IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 

Condividendo le sofferenze della guerra e dell’occupazione giapponese (1937-1945)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

VII  

CONDIVIDENDO LE SOFFERENZE DELLA GUERRA
E DELL’OCCUPAZIONE GIAPPONESE  

(1937-1945)  

Contesto generale socio-politico (1937-1945)  

Il 1937 segna per l’intera Cina e per Hong Kong l’inizio di un periodo duro, tribolato dalle sofferenze della guerra. Il contesto socio-politico si accentra sulla lotta contro l’invasione giapponese (1937-45) e sui conflitti tra le truppe nazionaliste e quelle comuniste.

Dal Manciukuo, stato fondato in Manciuria nel 1932, i giapponesi intraprendono un primo attacco verso la capitale cinese con la battaglia del Ponte di Marco Polo (7 luglio 1937), che li porta alla conquista di Pechino e poi all’invasione graduale della Cina centro-orientale, costringendo il governo nazionalista di Chiang Kai Shek (Jiang Jieshi) a rifugiarsi dapprima a Nanchino e poi a Chongqing nel Sichuan (1938). A loro volta, i giapponesi stabiliscono un altro governo sotto il loro controllo a Nanchino (1939). I comunisti, stabilitisi nella base di Yan’an alla fine della Lunga Marcia nel 1935, costringono Chiang Kai Shek a coalizzarsi con loro contro l’invasione nemica, ma, di fatto, continuano gli scontri armati contro l’esercito nazionalista (KMT) con l’estensione delle loro basi. Con la resa del Giappone (15 agosto 1945), il governo nazionalista torna a Nanchino. Nella conferenza di Yalta riprende Taiwan, in mano giapponese dal 1895, e la Manciuria, nel frattempo occupata dai russi. Ma si fa sempre più evidente ed estesa la guerra civile tra i due eserciti, nazionalista e comunista.  

Riguardo alla Chiesa cattolica, con l’occupazione giapponese di Pechino il delegato apostolico, mons. Mario Zanin, dapprima sollecita soccorsi alle vittime della guerra, poi esorta tutto il clero del paese ad assumere un atteggiamento puramente spirituale, a mantenersi neutri nel conflitto (14 marzo 1938) [1] . Essendo la Cina il paese attaccato, questa proposta viene interpretata male dai cinesi. Il governo, giudicando ‘inopportuno’ l’intervento, inoltra una protesta al Vaticano. Mons. Zanin intraprende, quindi, un viaggio a Chongqing per spiegare meglio il suo atteggiamento. Si ritira poi a Pechino in uno stato di quasi-isolamento, dedicandosi totalmente alla formazione dei sacerdoti. Solo alla fine della guerra, nel 1945, si reca di nuovo a Chongqing per festeggiare la capitolazione giapponese.

Nel frattempo, come si è già accennato, l’8 dicembre 1939, grazie alla decisione della S. Sede, viene risolta la controversia dei riti cinesi del 1742.

In piena guerra mondiale, nel 1942, si giunge finalmente al riconoscimento diplomatico tra la Cina e la S. Sede: il governo cinese nomina suo ambasciatore Xie Shoukang, allora in Svizzera, che però sarà costretto dalle vicende del conflitto a restare in Vaticano. E quest’ultimo dovrà attendere la fine della guerra per elevare la sua delegazione a Pechino a internunziatura apostolica.  

L’Italia in quegli anni aveva legami sempre più stretti con la Germania e il Giappone. Dopo l’intesa italo-tedesca che aveva portato alla proclamazione dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo (ottobre-novembre 1936), essa aderiva anche al Patto anti-Comintern, già stipulato tra Germania e Giappone. Alcune agenzie di stampa diffondevano informazioni sulla sospettata cooperazione italiana con gli invasori giapponesi (provvedendo armi e personale), creando così forti reazioni cinesi anche contro i missionari italiani [2] . Il governo italiano prese misure tempestive, facendo intervenire persino la Nunziatura apostolica del Giappone per disdire queste dicerie. Dopo qualche mese, il Consolato d’Italia a Canton raccomandava di esporre la bandiera italiana sulle istituzioni della Chiesa cattolica [3] .

Ma l’Italia continuava sulla stessa linea cooperazionista e, il 22 maggio 1939, allacciava con la Germania il Patto d’Acciaio, che postulava il mutuo sostegno in caso di aggressione. Infine, il 10 giugno 1940, dichiarava guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. I missionari italiani in Hong Kong diventavano ‘nemici di guerra’ del governo britannico coloniale.

Dopo l’attacco quasi simultaneo dell’esercito giapponese contro Pearl Harbor, le Filippine, la Malesia e Hong Kong (8 dicembre 1941), la Cina dichiarò guerra alle potenze dell’Asse. La Germania e l’Italia risposero con la stessa dichiarazione contro la Cina e contro gli USA (11 dicembre 1942). L’inimicizia durò fino all’8 settembre 1943, quando, con la firma dell’armistizio da parte del Gen. Badoglio, l’Italia passava dalla parte degli Alleati. Tutti questi cambiamenti politici si rifletteranno, come si vedrà, anche sul lavoro dei missionari italiani nel Vicariato di Hong Kong.  

Primi effetti della guerra sino-giapponese e soccorsi ai rifugiati in Hong Kong (1937-1938)  

In Hong Kong si cominciò presto a sentire gli effetti deleteri della guerra sino-giapponese, con l’afflusso di molti rifugiati nell’estate 1937. La colonia si trovava già in una situazione precaria per un’epidemia di colera che aveva causato un migliaio di vittime. Nei mesi seguenti, Hong Kong subì anche due tifoni eccezionali. Il primo arrivò il 2 settembre e provocò distruzioni nelle aree urbane e a una quarantina di navi nel porto; il secondo si scatenò nella notte del 3-4 ottobre e raggiunse l’area settentrionale della Missione, colpendo decine di migliaia di abitanti. Gli edifici delle chiese e delle altre opere religiose del Vicariato subirono anch’essi la loro parte. Furono organizzati centri di assistenza e, ancora una volta, il clero e il personale cattolico si distinsero nel portare aiuto ai più colpiti [4] .

Le maggiori preoccupazioni, tuttavia, riguardavano l’accoglienza e i servizi indispensabili per i rifugiati. Questi giungevano in ondate continue e le loro storie strazianti confermavano i resoconti della stampa sulla crudeltà degli invasori e sulle terribili sofferenze di milioni di persone.

Dopo lo scoppio della guerra, Mons. Valtorta esortò clero e fedeli in una lettera pastorale (31 agosto), “oltre che a dare il buon esempio nell’adempimento dei doveri cittadini verso la patria, ad unirsi a tutti a placare il Signore con la preghiera, la mortificazione e l’elemosina, quest’ultima da darsi possibilmente per mezzo dell’Azione Cattolica alla Croce Rossa Cinese” [5] . Con una seconda lettera (10 dicembre) invitava a formare associazioni patriottiche cattoliche allo scopo di portare solidarietà e aiuti [6] . Si raccolsero parecchie migliaia di dollari che furono consegnate alla Croce Rossa cinese e mandate a Nanchino [7] .

Dal luglio 1937 all’estate del 1938, più di mezzo milione di persone trovarono rifugio nella colonia, di cui 30.000 dormivano nelle strade [8] . Alla fine del 1938 il numero complessivo della popolazione superava il milione e mezzo. Le autorità coloniali, sotto la guida del governatore Geoffrey Northcote (dal 1937 al 1941), organizzarono in città tre campi per i rifugiati, che però si dimostrarono del tutto inadeguati, per cui se ne dovettero aprire altri anche nei Nuovi Territori.

Come cresceva il sovraffollamento, così aumentavano malattie e carestia. Ci fu un’ulteriore epidemia di colera, a cui si aggiunse il vaiolo, con altre migliaia di vittime. Il vescovo offrì al governo la disponibilità di suore come infermiere volontarie: così, cinque suore e un prete svolsero un servizio prezioso. Mons. Valtorta visitava costantemente gli ospedali sovraffollati. Quando la situazione fu risolta, l’assistenza offerta dalle suore e dal clero ricevette un riconoscimento ufficiale [9] .  

Con l’aumento del numero dei rifugiati dalla Cina, fu organizzato verso la fine dell’estate 1938 un comitato per intraprendere iniziative di soccorso, sotto la presidenza di mons. Valtorta, con la partecipazione delle più influenti personalità religiose della colonia. L’obiettivo era coordinare il lavoro locale di soccorso con quello del comitato nazionale e formulare piani per ospitare ed assistere i rifugiati. Il comitato decise di estendere il soccorso non solo ai rifugiati in Hong Kong, ma anche agli affamati e alle vittime sul continente cinese. Organizzò una spedizione a Canton per portare cibo e medicine, mandandovi una nave passeggeri, appositamente noleggiata, carica di ogni genere di aiuti. Tentò anche di convincere il governo cinese e giapponese a stabilire una zona neutra demilitarizzata vicino a Hong Kong, ma senza successo [10] .  

Dal momento che i rapporti tra Italia e Giappone si facevano sempre più amichevoli, mons. Valtorta raccomandò ai missionari italiani (12 marzo 1938) di predicare a tutti il dovere di amare la patria, di aiutare indiscriminatamente le vittime e i feriti di guerra, “ma, nel campo della politica, neutralità assoluta”. Li esortava poi, oltre che ad essere prudenti, a comprendere possibili sfoghi anche da parte di cattolici cinesi contro l’Italia, le cui armi e apparecchiature militari venivano usate dai giapponesi contro la Cina [11] .

Le attività religiose procedevano secondo il loro ritmo normale; i rifugiati, anzi, ingrossavano le file dei cattolici nelle chiese, mentre il clero si dava da fare a sistemare i profughi cattolici presso famiglie ospitali. Tra i rifugiati provenienti da Shanghai nel gennaio 1938, merita di essere menzionato l’avvocato e legislatore Giovanni Wu Ching Hsiung (noto in Occidente come il Dr. John Wu), che da protestante passò alla Chiesa cattolica e aiutò p. Nicola Maestrini nel lavoro della stampa cattolica fino al giugno 1942, quando dovette fuggire con tutta la famiglia in Cina perché le autorità giapponesi intendevano costringerlo ad appoggiare la loro causa [12] .  

Condizioni e attività centrali del Vicariato sotto la minaccia giapponese (1938-1941)  

Nonostante i servizi ai rifugiati e ai colerosi, e agli sforzi di rimediare ai disastri subiti dai tifoni facendo le riparazioni più urgenti, la vita ecclesiale continuava e le istituzioni scolastiche in particolare godevano di un successo straordinario. All’inizio del 1938 il vescovo formava una nuova Commissione catechetica incaricata della direzione e della rappresentanza presso il Governo di tutte le scuole sussidiate, oltre a promuovere la stampa cattolica [13] .

La relazione annuale (in data 17 ottobre 1938) registra l’arrivo in giugno di p. Cirillo Speziali per la chiesa di S. Margherita, e il numero di 650 battesimi di adulti. “Il lavoro delle scuole cattoliche è una delle attività di propaganda che ci porta a contatti con innumerevoli famiglie non-cattoliche. L’opera degli oratori festivi ha ormai raccolto una folla di oltre 1.500 frequentatori assidui… Il progresso della Stampa cattolica ha riportato frutti notevoli disponendo di oltre 15.000 copie di pubblicazioni inglesi e cinesi…” [14] .

Avvicinandosi il giubileo d’argento della cattedrale, mons. Valtorta annunciava la prossima consacrazione di essa [15] : avvenne l’8 dicembre nella ricorrenza del cinquantesimo della sua apertura. Tre giorni dopo, di domenica, si svolse una solenne processione di oltre seimila fedeli, che lasciò una profonda impressione sulla popolazione di Hong Kong. Si approfittò dell’occasione per pregare per la pace [16] .

Il clima, tuttavia, era rattristato dalle prospettive immediate della guerra. I bombardamenti giapponesi proseguivano incessanti. Inaspettatamente però,nel settembre 1939, vi fu una distensione. Tra la sorpresa di tutti, i giapponesi, avendo lasciato la loro base nella baia Daya, abbandonarono la zona vicina alla colonia di Hong Kong.

Il numero dei missionari era nel frattempo aumentato con l’arrivo, nell’estate 1939, di p. Giovanni Pittavino, destinato alla Procura dell’Istituto e a S. Margherita. Anche p. Teruzzi rientrava in novembre dall’Italia e riprendeva le sue occupazioni curiali.

Il totale dei cattolici di tutto il Vicariato era, a fine giugno 1939, di 35.821, con circa 450 luoghi di culto e di attività, una sessantina di sacerdoti, una quarantina di fratelli e più di 300 suore. Funzionavano due seminari con 44 seminaristi. Le scuole erano 135, con un totale di quasi 16 mila studenti. Gli orfanotrofi erano 4 con 279 orfani, i ricoveri 11, gli ospedali 7 con 369 letti, e 10 dispensari.

“L’annata 1938-39 è stata una delle più dolorose per il nostro Vicariato – informava il vescovo – poiché ha segnato la ripetuta invasione giapponese di parecchie parti interne della nostra Missione, invasione che ha causato danni enormi... Molto del lavoro assistenziale è stato organizzato in Hong Kong. Tutte le associazioni religiose hanno attivamente contribuito mediante il lavoro personale dei membri nel confezionare fasce, preparare vestiti, ecc., ovvero mediante raccolta di fondi” [17] .  

P. Brookes partiva per l’Italia a metà maggio 1940, dove urgenti affari di famiglia lo richiedevano; accompagnava anche p. Garbelli, che rimpatriava a causa della salute malferma (15 maggio) [18] . P. Teruzzi, oltre ai suoi soliti impegni, sostituiva quest’ultimo come cappellano del collegio S. Giuseppe. “Oggi – informava questi – qui celebriamo la festa del Corpus Domini, con la solita solennità: è anche un giorno di speciale intercessione, dati gli avvenimenti bellici… Se l’Italia non entra in guerra, non si avranno seccature” [19] .

In autunno le scuole rimasero chiuse, furti e ruberie si moltiplicavano anche nelle chiese, i trasporti pubblici non erano efficienti, il commercio era soffocato, la gente soffriva e moriva in buon numero. Il giorno in cui l’Italia dichiarò guerra all’Inghilterra (10 giugno 1940) il governatore inglese convocò il vescovo nel suo ufficio e gli espresse l’imbarazzo di dover limitare il numero dei sacerdoti italiani nella colonia: poteva rimanere solo un prete italiano in ogni chiesa, oltre ai padri che lavoravano in episcopio, a condizione di presentarsi personalmente alla stazione di polizia e di sottoporre la corrispondenza alla censura ufficiale. Le suore italiane potevano invece continuare tutte i loro servizi. Il giorno seguente era emesso l’ordine di restrizione di movimento per tutte le persone di nazionalità italiana e tedesca, con il collocamento di guardie alle loro istituzioni [20] .

Il 15 agosto vennero ordinati sacerdoti quattro padri cinesi, Tommaso Yu Yuen-Chi (Wing-Hung), Antonio Chow To-Man, Stefano Lam So e Giovanni Wong Yuk-Muk. Eccetto quest’ultimo, trattenuto a insegnare nel seminario, furono tutti destinati ai distretti del continente.

Intanto i sacerdoti italiani non responsabili delle chiese dovevano lasciare la colonia: i pp. Pittavino, U. Galbiati, Bazzo e Liberatore si recarono a Macao, dove il vescovo portoghese aveva offerto loro ospitalità; i pp. D’Ayala, Cometti e Pulit, seguiti poi anche da p. Caruso, scelsero di recarsi nei territori cinesi della diocesi ad aiutare i confratelli che vi lavoravano; P. Cantore, invece, rimpatriava (16 settembre 1940).

All’inizio di ottobre, mons. Valtorta riferiva: “Gli stranieri ‘nemici’ sono già messi in campi di concentramento, uno dei quali è nel Collegio La Salle... Per noi missionari italiani le cose vanno meglio… le restrizioni sono ridotte al minimo [21] . Così restiamo ancora, tra tutti, una dozzina di missionari italiani del PIME; gli altri si trovano a Wai Chow (quelli di lingua Hakka) e a Macao (lingua cantonese e che imparano il portoghese)” [22] .  

“Il 1941 doveva essere un anno di feste religiose e civili per Hong Kong. Mentre si compiva il terzo quinquennio di episcopato di mons. Valtorta, si doveva anche celebrare il centenario della Missione e il centenario dell’occupazione inglese... I recenti avvenimenti della guerra scoppiata in Europa avevano però preso una piega tale che convenne mettere da parte ogni programma di feste. Quell’anno invece riservava alla popolazione di Hong Kong una sanguinosa sorpresa...” [23] .

Nel febbraio 1941 il vescovo assicurava di aver visitato i padri italiani a Macao poche settimane prima e di “averli trovati tutti in ottima salute” [24] . Le comunicazioni con l’Italia divennero difficili, però si riusciva a far pervenire qualche notizia da pubblicare su “Le Missioni Cattoliche”. Qui una relazione di p. Teruzzi del 21 giugno 1941 descriveva la situazione precaria della Missione e le sue attività: “Siamo tagliati fuori dai nostri padri del territorio cinese e nessuno ardisce viaggiare per timore delle truppe che invadono, e specialmente per paura dei ladri, che sono i padroni assoluti del campo... In Hong Kong ci si prepara per il peggio, pur sperando che il tifone passi al largo. Abbiamo celebrato in santa armonia il terzo lustro della consacrazione episcopale di Mons. Valtorta, ringraziando il Signore che, dopo tutto, ce l’ha mandata ancora assai buona, dopo le ansie e i seri timori dello scorso anno, quando ci trovavamo in residenza in numero assai grande... Il nostro lavoro apostolico, in questo anno di guerra, nelle due città non è diminuito; il lavoro di carità e di assistenza sociale si è accresciuto assai...” [25] .

Nel luglio 1941 il vescovo chiese e ottenne di far ritornare i padri italiani da Macao, eccetto p. Galbiati che continuò a insegnare nel seminario locale. A metà anno la popolazione in Hong Kong era salita a 1.640.000. In settembre il nuovo governatore Marc A. Young emanò i regolamenti di emergenza e prese misure per reclutare volontari per i servizi e per la difesa contro un’eventuale attacco giapponese. Il clero e le suore diventarono membri dei servizi di pronto soccorso.    

L’occupazione giapponese della colonia di Hong Kong (8 dicembre - 25 dicembre 1941)  

“L’8 dicembre 1941, festa dell’Immacolata e giorno della beatificazione di Maddalena di Canossa – ricorda p. Maestrini – alle 8 del mattino iniziò l’attacco giapponese su Hong Kong. Alle dieci circa il capo della polizia telefonò al vescovo e gli disse che tutti i preti della colonia dovevano radunarsi alla casa della Missione, ciascuno con una piccola valigia. Spiegò che saremmo stati internati in un campo di concentramento per la nostra stessa sicurezza. L’ordine era definitivo”. Il vescovo dovette rassegnarsi alla mancanza di sacerdoti proprio nel periodo di Natale. I quindici missionari italiani furono condotti alla prigione di Stanley [26] . Il vescovo, rimasto solo con i sacerdoti cinesi e lo spagnolo p. Rossellò, ricorse all’aiuto dei gesuiti irlandesi, i quali fecero del loro meglio per sostituire i missionari italiani [27] .

Il periodo che seguì fu un continuo incubo. Gli invasori giapponesi conquistarono i Nuovi Territori in cinque giorni e poi entrarono in Kowloon, seminando dovunque morte e distruzione. I bombardamenti e le sparatorie erano costanti, colpendo tutti senza distinzione. Ogni giorno ciascuno perdeva qualche parente o amico, le famiglie rimanevano senza tetto perché le case erano bombardate: ovunque rovine e sofferenze. Tra la popolazione cattolica, i portoghesi soffrirono maggiormente dal momento che molti di loro si erano offerti volontari per combattere. “Molti danni subirono le istituzioni cattoliche. La cattedrale fu colpita da bombe; la chiesa di S. Giuseppe fu pure gravemente danneggiata; l’ospedale Canossa colpito, incendiato e completamente distrutto. Quasi tutti gli edifici subirono qualche danno…” [28] .

La gente, soprattutto donne e bambini, si rifugiava nelle chiese e nelle istituzioni religiose, in cerca di protezione. Ogni angolo disponibile era affollato di persone che cucinavano riso con fornelli di terracotta o dormivano sul pavimento: così era per la cattedrale, per l’episcopio, per i conventi delle suore, per le scuole delle congregazioni, ecc. Clero, suore e seminaristi si davano da fare a soccorrere i bisognosi e a distribuire cibo, offrendo un servizio molto apprezzato [29] .

Poiché gli inglesi si rifiutavano di arrendersi, i giapponesi intensificarono gli attacchi, provocando ulteriori disastri. Infine, il 25 dicembre, Hong Kong dovette arrendersi. Il giorno seguente i padri italiani internati furono liberati dai nuovi padroni, ma trattenuti in un albergo a Wanchai.  

Attività ed evoluzione complessiva del Vicariato sotto i giapponesi (1942-1945)  

Mons. Valtorta, il 27 dicembre 1941, come “membro seniore della comunità italiana” agendo per il console italiano [30] , nella sua capacità ufficiale di vicario apostolico di Hong Kong e “rappresentante il Sommo Pontefice, dello Stato del Vaticano”, aveva udienza con il comandante in capo delle forze giapponesi. Chiedeva poi il permesso per i sacerdoti italiani di ritornare alle loro chiese, e avvisi di protezione da porre sulle porte delle proprietà ecclesiastiche, perché “sotto la giurisdizione del Sommo Pontefice” [31] .

Mentre gli italiani erano liberati, tutti i “nemici” dei giapponesi furono radunati nella mattinata del 5 gennaio 1942. Una sessantina tra suore e sacerdoti cattolici di nazionalità “nemica” vennero internati nei vari campi di concentramento, soprattutto a Stanley. Entro un anno, tutti, ad eccezione di tre preti e quattro suore, furono liberati e rimpatriati in un programma di scambio di prigionieri tra i vari governi. Nel settembre 1943 avvenne l’ultimo rimpatrio: le quattro suore e un sacerdote canadese lasciarono Stanley, mentre gli ultimi due missionari americani, i pp. Bernardo Meyer e Don Hessler, decisero di rimanere nel campo per assistere gli altri internati [32] . Mons. Valtorta si preoccupava costantemente per gli internati; riuscì a far giungere loro pacchi di viveri e persino, verso la fine della guerra, a visitarli personalmente.

Per il personale religioso italiano furono emessi regolamenti stretti (10 marzo 1942) che coinvolgevano direttamente il vescovo per ogni trasgressione. Riso e cibo erano razionati. Mons. Valtorta, inoltre, dovette sottoporre varie relazioni, specificando la natura della Chiesa cattolica, il personale straniero e cinese con i loro impegni, le varie congregazioni maschili e femminili operanti in Hong Kong con le loro opere, il modo e le fonti dei finanziamenti di ciascuna di esse. Era richiesto il quadro completo e dettagliato della situazione della Chiesa cattolica [33] . Del PIME, vi rimanevano il vescovo, 32 padri italiani, 1 spagnolo e 1 fratello, insieme a 21 sacerdoti cinesi [34] .  

Dal gennaio all’aprile 1942, 600 mila persone lasciano Hong Kong, tra cui molti cattolici; 2.500 cattolici portoghesi si rifugiano a Macao. I cattolici da 21.500 sono ridotti a 4.000. Chi non può emigrare rischia di morire di fame; ogni giorno si raccolgono per le strade dai 300 ai 500 cadaveri. Alla fine dell’occupazione la popolazione totale da un milione e mezzo è diminuita a circa 500 mila.

“Le condizioni generali in Hong Kong – informa il vescovo – sono ancora molto difficili: indigenti muoiono sulle strade e ci sono persino notizie di cannibalismo. Non c’è modo di aiutare. Noi tentiamo ora di organizzare qualche comitato di soccorso parrocchiale ma le possibilità sono molto ridotte, sebbene speriamo di aiutare famiglie a superare le loro indicibili difficoltà....” [35] .

In settembre, la situazione diventa praticamente insostenibile. Tutti quelli che possono lasciano la città; tutte le congregazioni religiose, scolastiche e caritative rimangono senza denaro e senza lavoro. Alcuni padri si trasferiscono a Macao per assistere i loro parrocchiani portoghesi, ivi rifugiatisi da Hong Kong, spopolata di tre quarti di cattolici.

Le autorità cattoliche riescono a creare e mantenere rapporti passabili con quelle giapponesi, continuando con il Fondo papale ad aiutare tutti, europei e cinesi, cattolici e protestanti, nonché i centri di rifugiati sul continente. Dall’aprile 1942 al giugno 1943 la Santa Sede, tramite la nunziatura di Tokyo, invia a più riprese dei fondi per un totale di 248.529,66 yen militari (YM). Il denaro viene distribuito alle istituzioni missionarie e religiose, ai centri di soccorso delle chiese e di altri enti, agli orfanotrofi e ai dispensari e infine ai prigionieri di guerra [36] .

“Quando nel 1943 – riporta il vescovo – lo Yen giapponese cominciò a cadere troppo in valore mentre il prezzo del riso saliva a cifre incredibili, feci avvisare segretamente il vescovo di Macao che telegrafasse al Vaticano di non mandare più sussidi in Hong Kong, perché non valeva la pena di mandare franchi svizzeri che erano sempre cambiati a 0,96 mentre potevano valere dai 100 ai 200 yen… Cessato l’arrivo di ulteriori somme dal Vaticano, venne provvidenzialmente il permesso di poter vendere proprietà. Così vendetti in diversi tempi (ed anche prima di avere il permesso) tre case, le catene e anelli d’oro miei e dei miei predecessori, l’oro di un ostensorio e di una corona offerta alla Madonna e le campane…” [37] .  

La preoccupazione del vescovo riguardava naturalmente soprattutto il lavoro pastorale; oltre a provvedere all’apostolato tradizionale nei luoghi di culto, si rivolse alle autorità giapponesi anche per ottenere protezione per il seminario regionale e il permesso di visitare i prigionieri di guerra, per provvedere loro i servizi religiosi. Mons. Valtorta dovette prendersi cura anche di tutte le istituzioni cattoliche del Vicariato e delle congregazioni religiose, opponendosi ufficialmente, anche se inutilmente, quando le autorità giapponesi le volevano sequestrare per altri usi, dichiarando che occorreva il permesso del Vaticano.

La miseria intanto si faceva sempre più sentire, costringendo tutti a cercare di sopravvivere con il minimo. La situazione economica era all’estremo [38] . Spinto dalle necessità economiche, il vescovo si fece forte a richiedere alle autorità giapponesi le compensazioni per i danni, il sequestro e l’uso delle proprietà della Missione. E lo fece più volte, ma con risultati magri [39] .  

La posizione legale dei cittadini italiani a Hong Kong divenne di nuovo critica quando l’Italia firmò l’armistizio con gli Alleati nel settembre 1943: i missionari italiani in Hong Kong divennero, dalla sera alla mattina, “stranieri nemici”.

“Per alcuni giorni dopo l’8 settembre fummo lasciati in sospeso e non sapevamo che cosa sarebbe successo. Finalmente alla fine di settembre il governatore militare giapponese chiamò il vescovo nel suo ufficio e lo informò che il governo militare non aveva intenzione di internare preti e suore italiani, dal momento che dovevano rimanere al loro posto per continuare il loro lavoro religioso. Fummo sollevati e felici alla buona notizia. Non soltanto potevamo continuare le nostre attività, ma eravamo contenti di sapere che ci eravamo guadagnati la stima e il rispetto dei militari...” [40] .

La prima incursione aerea degli Alleati avvenne verso le quattro pomeridiane dell’ultima domenica dell’ottobre 1943 e scompigliò la processione della festa di Cristo Re che si stava preparando nel cortile della cattedrale. Disgraziatamente quei primi bombardamenti, che miravano all’arsenale e alle caserme giapponesi, causarono la morte di più di diecimila civili, cadendo sull’area densamente popolata di Wanchai.

Le strettezze economiche intanto non cessavano e, per mancanza di viveri, altri padri furono costretti di nuovo a cercare rifugio a Macao. Qui il 26 luglio 1944 i quattro teologi di Hong Kong, che vi si erano rifugiati, vennero ordinati sacerdoti: Giovanni Battista Cheng Shu-Seng, Pietro Chow Chang-Cheung, Giovanni Evangelista Liu Shek-Kwong e Antonio Wong Chi-Shing.  

Le incursioni aeree degli Alleati continuarono quasi quotidianamente. Un giorno cominciarono verso le 6 del mattino e proseguirono a intervalli di quindici o venti minuti fino al tramonto [41] . Quando, nel 1945, la marina americana si mosse dal sud del Pacifico verso il Giappone, riportando vittorie nelle Filippine, a Iwo Jima e Okinawa, la tensione in Hong Kong crebbe. Il cibo scarseggiava sempre più e aumentava di prezzo, lo yen perdeva valore di giorno in giorno. L’atteggiamento dei giapponesi diventava sempre più arrogante e irritabile, mentre le incursioni degli Alleati si facevano più frequenti. I soldati giapponesi si preparavano intanto a difendere Hong Kong centimetro per centimetro, scavando trincee sui fianchi delle colline intorno alla città. Lavoravano giorno e notte; il boato delle esplosioni era diventato il sottofondo abituale. Ma la fine si avvicinava: il 7 maggio 1945 la Germania si arrendeva, il 6 agosto la prima bomba atomica era lanciata su Hiroshima, il 9 agosto una seconda su Nagasaki. Alla sera del 14 agosto, un bollettino ufficiale della radio giapponese annunciava un comunicato dell’imperatore per il mezzogiorno dell’indomani: era l’annuncio della resa del Giappone. Dal 15 al 30 agosto in Hong Kong regnò la confusione e si registrarono innumerevoli casi di saccheggio di abitazioni.  

L’apostolato nelle chiese urbane (1937-1945)  

Nel 1938 i numerosi rifugiati aumentarono la comunità cattolica e richiesero nuovi servizi. P. Spada continuò a lavorare come rettore della cattedrale finché la salute glielo permise (maggio 1942), poi fu sostituito da p. Teruzzi finché, nel settembre seguente, non venne nominato p. Maestrini, aiutato da altri padri [42] .

“La parrocchia della cattedrale – scrive p. Maestrini – rimase la roccaforte della fede portoghese e del cattolicesimo fino all’8 dicembre 1941. La guerra dei diciassette giorni cambiò ogni cosa, anche la popolazione della parrocchia della cattedrale. La comunità portoghese che, sotto l’amministrazione britannica, aveva prosperato, fu emarginata dai nuovi capi. Siccome il Portogallo era una nazione neutrale, i portoghesi civili di Hong Kong non potevano essere internati come ‘stranieri nemici’, ma, essendo ‘bianchi’, furono ostracizzati. Tutti gli uomini d’affari portoghesi e quelli impiegati nelle banche e nel governo erano ora senza lavoro e non c’era un futuro per loro. Ecco perché, appena ripresero le comunicazioni con Macao, i portoghesi cominciarono a lasciare Hong Kong in massa. Il loro esilio svuotò la popolazione cattolica della cattedrale al punto che, quando assunsi la parrocchia, circa il novanta per cento dei portoghesi erano già partiti per Macao. I parrocchiani cinesi erano meno di un centinaio di famiglie” [43] .

Nel maggio 1943 la Missione perdeva p. Arvat, già malato da un po’ di tempo [44] .

Durante i bombardamenti degli Alleati aumentò il lavoro di assistenza ai feriti. Furono fatte parecchie distribuzioni di cibo ai più poveri e ai malati negli ospedali. Particolare assistenza era riservata agli orfani e all’organizzazione dei funerali. Nel 1944, dietro iniziativa di p. Maestrini, i parrocchiani fecero voto di erigere un altare a S. Giuda, se la chiesa e le residenze vicine dei cristiani fossero scampate ai bombardamenti. La preghiera fu esaudita e, dopo la fine della guerra, fu costruito l’altare promesso [45] . Nel maggio 1944, a causa dell’estrema necessità di fondi per comperare viveri, fu decisa la demolizione del campanile, già malmesso, con la vendita delle campane e del materiale edile.

Della chiesa di S. Giuseppe era responsabile p. Riganti. Subì un furto sacrilego nella notte del 15-16 giugno 1940. La chiesa fu notevolmente danneggiata dai bombardamenti, mentre il Club di S. Patrizio rimase completamente distrutto. A S. Francesco, p. Zilioli continuava a prendersi cura dell’apostolato con una messa feriale e due messe domenicali.

A S. Margherita, nell’ottobre 1937, come si è già visto, p. Page lasciò il posto a p. U. Galbiati, che vi trasferì la Procura del PIME. Nel gennaio 1938 fu lanciata la sottoscrizione per la costruzione del salone parrocchiale. Nel giugno seguente arrivò p. Speziali, come assistente, a cui si aggiunse p. Pittavino, nell’autunno 1939.

Per p. Galbiati sorse un grosso grattacapo: “Il primo settembre 1939 – spiegava lo stesso padre – mons. Vescovo mi comunicava che il giorno precedente il capo dell’Intelligence Service gli notificava che in caso di guerra tutti i Padri italiani potevano rimanere al loro posto, non così sarebbe stato per il sottoscritto accusato di spionaggio e controspionaggio…”. P. Galbiati chiamò il superiore regionale della Cina, p. Ugo Sordo, e diede le dimissioni da procuratore [46] . P. Sordo lo sostituì in questa veste dalla fine di marzo all’inizio dell’estate 1940. Quando i pp. Galbiati e Pittavino si rifugiarono a Macao a causa della guerra, p. Speziali fu nominato nuovo procuratore e rettore della chiesa. P. Pittavino ritornò ad aiutarlo nel settembre 1941.

Alla chiesa della S. Croce a Shau Ki Wan, nel 1936 p. Felice Shek sostituì come rettore l’anziano p. Paolo Lu, che però vi rimase a lavorare fino alla morte (22 novembre 1928) [47] . L’apostolato prosperava soprattutto tra la gente Tanka e Hakka della zona [48] .. Quando p. Shek fu trasferito in cattedrale nel 1942, gli successe p. Page.

I padri salesiani erano ancora responsabili della chiesa di S. Antonio, mentre i padri delle MEP continuavano ad avere in carico la chiesa di N.S. di Lourdes, a Taikulao. Qui i giapponesi nel 1941 occuparono la casa di Betania e nel luglio 1943, la casa di Nazareth, dove nel frattempo si era dovuto chiudere la tipografia [49] .

Ad Aberdeen e a Stanley continuava a lavorare p. Situ. Nel febbraio 1943, egli dovette rifugiarsi a Macao e p. Rossellò fu incaricato di prendersi cura della chiesa: gli bastava andarvi alla domenica, perché anche i pochi cristiani che ancora frequentavano, si erano rifugiati sull’isola di Lamma. P. Situ vi ritornò nell’aprile 1945. Nel frattempo, a Stanley, sul lotto di terreno comperato nel 1935 nella zona [50] , furono aperte una scuola e una residenza (18 ottobre 1937). Con il 1° gennaio 1940, venne incaricato della messa domenicale p. Maestrini, fino a quando, divenuto parroco della cattedrale nell’autunno 1942, fu sostituito da p. Feroldi.  

L’apostolato nelle chiese di Kowloon  

All’inizio di gennaio 1938, p. Page divenne pro-rettore del S. Rosario, mentre da giugno p. De Angelis fu rettore della cappella dei pescatori in Portland Street a Yau Ma Ti, dove l’anno successivo venne aperta anche una scuola [51] . In settembre al S. Rosario si aggiunse come assistente p. Ricciardi che a causa della guerra non poteva rimanere nel Po On [52] .

Nei primi mesi del 1939 divenne pro-rettore p. Rossi [53] . P. Ricciardi rimase al S. Rosario fino a quando poté ritornare a Nam Tau (2 febbraio 1940), e fu sostituito come assistente da p. Giuseppe Cheung Chi-Yim [54] . P. Rossi rimase rettore fino al marzo 1940, quando ritornò definitivamente in Italia [55] . Al suo posto venne mandato p. Caruso, mentre p. De Angelis divenne assistente [56] . Verso la metà del 1941 p. De Angelis assunse la piena responsabilità della chiesa, e rimase da solo, perché anche p. Cheung fu trasferito nell’Hoi Fung.

All’inizio del 1942 il padre informava sulla situazione: “Kowloon si trova in condizioni migliori di Hong Kong… La casa adiacente alla nostra è occupata da soldati. La chiesa è intatta, fatta eccezione di vetri rotti da una bomba che cadde tra la chiesa e il giardino della scuola di S. Maria. La cassaforte fu aperta da alcuni soldati e derubata di qualche centinaio di dollari appartenenti ai cristiani. La mia stanza fu messa sottosopra e parecchie intenzioni di Messe rubate. Nella scuola di S. Maria rimangono una sessantina di rifugiate…” [57] ..

In aprile, p. De Angelis aggiungeva: “Dato il numero limitato dei parrocchiani a causa di evacuazioni passate e future, mi pare che possa cavarmela da solo nei giorni feriali… Riguardo alle domeniche e giorni di precetto, io penso che con l’aiuto di P. Bruzzone (il quale già viene tutti i sabati a Kowloon) si può accudire…” [58] . Si preoccupava anche dei pescatori di Yau Ma Ti “che ormai fanno una comunità a parte e hanno bisogno di un padre europeo pieno di energia ed entusiasmo...” [59] . E intendeva ampliare la loro cappella [60] .  

Riguardo alla chiesa di S. Teresa, nel settembre 1937 ne era rettore p. Granelli con p. Maestrini assistente, mentre p. Orlando prendeva la cura della nuova chiesa di S. Francesco d’Assisi a Kowloon Shing [61] .

Dopo la Pasqua del 1938, quando p. Maestrini fu chiamato in cattedrale, p. Orlando si trasferì a S. Teresa, mentre p. Bazzo ne prendeva il posto a Kowloon Shing. Nel 1939 p. Granelli si ammalò e p. Caruso fu chiamato a dare una mano. Nel novembre 1942, p. Orlando venne nominato pro-rettore, perché p. Granelli dovette andare a curarsi a Macao, da cui ritornò all’inizio del 1945. Permise così anche a p. Orlando di partire a sua volta per ristabilirsi un po’ (febbraio-novembre 1945).  

La chiesa di S. Francesco a Sha Ti Yuen, ultimata grazie a donazioni delle sorelle Anna e Guglielmina Gomes, fu aperta il 4 ottobre 1937. Consisteva in un edificio a tre piani, con al piano terreno la scuola Tai Tung, al secondo la chiesa e al terzo la residenza. Ne divenne primo responsabile p. Orlando, a cui si aggiunse p. Bazzo alla fine dell’anno. Questi, succeduto come responsabile nel 1939, registrò una crescita del numero dei fedeli a circa 400. Dal settembre 1940 all’estate 1941, durante la sua permanenza a Macao, fu sostituito da p. Situ. Sotto l’occupazione giapponese, le autorità requisirono la scuola Tai Tung, che contava 300 alunni. Alla fine di giugno 1942, dichiararono l’intenzione di requisire tutto il complesso, con lo scopo di sviluppare l’aeroporto. Il vescovo sollevò obiezioni [62] , ma poi fu costretto ad acconsentire alle autorità e ordinò a p. Bazzo di spostare tutto al convento della Sacra Famiglia delle Canossiane, a Shek Ku Lung; ma in settembre venne requisito anche il convento. Intanto anche la popolazione si spostava in gran numero a Yau Ma Ti e a Mong Kok. Alla fine di ottobre, tutto il complesso della chiesa venne consegnato alle autorità, dietro la promessa di un compenso. Il 23 settembre 1943, mons. Valtorta, sebbene “con protesta” data l’esiguità, accettava il compenso. P. Bazzo si era trasferito nel frattempo alla chiesa di S. Teresa.  

Nella casa per anziani di S. Giuseppe a Ngau Chi Wan, continuava a fare da cappellano p. Francesco Chan, che però nel 1941 si ammalò e passò a miglior vita (25 ottobre) [63] . Il suo posto venne preso da p. G. Yeung fino al luglio 1940, quando andò a sostituire p. D’Ayala a Yuen Long. Gli succedette p. Poletti fino al novembre 1942, sostituito a sua volta da p. D’Ayala. Nel marzo 1945 le Suore dei poveri dovettero traslocare l’ospizio alla scuola di S. Maria, Austin Road, perché il loro fabbricato era stato requisito dai giapponesi.  

La chiesa del Prezioso Sangue, Sham Shui Po, dal 1934 era curata da p. Pietro Lam. Il 5 giugno 1937 vi si aprì ufficialmente il nuovo ospedale delle suore del Prezioso Sangue. P. Lam nel 1937 si ritirò perché ammalato, e morì il 17 giugno 1939 [64] . Gli succedette come rettore p. Liberatore. Il 20 gennaio 1940 fu benedetta la nuova ala dell’ospedale delle Suore cinesi. Nell’agosto 1942 p. Liberatore puntualizzava lo stato della chiesa: “La parrocchia di Sham Shui Po prima della guerra contava non meno di 1.500 cattolici, la più parte cinese. Di questi una quarantina sono morti a causa dei bombardamenti delle batterie inglesi sull’area; un centinaio sono morti di fame e di malattie causate dalla denutrizione; una cinquantina sono andati ad abitare in altri distretti di Hong Kong e Kowloon; un quattrocento sono via in territorio cinese. Quindi la parrocchia conta ora approssimativamente 800 anime… La Scuola dei Poveri, con circa 70 bimbi: il locale che era usato anche come centro di distribuzione del chuk [semolino di riso] ai poveri è stato devastato… La rettoria, casa del parroco, fu occupata il giorno 11 dalle truppe giapponesi. Quando andarono via, trovai i danni, [fatti] in due giorni tra lo scoppio della guerra (8 dicembre) e l’arrivo dei giapponesi in casa (11 dicembre)… Il lavoro presente religioso si riduce ai soliti servizi della domenica e dei giorni feriali… Si aiutano i poveri e a sotterrare i morti…” [65] .

Il 18 aprile 1944 divenne rettore p. Feroldi, fino alla fine della guerra.  

L’apostolato nei Nuovi Territori  

Nel 1937 a Sai Kung continuava a lavorare p. Caruso, a Tai Long p. Francesco Wong Chi Him. Nella primavera del 1939 a Sai Kung venne mandato p. Pulit come assistente. Vi era in atto la ricostruzione della chiesa di Wong Mo Ying, che fu benedetta dal vescovo il 29 maggio 1939 [66] .

Nell’estate 1940, a causa dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Inghilterra, i missionari italiani dovettero ritirarsi, per cui il distretto fu affidato a p. Giacomo Wong Yu Chi, aiutato saltuariamente da altri [67] . Anche qui, per sovvenire ai bisogni di rifugiati cattolici, nel maggio 1941 si realizzò un insediamento cattolico a Port Shelter, dove si radunarono insieme famiglie cattoliche e pagane, che si mantenevano con il lavoro agricolo. Nel novembre 1941 vi fu mandato p. Renato Kwok come rettore residente. Ma si prospettavano tempi duri [68] . Il 10 dicembre seguente, infatti, arrivarono i giapponesi. Con la loro occupazione, la situazione nei Nuovi Territori si fece caotica per motivi politici. La vastità e la varietà topografica dell’area non permettevano un controllo effettivo. Di fatto, fin dall’aprile precedente vi operava clandestinamente il primo gruppo di cellule comuniste, sotto l’egida dei Guerriglieri del Fiume dell’Est, con il quartiere generale a Wai Chow. Dopo l’arrivo dei giapponesi, cominciarono anche le scorrerie di banditi o briganti, alcuni locali, altri provenienti dai distretti cinesi della costa di fronte.

I guerriglieri comunisti si fecero paladini del patriottismo: cercavano con tutti i mezzi di destabilizzare il controllo dei giapponesi, aiutavano i villaggi a difendersi dalle scorrerie dei banditi e assistevano coloro che cercavano di rifugiarsi in Cina. Oltre alle azioni dei comunisti contro i giapponesi, non mancavano le vendette contro cinesi che essi consideravano collaborazionisti. Tra il 1943 e il 1944 in Sai Kung, i guerriglieri uccisero i tre più importanti interpreti cinesi dei giapponesi, costringendo questi ultimi ad imporre coprifuochi e severi controlli. In tale contesto, il controllo effettivo di alcune zone del distretto di Sai Kung era in mano a squadre di guerriglieri comunisti o a bande di briganti. Si registravano così quasi quotidianamente uccisioni, furti e vendette.

Nel 1942 in quest’area erano rimasti i due sacerdoti cinesi, il p. Renato Kwok a Sai Kung e p. Francesco Wong a Tai Long. Dovevano starsene chiusi nella loro residenza o uscire con grande circospezione. Verso la metà dell’agosto 1942 p. Kwok fu catturato nella piazzetta di Sai Kung, con altre sette persone, da una banda armata. Si pensò a un sequestro per ricatto, ma ai primi di settembre risultò che i prigionieri erano stati trucidati: erano infatti stati visti partire legati su una barca e approdare ai piedi di un monte dove furono uccisi [69] .

P. Teruzzi, che amava il distretto da lui evangelizzato per tanti anni, e preoccupato per la sorte dei cristiani, insistette presso il vescovo affinché fosse nominato un successore a p. Kwok e si offrì lui stesso come il più indicato. Il Vescovo, dapprima titubante, dovette cedere alle insistenze del padre e gli permise di andarvi solo per quindici giorni a esplorare la situazione. Così il 5 ottobre, p. Teruzzi rimetteva piede a Sai Kung. La mattina seguente cominciò subito l’amministrazione dei sacramenti e i contatti con la gente, interessandosi anche della fine di p. Kwok [70] . Intraprese pure, con prudenza, le visite ai villaggi della zona, trovando, in genere, buona accoglienza.

Ottenuto qualche giorno di proroga, rientrò a Hong Kong verso la fine di ottobre, riconfermando le sue buone impressioni sulla situazione a Sai Kung. Riprese a perorare la causa del distretto. Al termine degli esercizi spirituali comuni, all’insistente richiesta di p. Teruzzi, mons. Valtorta cedette e il 16 novembre 1942 lo nominò ufficialmente rettore di Sai Kung, imponendogli di mantenere il suo ufficio di cancelliere e di lavorare dieci giorni al mese a Hong Kong. Così lo stesso giorno p. Teruzzi ritornò a Sai Kung, ma notò subito che il presidio giapponese era stato cambiato con elementi tra i peggiori, instaurando un vero regno del terrore [71] . Ciò nonostante, il padre non rinunciò a visitare i villaggi che non aveva ancora raggiunto e il 25 novembre partì per Tai Tung e villaggi vicini, con il catechista e un domestico, intendendo rientrare due giorni dopo. Verso sera giunse a Tai Tung dove pernottò in una casa di cattolici. Al mattino seguente, mentre si accingeva a indossare i paramenti per celebrare la S. Messa nella stessa casa, un gruppo di uomini armati entrò improvvisamente e ingiunse loro di seguirli. Il padre li pregò di concedergli almeno il tempo di celebrare la Messa, ma essi furono irremovibili: condussero via il padre con il catechista, mentre non si curarono del servo. Furono visti percorrere il tratto che distanziava il villaggio dal mare, salire su una barca che li attendeva e dirigersi verso il nord. Dopo un intervallo di tempo, ecco apparire di nuovo alcuni sgherri in quella stessa casa, in cerca del servo. Purtroppo, questi era ancora lì, aspettando il ritorno del padre. Fu preso e condotto via anche lui.

Si presume che p. Teruzzi sia stato ucciso sulla barca, a colpi di pietra sulla testa, dato che il cadavere fu rinvenuto con le ossa del cranio fratturate, e gettato in mare al largo [72] , dove l’acqua era abbastanza profonda. Al corpo era stata legata una pietra per farlo scomparire sul fondo, ma la pietra si staccò e il cadavere fu trasportato dalla corrente a riva, in una insenatura poco a nord di Sham Chung. Circa una settimana dopo, a bassa marea, alcune donne del villaggio, tra cui alcune cattoliche, videro il cadavere abbandonato dalle onde su una piccola spiaggia con la corda ancora legata; lo riconobbero facilmente per le calze europee che indossava e per il dente d’oro che aveva, e corsero a riferire la notizia ai cattolici di Sham Chung. Seppellirono quindi il cadavere del padre, sul pendio asciutto del monte a poca distanza dalla spiaggia [73] . Del catechista e del domestico, nessuna traccia.

Anche p. Francesco Wong, che, incoraggiato dalle attività di p. Teruzzi, aveva aumentato le visite ai villaggi, sparì in quei giorni. Per parecchi giorni non se ne seppe nulla, finché non corse voce che anch’egli era stato catturato da guerriglieri, condotto su un monte, ucciso e sepolto segretamente, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre [74] .

Si fecero le prime indagini sui delitti. Un semplice rapporto in latino, datato il 3 dicembre 1942, probabilmente scritto da un sacerdote cinese, attribuiva l’uccisione di p. Teruzzi “a yau-kik-dui (squadre di guerriglieri) che lo consideravano un traditore della Cina…” [75] . Qualche settimana dopo, ai primi di gennaio, nella cattedrale di Hong Kong fu celebrata, con la partecipazione di una folla enorme di fedeli e di tutte le associazioni cattoliche, una solenne Messa pontificale di suffragio per le tre vittime. Il Vescovo stesso volle ricordarne, commosso, la vita e il martirio.

Mons. Valtorta comunicò la triste notizia dell’uccisione dei tre padri al Delegato apostolico a Tokyo, il quale in data 30 dicembre 1942 la trasmise a Propaganda Fide a Roma, che promulgò la notizia il 2 gennaio 1943 [76] . Nel messaggio, mons. Valtorta attribuiva il misfatto a “briganti cinesi”, ma molto probabilmente l’espressione gli era stata suggerita da motivazioni ‘prudenziali’. Egli aveva parlato già di omicidio dalle mani di comunisti, quando informando le autorità giapponesi (22 dicembre 1942), aveva specificato: “Tutti questi omicidi sono dovuti a motivi politici… Si sa che gruppi comunisti sono ben organizzati in tutti i Nuovi Territori e i loro membri a volte si avventurano persino in Kowloon…” [77] .

Chi furono, quindi, gli assassini, e quale fu il movente preciso dell’uccisione di p. Teruzzi e degli altri due sacerdoti cinesi? Il sospetto posto sui giapponesi che non gradivano testimoni estranei nella zona non sembra avere una buona base, perché essi non erano presenti nei luoghi dei delitti, anche se ancora un anno dopo, l’unica loro risposta alle inchieste del vescovo era sempre che “stavano investigando”.

Fu opera di briganti? In seguito a ulteriori ricerche, lo stesso mons. Valtorta scrisse che “certamente gli assassini non erano di Sai Kung ove il Padre era tanto amato perché tanto vi aveva lavorato. Appartenevano a bande di ladri dei dintorni di Tam Shui e di Bias Bay, camuffatisi da franchi tiratori: nei missionari essi temevano delle spie giapponesi” [78] .

Se si tengono presenti, però, i modi di operare dei guerriglieri, i primi giudizi sull’accaduto di molti testimoni e le successive testimonianze di parecchi abitanti del luogo [79] , non si può dubitare che siano stati i guerriglieri comunisti a perpetrare i tre omicidi. L’enigma è individuare i veri motivi dell’uccisione. Molto probabilmente, i sacerdoti cattolici erano considerati “cooperatori dei giapponesi”, quindi traditori; inoltre, godevano di grande influsso e prestigio sulla popolazione locale e risultavano testimoni indesiderati e odiati dai comunisti che intendevano sabotare l’ordine pubblico e il controllo giapponese. Sia p. Teruzzi che p. Wong fecero delle ricerche sulla sparizione di p. Kwok: le eventuali informazioni da loro raccolte potrebbero aver spinto i comunisti a eliminarli. Indubbiamente ci fu anche il motivo dell’odio per la religione, per cui, secondo p. De Ascaniis che ha lavorato a Sai Kung dal 1953 al 1961, si può ben parlare di martirio: “Due argomenti principali e convincenti sono in favore e provano il martirio. Innanzitutto p. Teruzzi si offrì ad andare a Sai Kung, luogo pericoloso, non per motivi o interessi umani, ma per prendersi cura delle anime, per predicare il Vangelo e procurare la gloria di Dio. Egli diede la vita per le sue pecorelle... Gli uccisori di p. Teruzzi inoltre appartenevano ai guerriglieri comunisti, cioè al partito noto per l’avversione e per l’odio contro ogni religione, ma specialmente contro quella cattolica...” [80] .

Indubbiamente, anche se non si può chiarire definitivamente se si tratti di un vero martirio a causa della fede, rimane sempre il valore della piena consapevolezza del pericolo e della disponibilità totale di p. Teruzzi. Dopo l’uccisione dei tre padri non furono mandati altri sacerdoti a risiedere nel distretto, fino alla fine dell’occupazione giapponese nella seconda metà del 1945, quando p. Gioacchino Chan riprese a farvi visite saltuarie.  

Nel distretto orientale dei Nuovi Territori, nel 1937, continuava a lavorare p. D’Ayala, con residenza centrale a Tsuen Wan; veniva però aiutato da altri padri disponibili soprattutto per l’apostolato domenicale nella zona di Tai Po e Fan Ling. Verso la fine del 1937 lo aiutava p. Ricciardi, che riferiva alla fine di novembre: “Con P. Bazzo due giorni fa mi recai a Tai Po per preparare il necessario per il battesimo di 29 catecumeni, la più parte adulti nel villaggio di Wo Hop Shek… Ieri ci fu la festa di S. Andrea [a Tai Po]. Venne molta gente e si ebbero 58 comunioni. Oggi sono a Yuen Long per cominciare la visita…” [81] . P. Ricciardi rimase ad aiutare fino all’autunno 1938 quando fu sostituito da p. Cometti, in cura soprattutto delle zone di Tai Po e Fan Ling [82] .

Nel resoconto annuale 1937-38, p. D’Ayala riportava: “Il numero dei battesimi degli adulti è diminuito in paragone agli anni scorsi. Non vi sono state nuove conversioni né si prevedono. I già convertiti si sono mantenuti fedeli, nonostante le presenti condizioni morali del popolo e varie dicerie in relazione al presente conflitto... Fortunatamente le scuole sono piene e almeno in qualche modo si può mostrare l’interesse e l’amore per la Cina… L’ateismo tra la gioventù si fa strada...” [83] .

P. D’Ayala vi continuò a lavorare fino al luglio 1940, quando dovette rifugiarsi in territorio cinese a causa della guerra e fu sostituito da p. G. Yeung. Alla fine del 1941, questi cedette il posto a p. Filippo Lo, che vi rimase fino al 1945, battezzando mediamente una quindicina di adulti all’anno. P. D’Ayala ridiventò ancora rettore del distretto nell’ottobre 1945.

Riguardo al distretto delle Isole, nel giugno 1937 il vescovo andava a Tai O per inaugurare il nuovo complesso di residenza, chiesa e scuola. Fece seguito un pellegrinaggio guidato da p. Liberatore. Nell’ottobre seguente p. Bruzzone, procuratore della missione, diventò anche rettore del distretto [84] . Nelle sue relazioni annuali, questi sottolineava la necessità di assumere buoni catechisti, dal momento che l’isola stava diventando il rifugio di molti conventi e templi buddisti. Con l’entrata in guerra dell’Italia, p. Bruzzone fu sostituito sporadicamente da sacerdoti cinesi.  

Prime operazioni militari giapponesi nei distretti continentali del Vicariato (1937-1940)  

Nel settembre 1937 i giapponesi iniziarono i bombardamenti sulla baia Daya (Bias Bay) e su Sham Chun, oltre i confini con Hong Kong. In ottobre effettuarono lo sbarco consistente di loro truppe nella baia Daya, senza incontrare nessuna resistenza cinese. Subito una colonna armata si mise in marcia su Canton, attraversando tutta la parte continentale del Vicariato. La sezione cinese della ferrovia Kowloon-Canton cadde presto nelle loro mani, come pure Canton e Sham Chun.

“Il 12 ottobre avvenne l’invasione giapponese in Bias Bay ad Ha Chun… Tutti i padri [che si trovavano in Hong Kong per gli esercizi spirituali] ritornarono in fretta al Wai Yeung e Hoi Fung. I pp. Pilenga, Poletti e Pulit se ne andarono in treno, ma giunti a Cheuk Muk Tao, dovettero ritornare; per cui da Sham Chun in bicicletta si recarono a Wai Chow. P. De Ascaniis ritornò a To Yeung. P. Cantore, via To Yeung, arrivò a Wang Lak. P. Filippo Lo scappò da Tam Shui e si rifugiò a Pak Shek Lung…” [85] .

I missionari raggiunsero e rimasero ai loro posti. I giapponesi proseguirono l’invasione occupando anche l’isola di Hainan. Il 21 febbraio 1939 bombardarono nuovamente Lowu, lasciandovi 12 morti e 18 feriti [86] . Da Hong Kong, come si è detto, si intrapresero iniziative di soccorso. “La stima che hanno di noi cattolici, sia i protestanti sia i pagani – riferiva mons. Valtorta – ce l’hanno manifestata ampiamente nell’organizzazione di questi lavori assistenziali… Durante una mia visita nell’interno ho potuto constatare de visu quale rispetto e deferenza vi sia per la Chiesa cattolica. Ciò è dovuto al contegno eroico dei nostri missionari che sfidando tutti i pericoli non solo sono rimasti al loro posto, ma hanno speso tutte le loro energie a beneficio dei poveri e degli affamati…” [87] .

Fortunatamente dal settembre 1939, a causa dell’inaspettata evacuazione giapponese, come si è notato sopra, tutta la zona poté godere di una certa quiete. I giapponesi, però, adottarono la tattica di distruggere le zone conquistate, prima di trasferirsi altrove. In teoria, con la partenza delle truppe nipponiche, le autorità cinesi avevano ripreso i loro posti, riportando la situazione alla seminormalità. Ma solo nelle città e nei grossi centri le autorità civili e militari riuscivano a mantenere una certa parvenza di ordine: nelle campagne, nessuna legge era più rispettata. Per impedire il movimento dei soldati, le ferrovie e le strade erano state distrutte, per cui le comunicazioni e gli spostamenti erano lenti e precari: i banditi controllavano il territorio, richiedendo pedaggi e opprimendo la gente con qualsiasi pretesto.

La fase di stallo della guerra durò praticamente fino a metà 1940. La zona però rimaneva occupata da non poche divisioni militari cinesi e anche giapponesi, a seconda delle zone, senza però combattimenti attivi [88] . Per di più, di tanto in tanto gli aerei giapponesi riapparivano per bombardare le città, le ferrovie e i corsi d’acqua, in modo da prevenire la ricostruzione di opere di difesa. Il 25 giugno 1940 le truppe giapponesi ritornarono ai confini della colonia di Hong Kong, occupando di nuovo tutta la zona. Durante questo alternarsi di vicende militari e politiche, e persino nella mancanza di ogni autorità regolare, i missionari rimasero sempre al loro posto, ma ancora una volta dovettero assistere alla distruzione dei loro luoghi sacri e al saccheggio delle loro proprietà anche personali. Più di 30 chiese e residenze furono distrutte, non lasciando che pochi muri diroccati.  

Vicende e attività religiose nel Po On (1937-1945)  

Nam Tau  

A causa della guerra, sia p. Bazzo che p. Ricciardi dovettero lasciare il distretto e, alla loro partenza dal Sai Lo all’inizio dell’ottobre 1937, il vescovo sollecitò p. Yip a visitare ogni tanto anche questa area [89] . Rimaneva pure p. Yeung, che da Sham Chun girava anche lui continuamente. Per la metà del 1938, “il Po On e Nam Tau sono stati bombardati parecchie volte, ma senza conseguenze gravi. Ora questo distretto è affidato interamente a padri cinesi, poiché, essendo considerato zona di guerra, non è permesso ai padri italiani di risiedervi. Anche le Suore di Nam Tau hanno dovuto evacuare il loro orfanotrofio...” [90] . I bombardamenti e le truppe giapponesi recarono gravi danni alla chiesa di S. Michele a Pak Shek Lung, come pure ad altre chiese. Ma si registravano altre tragedie.

“Sto visitando il Po On – riportava p. Yip – che sta soffrendo degli effetti della guerra. Soprattutto nelle vicinanze dei mercati di Wu Shek Ngam e Lung Wah, vaiolo e malaria fanno strage della popolazione colpendone più di 7.000. Le morti sono numerose ed è difficile quantificarle…”. E continua chiedendo medicine e aiuti per questi casi pietosi [91] .

P. Yip rimase in carica dell’intero distretto dal 1939 – anno in cui p. Yeung fu richiamato a lavorare in Hong Kong – al 1943. Lo aiutava p. Pietro Chow. Nel febbraio 1940, anche p. Ricciardi vi ritornò come assistente con residenza a Nam Tau. I contatti tra i missionari non erano facili. I motivi erano spiegati da p. Ricciardi: “Durante questi mesi non ho scritto perché non era permesso… Finora sono andato regolarmente e quasi giornalmente a She Hau e Shen Tin. Sono stato una volta a Ma Ham. Chiedendomi p. Yip un foglio di protezione, She Hau è stato protetto come mia proprietà, mentre Shen Tin è stato protetto in qualche modo. Per le Suore ottenni protezione e aiuti…” [92] .

Nel 1941 i movimenti e i contatti divennero più facili: i pp. Ricciardi e Yip potevano incontrarsi quasi settimanalmente tra loro, e abbastanza spesso con le suore cinesi che giravano di villaggio in villaggio restandovi un mese in ognuno [93] . Pericoli e distruzioni però non erano cessati, insieme alle varie malattie e miserie che ne conseguivano.

Nel marzo 1943 p. Ricciardi fu nominato rettore del distretto di Nam Tau. Vi lavorò fino al settembre 1945, quando dovette rifugiarsi a Macao, a insegnare in seminario. Nel distretto rimase p. Yip, il quale venne nominato rettore dei distretti di Nam Tau e di Sai Lo (30 novembre 1943).  

To Yeung - Tong Hang  

Nella parte orientale del Po On e meridionale del Wai Yeung, nel 1937 continuavano a lavorare i pp. De Ascaniis e Giacomo Wong Shing Foon. Dal settembre 1938 dovevano anche visitare il distretto di Tam Shui, lasciato vacante da p. Filippo Lo, gravemente malato. P. G. Wong nell’estate 1939 era mandato a sostituire p. Cantore a Wang Lak. Vi rimaneva quindi solo il p. De Ascaniis.

Le attività e i giri apostolici continuavano nonostante l’atmosfera di guerra e di brigantaggio: il 6 aprile 1941 p. De Ascaniis fu derubato a To Yeung. Nell’estate 1941 giunse p. Caruso per dargli una mano. La vigilia di Natale del 1941 p. De Ascaniis fu arrestato dalle autorità cinesi perché, a sua insaputa, gli italiani erano diventati “nemici” a motivo della dichiarazione di guerra tra Italia e Cina. Dopo l’interrogatorio fu internato nella residenza protestante di Wai Chow, dove trovò altri sei confratelli (i pp. Pilenga, Poletti, D'Ayala, Cometti, Alessio e Pulit) e quattro suore italiane: solo allora venne a sapere la vera causa dei suoi mali. I missionari italiani rimasero prigionieri fino al marzo 1942, quando vennero condotti a Canton e lasciati liberi dai giapponesi di ritornare a Hong Kong. Nel frattempo, nei distretti del Wai Yeung la situazione si faceva sempre più precaria e confusa, data la presenza di varie forze militari in conflitto e l’attività di bande di briganti. P. Caruso, che era riuscito a evitare l’arresto, rimase a To Yeung fino alla fine del 1942, quando ne prese il posto p. Gioacchino Chan.  

L’apostolato nel Wai Yeung  

Il Wai Yeung nel 1937 era sconvolto dal brigantaggio e dalla presenza di truppe militari sotto l’incombente minaccia dell’invasione giapponese. Viaggiare da un paese all’altro era pericoloso. I mercati e le botteghe aprivano di rado, rendendo difficile procurarsi l’occorrente per la vita quotidiana. Anche la raccolta del riso era quasi impossibile e la carestia minacciava la popolazione. Scoppiarono alcune epidemie di colera, di cui una vittima fu p. Simone Chan Kwok Wing che morì a soli 33 anni a Wai Chow (10 settembre 1937) [94] . A peggiorare la situazione vennero anche i tifoni, di cui il più violento fu quello del 4 ottobre. Il 23 ottobre seguente, il vescovo si recò in treno a Wai Chow per constatare de visu i danni avvenuti; visitò poi Yi Tiao Long.

A partire dall’ottobre 1938, gli attacchi giapponesi provocarono nuove distruzioni. Mons. Valtorta approfittò della partenza temporanea dei giapponesi per fare una visita alle zone evacuate del Wai Yeung e dell’Hoi Fung, anche se dovette scendere a trattative con i capi dei banditi per assicurarsene la “protezione” (autunno 1939). Fu uno dei viaggi più spossanti e faticosi per il vescovo a causa della mancanza dei mezzi normali di trasporto, ma anche uno dei più gratificanti.

“Ho potuto distribuire le molte medicine che avevo portato con me nei vari ospedali, niente andò perduto. Anche nelle grandi città dove, prima della guerra, i non cristiani di solito ignoravano le mie visite, questa volta sono venuti in gran numero a vedermi e ringraziarmi. A Wai Chow, il sindaco organizzò un ricevimento pubblico per ringraziarmi di quanto la Chiesa aveva fatto per la città…” [95] .

Ma vediamo più in dettaglio le vicende dei singoli distretti.  

Riguardo al distretto della città di Wai Chow, nell’imminenza dell’invasione giapponese, p. Pilenga preparò un rifugio sotterraneo contro i bombardamenti [96] . Sembrò conveniente, a motivo dei rapporti politici, ritirare il missionario italiano e mandarvene uno di nazionalità americana. Di conseguenza, mons. Francis X. Ford di Ka Ying concesse p. Charles Quinn, M.M., che si fermò a Wai Chow dal gennaio al giugno 1938. Nello stesso tempo p. Pilenga si scambiava il posto con p. R. Kwok a Fan Wo Kong.

Le opere e i lavori di apostolato procedevano abbastanza bene, soprattutto l’ospedale e il catecumenato. Ma continuavano i pericoli. Il 5 febbraio 1938, in città, i pp. Poletti, Kwok, G.Wong Yu Chi , Quinn e Pulit furono sorpresi da forti bombardamenti giapponesi: si prepararono tutti al peggio, che fortunatamente non venne. Ma le bombe continuarono a cadere incessanti: in alcuni giorni gli aerei nemici apparvero ben otto volte e non interruppero i voli neppure di notte. La città si svuotò presto. I danni erano ingenti. Furono chiesti soccorsi a Hong Kong, specialmente al Consiglio di emergenza per rifugiati, il quale rispose molto generosamente.

Verso la fine del 1938 il vescovo si lamentava dell’invasione giapponese della maggior parte del Wai Yeung e dell’impossibilità di lavoro per i missionari [97] . P. Pilenga, che in agosto era ritornato a Wai Chow, organizzava spedizioni di soccorso per l’area colpita, con l’aiuto di associazioni di Hong Kong e della Croce Rossa cinese.

Nell’autunno 1939 p. Poletti, ammalatosi di grave febbre tifoide, da Tam Tong dovette essere ricoverato in ospedale a Wai Chow, restando in pericolo di vita per lunghi mesi. Durante la visita pastorale, in ottobre, il vescovo incaricò p. G. Wong Yu Chi di prendersi cura anche di Tam Tong. Nell’aprile 1940 p. Antonio Ma fu nominato rettore del distretto di Wai Chow al posto di p. Pilenga; p. Poletti, ormai fuori pericolo e in convalescenza, gli dava una mano come confessore dell’ospedale [98] .

L’operato di p. Pilenga venne riassunto da lui stesso: aveva fabbricato due chiese in Wai Chow, una terza vicino ad Ap Tsai Po, con altre due cappelle, con circa duecento battesimi di adulti: “A Wai Chow ci sono un catechista, 327 cristiani; ad Ap Tsai Po, due catechiste, 184 cristiani e 25 catecumeni” [99] .

L’8 gennaio 1941, verso le 13:30, pochi minuti dopo l’allarme, un aereo giapponese lanciò una bomba sull’ospedale S. Giuseppe, che era sovraffollato di ammalati e soprattutto di rifugiati.

“Siccome nei precedenti bombardamenti aerei il nostro ospedale era stato risparmiato per la sua nazionalità (dato che la bandiera bianca sventolava visibilmente), durante le incursioni esso diventava il ricovero ricercato per l’atterrita popolazione dei dintorni. In quei giorni tutti i locali erano rigurgitanti... Madre Maria Biffi fu asfissiata e poi sepolta sotto le macerie... Altre due suore furono ferite... P. Cometti, che si trovava nell’attigua residenza missionaria, venne a dare l’estrema unzione ‘sub conditione’ alla povera Madre defunta... P. Pulit si prodigò nel salvataggio delle vittime... Al 15 gennaio s’erano già contati 400 cadaveri e molti ancora ne restavano sotto le macerie. La nuova casa delle suore fu danneggiata in buona parte e screpolata da ogni lato. Grazie a Dio, la chiesa eretta pochi anni fa, la residenza dei padri e il catecumenato non subirono che la rottura dei vetri. Dopo una notte d’inferno, tra il terrore degli animi e i lamenti dei feriti, il 9 gennaio le suore e i padri si trasferirono a Yit Tiao Long, dove si trovano tuttora in aspettativa del permesso di recarsi in Hong Kong... Nella città di Wai Chow è rimasto solo il padre cinese Antonio Ma, che con l’aiuto dei militari ha sgombrato le macerie...” [100] .

Mons. Valtorta, nel febbraio seguente, richiamò le suore Canossiane in Hong Kong per qualche mese di riposo, mentre i padri, pure scossi nella salute, ritornarono gradualmente ai loro posti. Nello stesso tempo si intraprese subito la pratica per richiedere il compenso dei danni subiti [101] . Il vescovo era fiducioso che “i giapponesi finiranno, quantunque non tanto presto, a pagare i danni da essi causati” [102] . A causa dell’internamento dei missionari italiani da parte dei cinesi (dicembre 1941) e della susseguente liberazione da parte dei giapponesi (22 maggio 1942), già menzionati sopra, a Wai Chow rimaneva solo p. Antonio Ma, che era anche vicario delegato per tutto il Wai Yeung. Vi si rifugiavano a volte gli altri sacerdoti cinesi che lavoravano nei distretti vicini.  

Nel distretto di Wang Lak [103] fino al 1939 rimase rettore p. Cantore, che riferiva: “Nonostante la recente invasione giapponese, le mie chiese non ebbero a soffrire e neppure la morale e la costanza dei cristiani”. Nel mese di luglio il padre lasciò il distretto per un rimpatrio e venne sostituito da p. Giacomo Wong Shing Foon. Questi annotò che nel 1940 c’erano 469 cattolici. Purtroppo p. Wong, ammalatosi gravemente, morì il 27 settembre 1941 [104] . Negli ultimi mesi della sua vita fu aiutato da p. Pulit che presto si ammalò anche lui. Quindi, dall’inizio del 1942 p. Wong Yu Chi dovette assumere la cura di questo distretto, insieme a quello di Yi Tiao Long.  

Del distretto di Tam Shui nel 1937 era rettore p. Filippo Lo, che però all’inizio del settembre 1938 fu costretto a lasciarlo perché gravemente ammalato. P. Poletti era in visita a Tam Shui quando il 12 ottobre i giapponesi bombardarono la cittadina. Questi da Tam Tong, ma soprattutto p. De Ascaniis da To Yeung, vi compivano visite saltuarie. Alla fine del 1941, mentre gli altri missionari italiani furono imprigionati, p. Caruso poté mantenere qualche contatto da Sha Yu Chung.  

Nel distretto di Tam Tong, nel 1937, continuava come rettore p. Poletti e i cristiani erano 1.332. Negli anni seguenti le conversioni diminuirono perché l’ambiente era troppo ostile a causa della cooperazione tra Italia e Giappone. Qualunque iniziativa della chiesa era guardata con sospetto. Nell’autunno 1938 i bombardamenti giapponesi, oltre alla miseria e alle distruzioni, causarono anche gravi inondazioni. Alla fine di settembre 1939, approfittando di una pausa negli attacchi, mons. Valtorta compì una visita a Tam Tong. Sfortunatamente, dopo di essa, p. Poletti, come si è già accennato, contrasse una forte febbre tifoide e dovette essere portato all’ospedale di Wai Chow dove per mesi oscillò tra la vita e la morte [105] . Per merito delle cure sollecite specialmente della superiora Madre Maria Biffi e di un dottore mandato da Hong Kong, riuscì a superare il pericolo e a ristabilirsi in salute. Durante la sua assenza, il distretto fu curato dapprima da p. Wong Yu Chi da Wai Chow, poi da p. Leone Chan. P. Poletti dovette, in seguito, ritirarsi a Hong Kong, e il distretto fu curato da p. Chan fino al 1943 quando fu sostituito da p. Pietro Chow [106] .  

Nel distretto di Sam To Chuk [107] , reso autonomo nel 1934, p. Cometti fu rettore fino all’ottobre 1937, quando si ammalò gravemente e dovette subire tre operazioni chirurgiche in Hong Kong. Perciò nel gennaio 1938 p. Gioacchino Chan divenne pro-rettore del distretto, aiutato e in seguito sostituito da altri sacerdoti cinesi.  

Lo sviluppo apostolico nell’Hoi Fung  

Nel 1937 la vita nell’Hoi Fung continuava: le conversioni si moltiplicavano in parecchi villaggi, come pure la costruzione di chiese, nonostante le continue difficoltà causate dalla pressione delle tasse e del brigantaggio. Incombeva però l’attacco giapponese. P. Zago scriveva nel suo diario: “Tutti venivano esortati a fare propaganda contro il nemico comune. In ogni paese si allestì il teatro. Gli spettacoli miravano a dimostrare l’atrocità, la cattiveria e le persecuzioni che il Giappone avrebbe fatto in caso di conquista del paese... Ogni tanto qualche aereo giapponese sorvolava i paesi a bassa quota… Oltre agli aerei si fecero vedere anche le navi, che entravano nel porto di Swa Bue, quasi fosse il loro porto” [108] .

Dopo l’invasione giapponese della baia Daya (12 ottobre 1938) i pp. Robba e Aletta che si trovavano in Hong Kong riuscirono a ritornare a Swa Bue, seguiti più tardi dai pp. Della Nina e Zago. Le navi giapponesi giravano al largo dell’Hoi Fung. Pochi giorni dopo ci fu l’attacco in grande stile, con navi e aerei che bombardarono l’area sistematicamente. Si registrarono poi scorribande di truppe giapponesi. In tali circostanze il lavoro apostolico e le visite alle varie cristianità si ridussero necessariamente di molto, e i viaggi erano lasciati soprattutto ai sacerdoti cinesi. Maggior lavoro davano i dispensari e gli ospedaletti, dove abbondavano feriti e malati.

Il disastro peggiore avvenne nel giugno 1939: gli aerei giapponesi a bassa quota sganciarono grappoli di bombe sulle imbarcazioni nel porto di Swa Bue e addirittura sulla cittadina; una folla di feriti riempì l’ospedale da campo di p. Zago [109] . P. Bianchi informava: “A Swa Bue, le bombe ne ammazzarono più di settanta, i feriti sono altrettanti. I padri di laggiù si sono fatti onore nel salvare e curare i feriti disprezzando il pericolo personale: certo, serve ad attirarci stima e simpatia. Tutti i feriti furono curati da noi. In questi giorni laggiù è tranquillo, ma temono nuove incursioni. A Cie Ke hanno distrutto decine di case e botteghe ma senza morti né feriti. Qui grava un altro pericolo: i briganti (comunisti?...) che scorrazzano a decine da queste parti. Io sono ritornato [a S. Giuseppe] l’altro ieri da Swa Bue e sto facendo riaccomodare alla meglio dai cristiani le mura cadute pel tifone...” [110] .

Si continuava il lavoro di costruzione e di conversione. Si cercava anche di risolvere il problema dell’amministrazione delle dieci saline nel distretto di Swa Bue: la responsabilità della vendita è affidata dapprima ad una commissione, poi a p. Maglioni [111] .

Dalla primavera del 1941 fino all’inizio del 1942, le truppe giapponesi sbarcarono una seconda volta a Swa Bue, e vi rimasero qualche tempo, terrorizzando la popolazione con numerose esecuzioni. Molti cercarono rifugio nella missione e nel convento. I giapponesi lasciarono poi Swa Bue, mantenendo però il controllo di varie zone. Dopo l’occupazione giapponese del sud della Cina e la dichiarazione di guerra tra Cina e Italia, i sei missionari italiani (cioè i pp. Michele Robba, Raffaele Maglioni, Lorenzo Bianchi, Antonio Zago, Luciano Aletta e Raffaele Della Nina) furono internati dalle autorità cinesi nel villaggio di S. Giuseppe (primavera 1942). A sostituirli nel lavoro pastorale nei distretti vennero mandati altri due sacerdoti cinesi in aiuto ai tre già presenti.

Il 18 aprile 1943, i missionari italiani furono condotti sotto scorta alla città di Ka Ying, capoluogo del distretto di Mui Yuen, perché il vescovo locale americano, mons. Francis X. Ford, M.M., si era reso loro garante presso le autorità cinesi. Accompagnati da p. Howard Trube, mandato qualche tempo prima per provvedere soccorsi, dopo otto faticosi giorni di viaggio a piedi e in barca, i padri giunsero alla meta e vennero alloggiati nel seminario locale. Qui si dedicarono all’insegnamento ai seminaristi, allo studio della lingua Hakka e all’apostolato spicciolo nei limiti della libertà concessa.

In Hoi Fung, i sacerdoti cinesi si divisero i campi di lavoro. La regione pativa una carestia che fece molte vittime e riempì le strade di affamati. Nel 1944 mons. Valtorta chiese a mons. Ford di mandarvi anche il suo missionario americano, p. Trube, a dare una mano, istituendovi una filiale dell’Associazione di soccorso. Nel gennaio 1945 i giapponesi ritornarono a Swa Bue, requisendo tutti i soccorsi dell’Associazione americana e distruggendo sia la chiesa che la residenza nella città.. Ne demolirono parecchie altre e uccisero circa 500 persone. “Il villaggio di S. Giuseppe è deserto, la chiesa e la residenza (oltre ai quattro muri e al tetto) sono in rovina. Che desolazione!” si lamentava p. Giovanni Wong [112] .

L’internamento dei sei missionari italiani durò più di tre anni: ogni settimana dovevano, in teoria, presentarsi alla polizia, ma in pratica furono presto esonerati. Con la resa del Giappone (agosto 1945) furono liberati, ma, a causa delle condizioni ancora precarie nella regione, furono costretti ad aspettare ancora prima di ricevere il permesso di ritornare in Hoi Fung. P. Bianchi lo ottenne per primo e il 10 dicembre partiva con p. Trube, arrivando a Swa Bue il 26 gennaio 1946. Gli altri dovettero aspettare fino al febbraio e al marzo seguente per potersi muovere, seguiti da ultimo, da p. Zago, a motivo del suo impegno apostolico a Fan Ling (all’inizio di aprile).  

Le finanze e le opere caritative  

La situazione finanziaria del Vicariato rimaneva ancora difficoltosa nel 1937, peggiorando con l’arrivo dei rifugiati. Il fondo del Vaticano per le vittime di guerra, come si è detto, cominciò ad arrivare nel 1942, infondendo speranza. Lo stato dei conti in banca e in cassa al 1° dicembre 1943 dimostrava una differenza attiva ma di valore labile, date le circostanze [113] .

Alla fine della guerra, lo stesso mons. Valtorta forniva un resoconto dell’uso dei soldi fatto in quel periodo: “Durante l’occupazione giapponese ho distribuito una larga somma di soldi per opere di carità, appunto qui in Hong Kong e a tutti coloro che ne avevano bisogno, senza distinzione di razza o di credo. Ho beneficato i prigionieri di guerra nei campi di Sham Shui Po e Argyle, gli internati di Stanley, gli orfanotrofi cattolici e non cattolici…, un numero di dispensari per i poveri; i centri di aiuto per i rifugiati (in tutto 13 centri) amministrati dalle Chiese e da altri enti, famiglie e persone danneggiate dai bombardamenti; il Comitato di Soccorso… Ho aiutato finanziariamente centinaia di persone per rifugiarsi o per scappare a Chungking e in altre parti della Cina libera e a Macao. Non ho seguito il tasso giapponese di cambio dello yen contro il dollaro e ho pagato anche grosse somme ad un tasso più ragionevole andando incontro alle necessità altrui. E così via. Per poter fare tutto questo, non solo ho fatto uso di tutti i soldi disponibili e delle somme che mi erano state mandate o date, ma ho anche venduto parecchie proprietà, come pure il mio oro personale e l’oro della Chiesa; devo ancora ripagare per qualche decina di migliaia di dollari, che mi sono stati imprestati gentilmente senza interesse. Nel maggio-giugno 1944, per poter sopravvivere e per poter pagare quello che dovevo alla banca, ho venduto persino le campane della chiesa per 80.000 yen e la bella proprietà “Woodbrook” in Pokfulam con 35 mila piedi quadrati di terreno e, credo, 18 appartamenti in un grattacielo per 75.000 yen militari. Grosse perdite, ma si aveva bisogno di denaro...” [114] .

Nel febbraio 1945 il procuratore informava: “Col denaro in cassa e alla banca, tenendo conto, in quanto possibile, delle provviste fatte, delle bocche diminuite, delle entrate ordinarie (fitti, chiese e cimitero), si può prevedere che arriveremo fino a maggio – al principio del mese o al massimo fino alla fine – se i prezzi non saliranno molto di più e se non capiteranno disgrazie (bombe, ecc.)...” [115] .  

La vita della comunità locale del PIME  

Il visitatore straordinario p. Bricco, come si è detto, lasciò Hong Kong il 23 ottobre 1937 ricevendo i “ringraziamenti per l’opera di bene svolta durante la sua permanenza di più di un anno” [116] . P. Ugo Sordo, il superiore regionale della Cina, riprese i contatti e la responsabilità nei confronti della comunità di Hong Kong solo nel novembre 1938 [117] , per cui visitò la colonia nel gennaio 1939, dove si festeggiò il suo giubileo sacerdotale d’argento. Vi ritornò nella primavera del 1940, chiamato da p. Galbiati per sostituirlo nella Procura.

Durante la permanenza del visitatore straordinario p. Bricco non si erano risolti del tutto i rapporti tesi tra il Vicariato di Hong Kong e la Direzione generale del PIME riguardo alla Convenzione finanziaria. I malintesi persistevano. P. Teruzzi, recatosi da Milano a Londra per studiare la possibilità di prendere una cappellania o una parrocchia per mandarvi i missionari a studiare l’inglese, riferiva il malumore che regnava a Milano nei riguardi del comportamento di mons. Valtorta e suggeriva di prendere in considerazione la proposta che Hong Kong restituisse 50.000 lire italiane all’anno fino all’estinzione del debito [118] . La proposta fu portata in consiglio, ma non ci fu nessuna conclusione pratica. La guerra poi distolse l’attenzione dal problema.  

La vita comunitaria dei membri del PIME, soprattutto nella casa centrale della Missione, dove durante l’occupazione giapponese erano stati costretti a radunarsi in molti, risultava molto problematica per le circostanze di eccezionale pressione fisica e psicologica. “Cercare di provvedere due pasti al giorno per circa venti uomini affamati – confessava p. Maestrini, incaricato dell’economia della casa – in tempo di razionamento e carestia era un incubo, ma ottenere la nostra scarsa razione di riso, farina e olio dai giapponesi era ancora peggio…” [119] .

La durezza della situazione che imponeva sacrifici fisici e sofferenze psicologiche prolungate influì sul temperamento di molti padri; alcuni soccombettero, arrivando a casi di perdita dell’autocontrollo e a manifestazioni di squilibrio psicologico, come lo stesso vescovo ammise in un resoconto a Propaganda:

“Qui stiamo, come sta tutto il mondo, molto male. Per il personale, abbiamo avuto tre padri assassinati (Teruzzi, Kwok e Wong), un Fratello delle Scuole cristiane e 8 Suore, uccise sotto i bombardamenti (1 Canossiana e 7 del Convento francese, delle quali 1 della Francia); morte 16 Canossiane durante la guerra. Però, tra i vivi, c’è qualcuno a cui la guerra ha fatto girare la testa, il che è ancora peggio. Per la Missione, tutto il nostro territorio dell’interno fu ripetutamente occupato ora dai Giapponesi e ora dai Cinesi con le relative distruzioni che accompagnano ogni occupazione... Il risultato per noi è che praticamente tutte quante le nostre residenze e cappelle (eccettuata appena qualcuna) sono o distrutte o saccheggiate al punto che restano solo i muri e, quando c’è, il tetto. Abbiamo urgentissimo bisogno di messali, breviari, paramenti e anche vestiti per l’inverno che non si trovano. Per le finanze, viviamo facendo debiti, che speriamo di pagare non appena arriva il sussidio di Propaganda: non c’è altro modo. Il Seminario Regionale (come pure anche quello del Vicariato), i Padri Gesuiti e i [Domenicani] Spagnoli con i loro studenti, 19 Padri Italiani e Cinesi del Vicariato dovettero andare a Macao per poter vivere; grazie infinite sono dovute a S.E. il vescovo di Macao e a S.E. il Governatore di Macao, al quale sarebbe ottima cosa far ottenere qualche onorificenza per il mirabile esempio di cristiana carità che ha avuto per le migliaia di rifugiati che dovettero andare a Macao. Anche il numero dei cristiani di Hong Kong e Kowloon, circa 20.000, diminuì a poco più di 3.000; ora, poco a poco tornano indietro” [120] .  

 



 

[1] Domus Nostra, 12-4-1939.

[2] Ibid., 13-10-1937.

[3] Ibid., 1-3-1938.

[4] N. Maestrini, Cina: Missione fallita? I Vent’anni di un missionario ad Hong Kong, EMI, Bologna, 1993, pp. 164-166; G. Brambilla, o.c., V, pp. 386-389; T. Ryan, The Story of a Hundred Years..., p. 20.

[5] Valtorta, lettera circolare, 7-9-1937 (HK-CDA, III-1-1).

[6] Si veda il testo delle due lettere in S. Ticozzi, o.c., pp. 156-159.

[7] Domus Nostra, 13-10-37.

[8] G.B. Endacott, Hong Kong Eclipse, Oxford University Press, Hong Kong, 1978, p. 11.

[9] N. Maestrini, o.c., p. 163.

[10] N. Maestrini, o.c., p. 178. Nel 1941 il governo cinese assegnò a mons. Valtorta la Decorazione della Medaglia di Giada, a riconoscimento del suo contributo nei servizi di soccorso alle vittime della Cina in cooperazione con il Comitato nazionale.

[11] HK-CDA, II-14-2.

[12] Giovanni Wu Ching Hsiung (1899-1985): nato a Ningbo il 28-3-1899, si laureò in Diritto comparato in Cina e in varie università d’Europa e d’America. Dal 1924 al 1929 insegnò diritto comparato in Cina. Alla fine del suo mandato di ambasciatore della Cina presso il Vaticano (1945-1949), divenne professore di Filosofia cinese all’Università di Haway e nel 1951 di Diritto all’Università di Seton Hall, New Jersey, USA . Ricoprì altre importanti cariche in campo legale, politico e diplomatico, come membro della Legislatura nazionale cinese e Presidente del Comitato redazionale della Costituzione cinese. Scrisse parecchie opere di diritto e di spiritualità, tra cui l’interessante autobiografia “Al di là dell’Est e dell’Ovest” e “La Scienza dell’Amore”; tradusse in cinese il Nuovo Testamento e i Salmi. Per le vicende e le attività del Dr. John Wu in Hong Kong dal 1938 al 1941, e per i rapporti e l’amicizia tra lui e p. N. Maestrini, si veda l’opera citata di questi, pp. 131-161 e 217-223.

[13] Domus Nostra, 22-1-1938.

[14] Relazione 1937-38, 17-10-1938 a SCPF (HK-CDA, I-7-1).

[15] Si veda il testo in S. Ticozzi, o.c., pp. 98-100.

[16] HK-CDA, IV-1-2; anche G. Brambilla, o.c., V, pp. 390-391.

[17] Valtorta > SCPF, 17-10-1939 (HK-CDA, I-7-1). Si vedano le statistiche per il 1939 anche in G. BRAMBILLA, o.c. V. p. 410, ma con alcuni dati leggermente diversi.

[18] Per p. Garbelli il rimpatrio risultava definitivo. P. Garbelli Pietro (1875-1941): cfr. Appendice 4.

[19] Teruzzi > nipote Dora, 26-5-1940, riportata in Aa. Vv., Hong Kong, Missione e Martirio. P. Emilio Teruzzi, ucciso a Saikung nel 1942, Tiemme, Milano, 1992.

[20] HK-CDA, III-1-1.

[21] Si veda il trattamento richiesto a p. Zilioli (HK-CDA, V-15-1).

[22] Valtorta > Costantini, 1-10-1940 (ibid., II-17-4).

[23] G. Brambilla, o.c., V, p. 445.

[24] Valtorta > Ufficio informazioni Radio Vaticana, 23-2-1941 (HK-CDA, II-V-7).

[25] M.C., 1942, p. 42, riportata da G. Brambilla o.c., V, pp. 448-52.

[26] Cf. resoconto in N. Maestrini, o.c., pp. 193-94.

[27] Si vedano i dettagli degli impegni in questi giorni dei Gesuiti nell’opera di T. Ryan, Jesuits under Fire, Catholic Truth Society, Hong Kong, 1949.

[28] T. Ryan, The Story of a Hundred Years…, o.c., p. 219.

[29] N. Maestrini, o.c., p. 205.

[30] Confermato dal console italiano a Canton, G. Ros, con lettera 30-4-1942 (HK-CDA, I-26-1).

[31] HK-CDA, I-24-1.

[32] Per la cronaca della vita nel campo di Stanley, si veda Maryknoll - Hong Kong Chronicle: 1918-1975, riportata anche in S. Ticozzi, o.c., pp. 163-166.

[33] Si trovano varie relazioni in HK-CDA, II-20-6 e I-25-1.2. La prima, in data 20-1-1942 con la lista di tutte le proprietà della Chiesa e delle congregazioni religiose e la richiesta di protezione. La risposta alla Richiesta n. 10 sulla registrazione delle istituzioni religiose fu mandata il 19 giugno. La dichiarazione sul PIME è del 7-2-1942.

[34] L’organigramma del personale italiano era il seguente: l’intera curia era costituita da membri del PIME: il vescovo, p. Riganti vicario delegato, p. Bruzzone procuratore e incaricato di Tai O e isole, assistito da fr. Colleoni, p. Teruzzi cancelliere e archivista, p. Maestrini segretario. In Hong Kong lavoravano i pp. Spada, Page e Zilioli; in Kowloon i pp. De Angelis, Granelli, Orlando, Liberatore e Bazzo; sul continente lavoravano i pp.

 

Pilenga, De Ascaniis, Caruso, Pulit, D’Ayala, Cometti, Ricciardi, Poletti e Alessio; nell’Hoi Fung i pp. Robba, Zago, Maglioni, Aletta, Bianchi e Della Nina. Procuratore del PIME era p. Speziali, assistito da p. Pittavino a S. Margherita. Come cappellani di collegi, di conventi, di ricoveri e di prigioni o in semiriposo, erano i pp. Arvat, Grampa (convento Canossiane e Cimiteri) Page (La Salle), Rossellò (ospedali e prigioni). P. Feroldi era rettore del seminario minore. Nel numero non sono compresi i pp. Brookes e Cantore che si trovavano in Italia, e p. U. Galbiati a Macao.

[35] Valtorta > Fathers in Canton, 12-5-1942 (HK-CDA, V-14-2, cartella Pilenga).

[36] Per i dettagli su come questi soldi siano stati distribuiti, si vedano il rapporto generale e la lettera del 19-8-1942 di Takeo Oda riguardo al fondo per i prigionieri di guerra in HK-CDA, I-25-3. La lettera è riportata anche con altri dati in S. Ticozzi, o.c., pp. 160-162.

[37] “Osservazioni sul Fondo Papale di soccorso ai prigionieri e ai destituti di guerra”, in HK-CDA, I-25-3, riportato anche in S. Ticozzi, pp. 162.

[38] Valtorta > De Ascaniis (ancora a Canton), 12-5-1942 (HK-CDA, V-14-2, cartella di Pilenga).

[39] Si veda tutta la documentazione in HK-CDA, I-24-3.

[40] N. Maestrini, o.c., pp. 245-46..

[41] Id., o.c., p. 239.

[42] 26-9-1942 (HK-CDA, IV-1-3).

[43] N. Maestrini, o.c., pp. 225-226.

[44] P. Arvat (o Arvatti) Davide (1866-1943): cfr. Appendice 4.

[45] Maestrini, o.c., p. 240.

[46] P. Galbiati riteneva che il motivo dell’accusa fossero le proposte di pace che egli aveva suggerito alla Sig.ra Chiang Kai-Shek quando era venuta in Hong Kong (Galbiati > Balconi, 11-3-1940, AG-PIME, XXIV, 8, p. 532).

[47] P. Paolo Lu Keng Yi (1864-1938): oriundo di Chun Chung, Shun Tak, Guangdong, studiò nel seminario della Missione e fu ordinato sacerdote l’1-11-1894. Ancora chierico, seguì mons. Raimondi nel viaggio in Australia e in America nel 1888. Iniziò il ministero come assistente in cattedrale. Aiutò poi al S. Rosario e alla S. Croce, di cui divenne il primo rettore. Ricevette il titolo di ‘missionario apostolico’ (1-11-1919).

[48] P. Lu > Vescovo (HK-CDA, IV-5-1).

[49] Si veda l’opuscolo “100 - Our Lady of Lourdes Parish”, o.c., pp. 26-27.

[50] HK-CDA, IV-8-1.

[51] Domus Nostra, 28-6-1938.

[52] Ibid., 19-9-1938.

[53] Ibid., 12-4-1939.

[54] Ibid., 10-2-1940.

[55] P. Luigi Maria Rossi (1889-1956): cfr. Appendice 4.

[56] Domus Nostra, 15-4-1940, (n. 118).

[57] De Angelis > Vescovo, 7-1-1942 (HK-CDA, IV-9-2)..

[58] De Angelis > Vescovo, 26-4-1942 (ibid.).

[59] De Angelis > Vescovo, 23-11-1941 (ibid.).

[60] Vescovo > De Angelis, 3-7-1942. De Angelis > Vescovo, 6-8-1942 (ibid.).

[61] Domus Nostra, 3-9-1937.

[62] Valtorta > T. Oda, 4-7-1942 (HK-CDA, I-24-1).

[63] P. Francesco Chan Lan Fan (1869-1941): nato il 3-12-1869 a Lai Shan, Nam Hoi, Guangdong; dopo gli studi nel seminario della Missione, fu ordinato sacerdote il 6-1-1902; lavorò nel San On e nel Kwai Shin; nel 1927 divenne responsabile della vecchia chiesa di S. Francesco Saverio a Sha Ti Yuen, finché non fu requisita dal governo; divenne poi cappellano della casa per anziani di Ngau Chi Wan fino alla morte, avvenuta nell’ospedale del Prezioso Sangue (25-10-1941).

[64] P. Pietro Lam Yam Tong (1869-1939): nato a San Wui, Guangdong, fu ordinato sacerdote il 6-1-1902, morì il 17-6-1939. Lavorò nel San On e Wai Yeung, soprattutto a Tong Hang. Nel 1915 costruì una scuola a Si Fong Po, Ping Ti, e nel 1927 una chiesa a Tong Hang, dove rimase fino al 1929. Ricevette il titolo di ‘missionario apostolico’ in occasione del giubileo sacerdotale. Dal 22-10-1929 al 30-12-1932 fu vicario alla chiesa del Rosario; divenne poi vicario a S. Teresa e infine, il 23-8-1934, pro-rettore di Sham Shui Po.

[65] Risposta di Liberatore, 7-8-1942 (HK-CDA, IV-11-1).

[66] Domus Nostra, 13-6-1939.

[67] Valtorta > Pulit, 22-8-1941 (HK-CDA, IV-23-1).

[68] La documentazione e i dati seguenti sono presi da una ricerca di storia orale sulle condizioni di vita in Sai Kung durante l’occupazione giapponese (“Sai Kung, 1940-1950. The Oral History Project, Centre for Asian Studies, Chinese University of Hong Kong), condotta dal Dipartimento di Sociologia dell’Università cinese di Hong Kong, di cui esiste una copia in HK-CDA, IV-14-2.

[69] P. Renato Kwok King Wan, nativo di Swa Bue (Hoi Fung), fu ordinato sacerdote il sabato santo del 1937, insieme a p. Leone Chan: erano la primizia sacerdotale della popolazione Hok-lao dell’Hoi Fung. P. Kwok lavorò a Fan Wo Kong, a Wai Chow e, dopo un breve periodo a S. Margherita, nel 1941 fu trasferito a Sai Kung.

[70] Teruzzi > Vescovo, 6-10-1942 (HK-CDA, IV-14-1).

[71] Teruzzi > Vescovo, 17-11-1942 (ibid.).

[72] P.Teruzzi Emilio (1887-1942): cfr. Appendice 4.

[73] Secondo un’altra fonte orale, sarebbe stata una banda di guerriglieri comunisti a vederlo per primi e chiamare dei contadini per farlo seppellire. Tra questi c’erano due cristiani, all’insaputa dei primi: costoro ebbero cura di seppellire il cadavere non nella sabbia della spiaggia, come volevano i comunisti per la fretta, ma in un luogo più alto e asciutto.

[74] Francesco Wong Chi Him (1894-1942): nato a Wan Chai, Hong Kong il 23-2-1894, studiò nel seminario della Missione, fu ordinato sacerdote il 2-6-1917 e iniziò il ministero per dieci anni nel distretto di Swa Bue (Hoi Fung), dove nel Natale del 1927 fu catturato dai comunisti del Soviet locale insieme ai pp. Robba e Bianchi, ma venne liberato per l’intervento di mons. Valtorta. Fu trasferito nel 1929 a Sai Kung e in carica del distretto di Tai Long, nel 1931. Si ritiene che sia stato preso e ucciso da guerriglieri comunisti sui monti tra Tai Long e Chek Keng, il 15-11-1942 (secondo il The Hong Kong  Catholic Directory).

[75] HK-CDA, IV-14-1, riportato anche in Aa. Vv., Hong Kong, Missione e Martirio…, o.c. p. 34.

[76] M.C., 1943, p. 10, riportato anche da G. Brambilla, o.c., V, pp. 447-448.

[77] Valtorta > Oda, 22-12-1942 (HK-CDA, I-25-1). Valtorta > Ma e Fung, 10-12-1942 (IV-23-1): “Fr.Teruzzi has been murdered… It is evidently the work of communist bandits”..

[78] Valtorta, “L’eroe di Tai-Tung” in M.C., 1946, pp. 145-147. Nel testo dell’articolo, mons. Valtorta parla sempre di “comunisti” che hanno preso e ucciso p. Teruzzi.

[79] La ‘Ricerca di Storia Orale sulle condizioni di vita in Sai Kung’, citata sopra, afferma: “È opinione comune, sebbene non ancora provata, che i guerriglieri siano stati responsabili dell’uccisione di tre sacerdoti cattolici in Sai Kung durante l’occupazione giapponese. Uno di loro era italiano. In tutti e tre i casi, era evidente che erano stati uccisi, ma non ne furono trovati i colpevoli” (HK-CDA, IV-14-2).

[80] Aa.Vv., Hong Kong, Missione e Martirio… o.c., p. 52.

[81] Ricciardi > Valtorta, 29-11-1937 (HK-CDA, IV-15-1).

[82] Domus Nostra, 19-9-1938.

[83] Resoconto annuale 1937-38 (HK-CDA, IV-15-1).

[84] Domus Nostra, 13-10-1937.

[85] Ibid., 27-10-1938.

[86] Il governo giapponese ricompensò Hong Kong dei danni con $ 20.000.

[87] Valtorta > SCPF, 17-10-1939 (HK-CDA, I-7-1).

[88] Per dettagli, si legga “Japanese Operations in China, December 1941, Hong Kong Operation, U.S. Monograph No. 71”, in G.B. Endacott, Hong Kong Eclipse, Hong Kong, Oxford University Press, 1978, p. 381.

[89] Valtorta > Yip, 11-10-1937 (HK-CDA, IV-16-1).

[90] Valtorta> Banchio, 13-6-1938 (HK-CDA, V-14-1, cartella Banchio).

[91] Yip > Vescovo,14-6-1939 (ibid., IV-16-1).

[92] Ricciardi > Vescovo 17-11-1940 (ibid.).

[93] Ricciardi > Vescovo, 12-7-1941 (ibid.).

[94] Simone Chan Kwok Wing (1904-1937): nato il 31-1-1904 a Hong Kong, fu ordinato sacerdote a Roma l’8-12-1929 e ritornò a Hong Kong il 29-9-1930; venne nominato dapprima coadiutore a Wai Chow (27-10-1930), poi coadiutore a Tam Tong (22-11-1931). Morì a Wai Chow il 10-9-1937 e fu sepolto nel cimitero di Tam Tong.

[95] N. Maestrini, o.c., p. 181 e G. Brambilla, o.c., V, p. 393.

[96] Domus Nostra, 13-10-1937.

[97] Valtorta > Costantini, 28-12-1938 (HK-CDA, II-17-2).

[98] Domus Nostra, 15-4-1940.

[99] Pilenga > Bruzzone, 23-2-1940 (HK-CDA, IV-23-1).

[100] Lettera di p. E. Teruzzi della fine gennaio, pubblicata in M.C., 1942, p. 441 e riportata anche da G. Brambilla, o.c., V, pp. 441-443. Si legga la relazione del bombardamento in The Rock, febbraio 1941, pp. 57-58.

[101] Si veda lettera di Valtorta > Ma, 1-3-1941 (HK-CDA, IV-24-1), con l’invio della documentazione: una dichiarazione con foto, una lista dei costi di costruzione redatta da p. Grampa, una lista degli strumenti, apparecchiature e medicine che erano nell’ospedale, ecc.

[102] Valtorta > Pilenga, 7-11-1941 (HK-CDA, V-14-2, cartella Pilenga).

[103] La documentazione si trova in ibid., IV-32-1.

[104] P. Giacomo Wong Shing Foon [Fui Kee](1907-1941): nato a Wan Chai, Hong Kong, studiò nel seminario regionale, fu ordinato sacerdote il 27 marzo 1937 e venne destinato come assistente a To Yeung e Tong Hang (8-7-1937), poi a Wang Lak. Nel luglio 1941, malato, informava che vi erano distruzioni nella zona di Wai Chow, Yi Tiao Long, Wang Lak, Tam Tong, Tam Shui. Morì il 27-9-1941 a Wai Chow.

[105] Si leggano maggiori dettagli sulla malattia di p. Poletti in G. Brambilla, o.c., pp. 401-402, e nelle Memorie di p. De Ascaniis (copia in PimeHK-AR).

[106] Poletti > Vescovo, 25-10-1942 (HK-CDA, IV-30-2).

[107] La documentazione si trova in ibid.

[108] Diario di p. Zago, pp. 63-64 (copia in HK-CDA e PimeHK-AR).

[109] Diario di p. Zago, pp. 63-64.

[110] Bianchi > vescovo, 29-8-1940 (HK-CDA, V-37-2).

[111] Si veda la documentazione al riguardo in HK-CDA, V-39.

[112] G. Wong > Vescovo, 16-7-1945 (HK-CDA, IV-28-1).

[113] Resoconto alla Corporazione della Banca Hong Kong - Shanghai, che non voleva riconoscere il pagamento dei debiti fatti dalla Chiesa prima della guerra (HK-CDA, III-20-1).

[114] Valtorta > HK- Shanghai Bank Corporation on Pre-War Debt (HK-DCA, III-20-2).

[115] Relazione del procuratore, p. Bruzzone (HK-CDA, III-20-1).

[116] Domus Nostra, 13-10-1937 (n. 100).

[117] Sordo > Valtorta, 23-11-1938 (HK-CDA, V-10-3):

[118] Teruzzi > Valtorta, da Londra 6-9-1937 (HK-CDA, III-20-1).

[119] Maestrini, o.c., p. 234.

[120] Valtorta > Costantini, 8-11-1945 (HK-CDA, II-15-9).