IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

Integrando la Chiesa nella realtà di Hong Kong (1875-1894)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

 III  

L’INTEGRAZIONE DELLA CHIESA NELLA REALTÀ DI HONG KONG

(1875-1894)  

Mons. Timoleone Raimondi, soddisfatto dei successi ottenuti, riparte da Venezia a metà novembre e giunge a Hong Kong il 19 gennaio del 1875 dopo un’assenza di diciotto mesi, accolto trionfalmente come novello vescovo da tutta la popolazione cattolica della colonia. Viene trasportato solennemente in chiesa su una portantina, tra una folla di centinaia di fedeli. La cronaca di un giornale locale riflette la posizione che egli si è guadagnato e la nuova immagine che assume: “È stato nominato vescovo dal Santo Padre. È ritornato a noi con il sigillo dell’autorità cattolica divina derivata dallo stesso trono di S. Pietro ed è stato accolto con la testimonianza pubblica della nostra obbedienza”. La cerimonia di insediamento come vescovo si conclude con indirizzi di fedeltà e di lode in portoghese, cinese e inglese [1] .

Nel suo primo indirizzo alla comunità cattolica, il novello vescovo propone il suo programma operativo: “...l’intenzione di fare una visita pastorale all’intero vicariato, in modo da vedere che cosa si deve fare e che cosa bisogna migliorare e, in seguito, convocare un sinodo in modo che, ‘in unione con tutti i missionari, possiamo trovare i metodi migliori per attuare il desiderato miglioramento’” [2] .. Avendo fatto di tutto per elevare la Missione a Vicariato apostolico, il vescovo intende fornirla di una buona organizzazione con direttive comuni precise. E si mette subito all’opera.  

La visita pastorale e la situazione generale nel 1875  

Con la visita pastorale all’intero vicariato, mons. Raimondi vuole rendersi conto della situazione concreta della missione, dopo la sua lunga assenza e i disastri del terribile tifone del settembre precedente. La stessa relazione del vescovo offre uno sguardo generale sulle condizioni della Chiesa [3] .

“Cominciando da Hong Kong isola, trovai il numero dei cristiani aumentato, varie scuole cattoliche, che prima non esistevano, stabilite e le stabilite ebbero aumento di scolari. Fra le prime devo contare una scuola aperta dalle ottime Canossiane nella parte orientale della città, la quale già conta più di 50 alunne. L’Ospizio di S. Giuseppe, che tale è il nome della casa, divenne il centro di tutte le ragazze e donne cattoliche della parte orientale della città...”.

Anche il Convento delle Canossiane in Caine Road, pur danneggiato dal ciclone, vide aumentare quasi del doppio il numero delle allieve e delle orfane, come pure quello dei bambini curati dalle nutrici.

“Ma dove il tifone mostrò la sua forza e ancora resta spettacolo doloroso che stringe il cuore, si è la chiesa di S. Giuseppe: del bell’edificio sacro solo rimangono in piedi due pezzi di muro, l’uno dinanzi all’altro; di dietro, i due lati sono atterrati completamente, e non si vede se non un mucchio di rovine... Il collegio, le scuole dei ragazzi ancora portavano il segno del tifone quand’io arrivai – alcune finestre erano senza gelosie e senza vetri... Il Riformatorio ricevette una scossa assai forte dal tifone, e sebbene all’interno compare decente, pure all’esterno porta ancora i segni della tempesta avuta. La cappella del Riformatorio, detta di S. Luigi, mediante la cura del P. Tagliabue, è divenuta assai devota e bella. La popolazione da questa parte della città pare aumenti assai... La povera stazione di Aberdeen, con la cappella di S. Giuseppe, soffrì immensamente pel tifone, e la casetta mette compassione a vederla, né io avrei il coraggio di colà abitarvi... La chiesa principale dell’Immacolata in Hong Kong soffrì non poco nel tetto. Il concorso a questa chiesa è straordinario e, a giudicare dal numero delle comunioni, dovremmo dire o che la popolazione aumentò assai o che il fervore dei cristiani si è duplicato”.

Alla fine di gennaio il vescovo si reca per la Comunione generale alla chiesa di S. Francesco Saverio a Wanchai, che serviva allora la comunità cinese, ed è “contento di veder formarsi vicino alla chiesa un villaggio tutto di cristiani. Il terreno è della missione, le case furono fatte dai cristiani; colà il pagano non può entrare, è il villaggio cristiano che conta più di 200 abitanti, tutti aventi la stessa fede, la stessa speranza e tutti ardenti di carità”.

Il 2 febbraio, festa della Purificazione, dopo la processione nella chiesa centrale e una visita al centro di Wanchai, mons. Raimondi attraversò lo stretto e giunse a Kowloon Shing, dove sorgeva la prima residenza continentale. Qui la cappella di S. Francesco Saverio aveva resistito al tifone, eccetto la veranda; vi si erano radunati i cristiani del vicinato e molti pagani curiosi per festeggiare il vescovo, il quale, dopo essersi trattenuto un poco con loro, proseguì il cammino verso Sai Kung accompagnato da p. Andrea Leong. Dopo due ore di viaggio, intravide un gruppo di persone con strumenti musicali: erano i cristiani di Sai Kung venuti ad accoglierlo. Giunto a Sai Kung in processione, fu ricevuto da p. Piazzoli alla porta della cappella – che in quei giorni veniva ricostruita più grande della precedente, distrutta dal tifone –.. Il giorno dopo, mons. Raimondi si recò a Yim Tin Tsai dove “tutto va con uno spirito cattolico, l’intera isola cattolica, lì si fanno processioni, feste e il vivere colà ci fa sovvenire dei nostri villaggi cattolici in campagna, dove ancora regna la fede e la semplicità”. Da Yim Tin Tsai si reca in barca a Wong Yi Chau, dove si trovano 25 battezzati e altrettanti catecumeni, quindi da lì, a piedi varcando il monte, a Chek Keng e a Tai Long. È accolto anche qui a distanza da una numerosa delegazione di uomini e condotto in processione alla chiesa, dove viene ricevuto da p. Andrea e dal suddiacono Antonio Tam. “Tai Long è un villaggio dove vi sono più cristiani, i pagani sono pochissimi, e tutti i segni di superstizione furono distrutti, dimodoché tutto marcia su un piede fermo, come un’antica cristianità”. Vi si ferma quattro giorni, celebrando con quella comunità il capodanno cinese. Da Tai Long si reca a Tan Ka Wan, che aveva una piccola comunità, ma con la cappella senza tetto, perché spazzato via dal tifone. Poi, con la barca della missione, la “Stella Maris”, il vescovo si reca a Sham Chung, dove ammira lo spirito intraprendente di p. Piazzoli. “Il paese di Sham Chung è situato nel fondo ad un seno che fa il mare e copre tutti i campi, rendendo così un grandissimo terreno inutile. D. Luigi animò i cinesi a costruire un gran muro che impedisse al mare di coprire i campi. L’opera si fece ed un immenso spazio di terreno fu salvato, bastante ad alimentare metà della gente del villaggio. Venne il tifone e distrusse parte del gran muro, ma il coraggioso D. Luigi non si scoraggiò. Chiamò un’altra volta all’opera i suoi cristiani e il muro fu ricostruito e più solidamente di prima”.

Da Sham Chung si dirigono a Sha Tin, passando da Wu Kai Sha per vedere la nuova cappella, aperta l’anno precedente, e per visitare la comunità di una trentina di cattolici. Da Sha Tin valicano il monte e scendono di nuovo a Kowloon, da dove, riattraversato il mare, mons. Raimondi ritorna alla sede centrale della missione alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri per iniziare la Quaresima. La visita era durata circa una settimana, dal 2 al 9 febbraio.

In conclusione, l’impressione trionfale che il vescovo aveva ricevuto nell’accoglienza fu molto ridimensionata dalla visione dei disastri ancora tangibili: “In generale posso dire – egli ammetteva – di aver trovato la missione avanzata in quanto allo stato spirituale, ma molto danneggiata nel temporale a causa del tifone”.  

Il Sinodo del Vicariato e l’organizzazione della Missione (1875)  

Dopo una settimana di esercizi spirituali, il clero del vicariato – in tutto 12 persone [4] – iniziava il 9 maggio il Sinodo con l’obiettivo di rafforzare la comunione al suo interno e di valutare i metodi migliori richiesti per il progresso del lavoro missionario. I cattolici erano aumentati a circa 5.000 su una popolazione della colonia inglese di circa 130.000 abitanti e dell’intero vicariato, ora allargato ai distretti cinesi del San On, Kwai Shin e Hoi Fung, stimata ufficialmente di 3 milioni [5] . Gli argomenti trattati seguirono l’elenco di quelli richiesti da Propaganda Fide nelle sue inchieste sulle condizioni delle missioni: la problematica relativa al personale missionario, l’amministrazione del vicariato, il seminario e il clero locale, le congregazioni religiose, il sacro ministero e la conversione dei pagani, le chiese e le cappelle, le proprietà della chiesa e la loro amministrazione, il culto divino, l’educazione e l’istruzione della gioventù, le pie istituzioni per la propagazione della fede, le feste, i digiuni e le astinenze, i cimiteri e la sepoltura, e l’amministrazione dei sette Sacramenti.

La decisione concreta principale raggiunta dal Sinodo fu quella di dividere il vicariato in quattro distretti ecclesiastici. L’isola di Hong Kong venne così ripartita in tre distretti: il distretto orientale, incentrato nella chiesa di S. Francesco Saverio a Wanchai, con a capo p. Viganò, coadiuvato da p. Marco Leong; il distretto centrale, con al centro la chiesa dell’Immacolata in Wellington Street, con a capo p. Burghignoli, assistito da p. Longo che, oltre a cappellano militare, era nominato anche rettore del seminario; e il distretto occidentale, che, incentrato nella cappella di S. Luigi del Riformatorio, comprendeva anche le cappelle di Aberdeen e di Tsuen Wan, con a capo p. Tagliabue, assistito da p. Giacomo Leong. Tutto il territorio sulla terraferma costituiva il distretto continentale, con a capo p. Piazzoli, coadiuvato dai sacerdoti cinesi pp. Andrea Leong e S. Chu, dal neo-sacerdote Antonio Tam e dal diacono Matteo Fu, oltre che da tre suore. Nel San On vi erano una residenza orientale a Tai Long (due cappelle, a Tai Long e Chek Keng), una centrale a Sai Kung (con 4 cappelle, a Sai Kung, a Kowloon Shing, a Yim Tin Tsai e a Ting Kok, due scuole a Sai Kung e a Wong Yi Chau) e, infine, la residenza occidentale a Pak Shek Lung (con una cappella e una scuola sul luogo). Il Kwai Shin aveva solo una cappella a Shui Mun Tau [6] .  

Il Sinodo, i cui atti furono stampati nel corso dell’anno dalla tipografia del Riformatorio S. Luigi in un fascicolo in latino dal titolo Synodus Vicariatus Hongkonensis Habita in insula de Hong Kong anno 1875, pur nella sua brevità, si distingue per la chiarezza di impostazione, per le decisioni concrete e per la praticità delle norme.

Secondo lo stesso vescovo, il Sinodo “fu fatto più per dare regole scritte per i Missionari che per correggere abusi” e per stabilire un “fondamento del lavoro da farsi anche in futuro” [7] . La suddivisione del vicariato in distretti, scaturita dal desiderio di mons. Raimondi di organizzarlo nel migliore dei modi, rispondeva anche a un’esigenza oggettiva derivata dallo sviluppo dell’apostolato e dall’evoluzione della mentalità, notevole soprattutto nei missionari più giovani. Mons. Raimondi se ne dovette rendere presto conto. In un lungo rapporto, infatti, informava il superiore mons. Marinoni delle lamentele che aveva sentito dopo il suo ritorno a Hong Kong e durante il Sinodo contro gli eccessivi impegni di p. Burghignoli. Il vescovo aveva cercato di rimediare nominando p. Longo rettore del Seminario e assumendo lui stesso la direzione del Convento e la cappellania delle ragazze che ci vivevano. La soluzione sembrava adeguata, ma i cambiamenti non furono effettivi, per cui il malcontento e le critiche continuarono. “Quando io venni dall’Europa l’anno scorso – si sfogava il vescovo – mi accorsi che vi era del cambiamento nei compagni; un po’ di spirito di comunismo era entrato in loro: in quanto io ancora Prefetto facevo tutto e nessuno mi domandava niente, ritornato Vescovo mi domandavano tutto, ed esigevano che in tutto si consultassero. Io cedetti in principio, ma me ne pentii. Mi fecero fare dei grandi errori dei quali ancora la Missione se ne risente. Quindi a poco a poco ritornai al mio vecchio sistema consultando il P. Burghignoli in generale e in particolare i compagni quando credo necessario ... ”. Mons. Raimondi rimase nella dolce persuasione che tutti fossero contenti, finché nella conferenza mensile del luglio 1876 p. Longo, facendosi portavoce degli altri confratelli, reiterò le critiche contro il vescovo stesso e p. Burghignoli. “Il tutto - sintetizzava il vescovo - si riduceva che io e Burghignoli facevamo tutto e il resto dei Padri era niente” [8] .

Le critiche rivelavano che mons. Raimondi non coglieva la vera causa del problema: buttava tutta la colpa sulla tendenza accentratrice di p. Burghignoli, ma non si rendeva conto che la situazione era stata causata dalla sua lunga assenza dalla missione, dal suo “strumentalizzare” p. Burghignoli affinché facesse anche la sua parte, e dalla sua stessa incapacità di cambiare il suo “vecchio sistema”, ugualmente accentratore, come candidamente ammetteva [9] .

Ad ogni modo, la maggior distribuzione di responsabilità, la divisione in distretti e quella della residenza furono indubbiamente positive: i sacerdoti della città, che prima abitavano tutti nella casa centrale della Missione, andarono ad abitare presso le rispettive chiese. Un’altra conseguenza buona del Sinodo fu l’entrata in vigore dei regolamenti per il Seminario, tratti dalle istituzioni di S. Carlo Borromeo, che promuovevano, oltre al tirocinio pastorale dei chierici già in atto, anche lo studio della lingua Hakka e del “sapere classico cinese” [10] .. Per far ricordare a tutto il clero gli impegni presi dal Sinodo, due anni dopo, nel 1877, mons. Raimondi fece pubblicare un secondo volumetto dal titolo Monita ad missionarios Vicariatus Hongkonensis, che conteneva ancora tutti gli atti e i decreti del Sinodo con le poche aggiunte proposte da Propaganda, oltre ai canoni e ai decreti del Concilio Vaticano I, e ad altri documenti papali [11] .  

Contesto sociale e politico in Cina e in Hong Kong (1877-1886)  

In Cina perduravano i sentimenti anticristiani e antioccidentali che trovavano sfogo in incidenti e tragedie più o meno gravi, mentre proseguivano i casi giudiziari che coinvolgevano le Missioni cattoliche (jiao'an). Il clima era peggiorato dall’atteggiamento arrogante delle potenze straniere che continuavano ad acquisire nuove “concessioni”, cioè zone con diritti di extraterritorialità, proclamandosi paladine di una “civiltà superiore” e della “religione vera”. La Francia pretendeva per sé tutti i diritti di protezione delle attività missionarie cattoliche, anche se di fatto riusciva a fare poco. Infatti, date le sue intenzioni aggressive sull’Annam (attuale Vietnam), stato tributario della Cina, la Francia mandò le sue navi a Fuzhou (23 agosto 1884) e distrusse la flotta cinese, ma le sue truppe vennero sconfitte dai cinesi a Langson, nel Tonchino. Entrambe le parti furono così costrette a giungere ad un accordo (giugno 1885). Pechino riconobbe i diritti della Francia sull’Annam, ma la potenza europea si era inimicata la popolazione cinese, soprattutto nelle province meridionali [12] . Il clima ostile fece scatenare una vera persecuzione contro le Missioni cattoliche del sud della Cina amministrate dai missionari francesi delle MEP, per cui molti dei loro padri e dei fedeli dovettero cercare rifugio in Hong Kong, ospitati dalle varie istituzioni cattoliche [13] . Anche nella colonia si registrarono scioperi e malcontento contro le imprese francesi.

Intanto, dietro la spinta di alcuni vicari apostolici in Cina (tra cui lo stesso mons. Raimondi) per nulla soddisfatti della protezione francese, la S. Sede raggiunse un accordo con il Celeste Impero per lo scambio di rappresentanze diplomatiche [14] ; ma la violenta reazione francese, timorosa di perdere i privilegi del protettorato sulle Missioni cattoliche, costrinse Leone XIII a rinunciarvi per evitare mali peggiori (1886). La speranza di stabilire rapporti diretti con la Cina non venne abbandonata, ma fu la stessa S. Sede a confermare, nel 1888, i diritti francesi davanti alle pretese italiane e tedesche [15] . Infatti, nel frattempo, con l’accondiscendenza delle autorità cinesi, anche le altre legazioni straniere si sforzavano di accaparrarsi i diritti di protezione sulle Missioni amministrate dai loro concittadini, in particolare la Germania nello Shandong e l’Italia sui vicariati dove lavoravano missionari italiani [16] .  

In quegli anni la situazione economica della colonia rimane di basso livello, anche se a Hong Kong comincia a circolare la prima moneta locale (17 luglio 1875). Negli anni 1877-1878 l’economia peggiora; molti portoghesi lasciano Macao per sfuggire alla miseria e si stabiliscono a Wanchai attorno alla chiesa di S. Francesco, ma non trovano condizioni migliori. Parecchie imprese mercantili di antica data chiudono i battenti e abbandonano la colonia. Le banche stesse cominciano a trasferirsi altrove, riducendo gli affari e licenziando il personale. La situazione migliora un poco nel 1879, ma peggiora nuovamente nei primi mesi del 1880, con ripercussioni negative anche sulla missione.

Secondo il censimento della Colonia, la popolazione di Hong Kong era salita da 139.144 alla fine del 1876 a 169.402 nel 1881, mentre i cattolici erano, a questa data, 6.170 [17] .  

Conflitto sulla legislazione matrimoniale (1875-1876)  

L’atmosfera diffusa negli ambienti governativi della colonia continuava ad apparire sfavorevole alla Chiesa cattolica, a causa del conflitto in atto da alcuni anni sul tema dell’educazione secolare, e della nuova disputa sulla registrazione dei matrimoni. Già nell’autunno del 1873, assente Raimondi, le autorità governative avevano chiesto a p. Burghignoli se il clero cattolico avrebbe avuto qualche difficoltà qualora i matrimoni dovessero essere trascritti nei registri del governo, dopo la celebrazione ecclesiastica, e ne avevano ottenuto il consenso, dal momento che sembrava soltanto una questione di semplice registrazione civile. Ma, nel marzo 1875, il progetto di legge sui matrimoni religiosi (Ordinanza 14) richiedeva invece procedure regolamentari e registrazione civile come prerequisiti. Dunque si intendeva limitare l’ambito dell’autonomia dei matrimoni religiosi e sanzionare il matrimonio civile. P. Burghignoli si recò subito dal segretario della Colonia per chiarire la posizione della Chiesa cattolica, che non poteva accettare una legge simile. Gli furono date tutte le assicurazioni al momento, ma quando ebbe in mano il testo del progetto di legge, si convinse del contrario: proibiva persino ai preti di amministrare il sacramento senza il permesso dell’ufficio civile di registrazione; inoltre, si constatò che era già stato approvato dal Segretariato per le Colonie a Londra. Mons. Raimondi, sorpreso, presentò la sua protesta al Consiglio legislativo (18 marzo). Anche questa volta gli fu assicurato che avrebbero tenuto presenti le sue osservazioni. Anzi venne nominata una commissione apposita, di cui il vescovo stesso fu invitato a far parte. Questi considerò opportuno presentare per iscritto le sue osservazioni, sottolineando che i cattolici non potevano transigere sui principi di base del progetto di legge e che, quindi, trovava inutile discutere gli altri punti. La commissione decise di lasciare il progetto di legge com’era, limitandosi a qualche variante marginale, con la scusa che anche altri paesi cosiddetti cattolici facevano altrettanto. Mons. Raimondi replicò tenacemente, minacciando di denunciare il matrimonio civile, richiesto dalla legge, come un puro e semplice concubinato, con evidente danno al prestigio del governo della colonia. Ma, nonostante gli sforzi anche da parte del “Chief Justice”, il progetto di legge fu approvato nella seguente seduta del Consiglio legislativo (7 aprile 1875). Il vescovo ricorse immediatamente a Londra, esponendo allo stesso Segretario per le Colonie le obiezioni della Chiesa cattolica (14 aprile) e, nel frattempo, sollecitò ad intervenire anche le autorità ecclesiastiche di Roma e di Londra. Sembra che il governo britannico proponesse alcune modifiche, o meglio “alcune attenuazioni”, per usare la terminologia dello stesso Raimondi. I suoi sforzi rimasero, però, senza sostanziali risultati positivi, e la legge venne approvata il 7 gennaio 1876 [18] .

Nel marzo 1876 “la situazione della Missione di Hong Kong – scrive Raimondi – non è al presente delle più aggradevoli. Il Governatore protestante della Colonia ci fa una guerra orribile per aver noi ingiunto ai padri di famiglie cattoliche che mandino i figli alle scuole cattoliche e aver dichiarato che il matrimonio civile che vuol surrogarsi al vero matrimonio è condannato dalla Chiesa cattolica” [19] .  

La soluzione del conflitto sull’educazione (1875-1879) [20]  

Il 24 ottobre 1875 mons. Raimondi pubblica una lettera pastorale per annunciare il tanto atteso arrivo dei Fratelli delle Scuole cristiane. I primi sei giungono il 7 novembre, assumendo subito la direzione della sezione europea del Collegio S. Salvatore e del Riformatorio. Nel corso dell’anno 1876 il catechista Puricelli [21] del Seminario delle Missioni Estere di Milano, anch’egli impegnato nel Collegio, entra nella loro comunità con il nome di Fr. Benedetto Pietro.

Nella colonia proseguiva la controversia sul modello di educazione, “secolare” o “confessionale”.

“Le scuole miste cattoliche cominciano a far ombra ai promotori e patrocinatori delle scuole atee” – scriveva mons. Raimondi il 19 gennaio 1876. – “Amara fu la loro sorpresa quando dai resoconti nostri del novembre scorso videro che le scuole cattoliche, benché povere, avevano quasi mille alunni. A compiere la loro disdetta, poi, proprio in quel tempo arrivarono i Fratelli delle Scuole cristiane, i quali dopo solo due mesi ebbero 140 alunni. I difensori delle scuole governative partirono in guerra contro la Chiesa Cattolica” [22] .

Quando i Fratelli delle Scuole cristiane assunsero la direzione della sola sezione europea del Collegio S. Salvatore, gli studenti erano 75 e vennero posti sotto la protezione di S. Giuseppe [23] . L’anno seguente il collegio si divise anche di fatto: gli alunni cinesi rimasero nel vecchio edificio, mentre la sezione europea S. Giuseppe, sotto la direzione di fr. Adolfo, passò in un nuovo locale, comprato nel giugno 1876. Qui alla fine dell’anno gli studenti erano saliti a 165. Solo all’inizio del 1878 anche i 30 studenti cinesi furono presi sotto la cura dei Fratelli e trasferiti nel nuovo “Collegio S. Giuseppe”, che così assorbì e sostituì il Collegio S. Salvatore.

Il rapporto annuale per il 1875 riferisce che le 22 istituzioni scolastiche e caritative cattoliche si prendevano cura di un migliaio di studenti. Le scuole cattoliche continuavano, però, a sentirsi obbligate a rifiutare ogni sussidio del governo coloniale perché non volevano sottomettersi a provvedere un’educazione “secolare” [24] .

Il 20 febbraio 1877 mons. Raimondi pubblicava un’altra lettera pastorale per ammonire contro la “tendenza a negare tutto ciò che è soprannaturale, ad escludere ogni sistema religioso, ad eliminare dalla società qualsiasi riferimento all’Essere Eterno Spirituale e i relativi doveri verso Dio”, errore che era stato condannato anche da Pio IX [25] .

Durante lo stesso anno, furono pubblicati due opuscoli anonimi, entrambi critici della politica educativa del Governo: “The Central School: Can It Justify Its Raison d’être?” e “Dates and Events (1857-77) Connected with the History of Education in Hong Kong”. Il primo è generalmente attribuito all’avvocato cattolico John J. Francis (1839-1901) [26] e il secondo, essendo stampato dalla Tipografia del Riformatorio cattolico S. Luigi, e portando le sigle “J.T.” è attribuito a “John Timoleon [Raimondi]”. Molto probabilmente, originavano da una stessa fonte, cioè da una stretta cooperazione tra mons. Raimondi e l’avvocato Francis, che aiutava la Missione in tante faccende e nei rapporti con il Governo in materie di educazione [27] .

Oltre alla critica della politica educativa, entrambi gli opuscoli dimostravano con i fatti storici l’atteggiamento pregiudiziale delle autorità governative e la promozione unilaterale di un’educazione “secolare” anticristiana. Il 22 aprile 1877 giunse nella colonia Sir John Pope Hennessy, il primo governatore cattolico di Hong Kong (dal 1877 al 1882). Sotto la sua spinta, nel luglio 1878 le autorità governative pubblicarono un nuovo “Grant-in-Aid Scheme” (Schema per i Finanziamenti scolastici). Ma la critica cattolica, per iniziativa degli stessi autori degli opuscoli citati, si fece sentire presto: due lunghe lettere furono stampate in luglio e agosto (il 10 luglio indirizzata a E.J. Eitel, l’Ispettore delle Scuole, e il 10 agosto al Segretario della Colonia), esponendo critiche di fondo al sistema educativo allora vigente: esso trascurava l’educazione elementare e professionale di 14.000 bambini poveri della Colonia; non prendeva nessuna misura adeguata per l’istruzione delle ragazze; promuoveva l’educazione congiunta di studenti occidentali e cinesi basata solo sulle condizioni finanziarie e appariva settario favorendo solo i sostenitori dell’educazione secolare. Inoltre, nei confronti dello Schema, proponeva di togliere tutto ciò che si riferisse a una “educazione secolare” contrapposta a quella “religiosa”, di eliminare la frase “elementare e il limite di 20 studenti” in modo da includere anche le scuole superiori, oltre a tutto ciò che esprimeva un trattamento ingiusto e offensivo verso la sezione cattolica della popolazione. Nel 1879, dopo la partenza dell’ispettore scolastico e direttore della Scuola Centrale, il Dr. Frederick Stewart (1836-1889), che era il principale sostenitore dell’educazione secolare, risultò più facile, con l’accordo del governatore cattolico, ottenere dal governo di Londra l’approvazione di un Codice revisionato per i finanziamenti scolastici, che permetteva alle scuole private la libertà di impartire anche l’insegnamento religioso. Il Collegio S. Giuseppe poté allora accettare i programmi e le ispezioni governative, e ricevere i sussidi pubblici. Così nel 1879 la questione tra educazione secolare e religiosa fu finalmente risolta. Le istituzioni scolastiche e sociali cattoliche, intanto, sotto la responsabilità dei Fratelli delle Scuole cristiane, delle Suore Canossiane e delle Suore di S. Paolo continuavano a prosperare e ad ottenere risultati encomiabili.  

Il primo giornale cattolico: “The Hong Kong Catholic Register” (1877-1887)  

La prima documentazione del progetto di mons. Raimondi di avere un periodico cattolico in Hong Kong risale al 1871, quando scrisse al riguardo al direttore del settimanale cattolico inglese, The Tablet, e fondatore di un seminario per le missioni, Dr. Herbert Vaughan. Era stato appunto questo periodico a suggerirgli l’idea di fare qualcosa di simile “per Hong Kong, per tutta la Cina e per il Giappone”.. A Vaughan prospettava persino un’eventuale collaborazione per mezzo di qualche membro della sua nuova società missionaria che avrebbe potuto stabilirsi a Hong Kong [28] .

Negli anni seguenti, a causa dei dibattiti sempre accesi e dei forti pregiudizi contro la Chiesa cattolica, mons. Raimondi si convinse sempre più dell’utilità di avere un proprio portavoce. Nella disputa per la registrazione dei matrimoni, sottolineò questa urgenza persino al Segretario per le Colonie a Londra [29] . Il giornale vide finalmente la luce il 22 settembre 1877, con il nome di “The Hong Kong Catholic Register”.. L’editoriale ne dava la presentazione e precisava gli scopi: “È già da parecchi anni che il nostro beneamato vescovo pensava di fondare in Hong Kong un periodico cattolico in inglese, che, a suo tempo, potrebbe conquistarsi un posto tra i giornali più popolari dell’Estremo Oriente e diventare per i cattolici in Hong Kong, Shanghai e Giappone quello che il Tablet è per i cattolici inglesi e il Bombay Examiner per l’India inglese. Oggi offriamo il primo numero di questa pubblicazione da lungo tempo desiderata, solo come un punto di partenza, sperando che migliori presto. Il periodico, stampato dalla tipografia del nostro Riformatorio, uscirà per il momento ogni quindici giorni e solo per Hong Kong; ma presto si spera che possa diventare settimanale e diffuso anche fuori della Colonia. Il suo scopo è raccogliere e pubblicare tutte le informazioni religiose di tutto il mondo, gli avvenimenti principali della Chiesa cattolica e della Santa Sede, i discorsi del Santo Padre e tutte le notizie relative al progresso delle missioni cattoliche, specialmente quelle nell’Estremo oriente, e rispondere agli attacchi contro la fede cattolica...” [30] .

 Dall’inizio del 1878 la pubblicazione era già diventata settimanale. Alcune personalità cattoliche della Colonia, tra cui in particolare il giornalista Cruize e l’avvocato John J. Francis, erano sollecitati da mons. Raimondi a contribuire con articoli. Da parte sua, il vescovo mandava copia del giornale a Milano, perché servisse a “Le Missioni Cattoliche” e anche a “L’Osservatore Cattolico”, in modo da provvedere ai lettori informazioni e orientamenti sicuri sulle Missioni. Ci teneva molto al giornale e anche da lontano - come avvenne da metà 1881 alla fine del 1882, - scrivendo a p. Burghignoli non dimenticava di dargli consigli circa la redazione e i possibili redattori [31] .

Nel 1882 la pubblicazione cambiava formato e semplificava il nome in “The Catholic Register” e continuava fino al 1887 [32] .

  Avvicendamento del personale e principali attività centrali (1875-1886)  

Il primo avvenimento solenne dopo il Sinodo del 1875 è l’ordinazione sacerdotale di p. Antonio Tam nel giugno dello stesso anno. In luglio e agosto mons. Raimondi si assenta per una visita a Manila [33] . L’8 settembre seguente è ordinato sacerdote William Cullen, che però l’anno successivo lascia Hong Kong per motivi di salute [34] . Il 18 dicembre è ordinato sacerdote p. Matteo Fu, dopo l’annegamento di p. Tam in novembre, come si vedrà. Nel 1876 William Kelly, l’altro chierico irlandese, ricevuti solo gli ordini minori, chiede di rimpatriare [35] .

Nel febbraio 1877 anche p. Longo [36] parte definitivamente per l’Italia, lasciando scoperto il posto di cappellano militare e delle prigioni, di rettore e di insegnante in seminario. Fortunatamente, alla fine dello stesso anno il personale missionario viene rafforzato e ringiovanito con l’arrivo dei nuovi destinati, i pp. Luigi Sasso e Luigi Reidhaar, i quali sono mandati entrambi sul continente. Alla fine di settembre del 1877 ritorna a Hong Kong, sebbene ammalato, dopo parecchi anni di peregrinazioni, anche p. I. Borgazzi [37] . Nel marzo 1878 egli deve recarsi nelle Filippine per ricuperare la salute con cure di acque termali, ma, purtroppo, muore a Manila il 2 ottobre [38] . Al suo posto subentra p. Giuseppe Darmanin, giunto alla fine dello stesso anno.

            Nel contesto dei rapporti tra mons. Raimondi e p. Arnold Janssen, fondatore della Società del Verbo Divino, risalenti, come si è visto, agli anni 1873-74, il 20 aprile 1879 arrivarono a Hong Kong due padri verbiti, Giovanni Battista Anzer (1851-1903) e Giuseppe Freinademetz (1852-1908), per fare il loro primo tirocinio missionario in attesa di recarsi nella nuova missione che la S. Sede avrebbe affidato alla loro società nello Shandong. P. Anzer si occupò dell’insegnamento in seminario e rimase fino al maggio 1880, mentre p. Freinademetz fu mandato a far pratica dapprima a Sai Kung e poi in varie cristianità di Hong Kong (tra le quali anche l’isola di Lantao), fino al maggio dell’anno seguente [39] . Nel maggio 1880 p. Gustavo Gallo dal Henan scese a Hong Kong e si mise a lavorare nella chiesa centrale; ma si ammalò presto nel corpo e nella mente, per cui rimpatriò nel marzo 1882 [40] .  

Nell’ambito della Chiesa cattolica, il decreto di Propaganda Fide del 23 giugno 1879 [41] stabiliva cinque regioni ecclesiastiche in Cina e ordinava di attuare le assemblee sinodali entro un anno dalla pubblicazione del decreto stesso, da convocarsi dal vescovo seniore della regione stessa. Il Vicariato di Hong Kong veniva ad appartenere alla Quinta Regione, assieme alle province del Guangdong, Guangxi e Fujian, e ospitò i tre sinodi di questa regione, tenuti nel 1880, 1891 e 1909.

Il Primo Sinodo della Quinta Regione ecclesiastica della Cina [42] , presieduto da mons. Raimondi, si svolse quindi a Hong Kong dal 4 all’11 aprile 1880.  

Nell’autunno del 1880, mons. Raimondi, assillato dai problemi finanziari causati dalle crisi economiche menzionate sopra, esprime a Propaganda il desiderio di assentarsi dalla Missione per fare questue e per ricuperare la salute. La Sacra Congregazione gli ordina di non stare via da Hong Kong più di otto mesi e lo ammonisce a non raccogliere fondi, altrimenti gli altri sussidi dall’Europa verrebbero ridotti [43] .. Mons. Raimondi, dopo aver delegato il diritto di rappresentanza presso il governo a p. Burghignoli (9 maggio 1881), si mette in viaggio: si reca dapprima in Giappone, poi a San Francisco; sale quindi in Canada (Montreal, Quebec e Ottawa), per discendere ancora negli Stati Uniti toccando varie città, e infine andare in Messico. Fa una capatina persino a Lima, in Perù, a trovare suo fratello Antonio, per poi ritornare a San Francisco, e ad Hong Kong. Mentre è in viaggio raccoglie fondi per l’erigendo nuovo Collegio S. Giuseppe e per la cattedrale. Rientra in Hong Kong alla fine del 1882, portando con sé, oltre a ulteriori finanziamenti, anche un chierico tedesco, Adolfo Ceyer, da San Francisco. Costui viene ordinato sacerdote nel giugno 1883, ma il mese seguente lascia definitivamente Hong Kong per incapacità di adattamento [44] .

Nel frattempo, infatti, nonostante le difficoltà finanziarie, è stato acquistato, anche in vista della costruzione della futura cattedrale e del collegio, uno spazioso appezzamento di terreno in Glenealy, che si stendeva da Caine Road a Robinson Road. Sei mesi dopo, il 4 novembre 1881, il governatore John Pope Hennessy pone la prima pietra per una nuova sede del collegio [45] .

Durante l’assenza del vescovo nel 1881 e 1882, p. Burghignoli dovette occuparsi anche delle pratiche burocratiche per le nuove costruzioni del collegio e della cattedrale, mentre p. Viganò ne supervisionava i lavori [46] . Nel 1883, dopo il trasloco nel nuovo collegio, inaugurato alla festa dell’Epifania (6 gennaio) alla presenza di mons. Raimondi e del governatore interinale Sir William Marsh (dal marzo 1882 al marzo 1883), vi insegnavano una decina di Fratelli con circa 300 studenti.

Il 10 giugno 1884 partono da Milano i pp. Romeo Peroni di Fano e Antonio Benetti. Arrivati in luglio, sono entrambi trattenuti dal vescovo in Hong Kong e affidati a p. Burghignoli. Imparano le lingue, lo aiutano con zelo rendendolo pienamente soddisfatto. P. Peroni è assistente nella chiesa centrale, p. Benetti rettore del Seminario.

L’anno 1885 fu terribile a causa del succedersi di parecchie epidemie: in luglio il colera entrò anche nel convento delle suore; in agosto si ammalò gravemente p. Burghignoli che dovette restare a letto parecchio tempo, come accadde in seguito anche a p. Viganò [47] . Il 10 novembre 1885 parte dall’Italia p. Domenico Pozzoni. Arrivato il 19 del mese seguente, viene assegnato subito al continente con p. Piazzoli. Nell’aprile 1886 sono ordinati sacerdoti i pp. Francesco Cheong e Gioacchino Leong.  

L’incorporazione giuridica della Chiesa cattolica nella colonia (1883-1885)         

 

Ma in Hong Kong si profilava per la Chiesa cattolica un altro grave problema legale. Nel 1883 il presidente della Corte suprema (Chief Justice) dichiarò, riguardo a un caso relativo alla proprietà della London Missionary Society, che quest’ultima non poteva appellarsi alla Corte perché non era una società registrata, e che i terreni a scopi caritativi non potevano essere venduti se non sotto leggi statutarie o per sanzione di un’ordinanza. Questo pronunciamento sollevò una serie di dubbi sul diritto di proprietà degli enti religiosi in Hong Kong e la Chiesa cattolica fu la prima a subirne le conseguenze. Nel 1882, in vista della costruzione della nuova cattedrale e collegio, aveva venduto a un commerciante cinese la proprietà di Wellington Street al prezzo di $ 100.000, ricevendo il 10% di caparra. Il compratore, approfittando delle buone condizioni del mercato immobiliare, aveva rivenduto la proprietà, con un guadagno di $ 40.000, a un altro cinese. Quest’ultimo, però, era andato in bancarotta, mettendo il primo compratore nell’impossibilità di completare la transazione. La Missione aveva tenuto la caparra, ma, a causa della dichiarazione del “Chief Justice”, si era trovata nell’impossibilità di rivendere la proprietà. La faccenda si faceva seria e urgente perché il terreno per la nuova cattedrale era già stato comprato a $ 50.000 e l’8 dicembre 1881 era stato celebrato l’inizio della costruzione della nuova cattedrale.

Nel 1884 la Missione dovette affrontare direttamente il grave incaglio giuridico. Si tentarono varie vie e si escogitarono diverse formulazioni. Ma non mancavano, in Hong Kong, personalità che cercavano di ostacolare l’incorporazione giuridica della Chiesa cattolica nella colonia. Mons. Raimondi, abbattuto e depresso per l’“imbarazzo, in cui ci troviamo” [48] , sfogò le sue preoccupazioni a Propaganda, che si rese disponibile a cooperare per una sistemazione regolare della questione [49] .

Il 22 aprile 1885, dopo varie vicissitudini, si arrivò alla terza lettura nel Concilio legislativo coloniale dell’ordinanza relativa all’incorporazione della Chiesa cattolica in Hong Kong come persona giuridica. L’approvazione non era stata facile, a causa dei pregiudizi dei membri del Concilio che si erano aggrappati a elementi secondari, come la formulazione dei titoli ecclesiastici, e a quisquilie legali. La formulazione finale lasciava da parte il nome della Sacra Congregazione di Propaganda Fide come proprietaria e affermava: “Il Rev.mo Giovanni Timoleone Raimondi, vescovo cattolico romano titolare di Acanto e detentore della nomina ecclesiastica di Vicario apostolico della Chiesa cattolica romana in Hong Kong, e i suoi successori che deterranno la stessa nomina, o il dignitario romano cattolico che al momento detiene la giurisdizione ecclesiastica suprema nella Chiesa cattolica romana in questa Colonia, dovrà, agli scopi di questa ordinanza, essere un ente corporativo” [50] .. A conseguenza di questo atto giuridico, nonostante gli inconvenienti incontrati, la Chiesa cattolica non solo poteva nel novembre 1885 firmare il contratto di vendita delle sue proprietà situate nel centro della città, ma diventava così una società ufficialmente registrata e integrata nella vita della colonia britannica.

 

La proposta della divisione del Vicariato (1885-1886)

 

All’interno della Missione stessa, nel frattempo, fu sollevata la proposta di dividere il Vicariato, date le situazioni completamente diverse nella colonia inglese e nella sua sezione continentale. Inoltre, il continente registrava un maggior progresso di lavoro apostolico. A metà 1886 nel Vicariato vi erano 6.800 cattolici, distribuiti attorno a tre chiese in città e a 34 cappelle sul continente. Fu p. Piazzoli, che, dal marzo al novembre del 1885, si era recato in Italia per rifarsi in salute, a proporre la divisione sia a Milano che a Roma [51] . Propaganda prese sul serio l’idea e sottopose a mons. Raimondi il piano di dividere il Vicariato, cioè l’isola di Hong Kong dal continente cinese [52] . Raimondi dapprima rimase un po’ disgustato dalla proposta, perché egli aveva fatto di tutto per estendere i confini della “piccola” Missione di Hong Kong; ma poi accondiscese e contropropose a mons. Marinoni un’eventuale divisione tra colonia inglese e territorio cinese, proposta che il superiore fece sua e sottopose a Propaganda [53] .

Nella primavera del 1886 mons. Raimondi, oltre a sentirsi subissato dalle difficoltà finanziarie – anche perché Lione aveva ridotto i sussidi da 23.000 a 11.000 franchi – subì un ulteriore grave attacco della malattia che lo avrebbe portato alla tomba. Il medico gli consigliò un cambiamento di clima, ma lui, dichiarandosi “invalido”, si ritirò per alcune settimane a West Point nella chiesa del Sacro Cuore, vivendo e operando come un semplice “parroco” in semi-ritiro. Il 4 maggio 1886 chiese a Propaganda di assentarsi dal Vicariato per raccogliere fondi e presentò persino le proprie dimissioni che, però, Roma respinse.

“Mons. Raimondi, non sentendosi affatto in forze – e per questo parlava spesso di dimissioni – da qualche tempo si era ritirato a West Point... Là lo ha trovato P. Cicalese nel maggio 1886 e là chiese il permesso a Roma di lasciare la missione per questuare... La SCPF glielo concesse ‘a tempo indeterminato’, ma che non pensasse a rinuncia di sorta... Delegasse tutte le facoltà a P. Burghignoli per la colonia inglese e a P. Piazzoli per il continente, due pro-vicari... ‘Per tal modo, rimanendo ancora unito il vicariato sotto la dipendenza di S.V., se ne andrà preparando la divisione, già altre volte proposta, come in parecchi altri vicariati della Cina’....” [54] .

E mons. Raimondi così fece, anche se con un certo disappunto di p. Piazzoli, che se ne sfogò con Marinoni: “Mons.Raimondi partì oggi e prima di partire mi diede, in iscritto, le facoltà come Pro-Vicario su quasi tutta la Missione al continente, dico su quasi tutta, perché ne escluse una parte, cioè (è Monsignore che parla) ‘su quella parte che Lei dirige presentemente, e per il resto della Missione, nominò il P. Burghignoli’. I limiti accennati dalla Propaganda per la mia giurisdizione e per quella di P. Burghignoli, intesi letteralmente sarebbero difficili a realizzarsi, quindi scrissi in Propaganda per spiegazioni, ma finora non venne nessuna risposta…” [55] .

 

 

Gli avvicendamenti generali negli ultimi anni di mons. Raimondi (1886-1894)

 

Con il permesso ottenuto da Roma, mons. Raimondi lasciò nuovamente Hong Kong il 27 novembre 1886. Si recò dapprima in Australia presso alcuni amici che gli avevano promesso assistenza e cura, poi in America, intrattenendosi in Messico per un lungo soggiorno. Scopo del viaggio era riacquistare la salute e cercare finanziamenti per la cattedrale. La salute non era sempre buona, tanto più che accettava inviti frequenti per visite e predicazioni. In Australia ebbe la gioia di rivedere il suo compagno di partenza del lontano 1852: p. Angelo Ambrosoli. Visitò pure i cinesi emigrati che incontrava nelle diverse città; forse anche per questo aveva condotto con sé il chierico Paolo Lu. Rimase assente da Hong Kong per circa tre anni e vi fece ritorno nell’agosto 1889. Il viaggio gli aveva portato ben pochi benefici alla salute; ma fu soddisfatto di trovare completata una cattedrale “bella e imponente” [56] .

Durante i tre anni di assenza di mons. Raimondi, di nuovo tutto il peso della responsabilità dell’amministrazione del vicariato era caduto sulle spalle di p. Burghignoli. Nel 1888 era stato costruito, al lato settentrionale della cattedrale, anche il nuovo seminario dedicato all’Immacolata Concezione, dove si trasferirono i 12 seminaristi.

Nel 1886 le Suore Canossiane allargarono i loro impegni a Yau Ma Tei, nel 1887 a Tsim Sha Tsui con la casa di riposo Emmaus, nel 1891 a Shau Ki Wan e a Hung Hom, aprendo scuole e dispensari, e infine nel 1893 a West Point, iniziando la scuola del Sacro Cuore [57] .

Anche l’apostolato continuava a fare progressi. Nel 1887 i cattolici erano 6.850 e nel 1889 salirono a 7.020, mentre la Missione aveva 29 scuole con 1.260 alunni [58] .

Ai primi del 1889 arrivò a Hong Kong p. Pietro De Maria, accompagnato da p. Viganò che ritornava dall’Italia dove si era recato dopo la metà del 1887 per motivi di salute. P. De Maria rimase a lavorare in Hong Kong insegnando in seminario fino all’inizio del 1891, quando fu mandato nell’Hoi Fung. Nel frattempo, infatti, era arrivato p. Pietro Gabardi che poteva sostituirlo. Questi si mise presto ad aiutare p. Benetti in seminario, oltre che nell’apostolato in cattedrale.

Riguardo al progresso statistico, all’inizio del 1891, su una popolazione complessiva della Missione di circa un milione di abitanti (nella colonia, 221.441), i cattolici erano circa 7.300, con 5 stazioni principali e 14 secondarie, 93 battesimi di adulti, 8 missionari italiani e 5 preti cinesi, 52 suore europee e 21 indigene, 4 chiese e 32 cappelle, 2 collegi, 14 scuole maschili con 421 alunni, 14 scuole femminili con 580 alunne, 4 case della S. Infanzia con 400 bambini e 4 orfanotrofi con 440 orfani [59] .

Dopo la metà del 1891, come si vedrà, p. Piazzoli fu costretto dalla malattia a lasciare il continente e a ritirarsi in Hong Kong; poté rialzarsi per celebrare, proprio lo stesso giorno in cui p. Burghignoli fu a sua volta costretto a letto. L’8 novembre 1891 si aprì in Hong Kong il secondo Sinodo della Quinta Regione ecclesiastica della Cina: p. Burghignoli, malato, venne sostituito come segretario da p. Piazzoli [60] . Questi, dopo la morte del primo (2 gennaio 1892), ne ereditò anche il posto di procuratore della SCPF (18 marzo).

Il 2 novembre 1892 arrivarono due nuovi missionari: i pp. Davide Arvat e Giovanni Spada, destinati subito il primo all’Hoi Fung e il secondo a Sai Kung. “Hong Kong era un piccolo posto in quei tempi e Kowloon non esisteva 40 anni fa, quando vi arrivai”, ricorderà p. Spada. “Hong Kong aveva una popolazione nativa di 230.000 persone, mentre gli europei erano circa 5.000. C’erano poche case in Kowloon e un piccolo villaggio a Yau Ma Ti. La funivia per il picco di Hong Kong era stata aperta poco prima del mio arrivo, e la gente aveva appena cominciato a costruire residenze sulla cima. La De Vaux Road era la Praya (lungomare)...” [61] .

Riguardo al Riformatorio S. Luigi, i Fratelli lo ressero dal 1875 fino al 1893, quando furono sostituiti per la sezione cinese da p. Andrea Leong e per la sezione europea da p. De Maria. Nel 1894 il governo chiese di riorganizzare il Riformatorio affinché vi fossero accolti anche giovani delinquenti da rieducare. A questo scopo fu chiamato come direttore p. Viganò [62] .

Mons. Raimondi spese i suoi ultimi anni preoccupandosi della formazione religiosa degli studenti, facendo attenzione che i testi scolastici non contenessero nulla che intaccasse la fede cattolica [63] . Le scuole cattoliche nella Colonia, escludendo quelle gestite da privati cattolici, da 12 con 329 studenti e 261 studentesse nel 1875 erano salite a 14 con 10.794 studenti nel 1894 [64] .

 Sviluppo dell’apostolato nella colonia (1875-1894)  

Il distretto centrale di Hong Kong era il cuore della Missione, dove si concentravano le istituzioni, gli avvenimenti e le decisioni più importanti. Mons. Raimondi vi abitava e da qui si spostava per le visite pastorali e per i viaggi di riposo e di questua. Tutti i missionari facevano capo a questo centro per i bisogni del lavoro pastorale e della salute fisica. I nuovi arrivati vi giungevano e vi dimoravano per qualche tempo, prima di ricevere la destinazione. Vi facevano recapito anche tutte le persone ecclesiastiche di passaggio per o dalla Cina.

Nel 1875 il responsabile dell’apostolato era il provicario e procuratore di Propaganda Fide, p. Burghignoli. Il distretto, oltre al Seminario, comprendeva altre istituzioni: il Collegio S. Salvatore in Pottinger Street, il Convento italiano delle Canossiane in Caine Road, che avevano anche una speciale scuola mista in Hollywood Road.

Nella cattedrale si celebravano due messe quotidiane nei giorni feriali e quattro alla domenica. Nella messa solenne domenicale si faceva il discorso in portoghese. Ogni giovedì ed ogni domenica, dopo un’ora di catechismo in portoghese, veniva impartita la benedizione eucaristica.

La vita della comunità, dominata dal gruppo portoghese sotto la guida solerte e precisa di p. Giuseppe Burghignoli, si concentrava soprattutto nella celebrazione delle grandi feste e ricorrenze, nelle attività delle confraternite e delle associazioni, e nell’organizzazione di iniziative speciali. Oltre alle feste liturgiche consuete dell’anno, si celebravano in modo solenne il Triduo pasquale, con la processione della Passione e le Tre Ore dell’Agonia, la festa patronale dell’Immacolata, l’anniversario della consacrazione episcopale di mons. Raimondi (22 novembre) e le varie ricorrenze papali. Le confraternite o associazioni più attive erano la Confraternita del SS. Sacramento, la Società di S. Vincenzo de’ Paoli, il Circolo cattolico e la Confraternita della S. Infanzia (fondata il 30 novembre 1879). Le iniziative speciali principali erano i bazar annuali per raccogliere fondi per i poveri, i pellegrinaggi alla tomba di S. Francesco Saverio all’isola di Shangchuan, gli spettacoli musicali e teatrali della banda e delle varie associazioni.  

La ricostruzione della Chiesa di S. Giuseppe (1875-1877)  

Di ritorno a Hong Kong nel gennaio 1875, vedendo la bella chiesa di S. Giuseppe ridotta a un “mucchio di rovine” dal tifone, come si è visto,  mons. Raimondi si era chiesto quando si sarebbe potuto riedificarla. Un po’ di fondi li aveva portati dall’Italia, altri ne aveva sollecitati in Hong Kong tramite appelli vari, anche al governo locale e a Londra stessa, per convincere le autorità locali a concedergli un sussidio almeno pari ai 3.000 dollari che egli aveva già raccolto. Ma quando, nella seduta del Consiglio della colonia del 7 gennaio 1876, il governatore Arthur Kennedy propose il sussidio per la ricostruzione della chiesa, uno dei membri si dichiarò contrario a che si spendesse il denaro pubblico in favore di una “politica tiranna, che terrebbe i ragazzi lontani dalla scuola pubblica e negherebbe i sacramenti a chi la frequentasse” [65] ; tutti acconsentirono tacitamente e il sussidio non fu votato.

Nonostante questi ostacoli, i missionari si diedero da fare e trovarono benefattori anche dove non se lo aspettavano. Così la chiesa venne ricostruita non meno bella di prima e fu riaperta solennemente il 3 giugno 1877, ricorrenza giubilare del Papa Pio IX che mandò la sua benedizione speciale. Il telegramma papale fu letto in chiesa dal vicario, presenti il nuovo governatore John Pope Hennessy e altre autorità locali e diplomatiche [66] .

Con la benedizione, la chiesa cominciò a operare in modo abbastanza autonomo, servita principalmente dal cappellano militare, ufficio ripreso da p. Viganò, specialmente per la comunità cattolica delle forze armate britanniche. Si celebrava una messa alla domenica con discorso in inglese e la benedizione eucaristica al pomeriggio; in certi periodi si aggiungeva anche una messa al giovedì.

Alla chiesa fu presto aggiunto un locale ricreativo di fianco alla facciata, il Club di S. Patrizio, per offrire un luogo di ritrovo e di svago ai soldati. Venne inaugurato da mons. Raimondi e da p. Viganò che ne aveva curato la costruzione (17 marzo 1879) [67] .

P. Giuseppe Darmanin ufficiò come responsabile della chiesa di S. Giuseppe nei primi mesi del 1879 [68] ma, non riuscendo a sopportare il clima, presto si ammalò e dovette tornare in Italia (26 maggio 1879) [69] . Il cappellano militare, p. Viganò, fu quindi aiutato e a volte sostituito da altri padri, specialmente durante il suo rimpatrio (dall’autunno 1887 all’inizio del 1889).  

La costruzione del nuovo Collegio S. Giuseppe e della Cattedrale [70]  

Fin dagli anni 1878-79 nei rapporti annuali si parla della necessità di costruire una vera cattedrale, dal momento che la chiesa dell’Immacolata in Wellington Street non risulta più sufficiente, è esposta a pericoli vari, nonché localizzata in un’area poco conveniente, troppo vicino a luoghi di divertimento. La sera del giorno di Natale 1878 divampa un incendio in Wellington Street, che continua fino al pomeriggio di S. Stefano, bruciando ben 316 case della città e il tetto della chiesa. Con l’aiuto di molti volontari si riesce almeno a salvare il mobilio dei locali della Missione [71] . Nel maggio 1880 mons. Raimondi, spinto dal bisogno di finanziamenti per la costruzione della nuova cattedrale, chiede al Governo della colonia un trattamento uguale a quello riservato alla Chiesa anglicana locale. Le autorità rifiutano la richiesta e, anche per altri motivi, il 19 maggio 1883 decidono di sospendere ogni sussidio pure alla Chiesa d’Inghilterra. L’uguaglianza di trattamento è quindi ottenuta, ma certamente non nella maniera auspicata [72] .

Nel 1883, come si è visto, la mancata incorporazione della Chiesa cattolica nella colonia come ente legale diventò un problema grave e urgente perché il terreno dove erigere la chiesa era già stato comprato e i lavori di costruzione erano già ufficialmente iniziati. Di ritorno dal suo viaggio, mons. Raimondi portò dei finanziamenti per la nuova cattedrale, della quale constatò che “le fondamenta, solidissime e tutte di pietra viva, erano quasi finite; si deve tutto al P. Viganò che ha lavorato indefessamente” [73] . L’8 dicembre 1883 il vescovo presiedette alla cerimonia della benedizione delle fondamenta, in presenza del nuovo governatore, Sir George Ferguson Bowen (marzo 1883 - dicembre 1887) [74] .

Nel novembre del 1885, in seguito all’incorporazione giuridica della Chiesa cattolica, fu finalmente venduta la proprietà della Missione in centro città. La consegna doveva essere fatta sei mesi dopo, per cui l’ordinazione sacerdotale dei pp. F. Cheong e G. Leong, nell’aprile 1886, risultò l’ultima cerimonia solenne fatta nella vecchia chiesa. Il 31 maggio, dopo la celebrazione dell’ultima Messa, tutta la proprietà venne consegnata ai nuovi padroni. Le funzioni liturgiche furono poi condotte in un locale temporaneo costruito presso il cantiere della nuova cattedrale.

In occasione della benedizione delle fondamenta, mons. Raimondi aveva dato appuntamento ai presenti, autorità e fedeli, a tre anni dopo, sperando che per quella data la costruzione sarebbe stata terminata. Fu un calcolo errato, perché la mancanza di fondi costrinse a rinviare ulteriormente la benedizione della chiesa. Il vescovo, nel frattempo, come si è visto, si mise nuovamente in viaggio, facendosi questuante.  

La benedizione e l’apertura della Cattedrale ebbero luogo il 7 dicembre del 1888, a cinque anni esatti dalla posa della prima pietra. La cerimonia fu ufficiata da mons. Charles Arsén Bourdon delle MEP, vescovo in Birmania, di passaggio per Hong Kong, con il discorso di circostanza in portoghese da parte di p. Burghignoli. Alla cerimonia presenziarono anche alte autorità della colonia e un buon numero di rappresentanti delle principali famiglie residenti, oltre naturalmente alla comunità cattolica. All’indomani, festa dell’Immacolata, ci furono il pontificale e i vespri solenni. Anche se la chiesa non era del tutto finita e non aveva né organo né campanile, provocò l’ammirazione di tutti i presenti per la sua slanciata linea gotica e le sue dimensioni (3.000 posti a sedere, 5.000 in piedi). Alla cerimonia erano assenti non solo mons. Raimondi, ma anche il sovrintendente della costruzione, p. Viganò. Questi, rimpatriato per motivi di salute, ritornò ristabilito il mese successivo. Fu entusiasta dell’edificio: “La cattedrale, oh! essa è l’unica costruzione che attira l’occhio di chi guarda Hong Kong, per grandezza e bellezza: è la prima, e senza confronto, delle molte altre fabbriche chiamate chiese...” [75] .

La cattedrale completata non solo provvide uno spazio maggiore per il culto e un ambiente più adatto, ma rappresentò anche l’inserimento visibile nella società di Hong Kong di una istituzione originalmente straniera, la Chiesa cattolica, diventata nel corso degli anni un elemento integrante per la crescita e lo sviluppo della Colonia [76] .  

Il 2 gennaio 1892 la cattedrale e il vicariato subirono la grave perdita di p. Burghignoli, dopo alcuni mesi di malattia [77] . Il suo funerale fu celebrato il sabato pomeriggio seguente, presieduto da mons. Raimondi. Il quotidiano locale The Hong Kong Daily Press scrisse: “La sua morte sarà molto pianta dall’intera comunità, in generale e specialmente dai poveri della Chiesa cattolica, che hanno trovato sempre in lui un amico sincero e un avvocato comprensivo”. E riportava: “Il corteo era veramente imponente, allungandosi per un intero miglio, ed era composto di quasi tutta la comunità cattolica della Colonia”. Secondo l’attestato di tutta la gente dell’epoca, p. Burghignoli lasciava un bellissimo ricordo di sé ed era morto in fama di grande santità.. Le Suore Canossiane furono particolarmente rattristate dalla sua scomparsa. La loro superiora lo testimoniò pubblicamente: “La ferita fattaci in cuore fu sì viva che tuttora ne soffriamo l’acerbo dolore. Lasciò egli un vuoto indicibile attorno a noi, mentre ci era Confessore e Padre. La perdita fu gravissima per tutti i cattolici di Hong Kong, perché la sua santità lo faceva tutto a tutti” [78] .

La responsabilità dell’apostolato del distretto centrale venne assunta da p. Peroni fino al 1894 [79] e, dopo il rimpatrio di questi per malattia, da p. Gabardi. Il 1892 vide anche il rimpatrio di p. Benetti [80] , rettore del seminario,  a causa delle conseguenze di una frattura alla gamba. La cura del seminario fu assunta dallo stesso p. Gabardi. Per supplire alla mancanza di personale, p. De Maria fu richiamato dall’Hoi Fung, verso la fine del 1892.  

Apostolato nel distretto orientale di Hong Kong  

Nel 1875, dopo il Sinodo, responsabile del distretto orientale era p. Viganò, coadiuvato da p. Marco Leong che curava la comunità cinese. Il distretto includeva, oltre alla chiesa di S. Francesco Saverio, anche una cappella nel cimitero S. Michele nella “Valle felice” (Happy Valley) e, a Wanchai, il convento delle Suore francesi di S. Paolo – che comprendeva l’Asilo della S. Infanzia, un orfanotrofio, un ospizio per donne e una scuola – e il convento delle Canossiane con istituzioni caritative simili. Nella chiesa principale si celebrava una messa al giorno, alla domenica due, una con l’omelia in cinese e l’altra in portoghese; al pomeriggio della domenica c’erano classi di catechismo in cinese e in portoghese, seguite dalla benedizione eucaristica.

P. Viganò scriveva nel novembre 1877: “Il mio distretto, S. Francesco Saverio, in due anni ha più che raddoppiato la sua popolazione, generalmente con gente scappata per la miseria che regna in Macao. E qui non regna certo l’abbondanza. Vari mercanti di antica data chiusero i negozi e lasciarono l’isola: ora anche le banche incominciano a chiudere ed andarsene, primo di tutti il ‘Comptoir d’Escompte’ di Parigi. Chi resta restringe gli affari, diminuisce gli impiegati e così i miei cristiani, in gran parte scrivani, sono sul lastrico. Il peggio si è che questa gente, per poveri che siano, non si adatteranno mai a fare un altro mestiere, cosa da loro giudicata indecorosa” [81] .

Per la festa di S. Francesco Saverio, il 3 dicembre 1878, “il piccolo villaggio cattolico, che è cresciuto attorno alla chiesa di S. Francesco, mostrava un’atmosfera gioiosa con una grande varietà di ornamenti e drappeggi” [82] . Alla fine del marzo 1879, mons. Raimondi vi compì la visita pastorale passando quattro giorni con i due padri responsabili [83] . P. Viganò rimase rettore del distretto orientale di Hong Kong fino alla metà del 1887, quando dovette rimpatriare per malattia. Dal momento, però, che era anche cappellano militare, l’apostolato quotidiano era portato avanti e poi continuato da p. Marco Leong.  

Apostolato nel distretto occidentale di Hong Kong  

Nel 1875 il responsabile del distretto occidentale era p. Tagliabue, che dirigeva anche il Collegio S. Salvatore, aiutato da p. Giacomo Leong. L’apostolato si accentrava attorno alla cappella del Riformatorio di West Point, ma comprendeva anche le cappelle di Aberdeen e di Tsuen Wan sul continente, nonché le isole di Lantau e di Lamma.

Lo sviluppo del distretto vide dapprima lo spostamento della cappella dal Riformatorio in due locali di una residenza privata di un cattolico e poi la costruzione della cappella del Sacro Cuore, data la richiesta dovuta all’aumento della popolazione nell’area. Iniziata nel 1875, essa fu benedetta il 22 marzo 1879 da mons. Raimondi alla presenza del governatore Hennessy. P. Tagliabue lavorò nel distretto occidentale fino al 1878, anno in cui lasciò definitivamente la colonia [84] . Venne sostituito dapprima dallo stesso mons. Raimondi, poi da p. Reidhaar, rientrato per malattia dal continente nel 1879, finché anche quest’ultimo non ritornò a Basilea, Svizzera (aprile 1884) [85] . Assistente e spesso anche sostituto in questo distretto fu dapprima p. Giacomo Leong che vi lavorò fino alla morte (2 luglio 1883) [86] , poi p. Gioacchino Leong, dal 1886 al 1893, e infine p. Andrea Leong dal 1893.

Nell’ambito del distretto, p. Carlo Monnier delle MEP trasferì la “Casa di Nazareth” con la sua tipografia da Macao a Taikulao (26 aprile 1885), aggiungendola alle istituzioni del suo istituto già presenti in Hong Kong, cioè la procura e la Casa Betania per il riposo dei missionari anziani e malati [87] . Attorno alla nuova casa, si andarono costruendo abitazioni per i cattolici che lavoravano nella tipografia, formando così gradualmente un villaggio tutto cattolico [88] . Responsabile dell’apostolato era p. Giuseppe Gaztelu (1852-1910) che nel 1886 vi aveva costruito anche una cappella [89] .

Nel 1892, non molto lontano dalla cappella del S. Cuore [90] fu costruita la chiesa dedicata a S. Antonio per un ex-voto. La vecchia cappella fu trasformata dalle Suore Canossiane nella scuola del Sacro Cuore.

Con il 1893 divenne rettore del distretto occidentale p. De Maria, aiutato da p. A. Leong, sia per il lavoro nella chiesa che nella direzione del Riformatorio, lasciata allora dai Fratelli delle Scuole cristiane.  

Sviluppo dell’evangelizzazione sul continente (1875-1894)  

“Uno dei punti che più mi interessa è la Missione sul continente cinese dove il Vicariato ha un po’ di estensione e dove arride un bel campo pel futuro – dove sono ottenuti i risultati del progresso solido che fa la Missione” – così scrive mons. Raimondi nel 1878 [91] . Le migliori speranze e aspettative dei missionari erano dirette verso il distretto del continente, dove si toccavano con mano maggiori risultati dell’apostolato. Nello stesso tempo la diversità della realtà insulare da quella continentale diventava sempre più chiara; perciò venne proposta la divisione del Vicariato, che però, come si è visto sopra, non fu realizzata.  

       Progressi nel San On e difficoltà nel Kwai Shin  

Con l’erezione in Vicariato i confini furono estesi ai tre distretti che formavano la missione della terraferma o “distretto continentale”: San On, Kwai Shin e Hoi Fung, con p. Piazzoli responsabile capo, residente a Sai Kung. Da questo distretto, come si è visto, si era già iniziata la diffusione del Cristianesimo in alcune zone del Kwai Shin, soprattutto attorno a Shui Mun Tau. Nell’aprile 1875, prima del sinodo, i pp. Piazzoli e A. Leong avevano fatto un giro di perlustrazione fino a Wai Chow, il capoluogo del Kwai Shin. Lo stesso p. Piazzoli ne dava un resoconto: “Per incarico di Mons. Raimondi sono stato a visitare la parte nuova di Missione che piacque a Propaganda aggiungere alla Missione di Hong Kong... Il distretto visitato si chiama Kwai Shin (mandarino Guishan) che significa ‘ritornati al bene’. Disgraziatamente questo nome è una bugia. Non solo sono pagani, ma di più sono famosi ‘mala itaque fama’. Dei ladri che si pigliano in Hong Kong, otto su dieci vengono da questo disgraziato distretto... Sono naturalmente contrari agli europei. Alcuni anni or sono, alcuni ministri protestanti da Canton, per via di fiume, arrivarono ad un mercato di questo distretto. Vi aprirono una scuola e iniziarono la distribuzione di Bibbie ‘volentibus et nolentibus’. Non passò un mese che furono costretti a fuggire e tutto fu abbruciato, né finora riuscirono a ritornarci. Anche il missionario francese fu obbligato a ritirarsi e il suo catechista vi fu battuto. Da sette anni non vi ha rimesso piede. I pochi catecumeni che vi aveva fatti furono presi, battuti e derubati. Ebbi la consolazione di sentirne due narrarmi ‘gaudentes’ quanto avevano sofferto. Dopo sette anni di abbandono vi trovai, con mia somma meraviglia, una quarantina di battezzati e alcuni catecumeni. Per ricevere il battesimo e per confessarsi facevano due o tre giorni di cammino. Sono davvero ferventi. Con queste basi io confido che, se il buon Dio ci aiuterà a mettervi una stazione, vi si potrà far molto bene” [92] .

Dopo il sinodo, i padri ritornarono ai loro posti: a Sai Kung operava p. Piazzoli, mentre p. Stefano Chu andava a risiedere a Pak Shek Lung, ma si avvicendava fino a Nam Tau; p. A. Leong, da Tai Long e Chek Keng, si spingeva al di là del mare, soprattutto fino a Shui Mun Tau. P. A. Tam, subito dopo essere stato ordinato sacerdote in giugno, ricominciò a lavorare sul continente a Ting Kok. Sfortunatamente, dopo solo pochi mesi, moriva annegato nel mare di fronte a questo villaggio (3 novembre) [93] . A prendere il suo posto venne assegnato p. Matteo Fu, dopo la sua ordinazione sacerdotale.  

       La tragedia di To Yuen (Daoyuan)  

Risale a questi anni, 1874-75, l’inizio delle conversioni a To Yuen, nel Kwai Shin, per iniziativa di un abitante del luogo, che, recatosi a lavorare in Kowloon, si era convertito e di ritorno aveva diffuso la fede cristiana [94] . Nel 1877 p. Piazzoli vi compera un pezzo di terreno, con un contratto approvato e timbrato dal mandarino locale, allo scopo di fabbricarvi una cappella e una residenza a nome della Chiesa cattolica. All’inizio del 1878 un padre cinese vi si reca per fare i preparativi della costruzione. Gli abitanti del villaggio, istigati da un capo locale soprannominato Tai Ho-Pau (Grande Borsello), che odia i cristiani e tiranneggia tutta la regione, cominciano a molestare i lavoratori del cantiere. Il padre, prudentemente, fa interrompere i lavori e riferisce il caso al mandarino; ma questi cerca di lavarsene le mani, non volendo intromettersi, accampando la scusa di dover attendere le direttive di Canton. Nell’agosto 1878 p. Piazzoli si reca a Canton e ottiene l’assicurazione del console francese che il viceré di Canton ha dato il permesso di far procedere la costruzione della chiesa. P. Piazzoli, ritornato a To Yuen in novembre, viene informato dal mandarino che non gli è giunta nessuna istruzione da Canton. Il padre si mostra conciliante con lui e con gli abitanti del villaggio, accettando che sia un cristiano cinese a fabbricare una casa per poi concederla in uso al missionario.

L’11 novembre i responsabili del villaggio si radunano nel tempio locale e giurano di uccidere tutti i cristiani. Fanno informare di questa decisione il cristiano che aveva promesso di fabbricare la casa. P.. Piazzoli, ritornato nel frattempo a To Yuen con il prete cinese, si accorge che circolano armi. Manda il prete cinese a chiamare il mandarino perché li protegga, ma senza risultati. Il mattino del 21 novembre, p. Piazzoli vede con i propri occhi una decina di uomini armati portare via il cristiano Chin Kim-sin [95] e ferirne un altro a fucilate. Manda subito dal mandarino il primo cristiano che incontra; qualcuno spara due colpi di fucile contro quell’uomo, fortunatamente senza colpirlo. Altri cristiani sono presi e legati. Poco dopo, la casa ove sta p. Piazzoli viene assaltata e invasa da uomini armati che, sfondata la porta, mettono tutto a soqquadro e s’impossessano di ogni cosa. Intimano al padre di scendere dal secondo piano dove si è rifugiato. P. Piazzoli si affaccia alla finestra cercando di calmarli; gli gettano contro una pietra e due lance, ma non lo colpiscono. Non osano sparargli, ma salgono e lo derubano di tutto, eccetto della veste che indossa, e poi se ne vanno. In questo stato, il padre rimane da solo fin verso sera, quando vengono a trovarlo tre pagani da cui viene a sapere che i cristiani catturati sono sette. Li prega di andare a chiedere di lasciarli liberi, ma essi non acconsentono. Di notte, con l’aiuto di quattro pagani di un altro villaggio, si mette in salvo in una bottega a un’ora di distanza. L’indomani è informato da testimoni cristiani e pagani che, dei sette cristiani presi, due hanno apostatato e sono stati liberati, mentre gli altri cinque sono stati uccisi e bruciati. Lui stesso, dal suo rifugio, la notte precedente, ha visto divampare il fuoco. P. Piazzoli si reca allora in mandarinato a protestare e porgere denuncia, ma le autorità lo fanno ricondurre alla bottega e custodire da guardie. Dopo qualche giorno mandano una portantina per farlo riportare in mandarinato, dove cercano di fargli ritirare l’accusa e sottoscrivere un’altra dichiarazione. Il padre è tenuto sotto custodia per quattro giorni, poi finalmente viene lasciato libero. Nel frattempo, alcuni capi di altri villaggi vanno a To Yuen e promettono alle vedove degli uccisi un risarcimento in denaro. I parenti degli uccisi, però, vengono legati per impedire loro di andare in città a sporgere denuncia. P. Piazzoli, quando viene a saperlo, prega il prefetto di andare a liberarli e di condurli in mandarinato per interrogarli. Il prefetto va, ma li costringe sotto minaccia a firmare deposizioni false. Inoltre, il magistrato nega l’esistenza di ogni indizio e fa imprigionare un cristiano, oltre a continuare a tenere virtualmente prigioniero lo stesso p. Piazzoli [96] .

In seguito, la faccenda venne nuovamente sottoposta al console francese: ci furono scambi di corrispondenza, visite a Canton di Raimondi e Piazzoli per ottenere dal viceré il ritiro di manifesti calunniatori appesi nel villaggio, oltre al permesso per la costruzione della cappella e della residenza. Ma inutilmente. Anche il processo a Wai Chow, nel marzo 1879, dei primi quattro accusati dell’eccidio dei cristiani non portò a nessuna conclusione. Anzi, a To Yuen i cristiani non potevano ritornare, a meno che avessero inteso apostatare e pagare una multa. Anche sulla testa di p. Piazzoli fu posta una grossa taglia. Due anni dopo, nel febbraio 1880, la situazione in To Yuen non era migliorata di tanto: i cristiani erano rientrati nel villaggio accompagnati dal mandarino, ma non avevano ricevuto indietro tutte le proprietà a loro rubate. P. Piazzoli era consigliato di starsene lontano dal villaggio perché non gli si garantiva nessuna protezione. Il permesso di costruire la residenza o la chiesa non arrivava mai e incontrava sempre opposizione [97] . Nella prima metà del 1882, sei dei colpevoli dell’eccidio dei cristiani vennero liberati. Alle proteste di p. Piazzoli presso il viceré, questi liberò anche gli ultimi due nel 1883. Il clima anti-occidentale e anti-cristiano andava peggiorando a causa della guerra della Francia contro la Cina per l’Annam (1884-85), per cui la presenza e il lavoro missionario a To Yuen dovettero essere abbandonati, almeno per il momento [98] .

I cattolici perseguitati di questo villaggio e di altre parti del Kwai Shin trovarono rifugio in Kowloon Shing, dove costruirono le proprie case attorno alla cappella di S. Francesco: qui la cristianità, che dapprima era piccola, si ingrandì notevolmente. Una volta al mese, un sacerdote da Sai Kung vi si recava per l’amministrazione dei sacramenti [99] .  

       Lo sviluppo in altre aree  

Nel 1876 si registrarono anche i primi battesimi nel villaggio di Chun Kok, nel distretto del Tung Kun. Questo fatto suscitò l’opposizione del missionario francese delle MEP, che considerava il villaggio appartenente alla Prefettura di Canton. Ne nacque una lunga disputa sui confini del Vicariato tra mons. Raimondi, mons. Guillemin e Propaganda Fide: quest’ultima, per impedire ulteriori contese, stabilì che tutto il Tung Kun appartenesse a Canton [100] .

Dal settembre al dicembre 1877, p. Piazzoli dovette recarsi dapprima a Macao e poi nel nord della Cina, a Shanghai e Chefu, per scuotersi di dosso le continue febbri che da due anni lo abbattevano [101] .. Durante la sua assenza, fu sostituito da p. Burghignoli che ne approfittò per rivisitare con p. A. Leong i suoi villaggi di un tempo, in particolare Sai Kung, Yim Tin Tsai, Chek Keng, Tai Long, ecc. A Pak Shek Lung, con p. Chu, fece il “falò delle superstizioni” e battezzò 7 famiglie [102] .

In dicembre, p. Piazzoli visitò Nam Tau e, all’inizio del 1878, accolse a Sai Kung i due novelli missionari, i pp. Sasso e Reidhaar, per il loro primo tirocinio. La missione continentale era così meglio provvista di personale: tre sacerdoti italiani ( i “Tre Luigi”) e tre cinesi. Pochi mesi dopo, p. Reidhaar andò ad aiutare p. Chu, mentre p. Piazzoli, nel maggio 1878, come si vedrà, condusse p. Sasso in Hoi Fung.

Le comunità del San On, intanto, crescevano in numero e in dimensione: se ne formavano delle nuove, specialmente a Pak Sha Au, Che Ha, Sham Chung, Pak Shek Lung, Wang Yi Chow, Leung Suen Wan, Tai Wan Tau, Nam Shan ecc. Mons. Raimondi non mancava di mantenere i contatti: il 3 febbraio 1879, accompagnato da p. Chu, attraversò il mare da Shau Ki Wan sbarcando a Ha Wan (probabilmente l’attuale Tin Ha Wan o Junk Bay); dopo mezz’oretta di viaggio raggiunse Tai Wan Tau, dove l’anno precedente i primi 35 convertiti avevano ricevuto il battesimo e costruito una cappella. Il giorno seguente si recarono a Sai Kung, accolti da p. Fu a suon di mortaretti e banda, incontrando i 77 cattolici per due giorni e dimorando nella residenza situata accanto all’ampia chiesa e al convento per le suore cinesi catechiste. Si recarono quindi a Yim Tin Tsai (69 battezzati) dove dopo la Messa fecero una processione al cimitero e, poi, a Wang Yi Chow (50 battezzati e 20 catecumeni); da qui salirono a Chek Keng che aveva una chiesa nuova (62 battezzati, solo 3 pagani) e a Tai Long, la più grossa cristianità con 162 battezzati e la più ampia cappella; visitarono infine Sham Chung (34 cattolici), finendo la visita a Che Ha (54 battezzati) [103] . Dal 16 al 27 aprile seguenti il vescovo riprese la visita della parte occidentale del San On, dove lavorava p. Chu.

Nei primi mesi del 1879 p. Reidhaar dovette ritirarsi in Hong Kong per motivi di salute. Dall’agosto del 1879 all’aprile del 1880 lavorò a Sai Kung, come si è già accennato, il verbita tirolese, il futuro Santo p. Giuseppe Freinademetz, per fare la sua prima pratica missionaria [104] .

Nel 1880 fu costruita la chiesa a Pak Sha Au e a Tan Ka Wan [105] .

Il 12 settembre 1882 moriva p. Stefano Chu [106] . Nel San On e Kwasi Shin rimasero solo i pp. Piazzoli, A. Leong e M. Fu. Intorno alla metà del 1884 le cappelle nel San On e Kwai Shin erano circa una quindicina. Ma negli anni 1884-85 si manifestarono le brutte conseguenze della guerra della Francia contro la Cina: “Il colpo è giunto fino a noi, perché siamo nella provincia di Canton; e martedì scorso sentii che le nostre due case a Nam Tau (cappella e casa della S. Infanzia) furono chiuse per ordine del mandarino. Lo stesso giorno arrivò pure una terziaria cinese da Sai Kung riferendo anche lei che il P. Piazzoli era in grande pericolo di essere preso; che si erano messi fuori manifesti in cui si promettono 500 scudi a chi prendesse P. Luigi...” [107] .

Per sicurezza, nel settembre 1884, p. Piazzoli si rifugiava in Hong Kong, ma il primo ottobre scriveva: “Oggi tento di rientrare in missione segretamente per visitare alcune cristianità e i due preti cinesi che sono ancora là.. Sanno che sono fuggito, quindi per alcuni giorni non sarò in pericolo, poi ritornerò a Hong Kong” [108] . Le sofferenze delle cristianità del San On, tuttavia, non sono paragonabili a quelle delle comunità sotto la cura dei missionari francesi. La cristianità più provata fu Nam Tau.

Dal 24 febbraio al novembre 1885, come si è già accennato, p. Piazzoli si recò in Italia per rimettersi in salute [109] . Durante la sua assenza, p. Burghignoli di nuovo fece alcune visite sulla terraferma. Di ritorno in Hong Kong, p. Piazzoli, il 18 novembre, forniva già la relazione delle sue visite a metà delle sue cristianità e comunicava la sua intenzione di visitare presto anche p. Sasso in Hoi Fung e di dargli un aiutante [110] . Poco dopo, infatti, p. M. Fu venne trasferito là, mentre il suo posto nel San On fu preso da p. Domenico Pozzoni, appena giunto in Hong Kong.

P. Piazzoli, che, come si è visto, nel frattempo era stato nominato pro-vicario per il distretto continentale, scrisse verso la fine del 1886: “Quest’anno fu un continuo viaggiare. I cristiani in questi due anni furono poco visitati dal Padre sia a causa della persecuzione sia anche per la mia venuta in Italia. V’era un gran bisogno di visitarli tutti, spesso per raggranellare i dispersi ed incoraggiare i timidi. Quest’anno per soprappiù fui sempre solo. Se ho viaggiato molto e mi sono stancato non poco, non mancarono le consolazioni. Quei cristiani che si erano dispersi o raffreddati, quasi tutti ritornarono all’ovile. Di catecumeni però ne abbiamo ben pochi...” [111] .

Nel 1890 fu benedetta la chiesa di S. Giuseppe al posto della cappella sull’isola di Yim Tin Tsai [112] . Nel 1891 p. Piazzoli fu costretto a rientrare in Hong Kong perché l’irrigidimento delle gambe non gli permetteva più di camminare. Così nel San On e Kwai Shin rimaneva solo p. Pozzoni con p. A. Leong. Necessariamente, i due erano sempre in movimento: “Giriamo continuamente facendo una domenica o solennità ora in un luogo ora in un altro, pronti a correre qua e là per l’assistenza ai moribondi o per altro bisogno; per le solennità principali, si cerca di stare, per quanto è possibile, nei luoghi più centrali, per esempio, nel mercato di Sai Kung e si cerca di farvi venire i cristiani dispersi” [113] .

Nel luglio 1892, lo stesso padre provvedeva un resoconto complessivo della situazione:

“Nel distretto del San On … sono quattro paesetti i cui abitanti sono tutti cristiani [si tratta di Tai Long, Chek Keng, Shum Chung e Yin Tin Tsai], fatta eccezione di qualche persona non battezzata… Questi paesetti sono tra alti monti senza altre vie per andarvi che angusti sentierucci e passi… La quarta cristianità poi è un’isoletta [Yin Tin Tsai] formata da 110 persone circa, tutti cristiani e tutti di un sol cognome; sono i migliori cristiani della Missione… Le altre cristianità inferiori di questo distretto sono nove. Sei sono poco distanti tra loro e dalle quattro già nominate… Una di queste sei cristianità è, per la sua posizione, di maggior momento fra tutte, poiché trovandosi in un mercato [Sai Kung] serve come luogo di convegno per cristiani e di comunicazione dei cristiani tra loro e coi missionari. A questa cristianità essi vengono per cercare il missionario o per sapere dove si trovi; qui spediscono le lettere… Per cui è necessario tenervi sempre almeno un servo ed un catechista, il quale fa anche la scuola… In tutte questa cristianità vi è una cappella, semplice, senza ornamenti, ed una stanza pel missionario… In sette cristianità vi è anche una stanza per la scuola… in tre cristianità ci sono due stanze per quattro religiose cinesi, le quali a due a due dimorano un 15 giorni o un mese circa or in un luogo or in un altro per l’istruzione delle donne e fanciulle… Riguardo al distretto del Kwai Shin siamo ancora direi al principio. Vi abbiano tre sole piccole cristianità. La prima conta una trentina di cristiani molto buoni, e una ventina di catecumeni. Vi è cappella, stanza pel missionario e scuola fabbricata metà dal missionario e metà da una famiglia cristiana alquanto ricca e molto buona. La seconda conta di soli dieci cristiani e vi sono due vecchie stanzette che minacciano di cadere, appigionate dal Padre, delle quali una serve di cappella. Finalmente nella terza vi sono dieci e più cristiani, ma non vi abbiamo ancora veruna stanza. In qualche altro luogo di questo distretto abbiamo qualche altro cristiano e qualche catecumeno, ma dispersi e isolati...” [114] .

La situazione rimase così fino alla fine del 1892, quando in aiuto dei pp. Pozzoni e Leong fu inviato p. Spada, giunto di fresco in missione: questi,dopo un primo tirocinio a Sai Kung, si trasferì nell’area di Nam Tau, dove restò fino al 1894, quando rientrò per qualche tempo a Hong Kong.  

     Gli inizi dell’autonomia del distretto dell’Hoi Fung [115]  

Il primo contatto della Missione di Hong Kong con l’Hoi Fung avvenne verso la fine del 1875 per iniziativa di Zoa Sun-Len (Cai Shunling), un insegnante cattolico di quel distretto, mandato a Hong Kong da un padre francese delle MEP in cerca dei missionari. Zoa Sun-Len era il primo convertito del popolo Hok-lao [116] dell’Hoi Fung: era stato battezzato con il nipote nella Pasqua del 1874 da p. Bussac delle MEP. Aveva chiesto aiuto al missionario straniero per una disputa tra parenti e questo era stato l’inizio della sua conversione. Formò una piccola comunità nel suo villaggio, il mercato di Zoa Zu Ui, e verso la fine del 1875 si recò con il figlio a Hong Kong per pregare il vescovo di mandare missionari in quel suo distretto, che allora era passato sotto la giurisdizione del Vicariato di Hong Kong. Aveva lettere di raccomandazione per p. Andrea Leong che conosceva. Per strada incontrò p. Piazzoli. Ma né p. Andrea né p. Piazzoli sapevano parlare la sua lingua e questi, giunto alla porta della chiesa, dovette farsi intendere per mezzo della scrittura. P. Andrea invitò Zoa Sun-Len a Sai Kung per farsi insegnare la lingua hok-lao. Al capodanno cinese del 1876, costui ritornò con il figlio in Hoi Fung a passare le feste, ma solo per qualche giorno. Riapparve di nuovo a Sai Kung dove per quattro o cinque mesi insegnò la sua lingua ai pp. Leong, Piazzoli e Fu. In agosto, p. Andrea volle tentare un primo viaggio in Hoi Fung e partì con il maestro; ma, giunto al borgo di Tam Shui nel Kwai Shin, non poté proseguire perché privo del lasciapassare delle autorità civili di Canton. Dovette ritornare sui suoi passi, mentre Zoa Sun-Len continuava il viaggio. P. Andrea fece un secondo tentativo nella primavera del 1877 e, in maggio, raggiunse finalmente Zoa Zu Ui, dove trovò il primo gruppo di catecumeni che l’attendevano da oltre un anno: dopo averli esaminati, li battezzò con una certa solennità.  

Da Zoa Zu Ui,  P. Andrea Leong incominciò a visitare anche altri villaggi e mercati, vicini e lontani, dove altre famiglie manifestavano il desiderio di imparare la nuova dottrina, specialmente nella parte orientale del distretto e a Swa Bue. Qui, significativa tra le conversioni, fu quella della ricca e numerosa famiglia dei Tek-ki (Deji), che viveva in questo porto. Il sacerdote dovette ritornare a Hong Kong, ma non dimenticò i neofiti dell’Hoi Fung, che tornò a visitare nell’ottobre dello stesso 1877.

P. Sasso fu scelto per essere il primo missionario residente nel distretto. P. Piazzoli – che per due volte aveva tentato senza successo di visitare l’Hoi Fung – ve lo accompagnò in barca nel maggio 1878. Il loro viaggio si trasformò in un’avventura pericolosa: “Le scrivo in fretta da una giunca all’altezza dell’Hoi Fung. È un miracolo se vivo. Giovedì notte avevamo lasciato Hong Kong [con P. Sasso]; domenica mattina due giunche di pirati ci assalirono; si combatté a lungo facendo della mia stanzina un vero fortino. Due volte ripeterono l’assalto e due volte furono respinti. Di 15 uomini della nostra giunca, tre furono feriti e quattro morirono” [117] . I due padri, ormai convinti di non uscire vivi da tale inferno, si confessarono a vicenda e battezzarono pure il catecumeno che li accompagnava; ma i pirati, spaventati dal numero dei propri morti e feriti, alla fine si ritirarono. La giunca che trasportava i missionari riprese il viaggio, ma solo alla luce del giorno. Il 12 sbarcarono nel piccolo porto di Tio Sa e da lì su una piccola barca risalirono il fiume fino al villaggio di Zoa Zu Ui, dove nel frattempo p. Andrea era arrivato via terra. Per otto giorni i tre padri si dettero a visitare i paesi più importanti del distretto e i villaggi con i primi gruppi di catecumeni. Poterono così battezzare una decina di convertiti e prepararne altri a ricevere il battesimo [118] .. Ma gli ostacoli non si fecero attendere. Solo due giorni dopo il loro arrivo a Zoa Zu Ui, i tre missionari ricevettero la visita di un ufficiale del mandarinato con l’ordine di portarli al confine se non avessero avuto il passaporto in regola. Fortunatamente tutti e tre l’avevano e l’ufficiale non poté replicare. Fu il primo segnale di un’atmosfera ostile. Dopo qualche tempo, p. Piazzoli tornò a Hong Kong via terra. P. Andrea restò ancora alcune settimane con p. Sasso per avviarlo nella lingua hok-lao e alla vita apostolica. Gli trovò un buon maestro per la lingua e per il ministero lo affidò al buon Zoa Sun-Len che gli faceva da guida e da catechista, attirando molti alla chiesa. Pur dovendo lasciare da solo p. Sasso, p. Andrea mantenne i contatti con frequenti visite.

I pericoli non si fecero attendere: nel novembre seguente l’odio dei pagani contro i neo-convertiti cristiani si manifestò con violenza. P. Sasso, che si trovava in un piccolo villaggio dove aveva raccolto i primi frutti delle sue fatiche apostoliche, fu attaccato da alcuni fanatici armati, che lo risparmiarono ma uccisero il vecchio catechista del luogo [119] . Nonostante ciò, il lavoro missionario si allargava a Tea Tsai  e Cia Kun. Nel 1880 p. Sasso, facendo buon uso delle sue doti artistiche, iniziava la costruzione di un’ampia chiesa in stile romanico e della residenza a Tea-tsai, mentre l'evangelizzazione si espandeva anche a Tan Cion e Tsiap Tseng. “Abbiamo già quattro comunità cristiane e una quinta sta prendendo forma”, scriveva il padre nel 1880 [120] .

Nello stesso anno, però, p. Sasso ebbe seri fastidi per l’imprigionamento di un suo cristiano. Il padre, andato egli stesso in mandarinato per vedere come stavano le cose, fu battuto dalle guardie, sebbene non gravemente. Il caso fu portato al console di Francia a Canton, ma senza risultati sostanziali. Nel 1882, la faccenda non si era ancora risolta. A peggiorare la situazione sopravvenne un altro fatto increscioso, che pregiudicò molto la missione: l’arresto e la condanna di un membro del clan dei Tek-ki di Swa Bue per accertato commercio di oppio. Ci fu un ristagno di conversioni e tra il popolino si diffuse la convinzione del “fallimento della religione dei Tek-ki”. A rendere la situazione ancora peggiore, avvenne la morte di Zoa Sun-Len, a causa della sua carità: essendosi intromesso come paciere in una rissa tra due casati, fu colpito da una fucilata. Spirò dopo cinque giorni, assistito dapprima da p. Sasso, poi anche da p. Andrea.  

Nel 1882-84 si registrarono conversioni in Tion Kao e a Ko Tung, grosso mercato frequentato dalla gente di Zoa Zu Ui. Ma, a causa della guerra tra Francia e Cina per l’Annam (1884-1885), “la nostra Missione sul continente ha sofferto molto dalla persecuzione. P. Sasso ebbe metà dei suoi cristiani derubati di tutto: le loro case furono distrutte. Una cosa che mi consola è che i nostri quattro Padri possono restare al loro posto e i pagani non li molestano, anzi in certi luoghi si mostrano loro favorevoli...” [121] .

Alla fine del 1885, p. M. Fu venne assegnato all’Hoi Fung e vi giunse per la festa della benedizione della chiesa di Tea Tsai, dove ricevette il benvenuto ufficiale. P. Sasso risiedeva qui, mentre p. Fu prese dimora nel villaggio di Zoa Zu Ui, attorno al quale crescevano bene le nuove cristianità di Tion Kao e a Ko Tung. P. Fu propose di creare, in quella zona ricca di conversioni, un centro di raccolta dei neofiti a cui la persecuzione dei pagani rendeva la vita difficile. P. Sasso accettò subito l’idea. Venne quindi acquistato un villaggio abbandonato, Gu Pue Ti, insieme ai vari campi attorno; l’area fu trasformata nel villaggio cattolico di S. Giuseppe, con la costruzione della chiesa e della residenza, e in pochi anni raccolse una popolazione di 400 abitanti.

Gli anni 1885-86 videro le prime conversioni a Soa Kan e Pou Cio Tung. Nell’ottobre 1886 p. Piazzoli vi si recò in visita: “Lo scorso mese fui a visitare P. Sasso che sta a 150 chilometri da qui... Trovai P. Sasso abbastanza in salute: assieme visitammo i suoi pochi cristiani dispersi, e amministrai una trentina di cresime. Anche là trovai che i catecumeni sono pochi e i cristiani timidi. Poveretti, nell’ultima persecuzione ebbero a soffrire non poco. Molti furono spogliati di tutto ed è molto se possono ritornare alle loro case e coltivare le loro terre” [122] . Nel 1887 l’evangelizzazione si allargò a Ce Zao, mentre l’anno seguente ci fu il primo gruppo di conversioni nel mercato di Ui Pou, sul confine con il Kwai Shin: si dimostrarono cristiani fedeli e battaglieri. Nel 1889 nacque un’altra cristianità importante e coraggiosa a Bue Liong, impegnata nella difesa della religione contro gli attacchi dei numerosi letterati che vi abitavano.

 

Purtroppo il 26 settembre 1889 il distretto dovette subire una grave perdita: p. Sasso morì di tifo a S. Giuseppe [123] e fu sepolto sulla collina di fronte al villaggio stesso [124] . Per un certo tempo rimase a lavorare nell’Hoi Fung solo p. Fu. All’inizio del 1891 vi si aggiunse p. Pietro De Maria, che prese la residenza a Zoa Zu Ui. Durante l’anno si registrarono conversioni a Ke Bue e ad Ao Mui, dove però il primo gruppo di catecumeni non fu battezzato perché non volle rinunciare al gioco d’azzardo.

Nel 1892 ci furono conversioni in Ui-Tan-Pou. Vi giunse il chierico cinese Antonio Liu per ricuperare un po’ la salute precaria: imparò presto la lingua e si mise ad aiutare nell’apostolato. Il 2 novembre p. De Maria fu richiamato a Hong Kong, ma venne subito sostituito da p. Arvat, che si mise a studiare la lingua locale a Tea Tsai (2 dicembre). I cattolici allora – a detta di p. De Maria – si trovavano sparsi in molti paesi e villaggi, ma con cinque centri principali: S. Giuseppe (“una cappella con 56 cristiani”), Tea Tsai (“con la bella chiesa fatta da P. Sasso, cristiani 53”), Swa Bue (“una casaccia che serve da cappella, cristiani 54”), Zoa Zu Ui (“una chiesetta, cristiani 30”) e Kung Ping (“una cappella, cristiani 27”) [125] .

Nel 1893 si iniziò la costruzione della chiesa e della residenza a Swa Bue per opera di p. Fu, che dovette però vincere l’opposizione di un gruppo di letterati del luogo: l’edificio fu completato nel giro di due anni. Nel 1894 si aprì la chiesa adattando un’abitazione anche a Tsiap Tseng, mentre i due missionari allargavano i contatti a nord nei paesi attorno a Kung Ping. Nell’autunno il chierico Antonio Liu ritornava in Hong Kong per essere ordinato sacerdote. Alla morte di mons. Raimondi, i cristiani dell’Hoi Fung erano circa 470, distribuiti attorno a sei chiese o cappelle principali, ma con un oratorio o luogo di preghiera in molti altri villaggi. Così le fondamenta della chiesa in Hoi Fung potevano considerarsi solide.  

La situazione del vicariato alla morte di mons. Raimondi (1892-1894)  

Anche gli ultimi tempi della vita di mons. Raimondi gli riservarono non poche preoccupazioni: oltre alla sua salute precaria e al dolore della perdita del suo collaboratore più fidato, p. Burghignoli, c’era anche un po’ di disordine nelle finanze, che il buon padre aveva lasciato. Il superiore p. Scurati venne in aiuto per risolvere questo problema, ottenendo con il suo interessamento un prestito a condizioni favorevoli e altre offerte [126] .

Inoltre, in quegli anni si verificarono gravissimi disastri naturali: dapprima la siccità, che portò anche la fame perché in pochissime aree si era potuto piantare il riso; poi la peste bubbonica. L’8 maggio 1894 si scoprì in Hong Kong il primo caso di appestato. Partito da Canton, il contagio si diffuse velocemente per la prima volta anche nella colonia: due sacerdoti e 6 suore si dedicarono al servizio dei malati [127] .. Dopo la peste, si registrarono altre calamità: seguì subito il colera, per cui si dovette aprire un lazzaretto per i colerosi. Nei distretti sul continente, a testimonianza di p. Pozzoni ci fu “carestia e un gran freddo… neve e gelo per due giorni, cose mai viste in questi luoghi” [128] . Poi, il tifone, il 5 ottobre, che “distrusse molte case seppellendo sotto le macerie molti disgraziati. Una grande quantità di alberi furono schiantati e la raccolta del riso è andata persa. Il tetto della cattedrale, solo ultimamente rifatto, è stato rovinato” [129] .

Anche la salute di mons. Raimondi peggiorava. In seguito alla sua richiesta per la nomina di un vescovo coadiutore, Propaganda Fide richiese ai missionari, nei primi mesi del 1894, di sottoporre una terna di nomi [130] . Il vescovo stava male e lo si dovette trasferire in un locale sulla cima del picco Victoria, per alleggerirgli almeno la sofferenza del caldo che gli pesava tremendamente (5 luglio). “Il 14 settembre ultimo scorso – scriveva P. Spada, – dimorando l’infermo sulla montagna, il giorno dopo una caduta dal letto, che non poteva nascondere per essersi ferito in volto, mi feci dovere di incoraggiarlo a ritornare alla residenza. Lo trovai in tale stato da farmi temere una catastrofe anche senz’altra caduta, e se si decise a lasciare quel romitaggio, fu perché si richiedeva una generale riparazione all’edificio, non perché tenesse ai timori di tutti” [131] .

“Disceso dal monte il 15 [settembre], dopo due o tre giorni cominciò a sentirsi peggio e cessò di dire la S. Messa; il 26 seguente gli si diede il viatico e il 27 si comunicò ancora; alle dieci del mattino ricevette l’estrema unzione e poche ore dopo [alle 12:45 circa] rendeva l’anima al Signore” [132] . I funerali, fattigli il giorno dopo e l’ufficio di trigesima del 27 ottobre risultarono dimostrazioni della grande stima che il vescovo godeva nella colonia [133] .

In Italia si ricevette la notizia della scomparsa del vescovo con una certa perplessità, sospettando che fosse morto a causa della peste. Il 30 settembre arrivò la sua ultima lettera del 29 agosto, in cui si diceva occupato a preparare i conti della Missione e forniva altri ragguagli che gli erano stati richiesti, ma non accennava per nulla al suo malessere. Il 1° ottobre si celebrò la Messa di suffragio nella chiesa del Seminario [134] .

A questa data, il numero dei cattolici del Vicariato si aggirava sugli 8 mila. I membri del Seminario delle MEM che lavoravano in Hong Kong erano sette: i pp. Piazzoli, Viganò, De Maria, Gabardi e Spada che lavoravano sull’isola, e i pp. Pozzoni e Arvat sul continente. Del clero cinese operavano i pp. Andrea Leong, Marco Leong e Gioacchino Leong in Hong Kong, Matteo Fu e Francesco Cheong sul continente. A costoro, però, si sarebbero presto aggiunti i pp. Antonio Liu e Paolo Lu, che vennero ordinati sacerdoti il 1° novembre seguente, e i pp. Emiliano Pozzi e Francesco Giuliano, partiti dall’Italia per Hong Kong il giorno dopo la morte di mons. Raimondi.  

Valutazione complessiva della personalità e dell’episcopato di Mons. Raimondi  

Mons. Raimondi è comunemente considerato il “vero fondatore” della Missione di Hong Kong [135] . I giudizi sulla sua personalità sono, in genere, molto positivi: “Fondatore validissimo della Missione e Vescovo incomparabile” [136] ; “Figura veramente atletica, fisicamente e moralmente parlando... Carattere forte e amoroso, lavorò molto e voleva che tutti lavorassero; non risparmiava la correzione, ma sapeva anche incoraggiare. Amato dal suo gregge, era rispettatissimo dagli Inglesi, che ammiravano in lui l’uomo che sacrifica tutto per il bene dei suoi simili...” [137] .

“È stato oltre ogni dubbio un grande pioniere, una grande personalità, un uomo di coraggio e di forza, che non doveva mai sedersi e pensare, ma che pensava e agiva nello stesso tempo, che affrontava le difficoltà attaccandole... Una dinamo umana non è l’amico di tutti, e mentre tutti coloro che hanno conosciuto Mons. Raimondi sentirono ammirazione per la sua forza dominante, si può dire che non fu una persona amata da tutti... È stato vescovo per 20 anni, ma si potrebbe dire di lui che ha trovato Hong Kong una parrocchia e ne ha fatto una diocesi....” [138] .

Ma questi giudizi così elogiativi corrispondono pienamente alla realtà? Il giudizio offerto da p. G.B. Tragella sembra più succinto: “Mons. Raimondi era, fra i membri dell’Istituto, una figura di primo piano: unico superstite della primissima spedizione di missionari, nel 1852... Dei suoi compagni della prima ora era forse, dopo il Salerio, il più fornito di coraggio e di intraprendenza, e la Missione ebbe da lui il suo maggiore impulso e sviluppo, soprattutto nel settore scolastico” [139] . Questo sembra essere, infatti, il primo contributo notevole di mons. Raimondi nei riguardi della Missione di Hong Kong. Il suo primo successo lo ottenne appunto come promotore dell’educazione, che egli ebbe sempre a cuore anche prima di diventare prefetto apostolico. Lo ammetteva lui stesso: “... assicurandovi che l’educazione della nostra gioventù è sempre stata e sarà sempre l’oggetto più caro al mio cuore. Per essa ho lavorato 25 anni e in essa sono invecchiato: ad essa consacrerò gli ultimi miei anni. È mia ambizione che il mio gregge abbia una scuola che non solo osservi perfettamente le regole della nostra santa Chiesa, ma che non sia seconda a nessun’altra scuola di Hong Kong” [140] .

Meritò dal celebre Sir Eitel, ispettore scolastico della Colonia, questo elogio: “Il notevole risveglio di zelo per l’educazione, iniziato dalle autorità Protestanti, fu aiutato ed in un certo grado superato fin dal 1860 da un contemporaneo rinnovamento di energia educazionale dalla parte della Chiesa cattolica romana. Il neo-arrivato Padre (in seguito Vescovo) Raimondi occupò subito tra gli educatori cattolici lo stesso posto prominente e fruttuoso che il Dr. James Legge, cui molto rassomigliava in carattere e sagacità, occupava tra i Protestanti. Il Vescovo Raimondi, però, divenne l’oppositore più accanito nella Colonia contro il secolarismo educativo che il Dr. Legge aveva iniziato e verso cui i Missionari Protestanti si sottomisero in seguito quietamente per molti anni” [141] .

Sr. Patrizia Livraga, che ha studiato Mons. Raimondi specialmente nel suo impegno in campo educativo, sottolinea che “Raimondi è emerso come educatore ed educazionalista, che aveva principi chiari e netti per l’educazione... In complesso, la personalità di Raimondi era forte, ma non poteva nascondere le sue vulnerabilità. Non era affatto ‘l’eroe tra i sudditi’ o il ‘santo con l’aureola’: era una figura molto umana che lasciava trasparire le sue emozioni e le manifestava apertamente agli altri. Questo tocco di realismo di comportamento l’ha aiutato a diventare un educatore efficace....”. “Raimondi ha assunto molti ruoli diversi a seconda delle richieste immediate. È stato un ‘leader nato’ e un organizzatore... È stato anche un ‘salvatore finanziario’ e di questo l’evidenza è data dai suoi numerosi viaggi per far collette e dalla sua abbondante corrispondenza con Propaganda Fide su questioni finanziarie. È stato pure un ‘costruttore’, in senso letterale e figurativo, una persona con una visione chiara che non deponeva gli strumenti di lavoro finché il progetto non fosse terminato. Ma, soprattutto, Raimondi è stato un policy maker, una specie di politico sulla scena di Hong Kong, capace di difendere la sua posizione contro gli avversari nell’arena politica...” [142] .

Un altro grande merito da riconoscere a mons. Raimondi è di aver fatto di tutto per ottenere l’elevazione della Prefettura apostolica in Vicariato, facendone estendere la superficie, e provvedendolo di strutture stabili: la cattedrale, chiese e cappelle, scuole rinomate, orfanotrofi e ricoveri.

S.K.L. Ha cerca di bilanciare più oggettivamente le valutazioni su mons. Raimondi, chiamandolo “un leader sempre assente” ed offrendo il seguente giudizio sulla sua personalità e sul suo episcopato:

“L’amministrazione di Raimondi durò ben 27 anni (1867-1894). Durante questo periodo, egli si dimostrò un leader capace e forte fino a riuscire a monopolizzare la missione per il proprio istituto missionario, non lasciando nessuna opportunità ai Gesuiti, né ai Benedettini, né ai Domenicani, né ai Salesiani. Riuscì a pagare i debiti lasciati da Ambrosi, a far ricuperare forza finanziaria alla Missione in modo da poter costruire chiese grandiose. Naturalmente egli dovette condividere questi successi con il suo istituto missionario che gli fornì una buona squadra di missionari e altri sostegni... Solitamente nei documenti di archivio si trovano materiali su ciò che un leader ha fatto di positivo. Però dovrebbe essere permesso anche di speculare sulle carenze dei leader. Nel caso di Raimondi, le sue lunghe assenze dalla Missione, il suo conflitto con il clero cinese e con quello spagnolo, il suo chiudere la porta ai Gesuiti, ai Salesiani e ai Benedettini, sono tutte cose deplorevoli. Raimondi può essere considerato un eroe del suo tempo, con sufficiente potere e gloria, ma non è stato il tipo di genio che offre principi che trascendono spazio e tempo, né che sa ritirarsi con umiltà, come molti missionari ordinari hanno fatto” [143] .  

Per un giudizio più completo occorre osservare attentamente la vita e l'operato di mons. Raimondi. Si può constatare abbastanza chiaramente che gli anni più positivi e redditizi per lui sono quelli dal 1867 al 1879. Gli atteggiamenti da lui manifestati lo rivelano del tutto figlio del suo tempo, cioè ambizioso per la gloria di Dio, per il primato della Chiesa e per il prestigio dell’Istituto, pienamente cosciente dell’autorità che ha come responsabile supremo della Missione, convinto della superiorità della cultura occidentale e della verità della Religione cattolica. Questi tratti della sua personalità spiegano il vigore con cui egli ingaggia conflitti con le autorità civili di Hong Kong, sia per l’educazione religiosa, sia per la salvaguardia del matrimonio religioso: si trattava di una lotta per mantenere la supremazia della Chiesa nei settori dell’educazione e del matrimonio, che i governi civili laici del suo tempo intendevano accaparrarsi.

Anche il suo carattere autoritario ed esigente, combinato con la sua personalità dominatrice, rafforza la sua convinzione che il clero cinese debba restare sempre sotto la direzione del missionario straniero e determina non solo i conflitti con alcuni sacerdoti cinesi, ma anche i disaccordi con altri sacerdoti e persino con alcuni dei propri confratelli [144] .. Fedele alla politica allora inculcata dalla stessa Propaganda del jus commissionis, cioè di “monopolizzare” la missione per il proprio Istituto, egli dimostra, conseguentemente, un’evidente diffidenza verso gli altri ordini e istituti.

Abile amministratore, si preoccupa costantemente del problema finanziario. Anzi ne è così assillato da considerarlo, apparentemente, una priorità assoluta. Questo assillo, combinato con lo spirito di avventura, che è un tratto ereditato dalla famiglia (anche suo fratello Antonio è andato in Perù ed è diventato un rinomato naturalista ed etnologo), lo spinge a girare il mondo in cerca di fondi, lasciando ad altri la responsabilità quotidiana della Missione.

Ma c’è un altro fattore che forse spiega meglio il comportamento di mons. Raimondi almeno nell’ultimo decennio di vita e gli fornisce un buon pretesto di assentarsi dalla Missione: la salute. Dapprima godeva di una salute di ferro e se ne vantava, ma già nel 1871 deve recarsi a Macao per cure e chiede a Roma un anno di riposo per ricuperarla [145] . Nel 1877 e 1878 abbiamo sue dichiarazioni al superiore Marinoni sulla prostrazione di forze causata dal caldo e dal non poter sudare [146] . Queste ammissioni divengono sempre più frequenti [147] .

Nel febbraio 1879 ammette: “Mi faccio vecchio e temo di rendermi inutile presto a fare quello che ancora posso fare sebbene con difficoltà... la mia mente si fa balorda…” [148] . Il 6 settembre 1880 scrive a riguardo della salute dei missionari: “Il più gramo sono io che temo di essere divenuto invalido. Ho sempre sofferto il caldo, ma quest’anno sentii un certo preludio che qua si danno per una soluzione totale del sistema. Andando di questo passo non credo durerò più di due anni” [149] . Nel 1885 chiede ripetutamente di essere esonerato dal peso dell’episcopato [150] . Il 1886 segna l’inizio della fine. Non si hanno tanti dettagli sulla sua malattia perché è un argomento di cui lui stesso, in linea con il suo carattere forte, non vuole che si parli. P. Gerardo Brambilla, del PIME, scrive a questo riguardo: “Nel 1886, al primo grave attacco della malattia che lo afflisse per tanti anni e lo condusse alla tomba, fu, per ordine del medico, mandato in Tasmania... Ben nove anni trascinò il suo male con una pazienza di Giobbe, e quasi sdegnando i pietosi offici di chi glieli offriva. Era evidente il suo male, ma non se ne doveva parlare, perché doveva passare come un nonnulla... ‘Nel 1886, scrive P. Spada, per suggerimento del medico curante, si provò a persuaderlo del suo male e delle necessità di una insignificante operazione chirurgica, la quale si dovette fare nei suoi ultimi giorni, per allungargli la vita di poche ore e destarlo dalla sonnolenza prodotta dall’acqua accumulatasi nel cervello. Ogni offerta di rimedio era salutata con un: ‘E perché?’...” [151] . Molto probabilmente si trattava di un tumore al cervello, che, oltre alla sonnolenza e alla cefalea continua, diminuiva anche la vista e impacciava i movimenti degli arti. Questo spiega anche la richiesta di mons. Raimondi, sebbene il motivo della malattia non sia per nulla menzionato, della facoltà di dire il rosario invece di recitare l’ufficio, concessagli da Roma nell’aprile 1893 [152] . La malattia sembra averlo reso molto distaccato, psicologicamente e anche fisicamente, nel considerare la sua responsabilità nei confronti del Vicariato.  

A conclusione, sembra quindi più oggettivo ridimensionare un po’ la figura di mons. Raimondi, riducendola a quella di un buon amministratore, ambizioso di avere un “grande” vicariato, in estensione geografica, in prestigio davanti al governo e alla società di Hong Kong, e in “opere”, cioè con buone strutture e servizi. Da qui la sua preoccupazione preponderante per i problemi finanziari e per la ricerca dei fondi, che può sembrare anche eccessiva, perché gli richiede lunghe assenze dalla Missione. Gli impegni quotidiani, non solo per l’apostolato ma anche per la costruzione delle strutture richieste, li lascia ai suoi collaboratori. La sua forte personalità lo rende un organizzatore severo e spesso anche duro, che richiede disponibilità assoluta dai suoi sudditi, non ammettendo tergiversazioni, e questo nei riguardi di tutti. Rimane, quindi, figlio del suo tempo, condividendo pienamente i pregiudizi generali e gli atteggiamenti comuni degli ecclesiastici dell’epoca nel concepire il prestigio della Chiesa, la priorità della Religione cattolica e la superiorità della civiltà occidentale nel mondo e nella società locale.

Durante l’episcopato di mons. Raimondi, la Missione di Hong Kong si è trasformata in un Vicariato ben strutturato e dinamico. Ma sembra poco oggettivo attribuire il merito soltanto a lui. Esso deve essere indubbiamente condiviso con tutti i suoi collaboratori, italiani e cinesi, che hanno portato il peso faticoso del lavoro quotidiano. Deve essere condiviso, in particolare, con p. Burghignoli che, con il suo stile operativo metodico e indefesso, senza mai assentarsi dalla Missione, sapendo bilanciare il lavoro amministrativo con quello pastorale, fece sì che il Vicariato di Hong Kong progredisse e raggiungesse uno sviluppo notevole, integrandolo pienamente nella realtà coloniale di Hong Kong. Lo sviluppo dell’evangelizzazione sul continente, infine, fu chiaramente tutta opera dei suoi collaboratori italiani e cinesi.

 

 

 



[1] Riportato in Le Missioni Cattoliche (M.C.), 1875, p. 112.

[2] Lettera pastorale sul Sinodo e sulla divisione del Vicariato in distretti ecclesiastici: si veda il testo completo in S. Ticozzi, o.c., pp. 58-59.

[3] AME, 17, pp. 15-22, relazione del 25-3-1875, riportata e modificata in G. Brambilla, o.c., V, pp. 116-118.

[4] Oltre a mons. Raimondi, vi partecipavano il pro-vicario e procuratore p. Burghignoli, i pp. Viganò (segretario del sinodo stesso), Longo, Piazzoli e Tagliabue, i sacerdoti cinesi Marco Leong, Andrea Leong, Stefano Chu e Giacomo Leong, il diacono Antonio Tam e il suddiacono Guglielmo Cullen.

[5] La cifra che appare nelle statistiche ufficiali del numero degli “infedeli” dell’intero vicariato è di 3 milioni, ma sembra un po’ esagerata. Il San On doveva avere 200-250 mila abitanti (quando i Nuovi Territori furono staccati nel 1898 si pensava che ne avessero circa 100 mila); il Kwai Shin, esclusa la città di Wai Chow, non poteva superare i 250-300 mila, mentre l’Hoi Fung, densamente popolato ma poco esteso, doveva avere circa 300-400 mila abitanti. Quindi, una cifra più attendibile della popolazione complessiva del Vicariato si doveva aggirare intorno a un milione di persone.

[6] Per maggiori dettagli, si veda il fascicolo Synodus Vicariatus Hongkonensis Habita in Insula de Hong Kong Anno 1875, St. Lewis Reformatory Press, 1875, pp. 39, con altre informazioni in S. Ticozzi, o.c., pp. 57-62. Da notare che la cristianità di Tai Wo non è più menzionata.

[7] Raimondi > Superiore, 13-7-1877 (AME, XVII, pp. 163-166).

[8] Raimondi > Superiore, 14-7-1876 (ibid., pp. 79-86).

[9] Due anni dopo, Raimondi ritornava, in un’altra lettera a mons. Marinoni, sullo stesso argomento (Raimondi > Superiore, 13-6-1878, AME, XVII, pp. 235-238).

[10] Synodus Vicariatus Hongkonensis, cit., pp. 11-12. A questo scopo fu pubblicato subito dopo, nello stesso 1875, il volumetto intitolato Regulae selectae ex Istitutionibus Sancti Caroli Borromaei Mediolanensis Archiepiscopi et R.E. Cardinalis pro Regimine Seminariorum et huic Seminario Hongkonensi nonnullis adjunctis accomodatae, cioè regole scelte tolte dalle istituzioni di S. Carlo, con adattamenti e aggiunte per il seminario locale (Copia in HK-CDA, V-47-1).

[11] Copia in HK-CDA, I-2-1.

[12] Si vedano maggiori dettagli sulla guerra sino-francese per l’Annam in I.C.Y. Hsu, The Rise of Modern China, Oxford University Press, New York - Oxford, 1995, V ed., pp. 325-330.

[13] Raimondi > Marinoni, 11-9-1884: “...Si è bandita una vera persecuzione contro i cristiani, occasionata dalle ostilità tra la Francia e la Cina. I due vescovi del Kuangtung e del Kuangsi sono già qui con una decina di Padri francesi e quattro cinesi, che hanno dovuto abbandonare la Missione, scacciati dai mandarini. Noi abbiamo aperto loro le porte, com’era nostro dovere. Abbiamo alcuni Padri di Canton nella nostra casa; circa cento ragazze e vergini di Canton nei nostri asili; circa venti ragazzi nel nostro Riformatorio, e più di 200 cristiani di Canton alloggiati da noi e dai cristiani nostri. Il cuore non manca ma manca il modo di soccorrerli... Già abbruciarono sette cappelle, alcune cattoliche, altre protestanti. Anche nella nostra Missione in terraferma ne sentiamo gli effetti...” (riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 133).

[14] Era già stato nominato nel 1886 nunzio per l’Impero cinese mons. Antonio Agliardi (1832-1915, cardinale dal 1896), allora delegato apostolico delle Indie orientali nel 1884.

[15] Circolare di SCPF “Aspera conditio”, 22-5-1888.

[16] Infatti, nell’ottobre 1886 l’Italia aveva stipulato con la Cina un Trattato di amicizia e di commercio, il cui articolo 8 sulla libertà religiosa e la tutela dei missionari dava il diritto al governo italiano di assumere la protezione dei missionari italiani. Sebbene alcuni Vicari apostolici, a causa delle vicende politiche e dei rapporti tesi tra Vaticano e Italia, non accettassero questa protezione, nel dicembre 1889 la Legazione italiana in Cina mandava a tutti i vicari apostolici italiani una circolare, firmata dal Principe Cariati: “Tutti i missionari che si recheranno nei dieci vicariati sotto la responsabilità di ordini o istituti italiani dovranno essere muniti di passaporto italiano e ad ogni suddito italiano sarà rifiutato il visto cinese di ogni documento diverso dal passaporto italiano” (A-SCPF, vol. 33, ff. 790-792).

[17] Dati riportati dalla tabella delle statistiche del 1876 in HK-DCA, I-5-1, mentre i risultati del censimento pubblico sono riportati da G. Brambilla, o.c., V, p. 120.

[18] Ad ogni modo, il testo nella nuova stesura suggerita da Londra (Ordinanza 14 del 1875, di cui si veda copia in AME, 24, pp. 805-813) fu approvato a Hong Kong il 7 gennaio 1876, lasciando il clero cattolico scontento, “dopo un dibattito acrimonioso relativo agli atteggiamenti questionabili presi dal clero cattolico romano” (E.J. Eitel, Europe in China, Kelly & Walsh, Hong Kong, 1895, p. 512). Per maggiori dettagli, si veda G.B. Tragella, o.c., II, pp. 298-300 e S.K.L. Ha, o.c., pp. 274-280.

[19] Raimondi > SCPF, 27-3-1876 (HK-CDA, II-6-1).

[20] Sul ruolo di mons. Raimondi come educatore e sul suo conflitto con le autorità governative per la questione dell’educazione, si veda in particolare la già citata dissertazione di sr. Patrizia Livraga.

[21] Marcello Puricelli (1843-1897): cfr. Appendice 4. A riguardo della sua morte, avvenuta il 24-3-1897, si veda la lettera di p. Spada, del 25-3-1897 che riferisce della sua morte, dopo 28 anni di servizio in Hong Kong, pubblicata in M.C., 1897, p. 228).

[22] Raimondi > Marinoni, 19-1-1876, riportata da G. Brambilla, o.c., V, pp. 163-164.

[23] Tutte le informazioni relative al Collegio S. Giuseppe e ai Fratelli delle Scuole cristiane si trovano in “Historical Sketch of St. Joseph’s College”, in St. Joseph’s College, Hong Kong, Diamond Jubilee, 1875-1935, e in S.K.L. Ha, o.c., pp. 290-299.

[24] Dates and Events Connected with the History of Education in Hong Kong, citato in S. Ticozzi, o.c., pp. 76.

[25] Copia in inglese e portoghese in HK-CDA, II-5-3, citata in S. Ticozzi, o.c., pp. 55-56.

[26] John Joseph Francis (1839-1901): cattolico irlandese, a vent’anni si trasferì in Hong Kong e nel 1864 vi prese moglie. Cominciò a lavorare nell’avvocatura nel 1869. Dal 1874 al 1877 perfezionò i suoi studi in Inghilterra. Dal 1877 praticò nel corpo giudiziario di Hong Kong e nel 1886 divenne Consigliere della Regina: si veda W. Greenwood, John Joseph Francis, Citizen of Hong Kong, A Biographical Note, dattiloscritto non pubblicato (copia in HK-CDA, I-22-5).

[27] Si veda l’articolo di G.H. Bateson Wright, Education, in “Twentieth Century Impressions of Hong Kong, Shanghai and Other Treaty Ports of China”, citato in A. Sweeting, o.c. pp. 319-338: si attribuiscono entrambi i fascicoli a J.J. Francis.

[28] G.B. Tragella, o.c., II, pp. 308-309.

[29] Id., p. 309.

[30] The Hong Kong Catholic Register, I, 1 (22-9-1878), riportato anche in S. Ticozzi, o.c., p. 85.

[31] Raimondi > Burghignoli, 5-9-1881 da San Francisco (HK-CDA, II-6-2).

[32] Per ulteriori informazioni, si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 85-86. In HK-CDA, esiste una collezione fotocopiata delle due serie della pubblicazione, dal 1878 al 1887, purtroppo però non completa (provvista da p. Bernard Shield, S.J., che l’ha portata da Londra).

[33] Raimondi > Direttore, 25-7 e 17-8-1875 da Manila, dove era andato a intercedere in favore di quattro preti esiliati di Manila.

[34] Raimondi > Marinoni, 14-7-1876 (ibid., pp. 79-86). SCFF > Raimondi, 21-11-1876: “Resta poi inteso per quanto mi dice del sacerdote Cullen, ordinato da Lei a titolo di Missione e partito per Ossory, in Irlanda, senza il permesso della Propaganda...” (HK-DCA, II-5-5; HK-CDA, II-6-1, S.K.L Ha, o.c., pp. 174-175).

[35] HK-CDA II-5-5; SCPF > Raimondi: 14-6-1876. 14-7-1876 (AME, XVII, pp. 79-86).

[36] P. Vincenzo Longo (1844-1913): cfr. Appendice 4.  

[37] Raimondi > Superiore, 6-9-1877 (AME, 17, pp.179-180): “Borgazzi malaticcio a S. Francisco si decise di venire a Hong Kong e l’aspettiamo qui alla fine di questo mese... Borgazzi, siccome è malaticcio, potrà fare poco a Hong Kong, ma è sempre buono per consigli. Sarà il mio segretario e lo farò Rettor Magnifico del Seminario…”

[38] P. Ignazio Borgazzi (1829-1878): cfr. Appendice 4.

[39] P. Giovanni Battista Anzer divenne vescovo nel 1885 come vicario apostolico del Sud Shandong, mentre p. Giuseppe Freinademetz lavorò nella stessa missione, morendo in odore di santità: sarà beatificato il 19-10-1975 e canonizzato il 5-10-2003 (Bibl.: F. Bormann, Giuseppe Freinademetz, Misssionario Verbita, 1852-1908, EMI, Bologna, 1980, pp. 53- 66).

[40] P. Gustavo Gallo (1843-?): cfr. Appendice 4.

[41] Esiste una copia in Roma, AME, Nanyang, vol. 1, p. 1065.

[42] Il Sinodo si svolse in tre sessioni solenni e sei private. Assente per la sua tarda età il decano mons. Calderon, vicario apostolico del Fujian, l’assemblea fu presieduta da mons. Raimondi. Il Sinodo approvò decreti relativi a numerosi argomenti: l’amministrazione della missione (il vescovo con 2-3 consiglieri), le relazioni tra vescovo e missionari, i rapporti tra il clero e i funzionari governativi nelle dispute tra i cristiani, la formazione morale dei missionari stranieri (i casi di morale) e il loro studio della lingua cinese, la formazione del clero indigeno (studi filosofici e teologici, un anno di pratica pastorale prima dell’ordinazione), il problema dell’oppio (divieto di fumare, commerciare e coltivare l’oppio), la necessità di un catechismo unico per tutta la Cina, l’adozione dei decreti del Sinodo del Sichuan del 1803 e la raccolta di tutti i decreti relativi al lavoro missionario in Cina, il problema del matrimonio soprattutto dei bambini, il sacramento della cresima, l’educazione cattolica dei figli, l’invito al vescovo di Macao per il Sinodo seguente, ecc. (G. Brambilla, o.c., V, p. 125).

[43] Card. Franchi > Raimondi, 30-10-1880 (AD-HK, II-5-5).

[44] Burghignoli > Marinoni, 21-8-1883: “Dal suo ultimo viaggio in America Mons. Raimondi aveva condotto da S. Francisco un giovane tedesco, che pareva dare ottime speranze; fu ordinato sacerdote, ma si ammalò quasi subito, perdette il coraggio, si spaventò del caldo di qui e se ne tornò a S. Francisco” (G.B. Tragella, o.c., III, p. 8).

[45] J.P. Braga, in St. Joseph’s College Golden Jubilee Celebrations, pp. 2-3, riportato in S. Ticozzi, o.c., pp. 120-122.

[46] Si vedano i dettagli in seguito.

[47] Raimondi > Marinoni 2-11-1885 (Tragella, o.c., III, p.74).

[48] Raimondi > SCPF 12-5-84 (HK-CDA, II-6-1).

[49] SCPF > Raimondi, 12-7-1884 (ibid., II-5-5): “Non posso dissimulare la penosa impressione che ho ricevuto dalla sua lettera del giorno 8 maggio. Non nego che il ministero al quale Ella attende da tanti anni non presenti spesso delle difficoltà e delle spine, ma non avrei pensato ch’esse avessero potuto tanto nell’animo di V.S. da renderla quasi del tutto sfiduciata...”..

[50] Si veda il testo inglese della “Ordinance of the Incorporation of the Vicar Apostolic of the Roman Catholic Church in this Colony”, in AME, 24, 31, p.02. Per i dettagli dello svolgimento giuridico della questione, si veda L.Ha, o.c., pp. 311-319. Brambilla G., o.c., p. 136-137, riporta una traduzione del Decreto, che non sembra uguale a quello originale. In HK-CDA, III-20-1, esiste una copia di una bozza di ordinanza dal titolo “A Bill to enable the Sacred Congregation for the Propagation of the Faith to mortgage and sell certain property in Hong Kong”, in data 12 aprile 1884: risulta quindi chiaro che il titolo di Propaganda non è stato riconosciuto e accettato dalle autorità della colonia.

[51] G.B. Tragella, o.c., III, p.77-79: “Pare si debba al P. Piazzoli, che lamentava la distanza dei due centri estremi della Missione – San On e Hoi Fung – l’idea che tra le due parti del vicariato, cioè l’isola e il continente, si potesse e si dovesse ovviare con la divisione della Missione in due...”. Si veda lo scambio di lettere tra Piazzoli e Marinoni, in particolare Piazzoli > Superiore, da Roma, 10-6-1885 (AME, XVII, pp. 1429-30): “… [il segretario della SCPF] del progetto di dividere il continente dal Vicariato di Hong Kong mi disse che avrebbe amato meglio che si dividesse del tutto affatto senza nessuna relazione col Vicariato di Hong Kong; al che io feci osservare che se non proponeva tanto era per incontrare meno opposizione da parte di Mons. Raimondi, ma del resto lui parlasse pure con Sua Eminenza in quel senso che credeva meglio… Se V.S. R.ma volesse scrivere per mezzo del P. Generale [dei Fatebenefratelli] una lettera d’informazioni basata su quelle poche informazioni che io diedi in iscritto a Lei e al P. Scurati forse Le farebbe favore…”. G.B. Tragella, o.c., III, p. 79, nota 67: “Quando Piazzoli rientrava in Hong Kong, dopo il suo soggiorno in Italia, trovava i Padri, in generale, contrari alla divisione; si deve intendere alla divisione reale in due missioni... P. Benetti si sarebbe sfogato col nuovo missionario appena arrivato il P. Pozzoni in questo senso, dandone la colpa alle ‘chiacchiere’ di Piazzoli a Milano e a Roma...”.

[52] SCPF > Raimondi, 5-9-1885 (AME, XXV, p. 419ss. e HK-CDA, II-5-5).

[53] Raimondi > Marinoni, 10-9-1886 (HK-CDA, II-6-1).

[54] Simeoni > Raimondi, 27-7-1886 (AME, XXV, p.423ss), citata in G.B. Tragella, o.c., III, pp. 74.77.

[55] Piazzoli > Marinoni, 27-11-1886 (AME, XVII, pp. 1463-1465). Il progetto della divisione continuava ad essere preso in considerazione; in data 21-3-1887 (ibid., pp. 1471-1474), rispondendo alla richiesta di mons. Marinoni di avere una mappa topografica ben dettagliata, p. Piazzoli esprimeva il seguente parere: “Se non si potesse o non si volesse fare la divisione in territorio Inglese ed in territorio Chinese (sic), penso che forse sarebbe meglio, per intanto, non farne alcuna e continuare come per il passato!?”. La stessa opinione era espressa nella lettera del 23-5-1887 (ibid., pp. 1475-1481) in cui per il futuro, cioè dopo la morte di mons. Raimondi, proponeva la divisione in Vicariato di Hong Kong comprendente Isole di Victoria, Pok Liu (Lamma) e Lantau da una parte e Continente, cioè tutto il resto, compresa la striscia di territorio inglese sulla terraferma, dall’altra. Si veda anche la lettera del 7-11-1887 (ibid., pp. 1489-1496). Dopo la morte di mons. Raimondi e la nomina a vescovo di p. Piazzoli, però, non si fece più menzione della divisione del Vicariato.

[56] Così informava il prefetto di Propaganda, dando il resoconto del suo viaggio (HK-CDA, II-5-5).

[57] Cronaca, riportata in I. Sala, o.c. pp. 332-333.

[58] HK-CDA, I-5-2.

[59] Dati riportati in G. Brambilla, o.c., vol. I, p. 285, che dà come numero di abitanti del vicariato 3 milioni e dei cattolici 8.200.

[60] Si veda copia degli “Acta et Decreta Secundae Synodu Quintae Regionis Sinensis habitae in Insula Hong Kong, Anno 1891”, ME Nazareth Press, Hong Kong, 1896, pp. 43 (HK-CDA, I-2-3.4). Il Sinodo approvò decreti su missionari, studio del cinese, abito ecclesiastico, formazione nei seminari e cura del clero, istituti religiosi, evangelizzazione e conversione dei pagani, catechismo, scuole e collegi, amministrazione della Missione, cura per i luoghi sacri, ecc. Per altri dettagli si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 89-92.

[61] Intervista a p. G. Spada, in South China Morning Post, 1° novembre 1932.

[62] Il Nostro Orfanotrofio, Scuola Tipografica S. Luigi, Hong Kong, 1916; J. Carpella, St. Louis School, Hong Kong, A short story written for the Golden Jubilee of Salesian Administration, (1-10-1977); S. Ticozzi, o.c., p. 78; e S.K.L. Ha, o.c., pp. 263-271.

[63] G. Brambilla, o.c., V, p.172.

[64] Fonte Hong Kong Blue Book: dati riportati da S.K.L. Ha, o.c., p. 494.

[65] Si riferiva a un caso in cui fu negata la comunione a un genitore portoghese che non mandava i suoi figli a studiare nelle scuole cattoliche.

[66] G.B. Tragella, o.c., II, pp. 307-308.

[67] Per ulteriori dettagli sulla cerimonia, si veda The Hong Kong Catholic Register, II, 25 (19-3-1879), mentre sulla chiesa di S. Giuseppe si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 80-82.

[68] The Hong Kong Catholic Register, II, 28 (9-4-1879).

[69] P. Giuseppe Darmanin (?-?): cfr. Appendice 4. Se ne ignorano i dati anagrafici.

[70] Per una completa documentazione sulla costruzione della cattedrale, si veda G.B. Tragella, o.c., III, p. 75ss; S.K.L. Ha, o.c., pp. 319-323; S. Ticozzi, o.c., pp. 96-100, che riporta le relazioni complete ufficiali sulla cerimonia della posa della prima pietra nel 1883 e della benedizione nel 1888, insieme alla lettera pastorale di mons. Enrico Valtorta in occasione della consacrazione della cattedrale nel 1938.

[71] Si vedano la descrizione dell’avvenimento e i ringraziamenti ufficiali a chi era intervenuto nel salvataggio, in The Hong Kong Catholic Register, II, 17 (15-1-1879).

[72] Raimondi > Segretariato della Colonia, 10-5-1880, citata in S.K.L. Ha, o.c. , pp. 308ss, che tratta in dettaglio tutta la questione.

[73] Raimondi > Marinoni, 8-1-1883 (AME, XVII, p.436). Il posto del nuovo collegio è dove attualmente si trova la Bishop Lei International House, 4 Robinson Road.

[74] “La cerimonia fu conclusa, depositando in una cavità appositamente praticata nella pietra, varie monete correnti nella colonia recanti la data dell’anno; fu pure inclusa una copia dei giornali di quel giorno e il documento in latino della benedizione e della posa della prima pietra” (G. Brambilla, o.c., V, p. 127).

[75] M.C. 1889, p. 82.

[76] È la sottolineatura di S.K.L. Ha, o.c., p. 323.

[77] Si veda la relazione della sua morte in Gabardi > Superiore, 30-5-1892 (AME, XXIV, 25, pp. 57-62).

P. Giuseppe Burghignoli (1833-1892): cfr. Appendice 4. Nel 1869, alla notizia della nomina di p. Volonteri a vicario apostolico dell’Henan, chiese a Marinoni di essere mandato con lui; Marinoni acconsentì, ma Raimondi no [Burghignoli > Raimondi, 23-10-69: dopo avergli detto che arriveranno 4 missionari da disporre con libertà con Volonteri su chi mandare in Henan, lo informava: “Dunque appena ricevetti la lettera che si nominava il P. Volonteri per l’Honan, io scrissi subito al Superiore esprimendo il mio desiderio che anco io possa andar là e perché fossi amicissimo di Volonteri e perché vorrei finire i miei giorni intanato con i Chinesi (sic) lontano lontano...” (HK-CDA, V-12-1, cartella Burghignoli). Raimondi rispose a Marinoni (27-11-1869): “In una lettera V.S. mi dice che il P. Burghignoli domandò di andare nell’Honan e mi esorta ad assecondare tale desiderio, che è ragionevole. Sebbene io stima molto questo desiderio del P. Burghignoli, la Missione di Hong Kong si trova in tali circostanze, al presente, che per ora non posso lasciarlo andare. Perché non ho altro che possa nominare a viceprefetto...” (AME, 17, pp. 1005-1011).

[78] M.C. 1892, p. 1892. Lo stesso numero di M.C., a p. 24, portava il necrologio di p. Brughignoli.

[79] P. Romeo Peroni (1850-1938): cfr. Appendice 4.

[80] P. Antonio Benetti (1860-1928): cfr. Appendice 4.

[81] Lettera di p. Viganò, 12-11-1877, riportata da G. Brambilla, o.c., V, p. 120.

[82] The Hong Kong Catholic Register, II, 14 (9-12-1878).

[83] Id., II, 27 (2-4-1879).

[84] P. Antonio Tagliabue (1836 -1904): cfr. Appendice 4.

[85] P. Luigi Reidhaar (1853-?): cfr. Appendice 4.

[86] P. Giacomo Leong (?-1883). Nato nel Guangdong, entrò nel seminario di Hong Kong nel 1852 e studiò teologia in latino con p. Raimondi. Ordinato sacerdote nel 1866 con p. Stefano Chu, lavorò dapprima nei villaggi. Di ritorno in città, fu incaricato della cura del Riformatorio e delle visite alle prigioni, fino al 1868, quando si trasferì a Sai Kung. Nel 1870 fu richiamato a Hong Kong a prendersi cura della comunità cinese, incarico che svolse per tutto il resto della sua vita, ad eccezione di un periodo di assenza nel 1876 per affari di famiglia. Presumibilmente, p. Leong morì di morte improvvisa, perché aveva sempre goduto di buona salute e aveva celebrato fino al giorno prima. Doveva avere circa 50 anni. Due vescovi presenziarono ai suoi funerali: mons. Raimondi che celebrò la messa nella cattedrale e mons. Volonteri, di passaggio in Hong Kong, che presiedette alle esequie al cimitero con la partecipazione di un migliaio di fedeli (G.B. Tragella, o.c., III, p. 72, e L.Ha, o.c., pp. 187-188).

[87] La procura delle MEP, come si è visto sopra, fu trasportata da Macao nel 1847, mentre la “Maison de Bethanie” venne costruita in stile classico nei primi anni ‘70 del XIX secolo nella parte sud dell’isola di Hong Kong, nella zona nota come Pokfulam. Il complesso comprendeva anche un cimitero dove furono sepolti ben 4 vescovi e 94 sacerdoti. Nel 1974 tutta la proprietà venne venduta all’Università di Hong Kong e le tombe vennero trasferite nel cimitero cattolico di Chaiwan.

[88] Per maggiori dettagli al riguardo, si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 93-95 e “100 - Our Lady of Lourdes Parish”, l’opuscolo commemorativo del centenario della chiesa, che si trova in HK-CDA.

[89] Per maggiori dettagli si veda l’opuscolo “100 - Our Lady of Lourdes Parish”.

[90] Il posto è attualmente occupato in parte dal King’s College.

[91] Raimondi > SCPF, 8-8-1878 (HK-CDA, II-6-1).

[92] Piazzoli > Superiore da Shui Mun Tau, 22-4-1875 (AME, XVII, pp. 1357-1360, riportata in G. Brambilla, o.c., V, pp. 118-119).

[93] P. Antonio Tam (?-1875). Proveniente da Macao, entrò in seminario a 18 anni. Era fratello di due suore del terzo ordine delle Canossiane (le future Suore del Prezioso Sangue), Maddalena e Giovanna Tam, e cugino di una terza, Caterina Tam. Nel 1872 fu mandato sul continente con p. Piazzoli per il rodaggio apostolico. Ordinato sacerdote nel giugno 1875, morì annegato nel mare di fronte a Ting Kok il 3 novembre di quell’anno (HK Catholic Directory riporta il 30 novembre). Cfr. dettagli della morte in Burghignoli > Marinoni, 15-12-1875, pubblicati in M.C., 1876, p. 47.

[94] To Yuen (in cantonese, Daoyuan in mandarino) significa “Giardino delle pianticelle di riso”.. La romanizzazione del nome di questo villaggio appare sotto diverse forme: Piazzoli scrive To-ün, altri Tu Yun, To Yun, Tu Yen, Tau Yen, Tu Jen, Tau-Zen o Tau Jen. L’atlante della provincia del Guangdong, Guangdongsheng Dituce, pubblicato dalla casa tipografica della stessa provincia, colloca To Yuen nell’attuale distretto di Waiyeung (Huiyang) non lontano dalla riva destra del fiume Damshui, sopra il borgo di Fudi (p. 63).

[95] Chin Kim-sin (Chen Jinxin) o Chen Jin-sheng, secondo una duplice versione del terzo carattere cinese.

[96] Esistono diverse relazioni del fatto dalle mani dello stesso p. Piazzoli (HK-CDA, IV, AME, XVII, pp. 1349-1350, XXIV, p. 875ss. e Raimondi > Marinoni, 21-12-1878 (AME, 17, pp. 271-276, riportata con qualche modifica da G. Brambilla, o.c., V, pp. 124-125.

[97] Si vedano le ulteriori vicende nella lettera di Piazzoli > Superiore, 1-9-1979 (AME, XVII, pp. 1367-1373).

[98] Per la tragedia di To Yuen, si veda anche G.B. Tragella, o.c., II, pp. 318-321, III, pp. 69-71. Vi furono ulteriori sviluppi. Nel 1880 lo stesso tiranno Tai Ho-Pau, non riuscendo a estorcere denaro da alcuni suoi parenti, giurò vendetta, tanto più che li sapeva amici degli europei e favorevoli alla Chiesa cattolica. Ne torturò uno e ne flagellò un altro fino a farlo morire. Un giorno, mentre quella famiglia era radunata per un funerale a Shong Yong Vui, Tai Ho-Pau li attaccò e, sparso del cherosene, appiccò il fuoco per bruciare il luogo dove si trovavano. Nella confusione persero la vita una donna e tre bambini della famiglia, ma anche lo stesso Tai Ho-Pau. Undici membri della famiglia riuscirono a rifugiarsi in Hong Kong. Qui, traditi da un complice di Tai Ho-Pau, furono consegnati alla polizia e imprigionati con l’accusa di aver ucciso il tiranno. Rimasero in prigione per dieci mesi, poi la corte li lasciò liberi a causa della non legalità dell’arresto. Restarono in Hong Kong per due anni, durante i quali ricevettero il battesimo cattolico. Ma la ricca e influente cricca di Tai Ho-Pau riuscì a corrompere le autorità cinesi facendo richiedere la loro estradizione in Cina (si veda il dibattito al riguardo del caso sulla stampa di Hong Kong, Daily Press, 24-4-1882, e North-China Daily News, 10-5-1882). Non si trovano ulteriori documenti sulla fine della vicenda. Tuttavia, la comunità cattolica non si spense a To Yuen: quando, nel 1934, p. G.B. Tragella visitò il villaggio, incontrò i nipoti dei martiri del 1878, che giustamente si gloriavano dei loro nonni. Si fece raccontare la loro versione degli avvenimenti, arricchendo il quadro nei dettagli (relazione di G.B. Tragella, in M.C., 1935, pp. 97-99).

[99] Memorie di p. G. Spada (HK-CDA, I-22-2).

[100] Se ne veda la documentazione in HK-CDA, II-6-1.

[101] Raimondi > Superiore, 28-9-1877 (AME, 17, pp. 181-182).

[102] G.B. Tragella, o.c., II, p. 315.

[103] Un rapporto completo della visita fu pubblicato in The Hong Kong Catholic Register, vol. II (1879), n. 22, 26-2-1879, con i nomi dei luoghi in una diversa romanizzazione.

[104] Così F. Bormann scrive a riguardo della permanenza di p. Giuseppe a Sai Kung: “Freinandemetz trascorse sei mesi in questa diaspora. Era solo per delle settimane intere. P. Piazzoli approfittò della presenza del nuovo missionario per visitare le molte piccole e piccolissime comunità e per fondarne delle nuove... Pertanto Freinandemetz poteva dedicarsi dalla mattina alla sera allo studio della lingua. La sua salute non era affatto buona. Ben presto fu colto dalle febbri malariche... Ripetutamente dovette recarsi per cura a Hong Kong. Più di ogni altra cosa era provato dal cibo insufficiente... Il viaggio per questa isola (Yim Tin Tsai) era di tre quarti d’ora. Freinandemetz vi si recava per celebrare la Messa e per amministrare talvolta il battesimo. Ogni tanto pernottava nell’isola...” (F. Bormann, Giuseppe Freinandemetz, Missionario Verbita, 1852-1908, EMI, Bologna, 1980, pp. 53-66).

[105] Secondo il “Catholic Directory 1954”.

[106] P. Stefano Chu (?-1882). Nato a Shanghai, fu condotto a Hong Kong da mons. Spelta nel 1856. Venne ordinato sacerdote sotto mons. Ambrosi, nel 1866, con p. Giacomo Leong. Per due anni fece apostolato in Hong Kong, predicando, insegnando catechismo e dirigendo una scuola; raccolse fondi anche per un ricovero di malati. Nel settembre 1868, ammalatosi, ritornò a Shanghai per cure. Di ritorno a Hong Kong, nel 1869 fu mandato sulla terraferma a Ting Kok, da cui allargò i suoi giri apostolici a Pak Shek Lung e a Nam Tau, dove fondò la cristianità e una casa della S. Infanzia, e altri luoghi del distretto del San On. Nel 1876 era a Chek Keng (si veda S.K.L. Ha, o.c. pp.186-187, soprattutto sul suo conflitto con p. Raimondi e la stesura della parodia).

[107] Burghignoli > Marinoni, 12-9-1884, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 134. Si veda anche Raimondi > Marinoni, 11-9-1885, riportata dallo stesso, V, p. 133: “È una vera persecuzione... Già abbruciarono sette cappelle; alcune cattoliche, altre protestanti. Anche nella nostra missione in terraferma ne sentiamo gli effetti. A Nam Tau il mandarino ci ha chiuso la cappella e la casa della S. Infanzia, e i soldati cinesi sono in cerca di P. Piazzoli che è molto conosciuto. Vennero a Sai Kung a cercare il padre europeo, e non trovandolo, esposero un manifesto in cui si promettono 500 dollari (franchi 2.500) a chi lo consegnerà.. Volevamo mandare un vaporino a prenderlo, e il P. Viganò era già in viaggio; ma dovette retrocedere pel cattivo tempo. Mandammo pure un servo ad avvertire P. Sasso; ma finché possono stare là, io stimo meglio che vi rimangano; poiché se i padri europei lasciano la terraferma, temo che i cristiani abbiano a disperdersi...”.

[108] Piazzoli > Marinoni, 1-10-1884, AME, 17, p. 1417-19, riportata anche in G.B. Tragella, o.c., III, p. 65.

[109] Piazzoli > Superiore, 22-3-1885 da Ismaila (AME 17, pp. 1421-1422, dove ci sono altri documenti a riguardo del suo viaggio).

 

 

 

[110] Piazzoli > Marinoni, 18-11-1885 (AME, 17, p.1447-1454, riportata in G.B. Tragella, o.c., III, p. 76); e Piazzoli > Superiore, 8-3-1886 (ibid., pp. 1459-1461).

[111] Piazzoli > Marinoni, 4-11-1886, riportata in G. Brambilla, o.c., V, pp. 138-139.

[112] Secondo il “HK Catholic Directory 1955”.

[113] Pozzoni > Scurati, 21-7-1892, in M.C. 1892, pp. 460-461.

[114] Pubblicata in M.C. 1892, p. 460.

[115] La fonte principale delle notizie sull’evangelizzazione dell’Hoi Fung è il manoscritto di p. Michele Robba “I primi 35 anni del Distretto dell’Hoi Fung, Missione di Hong Kong” (originale e copia dattiloscritta sono negli archivi di Hong Kong e di Roma), completato da un manoscritto cinese di Huang Puqiu (in HK-CDA, IV-33-1) che è stato pubblicato da Liu Wensun, “Haifeng Tianzhujiao qishiwunian dashiji” (Cronaca degli avvenimenti principali di 75 anni della storia della Chiesa cattolica in Hoi Fung), Hong Kong Catholic Social Communication Office, 1991. Si veda anche F. Galbiati, Peng Pai and the Hai-Lu-Feng Soviet, Stanford University Press, Stanford, 1985.

[116] I missionari cristiani giunsero nel Luk Fung (Lufeng) tra il 1860 e il 1869, nell’Hoi Fung (Haifeng) nel 1877. I missionari protestanti e cattolici esitavano a visitare queste zone, sulle quali correvano dicerie inquietanti: si affermava che gli abitanti del luogo, gli Hok-lao, erano cannibali, coinvolti in continue lotte tra i vari gruppi, per cui i villaggi erano circondati da difese e i mercati cintati da mura. Gli “Hok-lao” (o Fu-lao, abitanti del Fujian) provenivano appunto dal Fujian, di cui avevano mantenuto la lingua, ed erano scesi nel nord Guangdong in diverse ondate a partire dal XIII-XIV secolo. Nell’Hoi Fung costituivano il 70% della popolazione. Robusti nella corporatura e impulsivi di carattere, gli Hok-lao avevano una storia contrassegnata da continui disordini, da insurrezioni politiche a saccheggi briganteschi, a ricatti e sequestri da parte di società segrete (attive soprattutto dall’inizio del 1800). Alleati per legami clanici o raggruppati sotto la Bandiera Nera o Rossa (originate probabilmente da società segrete durante il regno di Daoguang, 1821-1851), che richiedevano fedeltà assoluta, si uccidevano in gran numero in lotte, anche poco motivate, che duravano mesi. Le autorità locali erano evidentemente incapaci di imporre l’ordine e la giustizia.

[117] Piazzoli > Burghignoli, 11-5-1878, riportata in The Hong Kong Catholic Register, I, 23 (20-5-1878) e in Brambilla G., o.c., V, p. 121 che riporta anche la lettera di Sasso > Marinoni, con gli altri dettagli.

[118] Piazzoli > Burghignoli, 11-5-1878; Sasso > Marinoni, senza data, riportate in Brambilla, o.c., V, p. 121.

[119] Robba, o.c., riportato anche da Brambilla, o.c.,V, p. 123.

[120] Sasso > Marinoni, 20-5-1880 (ibid.)

[121] Raimondi > Marinoni, 9-12-1884, citata in G. Brambilla, o.c., V, p. 135.

[122] Piazzoli > Marinoni, 4-11-1886, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 139.

[123] P. Luigi Sasso (1853-1889): cfr. Appendice 4.

[124] Dalle M.C.: “Mons. Raimondi l’8-10-1889 scriveva: ‘Morì il 26 settembre nel distretto di terraferma, che gli era stato affidato da evangelizzare. Fu assistito in morte da un Padre cinese che stava a poca distanza da lui e vi era stato mandato da qualche tempo appunto perché non restasse solo. Non ho ancora notizie circostanziate: pare sia morto di tifo in pochi giorni. Il Padre cinese gli amministrò i sacramenti” G. Brambilla , o.c., V, p. 141).

[125] Relazione di p. De Maria, alla fine del suo mandato in Hoi Fung, datata il 9-1-1893, riportata in G. Brambilla, o.c., pp. 144-146.

[126] G.B. Tragella, o.c., III, p. 300.

[127] Si vedano i dettagli a riguardo della peste e del servizio agli appestati nel capitolo seguente.

[128] P. D. Pozzoni, 4-8-1894 in M.C. 1894, p. 460.

[129] Lettera di p. G. Spada, 9-11-1894, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 182.

[130] Propaganda chiese, tramite il superiore p. Scurati, di sottoporre la terna, anche se Raimondi (lettera, 1-3-1894) aveva già raccomandato il nome di Piazzoli (HK-CDA, II-6-1). Secondo G.B. Tragella, o.c., III, p. 300-301, la terna fu formulata dallo stesso Scurati in consulta con Raimondi e Propaganda, e consisteva nei nomi di Piazzoli, De Maria e Pozzoni.

[131] Lettera riportata in Brambilla G., o.c., V, p. 152.

[132] P. L. Piazzoli, 3-10-1894, pubblicata in M.C. 1894, p. 540.

[133] G.B. Tragella, o.c., III, p. 301. Mons. Giovanni Timoleone Raimondi (1827-1894): cfr. Appendice 4.

[134] M.C. 1894, p. 480.

[135] “Fu il vero fondatore della Missione” (Necrologio dei Membri del PIME, Direzione Geneale Pime, Roma 2000, p. 153).

[136] E. Teruzzi , o.c., p. 78.

[137] G. Brambilla, “Mons.Timoleone Raimondi”, in Propaganda Missionaria, 1° marzo 1924, p. 12.

[138] T. Ryan, o.c., p. 171.

[139] G.B. Tragella, o.c., III, p. 301.

[140] Discorso del 12 gennaio 1884, riportato in G. Tragella, o.c., V, p. 171.

[141] E.J. Eitel, o.c., p. 393.

[142] P. Livraga, o.c., pp. 101, 70-72.

[143] S.K.L. Ha, o.c., pp. 151-152.

[144] “Oramai dall’Oceania e dall’Indonesia fin qui ad Hong Kong, aveva accumulato una tale esperienza, che non lo inclinava certo favorevolmente verso quelle che sono le debolezze umane, anche comprensibili e perdonabili. Marinoni lo sapeva, e, pur stimandolo ed amandolo assai, non nascondeva i suoi timori che non avesse per i missionari tutta quella amabilità che egli avrebbe voluto... Persino gli interventi caritativi [di p. Burhignoli] non impedirono l’esodo definitivo di quelli che, secondo Raimondi, erano ‘poveri missionari’....” (G.B. Tragella, o.c., III, p. 63). SCPF > Raimondi, 27-11-1879: “Mi rincresce di doverle significare che ho ricevuto lettere che parlano di alcuni missionari che vorrebbero abbandonare il Vicariato lagnandosi del troppo rigore che viene usato da V.E. a loro riguardo...” (HK-CDA, II-5-5). A riguardo dei conflitti con alcuni sacerdoti cinesi, con i domenicani e altri, si veda S.K.L. Ha, o.c., pp. 182-187; 141-144.

[145] Raimondi > SCPF, 6-6-1871 da Macao (HK-CDA, II-5-6).

[146] Raimondi > Superiore, 4-5-1877 (AME, 17, p. 149).

[147] Raimondi > Superiore, 26-11-1878 (ibid., p. 264).

[148] Raimondi > Superiore, 20-2-1897 (ibid., p. 291).

[149] Raimondi > Superiore, 6-9-1880 (ibid., p. 196-197).

[150] Raimondi > SCPF, 23-9-1885 (HK-CDA, II-5-5).

[151] G. Brambilla, o.c., V, pp. 149.151-152.

[152] Concessagli dal S. Padre nell’udienza del 16 aprile 1893 (HK-CDA, II-5-2).