IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

Alla guida della Prefettura apostolica di Hong Kong (1867-1874)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

 II  

ALLA GUIDA DELLA PREFETTURA APOSTOLICA DI HONG KONG

(1867-1874)  

L’affidamento della Prefettura al Seminario delle Missioni Estere di Milano  

La lunga malattia, sopportata con paziente rassegnazione fin dal 1863, aveva costretto mons. Ambrosi a trascurare in qualche misura gli affari della Procura, per cui questa versava in una situazione preoccupante. La sua scomparsa, quindi, lasciava a disagio specialmente p. Raimondi, al quale mons. Ambrosi sul letto di morte aveva passato le sue facoltà, salvo, naturalmente, le decisioni definitive di Roma. P. Raimondi ricevette in maggio una lettera di Propaganda Fide che gli ordinava di prendersi temporaneamente cura della procura e della missione. Egli se ne risentì un po’, dal momento che sapeva come la situazione della procura con i suoi grossi debiti richiedesse un intervento pronto e deciso, particolarmente in una società in continua evoluzione come quella di Hong Kong. Ma, nonostante le sue spiegazioni, Propaganda lo nominò alla fine dello stesso anno, il 17 novembre 1867, solo “pro-prefetto e procuratore ad interim”. Avrebbe dovuto aspettare ancora un anno, fino al 3 dicembre 1868, per essere nominato prefetto apostolico e procuratore della Congregazione, e un altro anno, il 20 dicembre 1869, per ricevere il titolo di protonotario apostolico.

Come spiegare la decisione da parte di Roma di questa soluzione non definitiva? L’aspettativa da parte dei missionari del Seminario delle MEM era forte. La loro preoccupazione maggiore sorgeva dal dubbio relativo a chi Propaganda Fide avrebbe affidata la Missione e la Procura, o almeno la prima.

Una spiegazione degli avvenimenti è offerta in questi termini da G.B. Tragella: “La risposta della Sacra Congregazione di Propaganda Fide arrivò a Hong Kong nel gennaio del 1868. Era una lettera del Cardinal Prefetto, che accludeva il decreto del 17 novembre dell’anno precedente, con cui si nominava Raimondi Pro-Prefetto con tutte le facoltà derivanti dai decreti della Sacra Congregazione per la direzione della missione; al tempo stesso – e pareva questa la maggior preoccupazione del Cardinal Prefetto – raccomandava caldamente all’eletto di veder come meglio sistemare le cose della procura. Da questo abbinamento delle due autorità nella persona di un membro dell’Istituto, che voleva essere indubbiamente un atto di fiducia, si poteva anche concludere che Roma intendeva affidare tutto al Seminario delle MEM; tuttavia, poiché il cardinale diceva nella lettera ‘per ora’, e non si nominava un prefetto, com’era stato Ambrosi, ma un pro-prefetto, sembrava ancora possibile il dubbio, e Raimondi, informato Marinoni della nomina ricevuta e delle difficoltà della procura, insisteva perché ottenesse che Roma parlasse più chiaro, mentre intanto lui cominciava il suo lavoro...”. Tragella aggiunge la seguente spiegazione: “Che poi la Congregazione abbia stimato nominare il superiore ecclesiastico pro-prefetto invece che prefetto, questa era una misura ‘temporanea’, ma il fatto nuovo era che la nomina cadeva su d’un soggetto dell’istituto, non sopra un estraneo, il che andava notato; il ‘per ora’ del cardinale era riferito al grado del titolare, non al titolare, cioè non si nominava pro-prefetto ‘per ora’ il Raimondi, ma questi ‘per ora’ era nominato pro-prefetto, rimandando cioè al futuro non la nomina di un altro, fuori dall’Istituto, ma il passaggio da un grado all’altro del già nominato prefetto” [1] .

S.K.L. Ha interpreta la vicenda in un altro modo: “Ma, a sua sorpresa, la risposta da Roma, giuntagli otto mesi dopo nel gennaio 1868, lo nominava pro-prefetto apostolico di Hong Kong, un impiego temporaneo. Raimondi ne fu deluso dal momento che già faceva questo fin dalla morte di Ambrosi. Appariva chiaro che Roma voleva metterlo alla prova, in attesa di una decisione definitiva. Roma intendeva muoversi sul sicuro, dal momento che erano in ballo due uffici. Per l’ufficio di procuratore, responsabile dei problemi finanziari delle Missioni di Cina, Propaganda Fide riteneva che un sacerdote secolare potesse offrire maggiore affidamento, dipendenza e lealtà, mentre un membro di una società missionaria o di una congregazione religiosa avrebbe potuto suscitare gelosie da parte di altre società. Il fatto che Feliciani aveva tenuto il titolo di procuratore ‘ad interim’ per 15 anni, mentre era in Hong Kong, può significare molto. A riguardo dell’ufficio di prefetto apostolico di Hong Kong, Roma procedeva con cautela e manteneva quella missione particolare sotto la sua diretta giurisdizione. Queste considerazioni rendevano i due uffici inseparabili e la nomina diventava duplice. A parte questo, la forte personalità di Raimondi era ben nota a Roma a causa delle lamentele fatte pervenire dal clero di Hong Kong, incluso Ambrosi. Questi infatti aveva fatto sapere a Roma ‘che per i due anni e mezzo trascorsi, ho sofferto tante umiliazioni da parte sua (Raimondi). Ieri sono giunto quasi sul punto di ritrattare il suo titolo di viceprefetto’... Per cui, quando Roma alla fine nominò Raimondi prefetto apostolico, la decisione significava l’affidamento della procura e della missione alla cura del Seminario delle MEM. La scelta di Raimondi costituiva una conseguenza logica dal momento che era stato lui il responsabile del lavoro missionario durante parecchi anni della vita di Ambrosi. Tuttavia, Roma sembrava serbare ancora delle riserve sulla sua persona. Il titolo di protonotario apostolico, che Ambrosi aveva ricevuto immediatamente con il titolo di procuratore di Propaganda, non fu concesso a Raimondi che dopo un anno, sebbene questo ritardo possa rappresentare anche una semplice negligenza burocratica” [2] .

La sottolineatura che Propaganda avesse delle riserve a riguardo di p. Raimondi sembra confermata da altre fonti: un nota anonima succinta su Raimondi afferma: “Alla morte del Prefetto Ambrosi, dopo non poche avversità anche persino dal Prefetto della SCPF, fu eletto Prefetto apostolico...” [3] . Motivo di queste avversità potevano essere state non solo le lamentele, ma anche le preferenze dello stesso mons. Ambrosi. P. Scurati fornisce alcune precisazioni su quest’ultimo: “Il suo carattere era forte ma ragionevole, i suoi modi benevoli, il suo aspetto sempre mite e sorridente, le sue intenzioni rette e inclinate a bontà, la vita operosa e intraprendente. Egli amava P. Favini, in cui riconosceva meriti non comuni, onde, preferendolo ad altri, quando questi godeva sufficiente sanità, lo indicava e proponeva a suo successore nella Procura di Propaganda e nella Prefettura apostolica” [4] .

Propaganda Fide, quindi, appariva decisa ad affidare la missione e la procura al Seminario di Milano, dal momento che era l’unico istituto, a quei tempi, ad avere personale operante in Hong Kong; ma serbava non lievi dubbi sull’adattabilità di Raimondi ad esserne il primo responsabile, a causa del suo carattere troppo duro. Tuttavia, per i membri del Seminario di Milano, la nomina di Raimondi, anche quella temporanea, è stata fonte di gioia, dal momento che la considerarono una prova che la Sacra Congregazione si fidava dell’istituto stesso. Questo atteggiamento è testimoniato da p. Valentini, che dall’America si congratulava con lo stesso Raimondi nel maggio 1868: “Può immaginarsi il contento che provai nella ricevuta della fausta notizia della Sua nomina a Prefetto e Procuratore. Mi associo alla gioia della reverenda famiglia di Hong Kong nel celebrare il desiderato avvenimento molto più che è prova della confidenza della S. Congregazione di Propaganda nel nostro Seminario e in Lei specialmente. Aspettavo da qualche giorno una sì bella notizia da parte Sua perché il 15 aprile ricevetti per mezzo privato una lettera di D. Alessandro [Ripamonti] nella quale comunicavami la fausta notizia” [5] .

Ad ogni modo, con la nomina di p. Raimondi a prefetto apostolico e a procuratore di Propaganda Fide, il 3 dicembre 1868, l’affidamento della Missione al Seminario delle MEM diventava definitivo. Da allora, i suoi membri hanno vissuto l’identità tra Istituto e Missione, con piena coscienza della propria responsabilità diretta.  

La Missione di Hong Kong nel contesto storico (1867-1874)  

     Con l’affidamento della prefettura di Hong Kong, il Seminario delle MEM entrava ufficialmente nella storia della Chiesa cattolica in Cina a fianco dei grandi ordini e istituti religiosi che già vi lavoravano da secoli, come i Gesuiti, i Francescani, i Domenicani, le Missioni Estere di Parigi, i Lazzaristi, ecc., condividendo in pieno il metodo comune in vigore allora di avere “proprie missioni” per ius commissionis [6] (la pratica della suddivisione dei territori di missione sotto la giurisdizione di Propaganda Fide, affidando ogni circoscrizione ecclesiastica a singole congregazioni religiose o istituti missionari, con il divieto di accogliere altre forze senza il permesso della stessa Propaganda).

I membri del Seminario delle MEM operanti nell’ambito della Chiesa cattolica nell’Impero cinese erano interessati primariamente alla problematica di quest’ultimo, poiché gli atteggiamenti dell’autorità imperiale erano abbastanza negativi. Le relazioni concrete con le altre parti della Cina erano favorite dalla situazione stessa di Hong Kong, data la sua posizione di passaggio e dato il ruolo della Procura che faceva da ponte con i vicariati della Cina continentale a nome di Propaganda.

L’Impero cinese di allora, durante il regno di Tongzhi (1862-75) ma sotto il controllo politico dell'imperatrice madre Cixi (1835-1908), attuava una politica di “restauro” e di “auto-rafforzamento”, con rapporti abbastanza ossequiosi verso le potenze occidentali. La repressione della rivolta dei Taiping (1864) aveva però lasciato strascichi pericolosi, incoraggiando la continuazione di altre ribellioni, soprattutto di quelle islamiche che si estesero al Yunnan, al Gansu e al Turkestan (attuale Xinjiang), qui sfruttate dalla Russia per impossessarsi della regione dell’Ili (1871).

Le attività di evangelizzazione, in seguito ai trattati politici con le varie nazioni, si erano diffuse nelle zone interne della Cina, non senza ostacoli e difficoltà da parte specialmente delle autorità locali: abbondavano episodi incresciosi, soprattutto relativi all’acquisto di terreni e alla costruzione di chiese o di opere, creando i noti “casi giudiziari ecclesiastici” (jiao’an) e fomentando sentimenti e movimenti antistranieri, eccitati anche dalla pubblicazione di letteratura anticristiana [7] . L’atmosfera a livello locale era quindi di diffusa ostilità, soprattutto da parte dei funzionari e dei letterati di basso rango, dando adito a incidenti anche gravi, come il massacro di Tianjin nel 1870 [8] e il successivo Memorandum di Pechino (1871) in cui si invitava la Chiesa cattolica a chiudere tutti gli orfanotrofi (erano molto diffuse le voci che le suore uccidessero i bambini, usandone occhi e cuore per preparare incantesimi e medicinali) e a far rimpatriare tutte le suore straniere. Si proibiva alla Chiesa il diritto di proprietà e la difesa degli interessi anche religiosi dei cristiani; si proponeva ai missionari cristiani di rinunciare a tutte le libertà acquisite grazie ai precedenti Trattati, e ai governi stranieri di rinunciare a proteggere i missionari. I governi europei, invece, approfittavano dei vari incidenti per acquistarsi altri privilegi.  

La situazione generale nel 1867  

In data 10 agosto 1867, p. Raimondi sottomette le risposte al Questionario di Propaganda Fide [9] dando un quadro generale della situazione: “Nella città in una chiesa [quella centrale] si celebra tutti i giorni la S. Messa, in una delle due cappelle [S. Francesco a Wanchai] si celebra pure quotidianamente, nell’altra [la cappella del Riformatorio a West Point] solo nelle singole domeniche e feste di precetto. Vi sono altre cappelle sparse nel territorio della Missione, cioè ad Aberdeen, Ting Kok, Yim Tin Tsai, Tai Long, Shui Mun Tau, ecc. In ogni Convento di Suore v’è la cappella con il SS. Sacramento…

“Il numero dei cattolici nella città di Victoria è di circa 1.500 [su una popolazione di 123.000 abitanti], composto di macaisti, manilesi, inglesi, ecc. e 300 soldati irlandesi, e 600 cinesi; più i ragazzi e le ragazze dei due orfanotrofi femminili e del riformatorio maschile. Nelle navi stazionate nel porto e nei tre ospedali vi sono altri 300 cattolici curati dai Padri. Fuori della città di Victoria vi sono altri 320 cattolici europei...

“Vi sono dieci scuole cattoliche a spese della Missione: in città 4 per ragazzi europei, 2 per ragazzi cinesi, con 53 alunni, e 3 per ragazze con 100 alunne. L’orfanotrofio ha 150 ragazze europee e cinesi...

“Ci sono cinque sacerdoti indigeni provenienti dal nostro seminario e otto sacerdoti europei del Seminario delle MEM... Due Padri europei hanno cura dei cinesi, uno si occupa dei soldati e degli inglesi, tre lavorano fuori nella missione del continente, altri due hanno altri uffici a servizio della Missione... Dei sacerdoti cinesi due vengono dalla provincia di Nanchino e tre da Canton. Fanno abbastanza bene il loro dovere, quantunque pare abbiano sempre bisogno della direzione degli europei...

“C’è un seminario con solo pochi alunni che imparano il latino, il cinese, grammatica e retorica latina e filosofia... Gli alunni del seminario sono mantenuti e formati a spese della Missione... Il seminario è nella stessa casa della Missione [sotto la responsabilità di p. Favini]...

“Abbiamo due conventi di suore: quello delle Canossiane è alle dipendenze del Prefetto apostolico; le Suore di S. Paolo di Chartres riconoscono solo l’autorità spirituale del Prefetto apostolico. Fanno vita comune e senza clausura; hanno voti semplici annuali...

“Nel 1864 sul continente non c’erano che 137 cattolici, nel 1867 erano 310 battezzati e 200 catecumeni... Gli abitanti di una piccola isola si sono convertiti tutti e sono veramente ferventi e si amano fra di loro proprio come i cristiani dei primi secoli...” [10] .

L’isola di cui si parla qui è Yim Tin Tsai, che nel 1867 registra il primo nucleo di battezzati. Le comunità della missione continentale si radunavano in una decina di cappelle, precisamente ad Aberdeen, Tsuen Wan, Wun Yiu, Ting Kok, Sai Kung, Yim Tin Tsai, Chek Keng, Tai Long e Tai Wo nel San On, Shui Mun Tau nel Kwai Shin.

Oltre ai padri, visitano le cristianità anche alcuni catechisti e le suore terziarie cinesi, che girano di villaggio in villaggio, soprattutto per l’apostolato tra le donne.

I due padri menzionati nel resoconto “con altri uffici a servizio della missione” sono Borgazzi e Valentini: quest’ultimo doveva essere appena partito se, nello stesso agosto, si trovava sulla nave diretto in Giappone e da qui a San Francisco (California) [11] .

A dirigere il ministero apostolico in città p. Raimondi richiama dal continente p. Burghignoli, nominandolo suo vice-prefetto (1867).

Mentre p. Favini nell’estate ritorna da Manila, nell’autunno p. Volonteri deve recarvisi per cure mediche. Durante la sua assenza, è sostituito da p. Burghignoli che fa la spola tra Hong Kong e il continente, coadiuvato, oltre che da p. Origo, anche da due sacerdoti cinesi “buoni obbedienti e zelanti” [12] . I contatti qui si allargano soprattutto tra i villaggi Hakka [13] lungo le coste: un buon gruppo di cristiani sta sviluppandosi a Chek Keng. A Natale p. Burghignoli si reca a Tai Long per il battesimo del primo nucleo di cristiani del luogo.  

La soluzione del debito della Procura (1869)  

Il primo impegno del nuovo prefetto, dalla morte di mons. Ambrosi fino al 1870, fu la solvenza del debito della Procura. Il debito lasciato da Ambrosi ammontava, secondo i dati sulla situazione finanziaria generale della Missione trovati da Raimondi, a 57.839,48 scudi (compresi anche i legati e i debiti con i vicariati apostolici in Cina), mentre i contanti in cassa sommavano a 6.737,82 scudi; il bilancio delle entrate e uscite ricorrenti dell’anno, invece, ammontava a circa 36.000 scudi di debiti [14] . Erano stati causati non solo dalla malattia di mons. Ambrosi che gli fece trascurare un po’ gli affari, ma anche da altri fattori come la mancanza del pagamento di affitti, o prestiti insoluti per bancarotta o per la morte dei debitori. Per supplire alla mancanza di fondi, Ambrosi stesso aveva chiesto prestiti ma sfortunatamente, a causa della depressione del 1865-66, li aveva dovuti accettare ad alti interessi.

Lo stesso Raimondi spiega cosa faceva per risolvere almeno i debiti più gravosi e urgenti: “24.000 scudi erano stati ricevuti da due signori Portoghesi, i quali insistevano pel pagamento. Vedendo che l’interesse che si esigeva era esorbitante e che questi buoni creditori incominciavano a parlare pubblicamente in disfavore di questa Missione e Procura, ebbi il favore di un prestito amichevole dal Procuratore dei Padri Domenicani [15] spagnoli a minimo interesse e così potei pagare al signore portoghese 12.000 scudi, liberandoci dall’interesse del 12%, facendo così un guadagno di ben 400 scudi a pro della Missione. Coi risparmi del Collegio e della Missione pagai 4.000 scudi all’altro signore portoghese e alla fine dell’anno spero pagare il resto e così ridurremo i 36.000 scudi di debito a 24.000, i quali terremo tutti dovuti al Procuratore spagnolo che terrà la cosa in segreto e gli interessi annuali che ascendevano a 3.000 saranno ridotti a 1.770 scudi. Quanto ai cinque Vicariati apostolici di Propaganda, per quello che mi disse il defunto Mons. Luigi Ambrosi, alcuni Vicariati sarebbero in credito, altri in debito con codesta Procura e Missione. Quanto ai crediti che hanno i rispettivi Vicariati apostolici non mancano di reclamarli, ma quanto ai crediti che noi abbiamo con loro, non so come potremo farceli pagare, perché dalle lettere di Parigi appare che l’anno scorso la Santa Infanzia determinò di mandare l’allocazione a Shanghai senza passare per le mani del Procuratore di Hong Kong, come pure fece la Propagazione della Fede...” [16] .

Il debito ha, quindi, già avuto i suoi cattivi effetti, tra cui uno dei più gravi è che la Procura ha perso credibilità: l’Opera della Santa Infanzia di Parigi e la Società per la Propagazione della Fede di Lione hanno cambiato politica e smesso di mandare sussidi alle missioni cinesi tramite Hong Kong, e hanno sospeso per quell’anno lo stesso sussidio per la Procura stessa.

P. Raimondi cerca di pagare subito i crediti più urgenti con i privati, prendendo prestiti non solo dalla procura dei Domenicani, ma anche dalle Canossiane e dalla procura delle MEP. Si fa aiutare da donazioni e collette dalle Filippine, dove manda p. Volonteri a sollecitarle [17] . Raccoglie tutti i padri nei locali del collegio, in modo da poter affittare quelli della procura [18] .

Nel marzo 1868 il debito complessivo era ridotto a 48.247,73 scudi con un interesse annuo di 2.201, mentre nel marzo seguente si riduceva ulteriormente a 41.214,27 scudi ad un interesse annuo di 1.891, senza dover alienare nessuna proprietà della Missione [19] .

“Ma l’impegno per l’assestamento della procura, preso con la Sacra Congregazione de Propaganda Fide, non gli dava pace e non era un impegno tanto facile da eseguirsi con successo. Per colmo di sventura, le ditte commerciali che aiutavano la missione, erano o stavano andando in fallimento. Qualcosa aveva ottenuto dalle collette fatte, e il governo gli aveva concesso una riduzione delle tasse; bisognava tentare di ottenere una remissione totale o parziale dai vicariati creditori del nord della Cina, e, per questo, Raimondi progetta un viaggio. La Propaganda gli dà il suo permesso, tanto più che, avvicinandosi la data del Concilio Vaticano [Primo], non mancavano questioni da trattarsi utilmente con i vescovi, ai quali Raimondi aveva già mandato il Questionario della medesima Congregazione. Sicché, nel giugno del 1869, egli parte per il nord della Cina...” [20] .

Così, dal giugno al dicembre 1869, Raimondi si assenta da Hong Kong, accompagnato da p. Andrea Leong, per contattare e accordarsi con i vicari apostolici sulla riduzione dei debiti della Procura. Parte in nave; si ferma dapprima nell’Hubei e nell’Hunan, dove incontra i rispettivi vicari apostolici, mons. Eustachio Zanoli e Michele Navarro, e riesce ad “arrangiare gli affari della Procura con felice esito”. Si reca poi a Shanghai, dove arriva il primo agosto, e da qui sale a Chefoo (l’attuale Yintai, nello Shandong), dove incontra mons. Luigi Castellazzi, amministratore apostolico sia dello Shandong che dello Shanxi. Da Yintai, sale a Pechino. Dopo una breve sosta si mette di nuovo in viaggio per lo Shaanxi: a Xi’an incontra il vicario apostolico mons. Efisio Chiais, con cui si accorda sulla riduzione del debito. Da qui passa all’Henan – missione che nel frattempo era stata affidata al Seminario delle MEM – dove però non trova il pro-vicario lazzarista, p. Andrea Peyralbe (1825-1872), che si è assentato per malattia. Scende quindi sulla riva del fiume Han e poi in barca fino ad Hankou [21] . Qui incontra il pro-vicario gravemente ammalato e lo porta a Shanghai per cure mediche. Il 21 novembre, da Shanghai prepara il resoconto finale della situazione dei Vicariati.

“Il mio viaggio fu lungo, ma utilissimo”, scrive al superiore Marinoni sulla nave di ritorno a Hong Kong, il 27 novembre 1869. “Assestai con esito felice gli affari della Procura coi Vicari apostolici, riducendo di comune accordo a una piccola somma il grande debito che la Procura aveva coi Vescovi [22] . Mandai il resoconto a Roma per l’approvazione, e spero che la Propaganda ne sarà contenta. Il viaggiare nell’interno, per me che non ero avvezzo, fu un po’ duro, ma ho la consolazione di aver fatto quello che i miei Superiori desideravano. Di più, il vedere le Missioni coi miei occhi, mi diede un’idea pratica che mai avrei per lettera. Il più difficoltoso viaggio fu quando passai per la nostra Missione del Henan... Il mio viaggio fu interessantissimo: fui in otto Province della Cina, alcune delle quali traversai tutto in lungo. Feci circa 5.000 miglia, delle quali un mille feci per terra, un mille per barche chinesi [sic], e il resto per vapore. Provai tutti i mezzi di trasporto possibili in Cina: sedia a mano, lettiga portata da due muli, carro, asino, mula, barca, a piedi...” [23] .  

Sviluppo del lavoro pastorale (1868-1870)  

Il 1868, dal punto di vista del personale, è un anno disastroso: il 12 febbraio p. G. Yang chiede di lasciare Hong Kong per motivi di salute e parte poco dopo [24] ; il 26 marzo muore p. Origo [25] , seguito da p. Favini il 6 settembre [26] , e in questo stesso mese anche p. S. Chu si reca a Shanghai per riposo e cura. Qualche settimana dopo, è il turno di p. Viganò di recarsi altrove (ad Hankou e poi a Manila) per cure mediche. Alla fine del 1868, quindi, restano a lavorare sull’isola p. Raimondi con p. Burghignoli e p. Marco Leong, mentre sul continente c’è p. Volonteri, coadiuvato dai pp. Andrea e Giacomo Leong.

In Hong Kong l’apostolato si concentra nella chiesa centrale, in quella di S. Francesco, nel seminario, nel Collegio e nel Riformatorio, quest’ultimo lasciato scoperto da p. Viganò, assieme alla cappellania militare.

Fortunatamente il 30 gennaio 1869 giungono a Hong Kong nuovi rinforzi: i pp. Domenico Davanzo e Vincenzo Longo con il catechista Marcello Puricelli. E, poco tempo dopo, anche p. S. Chu ritorna da Shanghai, ristabilito in salute. Questi è mandato a lavorare sulla terraferma a Ting Kok, mentre p. Longo, oltre all’insegnamento in seminario, prende la direzione del Riformatorio, aiutato dal catechista Puricelli, e p. Davanzo si impegna nel ministero tra i soldati e i malati.

Nella chiesa centrale continuano ad operare le varie confraternite e associazioni cattoliche. “Abbiamo eretto una confraternita di giovani cattolici sotto la protezione di S. Luigi Gonzaga. I giovani si riuniscono tutte le domeniche sotto la direzione di un missionario che li aiuta e sprona alla pratica della più schietta e fervente vita cristiana. Avendo il padre, durante un ritiro spirituale, parlato della generosità dei cattolici d’Europa per il Papa, fecero subito una colletta che fruttò più di 300 lire che inviarono al papa con un divotissimo indirizzo” [27] .

Le Suore Canossiane nel 1869 si dividono in due comunità, iniziando, grazie alla donazione di un benefattore portoghese, un altro complesso a Wanchai, aprendo anche là una scuola e un ospizio [28] .

Sul continente, con la presenza di p. Chu, il lavoro da Ting Kok si estende e gradualmente si consolida sia a Pak Shek Lung – dove, dopo tre anni di catechesi da quando i primi missionari erano stati richiesti, fu battezzato il primo nucleo di 17 adulti nella Pentecoste del 1869 – sia nella capitale del distretto, Nam Tau. Nei primi mesi dell’anno i cattolici della terraferma erano saliti a 350 circa, con nuovi nuclei di catecumeni iniziati a Cham Chuk Wan, Tai Mong Tsai, Wong Mo Ying, Pak Sha Ao, ecc. Dopo qualche tempo p. Chu riesce ad aprire un orfanotrofio nella stessa Nam Tau, oltre al catecumenato, per accogliere un centinaio di bambini abbandonati [29] .

L’8 febbraio 1870 la prefettura di Hong Kong e l’apostolato sul continente subiscono una grossa perdita: p. Volonteri, nominato pro-vicario apostolico del Henan [30] , parte per recarsi là con altri tre missionari venuti dall’Italia [31] . Fortunatamente è arrivato con costoro, il 12 dicembre 1869 (in seguito a un viaggio reso più breve dalla recente apertura del Canale di Suez), anche il giovane p. Luigi Piazzoli, che rimane in Hong Kong e viene subito mandato in terraferma per il suo primo tirocinio (19 dicembre). Qui intanto continuano a operare i pp. Andrea Leong e S. Chu, mentre p. Giacomo Leong è richiamato in Hong Kong per motivi di salute.

P. Piazzoli prende di fatto il posto di p. Volonteri con la residenza a Ting Kok. Qui, nel 1871, riceve una visita di mons. Raimondi e del Barone Joseph A. Hüebner, un ambasciatore dell’Impero austro-ungarico, che, andato in pensione, nel 1867 ha intrapreso un viaggio intorno al mondo.

“Per tre giorni – scrive il Barone – abbiamo vissuto e viaggiato in una semplicità veramente apostolica, in queste vaste lande e in mezzo ad una popolazione di pirati che stanno cambiando per il meglio, dal momento che un certo numero tra loro ha rinunciato alla vita piratesca per abbracciare la fede cattolica. Abbiamo trascorso la prima notte nel villaggio di Sai Kung e il mattino seguente abbiamo fatto conoscenza con una piccola isola, i cui abitanti hanno ricevuto tutti il battesimo. Alla sera eravamo a Ting Kok, il centro della Missione del San On. Là i padri hanno una residenza spaziosa che è però nascosta in mezzo agli alberi, dal momento che le superstizioni locali proibiscono di tagliarli. In ogni villaggio cristiano c’è una piccola cappella, con o senza la croce a seconda dell’atteggiamento della popolazione; al suo fianco, una piccola residenza misera che serve per abitazione del missionario nelle sue frequenti visite... A Ting Kok, ho preso congedo dal Padre Procuratore e dal prete cinese, i quali continuarono il loro giro di ispezione...” [32] .

Mons. Raimondi, accompagnato da p. Andrea Leong, continuava appunto la sua visita, toccando anche il Kwai Shin e i confini del Tung Kun.  

La costruzione della chiesa di S. Giuseppe (1871-1872)  

Nella città di Victoria si sentì presto la necessità di una nuova chiesa che servisse in modo particolare ai soldati britannici e ai loro familiari. Si fece richiesta al governo di un lotto di terreno e di sussidi finanziari. Quando la proposta fu presentata al consiglio della colonia, ricevette accoglienza favorevole (5 aprile 1871): il governo e anche i vari corpi militari versarono fondi per la costruzione [33] .. Altri finanziamenti furono raccolti tramite una pubblica sottoscrizione e da contributi di privati anche non cattolici. Il terreno fu concesso dal governo. Un architetto locale si assunse la responsabilità della costruzione, che incominciò alla fine del 1871 sotto la sorveglianza di p. Viganò, ritornato da Manila in buona salute (settembre 1871) [34] . Quando, nell’ottobre 1872, i lavori della Chiesa stavano volgendo al termine, l’Ufficio di sorveglianza delle costruzioni trovò che si erano ecceduti i confini. L’errore, dovuto all’architetto, era comprensibile in quanto non esisteva allora, in quei pressi, nessuna proprietà privata, né alcuna strada (l’attuale Garden Road era ancora in progetto) che formasse un punto di riferimento per le misure. Una petizione di mons. Raimondi, in data 12 ottobre, chiedeva di poter incrociare la proprietà del governo; ma il governatore, dopo varie tergiversazioni, emise un nuovo ‘affitto’ che allargava il lotto già concesso e salvava dalla demolizione l’altare già prossimo al compimento. Così si poté condurre a termine la costruzione. L’inaugurazione della nuova chiesa si svolse il 30 novembre 1872 [35] . Così, una terza chiesa si aggiungeva a rispondere alle esigenze spirituali della comunità cattolica della colonia.

Alla fine del 1872, i cattolici si raccoglievano attorno a 3 chiese e 16 cappelle; il loro numero era salito a 4.520, con 83 nuovi battezzati durante l’anno; c’erano anche 11 scuole, di cui 7 in Hong Kong [36] . Il personale ecclesiastico, però, era diminuito, perché la malattia aveva costretto p. Davanzo [37] a lasciare definitivamente la colonia (giugno 1872). La popolazione era di 121.985, diminuita un po’ a causa della depressione della seconda metà degli anni 1860 e di una legislazione più discriminante [38] .  

Progressi sul continente (1872-1874)  

Nel novembre 1872 mons. T. Raimondi effettua la visita pastorale sul continente [39] : tocca quasi tutte le comunità, a partire da Sai Kung, dove trova Piazzoli e due chierici in rodaggio, Antonio Tam e Matteo Fu. Sconfina persino nel distretto del Kwai Shin, dove il dinamico p. A. Leong cura la cristianità di Shui Mun Tau e gira di continuo. A Yim Tin Tsai, per il Giorno dei Morti, dopo la Messa, si organizza una processione al cimitero per svolgervi la funzione in suffragio dei defunti. Ma non è la prima volta che la fede cattolica viene manifestata in una funzione pubblica: a Sai Kung, p. Piazzoli aveva sfruttato l’occasione della morte di un catechista, molto valente e rispettato da tutti, per organizzare un solenne funerale in modo da mostrare anche ai pagani come la Chiesa onora i suoi morti: era uscito in processione con i due chierici, preceduto dalla croce, per andare alla casa del defunto a prelevarlo e portarlo alla chiesa, recitando le preghiere; finita la liturgia, la stessa processione lo accompagnò al cimitero per la sepoltura [40] .

Con il febbraio 1873, i pp. Piazzoli e Chu pensano bene di fare una visita di cortesia al nuovo mandarino che è appena arrivato a Nam Tau; questi li riceve con cordialità e dà loro l’impressione di essere un buon uomo, che non intende creare fastidi alla Chiesa. Speranze, questa volta, non deluse, perché l’anno dopo Piazzoli comunica di aver raccolto una buona messe con 70 battesimi e ne attribuisce il merito al mandarino, che gli si è dimostrato sempre favorevole: “Ebbi a ricorrere a lui più volte, per lettera e personalmente, e mi accolse sempre bene e, quel che importa, mi fece sempre piena giustizia” [41] . Il lavoro di evangelizzazione si è allargato a Tam Shui, nel Kwai Shin, e si sono formate piccole comunità anche nei villaggi circostanti.

“In terraferma lo scorso anno si raccolsero buoni frutti. Mentre otto anni fa non vi avevamo nemmeno una cappella, ora ne abbiamo 15. Abbiamo 600 cattolici e un buon numero di catecumeni. Vi lavorano tre Padri [A. Leong, S. Chu e Piazzoli] coadiuvati da due alunni che hanno fatto il primo anno di teologia [A. Tam e M. Fu], che così si addestrano nei loro futuri lavori e vengono nel contempo provati” [42] .

La presenza cattolica si era stabilita in altri villaggi, tra cui Wu Kai Sha, Cheng Tau, Sham Chung, Tai Shui Hang, ecc. Anche sulla punta della penisola di Kowloon, dopo le attività religiose nella caserma dei militari incominciate nei primi mesi del 1860, si era sviluppata una piccola cristianità presso Kowloon Shing attorno alla cappella di S. Francesco Saverio.

I dati statistici per l’intera Prefettura, relativi all’anno 1874, informano che i cattolici erano saliti a 7.297 su una popolazione totale di circa 135 mila abitanti nella colonia inglese. A riguardo del personale, oltre a mons. Raimondi vi lavoravano 6 missionari italiani e 4 preti cinesi. Tra le istituzioni ecclesiastiche si contavano 37 chiese o cappelle, un seminario, due case Canossiane e un convento delle Suore di S. Paolo. Le istituzioni scolastiche e caritative consistevano di 27 scuole, 4 ospizi, 4 Asili della S. Infanzia, 4 orfanotrofi, 1 riformatorio [43] .  

Le scuole cattoliche e il conflitto con il governo per l’educazione religiosa [44]  

Nel 1868 dalla lista completa di tutti gli istituti religiosi e caritativi, compilata per ordine del governatore Richard G. MacDonnel (in Hong Kong dal 1866 al 1872) appare che operavano le seguenti istituzioni educative della Chiesa cattolica: il Collegio S. Salvatore e il Riformatorio sotto la direzione diretta della Missione, un collegio, due scuole, un orfanotrofio e una casa della S. Infanzia sotto la direzione delle Suore Canossiane, l’Asilo della S. Infanzia e un orfanotrofio delle Suore di S. Paolo, e il Collegio S. Francesco, a So Kun Po, per le province del Guangdong e del Tonchino amministrato dai padri delle MEP [45] .

Il rapporto del 1870 informa: “Le scuole della Chiesa cattolica hanno fatto tremendi passi in avanti e si è registrato un tempo quando gli alunni che frequentavano le scuole cattoliche raggiungevano quasi il numero di quelli delle scuole governative. Se si considera che più di 12 mila dollari sono stati dati a sussidio delle scuole governative, mentre le scuole cattoliche non hanno ricevuto nulla, il progresso di queste ultime risulta ancor più notevole. A riguardo del Riformatorio, nel 1866 aveva 42 interni. La scuola femminile, l’orfanotrofio e la casa della S. Infanzia nel Convento italiano hanno progredito in modo molto soddisfacente, ma tra le istituzioni cattoliche, la più prominente è stato il Collegio S. Salvatore...” [46] .

Per la direzione di quest’ultimo, mons. Raimondi sta ancora cercando una soluzione ideale. Nel 1868 le autorità civili richiedono ai gesuiti di Macao di lasciare il territorio, a causa di pasticci con il governo portoghese relativi al loro collegio S. Giuseppe. Considerato il bisogno di insegnanti per le scuole, sembra una buona opportunità accogliere quei gesuiti in Hong Kong, ma mons. Raimondi nutre qualche pregiudizio contro di loro e non accondiscende. Scrive persino a Propaganda di declinare la loro richiesta qualora essi la sottopongano a Roma [47] .

Le istituzioni scolastiche cattoliche ricevevano elogi da parte dei rappresentanti più alti del governo di Hong Kong. “Che non tutti i protestanti del Consiglio dovessero essere entusiasti dei successi dei cattolici nel settore scolastico è comprensibile, facendone parte parecchi ecclesiastici anglicani; e forse anche le lodi che il governatore non lesinava in pubblico, in occasione delle premiazioni degli istituti cattolici, potevano sembrare stonate; il fatto è che, a partire specialmente dal 1871, la politica scolastica del governo della colonia si orientò decisamente verso la laicità della scuola ufficiale, che chiamava ‘secolare’ in opposizione a ‘confessionale’, con l’intento anche di mantenersi in un clima superiore ed estraneo alle eventuali competizioni tra protestanti e cattolici” [48] .

Nella comunità straniera della colonia, il clima subisce notevoli cambiamenti ideologici. L’influsso delle correnti di pensiero liberale provenienti dall’Europa esercita anche qui una forte presa. Soprattutto a partire dal 1871 si diffonde, come ideale educativo da perseguire da parte del governo, il concetto di “educazione secolare”, cioè la proposta di escludere dalle scuole l’istruzione religiosa, tacciata di confessionalismo. Mons. Raimondi, aiutato da laici cattolici impegnati, ingaggia una dura lotta per salvaguardare l’ideale cattolico dell’educazione religiosa e compie enormi sforzi per mantenere il buon livello già raggiunto dalle istituzioni scolastiche cattoliche. Nel 1872 pubblica una lettera pastorale su questo argomento, che suscita varie reazioni sulla stampa della colonia. Da allora, il problema dell’educazione scolastica, che gli è sempre stato a cuore, diviene la preoccupazione più assillante del Prefetto.

La relazione sulla situazione scolastica cattolica del 1871 provvede i seguenti dati: “Attualmente è già da dieci anni che le scuole del Convento [delle Canossiane] sono state aperte, sette da quando è stato aperto il Riformatorio a West Point, sei anni da quando è stato fondato il Collegio S.Salvatore. Guardando indietro alle nostre fatiche, abbiamo ragioni per essere soddisfatti dei nostri successi. Abbiamo qui una scuola per bambini europei che possono ottenere una sana e utile educazione commerciale. Per i ragazzi cinesi abbiamo una scuola industriale e commerciale. Il nostro seminario è aperto ad ogni cinese che intende varcare la soglia del sapere con l’apprendimento del latino... Durante i dieci anni di operazione del Convento italiano, circa un centinaio di ragazze di buona famiglia hanno ricevuto un’educazione completa della migliore qualità...” [49] .

Per paura che le famiglie cattoliche mandassero i loro figli alle scuole governative che impartivano un’educazione “secolare”, il 9 febbraio 1872 mons. Raimondi pubblicava un’altra lettera pastorale, in cui, oltre ai doveri quaresimali e all’amore per il Papa, esponeva il dovere dei genitori cattolici di educare i propri figli mandandoli alle scuole cattoliche. Questa pastorale provocò un dibattito sulla stampa ufficiale, con il Daily Advertiser che ne criticava la posizione, mentre il China Daily considerava logico l’intervento di un pastore che insegnava la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. Mons. Raimondi si preoccupò di perfezionare maggiormente l’organizzazione scolastica della Missione. Sollecitò fondi da Lione perché “parecchi tiepidi cattolici avevano ceduto, mandando i figli alle scuole governative, che avevano buoni insegnanti; ragione di più che lo spingeva a trovarne dei migliori per le sue, in vista che egli era riuscito a trattenere alcune famiglie dall’imitare il cattivo esempio delle prime” [50] .

La preoccupazione di avere buoni insegnanti spinge il Prefetto a mettersi febbrilmente alla ricerca sia per corrispondenza, sia tramite contatti diretti. Si mette di nuovo in viaggio nell’aprile 1872 per recarsi a Singapore a incontrare il superiore del collegio dei Fratelli delle Scuole cristiane e a chiedere personale per le scuole di Hong Kong. Ma i Fratelli hanno penuria di soggetti e poi, ovviamente, occorre l’approvazione della casa madre di Parigi [51] .

Una soluzione sembra raggiunta con la venuta dei due benedettini irlandesi, i pp. Swithbert Palmer e Aidan Mac Donnald [52] che, arrivati il 2 gennaio del 1873, assumono subito la direzione del Collegio S. Salvatore. Proprio allora il Collegio era inserito per la prima volta tra le istituzioni “confessionali” che potevano ricevere un sussidio dal governo. Il Consiglio legislativo della Colonia, infatti, approvava il 24 aprile 1873 uno Schema di Finanziamento (Grant-in Aid Scheme) [53] per offrire sussidi alle scuole private, soprattutto quelle amministrate da chiese e da organismi missionari. Le condizioni legate allo schema erano le seguenti: i sussidi dovevano essere concessi solo a scuole elementari con una media di 20 scolari, che offrissero istruzione puramente secolare per almeno 4 ore consecutive al giorno. La scuola doveva essere rappresentata da un direttore e soggetta ad ispezione, mentre la concessione del sussidio sarebbe dipesa dai risultati degli esami annuali sulle materie secolari fissate dall’Ispettore o da altri esaminatori approvati dal governo. La messa in atto di questo Codice stimolò ulteriori controversie e, in particolare, l’opposizione della Chiesa cattolica. Alla fine del 1873 tutte le scuole cattoliche o si erano rifiutate di entrare o si erano ritirate dallo schema [54] .

Oltre a questa controversia, sopravvenne presto la grande delusione dei benedettini che non erano soddisfatti del solo insegnamento, ma volevano altro, tra cui una chiesa propria [55] , sulla qual cosa Raimondi non era assolutamente d’accordo. Di conseguenza, annunciarono la loro prossima partenza da Hong Kong per la fine dell’anno. Quindi la cooperazione dei benedettini risultò una soluzione solo temporanea, determinata dalla poca chiarezza dei rapporti tra le parti coinvolte sui diversi obiettivi che ciascuna si prefiggeva [56] . Dopo la loro partenza, la direzione del collegio è presa da p. Antonio Tagliabue, coadiuvato nell’insegnamento da due chierici irlandesi, William Cullen e William Kelly, che avevano frequentato gli studi a Milano presso il Seminario delle MEM (mandativi, come si è già notato, da p. Raimondi nel 1862). Essi erano arrivati in Hong Kong il 27 febbraio 1874.

Mons. Raimondi non riesce a liberarsi dall’assillo di avere buoni insegnanti [57] .. Scrive di nuovo al superiore generale dei Fratelli delle Scuole cristiane, i quali in poco più di 30 anni hanno fondato più di 800 scuole ed erano diventati molto numerosi. Ma ancora una volta la richiesta cade nel vuoto. Si appella alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill [58] , ai Fratelli Maristi, ai Giuseppini di Croydon, Southwark (Gran Bretagna) [59] , a Don Bosco [60] , ecc. Impossibilitato ad ottenere risposte precise su questo punto e assillato anche da altri problemi della Missione, decide di recarsi personalmente in Europa; e, dopo aver consacrato la Missione al Sacro Cuore (25 giugno 1873) [61] , si mette in viaggio nel luglio seguente.  

Il lungo viaggio in Europa di mons. Raimondi e i suoi obiettivi (luglio 1873 - gennaio 1875)  

Tre erano gli scopi principali che spingevano mons. Raimondi a recarsi in Europa: assicurarsi i Fratelli delle Scuole cristiane per le scuole di Hong Kong; trovare una sistemazione più appropriata alla Procura di Propaganda Fide, date le nuove circostanze; e ottenere l’elevazione della Prefettura di Hong Kong a Vicariato apostolico con l’estensione dei suoi confini. Ma oltre a questi scopi, ne esisteva un altro, sempre presente nell’animo di Raimondi amministratore: cercare finanziamenti per la Missione.

Una volta in Italia, si reca a Roma presso Propaganda Fide per incontrarsi con il prefetto, il cardinal Barnabò, e convincerlo alla sua causa di assicurarsi i Fratelli delle Scuole cristiane. Il cardinale si persuade che i Fratelli sono gli uomini che fanno per Hong Kong. Proprio in quei giorni il loro superiore generale, Fratel Filippo, si trova a Roma; egli ha un favore da chiedere alla S. Sede e il cardinale Barnabò gli promette di concederglielo a condizione che egli mandi qualche fratello a Hong Kong. Fratel Filippo promette che farà del suo meglio e ritorna alla casa madre a Parigi, ma, dopo attenta considerazione, risponde che non ha assolutamente uomini disponibili per Hong Kong. Raimondi non si dà per vinto e sta per tornare all’attacco quando Fratel Filippo viene a mancare. Raimondi non aspetta l’elezione del nuovo superiore generale, ma si reca a Parigi nell’ottobre 1873 per contattare l’assistente generale, Fratel Patrizio, da cui ottiene l’assicurazione che farà uno sforzo supremo per ottenere qualche fratello per Hong Kong. Ritorna così di nuovo a Parigi, dove l’8 giugno 1874 firma un contratto con il nuovo superiore generale, Fratel Giovanni Olimpo, fissando le condizioni dettagliate dell’impiego [62] . L’ultimo ostacolo rimasto è la questione che per Hong Kong occorrono fratelli di lingua inglese o che sappiano l’inglese e l’America non ne ha nessuno disponibile. A risolvere questa difficoltà interviene il nuovo prefetto di Propaganda, il Cardinal Alessandro Franchi [63] che richiede, tramite il procuratore generale in Roma Fratel Florido, di mandare tre o quattro fratelli immediatamente a Hong Kong, anche se su base solo temporanea. La risposta è definitivamente positiva. La preoccupazione che tormenta Raimondi da parecchi anni è così finalmente risolta.

Nell’aprile 1874 mons. Raimondi si trovava a Roma, dove era consultato a riguardo degli affari delle Missioni di Cina. Essendo al corrente dei loro bisogni, poteva con cognizione di causa dare i migliori suggerimenti. Scrivendo da Roma l’11 aprile 1874, informava: “Ho lavorato assai per le Missioni di Cina. Finisco ora di rispondere a 25 quesiti circa il clero indigeno. Qui in Propaganda sono molto buoni con me. Mi consultano in tutto; e qualche volta ho da lavorare per 4 persone: il cardinale, il segretario, il minutante e l’ex-minutante. Si finì la grande relazione sopra la Cina; si formò di nuovo con Breve la Congregazione dei cardinali per gli affari della Cina. Qui mi danno molto da lavorare...” [64] .

Il secondo affare, quindi, di cui trattò con Propaganda fu la sistemazione della sua Procura delle Missioni cinesi. Essa, pur avendo svolto un ruolo importante nella storia passata di queste Missioni, con il progresso delle comunicazioni aveva perso molto della sua funzione originale, per cui mons. Raimondi proponeva di sopprimerla. La Procura era stata istituita per tenere i rapporti con le Missioni proprie di Propaganda Fide e ovviare alle probabili perdite di documenti o ai ritardi nei contatti, dovuti ai pericoli della navigazione e dei viaggi. Ma le navi a vapore e il taglio del Canale di Suez avevano accorciato enormemente le distanze con l’Estremo Oriente; il telegrafo consentiva scambi molto più rapidi di messaggi. Cadeva così una delle ragioni principali dell’esistenza della Procura stessa. Inoltre, ai porti erano collegate le ferrovie che in poche ore trasportavano passeggeri e posta a destinazione. Propaganda e i vescovi potevano comunicare direttamente senza il tramite del procuratore. Ciononostante, la Procura non fu abolita, ma subì solo alcune modifiche: il suo ufficio non fu più legato al capo della Missione di Hong Kong e venne alleggerita da tutti gli impegni di contatto con le Missioni della Cina. L’11 dicembre 1874, p. Giuseppe Burghignoli fu nominato a succedere a mons. Raimondi in tale ufficio [65] .

Nel 1870 mons. Guillemin, il prefetto apostolico del Guangdong e del Guangxi, si recò in Europa per partecipare al Concilio Vaticano I e vi rimase alcuni anni. Nel 1873 mons. Raimondi volle incontrarsi con lui; poiché doveva andare in Francia per contattare i Fratelli delle Scuole cristiane, il card. Barnabò gli consegnò una lettera per mons. Guillemin, il quale in quei giorni si trovava presso la propria famiglia a Besançon.

“Approfittai di questa intervista con mons. Guillemin – scriveva mons. Raimondi al cardinale il 30 settembre 1873 – “per domandargli se avesse difficoltà a cedere qualche pezzetto di terreno alla piccola Prefettura di Hong Kong.... Ne parlai poi con i direttori del Seminario di Parigi e per quello che veggo io non vi sarebbero difficoltà” [66] .

Da tempo la S. Sede aveva l’intenzione di comporre con il Portogallo un concordato con cui venivano delineati i confini dell’antichissima diocesi di Macao, troncando tutti i motivi di conflitto sulla giurisdizione dei vescovi interessati. A conoscenza di questo proposito, mons. Raimondi aveva già inteso trarne profitto per la sua prefettura. In data 29 dicembre 1869 aveva così scritto al prefetto di Propaganda: “Credo bene di sottoporre alla benigna considerazione di V.E. la piccola estensione di questa prefettura apostolica, che è la più piccola che esista non solamente in Cina, ma anche altrove. Mi pare che potrebbe molto bene aggiungervi i due distretti vicini del Tung Kun e del Kwai Shin. Questi due distretti uniti alla presente Prefettura formerebbero una discreta missione”.

Ma le cose andavano per le lunghe. Mentre mons. Raimondi si trovava a Roma, all’inizio del 1874, ricominciò a preoccuparsi per la piccolezza della Prefettura e il 24 gennaio scrisse a mons. Guillemin: “Ieri ho inteso che si sta risolvendo la questione di Macao, cioè che il governo del Portogallo rinuncerà ufficialmente alle sue pretese sulla provincia di Canton, accontentandosi dei limiti che Voi avete fissato al vescovado di Macao. Come Ve ne ho già parlato quando ebbi il piacere di incontrarVi in Francia, la S. Congregazione desidera ingrandire la troppo piccola Prefettura di Hong Kong. Vorreste Voi dirmi quale parte potreste cederci? La Prefettura di Hong Kong comprende tutto il distretto del San On e qualche villaggio del distretto del Tung Kun e del Kwai Shin. I confini sono molto incerti. Non sarebbe meglio fissare alla Prefettura di Hong Kong i tre distretti del San On, Kwai Shin e Tung Kun? È impossibile amministrare villaggi, se la capitale o i luoghi principali di questi sono al di fuori dei confini. La S. Congregazione desidererebbe che la Prefettura di Hong Kong abbia qualche cosa di più, ma io credo che i distretti indicati siano sufficienti. Io non posso lasciar Roma prima di regolare questo affare; e siccome vi deve essere presto una Congregazione di Cardinali, desidererei che rispondeste con sollecitudine alla questione”.. Mons. Guillemin non tardò a rispondere, cedendo a Hong Kong, oltre al San On, anche i distretti del Kwai Shin, Tung Kun e Hoi Fung, eccettuata la capitale del Kwai Shin, cioè la città di Wai Chow e tre luoghi del Tung Kun dove esistevano già cristianità.

L’offerta del Tung Kun, tuttavia, subì ulteriori riadattamenti. Ecco come, nel 1879, se ne riportavano le vicende: “Il territorio della Prefettura di Hong Kong, al tempo dell’erezione in Vicariato apostolico comprendeva oltre all’isola di Hong Kong, le isole vicine e il distretto del San On, con alcuni altri villaggi del distretto del Tung Kun. Al principio del 1874 quando trattavasi dell’erezione della Prefettura in Vicariato apostolico anche il resto del distretto di Tung Kun, escluso solo tre cristianità fu ceduto al Vicariato di Hong Kong. Sei mesi dopo che la cessione era stata fatta, Mons. Guillemin domandò di ritirarla, lasciando però al Vicariato di Hong Kong quei villaggi del distretto che già possedeva. I direttori del Seminario di Parigi domandarono la stessa cosa e Mons. Raimondi acconsentì.. I direttori del Seminario di Parigi proposero che in compenso della parte ritenuta del Tung Kun fosse ceduto a Hong Kong tutto il distretto del Luk Fung, mentre Mons. Guillemin però voleva cederne solo una parte. La cosa richiedeva discussione, ma il tempo stringeva, per cui la questione del Tung Kun e del Luk Fung non fu discussa. Nella Bolla di erezione del Vicariato, di conseguenza, i confini del Vicariato di Hong Kong comprendevano, oltre all’antico territorio, il San On compreso, anche i distretti del Kwai Shin, eccetto la città di Wai Chow, e dell’Hoi Fung”.

Così il nuovo Vicariato assumeva un volto multiforme, comprendendo territori abitati da diversi gruppi etnici: oltre ai Puntei o Cantonesi, Hakka e Tanka, si aggiungevano gli Hok-lao, ciascun gruppo con lingua e costumi propri [67] .

A mons. Raimondi stava molto a cuore anche l’elevazione della Missione di Hong Kong a Vicariato apostolico. Ne aveva fatta domanda velata a Propaganda Fide già dal 1869, quindi ancora nel 1871, ed era ritornato apertamente sull’argomento nel 1872 per sollecitare il prefetto della Congregazione a sottoporre la questione all’incombente riunione dei cardinali per gli affari concernenti la Cina. Una volta in Italia, risolti gli altri problemi, mons. Raimondi, nonostante l’ormai lunga assenza dal territorio di missione, non si rassegnò al pensiero di ritornarvi senza l’assicurazione che Hong Kong avrebbe avuto per superiore un vescovo. All’inizio del settembre 1874 scrive di nuovo al prefetto di Propaganda, insistendo sull’argomento e adducendo ragioni di convenienza, tra cui quella della recente nomina del vescovo a Macao [68] . Le ripetute insistenze di mons. Raimondi producono il loro effetto. A distanza di alcune settimane, il vicariato apostolico di Hong Kong è un fatto compiuto.

In data 17 novembre 1874, infatti, la S. Sede eleva la prefettura di Hong Kong in vicariato con l’estensione del territorio, e nomina Raimondi vicario apostolico. Il 22 novembre questi è ordinato vescovo di Acanto (ora Erisso, nell’antica Calcidia, a nord del Monte Athos) dallo stesso prefetto di Propaganda, card. Alessandro Franchi. Mons. Raimondi può così ritornare a Hong Kong pienamente soddisfatto.

A Hong Kong il nuovo vescovo porta anche i buoni finanziamenti che ha raccolto nei suoi vari viaggi in Italia e negli altri paesi dell’Europa, soprattutto in Germania. Qui, dove si era recato nel 1874 ben tre volte, non solo raccolse buoni frutti, ma fu anche strumento nei piani del Signore per convincere p. Arnold Janssen (1837-1909, ora santo, canonizzato il 5 ottobre 2003) a fondare un seminario missionario: la Società del Verbo Divino.

“Alla fine di agosto e inizio di settembre 1874, da quattro a sei settimane dopo l’ultima visita di Mons.Raimondi a Kempen, il cappellano Janssen aveva cambiato idea sul progetto della casa missionaria. Rifiuta ancora, come prima, una collaborazione con il Dr. von Essen, ma è deciso ad assumersi la fondazione del seminario in maniera autonoma e secondo schemi personali. Nonostante le sue precedenti dichiarazioni sulla propria inettitudine, si ritiene capace di iniziare l’opera. Mons. Raimondi aveva eliminato la vera difficoltà di Janssen...” [69] .

Da Hong Kong Mons.Raimondi manterrà la corrispondenza epistolare con p. Janssen, dandogli vari suggerimenti, e lo esorterà a richiedere a Roma una missione propria in Cina per la nuova società, offrendosi, come si vedrà, a ospitare in Hong Kong i suoi due primi missionari per il loro tirocinio pratico.  

La Missione durante l’assenza del Prefetto  

Mentre mons. Raimondi si dava da fare in Europa per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato, le attività in Hong Kong continuavano sotto la direzione di p. Burghignoli.

Gli avvenimenti principali e i lavori compiuti sono già stati documentati sopra. Purtroppo, il 23 settembre 1874 un terribile tifone si abbatté su Hong Kong, distruggendo buona parte dei risultati ottenuti. La stampa locale ne dava il seguente resoconto: “La rapida discesa del barometro preannunciò il disastro. A sera il tifone si scatenò su Hong Kong: nessun bastimento in porto fu senza danno e i morti superarono i due mila. La città dopo il disastro era in rovina. Dappertutto, case senza tetto e minaccianti rovina; anche le strade ingombre di rottami, di barche e di alberi anche giganteschi. Il telegrafo locale e quello sottomarino con Saigon interrotto. La marea straordinariamente alta accrebbe i danni nella parte occidentale dell’isola: l’acqua era più alta di un metro. All’acqua successero gli incendi. Tutti i traffici sono sospesi e anche la vita della città è morta” [70] .

La Missione ebbe a subire gravissime perdite: la nuova chiesa di S. Giuseppe fu distrutta quasi completamente e tutte le altre opere cattoliche danneggiate gravemente. Anche le zone continentali della Missione subirono ingenti danni.  

 



 

 

 

[1] G.B. Tragella, o.c., II, pp. 93-94.

[2] Si veda la citazione in inglese in S.K.L. Ha, o.c., pp. 118-119.

[3] HK-CDA, II-5-1.

[4] G.B. Tragella, o.c., II, p. 92.

[5] Valentini > Raimondi, 4-5-1868, da San Francisco (HK-CDA, V-12-2, cartella P. Valentini)..

[6] Per una presentazione storica dell’argomento, si veda V. Bartoccetti, Ius constitutionale missionum, Torino, 1946, pp. 7-17. Se la pratica della commissio è risultata positiva nel secolo scorso per garantire la continuità dell’apostolato in un dato territorio, con il passare degli anni ha portato, purtroppo, a fenomeni negativi come il “congregazionalismo”, le “colonie religiose”, i “feudi territoriali con clero locale subalterno”, i “possedimenti religiosi esteri”, le “missioni per i missionari e non missionari per le missioni”, ecc., che saranno denunciati, come si vedrà, a partire dai primi decenni del XX secolo, da personalità più illuminate come p. Vincenzo Lebbe, mons. Celso Costantini, p. Paolo Manna, ecc.

[7] Su questo argomento si veda P. A. Cohen, China and Christianity, the Missionary Movement and the Growth of Chinese Antiforeignism, 1860-1870, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 1967 (2° edizione).

[8] Nel giugno 1870 una turba di Tianjin, fanatizzata da alcuni sobillatori, irrompeva nella residenza dei Lazzaristi della città, nella casa delle Figlie della Carità e nel vicino consolato francese, dandosi alla carneficina: furono massacrati due sacerdoti, di cui uno cinese, dieci suore, il console francese, alcuni residenti francesi e russi, senza nessun intervento delle autorità cittadine.

[9] Le risposte al Questionario di Propaganda sono redatte in latino; copia del testo si trova in HK-CDA, I-5-1. Sono state pubblicate in italiano da G. Brambilla, o.c., V, pp. 102-105. I nomi dei luoghi riportati qui sono stati corretti secondo la romanizzazione corrente.

[10] Rapporto di p. Raimondi, 14 gennaio 1868, riportato da G. Brambilla, o.c., V, p. 106.

[11] P. Giovanni Valentini (1846-?): cfr. Appendice 4.

[12] Si tratta dei pp. Andrea e Giacomo Leang (G.B. Tragella, II, o.c., pp. 89-90).

[13] Essendo gli Hakka “ospiti”, cioè provenienti dal nord della Cina, erano soliti emigrare anche in altri paesi dell’Asia e quindi abituati ai contatti con gli stranieri, perciò erano più aperti ad una religione straniera. Inoltre, non essendo ben visti dai locali cantonesi, che spesso li disprezzavano e li opprimevano, potevano trovare nell’appartenenza a una chiesa straniera una maggior garanzia di protezione . Questo è provato, ad esempio, dal fatto riferito nei manoscritti di E. Teruzzi: p. Volonteri organizzò gli abitanti di Sai Kung e Yim Tin Tsai affinché si difendessero con le armi da una spedizione punitiva mandata da famiglie potenti di Sheung Shui, che esigevano tributi eccessivi sulle loro terre date in mezzadria. In quella circostanza ci scappò anche un morto.

[14] Queste cifre appaiono nella copia di un resoconto sullo stato della cassa della Missione al 1° marzo 1867 che si trova in HK-CDA, III-21-2: i debiti comprendono 12.000 scudi al Sig. Remedios, 12.000 al Sig. Gomes, 16.744,35 per il Legato Miltense, 270,29 al vicariato dell’Hubei, 9.466,22 allo Shaanxi, 6.035 al Henan e 1.323,31 allo Shanxi. Gli interessi annui di 3.201 scudi erano richiesti solo dai primi tre debiti. La cifra complessiva del debito è confermata dalla copia (HK-CDA, II-5-6, in data 29-3-1968) di lettera a Propaganda Fide che è il primo resoconto che Raimondi ha mandato a Roma: “Ho l’onore di inviare per questa valigia il rendiconto dal 1° marzo 1867, tempo in cui ho preso l’amministrazione fino al 1° marzo 1868, un anno giusto. Essendo la prima volta che ho l’onore di dare i rendiconti alla Propaganda, sono gratissimo a V.E. se mi notificherà se il modo tenuto nel rendiconto è soddisfacente... Nel foglio n. 1 vi sono dettagliate tutte le somme, entrate e uscite, durante l’anno come stanno nei registri. Il foglio n. 2 porta il rendiconto delle somme ricevute per le Missioni dell’interno dopo la morte del P. Ambrosi, il cambio e il tempo in cui furono inviate ai Vicari Apostolici e nel foglio n. 3 si ha un prospetto generale diviso in tre parti: nella prima parte c’è lo stato della cassa incontrato alla morte del Prefetto Apostolico; nella seconda, un epilogo delle operazioni dal 1° marzo 1867 al 1° marzo 1868 e nella terza, lo stato di cassa attuale al 1° marzo 1868. Dal detto prospetto, potrà V. Eminenza vedere come al 1 marzo 1867, tempo in cui presi l’amministrazione, i debiti di quella procura in luogo, più aggiunto quello che doveva alle Missioni di Propaganda, ascendevano a $ 57.839.48...”

In HK-CDA, III-20-1, c’è copia del Rescritto pontificio in cui il S. Padre, in udienza del 16 giugno 1867, acconsentiva alla richiesta di Raimondi di poter alienare un terreno della Missione “ascendendo i debiti a scudi 30.000 circa”.. Secondo lettere di Raimondi a Propaganda del 31-3-1867 (di cui copia esiste in HK-CDA, II-5-6), e del 28-4-1869, il debito reale sarebbe di soli 36.000 scudi, di cui 12.000 con l’interesse annuo del 12%, 12.000 del 7% e 12.000 del 6%. L. Ha spiega la differenza delle cifre adducendo che Raimondi avrebbe incluso nel debito anche il valore del Legato Miltense, che però non era mai stato considerato un debito, per cui dubita della buona fede e dell’onestà di Raimondi: si vedano maggiori dettagli a riguardo della storia del Legato Miltense (risalente al 1813) e di tutta la faccenda del debito in L. Ha, o.c., pp. 119-124. La differenza delle cifre può però essere spiegata semplicemente dalla diversità dei calcoli e dai vari bilanci fatti da Raimondi e presentati a Propaganda, cioè tra il bilancio della situazione finanziaria al marzo 1867, il bilancio consuntivo annuale al 1° marzo 1867-‘68 e il quadro finanziario complessivo della situazione economica della Procura. Il bilancio annuale del 1867 (HK-CDA, I-5-1), infatti, vede gli introiti assommare a 12.100 scudi (provenienti dall’Associazione per la Propagazione della Fede e Opera della S. Infanzia), e le spese correnti a 49.200 scudi, con una somma disponibile in contanti di 6.737 scudi. Nei vari rapporti spesso non si fa distinzione tra i debiti correnti e i dati sulla situazione finanziaria globale, che include legati e debiti a lunga scadenza, per cui spesso le cifre differiscono.

[15] I rapporti con i Padri Domenicani non furono sempre ideali. P. Raimondi, assillato dal problema finanziario, vedeva con una certa invidia le ricchezze della Procura dei Domenicani, che nel 1868 ammontavano a 400 mila scudi. Il loro procuratore, p. Rancon Reixach (dal 1866 al 1870), girava in carrozza mentre lui e gli altri missionari giravano in portantina. P. Raimondi gli proibì questo lusso a causa dello scandalo che dava, ma p. Reixach fece orecchi da mercante, anzi richiese un interesse maggiorato sui crediti che aveva con la Missione. Altri motivi di conflitto con i Domenicani furono la costruzione della loro casa troppo vicina al convento delle Canossiane in Caine Road e, in seguito, l’apertura della loro cappella al culto pubblico, che Raimondi non voleva, fino al 1879, quando acconsentì dietro condono del Legato Miltense (per ulteriori dettagli, si veda S.K.L. Ha, o.c., pp. 141-146).

[16] Raimondi > SCPF, 31-3-1867 (HK-CDA, II-5-6).

[17] Raimondi > SCPF, 15-11-1868 (citata in S.K.L. Ha, o.c., p. 121, nota 36).

[18] G.B. Tragella, o.c., II, p. 94: che cita la Vita di P. Favini dello Scurati, 2 ed., p. 81; Raimondi > SCPF, 14-4-1867 (HK-CDA, II-5-6).

[19] Raimondi > SCPF, 29-3-1868 e 28-4-1869 (HK-CDA, II-5-6, le seconde cifre sono riportate anche in S.K.L. Ha, o.c., p. 121).

[20] G.B. Tragella, o.c., II, p. 95.

[21] Ad Hankou p. Raimondi visitò anche il convento delle Suore Canossiane (Sr. R. Tronconi > Raimondi, 23-11-1869 in HK-CDA, V-37-1).

[22] Raimondi > SCPF, 1-8-1869. Da Chefoo (Yintai, Shandong) scrive il 29-8 che i debiti con lo Shanxi sono ridotti a 265 scudi, più altri 600 da pagare in 6 anni; il 16-11 dal Jiangnan informa che i debiti con lo Shaansi sono ridotti a 2.500 scudi (si vedano queste lettere in HK-CDA, II-5-6). A riguardo del Legato Miltense del Vicariato del Fujian, sarà condonato nel 1879.

[23] Raimondi > Marinoni, 27-11-1869 (AME, XVI, pp. 1005-1011).

[24] P. Giovanni Yang (1829-?), nativo del Jiangnan, giunse a Hong Kong nel 1851 su invito di p. Manieri. Entrò subito nel seminario locale e fu ordinato sacerdote nell’aprile 1858. Aiutò Ambrosi nella cura delle proprietà e negli affari della procura. Quando p. Francesco Leang lasciò Hong Kong nel 1862, prese la responsabilità della cura della comunità cinese. S.K.L. Ha sottolinea che i rapporti tra Raimondi e Yang non erano buoni perché Raimondi “doveva vedere in lui, se non un potenziale concorrente, almeno un soggetto disobbediente, per cui non nutriva sentimenti amichevoli nei suoi riguardi. In seguito, Raimondi lo sospettò persino di disonestà e gli attribuì la colpa della cattiva situazione finanziaria lasciata da Ambrosi”. Nel 1863, quando Ambrosi si ammalò, Raimondi ne approfittò per espellere Yang dalla casa della Missione. Quando, poi, Raimondi trovò tra le carte di Ambrosi una copia della parodia contro di lui, scritta dai chierici Stefano Chu e Giosafat Li in cooperazione con p. Yang nel 1865 e circolata segretamente (ma di cui una copia era stata mandata a Roma), peggiorò i rapporti con questi, che fu privato di quasi tutte le responsabilità.. [Vedi nota 29 del capitolo I]. Di conseguenza, il 21 giugno 1867, p. Yang scrisse al prefetto di Propaganda chiedendo il permesso di assentarsi per un anno per motivi di salute e per affari di famiglia. Non ricevendo nessuna risposta da Roma, il 12 febbraio 1868 chiese il permesso a Raimondi, che non ebbe nessuna obiezione, anzi gli suggerì di prolungare l’assenza a due anni. Nel 1869, quando Yang espresse la sua disponibilità di ritornare a lavorare in Hong Kong, Raimondi rifiutò. Yang si recò quindi a Canton e visse con sua madre (S.K.L. Ha, o.c., pp. 182-184). Raimondi, tuttavia, lo presentò tramite Burghignoli a mons. Guillemin di Canton che gli procurò un posto in quella missione (Guillemin > Burghignoli, 22-6-1869: HK-CDA, II-6-3 e V-11-1).

[25] P. Gaetano Origo (1835-1868): cfr. Appendice 4.

[26] P. Gaetano Favini (1829-1868): cfr. Appendice 4.

[27] Lettera di Raimondi, 1-12-1869, riportata da G. Brambilla, o.c., V, p. 106.

[28] Istituto Canossiano, Cinquantesimo anniversario in Cina 1860-1910, Hong Kong St.Lewis Industrial School, 1910.

[29] E. Teruzzi, o.c., (HK-CDA, I-22) e G. Brambilla, o.c., V, p. 108.

[30] P. Simeone Volonteri (1831-1904): cfr. Appendice 4.

[31] Erano i pp. Angelo Cattaneo (1844-1910, che diventerà vescovo, terzo vicario del Henan meridionale), Gabriele Cicalese (1842-1887) e Vito Ruvolo-Ospedale (1844-1870).

[32] La citazione è tratta dal libro del Barone (in seguito Conte) J. A. Hüebner, “Promenade autour du monde, 1871”, vol. II, pp. 382-87 (originale in francese): ulteriori dettagli si trovano in S. Ticozzi, o.c., pp. 52-53. Anche mons. Raimondi, parlando delle montagne a nord del Tung Kun ricorda: “Io fui nel 1870 a vedere queste montagne...” (Raimondi > SCPF, 28-10-1879, in HK-CDA, II-6-1).

[33] L’occasione propizia fu l’approvazione del sussidio governativo per la costruzione della chiesa anglicana per i marinai, richiesto dal vescovo Charles R. Alford (?-1898): si veda S.K.L. Ha, o.c., p. 140.

[34] Lettera di B. Viganò del 15-2-1872, pubblicata in Le Missioni Cattoliche (M.C.), 1872, p. 70.

[35] Per maggiori dettagli si veda E. Teruzzi, appunti manoscritti in HK-CDA, I-23-3 e S. Ticozzi, o.c., pp. 80-82.

[36] Tabella delle statistiche in HK-CDA, I-5-1. Qui si trova però anche un’altra tabella che dà come numero totale dei cattolici 1.390 (probabilmente sono contati solo i cinesi), di cui 880 nell’isola di Hong Kong e il resto sul continente.

[37] P. Domenico Davanzo (1838-1877): cfr. Appendice 4.

[38] Si veda A. Sweeting, Education in Hong Kong, Pre-1841 to 1941, Fact & Opinion, Hong Kong University Press, Hong Kong, 1990, pp.195-196.

[39] Si legga la sua relazione in M.C., 1873, p. 14: si svolse dal 5 al 19 novembre. Mons. Raimondi era accompagnato da Kim Siu, il ragazzo di Wun Yiu allora divenuto maestro. A Tan Ka Wan cresimò i primi 12 neofiti della comunità.

[40] Raimondi > Marinoni, 18-11-1872 (AGPIME, 16, pp. 1271-91; M.C. 1873, pp. 14-16, riportata in G.B. Tragella, o.c., II, pp. 314.316).

[41] Piazzoli > Raimondi, 15-3-1973, riportata in G.B. Tragella, o.c., II, p. 314.

[42] Da una lettera di Raimondi del 1873, riportata da G. Brambilla, o.c., V, p. 109.

[43] Lo specchietto dei dati statistici è pubblicato in G. Brambilla, o.c., I, pp. 266-67.

[44] Su questo argomento e sul ruolo di Raimondi come promotore dell’educazione si veda in particolare P. Livraga, Education in Hong Kong, 1858-1894, Bishop Timoleon Raimondi’s Epoch, Dissertation for Master of Education, University of Hong Kong, 1994, oltre a A. Sweeting, o.c.

[45] Fonte: MacDonnel > Duca di Buckingham, 16-4-1869, Colonial Office 129/130, pp. 116-119, riportato in S.K.L. Ha, o.c., pp. 236-237.

[46] Dates and Events connected with the History of Education in Hong Kong, riportato in S. Ticozzi, o.c., pp. 75-76.

[47] Raimondi reiterò questa sua posizione più volte in seguito. Per maggiori dettagli al riguardo, si veda S.K.L. Ha, o.c., pp. 146-147.

[48] G.B. Tragella, o.c., II, p.296.

[49] Citato nel fascicolo Dates and Events (1857-1877) connected with the History of Education in Hong Kong, St. Lewis Reformatory, 1877, pp. 23.

[50] G.B. Tragella, o.c., II, p. 297.

[51] Raimondi > SCPF, 25-4-1872, lettera citata in G.B. Tragella, o.c., II, p. 297.

[52] Partiti da Marsiglia il 24 novembre 1872 sulla nave “Donai”. P. Palmer fu nominato rettore del Collegio S. Salvatore il 7 gennaio 1873 (HK-CDA, V-32,1, cartella Benedettini).

[53] Lo Schema era stato preparato da Frederick Stewart, il direttore della Central School e ispettore scolastico del governo, rispecchiando un po’ la legislazione allora adottata in Gran Bretagna: si veda G. Bickley, The Golden Needle, The biography of Frederick Stewart (1836-1889), Hong Kong, David C. Lam Institute for East-West Studies, HK Baptist University, 1997, pp. 97-99.

[54] A. Sweeting, o.c., p.209.

[55] W.M. Alcock > Marinoni, 24-3-1873 in italiano (HK-CDA, V-32-1, cartella Benedettini): “....ho avuto lettera dal Padre D. Switberto Palmer in cui mi fa sapere che non si trova molto contento con la di lui posizione attuale. Egli si lagna di varie cose che mi pajono di essere di poco momento, meno una e quella è che i nostri non hanno chiesa. Mentre io sono di parere che i nostri non abbiano parrocchia e cura d’anime, però è conveniente, anzi sarebbe necessario che avessero una chiesa pubblica. Dico necessario, perché se noi dobbiamo stabilirci permanentemente a Hong Kong e tale è l’intenzione nostra, come pure credo di V.S. Ill.ma e di Mons. Raimondi, altrimenti né loro ci richiederebbero, né noi inviassimo i nostri padri, in quel caso crescendo il numero dei nostri monaci, e crescerebbero spero con la benedizione del Signore, sarebbero obbligati a soddisfare l’offizio divino in coro, cosa che deve farsi in chiesa pubblica...”.

 

 

P. Teruzzi offre ulteriori informazioni che aiutano a intravedere i motivi che spiegano la decisione della loro partenza: “La causa per la quale i detti religiosi avrebbero abbandonata la missione, ci è predetta in una lettera che P. Tancredi Conti, il quale aveva dimorato alcun tempo in Hong Kong scrive da Singapore a P. Raimondi il 24 ottobre 1872. In quel porto si incontrò coi due insegnanti e con P. Ongaro [Giambattista Ungaro Montejase, figlio del marchese Gennaio Ungaro di Napoli, proveniente dal Seminario di Brignole Sale di Genova e ripartito dall’Italia il 20 novembre 1872 per la Cina (G. Brambilla, o..c., I, p. 267)] del nostro Seminario, destinato all’Honan. Scrivendo di quei due maestri dice: ‘Quanto ai due ‘English Teachers’, sono due Padri Benedettini. Parlando di loro con P. Ongaro, mi disse che Lei non la potrebbe durare a lungo con essi, ma non mi disse il perché.. Parlando con essi, e specialmente col più vecchio, ho potuto capire che essi vorrebbero impegnarsi anche in ‘parochial works’, e non essere semplicemente dei Fratelli. Il più vecchio disse questo a Mons. Marinoni, che rispose loro: ‘Io non so chiaramente i limiti del loro lavoro; vadano e vedranno’.. Io (parlando sempre in generale) dissi loro che l’idea, ch’io mi sono formata in Hong Kong, era che i futuri religiosi dovevano attendere principalmente all’educazione della gioventù sia nel Collegio che nel Riformatorio; quanto ai lavori parrocchiali v’era il personale necessario; che però io non sapeva se P. Raimondi avesse il desiderio di impiegarli anche in ‘parochial works’. Questo loro desiderio di impiegarsi in opere di ministero non fu esaudito da P. Raimondi, che li aveva chiamati esclusivamente per l’insegnamento; onde essi decisero la partenza” (E. Teruzzi, appunti manoscritti in HK-CDA, I-23-2).

I rapporti evidentemente non erano stati chiari, per cui, quando, oltre all’insegnamento, i Benedettini richiesero di fare anche apostolato, aprendo una chiesa propria, Raimondi non acconsentì e concesse loro solo la facoltà di ascoltare le confessioni degli uomini e non delle donne, per non essere distratti dal loro compito principale dell’insegnamento (questa condizione era stata suggerita dallo stesso abate benedettino: si veda Pietro Ab. Casaretto > Raimondi, 26-2-1873: HK-CDA, V-32-1, cartella Benedettini). Tali condizioni non piacquero ai due padri che si lamentarono con il visitatore benedettino, p. Wilfrid Alcock, il quale decise di non mandare altri confratelli, a meno che fosse loro concesso di aprire una chiesa pubblica in Hong Kong con tutti i privilegi che i benedettini godevano in Europa. Raimondi non cedette, anche perché il luogo dove insegnavano e abitavano si trovava di fianco alla chiesa dell’Immacolata.

[56] Si veda documentazione e corrispondenza in HK-CDA nella cartella dei Benedettini. In VI-1-1 si trova un rapporto di B. Viganò del 1899 dove si leggono altri particolari a riguardo della faccenda: “Se non che i nuovi venuti, anziché aprire la scuola libera a tutti i colonisti, sognarono per un loro Noviziato, dirigendo all’uopo tutti i loro sforzi, adottando persino la talare pel Collegio. Da ciò seguì un immediato e sensibile sfratto di alunni, perché le famiglie cattoliche, ansiose di educazione, paventavano la vocazione religiosa dei figli…”. Sr. Patrizia Livraga a p. 168 della citata dissertazione Education in Hong Kong, parla dei pp. Palmer e MacDonnald.

[57] Era stato anche, come si è visto, l’assillo di p. Feliciani e di mons. Ambrosi, che avevano già proposto i Gesuiti, i Fratelli della Dottrina cristiana, ecc. Negli anni 1867-’68 furono invitati anche i Figli della Carità, cioè i Padri Canossiani, ma senza successo (si vedano dettagli a questo riguardo in I. Sala, o.c., pp. 402-404).

[58] G. Brambilla, o.c., V, p. 160: “Non riuscendo a nulla le sue ripetute domande, ché la Società dei Fratelli della Dottrina Cristiana realmente non aveva fratelli disponibili per Hong Kong, si rivolse alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill, Londra. Siccome questa società era veramente sorta con scopi missionari, P.Raimondi, al fine di riuscire nel suo intento, suggerì che l’Istituto cedesse a questa Società parte della nostra Missione in Honan, ma la proposta non fu accettata da Mons. Marinoni e la cosa non ebbe seguito”.

[59] Secondo G. Brambilla, o.c.,V, p. 160, mentre per T. Ryan, The Story of a Hundred Years, The Pontifical Institute of Foreign Missions in Hong Kong, 1858-1958, Catholic Truth Society, Hong Kong, 1958, si tratterebbe dei Giuseppini del Belgio.

[60] Durante il suo soggiorno in Europa nel 1873, p. Raimondi incontrò a Torino Don Bosco: lo definì “uomo straordinario” e gli sottopose la richiesta di insegnanti salesiani per Hong Kong. Don Bosco acconsentì subito e anche a condizioni favorevoli, dal momento che aveva visto in sogno “suoi seguaci lavorare tra selvaggi”, possibilmente della Cina (tra il 1871-72). Sarebbero stati mandati a proprie spese e non avrebbero chiesto di avere proprie chiese, ma non avevano soggetti inglesi. Il 14-10-1873 anche Propaganda Fide approvava l’accettazione di Salesiani. Raimondi, alla fine, però, dovette rinunciare alle trattative perché, come spiegò alla Sacra Congregazione il 13-11-1873 da Londra, “nello stesso tempo ho ricevuto una lettera dal mio Seminario di Milano e da quella pare che il Superiore del Seminario non ami che io entri in trattative con quelli del Rev. D. Bosco. Non accordo di far cosa contraria ai superiori, mi astengo, ma chi trovare?”.  L.S.K. Ha offre la seguente ‘speculazione’: “L’offerta attraente fu rifiutata. Se si volesse speculare audacemente, la differenza tra invitare i Salesiani italiani e i Fratelli francesi de La Salle consisteva non tanto nella questione della lingua inglese, dal momento che entrambe le istituzioni non erano inglesi, ma piuttosto nel fatto che i Fratelli della Dottrina cristiana non avevano membri sacerdoti che potessero competere con le MEM nel lavoro missionario” (L.S.K. Ha, o.c., p. 147ss.). Ma questa rimane una semplice speculazione, perché i motivi del rifiuto potrebbero essere stati diversi, anche dalla parte dello stesso Don Bosco. In quei tempi egli era preoccupato per il riconoscimento ufficiale della sua congregazione e stava passando un periodo particolare di ricerca; l’indicazione del sogno era vaga e gli occorsero due o tre anni per scoprire chi fossero quei “selvaggi” che i salesiani erano chiamati ad evangelizzare. Quando un invito gli pervenne dall’Argentina, Don Bosco si procurò della documentazione geografica sull’America del Sud e si convinse che i selvaggi visti nel sogno erano identici agli aborigeni della Patagonia e della Terra del Fuoco: si veda P. Scotti (a cura di), Missioni Salesiane, 1875-1975, LAS, Roma, 1977, p. 47 (che però non accenna neppure ai contatti intervenuti tra Don Bosco e Raimondi).

[61] M.C. 1873, p. 398.

[62] Negli Archivi diocesani di Hong Kong non si trova nessuna copia del contratto, del quale il p. B. Viganò scriverà: “… il Superiore inconsulto aveva redatto un Contratto, rimasto sempre mistero a tutti i membri effettivi della Missione” (HK-CDA, VI-1-1). Negli archivi della SCPF (1874, 25, 265-267, pp. 912-913) esiste però una dichiarazione firmata da p. Raimondi il 21-3-1874 a Roma, in cui affidava ai Fratelli della Dottrina cristiana le istituzioni cattoliche per l’educazione dei ragazzi, cioè il Riformatorio e la scuola del Collegio S. Salvatore; ne richiedeva almeno 6 di cui due inglesi, assicurando il pagamento del viaggio, $ 16 al mese per ciascuno, soldi presi dal sussidio governativo o, se questo fosse stato insufficiente, dal fondo della Missione, oltre a 4.000 franchi in due anni per sostenere il loro noviziato in Inghilterra. La proprietà rimaneva della Missione, ma i Fratelli avrebbero goduto di piena libertà nell’amministrazione delle istituzioni e delle eventuali risorse che potevano trovare a loro favore; avrebbero potuto anche curare la tipografia e i proventi che ne derivavano in favore del Riformatorio, e mandare in quest’ultimo i confratelli malati di altre missioni per periodi di convalescenza. Dovevano mantenere la classe di portoghese nel Collegio. La dichiarazione non parla dei locali, ma la Missione di fatto dovette sostenere, come si vedrà, tutti i finanziamenti per affittare o costruire nuovi locali del Collegio, e poi per ripararli e ampliarli fino al 1909, quando stipulò un nuovo contratto.

[63] Il card. Alessandro Franchi (1819-1878) era succeduto al card. Barnabò (1801-1874) come prefetto di Propaganda Fide nell’autunno 1874, e vi lavorò fino alla morte nel 1878.

[64] Raimondi > Burghignoli, 11-4-1874: HK-CDA, II-6-2, riportata anche in E. Teruzzi, appunti manoscritti (ibid., I-23-2).

[65] Si veda il documento in ibid., II-5-5.

[66] Tutte le seguenti notizie, lettere e rapporti di mons. Raimondi si trovano in HK-CDA, II-5-5 e raccolti da E. Teruzzi, appunti manoscritti in HK-CDA, I-23-2.3; per altri dettagli e per il testo completo della bolla di erezione del Vicariato apostolico di Hong Kong, si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 4-5. La romanizzazione dei nomi è stata leggermente modificata per seguire quella più comune oggi.

[67] Per le caratteristiche dei primi di questi gruppi etnici, si veda quanto scritto nel cap. I. Sugli Hok-lao si forniranno ulteriori dettagli in seguito.

[68] Le lettere citate si trovano in HK-CDA, II-5-6: le citazioni e le informazioni sono fornite anche da E. Teruzzi, appunti manoscritti (ibid., I-23-2.3).

[69] F. Bornemann, Arnold Janssen, Città Nuova, Roma, 1975, p. 47.

[70] The Daily Press, quotidiano di Hong Kong, 26 settembre 1874, riportato da G. Brambilla, o.c., V, p. 115.