1857. Mentre i PP. Riva e Borgazzi furono spostati a Hong Kong nel 1860, Don Cuarteron vi lavorò fino al 1879, quando si recò a Roma per sottoporre le dimissioni e poi ritirarsi in Spagna dove morì il 12 marzo 1880 (Cfr. Virginio COGNOLI,  Una Missione in terra d’Islam: Borneo, Labuan e Brunei, 1856-1860, Ufficio storico del PIME, Roma 2006).

[3] I pp. Paolo Reina (1825-1861), Giovanni Timoleone Raimondi (1827-1894), Angelo Ambrosoli (1824-1891), con il catechista Luigi Tacchini (1825-1870),  furono tra i primi alunni del Seminario lombardo per le Missioni estere e membri della prima spedizione in Melanesia e Micronesia. Costretti a lasciare la missione dell’Oceania,  dovettero sostare a Sydney (settembre 1855 - agosto 1856, dove p. Ambrosoli fu richiesto di rimanere), e poi procedere per  Manila (31 settembre 1856 - 12 marzo 1857) e infine per Labuan (14 aprile 1857 - 25 febbraio 1858) con D. C. Cuarteron.

[4] Giovanni Puarer, l’indigeno di Woodlark che fu testimone e il relatore dei dettagli dell’uccisione del Beato G. Mazzucconi e dell’equipaggio della “Gazelle”, seguì p. Raimondi in Australia, poi a Manila, dove ricevette il battesimo, con il nome di Giovanni, il 27 dicembre 1856, e a Hong Kong. Qui lavorò nell’ospedale S. Giuseppe, a Wanchai, ma, dopo la chiusura dell’ospedale, ritornò in Australia dove riprese i contatti con p. Angelo Ambrosoli che era stato trattenuto a Sydney. In seguito, se ne perdono le tracce.

[5] La Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede (SCPF, attualmente Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) è stata fondata da Gregorio XV il 22 giugno 1622. Originalmente era una commissione di cardinali per promuovere la riconciliazione dei fratelli separati dell’oriente, “Congregatio de Rebus Graecorum”, stabilita da Gregorio XII nel 1573, e poi cambiata in “Congregatio super Negotiis Fidei et Religionis Catholicae” da Clemente VIII (1592-1605); ristrutturata infine da Gregorio XV con lo scopo non solo di organizzare e coordinare meglio il lavoro missionario nei paesi del nuovo mondo, ma

anche di superare la situazione d’impasse che il controllo e i privilegi della Spagna e del Portogallo mantenevano sui territori di missione. Era stato lo zelo missionario, combinato con l’ambizione espansionistica di questi due regni all’epoca delle grandi scoperte che aveva indotto Alessandro VI nel 1493 ad affidare le terre non cristiane a queste due potenze, dando loro diritti e privilegi speciali. Con il Trattato di Tordesillas tra i due regni, le Americhe, ad eccezione del Brasile, erano poste sotto il Padroado (patrocinio) della Spagna, mentre l’Africa, l’Asia e il Brasile sotto quello del Portogallo. Le loro responsabilità includevano di provvedere personale e finanziamenti per le attività missionarie, ma comprendevano anche privilegi, tra cui quello del diritto di nominare i vescovi. Questa disposizione aiutò all’inizio il lavoro dell’evangelizzazione, ma andò creando difficoltà sempre maggiori fino a diventarne un vero ostacolo. Nel 1576 fu stabilita, sotto il Padroado portoghese, la diocesi di Macao con giurisdizione su tutta la Cina, il Giappone e le isole adiacenti; nel 1690 da essa furono suddivise le diocesi di Pechino e di Nanchino. Ma la Santa Sede intendeva diminuire l’influsso portoghese, staccando, non senza opposizione, territori missionari e stabilendoli come vicariati apostolici, sotto la diretta dipendenza appunto della SCPF. Per quando riguarda la nostra storia e la nostra regione, il Padroado portoghese in Cina nel 1840 si estendeva ancora su tre diocesi, e precisamente sulle diocesi di Pechino, Nanchino e Macao. La Santa Sede  aveva già sottratto ad esso dei territori missionari, affidando quello del Sichuan (Sichuan e Yunnan) alle Missioni Estere di Parigi, quello del Fujian (Fujian, Jiangxi e Zhejiang) ai Domenicani spagnoli, quello dello Shanxi (Shanxi, Shaanxi e Shandong) e del Huguang o Hukwang (Hubei e Hunan) ai francescani italiani sotto la giurisdizione diretta al Procuratore della SCPF che risiedeva a Macao. Costui ne amministrava le proprietà, assegnava il personale, provvedeva alla formazione del clero, ecc., giocando il ruolo di intermediario tra essi e la SCPF.

      La Procura della SCPF era stata fondata a Canton nel 1705 dal Legato pontificio in Cina, Carlo Maillard de Tournon (1668-1710); la sua sede si spostò tra Canton e Macao a seconda dell’atmosfera propizia o meno dei due governi. Nel 1842 la Procura venne trasferita da Macao a Hong Kong dove rimase fino al 1922 quando fu stabilita la Delegazione apostolica a Pechino con mons. Celso Costantini (1876-1958) come primo delegato apostolico. 

[6] Il card. Alessandro Barnabò (1801-1874) lavorò nella SCPF dal 1848 al 1856 come segretario, e dal 1856 al 1874 come prefetto.

[7] D. Luigi Ambrosi (1819-1867), nato a Luone Veronese, sacerdote diocesano di Verona, allora sotto l’Impero austro-ungarico; nel 1845 fu mandato dalla SCPF a Hong Kong come vice-procuratore, e ne, 1855, era stato nominato procuratore e prefetto della missione di Hong Kong.

[8] HK-CDA, II-4-3, riportata anche in G.BRAMBILLA, Il Pontificio Istituto delle Missioni Estere e le Sue Missioni, Milano, PIME 1942, vol. V, pp. 68-69.

[9] Ambrosi > SCPF, 14-3-1858 (ibid.), riportata in G. BRAMBILLA, o.c., V, p. 68.

[10] Ambrosi > SCPF, 23-6-1853 (ibid.), riportata in G. BRAMBILLA,  o.c., V, p. 65.

[11] Ambrosi > SCPF, 27-7-1858 (ibid.), riportata in G. BRAMBILLA, o.c., V, p. 71.

[12] L’opuscolo citato, Hong Kong,  attribuisce il detto allo stesso Ambrosi (p. 19).

[13]   Di fatto però anche prima dell’occupazione inglese, sono documentati contatti con la Chiesa Cattolica, dovuti alla presenza dei Portoghesi di Macao nell’area (particolarmente a Tuen Mun, nell’isola di Ling Ting, nell’isola di Lantau, etc.), fin dal XVI° secolo e, più tardi, attuati da visite sporadiche di missionari cattolici della Diocesi di Macao [C.A.MONTANDO De Jesus, Historic Macao, Salesian Printing Press, 1926 (prima edizione 1902)].

[14] Questa Convenzione è stata negoziata dal Plenipotenziario inglese cap. George Elliot e dal Governatore generale cinese Qi Shan; sebbene, in seguito, non sia stata approvata da entrambi i corrispettivi governi che licenziarono i loro rappresentanti. Fu il comm. James Gordon Bremer a sbarcare le truppe inglesi al Possession Point (Sheung Wan) e preso possesso dell’isola, il 25 gennaio.

[15] I reperti archeologici dimostrano che l’area sarebbe stata abitata fin da un millennio a.C. Fece parte al regno Yue nel IV-III secolo a.C. La popolazione, chiamata Puntei o Cantonese è probabilmente il risultato dell’unione tra aborigeni e ondate di popolazioni nordiche che si sono insediate durante le dinastie Tang e Song. Si considerano i padroni naturali del luogo e superiori agli altri gruppi etnici per i loro costumi più raffinati; parlano una lingua propria. Il gruppo Hakka (“ospiti o famiglie ospiti),” provenienti probabilmente dallo Shandong e Shanxi, si sono diffusi nell’area soprattutto dopo che la corte Qing aveva tolto il bando di abitare lungo le coste del Guangdong e del Fujian (durato dal 1661 al 1684 per poter meglio controllare la rivolta di Zheng Chenggong, il Koxinga dei Portoghesi, che fedele alla dinastia Ming si era rifugiato nell’isola di Taiwan e non si sottometteva al dominio Qing). Gli Hakka, resistenti ad ogni fatica, vivevano principalmente di agricoltura e di allevamento (a volte anche di pesca). La loro caratteristica era l’emigrazione. Il loro dialetto è più simile al mandarino, cioè alla lingua nazionale della Cina. Il gruppo

 

Tanka o Tankalao, i nomadi del mare con dialetto e costumi propri,  abitavano costantemente sulle barche, vivendo  sulla pesca di pesce e di perle, contattando gli altri gruppi solo a scopo di commercio. A volte si raggruppavano insieme in porti durante i periodi di stasi o in cerca di rifugio.

[16] Navarro > Joset, 23-2-1842 in latino (HK-CDA, V-31-2).

[17] Mons. Joset Teodoro (1804-1842), nato a Courfaivre, Svizzera, e ordinato sacerdote secolare nel 1830; è stato mandato come missionario a Macao dalla SCPF nel 1833 in aiuto al procuratore di questa, Raffaele Umpierres. Gli successe come procuratore nel 1835. Il 17 dicembre 1839 fu nominato console generale del Regno di Sardegna da Carlo Alberto. Stabilitosi a Hong Kong, nei pochi mesi di vita che gli rimasero, poté solo iniziare la messa in atto dei suoi progetti apostolici. Il suo cadavere fu sepolto dapprima nel cimitero di Wanchai, ma poi, una volta terminata la chiesa, fu traslato nottetempo in essa il 19 maggio 1843 e tumulato all’ingresso del presbitero. Finita la costruzione della presente cattedrale nel 1888, fu di nuovo trasferito e tumulato qui, dove giace tuttora, tra la porta della sacrestia e il presbiterio.

[18] Tutti questi dati sono offerti nell’ opuscolo citato, Hong Kong.

[19] P. Michele Navarro (1809-1877), francescano spagnolo, primo sacerdote residente e pro-prefetto di Hong Kong responsabile del lavoro missionario; lasciò Hong Kong subito dopo che p. A. Feliciani fu nominato procuratore e prefetto apostolico nel 1843, per ritornare alla sua missione nel Huguang, dove fu nominato vicario generale da mons. Rizzolati. Nel 1856 fu ordinato vicario apostolico dell’Hunan; si dimostrò un ottimo missionario di larghe vedute e un grande vescovo.

[20] A riguardo delle sue operazioni finanziarie, si vedano i dettagli in  S.K.L. HA, The Foundation of the Catholic Mission in Hong Kong, 1841-1894, Hong Kong University, Tesi per il Dottorato, 1998, pp. 72-78.

[21] Feliciani > Prefetto SCPF, 7-11-1844, riportata in E. TERUZZI, o.c., p. 28.

[22] P. Luca Pan (1772-1843), nato nel Guangdong, era stato mandato a studiare nel Collegio cinese della Sacra Famiglia di Napoli  nel 1795. Di ritorno in Cina nel 1817, andò a lavorare nel Hubei, da dove si rifugiò a Macao. Qui si trovava con mons. Joset quando fu espulso a Hong Kong. Andò a vivere in una casa costruita a sua spese nel 1842 sopra il cimitero di Wanchai. Ammalatosi e con la mente disturbata fu trasferito prima alla casa della Missione e poi a Macao, dove morì il 2-7-1843.

[23] Tutti questi dati sono offerti dall’ opuscolo citato, Hong Kong.

[24] Mons. Forcade Agostino Teodoro (1816-1885), membro delle MEP, ordinato sacerdote nel 1839, fu mandato in Giappone nel 1844 e nominato vicario apostolico delle isole Ryukyu nel 1846 (ordinato vescovo a Hong Kong, il 21-2-1847).

[25] P. Libois Napoleon-Francois (1805-1872): procuratore del MEP a Macao e poi a Hong Kong; fu nominato viceprefetto da mons. Forcade; superiore della missione del Guangdong e del Guangxi, dal 1848 al 1850 e  prefetto apostolico dal 30-1-1850; nel 1854 si recò poi in Giappone come superiore di quella missione; ritornò in Hong Kong nel 1857 come procuratore delle MEP rimanendovi fino al 1866, quando fu nominato procuratore generale delle MEP (HK-CDA, V-30-3).

[26] Bibl.: Jean VAUDON, Histoire Générale de la Communauté des Filles de Saint-Paul de Chartres (4 volumi), Paris, Pierre Tequi, 1924.

[27] Per altri dettagli al riguardo, si veda S.TICOZZI, Historical  Documents of the Hong Kong Catholic Church, Hong Kong Diocesan Archives, 1997, pp. 31-32.

[28] P. Giovanni Giuseppe Fenouil (1821-1907), membro delle MEP: arrivò a Hong Kong nel 1847 e ha lavorato soprattutto ad Aberdeen, si recò in Yunnan nel 1851 dove divenne vicario apostolico nel 1881.

[29] Si vedano ulteriori dettagli nella Nota 24 del Cap. II.

[30] Dopo le dimissioni, mons. A.Forcade rimase in Hong Kong ancora un po’: poté assistere alla morte della sorella sr. Alfonsine e nel 1851 in un incontro con altri vicari apostolici a Shanghai rinunciò alla sua Missione delle isole Ryukyu proponendola ad altri. Ritornato in Francia, lasciò le MEP e, in seguito nel 1853, fu nominato vescovo di Guadalupe, nel 1860 di Nevers (dove ebbe contatti con S. Bernadette Subiroux di Lourdes, aiutandola a entrare nel noviziato di Nevers) e, infine, arcivescovo di Aix-en-Province, France, nel 1873, dove morì di colera nel 1885.

[31] P. Giuseppe Chung (1783-1851): nato a Chozhou, ha studiato a Napoli nel Collegio della Sacra famiglia dal 1802 al 1826. Andò dapprima a lavorare nel Huguang, da dove venne chiamato a Macao ad aiutare nella Procura della SCPF verso il 1841. Ritornato nel Huguang verso il 1843, fu richiamato di nuovo in Hong Kong nel 1848, e qui morì tre anni dopo il 3-9-1851. [Bibl.: G. NARDI, Cinesi a Napoli - Un Uomo e un’Opera, Napoli, Dehoniane, 1976].

   

[32] P.Matteo Lien (o Lin, Lim, 1822-1854): dopo i suoi studi a Roma dal 1843 al 1850, fu mandato a Calcutta per la cura dei cinesi; nel 1851 fu chiamato a Hong Kong, dove lavorò a Shek Pai Wan e a  Tsuen Wan. Morì il 29-10-1854.

[33] P.Giaochino Lo: “È un sacerdote, scrive mons. Ambrosi a SCPF, 24-8-1857, - di tempra assai dolce, divoto e di ottimi costumi, e sebbene mancante nel latino e non molto istruito nelle scienze teologiche, potrà fare del bene con la sua bontà e conoscenza che ha della sua lingua” (riportato da E.Teruzzi, citato anche da Brambilla, o.c. V, p. 75). Di lui non si ha in seguito nessun’altra notizia.

[34] Testo del contratto in HK-CDA, V-36-1, dove si trova anche tutta la documentazione disponibile del conflitto susseguente.

[35] Mons. Guillemin Filippo (1814-1886): entrò nelle Missioni estere di Parigi nel 1849, partì per la Cina nel 1850. Nel 1856, mentre in Europa, fu ordinato vescovo della Missione del Guangdong e Guangxi. Nel 1858, approfittando della vittoria franco-inglese sulla Cina, iniziò la costruzione in Canton di due orfanotrofi, del seminario, della residenza episcopale e della cattedrale.

[36] Cfr. Hong Kong, opuscolo citato.

[37] P. Feliciani Antonio (1804-1866), francescano minore italiano, era giunto a Macao nel 1833 come assistente nella procura della SCPF. Dopo due anni fu mandato nello Shanxi come missionario, dove vi lavorò per tre anni. Richiamato a Macao nel 1838 ad assistere p. Joset nella procura e a prendersi cura del seminario dello Shanxi che vi si era rifugiato. Nel marzo 1842, bandito con p. Joset da Macao,  lavorò in Hong Kong, fino al 3 ottobre 1856, quando partì per Shanghai, da dove si recava dapprima nello Shandong, e infine nella sua vecchia missione dello Shanxi: ne fu nominato vicario generale e vi morì il 17-3-1866.

[38] P. Angelo Vaudagna (1831-1894), francescano minore italiano: giunse a Hong Kong nel 1856 destinato all’Hubei, dove poté recarsi nel 1860, morendo in seguito a Hankou nel 1984.

[39] Tutti questi dettagli si trovano in E.Teruzzi, o.c., pp. 67-68.  Don Buffa Francesco (?-1865), sacerdote diocesano di Genova, allora nel Regno di Sardegna, era arrivato a Hong Kong nell’agosto 1842, fu nominato viceprefetto nel 1843. Rimpatriato, ritornò nella sua diocesi di Genova. 

[40] GB.TRAGELLA,  Le Missioni Estere di Milano nel Quadro degli Avvenimenti contemporanei, Milano PIME, vol. I, p. 262.

[41] Erano le proposte che p. Feliciani, di tanto in tanto, rinnovava a SCPF: si vedano, in particolare, le sue lettere al Prefetto SCPF del 23-1-1846, 23-6-1846 e 25-7-1846 (HK-CDA, II-2-5).

[42] Ambrosi > Feliciani, 22-9-1846 (HK-CDA, V-6-1).

[43] Archivio storico della SCPF, Indice delle lettere, vol. 10, sezione Hong Kong, n. 869.

[44] GB.Tragella, o.c., I, p. 265.

[45] Id., pp. 265-266.

[46] SCPF > Feliciani, 6-2-1855 (HK-CDA, II-2-4).

[47] Mons. Angelo Ramazzotti (1800-1861): nato a Milano, dal 1847 lavorò alla fondazione del Seminario delle MEM, che aprì nella sua casa a Saronno il 31 luglio 1850. In questo stesso anno fu eletto vescovo di Pavia e nel 1858 Patriarca di Venezia, ma continuò a seguire e ad assistere il Seminario. Morì a Gherla, Crespano del Grappa, il 24-9-1861 [Bibl.: P. CAGLIAROLI, Vita di SE Rev.ma Mons. Angelo Ramazzotti, Patriarca di Venezia, Rovigo, 1862; A. BASSAN, Da Avvocato a Patriarca, PIME, Milano 1960; A. MONTONATI,  Angelo Ramazzotti (1800-1861), Fondatore del PIME, Vescovo di Pavia e Patriarca di Venezia, EMI, Bologna, 2000].

[48] Il card. Giacomo Filippo Fransoni (o Franzoni, 1775-1856) è stato prefetto della SCPF dal 1834 al 1856.

[49] GB.Tragella, o.c., I, pp. 48.51.

[50] Id., o.c., I, p. 78.

[51] Parietti > Marinoni, 8-3-1855, riportata in G.Brambilla, o.c., I, p.153.

[52] Mons. Giuseppe Marinoni (1810-1891): nato a Milano, fu dal 1837 per 4 anni con S. Vincezo Pallotti e dal 1841 per 9 anni ha lavorato nella parrocchia di S. Michele a Ripa a Roma. Chiamato a reggere il nascente Seminario delle MEM nel 1850, lo diresse con sapienza e bontà fino alla morte, avvenuta a Milano il 27-1-1891.[Bibl.: G. BRAMBILLA, Mons. Giuseppe Marinoni e l’Istituto delle Missioni Estere di Milano, PIME, Milano 1926].

[53] GB.Tragella, o.c., I,  p. 351.

[54] Id., p. 68.

[55] Riportata in id., p. 69.

[56] Regno celeste della Grande Pace (Taiping Tianguo): è stata la più sostanziale rivolta contro la dinastia Qing (1644-1911) nel secolo scorso, che la pose in serio pericolo. Originata nella provincia sud-orientale del Guangxi diffondendosi tra i membri delle società segrete soprattutto nel popolo Hakka, la Società degli

 

Adoratori del Signore, trovò la sua guida carismatica in Hong Xiuquan (1814-1864), visionario, che aveva studiato la dottrina cristiana con i protestanti ma senza essere stato battezzato, e che si faceva chiamare “fratello minore di Cristo”. Il Regno celeste della Grande Pace, ispirato a principi cristiani, fu proclamato nel 1851 e diede inizio ad una crociata verso il nord, riuscendo a catturare Nanchino nel marzo 1853. Ma una volta al potere, i problemi della organizzazione del Regno e la corruzione dei suoi capi ne indebolì sostanzialmente la forza, tanto da renderlo incapace di resistere agli attacchi dell’armata Qing, comandata da Zeng Guofen e aiutata anche da volontari occidentali, per cui la rivolta fu soppressa nel 1864. Molti dei suoi aderenti cercarono rifugio altrove, soprattutto verso il sud e nella penisola indocinese.

[57] WANG Nan Xiang, Xiang Gang Gujin (Hong Kong, Ieri e Oggi), Hong Kong, Panma Publ., 1992, p.300; FAN Shu Ching, The Population of Hong Kong, Hong Kong, Swindon Book, 1974.

[58] Hong Kong, opuscolo citato.

[59] Per ulteriori dettagli, si veda S.TICOZZI, o.c., pp. 25-27.

[60] Hong Kong, opuscolo citato.

[61] Il testo diceva: “Di conseguenza, d’ora innanzi, la giurisdizione del Vescovado di Macao, come il Patronato in Cina, comprenderà il territorio che gli appartiene, secondo le Bolle rispettive, cioè: Macao, la provincia del Kwangtung e le isole adiacenti, eccetto solamente la provincia del Kuangsi e l’isola di Hong Kong” (riportato in Brambilla, o.c., V, p. 34).

[62] Per maggiori dettagli sul conflitto tra il prefetto apostolico e i portoghesi, si veda  E. Teruzzi, o.c., pp. 24-25 e  S.K.L. HA, o.c., pp. 44-47.

[63] GB.TRAGELLA, o.c., I, p. 269. Il catechista Tacchini lavorò un po’ nella casa centrale della Missione ma poi chiese la secolarizzazione e si sposò rimanendo in Hong Kong dove morì nel 1870. Era nato ad Acquate di Lecco (Como) nel 1825, ed entrato nel Seminario lombardo delle Missioni nel gennaio 1852. Di Giovanni Puarer, si veda la nota 4.

[64] P. Gerolamo Mangieri (1804-1887) di Arsenio, sacerdote francescano dei Minori Osservanti, moralista; arrivò in Hong Kong nell’estate 1843; aiutò nel ministero pastorale come cappellano militare, soprattutto a Stanley (fine 1843-1846). Durante il periodo di mons. Forcade, andò a lavorare a Shanghai dal 1848 al 1851, quando fu richiamato come viceprefetto. Mons. Ambrosi lo volle “superiore della missione” nel 1856. Lasciò Hong Kong il 12-9-1858, ritornando in Italia per diventare guardiano di un convento. Ha compilato e pubblicato un dizionario cinese-latino, di cui 800 copie si bruciarono nell’incendio della chiesa nel 1859.

[65] Per maggiori dettagli sul conflitto tra il prefetto apostolico e le Suore di S. Paolo, si vedano i documenti e la corrispondenza in HK-CDA, 5-35.36. Una valutazione completa del conflitto risulta difficile da formulare perché non si trova una documentazione più dettagliata di esso e il caso giudiziario presenta dettagli legalmente molto complicati. L.Ha, o.c., pp. 101-112 ne fa una sintesi, ma non completa.

[66] Per maggiori dettagli, si veda A. CROTTI, Paolo Reina, il Primogenito del Pime, PIME, Milano, 1989, pp. 275-280.

[67] Archivio storico della SCPF, Indice delle lettere, anno 1859, sezione Hong Kong, n. 637.

[68] Per le vicende della venuta e per la storia degli impegni susseguentemente presi dalle Suore Canossiane in Hong Kong e nell’Estremo Oriente, si veda I. SALA, History of Our Canossian Missions, Hong Kong 1860-1910, (vol.I), Hong Kong, 1998.

[69] Hong Kong, opuscolo citato.   

[70] P. Paolo Reina (1825-1861): cfr. Appendice 4.

[71] Mons. Spelta Luigi (1818-1862), francescano, in Cina dal 1845, vescovo coadiutore di Nanchino dal 1849 e vicario apostolico dell’Hubei dal 1856: fu nominato Visitatore Apostolico delle Missioni in Cina con il Breve pontificio del 24-1-1860. La visita alle missioni in Cina, al posto del programmato Concilio plenario, proposto da mons. A. Forcade e accettato da Roma per il 1850, era stata auspicata spesso e da più parti. Ma, dopo la firma dei Trattati di Nanchino (1842) e di Tianjin (1848) in seguito alla spedizione anglo-francese (1858-60), si precluse un’era di maggiore tranquillità e libertà per l’apostolato in Cina, per cui la S. Sede stimò bene avere un quadro completo delle condizioni reali delle Missioni per meglio coordinarle. Mons. Spelta non poté purtroppo portare a termine la visita: dopo aver visitato le province del Jiangnan, Zhejiang, Jiangxi, Henan e Hubei, si ammalava verso la fine del 1861 e moriva di emottisi il 12-9-1862 (GB.Tragella, o.c., I, pp. 271-72).

[72] P. Leong Francesco (1818-1884): nato a Canton e alunno del Collegio di Propaganda Fide a Roma, dal 1836 al 1838. Lasciata Roma nel 1844 con il titolo di ‘missionario apostolico’, arrivò a Hong Kong e vi lavorò per un breve tempo soprattutto a Stanley; partì poi per Canton e per lo Shanxi. Ritornò a Hong Kong nel 1853 e si impegnò di nuovo principalmente nell’apostolato dei villaggi cinesi. Morì a Canton nel 1884.

[73] G. SCURATI, Memoria del sacerdote di Lecco Antonio Riva, Vincolo n. 122, pp. 70ss, n.123, pp. 115ss.

[74] Si legga la relazione dello stesso p. Raimondi nella lettera a p. Reina, del 21-1-1861 (PIME-AG, 16, pp. 635-638).

[75] E.TERUZZI, o.c., appunti manoscritti (HK-CDA, I-22-4).

[76] GB.TRAGELLA, o.c., I, pp. 387-389: appena arrivato a Venezia, si recava a visitare mons. Ramazzotti ammalato a Bassano, poi passava a Milano e a Roma per trattare l’affare delle Suore di S.Paolo con SCPF. Si recò quindi in Francia, a Lione per incontrare il Consiglio della Propagazione della Fede e perorare la causa di mons. Ambrosi oltre che un sussidio per le Canossiane (in ottobre), a Parigi (novembre) presso l’Opera della S. Infanzia, a Dublino (inizio dicembre) in cerca di fratelli insegnanti (trovò invece due giovani irlandesi, che mandò a studiare a Milano). Nel gennaio e febbraio soggiornava a Roma, ma in aprile era di nuovo in Francia e in Belgio e in giugno a Venezia sulla via del ritorno.

[77] P. Scurati Giacomo (1831-1901): cfr. Appendice 4.

[78] P. Riva Antonio (1823-1862): cfr. Appendice 4.

[79] La ragione era la seguente. L’accusa di essere un “seduttore, che dopo essere tornato da Roma, ingannò tutti i cristiani e i missionari dicendo che era lui il prefetto legittimo approvato dalla S. Sede, mentre Ambrosi era solo il procuratore” la si trova nella parodia, scritta da p. Giovanni Yang e dall’allora teologo Stefano Chu, con l’aiuto di un altro seminarista, il 23 maggio 1865: composta di frasi bibliche, prese generalmente dal processo e dalla passione di Gesù, erano messe in bocca a diversi personaggi della Missione. La parodia era stata fatta circolare in segreto ed una copia fu conservata da mons. Ambrosi. Dopo la morte di questi, p. Raimondi la trovò nei cassetti; ne fece una grande scena, punì i colpevoli e la mandò a Roma accusando gravemente i sacerdoti cinesi. Per il testo della parodia e ulteriori dettagli, si veda L.Ha, o.c., pp. 190-196. A riguardo del duro atteggiamento di p. Raimondi nei confronti di mons. Ambrosi e dei pp. Francesco Leong e Giovanni Yang, si veda  S.K.L.HA, o.c., pp. 118-119 e 180-187. 

[80] P. Fenaroli Andrea (1840-1863): cfr. Appendice 4.

[81] Per maggiori dettagli sugli inizi di queste due istituzioni, si veda S. TICOZZI, o.c., pp. 70-73. 77-79.

[82] Articolo anonimo in Hong Kong Daily Press, 18-8-1861, riportato in “Fragments”, n.22 (luglio-agosto 1984), pp. 13ss. (Archivio Canossiane HK).

[83] G.Brambilla, o.c., V, p. 97.

[84] Questa decisione creò un certo malcontento nei padri del Seminario delle MEM, tanto che mons. Ambrosi si sentì in dovere di spiegare la sua decisione a mons. Marinoni: si veda Tragella, I, o.c., p. 276,  e S.K.L. HA, o.c., pp. 95-96, che giudica l’avvenimento come un precedente che determinerà la procedura futura della Missione.

[85] La mappa di p. Volonteri colloca Tai Wo nel Kwai Shin, ma di fatto si tratta di Tai Wo (Dahe), nei pressi di Wong Kong (Henggang), nell’allora San On (attuale distretto di Po On).

[86] Si veda E.TERUZZI, o.c., appunti manoscritti (HK-CDA, I-22-5). I tre luoghi corrispondono ai presenti  Wang Kong (Henggang), Ping Shan (Pingshan) nel distretto dell’attuale Po On (Bao’an) e Tam Shui (Damshui) capitale del circondario del Waiyeng (Huiyang).

[87] A riguardo del suo lavoro come cappellano militare a Tianjin e a Shanghai, il suo operato  riceve grandi elogi: si veda la lettera di M. Lemaitre > Ambrosi, 7-2-1862, che auspica che il prete boemo suo successore, M. Liboski  sia alla sua pari (HK-CDA, II-47).

[88]   Raimondi > Marinoni, 10-9-1863, PIME-AG, XVI, 769-772 (citato in GB.Tragella, o.c., II, pp. 88-89). Si dovrà attendere il nuovo concordato tra S. Sede e Portogallo del 1886 per risolvere definitivamente la questione.

[89] Risale a quest’epoca un “Resoconto della Missione tra i cinesi” che esiste in HK-CDA, III-21-2: parla di 5 stazioni, cioè Aberdeen con p. Marco Leong, un maestro di scuola, un catechista e un servo; Pok-liu (isola di Lamma), con un maestro; Cinwan (Tsuen Wan) coi pp. Burghignoli e  Andrea Leong, un maestro, un servo, una maestra per le ragazze; Tai-wo-sun (villaggio di Tai Wo o Dahe) con p. Volonteri, un maestro e un servo. La spesa mensile totale era di 172,5 scudi, con un deficit mensile di 65,5 scudi, provvisti da p. Burghignoli.

[90] Per maggiori dettagli sulla Mappa del San On di p. Volonteri, il cui originale, purtroppo è andato perso, si veda S.Ticozzi, o.c., pp. 47-49.

[91] P. Borgazzi Ignazio (1829-1878) ritornerà a Hong Kong nel 1877, dopo varie peregrinazioni, ma in cattivo stato di salute.

[92] D. Luigi Ambrosi (1819-1867), nato a Luone Veronese, sacerdote diocesano di Verona, nel 1845 fu mandato dalla SCPF a Hong Kong come vice-procuratore e nel 1855 diventò procuratore e prefetto della missione di Hong Kong.