IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

Nella prova di gravi sconvolgimenti sociali (1905-1924)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

V  

NELLA PROVA DI GRAVI SCONVOLGIMENTI SOCIALI  

(1905-1924)  

Dopo i funerali di mons. Luigi Piazzoli, p. Domenico Pozzoni [1] ripartiva da Genova il 18 gennaio 1905 per ritornare a Hong Kong [2] . Qui, riprese il suo lavoro sul continente, a Sai Kung. Il 6 luglio, mentre si trovava di passaggio in città, ricevette un telegramma dal superiore dell’Istituto, con la notizia, prima ancora della nomina ufficiale, che il Papa l’aveva designato a nuovo capo della Missione.

La scelta del terzo vicario apostolico di Hong Kong si era prestata a parecchie speculazioni. Quando il Papa S. Pio X si trovò nelle mani la terna dei nomi, senza una specificazione dettagliata dei meriti e delle qualità dei candidati, secondo una fonte abbastanza autorevole avrebbe chiesto: “Chi di costoro ha lavorato di più tra i cinesi sul continente?”. Alla risposta che era p. Pozzoni, il Papa avrebbe dichiarato: “Allora è lui che io scelgo!”. Così, con bolla ufficiale datata 12 luglio 1905, questi fu nominato vicario apostolico e, il 1° ottobre, ordinato vescovo dal confratello mons. Giovanni Menicatti (1866-1943), vicario apostolico del Henan settentrionale. Per l’occasione, ci fu un grande concorso di fedeli, specialmente dai distretti della terraferma, oltre a tutti i confratelli dell’Istituto e ai sacerdoti cinesi [3] .

Dopo la celebrazione il nuovo vescovo, assieme ai tre vescovi consacranti, si recò in pellegrinaggio all’isola di Shangchuan, sulla tomba di S. Francesco Saverio, per impetrarne la protezione per la nuova missione che stava intraprendendo (6 ottobre).   

Contesto socio-politico in Cina (1905-1924)  

Mons. Pozzoni inizia il suo episcopato in tempi difficili e complessi: il fermento sociale e politico della Cina fa presagire l’imminente crollo dell’impero. I molteplici moti rivoluzionari culminano infatti nella rivolta di Wuchang del 10 ottobre 1911, che si diffonde rapidamente in tutte le altre province e porta alla caduta dell'impero.

I distretti del Vicariato sono toccati direttamente dai moti nel Guangdong. A due dei distretti, cioè al San On e al Kwai Shin, viene cambiato il  nome in Po On (Bao’an) e Wai Yeung (Huiyang) [4] .

Con la proclamazione della Repubblica cinese (1° gennaio 1912) non cessano le difficoltà e il malcontento, a causa dell’ambizione del presidente Yuan Shikai (1859-1916) che tenta di ristabilire l’impero. In Occidente nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, che coinvolge anche la Cina, dapprima attraverso le ambizioni espansionistiche del Giappone. Entrato in guerra contro la Germania (settembre 1914), l’impero nipponico si impadronisce della concessione tedesca di Jiaozhou nello Shandong e risponde alla richiesta cinese di restituirla con le “21 domande” (18 gennaio 1915, accettate da Yuan il 5 maggio 1915). La Cina settentrionale diventa così zona d’influenza giapponese. L’opposizione alle mire imperiali di Yuan, fomentata ancor più da questa accettazione passiva, determina alla fine il crollo del suo breve regno (dicembre 1915 - marzo 1916). Inizia allora nel paese un periodo politicamente confuso di lotte intestine, detto dei “Signori della guerra” (Junfa), generali che hanno un proprio esercito e una propria area di controllo. Pechino è di fatto controllata da un governo sostenuto dai “Signori della guerra” del nord della Cina. Sun Yat-Sen non lo riconosce e stabilisce il governo rivoluzionario a Canton nell’agosto 1917. Ma qui il potere effettivo è nelle mani dei generali del Guangxi e del Guangdong, che presto estromettono Sun dal governo (maggio 1918), costringendolo a rifugiarsi a Shanghai. Il 14 agosto 1917 la Cina, sollecitata dagli USA, dichiara guerra alla Germania e rafforza i rapporti con gli Alleati, ma con pochi risultati concreti. Nonostante ciò, alla fine della prima guerra mondale, nella Conferenza di Versailles (28 aprile 1919), la Cina si trova ancora di fronte alle pretese del Giappone. Per reazione si scatena il “Movimento del 4 Maggio” (1919) a Pechino, dilagando subito a livello nazionale, a favore della “nuova cultura” e delle idee di “democrazia” e di “scienza”.

Con un’ulteriore frammentazione del potere, emergono nel sud l'armata rivoluzionaria rinnovata del Partito nazionalista cinese (Kuomintang, KMT) e nel nord alcuni potenti “Signori della guerra”, mentre a Shanghai viene fondato, con l'assistenza sovietica, il Partito Comunista Cinese (PCC, 1-5 luglio 1921). La riorganizzazione del KMT nel 1919 dà fiducia a Sun Yat-Sen che ritorna nel sud a castigare i generali del Guangdong e del Guangxi. Dopo una guerra civile cruenta, che avrà gravi ripercussioni sui distretti della Missione, Sun riconquista Canton, stabilendovi formalmente un governo repubblicano (2 aprile 1921) in rivalità con quello di Pechino. Ma i problemi non sono finiti, perché nel 1922 Sun Yat-Sen deve affrontare l’ammutinamento del generale Chen Chiung-Ming [5] che con le sue truppe si è impadronito di Canton e di parecchie aree della provincia. Chen viene sconfitto solo nel 1925. Nel frattempo, nel 1922, il movimento comunista si allea con il KMT, costituendo il primo Fronte Unito, e lavora a sensibilizzare gli operai e a organizzare i contadini. Alla morte di Sun Yat-Sen (12 marzo 1925), Chiang Kai-Shek (Jiang Jieshi) assume il controllo del KMT e del overno. I continui disaccordi politici portano Chiang a lanciare una spedizione militare contro il nord (1926) e a rompere con i comunisti, mettendoli al bando (1927). Costoro, però, si rivoltano (1° luglio, nascita dell'Armata rossa a Nanchang) e si organizzano in basi rivoluzionarie (le tre Repubbliche Sovietiche del Hoi-Luk-Fung, nel 1927-28, la Comune di Canton nel dicembre 1927).

L’atmosfera generale di questo periodo è allarmante: “La guerra mondiale 1915-18 aveva definitivamente rivelato ai cinesi il vero volto dell’Europa, come la caduta dell’Impero e le rivalità successive fra i generali, con l’insorgente fenomeno del feudalesimo e del brigantaggio, avevano posto in dubbio i valori della tradizione confuciana” [6] . I cinesi, in queste circostanze, si sentono confusi e disorientati, non sapendo quale via prendere per salvare la nazione.  

Il contesto sociale in Hong Kong (1905-1924)  

Nella colonia britannica, dal luglio 1904 fu governatore Matthew Nathan, fino all’aprile 1907, seguito poi da Frederick Lugard (dal luglio 1907 fino al marzo 1912). In quel periodo la vita e il commercio si svilupparono discretamente, anche se il clima politico restava condizionato da forti pregiudizi anti-cinesi. Nel settore dell’educazione si fecero progressi con l’apertura dell’Istituto Tecnico di Hong Kong nel 1906 e con l’inizio dell’organizzazione di un’università nel 1907 (nel comitato preparatorio fu coinvolto anche il vescovo cattolico). L’inaugurazione ufficiale dell’università avvenne l’11 marzo 1912.

La situazione sociale ed economica, però, andava di male in peggio, dato l’ingente afflusso di sfollati; aumentavano i prezzi della merce, i disagi e la miseria e, conseguentemente, le malattie infettive come il vaiolo e la peste [7] .

Al governatore Frederick Lugard succedette Francis Henry May (dal luglio 1912 al gennaio 1919), che si mostrò più interessato verso la popolazione cinese locale, istituendo il Segretario per gli affari cinesi (1913). L’entrata in guerra della Gran Bretagna contro la Germania (2 agosto 1914) fece chiamare alle armi e rimpatriare parecchi inglesi della colonia. Il governo locale volle imporre delle tasse per sovvenzionare le spese militari della Gran Bretagna, suscitando così il malcontento della popolazione. Si impose pure la legge marziale, richiedendo a tutti gli abili di arruolarsi nel corpo dei volontari. “Anche noi Missionari e Suore - scriveva il vescovo - ci siamo messi a disposizione della Croce Rossa” [8] .

Nel 1915 le funeste conseguenze della guerra si fecero più tangibili, con la diminuzione del commercio e con l’aumento dei bisogni e della miseria. La Chiesa dovette chiudere alcune scuole e limitare il numero degli alunni nelle altre istituzioni [9] . L’anno 1916 “fu per questo Vicariato un anno di desolazione e di tribolazioni. La peste, il colera, il vaiolo infierirono più degli altri anni nella colonia, facendo numerose vittime, specialmente tra i cinesi. La fame desolò i paesi all’interno in seguito a spaventevoli inondazioni, che distrussero il primo raccolto…” [10] .

Nel 1917 un governo forte prese il sopravvento a Pechino e si unì all’Intesa con la dichiarazione di guerra, presto seguito dal governo rivoluzionario di Canton. L’unità di intenti mise fine agli atti di brigantaggio e alle politiche divergenti e incostanti, portando un certo sollievo nella provincia del Guangdong e in Hong Kong. L’ultimo anno della guerra mondiale fu un tempo di decrescente tensione nella colonia. Quando la pace ritornò, sembrò portare con sé l’inizio di una nuova era. Ma non fu così, soprattutto per le condizioni economiche: il costo della vita era salito alle stelle, causando parecchi scioperi e assalti alle botteghe [11] .

Nel settembre 1919 il nuovo governatore Reginald Stubbs assunse i poteri e governò fino all’ottobre 1925. Il 12 gennaio 1922 fu indetto uno sciopero che, iniziato dagli operai del porto che chiedevano un aumento di salario, si estese al settore dei trasporti, diventando infine generale e concludendosi solo alla fine di marzo.  

La situazione della Chiesa cattolica in Cina (1905-1923)  

In questi anni il protettorato francese continua a dominare sulle Missioni, anche se in Francia nel 1904 ha luogo la separazione tra Stato e Chiesa con la rottura delle relazioni diplomatiche con la S. Sede. Le altre potenze europee, tra cui l’Italia, continuano da parte loro a brigare per imporre la loro protezione sui propri missionari. Poiché Pio X ha intrapreso fin dal 1904 un certo rilassamento del “non expedit” di Leone XIII con una prima apertura verso il governo italiano, si affievolisce la diffidenza dei missionari italiani verso le rappresentanze del loro governo in Cina. Nel 1907 Pio X condanna il modernismo e da allora tutto il clero, missionari compresi, è obbligato a fare il giuramento antimodernistico.

Nell’ambito ecclesiale si registra nel 1914 un tentativo di organizzare un Sinodo generale della Chiesa in Cina, dietro la spinta del cardinal Benedetto Gotti [12] , prefetto di Propaganda Fide; ma la guerra fuori e dentro la Cina impedisce di realizzare il progetto [13] .

Nel frattempo cominciano a diffondersi voci che auspicano il rinnovamento dei metodi missionari. A partire dal 1914 il lazzarista p. Vincenzo Lebbe (1877-1940) lancia appelli da Tianjin per un cambiamento di mentalità e di metodologia missionaria, affinché la Chiesa possa incarnarsi più profondamente nel mondo cinese, favorire il clero indigeno e liberarsi dal protettorato francese. Ma gli ostacoli a tali cambiamenti rimangono quasi insormontabili, anche tra le fila dei missionari, dato che la maggioranza di essi è interessata esclusivamente alla soluzione dei problemi locali del momento. L’insoddisfazione per il protettorato francese, tuttavia, spinge a cercare di allacciare rapporti diplomatici tra il governo cinese e la S. Sede [14] . Dopo un tentativo fallito nel 1917 prima dell’entrata in guerra della Cina, l’allora ministro degli esteri cinese Lou Tseng-Hsiang [15] riprende di nuovo l’iniziativa nella primavera del 1918. La notizia del riconoscimento diplomatico tra la S. Sede e la Cina diventa ufficiale con la pubblicazione sull’Osservatore Romano (11 e 14 luglio) e la nomina dei relativi rappresentanti. Scatta subito la reazione di netta opposizione francese, con la denuncia della violazione del protettorato e con la minaccia di una rottura definitiva delle trattative per la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Francia e Vaticano. La S. Sede propone dei compromessi, ma anche di questi la Francia non è soddisfatta e continua le sue accuse e le sue trame presso il governo di Pechino; tanto che, alla fine, si deve rinviare sine die la questione dell’accreditamento diplomatico. La polemica, in breve tempo, coinvolge la gran parte delle cristianità cinesi, mentre la S. Sede cerca di persuadere l’episcopato francese della bontà della sua iniziativa.

Preoccupato per la situazione della Chiesa in Cina, Benedetto XV vuole avere una documentazione oggettiva e nel 1919 invia un visitatore apostolico nella persona del vicario apostolico di Canton, mons. Giovanni Battista de Guébriant (1860-1934). Alla fine di questa visita, il Prefetto di Propaganda Fide, card. William Van Rossum [16] , indice la preparazione del Primo Sinodo plenario cinese da iniziarsi nel 1922 (circolare del 3 dicembre 1920) [17] . Il meccanismo della preparazione si mette in moto, anche se un po’ a rilento. Intanto il S. Padre, il 30 novembre 1919, pubblica la lettera apostolica “Maximum Illud”, che ha molte connessioni specifiche con la situazione cinese: attacca il “nazionalismo europeo” (cioè gli atteggiamenti nazionalistici esagerati dei missionari europei) e favorisce il clero indigeno. Purtroppo Benedetto XV muore presto nel 1922, ma Pio XI, appena eletto papa, riprende e realizza con la massima celerità la decisione del suo predecessore di istituire, nell’impossibilità di una nunziatura presso il governo cinese, una Delegazione apostolica per la Chiesa in Cina, nominando mons. Celso Costantini [18] primo delegato con due impegni fondamentali: celebrare il Sinodo plenario per dare un impulso di rinnovamento all’apostolato missionario e fare i primi passi verso l’istituzione della gerarchia autoctona [19] . Mons. Costantini giunge a Hong Kong nel novembre 1922 e vi prende residenza temporanea [20] . L’11 novembre spedisce una circolare a tutti gli ordinari in Cina informando dei provvedimenti relativi alla Delegazione apostolica. Si trattiene a Hong Kong fino al marzo 1923, quindi si sposta ad Hankou e nell’agosto seguente prende la residenza a Pechino. Data la sua professionalità di artista, come sua prima decisione pratica e segno di innovazione di metodo, nell’aprile 1923 esorta a costruire le chiese in stile cinese. E si mette subito di buona lena a preparare il Primo Sinodo Plenario.  

I primi anni di mons. Pozzoni e i suoi impegni (1905-1912)  

Mons. Pozzoni si rimboccò le maniche prima ancora dell’ordinazione episcopale. Furono le preoccupazioni per le finanze della Missione a ricevere per prime la sua attenzione, a motivo delle molteplici spese da affrontare. Il vescovo si preoccupò che la fonte sicura dello stipendio del procuratore di Propaganda non venisse meno e dispose che l’ufficio fosse affidato a p. De Maria [21] . Dopo l’ordinazione, mons. Pozzoni intraprese anche l’organizzazione amministrativa del Vicariato: l’8 dicembre 1905, nominava p. De Maria pure vicario [generale] [22] e stabiliva il Consiglio di Missione [23] .

I disastri naturali erano un’altra fonte di preoccupazioni finanziarie. Il 18 settembre 1906 un tifone recò ingenti danni a tutta la regione, con perdite umane e materiali, anche alle proprietà della Missione, sia sull’isola che sul continente [24] . Il vescovo seguiva le varie istituzioni e manteneva frequenti contatti con i suoi cooperatori nella colonia, oltre a intraprendere ogni anno la visita ai distretti sul continente. Era preoccupato anche per la mancanza di personale. Già da sette anni il Vicariato non riceveva dall’Italia nuovi missionari. Nell’ottobre 1907 vi fu finalmente una nuova entrata: p. Enrico Valtorta [25] , e l’anno seguente anche Luigi Crippa, ancora teologo. Nell’ottobre 1909, mons. Pozzoni ordinava sacerdoti i pp. Luigi Crippa, Giuseppe Yeung Cheuk Wah e Taddeo Pun Lai Ting. E arrivava dall’Italia p. Angelo Grampa. Nel settembre 1910, partivano per Hong Kong i pp. Celestino Andreoletti, Amasio Salice e Daniele Page, mentre, alla fine del 1911 era ordinato sacerdote p. Antonio Ma Chun Yin.

Una delle principali cure pastorali di mons. Pozzoni, sulla scia del Papa S. Pio X, era quella di fomentare il culto eucaristico in tutto il Vicariato. Il 24 maggio 1908 egli pubblicò una lettera pastorale sulla comunione frequente e sulla devozione eucaristica, ritornando sullo stesso tema con una seconda lettera, il 25 ottobre 1909. E non mancò di inserire questa sottolineatura anche nel Decreto in cui esortava tutti i cattolici a partecipare alle Associazioni religiose del Vicariato (8 novembre 1909) [26] .

Un altro avvenimento significativo di questo periodo fu lo svolgimento in Hong Kong, dal 9 gennaio al 2 febbraio 1909, del Terzo Sinodo della Quinta Regione ecclesiastica della Cina. Di Hong Kong vi parteciparono di diritto mons. Pozzoni e, su invito, p. Spada come assistente segretario, p. De Maria come esperto e p. Gabardi come cerimoniere. Il Sinodo, tra il resto, decideva la pubblicazione di tutti i decreti dei due Concili del Sichuan (1803 e 1880) e dei tre Sinodi regionali di Hong Kong (1880, 1891 e 1909) [27] .

A Macao, il 29 novembre 1910, in conseguenza della rivoluzione in Portogallo e a causa del decreto di dissoluzione degli ordini religiosi da parte del governo rivoluzionario di Lisbona, i soldati e i marinai iniziarono insieme una rivolta contro il governo repubblicano locale, chiedendo l’espulsione immediata di tutte le comunità religiose [28] . Molti religiosi e religiose cercarono rifugio in Hong Kong. Tra questi vi furono anche i padri Salesiani (guidati da d. Luigi Versiglia, il futuro santo vescovo-martire [29] ) e i Gesuiti. I primi iniziarono trattative con la Missione per assumersi la cura del Riformatorio, aprire una scuola industriale o un centro giovanile o, persino, secondo alcune voci, anche per prendersi eventualmente la responsabilità dell’intero Vicariato, date le difficoltà di provvedere personale da parte del Seminario delle MEM [30] . I Gesuiti, invece, dietro la spinta della comunità portoghese, lanciarono la proposta di fondare un’università cattolica, ma la loro stessa curia generalizia non la considerò opportuna [31] .

Il 23 maggio 1911, in risposta a una sollecitazione delle autorità italiane in Cina, mons. Pozzoni acconsentiva a riconoscere insieme a suoi 14 missionari italiani, “come ente collettivo”, la protezione delle autorità italiane [32] .  

Statistiche generali (dal 1911 al 1924)  

I dati statistici nei diversi anni di questo periodo permettono di vedere meglio l’evoluzione della situazione globale della Missione.

La popolazione cattolica del Vicariato era salita dai 12.450 fedeli nel 1905 ai 16.751 nel 1911, con una crescita annuale media di circa 700 nuovi battezzati e con un numero molto maggiore di catecumeni, specialmente nei distretti della terraferma.

Le statistiche di fine 1912 registravano una popolazione cattolica di 17.359, con 474 battesimi di adulti nell’anno. Nel 1916 i cattolici erano saliti a 19.820 con 1.897 battesimi nell’anno. Nel 1912 vi lavoravano con il vescovo 16 missionari, 12 preti cinesi, 15 religiosi europei, 85 suore europee e 62 indigene, 19 seminaristi, 60 catechisti indigeni, distribuiti in 25 chiese e 82 cappelle. Nel 1916, invece, c’erano 17 missionari, 10 sacerdoti indigeni, 16 religiosi europei, 91 suore europee e 59 indigene, 21 seminaristi, 100 catechisti, divisi in 35 chiese e 116 cappelle. Nel settore educativo e sociale, nel 1912 operavano 4 collegi con 381 alunni, 90 scuole con 3.250 studenti, 5 orfanotrofi con 578 orfani, 18 case della S. Infanzia con 500 bambini, 4 scuole di apprendistato con circa 300 apprendisti, 3 ospedali con 90 posti letto, 3 ricoveri con 150 anziani. Nel 1916, c’erano 4 collegi con 240 alunni, 73 scuole con 3.384 studenti, 4 orfanotrofi con 812 orfani, 14 case della S. Infanzia con 549 bambini, 6 scuole di apprendistato con 349 alunni, 3 ospedali e 18 dispensari, 4 ricoveri con 318 anziani [33] .

La relazione quinquennale mandata a Propaganda Fide (1916-1921) riferiva: “I Cattolici sono 24.945. Il Vicariato è diviso in 4 quasi parrocchie sull’isola di Hong Kong (di cui una cappellania militare), 1 quasi parrocchia in Kowloon, 8 distretti ciascuno con un responsabile (ma senza vicari foranei). In tutto il Vicariato ci sono 54 chiese pubbliche e 151 oratori [cappelle]. Vi lavorano con il vescovo 19 missionari del Seminario delle MEM, 12 sacerdoti cinesi (3 ordinati nel quinquennio), 3 padri delle MEP nella procura e nel loro seminario, oltre ad altri 6 padri MEP nella Casa di Nazareth e uno nella Casa di Betania, a cui si aggiungono 2 padri domenicani e un padre di Maryknoll nelle rispettive procure. Vi operano inoltre anche le Suore di S. Paolo in due conventi con 49 suore, le Canossiane in 11 conventi con 73 religiose, le Preziosine insieme alle precedenti con 36 religiose. I seminaristi sono 24 sotto la direzione di p. Page… Il vicario apostolico ha visitato in questi cinque anni personalmente tutto il vicariato, controllando diligentemente i luoghi, la proprietà e i libri…” [34] .

All’inizio del 1924, cioè alla morte di mons. Pozzoni, secondo le statistiche ufficiali i cattolici erano 28.110, con 6.500 catecumeni, e con 3.114 adulti battezzati durante l’anno. Erano sparsi in 35 stazioni principali e 372 secondarie. Le chiese erano 65, le cappelle 367. I missionari presenti delle MEM erano 20, i sacerdoti cinesi 11, i religiosi stranieri 10, le suore europee 131 e quelle locali 35. C’era un seminario con 40 seminaristi e 1 catechistato con 135 interni [35] .  

Il contributo sociale ed educativo della Chiesa cattolica (1905-1923)  

Il governatore Matthew Nathan, nell’aprile 1907, poco prima di lasciare la colonia, augurava a mons. Pozzoni che la comunità cattolica progredisse grandemente e che le istituzioni caritative e scolastiche amministrate dalla Missione potessero continuare sempre a portare il loro contributo benefico e benevolo [36] . Nei servizi sociali ed educativi rimanevano impegnate, oltre al clero della missione, soprattutto le congregazioni religiose dei fratelli e delle suore. P. De Maria era il “corrispondente” di tutte le scuole cattoliche presso il governo coloniale.

Il Riformatorio di West Point, sotto la direzione di p. Grampa dal 1910, riaprì ancora le classi industriali e tolse ogni aspetto di riformatorio. Questo cambiamento sostanziale fu ufficializzato nel gennaio 1914, quando il Consiglio della Missione decise di continuarlo come Scuola industriale e Orfanotrofio di S. Luigi, provvedendogli un nuovo Regolamento, con lo scopo di raccogliere e addestrare ad una professione gli orfani e gli abbandonati, ma non più i giovani delinquenti. Alla sua direzione era nominato p. Zamponi, che vi rimase fino al 1916, sostituito poi da p. Carabelli. Alla fine del 1921 la missione proponeva di passare la direzione della Scuola industriale S. Luigi ai padri di Maryknoll, i quali, dopo aver firmato un accordo, approvato anche da Propaganda nel marzo 1922, ne assunsero la responsabilità.

Nel 1913 si fece pressante la proposta alla Chiesa cattolica di costruire un ostello universitario anche da parte delle autorità governative. Mons. Pozzoni ritenne opportuno formare un Comitato per l’Educazione cattolica di Hong Kong, che potesse consigliarlo sui problemi educativi e si impegnasse nel portare avanti, in particolare, due progetti: l‘ostello universitario e una scuola maschile in Kowloon (24 ottobre 1913) [37] . A causa dello scoppio della guerra, tuttavia, questi progetti furono rimandati [38] .

Solo nel 1917 i Fratelli delle Scuole cristiane aprirono un ramo del Collegio S. Giuseppe in Kowloon che sarebbe diventato il Collegio La Salle (nel 1931). Nell’anno seguente un terremoto mise fuori uso il Collegio S. Giuseppe e costrinse a traslocarlo nel Club Germania in Kennedy Road (inaugurato il 6 settembre 1921) [39] .

Nel novembre 1917 entrò in funzione, dopo due anni di rinvii nella costruzione, anche l’ospedale del Convento italiano in Caine Road. Nello stesso anno terminarono anche i lavori di ristrutturazione della Hong Kong Cotton Mill, che le Suore di S. Paolo avevano comperato nel 1914 a Tong Lo Wan (Causeway Bay); così poterono trasferire tutte le loro opere da Wanchai, trasformando gradualmente il loro ospedale in uno dei più efficienti e moderni del tempo.

La situazione degli impegni caritativi ed educativi della Chiesa nel 1920 erano precisati dallo stesso mons. Pozzoni in un rapporto speciale [40] che fornisce il seguente quadro. Prima di tutto vi era il seminario con 25 alunni, studenti di filosofia e di teologia, interamente a carico della missione. Le scuole di Hong Kong erano il collegio S. Giuseppe, sussidiato dal governo, con circa 700 alunni esterni e 80 interni; la scuola del Convento italiano, frequentata da circa 500 alunne qui, altre 200 nella filiale della scuola S. Maria a Kowloon e 150 nella filiale di Wan Chai; la scuola S. Francesco, sussidiata dal governo, con annesso un educandato con più di 100 alunne; la scuola del Convento francese, sussidiata, con 180 alunne; la scuola anglo-cinese, amministrata da cattolici sotto il patronato della Missione con 150 alunni, non sussidiata. Le scuole elementari cinesi in città sotto la cura diretta della Missione erano una dozzina, con circa 300 alunni, che comportavano un onere finanziario non indifferente.

A riguardo della necessità di scuole anche nei distretti del continente, il vescovo sottolineava: “Bisognerebbe quintuplicare queste scuolette e fondare almeno una mezza dozzina di scuole secondarie in ogni centro importante. Sarebbe anche desiderabile avere un pensionato nella città principale del Vicariato per giovani che frequentano le scuole superiori, ma purtroppo mancano i mezzi per dare inizio a questo programma”.

Il rapporto fornisce dettagli anche sugli orfanotrofi, ospizi ed ospedali. A questo riguardo, aggiunge: “Un altro ospedaletto si vorrebbe stabilire nella città di Wai Chow ed il Padre del luogo sta trattando appunto l’acquisto di un terreno ad hoc...”.

Nel novembre 1923 mons. Pozzoni riportò di aver aperto in Hong Kong altre due nuove scuole vicino alla cattedrale, e di aver chiamato le suore di Maryknoll per servire come infermiere nel nuovo grande ospedale governativo di Kowloon [41] . Le suore americane erano giunte in Hong Kong nel 1921 e, fallito il piano del loro servizio nell’ospedale, si impegnarono nel settore scolastico aprendo la scuola dello Spirito Santo. Dopo di loro, fecero seguito le Piccole Sorelle dei Poveri nel 1923, che aprirono un ospizio per anziani dapprima a Sham Shui Po con un gruppo di 50 ricoverati, trasportandolo in seguito a Ngau Chi Wan. Nel frattempo, alle congregazioni femminili impegnate in servizi sociali ed educativi si erano aggiunte anche le Suore del Prezioso Sangue o Preziosine, dopo che il vescovo le aveva separate dalle Canossiane, a cui erano legate come terziarie [42] .  

Avvenimenti principali e avvicendamento del personale (1912-1923)  

Mons. Pozzoni durante il 1912 era dovuto andare in Italia a partecipare con p. De Maria al Capitolo generale dell’Istituto. Dopo un pellegrinaggio a Lourdes, ripartiva in autunno per Hong Kong insieme ai pp. Giovanni Battista Tragella ed Emilio Teruzzi. In seguito, nel 1913, ci fu l’arrivo dei pp. Luigi Rossi, Michele Robba e Luigi Banchio, seguiti all’inizio del 1915 dai pp. Baldassare Pilenga e Caralt Roy Miguel De Sanctis (o Coralt et Roy Miguel).

Durante il 1914 la situazione era peggiorata a causa della guerra mondiale e dell’anarchia in Cina. I missionari, però, rimanevano ai loro posti, essendo abbastanza liberi di esercitare il ministero. Il vescovo stesso poté compiere tre visite pastorali, sempre ben accolto dappertutto. A motivo della guerra, mons. Pozzoni impartì direttive in una lettera pastorale sui “doveri dei cittadini in tempo di guerra” (9 agosto), seguita da un’altra (24 dicembre) che indiceva una giornata speciale di preghiera per la pace per il 3 gennaio 1915.

Nello stesso 1914, per commemorare il 25° anniversario dell’opera dei Congressi eucaristici, ne fu organizzato uno anche in Hong Kong (22-26 luglio), contemporaneo a quello celebrato a Lourdes [43] . Per l’occasione, il vescovo pubblicò un’altra lettera pastorale sulla devozione eucaristica (10 luglio).

A causa della guerra mondiale, il lavoro apostolico diminuì gradualmente. Per fortuna, però, tutti i missionari italiani – ad eccezione di p. Agostino Placzek che era di nazionalità polacca – poterono rimanere ai loro posti, poiché l’Italia non richiedeva loro il servizio militare. Si dedicarono anzi maggiormente ad alleviare le sofferenze della gente, nella colonia e sul continente. Con l’approssimarsi della fine della guerra, anche la Chiesa si preparava  ad approfittare del miglioramento della situazione. Tutti si diedero da fare. Il vescovo aumentò i contatti e le visite pastorali. Continuava inoltre a sollecitare con solerzia, nella colonia come nei distretti, la vita di preghiera e la devozione eucaristica tra i fedeli. Stimolava pure le associazioni laiche cattoliche. Nel 1918 ne esistevano nelle varie chiese ben 17, stabilite canonicamente: tutti i cattolici erano invitati a partecipare almeno ad una di esse [44] . Favoriva anche ogni possibile iniziativa nuova. Oltre ad appoggiare la pubblicazione cattolica portoghese, Religão e Patria, e la promozione della stampa cattolica, propugnata dal suo direttore J. M. Gonzaga Pereira [45] , approvò volentieri il lancio del mensile inglese “The Rock” (15 settembre 1920), per merito di due intellettuali inglesi che lo iniziarono in ottobre sotto la direzione del colonnello, F. J. Bowen [46] .

La Chiesa cercava di mantenere buoni rapporti con tutti, autorità civili e religiose, sia nella colonia che all’estero. Con le autorità coloniali mons. Pozzoni si dimostrò sempre cooperativo ma, nello stesso tempo, manteneva la sua giusta autonomia. Anche con le autorità consolari italiane e con l’equipaggio delle varie navi italiane che visitavano il porto di Hong Kong il vescovo mostrava rispetto e cooperazione, sempre disponibile alle loro richieste. Ad apprezzamento di questo comportamento, il 22 luglio 1922, mons. Pozzoni era insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.

Nel novembre 1922 si teneva a Hong Kong la riunione dei vescovi della Quinta Regione in preparazione al Sinodo plenario cinese [47] .

Il movimento del personale in questi anni vede i seguenti cambiamenti: il 2 giugno 1917 sono ordinati sacerdoti i pp. Francesco Wong Chi Him, Gioacchino Chan Tan Shu e Filippo Lo Lei Chung, tutti destinati ai distretti della terraferma [48] . Verso l’autunno del 1918, p. M. Caralt lascia definitivamente Hong Kong per il Canada. Nel 1919, alla fine dell’anno arriva p. Antonio Riganti, mentre nell’ottobre 1920 vengono destinati a Hong Kong i pp. Umberto Galbiati e Filippo Maglio. Sempre nel 1920 giungono a Hong Kong i padri di Maryknoll per aprire una procura per le loro Missioni in Cina. Nel novembre 1922 partono per Hong Kong i pp. Riccardo Brookes e Pietro Daelli, mentre in aprile è stato ordinato sacerdote p. Felice Shek Pau Pok. Nel luglio 1923 sono destinati a Hong Kong i pp. Giacomo Zilioli e Lorenzo Bianchi [49] .

Dopo la morte di p. De Maria nel febbraio 1923, mons. Pozzoni nomina pro-vicario p. Spada (3 maggio).  

Sviluppo dell’apostolato e dell’evangelizzazione (1905-1924)  

L’apostolato nella colonia di Hong Kong (1905-1923)  

L’apostolato nelle zone urbane della colonia proseguì secondo gli schemi e con le attività tradizionali, ma con attenzione ai nuovi sviluppi della società.

Nella cattedrale continuava come rettore p. P. Gabardi, assistito da preti cinesi. La comunità era sempre dominata numericamente dai portoghesi [50] . Nel 1907 fu benedetta la nuova cappella dedicata all’Addolorata nel convento delle Canossiane. Nel 1912, nella cattedrale, dove era ritornato p. Gabardi in seguito a una cura in Italia, si celebrò solennemente il giubileo d’oro sacerdotale di p. Andrea Leong (25 aprile) [51] . Un altro avvenimento importante nella vita di questa comunità furono gli otto giorni della missione solenne, che servì a rinnovare profondamente lo spirito di fede di tutti. Fu predicata dal redentorista p. Patrick M. Lynch [52] di Manila, con un grande concorso di fedeli, di ogni età e classe, per l’adorazione del SS. Sacramento e per la partecipazione alla comunione eucaristica. Come frutto della missione, fu istituita l’ora di adorazione, due volte al mese, con la presenza anche dei seminaristi, e facendo uso di un libricino preparato dallo stesso vescovo, che raccoglieva suggerimenti e preghiere per l’occasione [53] . Anche l’opera delle prime comunioni prese vigore, con una buona preparazione in due corsi all’anno. Molto attivi erano i due circoli giovanili dell’Unione Cattolica, europea e cinese, la prima seguita dal rettore, la seconda da p. A. Leong.

P. Gabardi, nell’ottobre 1913, dava il resoconto delle attività: “La Chiesa cattedrale continua ad essere il centro delle opere cattoliche e luogo delle funzioni solenni. Si festeggia ogni primo venerdì del mese… Come sempre si continua a celebrare le novene delle feste principali, come pure i mesi di maggio, giugno e ottobre. Quest’anno abbiamo avuto feste straordinarie, con un triduo solenne per commemorare il 16° centenario della Pace data alla Chiesa da Costantino. La comunione generale al mattino e la processione alla sera furono le due funzioni più solenni che attirarono gran concorso di popolo. Di notte, varie croci illuminate, sparse sul pendio del monte, ricordavano l’apparizione a Costantino. Così pure ha avuto luogo un triduo straordinario di predicazione per preparare il popolo all’acquisto del Giubileo. Fra le confraternite e associazioni religiose vanno menzionati in modo speciale l’Apostolato della Preghiera e il Terzo Ordine di Penitenza di S. Francesco. Il ‘Catholic Union Club’ continua sempre bene: quest’anno, poi, per iniziativa di Mons. Pozzoni, si è formato un circolo femminile per stringere tra di loro in amichevole relazione le signore e signorine di diverse nazionalità…” [54] .

La comunità portoghese forma nello stesso 1913 l’Associazione del Mutuo soccorso, che apre una scuola in cui un sacerdote di Macao insegna portoghese.

Nel giugno 1916, p. Gabardi [55] rimpatria definitivamente per la malattia che lo affligge da un po’ di tempo; viene sostituito da p. Banchi che, però, già dal 1914 fa da pro-rettore [56] . Costui continua ad essere responsabile della cattedrale fino al 1924, svolgendo anche il compito di procuratore della Missione (dal 1917 al 1924). A prendere cura della comunità cinese è sempre p. Andrea Leong, che, però, muore il 15 maggio 1920: la missione perde così una delle sue colonne, che per 58 anni vi aveva speso tutte le sue energie [57] . L’anno seguente anche l’altro assistente cinese, impegnato pure nel seminario, p. Francesco Cheong, ritorna per malattia in famiglia a Fat Shan, dove muore (30 dicembre 1922) [58] . A sostituirli è chiamato dall’Hoi Fung p. Valtorta, che diventa anche cappellano delle prigioni, mentre p. Arvat continua come cappellano del Collegio S. Giuseppe. Nello stesso anno si aggiunge p. A. Riganti, dopo il tirocinio linguistico.  

La chiesa di S. Giuseppe restò sotto la cura del cappellano militare p. Placzek, con il Club di S. Patrizio molto attivo per i militari britannici. Nel febbraio 1912, quando p. Agostino dovette assentarsi per un anno e recarsi in Australia per cure, fu sostituito da p. Valtorta. Come rettore del seminario fu rimpiazzato invece da p. Gabardi. P. Placzek riprese il suo posto nel 1913. “Restituito in salute e ritornato tra noi, p. Agostino istituì l’apostolato della preghiera tra soldati e civili inglesi con una messa speciale ogni mese in cui tutti si accostano alla S. Comunione. Provvede la Parola di Dio e la Messa anche ai diversi distaccamenti militari…” [59] .

Ma l’anno seguente, con lo scoppio della guerra mondiale, le autorità inglesi lo allontanano dalla colonia perché cittadino polacco (in quanto “nemico di guerra”: ordine del 24 ottobre 1914) [60] .. Tuttavia, presto lo si ritrova qui di nuovo al lavoro, che prosegue fino al 1925.  

P. De Maria era responsabile della chiesa di S. Francesco, con l’aiuto di p. Gioacchino Leong. Durante la sua assenza, nel 1912, per partecipare al capitolo dell’Istituto in Italia e per un po’ di riposo, fu sostituito da p. Page, richiamato dal Po On come vice-rettore e professore in seminario (marzo 1912). Anche le Canossiane continuavano i loro servizi nelle opere sociali ed educative. “Tutte queste opere prosperano e la cristianità, essendo composta di vecchi cristiani, assorbe buona parte dell’attività sebbene sia sempre vivo il buon spirito nelle pratiche religiose” [61] . P. De Maria ritorna nel 1913. La comunità cinese è sempre curata da p. G. Leong, che si prodiga fino alla fine, diventando vittima della sua carità a servizio degli appestati (21 marzo 1914) [62] . Il suo posto è preso da p. G. Situ. Vi si continua a celebrare una messa quotidiana, mentre alla domenica e nei giorni di precetto ce ne sono due, una con l’omelia in cinese e l’altra in portoghese.

Dal 1914 in poi, la chiesa di S. Francesco è circondata da un crescente agglomerato di case abitate da stranieri e da pagani, tra cui un buon numero di giapponesi. Questo favorisce l’aumentare di luoghi di divertimento nella zona, che gradualmente acutizzano il disagio per l’apostolato, rendendo necessario e urgente un trasferimento. In vista di questo, approfittando alla fine della guerra anche della proposta di costruire una chiesa nuova come “memoriale della pace”, mons. Pozzoni richiede al governo (21 dicembre 1920) il lotto di terreno in cui ai nostri giorni è situata la chiesa di S. Margherita [63] e, offrendosi l’occasione favorevole, vende la proprietà della chiesa di S. Francesco, che viene demolita nel 1922. Ai cristiani della zona è provvista la cappella semipubblica di S. Francesco, congiunta all’ospedale omonimo.

La risposta del Governo prende un po’ di tempo e il nuovo terreno viene concesso solo il 14 gennaio 1922. Il contratto per la costruzione della nuova chiesa è firmato il 1° aprile e i lavori cominciano subito. La cerimonia della benedizione della prima pietra è presieduta da mons. Pozzoni il 3 febbraio 1923, mentre la posa della pietra stessa è fatta da p. De Maria che, essendo rettore della demolita chiesa di S. Francesco, è stato designato a diventarlo della nuova chiesa, dedicata a S. Margherita Maria Alacoque. Nel discorso p. De Maria dà “l’arrivederci” ai fedeli in quanto è in partenza per l’Italia per cure mediche. Purtroppo, pochi giorni dopo il suo arrivo in patria, le forze gli vengono meno ed egli si spegne (28 aprile) [64] . Il lavoro a S. Francesco è continuato da p. Situ fino al 1925.

Nel 1905, p. De Maria continuava ad essere anche responsabile della chiesa di S. Antonio, aiutato da p. M. Fu, che vi lavorò fino alla morte nel 1909 [65] . Vi si celebrava una messa ogni giorno, feriale e festivo. Dalla fine del 1909 fino all’inizio del 1911, questa chiesa e l’orfanotrofio passarono sotto la responsabilità di p. G. Carabelli, ma poi furono ripresi da p. De Maria, aiutato per il lavoro pastorale da p. Antonio Liu e per la cura dell’Orfanotrofio da p. Grampa (dal 1910 al 1914).

“Finora (fine 1912) la popolazione cattolica in questa parte della città fu esigua, ma ora che l’edilizia ha fatto un immenso progresso, si spera di poter fare delle conversioni in mezzo alla popolazione cinese” [66] . Dalla fine del 1912 fino alla fine del 1915, p. Antonio Liu fu sostituito da p. Paolo Lu, ma poi ritornò, prendendosi particolare cura del catecumenato maschile che nel frattempo, grazie alla generosità di un signore portoghese, il Dr. A. Gomes, era stato aperto presso l’orfanotrofio [67] . Nel 1920 il governo espresse l’intenzione di riprendere il terreno della chiesa in cambio di un altro appezzamento; per il momento, però, non se ne fece nulla. P. Liu, ammalatosi verso la fine del 1921, ritornò al suo paese natio per ristabilirsi, ma il 3 marzo 1922 fu chiamato al premio eterno [68] . La direzione della chiesa di S. Antonio e del catecumenato passò a p. Carabelli, che dal 1916 al 1922 era stato responsabile della Scuola industriale e Orfanotrofio di S. Luigi.

I padri delle MEP proseguivano ad operare nel loro centro di Taikulao, con una chiesa e una scuola [69] .

La chiesa del S. Rosario continuava ad essere servita dai pp. Spada e da Paolo Lu, i quali vi si recavano ogni mattina dalla cattedrale. Nel 1906 si cominciò la costruzione della casa parrocchiale. Pur danneggiata dal tifone del settembre 1906, essa fu pronta nel gennaio 1907 e i due sacerdoti cominciarono a risiedervi.

Presso Kowloon Shing continuavano ad operare la chiesetta e la scuola, curate da Sai Kung. “La chiesa era dedicata a S. Francesco Saverio – scriveva p. Spada – e dall’anno 1905 in poi i cristiani di Tsim Sha Tsui, della chiesa del Rosario, hanno preso l’abitudine di recarsi colà in devoto pellegrinaggio ogni anno”. Perciò in seguito passò sotto la cura del clero di questa chiesa [70] . Nel 1915 p. Spada fu autorizzato a comprare altri lotti di terreno a Sha Ti Yuen per costruirvi eventualmente una chiesa che potesse rimpiazzare quella antica [71] . Riuscì, di fatto, a comprare parecchi piccoli lotti tra il 1915 e il 1920 [72] .

Il rapporto del 1911-1912 riferisce: “Kowloon cresce materialmente e anche spiritualmente per l’immigrazione dei cattolici specialmente europei. Vi sono quivi due città, una riservata agli europei e l’altra ai cinesi. La chiesa di Nostra Signora del Rosario è situata nella parte riservata agli europei; la separava dal mare una via larga 60 piedi; ora però, essendosi costruita una solida diga (reclamation), si ha davanti una spianata di mille piedi su cui si edificò la stazione ferroviaria... In questa chiesa, come nella cattedrale, si celebrano pure solennemente i mesi di maggio, giugno e ottobre... L’evento principale dell’anno è la festa patronale, che d’anno in anno prende maggior sviluppo e popolarità, così da attirare migliaia di devoti, dando il governo il permesso che la processione solenne possa circolare nelle vie pubbliche adiacenti la Chiesa...” [73] . 

P. Paolo Lu fu sostituito da p. Antonio Liu dal 1912 al 1915, ma poi vi ritornò. I fedeli aumentavano in fretta e nel 1913 la chiesa dovette essere allargata con l’aggiunta delle due ali laterali, grazie ancora alla generosità del Dr. Gomes. Ad opera finita, p. Spada dovette rimpatriare, ma solo per un anno, perché chiamato in Italia come rappresentante di Hong Kong nel Consiglio generale dell’Istituto. Durante la sua assenza fu sostituito da p. Valtorta che cercò di tener vivo il fervore della comunità e di dare impulso al catecumenato. Si prendeva cura anche della chiesa di S. Francesco Saverio a Sha Tin Yuen dove si recava una volta alla settimana. Il 30 ottobre 1914, sapendo che p. Spada stava per ritornare, rassegnava le dimissioni e chiedeva di essere rimandato sul continente [74] . Alla chiesa del Rosario riprendeva così servizio p. Spada, assistito da p. Paolo Lu fino alla fine dell’anno 1923, quando questi fu sostituito da p. Filippo Lo.  

Fin dall’anno 1910 circa, oltre alla chiesa del Rosario, i pp. Spada e Paolo Lu si presero cura anche dei nuovi cristiani di Shau Ki Wan, sull’isola di Hong Kong. Alcune nuove famiglie vi furono battezzate e frequentavano questa chiesa per la messa e i sacramenti, data la comodità del servizio di traghetto.

P. Spada scrive: “Shau Ki Wan è un villaggio e mercato cinese con un grande arsenale dove si riparano e si fanno vapori di ogni dimensione. Abbiamo qui cento cattolici cinesi ed alcune famiglie inglesi impiegate nell’arsenale. Inoltre, vengono pure gli artiglieri cattolici con le loro famiglie che custodiscono il forte all’entrata est della città di Hong Kong. Il locale adibito finora a cappella è la scuola cinese delle Suore Canossiane, ma questa non può più oltre servire, non potendo un padre abitare colà...” [75] .

La comunità aumenta e presto avverte l’urgenza di una chiesa propria [76] .

“A poco a poco il numero dei cristiani crebbe e Mons. Pozzoni decise di fabbricare colà una chiesetta con residenza sul terreno stesso già in precedenza scelto da Mons. Piazzoli. Richiese il terreno al governo che lo cedette gratis e nel 1913 si incominciò la chiesa che fu inaugurata da Mons. Pozzoni stesso il 14 settembre 1914, giorno dell’Esaltazione della Croce, festa patronale della Chiesa. In principio non eravi padre residente e la cura della cristianità era tenuta ancora dai padri del Rosario, ma poscia la prese per vari anni p. Page, che, oltre alle mansioni di rettore e professore del Seminario, volle pure accettare questo incarico. La cristianità andò sviluppandosi e, in seguito, con l’aumento dei missionari, fu destinato a risiedere colà il p. Paolo Lu, trasferito dalla Chiesa del Rosario...” [77] .

P. Page, infatti, rimane in carica fino alla fine del 1923, quando viene sostituito da p. Paolo Lu. Nel giugno 1916 il governo concede alla chiesa la licenza per la celebrazione dei matrimoni [78] .  

Nel 1904 p. Angelo Ferrario, coadiuvato da p. Francesco Chan, era succeduto a p. Pozzoni come rettore del distretto dei Nuovi Territori. L’area del distretto comprendeva tutta la parte continentale della Colonia inglese, ad eccezione della punta della penisola di Kowloon. Il tremendo tifone del settembre 1906 non lasciò quasi nessuna casa intatta, neppure a Sai Kung; le abitazioni furono completamente distrutte, compresi gli edifici della Missione. Anche parecchi altri villaggi nell’area subirono gravissimi danni alle case, alle chiese e alle scuole. Passato il disastro, tutti si dedicarono al lavoro di ricostruzione. Anche p. Ferrario si diede da fare per restaurare le chiese e provvederle del necessario. Si registrava, nel frattempo, un buon numero di battesimi a Kei Ling Ha. Nel 1908 fu approvata la ricostruzione della chiesa di Tai Long e della residenza di Tan Ka Wan. Nel 1909 in tutto il distretto c’erano 1.215 cattolici e 60 catecumeni, 4 chiese e 8 cappelle, 4 scuolette con 70 alunni, una casa della S. Infanzia con una trentina di bambini. Vi lavoravano anche alcune suore cinesi [79] .

Nel 1910 p. A. Crippa è assegnato a sostituire p. F. Chan che viene trasferito a Swa Bue. Nonostante i disordini rivoluzionari nelle aree cinesi circostanti, “la parte di distretto che è sotto gli inglesi... ha avuto un anno abbastanza pacifico e così si è cominciato a fabbricare una bella chiesetta in una nuova cristianità” [80] . È la chiesetta di Leung Suen Wan. “Alcuni giorni fa – informava mons. Pozzoni – andai a benedire una nuova chiesetta, in un luogo ove ero stato quando non ero ancora vescovo. Mi vennero incontro grandi e piccini, mi fecero gran festa. Io ero contento di rivedere alcuni dei miei antichi cristiani, ero contento di vederli tutti battezzati. Quando io andai avevano appena incominciato a convertirsi; ora tutti si accostavano ai santi sacramenti e fui edificato dalla loro devozione” [81] .

P. Ferrario dovette rimpatriare per malattia, ma ritornò nei Nuovi Territori all’inizio del 1912 e fu aiutato da p. G. Situ nella cura di una dozzina di cristianità. Alla fine dell’anno li raggiunse anche p. Teruzzi per il primo rodaggio. Nel 1913 fu costruita e benedetta la chiesa, dedicata al Cuore Immacolato di Maria, a Kei Ling Ha, mentre p. Situ iniziava una comunità anche a Long Ke.

  P. Ferrario scrive nella relazione annuale: “Quest'anno non posso proprio lamentarmi. Ho edificato la nuova chiesa di Kei Ling Ha, dove ho avuto la consolazione di battezzare le donne nel giorno stesso che V. Eccellenza benediceva solennemente (20 aprile) e a quest’ora esse si sono già accostate parecchie volte ai sacramenti... Alle 12 cristianità già esistenti, quest’anno si è aggiunto il villaggio di Long Ke, dove non ho né chiesa, né scuola, né casa. Quei catecumeni domandano incessantemente il S. Battesimo e spero di accontentarli, almeno in parte, alle prossime feste di Natale. Giorni fa si dichiarò cristiano un altro villaggio dalle parti di Pak Tam Chung: sono per ora sei famiglie, ma cercherò di non trascurarle. La S. Infanzia mi ha fruttato 34 battesimi in articulo mortis, senza contare i bambini mandati al Convento di Hong Kong...” [82] .

     Nel novembre 1914, però, p. Ferrario è costretto dalla malattia a rimpatriare definitivamente [83] . P. Teruzzi, anche se si sente impreparato [84] , gli succede come responsabile del distretto, dove, nel frattempo, è giunto p. Grampa a prendere il posto di p. Situ.

La relazione annuale del 1914-15 di p. Teruzzi informa: “Il distretto... quest'anno ha dato dei buoni frutti e lascia concepire buone speranze. Nel paese di Long Ke furono battezzate anche le donne. Vostra Eccellenza sa in qual luogo dovetti battezzarle per mancanza di una casa qualunque. Una capanna, i cui muri laterali sono alti poco più di un metro, coperta di foglie secche, mi servì da cappella... Tra Long Ke e Tai Long c’è un paesetto di pescatori, chiamato Sai Wan. Sono gente un po’ birichina, però hanno manifestato varie volte l’intenzione di farsi cristiani. A Pak Tam Chung molte famiglie protestanti, che avevano ancora in casa gli idoli, ed alcune famiglie pagane mi pregarono di accettarle nella nostra S. Religione” [85] .

L’anno seguente il padre lamentò la mancanza di catecumeni e di mezzi per assoldare catechisti itineranti [86] . Era però contento del fervore dei vecchi cristiani e specialmente del “nuovo vigore preso dalla cristianità di Pak Sha Ao dopo l’apertura della bella chiesina costruitavi quest’anno” [87] . I soldi per la costruzione di quest’opera erano venuti dalla vendita della vecchia cappella con annessa scuola e casa. Gli edifici, pur in stato pietoso, erano stati comprati da “un grosso borghese a cui, perché ingrassato, non bastava più la casetta avita: sull’area dell'antica cappella sorgono ora case nuove e la nuova chiesa andò a spuntare sopra il villaggio”. Fu benedetta il 25 aprile 1916, mercoledì dopo Pasqua, da mons. Pozzoni, accompagnato in particolare da p. Gabardi, che aveva donato la statua della Madonna col Bambino, da p. Grampa, “architetto, impresario, nonché a volte muratore, falegname e imbianchino della detta chiesa”, e dal prete cinese p. Giuseppe Yeung “che aveva gettate le fondamenta della chiesetta ed era poi stato mandato per necessità in un altro distretto” [88] .

Nell’estate del 1917, ad aiutare p. Teruzzi fu destinato il novello sacerdote p. Filippo Lo. Qualche giorno prima, il 3 giugno l’isola di Yim Tin Tsai si era raccolta festante attorno ad un suo figlio, p. Gioacchino Chan, che celebrava la sua prima Messa. Il metodo di apostolato dei due missionari era viaggiare continuamente. Giravano loro stessi e mandavano catechisti in ogni angolo del distretto per curare i cristiani e per trarre alla fede nuovi villaggi. Raggiunsero così Yuen Long, Pat Heung e Lung Ku Tan, Tai Po, ecc. P. Teruzzi, dotato di spirito coraggioso, era sempre pronto a difendere i suoi fedeli da soprusi e ingiustizie, anche di fronte alle autorità; pure i pagani si raccomandavano a lui e venivano guadagnati dalla sua cordialità e disponibilità. Lo impegnavano anche le riparazioni o la costruzione di nuove chiese: nel 1918 fu costruita la chiesetta di Long Ke e nel 1923 quella di Wong Mo Ying.

Il resoconto annuale, dall’agosto 1921 all’agosto 1922, dava le seguenti statistiche: 1.550 cristiani, 12 catechisti, 11 chiese, 4 cappelle (3 stazioni principali, 15 secondarie e 7 cristianità senza cappella), 10 scuole con 260 alunni [89] .

P. Teruzzi aveva intrapreso anche a costruire sulla collina alle spalle del villaggio di Sai Kung una nuova residenza, ampia e luminosa, con annesso edificio per le scuole, cortile per la ricreazione e porticati per i periodi di pioggia. Incontrò difficoltà non solo per le finanze, ma anche da parte della popolazione locale, timorosa che la costruzione di un edificio offendesse gli spiriti del luogo [90] .

Alla fine del 1921 giunsero i pp. Pietro Daelli e Riccardo Brookes per il loro primo tirocinio, ma, dopo la metà del 1922, p. Daelli passava già al Po On.

Nella relazione del 1922-23, p. Teruzzi esprimeva la speranza “che le due nuove chiese con le relative opere di educazione nei due centri di Sai Kung e Tai Po porteranno non pochi frutti” [91] .

Nel dicembre del 1923, mons. Pozzoni si recò nel distretto di Sai Kung per la visita pastorale: visitò tutte le cristianità e si fermò a Sai Kung per la celebrazione del S. Natale. Lo strapazzo e le fatiche del viaggio lo spossarono, ma riuscì a mantenere il volto sereno: visitò tutte le stazioni, anche le più piccole. “Era il suo distretto, il primo e l’ultimo delle sue fatiche – riportava p. Teruzzi, rendendo testimonianza dell’affetto che i fedeli di Sai Kung nutrivano “per il loro antico padre e vescovo”, e informando che “la popolazione cattolica era aumentata a 1.725, a causa dei molti profughi che dai distretti cinesi, disturbati dalla guerra civile, si erano trasferiti specialmente nei dintorni di Tai Po. Il movimento di conversioni continuava e buone speranze arridevano in quest’area, come anche nei pressi di Yuen Long e Sha Tau Kok. Altro avvenimento importante dell’anno fu l’apertura ufficiale della scuola Sung Tsan, con sezione inglese e cinese” [92] .  

Gli inizi della presenza cristiana nell’isola di Lantao rappresentarono un nuovo sviluppo della Chiesa nei Nuovi Territori: L’isola era la maggiore del gruppo che, allora, formava la colonia, con una ventina di villaggi situati per lo più allo sbocco delle valli. Il movimento di conversioni era localizzato precisamente nel capoluogo, Tai O: era chiamata “la piccola Venezia cinese”, poiché, “eccetto le due vie principali che seguono le sponde del fiumicello che vi sbocca, tutte le altre capanne sono costruite su palafitte in modo da lasciare tra una fila e l’altra di case dei canali navigabili in tutte le direzioni” [93] . Verso l’anno 1920, alcuni cristiani provenienti dall’Hoi Fung, impegnati nelle saline di questo luogo, avevano invitato il missionario a visitarli. Vi andò p. Valtorta, che ne conosceva la lingua, insieme a p. Banchio, e così si diede principio ad una nuova cristianità. Vi presero residenza due suore cinesi, per curare specialmente l’infanzia. Nel 1923 vi si aprì una scuola, che conquistò subito la fiducia della gente e l’anno successivo il numero degli alunni salì da 36 a 74. P. Brookes visitava l’area frequentemente. Nel 1924 scriveva: “Il giovane ma buono e fervente maestro mi presentò parecchi capi di famiglia desiderosi di farsi cristiani e volle condurmi a visitare altri due villaggi, dove si va concertando di mettere pure la scuola...” [94] .  

Le vicende dell’apostolato sul continente cinese (1905-1924)  

Po On  

La vita ecclesiale e missionaria nel San On, ora chiamato Po On, subiva dure prove a causa degli sconvolgimenti politici in atto in quegli anni. Vi continuava a lavorare p. Carabelli, con residenza a Sha Mei, aiutato da p. Pietro Lam che era responsabile della parte centro-settentrionale del distretto. La parte orientale, lungo le coste della baia Tai Peng, era unita al Kwai Shin meridionale e curata da p. Poletti.

La guerra russo-giapponese (1904-1905) e i vari moti rivoluzionari provocavano agitazione nelle masse. [95] La situazione del distretto è descritta dallo stesso Carabelli che nel 1906 vi effettua un giro apostolico completo. “La Cina è in piena evoluzione... L’antico edificio tante volte secolare si sfascia, la guerra russo-giapponese gli ha dato il colpo di grazia. Il soffio delle idee moderne si infiltra rapidamente nelle vene di questo colosso finora refrattario ad ogni innovazione anche buona ed utile. Nelle scuole si vanno introducendo nuovi metodi, nuove scienze e lo studio delle lingue, specialmente l’inglese...” [96] . In agosto arriva in battello a Sha Mei, poi, con una camminata di tre ore, raggiunge “la capitale Nam Tau, dove propriamente non c’è una vera cristianità, però l’aprile scorso si pensò di aprire una casetta per raccogliere le bambine abbandonate e in meno di mezzo anno le Suore Canossiane ne raccolsero 300”. Sale poi a Ma Ham, dove “racchiusa tra i monti, giace la nuova cristianità. Più a settentrione ai confini con il Tung Kun, in mezzo alla pianura c’è Sha Hu, dove due anni fa si era trasformato il tempio in un oratorio, ma che nel settembre scorso fu bruciato in una guerra di paese… Nella stessa pianura di nome Sai Lo vi sono altri gruppi di cattolici, ma senza oratorio propriamente detto” [97] .

Dalla fine del 1908 al 1911 p. Carabelli deve assentarsi dapprima per malattia e poi per un servizio in Hong Kong; viene sostituito da p. Valtorta [98] , ma nell’ottobre del 1911 ritorna, ristabilito in salute. All’inizio del 1911 va nel Po On a fare il suo primo rodaggio anche p. Page. Nel novembre 1911, p. Carabelli riporta: “Nel mio distretto i ribelli hanno già preso il sopravvento; le Rev. Suore Canossiane che si trovavano a Nam Tau, per precauzione si sono ritirate per pochi giorni; ora tutto è tranquillo, ma siamo in piena anarchia…” [99] .  

Nella parte centrale del distretto, lavorava fin dal 1902 p. P. Lam che, oltre a curare le vecchie cristianità, ne sviluppava delle nuove nel circondario di Tong Hang e di Ping Ti [100] .

Nella parte orientale, unita al Kwai Shin (ora chiamato Wai Yeung), di cui si vedrà in seguito, p. Poletti curava le cristianità di To Yeung e Sha Yu Chung, sulla costa della baia di Tai Peng, oltre a quelle di Shui Mun Tau e lungo le rive del fiume di Tam Shui. In questi anni il padre costruì la chiesa di Sheung Tung e vi lavorò fino al 1911, quando fu sostituito da p. Andreoletti.

Nel 1912, a riguardo della situazione nel Po On, durante la fine travagliata dell’impero, il rapporto dell’anno informava che “p. Carabelli, coadiuvato da p. Giuseppe Yeung, ha potuto attendere tranquillamente alla cura delle sue cristianità. Ha passato però alcuni giorni in grande pena trovandosi nella città di Nam Tau al momento dell’assalto datole dai rivoluzionari. La sua residenza, come quella delle Suore Canossiane che hanno una casa della S. Infanzia, è vicino alla porta principale della città, dove avvenne il combattimento. Egli temeva non tanto per sé quanto per le Suore e per le bambine che poi furono trasportate in Hong Kong. Il detto padre ha potuto finalmente erigere una decente chiesetta nella più antica cristianità del suo distretto [Pak Shek Lung], in sostituzione della vecchia insufficiente catapecchia che ha servito per più di 30 anni. Ora sta fabbricando un’altra chiesetta a Sha Mei, una nuova cristianità.. La S. Infanzia a Nam Tau progredisce e, come dice il p. Carabelli, la rivoluzione portò ad essa un bene, facendola conoscere di più, in guisa che le Suore ricevono molte bambine che in quest’anno si avvicinano a 400” [101] .

   Nel settembre 1913 mons. Pozzoni compì la visita pastorale al distretto di Nam Tau. Vi benedisse la cappella di S. Vincenzo de’ Paoli a Nam Tau (29 settembre) e la chiesa di S. Michele a Pak Shek Lung (30 settembre) [102] . Nel 1914 si formarono altre nuove cristianità [103] .  

Nei primi mesi del 1913, p. Rossi andò a lavorare come assistente di p. Andreoletti a To Yeung nel Po On orientale, e quando questi si spostò a Wai Chow divenne responsabile della zona meridionale. Costruì la chiesa e la residenza a To Yeung. Alla fine del 1914 p. Banchio si recò qui a fare il primo rodaggio.

Nel distretto del Po On continuava quindi a lavorare, a nord nella zona di Lung Kong e Ping Ti, p. P. Lam, ad oriente attorno a To Yeung p. Rossi, mentre, al posto di p. Carabelli che nel 1916 rientrava in Hong Kong, nell’area di Nam Tau operavano p. Yeung e p. Banchio. Questi si dimostrava soddisfatto delle scuole numerose e “fiorenti sia per il numero di allievi sia per il metodo seguito, essendovisi adottati i nuovi testi scolastici pubblicati dai Padri Gesuiti di Shanghai… Delle cristianità alcune sono fervorose, altre meno, parecchie sono senza chiesa e nonostante la buona volontà mia e dei cristiani non riesco a mettere insieme di che incominciarne qualcuna. I catecumeni non sono molti... 54 sono stati i battesimi amministrati durante l’anno”. Si registrava un certo rinnovamento a Sheung Tung: “per il cattivo esempio di quegli antichi protestanti, i nostri cattolici si erano alquanto intiepiditi e parecchi non pregavano più del tutto; il maestrino mandatovi dalla nostra scuola catechistica fece ottima prova ed ora quei cristiani sono ridiventati ferventi. Qualche catecumeno qua e là, eccettuata la regione di Tai Peng, ove si ebbe un buon numero di battesimi specialmente a Shui Tau Sha. In questo paese mandai tempo fa le Suore cinesi per istruire le catecumene...” [104] .

Nell’agosto 1916, mons. Pozzoni faceva la visita pastorale nel Po On centrale a Lung Kong e Ping Ti, dove lavorava p. P. Lam, che aveva aperto una scuola nei pressi, a Si Fong Po. Vi benedisse anche la nuova chiesa [105] . “Nel distretto di Lung Kong in occasione della visita pastorale ebbi il piacere di amministrare il battesimo ad un’intera famiglia in cui erano rappresentate quattro generazioni... P. Lam poté battezzare parecchi giovanetti di famiglia pagana che frequentavano la nostra scuola secondaria di Ping Ti. Questa scuola è molto frequentata e sarà di grande utilità per la Missione quando se ne sarà ottenuto il pareggiamento con le scuole governative. Il catechistato che vi è annesso conta un buon numero di aspiranti, che si preparano con lo studio e con la pietà, come in un seminario, ad essere i futuri cooperatori del missionario. Anche il piccolo ricovero per vecchi, mantenuto pur esso dalla generosità di un ricco cattolico cinese, è al completo” [106] .

Alla fine del 1920, Ping Ti diventò distretto autonomo con p. Lam come rettore.

Dal 1918 al 1920, p. Banchio divenne rettore del distretto di Nam Tau, cedendo poi il posto a p. G. Yeung all’inizio del 1921. Nel 1922 gli fu mandato come assistente p. Daelli, che nel 1923 informava: “Della guerra che da un anno ferve intorno a Canton qui si sapeva ben poco. Ma da qualche tempo la città è diventata preda ora dell’uno ora dell’altro generale. Com’è costume, le loro truppe, mal pagate, viaggiano e vivono a spese del povero popolo. In mezzo a questo trambusto l’opera missionaria, e specialmente quella dei catechisti, è ridotta a zero o quasi. Tutti stanno rintanati come talpe. Il missionario però, in qualità di straniero e data la vicinanza del territorio inglese, è rispettato. La presenza delle Suore e di tanti ricoverati richiede la continua presenza del missionario europeo. Recentemente si è avuta una battaglia proprio vicino alle mura, fuori della porta orientale. I feriti furono premurosamente assistiti dalle Suore, cosa che aumentò la simpatia del pubblico per l’opera loro di carità” [107] .

Nella parte orientale del Po On, con centro a To Yeung, congiunta con quella meridionale del Wai Yeung attorno a Tam Shui, continuò a lavorare p. Rossi fino al 1924.  

Wai Yeung  

Nel Wai Yeung l’atmosfera era molto più turbolenta. I capi rivoluzionari leali a Sun Yat-Sen e in stretta cooperazione con le società segrete, pur dopo la sconfitta del tentativo rivoluzionario a Wai Chow nel 1900, continuavano le loro attività nella regione del Dongjiang (Fiume dell’Est) fino al Fujian, coinvolgendo direttamente tutto il Wai Yeung e l’Hoi Fung. Fecero un altro tentativo rivoluzionario nel 1907 presso Wai Chow. Guadagnatosi il pieno appoggio delle società segrete del Guangdong, oltre ai molti seguaci delle Bandiere, rossa e nera, dell’Hoi Fung, tentarono un’altra rivolta più consistente a Canton (27 aprile 1911) e altre ribellioni simultanee a Wai Chow.

“Nel caso della Rivoluzione di Wai Chow del 1911, troviamo le truppe locali dapprima radunate nelle piccole borgate come Pak Mong Fa e Ma Chuang, poi congregate nel mercato centrale di Tam Shui e finalmente concentrate all’assedio di Wai Chow” [108] .

Tutta l’area è anche lo scenario delle attività apostoliche della Missione. All’inizio dell’episcopato di mons. Pozzoni, nel 1905, lavorano in questa regione i pp. Banchi e Poletti: “Una catena di monti lo divide in due da ovest ad est e segna anche la divisione missionaria-ecclesiastica. Nella parte nord, la più vasta, lavora P. Banchi, coadiuvato da due ottimi giovani sacerdoti cinesi; nella parte sud fa del suo meglio P. Poletti” [109] .

Il vescovo vuole presto vedere personalmente la situazione: nel gennaio 1906 compie la visita pastorale nel distretto di p. Banchi, dove questi lavora soprattutto attorno a Tam Tong, a Wai Chow e a Yi Tiao Long, mentre i due preti cinesi, i pp. Giuseppe Chan e Situ, espandono l’apostolato più ad est verso Ping Shan, a Sam To Chuk e a Fan Wo Kong.

“I cristiani battezzati  di questa regione sono 1.600, dei quali 1.100 curati da P. Banchi e il resto da P. Poletti: vi è inoltre un numero considerevole di catecumeni. Questa volta, Monsignore poteva visitare solo il distretto di P. Banchi... La visita durò parecchi giorni, i cristiani fecero del loro meglio per far onore al Vescovo, che fu molto contento dei frutti della visita” [110] .  

Nel febbraio 1909, mons. Pozzoni ritorna in questo distretto per una seconda visita pastorale (5-12 febbraio): dopo quattro ore di traghetto, giunge ad Au Tou, da dove a cavallo si reca a Siak Kiao Lak: qui incontra p. Poletti che lo accompagna alla propria residenza di Tam Shui e alla residenza di p. Banchi a Tam Tong. Passa poi da To Yuen che “ridestò il sacro ricordo dei cinque Martiri della Fede” e giunge a Ma On nella grande pianura. Quindi, seguito da un gran corteo, entra a Pak Lai Tong “che possiede una chiesuola” e poi a Niam Ao “dove c’è la chiesa, costruita da p. G. Chan che ne aveva intarsiato anche il tabernacolo”.. Da qui in barca lungo il fiume giunge a “due città che si guardano in faccia” dalle opposte rive dello stesso fiume, Kwai Shin e Wai Chow. In quest’ultima città, “in un centro così popoloso, P. Banchi poté far acquisto di una casa da tutti aborrita, perché infestata dagli spiriti”. Qui il vescovo amministra la cresima a un gruppo di neofiti, tra cui “Teresina la figlia di un martire” di To Yuen. Infine, riparte per Hong Kong [111] .

Pochi mesi dopo, un violentissimo tifone colpì il distretto, seminando rovina e morte. Due giornate di piogge torrenziali accompagnate da venti fortissimi fecero straripare i fiumi e spazzarono via come un giocattolo la grande diga del Fiume dell’Est, trasformando la pianura in mare e portando lo spettro della fame [112] .

Nel 1910 si registrarono 16 battesimi di adulti e l’arrivo di p. Amasio Salice che andò da p. Giuseppe Chan per il primo tirocinio.

L’anno seguente il distretto, sempre tormentato dalle attività rivoluzionarie e dalle ruberie dei briganti, perdeva p. A. Poletti [113] che moriva a Hong Kong dove era rientrato per curarsi (24 luglio 1911). P. Salice fu mandato a prenderne il posto a Tam Tong. “Con due giorni di viaggio era giunto la sera del 19 agosto alla cristianità di Pak Mong Fa. Quivi pernottò, ma non avendo seco i paramenti per la Messa, la mattina del 20 partiva per Tam Tong, a due ore e mezzo di distanza, per celebrare la Messa, quantunque piovesse a dirotto. Arrivato nelle vicinanze di Tam Tong doveva passare un torrente quasi sempre asciutto, ma allora di molto ingrossato. Nel tentativo di attraversarlo fu travolto dalle rapide. Un ragazzo che lo aveva visto accorse con una canna di bambù, porgendola al padre che però non riuscì ad afferrarla. Il ragazzo tentò di prenderlo per la mano, ma il padre, ormai esausto, sparì tra i flutti annegando [114] . Nel dicembre seguente venne ordinato sacerdote p. Antonio Ma [115] , che fu mandato insieme a p. Celestino Andreoletti a lavorare in questo distretto.

Qui, nel Wai Yeung, intanto, i continui disordini politici e gli assalti dei briganti avevano reso impraticabili le strade, bloccando quasi tutto il commercio. Secondo l’opinione dei missionari, nel Wai Yeung operavano cinque società segrete con altrettanti capi e un totale di 19.000 seguaci: rubavano e saccheggiavano ovunque, mettendo taglie persino sui missionari stessi [116] .

C’erano anche pericoli naturali. Nel 1910, p. Andreoletti scriveva: “Il distretto in cui mi trovo attualmente è grande, molto grande: per visitare tutti i cristiani non sono sufficienti due o tre mesi. In maggioranza questi popoli sono pagani… Odiano molto i cristiani e i missionari, ma generalmente non osano far niente perché hanno paura del Mandarino, che è come l’esecutore della giustizia cinese. Di notte non viaggio quasi mai perché è molto pericoloso, specialmente perché la tigre gira generalmente di notte e poi perché è facile perdersi. Però, non viaggio mai da solo, ma sempre accompagnato dal mio servo…” [117] .

Nonostante la situazione pericolosa, all’inizio del 1912 mons. Pozzoni compie la visita pastorale, che suscita un buon movimento di conversioni: “Dieci famiglie a Pak Mong Fa, nuove famiglie a Shong Pong Ni, lo stesso ad Ap Tsai Pu – precisava p. Banchi al vescovo. – A Tai Lu Pui, ove in occasione della visita pastorale di S.E. i pagani vollero unirsi ai cristiani per quel grandioso ricevimento, 40 e più famiglie hanno buttato via le superstizioni”.. Tuttavia, p. Banchi lamenta che le piogge hanno danneggiato chiese e cappelle in vari posti [118] .

Il 19 dicembre 1912 si decise la divisione di questo vasto distretto ecclesiastico: la parte orientale fu affidata a p. Banchi, quella occidentale a p. Crippa e quella meridionale (chiamata anche distretto di To Yeung) a p. Andreoletti [119] .

“P. Banchi – informa il rapporto annuale – oltre che allo spirituale, ha dovuto quest’anno pensare molto al materiale, ossia alla difesa dei villaggi, perché continuamente minacciati da ladri e malfattori di ogni sorta. Egli cercò e lavorò molto per formare fra i cristiani e pagani amici una specie di lega per la pubblica difesa e, dopo varie peripezie, vi riuscì abbastanza bene, e d’allora ha potuto riprendere ad ammaestrare le cristianità e ad attendere ai catecumeni. Molte cristianità, però, non le poté visitare per sei mesi tanto erano malsicure le strade...” [120] .

“Crippa fu insultato e derubato più volte; ebbimo delle cappelle svaligiate di ogni cosa ed un nostro caro padre cinese in un incontro con i ladri fu talmente spaventato che, avendo già una propensione all’etisia, si aggravò da quel dì in poi e dovette soccombere” [121] . Si trattava di p. Giuseppe Chan [122] , che era stato picchiato e legato a un albero, morì il 27 luglio 1912 a Wai Chow.

“Ora, però, le cose incominciano a mettersi a posto. [P. Crippa] ha la consolazione di notare un grande risveglio di vita cristiana tra i neofiti, mentre dalle diverse parti del distretto accorrono cristiani a domandare d’istruirsi. Nella capitale del suo immenso distretto [Wai Chow] occorrerebbe pure aprire una scuola elementare ed un catecumenato, anche per far fronte all’opera dei protestanti... P. Andreoletti lavora a rianimare lo zelo dei suoi neofiti ed ha avuto una consolante Prima Comunione di numerosi ragazzi e ragazze del suo distretto. Egli pure scrive che la fede si rianima dopo la rivoluzione ed i catecumeni che prima non apparivano, ora si presentano numerosi” [123] .  

Alla fine del 1913, p. Andreoletti dovette sostituire p. Banchi, richiamato a Hong Kong, mentre la responsabilità del distretto meridionale passava gradualmente a p. Rossi. Erano aiutati rispettivamente da p. Antonio Ma e da p. Francesco Chan.

    P. Rossi operava nel 1915-1916 al sud con le residenze principali a To Yeung e a Tam Shui. Quest’ultimo grosso centro, molto provato dalle alternate incursioni delle soldatesche delle due parti belligeranti, “ebbe a cambiare quest’anno più volte di padrone... La nostra residenza era diventata un poco come l’arca di Noè, in cui tutti cercavano rifugio in mezzo a tanti sconvolgimenti... Quando vennero per la prima volta le truppe di Lung Ci Kong (Long Jiguang), in numero di circa sei mila, un panico indescrivibile invase tutta la popolazione. Si era sicuri che la città sarebbe stata rasa al suolo. I notabili vennero a supplicarmi di interpormi presso il comandante, onde evitare tale disgrazia, ed io cercai di fare del mio meglio, ciò che non mi fu difficile, essendo quel comandante un colto e distinto ufficiale, amico del nostro console italiano di Canton’....” [124] .

P. Andreoletti costruì la sua prima chiesa ad Ap Tsai Pu (benedetta il 15 aprile 1914) [125] . Ne iniziò presto una seconda a Yong Fa Tun. Sfortunatamente nella sua area si stavano preparando momenti brutti, a causa del moto rivoluzionario fallito di Wai Chow contro Lung Ci Kong nel 1915: sfociarono negli obbrobri perpetrati dalle truppe di questi a Yi Tiao Long il 31 maggio 1916, con furti e saccheggio della chiesa, della residenza, della scuola e del convento delle suore, l’incendio di una ventina di case di cristiani, la violazione di vergini, ecc. [126] .

“A Niam Ao le milizie popolari avevano trovato comodo installarsi nella nostra bella chiesa ed annessa residenza, rubandovi anche gli arredi sacri... A Yi Tiao Long, una delle migliori nostre cristianità, i soldatacci di Lung Ci Kong saccheggiarono completamente il paese, bruciarono una ventina di case, rubando tutto quanto trovarono, nulla di buono nella casa del missionario e delle suore... P. Andreoletti, trovandosi abitualmente presso la città di Wai Chow, centro attorno a cui si svolgeva la lotta principale, lavorò mesi e mesi con attività instancabile a difendere e sostenere le sue cristianità... esplicando un’azione energica e prudente presso i capi, riuscì a salvare molti paesi, anche pagani, dalle barbare rappresaglie della soldatesca” [127] .

P. Andreoletti ne soffrì molto; dopo poco più di un mese, il 2 luglio 1916, moriva di tifo in Hong Kong [128] . Il suo posto venne preso da p. Grampa.

Nonostante il disordine dei conflitti armati, il movimento delle conversioni era notevole. Missionari, suore e catechisti non arrivavano a tutte le richieste. I gruppi di catecumeni più numerosi erano in tre villaggi tra Wai Chow e Yi Tiao Long. Il vescovo vi si recò in visita pastorale per la benedire la nuova chiesa di Yong Fa Tun. Ma non andò tutto liscio. I pagani approfittavano del disordine per compiere vendette, quindi erano frequenti anche le risse; in una delle baruffe armate tra cristiani e pagani, p. Caralt intervenne e fu leggermente ferito [129] .

Nell’anno seguente, p. Grampa riportava: “Già da un anno ho ereditato dal povero p. Andreoletti il distretto di Wai Chow. Il compito non è facile, ma confido nell’aiuto di Dio. Il primo giorno che, dopo tre ore di barca, entrai nel distretto ho dovuto subito interessarmi di ben quattro questioni e non piccole... Purtroppo, queste non furono le sole noie: nel corso dell’anno dovetti interessarmi, per assistere i miei cristiani, di ben altre quindici, piccole e grosse. L’ultima poi continua senza risultati da due e più mesi. Nel villaggio di Cian Peng i pagani, arrabbiati per la conversione di 27 famiglie, distrussero le messi dei cristiani, rubarono due buoi, percossero due donne e di notte tentarono di bruciare la cappella provvisoria... Ma il movimento di conversioni è grandissimo: solo nel mio distretto ho avuto 587 battesimi...” [130] .  

Alla fine del 1916, a riguardo del Wai Yeung orientale, regno di p. Crippa, mons. Pozzoni, oltre a lamentarsi delle cattive disposizioni verso i cristiani da parte dei mandarini locali, chiede aiuto al consolato italiano per legalizzare le proprietà del distretto: “Il p. Crippa mi ha scritto già due o tre volte per domandarmi che n’è avvenuto dei titoli di proprietà consegnati lo scorso anno con preghiera di farli legalizzare dalle autorità cinesi. Si tratta degli strumenti di compera dei terreni su cui sono edificate le cappelle di To Cun e di Fan Wo Kong e di un terreno ultimamente acquistato dal suddetto missionario nel paese di Wu Lo Tam, il tutto nel distretto di Wai Yeung... Si tratta di proprietà che sono in pacifico possesso della Missione da più di dieci anni, essendo state comperate da p. Banchi quando era direttore di quel distretto; non si credette opportuno allora farli legalizzare subito per le note cattive disposizioni del governo e per la situazione politica molto precaria di quel tempo...” [131] .

Dal 1915 lavorano nel Wai Yeung orientale anche p. F. Chan e p. Caralt; quest’ultimo, però, nel 1918 torna a Hong Kong [132] . Nei primi mesi del 1918 il vescovo vi si reca in visita pastorale: partendo da Ping Shan, visita molti luoghi mai visti prima, ma nota che “tutte le strade, i mercati e i paesi erano pieni di soldati del sud diretti a Swa Tau per combattere quelli del partito del nord…” [133] . Nello stesso anno è destinato a quel distretto il p. Gioacchino Chan Tan Shu, che va a risiedere a Sam To Chuk. Nel 1919, p. Crippa si ritira a Hong Kong per malattia e poi rimpatria (5 aprile) [134] , mentre p. Pilenga prende residenza a Ping Shan nell’ambito del distretto.  

Nel settembre e ottobre 1920, tutto il Wai Yeung doveva sperimentare altre gravi tragedie. Il 7 settembre verso mezzogiorno ci furono attacchi violenti contro i paesi di Ma On e Niam Ao, a 8 km da Wai Chow, ad opera delle truppe del Guangxi ivi stazionate: furono uccisi parecchi abitanti, pagani e cristiani (tre insegnanti, di cui una gravida, e una ventina di fedeli, oltre a due soldati cantonesi che avevano protestato per quegli eccessi), e incendiate tutte le case. Poco dopo un gruppo di cristiani riusciva a fuggire e a raggiungere p. Grampa per riferire i misfatti. Seguirono altre distruzioni a Kai Zi Leng, Hok Fu e Shek Kwat Tau.

Il 22 settembre 1920 fu il turno della zona di Ping Shan, affidata alla cura di p. Pilenga. Questi si lamentava con il vescovo: “Il mio distretto è stato tutto saccheggiato. A Yi Tiao Long nulla è rimasto, case del padre e delle suore, la chiesa, tutto distrutto e derubato. A Wang Lak altrettanto. A Yong Fa Tun ancor peggio: non solo tutto fu rotto e rubato, ma il maestro fu ucciso nella mia stanza, fu tentato di dar fuoco alla chiesa, trascinato via tre cristiani e commesso ogni sorta di enormità. Ai paesi vicini nulla ci fu... A Ping Shan fino ad ora nulla. Però sento che la chiesa di To Cun fu pure saccheggiata e incendiata, incendiata pure la cappella di Sam To Chuk, ove il P. Gioacchino aveva molte cose...” [135] .

A riguardo del distretto meridionale, p. Rossi riferiva il primo ottobre da To Yeung: “Sono arrivato qui ieri sera da Tam Shui... Anche qui i soldati di Canton (quasi tutti nativi del Kwangtong) nell’ammazzare e derubare non furono a meno delle altre parti; ma le chiese (non i cristiani, perché le botteghe di parecchi dei quali subirono danni gravissimi) furono finora rispettate e questo sia lode al comandante dell’armata di Tam Shui - Kin Shan, generale Lim Fu, agli ufficiali del quale devo per parecchie cose riconoscenza... La bufera non è ancora passata e per Tam Shui pare che si avvicini più terribile. I soldati di Canton, essendosi ormai portati tutti sulla via di Pak Mong Fa, parecchi battaglioni di min-jun (esercito popolare)... Feci una scappatina a Tam Tong da p. Grampa... L’altro ieri sulla via di Yung Fu incontrai per due volte i ladri che me la fecero vedere brutta brutta... A To Yeung tutti hanno paura... La popolazione di Sheung Tung già da un pezzo vive sui monti...” [136] .

In quest’area si dovettero registrare altre distruzioni e saccheggi a Tu Wan, Shek Kiao Lak, Tam Shui, Mong Ngu Kong, Shui Mun Tau e Sheung Tung.

Nel frattempo p. Pilenga, che si era rifugiato in Hong Kong, fu rimandato con p. Valtorta a fare un giro di ispezione per constatare e valutare i disastri. Il rapporto di quest’ultimo, con allegate anche fotografie, confermava le distruzioni compiute a Niam Ao, a Yi Tiao Long, a Wang Lak – occupata dai soldati del Guangxi – e a Yong Fa Tun. Qui la chiesa era stata saccheggiata di tutto. “Il catechista Lai A-Khi fu ucciso nella stanza del Padre ed è l’unico ucciso: aveva esortato i cristiani là raccolti a ben morire e fu ucciso dopo essergli stato chiesto se era lui il catechista: credo che sia un martire. Oltre alle fotografie porto con me la pallottola che ha ucciso il maestro e fu estratta dal muro della stanza. L’undici, venimmo a Ping Shan. Il kung-so (luogo pubblico) è l’unica casa in tutto Ping Shan che non fu saccheggiata e fu protetta davvero, ma altrove si bruciò come al solito… Appena arrivati mandammo una lettera a Fan Wo Kong per avere notizie delle suore: hanno risposto or ora dicendo che tutto Fan Wo Kong è in pace: quindi anche loro stanno là e noi non ci andiamo. Viaggeremo invece cominciando da domani. Lao Ten Keng, saccheggiato ma non troppo; Sam To Chuk, dove tutto fu devastato nonostante che sventolava la bandiera italiana...” [137] .

Completava il rapporto la descrizione della situazione a Tam Shui, occupata da più di diecimila soldati, mentre i recinti della chiesa erano diventati il rifugio dei cristiani. Alla richiesta del generale militare di ospitare una quarantina di feriti, che non potevano continuare la marcia, p. Valtorta acconsentì dietro assicurazione che venissero propriamente curati. Il favore ottenne anche la protezione dei cristiani e il rispetto per la proprietà della chiesa [138] .  

Il vescovo lanciò un appello in Hong Kong per le vittime di queste violenze (23 ottobre). Nel frattempo si preparò una prima lista dei danni, che, comprendendo anche le ricompense alle perdite subite da cattolici cinesi, ammontava a $ 28.150. A causa dei timori del consolato, si stese una seconda lista che riguardava solo i danni subiti dalla Chiesa cattolica, soprattutto nei distretti di p. Pilenga e di p. Grampa, per un valore complessivo di $ 10.600. La Missione chiese il risarcimento tramite le autorità italiane, ma due anni dopo, nel 1923, quando anche il battello Yat Lee della Missione fu requisito arbitrariamente dai soldati, non si aveva ancora nessun risultato concreto [139] .  

Passata la bufera, si cerca di riprendere l’apostolato e di riorganizzare i distretti. Nel 1921 p. Umberto Galbiati è mandato da p. Rossi per il suo primo tirocinio, finito il quale va a risiedere a Yong Fa Tun, iniziandone la ricostruzione. L’anno seguente, lo raggiunge il giovane p. Shek, mentre p. Ma, da Wai Chow, viene trasferito a Fan Wo Kong, che diventa distretto autonomo. Qui, nel 1923, è trasferito dall’Hoi Fung anche p. Maglio.  

Dal 7 al 23 novembre 1922, mons. Pozzoni compì un’altra visita pastorale nei distretti del Wai Yeung, raggiungendo Wai Chow in vaporetto per via fluviale. Da qui proseguì per Yi Tiao Long e Wang Lak, luoghi gravemente danneggiati dai soldati del Guangxi l’anno precedente. Visitò poi Ciak-cun, dove era stata costruita la chiesa, e passò due notti a Nam-mun, nei cui dintorni notò villaggi abbandonati a causa delle frequenti scorrerie di ladri e banditi. A qualche miglio di distanza c’era Tcia-pu, che il vescovo trovò abbandonata dalle famiglie cattoliche perseguitate dai vicini. Visitò poi Ai-pi, nella cui area dei precedenti 500 cattolici ne sopravviveva solo un centinaio disperso in vari villaggetti, a causa delle persecuzioni subite e persino di alcune uccisioni. Da qui mons. Pozzoni passò a Yong Fa Tun, la residenza principale di p. Galbiati, ora ridiventata un’oasi di fervore cristiano, nonostante le oppressioni appena subite. Il vescovo concluse la visita andando a Ping Shan per dare la cresima ai molti fedeli che erano venuti da altre zone. Sulla via di ritorno fece sosta anche a Niam Ao [140] .  

Ma il calvario del Wai Yeung non era ancora finito. A causa dell’ammutinamento del generale Chen Chiung-Ming [141] , Sun Yat-Sen dovette ingaggiare altre lotte nella zona. Il 15 settembre 1923 le sue truppe riconquistavano Tam Shui e  due giorni dopo iniziavano l’assedio a Wai Chow: qui, la residenza cattolica di Wong Ka Tong fu gremita di una grande folla che vi  cercava rifugio. Il conflitto continuò fino al 1925.  

Hoi Fung  

Nell’Hoi Fung, all’inizio dell’episcopato di mons. Pozzoni, lavorano i pp. Zamponi e Antonio Liu. Nell’agosto 1905 scoppia un nuovo conflitto presso Zhan Ki, causato dai vecchi rancori delle precedenti lotte tra protestanti e cattolici [142] . Nel 1906 al mercato di Bue Lion nasce una rissa furibonda tra i numerosi protestanti e alcuni cattolici, ai quali si uniscono molti pagani. Sebbene il motivo non sia grave, la lotta si fa violenta. Il mandarino interviene con i soldati e arresta alcuni uomini di entrambe le parti. Il pastore luterano tratta per tre giorni con il mandarino per ottenere la libertà dei suoi, senza riuscirci. I cattolici fanno venire p. Zamponi da Swa Bue, accogliendolo trionfalmente con banda e spari di petardi, tanto da impressionare il mandarino che acconsente ad affidare a lui il caso. Con la garanzia di p. Zamponi che non succederà più nulla, il mandarino accetta di restituire la libertà a tutti i prigionieri. L’effetto è sorprendente: il p. Zamponi all’uscita del mandarinato viene portato in trionfo tra le acclamazioni di entrambe le parti. I protestanti, insultando il loro pastore che non aveva saputo far nulla, rinnegarono il luteranesimo e chiesero di farsi cattolici.

Nello stesso 1906 si dovette allargare la chiesa di Swa Bue, costruendovi due navate laterali e riducendo a presbiterio la vecchia residenza dei missionari. La nuova casa era stata costruita già dal tempo di p. F. Bianchi, che aveva fatto lavorare i numerosi cristiani costretti a fuggire dai loro paesi durante le varie lotte.

Nel gennaio 1907 mons. Pozzoni compì la visita pastorale nell’Hoi Fung. Finite le cresime e la visita a Swa Bue, passò a Tsap Tseng, quindi a Zhan Ki, dove benedisse la nuova chiesa, a Tea Tsai  e, infine, al villaggio di S. Giuseppe. Il 25 gennaio si spinse fino ai villaggi Hakka nell’area più settentrionale del distretto, per benedirvi una nuova cappella. Ridiscese poi a Kung Ping, da dove visitò altre cristianità. “In meno di un mese, Monsignore poté vedere più di venti cristianità (sebbene i villaggi in cui si trovano cristiani sono più di 80), cresimare più di 500 persone, benedire cinque chiese, tra ampliate e nuove...” [143] .

Nel novembre del 1907 venne destinato all’Hoi Fung p. Taddeo Pun, anche per ristabilirsi in salute. Le Suore Canossiane, intanto, aprivano una casa per la S. Infanzia a Swa Bue – pur con una certa opposizione del popolino – in modo da organizzare meglio il servizio già da vario tempo intrapreso da alcune pie donne, per la cura dei bambini abbandonati [144] .

Alla fine del 1907, con 172 nuovi battesimi di adulti, il totale dei cattolici era salito a 1.680. In questo periodo, nonostante i conflitti scoppiati in vari villaggi, continuava il movimento di conversioni, accompagnato da un aumento di fervore anche nelle vecchie cristianità.

Nel 1909, l’aumento della popolazione in S. Giuseppe convinse p. Zamponi a comperare il villaggio abbandonato di Po Tan Ng per circa 200 dollari e a trasferirvi una ventina di famiglie cattoliche, edificando al centro del paese una chiesetta dedicata al S. Cuore. Si ebbero così due villaggi vicini completamente cristiani.

La residenza centrale della missione fu trasferita da Tea Zai a Swa Bue, luogo più frequentato e meglio servito per le comunicazioni, in modo che le Suore potessero assistere comodamente alla Messa. Nello stesso anno fu acquistato anche un monte presso Ao Ke per farne il cimitero, seppellendovi i primi morti, e si iniziò la costruzione della chiesa di Tan Cion.

“Il 1911, ecco l’anno della rivoluzione cinese, che rovesciò l’impero e stabilì la repubblica. I primi a tagliare il codino furono i cristiani di S. Giuseppe, e tre di essi dovettero ad esso la vita; poiché mentre gli altri si battevano per la repubblica, qua all’Hoi Fung si battevano allegramente tra neri e rossi; il paese di S. Giuseppe era neutro, senza bandiera... La repubblica fu compiuta, l’hoc-lao Tan Ken Ming (Chen Chiung-Ming) ne fu il prefetto di Canton; i più bellicosi delle due Bandiere lo seguirono...” [145] .  

Nel rapporto annuale del 1911-1912 p. Zamponi, parlando di Tsap Tseng, dove per l’Assunta doveva battezzare dieci catecumeni, informava che, a causa di una terribile epidemia in cui era morto lo stesso vecchio catechista che li stava preparando, la celebrazione non poté realizzarsi solennemente [146] . E continua:

“Rimasto solo con i due miei coadiutori cinesi, p. F. Chan e p. T. Pun, con un solo catechista, mi accinsi alla ricerca dei 200 e più catecumeni dispersi per il distretto. Ma, già i moti rivoluzionari erano scoppiati nell’Hubei e voci sinistre dicevano apertamente che una nuova persecuzione si preparava per i cristiani. Dopo circa 15 giorni, anche Canton era caduta nelle mani dei repubblicani. Un proclama assicurava la vita agli stranieri, ai cristiani, garantiva la proprietà; ma un panico generale aveva invaso tutti, pagani e cristiani. Dovunque era un fuggi fuggi. I cristiani correvano a me da tutte le parti per consiglio o per affidarmi certe carte e valori. Il commercio tutto sospeso, e solo i ladri facevano affari d’oro. Tutti insomma in quei giorni avevano perso la testa. Finalmente giunsero quattro straccioni (dico quattro, né più né meno) e, senza colpo ferire in nome di non so quale autorità, presero possesso del distretto, scacciando tutte le autorità del vecchio regime e liberando i prigionieri. I nuovi dirigenti, circondati dalla feccia dei briganti e dei ladri, fatti anche questi liberatori della tirannia, cominciarono a spadroneggiare e, in nome della libertà, dopo aver saccheggiato ogni cosa nei mandarinati e le cose pubbliche, riposarono sugli allori... Ma le cose si facevano più serie ancora. Insidie, bramosie di comando, vendette e desideri di arricchirsi li rendevano ridicoli, e toglievano ogni autorità ai nuovi reggitori. Ad ogni momento si succedevano nuovi mandarini con nuovi ordini e comandi. Il popolo, d’altra parte, estraneo a tutti questi tafferugli e sconvolgimenti, approfittò dell’occasione della libertà in cui era lasciato, e memore degli antichi oltraggi ricevuti, con le armi in mano prese l’ora della vendetta, mosse guerra ai paesi vicini e nessuno può dire il sangue che scorse nel solo mio distretto. Molti paesi furono distrutti e più di 1.000 persone caddero vittime di così tanta ferocia. Io stesso fui bloccato qui nella mia residenza di Swa Bue, e per tutta la seconda metà di dicembre fui costretto a difendere la mia casa, la chiesa e, quello che più mi interessava, la casa dell’Infanzia dove si trovavano 3 Suore italiane e più di 60 persone tra bambine e donne. Disgraziatamente la nostra Residenza era come bersaglio al nemico e facendo scudo essa al paese, le prime palle erano sempre dirette a noi. Furono davvero quindici giorni di angoscia e di pene... Dietro mie insistenti lettere a Mons. Vescovo, questi telegrafò subito al nuovo Presidente a Canton implorando aiuto per me e per le Suore. Fummo tosto esauditi: mille soldati giunti da Canton poterono in un’ora mettere lo spavento e lo scompiglio per ogni dove, ed in pochi giorni tutto ritornò nello stato ordinario...” [147] .

Alla fine del 1912 giunge nell’Hoi Fung p. G. Battista Tragella, appena arrivato dall’Italia. Nel settembre dell’anno dopo, però, deve rimpatriare per malattia. A Natale, vi è destinato p. Michele Robba, anch’egli fresco dall’Italia.   Il 1913 registra gravi danni a causa di un tifone: “S. Giuseppe è un mucchio di rovine – si lamentava  Zamponi. “… A Chan Ki, Nan Mun, Au Mui, ecc. mi dicono che le cappelle, perché vecchie e mal connesse, sono cadute” [148] . Nel maggio 1914 p. Tragella ritorna a Hong Kong e all’Hoi Fung, ma quattro mesi dopo è costretto a rimpatriare di nuovo, questa volta definitivamente, sempre a causa dell’asma [149] . Nel novembre seguente giunge p. Valtorta, per sostituire p. Zamponi che è stato richiamato in Hong Kong, come direttore dell’Orfanotrofio S. Luigi.

Durante lo stesso 1914 si registrano una cinquantina di conversioni nel paese di Qiao Tou Cun e dell’intero casato Zeng di Shoa Kang, che consiste di oltre 200 membri. Nel 1915 vi sono altre conversioni nel villaggio di Zhong Gou, con la costruzione della chiesa e della residenza a Qi Heng, dove lavora p. Pun.

Nella relazione del 1915-1916, il vescovo informa: “P. Valtorta a sua volta così mi scrive a proposito dell’Hoi Fung: ‘Quello che più mi ha colpito in questo distretto nel poco tempo che mi ci trovo, è il numero straordinario dei nuovi catecumeni... P. Robba pretende che siano quindicimila. E ne continuano a venire. L’altro giorno per esempio ne ricevetti altri 500, vale a dire tutto il villaggio di Song Ciu...” [150] .

Tuttavia, il numero dei battesimi di adulti si aggira intorno ai 125 nel 1913, ai 310 nel 1914, ai 232 nel 1915, ai 310 nel 1916 e ai 238 nel 1917. Nel 1916 vengono costruite nuove chiese a S. Giuseppe e a Cia Nung (Zhe Lang, qui per iniziativa del guardiano del faro, un certo Sig. Santos, fervente cattolico portoghese).

Nel 1917 lavorano nel distretto i pp. Valtorta, Robba e T. Pun, a cui si aggiunge il neosacerdote p. Gioacchino Chan Tan Shu. Il 19 gennaio 1917 mons. Pozzoni giunge a Swa Bue per una seconda visita pastorale che dura un mese. Il 24 ottobre seguente, il distretto dell’Hoi Fung venne diviso in due: Hoi-fung e Swa-bue [151] . Così, in seguito, ne scrive p. Robba: “...sebbene il lavoro dei missionari è diviso per modo di dire: in realtà si fa quel che si può e ci si aiuta a vicenda... Siamo rimasti con solo 3 catechisti fino al 1922 e con quasi nessuna vera scuola, ma in quell’anno abbiamo fatto un vero sforzo ed abbiamo aperto in Swa Bue una scuola superiore ed allora si sono ficcati qui i maestri e i letterati dalle diverse parti... Ma la scuola superiore aperta nel 1922 continuò per due anni e poi dovetti troncarla per mancanza di dollari...” [152] .

Nel 1919 si iniziarono nuove cristianità a Sin Hi e a Quan Pan Wei, mentre a Jun Mao Cun fu costruita la chiesa. In dicembre mons. Pozzoni compì un’altra visita pastorale. Nel 1920 p. Zamponi, di ritorno dall’Italia, si recò di nuovo nell’Hoi Fung, mentre in ottobre p. Valtorta venne richiamato in Hong Kong. Il mese seguente, però, p. Zamponi cadde nuovamente malato e fu costretto a ritornare in Hong Kong [153] . Nel 1921 p. Maglio fu destinato all’Hoi Fung. Si continuava la costruzione di nuove chiese. Mons. Pozzoni stabilì di visitare di nuovo l’Hoi Fung dopo l’epifania del 1923, ma la visita rischiò di andare a monte a causa degli avvenimenti politici di Canton, quando Chen Chiung-Ming fu spodestato dalle truppe al soldo di Sun Yat-Sen. Nessun vaporetto viaggiava; venne in aiuto la dogana marittima cinese che si prestò a portare il vescovo a Swa Bue. Grande fu la gioia della comunità cattolica alla visita inaspettata e calorosa fu l’accoglienza. Il vescovo si fermò qualche giorno a Swa Bue, poi passò alle altre cristianità, a cavallo, in barca o a piedi, toccando anche tre o quattro villaggi al giorno. Nella visita furono battezzati 200 adulti, amministrate 1.200 cresime, inaugurate sette cappelle, alcune delle quali benedette dallo stesso vescovo. Il passaggio del vescovo servì anche a portare un po’ di calma a quelle popolazioni nervose e preoccupate di possibili vendette da parte del governo di Canton contro l’Hoi Fung, che era la regione natale del generale Chen e da questi beneficata [154] .

    Alla fine del 1923 p. L. Bianchi fu mandato nell’Hoi Fung, p. Maglio venne trasferito a Fan Wo Kong. Alla morte di mons. Pozzoni, quindi, nell’Hoi Fung lavoravano i pp. M. Robba, T. Pun, F. Wong e L. Bianchi.  

La Vita comunitaria dell’Istituto  

La vita comunitaria dei membri del Seminario delle MEM in Hong Kong si riduceva a poco. La casa centrale della Missione ospitava i confratelli che passavano per andare o venire dalla Cina e manteneva i rapporti con il continente. Occasioni di aiuto tra le varie Missioni non mancavano. Nel 1915 Hong Kong accolse e provvide assistenza a p. Ettore Lovati impazzito, mandatovi da mons. Tacconi dall’Henan [155] . Dopo un breve soggiorno, partì per l’Italia accompagnato da un certo p. Gomes ma dovette essere ricoverato in un manicomio a Singapore [156] .

La comunità locale veniva coinvolta nella vita dell’Istituto in quanto tale solo in particolari circostanze. In data 22 novembre 1906 il prefetto Gotti di Propaganda chiese a mons. Pozzoni di sottomettere una terna per la nomina del nuovo direttore del Seminario delle MEM, che sarebbe succeduto a mons. Filippo Roncari. Papa Pio X, tra i nomi pervenuti, elesse mons. Pietro Viganò (dal 1909 al 1912) [157] .

Un’altra occasione fu offerta nel 1912 per la preparazione al primo capitolo del Seminario delle MEM. “Da tempo si desiderava una riunione rappresentativa di tutto l’Istituto. Il continuo progresso di esso e delle sue missioni, l’aumentato numero dei nostri, molte nuove circostanze di tempi e di luoghi, richiedevano un affiatamento generale ed una revisione delle Regole perché meglio corrispondessero ai nuovi bisogni. Grazie a Dio, questa Riunione ebbe luogo nel 1912; incominciata l’8 luglio, chiuse i suoi lavori il 23 settembre” [158] .

Oltre ai membri del Consiglio generale, ogni missione era rappresentata dal suo vescovo e da un delegato: da Hong Kong vi parteciparono mons. Pozzoni e p. De Maria. Tra gli assistenti del nuovo superiore, p. Giuseppe Armanasco, fu eletto p. G. Spada di Hong Kong, che si recò in Italia nel 1913 ma, come si è detto, ritornò a Hong Kong nell’ottobre 1914. La nuova direzione richiese ad ogni Missione di eleggere un delegato proprio che risiedesse a Milano: a Hong Kong fu eletto p. Zamponi (dal 1916 al 1920).

Nel 1918 p. De Maria, poco soddisfatto della situazione della Missione soprattutto riguardo alla gestione dei problemi finanziari e dell’apostolato in città, proponeva al superiore generale di mandare un visitatore. Osservava a riguardo che: “Dalla partenza di p. Benetti da Hong Kong nel 1891 fino ad oggi 1918, non vi fu mai in città un padre europeo incaricato dei cinesi o parte di loro. Ora si calcola che presentemente vi sia un milione di cinesi in questa città. E siamo missionari in Cina!” [159] .

Il visitatore fu p. Gustavo Maria (1855-1923), che compì la visita dal 2 maggio al 12 luglio 1920, facendola precedere da un questionario. Visitò parecchi distretti e incontrò i padri, con soddisfazione di tutti: “Rimasi veramente edificato del lavoro che fanno nella città, avendo tanti istituti da dirigere, diverse scuole da amministrare, tante congregazioni o sodalizi che soltanto a leggere il Directory si vedrebbe che vi siano almeno venti sacerdoti per disimpegnare tanti uffici…” [160] . Perorava presso p. Armanasco di inviare non uno ma 4 o 5 missionari nuovi, per evitare di dover “cedere la città” ad altri, come era tentato di fare mons. Pozzoni [161] . Nella relazione finale scriveva: “Il Vescovo parmi un modello di affabilità, pazienza e prudenza e da tutti amato… I Missionari sono tutti zelanti, sebbene non tutti ugualmente utili. Alcuni padri sono malaticci, affranti dal continuo lavoro o un poco nevrastenici anche a causa del clima. Hong Kong è delle nostre Missioni la più bisognosa di Missionari ed abbisogna che questi siano sanissimi di mente e di corpo specialmente per la città. Parmi che alcuni Padri siano un poco indietro in cinese… La pietà vi è... Moltissimo zelo in genere. Mons. Pozzoni ne dà l’esempio lavorando più di tutti. In alcuni è fino indiscreto… Il contegno dei Missionari coi cristiani e pagani è ottimo, lodevole, familiare… Armonia tra Missionari pare vi sia. Il vescovo è ubbidito. L’armonia tra Missionari e Vescovo è ottima, sebbene con scatti innocenti...” [162] .

A volte erano i rapporti con le autorità italiane a costringere i missionari italiani a prendere iniziative comuni, ma raramente. Nel 1911, come si è visto, i padri accettarono la protezione del consolato italiano in Cina, che cercò di aiutare a risolvere il problema del risarcimento dei danni subiti a Yi Tiao Long nel 1917 e in vari distretti del Wai Yeung nel 1920. Ci furono anche rapporti con l’Associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani, ma con un atteggiamento non tanto chiaro. Infatti, nel marzo 1922, Propaganda Fide ammonì i missionari italiani a guardarsene, in quanto “poneva come condizione che le Missioni accettassero il protettorato italiano” [163] , cosa che, però, i missionari di Hong Kong avevano già fatto.  

La morte e la personalità di mons. Domenico Pozzoni  

Durante la sua ultima visita pastorale a Sai Kung nel dicembre 1923, dopo un viaggio più faticoso del solito, mons. Pozzoni ebbe un leggero collasso. Non ci fece troppo caso, ma era un campanello d’allarme. Ritornò a Hong Kong contento, ma molto stanco. In gennaio ebbe un altro lieve attacco di cuore, ma fu presto in grado di riprendere il lavoro. Il 17 gennaio 1924 subì un secondo attacco molto più serio, che al momento sembrò fatale, tanto che ricevette gli ultimi sacramenti e si preparò serenamente alla morte. Invece, la cura all’ospedale di S. Paolo lo fece riprendere e gli permise di celebrare ancora la Messa. Per dieci giorni continuò a migliorare e il 20 febbraio si accingeva a far ritorno alla cattedrale, quando alla sera subì un altro attacco. Il dottore e un padre di Maryknoll, che era anch’egli degente in ospedale, furono chiamati al suo capezzale. Il vescovo spirò poco dopo le ore 23 [164] . Al mattino del 21 febbraio la salma fu trasportata in cattedrale, mentre migliaia di fedeli accorrevano a rendere l’ultimo omaggio al loro pastore e a pregare per il suo eterno riposo. Il giorno seguente, il funerale, presieduto dal vescovo di Macao, mons. José da Costa Nunes, si svolse tra un’enorme folla di ogni classe sociale della colonia, comprese tutte le autorità supreme di Hong Kong e di Macao, oltre a tutti gli ufficiali e l’equipaggio dell’incrociatore della marina italiana “Calabria”, che si trovava allora nel porto dell’isola. Il lungo corteo dalla cattedrale al cimitero vide la partecipazione di circa 10.000 persone. Se durante la malattia del vescovo ci furono manifestazioni di interessamento per la sua salute da parte di molti, in occasione dei funerali il concorso della gente e l’omaggio spontaneo di stima e di devozione superarono ogni aspettativa.

I giornali locali pubblicarono toccanti elogi del vescovo scomparso. Il South China Morning Post scriveva: “Non solo per i cattolici, ma per l’intera comunità di Hong Kong la morte del vescovo Pozzoni è stato un evento tragico... La sua gentilezza, le sue maniere incantevoli, il suo spirito di sacrificio per gli altri gli avevano guadagnato ad ogni livello qualcosa di più del semplice rispetto, e la sua morte ha causato qualcosa che non è il solito cordoglio, ma un acuto e sentito dolore del cuore. Tutti ne sentono profondamente la perdita: Hong Kong e il mondo hanno perso un uomo buono. Migliaia e migliaia hanno perso per sempre un padre amatissimo”. Il giornale Hong Kong Telegraph commentava: “La sua vita di dure fatiche sul continente, la sua estrema semplicità e affabilità assieme al suo sincero interesse per il bene del  prossimo l’avevano reso caro a tutti” [165] .

Lo stesso quotidiano elogiava il successo cattolico nel campo sociale ed educativo: “Sotto nessun vescovo le associazioni e istituzioni cattoliche furono tanto promosse come sotto il Vescovo Pozzoni. Egli era patrono di tutte queste associazioni, scuole, ecc., ed era puntualissimo nell’assistere a tutte le relative funzioni e riunioni. Sua Eccellenza, senza pretendere d’essere uno specialista nel campo scolastico, era molto impegnato anche in questo settore. Le scuole cattoliche della colonia negli ultimi venticinque anni ebbero un grande sviluppo, specialmente con l’assistenza del suo amico e procuratore, il compianto p. Pietro De Maria. Il Vescovo era di diritto membro della Corte dell’Università di Hong Kong, ed era esemplarmente fedele e attivo all’adempimento dei relativi doveri...” [166] .  

Degna di nota è la speciale testimonianza dell’affetto che i fedeli di Sai Kung avevano “per il loro antico padre, e per il ‘loro vescovo’, come si gloriavano di chiamarlo” - come afferma P. Teruzzi. Il tributo di suffragi che gli versarono fu straordinario: “In ciascun villaggio, grosso o piccolo, fu celebrato un ufficio funebre per l’amato estinto e non pochi vidi io intenerirsi fino alle lacrime al ricordo del loro buon Padre e Vescovo. Credo che in nessun altro distretto il compianto Monsignore abbia avuto tanti suffragi quanto nel suo” [167] .  

Per se stesso e per il Vicariato, mons. Pozzoni si era prefisso come priorità il lavoro pastorale e la vita spirituale. “Durante i suoi 18 anni di episcopato, mons. Pozzoni non ha cessato neppure per un momento di vivere il grande ideale di servizio umile e fedele che si era fissato ai primi tempi delle sue fatiche missionarie. Nei bisogni spirituali e materiali, ogni membro del suo gregge, anche il più piccolo agli occhi del mondo, sapeva che poteva avvicinare l’amato vescovo senza formalità o cerimonie ad ogni momento del giorno e della notte. Nella cattedrale, egli ha continuato fino al mese della sua morte a compiere i doveri ordinari di sacerdote con grande assiduità. Si alzava al mattino prima delle 5,00 e scendeva in cattedrale sempre pronto a sentire le confessioni alle 5,30, rimanendovi fino alle 8,30. Ogni sera lo si trovava in chiesa per circa due ore, ad ascoltare le confessioni o in adorazione di fronte al SS. Sacramento. Persona di notevole pietà, traeva dalla sua forte devozione alla SS. Eucaristia la luce e la forza per compiere i suoi molteplici e pesanti compiti. Ha inspirato molti altri con la sua devozione e fu suo merito la diffusione significativa della pratica della comunione frequente in Hong Kong, la grande diffusione dell’Apostolato della Preghiera e, più recentemente, la fondazione e il rapido progresso dei Cavalieri, Dame e Paggi del SS. Sacramento... Mons. Pozzoni conduceva nella casa della Missione la semplicità perfetta di vita che aveva mantenuto nel suo apostolato sul continente. Nella sua vita quotidiana non accettava mai nessun privilegio diverso dagli altri sacerdoti: viveva la vita comune e condivideva la sorte di tutti gli altri preti, europei e cinesi. Forse la sola distinzione che si prendeva era il privilegio di lavorare più di qualsiasi dei suoi confratelli. La sua vita quotidiana come vescovo era molto occupata; eppure, riusciva in modo inspiegabile ad aggiungere altri impegni: la sua prontezza e disponibilità erano note a tutti e molti lo invitavano per servizi religiosi e per altri scopi nei conventi, nelle scuole, negli ospedali e in case private. Se libero da questi impegni, lavorava alla sua scrivania, un esempio ispiratore di piena attività.... I doveri episcopali trattenevano Mons. Pozzoni in Hong Kong per la maggior parte dell’anno, ma il suo cuore agognava a rivisitare le scene delle sue precedenti fatiche missionarie sul continente. Per cui guardava sempre con anticipazione alle visite pastorali che ogni anno faceva ai diversi distretti del vicariato. Sebbene il lavoro era duro e faticoso, specialmente alla sua età, eppure vi manifestava sempre il meglio di se stesso...” [168] .  

“La sua cura per le istituzioni e associazioni cattoliche, la sua devozione all’Eucaristia, la sua disponibilità a sentire le confessioni dei fedeli nella cattedrale, la sua premura per la formazione del clero, insieme alle sue virtù apostoliche e la costante serenità dello spirito hanno attratto le moltitudini di ogni classe sociale di Hong Kong, che hanno trasformato il suo funerale in una processione trionfante, piangendone profondamente la perdita. È stato indubbiamente una personalità eminente nella storia della Chiesa cattolica di Hong Kong, che si meritò l’appellativo di ‘vescovo buono, vescovo santo’” [169] . 

Due mesi dopo la sepoltura, “avendo fatto degli scavi attorno alla sua fossa per preparare una grande tomba per il clero, in ossequio a un desiderio più volte espresso dal vescovo in vita, rimase la cassa allo scoperto; anzi un sasso cadutovi sopra vi fece un foro. Cosa meravigliosa: la tela bianca che avvolgeva il cadavere era interamente asciutta e nessunissimo cattivo odore usciva da quel feretro, tanto che i lavoratori poterono tranquillamente continuare i lavori per ben quindici giorni con la cassa così allo scoperto” [170] .

Nel rapporto annuale del 1923-24, p. Spada di nuovo informava che la gente considerava santo il defunto vescovo. Dopo ancora qualche mese, il suo corpo rimaneva incorrotto: “Il 29 settembre u.s. dovendosi eseguire delle riparazioni alla tomba dove fu sepolto, fu aperto l’avello e con meraviglia di tutti si constatò che il cadavere era incorrotto, e da esso non si emetteva nessun cattivo odore, nonostante che la tomba avesse un’apertura e l’acqua vi fosse penetrata e restata per circa tre mesi, durante la stagione delle grandi piogge. La venerazione del popolo per lui va crescendo e moltissimi si raccomandano a lui per grazie e l’ottengono. Speriamo che il Signore voglia presto glorificarlo” [171] .

È stata però la gloria di Dio a preoccupare sempre mons. Pozzoni: “Sono vescovo per dare la gloria a Dio... – scriveva. – Non sono e non devo pretendere di essere altro che uno strumento nelle mani del Signore, per onore e gloria Sua, per salvare me e gli altri. Lo strumento non può e non deve porre condizione alcuna all’Artefice che lo usa quando vuole e come vuole” [172] .

 

   

 



[1] Di mons. Pozzoni esiste già la biografia scritta da F. Germani, Domenico Pozzoni, Vescovo-vicario apostolico di Hong Kong, PIME, Napoli, 1991.

[2] Partivano con lui p. Severino Sartori, destinato al Henan meridionale e un gruppo di suore Canossiane destinate alle missioni di Hong Kong e Henan.

[3] Conconsacranti furono mons. Isidoro Clementi, vicario apostolico di Amoy (Xiamen) e mons. Giovanni Merel, vicario apostolico di Canton, con una larga partecipazione di rappresentanti civili e diplomatici e di folla anche dal continente. I fedeli cinesi ricevettero un libretto con la traduzione in cinese della cerimonia, la congregazione europea un fascicolo in latino e inglese (relazione in Le Missioni cattoliche [M.C.], 1905, pp. 265-267).

[4] Guangdongsheng Dituce (Raccolta delle mappe del Guangdong), Canton, Casa topografica del Guangdong, 1993, p. 160. D’ora in avanti, si useranno i nuovi nomi.

[5] Chen Chiung-Ming (Chen Jiongming, 1878-1933). Questo personaggio ricorrerà abbastanza frequentemente nella storia della Missione sul continente e nelle lettere dei missionari in romanizzazioni diverse (in cantonese: Chan Kwing Ming, in hok-lao: Tan Ken Min). Originario dell’Hoi Fung, ricercò l’appoggio delle società segrete e delle bande rosse e nere della provincia per la rivoluzione anti-imperiale guidata da Sun Yat-Sen. Così poté organizzare in questa area i vari moti rivoluzionari che portarono alla caduta dell’impero nel 1911. Con l’istituzione della Repubblica, fu nominato dapprima vice e poi governatore di Canton. Dopo l’insuccesso della Seconda Rivoluzione contro le mire imperiali di Yuan Shikai nel 1913 dovette fuggire all’estero. Rimpatriato, aiutò di nuovo Sun Yat-Sen a stabilire la Repubblica di Canton nel 1917 come generale dell’esercito del Guangdong e del Fujian. Nel giugno 1922, però, tradì Sun e si ammutinò. Sun lo attaccò nel 1923 e lo costrinse a ritirarsi nell’area del Fiume dell’Est. Il suo esercito fu sconfitto definitivamente nel 1925 dall’Esercito Rivoluzionario, formato dai membri dell’Accademia militare di Huangpu (Whampoa).

[6] G. Butturini, Le Missioni cattoliche in Cina fra le due Guerre mondiali, EMI, Bologna, 1998, p. 37.

[7] M.C., 1913, pp. 118-124.

[8] Id., 1914, p. 544, riportato anche in G. Brambilla, o.c., V, p. 248.

[9] Id., 1915, p. 64 ss.

[10] Relazione del 1916, in M.C., 1917, pp. 194-198.

[11] Pozzoni > famiglia, 19-9-1919, riportata in F. Germani, o.c., p. 144.

[12] Il card. Maria Benedetto Gotti fu prefetto di Propaganda dal 1902 al 1916.

[13] Si veda la documentazione al riguardo in HK-CDA, I-3-1.

[14] Sull’argomento si veda, in particolare, F. Margotti, “La Cina cattolica al traguardo della maturità”, in Sacrae Congregationis De Propaganda Fide Memoria Rerum, vol. III / 1, cap. 12, pp. 508-540.

[15] Lou Tseng-Hsiang (or Lu Cheng-Hsiang, Lu Zhengxiang, 1871-1949), figlio di un pastore protestante, era entrato nella carriera diplomatica dell’Impero cinese nel 1892, lavorando nell’ambasciata cinese a Mosca. Con l’avvento della Repubblica continuò ad impegnarsi in politica diventando anche ministro degli esteri. Fu uno dei rappresentanti cinesi alla Conferenza di pace di Versailles nel 1919. In seguito si fece cattolico e monaco benedettino nell’abbazia di S. Andrea in Belgio con il nome di Dom Pierre Celestine. Riassunse la sua esperienza religiosa interculturale nell’opera in francese “Le vie di Confucio e di Cristo”.

[16] Il card. William Marinus Van Rossum fu prefetto di Propaganda dal 1918 al 1932, dopo il card. Domenico Serafini (dal 1916 al 1918).

[17] Si veda la documentazione al riguardo in HK-CDA, I-3-2.

[18] Card. Celso Costantini (1876-1958), nato in Castioni di Zopala, Udine, fu ordinato sacerdote nel 1899. Nel 1920 venne nominato amministratore di Fiume, nel 1921 vescovo titolare di Gerapoli e primo delegato apostolico in Cina dal 1922 al 1933, quindi segretario di Propaganda Fide (1935) e cardinale nel 1953. Autore di varie opere di arte sacra e di missiologia, fondò una rivista d’arte cristiana e si occupò dei restauri della basilica di Aquileia. Favorì lo sviluppo dell’arte cinese cristiana. Morì a Roma.

[19] Nell’udienza del 5 agosto, decreto di nomina del 12 agosto 1922.

[20] Il motivo della permanenza di mons. Costantini in Hong Kong è precisato da G. Brambilla: “Nel seminario maggiore di Milano, il giovane Pozzoni ebbe a maestro D. Achille Ratti, divenuto poi Sommo Pontefice, Pio XI, che non dimenticò più le belle doti dell’antico discepolo. Quando nel 1922 il Papa mandava Mons. Celso Costantini Delegato apostolico in Cina, Sua Santità nell’udienza di congedo del 4 agosto ricordò a Mons. Costantini che quel giorno era la festa di S. Domenico, onomastico del suo antico e carissimo discepolo Mons. Pozzoni, vicario apostolico in Hong Kong, e gli consegnò una bellissima e artistica medaglia perché la consegnasse a lui, assicurandolo che lo ricordava sempre nelle sue preghiere, e che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarlo nel suo lavoro di vescovo missionario. Chi scrive queste righe sentì dalla bocca stessa di Mons. Costantini a bordo del ‘Venezia’ laggiù nel porto di Brindisi, come Sua Santità gli aveva detto che, prima di inoltrarsi più in su nella Cina a lui nuova, si fermasse alquanto presso l’antico suo discepolo Mons. Pozzoni, che con la sua grande esperienza e consumata prudenza l’avrebbe aiutato non poco a formarsi un esatto concetto delle cose in Cina. Mons. Costantini, ossequente ai desideri del S. Padre, si fermò più che poté presso Mons. Pozzoni e prese a stimarlo ed amarlo come uomo prudente e santo” (o.c., V, p. 277).

[21] Pozzoni > Roncari, 26-9-1905, citata anche in F. Germani, o.c., pp. 82-83.

[22] Qualche anno dopo la nomina di p. De Maria, l’8-12-1919, Propaganda Fide fece notare a mons. Pozzoni che un vicario apostolico non aveva il potere di nominare un “vicario generale”, ma solo un “vicario delegato” o provicario; ma, nello stesso tempo, lo informava che il Santo Padre aveva sanato l’invalidità di tutti gli atti di giurisdizione eventualmente compiuti sotto questo titolo (HK-CDA, II-9-5).

[23] Si veda il documento in latino in HK-CDA, III-17-2 e ulteriori dettagli in S. Ticozzi, o.c., pp. 111-112.

[24] Lettera di mons. Pozzoni, 9-10-1906, e altri rapporti di Gabardi, Placzek, Arvat e Ferrario in M.C. 1906, pp. 253-254, riportati anche in G. Brambilla, o.c., V, p. 214.

[25] P. A. Poletti, l’ultimo arrivato, ripeteva scherzando: “Se quest’anno non verranno ancora missionari, io ne farò uno di legno da mettere dopo di me a tavola quando sono in residenza” (P. A. Banchi, in “Mons.Valtorta, Ricordi personali”: HK-CDA, II-12-3).

[26] Pubblicato nel Catholic Directory 1910, riportato anche in S. Ticozzi, o.c., p. 114, che dà altre informazioni sulle Associazioni cattoliche.

[27] Furono pubblicati sotto il titolo Summa Decretorum Synodalium Sutchuen et Hong Kong.. Per altri dettagli, si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 91-92.

[28] Dettagli al riguardo dell’evento e soprattutto dell’espulsione delle Canossiane sono in M.C. 1911, pp. 26-28.

[29] P. Luigi Versiglia (1873-1930), andrà a lavorare a Shiu Chow, Guangdong, di cui diventerà vicario apostolico (ordinato vescovo il 19-1-1921). Fu ucciso a Li Tau Tsui con il confratello p. Callisto Caravario (1903-1930) il 25-3-1930; vennero dichiarati beati il 15-5-1983 e santi il 1°-10-2000.

[30] C. Socol, “The first twenty years of the ‘Orfanato’ of Macao”, in Insediamenti e iniziative salesiane dopo Don Bosco, LAS, Roma,1996, p. 303.

[31] SCPF, C. Laurenti, Segr. > P. Ledochowschi, 12-8-1919 (HK-CDA, II-9-5).

[32] Documento in HK-CDA, 2-10-4. Già da anni si esperimentava l’inefficacia del protettorato francese e, conseguentemente, il desiderio di rivolgersi alle autorità italiane: in una lettera a mons. Roncari del 10-2-1906, mons. Pozzoni scrisse: “... ricorsi alla ormai moribonda protezione francese”; e in una successiva del 5-5-1906 (PIME-AG, AME, XXIV, vol. 4, p. 99ss.) spiega: “Io, in altri tempi, sarei ricorso al Console francese, ma ora è impossibile, perché il presente Console francese in Canton è un ebreo framassone e mangerebbe tutti i preti se gli fosse dato. Il P. Poletti mi chiese il permesso di ricorrere al console italiano. Naturalmente risposi che non potevo prima di avere istruzioni dall’alto. Allora il P. Poletti mi chiese il permesso di ricorrere a lui privatamente come italiano. Riflettendo che Roma ha già permesso ai missionari d’Oriente di mettersi sotto la protezione della bandiera italiana e sentendo dire che Mons. Conforti ricorse al Governo italiano per tenere i suoi missionari sotto la protezione italiana, credetti bene permettere al P. Poletti di ricorrere al console italiano in via privata. Il console venne da me per domandare spiegazioni. Gli dissi che non potevo né volevo ricorrere a lui ufficialmente, lo farei se il Papa lo permettesse. Il console, che per altro è un uomo molto gentile, ‘va bene, disse, cercherò di fare quanto potrò, presentando il P. Poletti non come missionario ma semplicemente come italiano” (riportata anche in F. Germani , o.c., pp. 89-90).

[33] HK-CDA, I-10-2 (statistiche accumulative e comparative); Rapporti annuali in I-5-3.5; la relazione del 1912 è pubblicata in M.C., 1913, pp. 118-124, quella del 1916 in M.C. 1917, pp. 194-198, riportate anche da G. Brambilla, o.c., V., pp. 230-247 e 251-258.

[34] Porta la data del 31-12-1921 ed è scritta in latino (HK-CDA, I-11-1); alcuni dati non sono precisi e sono stati cambiati.

[35] Relazione del 1923, riportata in G. Brambilla, o.c., I, pp. 376-77; alcuni dati non sono precisi e sono stati modificati.

[36] HK-CDA, II-9-6.

[37] Si vedano il pro-memoria di invito per i membri, il verbale del primo raduno, la circolare del Comitato del 13-12-1913 e altra documentazione in HK-CDA, 6-1-2.

[38] Documentazione relativa in HK-CDA, VI-6-2.

[39] “Diamond Jubilee Celebrations”, in Hong Kong Sunday Herald, 17 maggio 1936.

[40] Non si capisce di che rapporto si tratti; in testa al foglio è stato aggiunto “1920” (HK-CDA, I-5-6). Probabilmente si tratta di una risposta a questionari provenienti da Propaganda Fide perché in VI-1-1 si trova, datata al 20 gennaio 1920 e recante la scusa del ritardo, “la risposta al questionario di codesta S. Congregazione ‘Super Scholis et Collegiis mixtis’, in data 1-5-1919”.

[41] Pozzoni > SCPF, 8-11-1923 (HK-CDA, I-5-6).

[42] Sulla questione della mancanza del documento ufficiale di erezione della Congregazione da parte di mons. Pozzoni, e quindi del dubbio e della nuova richiesta di autorizzazione ad erigerla da parte di mons. Valtorta nel 1929, si veda S. TICOZZI, o.c., pp. 139-141. Riguardo alla data precisa della fondazione canonica della nuova congregazione, mons. Valtorta nel documento del 1929 parla dell’anno 1922 (HK-CDA, V-39-2), perché l’abbozzo delle Costituzioni delle Suore Preziosine data appunto a quell’anno; inoltre, nella corrispondenza con la Delegazione apostolica di Pechino (Costantini > Valtorta 1-9-1928, ibid.) ha trovato citata una lettera del 30-8-1924 di Sr. Regina Pedrotti, Canossiana, che affermava: “Nel medesimo anno (1922) il compianto Mons. Pozzoni separò da noi le Suore Preziosine, facendole dipendere direttamente dal Vicario apostolico” (ibid.). Inoltre c’è una brutta copia di una lettera di mons. Pozzoni al Prefetto di Propaganda, datata l’8-11-1923, per presentare il rapporto annuale del 1922-23, in cui il vescovo afferma: “Colla piena approvazione di Sua Eccellenza il Delegato Apostolico, sono riuscito finalmente a stabilire in propria e separata sede la Congregazione delle Suore cinesi dette ‘Preziosine’, che finora erano addette al Convento delle Suore Canossiane…” (ibid. I-5-6). Ma esiste documentazione diversa: la data in cui le Suore del Prezioso Sangue incominciarono ad avere un proprio convento a Shau Ki Wan è, secondo i manoscritti di E. TERUZZI (ibid., I-23-4), il 19 settembre 1919,. Un’altra lettera pone al 15 agosto 1921 la data della separazione dalle Canossiane e l’inizio del loro noviziato (ibid., V-40-1A). Altre fonti parlano del 1923 come l’anno della loro indipendenza (ibid.,V-39-2 e rapporto di p. Spada per l’anno 1923-1924, ibid., I-6-1).

[43] Si veda la descrizione dei dettagli delle cinque giornate del Congresso in M.C., 1914, pp. 510-511.

[44] Catholic Directory 1918, prima di dare l’elenco delle 17 associazioni, ne spiega l’utilità; si veda anche S. Ticozzi, o.c., p. 116.

[45] Per dettagli riguardo alla stampa cattolica, si veda S. Ticozzi o.c., pp. 136-138 e M.C. 1924, p. 213.

[46] Per maggiori dettagli, si veda S. Ticozzi, o.c., pp. 123-124.

[47] Si veda la relazione in HK-CDA, I-3-2.

[48] Si legga la relazione sulla loro ordinazione sacerdotale in M.C. 1917, p. 415.

[49] Il futuro vescovo di Hong Kong: cf. P. Gheddo, Lorenzo Bianchi di Hong Kong, De Agostini, Novara, 1988, di cui esiste anche la traduzione cinese stampata ad Hong Kong.

[50] HK-CDA, V-33-2.

[51] Si veda la descrizione dei festeggiamenti nella lettera di Spada, riportata in Brambilla, o.c., V, pp. 228-229: dapprima la sua celebrazione della Messa solenne, assistito dal vescovo e dal governatore della colonia, oltre che dagli altri sacerdoti, in cui il panegirico fu tenuto da un sacerdote di Canton, un certo p. Wong; fece seguito l’omaggio degli studenti del Collegio S. Giuseppe e il pranzo offerto dal Circolo dell’Unione cattolica cinese, di cui p. Andrea era cappellano, alla fine del quale si lesse la Benedizione apostolica del Santo Padre con il conferimento del titolo di “Missionario apostolico”. “Il suo giubileo d’oro, otto anni prima della sua morte, fu un vero plebiscito di riverenza e d’affetto da parte dei superiori, dei confratelli e dei fedeli tutti. In questa occasione la S. Sede gli conferì il titolo di Missionario Apostolico, raramente concesso ai sacerdoti indigeni” (P. Banchi, 20-5-1920, in G. Brambilla, o.c., V, p. 263).

[52] Si veda la documentazione a suo riguardo in HK-CDA, V-32-2. P. Parick M. Lynch (1858-1927) propose un’altra missione in Hong Kong per il marzo 1915, ma non poté attuarla a causa della guerra.

[53] Relazione del 1912, in M.C., 1913, pp. 118-124.

[54] HK-CDA, IV-1-2.

[55] Il rimpatrio fu definitivo perché egli morì il 5-12-1919, nella casa di cura di Solbiate Comasco. P. Pietro Gabardi (1866-1919): cfr. Appendice 4.

[56] La ragione della nomina a pro-rettore era la salute di p. Gabardi che era peggiorata e l’aveva costretto a recarsi successivamente nelle Filippine e in Giappone per cercare di ricuperarla (Brambilla, o.c., V, p. 262).

[57] P. Andrea Leong (1837-1920), nato da un’antica famiglia cattolica in Nam Hoi, nel Guangdong, fu condotto ancora piccolo dai genitori a Hong Kong, dove a 14 anni entrò in seminario con lo zio p. Marco Leong, Fu ordinato sacerdote il 25 aprile 1862. Conoscendo bene, oltre al latino, diversi dialetti cinesi, lavorò sul continente per più di 30 anni, aiutando dapprima p. Volonteri (anche a fare la nota Mappa del Sun On), p. Piazzoli (iniziando le comunità nel Kwai Shin), p. Sasso nell’Hoi Fung e, in seguito p. Pozzoni. Nel 1893 fu richiamato in Hong Kong dove divenne responsabile della sezione cinese del Riformatorio, quindi direttore della comunità cinese della cattedrale, prestandosi anche come cappellano del Circolo dell’Unione cattolica cinese e come predicatore “ascoltatissimo e attraente” per ritiri spirituali. “Negli ultimi due anni le fatiche sopportate e la tarda età diminuirono la sua energia solita a manifestarsi in tutto. Recatosi alcuni mesi fa nel suo paese natio, parve, nella gioia della festa, dimenticare gli acciacchi e l’età stessa. Dopo aver predicato tre ore di seguito cadde ammalato né più poté celebrare la S. Messa. Dieci giorni prima di morire, ricevuti tutti i sacramenti, volle essere trasportato in Hong Kong desiderando morire dove per tanti anni aveva lavorato per Dio e per le anime. Quivi si spense dolcemente e tranquillamente come una lampada al mancar dell’alimento” (lettera di p. Banchi, 20-5-1920, pubblicata in G. Brambilla, o.c., V, pp. 263-264; si veda anche il suo necrologio in M.C. 1920, p. 184).

[58] P. Francesco Cheong Yeung Wan (?-1922), nativo di Foshan, Guangdong, entrò in seminario nel 1878, ricevette gli ordini minori nel settembre 1879, ma dovette fermarsi due anni per malattia prima di riprendere gli studi; fu ordinato sacerdote il 10-4-1886. Lavorò dapprima sul continente, poi nella colonia, sempre con alti e bassi di salute (nel periodo agosto-dicembre 1887 si trovava in famiglia a Foshan malato). Nel 1890 pubblicò la traduzione del libro di De Bellicius, Chongxiu Jingyun (L’Essenza dell’Ascetismo), di cui una copia è conservata nella biblioteca di Propaganda Fide a Roma (S.K.L. Ha, o.c., p. 189). Negli anni 1907-1908 fu assistente in cattedrale e cappellano del Collegio S. Giuseppe. Nel 1921 ritornò a Foshan in famiglia per cercare di riprendersi dalla malattia, ma vi morì.

[59] Resoconto del 1913, in M.C. 1914, p. 113.

[60] L’ordine di lasciare la colonia entro mezzogiorno del 1° novembre seguente è in HK-CDA, V-13-1.

[61] Rapporto del 1912, citato sopra..

[62] Dal primo gennaio al 24 luglio 1914 si registrarono 2.105 casi di peste con 1.951 morti, tra cui p. Gioacchino Leong. P. Gioacchino Leong King Zhi (1862-1914), figlio di cristiani di antica data, fin da ragazzo entrò in seminario e, compiuti lodevolmente gli studi, fu ordinato nel 1886. Per molti anni insegnò in seminario latino, cinese, liturgia e canto, per il quale aveva una speciale attitudine. Oltre alla conoscenza dei vari dialetti, parlava pure l’inglese e il portoghese, rendendosi così molto utile nel ministero, soprattutto a Wanchai a partire dal 1904, dopo la morte di p. M. Leong. Il suo funerale fu un grande attestato della stima che di lui avevano il clero e i cristiani (G. Brambilla, o.c., V, p. 247).

[63] Pozzoni > Colonial Secretary, 21-12-1920, in HK-CDA, IV-6-1, riportata anche in S. Ticozzi, o.c., p. 129.

[64] P. Pietro De Maria (1866-1923): cfr. Appendice 4. Essendo anche procuratore di Propaganda Fide per le missioni dell’Estremo Oriente (dal 1905 al 1923), mons. Costantini scrisse a mos. Pozzoni, 30-7-1923: “S.E. il Card. Van Rossum apprese con rammarico la notizia della morte del benemerito P. De Maria e mi scrive che avverta V.E. Ill.ma e Rev.ma che ora l’ufficio di Procuratore non viene più rinnovato, esistendo la Delegazione apostolica, e che preghi V.E. Ill.ma e Rev.ma di rimettere alla delegazione l’Archivio della Procura” (HK-CDA, II-9-5). L’impegno di mandare a Roma tutto l’Archivio della Procura fu svolto da p. E. Teruzzi: in data 17-11-1924, Propaganda Fide lo ringraziava per l’avvenuta consegna. P. De Maria morì il 28-4-1923. Uomo di prudenza, pietà e tatto, data la sua competenza in campo educativo, divenne il “corrispondente” con il governo per le istituzioni educative cattoliche, che devono molto a lui per il loro sviluppo.

[65] P. Matteo Fu (1851-1909), nato a Foshan, Guangdong, frequentò il seminario di Hong Kong, dove fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1875. Lavorò dal 1875 al 1896 sul continente, dapprima assistendo p. Piazzoli e p. Pozzoni al sud, e dal 1885 nell’Hoi Fung. Costretto dalla salute a ritornare in Hong Kong nel 1896, dopo breve tempo passò al Kwai Shin dove rimase quasi dieci anni. Di ritorno in Hong Kong, lavorò principalmente nella chiesa di S. Antonio e nel Riformatorio di West Point. G. Brambilla, o.c., V, p. 224, afferma erroneamente che p. Fu morì l’1-11-1910: “In tutte le svariate mansioni non venne mai meno alla fiducia che i superiori avevano messa in lui”. Il suo necrologio, fatto da p. Spada il 20-11-1909 e pubblicato in M.C. 1910, p. 47, dice che è morto la vigilia di Tutti i Santi, a 59 anni, quindi il 31-10-1909: “Si mostrò pure un buon amministratore e allo stesso tempo un buon architetto ed aveva abbastanza buon gusto e capacità per questo. Egli ha fabbricato moltissime cappelle che conserveranno a lungo la sua memoria tra i cristiani che lui ha tanto beneficato e aumentato”. Anche il HK Catholic Directory sbaglia, dando come data della sua morte il 30-11-1909.

[66] Rapporto del 1912, già citato.

[67] Rapporto del 1916, già citato.

[68] P. Antonio Liu (1866-1922), nato nella provincia del Guangdong, compì gli studi nel seminario di Hong Kong, fu ordinato sacerdote l’1-11-1894 e venne assegnato al distretto dell’Hoi Fung fino al 1910. Buon conoscitore della letteratura cinese, fu di prezioso aiuto al vescovo nelle relazioni con le autorità cinesi. Umile, mite, zelante, obbediente e di pietà non comune, era amato e stimato da tutti, come divenne evidente in particolare in occasione dei festeggiamenti del suo 25° di sacerdozio (1-11-1919). Lavorava nella chiesa di S. Antonio, quando si ammalò.. Pur continuando a lavorare, sentiva che la salute declinava rapidamente. Con l’intento di ricuperarla, ritornò a respirare l’aria nativa del suo paese, ma era troppo tardi. Messosi a letto, non si alzò più.. Quantunque soffrisse molto, fu sempre piacevole e allegro con tutti coloro che lo visitavano. Il 3 marzo, dopo aver ricevuto con devozione gli ultimi sacramenti, rese l’anima a Dio. Per desiderio del vescovo, dei padri e dei cristiani, le sue spoglie furono riportate a Hong Kong dove ebbero solenni funerali,con la partecipazione di una gran folla di cristiani ed europei (M.C., 1922, pp. 166-168, e G. Brambilla, o.c., V, p. 268).

[69] Si veda l’opuscolo commemorativo “100 - Our Lady of Lourdes Parish”, pp. 20-21.

[70] Memorie di p. Spada (HK-CDA, I-22-2).

[71] Consiglio della Missione (ibid., III-17-1).

[72] Se ne vedano i documenti in HK-CDA, IV-9-4.

[73] Rapporto annuale 1911-1912 in M.C. 1913, pp. 118-124, riportato anche in G. Brambilla, o.c., V, pp. 230-247, e precisamente a p. 238.

[74] HK-CDA IV-1.

[75] Id.

[76] Rapporto del 1912, già citato.

[77] Memorie di p. G. Spada (HK-CDA, I-22-2). L’autorizzazione del Consiglio della Missione per la costruzione della chiesa a Shau Ki Wan, dedicata alla S. Croce, fu concessa il 19-5-1913 (ibid., III-17-1).

[78] Licenza del governo (HK-CDA, IV-5-1).

[79] Ibid.

[80] Rapporto annuale 1911-1912, citato sopra.

[81] Pozzoni > Fratelli, 5-11-1910, riportata in F. Germani, o.c., p. 106.

[82] M.C. 1914, p. 115.

[83] P. Angelo Ferrario (1876-1933): cfr. Appendice 4.

[84] M.C. 1915, pp. 277-278.

[85] Id., 1915, p. 254.

[86] Id., 1916, p. 114.

[87] Id., 1917, p. 196.

[88] Id., 1916, pp. 321 e 336.

[89] HK-CDA, IV-13-2.

[90] “La cristianità di Sai Kung, un mercato in riva al mare che si snoda come una biscia tra due o tre colline molto basse, sulle quali nessuno si azzarda a fabbricare per paura di molestare, o meglio essere molestato da certi diavoli che vi hanno incontrastato dominio. E sì che lassù le case godrebbero di un’aria più benefica, di una posizione più invidiabile! Ma loro non l’intendono così e ne ebbe abbondante prova un mio venerato antecessore, il Rev.mo P. Teruzzi, che avendo tentato di edificarvi una scuola, che a quel posto avrebbe dato ai poveri scolari più aria, più luce e più vita, vide insorgerglisi contro tutto il paese; se non fosse stato per la polizia inglese, da loro temuta ancor più degli spiriti, avrebbero forse risolta la questione col farlo a pezzi” (P. Ottavio Liberatore, in M.C., 1935, p. 172).

[91] Teruzzi > Banchi, 25-9-1923 (HK-CDA, IV-13-2).

[92] HK-CDA, IV-13-2.

[93] Relazione di p. Riccardo Brookes, pubblicata in M.C. 1924, p. 160ss e riportata da G. Brambilla, o.c., V., pp. 286-287.

[94] Ibid.

[95] Rapporti di p. Carabelli del 27-12-1904 e del 15-9-1905, pubblicati in M.C. 1905 pp. 25-27 e 241, e riportati in G. Brambilla, o.c., V., pp. 210-211. Era la prima volta che una potenza orientale vinceva un impero occidentale.

[96] Rapporto di p. Carabelli del 19-3-1906, pubblicato in M.C. 1906 p. 124 e riportato anche da G. Brambilla, o.c., V, pp. 223-24.

[97] Carabelli, 15-9-1906, in M.C. 1906, p. 241.

[98] Si veda un suo resoconto in M.C. 1912, pp. 52-53.

[99] Carabelli > Superiore, 24-11-1911 (PIME-AG, XXIV, 13, p. 501).

[100] HK-CDA, IV-19-1.

[101] Rapporto del 1912, già citato.

[102] Documenti in HK-CDA, IV-16-1 e in III-1-3.

[103] M.C., 1917, p. 37.

[104] Rapporto del 1915-16, già citato (HK-CDA, I-5-5).

[105] Relazione di Banchio sulla visita pastorale, in M.C., 1916, pp. 506-508.

[106] Rapporto del 1915-1916, già citato.

[107] Relazione pubblicata in M.C., 1923, pp. 274-275 e riportata da G. Brambilla, o.c., V, pp. 273-274.

[108] W. Hsieh, “Triads, Salt Smugglers and Local Uprisings: Observations on the Social and Economic Background of the Waichow Revolution of 1911”, in J. Chesneaux , o.c., pp. 157-158.

[109] Rapporto di p. Poletti, riportato in G. Brambilla, o.c., V, pp. 214-215.

[110] Ibid.

[111] Relazione pubblicata in M.C., 1909, pp. 173 ss. e 185 ss.

[112] Lettera di p. Banchi pubblicata in M.C., 1910, p. 25, riportata anche da G. Brambilla, o.c., V, p. 224.

[113] P. Attilio Poletti (1877-1911): cfr. Appendice 4. Pochi giorni prima della morte, di ritorno dal suo distretto, accusò un po’ di malessere con febbre leggera. Il dottore diagnosticò tifo e lo fece ricoverare nell’ospedale civile, ma senza risultati. Verso le 15 del 23 il male si aggravò improvvisamente, tanto che p. Poletti chiese gli ultimi sacramenti. Trascorse la notte in mezzo a forti dolori, ma sempre conservando la serenità. Alle 9 del mattino volle riconciliarsi di nuovo con il Signore e, continuando a pregare, conservò la piena conoscenza fino a pochi istanti prima di morire. Le sue esequie commossero una moltitudine di gente. (G. Brambilla, o.c., V, p. 225 e necrologio e particolari della morte in M.C. 1911, pp. 360, 371, 400).

[114] P. Amasio Salice (1888-1911): cfr. Appendice 4.  Si leggano il necrologio, i dettagli sulla morte e ultimi giorni della sua vita in M.C., 1911, pp. 419, 469-470, 494.

[115] Si legga la relazione della cerimonia, fatta da p. Ferrario, 29-12-1911, in M.C., 1912, p. 121.

[116] Lettere dei pp. Pilenga, Grampa e Rossi in M.C., 1918, p. 258.

[117] Andreoletti > Superiore, 28-12-1910 (PIME- AG, XXIV, 12, p. 247).

[118] Bianchi > Pozzoni, 26-7-1912, in M.C., 1912, pp. 441-444.

[119] HK-CDA, III-17-1.

[120] Rapporto del 1912, già citato.

[121] Id.

[122] P. Giuseppe Chan (1877-1912), ordinato sacerdote il 6-1-1902 con altri tre preti cinesi, fu destinato dapprima nei Nuovi Territori e poi nel Kwai Shin con p. Banchi. Morì il 27 agosto 1912 (il Catholic Directory di Hong Kong riporta la data 27 luglio 1912). Lavorò per alcuni mesi con p. A. Salice che fu edificato dalla sua devozione e vita mortificatissima (G. Brambilla, o.c., V, p. 227, che pone all’8 agosto la data della sua morte). Il suo necrologio, scritto da p. Spada, 27-8-1912, si trova in M.C. 1912, p. 535.

[123] Rapporto del 1912, citato sopra.

[124] Id.

[125] P. Andreoletti scriveva: “… È situata in una grande pianura circondata da una catena di montagne. La prima volta che mi ci recai fu lo scorso anno dopo che a P. Banchi fu assegnato un nuovo campo di lavoro… Dopo solo quattro mesi di lavoro la mia prima chiesa era felicemente terminata, dedicata a S. Francesco Saverio, inaugurata il 15 aprile… Monsignore, accompagnato dai pp. Banchi, Crippa e Ma, arrivò a Wai Chow… Altre opere mi attendono ora: una casa per la S. Infanzia a Wai Chow, una chiesa cadente da rifare, una cappella da erigere, edificare una scuola…” (M.C., 1914, p. 342).

[126] A riguardo di questa tragedia, si veda tutto l’incartamento dell’allora console italiano a Canton, Z. Valpolicelli, con il suo rapporto e la documentazione fornita da mons. Pozzoni e p. Andreoletti (HK-CDA, IV-22-1). Il caso, grazie all’intervento del console, fu concluso nell’aprile 1917 dietro risarcimento, pur non del tutto adeguato, dei danni subiti.

[127] Relazione del 1915-16 (HK-CDA, I-5-5);. relazione dei fatti, scritta da p. Pilenga in M.C. 1917, p. 246ss.

[128] P. Celestino Andreoletti (1887-1916): cfr. Appendice 4. Si leggano i particolari della sua morte in M.C., 1916, pp. 399-400.

[129] Si leggano tutte queste informazioni nella lettera di p. Pilenga a p. Zamponi in Italia (senza data), in M.C., 1917, pp. 255-257.

[130] Relazione pubblicata in M.C., 1918, p. 21ss, e riportata da G. Brambilla, o.c., V, pp. 159-60.

[131] Pozzoni > Console italiano, 18-12- 1916 (HK-CDA, II-10-4).

[132] P. Miguel De Sanctis Caralt et Roig (i dati degli archivi di Roma parlano di Coralt Roy Miguel, 1887-?): cfr. Appendice 4.

[133] Lettera di mons. Pozzoni sulla sua visita al distretto di p. Crippa, in M.C., 1918, p. 103 ss.

[134] Il rimpatrio fu definitivo. P. Luigi Crippa (1883-1940): cfr. Appendice 4.

[135] Pilenga > Vescovo, 11-10-1920 da Tam Tong (HK-CDA, II-10-5). In Pilenga > Superiore, 30-10-1920, p. Pilenga racconta di essere accorso a salvare un villaggio dove si trovavano le suore e che per poco non ci ha lasciato la vita (pubblicata in M.C. 1921, pp. 8-9). Sulla strage di Yi Tiao Long, si veda anche M.C., 1920, p. 314.

[136] Rossi > vescovo, 1-10-1920 (HK-CDA, II-10-5). La relazione di p. Valtorta è stata pubblicata, insieme all’appello di mons. Pozzoni, anche in M.C., 1921, pp. 129-132

[137] Valtorta > Pozzoni, Ping San, 12-10-1920 (HK-CDA, II-10-5).

[138] Valtorta > Pozzoni, Tam Shui, 20-10-1920 (ibid.).

[139] Biondelli > Pozzoni, 29-6-1923 (ibid.). Nel 1925 il caso non era ancora risolto a causa anche della burocrazia della Legazione italiana di Pechino, che pensava che la questione fosse stata gestita dalla Legazione di Francia. “La Regia Legazione - spiegava il console generale italiano, in data 13 ottobre 1925 - scrisse ripetute volte in proposito nel 1921 (reggenza del Conte L. Nani Mocenigo) al Wai Chiao Pu (Ministero degli esteri), senza però mai trasmettere l’elenco dei danni subiti che probabilmente riteneva fosse stato mandato dalla Legazione di Francia. Senonché all’atto di esaminare gli incartamenti il Wai Jiao Pu non trovò l’elenco dei danni sofferti. La Legazione francese fece capire che il reclamo non era mai stato documentato. In tale stato di cose convenni con il Wai Chiao Pu di mettere da parte la somma di $ 26.000 per l’eventuale rifusione dei danni che ammonterebbero secondo la distinta della Missione a $ 28.150... La somma di 26.000 dollari è frattanto depositata presso l’Amministrazione delle Dogane marittime cinesi e non potrà essere toccata dal Governo cinese senza il consenso della Legazione”. Il 26 gennaio 1926 il console italiano di Hong Kong trovava la spiegazione della situazione: “Con le indicazioni verbalmente fornitemi dal Rev. P. Pilenga, ho potuto rintracciare gli inserti del reclamo... Si tratterebbe, pertanto, di un totale di $ 10.600 e saremmo ben lontani dai $ 26.000 depositati dal governo cinese per la rifusione. Questo deposito è stato evidentemente fatto in base al primitivo reclamo, che per la missione di Pilenga segnalava la cifra di $ 15.550 e per la missione di Grampa, quella di $ 12.600. Le predette due cifre vennero in seguito ridotte rispettivamente a $ 8.550 e $ 2.050, essendone state defalcate le somme dell’indennizzo in favore dei cristiani indigeni uccisi, feriti e derubati, alla cui rifusione - trattandosi appunto di indigeni - non spetta al Regio Governo di reclamare. Sarò grato alla S.V. Rev.ma di volermi far conoscere se quanto mio riassunto le risulti esatto o se ci fosse o se ci siano altri danni da reclamare non elencati in quelli che precedono...”. Il pro-vicario p. Spada rispose aggiungendo i danni subiti dalla Missione di p. Rossi nella parte meridionale del distretto, per un valore di $ 1.840, lasciando decidere al console come comportarsi al riguardo. In questa somma appaiono 120 dollari per “cura a soldati feriti lasciati indietro dai comandanti in casa del Padre e sepoltura morti” a Tam Shui. (HK-CDA, II-11-4). Non esiste altra documentazione su come sia stato portato a termine il caso.

[140] Si veda la relazione dettagliata in The Rock, vol. 2, n. 5, riportata anche da S. Ticozzi, o.c., pp. 126-127.

[141] Si veda nota 5.

[142] A proposito di queste lotte P. Robba offriva il seguente commento, forse troppo ottimista: “Queste, le precedenti e susseguenti lotte, sia per i soprusi dei pagani sia contro le rivalità dei protestanti, appaiono a prima vista come contrarie allo spirito pacifico del Cristianesimo e in realtà ci potrà essere stato talvolta qualche eccesso, dovuto al carattere impulsivo e alla provocazione degli avversari; però esse servirono a mantenere vivo lo spirito di fede e forte lo spirito di solidarietà, il bisogno di ricorrere a Dio con le preghiere, al missionario e agli altri cristiani per aiuto, consiglio e cooperazione; esse servirono a far conoscere la forza della religione, la sua perfetta organizzazione e unità da formare un cor solo ed un’anima sola; e così era una spinta per i pagani a convertirsi; tanto che non c’è stata lotta alla quale non fosse susseguita un’ondata di conversioni” (Memorie di p. M. Robba, manoscritto citato, p. 33 o dattiloscritto, p. 28).

[143] Relazione di P. Carabelli in M.C., 1907, pp. 92-94, 103-105, 115-117, riportata anche da G. Brambilla, o.c. V., pp. 215-223.

[144] Rapporto di Zamponi, in M.C., 1917, p. 229.

[145] Memorie di p. M. Robba, manoscritto citato, p. 39 (dattiloscritto, p. 34). Su Chen Chiung-Ming, si veda nota 5.

[146] Riportato da G. Brambilla, o.c., V, p. 244.

[147] Id., pp. 245-246.

[148] M.C. 1913, p. 578.

[149] P. Giovanni Battista Tragella (1885-1968): cfr. Appendice 4.

[150] Relazione del 1915-1916, già citata.

[151] HK-CDA, III-17-1.

[152] Robba > Tragella, 25-9-1932 (HK-CDA, V-14-1).

[153] Anche la cura in Hong Kong gli fece pochi effetti, per cui nel 1921 rimpatriava definitivamente.

P. Giuseppe Zamponi (1870-1925): cfr. Appendice 4

[154] M.C., 1923, pp. 244-245.

[155] Tacconi > Pozzoni 10-4-1915. 12-5-15 (HK-CDA, V-10-3). La lettera spiega un malinteso: “Se lo mandai a Hong Kong non è perché vi si fermasse, ben sapendo che codesto clima non è fatto per questo genere d’ammalati, ma solo per attendervi un’occasione di poter essere accompagnato in Europa…”.

[156] Ristabilitosi un po’, ripartì per l’Italia, dove visse fino a 90 anni (morì a Milano il 28-6-1969).

[157] Mons. Pietro Viganò (1858-1922), nato a Besana Brianza nel 1858, entrò nell’Istituto nel 1878 e partì per Hyderabad nel 1880. Ne fu vescovo dal 1897 al 1908. Scaduto da direttore del Seminario delle MEM, fu nominato vescovo ausiliare di Tortona nel 1913 e nel 1917 entrò nella Compagnia di Gesù, partendo per le Filippine nel 1920. Morì a Roma il 13-2-1922.

[158] G. Brambilla, o.c., I, p. 329.

[159] De Maria > Superiore, 4-12-1918 (PIME-AG, XXIV-14 pp. 585-597).

[160] Gustavo Maria > Pozzoni, 15-7-1921 da Shanghai (ibid., XX, 1 p. 93).

[161] G.Maria > Armanasco, 14-7-1920 (ibid. pp. 94-96).

[162] 14-3-1921 (Ibid., pp. 1043-1051).

[163] SCPF > Pozzoni, 12-3-1922 (HK-CDA, II-9-5).

[164] G. Brambilla e F. Germani datano la sua morte al 21 febbraio, mentre il Necrologio mantiene il 20 febbraio. Mons. Domenico Pozzoni (1861-1924): cfr. Appendice 4. Fu sepolto nella cappella S. Michele del cimitero di Happy Valley, di fronte all’altare di fianco alla tomba di mons. Raimondi. Il 10-11-1934 le sue spoglie furono traslate nella cripta della stessa cappella.

[165] Entrambe le citazioni dei giornali sono riportate da The Rock, marzo 1924 (numero speciale per la morte di mons. Pozzoni), pp. 422 e 425. Sono riportate anche da M.C. 1924, n. 9, p. 202 ss., e da F. Germani, o.c., pp. 157-158.

[166] Riportato da The Rock, marzo 1920, p. 422 e da G. Brambilla, o.c., V, pp. 281-282.

[167] Questa testimonianza è resa da p. Teruzzi nel suo resoconto annuale del 1923-1924 (HK-CDA, IV-13-2).

[168] The Rock, marzo 1924, pp. 421-422.

[169] Card. G.B. Wu, nella Prefazione alla biografia di mons. Pozzoni, scritta da F. Germani, o.c., p. 5.

[170] Banchi > G. Brambilla, 7-5-1925, riportata da G. Brambilla, o.c., V, p. 281. La stessa notizia, in forma quasi identica, si trova anche nel rapporto annuale per il 1923-1924, in HK-CDA, I-6-1.

[171] P.G. Spada, in M.C., 1925, p. 126 ss., riportato da F. Germani, o.c., p. 165. Si trova anche nel rapporto annuale per il 1924-1925.

[172] Dagli appunti spirituali di mons. Pozzoni (HK-CDA, II-8-4), citati anche da F. Germani, o.c., p. 166.