IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

Sviluppo dell’evangelizzazione sulla terraferma (1895-1905)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

IV  

SVILUPPO DELL’EVANGELIZZAZIONE SULLA TERRAFERMA

(1895-1905)  

La successione a mons. Timoleone Raimondi fu relativamente facile e rapida, perché si era già compiuta tutta la procedura per la scelta di un vescovo coadiutore con diritto di successione nella persona di p. Luigi Piazzoli. Dopo la morte del vescovo, quindi, p. Piazzoli venne nominato direttamente vescovo titolare di Clazomene e vicario apostolico di Hong Kong [1] . Quando il neo-eletto fu informato dell’approvazione da parte del Papa Leone XIII il 18 dicembre 1894, e della firma della Bolla l’11 gennaio 1895, cercò dapprima di rifiutare perché non si sentiva all’altezza, ma poi dovette rassegnarsi. La sua ordinazione episcopale avvenne il 19 maggio seguente, per le mani di un confratello del Seminario delle MEM, mons. Francesco Pozzi (1828-1905), il primo vescovo della diocesi di Krishnagar, India [2] .

Il nuovo vescovo aveva 50 anni ed era già abbastanza conosciuto in città avendovi lavorato dal 1891 come pro-vicario e procuratore di Propaganda, e soprattutto per essersi prodigato durante l’epidemia di peste del 1894. Il suo eroismo in quella circostanza “gli aveva guadagnato l’ammirazione e la stima di tutta la città, pagani, protestanti e cattolici” [3] .  

La peste e il servizio agli appestati  

Il primo scoppio della peste bubbonica in Hong Kong, come si è già accennato, si registra l’8 maggio 1894. Due giorni dopo la colonia è dichiarata porto infetto e nel giro di poche settimane l’epidemia ha assunto proporzioni enormi [4] .

“Dopo una lunga siccità, la peste – scrive p. Spada il 21 maggio – compare prima in Canton e ultimamente anche in Hong Kong! La siccità ci ha portato anche la fame perché in pochissimi luoghi si è potuto trapiantare il riso. Ora veniamo a sapere che in Canton più di 20 mila persone sono morte di peste. Qui in media ne muoiono 35 al giorno, tutti cinesi, meno due portoghesi. Il governo della colonia all’apparire della peste convertì subito in lazzaretto una nave e un ospedale; ciononostante molti muoiono nelle loro abitazioni. L’altro giorno la polizia, che visita tutte le case, trovò in una sette persone morte nel medesimo giorno. Ora anche un grande stabilimento è stato convertito in lazzaretto. I cinesi naturalmente emigrano a migliaia” [5] .

A giugno il numero dei morti giornalieri è salito a un centinaio, mentre gli emigrati raggiungono i 40 mila. Le navi passano al largo, lasciando il porto deserto. Per il commercio di Hong Kong è la morte. Le vittime tra i cattolici sono una ventina. P. Piazzoli riferisce: “Io sono incaricato del lazzaretto a terra e p. De Maria di quello sul mare. Al Comitato è stato offerto il servizio delle Canossiane che in questi giorni prenderanno stanza nell’ospedale”. Il 20 giugno aggiunge: “Le suore in numero di sei sono all’ospedale. Più di 80 mila cinesi hanno lasciato Hong Kong; siamo in un deserto, eppure la peste trova ancora le sue vittime” [6] .

La peste bubbonica si protrae fino ad ottobre. Le scuole vengono chiuse, il governo lancia appelli affinché dei volontari si rechino a lavorare nei diversi ospedali. Delle sei Canossiane che si prendono cura dei malati, una contrae la peste e muore il 4 agosto [7] . La gente di Hong Kong, compresi i protestanti, sono edificati dal coraggio dei padri e delle suore che si offrono a prestare servizi agli appestati [8] .

La peste ispira terrore alla maggioranza della popolazione, ma affascina gli scienziati. In giugno arrivano il microbiologo Shibasaburo Kitasato, che ha già scoperto il bacillo del tetano, e il batteriologo svizzero-francese Alessandro Yersin, discepolo di Luigi Pasteur. Kitasato con la sua squadra è assistito e facilitato in tutto dal dottore locale James Lowson, ma a far vincere la gara a Yersin aiutandolo ad aggirare la burocrazia e la diffidenza britannica, è p. Viganò, cappellano militare che gli fa anche da interprete e gli suggerisce come aver a disposizione i cadaveri degli appestati, offrendo un po’ di denaro a qualcuno dei marinai inglesi incaricati della loro sepoltura [9] .

La colonia non si era ancora riavuta dalle conseguenze della depressione e della peste del 1894, che il terribile morbo ritornò con una seconda ondata nel 1896, da aprile ad agosto. Questa volta, però, le autorità e la gente di Hong Kong riuscirono a gestire meglio la situazione di emergenza. Il governatore William Robinson (dal dicembre 1891 al febbraio 1898) aveva preso misure preventive facendo disinfettare gli ambienti e le abitazioni e costruire case più arieggiate, in muratura. Il rigore dei decreti governativi provocò qualche opposizione da parte della gente, soprattutto degli abitanti del distretto cinese più povero, Tai Ping Shan. L’ondata di peste fu meno severa; questa volta, i morti non superarono il migliaio e solo 25 mila persone lasciarono la colonia per riparare altrove. Anche questa seconda ondata di peste vide il vescovo manifestare lo stesso spirito di servizio e di dedizione.

A partire dal 1896 la peste divenne quasi una ricorrenza annuale. Appariva di solito in primavera, raggiungeva il suo apice in luglio per poi declinare e scomparire con il clima fresco dell’autunno. A fine 1897, dopo tre anni, si registravano cinque vittime tra il clero: “un fratello delle scuole cristiane, due religiose indigene e due italiane” [10] . Nel 1898, la peste mieté ancora più vittime tra i cattolici: 37 adulti, mentre 19 bambini furono battezzati nei lazzaretti. Dal 1894 al 1901, ne furono vittime circa 8.600 persone [11] .

Il rapporto annuale, datato al 24 febbraio 1904, dice: “Fummo visitati dalla peste che ci ha tolto parecchie orfane cinesi dei conventi sia delle suore Canossiane che delle francesi... La peste ci ha anche portato via una trentina di cristiani; però, essendo essa una visitatrice ordinaria dal 1894 in poi, non incute più tanto spavento...” [12] .

Nel frattempo, gruppi internazionali di medici continuavano le ricerche sul modo di trasmissione e di diffusione della malattia. Nel 1905 la commissione di ricerca in Bombay stabilì che il bacillo della peste entrava nella circolazione del sangue umano tramite inoculazione di punture di mosche che, a loro volta, erano state infettate dai topi. Ma in Hong Kong i risultati scientifici non produssero effetto, perché la gamma di molte altre teorie plausibili distolse l’attenzione dalla vera causa, cosicché la peste continuò ad affliggere la colonia. Tra il 1894 e il 1929 il numero totale delle vittime superò le 24.000, più del 90% con esito fatale [13] .  

Le prime attività di mons. Piazzoli e la situazione del Vicariato nel 1895  

Fin dai giorni della malattia finale di mons. Raimondi fu p. Piazzoli, in qualità di pro-vicario, ad amministrare le faccende quotidiane e i rapporti ufficiali del Vicariato. Egli si preoccupava personalmente anche del convento delle Canossiane, con tutte le istituzioni che vi erano portate avanti in Caine Road, non lontano dalla cattedrale. Nacque, però, un malinteso che avrebbe un poco turbato i rapporti.. Le Suore Canossiane di Macao avevano deciso di fondare una nuova missione a Singapore, anche contro il parere di mons. Raimondi che temeva venissero a mancare suore per Hong Kong. Il primo gruppo, accompagnato da Madre Stella, la superiora regionale risiedente nell’isola, doveva partire il 4 dicembre 1894. Si trattava di un’iniziativa di Macao, quindi il vicario apostolico di Hong Kong non era stato informato a livello ufficiale; perciò p. Piazzoli, basandosi sul fatto che la nuova fondazione era contraria ai desideri di mons. Raimondi, nel frattempo deceduto, proprio il giorno prima della partenza manifestò la sua disapprovazione per la nuova impresa e negò la benedizione alle partenti. Avendo già tutto preparato, Madre Stella e le suore partirono ugualmente, anche se molto rammaricate, e si dovette ricorrere all’aiuto di terzi, in particolare del superiore p. G. Scurati, per chiarificare e risolvere l’equivoco. Nel maggio 1895, mentre tutti erano intenti a preparare l’incombente ordinazione episcopale di mons. Piazzoli, la superiora locale, Madre Compagnotti, poteva scrivere: “Con l’aiuto di Dio posso vedere che il nostro scopo è quasi raggiunto... i nostri mutui rapporti sono migliorati di molto...” [14] . E l’anno seguente il vescovo assistette personalmente fino all’ultimo le due Suore Canossiane colpite dalla peste [15] .

Se i primi rapporti con le Canossiane furono difficoltosi, migliorarono meravigliosamente, invece, quelli con le Suore di S. Paolo. Anche il loro Asile de la Sainte Enfance, a Wanchai sul mare, divenne un posto frequentato dal nuovo vescovo che cercò subito di togliere le restrizioni derivate dai malintesi e dalle tensioni relative al conflitto di circa trent’anni prima.

“In pratica, si è dimostrato fin dall’inizio realmente paterno verso queste Suore che avevano sofferto precedentemente, e che forse a volte dovevano ancora soffrire. Quasi immediatamente, aveva tolto questa o quella proibizione che perdurava dal vecchio regime. ‘Fate tanto bene quanto potete’, - disse alla Madre. ‘L’unica condizione che pongo è la seguente: informatemi prima di allontanarvi dalle precedenti restrizioni, cosicché io possa dire di esserne al corrente se qualcuno venisse a lamentarsi con me. Per cui, non abbiate paura di nulla: mi prendo io tutte le responsabilità’. Nessuno in città era ignaro di questa gentilezza del vescovo verso le Suore di S. Paolo, tanto che persino da coloro che gli stavano vicino era chiamato il Padre francese” [16] .  

Agli inizi del suo episcopato verso la metà del 1895, mons. Piazzoli dava il seguente quadro generale della situazione dell’intero Vicariato: “I cattolici sono 8.315, gli eretici [i protestanti] 3.500, gli infedeli 3 milioni; conversioni 140 di infedeli e 4 di eretici, missionari stranieri 10, preti indigeni 7, chiese e cappelle 41, un seminario con 12 alunni, 4 collegi o pensionati con 130 studenti, 15 scuole maschili con 600 studenti, 16 scuole femminili con 540 studentesse, 4 ospedali, 2 orfanotrofi, 3 catecumenati, 9 case della S. Infanzia, e 2 ospizi per le vecchie... La grazia del Buon Dio ci assiste visibilmente, abbiamo potuto battezzare 140 infedeli e 4 eretici. Sono pochi, ma molti in rapporto a questa Missione che un’orda di Protestanti ha tutta invasa. Dobbiamo quindi lottare, oltre che coi pagani, anche contro chi ha riempito la città di Hong Kong e le aree circostanti su cui si estende questa Missione di scuole, di chiese, di templi, di ospedali e di catecumenati, e per questo è difficile fare il bene, per cui noi incontriamo grandi ostacoli ... Le scuole hanno risposto alle aspettative, i nostri sacrifici e fatiche hanno portato frutto. Gli esami furono molto soddisfacenti e meritarono un elogio pubblico dal Direttore delle Scuole Protestanti che ha detto che le nostre scuole sono superiori a tutte. Le congregazioni religiose rispondono allo scopo della loro vocazione e, oltre alle case della S. Infanzia, si occupano dell’educazione della gioventù e dei nostri ospedali. Le suore portano la consolazione anche negli ospedali del governo e nelle prigioni...” [17] .

Con l’episcopato di mons. Piazzoli la fase della fondazione e dell’organizzazione della stessa colonia britannica, come pure della Chiesa cattolica in Hong Kong, può considerarsi conclusa. È già trascorso più di mezzo secolo dagli inizi e l’incertezza dei primi anni della colonia è stata sostituita dalla consapevolezza e dalla fiducia nel futuro, mentre la Chiesa vi ha affondato profondamente le radici ed è cresciuta solidamente, diventando parte integrante della vita urbana. La realtà del Vicariato, però, comprende anche una vasta area sul continente sotto il governo cinese, dove il lavoro missionario procede abbastanza bene e si prospetta ricco di frutti. Il nuovo vescovo è pronto ad impegnarsi per far progredire il lavoro pastorale della Chiesa cattolica nelle sue due realtà, cioè nella colonia inglese e nei distretti della terraferma, ai quali è anche personalmente legato per avervi speso tanti anni di lavoro. Tra i suoi 17 collaboratori più stretti, quattro sono sacerdoti giovani e vigorosi: i pp. Antonio Liu e Paolo Lu, appena ordinati, e i pp. Pozzi e Giuliano, appena arrivati dall’Italia.  

Il contesto sociale e politico della Cina (1895-1904)  

L’atmosfera politica in Cina rimaneva ancora influenzata da forti sentimenti ostili ai paesi occidentali. Agli occhi della gente comune e delle autorità locali, lo stesso cristianesimo appariva integrato e confuso con le potenze politiche. La guerra sino-giapponese (1894-95) si concluse con il predominio nipponico sulla Corea e su Taiwan. Nel 1897 la Germania occupò Jiaozhou nello Shandong. Il 9 giugno 1898 la Gran Bretagna prese in affitto per 99 anni parte del distretto del San On e l’occupò, con qualche contrasto, nell’aprile del 1899, ampliando considerevolmente l’area della colonia di Hong Kong con l’aggiunta dei “Nuovi Territori” [18] .

I sentimenti xenofobi trovavano sempre più numerose occasioni di sfogo. La decadenza generale dell'impero stimolò anche qualche tentativo di riforma ufficiale e di apertura, ma i risultati furono in concreto molto ridotti, se non vanificati, dall’opposizione della corrente tradizionalista in combutta con l’Imperatrice Reggente Cixi (1835-1908). Ma non pochi cinesi avvertivano l’urgenza del cambiamento e l’iniziativa riformistica era portata avanti anche da privati, in particolare nelle aree meridionali da Sun Yat-Sen (1866-1925) che nel febbraio del 1895 fondò proprio a Hong Kong la Società per la rinascita della Cina (Xingzhonghui).

Le attività rivoluzionarie di Sun erano in stretto rapporto con la colonia, poiché conosceva bene l’ambiente, avendovi compiuti gli studi di medicina dal 1887 al 1892, e vi operava il quartiere generale della Xingzhonghui. In stretta cooperazione con le società segrete di Hong Kong e di Canton [19] , Sun organizzò una prima rivolta in Canton stessa (26 ottobre 1895). Fallita questa, sempre con l’aiuto delle società segrete andò creando una rete di attività rivoluzionarie lungo le coste del Guangdong e spostò il centro della rivolta attorno a Wai Chow. Una seconda rivolta scoppiò quindi in questa città nel 1900 e, nel giro di due settimane, si sparse in tutta la regione limitrofa, fino al Fujian: ma anch’essa fu presto repressa. La rete rivoluzionaria segreta, però, non scomparve, anzi prosperò nella regione pianificando altre rivolte. Questi moti rivoluzionari, che avrebbero avuto esito più tardi, contribuivano a diffondere un’atmosfera di nuove aspettative, non priva, però, di confusione e disordine, di cui approfittavano personaggi senza scrupoli organizzati in società più o meno segrete, con scopi di brigantaggio e di sfruttamento.

Nelle province settentrionali della Cina, intanto, l’ostilità verso l’Occidente e il Cristianesimo raggiungeva il suo culmine nella rivolta dei Boxers (1900) [20] che determinò l’intervento delle otto potenze straniere presenti (Inghilterra, Francia, Russia, Stati Uniti, Olanda, Belgio, Giappone e Italia) fino all’occupazione di Pechino e alla firma del Protocollo che impose alla Cina condizioni pesantissime: il disarmo, il versamento di un’indennità di 450 milioni di “tael” (moneta d’argento di circa 38 g.) e l’accettazione di un controllo internazionale sulle sue imposte (settembre 1901). Un’altra delle conseguenze dell’impresa fu l’inizio della “concessione italiana” di Tianjin [21] . Tutto questo non fece che accrescere i sentimenti xenofobi della popolazione in ogni angolo del paese, inclusa la colonia di Hong Kong.  

Resoconti generali e avvicendamento del personale ecclesiastico (1896-1904) [22]  

Nel 1896 il Vicariato aveva 8.320 cattolici [23] . Nel settembre 1897, partivano dall’Italia i pp. Giuseppe Carabelli e Filippo Deyla per rinforzare il numero dei missionari: furono destinati entrambi a lavorare sul continente.

In data 31 dicembre 1897, lo stesso vescovo mandava a Propaganda il resoconto dei risultati dei suoi primi tre anni di episcopato: “Nel 1894 i cattolici erano 8.100, ora sono 8.700. I battesimi dei figli di infedeli erano 1.580, ora sono 1.918. Sei cappelle furono costruite nella parte continentale per i nuovi cristiani. Furono pure costruiti un orfanotrofio maschile, un ospedale per le donne ed un ospizio per i vecchi o infermi. Furono aperti due catecumenati, uno maschile ed un altro femminile… Uno straordinario movimento verso la nostra Santa Religione si è dimostrato fin dall’anno scorso fra i pagani del Continente…” [24] .

Nel gennaio 1898 giunge a Hong Kong p. Eugenio Taverna, che ha lavorato nel Henan settentrionale dal 1896. Non si conoscono le ragioni del trasferimento, ma molto probabilmente avviene per motivi di salute, poiché dopo solo pochi anni egli lascia Hong Kong e l’Istituto [25] .

Il 14 novembre 1898 parte per Hong Kong p. Agostino Placzek con quattro Canossiane. “P. Agostino”, come presto sarà chiamato e conosciuto, è polacco di nazionalità ma ha studiato in Italia ed è entrato nel Seminario delle MEM; data la sua versatilità in diverse lingue e i suoi titoli accademici in teologia, viene subito messo alla cura e all’insegnamento del seminario.

Nel tardo autunno del 1899 arrivano in Hong Kong anche i pp. Gioacchino Olivares e Francesco Bianchi, destinati il primo nel Kwai Shin e il secondo nell’Hoi Fung; ma durante l’anno la malattia costringe al rimpatrio, come si vedrà, i pp. B. Viganò, Giuliano e Deyla.

Procede intanto la costruzione del nuovo seminario dell’Immacolata Concezione, di fronte alla cattedrale, e nel 1900 i seminaristi vi si trasferiscono. Il rettore è p. Agostino Placzek, coadiuvato da p. Gioacchino Leong.

Nel 1900 la malattia costringe mons. Piazzoli a prendersi un periodo di riposo in Italia (da aprile a ottobre). A Milano, il 30 luglio, può così presiedere il pontificale per il cinquantenario della fondazione del Seminario delle MEM. Il 15 ottobre, con il vescovo, partono da Pavia per la missione i pp. Angelo Ferrario e Antonio Banchi, insieme al teologo Attilio Poletti e ad altre quattro suore Canossiane.

Le statistiche della fine del 1900 erano le seguenti: su una popolazione di circa 360 mila abitanti nella Colonia inglese e di circa un milione sul continente, i cattolici erano 9.170, con 391 battesimi di adulti durante l’anno; vi lavoravano 14 missionari italiani, 7 sacerdoti locali, 38 suore europee e 43 indigene, 9 fratelli europei; c’erano 4 chiese e 42 cappelle, 1 seminario con 14 seminaristi, 4 collegi con 160 alunni, 19 scuole maschili con 595 alunni, 17 scuole femminili con 1.000 alunne, 10 case della S. Infanzia con 309 bambini, 6 orfanotrofi con 483 orfani, 1 ospizio per anziani con 15 ricoverati, un catecumenato maschile e 2 femminili con 19 e 70 partecipanti, 3 ospedali-ospizi per donne anziane con 133 ricoverate, 2 ricoveri per donne “penitenti e pericolanti” con una cinquantina di ricoverate [26] .

 

Mentre i pp. Banchi e Ferrario erano mandati per il primo tirocinio sul continente, Attilio Poletti, rimasto in città, veniva ordinato sacerdote il 20 gennaio 1901 e in seguito destinato anche lui alla terraferma. L’inizio del 1902 fu benedetto da quattro nuove ordinazioni sacerdotali locali: i pp. Giovanni Situ Ting Chiu, Pietro Lam Yam Tung, Francesco Chan Lan Fan e Giuseppe Chan (6 gennaio), che vennero destinati ai distretti del continente.

I rapporti sulla situazione sociale nel 1902, però, non erano buoni: “Da molto tempo siamo travagliati da malattie e contagi; abbiamo ancora una cinquantina di morti di peste per settimana. Ora poi è sopraggiunta una febbre chiamata ‘dengue fever’, quantunque non tanto mortale. È una febbre acuta, epidemica, propria dei paesi tropicali. Nel convento siamo arrivati ad avere a letto una cinquantina tra suore e ragazze. Ora poi abbiamo tre preti cinesi ammalati” [27] .

Nel 1903 in Hong Kong, invece della peste, si registrò una siccità tanto grave e prolungata (con una notevole scarsità di acqua potabile) da costringere molti, anche cristiani, a emigrare.

Mons. Piazzoli, dapprima a causa della sua malattia (in maggio), seguita poi dalla morte di Leone XIII in luglio (celebrata la solenne messa funebre nella cattedrale il 30 luglio) e dall’elezione di Pio X in agosto (festeggiata localmente il 9 agosto), dovette rimandare la visita pastorale all’Hoi Fung fino al gennaio 1904. Di ritorno a Hong Kong, spossato ma soddisfatto, stese la relazione annuale sulla situazione generale della Missione: “È coi sensi della più viva gratitudine verso il Signore che ho la gioia di stendere la presente breve relazione sul felice risultato ottenuto nell’opera delle conversioni nell’anno or ora finito. I cari Confratelli videro le loro fatiche apostoliche ricompensate, avendo potuto ognuno presentare a Dio un bel manipolo di nuovi figli rigenerati alla grazia. In nessun anno precedente ebbimo la consolazione di poter registrare, come in quest’anno, ben 708 battesimi di soli adulti, 2.494 di figli di infedeli e 376 di figli di cattolici. Questo fu per noi un successo ben grande, relativamente al numero dei missionari ed alla non tanto vasta missione” [28] .

Qualche giorno dopo mandava la relazione a Propaganda Fide che copriva gli anni dal 1897 alla fine del 1903, in cui esprimeva lo stesso senso di gratitudine per il progresso fatto: “I cattolici sulla fine del 1897 erano 8.500, ora sono 10.800; i battesimi dei figli di infedeli allora erano 1.500, l’anno scorso furono 2.494… Un sensibile e continuo movimento verso la nostra fede si mostrò in tutta la Missione durante questi anni ed è dovuto a questo felice movimento il nostro aumento nel numero dei cristiani… Il movimento religioso continua e, nell’anno in corso, speriamo pure di avere un bel numero di nuovi fedeli. In tutto questo frattempo non abbiamo tante gravi difficoltà, ad eccezione di tre che fecero soffrire e fanno ancora soffrire noi ed i neofiti. Adesso dobbiamo più che mai lottare coi protestanti per la questione delle scuole; essi hanno più mezzi e s’impiantano dovunque. Confidando in Dio e nella buona volontà dei cattolici procureremo di far loro fronte e di consolidare ed accrescere vieppiù le nostre…” [29] .  

Opere educative e caritative della Chiesa cattolica  

I servizi della Chiesa cattolica nel settore educativo e caritativo, come si è visto sopra, erano molto apprezzati dal governo e dal pubblico. Il “corrispondente” dell’educazione cattolica presso il Governo era p. Pietro De Maria.

La Missione riacquistò la responsabilità diretta del Riformatorio di West Point quando, come si è già accennato, i Fratelli delle Scuole cristiane lo lasciarono nel 1893: p. Andrea Leong ne curava la sezione cinese, p. De Maria quella portoghese. L’anno seguente, il governo propose di riorganizzare la scuola di arti e mestieri su una base diversa, accogliendo anche giovani criminali. A questo intento, in settembre era stato chiamato a dirigerlo p. Viganò.

“Al Riformatorio saranno ammessi fanciulli delinquenti mandati dal governo” scriveva p. Spada il 9 novembre 1894; “sconteranno la loro pena quasi come in prigione in un locale appositamente preparato. Per ora sono sei, ma aumenteranno purtroppo. Nei quattro mesi che passai al Riformatorio non mi mancarono le consolazioni. Il giorno dell’Assunta si celebrò con la maggiore solennità possibile. Diciannove di quei cari giovani fecero la loro prima Comunione, e ventisette tra giovani e vecchi si confessarono” [30] .

Il sistema di tenere i giovani delinquenti in un luogo separato dagli altri studenti fu mantenuto per qualche anno. P. Viganò dapprima ingrandì il fabbricato del Riformatorio, ma poi, trovandosi questo in pessime condizioni, lo ricostruì dalle fondamenta, dotandolo di appositi locali per la falegnameria e per la tipografia, che aveva bisogno di maggior spazio. Ne tenne la responsabilità fino al 1899, quando la malattia lo costrinse al rimpatrio. Prese il suo posto di nuovo p. De Maria, mentre p. A. Leong continuava a seguire la sezione cinese.

Nel 1895 le istituzioni educative cattoliche comprendevano un seminario e 36 tra collegi e scuole. Nel 1897 le suore Canossiane aprirono in una residenza privata la scuola della Sacra Famiglia ad Aberdeen, insieme a un dispensario. Più tardi, nel 1905, ottenuto un appezzamento di terreno, vi costruirono un locale nuovo per la scuola [31] . Sempre nel 1907, dietro impulso del vescovo mons. Piazzoli, le stesse suore aprirono presso la chiesa di S. Francesco un ospizio per vecchi “eretto dalla generosità dei cattolici di Hong Kong”, vicino al quale costruirono e poi ingrandirono l’omonimo ospedale che nel 1900 aveva 106 pazienti [32] .

Continuavano bene anche le altre istituzioni scolastiche sotto la responsabilità delle stesse Canossiane, delle Suore di S. Paolo e dei Fratelli delle Scuole cristiane, come anche dei padri francesi delle MEP che curavano la scuola di S. Teresa a Taikulao. Nel 1900 le suore Canossiane iniziavano la nuova scuola inglese di S. Maria, nella casa Emmaus a Tsim Sha Tsui, comprata fin dal 1887 come luogo di riposo e convalescenza [33] .

Il Collegio di S. Giuseppe, sotto la responsabilità dei Fratelli delle Scuole cristiane, continuò a godere di buona fama anche durante l’episcopato di mons. Piazzoli. Ma non mancarono le critiche, soprattutto riguardo all’ammissione quasi esclusiva di figli di famiglie ricche e straniere, e dell’eccessiva dipendenza finanziaria dalla Missione [34] .. Nel quinquennio 1898-1903 si dovettero aggiungere un terzo piano e due ali, per le cui spese concorse anche il governo [35] .

La relazione per l’anno 1903 informava: “La Missione ha sempre avuto ottime relazioni col governo, il quale, sebbene protestante, ha sempre rispettato i cattolici, ha dato libertà d’agire, ha concorso ad assistere le scuole ed anche sussidiato varie opere di carità...” [36] .

 

Lo sviluppo dell’apostolato delle chiese nella colonia  

In Hong Kong l’apostolato continuava a svolgersi principalmente attorno alla cattedrale, con una comunità di maggioranza portoghese e una minoranza cinese, tanto che per la gente della strada la chiesa principale era considerata – e così doveva continuare per parecchi anni – “il tempio portoghese” [37] . L’apostolato era sotto la responsabilità di p. Gabardi, coadiuvato da p. P. Lu (dal 1894) e da p. Spada (dal 1896), ma anche il vescovo vi spendeva parecchio tempo, soprattutto nel confessionale: vi si recava al mattino di buon’ora prima della celebrazione della Messa e vi rimaneva a disposizione di chi cercava assistenza spirituale e il perdono dei peccati. Mons. Piazzoli era interessato alla cattedrale che volle ben sistemata, abbellita, provvista di un organo stupendo e di un campanile che fu costruito negli anni 1903-1904 [38] . Il vescovo, che nutriva una particolare devozione alla Madonna e la menzionava in tutte le sue omelie, nel 1897 fece anche collocare una magnifica statua dell’Immacolata sull’altare maggiore della cattedrale.

Nell’aprile e nel maggio 1898 mentre la peste incrudeliva, dietro suggerimento di mons. Piazzoli si svolsero nella cattedrale due solenni tridui di penitenza in onore di S. Rocco, durante i quali si registrò un continuo affollarsi di popolo dalla mattina alla sera [39] . I primi tre giorni di settembre del 1899, invece, fu celebrato il triduo solenne in preparazione alla consacrazione del genere umano al Sacro Cuore [40] .

La chiesa di S. Giuseppe, sotto la responsabilità del cappellano militare, p. Viganò [41] (fino al suo rimpatrio definitivo nel 1899, quando fu sostituito da p. Placzek), continuava a servire quasi esclusivamente la comunità militare inglese. Le attività sociali e ricreative erano concentrate nel Club di S. Patrizio.

La chiesa di S. Francesco, a Wanchai, invece, serviva soprattutto i cattolici cinesi ed era sotto la responsabilità di p. Marco Leong (fino alla sua morte, avvenuta il 29 ottobre 1904) [42] .. Gli succedeva come responsabile p. De Maria, aiutato però da p. Gioacchino Leong.

La chiesa di S. Antonio raccoglieva una comunità mista, ma in predominanza cinese, ed era curata da p. De Maria, aiutato da p. Andrea Leong. Nell’ambito di questo distretto, e precisamente a Taikulao, i padri francesi delle MEP acquistarono e ampliarono il Castello Douglas, trasferendovi la Casa di Nazareth con la tipografia, e vi costruirono una chiesa per i loro dipendenti e per gli abitanti del villaggio. La chiesa fu benedetta dal vescovo nel maggio 1896.  

Si faceva però attenzione anche agli sviluppi che andavano svolgendosi sull’isola di Hong Kong, soprattutto a Wong Nai Chung, a Shau Ki Wan e sulla punta della penisola di Kowloon, dove la gente andava a far vacanze e le Canossiane avevano già aperto due scuole.

Shau Ki Wan era un polo d’attrazione a causa del progetto di costruirvi un grande arsenale. Al principio del 1900 vi traslocarono tre famiglie di nuovi convertiti cinesi. Si trovò un terreno conveniente per fabbricare eventualmente una futura cappella con residenza, ma per il momento non si fece nulla. Si faceva uso dei locali della scuola delle Canossiane [43] .

Nel 1898 mons. Piazzoli fece fare un censimento dei residenti cattolici di Tsim Sha Tsui, Hung Hom e Yau Ma Ti, aree che cominciavano a svilupparsi; in tutto, tra cinesi, portoghesi e persone di altre nazionalità, i cattolici erano una settantina. Costoro trovavano difficile adempiere ai loro doveri religiosi. Verso la fine dello stesso anno, dopo aver avvisato tutte le famiglie cattoliche, p. Spada cominciò a celebrare la Messa alla domenica in un locale della casa di riposo Emmaus delle Canossiane. Alla prima domenica i presenti furono 32 [44] .

Lo scoppio della rivolta dei Boxers in Cina nel 1900 costrinse molti europei a rifugiarsi in Hong Kong e, per ogni eventualità, un buon numero di soldati indiani e inglesi vi furono trasferiti dall’India. Due reggimenti presero stanza non lontano dalla casa delle Canossiane, sulla punta di Kowloon, e tra essi vi erano 200 cattolici. Crescevano intanto anche le residenze civili e parecchie famiglie cattoliche vi presero dimora. La piccola cappella non bastava più per il fabbisogno; fu ampliata, ma presto si dimostrò ancora insufficiente e poco decorosa. Si richiedeva una chiesa più grande e accogliente, con la canonica.

“Nel 1903, P. Spada fu incaricato di prendere cura di questa faccenda, ma la Missione si trovava in debiti e non era assolutamente in grado di poter imbarcarsi in un’ulteriore spesa per una nuova costruzione. In queste circostanze la Provvidenza venne in nostro soccorso: il Dr. Antonio S. Gomes e la consorte Donna Elena si offersero di pagare per la nuova chiesa, sborsandone tutto il costo di 20.000 dollari” [45] . Le Canossiane cedettero parte del loro terreno in cambio di appezzamenti che la missione aveva dato loro per il convento di Hong Kong. I lavori incominciarono nell’autunno del 1904 e il 4 dicembre p. De Maria, in assenza di mons. Piazzoli, benediceva solennemente la prima pietra. La costruzione proseguì alacremente: il Dr. Gomes avrebbe desiderato fare la solenne benedizione della chiesa l’8 maggio 1905, festa della Madonna di Pompei, ma purtroppo la si dovette posporre al 27 maggio. Il rito fu presieduto dallo stesso p. De Maria, con la partecipazione di molti fedeli. L’iscrizione commemorativa in portoghese ne spiegava l’origine e l’intenzione: “Alla cara memoria dei suoi genitori e fratelli, il Dr. Antonio S. Gomes costruì questa chiesa dedicata alla Nostra Signora di Pompei, Regina del S. Rosario. Kowloon, Maggio 1905”. Altri benefattori provvidero a donare le statue dei santi per decorare la chiesa. Non essendovi ancora la residenza, p. Spada e l’assistente p. P. Lu attendevano ai servizi liturgici venendo ogni mattina dalla cattedrale [46] .  

L’apostolato sul continente cinese  

Gli sviluppi più consistenti dell’apostolato, però, si registravano nel distretto del continente. Nel 1894 continuava a dirigerlo p. Pozzoni dalla sede centrale di Sai Kung. Ma vi risiedeva poco, perché doveva spesso assentarsi per visitare le altre comunità, incontrando non poche difficoltà e fatiche. L’aumento numerico dei cattolici attirava l’attenzione delle autorità locali e imperiali, sospettose e pregiudizialmente ostili. P. Pozzoni doveva spendere molto tempo ed energie per prevenire i conflitti, mettere pace tra le varie parti e dimostrare che le intenzioni dei missionari e dei cristiani erano oneste. Nel novembre del 1894, il padre vide ritornare presso di lui p. Spada con due missionari novelli, i pp. Pozzi e Giuliano. Ne approfittò per aumentare i suoi giri apostolici, soprattutto nelle aree vicine, mentre p. Spada riprendeva il lavoro nel San On e i due novelli si immergevano nello studio della lingua. Non appena l’ebbero appresa a livello di base, p. Pozzoni affidò loro zone diverse: a p. Pozzi l’area di Tai Long, a p. Giuliano il nord del San On [47] .

Nel giugno 1895, p. Pozzoni fece una visita in Hoi Fung [48] . Di ritorno a Sai Kung, il 4 novembre vi accolse mons. Piazzoli in visita pastorale, accompagnato da p. De Maria – che aveva bisogno di un cambio d’aria dopo le forti febbri sofferte –, dal neo-arrivato p. G. Zamponi e da un teologo cinese, questi ultimi due destinati a rimanere sul continente. Da Sai Kung, accompagnati dal clero, il vescovo e il suo corteo partirono per le cristianità seminate lungo le coste frastagliate della baia Tai Peng (Mirs Bay). Due preti precedevano l’arrivo del vescovo per avvisare e preparare le cerimonie. Il vescovo era sempre accolto e salutato con scoppi di mortaretti e al suono della banda; seguivano poi ricevimenti, confessioni alla sera con predica del vescovo o dei padri e, al mattino dopo, Messe e comunioni. Mons. Piazzoli si trattenne alquanto con i cristiani di Sham Chung, di Pak Sha Ao, di Chek Keng e infine di Tai Long, dove si erano radunati anche i cattolici di Tan Ka Wan. La gente di Tai Long, una cristianità costituita da tre villaggi tutti cattolici, con la più bella chiesa del continente, dedicata all’Immacolata, accompagnò il vescovo fino al mare, dove egli salì sulla barca per Hong Kong [49] .

Mons. Piazzoli completò la visita pastorale nell’aprile del 1896, subito dopo la domenica in Albis, partendo da Hong Kong con p. Zamponi. Fu una visita lampo, ristretta ad una delle migliori cristianità del distretto: quella di Yim Tin Tsai. L’isola, tutta cristiana, dimostrò ancora una volta il suo fervore, tanto più che accoglieva il suo antico pastore ora in veste episcopale. La visita durò due giorni, con le solite funzioni serali e mattutine [50] .

Dopo un anno di missione, p. Pozzi scrive di aver “visitato tutte le nove cristianità che abbiamo nella penisola di Kowloon; in alcune mi fermai lungo tempo, amministrai 14 battesimi tra cui cinque adulti; ora comincio ad attendere al ministero delle confessioni e della predicazione” [51] . Ma già comincia ad avere problemi di salute. Nell’ottobre 1896 la malattia lo costringe a lasciare la Missione [52] , mentre p. Spada è chiamato in Hong Kong e p. Giuliano continua a lavorare nel San On.

In novembre p. Zamponi, con residenza nominale a Sai Kung ma sempre in giro, riceve un’altra visita del vescovo che giunge con p. Giuliano ad amministrare 13 cresime nel villaggio di Che Ha [53] . L’anno seguente, dopo due anni di studio della lingua e di pratica missionaria, si sente già capace di autonomia e nel 1897 prende residenza a Tam Tong, nel Kwai Shin. Alla fine dell’anno si aggiunge sul continente anche p. Deyla.  

Divisione del San On  

Nel 1898 il distretto del San On venne diviso in due perché una parte di esso fu concessa in affitto alla Gran Bretagna. Già da parecchio tempo correvano voci di trattative tra i due governi. La gente locale non ne comprendeva le ragioni e molti covavano sospetti e paure. I missionari cercavano di mostrare imparzialità nelle questioni politiche. L’accordo tra i due governi fu raggiunto il 9 giugno con la firma del contratto di affitto a Pechino. Al passaggio di sovranità si procedette solo con l’arrivo del nuovo governatore di Hong Kong, Henry Blake. Questi giunse nel novembre del 1898 e compì la presa di possesso con l’alzabandiera inglese nell’aprile del 1899 a Tai Po. La cerimonia fu disturbata da dimostrazioni che provocarono alcuni scontri.

Tuttavia, il passaggio dei “Nuovi Territori”sotto il governo britannico portò a quest’area maggior stabilità e tranquillità: tutti i cambiamenti e i disordini socio-politici che proseguirono all’interno della Cina, ripercuotendosi sul lavoro missionario, generalmente non oltrepassarono i confini della colonia. Inoltre, sul piano della giurisdizione ecclesiastica di Hong Kong la sezione cinese raggiunse una maggiore autonomia. Queste due conseguenze divennero evidenti negli anni successivi, in occasione dei moti rivoluzionari contro il sistema imperiale e degli attacchi contro gli stranieri e i cristiani. Mentre la provincia del Guangdong fu un’area molto agitata su entrambe le linee, facendo passare alle sue cristianità momenti pericolosi e difficili, quelle dei Nuovi Territori godettero in genere di tranquillità e pace. C’erano però anche effetti negativi, come lamentava p. Zamponi: “Questi luoghi sono diventati ora aridi, non si provano che delusioni; tanto più ora, sotto il dominio inglese, trovano la stolta ed empia massima che ogni religione è buona” [54] . Ciononostante, continuava un certo movimento di conversioni.

I pp. Deyla [55] e Giuliano [56] lavorarono nel distretto di Sai Kung fino al 1899, quando entrambi furono costretti a rimpatriare per malattia. Nel 1902 vi arrivò il neosacerdote cinese p. Giuseppe Chan. Saltuariamente si aggiungeva anche altro personale, poiché era diventata consuetudine che i missionari appena arrivati si recassero in quel distretto per fare pratica della lingua e del lavoro apostolico. Per le grandi feste annuali, inoltre, era costume che alcuni confratelli venissero a dare una mano dai distretti vicini e dalla città. Dai registri di battesimo appaiono parecchi nomi di missionari, tra cui meritano menzione speciale p. Giuseppe Colombo [57] nel 1900, e p. A. Poletti nel 1901-1903, “che mentre studiava l’hakka, attendeva nell’assenza di p. Pozzoni ai cristiani di quell’importante distretto e alla fabbrica della migliore chiesa di quelle parti, ossia quella di Yim Tin Tsai, dedicata a S. Giuseppe” [58] . Nell’autunno 1904, alla partenza di p. Pozzoni per l’Italia, p. Angelo Ferrario assumeva la responsabilità del distretto di Sai Kung.  

San On  

Alla fine del 1897 giunge sul continente anche p. Carabelli che, dopo il rodaggio della lingua, prende residenza a Nam Tau, capitale del distretto del San On, attorno alla quale si stanno sviluppando, pur con difficoltà, antiche e nuove cristianità. Le prime impressioni di p. Carabelli, giovane entusiasta, sono positive. Nella residenza della capitale, il padre riapre presto una casa della Santa Infanzia, coadiuvato dapprima da alcune buone cristiane: si attira così il favore di molte persone che beneficiano della sua carità. Incontra una buona rispondenza in alcuni villaggi dei dintorni, dove riesce a creare delle oasi cristiane.

Nel 1899 p. Carabelli si mette d’accordo con p. Montanar delle MEP sull’appartenenza di alcuni villaggi, precisandone meglio i confini e le responsabilità [59] . Nello stesso tempo, però, registra conflitti con i protestanti a Pak Shek Lung [60] .

Nel 1900 l’atmosfera diviene decisamente ostile agli stranieri, a causa del clima rivoluzionario e della propaganda xenofoba: “Tutta la provincia del Guangdong è in rivolta. In vari luoghi i cristiani sono derubati di tutto ed ebbero le case distrutte. Ogni giorno si ricevono notizie di nuove distruzioni” [61] .

Per di più, l’area era disturbata e sconvolta dalle operazioni della società segreta detta “dei Tre Puntini” (San-dian-hui) [62] , nata con finalità politiche di “lotta contro l’usurpatore mancese” (cioè contro la corte Qing), ma in seguito caduta nelle mani di delinquenti che avevano ben altri scopi. A poco a poco, con l’uso della prepotenza e della violenza, la Società dei Tre Puntini acquistò un potere enorme e divenne il terrore della popolazione inerme delle campagne. Nelle aree vicine a Hong Kong, i capi di questa società erano noti come ladri, contrabbandieri e spacciatori di oppio. Esigevano denaro in cambio della loro protezione e costringevano i giovani ad associarsi sotto minaccia di morte. I giovani cattolici, in genere, si rifiutavano e i capi della banda non insistevano una volta che venivano a sapere di che religione erano, ma pretendevano tributi in denaro. Il mandarino dei distretti vicini a Nam Tau, vedendo l’organizzazione prendere sempre più piede, fece appello alle autorità superiori affinché mandassero truppe imperiali. Poiché queste tardavano ad arrivare, arruolò una squadra di giovani del distretto, procurò loro una divisa e li mandò a combattere contro la società segreta dei Tre Puntini. Questa fu eliminata, o meglio, fu semplicemente sostituita dai presunti soldati, i quali, non avendo nessuna disciplina, si diedero loro stessi alla prepotenza e agli abusi, seguendo l’esempio dei briganti. Nessuno osava denunciarli, finché un giorno un chierico cattolico cinese si recò dal comandante della squadra a denunciare due soldati che avevano molestato una donna. Il comandante fece chiamare i colpevoli e li giustiziò sui due piedi, con grande orrore del seminarista stesso. Questo fatto, però, servì da lezione e contribuì a far cessare i disordini. Nel frattempo giunsero anche le truppe imperiali, guidate da un generale, con l’ordine di eliminare i fuorilegge e bruciare le loro case. Era, questa, una delle punizioni più comunemente usate dal governo Qing per mettere fine ai disordini. Avvenne allora che molti cercarono rifugio nella Chiesa cattolica.

“Tuttavia, che in questa plaga i cristiani non fossero ignorati – annotava p. Carabelli – lo si vide quando, in seguito ad una sommossa antigovernativa verificatasi nel distretto e alle malefatte d’una società di grassatori detta ‘dei tre puntini’, venuta l’ora del rendiconto, il che significava rimetterci la testa, non pochi degli indiziati avrebbero voluto dichiararsi cristiani, per cavarsela dignitosamente, dato che i cristiani erano noti per la loro onestà, e nessuno di essi aveva dato il nome alla società dei tre puntini, nonostante le pressioni dell’altra parte e il pericolo di venire derubati o taglieggiati dai soci” [63] .

Mons. Piazzoli deve posticipare la visita pastorale a Nam Tau al marzo 1902, dopo essersi ristabilito dall’estrema debolezza causata dalla febbre continua. Gli incontri con il vescovo suscitano grande entusiasmo da parte di tutti i cristiani, antichi e recenti. Il suo viaggio è reso più sicuro e veloce dal servizio di navi a vapore che grazie alle insistenze degli inglesi hanno sostituito le barche nel 1899. Il resoconto della visita, steso dallo stesso p. Carabelli, informa: “In un grosso mercato specialmente, anche i pagani si unirono ai non numerosi cristiani a far festa al venerando vescovo. Monsignore ebbe la consolazione di vedere tutti i cristiani accostarsi ai sacramenti. Alcuni apostati, tocchi dalla grazia e trascinati, direi, dall’entusiasmo comune, ritornarono all’ovile. Si ebbero 150 cresime e 20 battesimi di adulti. Conto, è vero, parecchie centinaia di catecumeni, ma ho già imparato a non battezzare che dopo prove ben sicure della loro fede” [64] .

Poco dopo la visita, p. Carabelli si ritira un mese a Hong Kong a causa della malaria. Nel 1903 scrive: “Ritornato alla missione, dopo un giro tra i miei cristiani e catecumeni, potei per Pasqua inaugurare un piccolo oratorio dedicato a S. Giuseppe... Anche quest’anno nella mia zona e in quasi tutta la provincia del Canton c’è stata una forte siccità e la lunga mancanza di acqua ha ridotto la produzione del riso... Anche molti cristiani sono costretti ad emigrare” [65] .

Durante lo stesso anno 1903, p. Carabelli battezza più di duecento adulti e introduce a Nam Tau la processione del SS. Sacramento. Ma in un villaggio alcune famiglie vengono maltrattate da un ricco pagano a causa della loro conversione, e in un altro la cappella è danneggiata su istigazione di protestanti invidiosi. In linea con le nuove idee che vanno diffondendosi, il padre decide di tagliarsi il codino di stile mancese che fino allora aveva dovuto lasciar crescere, e rivestire di nuovo la veste talare, come facevano i missionari in altre province: “È passato il tempo dei codini!” [66] .

Nel maggio 1904, p. Carabelli si lamenta per la mancanza di fondi e batte cassa: “Ho una residenza sola che possa dire veramente mia, o almeno della Missione e quale residenza! Avendola vista pochi giorni fa, il p. De Maria, pro-vicario, mi disse che urge il bisogno di rivenderla per fabbricarne un’altra. Le altre mie residenze sono tutte case di cristiani e tre pagode ridotte per il momento a servire da chiesa…” [67] ..  

Kwai Shin  

Come si è detto, i missionari avevano mantenuto da Sai Kung, nei loro giri e visite sporadiche, anche rapporti con alcuni villaggi del distretto di Kwai Shin: si erano spinti fino a Tam Shui, Tam Tong e a Wai Chow, ma facevano centro nella comunità di Shui Mun Tau. Sebbene i catechisti e sacerdoti cinesi vi abitassero e vi operassero da parecchio tempo, nessun missionario straniero vi aveva ancora preso residenza. Nel 1897 P. Zamponi, dopo aver imparato la lingua e il metodo di apostolato viaggiando e vistando tutte le cristianità del San On, fu incaricato di compiere un viaggio di perlustrazione più completa del Kwai Shin, che egli condusse a buon termine. Ritornato, stese un rapporto entusiastico [68] , sottolineando il gran numero di persone che chiedevano di farsi cristiane e le belle speranze che nutriva. Incaricato del distretto con p. Fu che aveva lasciato l’Hoi Fung per malattia, si trasferì quindi a Tam Tong e intraprese il lavoro di evangelizzazione con l’aiuto anche di catechisti. I loro sforzi fecero fiorire diversi nuclei cristiani persino all’estremo nord del distretto, lungo le rive del Fiume dell’Est, fino a Yi Tiao Long [69] . Nel 1900 vi lavorava anche il p. Olivares che però in estate lasciò il posto e verso la fine dell’anno, ammalatosi di beri beri, dovette abbandonare anche la missione [70] .

Anche questo distretto, tuttavia, era tormentato dalle turbolenze rivoluzionarie e dalle malefatte della Società dei Tre Puntini. Il 4 ottobre 1900 p. Pozzoni scriveva a riguardo della situazione locale: “Al principio di settembre dovetti decidermi a visitare le cristianità del Kwai Shin, lasciate dal P. Olivares per malattia e dal P. Fu, sacerdote cinese che pure per malattia ha dovuto ritirarsi dal mese di maggio e non è ancora ritornato… Visitai la prefettura di Wai Chow, che è uno dei principali centri di una società segreta molto antica e diffusissima qui nel sud. Si chiama Società dei Tre Puntini... Finora i cristiani, eccettuati alcuni per nulla osservanti della religione, si sono sempre rifiutati di entrare nella setta. Perciò alcuni furono minacciati ed altri derubati... Siccome tutti i ministri protestanti fin dai primi di luglio sono fuggiti in Hong Kong, i settari crebbero di audacia e i nostri neofiti tremano di paura” [71] .

Nel 1901 p. A. Banchi, dopo il primo tirocinio nei Nuovi Territori e nella parte orientale del San On, si trasferisce nell’area settentrionale del Kwai Shin. L’anno seguente vi è mandato per aiutarlo il neo-sacerdote p. Francesco Chan.

Nel 1903 ci sono nel distretto 237 battesimi di adulti, con grande soddisfazione del p. Zamponi. Ma a quest’ultimo non mancano le sofferenze, anche fisiche. Un giorno, avendo saputo che un cristiano è stato falsamente accusato di aver depredato una banca del riso e che, a causa di questa accusa, la sua casa è stata saccheggiata dagli uomini del mandarino, si reca nel villaggio per verificare l’accaduto. Valutato il danno subito dalla casa, sta ritornando dove ha preso alloggio, quando, davanti a una pagoda, viene assalito e picchiato duramente dagli stessi uomini del mandarino. Fortunatamente le sue grida sono udite da un giovane cristiano robusto, che accorre in sua difesa, riesce a liberarlo dalle mani degli assalitori e ad aiutarlo a nascondersi in una casa vicina. Del danno del cristiano e del pestaggio subito da lui stesso non riceve nessun compenso. Durante lo stesso 1903, p. Zamponi è trasferito nell’Hoi Fung e il suo posto viene preso da p. Attilio Poletti.  

Hoi Fung  

Nell’Hoi Fung lavoravano p. M. Fu dal 1885 e p. Arvat dal dicembre 1892. Frequenti erano gli scontri tra i vari clan e le due bandiere, rossa e nera, che a volte divampavano in vere e proprie guerre tra villaggi. Poiché risultava impossibile l’intervento delle truppe imperiali, i mandarini locali lasciavano che i conflitti si risolvessero da soli con la vittoria del più forte. Non di rado anche i villaggi che si facevano cristiani erano costretti a partecipare a queste lotte. All’inizio del 1895, dopo l’ordinazione sacerdotale, p. Antonio Liu fu rimandato nell’Hoi Fung. P. Pozzoni si affrettò a farvi una prima visita: “Sulla fine di giugno, visitai il distretto di Hoi Fung ove si trova p. Arvat. Non vi ero mai stato e vi rimasi un mese visitando dieci diversi paesi, però solo in quattro potevo farmi intendere, negli altri a stento potevo capire qualche parola: dovevo ricorrere all’interprete...” [72] .

Nel 1896 i cattolici del luogo erano circa 500 e fu costruita la chiesa a Ke Bue ad opera di p. Fu. Fioriva la comunità di Swa Bue, con oltre 200 fedeli, la cui chiesa e residenza stavano per essere ingrandite sotto la supervisione dello stesso padre. L’inaugurazione della nuova chiesa nel 1896 doveva essere l’ultimo servizio di p. Fu nel distretto, perché, molto malandato in salute, egli si ritirò.

Nel frattempo, facevano la loro comparsa nell’Hoi Fung diverse sette protestanti. A Swa Bue i presbiteriani aprirono un ospedale, dando luogo a questioni con i pagani e con i cattolici. In seguito a queste dispute, non pochi entrarono nella Chiesa cattolica portando il numero dei battezzati dell’anno a 500, con altrettanti catecumeni. Ma negli anni seguenti, i contrasti crearono non pochi fastidi ai pp. Arvat e A. Liu, oltre ai continui litigi, talora anche tragici, tra cattolici e protestanti e tra cattolici e pagani. I cattolici avevano spesso la peggio perché i loro diritti non erano adeguatamente difesi dai mandarini, corrotti dagli avversari.

Nel 1898 nella capitale del distretto, la città di Hoi Fung, dove non c’era ancora nessun cristiano, si convertì un letterato di nome Lai Xianzhi, che aiutò molto la chiesa con la sua influenza e con i suoi interventi presso le autorità giudiziarie. Morì, purtroppo, pochi anni dopo, ma lasciò una famiglia cristiana; suo figlio Paolo prestò segnalati servizi alla Missione come catechista.

L’aumento del numero dei cristiani nel distretto rendeva urgente una maggiore presenza di missionari e di suore, soprattutto per curare l’istruzione e la formazione delle donne. Nel 1898, per facilitare le comunicazioni, mons. Piazzoli ottenne dal governo di Canton, tramite il console francese, un servizio di vaporetto tra Hong Kong e Swa Bue, e la costruzione di un faro sulla punta della penisoletta di Cia Nung.

Nel 1900 i cristiani del distretto erano 700. P. Arvat, troppo malandato in salute, dovette ritirarsi a Hong Kong. Per coadiuvare p. Liu, rimasto da solo, nello stesso anno fu inviato il giovane p. Francesco Bianchi. Purtroppo costui lavorò nell’Hoi Fung solo due anni e mezzo, incontrando parecchie avventure tra le quali un’aggressione da parte di un gruppo di protestanti a Mon Zai. Nella primavera del 1902 scoppiò il colera. P. Bianchi si diede da fare per portare i conforti religiosi ai malati nelle varie cristianità, finché non si ammalò lui stesso. Morì il 23 luglio a Wong Pu, a soli 26 anni di età [73] .

Nel gennaio del 1902, intanto, era arrivato nell’Hoi Fung anche p. G. Situ, presto seguito dalle prime due suore cinesi che si impegnarono subito nell’evangelizzazione e nel catechismo delle donne. Dopo la morte di p. Bianchi, p. Pozzoni fece una visita e rimase nel distretto da luglio a settembre 1902, risolvendo qualche conflitto tra cristiani e pagani. Nel marzo 1903 p. Situ, mentre andava a somministrare un’estrema unzione, venne assalito e ferito alla testa da alcuni ladri a Long Xi. Poco tempo dopo, p. Zamponi fu trasferito nell’Hoi Fung dal Kwai Shin, in modo che p. Situ potesse rientrare in Hong Kong.

Nel gennaio 1904, mons. Piazzoli compì la visita pastorale del distretto. Girò le varie cristianità per più di una quindicina di giorni, incontrando turbe di fedeli e amministrando le cresime. Fu accolto ovunque a suon di musica e a scoppi di mortaretti con grande affollamento anche di pagani e di curiosi. Le attività seguivano il modello solito, con confessioni e catechesi alla sera, celebrazioni eucaristiche e comunioni al mattino. Durante l’anno furono costruite le chiese a Mou Qian e a Jing Kou.  

Malattia e morte di mons. Piazzoli  

La salute di mons. Piazzoli andava purtroppo peggiorando, con periodi di febbre e di quasi totale inappetenza. Il vescovo s’accorse che stava avvicinandosi alla fine e cercò di ritirarsi gradualmente. Nei mesi di aprile, maggio e giugno del 1904 poté celebrare raramente l’Eucaristia. Fece di tutto per poter celebrare la festa del suo patrono, S. Luigi, in cattedrale (21 giugno), ma dal luglio dovette rimanere in camera. Il corpo rifiutava ogni cibo e la spossatezza era estrema, anche se le facoltà intellettuali si conservavano integre. I dottori gli consigliarono il ritorno in patria nella speranza di un eventuale miglioramento. Decisa la partenza, il vescovo mise in ordine tutto, come se fosse alla vigilia della morte. Consegnò al pro-vicario, p. De Maria, tutti i documenti importanti, oltre ad affidargli l’amministrazione e tutti gli affari della Missione. Il 4 agosto salì sulla nave, dopo aver ordinato a p. Pozzoni che lo accompagnava di portare gli oli santi. La nave fece una sosta a Colombo, nello Sri Lanka, dove si trovava l’ex-governatore inglese di Hong Kong, Henry Blake, che, insieme al nunzio, lo volle suo ospite. Mons. Piazzoli accondiscese, riprendendo il mare a metà settembre. Arrivato in Italia il 2 ottobre, fu accolto calorosamente a Milano, dove si fermò per tre settimane, per poi ritirarsi al suo paese natio, Alzano Maggiore (Bergamo). Ma anche l’aria nativa non gli giovò tanto e decise quindi di ritornare a Milano, chiedendo di essere ricoverato presso la casa di cura dei Fatebenefratelli. Qui ricevette anche qualche visita del card. Andrea Ferrari. La notte di Natale il nipote sacerdote celebrò la Messa nella sua camera e lo comunicò. Nel primo pomeriggio di S. Stefano, il vescovo chiese l’Estrema Unzione e alla sera fu colto dalla morte, mentre era assistito dal fratello, dal nipote e da p. Pozzoni (26 dicembre 1904) [74] .

Le esequie solenni furono celebrate nella mattinata del 28 dicembre a S. Calocero, con l’elogio funebre fatto da p. Pozzoni [75] , presente anche il cardinale Ferrari. Fu poi tumulato nel cimitero della Grugana. Solenni furono anche le esequie fatte in Hong Kong, presiedute dal vescovo di Macao, presenti una cinquantina di padri di Hong Kong, di Macao e di Canton, oltre alle maggiori autorità della Colonia. I giornali locali fecero grandi elogi del defunto vescovo, descrivendo la solenne funzione religiosa e riportando l’orazione funebre fatta da p. Spada [76] .

Alla morte di mons. Piazzoli, lavoravano in Hong Kong undici membri dell’Istituto, mentre il clero cinese era costituito da dieci sacerdoti. Indubbiamente l’episcopato di mons. Piazzoli aveva fatto fare dei buon progressi pastorali al Vicariato.

“D’ingegno eletto, Mons. Piazzoli aveva conoscenza non comune delle persone e degli affari, di modo che in meno di dieci anni da quando raccolse l’eredità lasciatagli da Mons. Raimondi, diede un impulso notevole alla Missione di Hong Kong che deve a lui molto del suo progresso spirituale e materiale” [77] .

Nell’elogio funebre, p. Pozzoni sottolineava: “Sotto di lui i cristiani principalmente sulla terraferma si moltiplicarono, salendo in questi ultimi tempi a più di migliaia i battesimi di adulti: i cristiani, la maggior parte buoni e ferventi, lo amavano svisceratamente attratti dalla sua virtù, principalmente dalla sua affabilità, dal suo zelo e dalla sua più che generosa carità…”. Sempre secondo p. Pozzoni, questi risultati furono frutto specialmente della sua pazienza e abnegazione: “Mons. Piazzoli aveva questa abnegazione, per cui poteva dire anche a questo riguardo: Omnia sustineo propter electos. Anzi nella sua umiltà e modestia appariva affabile e piacevole a tutti al punto che tutti, anche gli infimi, potevano accostarlo e ognuno che l’accostasse si pigliava tosto confidenza di celiare con lui… ‘Sono pronto a tutto, come Dio vuole’, diceva sempre, ed avendolo sempre detto in tutta la sua vita, ebbe la grazia di poterlo dire anche negli estremi momenti: ‘Sono pronto a tutto, come Dio vuole’, sono le ultime parole che pronunciò…” [78] .

 

 

 

 



[1] Si veda G.B. Tragella, III, p. 302, che cita una lettera di Scurati > Prefetto di SCPF, 28-9-1895: “... stimo che l’E.V. giudicherà opportuno accelerare la nomina di P. Piazzoli a vescovo, non più ausiliare con diritto di successione, ma successore e vicario apostolico, in luogo del defunto; né parmi che vi sarà bisogno d’altra votazione o d’altra terna”.

[2] Si legga la relazione dell’avvenimento, fatta dai pp. Spada e B. Viganò in M.C., 1895, p. 301.

[3] J. Vaudon, The General History of the Community of the Sisters of St. Paul, Hong Kong, 1979, p. 91.

[4] Un dottore della colonia, James Lowson, di ritorno da Canton dove era stato mandato dal Comitato della Sanità a investigare il fenomeno, registrava nel suo diario in data 8 maggio: “1 a.m.: diagnosticato A. Hung come affetto da peste e messo in isolamento”. Due giorni dopo, nell’ospedale Tung Wah, Lowson trovava 20 persone che “giacevano affette da peste, tutte in stato avanzato del morbo” (cfr. A. Lo , “Plagued by a Quest for Fame”, in South China Morning Post, The Review, Sunday, August 30, 1997. L’autore, in seguito citando altre fonti, informa che ad aiutare Yersin “come interprete e guida c’era un missionario italiano”, senza citarne il nome; ma si tratta di p. B. Viganò).

[5] Lettere di p. Spada, 21.23 maggio 1894, riportate in G. Brambilla, o.c., V, p. 146; si veda anche The Hong Kong Government Gazette, 13 aprile 1895.

[6] Lettera del 6-6-1894, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 147.

[7] Sacred Heart Canossian College, 120th Anniversary Yearbook, Hong Kong, 1980, p.20. La lettera della superiora Madre Stella del 10-7-1894 informa: “Su consiglio del Superiore, ho scelto sei suore per assistere le vittime della peste. Fanno i turni di 12 ore, giorno e notte, dalle 6 am alle 6 pm, tre per ogni turno accordandosi tra loro. Non ritornano al Convento per paura del contagio. I Rev. Padri ci hanno imprestato la casa vicina alla Chiesa di S. Antonio, West Point, a mezza strada dall’ospedale. Vanno là a riposare a turno. Noi mandiamo loro i pasti, sia qui che in ospedale. Sembra proprio che il Signore stia benedicendo il lavoro voluto dai Superiori, perché stanno già lavorando da un mese e tutto procede bene: i dottori sono soddisfatti dei loro servizi, e i poveri pazienti si rivolgono alle suore come alle loro ‘madri’, cioè quelli che sono in via di guarigione, cioè 13-14 su un centinaio!” (citata in Fragments, No. 52, p. 12. La vecchia Cronaca delle stesse suore ci dice che la suora morta di peste era la portoghese sr. Anna Pereira. Tutti questi documenti si trovano negli Archivi storici delle Suore Canossiane di Hong Kong, A, III).

[8] Lettera di mons. Raimondi, 27-6-1894, citata in G. Brambilla, o.c., V, p. 147.

[9] Lo stesso Yersin nel suo diario scriveva: “20 giugno: Oggi ho fatto parecchie visite per ottenere il permesso di erigere una capanna di paglia vicino all’ospedale. Mi sono state di nuovo rifiutate le autopsie. Ho accertato però che il bacillo non è nel sangue, deve trovarsi nel bubbone... Ma non posso estirpare i bubboni, dal momento che non ottengo di fare le autopsie, neppure nelle stazioni della polizia. Con l’aiuto di Padre Viganò, ho cercato di persuadere alcuni marinai inglesi, il cui compito è di seppellire i cadaveri provenienti dalla città e da altri ospedali, a lasciarmi prendere bubboni dai morti, prima che vengano sepolti. Qualche dollaro distribuito in modo conveniente e la promessa di una buona mancia per ogni caso hanno avuto un effetto straordinario...” (citato da E. Lagrange, “Original Communication Concerning the Discovery of the Plague Bacillus”, in The Journal of Tropical Medicine and Hygiene, 1-9-1926).

[10] Piazzoli > SCPF, 16-11-1897 (AME, vol. 117, p. 806).

[11] Per maggiori dettagli, si veda S. Ticozzi, o.c., p. 103.

[12] Pubblicato in M.C. 1904, p. 267, riportato anche in G. Brambilla, o.c., V, p. 196.

[13] Journal of the HK Branch of the Royal Asiatic Society, Vol. 15 (1975), pp. 62.69-70.

[14] Per la citazione di questa lettera della M. Compagnotti > M. Cerri, maggio 1895, e per i dettagli relativi a tutto l’episodio, si veda Sala I., o.c., pp. 343-360.

[15] Erano sr. Elisa Guidali e sr. Luigia Frigerio, morte il 2 maggio 1895 (M.C. 1896, p. 281).

[16] J. Vaudon, o.c., p. 90.

[17] Rapporto in francese al Consiglio per la Propagazione della Fede di Lione (HK-CDA, I-5-2). A riguardo della cifra di “3 milioni di infedeli”, si dovrebbe ridurla a circa 1 milione, come si è già fatto notare precedentemente.

[18] Inizialmente la nuova area era chiamata, al singolare, il “Nuovo Territorio”, ma in seguito si preferì impiegare il plurale. Dopo la cessione della nuova zona, l’amministrazione inglese si estese ad altri 958 kmq (di terraferma e di 235 tra isole o isolotti), con un incremento stimato di popolazione pari a circa 100 mila abitanti. La superficie totale della colonia diventava quindi di 1.068 kmq e la popolazione da 254.400 saliva a circa 354.400 (di cui 339.210 cinesi).

[19] In particolare la Società delle Tre Unioni (Sanhehui). Per maggiori dettagli si veda L. Borokh, “Secret Societies in Sun Yat-Sen’s Republican Movement”, in J. Chesneaux (a cura di), Popular Movements and Secret Societies in China, 1840-1950, Stanford University Press, Stanford, 1972, pp. 135-144.

[20] Il Movimento dei Boxers (Yihetuan o Yihequan, Società o Pugni della giustizia e della pace, da cui il nome inglese di Boxers, pugili): per ulteriori informazioni cfr. K. Skott Latourette, A History of Christian Missions in China, McMillan Co., New York, 1929 (o vol. 6 di A History of the Expansion of Christianity, che è una sua ripubblicazione da Zondervan, Grand Rapids, 1971). Durante la rivolta dei Boxers, a causa del clima di odio contro lo straniero avvenne anche il martirio di S. Alberico Crescitelli del Seminario romano dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, ucciso a Yanzibian, Hanzhong, Shaanxi il 21 luglio 1900 e canonizzato il primo ottobre 2000 con gli altri 120 Martiri in Cina.

[21] La concessione italiana in Tianjin, costituita da un’area urbana di mezzo chilometro quadrato da amministrare con poteri sovrani (settlement), fu ceduta dalla Cina all'Italia, insieme ad altri diritti, dietro un versamento annuo di duemila lire-oro, con l'accordo del 7 giugno 1902, dopo la partecipazione dell'Italia alla “spedizione internazionale” che occupò Tianjin. La presenza italiana in quel luogo terminerà con l'armistizio dell’8 settembre 1943, dopo il quale i giapponesi l’occuparono senza incontrare resistenza. Nel Trattato di Pace che concluse la seconda guerra mondiale, firmato a Parigi nel 1947, l’Italia rinunciava a tutti i diritti che precedentemente godeva in Cina. Si è dibattuto a lungo se si trattasse di presenza coloniale vera e propria o di qualcosa d’altro: si veda V.A. Cicchetti, “Se la concessione italiana di Tien-tsin sia un possedimento coloniale”, in Rivista di Diritto pubblico, anno 1929, p. 141ss.

[22] Negli archivi diocesani di HK non esistono molti documenti relativi all’episcopato di mons. Piazzoli. P. E. Teruzzi addebita questo fatto alla mania devastatrice di qualcuno, ma, molto più verosimilmente, la causa o una delle cause è stata un’altra. Lo stesso mons. Pozzoni, in una lettera alla SCPF, in data 21-3-1907, lamentava che “alcuni anni fa le formiche bianche entrarono nell’Archivio di questa Missione e causarono disordine e perdita di documenti…” (AME, vol. 405, p. 522).

[23] Rapporto per l’Opera della Propagazione della Fede di Lione in HK-CDA, I,5-2. Gli altri dati sul clero erano come nel 1895.

[24] AME, vol. 117, pp. 805ss.

[25] P. Eugenio Taverna (1865-1905) non appare nella lista dei missionari nei volumi di Operarii Evangelici in Missione Sciamchiamensi, o.c. degli archivi diocesani di Hong Kong, ma è incluso nella lista computerizzata dei padri che hanno lavorato a Hong Kong, che esiste negli archivi del PIME di Roma e nell’Annuario 2005: cfr. Appendice 4.

[26] G. Brambilla, o.c., I, pp. 290-291.

[27] Lettera di mons. Piazzoli, senza data, riportata da M.C. 1902, p. 436 e anche da G. Brambilla, o.c., V, p. 193.

[28] Si veda la relazione completa, in data 24-2-1904, riportata da G. Brambilla, o.c., V, pp. 194-198.

[29] Piazzoli > Prefetto SCPF, 15-3-190 (AME, vol. 293, pp. 193ss).

[30] Pubblicata in M.C. 1895, p. 42, e riportata anche in G. Brambilla, o.c., V, p.182.

[31] I. Sala, o.c., p. 377.

[32] Relazione della Madre Compagnotti, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 411.

[33] I. Sala, o.c., p. 388.

[34] “Ora – si lamentava p. Viganò nel 1899 – dalla scuola unica i poveri sono disdegnati, mal sofferti ed allontanati… sanguina il cuore contando nelle nostre scuole appena una scarsa metà dei nostri figli (= figli di cattolici), dei dissidenti (= protestanti) quattro di numero, dei pagani (cinesi) nessuno !?!… Le scuole acattoliche pubbliche e private sono in aumento e in fiore su tutta la linea… E come mai il Collegio di S. Giuseppe è passivo di circa $ 1.000 all’anno e vive nell’atonia?”. Alla fine di questo rapporto, p. De Maria nel 1904 aggiungeva la seguente nota: “Dopo questa tirata contro i Fratelli, nessuno aggiunse parola a favor loro e neppure si disse che si approvava la spesa di allargare il collegio per far luogo a più pensionari. La spesa fu di 12.000 dollari circa. Dopo pochi anni, se ne spesero altri 12.000 circa, ed ora il famoso pensionato rischia di restar vuoto" (HK-CDA, VI-1-1).

[35] S. Ticozzi, o.c., p. 121 e G. Brambilla, o.c., V, p. 172.

[36] Relazione di mons. Piazzoli, 24-2-1904, pubblicata in M.C. 1904, p. 267 e riportata da G. Brambilla, o.c., V, p. 196.

[37] “Non tanti anni fa – scriveva mons. Valtorta agli inizi degli anni ’30 – quando Kowloon era ancora zona incolta e gli uomini vi andavano a caccia… la colonia portoghese era raggruppata soprattutto attorno alla cattedrale di Hong Kong e formava una piccola sezione della città in crescita. Ai cinesi la cattedrale era il Tempio portoghese. Oggi essi sono sparsi e non hanno più una zona distinta…” (HK-CDA, VI-8-2).

[38] South China Morning Post, 2-7-1948 in HK-CDA, I-22-3, articolo scritto quando il campanile, ormai senza campane e devastato dalla guerra, veniva demolito.

[39] Rapporti di p. Gabardi, 30-4-1898 e di p. Spada, 19-8-1898 in M.C. 1898, p. 279 e 458.

[40] P. Gabardi, 16-9-1899, in M.C. 1899, p. 506.

[41] P. Bernardo Viganò (1837-1901): cfr. Appendice 4.

[42] P. Marco Leong (?-1904), proveniente da una famiglia di lunga tradizione cristiana, entrò nel seminario locale con il nipote Andrea Leong e fu ordinato sacerdote nel 1861. Lavorò ad Aberdeen, prima con p. Volonteri e in seguito da solo. Fu quindi rettore del Riformatorio nel 1867-69. In seguito fu assistente nella chiesa dell’Immacolata e di S. Francesco in Wanchai per la comunità cinese, diventandone rettore. L’asma, di cui soffriva, lo indebolì gradualmente, portandolo alla tomba.

[43] Memorie di P. Spada (HK-CDA, I-22-2).

[44] Memorie di P. Spada (ibid.). Cfr. anche I. Sala, o.c., p. 379.

[45] Memorie di p. Spada (ibid.).

[46] Si vedano le Memorie di P. Spada e la sua intervista, in South China Morning Post, 1-11-1932.

[47] G.B. Tragella, o.c., III, p. 306 fa rimanere p. Spada a Sai Kung e colloca p. Giuliano nel Tung Kun, mentre questi vi si recò solo in visita: vedi lettera di p. Giuliano del 18-11-1895, pubblicata in M.C. 1896, p. 38, dove egli informa che nel suo primo anno di missione, tre volte si è recato nel nord del San On presso il confine con il Tung Kun e fornisce un resoconto della visita pastorale di mons. Piazzoli a Sai Kung, 4-9 novembre 1895). Vedi anche i Registri dei battesimi (HK-CDA, IV-13-1) e i manoscritti di Teruzzi E..

[48] Lettera di p. Pozzoni, pubblicata da M.C. 1895, pp. 496-499.

[49] Relazione di p. Giuliano, 18-11-1895, in M.C. 1896, pp. 38-42.

[50] Relazione di p. Zamponi, 28-4-1896, in M.C. 1896, pp. 53ss, riportata anche in G.B. Tragella, o.c., III, pp. 306-307.

[51] Lettera di p. Pozzi, 25-11-1895, pubblicata in M.C. 1896, pp. 74-77.

[52] P. Emiliano Pozzi (1872-?): cfr. Appendice 4.

[53] P. Zamponi, 24-11-1896 in M.C. 1897, p. 53.

[54] Ibid., 1900, pp. 197ss.

[55] P. Filippo Deyla (1872-?): cfr. Appendice 4.

[56] P. Francesco Giuliano (1872-1900): cfr. Appendice 4.

[57] I confratelli, pp. Giuseppe Colombo e Angelo Pasquè, si erano rifugiati in Hong Kong dalla missione del Henan, a causa della persecuzione dei Boxers. Le Missioni cattoliche, 1902, p. 384 informano: “P. Giuseppe Colombo, sfuggito durante la persecuzione del 1900 alle ire dei Boxers, dopo molti giorni di peregrinazione compiuta fra continui pericoli e gravissimi stenti, rifugiavasi ad Hong Kong. Ivi in sicura quiete e nella compagnia affettuosa dei confratelli poté rialzare la tanto deteriorata salute e ristorare le stremate sue forze. Appena i torbidi della ribellione accennarono a cessare ritornò alla sua missione”. Vi morì il 6 luglio 1902.

[58] Necrologio di p. Poletti, in M.C. 1911, pp. 360.371.

[59] Cheung Kok, Kong Uk Wai, Yau Tsung, Tai San Hang dovevano essere curati dal San On, mentre Tai Pu Hang, Cheung Hang Kang, Tai Peang, ecc. dai padri del Tung Kun (Memorandum di P. Carabelli, HK-CDA, IV-16-1).

[60] Lettera di p. Carabelli, 20-12-1899, pubblicata in M.C. 1900, p. 74.

[61] Lettera di p. Spada, 17-10-1900, riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 190.

[62] La Società dei Tre Puntini era una società segreta che raccoglieva gente senza scrupoli, come ladri, fumatori d’oppio, giocatori d’azzardo e criminali. Alla sua testa c’era un cinese che aveva trascorso parecchi anni nelle isole Sandwich, dove si era fatto anche protestante. Giravano armati, costringendo la gente a entrare nella loro società. La popolazione cercò di organizzare una difesa (si veda il rapporto di p. Carabelli, riportato in Brambilla G., o.c., V, pp. 185-189). Non appaiono chiari, dai documenti a disposizione, le relazioni tra la San-dian-hui e la San-he-hui, (Società delle Tre Unioni) società segreta che operava parallelamente. Quest’ultima esiste tuttora.

[63] G.B. Tragella, o.c., III, p. 308.

[64] Lettera di p. Carabelli, 31-3-1902, riportata in M.C. 1902, p. 218 e citata in G. Brambilla, o.c., V, p. 191.

[65] M.C. 1903, p. 110-111, riportato anche in G. Brambilla, o.c. V, p. 193.

[66] M.C. 1903, p. 111, riportato anche in G. Brambilla, o.c., V, p. 194.

[67] Carabelli > Superiore, 10-5-1904 da Pak Shek Lung (PIME-AK, XXIV, 13, p. 513), pubblicata anche in M.C. 1904, p. 318.

[68] Datato il 30-8-1897, pubblicato in id., 1897, p. 510.

[69] G.B. Tragella, o.c., III, pp. 309-310.

[70] P. Gioacchino Olivares (1876-1945): cfr. Appendice 4.

[71] Lettera di p. Pozzoni, 4-10-1900, pubblicata in M.C.1900, p. 571, riportata anche in G. Brambilla, o.c., V, p. 190.

[72] Riportata in G. Brambilla, o.c., V, p. 183.

[73] P. Francesco Maria Bianchi (1876-1902): cfr. Appendice 4.

[74] Luigi Maria Piazzoli (1845-1904): cfr. Appendice 4. Si vedano i dettagli della sua ultima malattia, viaggio, morte e funerali in G. Brambilla G., o.c., V, pp. 198-210 e nella breve biografia anonima Notice biographique de Louis-Marie Piazzoli, Vicaire Apostolique de Hong Kong, Boulogne sur-Mer, 1906.

[75] Si veda il testo completo in francese in Notice biographique, o.c., e in italiano in G. Brambilla, o.c., V, pp. 201-207.

[76] Se ne veda un sommario in G. Brambilla, o.c., V, pp. 207-210.

[77] Da “L’Osservatore cattolico”, riportato in italiano da G. Brambilla, o.c., V, p. 199 e in francese da Notice biographique, o.c.

[78] Elogio funebre fatto da p. Pozzoni (riportato da Notice biographique, o.c., e da G. Brambilla, o.c., pp. 201-207), che sintetizza tutta la vita di mons. Piazzoli nella citazione di 2 Tim. 2,10: “Omnia sustineo propter electos, ut et ipsi consequantur quae est in Christo Jesu”.